Pagina 120 – Calcio News 24

Rivoluzione Fiorentina, Paratici sceglie la linea verde: sei italiani per il nuovo ciclo

Fiorentina, Fabio Paratici vuole aprire un nuovo ciclo puntando su questi sei giocatori italiani. Di chi si tratta

Non è solo una questione di panchina. Mentre il dubbio sul Vanoli-bis rimane il vertice della piramide decisionale, Fabio Paratici ha già iniziato a gettare le fondamenta della Fiorentina che verrà. Il punto di partenza ha un nome preciso: Nicolò Fagioli. Nonostante l’interesse concreto del Tottenham, la riprova implicita del valore del regista piacentino, la Fiorentina non ha intenzione di privarsene. A Fagioli verranno consegnate le chiavi del gioco viola, un ruolo cucitogli addosso da Vanoli a partire da dicembre e che ha portato l’Under 21 dritto verso la convocazione del CT pro tempore Silvio Baldini. Accanto a lui, il centrocampo sarà completato da Ndour e Mandragora, scelti per garantire protezione e qualità a un play-maker che deve essere messo nelle condizioni di rendere al meglio. L’analisi odierna del Corriere dello Sport.

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Difesa e appartenenza: lo stile italiano

Il progetto della nuova Fiorentina parla chiaramente italiano. Oltre al trio di centrocampo, la lista dei confermati comprende tre pedine difensive dai percorsi differenti ma accomunate dal senso di appartenenza.

  • Fabiano Parisi: una delle note più liete della stagione, rigenerato tatticamente da Vanoli che lo ha trasformato con successo da terzino ad ala.
  • Luca Ranieri: l’ex capitano ha saputo rimettersi in discussione dopo aver perso la fascia, recuperando centralità tecnica e dimostrando un attaccamento alla maglia fondamentale per ricostruire lo spogliatoio.
  • Pietro Comuzzo: il centrale classe 2005, gioiello del vivaio, resta un punto fermo nonostante le lusinghe di mercato (con il Napoli pronto a follie già in passato). La società crede fermamente nelle sue doti per guidare la retroguardia del futuro.

Il rebus Moise Kean

Se la base dei sei italiani sembra solida, rimane un’incognita pesante in cima alla lista: Moise Kean. Il centravanti, reduce da una stagione altalenante con 9 gol (ben lontano dai 25 dell’anno precedente), rappresenta il vero caso da risolvere. Disegnare una Fiorentina ambiziosa e competitiva senza il contributo realizzativo del suo uomo di punta è difficile, ma il discorso legato al suo futuro appare separato dal resto del gruppo: una questione di equilibri economici e motivazionali che Paratici dovrà affrontare con estrema cautela.

Kayode incorona la Premier: «Essere mandato via dalla Juve è stata una batosta ma ora sono nella Disneyland del calcio mondiale!»

Kayode, esterno del Brentford, ha parlato così della sua stagione ma anche di un possibile ritorno in Serie A. Le dichiarazioni

Michael Kayode, passato dalla Fiorentina al Brentord un anno e mezzo fa, è cresciuto di partita in partita in Premier League e a Tuttosport ha raccontato tutta la sua soddisfazione per quanto fatto finora.

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L’ITALIANO CON PIU’ PRESENZE IN PREMIER «Lo so ed è un onore. Questo è un mondo fantastico, mi trovo benissimo: il Brentford ha un progetto eccezionale. Sono stato molto fortunato a trovare questo club, che speriamo di portare in Europa in queste ultime due partite di campionato».

LA PREMIER LEAGUE «La Premier League è la Disneyland del calcio mondiale: è veramente tutto perfetto, sono proprio felice qui. Per strutture, qualità del gioco e dei giocatori non esiste campionato più competitivo di questo».

CHI L’HA STUPITA DI PIU’ «Dico Doku del City: impressionante per tecnica e velocità. Ma anche Haaland, che è una macchina da gol, e Bruno Fernandes: ha una qualità incredibile nella gestione del pallone».

GLI É SERVITO GIOCARE IN SERIE D «Tantissimo. La Serie D a 16 anni è stata fondamentale per la mia crescita, ho capito il calcio a livello mentale: mi ha permesso di affrontare il campionato Primavera alla Fiorentina con molte più certezze. All’esordio in Serie A, che è stata la gioia più grande della mia vita, ci sono arrivato pronto».

LA NAZIONALE NON LO HA CONVOCATO «Sono giovane, ci sta, solo continuando a lavorare realizzerò questo sogno, che è quello che accomuna tantissimi ragazzi come me».

CHI SCEGLIERE TRA ITALIA E NIGERIA «Darò sempre la precedenza all’Italia: anche a livello giovanile sono cresciuto con la maglia azzurra. Spero di poter realizzare questo sogno il prima possibile, ma non ho dubbi su quale bivio scegliere».

LA JUVE «Non ho rimpianti per quel periodo, anche se mi hanno scartato. Vedevano qualcosa in me, mi sono goduto ogni anno a Vinovo. È stata una batosta essere mandato via, ma mi sono rialzato sempre. Lì ho imparato tantissimo fino ai 14 anni».

LA FIORENTINA «Ringrazierò sempre Vincenzo Italiano per avermi fatto debuttare in Serie A contro il Genoa, proprio non me l’aspettavo. È un allenatore che può fare benissimo anche in Premier League, ha idee innovative. Ha avuto il merito di non farmi sentire mai arrivato, mi ha tenuto costantemente sul pezzo. Mi ha dato tanto, ha lasciato un segno profondo nel mio percorso: gli devo molto».

CON CHI É PIU’ LEGATO «Sono molto amico di Dodo, ma anche Mandragora, Bonaventura e Biraghi mi hanno supportato tanto nel mio primo anno di Serie A da protagonista».

Oaktree sogna in grande per l’Inter: budget da 150 milioni per il calciomercato. Tra addii e colpi importanti, ecco come verranno spesi

Inter, Oaktree sta preparando un budget da 150 milioni per il calciomercato. In quale modo verranno spesi in estate

L’Inter, fresca del titolo di Campione d’Italia, si proietta verso un futuro ambizioso sotto la guida del fondo statunitense Oaktree. Nonostante un bilancio al 30 giugno 2026 che, pur restando in attivo, non raggiungerà i picchi straordinari del 2025, la proprietà è pronta a rilanciare. Nelle recenti riunioni operative, i rappresentanti del fondo, Alejandro Cano e Katherine Ralph, hanno confermato la volontà di sostenere la crescita tecnica del club con nuovi e massicci investimenti.

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Un portafoglio record per l’estate

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, la strategia finanziaria per la prossima sessione estiva è già delineata. Grazie a una gestione oculata e alle possibili cessioni, l’Inter potrebbe presentarsi sul mercato con un potere d’acquisto di circa 150 milioni di euro. Si tratta di una cifra imponente, destinata a finanziare una campagna acquisti mirata a elevare ulteriormente il tasso tecnico della rosa a disposizione di Cristian Chivu.

La strategia di Marotta: equilibrio tra giovani ed esperti

A tracciare la rotta sportiva è il presidente Beppe Marotta, che all’indomani del successo in Coppa Italia contro la Lazio ha ribadito la continuità del progetto tecnico:

“Non ci sarà una rivoluzione, ma andremo avanti seguendo le linee guida della proprietà che ci sta dando grande libertà d’azione. Vogliamo creare un bel mix tra giovani emergenti e gente esperta per essere sempre più competitivi”.

L’obiettivo è chiaro: non stravolgere un gruppo vincente, ma innestare elementi capaci di garantire un upgrade delle ambizioni sia nel breve che nel medio periodo.

Addii eccellenti e nuovi obiettivi europei

La rosa nerazzurra andrà incontro a un naturale ricambio generazionale. È prevista la partenza della quasi totalità dei calciatori in scadenza di contratto a giugno. Profili storici come Sommer, Acerbi e Darmian si svincoleranno a parametro zero, mentre resta incerto il futuro di de Vrij e Mkhitaryan.

Queste partenze libereranno spazio salariale e posti in lista per nuovi innesti di qualità. La missione di Oaktree e della dirigenza è consolidare la leadership in Italia e, soprattutto, trasformare l’Inter in una presenza costante e vincente anche nei palcoscenici dell’Europa che conta.

