Pagina 118 – Calcio News 24

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 17 maggio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

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Il colpaccio dell’Inter non è Nico Paz: lo manda Pep Guardiola

La chiacchierata sull’Inter che verrà non può prescindere dalle voci di mercato che circolano ogni giorno. Nelle ultime ore è stato Paolo Condò a Sky Sport a lanciare una riflessione che ha fatto girare molte teste tra i tifosi nerazzurri. Per rendere più forte questa Inter? Devi prendere un giocatore differente. Con Nico Paz, difficile, ma io faccio un altro nome: Phil Foden“.

Non è un riferimento casuale né tantomeno un’idea buttata lì, ma nasce dal fatto che l’Inter, pur avendo fatto una stagione importante a livello di gol e vittorie, ha mostrato certi limiti nella varietà di gioco offensivo che, se non aggirati, diventano evidenti soprattutto nelle fasi decisive delle competizioni europee.

Il nome di Nico Paz, giovane talento argentino che molti tifosi sognano, viene definito “difficile” da realizzare, non tanto per qualità del giocatore, su cui c’è pieno consenso, quanto per problematiche legate alla trattativa, al costo e alla concorrenza.

Pazza idea Foden per l’Inter: lo manda Guardiola

Ed è qui che entra in gioco Phil Foden, centrocampista/attaccante inglese del Manchester City che ultimamente ha trovato spazio con il contagocce tra le fila della squadra Pep Guardiola.

È un giocatore che, quando chiamato in causa, sa creare gioco, aiutare nella rifinitura e fornire assist e gol. Condò ha provato quindi a portare l’attenzione su un profilo diverso, non giovane talentino emergente bensì un talento affermato che, però, non sta vivendo il suo momento più luminoso in Inghilterra.

Detto questo, l’operazione non è semplice né immediata: Guardiola è noto per proteggere i suoi talenti e potrebbe richiedere una offerta seria e convincente, forse anche molto impegnativa, prima di sedersi a trattare. Restiamo nell’alveo delle ipotesi, ma questa è davvero stuzzicante.

Nico Paz alza bandiera bianca, forfait per Como Parma ma…I numeri stagionali senza l’argentino nascondono una grande verità

Nico Paz non ci sarà per Como Parma. Come è andata la stagione senza l’argentino attraverso questi numeri

Il Como deve fare i conti con un’assenza pesantissima in vista di uno degli impegni più importanti della sua stagione. Nico Paz salta la sfida contro il Parma, in programma domani alle ore 12:00. Il fantasista della formazione lariana è stato costretto a dare forfait a causa di un problema fisico accusato nelle ultime ore di allenamento, che ha costretto lo staff medico a fermarlo in via precauzionale per evitare complicazioni peggiori.

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Le parole di Cesc Fàbregas in conferenza stampa

A confermare ufficialmente la notizia e a fare chiarezza sulla natura dello stop è stato lo stesso allenatore del Como, Cesc Fàbregas, durante la consueta conferenza stampa di vigilia. Il tecnico spagnolo non ha nascosto il dispiacere per la perdita del suo gioiello, spiegando la dinamica dell’infortunio e i possibili tempi di recupero:

«Nico Paz non ci sarà, si è fatto male al ginocchio, ha preso un colpo. Fosse stata lunedì sera la partita magari ce l’avrebbe fatta. Vediamo se per la prossima ce la fa».

I numeri di una stagione da leader assoluto

L’assenza del classe 2004 rappresenta un vero e proprio fulmine a ciel sereno per i tifosi e per le strategie tattiche di Fàbregas. I numeri della sua annata, infatti, certificano l’impatto devastante dell’ex Real Madrid nel nostro campionato. Fino a questo momento, Nico Paz ha collezionato ben 40 presenze complessive, impreziosite da 13 gol e 8 assist, numeri che lo hanno consacrato come uno dei migliori profili della Serie A.

La straordinaria continuità del fantasista è dimostrata dal fatto che, prima di questo stop medico, abbia saltato solamente due partite in tutta la stagione: la trasferta Juve-Como del 21 febbraio, terminata con il trionfo per 2-0 (gara saltata per squalifica), e il match di Coppa Italia Como-Sassuolo, vinto agilmente dai lariani per 3-0, nel quale era rimasto in panchina per tutti i novanta minuti.

Il Como perde dunque la sua fonte principale di gioco e di imprevedibilità offensiva in vista di un incrocio cruciale per la corsa Champions League. Fàbregas dovrà ora studiare soluzioni alternative per scardinare la difesa del Parma, sperando di riavere il suo gioiello a pieno regime già per il turno successivo.

Biglietto di sola andata per Nico Gonzalez, destinazione Madrid: l’Atletico vicino all’intesa finale. Perché la Juventus non lo ha tenuto

Nico Gonzalez sarebbe servito a questa Juventus? Intesa vicina per la permanenza dell’argentino all’Atletico Madrid

Non ci sarà alcun ricongiungimento all’orizzonte tra la Juventus e Nico Gonzalez. L’esterno offensivo argentino, attualmente frenato da un infortunio, è ormai a un passo dalla permanenza a titolo definitivo all’Atletico Madrid, dove rimarrà stabilmente alla corte del “Cholo” Diego Simeone.

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I dettagli economici della trattativa

La Vecchia Signora e i “Colchoneros” sono vicinissimi a raggiungere un’intesa totale. Le due dirigenze hanno rinegoziato al ribasso l’iniziale formula del prestito con obbligo di riscatto condizionato, originariamente fissato a 32 milioni di euro. Il nuovo accordo economico dovrebbe trovarsi poco sopra i 25 milioni coi bonus complessivi.

Dietro questa accelerazione si cela un interessante retroscena tattico: il tecnico bianconero Luciano Spalletti lo avrebbe volentieri allenato a Torino come alternativa di lusso a Chico Conceicao, memore di quando, durante la sua vincente esperienza sulla panchina del Napoli, studiava minuziosamente l’ex calciatore della Fiorentina per trovare le giuste contromisure e arginarlo sul terreno di gioco.

Le esigenze di bilancio e il piano di Comolli

Le idee tecniche dell’allenatore hanno dovuto cedere il passo alle stringenti necessità economiche. I paletti del Financial Fair Play e le rigide esigenze di bilancio hanno avuto la meglio sui piani sul campo. La Juventus deve gestire una rosa extralarge, appesantita dai rientri dai rispettivi prestiti di autentici pesi massimi del monte ingaggi come Douglas Luiz, Arthur, Joao Mario e Rugani.

In questo contesto, l’amministratore delegato bianconero Damien Comolli ha la necessità assoluta di incassare una cifra compresa tra i 30 e i 40 milioni di euro entro il prossimo 30 giugno, termine ultimo per la chiusura dell’esercizio finanziario. Il valore residuo a bilancio del cartellino dell’esterno si aggira intorno ai 20 milioni di euro. Di conseguenza, la sua cessione in Spagna permetterà alla Juventus non solo di registrare una plusvalenza, ma di tagliare un peso annuo da circa 12 milioni di euro tra quota di ammortamento e ingaggio lordo (il calciatore percepisce 3,6 milioni netti a stagione, alleggerito dai benefici fiscali del Decreto Crescita), generando così un ossigeno vitale per le casse del club piemontese.

Il Bayern Monaco chiude la Bundesliga con un Kane in versione alieno: in tre salutano e lasciano definitivamente i bavaresi! Ora la Coppa

Il Bayern Monaco ha chiuso la Bundesliga grazie al 5-1 contro il Colonia: Kane versione alieno, in tre salutano definitivamente! Ora la Coppa

Il Bayern Monaco, reduce dal trionfo stagionale che lo ha consacrato ancora una volta campione di Germania, ha archiviato l’annata in Bundesliga con una prestazione di assoluta forza. Nella trentaquattresima e ultima giornata di campionato, la corazzata bavarese ha travolto il Colonia con un perentorio 5-1, regalando l’ultimo spettacolo casalingo ai propri sostenitori. Per gli uomini di Vincent Kompany, tuttavia, non è ancora tempo di andare in vacanza: l’ultimo grande obiettivo stagionale sarà la finale della Coppa di Germania (DFB-Pokal), in programma sabato 23 maggio contro lo Stoccarda.

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I numeri spaventosi di Harry Kane: 70 partecipazioni attive

Il protagonista assoluto del match è stato, senza alcuna sorpresa, Harry Kane. L’attaccante inglese ha messo a referto una splendida tripletta, confermandosi il punto di riferimento offensivo insostituibile del club. Per il centravanti ex Tottenham si tratta dell’11ª tripletta da quando veste la maglia del Bayern Monaco.

Un dato statistico che assume contorni fantascientifici se si analizza il rendimento complessivo della sua annata: con i gol siglati oggi, il bomber britannico ha toccato quota 70 partecipazioni attive tra gol e assist in stagione. Statistiche che lo proiettano di diritto tra i principali candidati per i più prestigiosi riconoscimenti individuali a livello globale.

Tempo di addii in Baviera: salutano Goretzka, Guerreiro e Jackson

La sfida contro il Colonia è coincisa anche con i tradizionali saluti di fine stagione per alcuni componenti della rosa, pronti a intraprendere nuove avventure professionali. Il club bavarese ha ufficialmente congedato tre calciatori. Leon Goretzka e Raphaël Guerreiro lasciano Monaco di Baviera alla naturale scadenza di contratto; per entrambi si chiude un ciclo importante caratterizzato da successi nazionali.

Discorso differente, invece, per Nicolas Jackson: l’attaccante senegalese conclude la sua parentesi in Germania e torna dal prestito al Chelsea, società proprietaria del suo cartellino. Con la Bundesliga ormai in archivio, la dirigenza si concentrerà sulla programmazione del mercato, ma prima c’è una coppa nazionale da sollevare.

Udinese senza Zaniolo nelle ultime due partite: come Runjaic cambierà la formazione e cosa aspettarsi per il futuro del trequartista. Dentro al suo momento!

