Pagina 119 – Calcio News 24

Graziani e lo scudetto del Torino cinquant’anni dopo: «Radice portò il calcio totale, noi eravamo guerrieri»


L’eroe del tricolore del 1976 rievoca l’impresa granata tra l’intesa perfetta con Pulici, il ricordo del presidente Pianelli e il sogno di un derby vincente con D’Aversa

Oggi al Grande Torino ci sarà La Partita della storia, l’appuntamento della gente granata con tanti ex campioni per celebrare lo scudetto di 50 anni anni fa. La Gazzetta dello Sport ospita un’intervista con uno dei due Gemelli del gol, Francesco Graziani.

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LO SCUDETTO DEL 1976 «È una storia senza tempo. Eravamo un gruppo fantastico, costruito da una società formabile, con la voglia di mangiarsi il futuro. È una storia senza tempo perché quel Toro entrò nel cuore degli italiani: il primo anno vincemmo, l’anno dopo secondi a 50 punti con la Juve a 51. Come dice Pecci, se avessimo fatto 51 loro ne avrebbero fatti 52. Si sa, la Juve è la più amata ma è anche la più odiata: in quelle stagioni, il Toro acquisì una simpatia in Italia tra tutte le tifoserie. Tutti tifavano per noi».

IL PRESIDENTE PIANELLI «Una persona buonissima. Lo vedevamo poco, quando riuscivi ti parlava in piemontese stretto».

RADICE INNOVATIVO «È vero, ci faceva vedere le immagini dell’Ajax. Noi dicevamo: “Sì, ma qui c’è Cruijff…”. Ribatteva: “Dobbiamo rubargli il concetto: come si allenano, con quale attenzione”. Siamo stati tra i primi a giocare un po’ il calcio totale, a fare pressing e fuorigioco in maniera alternata. Eravamo innovativi, anche per come ci allenavamo, con le regole degli olandesi: pressing, uno contro uno, possesso palla, esercitazioni con tre tocchi, rapidità e velocità. Il martedì iniziavano gli allenamenti e Radice ci diceva: “No, ragazzi: la domenica comincia oggi. Da oggi siamo già alla partita”».

L’INTESA CON PULICI «A noi bastava guardarci. Lui faceva un cenno, io capivo su che palo andava e puntavo l’altro. Non ci parlavamo mai, era tutto automatico: Paolo è stato il mio compagno ideale. Eravamo complementari: siamo stati indispensabili, io per lui e lui per me».

SENZA CLAUDIO SALA CI SAREBBERO STATI I GEMELLI DEL GOL «Penso di no, oppure potevamo anche esserci ma senza Claudio non saremmo mai arrivati a quei livelli. Io e Paolo eravamo molto bravi nel gioco aereo e Claudio ci ha fatto fare un sacco di gol. Guardi, io ho giocato con Bettega, Paolo Rossi, Pruzzo, Chinaglia e altri ma Pulici era il più forte di tutti».

IL FINALE DEL TORO DI D’AVERSA «Da quando c’è D’Aversa, mi piace lo spirito con cui il Toro sta giocando. A questi ragazzi possiamo chiedere di portarci la soddisfazione alla fine della stagione: regalateci la vittoria con la Juve. È sempre tosta con loro, però dateci un finale col botto».


Dzeko a tutto campo: «L’Inter ha fatto una grande stagione. Alajbegović alla Roma? Deve andare dove gioca»


Il bomber bosniaco festeggia il ritorno in Bundesliga con lo Schalke 04 e lancia la sfida per il Mondiale 2026: «La Bosnia ce l’ha fatta perché avevamo meno pressioni dell’Italia»

Edin Džeko, ex attaccante di Roma, Inter e Fiorentina, a 40 anni ha guidato lo Schalke 04 al ritorno in Bundesliga e si appresta a partecipare al Mondiale, come ben sappiamo noi italiani eliminati dalla sua Bosnia. Ecco la sua intervista al Corriere dello Sport.

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LA STAGIONE DELL’INTER «Magari qualcuno si è soffermato sull’eliminazione dalla Champions, ma io penso che l’Inter e Chivu abbiano fatto un anno incredibile. Sono molto legato a quella società, sono stato benissimo due anni e so cosa significa giocare per quei colori. Non si può neanche dire, come ho sentito, che hanno vinto perché le altre non sono state all’altezza: non la penso così. Hanno portato a casa due titoli perché lo hanno meritato: tutti, a partire da Chivu, hanno fatto un lavoro incredibile. Doppietta al primo anno è qualcosa di davvero importante e la società lavora per crescere ancora. Non è un caso».

ALAJBEGOVIC ALLA ROMA «Parliamo di un giocatore di diciotto anni, un ragazzino, che nei playoff Mondiali, contro di voi e contro il Galles, ha tirato due rigori pesantissimi. Ha qualità e personalità. Ha un grande futuro, deve tenere i piedi per terra e fare la scelta giusta che significa andare dove può giocare con continuità… Spero che alla fine vada a Milano. L’Inter è un top club e lui in una squadra del genere può crescere e migliorare. Ha davanti un gran futuro: ha qualità ma ha anche la testa giusta».

CONTENTO PER LA SALVEZZA VIOLA «Certo. I primi sei mesi sono stati molto difficili, per me e per tutti, ora sono felice che abbiano fatto quello che dovevano. Ho scelto di andar via perché volevo giocare e aiutare la Bosnia per i playoff e l’opportunità dello Schalke è stata importante: grandi tifosi, ottimo stadio, non potevo fare scelta migliore. Spero che la Fiorentina faccia una stagione diversa il prossimo anno, che si preparino meglio».

IL CALCIO ITALIANO «Ne parlano tanti, non credo stia a me dire cosa non va. È evidente che se non fai tre Mondiali di fila c’è un problema, è un momento molto difficile. Bastava vedere quello che è successo prima della nostra partita: se sei l’Italia non puoi avere paura del Galles, devi fare le finali dei Mondiali, non uscire nelle qualificazioni».

PERCHÉ HA VINTO LA BOSNIA «Avevate troppa pressione, anche voi media avete influito… Giorni interi a parlare del campo, dei balconi e poco di noi… Siamo meno forti, è vero, ma siamo pure una buona squadra, anzi ottima, con tanti ragazzi interessanti e questo è stato evidenziato poco. Non dico che c’è stata arroganza, anche la storia del video di Dimarco… È capitato anche a me, quando magari c’erano i sorteggi di Champions, di essere più contento di una squadra rispetto all’altra. Non mi sono arrabbiato, ma con i social oggi si deve essere molto attenti».

IL MONDIALE «Per me sarà la seconda volta, ancora mi emoziono a pensare all’esordio del 2014 al Maracanà contro l’Argentina… Stavolta ci saranno sensazioni diverse, ma comunque molto forti. Sono il capitano di un gruppo con tanti ragazzi: è una responsabilità ma è anche tanto bello. A molti di loro questa qualificazione ha cambiato la vita, è stato speciale. Nel nostro girone ci sono Canada, Svizzera e Qatar: credo che potremo provare a giocarci il secondo posto. La Svizzera mi pare favorita».

Simone Inzaghi spazza via Juve e Milan: 90 milioni di euro all’anno

L’Al Hilal sta mettendo sul piatto un’offerta che potrebbe cambiare il panorama del calcio internazionale. Il club saudita ha offerto a Robert Lewandowski un contratto da 90 milioni di euro all’anno, una cifra che, se accettata, lo renderebbe uno dei giocatori più pagati al mondo.

La notizia, riportata da Przeglad Sportowy, ha scatenato reazioni in tutto il mondo calcistico, con il polacco che, a meno di un mese dalla scadenza del suo contratto con il Barcellona, sembra sempre più vicino a un trasferimento clamoroso in Arabia Saudita.

Offerta folle di Simone Inzaghi

Non è una sorpresa che il club guidato in panchina da Simone Inzaghi stia cercando di attrarre altre stelle di calibro mondiale nella propria squadra, ma l’offerta fatta a Lewandowski è davvero impressionante.

90 milioni di euro all’anno rappresentano una cifra fuori dalla portata della maggior parte dei club europei, che raramente si spingono a tali livelli economici. La concorrenza di club come la Juventus e il Milan appare quindi irrilevante in confronto alla potenza economica di una proposta simile.

Nonostante l’interesse di club europei e della MLS, il giocatore potrebbe trovarsi di fronte a una scelta più facile del previsto.

Cristante sicuro: «La Champions League è un nostro obiettivo, abbiamo fatto un grande campionato»

Cristante: «Abbiamo fatto un grandissimo percorso quest’anno. Siamo lì e abbiamo a portata di mano la Champions League»

La Roma si prepara a un derby ad altissima tensione contro la Lazio, in programma domenica alle 12, una sfida che potrebbe pesare enormemente nella corsa alla prossima Champions League. I giallorossi arrivano al big match forti di tre vittorie e un pareggio, con l’obiettivo dichiarato di fare punti per tentare il sorpasso al quarto posto.