Serie A a tinte francesi: il “filo blu” che decide la corsa Champions

Serie A a forti tinte francesi: corsa Champions che si sta decidendo grazie alle prodezze di alcuni protagonisti transalpini

Nella Francia che si prepara al Mondiale 2026, la Serie A recita un ruolo da protagonista. Ma oltre alla lista dei convocati di Didier Deschamps, c’è un’impronta francese profonda che lega i destini di Juventus, Milan, Roma e Como. Un intreccio di storie fatto di riscatti, leadership e ambizioni europee.

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Khephren Thuram: la Champions per restare alla Juve

Mentre il fratello Marcus festeggia la doppietta Scudetto-Coppa Italia con l’Inter, Khephren vive un momento di riflessione. Escluso dai 26 per il Mondiale dopo il recupero di alcuni big, il centrocampista della Juventus si gioca il futuro nelle ultime due giornate. Arrivato dal Nizza nel 2024 per 20 milioni, Khephren è un pilastro per Luciano Spalletti. Il suo futuro a Torino è legato alla qualificazione Champions: senza i proventi dell’Europa che conta, le sirene inglesi potrebbero farsi sentire, con una valutazione che è già raddoppiata rispetto al costo d’acquisto.

L’orgoglio di Rabiot e il derby di Koné

In casa Milan, le speranze sono affidate ad Adrien Rabiot. Nonostante una flessione nel girone di ritorno, il francese resta il capocannoniere rossonero della seconda metà di stagione. La sua fame di Champions è totale: gli manca dal 2022. Dall’altra parte del naviglio, la Roma ritrova Manu Koné. Nonostante l’infortunio che gli ha fatto saltare la chiamata di Deschamps a marzo, il suo recupero è stato cruciale per la rincorsa di Gasperini. Definito “scienziato dello spazio e del tempo”, Koné resta al centro di voci di mercato per motivi economici, ma una qualificazione Champions ne farebbe schizzare il valore.

La favola Da Cunha: il capitano del “Como dei miracoli”

La sorpresa più bella arriva dal lago. Lucas Da Cunha, capitano del Como nato nella Loira, ha trovato la sua dimensione ideale sotto la guida di Cesc Fabregas. Spostato da ala a centrocampista centrale, Da Cunha è diventato l’anima della squadra. «Giocherei con undici Da Cunha», ha dichiarato il suo allenatore. Dopo essere stato snobbato in patria, il Marsiglia ha provato a riportarlo in Francia con un’offerta da 20 milioni, ma il Como ha blindato il suo leader. Ora, il “francese di origini portoghesi” punta a mostrare la sua crescita direttamente sul palcoscenico dell’Europa League o, chissà, della Champions.

Lazio Sarri, aria di addio: lo strappo con Lotito e le ombre del calciomercato. I 3 nomi per sostituirlo

Lazio Sarri, il tecnico verso l’addio al club biancoceleste al termine della stagione. Ecco chi potrebbe sostituirlo

Il banco è saltato. La sconfitta nella finale di Coppa Italia sembra aver accelerato un processo di logoramento che dura ormai da un’intera stagione. Quello che doveva essere il gran finale si è trasformato nel preludio di uno strappo definitivo tra Claudio Lotito e Maurizio Sarri. Sebbene resti ancora il derby da disputare, il destino della panchina biancoceleste appare segnato, sospeso in attesa di un incontro chiarificatore tra presidente e allenatore. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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Le parole di Sarri: un’uscita di scena annunciata?

Le dichiarazioni post-partita del tecnico toscano non lasciano spazio a molte interpretazioni. Per la prima volta, “Mau” ha ammesso pubblicamente la fragilità della sua posizione: «Il mio futuro è in discussione da entrambe le parti». È un’ammissione di distanza siderale rispetto a una società con cui le visioni non sono mai state allineate. Mentre Lotito attendeva il 13 maggio per tirare le somme, Sarri è già finito nei radar del mercato: il Napoli di De Laurentiis sogna il suo ritorno, e la figura di Cristiano Giuntoli, promesso sposo dell’Atalanta, resta il suo alleato ideale.

Visioni contrapposte: qualità tecnica vs linea verde

Il cortocircuito è evidente anche nell’analisi della rosa. Sarri è stato spietato: «Ha qualità mentali. Per essere competitivi manca qualità tecnica», aggiungendo che «In questo momento non possiamo fare voli pindarici, la nostra situazione è palese. Bisogna ripartire facendo una stagione di alto livello in campionato». Di contro, il DS Fabiani spinge per una politica basata su giovani talenti e lungimiranza, citando il modello Motta. Due filosofie difficili da conciliare: l’allenatore chiede giocatori pronti per vincere subito, la società punta sullo “step by step”.

Il nodo del contratto e i possibili successori

Sullo sfondo resta un contratto pesante fino al 2028. A Lotito converrebbe che Sarri decidesse di sfilarsi autonomamente per evitare l’onere di un esonero o di una buonuscita. In caso di separazione, i nomi per la successione non mancano: Palladino è un profilo gradito da tempo, mentre restano vive le suggestioni legate a ex bandiere come Almeyda e Sérgio Conceição. Una cosa è certa: la piazza biancoceleste, ferita e in contestazione, ha bisogno di una mossa coraggiosa e di un mercato vero per non vedere l’Olimpico svuotarsi nella prossima stagione.

Calciomercato Napoli: i quattro colpi per tornare a vincere lo Scudetto. Piano definito per Manna verso l’estate! Tutti i nomi

Calciomercato Napoli: quali sono i nomi in vista dell’estate per riportare il club a vincere lo Scudetto. Svelata la strategia di Manna

Il tempo della clessidra sta per esaurirsi e il Napoli si prepara a salire sulla giostra del mercato. Dopo una stagione complicata, segnata da infortuni e investimenti che non hanno reso quanto sperato — come i casi di Lucca e Lang — la società azzurra ha la necessità di ripartire da un progetto chiaro. Con circa ottanta milioni già destinati ai riscatti, la strategia di Giovanni Manna sarà orientata dalla prudenza economica, ma non mancheranno colpi mirati per rinforzare la rosa da mettere a disposizione di Antonio Conte. Lo riporta la Gazzetta dello Sport.

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Difesa: caccia a Mario Gila per il dopo Juan Jesus

Il reparto arretrato subirà i cambiamenti più profondi. Con Juan Jesus ai saluti, il Napoli cerca un profilo che garantisca autorevolezza e prospettiva. L’obiettivo numero uno è Mario Gila. Lo spagnolo della Lazio ha l’identikit perfetto per la filosofia aziendale: fisico, personalità e un’età invitante (26 anni ad agosto). Tuttavia, la trattativa non si preannuncia semplice: su di lui c’è l’interesse del Milan e bisognerà scontrarsi con la resistenza di Claudio Lotito, nonostante il contratto del difensore scada tra dodici mesi. Sarà una sfida tra titani delle trattative, con De Laurentiis intenzionato a non sperperare risorse.

Fasce e centrocampo: i nomi di Khalaili e Atta

Per l’attacco, il nome caldo è quello di Anan Khalaili, esterno dell’Union Saint-Gilloise. Il calciatore e il club azzurro si sarebbero già scambiati più di una promessa, con un quinquennale virtualmente pronto. Il nodo resta il prezzo: il club belga chiede 25 milioni, cifra ritenuta eccessiva da De Laurentiis, che spinge per uno sconto.

A centrocampo, invece, i riflettori sono puntati su Atta dell’Udinese. Il talento sta vivendo una stagione accecante, ma la valutazione di quaranta milioni lo pone attualmente “fuori budget”. Tuttavia, lo storico rapporto di amicizia tra De Laurentiis e Pozzo potrebbe favorire la ricerca di una via di mezzo, come già accaduto molte volte in passato sull’asse Udine-Napoli.

Linea verde: la scommessa Alajbegovic

Il futuro del Napoli passa anche per la beata gioventù. L’ultimo nome sul taccuino è Kerim Alajbegovic, enfant-prodige del Bayer Leverkusen. Il club tedesco è consapevole dell’interesse di ADL per l’esterno bosniaco, un profilo che si sposa perfettamente con l’obiettivo di mantenere un bilancio sano senza rinunciare alla qualità tecnica necessaria per restare ai vertici del calcio italiano ed europeo.