Udinese dovrà rinunciare a Nicolò Zaniolo nelle ultime due partite causa infortunio del trequartista. Come cambia la squadra e quale sarà il futuro

La stagione di Nicolò Zaniolo si chiude in anticipo. Attraverso i propri canali ufficiali, l’Udinese ha reso noto che il fantasista italiano, a causa di una lombalgia, dovrà rimanere fermo per almeno 15 giorni. Il calciatore ha già iniziato l’iter riabilitativo specifico, ma i tempi di recupero gli impediranno di scendere in campo per gli ultimi 180 minuti del campionato. Zaniolo salterà quindi sia la sfida interna contro la Cremonese sia l’ultima trasferta dell’anno allo stadio Maradona contro il Napoli.

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Il rebus mercato: riscatto o addio al Galatasaray?

Questo stop improvviso sposta inevitabilmente l’attenzione sul futuro del giocatore, attualmente in Friuli con la formula del prestito. Nelle prossime settimane la dirigenza bianconera dovrà sciogliere le riserve sull’eventuale esercizio del diritto di riscatto, fissato a circa una decina di milioni di euro con il Galatasaray.

L’operazione presenta però un grosso ostacolo di natura finanziaria: l’ingaggio di Zaniolo, pari a 2,75 milioni di euro netti a stagione, è totalmente al di fuori dei parametri economici dell’Udinese, che quest’anno ha beneficiato di un sostanzioso contributo per il pagamento dello stipendio proprio da parte dei campioni di Turchia. Considerata l’annata molto positiva, che ha notevolmente rivalutato il cartellino del classe ’99, il club friulano valuterà se ridiscutere cifre e durata contrattuale o se riscattarlo per poi rivenderlo a società più ambiziose.

Le parole di Runjaic alla vigilia della Cremonese

Alla vigilia del match di campionato, il tecnico dell’Udinese Kosta Runjaic è intervenuto in conferenza stampa per presentare la sfida, allontanando i dubbi sulle motivazioni della squadra e commentando l’assenza del numero dieci:

“Le voci secondo cui abbiamo poche motivazioni per impegnarci? Non mi soffermo sulle voci, vogliamo fare una bella partita davanti ai nostri tifosi, cercando di vincere sapendo che la Cremonese ha bisogno di punti. Sappiamo che sarà una partita intensa, tirata, non vedo l’ora di scendere in campo davanti ai nostri tifosi. Vogliamo altri punti e vogliamo festeggiare davanti ai nostri tifosi. Gueye al posto di Zaniolo? Non mi sbilancio sulla formazione nemmeno questa volta, c’è ancora la rifinitura. Non escludo che parta titolare Gueye, come noto Zaniolo non ci potrà essere ed è un peccato. Questo però dà la possibilità ad altri di trovare spazio. Può partire titolare anche Davis, stiamo pensando a diverse soluzioni”.

Bernardo Silva svela: «Cerco una squadra dove poter continuare a competere. Ho un’idea e una preferenza, ma vedremo»

Bernardo Silva sul suo futuro: «Cerco una squadra dove poter continuare a competere. Ho un’idea e una preferenza…»

Il mercato dei parametri zero si prepara a infiammarsi e uno dei nomi più caldi è senza dubbio quello di Bernardo Silva. Il portoghese è ormai vicino alla conclusione della sua straordinaria avventura al Manchester City e si profila come uno dei colpi più ambiti dalle big europee. In prima fila c’è la Juventus di Luciano Spalletti, intenzionata a farne il fulcro del nuovo progetto tecnico, anche se la concorrenza del Barcellona resta tutt’altro che marginale.

Il futuro del fantasista verrà definito subito dopo gli ultimi impegni con i Citizens. Nonostante i rumors parlino di una preferenza per la Catalogna, in casa Barcellona l’operazione non sembra essere considerata una priorità assoluta. Un dettaglio che tiene apertissima la corsa e alimenta le speranze bianconere.

Nel frattempo, lo stesso Bernardo Silva ha scelto di fare chiarezza sui criteri che guideranno la sua decisione. In un’intervista a The Athletic, il portoghese ha spiegato quali saranno i fattori determinanti nella scelta della sua prossima destinazione, confermando che il suo futuro verrà deciso con lucidità e senza fretta.

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PAROLE – «Cerco una squadra dove poter continuare a competere, dove poter giocare ai massimi livelli, che è ciò che voglio ancora fare, e dove la mia famiglia sia felice».

«Voglio che la mia famiglia sia felice. Questo è un aspetto molto importante nella mia vita. Mia figlia compirà tre anni e mia moglie è di nuovo incinta, quindi a ottobre avremo il nostro secondo figlio. Ho un’idea e una preferenza, ma vedremo cosa succederà».

FUTURO CLUB – «Non voglio fare nomi. Sinceramente non so dove sarò. Voglio solo godermi e concentrarmi sulle mie ultime partite qui. Ho detto al mio agente che parlerò con lui il 25 maggio, il giorno dopo la partita contro l’Aston Villa».

Xabi Alonso dice sì al Chelsea: intesa definita! Adesso manca solo l’annuncio, tutti gli aggiornamenti

The Athletic conferma tutto: accordo raggiunto tra Xabi Alonso e il Chelsea, il basco sarà il nuovo manager dei Blues

Dopo l’esonero dal Real Madrid, Xabi Alonso è pronto a rimettersi in gioco. Archiviata la fine del progetto blancos, nato dopo i miracoli compiuti al Bayer Leverkusen nella stagione 2023/24, il tecnico basco ha trovato l’occasione per ripartire: ha raggiunto un accordo con il Chelsea, reduce dalla sconfitta in finale di FA Cup contro il Manchester City.

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Secondo The Athletic, Alonso è stato a Londra la scorsa settimana e ha dato il suo sì ai Blues. Il contratto è già pronto: un quadriennale che attende soltanto la firma, con annuncio imminente. Il club del fondo BlueCo aveva valutato anche Iraola, Glasner e Marco Silva, ma Xabi è sempre stato il piano A e ha spinto personalmente per chiudere l’intesa. Fino al termine della stagione, la squadra resterà nelle mani dell’interim Calum McFarlane.

La nuova avventura porterà Alonso a sfidare presto anche il “suo” Liverpool, in un Anfield che conosce come pochi. Una scelta forte, ambiziosa, che segna l’inizio di un nuovo ciclo per il Chelsea e una nuova tappa nella crescita di uno degli allenatori più attesi del panorama europeo.


Cherubini: «Alla Juve, il ruolo di direttore sportivo era più focalizzato sull’aspetto tecnico. Con il Parma invece…»

Parma, parla Cherubini: «Alla Juve, il ruolo di direttore sportivo era più focalizzato sull’aspetto tecnico. Con il Parma…». Le parole

Nel calcio moderno i ruoli dirigenziali cambiano con rapidità, oscillando continuamente tra responsabilità di campo e attività di gestione. Un esempio emblematico di questa trasformazione è il percorso di Federico Cherubini, oggi figura centrale nel management del Parma e tra i profili più riconosciuti del panorama italiano.

Intervistato da Calcio e Finanza, Cherubini ha analizzato le differenze tra le sue più recenti esperienze professionali, sottolineando come la natura del suo lavoro sia profondamente mutata nel tempo. Le dinamiche interne ai club, le esigenze strategiche e l’evoluzione del mercato hanno infatti ridefinito competenze, priorità e modalità operative. Le sue parole:

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PAROLE – «Alla Juventus, il ruolo di direttore sportivo era più focalizzato sull’aspetto tecnico. Ma mi è sempre piaciuto avere una visione più ampia del club, cosa che avevo già sviluppato come direttore generale in Lega Pro. Al Parma, come amministratore delegato, sono tornato ad ampliare la portata delle mie responsabilità».

«Per tre anni, come molti altri coinvolti, ho mantenuto un silenzio quasi sacro per rispetto delle istituzioni sportive, pur non condividendo naturalmente quanto accaduto in quel periodo. Pertanto, il mio silenzio rimane in merito al giudizio sulla vicenda dal punto di vista legale e tecnico».

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Koné a rischio per il derby: problema muscolare in rifinitura e Roma in ansia per il suo centrocampista

Roma, tegola alla vigilia del derby della Capitale: Manu Koné accusa un problema muscolare durante la rifinitura

Ultime ore di apprensione in casa Roma: Manu Koné è in forte dubbio per il derby contro la Lazio dopo aver accusato un problema muscolare durante la rifinitura. Il francese, perno del centrocampo di Gasperini, verrà valutato nelle prossime ore per capire se potrà essere disponibile in una sfida che pesa enormemente sulla corsa Champions.

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Secondo Sky Sport, il centrocampista ha avvertito un fastidio muscolare nel pre‑partita, costringendo lo staff medico a monitorarlo con attenzione. Un’eventuale assenza sarebbe pesantissima per i giallorossi, considerando l’impatto tecnico e fisico del giocatore: 28 presenze da titolare, 2 gol e 3 assist in Serie A, oltre a un ruolo chiave nella costruzione e nella copertura.

In caso di forfait, Gasperini dovrà ridisegnare il centrocampo attingendo alle alternative interne per mantenere equilibrio e intensità. La decisione definitiva arriverà soltanto a ridosso del fischio d’inizio, quando sarà chiaro se Koné potrà stringere i denti o se la Roma dovrà fare a meno del suo motore in mezzo al campo.


FA Cup al Manchester City: magia di Semenyo e Guardiola alza un altro trofeo, Chelsea sconfitto

Un colpo di tacco per la storia: Semenyo regala a Pep Guardiola e al Manchester City l’FA Cup, Chelsea battuto

Per 71 minuti Wembley ha offerto più tattica che emozioni, poi un lampo ha cambiato tutto. L’FA Cup torna ancora una volta al Manchester City — l’ottava nella storia del club, la seconda negli ultimi quattro anni — grazie a un gesto di pura genialità firmato Antoine Semenyo. Il ghanese, arrivato a gennaio dal Bournemouth per oltre 70 milioni, è stato l’uomo decisivo in un pomeriggio in cui i big di Guardiola, da Haaland a Cherki, hanno sbattuto ripetutamente contro il muro difensivo del Chelsea.