In vista della stracittadina, il capitano Bryan Cristante ha parlato ai canali ufficiali della Lega Serie A, soffermandosi sugli obiettivi stagionali e sulla crescita del gruppo guidato da Gasperini. Le sue parole:

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PAROLE – «Abbiamo fatto un grandissimo percorso quest’anno. Siamo lì e abbiamo a portata di mano la Champions League, ma chiaramente non dipende solo da noi. Dobbiamo vincere, abbiamo questo obiettivo fortissimo. Sappiamo che abbiamo una sola strada e, chiaramente oltre all’importanza del derby, c’è l’importanza dei 3 punti che per noi contano moltissimo”»

DERBY – «Il derby è sempre il derby. Lo stato di forma non conta. Come è importante per i nostri tifosi, il derby lo è anche per i loro. Entrambe le squadre quindi metteranno qualcosa in più, è una partita a sé, si sa. Sappiamo che dobbiamo vincere e metteremo tutto in campo per farcela. Tutta la città si agita, si attivano tutti e nell’aria si sente che la settimana è diversa. Percepisci che la città sta aspettando qualcosa di importante. Ormai so l’importanza di questa partita per i nostri tifosi, si sente davvero in tutta la città. Più si avvicina il giorno della gara e più quest’adrenalina sale. Se metti troppo cuore non hai la lucidità per poter vincere e viceversa, bisogna rimanere equilibrati mettendo però qualcosa in più. Serve un bel mix di tutto per riuscire a portarla a casa»

MALEN E GASPERINI – «Lui è forte, dentro l’area è devastante. Ha rapidità nel controllo, nel spostarsi la palla, nel calciare ed è freddo sotto porta. Per noi è un’arma in più, ce lo teniamo bello stretto e speriamo continui così in queste due partite. Il derby si sente talmente tanto che si arriva sempre pronti, si percepisce nell’aria. Siamo stati bravi a seguire il mister anche nei momenti di difficoltà, siamo sempre rimasti in scia al mister e fatto ciò che ci chiedeva. Con il passare del tempo abbiamo appreso sempre di più i suoi schemi. La nostra bravura è stata non mollare mai le idee del mister»

OBIETTIVO – «La Champions League è un nostro obiettivo, abbiamo fatto un grande campionato e sarebbe brutto buttarlo via alla fine così. Non dipende solo da noi, ma ce la metteremo tutta per tornare in Champions. Ce la meritiamo e sarebbe importante. Speriamo di farci questo regalo di fine anno».

Mourinho senza rivali: in Spagna confermano la sua corsa solitaria verso la panchina del Real Madrid

Dalla Spagna confermano: Josè Mourinho corre da solo verso la panchina del Real Madrid, scelta ormai indirizzata

Secondo Marca, il ritorno di José Mourinho al Real Madrid è ormai considerato una formalità: non ci sarebbero altri candidati in corsa e la scelta del club sarebbe già indirizzata. Per lo Special One si tratterebbe di un nuovo capitolo nella capitale spagnola, a distanza di anni dalla sua prima esperienza.

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Il tecnico portoghese è infatti l’unico profilo individuato per raccogliere il testimone di Álvaro Arbeloa, destinato a lasciare la guida della prima squadra. La dirigenza madrilena ha accelerato nelle ultime ore, convinta che Mourinho rappresenti la figura ideale per aprire un nuovo ciclo.

Il suo arrivo segnerebbe il quarto cambio in panchina nel giro di un anno, dopo Ancelotti, Xabi Alonso e lo stesso Arbeloa. Un segnale della volontà del club di ritrovare stabilità tecnica affidandosi a un allenatore di carisma ed esperienza internazionale.


Lo United FC di Pirlo scrive la storia: arriva la prima promozione nella Pro League degli Emirati

UAE Pro League, traguardo storico: lo United FC dell’ex Juventus Andrea Pirlo sale per la prima volta nella massima serie

Storico traguardo per lo United FC di Andrea Pirlo, che conquista per la prima volta nella sua storia la promozione in UAE Pro League, l’equivalente della Serie A negli Emirati Arabi Uniti. È bastato un pareggio per blindare il salto di categoria: con 57 punti e due giornate ancora da giocare, la squadra ha potuto festeggiare con largo anticipo un risultato che segna un prima e un dopo nella vita del club.

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Il pareggio decisivo ha dato il via a una festa immediata, spontanea, travolgente. In campo sono scattati abbracci, cori e applausi tra giocatori, staff e tifosi, tutti uniti attorno al loro allenatore italiano. Pirlo, arrivato con l’obiettivo di costruire un progetto credibile e ambizioso, porta così a casa un altro successo importante della sua carriera da tecnico.

Per lo United FC si tratta del più grande risultato mai raggiunto, un traguardo che certifica la crescita del club e la solidità del lavoro svolto negli ultimi mesi. La promozione in Pro League apre ora un nuovo capitolo, fatto di sfide più impegnative ma anche di nuove opportunità, con Pirlo pronto a guidare la squadra nel massimo campionato emiratino.


Real Madrid pronto a riprendersi Nico Paz: il Como pensa al sostituto proprio nella capitale spagnola

Nico Paz, ritorno deciso al Real Madrid: il Como ora ci pensa e pesca il possibile erede nella stessa cantera madrilena. I dettagli

Il passaggio dal 79 al 10 racconta meglio di qualsiasi parola l’ascesa di Nico Paz a Como. Arrivato quasi in silenzio nell’estate 2024, il talento argentino ha conquistato squadra e tifosi a colpi di gol, assist e giocate da leader tecnico. Con l’addio di Cutrone, la maglia più pesante è finita sulle sue spalle, simbolo di una centralità ormai indiscutibile. Domenica contro il Parma, però, potrebbe essere l’ultima volta del “Diez” al Sinigaglia: il Real Madrid è pronto a esercitare la recompra da 10 milioni entro il 30 giugno, una clausola che gli spagnoli avevano scelto di rimandare un anno fa per permettere a Fabregas di completarne la maturazione.

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Il valore del giocatore è ormai esploso: Paz ha brillato in Serie A, ha debuttato — e segnato — con l’Argentina maggiore ed è stato pre‑convocato per il Mondiale. Il Real può riportarlo subito a casa, inserirlo nella rifondazione estiva o cederlo per una plusvalenza enorme, visto l’interesse delle big europee, Inter compresa. Fabregas, che lo considera quasi un figlio, ha ribadito a El Partidazo de Cope quanto un altro anno a Como sarebbe ideale per la sua crescita, ma la decisione finale spetta ai Blancos.

Il Como, però, non resta a guardare. La proprietà indonesiana e il ds Charlie Ludi hanno già individuato possibili eredi: su tutti Cesar Palacios, talento del Real Madrid Castilla, coetaneo di Paz e dotato di tecnica nello stretto, visione e dribbling. Piace anche Chuki del Valladolid (7 gol e 8 assist in Segunda), seguito da mezza Bundesliga, e il franco‑algerino Fares Chaibi dell’Eintracht, capace di partire più dietro come fa Paz e autore di nove assist in stagione. A Como non si subiscono gli eventi: per ogni talento che parte, ce n’è già uno pronto a raccoglierne l’eredità. Il punto della Gazzetta della Sport.


El Shaarawy saluta la Roma: «Il derby sarà la mia ultima partita in casa all’Olimpico. Abbiamo vissuto emozioni indelebili»

El Shaarawy: «Ci sono luoghi che diventano casa senza che tu te ne accorga e poi un giorno ti rendi conto che è stato molto di più»

La Roma ha deciso di non rinnovare il contratto di Stephan El Shaarawy, in scadenza il 30 giugno. L’esterno classe 1992, tornato in giallorosso nel 2021, non rientra nei piani futuri del club e per questo il suo nome può essere escluso dalla lista dei giocatori in attesa di un nuovo accordo. La scelta è maturata senza una vera trattativa economica, segnale di una volontà chiara da parte della società.

Il derby contro la Lazio sarà così la sua ultima apparizione all’Olimpico, un momento dal forte valore simbolico per un giocatore che con la maglia romanista ha collezionato 346 presenze, 65 gol e 50 assist in Serie A. Resta da capire quale sarà il saluto dello stadio a uno dei volti più riconoscibili dell’ultimo decennio giallorosso.

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PAROLE “Ci sono luoghi che diventano casa senza che tu te ne accorga e poi un giorno ti rendi conto che è stato molto di più: persone, emozioni vita. Per me questi 10 anni sono stati tutto questo. In quest’ambiente ho trovato affetto vero, stima sincera e un senso di appartenenza che va oltre il calcio. Abbiamo scritto pagine importanti e vissuto emozioni indelebili come la vittoria di un trofeo internazionale. Con il passare del tempo sono cresciute le responsabilità, indossare la fascia da Capitano è stato per me un privilegio immenso. Il derby sarà la mia ultima partita in casa all’Olimpico”.