Van der Sar non ha dubbi: «Alisson top per la Juventus. Yildiz può diventare un nuovo eroe per i tifosi, un po’ come lo è stato Del Piero»

Van der Sar, ex portiere, ha rilasciato queste dichiarazioni sul momento della Juventus. Ecco la sua intervista

Edwin Van der Sar ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Queste le sue dichiarazioni.

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ALISSON – «Alisson è un portiere di prim’ordine, uno dei migliori al mondo. L’ho ammirato in questi anni a Liverpool. Le voci di mercato non sono mai piacevoli per un calciatore o per un portiere, ma se la Juventus sta valutando un cambiamento, Alisson potrebbe essere un’opzione affidabile. Parliamo di un top. Aver già giocato in Italia con la Roma, nel caso, lo aiuterà».

DI GREGORIO«Le critiche fanno parte della vita e del calcio, soprattutto nei grandi club. Di Gregorio deve continuare a lavorare tanto e non deve perdere la fiducia. Io ho sempre ragionato così».

 MALEN – «Donyell è cresciuto nel vivaio dell’ Ajax, ma a 16 anni lasciò il club per trasferirsi all’Arsenal. Alla Roma sta giocando più da numero nove, una buona notizia anche per il ct dell’Olanda Ronald Koeman in vista dell’America. Peccato non vedere nuovamente l’Italia al Mondiale: è un periodo duro per il vostro calcio e lo dimostrano anche i risultati delle italiane in questa Champions».

LA JUVE NON VINCE LO SCUDETTO DA 6 ANNI «Non vincere il campionato per tante stagioni è un problema per un club così. La Juventus avrebbe bisogno di 2-3 rinforzi di livello capaci di trasmettere energia nuova alla squadra. Yildiz può diventare un nuovo eroe per i tifosi della Juventus, un po’ come lo è stato Del Piero».

CONCEICAO – «Francisco ha un ritmo super e una tecnica straordinaria, adesso deve soltanto dimostrare le sue qualità ogni settimana».

SPALLETTI – «È un allenatore esperto, una garanzia per la Juventus. Mi fa piacere vedere nella dirigenza anche una leggenda come Chiellini, ragazzo molto intelligente. Ho sentito Giorgio qualche volta al telefono e a Los Angeles ci siamo visti per un caffè: abbiamo parlato soprattutto del mio passaggio da calciatore a dirigente, gli ho dato qualche consiglio».

ANDREA AGNELLI«Ci siamo visti, si sta trovando bene ad Amsterdam con la famiglia. Ho sempre avuto un bel rapporto con Andrea, veniva in pullman con noi a Villar Perosa. Poi abbiamo lavorato insieme all’Eca e quando lui era presidente della Juve e io ceo dell’Ajax ci sentivamo anche per i nostri giocatori che loro volevano comprare».

Cardinale rompe il silenzio: «Nelle ultime cinque partite stiamo gettando al vento la stagione, nessuno è contento. Ho commesso molti errori ma sono un combattente e non mi fermerò finché non vincerò»

Cardinale, proprietario del Milan, ha rilasciato un’intervista nella quale ha inquadrato così presente e futuro del club rossonero

Gerry Cardinale, proprietario del Milan, ha fatto chiarezza sul momento che sta attraversando il club rossonero in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

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MOMENTO DIFFICILE – «Max e la squadra hanno fatto un ottimo lavoro per quasi tutto il campionato. Siamo stati in testa alla classifica, in corsa per lo scudetto fino alla gara contro la Lazio. E poi nelle ultime cinque partite, stiamo gettando al vento la stagione. Sono nel mondo dello sport da tre decenni, so che queste cose succedono, ma questo non ti fa sentire meglio. Ora siamo concentrati nel vincere le ultime due partite. Ma, devo dire, agiamo dentro un contesto non facile: tante polemiche e tante falsità. Francamente sono un po’ deluso».

SMENTIRE FALSITÀ SUI MOTIVI – «Per esempio che mi interessa solo il denaro e non vincere. È assurdo. Se guarda alla mia vita e alla mia carriera, io ho sempre vinto. E quindi, questa idea che io farei una cosa senza l’obiettivo di essere i numeri uno e di vincere con continuità è ridicola. Ma appunto devono essere i risultati a parlare e quando le prestazioni non raggiungono il loro potenziale come adesso, sono decisamente agitato. Io non alleno, non segno gol, non difendo, ma posso fare la mia parte: la mia parte è fornire le risorse finanziarie perché possiamo continuare a schierare una squadra vincente, non solo in Serie A, ma, si spera, anche in Europa. Questo è il mio lavoro, e sono piuttosto bravo a farlo».

RISULTATI E OBIETTIVI – «Non sono contento, ovvio. Max non è contento, i giocatori non sono contenti. Vincere resta la priorità e vi posso assicurare che tutti vogliono vincere. Non aver vinto lo scudetto è una delusione, se non entriamo nelle prime quattro è un fallimento. Abbiamo avuti molti infortuni, adesso per esempio Luka (Modric, ndr) è fuori: capita, è lo sport. Non si può sempre vincere, anche se il Milan dovrebbe, quando non lo fa è un fallimento. Però mi faccia aggiungere una cosa…».

MESSAGGIO AI TIFOSI – «Provengo da una cultura in cui, quando qualcuno inciampa, lo aiutiamo a rialzarsi, non cerchiamo di cancellarlo. Ora la squadra sta inciampando, perciò vorrei dire a tutti coloro che hanno a cuore la squadra di sostenerla e non demoralizzarla. Ci sono due partite da vincere, restiamo concentrati su questo».

AMBIENTE E RESPONSABILITÀ – «Non biasimo i tifosi per essere arrabbiati, sono arrabbiato anch’io. Sono appassionati quanto me. Ma cerchiamo di sostenere i nostri ragazzi, invece di buttarli giù. Io provo un senso di responsabilità enorme: quando non siamo all’altezza e vedo la reazione dei tifosi la prendo molto sul personale, sono sconvolto. Mi entra sottopelle e sento un enorme obbligo di sistemare le cose con un’urgenza che nessuno dovrebbe mettere in discussione. Mi sveglio ogni mattina con il desiderio di vincere e con un profondo senso di delusione e frustrazione quando non ci riusciamo».

PIANI FUTURI E ORGANIZZAZIONE – «Cerchiamo sempre di far evolvere la nostra organizzazione. Quindi sì, tutti dovrebbero aspettarsi che ogni stagione, ma in particolare in quelle in cui le prestazioni sono inferiori alle aspettative, tutto venga rivalutato e io rivaluterò tutti e tutto. Dedicherò tutta la mia estate a questo. Mi sono già seduto con Max, abbiamo parlato. L’obiettivo è migliorare l’organizzazione e portarla a un livello di eccellenza mondiale. Potremmo spendere una fortuna, ingaggiando giocatori affermati e puntando a vincere nell’immediato. Ma poi? Bisogna fare entrambe le cose. Questa estate esamineremo l’organizzazione e vedremo cosa possiamo fare per colmare le lacune, perché non siamo stati all’altezza. Non si tratta solo di sostituire le persone, ma di esaminare la struttura organizzativa e assicurarci che tutto funzioni, dallo staff tecnico alla selezione dei giocatori, al direttore sportivo, alle academy: si tratta di ecosistema. Quando ho preso in mano la squadra non c’era afffatto. Lo sport riguarda le persone, bisogna aere quelle migliori e migliorare tutte le aree. Non ci siamo ancora».

LEZIONI E APPRENDIMENTO – «Sì, certo che ho commesso errori. Molti. Questa è probabilmente la cosa più difficile che abbia mai fatto. Ma sono un combattente e non mi fermerò finché non vincerò. Una delle lezioni più grandi è stata capire quanto il contesto sia diverso. Se non lo vivi, da americano non capisci il ruolo che il calcio e il Milan hanno nella comunità. Amo Milano e amo l’Italia. Però vorrei che ci si concentrasse di più sui temi cruciali: l’importanza delle infrastrutture sportive; come modernizzare il calcio italiano; perché l’Italia ha mancato un altro Mondiale, il terzo di fila. Invece si fa polemica. Non si tratta solo di Serie A, ma anche di non presentarsi alle finali di Champions e perdere 5-0, e di giocare in modo competitivo in Europa. O del divario dei diritti tv. Il gap del calcio italiano è aumentato, ma per come va il mondo non lo risolverete senza soldi, ed io ho la mia esperienza in materia. Non voglio trasferire come facciamo le cose in America, sono consapevole che in Italia sono diverse, e ho bisogno di circondarmi di italiani che mi aiutino».