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Il colpo dell’ex Bournemouth potrebbe consegnare a Pep quello che, con ogni probabilità, sarà l’ultimo trofeo della sua era sulla panchina dei Citizens, mentre il club attende di conoscere il proprio destino nelle ultime due giornate di Premier League. Un finale di stagione che profuma di passaggio di consegne e di chiusura di un ciclo.

La partita era iniziata con la tradizionale passerella del principe William e un’atmosfera da grande evento, ma il ritmo in campo è rimasto bloccato per lunghi tratti. Dopo un gol annullato a Haaland e un secondo tempo altrettanto contratto, la svolta è arrivata al 72’: Semenyo ha raccolto in area un passaggio proprio del norvegese e ha inventato un tacco spettacolare, istintivo e letale. Il suo decimo gol da gennaio ha regalato al City il vantaggio e la coppa, in una finale che sembrava destinata ai supplementari fino al suo colpo da fuoriclasse.


Bisseck: «Credo che il campionato italiano sia ancora il posto migliore per un difensore per imparare di più»

Bisseck svela alla BILD: «Il campionato italiano sia ancora il posto migliore per un difensore per imparare di più». Le parole

Yann Bisseck è diventato un punto fermo e un elemento di assoluta affidabilità per la difesa dell’Inter. Dopo essere stato tra i protagonisti dei successi nerazzurri in campionato e in Coppa Italia, il difensore centrale tedesco si è raccontato in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Bild.

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SE I SUOI SUCCESSI PERSONALI DEVONO AVERE GRANDE RILIEVO PURE IN GERMANIA – «Ottima domanda. Spero certamente che questi successi, così come le mie prestazioni, vengano riconosciuti in Germania. Dopotutto, è già il mio secondo scudetto in tre anni e, per la prima volta dal 2018, una squadra italiana ha vinto di nuovo il double. Questo mi rende incredibilmente orgoglioso e felice, ovviamente».

ITALIA CAMPIONATO IDEALE PER UN DIFENSORE – «L’Italia è sicuramente la patria dei difensori. Non so se sia dovuto alla qualità dei difensori o semplicemente al fatto che qui viene data loro un’importanza così elevata. Prima di parlare di attacco e possesso palla, l’attenzione è sempre rivolta alla solidità difensiva. Ecco perché credo che il campionato italiano sia ancora il posto migliore per un difensore per imparare di più. Nei miei tre anni all’Inter ho imparato moltissimo».

SUL SEGNARE DI TESTA – «Beh, da difensore, il mio compito principale è difendere, ed è la cosa a cui do la massima priorità. Ma con i miei 1,96 metri di altezza, ho anche una responsabilità nell’area di rigore avversaria, soprattutto sui calci piazzati. L’Arsenal è un buon esempio di come queste situazioni stiano diventando sempre più importanti nel calcio moderno. Oggigiorno, quasi tutte le rimesse laterali sono lunghe, quindi da difensore puoi sicuramente accumulare punti. Adoro segnare gol, è la parte migliore. Mio padre mi diceva sempre che con la mia altezza, non posso permettermi di sbagliare un colpo di testa, farei una brutta figura».

TEDESCHI DELL’INTER – «I tedeschi hanno lasciato un’eredità importante all’Inter e sono amatissimi. Che si tratti di Matthäus, Brehme, Klinsmann o Rummenigge, sono tutti dei veri eroi qui. Non voglio dire che questo mi metta pressione, ma quando sai quali leggende tedesche hanno giocato qui, non vuoi deludere te stesso».

MONDIALE CON LA GERMANIA GRANDE OBIETTIVO – «Sì, credo che ci sia un po’ più di attenzione sulla Premier League. Il fatto è che, confrontando i campionati, posso immaginare che la Premier League riceva più attenzione, forse a causa delle ingenti somme di denaro in gioco. Tuttavia, non credo che questo influisca sul processo di selezione. Sono sicuro che il commissario tecnico sappia cosa cerca e cosa vuole vedere nella sua squadra. Cerco di fare il mio lavoro qui al meglio. Penso di esserci riuscito e di aver raggiunto il massimo con la doppietta in Italia. Il mio obiettivo e il mio sogno è partecipare ai Mondiali e indossare la maglia della Germania. Se succedesse, sarei incredibilmente felice».

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Terremoto Liverpool: Salah attacca il gioco di Arne Slot prima dell’addio! Il durissimo messaggio social dell’egiziano

Liverpool: Mohamed Salah ha attaccato il gioco di Slot dopo la sconfitta per 4-2 contro l’Aston Villa. Il suo messaggio

Il clima in casa Liverpool si fa rovente nel finale di stagione. All’indomani della pesante sconfitta per 4-2 subita contro l’Aston Villa, Mohamed Salah ha rilasciato una dichiarazione esplosiva destinata a far discutere a lungo. All’attaccante egiziano resta ormai una sola partita da disputare con la maglia dei “Reds”, ma il suo addio ad Anfield non sarà affatto silenzioso.

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L’attacco a Slot: “Il football heavy metal non è negoziabile”

Attraverso un messaggio sincero affidato al proprio profilo X, il trentatreenne ha espresso apertamente la propria frustrazione per la gestione tecnica di Arne Slot, criticando lo stile di gioco adottato in questa stagione e invocando il ritorno all’identità che ha reso grande il club. La parte più compromettente della dichiarazione prende di mira direttamente l’allenatore:

“Crollare per un’altra sconfitta in questa stagione è stato molto doloroso e non è ciò che i nostri tifosi meritano. Voglio vedere il Liverpool tornare a essere la squadra offensiva heavy metal che gli avversari temono e tornare a essere una squadra che vince trofei. Quello è il calcio che so giocare e questa è l’identità che deve essere recuperata e conservata per sempre. Non può essere negoziabile e chiunque si unisce a questo club dovrebbe adattarsi. Vincere qualche partita qua e là non è ciò che il Liverpool dovrebbe essere. Tutte le squadre vincono le partite.”

I rapporti tra il calciatore e il tecnico olandese sono ai minimi storici da tempo, specialmente dopo che Salah aveva accusato Slot di aver rotto la loro relazione e la società di averlo “scaricato sotto il bus”. Un cortocircuito comunicativo che ha accelerato la decisione del giocatore di lasciare il Merseyside in estate.

Il tributo a Klopp e l’ultimo regalo ai tifosi

Nel suo lungo addio, l’egiziano ha voluto rendere omaggio a Jürgen Klopp, ricordando lo storico percorso compiuto sotto la guida del tecnico tedesco: Ho visto questo club passare da scettici a credenti, e da credenti a campioni. Ci è voluto molto lavoro e ho sempre fatto tutto il possibile per aiutare il club ad arrivarci. Niente mi rende più orgoglioso di questo.”

Ora per l’icona del Liverpool resta da giocare l’ultimo match casalingo contro il Brentford, decisivo per blindare la qualificazione alla prossima Champions League. Salah ha promesso il massimo impegno come ultimo dono d’addio alla piazza: Il Liverpool sarà sempre un club che significa molto per me e per la mia famiglia. Voglio vederlo avere successo a lungo dopo che io sarei andato avanti. Come ho sempre detto, qualificarsi per la prossima stagione in Champions League è il minimo indispensabile e farò tutto il possibile per farlo accadere”.

Chi è Alessio Furlanetto, il portiere che esordirà in Serie A nel derby Roma Lazio

Chi è Alessio Furlanetto, il portiere che farà il suo esordio in Serie A nel derby Roma Lazio. La sua storia e la sua carriera

Un colpo di scena dell’ultimo minuto scuote la vigilia in casa biancoceleste. Edoardo Motta non giocherà il derby Roma Lazio in programma domani alle ore 12:00. Il portiere titolare della formazione guidata da Maurizio Sarri è stato costretto a dare forfait a causa di un problema muscolare accusato durante la rifinitura. Al suo posto, a difendere i pali della porta laziale in una delle partite più importanti e sentite della stagione, ci sarà Alessio Furlanetto, pronto a vivere il suo esordio assoluto in Serie A.

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Chi è Alessio Furlanetto: la grande chance del portiere friulano

Nato a Pordenone, Alessio Furlanetto è un portiere di grande affidabilità fisica e reattività, cresciuto calcisticamente proprio nel florido settore giovanile della Lazio. Dopo aver compiuto tutta la trafila nel vivaio biancoceleste ed essere diventato un punto fermo della formazione Primavera, il club capitolino ha deciso di farlo maturare attraverso alcune esperienze in prestito nelle categorie inferiori, tra cui spicca l’avventura con il Renate in Serie C, prima di riportarlo alla base come preziosa risorsa per la prima squadra.

Furlanetto si è sempre distinto per la sua grande serietà professionale e per la capacità di farsi trovare pronto nei momenti di emergenza, doti che gli hanno permesso di scalare le gerarchie interne del club.

Un debutto di fuoco nel Derby della Capitale

Lanciare un giovane portiere in una stracittadina che mette in palio punti decisivi per la corsa Champions rappresenta indubbiamente un rischio calcolato, ma anche una grandissima opportunità. Furlanetto si troverà catapultato direttamente sul prato dello Stadio Olimpico di fronte a un’atmosfera infuocata. Tutta la pressione del match graverà inevitabilmente sulle sue spalle, ma il giovane estremo difensore ha le qualità caratteriali necessarie per trasformare la tensione in energia positiva e dimostrare il proprio valore sul palcoscenico più importante del calcio italiano.