Zamorano: «La Uefa del 1998 non si cancella, quella squadra ha vinto molto meno di quello che meritava»

Zamorano sicuro: «La Uefa del 1998 non si cancella, quella squadra ha vinto molto meno di quello che meritava». Le sue parole

Felice per il Double conquistato dall’Inter tra Serie A e Coppa Italia, Ivan Zamorano ha raccontato alla Gazzetta dello Sport le sue sensazioni sul momento nerazzurro. L’ex attaccante cileno, simbolo indimenticato della Milano interista, ha ripercorso alcuni passaggi iconici della sua carriera, intrecciandoli con l’attualità della squadra guidata da Cristian Chivu.

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DOPLETE E REGOLARITÀ – «La Uefa del 1998 non si cancella, quella squadra ha vinto molto meno di quello che meritava, ma anche questa è una bella coppetta da festeggiare, soprattutto visto che si aggiunge a un grande scudetto. In questo momento storico, l’Inter riesce a dominare tutti senza particolari problemi e sono sicuro che sarà così anche in futuro».

NUOVO CICLO – «In realtà, il ciclo non è mai finito: da anni questo club è davanti agli altri per organizzazione interna, qualità dei giocatori e anche degli allenatori, che si sono succeduti senza che la squadra perdesse valore. Questi due trofei, poi, sono davvero importanti perché ti lasciano in bocca una sensazione di giustizia. Ecco, giustizia è fatta, visto che nessuno meritava la fine della passata stagione. Cosa mi ha convinto? La regolarità, sia in campionato sia in Coppa Italia. Peccato solo per quanto successo in Champions contro il Bodo, perché tutti ci aspettavamo altro. La squadra, poi, gioca particolarmente bene, ha uno stile moderno, segna valanghe di gol in tutti i modi possibili e sa sfruttare benissimo le palle inattive: i calci d’angolo sono una sentenza».

ZANETTI E FUTURO – «Cosa dice Zanetti? A Pupi interessa che la squadra della sua vita resti lassù, dove merita. Ma avere un argentino nel ruolo di capitano è ovviamente un orgoglio, anche perché lui stesso è stato decisivo nell’acquisto di Lautaro nel 2018. Fa un mestiere diverso, deve segnare e lo fa bene, ma questo ragazzo è proprio l’erede di Zanetti per serietà, cuore e impegno. Mercato? C’è sempre la possibilità di continuare a crescere, di trovare un giocatore utile, diverso. Però credo che la cosa principale sia rimanere concentrati nei momenti chiave: contro il Bodo c’è stato un eccesso di fiducia e questo si paga».

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Calciomercato Juve, quanti profili seguiti dai bianconeri per la prossima estate! Da Scalvini a Kayode, passando per Atubolu

Calciomercato Juve, estate in fermento: tanti profili nel mirino, da Scalvini a Kayode fino al portiere Atubolu

La Juventus continua a muoversi con decisione sul mercato e ha individuato in Michael Kayode uno dei profili prioritari per rinforzare la fascia destra. Secondo Tuttosport, il club bianconero segue con grande attenzione l’esterno del Brentford, protagonista in Premier League grazie a una crescita costante e a una fisicità che ha convinto gli osservatori juventini. L’idea è chiara: proseguire il processo di italianizzazione della rosa inserendo un talento classe 2004 ormai pronto per il salto in una big.

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Per portarlo a Torino servirà un investimento importante, stimato attorno ai 30 milioni di euro. Una cifra ritenuta congrua dalla dirigenza, anche perché Kayode gradirebbe un ritorno in Italia in un contesto competitivo. Il piano tecnico prevede un duello serrato con Pierre Kalulu, creando una concorrenza interna di alto livello sulla corsia destra. Due interpreti moderni e complementari garantirebbero a Spalletti rotazioni di qualità senza abbassare il rendimento complessivo.

Parallelamente, la Juventus sta valutando anche il mercato dei portieri, entrato in una fase cruciale. Alcuni intermediari hanno proposto il nome di Noah Atubolu, reduce da una stagione straordinaria al Friburgo, impreziosita da record importanti: cinque rigori parati consecutivi in Bundesliga e 609 minuti senza subire gol. Numeri che hanno attirato l’attenzione internazionale e che certificano la maturità del giovane tedesco, destinato a un futuro di alto livello.

Nonostante le qualità del portiere, Spalletti sembra orientato verso un profilo più esperto e internazionale. In cima alla lista resta Alisson, considerato il leader ideale per guidare la difesa bianconera. La Juventus, però, non ha fretta: può contare sul rendimento in crescita di Di Gregorio e sull’affidabilità di Perin, mantenendo aperte tutte le opzioni senza forzare decisioni affrettate.

Sul fronte difensivo, resta caldissimo il nome di Giorgio Scalvini. La Juventus ha già avviato i primi contatti con Atalanta ed entourage per capire la fattibilità dell’operazione. Spalletti apprezza da tempo la duttilità e la pulizia tecnica del classe 2003, ma la trattativa non sarà semplice: la famiglia Percassi valuta il giocatore tra i 40 e i 45 milioni. I bianconeri studiano formule alternative, anche con contropartite, per anticipare la concorrenza inglese. Scalvini sarebbe un innesto strategico per il progetto tecnico, capace di elevare il livello della retroguardia e garantire un futuro di assoluta solidità.

Stankovic, futuro in bilico: l’Inter valuta la cessione dopo la maxi‑offerta da 40 milioni

Inter, caso Stankovic: arriva un’offerta da 40 milioni, il club valuta il sacrificio. Cosa può succedere e le ultimissime

Chiusa una stagione trionfale con il Double — Campionato e Coppa Italia — l’Inter ha già acceso i motori del mercato per programmare con anticipo il 2026/27. Con Cristian Chivu confermato in panchina, il club vuole avviare un percorso di rinnovamento che mantenga intatte le ambizioni: difendere lo scudetto e migliorare il rendimento europeo. Tra le tante decisioni che segneranno l’estate nerazzurra, una spicca per delicatezza: il futuro di Aleksandar Stankovic, talento classe 2005 ceduto al Bruges con diritto di recompra e protagonista di una stagione esplosiva.

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La società ha già deciso di esercitare la recompra: Stankovic tornerà a Milano dopo un’annata da 52 presenze, 9 gol e 5 assist tra campionato e Champions League, numeri che hanno attirato l’interesse di mezza Europa. Tuttavia, il nuovo assetto tattico di Chivu — con un centrocampo a triangolo e un trequartista puro — ridurrà gli spazi per il giovane serbo. Mentre Mkhitaryan e Frattesi sono destinati all’addio, Barella, Zielinski, Sucic, Calhanoglu e Diouf resteranno centrali nel progetto, e dal mercato arriverà un centrocampista fisico alla “Kone” o “Curtis Jones”. In questo scenario, il minutaggio di Stankovic rischia di essere minimo.

Ed è qui che nasce il vero bivio: cedere Stankovic per una maxi‑offerta o puntare su di lui nonostante la concorrenza interna. Secondo Libero, all’agente del giocatore sono già arrivate due proposte dalla Premier League da circa 40 milioni di euro, cifra che garantirebbe una plusvalenza enorme ma farebbe perdere all’Inter il controllo sul cartellino. Tenerlo significherebbe rischiare di limitarne la crescita; venderlo significherebbe rinunciare a un talento cresciuto in casa. La decisione è imminente: Stankovic potrebbe diventare il sacrificato eccellente dell’estate nerazzurra.

Napoli Conte, incontro di fuoco in arrivo: De Laurentiis non lo libera e metterà due paletti decisivi

Napoli, summit infuocato con Antonio Conte: De Laurentiis chiude alla cessione e presenta due paletti per il futuro

Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte si preparano al terzo faccia a faccia in due anni, un vertice che arriverà dopo la matematica qualificazione in Champions, attesa con la sfida al Pisa. Le prime due riunioni avevano segnato momenti chiave: la firma del contratto e, un anno dopo, la conferma del progetto tecnico dopo lo Scudetto. Ora, però, il contesto è diverso. La stagione è stata segnata da investimenti pesanti e risultati inferiori alle aspettative, complicati da infortuni e sfortuna, e l’incontro rappresenterà il momento della verità per capire se il rapporto potrà proseguire.

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Secondo quanto riportato da Sportmediaset, il summit è già programmato e si terrà la prossima settimana, probabilmente negli uffici romani del presidente. Nonostante la stima reciproca, il confronto avrà inevitabilmente i contorni di un “dentro o fuori”. De Laurentiis ribadirà che Conte è sotto contratto fino al 2027 e che non verrà liberato senza una penale, ma presenterà anche un progetto profondamente diverso da quello attuale: riduzione del monte ingaggi, addio ai contratti pesanti — come quello di Lukaku — e ritorno alla ricerca di giovani talenti futuribili. Inoltre, il presidente chiederà a Conte di essere un allenatore e non un manager, dopo gli investimenti importanti su Beukema, Lang e Lucca, ritenuti non valorizzati.