LO STADIO – «Intanto chiediamoci perché lo facciamo. Non è un’operazione immobiliare, non è un progetto di ego. Si tratta di migliorare il profilo finanziario del Milan per poter competere per i migliori giocatori del mondo. È anche qualcosa che dovremmo fare per i milanesi. Milano merita di avere uno stadio di livello mondiale, di essere riconosciuta a livello globale come la patria dello sport e di celebrare la sua cultura. Al momento non è così».

L’INTERVISTA COMPLETA A CARDINALE

Salta il finale di stagione, dubbio Mondiale: il ginocchio ha fatto crack

La notizia che ha scosso i tifosi dell’Arsenal e dell’Inghilterra riguarda Ben White, il difensore che è stato costretto a fermarsi a causa di un grave infortunio al ginocchio.

Il giocatore, che fino a poco tempo fa era stato uno dei pilastri della difesa dei Gunners, dovrà saltare il finale di stagione, non solo perdendo la possibilità di giocare la finale di Champions League, ma mettendo a rischio anche la sua partecipazione al Mondiale con la Nazionale inglese.

Un infortunio che arriva nel momento più delicato

Il ginocchio di White ha fatto ‘crack’, come riportato dalle prime indiscrezioni, e l’entità dell’infortunio ha immediatamente destato preoccupazione. Non sono solo i tifosi a temere per la sua assenza, ma anche Mikel Arteta, che vede venire a mancare uno dei suoi difensori più affidabili proprio in un momento cruciale della stagione.

La diagnosi e i dubbi sul Mondiale

Le prime indiscrezioni parlano di un infortunio che terrà White lontano dai campi almeno fino alla fine della stagione. La vera incognita, però, riguarda il suo posto nella squadra dei Tre Leoni per il Mondiale negli Stati Uniti, Messico e Canada.

Con il torneo che si avvicina, White dovrà affrontare una serie di test medici che potrebbero determinare se avrà la possibilità di recuperare in tempo. La sua presenza in Nazionale sembra essere appesa a un filo, con i medici pronti a monitorare giorno per giorno l’evolversi della situazione.

Lombardo svela: «Adesso il mio futuro lo sapete tutti quale sarà. Vediamo, ho qualche giorno per pensare al mio futuro»

Lombardo non ha dubbi: «Futuro? Loro hanno già deciso, ma siamo in due a decidere e il futuro lo deciderò solo io»

Attilio Lombardo è intervenuto dal palco dell’evento Stelle nello Sport, raccontando il suo legame profondo con i tifosi della Sampdoria e con l’intera piazza blucerchiata. Il tecnico ha espresso grande soddisfazione per la salvezza conquistata, un traguardo frutto di un percorso impegnativo e di un lavoro quotidiano fatto di dedizione e compattezza.

Nonostante le numerose richieste di conferma arrivate da parte dei sostenitori, Lombardo ha chiarito che il suo futuro non sarà quello di primo allenatore della Sampdoria. Una scelta ponderata, comunicata con sincerità e rispetto verso l’ambiente che lo ha sostenuto.

Allo stesso tempo, però, l’ex esterno blucerchiato ha aperto alla possibilità di restare all’interno del club in un ruolo diverso: collaboratore tecnico, figura di supporto o membro dello staff. Un modo per continuare a dare il proprio contributo al progetto, pur senza guidare direttamente la squadra. Di seguito riportiamo le dichiarazioni:

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CHANCE – «Io ho sempre detto che la possibilità che mi è stata data è come se l’avessero data ai tifosi sampdoriani. In panchina non c’era solo Attilio Lombardo ma tutto il popolo sampdoriano».

TRIBUTO TIFOSI – «In quel momento non ho pensato a nulla. Penso sia stata l’immagine più bella che abbia vissuto, non l’ho vissuta nemmeno da calciatore. E’ una cosa che mi porterò dentro tutta la vita. Non pensavo di avere uno stadio tutto per me».

FUTURO – «Adesso il mio futuro lo sapete tutti quale sarà. Vediamo, ho qualche giorno per pensare al mio futuro. Loro hanno già deciso, ma siamo in due a decidere e il futuro lo deciderò solo io».

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Bernabeu in rivolta: striscioni contro Florentino Perez e fischi alla squadra, Mbappé il più contestato

Real Madrid, clamorosa notte di tensione al Bernabeu: contestazione a Florentino Perez e fischi per Mbappé

Il Real Madrid sta attraversando uno dei momenti più complicati della sua storia recente, e l’ultima partita giocata al Santiago Bernabéu ne è stata la fotografia più chiara. La squadra di Álvaro Arbeloa non ha più obiettivi in campionato: la sconfitta nel Clásico ha consegnato matematicamente la Liga al Barcellona, mentre le ultime giornate servono solo a chiudere una stagione segnata da tensioni, polemiche e liti interne, come il duro scontro tra Tchouaméni e Valverde. A tutto questo si aggiunge il malumore di un ambiente non abituato a chiudere l’anno senza trofei, esploso in occasione della sfida contro il Real Oviedo, penultima gara casalinga del 2025/26.

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Il clima si è fatto ancora più pesante attorno al presidente Florentino Pérez, finito nel mirino della tifoseria. Le sue recenti dichiarazioni — in cui ha chiesto elezioni anticipate e denunciato una presunta campagna orchestrata da media, ultras, bagarini e potenziali candidati, con un riferimento velato all’imprenditore Enrique Riquelme — hanno alimentato ulteriori polemiche. Prima della partita sono comparsi striscioni critici contro il presidente, accusato da una parte dei tifosi per il suo ruolo nel progetto Superlega e per la presenza di Anas Laghrari tra le figure chiave del club. La tensione è salita anche nel palco VIP, dove le telecamere hanno ripreso un momento in cui Pérez sembrava discutere animatamente con alcuni sostenitori.

La contestazione non ha risparmiato nemmeno la squadra. Già durante il riscaldamento, con lo stadio ancora semivuoto, Courtois e compagni sono stati accolti dai fischi. Alla lettura delle formazioni la situazione è degenerata: Vinicius Jr è stato sonoramente contestato, ma il bersaglio principale è stato Kylian Mbappé, inizialmente in panchina. Il francese è stato fischiato anche più duramente quando, nella ripresa, ha iniziato il riscaldamento per entrare in campo. Una volta iniziata la partita, il copione è rimasto lo stesso: Vinicius è stato il più bersagliato, simbolo di un rapporto ormai logoro con una parte del pubblico.

In un clima così teso, l’unico momento di vera unità è arrivato per un avversario. Il Bernabéu ha infatti tributato una standing ovation a Santi Cazorla, leggenda del Real Oviedo e del calcio spagnolo, applaudito sia alla lettura delle formazioni sia al suo ingresso in campo al 58’. Un gesto che ha evidenziato, ancora una volta, la complessità del momento madridista: fischi ai propri beniamini, applausi a un simbolo del calcio rivale, e un ambiente che attende risposte forti per lasciarsi alle spalle una stagione da dimenticare.

De Rossi svela: «Io ho detto 100 cose e 99 erano che sto bene, sto da Dio, mi vedo qui a lungo termine»

De Rossi: «Devo ringraziare i ragazzi e la società che mi ha sostenuto anche quando le cose non hanno girato per il verso giusto»

Daniele De Rossi aveva lasciato qualche dubbio sul proprio futuro dopo il pareggio del suo Genoa contro la Fiorentina, con una risposta che aveva fatto vacillare quella che sembrava una permanenza ormai scontata. Dubbi che lo stesso allenatore ha voluto dissipare immediatamente.

Sul palco del 27° Galà delle Stelle ai Magazzini del Cotone, al Porto Antico di Genova — dove è stato premiato come rossoblucerchiato dell’anno — De Rossi ha scelto di fare chiarezza una volta per tutte, spiegando la sua posizione e il suo legame con il progetto tecnico del club.