Fabregas in conferenza stampa alla vigilia di Como Parma: «Ovvio che c’è fame, sei davanti a un’opportunità incredibile. Se domani non vinci, non ci saranno più possibilità»

Fabregas in conferenza stampa alla vigilia di Como Parma: le sue dichiarazioni prima del match della 37ª giornata di Serie A 2025/26

Il momento della verità è finalmente arrivato per il Como, atteso dalla cruciale ed elettrizzante sfida contro il Parma valida per il 37esimo turno di Serie A. Si tratta di una vigilia ad altissima tensione per la formazione lariana, che si gioca una fetta importantissima del proprio destino in questo finale di campionato in chiave Champions League. Davanti ai giornalisti, il tecnico Cesc Fabregas ha voluto analizzare l’importanza del match con parole chiare e accorate, caricando l’intero ambiente:

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«Ovvio che c’è fame, sei davanti a un’opportunità incredibile. Se domani non vinci, non ci saranno più possibilità. La partita della stagione, spero che tutti noi, i tifosi anche siano carichi, mi piacerebbe avere un ambiente bellissimo domani. Vedere anche già quasi tutto pieno nel riscaldamento per godersi la partita. Noi non abbiamo niente da perdere, siamo davanti a una bellissima occasione e opportunità. Spero che i ragazzi giochino liberamente, che si esprimano come hanno fatto tutta la stagione. È la prima volta per tanti ragazzi questa situazione».

Il rimpianto per il grande ex della sfida

Durante l’incontro con la stampa, Fabregas non ha nascosto un pizzico di dispiacere parlando del grande ex dell’incontro, Gabriel Strefezza, esprimendo senza filtri il proprio punto di vista sul trasferimento avvenuto nei mesi scorsi: «Vederlo al Parma, e non lo dico per il club, mi fa dispiacere. Quando è venuto da me a dire che voleva giocare la Champions e un contratto migliore… io gli ho risposto sinceramente, con noi avrebbe giocato tantissimo. Mi spiace che non sia con noi. Ho parlato con lui 3-4 volte in stagione per messaggio. Penso che la scelta sarebbe potuta essere un’altra. Se si è pentito? No, non abbiamo parlato di questo. Un grandissimo giocatore per noi, non lo dimenticherò mai. Grandissimo ragazzo».

Tegola infermeria: pesanti assenze per il Como

Successivamente, l’allenatore spagnolo ha dovuto fare i conti con la situazione legata all’infermeria, che purtroppo presenta defezioni pesantissime proprio in concomitanza con il match più importante dell’anno. Fabregas ha fatto il punto sugli infortunati e sui tempi di recupero: «Valle si è fatto male al flessore, stagione finita. Addai non c’è, Nico Paz non ci sarà, si è fatto male al ginocchio, ha preso un colpo. Fosse stata lunedì sera la partita magari ce l’avrebbe fatta. Vediamo se per la prossima ce la fa. Tutti gli altri sono a disposizione». Una tegola non da poco per il Como, che dovrà fare a meno del talento di Nico Paz in novanta minuti che valgono una stagione intera.

Celtic campione di Scozia 2025/26: spezzato il sogno degli Hearts all’ultima curva. Epilogo clamoroso e storia riscritta!

Celtic è campione di Scozia 2025/26: superati gli Hearts all’ultima giornata. ll racconto di quanto successo

Un verdetto clamoroso e arrivato nei minuti finali riscrive la storia del calcio scozzese. Il Celtic si è laureato campione di Scozia per la stagione 2025/2026, conquistando il 56esimo titolo nazionale della sua gloriosa storia. I biancoverdi hanno battuto i rivali degli Hearts per 3-1 nella 38esima e ultima giornata di campionato, compiendo un incredibile sorpasso in classifica proprio sul traguardo finale.

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La beffa del Celtic Park: un successo rocambolesco

Il trionfo della squadra di Glasgow porta la firma indelebile di Daizen Maeda, autore all’88’ del gol decisivo che ha fatto esplodere il Celtic Park e poi la rete di Osmand al 97′ che ha dato il via alla festa. Con questi tre punti, i cattolici di Glasgow salgono a 82 punti, superando di appena due lunghezze gli Hearts, che avevano dominato la Scottish Premiership restando in vetta da ottobre. Per il club di Edimburgo si tratta di una vera e propria beffa: dopo 65 anni di attesa, la squadra accarezzava il sogno del quinto titolo, svanito a un passo dal traguardo. Agli ospiti bastava un pareggio e si erano persino portati in vantaggio con Shankland, prima di subire la rimonta firmata dal rigore di Engels e dalle reti di Maeda e Osmand.

La fine del duopolio sfiorata e il miracolo di Martin O’Neill

Mai come in questa stagione il leggendario duopolio formato da Celtic e Rangers, che si spartiscono i titoli dal 1985 (anno del trionfo dell’Aberdeen di Alex Ferguson), ha rischiato di crollare. L’annata è stata caratterizzata da feroci polemiche, culminate nella 37esima giornata, quando il Celtic ha superato il Motherwell grazie a un contestatissimo rigore al 98’, scatenando critiche pesantissime verso la terna arbitrale e il VAR.

Nonostante una partenza a rilento e l’esonero dell’ex tecnico del Liverpool Brendan Rodgers, il Celtic è riuscito a compiere un miracolo sportivo. Affidata prima ad interim e poi definitivamente alla leggenda Martin O’Neill, la squadra ha centrato il quinto campionato consecutivo, nonché il 14esimo successo nelle ultime 15 stagioni. Per gli Hearts si materializza un incubo che rievoca i fantasmi del 1986, quando persero il titolo all’ultima giornata a favore del Celtic per la differenza reti; una rincorsa storica che consolida la leggenda biancoverde.

Allegri in conferenza stampa alla vigilia di Genoa Milan: «Le parole di Cardinale mi hanno fatto solo piacere. Ecco la verità sul litigio con Ibrahimovic»

Allegri in conferenza stampa alla vigilia di Genoa Milan: le parole verso il match della 37ª giornata di Serie A 2025/26

Massimiliano Allegri in conferenza stampa alla vigilia di Genoa Milan.

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MODRIC – «Una notizia positiva è che a disposizione: ha provato la maschera e si è allenato con la squadra. Domani viene con noi. Ricci stamattina ha avuto una distorsione alla caviglia. Gli altri stanno tutto bene».

MOMENTO – «È normale che ci sia delusione da parte di tutti e i primi siamo noi. Sapevo che sarebbe stato difficile arrivare in fondo a conquistare un posto in Champions, domani abbiamo questa possibilità contro una squadra che sta facendo bene. Serve ordine, pazienza. Domani sera vedremo. La squadra ha lavorato bene in settimana. I ragazzi nei tre giorni di ritiro si sono anche riposati. Domani servirà anche un pizzico di fortuna».

CARDINALE HA DETTO CHE SENZA CHAMPIONS E’ FALLIMENTO«È normale che quando sei al Milan devi avere l’ambizione di arrivare al massimo del risultato. Dico sempre che in un campionato il risultato che ottieni è quello che meriti. Poi puoi analizzare le problematiche, gli errori fatti durante l’anno. In questo momento qui bisogna essere concentrati sulla partita di domani».

LITIGATO CON IBRAHIMOVIC «Sono abituato ad avere sempre un rapporto professionale. E in modo professionale comportarmi con tutti i dirigenti e la proprietà. All’interno delle riunioni, non è solo quest’anno, ci sono sempre stati confronti in cui bisognava essere d’accordo o non d’accordo. Ma oggi bisogna bisogna mettere tutti le proprie energie sulla partita di domani».

COSA DEVE FARE LA SQUADRA – «In questi momenti qui farsi prendere dall’ansia, dalla fretta… Bisogna fare con ordine, cattiveria e convinzione di ottenere il risultato. Se saremo bravi lo vedremo a fine stagione. Se non ci riusciremo gli altri saranno stati più bravi. Nel calcio tutto si può ribaltare. L’8 marzo tutti parlavano di Scudetto dopo il derby, ora abbiamo sprecato tutto il vantaggio sulla quinta: vuol dire che è stato fatto un girone di ritorno brutto e qualcosa è stato sbagliato. Ma dobbiamo pensare solo a domani».

PAROLE CARDINALE «Le parole di Cardinale mi hanno fatto solo piacere, con lui avevo parlato recentemente e gli avevo dato il mio punto di vista sull’annata e sul futuro del Milan, che è la cosa che interessa a tutti».

LA CONFERENZA STAMPA COMPLETA DI ALLEGRI

Bezhani Milan, nuovo nome per la dirigenza rossonera. Chi è e quale ruolo potrebbe svolgere in vista della prossima stagione

Bezhani Milan, è lui il nuovo nome per la dirigenza rossonera. Ecco quale ruolo potrebbe assumere in vista della rivoluzione estiva

Il Milan si proietta verso le battute conclusive della stagione sportiva con l’obiettivo primario di blindare un piazzamento nella prossima Champions League. Se il campo resta il focus principale del gruppo squadra, i vertici societari guardano già oltre. A campionato concluso, infatti, arriverà il momento delle valutazioni definitive sull’organigramma del club e sulla sua futura pianificazione strategica. Tra i molteplici scenari al vaglio della proprietà RedBird, sta prendendo corpo un’ipotesi suggestiva per la direzione sportiva che conduce direttamente a Viktor Bezhani. Lo riporta Sky.

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Chi è Viktor Bezhani: l’esperto valorizzatore di talenti

Il profilo di Bezhani non è affatto nuovo all’universo della proprietà statunitense. L’organizzatore sportivo ricopre attualmente la carica di direttore sportivo del Tolosa, l’altro club europeo controllato dalla galassia RedBird. In terra francese, il dirigente si è messo in luce grazie a un eccellente operato incentrato sulla valorizzazione dei talenti, un dogma che si sposa perfettamente con la filosofia aziendale applicata a Casa Milan.

Sotto la sua sapiente gestione finanziaria e tecnica, il Tolosa è riuscito a scovare profili emergenti, tramutandoli in plusvalenze vitali per le casse del club. Durante la scorsa sessione estiva di calciomercato, ad esempio, Bezhani ha brillantemente concluso il trasferimento del giovane Jaydee Canvot al Crystal Palace per una cifra vicina ai 23 milioni di euro. Inoltre, l’attuale rosa dei transalpini vanta gioielli di assoluta prospettiva come il portiere Guillaume Restes e il terzino Mathis Methalie, profili già monitorati dai principali top club continentali.

La strategia di RedBird per il nuovo Milan

Questo approccio analitico e l’ottimo lavoro svolto in Ligue 1 godono della massima stima da parte dei vertici di RedBird. Proprio per questo motivo, Bezhani viene considerato un’idea concreta e uno scenario possibile per ridisegnare l’area tecnica e sportiva del Milan in vista del prossimo ciclo.