Se Conte non dovesse accettare le nuove condizioni, la separazione non sarebbe semplice: liberarsi senza trattativa è impossibile e, nel frattempo, molte delle panchine più ambite — Chelsea, Real Madrid, Manchester City — sembrano già indirizzate verso altri profili. L’ipotesi Nazionale‑bis non è nei piani del tecnico, che potrebbe persino valutare un nuovo stop. Il vertice della prossima settimana, dunque, non deciderà solo il futuro del Napoli, ma anche quello di Conte, in un incrocio che potrebbe segnare l’inizio di un nuovo ciclo o la fine anticipata di un progetto mai decollato del tutto.

Pioli e Fiorentina si dicono addio: contratto risolto e comunicato del club che chiude definitivamente il rapporto

Pioli non è più sotto contratto con la Fiorentina: arriva il comunicato che sancisce la fine del rapporto fino al 2028

La Fiorentina ha comunicato ufficialmente la risoluzione del contratto con Stefano Pioli. L’allenatore, esonerato lo scorso 4 novembre, era legato al club viola da un accordo valido fino al 30 giugno 2028, ora interrotto in via definitiva.

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COMUNICATO – “ACF Fiorentina comunica che è stato risolto consensualmente il contratto che legava il Club al tecnico Stefano Pioli ed al suo staff. L’entusiasmo con cui Stefano Pioli è ritornato a Firenze e l’apprezzamento generale della Fiorentina e dei suoi tifosi, non hanno portato i risultati che tutti avrebbero desiderato.

Oggi, grazie alla fattiva collaborazione tra ACF Fiorentina e Stefano Pioli, è arrivata la risoluzione del contratto da parte di entrambi i soggetti e la Società augura a Stefano Pioli buona fortuna per il proseguimento della sua carriera professionale“.

Ai titoli di coda l’avventura di Tare al Milan: sarà addio al termine della stagione! L’annuncio di Moretto

Ai titoli di coda l’avventura di Tare al Milan: sarà addio al termine della stagione! L’annuncio di Moretto sul futuro del ds rossonero

L’avventura di Igli Tare al Milan sembra avviarsi verso i titoli di coda. Secondo quanto riportato da Matteo Moretto, il rapporto tra il dirigente albanese e il club rossonero è vicino alla conclusione definitiva, con una separazione che appare sempre più probabile nelle prossime settimane. Nonostante non siano ancora stati comunicati dettagli ufficiali, i segnali degli ultimi giorni indicano chiaramente una direzione verso un addio imminente, aprendo scenari di riflessione e riorganizzazione interna in vista della stagione 2026/27.

L’uscita di Tare rappresenterebbe un cambiamento significativo nell’assetto dirigenziale del Milan, già alle prese con una serie di riflessioni profonde dopo un’annata complessa sotto diversi punti di vista. La gestione del mercato, le strategie per la costruzione della squadra e la definizione dei ruoli dirigenziali hanno evidenziato la necessità di un confronto e di scelte chiare all’interno della società rossonera. Il possibile addio di Tare non segna solo la fine di un ciclo, ma apre la strada a nuove valutazioni strategiche da parte della proprietà e dello staff tecnico.

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L’eventuale uscita del dirigente ex Lazio potrebbe influenzare l’intero progetto tecnico ed economico del Milan. Il club dovrà individuare un sostituto in grado di garantire continuità nella gestione dell’area sportiva, di mantenere i contatti con i calciatori e di supervisionare con efficacia le operazioni di mercato, assicurando stabilità e visione a lungo termine. La scelta del nuovo direttore sportivo sarà cruciale per affrontare la stagione alle porte e per riportare il club ai vertici della Serie A e delle competizioni europee.

Resta da capire quali saranno le prossime mosse della società e chi potrebbe raccogliere l’eredità di Tare. La dirigenza dovrà valutare profili capaci di coniugare esperienza, visione strategica e conoscenza del calcio italiano, garantendo una gestione efficace dell’area sportiva e del mercato. Allo stesso tempo, il nuovo direttore sportivo dovrà lavorare in sinergia con la proprietà, con l’allenatore e con lo staff tecnico per costruire una squadra competitiva e in grado di affrontare le sfide nazionali e internazionali.

L’uscita di Igli Tare segna un momento delicato per il Milan, che dovrà gestire la transizione con equilibrio, mantenendo la stabilità necessaria per non compromettere il progetto tecnico e il percorso di crescita del club. Il futuro del dirigente albanese sarà dunque determinante per definire i contorni della prossima stagione e delle strategie di mercato.

Porto, l’era Farioli tra titoli e mercato: «Dobbiamo restare a stomaco vuoto»

Farioli analizza la stagione storica, svela il retroscena della chiamata di Mourinho e traccia la rotta: «Vogliamo tenere i migliori»

Francesco Farioli si presenta ai microfoni alla vigilia dell’ultima sfida di campionato contro il Santa Clara con il titolo già in tasca e lo sguardo rivolto al futuro. È un allenatore soddisfatto ma esigente quello che commenta il successo storico del Porto, avvertendo l’ambiente: il passato non deve diventare un limite.

La telefonata dello “Special One”

Uno dei momenti più emozionanti del post-titolo è stato il riconoscimento dei grandi del calcio. Farioli ha rivelato un dettaglio significativo: «Quando mi sono svegliato dopo la vittoria del campionato, una delle prime chiamate che ho ricevuto è stata quella di mister Mourinho». Un passaggio di testimone virtuale che sottolinea la grandezza dell’impresa compiuta dal tecnico italiano alla sua prima stagione in Portogallo.

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Mercato e ambizioni: blindare le stelle

Il tema caldo è la costruzione della squadra per il 2026. Farioli è stato chiaro sulla strategia societaria: «La nostra volontà è mantenere i giocatori migliori». Tuttavia, il tecnico è realista riguardo alle dinamiche internazionali: pur avendo lavorato intensamente sui potenziali obiettivi nelle ultime settimane, ammette che davanti a offerte folli da “100 milioni di euro” il controllo del club viene meno. Il focus resta però sull’identità: «Chi entra all’Olival deve avere lo stomaco vuoto e lo stesso desiderio di migliorarsi».

Casi individuali: Diogo Costa e Rodrigo Mora

Farioli ha toccato anche questioni simboliche e tattiche:

  • Diogo Costa: Riguardo alla proposta del presidente Villas-Boas di fargli indossare la maglia numero 2, Farioli ha parlato di una “conversazione personale“, sottolineando che il portiere ha il diritto di decidere, pur essendo già un simbolo leggendario con la fascia da capitano.
  • Rodrigo Mora: Il tecnico ha elogiato l’evoluzione del giovane talento, adattato a compiti difensivi più onerosi: «Forse non era il suo sistema ideale, ma il suo sacrificio lo ha reso un giocatore migliore».

Verso il Mondiale 2026

Con l’Italia fuori dalla rassegna iridata, Farioli guarderà al torneo come uno studente del gioco, ma con un tifo speciale per i suoi uomini: «Spero che i nostri giocatori abbiano successo con le loro nazionali; vederli arrivare in fondo ci renderebbe felici».

Weah giura fedeltà all’OM: «Oggi sono marsigliese al 100%, del futuro parleremo dopo il Mondiale»

Alla vigilia della sfida decisiva contro il Rennes, Weah blinda la concentrazione del gruppo: «Nessuna distrazione, dobbiamo dare tutto»

In casa Olympique Marsiglia tiene banco il futuro di Timothy Weah, ma il giocatore ha scelto la via della chiarezza e del pragmatismo durante la conferenza stampa pre-partita. Interpellato sulle voci di mercato e sui colloqui con la dirigenza, l’esterno ex Juventus ha preferito rimandare ogni discorso contrattuale a dopo la rassegna iridata. «Non ho ancora parlato con la società», ha ammesso Weah. «Farò di tutto per aiutare il club, ma la discussione vera avverrà dopo la Coppa del Mondo. Al momento sono concentrato al 100% sulla prossima partita e mi sento totalmente marsigliese».

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Un appello alla professionalità

Oltre alla sua situazione personale, Weah ha voluto inviare un messaggio forte e chiaro a tutto lo spogliatoio dell’OM. Con il campionato agli sgoccioli e le sirene del mercato che iniziano a farsi sentire per molti componenti della rosa, il laterale ha richiamato i compagni all’ordine e al rispetto per la maglia. «Essendo l’ultimo match, è normale che alcuni giocatori possano pensare ad altro», ha spiegato con franchezza. «Ma ai miei compagni dico: concentriamoci totalmente sul campo. Quello che farete dopo non mi interessa, la priorità è ciò che dobbiamo fare per il club, per i tifosi e per questa città».

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Chiudere in bellezza

L’obiettivo dichiarato è terminare la stagione con un risultato positivo che possa regalare una soddisfazione a tutto l’ambiente dopo un’annata intensa. Weah ha sottolineato la responsabilità del gruppo squadra in questo finale: «Finire bene farebbe bene a tutti. Siamo noi gli attori principali e abbiamo il dovere di dare tutto fino all’ultimo secondo». Parole da leader che mettono a tacere, almeno per il momento, le speculazioni sul suo domani, mettendo il bene del Marsiglia davanti alle ambizioni individuali.