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PAROLE – «Non sono momenti di riflessione, quelle le facciamo quotidianamente e settimanalmente. Io ho detto 100 cose e 99 erano che sto bene, sto da Dio, mi vedo qui a lungo termine e che penso e spero di portare il Genoa ad un livello più alto di dove l’ho trovato.»

FUTURO – «Sbaglio sempre, sono molto onesto, dico sempre ‘Poi nel calcio non si sa mai’ e quel ‘Non si sa mai”‘ sono diventate dieci pagine di dubbi. Che non ci sono in realtà. C’è grande sintonia con la società, con i giocatori e andiamo avanti. Prepariamo le ultime due partite e facciamo le 2 di notte a guardare i giocatori, organizzare il ritiro e fare tutto quello che fanno gli allenatori che sono felici del posto dove stanno»

PANCHINA – «Per me è una delle prime volte che cambio C.A.P., ho sempre vissuto nello stesso posto e giocato per gli stessi colori. Essere entrato in sintonia con il tifoso genoano è un piacere e un onore. Io devo entrare in sintonia con chi è allo stadio e sono contento di aver trovato nel Genoa una piazza fantastica. Salvezza in anticipo? Lo speravamo un percorso così positivo. Non pensavo fosse difficilissimo perché ho incontrato il carattere dei miei giocatori che mi hanno fatto entrare nella loro testa. E’ stato un percorso lungo e ora sembra facile perché siamo salvi da tanto tempo. Devo ringraziare i ragazzi e la società che mi ha sostenuto anche quando le cose non hanno girato per il verso giusto».

Moggi: «Per come la Juve aveva cominciato io penso che Spalletti abbia risvegliato uno spogliatoio che dormiva» – VIDEO

Moggi: «Il finale di stagione della Juve si sta salvando, però per come la Juve aveva cominciato io penso che Spalletti…» – VIDEO

Presente al Salone del Libro di Torino, Luciano Moggi è intervenuto a margine della presentazione del volume “Stasera la vinciamo noi”, un romanzo sportivo che ripercorre l’impresa europea della Juventus del 22 maggio 1996. L’ex dirigente bianconero ha commentato diversi temi legati al calcio italiano e alla storia di quella squadra.

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FINALE DI STAGIONE DELLA JUVE – «Io pensavo che mi chiedessi del salone del libro, non sono molto preparato… Il finale di stagione della Juve si sta salvando, però per come la Juve aveva cominciato io penso che Spalletti abbia risvegliato uno spogliatoio che dormiva. Adesso siamo arrivati alle due partite finali e c’è una comica, non si sa quando si gioca. Sembra che il calcio sia passato sott’ordine al tennis. Mi sembra una cosa assurda, mi spiace doverlo dire ma è così»

COSA MANCA ALLA JUVE PER TORNARE COME QUELLA DEL ’96 – «Mancano giocatori, però potrebbero fare panchina importanti quelli che ci sono adesso. Però quei giocatori lì erano tutti campioni, capitani dell’Argentina, della Svezia… È un paragone che non regge»

MERCATO – «Io partirei dal centrocampo anche perchè la Juve ha difficoltà quando deve fare la partita, mentre è discretamente impostata quando gioca di rimessa. Come la partita con il Verona dove ha trovato difficoltà. Quando il centrocampo non è armonico e non fa densità qualsiasi giocatore si può incuneare nel centrocampo e crea problemi»

INDAGINE ARBITRI – «Non la conosco ma mi sembra sia la ripicca di uno che è stato mandato via. È un filmato che non riguarda nessuna squadra, almeno per me».

Inter, l’anno perfetto di Chivu: Double storico e progetto destinato a crescere – VIDEO di Giuseppe Colicchia

Chivu nella storia dell’Inter: Double al primo anno e un ciclo che può appena iniziare – VIDEO di Giuseppe Colicchia

Entrare nella storia dell’Inter senza clamore, quasi in punta di piedi, ma lasciando un segno profondo. È ciò che ha fatto Cristian Chivu, protagonista di una stagione straordinaria alla guida dei nerazzurri. Al suo primo anno sulla panchina della prima squadra ha centrato uno storico Double — scudetto e Coppa Italia — riportando a Milano un’accoppiata che mancava dai tempi del Triplete del 2010, quando lui stesso era ancora in campo da difensore.

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Il tecnico romeno è diventato così il primo allenatore nella storia dell’Inter a conquistare questo traguardo al debutto. E l’immagine che più racconta il suo stile è arrivata durante la premiazione della Coppa Italia: mentre Lautaro Martínez sollevava il trofeo davanti ai tifosi, Chivu osservava tutto in disparte, quasi da spettatore, lasciando volutamente la scena alla squadra.

Dietro ai risultati dell’Inter non c’è stato solo un impianto tattico solido. Fin dall’estate — e già durante il FIFA Club World Cup — Chivu ha lavorato soprattutto sull’aspetto umano e psicologico, restituendo entusiasmo e fiducia a un gruppo reduce da una stagione complicata. Nel post‑gara della finale, sia lui sia Giuseppe Marotta hanno affrontato il tema del percorso europeo deludente: il presidente lo ha definito un piccolo neo in un’annata eccezionale, mentre Chivu lo ha indicato come il punto da cui ripartire per crescere ulteriormente.

Il prossimo passo spetta alla dirigenza, chiamata a rinforzare una rosa che perderà diversi giocatori in scadenza. L’obiettivo è chiaro: costruire continuità e aprire un nuovo ciclo vincente. Intanto, lo spogliatoio ha già espresso il suo verdetto: Denzel Dumfries e Lautaro Martínez hanno assegnato un “10” alla stagione del loro allenatore. E Chivu, fedele al suo stile, ha restituito quel voto all’intero gruppo, sottolineando ancora una volta la forza collettiva che ha guidato l’Inter verso il Double.

Pavoletti saluta i tifosi del Cagliari: «Porterò sempre con me tutto l’affetto e i ricordi che mi avete regalato»

Pavoletti: «Voglio ringraziare tutti i tifosi per il supporto costante e i compagni per aver condiviso con me momenti indimenticabili»

Leonardo Pavoletti si prepara a salutare il Cagliari dopo una carriera lunga e ricca di momenti iconici: 231 presenze e 52 gol che lo hanno reso uno dei simboli più riconoscibili della storia recente rossoblù. L’attaccante toscano lascia un segno profondo, fatto di reti decisive, leadership silenziosa e un legame speciale con la tifoseria.

Il ritiro dall’attività agonistica non cancella ciò che Pavoletti ha rappresentato per il club: un esempio di dedizione, sacrificio e attaccamento alla maglia. Il capitano ha affrontato innumerevoli battaglie sportive, superato infortuni pesanti e trascinato la squadra nei momenti più delicati, diventando un punto di riferimento dentro e fuori dal campo.

Con il ginocchio operato e la stagione ormai conclusa, Pavoletti si appresta a chiudere un capitolo che lo ha visto protagonista assoluto. Il suo addio non è solo la fine di un percorso, ma l’inizio di un’eredità che resterà impressa nella memoria dei tifosi e nella storia del Cagliari.

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ARRIVO A CAGLIARI – «Dopo tanti anni siamo giunti al termine. Tutto ha un inizio e una fine e siamo arrivati al momento come me lo ero immaginato. Sono stato amato e amo ancora tantissimo. Il mio desiderio più grande era quello di concludere con una partita, magari con un gol che è un po’ che non segno all’Unipol Domus, quindi sarebbe stato quello che sognavo. Poi naturalmente tra i sogni e la realtà ci passa il mare, diciamo, e quindi mi ritrovo con ginocchio operato, con stagione finita. Vengo contattato in estate dal ds dal Cagliari, l’anno prima c’era Borriello e quindi mi fece strano, poi la cosa divenne più seria e il mio procuratore mi propose due squadre e il Cagliari. E arrivo in aeroporto e vengo accolto in modo incredibile, non me lo sarei mai aspettato dopo le ultime stagioni sottotono al Napoli. A questo saluto nel mio stadio, perché io c’ero quando è stato inaugurato, quindi la prima partita c’ero, vado via che insomma siamo ancora qua e ho fatto tanti gol, tante partite, tante rimonte, tante cose belle. La cosa buona è che non ho mai preso troppo sul serio la mia carriera, quindi tutto quello che è arrivato me lo sono conquistato, me lo sono anche in parte goduto. Però ci sono arrivato sempre con tanto sacrificio e quindi arrivo a questa conclusione di questi 9 anni a Cagliari, sapendo di aver dato veramente tutto, sia a livello mentale che fisico. Sono contento, sì, ma ci ho lasciato anche il ginocchio, quindi qualche parte di me rimarrà sempre qui.»