Ogni decisione formale resta tuttavia congelata: la dirigenza attenderà la fine ufficiale degli impegni sul campo prima di sciogliere le riserve e tracciare la rotta definitiva del nuovo management rossonero.

Il Milan guarda già al post Allegri: spunta l’ex juventino per la panchina

In casa Milan l’aria è tesa e il futuro sembra tutto da scrivere. Con la qualificazione in Champions League a rischio e una stagione altalenante, i riflettori si accendono inevitabilmente su una possibile rivoluzione che coinvolgerebbe anche la panchina.

La possibilità che Massimiliano Allegri lasci il club dopo una stagione complicata sta prendendo piede e il Milan si sta già preparando a un futuro senza di lui.

A far emergere l’ipotesi di un cambio in panchina è stato Gene Gnocchi, noto tifoso milanista, che ha parlato di un possibile successore per Allegri in esclusiva a Virgilio Sport.

Il futuro post Allegri: due nomi all’orizzonte

Secondo il comico e presentatore televisivo, l’allenatore ideale per il Milan nel post-Allegri potrebbe essere qualcuno con una mentalità moderna e propositiva, come De Zerbi, ingaggiato dal Tottenham per cercare di salvare la squadra e difficilmente raggiungibile.

La sua filosofia di gioco basata sul possesso e sul pressing alto sarebbe un cambiamento significativo per il Milan, che negli ultimi anni ha mostrato più difficoltà a mantenere il ritmo e a imporre il gioco sugli avversari.

Gnocchi ha anche fatto un’altra proposta intrigante e praticabile, indicando Enzo Maresca, ex giocatore della Juventus e attualmente libero dopo l’addio al Chelsea, come un nome da tenere in considerazione.

La situazione attuale e le difficoltà

Il futuro di Allegri è tutt’altro che scontato. La situazione attuale è delicata: il Milan sta faticando in campionato, con risultati altalenanti che hanno messo in discussione le certezze dello spogliatoio e la tenuta del progetto tecnico.

Se la squadra non dovesse qualificarsi per la massima competizione europea, Allegri potrebbe essere esonerato dopo una sola stagione dal suo ritorno a Milanello, dando così avvio a una fase di transizione per il club. Ancora 180 minuti e ne sapremo di più.

Gasperini in conferenza stampa alla vigilia di Roma Lazio: «Caos calendari non è stato un esempio di grande programmazione. Loro proveranno a rovinarci la ‘festa’»

Gasperini in conferenza stampa alla vigilia di Roma Lazio: le sue dichiarazioni verso il match della 37ª giornata di Serie A 2025/26

La Roma si appresta a vivere uno dei momenti più delicati e determinanti della propria stagione. Domenica alle ore 12:00, dopo i numerosi rinvii e le polemiche che hanno accompagnato il caos calendari, lo Stadio Olimpico ospiterà il Derby della Capitale. Una sfida contro la Lazio che mette in palio punti pesantissimi nella corsa Champions, a soli 180 minuti dalla fine del campionato. Alla vigilia del match, il tecnico giallorosso Gian Piero Gasperini ha presentato la sfida in conferenza stampa.

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Il caos calendari e l’analisi dell’avversario

L’allenatore ha commentato la complessa gestione organizzativa della settimana, evidenziando il desiderio del gruppo di scendere in campo a prescindere dagli orari: “È chiaro che siamo così tanto motivati in questa rincorsa al quarto posto che avremmo giocato a qualsiasi ora. Non è stato un esempio di grande programmazione, dispiace per i tifosi, soprattutto per le altre città. Anche per le squadre stesse, che hanno dovuto spostarsi, ha creato un disagio”. Ha poi aggiunto un parere sulla contemporaneità: “Giocare 5 partite contemporaneamente lo trovo molto bello, giocare a mezzogiorno della domenica non è il massimo”.

In merito alle provocazioni a distanza con Maurizio Sarri e alla possibilità di non disputare la gara, Gasperini ha replicato fermamente: “Non presentarsi? Il credo che il calcio sia bello giocarlo. Lui aveva le sus motivazioni, però il bello del gioco è avere lo stadio pieno e giocare le partite. Togliamo un po’ di pressioni negative e iniziamo a divertirci un po’ di più”.

Passando all’avversario, il tecnico non sottovaluta le insidie della stracittadina, nonostante il momento complicato dei biancocelesti: “La Lazio è comunque un’ottima squadra, l’unica motivazione forte è quella di impedire alla Roma di raggiungere il massimo del traguardo. Noi abbiamo motivazioni più forti, ma questo non toglie la difficoltà della gara. Il Derby è sempre una gara a parte. Mi aspetto una partita vera, è chiaro che la Lazio non avrà un morale straordinario dopo le ultime due partite, ma farà di tutto per rovinarci la ‘festa’. Rinnovo Dybala? Intanto l’importante è che entrambe le parti abbiano questa volontà, io la trovo molto positiva. Se c’è la volontà di entrambi si può trovare la soluzione”.

La presenza dei Friedkin e gli obiettivi societari

Gasperini ha sottolineato l’importanza della vicinanza della proprietà in questo snodo cruciale: “Al centro del progetto Roma c’è la società, io mi occupo della parte tecnica. Le mie responsabilità sono limitate a quello, devo costruire una squadra che sia competitiva per raggiungere il miglior traguardo possibile. Il mio ruolo è quello. La stabilità societaria garantisce serenità all’ambiente: “La presenza della società è fondamentale, perché quando c’è tutto funziona meglio. C’è più possibilità di avere dei rapporti diretti. Spero che Ryan avrà un rapporto di conoscenza con questa squadra, che per questa società sta dando il massimo indipendentemente da quello che sarà il futuro dei singoli giocatori”.

Volata Champions ed equilibri di formazione

La lotta per un piazzamento europeo coinvolge molte squadre, rendendo imprevedibile il finale di stagione: Non si può sapere chi andrà con due giornate dalla fine. C’è anche il Como che è stata la sorpresa di questo campionato. Poi a parte l’Inter che ha fatto una corsa a sé le altre sono tutte molto vicine. È sintomo di un campionato molto equilibrato, ho sempre pensato che per quei posti lì ci si lotta i punti fino alla fine. Quanto cambia arrivare quarti? Dal punto di vista mio, non credo cambi così tanto. È chiaro che per la società cambierà molto a livello economico. Io quello che posso dire è che ho avuto un’esperienza straordinaria a livello umano con questi ragazzi, spero che la qualificazione sia un premio per il nostro lavoro”.

Infine, un pensiero per il pubblico romano, con la promessa di voler ripagare l’affetto ricevuto: “Un messaggio vorrei darlo sul campo. Aspettiamo di finire il campionato prima, io sono riconoscente a tutti per la stagione. È stata un’annata straordinaria, non era scontato conquistare la fiducia di questa gente. Vorrei sdebitarmi con un grande risultato”.

Lewandowski lascia il Barcellona: è ufficiale l’addio del polacco a scadenza di contratto. Il comunicato e quale sarà la prossima destinazione

Lewandowski lascia il Barcellona: è ufficiale l’addio dell’attaccante polacco a zero. Il comunicato

Si chiude un’era in Catalogna. Il Barcellona e Robert Lewandowski si separano ufficialmente dopo quattro stagioni intense e ricche di successi. Il centravanti polacco saluta i blaugrana lasciando un vuoto profondo nel reparto offensivo della formazione di Joan Laporta, ma con la consapevolezza di aver scritto pagine indelebili nella storia recente del club.

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Il tributo del Barcellona: “Se ne va come una leggenda”

La società catalana ha voluto celebrare il proprio numero nove attraverso un caloroso messaggio pubblicato sui canali social ufficiali. La dirigenza ha voluto sintetizzare l’impatto devastante dell’attaccante fin dal suo sbarco in Spagna con parole cariche di stima: «È arrivato come una stella. Se ne va come una leggenda». Il sodalizio spagnolo ha poi espresso una profonda gratitudine per il rendimento offerto sul terreno di gioco, aggiungendo una nota di sincero affetto: «Grazie, Robert Lewandowski, per ogni gol, ogni battaglia e ogni momento magico vissuto vestendo questi colori. Culer per sempre».

La lettera di commiato di Lewandowski

Non si è fatta attendere la risposta del fuoriclasse polacco, che ha affidato ai propri profili una lunga e commovente lettera di commiato indirizzata all’intero ambiente barcellonista. Lewandowski ha voluto sottolineare gli straordinari traguardi raggiunti e i titoli messi in bacheca durante la sua permanenza in Spagna, dichiarando a viso aperto: «Dopo quattro anni pieni di sfide e duro lavoro, è tempo di andare avanti». Il bomber ha poi proseguito nel suo discorso diretto: «Lascio con la sensazione che la missione sia compiuta. Quattro stagioni, tre campionati».

Il centravanti ha voluto dedicare un pensiero speciale alla tifoseria che lo ha costantemente sostenuto, spendendo parole al miele per la terra che lo ha ospitato e per il massimo dirigente del club: «Non dimenticherò mai l’amore che ho ricevuto dai tifosi fin dai miei primissimi giorni. La Catalogna è il mio posto sulla terra. Grazie a tutti coloro che ho incontrato lungo il cammino durante questi bellissimi quattro anni. Un ringraziamento speciale al presidente Laporta per avermi dato la possibilità di vivere il capitolo più incredibile della mia carriera. Il Barça è tornato dove merita di stare. Visca el Barça. Visca Catalunya».

Calciomercato: quale futuro per il polacco?

L’addio ufficiale accende inevitabilmente i riflettori del calciomercato internazionale. Sebbene la Juventus resti alla finestra e monitori la situazione per capire i margini di un inserimento, al momento l’opzione principale per il futuro di Robert Lewandowski sembra essere quella del calcio arabo, pronto a ricoprire d’oro l’ormai ex stella blaugrana.