Il Genoa conferma l’addio di Malinovskyi a parametro zero: «Grazie Ruslan per questa bellissima avventura»

Il Genoa conferma l’addio di Malinovskyi a parametro zero: «Grazie Ruslan per questa bellissima avventura». L’annuncio del club

La notizia era nell’aria da diverse settimane e adesso arriva la conferma ufficiale: Ruslan Malinovskyi lascerà il Genoa al termine della stagione 2025/26. Il centrocampista ucraino classe 1993, il cui contratto con i rossoblù scadrà al termine del campionato, ha ricevuto un’offerta importante dal Trabzonspor, club turco che punta a rinforzare la propria rosa con giocatori di esperienza internazionale. Il trasferimento rappresenta per Malinovskyi una nuova sfida professionale, dopo anni vissuti con impegno e dedizione in Serie A, dove si è distinto per tecnica, inserimenti e capacità di segnare gol decisivi.

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Il Genoa ha voluto salutare ufficialmente il suo giocatore attraverso i canali comunicativi del club, celebrando il percorso dell’ucraino in Liguria e l’impatto avuto nello spogliatoio e sul campo. In vista dell’ultima partita casalinga della stagione, è previsto anche un omaggio da parte dei tifosi di Marassi, pronti a tributare un caloroso saluto a un atleta che ha saputo distinguersi per professionalità e attaccamento alla maglia.

Il messaggio del club è stato chiaro e sentito: «Grazie Ruslan per questa bellissima avventura vissuta con il rosso e il blu cuciti sulla pelle. Nella buona e nella cattiva sorte, la tua grinta e amore per la maglia resteranno indelebili. Tutto il Genoa ti manda un caloroso saluto, pronto a farti ricevere una standing ovation in quella che in questi anni è stata, e rimarrà negli anni, casa tua. Dall’inizio, per sempre». Queste parole sottolineano non solo la stima della società per il giocatore, ma anche il legame affettivo con i tifosi che hanno seguito ogni passo della sua carriera ligure.

Malinovskyi lascia il Genoa dopo stagioni caratterizzate da continuità e rendimento di livello, rappresentando una pedina chiave nelle strategie offensive e nella manovra della squadra. Il passaggio al Trabzonspor offre al centrocampista l’opportunità di vivere una nuova esperienza internazionale, consolidando il proprio percorso professionale e ampliando l’esperienza in un campionato diverso, dove la sua qualità tecnica e la sua capacità di incidere in fase offensiva saranno fondamentali.

Il saluto a Ruslan Malinovskyi rappresenta quindi un momento di riflessione per la società ligure e i tifosi, che ricordano con affetto e gratitudine l’impegno del giocatore e l’apporto dato in anni di Serie A. La partenza di un protagonista lascia inevitabilmente un vuoto tecnico ed emotivo, ma segna anche l’inizio di una nuova avventura per il centrocampista ucraino e la sua carriera all’estero.

Olanda, che tegola per De Ligt! Intervento alla schiena e salta il Mondiale: il suo messaggio social

Olanda, che tegola per De Ligt! Intervento alla schiena, il difensore del Manchester United salta il Mondiale: il suo messaggio social

Dopo mesi di sofferenza e tentativi di recupero conservativo, Matthijs De Ligt, difensore centrale del Manchester United, ha deciso di sottoporsi a un intervento chirurgico per risolvere un problema alla schiena. La decisione è stata presa dopo un lungo periodo di terapie e trattamenti non invasivi, che non avevano garantito un miglioramento sufficiente per permettergli di tornare a pieno regime. Il club inglese ha comunicato l’operazione e ha voluto augurare al giocatore una pronta guarigione, sottolineando l’importanza del suo recupero per il futuro della squadra.

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Lo stesso De Ligt ha confermato la necessità dell’intervento attraverso un messaggio sui social: «Dopo 6 mesi di trattamenti e di duro lavoro per tornare in forma, l’operazione è stata l’unica opzione rimasta. Sono deluso di non essere riuscito ad aiutare la squadra negli ultimi 6 mesi e ovviamente di non aver potuto partecipare alla Coppa del Mondo, ma farò di tutto per tornare in campo davanti ai tifosi e sentirmi di nuovo bene». Le parole dell’olandese evidenziano la sua determinazione a recuperare e a tornare competitivo, nonostante la frustrazione per i mesi persi.

Prima dell’infortunio, che lo ha costretto a fermarsi all’inizio di dicembre, De Ligt aveva collezionato 13 presenze da titolare su 13, senza mai uscire dal campo, confermandosi come un punto fermo della difesa dei Red Devils. La sua assenza si è fatta sentire, soprattutto nelle partite chiave della stagione, e il difensore ha lottato fino all’ultimo per tentare di essere disponibile per i Mondiali, ma la persistenza del dolore e la necessità di un recupero completo hanno reso inevitabile l’operazione chirurgica.

Il percorso di riabilitazione sarà fondamentale per permettere a De Ligt di ritrovare la condizione ottimale e tornare a incidere nelle competizioni nazionali e internazionali. La speranza dello staff medico e del giocatore stesso è di poter rientrare in campo in tempi ragionevoli, garantendo al Manchester United di riavere presto uno dei suoi difensori più affidabili e dal profilo internazionale.

Con questa operazione, l’olandese chiude un capitolo difficile della stagione e punta a tornare più forte di prima, pronto a riprendere il ruolo di protagonista nel cuore della difesa dei Red Devils.

Roma, Gasperini punta tutto su Greenwood: l’inglese è il primo nome per l’attacco

Dopo il riscatto di Malen, i giallorossi cercano il salto di qualità definitivo. Il Marsiglia chiede oltre 50 milioni per Greenwood

La Roma non vuole fermarsi al riscatto di Malen. Per colmare il divario tecnico con le big del campionato, Gian Piero Gasperini ha indicato una rotta precisa: serve Mason Greenwood. L’indiscrezione, lanciata dai microfoni di TeleRadioStereo, conferma che l’esterno offensivo attualmente in forza al Marsiglia è il profilo ideale scelto dal tecnico per elevare il potenziale offensivo della squadra. Greenwood viene da una stagione mostruosa in Francia, con un bottino di 26 gol e 10 assist, numeri che lo hanno eletto tra i giocatori più decisivi del panorama europeo.

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Valutazione e cifre: un investimento da top club

Il valore dell’inglese è letteralmente esploso nell’ultimo anno. Se il Marsiglia lo aveva prelevato dal Manchester United per circa 26 milioni di euro, oggi la sua quotazione ha superato i 50 milioni. L’impatto con la Ligue 1 ha cancellato i dubbi sulle sue stagioni altalenanti in Premier, trasformandolo in un asset pregiato. Per la Roma si tratterebbe di uno sforzo economico notevole, giustificato però dalla necessità di inserire un giocatore capace di risolvere le partite con una giocata individuale.

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Identikit tecnico: il predatore ambidestro

Greenwood rappresenta il prototipo dell’attaccante moderno. La sua caratteristica più letale è l’assoluta ambivalenza: calcia con potenza e precisione chirurgica sia di destro che di sinistro, rendendo vano ogni tentativo dei difensori di “chiudergli” il piede forte.

  • Duttilità: Può agire come ala destra a piede invertito, seconda punta o riferimento centrale mobile.
  • Stile di gioco: Eccelle nell’uno contro uno grazie a cambi di ritmo improvvisi e un controllo orientato di altissimo livello. Bravissimo a ondeggiare per trovare in tempi rapidi la giocata più efficace, che sia un tiro in porta o un passaggio per i compagni. L’idea dell’intesa con Malen potrebbe essere una grande suggestione.
  • Rapidità d’esecuzione: La sua capacità di concludere a rete senza necessità di preparazione lo rende pericolosissimo dal limite dell’area.

La corsa al talento: Juve e Atletico in pole

La strada per Trigoria è però in salita. Su Greenwood si è già scatenata un’asta internazionale: la Juventus lo segue da mesi e valuta l’affondo per rinforzare il proprio tridente, mentre l’Atletico Madrid apprezza la fisicità e la duttilità tattica del classe 2001. Più defilate restano Inter e Borussia Dortmund, ma la sensazione è che il futuro dell’inglese si deciderà in un duello tra Serie A e Liga. La Roma osserva e prepara la strategia: Gasperini vuole il suo “top player” per sognare in grande.

Il Borussia Dortmund blinda Samuele Inacio, ufficiale il rinnovo fino al 2029: l’annuncio del club e le sue parole

Il Borussia Dortmund blinda Samuele Inacio, ufficiale il rinnovo fino al 2029: l’annuncio del club e le parole del giovane attaccante italiano

Il giovane talento italiano Samuele Inacio continua a farsi notare nel panorama europeo, confermandosi come uno dei prospetti più interessanti per il futuro della Nazionale italiana. Cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta, Inacio era stato prelevato dal Borussia Dortmund qualche anno fa e, da allora, ha compiuto passi da gigante in Germania, facendo parlare di sé per prestazioni sempre più convincenti.