MOMENTO PIÙ BELLO – «Sono tanti i momenti indimenticabili: dai gol decisivi alle vittorie emozionanti, ma ciò che ricorderò di più è il legame con la tifoseria. Il loro supporto incondizionato, anche nei momenti difficili, e il calore della gente sono stati qualcosa di unico che mi accompagnerà sempre.»

VITA DOPO IL CALCIO – «Penso di restare vicino al mondo del calcio, magari come allenatore o in ruoli tecnici, ma voglio anche dedicarmi a progetti personali e alla famiglia. Il calcio mi ha dato tanto e voglio continuare a contribuire, trasmettendo ciò che ho imparato.»

MOMENTI DIFFICILI – «Ci sono stati momenti complessi, infortuni, partite perse e sfide che sembravano insormontabili. Ma ogni difficoltà mi ha insegnato qualcosa: la resilienza, la forza di rialzarsi e l’importanza del gruppo. Senza questi momenti non sarei la persona e il giocatore che sono oggi.»

EPISODIO MEMORABILE – «Sicuramente il primo gol segnato con la squadra. La gioia del pubblico, l’emozione di sentire il mio nome urlato dai tifosi, rimarrà sempre tra i ricordi più belli. Ma anche le vittorie più recenti, quelle che sembravano impossibili, hanno un valore enorme.»

RAPPORTO CON I TIFOSI – «È stato unico e speciale. Ho sempre sentito il loro calore, la loro passione e il loro affetto sincero. Il loro sostegno è stato motivante nei momenti difficili e condividere le vittorie con loro è stato emozionante. Questo legame resterà indelebile nella mia memoria.»

MENTALITÀ – «La mentalità è stata fondamentale. Affrontare ogni ostacolo con determinazione, restare concentrato e credere nelle proprie capacità mi ha permesso di superare momenti difficili e di dare sempre il massimo, sia in allenamento sia in partita.»

CONCLUSIONE CARRIERA – «La conclusione di questa esperienza è stata emozionante e piena di gratitudine. Ho dato tutto quello che avevo, con impegno, sacrificio e passione. Lascio Cagliari con ricordi bellissimi, affetti profondi e la consapevolezza di aver vissuto un percorso pieno di soddisfazioni.»

MESSAGGIO AI TIFOSI – «Voglio ringraziare tutti i tifosi per il supporto costante e i compagni per aver condiviso con me momenti indimenticabili. Continuate a credere nella squadra, a dare il massimo e a vivere il calcio con passione. Porterò sempre con me tutto l’affetto e i ricordi che mi avete regalato.»

LEGGI LE PAROLE INTEGRALI DI PAVOLETTI SU CAGLIARINEWS24

Presidenza FIGC: depositate le candidature di Abete e Malagò, parte la sfida

Giancarlo Abete e Giovanni Malagò depositano le candidature: è ufficiale la sfida per la guida della FIGC

Ora è ufficiale: saranno Giovanni Malagò e Giancarlo Abete i due candidati alla presidenza della FIGC. Entrambi hanno formalizzato la propria candidatura in vista delle elezioni fissate per lunedì 22 giugno, rispettando la scadenza prevista per il deposito dei programmi. Il comunicato:

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LA NOTA DELLA FIGC – “Giancarlo Abete e Giovanni Malagò hanno depositato la candidatura alla presidenza della FIGC corredata dai rispettivi programmi entro il termine stabilito dal regolamento, ovvero 40 giorni prima dell’Assemblea Elettiva convocata per lunedì 22 giugno (ore 8.30 in prima convocazione, 11 in seconda convocazione) presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel. La candidatura di Abete è stata sottoscritta dalla Lega Nazionale Dilettanti, mentre quella di Malagò dalla Lega Calcio Serie A“.

Non è stata ammessa, invece, una terza candidaturea, quella di Renato Miele: “La candidatura alla carica di Presidente Federale, presentata dall’Avv. Renato Miele, non è ammissibile, ai sensi dell’art. 24, comma 5 dello Statuto Federale in quanto priva del necessario accredito da parte di almeno la metà più uno dei Delegati assembleari di almeno una Lega o una componente tecnica“.

Ravanelli: «Vlahovic? Se posso dare un consiglio, ho fatto un grande errore che è quello di abbandonare la Juve, uno degli errori più grandi della mia vita» – VIDEO

Ravanelli: «Yildiz? Credo sia quel giocatore con qualità eccelse a cui la Juve si deve appoggiare e costruire la squadra su di lui»

Presente al Salone del Libro di Torino, Fabrizio Ravanelli è intervenuto durante l’evento, soffermandosi su diversi temi di attualità calcistica. L’ex attaccante della Juventus e della Nazionale ha rilasciato alcune dichiarazioni significative, riportate di seguito. L’ex bianconero è intervenuto a margine della presentazione del volume “Stasera la vinciamo noi”, un romanzo sportivo che ripercorre l’impresa europea della Juventus del 22 maggio 1996.

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EMOZIONI – «Il titolo del libro “Stasera la vinciamo noi” rappresenta appieno quella che era la nostra mentalità, perchè siamo entrati in campo consapevoli che avremmo dato tutti noi stessi, che l’Ajax avrebbe dovuto ucciderci per vincere quella partita. Vincere la Champions con la Juventus rappresenta una delle più grandi soddisfazioni non solo per me ma per tutto quel gruppo, perchè era stata costruita quella finale. Cosa manca alla Juve di oggi? Un po’ tutto, anche dal punto di vista di giocatori oggi è inopportuno fare un paragone perchè è un calcio più diverso, fisico. Quella Juve aveva grandi qualità tecnico-tattiche e il mister aveva cambiato un po’ la mentalità del calcio. Era una Juve bella da vedere ma anche vincente»

VLAHOVIC – «Io se posso dare un consiglio, ho fatto un grande errore che è quello di abbandonare la Juve, è stato uno degli errori più grandi della mia vita quindi gli consiglierei di restare»

YILDIZ – «Credo sia quel giocatore con qualità eccelse a cui la Juve si deve appoggiare e costruire la squadra su di lui»

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Zaccagni sicuro: «È doveroso, da parte nostra, prenderci la piena responsabilità non solo di questo insuccesso»

Zaccagni: «Ora prevale un senso di delusione per il risultato ottenuto. Tuttavia, il nostro obiettivo immediato deve essere quello di metabolizzare»

Mattia Zaccagni, attaccante della Lazio, ha parlato nel post‑gara della finale di Coppa Italia affrontando diversi temi ai microfoni di Radio Tv Serie A. Il numero 10 biancoceleste, ancora scosso dall’intensità della partita, ha condiviso sensazioni, analisi e prospettive sul momento della squadra.

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ATTEGGIAMENTO – «Eravamo pienamente consapevoli di misurarci con una compagine di altissimo profilo, ma proprio per questo avremmo dovuto mettere in campo una determinazione, una grinta e un carattere superiori ai loro; elementi che, sfortunatamente, sono mancati specialmente nella prima frazione di gioco. Sebbene nella ripresa si siano create delle opportunità che avrebbero potuto riaprire il confronto se sfruttate meglio, resta l’amarezza per non averle concretizzate».

BILANCIO STAGIONALE  «C’era in tutti noi la forte speranza, oltre alla convinzione, che questo match potesse rappresentare il punto di svolta del nostro cammino, ma i fatti hanno purtroppo smentito le aspettative. È doveroso, da parte nostra, prenderci la piena responsabilità non solo di questo insuccesso, ma dell’andamento dell’intera annata e di ogni aspetto che non ha funzionato come previsto».

RIPARTENZA – «In questo momento prevale un profondo senso di delusione per il risultato ottenuto. Tuttavia, il nostro obiettivo immediato deve essere quello di metabolizzare questa sconfitta e lasciarcela alle spalle nel minor tempo possibile, così da poter guardare avanti e concentrarci sui prossimi impegni».