Barcellona, ore decisive per Lewandowski: oggi il faccia a faccia con Flick


Lewandowski si sente al 95% lontano dai blaugrana. Se il tecnico tedesco confermerà il ruolo marginale, contro il Betis sarà l’addio al Camp Nou

Sabato di passioni e decisioni definitive in casa Barcellona. Robert Lewandowski ha programmato per oggi un colloquio decisivo con l’allenatore Hansi Flick. L’obiettivo del centravanti è raccogliere tutti gli elementi necessari per decretare il proprio futuro: vuole capire se il tecnico tedesco punti ancora su di lui e, soprattutto, con quale ruolo. Al momento, la percentuale di una sua permanenza in blaugrana è ridotta al lumicino: Lewandowski si sente infatti fuori dal Barça al 95%, complice un contratto in scadenza e la forte pressione del club sul mercato per accaparrarsi un nuovo numero nove (con Joao Pedro in cima alla lista dei desideri).

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L’ultimo ballo al Camp Nou

Se il confronto con Flick dovesse confermare lo scenario più accreditato — ovvero una drastica riduzione del minutaggio per la prossima stagione —, il polacco attiverà immediatamente i contatti con la dirigenza per organizzare il proprio addio. L’occasione perfetta è già cerchiata sul calendario: la sfida di domenica sera contro il Betis allo Spotify Camp Nou. Sarà l’ultimo match casalingo della stagione, l’opportunità ideale per ricevere il tributo della tifoseria che lo ha osannato per quattro anni, dopo aver già celebrato da protagonista la parata per la vittoria della Liga lo scorso lunedì.

Numeri da leggenda e sirene di mercato

A 37 anni, Lewandowski si sente ancora in perfetta forma fisica e non ha alcuna intenzione di accomodarsi in panchina. Ecco perché sta valutando con attenzione le numerose proposte arrivate sul tavolo dei suoi agenti. Le alternative per una nuova avventura da titolare fisso non mancano: ci sono tre ricche offerte dall’Arabia Saudita (Al Hilal, Al Ittihad e Al Qadsiah), il forte corteggiamento dei Chicago Fire nella MLS americana e l’opzione europea rappresentata dal Porto. La decisione finale non sarà immediata, ma intanto il polacco saluta la Catalogna forte di un bilancio mostruoso in quattro stagioni: 119 gol e 24 assist in 191 partite, arricchiti da un palmarès che recita 3 Ligas, 1 Copa del Rey e 3 Supercoppe di Spagna.

Caos calendari in Serie A: il calcio dice di essere del popolo, ora tocca ai tifosi far sentire il proprio dissenso

Serie A, se il calcio è davvero del popolo: ora i tifosi facciano sentire la loro voce e fischino l’inno della Lega. Il focus

Il caos legato ai calendari di Serie A esplode nel momento più delicato della stagione: la volata Champions, la lotta salvezza, gli stadi pieni e migliaia di tifosi con viaggi già programmati. Nel format Primo Tempo sul canale YouTube di Juventus News 24, Paolo Rossi ha acceso i riflettori su un tema che va oltre la semplice scelta di un orario: il rispetto per chi il calcio lo vive, lo sostiene e lo finanzia ogni settimana.

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La Lega aveva inizialmente fissato tutte le dieci gare della 37ª giornata per domenica 17 maggio, con cinque sfide decisive per l’Europa programmate alle 12.30: Como‑Parma, Genoa‑Milan, Juventus‑Fiorentina, Roma‑Lazio e Pisa‑Napoli. Poi il quadro è cambiato di nuovo: Roma‑Lazio anticipata alle 12.00, insieme alle altre partite europee, dopo il via libera della Prefettura. Una sequenza di comunicati e variazioni tra l’11 e il 14 maggio che, come sottolinea Rossi, evidenzia un problema politico e culturale prima ancora che organizzativo.

Il punto centrale è il rapporto tra calcio e pubblico. Per Rossi, non si può definire il calcio “del popolo” e poi ignorare proprio il popolo: famiglie, abbonati, curve, tifosi in trasferta costretti a rivedere treni, hotel e permessi di lavoro. Da qui l’appello a una protesta civile e visibile, non alla diserzione: fischiare l’inno della Lega in tutti gli stadi sarebbe un segnale forte, per ricordare che il pubblico non è un accessorio televisivo, ma il cuore pulsante di questo sport.

Pulici commuove il popolo granata: «Tifosi, rinascerà un Toro vero!»


Pulici, eroe dello scudetto del 1976 rievoca il trionfo e lancia un messaggio d’amore: «Non smettete mai di lottare. Guardate il City…»

Mito per definizione del popolo granata, che oggi si ritroverà per celebrare i 50 anni dello scudetto del 1976, Paolino Pulici si racconta a Tuttosport in una bella intervista. Nessuno come lui ha segnato tanti gol nel Toro, 172.

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IL 16 MAGGIO 1976 «Un qualcosa di incredibile. La felicità assoluta. Inimmaginabile. Un momento mistico. Sublime. Anche nel ricordo, oggi, 50 anni dopo».

LA MARATONA «Il mio saluto con le braccia alzate rivolte al cielo e i pugni chiusi era nato proprio per desiderio dei tifosi. I capi della Maratona mi avevano chiesto un segno distintivo per festeggiare insieme i gol. E io avevo immaginato che quel gesto fosse il migliore proprio per coinvolgere tutti i tifosi sugli spalti, sopra la mia testa. E poi quei pugni chiusi esprimevano il concetto di lotta. Lotta vera, popolare. Io da ragazzino avevo lavorato in fabbrica con papà, ricordavo bene da dove arrivavo, da quali e quanti sacrifici… E i tifosi cantavano: “Pupi, tu sei sempre O’Rey!”. Io ero guidato dalla Maratona. In campo era la mia bussola. Dalle urla dei tifosi in curva intuivo senza guardare la distanza dalla porta. Mi indicavano la rotta. Vivevo per farli felici. E anche i miei compagni erano così. Vivevamo, giocavamo, vincevamo per loro. E con i tifosi al fianco tornavo a casa dopo le partite al Comunale. Nella notte dello scudetto, sotto casa mia in via Monfalcone, mi contenevano a fare cori su cori, centinaia di loro… Lottare, prendere le botte, reagire, segnare per i tifosi significava essere grati e riconoscenti. Un atto di amore per la maglia e per la gente. Ecco la marcia in più che avevamo tutti noi di quella squadra. Eravamo attaccati alla maglia fin morbosamente».

LA SALITA A SUPERGA «Certo, la sera dopo, per dire grazie agli Immortali per lo scudetto, 27 anni dopo la tragedia di Superga. Fu un obbligo morale per tutti noi salire sul colle. Per noi e per i tifosi. Era una… ascensione! Un’ascensione sportiva. Un tuffo al cuore. Avevamo un rispetto pazzesco per il Grande Torino. C’era qualcosa di soprannaturale al Filadelfia. E così, per salire a Superga, ci caricarono su un camion sopra a un cassone scoperto… C’erano anche le nostre mogli… Di sera tra le fiaccole dei tifosi… centomila tifosi, mi verrebbe da dire…! Andammo su per i tornanti di Superga… lentissimi… circondati dai tifosi che salivano a piedi… Quasi in cima, all’ultima curva, si ruppe la frizione del camion. Scendemmo, ma non riuscimmo a raggiungere la lapide. Migliaia e migliaia di tifosi avevano completamente occupato l’ultimo tratto di salita, il piazzale davanti alla basilica, i due sentieri laterali per arrivare alla lapide… Pregammo il Grande Torino da lì, da dove eravamo… Dicemmo grazie al cielo. Immaginate il buio squarciato da migliaia e migliaia di fiaccole accese… E i cori, i canti di diverse decine di migliaia di tifosi… Ho i brividi di commozione a ricordarlo».

RADICE GLI DAVA UNA TESTATA PRIMA DI ENTRARE IN CAMPO «Mi aveva spiegato che in quel modo, con quel gesto, ci potevamo scambiare più velocemente i pensieri: “Pupi, io ti trasferisco la forza nella testa e poi tu la usi come sei capace di fare”. Gigi sentiva che io lo capivo in pieno, che si poteva fidare, che comprendevo quel rito quasi magico».

50 ANNI DOPO «È un ricordo meraviglioso, fantastico per noi e per i tifosi, ma è brutto dover dire che è trascorso mezzo secolo. Significa che c’è qualcosa che non funziona. Non sono funzionate diverse società nel Toro, in questi ultimi decenni. E di certo non funziona questa società di oggi. Arriviamo da 30 anni di mediocrità e con Cairo non è cambiato nulla, anzi, visto che è alla guida del Torino addirittura da 21 anni. L’ho già detto tante volte e lo ripeto una volta di più adesso: i tifosi non vedono amore granata in Cairo, non si identificano nella sua gestione, contestano da anni, lo hanno contestato tante volte e io li ho sempre compresi, capiti. Ormai da tanto tempo il popolo del Toro invoca una svolta, un cambiamento. Spera ed è giusto che lo faccia. I tifosi sperano e lottano, lottano e sperano. Non meritavano questo tracollo, questa perdita di identità, di tradizioni, di risultati, di ambizioni. Non meritavano di subire questo trattamento. Io penso al City e sogno che capiti anche a noi qualcosa di simile, anche solo in… proporzione! Il Manchester City ha vinto tutto in questi ultimi 20 anni, non solo in Inghilterra, non solo in Europa. È arrivato in cima al mondo. È una delle squadre più famose del pianeta. Una delle più vincenti del terzo millennio. Eppure alla fine degli Anni 90 retrocesse addirittura in terza serie e arrivò a un passo dal fallimento. Poi sono cambiate le gestioni, le proprietà e il City è risorto. Ecco, io non so quando e come possa risorgere il Toro, ma non bisogna mai smettere di sperare. Bisogna sperare in una società nuova, in una rinascita, in una crescita come con Pianelli dopo le grandi difficoltà degli Anni 50. Il Toro non morirà mai per merito dei tifosi. E ai tifosi ribadisco: non smettete di lottare, di sperare in un Toro migliore. Prima o poi rinascerà, ne sono convinto. L’importante è credere sempre nei nostri ideali, impegnarsi. Il Toro è lotta e speranza, cadute e rinascite. Lo dice la storia. E noi del Toro siamo un popolo che non si arrende».