Dopo l’esordio tra i professionisti e il primo gol in Bundesliga, il classe 2006 ha ufficializzato il prolungamento del contratto con il club giallonero, che lo legherà ai tedeschi fino al 30 giugno 2029. Il comunicato del Borussia Dortmund recita: ‘Samuele Inacio ha firmato un nuovo accordo questa settimana, prolungando la sua permanenza a Dortmund fino al 30 giugno 2029. Il giovane nazionale italiano è entrato a far parte della squadra Under 19 del BVB proveniente dall’Atalanta nel 2024 e da allora si è affermato come giocatore di Bundesliga a Dortmund.’

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Il direttore sportivo Lars Ricken ha elogiato le qualità del ragazzo, sottolineando il suo enorme potenziale: ‘Con le sue capacità e il suo potenziale, Samu è uno dei maggiori talenti della sua generazione a livello mondiale. Siamo certi che con la sua passione e qualità possa diventare un giocatore eccezionale. È una parte importante della crescita della nostra squadra ed è per questo che siamo lieti di esserci assicurati le sue prestazioni a lungo termine.’

Il giovane esterno, molto atteso dal calcio italiano, ha celebrato la firma anche sui social, accompagnando il momento con un messaggio chiaro e ambizioso: ‘Let the dream continue’, letteralmente “che il sogno continui!”. Questo nuovo contratto rappresenta non solo un riconoscimento delle sue prestazioni fino a oggi, ma anche un impegno reciproco tra il giocatore e il club, che punta a valorizzarlo ulteriormente nel corso delle prossime stagioni.

Con il prolungamento dell’accordo, Inacio si inserisce tra i protagonisti della prossima generazione italiana destinata a fare la differenza in Bundesliga e, potenzialmente, anche in Nazionale. La fiducia riposta in lui dal Borussia Dortmund evidenzia quanto il club creda nelle sue capacità, confermando il giovane italiano come uno dei talenti più promettenti del panorama calcistico europeo.

Samuele Inacio, con la sua progressione rapida e la qualità tecnica evidente, continua a dimostrare perché sia considerato uno dei gioielli emergenti più interessanti d’Italia, pronto a scrivere nuove pagine della propria carriera in Bundesliga e oltre.

Marilungo a SampNews24: «Lombardo e Invernizzi due persone straordinarie, ricordo il mio esordio da titolare con doppietta»

L’ex attaccante della Sampdoria, Guido Marilungo, ha voluto dire la sua sulla stagione dei blucerchiati e sul futuro della panchina

Intervistato in esclusiva da SampNews24, l’ex attaccante dei blucerchiati Guido Marilungo ha detto la sua sulla stagione della squadra e sul futuro di Lombardo.

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TEY NON SEMBRA INTENZIONATO A CONFERMARE LOMBARDO IN PANCHINA, CHE NE PENSO? «Ognuno nel calcio ha le sue idee. Sicuramente Lombardo ha portato la squadra al traguardo. Mister Lombardo e lo stesso direttore Invernizzi, che io chiamo mister perché è stato mio allenatore, sono nel mio cuore perché mi hanno cresciuto, quindi io sono molto affezionato a loro. Sono due persone straordinarie. Quindi il cuore va sempre verso di loro, quindi mi auguro che il mister rimanga. E sono stati importanti nella mia crescita, voglio molto bene ad entrambi».

SUL DS MANCINI«Il direttore Mancini l’ho conosciuto quest’anno, una volta che sono andato a Bogliasco. Devo dirti la verità che è un ragazzo che ci teneva, un ragazzo giovane, che ci tiene ai colori della Sampdoria e ci tiene a far bene. Ha fatto un gran mercato di gennaio perché sono arrivati dei giocatori forti che hanno dato una grossa mano alla squadra per salvarsi».

I MIEI RICORDI PIU’ BELLI ALLA SAMPDORIA«A livello sportivo, sicuramente è stato l’esordio da titolare in Serie A con una doppietta (contro il Cagliari n.d.r.) e la vittoria dello scudetto con la Primavera. A livello umano, posso dirti che tutte le persone che ho conosciuto nel mio percorso mi hanno dato tanto, senza togliere niente a nessuno in prima squadra, ma soprattutto nelle giovanili. I vari allenatori: mister Pertusi, mister Pogi, mister Lombardo, mister Pea, mister Invernizzi. Anche altri allenatori per meno tempo, perché sono quelle persone che mi hanno aiutato di più nel mio periodo più difficile. Quello in cui ero lontano da casa, dove soffrivo e dove sono maturato non solo come calciatore, ma come persona. E dove mi hanno aiutato molto in questo percorso».

CHE STRADA HO SCELTO«Faccio lo scout, per il mio procuratore, Silvia Pagliari. Io ho avuto lo stesso da quando ero piccolo a oggi che sono finiti i miei 23 anni di carriera. Ci conosciamo e stiamo insieme, mi fa molto piacere perché p una persona che tiene molto ai valori, più che ai contratti».

SULLA LOTTA CHAMPIONS IN SERIE A«Non so chi la spunterà ma devo essere onesto. Quest’anno, per noi che siamo al di fuori e non dentro le squadre diciamo, sia la lotta Champions, sia quella della promozione, e quella della salvezza in Serie B sono state belle da vedere, emozionanti. Vediamo chi la merita, è giusto che ci vada chi lotterà fino alla fine!».

L’INTERVISTA COMPLETA A MARILUNGO SU SAMPNEWS24.COM

Disastro Milan, senza Champions salta anche Luka Modric: decisione imminente

La stagione del Milan sta volgendo al termine con una realtà sempre più amara. La qualificazione alla Champions League è tornata in bilico dopo gli ultimi risultati, e con essa, anche la possibilità di trattenere in rosa un Pallone d’Oro.

Secondo quanto riportato da fichajes.net, Luka Modric avrebbe deciso di riflettere sul proprio futuro. Se fino a qualche mese fa il rinnovo col Milan sembrava l’opzione più concreta, l’eventuale assenza della Champions rischia di far saltare ogni discorso.

Modric, a 40 anni, ha ancora tanto da dare, ma non vuole compromettere il suo status e la sua carriera a livello internazionale.

Per lui, la competizione continentale è un requisito fondamentale per continuare a giocare ai massimi livelli.

La decisione di Modric e il possibile futuro

Modric è ormai una leggenda del calcio mondiale. Il suo palmares è impressionante: vincitore del Pallone d’Oro, vincitore di quattro Champions League con il Real Madrid e svariate Liga. La sua esperienza e la sua qualità sono inestimabili.

La notizia che il centrocampista stia mettendo in discussione la sua permanenza è un colpo duro per i rossoneri, che non possono permettersi di perdere un calciatore del genere.

Ancora 180 minuti e ne sapremo di più, anche del futuro di Luka Modric.

Cardinale, tante parole ma pochi fatti? Cresce l’insoddisfazione dei tifosi del Milan: 10 domande per il numero uno di RedBird

Cardinale, tante parole ma pochi fatti? Cresce l’insoddisfazione tra i tifosi del Milan: le nostre 10 domande per il numero uno di RedBird

Gerry Cardinale torna al centro delle polemiche in casa Milan. Le interviste rilasciate oggi a La Gazzetta dello Sport e al Corriere della Sera hanno rilanciato la discussione sul futuro del club rossonero, tra risultati deludenti, gestione societaria controversa e rapporto con i tifosi sempre più compromesso. Il proprietario, pur ribadendo la volontà di vincere e di impostare un progetto sostenibile, non ha convinto l’ambiente, che denuncia la mancanza di chiarezza e concretezza nelle scelte tecniche e dirigenziali.

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I tifosi rossoneri si interrogano su diversi punti cruciali, domandandosi se l’attuale gestione sia realmente all’altezza di un club storico come il Milan. Ecco le 10 domande principali che la piazza rivolge a Cardinale:

  1. Si è pentito di aver cacciato Maldini e Massara? La loro uscita ha privato il club di identità e competenza.
  2. Come pensa di costruire un Milan vincente cedendo almeno un pezzo pregiato ogni anno?
  3. Allegri resterà a prescindere? O il continuo “valuteremo tutto” mina la credibilità del progetto tecnico?
  4. Ha intenzione di cambiare Furlani nel ruolo di AD? È soddisfatto del suo operato?
  5. Perché dopo l’acquisto dei terreni a San Donato si parla ora di collaborazione con l’Inter per il nuovo stadio?
  6. A cosa serve Ibrahimovic se non a creare confusione? Il suo ruolo è poco chiaro e spesso fuori fuoco.
  7. Non si accorge che il Milan ha perso identità e fidelizzazione col tifo storico?
  8. Non si stanca di vedere i rivali cittadini, come l’Inter, vincere ogni anno?
  9. Cosa pensa dell’operato di Tare? Strategie e ruoli restano poco definiti.
  10. Quando organizzerà una conferenza stampa a Casa Milan con domande reali e non preconfezionate?