Francia, ufficiale la lista dei convocati per il Mondiale: quattro gli “italiani” scelti da Deschamps! Ma quante esclusioni eccellenti…

Mondiale, la Francia svela i convocati per la competizioni: quattro giocatori della Serie A nella lista di Deschamps. Che esclusi!

Manca sempre meno al via del Mondiale 2026, che si disputerà tra Stati Uniti, Messico e Canada. L’11 giugno si aprirà ufficialmente la competizione con la sfida tra Messico e Sudafrica allo storico Stadio Azteca di Città del Messico. Sarà la terza edizione consecutiva senza l’Italia, mentre tutte le altre Nazionali stanno entrando nella fase decisiva delle convocazioni ufficiali.

Tra le prime a muoversi c’è la Francia di Didier Deschamps, campione del mondo nel 2018 e finalista nel 2022. I Bleus si presentano come una delle principali favorite e il CT ha scelto quattro “italiani” per la spedizione: Thuram, Manu Koné, Rabiot e Maignan. Una lista che, però, lascia fuori diversi nomi di spicco del nostro campionato.

Gli esclusi eccellenti non mancano. Restano fuori Khephren Thuram, Fofana e Nkunku tra i giocatori che militano in Serie A, ma la sorpresa più grande è l’assenza di Eduardo Camavinga del Real Madrid. Il centrocampista non è stato convocato, a differenza del compagno di club Tchouameni, recentemente finito al centro delle polemiche in casa blancos. Una scelta che farà discutere e che conferma la profondità e la concorrenza interna della nazionale francese.

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PORTIERI: Mike Maignan (AC Milan), Robin Risser (Lens), Brice Samba (Rennes)

DIFENSORI: Lucas Digne (Aston Vila), Malo Gusto (Chelsea), Lucas Hernandez (PSG), Theo Hernandez (Al Hilal), Ibrahima Konaté (Liverpool), Jules Koundé (FC Barcelone), Maxence Lacroix (Crystal Palace), Wlliam Saliba (Arsenal), Dayot Upamecano (Bayern Munich)

CENTROCAMPISTI: N’Golo Kanté (Fenerbahçe), Manu Koné (AS Rome), Adrien Rabiot (AC Milan), Aurélien Tchouaméni (Real Madrid), Warren Zaïre-Emery (PSG)

ATTACCANTI: Maghnes Akliouche (AS Monaco), Bradley Barcola (PSG), Rayan Cherki (Manchester City), Ousmane Dembélé (PSG), Désiré Doué (PSG), Jean-Philippe Mateta (Crystal Palace), Kylian Mbappé (Real Madrid), Michael Olise (Bayern Munich), Marcus Thuram (Inter Milan)

Rinnovi Roma, avanti tutta: il club tratta i prolungamenti dei calciatori in scadenza di contratto

Roma al lavoro sui rinnovi: la dirigenza giallorossa adesso accelera per blindare i giocatori in scadenza nel 2026

Ore decisive tra campo e mercato in casa Roma. Mentre la squadra di Gian Piero Gasperini prepara le ultime due partite per provare a centrare la qualificazione alla prossima Champions League, la dirigenza giallorossa guarda già oltre e pianifica la stagione che verrà. L’obiettivo è chiaro: blindare il gruppo che ha garantito solidità e continuità nel corso dell’anno.

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In questa direzione si inserisce la strategia del club, che ha iniziato a formulare proposte ai giocatori in scadenza nel 2026. Oltre al dossier Paulo Dybala, su cui si continua a lavorare, la Roma punta a rinnovare anche i contratti di Zeki Çelik, Lorenzo Pellegrini e Stephan El Shaarawy, tutti considerati elementi centrali nel progetto tecnico di Gasperini.

La volontà dell’allenatore è chiara: confermare lo zoccolo duro che ha trascinato la squadra in questa stagione. Per questo la società ha già messo sul tavolo le prime proposte di rinnovo e ha avviato i contatti con gli entourage dei giocatori. Le trattative sono aperte e l’obiettivo è trovare un’intesa economica che soddisfi tutte le parti, così da costruire continuità e stabilità in vista del nuovo ciclo giallorosso.

37° turno Serie A, c’è la decisione definitiva: Roma Lazio domenica alle 12 insieme alle altre gare della Champions: la decisione della Prefettura

Serie A, c’è l’ok della Prefettura per le gare del 37° turno: Roma Lazio si gioca domenica alle 12 insieme alle altre 4 gare per la Champions

La Prefettura di Roma ha dato l’ok alla proposta della Lega Serie A, definendo così gli orari delle partite del 37° turno di campionato. Il derby della Capitale tra Roma e Lazio si giocherà domenica 17 maggio 2026 alle 12:00 allo Stadio Olimpico. La decisione mira a gestire al meglio l’ordine pubblico e a evitare sovrapposizioni con altri eventi di rilievo in città, in particolare la finale degli Internazionali di Tennis al Foro Italico, programmata per le 17:30.

Contestualmente, anche le gare delle squadre impegnate nella corsa alle posizioni europee saranno disputate allo stesso orario. Tra queste figurano Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma. In questo modo si limiterà l’afflusso massiccio di tifosi nelle strade della Capitale e nelle altre città coinvolte, garantendo maggiore sicurezza e un flusso più ordinato per le autorità.

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L’accordo tra Lega Serie A e Prefettura rappresenta un compromesso tra esigenze logistiche e sportive, permettendo ai tifosi di partecipare alle partite senza interferenze e assicurando la continuità del campionato. La scelta di anticipare il derby a mezzogiorno consentirà anche di contemperare gli interessi dei tifosi e delle autorità, evitando criticità di traffico e sicurezza.

Il programma ufficiale del 37° turno prevede quindi, alle 12:00: Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan, Como-Parma e il derby Roma-Lazio, mentre la finale di tennis rimane confermata nel tardo pomeriggio. La decisione è stata accolta con favore dalle tifoserie e dai club, che potranno pianificare al meglio trasferte e logistica.

FIGC, ufficiale la candidatura di Marotta, Chiellini e Sara Gama per il ruolo di consigliere federale: la lista

FIGC, ufficiale la candidatura di Marotta, Chiellini e Sara Gama per il ruolo di consigliere federale: la lista di tutti gli altri candidati

In vista dell’assemblea elettiva del 22 giugno, la FIGC ha reso note le candidature. Confermati i nomi di Giovanni Malagò e Giancarlo Abete per la presidenza, mentre per il consiglio federale figurano tra gli altri il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta e il dirigente della Juventus Giorgio Chiellini. La lista completa dei candidati è stata ufficializzata dalla federazione.

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LA NOTA DELLA FIGC – «In rappresentanza della Lega Calcio Serie A:
– STEFANO CAMPOCCIA
– GIORGIO CHIELLINI
– GIUSEPPE MAROTTA

I candidati innanzi indicati sono in possesso di tutti i requisiti richiesti dallo Statuto
Federale per ricoprire la carica di Consigliere Federale. Le candidature sono ammesse.

In rappresentanza della LNP Serie B:
– ANTONIO GOZZI

Il candidato innanzi indicato è in possesso di tutti i requisiti richiesti dallo Statuto Federale
per ricoprire la carica di Consigliere Federale. La candidatura è ammessa.

In rappresentanza della Lega Pro:
– GIULIO GALLAZZI
– DONATO MACCHIA

I candidati innanzi indicati sono in possesso di tutti i requisiti richiesti dallo Statuto
Federale per ricoprire la carica di Consigliere Federale. Le candidature sono ammesse.

In rappresentanza della L.N.D.:
– DANIELE ORTOLANO L.N.D. Nazionale
– ILARIA BAZZERLA L.N.D. Nazionale
– SERGIO PEDRAZZINI L.N.D. Area Nord
– GIACOMO FANTAZZINI L.N.D. Area Centro
– GIULIANA TAMBARO L.N.D. Area Sud

I candidati innanzi indicati sono in possesso di tutti i requisiti richiesti dallo Statuto
Federale per ricoprire la carica di Consigliere Federale. Le candidature sono ammesse.

In rappresentanza degli Atleti:
– DAVIDE BIONDINI Atleti Professionisti
– SARA GAMA Atleti Professionisti
– VALERIO BERNARDI Atleti Dilettanti
– UMBERTO CALCAGNO Atleti Dilettanti

I candidati innanzi indicati sono in possesso di tutti i requisiti richiesti dallo Statuto
Federale per ricoprire la carica di Consigliere Federale. Le candidature sono ammesse.