Frosinone in A, Stirpe detta la linea: «Sostenibilità economica principio ineludibile»


Il Frosinone celebra la promozione e invoca riforme urgenti: «Il sistema calcio è inceppato da anni, servono salary cap e controlli sui procuratori»

Da 25 anni al vertice del Frosinone, Maurizio Stirpe è un uomo felicissimo per la promozione in A del Frosinone e già pensa a come affrontare la prossima stagione, ragionando anche sulla crisi del nostro calcio. Queste le sue parole al Corriere dello Sport.

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LA QUARTA PROMOZIONE IN A «Amo ricordare tutte le mie promozioni. Rivestono la stessa importanza perché hanno portato al medesimo risultato. Ma quest’ultima è particolarmente significativa per le modalità con cui è stata conquistata».

L’ASPETTO FONDAMENTALE «Secondo me l’ingrediente fondamentale è stata la volontà, è stato crederci. A cominciare dal nostro direttore sportivo Renzo Castagnini, anche nei momenti in cui poteva sembrare quasi uno scherzo ambire a un obiettivo simile».

COSA FARE IN SERIE A «Io penso che, alla latitudine di club come il Frosinone, si possa fare calcio solo nel modo in cui lo abbiamo fatto quest’anno, anzi abbassando ulteriormente i costi. Poi la Serie A è un altro mondo. E, senza stravolgere la nostra strategia, servirà molto di più per competere e conquistare la salvezza».

IL CALCIO SOSTENIBILE «Diciamo che il collo dell’imbuto è diventato sempre più stretto. Ma alcuni problemi sono emersi anche in modo drammatico. C’è necessità di risorse che non sono più disponibili. Bisognerà puntare su un rafforzamento delle strutture economico-finanziarie dei club, consolidando le imprese anche attraverso la riduzione dei costi di gestione».

GLI INVESTIMENTI SUI GIOVANI NON BASTANO PIIU’ «Certamente. E proprio per il motivo che dicevamo. Senza sostenibilità economica-finanziaria non può esserci crescita e non ci saranno investimenti nei settori giovanili. L’abolizione della legge che ha portato alla liberalizzazione dei vincoli è ineludibile. Chi investirà sui giovani se poi deve affidarsi unicamente a intermediari che non sempre tutelano gli interessi sia delle società che dei ragazzi?».

LE PRIORITA’ D’INTERVENTO «Se il salary cap viene applicato dal cento per cento dei club, diventa uno strumento utile. Ma se chi non lo rispetta può aggiungerci risorse dispone di maggiori risorse, allora non funziona più. Perché genera un effetto domino, una sorta di emulazione, che rende inefficace il meccanismo».

I SOLDI «Anche chi non può permetterselo finisce per spendere soldi che non ha. Invece, il sistema dovrebbe riguardare tutti ed essere applicato senza alcun tipo di eccezione. Ho già avuto modo di sottolineare che il mondo del calcio è troppo corporativo e perde di vista gli interessi complessivi».

COME TENERE INSIEME LE DIVERSE ESIGENZE TRA GRANDI E PICCOLE «È questo il punto. Chi ha più disponibilità dovrà essere maggiormente generoso. Altrimenti non ne usciremo».

FINORA NON CI SI É RIUSCITI «E qualcosa significherà. Tutte le politiche praticate negli ultimi vent’anni hanno sistematicamente portato a una riduzione delle risorse a favore delle Leghe. È il momento che ognuno faccia un passo indietro, a partire da chi possiede di più, affinché il movimento realizzi riforme indispensabili e non più rinviabili».

LE RIFORME PIU’ URGENTI «È necessaria una riforma importante delle Leghe, una più chiara definizione tra mondo professionistico e semiprofessionistico. Occorrono strumenti legislativi che agevolino la ripartenza».

Mandragora sfida la Juve: «Mente sgombra a Torino, vogliamo vincere per i nostri tifosi»


Mandragora riflette sulla stagione più difficile della storia viola, elogia Vanoli e blinda il suo futuro: «Ho rinnovato fino al 2028, questa società è una famiglia»

Rolando Mandragora suona la carica in vista del match contro la Juventus. I ricordi del passato pesano, soprattutto quel 3-0 firmato al Franchi ormai più di un anno fa, ma il centrocampista guarda solo al presente. Tuttosport ha raccolto le sue parole:

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JUVE-FIORENTINA «L’affronteremo con il coltello tra i denti, sappiamo quanto questa gara sia sentita dalla nostra gente e questo deve spingerci ancora più a fare una grande prestazione e ottenere un risultato positivo».

CHE JUVE SI ASPETTA «Di sicuro con più pressione di noi avendo un obiettivo da centrare. Andremo lì con la mente sgombra, puntando a vincere per i nostri tifosi».

SFIDA DA EX «Torino e Fiorentina sono le squadre che mi hanno dato di più. Al Toro sono stato solo un anno e mezzo ma sono stato bene, ho dato tutto quel che avevo perché era giusto così, era il mio dovere ma la gente lo ha apprezzato davvero ed è stato bello. Alla Juve invece sono arrivato troppo giovane e così ho iniziato a girare».

HA GIA’ BATTUTO LA JUVE «Ero al Genoa, avevo 17 anni, Gasperini mi dette fiducia, Marassi era pieno e vincemmo con una rete di Antonini. È un ricordo speciale».

LA STAGIONE VIOLA «È stata lunga. Avevamo aspettative importanti ma non siamo riusciti a mantenerle e ne siamo i primi responsabili. Alla fine abbiamo raggiunto la salvezza anche se avremmo voluto farlo con più tranquillità».

LA RETROCESSIONE «Quando siamo stati a lungo senza vincere ho iniziato a pensare: se le altre squadre in lotta riescono a ingranare la rincorsa si farà sempre più dura. Però sapevamo nonostante tutto di essere un gruppo con buone individualità, anche se sentendo usare ora questo termine alla gente verrà giustamente da ridere».

LA SUA CARRIERA «Voglio continuare a migliorare, ad essere ambizioso, tutto passa dal lavoro quotidiano e un po’ di fortuna. L’unico rimpianto per ora è non aver vinto una delle tre finali giocate con la Fiorentina».

RINNOVO FINO AL 2028 «Mi vedo alla Fiorentina, qui sto bene, sono felice: questa società è una famiglia come di rado ho trovato altrove. Sono contento di proseguire il mio percorso qui».

KAYODE «Intanto gli faccio i complimenti per il percorso che sta facendo, è andato in Premier dove anche calciatori forti trovano difficoltà. Lui invece pur essendo un bravo ragazzo, lavora, ascolta, è intelligente. Quanto al futuro deciderà lui, ha le caratteristiche per giocare ovunque, può ancora crescere tanto, gli auguro il meglio e gli dico di essere ambizioso e puntare più in alto possibile».

IL RILANCIO VIOLA «Le individualità non mancano, saranno poi la società e l’allenatore a fare le valutazioni per una squadra forte e competitiva che di sicuro non può lottare per obiettivi come quello di quest’anno».

VANOLI «Secondo me gli vanno dati grandi meriti, ci ha permesso di raggiungere una salvezza che pareva difficile».

HA FATTO 6 GOL «Vero, ma mi manca il gol già da un bel pezzo e domani me lo prenderei molto volentieri».

Cicinho si confessa: «Iniziai con l’alcol a 13 anni. Mi hanno salvato mia moglie e la fede»


L’ex terzino di Roma e Real Madrid racconta il suo drammatico passato con l’alcol, i retroscena dello spogliatoio e la rinascita: «Una volta ho bevuto 17 birre»

Nazionale brasiliano, alla Roma per 5 anni dal 2007 al 2012, Cicinho ha raccontato a La Gazzetta dello Sport non solo la sua carriera da calciatore, ma la fortissima dipendenza dall’alcol che ne ha contraddistinto la vita e come ne è uscito grazie alla famiglia e alla religione. Ecco la sue parole.

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COME SI É AVVICINATO ALLA RELIGIONE «Grazie a mia moglie Marry. A Roma mi portò per la prima volta in chiesa. Oggi faccio i culti, parlo della storia di Gesù e l’anno prossimo celebrerò anche il matrimonio di due amici brasiliani in Italia. Credo molto in Dio: ti aiuta a purificarti dal male».

SI SENTE PURIFICATO «Sì. Io con l’alcol mi sono autodistrutto. Tutto è iniziato a 13 anni, a una festa tra amici. Ho assaggiato la birra e me ne sono innamorato come fosse una donna. Più crescevo, più bevevo. Tornavo a casa alle cinque del mattino senza che i miei genitori scoprissero nulla. E il giorno dopo stavo bene, riuscivo perfino ad allenarmi».

NESSUN SOSPETTO AL REAL «Stavo sempre a casa. Andavo a letto alle quattro del mattino e alle otto ero all’allenamento ubriaco. Prima di uscire bevevo tre o quattro caffè e mangiavo un pacchetto di cicche per coprire l’odore dell’alcol. E in campo andavo pure forte. Nemmeno Capello sospettava qualcosa».

I TATUAGGI «Ho sempre voluto farmeli, ma avevo paura degli aghi. Così ho iniziato a tatuarmi da ubriaco per non sentire dolore. Ne ho fatti 15 a Madrid e altri 10 a Roma. In totale ne ho 33. Solo otto da sobrio».

A ROMA SI É DATO UNA REGOLATA «All’inizio sì. Con Spalletti mi trovavo benissimo e giocavo tanto. Poi nel 2009 mi ruppi di nuovo il ginocchio e ricominciai a esagerare. Lì ho capito che soffrivo di depressione, anche se all’epoca non volevo ammetterlo».

IL RECORD «Oltre ogni limite. A Roma ho fatto il record: 70 birre e 15 caipirinhas in un solo giorno. Più due pacchetti di sigarette. Odiavo dormire, volevo solo fare festa a casa mia con amici».