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La sensazione è che il club stia perdendo il contatto con i tifosi, che si sentono spettatori più che parte integrante della squadra. Il Milan rischia di trasformarsi in un progetto più di marketing che di calcio, dove la comunicazione ufficiale prevale sul confronto reale.

Ora, più che mai, l’ambiente rossonero reclama risposte concrete e trasparenza. I tifosi chiedono a Cardinale di affrontare queste dieci questioni chiave per restituire credibilità, identità e senso di appartenenza a una società che da sempre rappresenta una leggenda del calcio italiano.

De Rossi in conferenza stampa in vista di Genoa Milan: «Ieri si è fermato Ostigard, Norton-Cuffy l’ho visto andare forte»

De Rossi in conferenza stampa in vista di Genoa Milan: le parole del tecnico del Grifone a due giorni dal match di Serie A

La conferenza stampa di Daniele De Rossi a due giorni da Genoa Milan, match valevole per la 37^ giornata di Serie A 2025/26.

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INFORTUNATI – «Norton-Cuffy l’ho visto andare forte, ma non penso sarà dei nostri. Il suo rientro deve essere graduale, non dobbiamo rischiarlo. Ha fatto bene quando ha giocato, ha un grande potenziale. Ieri si è fermato Ostigard non dovrebbe essere nulla di grave. Poi vedremo di gestire i carichi, hanno tutti voglia di salutare il pubblico. Grossi è un bravo giocatore, appena l’ho visto ho deciso di portarlo con noi. Farlo giocare vorrebbe dire però non far entrare Masini od Onana. Cerco di dare spazio a questi giocatori senza togliere minuti ai vecchi».

BALDANZI – «Tommaso è arrivato infortunato, si è rifatto male nello stesso punto in cui si era già infortunato a Roma. Quando si cambia squadra, metodologia di lavoro, ci può stare una mancanza di continuità e di presenze. È un giocatore dal quale ripartire».

SU OTOA – «Otoa avrebbe dovuto giocare titolare a Firenze, poi ha sofferto un po’ di mal di schiena. Sì è allenato, vedremo, ci sono ancora due partite».

Lewandowski si allontana dalla Juve e dal Milan, dalla Spagna sono sicuri: «Ha accettato l’Al Hilal con un contratto faraonico!»

Lewandowski si allontana dalla Juve e dal Milan, dalla Spagna sono sicuri: «Ha accettato l’Al Hilal con un contratto faraonico». I dettagli

Il calciomercato internazionale sta per registrare uno dei trasferimenti più clamorosi degli ultimi anni, con ripercussioni immediate sul panorama italiano. Il futuro di Robert Lewandowski è ormai lontano dall’Europa, spegnendo definitivamente le speranze di un approdo in Serie A per la prossima stagione.

Il centravanti polacco, attualmente in chiusura della sua esperienza al Barcellona, con contratto in scadenza a fine stagione, ha valutato attentamente tutte le offerte ricevute. Nonostante l’età, la fame di gol e la condizione fisica di Lewandowski lo rendevano un elemento preziosissimo a parametro zero, attirando l’interesse dei club più importanti a livello mondiale.

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Negli ultimi mesi, le indiscrezioni avevano acceso i tifosi italiani: diversi intermediari avevano sondato la possibilità di un trasferimento in Italia, con Juventus e Milan particolarmente interessate a rinforzare il reparto offensivo con un leader capace di portare esperienza e gol. Tuttavia, secondo quanto riportato dai media spagnoli, in particolare dal quotidiano Sport, ogni speranza di vederlo in Italia è definitivamente tramontata.

Il colpo di scena è arrivato dalla Saudi Pro League: Lewandowski ha deciso di cedere al corteggiamento dell’Al Hilal, squadra allenata dall’italiano Simone Inzaghi. A fare la differenza è stata un’offerta economica straordinaria, capace di superare qualsiasi concorrenza europea: un ingaggio di circa 90 milioni di euro netti a stagione, cifra record che ha convinto il centravanti a trasferirsi in Medio Oriente.

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Questo scenario annulla definitivamente i piani della Juventus, che vedeva in Lewandowski l’innesto perfetto per completare la propria rosa e compiere il salto di qualità definitivo. L’allenatore Luciano Spalletti puntava su di lui come leader in grado di portare esperienza internazionale e doti realizzative garantite. Con l’ingresso dell’Al Hilal sul mercato, la trattativa con il club bianconero viene meno in maniera irrevocabile, costringendo le squadre italiane a ridisegnare le proprie strategie offensive e a cercare alternative valide per la prossima stagione.

La decisione di Lewandowski sottolinea il crescente impatto economico della Saudi Pro League e la capacità dei club mediorientali di attrarre giocatori di altissimo livello, aprendo scenari nuovi nel mercato globale e chiudendo definitivamente la porta italiana a uno dei bomber più prolifici del calcio contemporaneo.

Mourinho allontana le voci sul Real Madrid: «Nessun contatto, il Benfica mi ha proposto il rinnovo! La prossima una settimana chiave per me»

L’allenatore del Benfica, José Mourinho, risponde così in merito al proprio futuro e alle voci che lo accostano al Real Madrid

Intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del match di campionato portoghese contro l’Estoril, il tecnico del Benfica, José Mourinho, ha risposto così in merito al proprio futuro e alle voci che lo vedono vicino ad un clamoroso ritorno al Real Madrid.

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RINNOVO COL BENFICA – «Sì, mercoledì ho ricevuto un’offerta di rinnovo dal Benfica. L’offerta è stata consegnata al mio agente, ma non volevo vederla, saperne di più o analizzarla. Lo farò solo a partire da domenica»

LE VOCI SUL REAL MADRID – «Per quanto riguarda il Real Madrid, non mi hanno mai detto di avere un’offerta da presentarmi. Né il presidente, né alcuna persona importante all’interno dell’organizzazione. Ma se me l’avessero detto, avrei risposto esattamente allo stesso modo»

SETTIMANA DECISIVA PER IL BENFICA E PER ME – «La prossima settimana sarà importante per me, per il mio futuro e anche per il Benfica. Quando la stagione finisce, il Benfica deve iniziare a pensare alla successiva. Ma, secondo il contratto e l’accordo che ho firmato al mio arrivo, abbiamo questi pochi giorni per vedere cosa succede e prendere una decisione. Il Benfica è molto più grande di me, non c’è paragone. È più grande di chiunque, di qualsiasi allenatore, giocatore, presidente, di chiunque. Quindi, per quanto riguarda la mia situazione personale, penso che non ci sia motivo di preoccuparsi, perché il club è più grande di tutti e non c’è bisogno di preoccuparsi se qualcuno se ne va».

SUL CAOS AL REAL MADRID CHE COINVOLGE ANCHE IL TECNICO ARBELOA – «Fa male. Perché, come giustamente dici, è un amico. Uno di quelli che ha dato tutto per me quando ero un suo giocatore, e ora che è l’allenatore del Real Madrid, quel legame rimane… Certo, essere lui stesso un allenatore mi motiva ancora di più quando le cose vanno bene».

SULLA CONFERENZA STAMPA DI FLORENTINO PEREZ – «Non ho visto la conferenza stampa di Florentino. Se la vedrò, non la commenterò; non lo faccio mai con i presidenti, e ancor meno con Florentino».

Giacomo Poretti cuore nerazzurro: «Ad Appiano con Aldo e Giovanni abbiamo sfidato Roby Baggio»

Giacomo Poretti, uno dei tre componenti di Aldo Giovanni e Giacomo, ha raccontato la sua fede interista in questa intervista. Le sue parole

Giacomo Poretti, uno dei tre componenti del trio formato con Aldo e Giovanni, al pari dei compagni è un grande tifoso dell’Inter e ha spesso usato il club del suo cuore per proporre situazioni divertenti. A La Gazzetta dello Sport ha raccontato la sua passione nerazzurra.

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IN VISITA AD APPIANO «Un’esperienza fantastica, non ci andavo dai tempi dell’Inter di Pioli e l’ho trovata molto migliorata, molto più moderna. Il clima era di grande festa, ho scambiato qualche chiacchierata con Thuram e gli italiani, tutti miei fan: volevano sapere la data d’uscita del mio prossimo film».

RICORDI CON ALDO E GIOVANNI «Mi ricordo tante partite vinte, ma il mio ricordo indelebile a San Siro con loro resta la presentazione di Ronaldo il Fenomeno. A “Mai dire Gol” ci divertivamo a fare questo personaggio, “Rolando”, una storpiatura del calciatore che faceva Aldo, pensando che non sarebbe mai venuto all’Inter. Piacque molto a Moratti, che ci contattò quando arrivò il Fenomeno vero e ci invitò a presentarlo a San Siro. Noi ovviamente accettammo, ma al momento dell’annuncio, con lo stadio pieno, ce la facemmo addosso: Giovanni e Aldo non avevano il coraggio di parlare; quindi, lo feci io con un discorso improvvisato sul momento che ho totalmente dimenticato. Ma posso dire di aver annunciato il Fenomeno a San Siro».

HA RIVISTO RONALDO «Diverse volte alla Pinetina, insieme a Baggio, che per l’occasione sfidammo in una gara di punizioni con la sagoma delle barriere. Io, Aldo e Giovanni contro di lui: in tre non riuscimmo a centrare lo specchio della porta nemmeno una volta».

ALTRI INTERISTI AMICI «Ho un rapporto stupendo con Bergomi e tutti i calciatori di quell’Inter. Poi conosco molto bene Mazzola, che presentò Rolando/Aldo per Mai Dire Gol. Poi andammo alla Pinetina a filmare l’allenamento di Aldo con tutti i giocatori dell’Inter, con lo Zio che si faceva dribblare apposta».

PRIMA VOLTA A SAN SIRO «Una partita di Coppa Italia contro il Catania, ma non mi ricordo niente. Passai tutto il tempo a osservare il pubblico allo stadio: non avevo mai visto tante persone nello stesso luogo. Ma dopo quella partita non ho più smesso d’andarci».

IL DERBY PIU’ BELLO «Quello del ’79 con la doppietta del mitico Beccalossi, un personaggio epico di cui porto un bellissimo ricordo. Un piacere immenso dopo un tour de force da girone dantesco: ricordo una fila infinita per entrare allo stadio; alle 11.30 ero in curva perché al tempo i posti non erano numerati, scoppiò a piovere in modo beffardo. E poi la grande gioia. Ero allo stadio anche quando sbagliò i due rigori».

Neymar diventa italiano: come sarebbe cambiata la storia della Nazionale con O’Ney in azzurro

Neymar ha ottenuto ufficialmente la cittadinanza italiana: come sarebbe cambiata la storia della Nazionale con il fuoriclasse in azzurro

Il calcio è fatto di sogni e di “sliding doors”, e l’ufficialità della cittadinanza italiana ottenuta da Neymar apre uno scenario fantacalcistico tra i più suggestivi di sempre. Sebbene il talento di Mogi das Cruzes abbia legato indissolubilmente la sua carriera al Brasile, immaginare “O’Ney” con la maglia numero 10 dell’Italia significa riscrivere completamente l’ultimo decennio del nostro calcio.

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Fantasia e imprevedibilità: il tassello mancante

Dall’addio di campioni come Totti e Del Piero, la Nazionale italiana ha spesso sofferto la mancanza di un fuoriclasse capace di risolvere la partita con una giocata individuale. Neymar avrebbe colmato esattamente questo vuoto. In un sistema tattico solido come quello di Roberto Mancini, di Luciano Spalletti o di Gennaro Gattuso, il brasiliano avrebbe rappresentato il vertice di diamante, offrendo quella fantasia e quel dribbling necessari per scardinare le difese più chiuse.

Probabilmente, con un Neymar nel motore, l’Italia non avrebbe vissuto il dramma della tripla mancata qualificazione ai Mondiali (2018, 2022 e 2026). La sua presenza avrebbe garantito non solo gol e assist, ma anche una personalità internazionale capace di attirare su di sé le attenzioni dei difensori avversari, liberando spazi vitali per i compagni di reparto.

L’impatto mediatico e il “brand” azzurro

Oltre al campo, l’arrivo di Neymar in Nazionale avrebbe stravolto il valore commerciale della FIGC. La maglia azzurra sarebbe diventata istantaneamente la più venduta al mondo, attirando sponsor globali e riportando la Serie A e il calcio italiano al centro del marketing sportivo mondiale.

In conclusione, un’Italia con Neymar sarebbe stata una squadra meno “operaia” e decisamente più spettacolare. Forse avremmo perso un pizzico di quella solidità difensiva che ci caratterizza, ma avremmo sicuramente guadagnato l’accesso a quell’Olimpo del calcio dove l’estetica e il risultato camminano di pari passo. Un sogno che oggi, tra un passaporto e una battuta, ci fa sorridere e sospirare.

Arbitri Serie A: ufficiali le designazioni della 37ª giornata. Chi è stato scelto per Roma-Lazio ma non solo

Arbitri Serie A: sono state ufficializzate le designazioni della 37ª giornata. Chi è stato scelto per tutte le sfide

Attraverso il proprio sito ufficiale, l’AIA ha reso note le designazioni arbitrali per la 37ª giornata di Serie A.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

COMO – PARMA    h. 12.00

ZUFFERLI

ROSSI C. – LAUDATO

IV:      CREZZINI

VAR:     DI PAOLO

AVAR:      GARIGLIO

GENOA – MILAN     h. 12.00

SOZZA

LO CICERO – CECCONI

IV:      MARCHETTI

VAR:      MAZZOLENI

AVAR:      PAGANESSI

JUVENTUS – FIORENTINA     h. 12.00

MASSA

MELI – ALASSIO

IV:      MARINELLI

VAR:      CHIFFI

AVAR:       MERAVIGLIA

PISA – NAPOLI     h. 12.00

FOURNEAU

PRETI – BIFFI

IV:      GALIPO’

VAR:     MAGGIONI

AVAR:     CAMPLONE

ROMA – LAZIO    h. 12.00

MARESCA

PERETTI – PERROTTI

IV:       FABBRI

VAR:      DI BELLO

AVAR:    ABISSO

INTER – H. VERONA     h. 15.00

CALZAVARA

COSTANZO – PASSERI

IV:     COLLU

VAR:     SANTORO

AVAR:     GIUA

ATALANTA – BOLOGNA     h. 18.00

PERENZONI

GARZELLI – GRASSO

IV:     ZANOTTI

VAR:     PEZZUTO

AVAR:     SERRA

CAGLIARI – TORINO     h. 20.45

ARENA

BERCIGLI – REGATTIERI

IV:     PERRI

VAR:     GHERSINI

AVAR:       PRONTERA

SASSUOLO – LECCE    h. 20.45

LA PENNA

ROSSI L. – FONTEMURATO

IV:       DI MARCO

VAR:     DOVERI

AVAR:     DIONISI

UDINESE – CREMONESE    h. 20.45

MANGANIELLO

BERTI – VECCHI

IV:     FERRIERI CAPUTI

VAR:    MARINI

AVAR:      COSSO

L’Inter di Chivu e la rivoluzione della mente: «Così ha cancellato l’ombra di Inzaghi»

Inter di Chivu analizzata così dal mental coach Marco Valerio Ricci. Queste le sue dichiarazioni sulla squadra nerazzurra

Marco Valerio Ricci è un mental coach, anche se lui preferisce la definizione di “ottimizzatore di performance”. Sul Corriere dello Sport ha affrontato la questione Inter, ovvero come Chivu sia riuscito a trasformare un gruppo reduce dal 5-0 con il Psg in una squadra capace di centrare il doblete.

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IL POST-MONACO «Il grande merito di Chivu è stato il recupero della squadra dal punto di vista mentale. E per farlo si riparte da zero, ricostruendo tutto. Chivu ha ereditato un nucleo forte ma è ripartito con le sue idee. Ha saputo creare un gap temporale mentale tra questa stagione e quella passata: i giocatori in buona parte sono gli stessi ma la squadra è cambiata. La filosofia di Inzaghi, che aveva una personalità molto forte, non si sente più».

SU QUALI ELEMENTI BISOGNA LAVORARE «I nuovi innesti, specialmente se giovani e affamati come Pio Esposito, aiutano a dare nuove energie e motivazioni. Ma anche dando più responsabilità a chi in passato ne aveva avute meno. Si taglia con i ruoli, non con i personaggi».

IL MERITO DEL MISTER NEL DOBLETE «Molto, ma vado controcorrente e dico che le concorrenti hanno avuto troppi passaggi a vuoto. Ad esempio il Napoli, come spesso succede al secondo anno di Conte: lui spreme tantissimo i suoi giocatori e poi è difficile andare ai suoi ritmi. Magari l’Inter avrebbe vinto lo stesso, ma non così facilmente».

CHI É PIU’ PRONTO NELLA VOLATA CHAMPIONS «Il Napoli deve esserlo, Conte è un martello: non ammetterebbe niente di meno ed è bravissimo a motivare i giocatori. Nel trend positivo poi vedo la Juventus: Spalletti è un allenatore molto intelligente e capace a tenere la barra dritta. E poi dico Roma: non solo perché hanno Malen in totale fiducia ma anche perché Gasperini è un fine psicologo».

GIOCARE IN CONTEMPORANEA AIUTA «In linea teorica non dovrebbe aggiungere pressione. Il problema è che oggi i risultati arrivano in tempo reale, quindi è molto facile distrarsi per pensare al risultato degli altri».

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