CHI L’HA AIUTATA «Bruno Conti soprattutto. Mi parlava sempre con affetto: “Cicinho, meno feste e più allenamento”. Anche Pradè mi stava addosso. A Roma sono legatissimo. Spero che un giorno mio figlio Emanuel ci possa giocare. Ha 5 anni e vuole diventare professionista».

IL LITIGIO «Una volta Rosella Sensi entrò furiosa nello spogliatoio dopo una sconfitta e disse che non avevamo carattere. Heinze voleva che Totti reagisse, ma Francesco disse: “Ao, stai sereno, lo stipendio arriva lo stesso”. Heinze rispose: “Tu non puoi fare il capitano”. Da quel momento l’argentino non vide più il campo».

AL MARE «Tra Ostia e Fregene avevo un amico con un ristorante sulla spiaggia. Vicino al locale c’era un campo da calcio a 7 e finivamo spesso a giocare fino alle tre di notte. Anche contro tifosi della Roma, diventati amici. Qualcuno poi fece la spia e la notizia arrivò in società. Si arrabbiarono con me, ma ormai ero a fine contratto».

Genoa Milan, doppio ex Matri: «De Rossi è tosto, ma Allegri vincerà»


L’opinionista Dazn analizza la corsa all’Europa: «Per me la classifica non cambierà. A Genova saranno le motivazioni a fare la differenza»

Alessandro Matri è un ex di Genoa e Milan, avversarie domani, e anche della Juventus, anch’essa squadra impegnata nella corsa per entrare tra le prime 4 e garantirsi un posto nella prossima Champions League. Opinionista di DAZN, La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato.

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GENOA-MILAN «Ricca di pressioni per i giocatori rossoneri che devono vincere per forza e stanno attraversando un periodo complicato a livello di risultati. Fino a qualche settimana fa, erano in lotta per lo scudetto e adesso rischiano di non entrare in Champions. In queste condizioni quando scendi in campo non puoi essere tranquillo».

IL GENOA NON FARA’ SCONTI «Ne sono sicuro. Daniele è uno serio che vuole continuare a far bene. Il suo amore per la Roma, in corsa per la Champions, può essere per lui un motivo in più per giocarsela fino alla fine».

PRONOSTICO «Il Milan è favorito perché, anche se ha degli assenti per squalifica e non ci sarà Modric, troverà gli stimoli per non sbagliare una gara che vale una stagione».

ALLEGRI «Allegri mi ha allenato al Cagliari, al Milan e alla Juventus. Lo conosco bene e gli devo molto. Visto il rendimento che la squadra ha avuto fino alla vittoria del derby, non mi aspettavo un simile calo: si stava giocando uno scudetto insperato perché non era tra le favorite a inizio stagione. Una flessione ci stava, ma non me l’aspettavo così marcata negli ultimi due mesi».

LO SPRINT CHAMPIONS «Le ultime due giornate non cambieranno la classifica attuale e in Champions, oltre a Inter e Napoli, andranno la Juventus e il Milan. Il vantaggio è minimo, ma il Milan ha due incontri alla sua portata e non li sbaglierà: i valori dei rossoneri verranno fuori. Anche la Juventus con Spalletti ce la farà: Luciano ha dato una svolta e il rientro di Vlahovic è stato una spinta perché là davanti mancava tanto un centravanti che finalizzasse il gioco. Con lui si è chiuso il cerchio e la Juve è tornata a correre. Con la Fiorentina e il Torino, però, non sarà tutto facile».

Del Piero e la corsa Champions: «Juve e Roma hanno più brio, ma nulla è scontato»


L’ex capitano bianconero analizza la volata europea alla vigilia di un weekend decisivo, rievoca il trionfo del 2006 e lancia i giovani del futuro: «Yildiz, Cherki e Güler ci faranno divertire»

Opinionista di talento al pari di quello che ha espresso per decenni sul campo di calcio, Alessandro Del Piero affronta tutti i temi più importanti dell’attualità calcistica su La Gazzetta dello Sport, dallo sprint Champions al Mondiale prossimo venturo.

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LE FAVORITE NELLA CORSA CHAMPIONS «Non ne ho la più pallida idea, è un discorso troppo complicato. Bisognerebbe essere dentro ogni squadra per capire il termometro reale di tutte».

JUVE E ROMA SONO IN FORMA «Se dobbiamo fotografare il momento, sì, Juve e Roma arrivano con più brio rispetto alle avversarie che hanno rallentato. Questo ha creato un intasamento in classifica che rende tutto più eccitante».

L’ALEX BAMBINO «Da piccolo giocavo sempre a pallone, anche in casa, il divano era la barriera per le punizioni e una sedia la porta. Era un divertimento. Il calcio in fondo è credere in sé stessi e una serie di cose che esulano dalla squadra in cui giochi, che sia la Juventus o il San Vendemiano. Oggi invece le priorità sono la performance e il risultato, non solo nei ragazzi ma anche in allenatori, dirigenti, presidenti».

IL MONDIALE «Sì, quando cominci a giocare a calcio sogni di giocare il Mondiale, ancora più che di vincerlo. Io non ho mai espresso quei sogni ad alta voce perché i sogni non si dicono, si tengono dentro e si fa in modo che crescano. Devono essere una forza motrice che ti spinge da dentro. Ho vissuto la prima Coppa del Mondo nel 1982 e conoscere la bellezza della vittoria mi ha dato energia. Quei ragazzi mi hanno messo un po’ di pressione…».

LA VITTORIA DEL 2006 «Non ero incredulo ma avevo tanto orgoglio, tanta soddisfazione personale e di squadra. In quella situazione ti passano in testa i momenti della tua vita. Negli anni precedenti eravamo andati relativamente vicino a vincere, avevamo tutte le caratteristiche per arrivare in fondo ma il Mondiale è davvero un torneo complicatissimo».

IL MONDIALE 2026 «La Fifa si è spinta molto per far partecipare più squadre possibili al Mondiale e portare il calcio in molte più nazioni. Sarà questo il leitmotiv. I tre paesi ospitanti, vicini di casa, hanno uno storico calcistico molto diverso ma sono appassionati e strutturati. Sarà un Mondiale bello, come tutti i Mondiali, un evento spettacolare soprattutto nella fase a gruppi, con tanto calcio in tv».

CHERKI, NICO PAZ, GULER EMOZIONANO «Quei tre di sicuro. Poi Yildiz nella Turchia. Ogni nazionale ha giocatori di grande creatività e fantasia, si tratta di scoprirli e guardarli con attenzione».

I NOMI DA CONSIGLIARE «I nomi sono sempre gli stessi. La bellezza del Mondiale è vedere come performeranno questi fantastici talenti. Poi siamo in un contesto in cui si gioca di squadra. Il talento non si esprime solo con il dribbling e il gol spettacolare, ma anche con la capacità di portare la propria squadra a vincere».

Nazionale, ecco i 3 talenti principali da trasferire dall’Under 21

La Nazionale italiana si prepara alle prossime amichevoli di giugno con uno sguardo inevitabilmente rivolto al futuro. Con Silvio Baldini chiamato a guidare il gruppo azzurro in qualità di commissario tecnico ad interim, prende quota l’ipotesi di un rinnovamento graduale che possa valorizzare i migliori profili provenienti dall’Under 21. In quest’ottica, puntare su giovani già abituati a confrontarsi con ritmi elevati può rappresentare una scelta strategica. Proprio partendo da questo concetto, alcuni nomi emergono con particolare forza per continuità di rendimento e già significativa esperienza nel massimo campionato italiano.

Tra i profili più interessanti figura Honest Ahanor, difensore classe 2003 attualmente in forza al Genoa. Impiegato con crescente regolarità nel corso della stagione, il centrale ha collezionato oltre 20 presenze in Serie A, distinguendosi per solidità nei duelli aerei e capacità di impostazione dal basso. Il rendimento offerto ha contribuito alla buona tenuta difensiva del club ligure, contribuendo alla salvezza del club e rendendolo uno dei giovani più affidabili del reparto arretrato. La sua duttilità, che gli consente di adattarsi anche a una linea a tre, rappresenta un valore aggiunto in ottica Nazionale maggiore.

Un altro nome da tenere in considerazione è quello di Luca Lipani, centrocampista classe 2005 del Sassuolo. Nonostante la giovane età, Lipani ha trovato spazio nel corso della stagione, totalizzando circa 15 presenze in Serie A. Si tratta di un mediano moderno, capace di coniugare qualità tecnica e intensità in fase di recupero palla. La sua visione di gioco e la precisione nei passaggi lo rendono un profilo particolarmente interessante per il centrocampo azzurro, soprattutto in un momento in cui si cercano alternative credibili per aumentare la qualità nella costruzione.

Completa il terzetto Cher Ndour, centrocampista classe 2004 attualmente al Paris Saint-Germain ma con esperienze anche nel campionato italiano. Ndour ha accumulato minuti tra Ligue 1 e competizioni europee, oltre a presenze in Serie A nella prima parte della stagione, dimostrando una crescita costante sotto il profilo tecnico e fisico. Con oltre 20 presenze complessive tra club e coppe, il suo rendimento evidenzia una notevole capacità di inserimento offensivo, unita a una struttura fisica imponente che gli consente di dominare nei contrasti. La sua versatilità lo rende impiegabile sia come mezzala che in posizione più avanzata.

L’inserimento di questi profili risponde anche alla necessità di ampliare il bacino di scelta in vista dei prossimi impegni internazionali. A giudicare dai nomi delle nazionali candidate a vincere la coppa, forse l’Italia avrebbe fatto davvero fatica a togliersi soddisfazioni o quantomeno a ben figurare. I tifosi, i giornalisti e le quote sui Mondiali in Messico concordano nell’inquadrare Spagna e Francia come le squadre più temibili, ma anche Inghilterra, Brasile, Argentina e Portogallo hanno almeno sulla carta qualcosa in più rispetto agli azzurri, che nel girone avrebbero dovuto comunque affrontare la Svizzera che li aveva surclassati agli ultimi Europei. Va detto però che quasi mai in passato l’Italia si è presentata da favorita ai Mondiali, nemmeno nelle edizioni che poi hanno visto il trionfo finale degli Azzurri.

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