In rappresentanza dei Tecnici:
– GIANCARLO CAMOLESE Tecnici Professionisti
– SILVIA CITTA Tecnici Dilettanti

I candidati innanzi indicati sono in possesso di tutti i requisiti richiesti dallo Statuto
Federale per ricoprire la carica di Consigliere Federale. Le candidature sono ammesse
».

Binaghi non le manda a dire: «Derby? Il tennis non si sposta perché un deficiente ha fatto il calendario di Serie A con i piedi!»

Il presidente della Federtennis, Angelo Binaghi, attacca apertamente Andrea Butti, il responsabile dei calendari in Serie A

Angelo Binaghi, presidente della Federtennis, ha commentato le recenti polemiche legate alla programmazione del derby di Roma durante gli Internazionali d’Italia. Intervenendo dopo la vittoria di Jannik Sinner contro Andrey Rublev, ha espresso il suo disappunto riguardo alla coincidenza del calendario calcistico, sottolineando come in passato il tennis si sia sempre adattato agli orari degli eventi calcistici. Binaghi ha messo in dubbio la gestione del calendario calcistico, ironizzando sulla figura di Andrea Butti, responsabile della programmazione della Serie A, accusato di aver organizzato il campionato con poca attenzione. La discussione solleva riflessioni sul rispetto dei diritti degli altri sport.

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FINALE TUTTA ITALIANA? – «Io mi accontenterei prima di tutto di avere un italiano in finale, di fronte al presidente della Repubblica proveremo a fare tutto il possibile per un epilogo che sarebbe straordinario. Però ci sono gli avversari che sono molto forti, sono stati uno numero 1 del mondo e un altro quasi (Medvedev e Ruud, ndr). Noi abbiamo il campione del mondo stanco e poi un grande combattente, un ragazzo che trascinerà il pubblico e si farà trascinare dal pubblico che è Darderi».

DERBY DI ROMA – «De Siervo e Simonelli sono due dirigenti preparati, forse gli unici nel mondo del calcio, non so nemmeno quanto dipenda da loro tutto questo. Però che si sia fatto un calendario a giugno con il derby di Torino durante le Finals, poi anticipato con un dialogo personale con De Siervo, e qui rimangono la finale di Coppa Italia e derby di Roma, mi fa pensare proprio a delle grandi coincidenze»

ANCORA SUL DERBY – «Come diceva Andreotti? A pensare male spesso si fa peccato ma qualche volta non ci si sbaglia…. Secondo voi dobbiamo spostarci noi o il calcio? Chiedetelo all’opinione pubblica. Noi ci siamo spostati per 25 anni. Non capisco perché noi ci dovremmo spostare quando c’è un “deficiente”, così ho letto sul Corriere della Sera, che ha organizzato un campionato di calcio con i piedi»

Accomando a CagliariNews24: «Pochi dubbi sulla conferma di Pisacane, il riscatto di Kilicsoy è a rischio!»

Il noto giornalista Orazio Accomando ha voluto dire la sua sulla stagione del Cagliari di Fabio Pisacane e sulle prossime mosse di mercato

Intervistato in esclusiva da CagliariNews24, il giornalista di Sport Mediaset, Orazio Accomando, ha detto la sua sulla stagione del Cagliari di Pisacane e sulle mosse di mercato in vista dell’estate.

PISACANE VERRA’ CONFERMATO?«Credo che ci siano pochi dubbi sul fatto che la società voglia confermare Fabio Pisacane. Lui potrebbe vacillare solo in caso di un’offerta importante, però secondo me il tecnico campano sarà l’allenatore del Cagliari anche la prossima stagione perché questo è quello che mi arriva, non mi risultano, insomma, voci di separazione tra le due parti. Assolutamente stagione positiva, la sua prima, bravo non solo a dare la propria idea ma pure a saper gestire in determinati momenti, oltre ad aver avuto il coraggio di lanciare tanti giovani nella fase clou della stagione; questo in una squadra che doveva salvarsi. Spesso e volentieri tanti fanno gli esperimenti, ti faccio l’esempio della Fiorentina con Braschi alla penultima giornata; il Cagliari invece con Pisacane ha avuto il coraggio di metterli dentro sin da subito».

QUALE FUTURO PER KILICSOY?«Secondo me il riscatto è a rischio, ma ripeto: non mi risultano dietrologie del Cagliari nel voler abbassare il prezzo piuttosto che un altro, anche perché vanno bene tutte le strategie, ma non fai giocare sette minuti in sei partite un giocatore che comunque vorresti tenere. A me arrivano voci — non ho avuto conferme ufficiali — di atteggiamenti non sempre esemplari sotto l’aspetto professionale da parte di Kilicsoy e mi riferisco a una condizione atletica non ottimale, nonostante qualche avvisaglia c’era stata. Quindi secondo me i dubbi sono legati più, diciamo, alla parte comportamentale/atletica piuttosto che economico-tecnica, perché comunque farebbe bene a confermarlo, farebbe bene al Cagliari. Ma se nell’ultimo periodo non l’abbiamo visto mai, io credo che sia Pisacane sia il Cagliari abbiano le proprie ragioni».

SU CAPRILE E ESPOSITO«Ma secondo me potrebbero esserci possibilità di cessione, ma più per Esposito che per Caprile. Per Caprile il Cagliari ha fatto un investimento molto importante per riscattarlo e quindi la sensazione è che servano cifre ancora più importanti rispetto a quelle spese dal club rossoblù e non so, insomma, se ci sono dei club disposti a farlo. Esposito ha dimostrato quest’anno di essere nel percorso della completa maturità. Che fosse un talento lo abbiamo sempre risaputo, ma quest’anno secondo me ha avuto anche un rendimento quando le cose non giravano a livello di gol e assist, ma un rendimento da leader di questa squadra. E lì ti tornano i meriti di Pisacane perché avendo inserito dentro tanti giovani un ragazzo del 2002, quindi di 24 anni come Sebastiano Esposito paradossalmente era uno dei più grandi e quindi si è sentito responsabilizzato. Quindi la forza di Pisacane sta anche nell’aver valorizzato questo ragazzo di grande qualità, ma che ha dimostrato anche di avere il carattere giusto per ambire a qualcosa di più».

L’INTERVISTA COMPLETA AD ACCOMANDO SU CAGLIARINEWS24.COM

Serafini a MilanNews24: «Cardinale non sa nulla di calcio e del Milan. Allegri? Chivu in rossonero sarebbe stato esonerato a Pasqua!» – VIDEO

Il noto giornalista di fede rossonera, Luca Serafini, ha analizzato così il momento del finale di stagione del Milan e le contestazioni dei tifosi

Intervistato in esclusiva da MilanNews24, il giornalista Luca Serafini si è espresso sulla contestazione dei tifosi del Milan rivolta all’ad Giorgio Furlani e ha detto la sua anche sul futuro di Massimiliano Allegri.

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LA CONTESTAZIONE DEI TIFOSI DEL MILAN PER GIORGIO FURLANI, UN MIO PENSIERO SUL SUO OPERATO? – «Concentrare le attenzioni solo su una persona è riduttivo ed anche sbagliato. Il Milan innanzitutto ha da anni un presidente che non conosce il calcio, non ne sa nulla. Non conosce il Milan, non conosce la sua storia e i suoi protagonisti e quando parla parla sempre a sproposito. Anche dal punto di vista dello stadio nuovo c’è stata una cocente delusione. Non solo per campanilismo ma anche per opportunità, tutti i tifosi hanno sperato nello stadio di proprietà del Milan, così esattamente come i tifosi dell’Inter hanno sperato la stessa cosa. Tutto il mondo, a parte 2-3 casi isolati, ha ormai lo stadio di proprietà, basta vedere a Londra con 27mila squadre… A Madrid e Barcellona uguale. Poi c’è un apparato sportivo che è assortito male. Io lo dicevo anche quando ero a Milan Tv e lo dicevo in onda. Fare il DS non vuol dire solo scegliere e comprare i giocatori. Innanzitutto serve per vendere i giocatori, e Tare in questo è stato bravissimo l’estate scorsa, e poi per essere il collante tra la squadra e la società, vedi negli anni d’oro Ramaccioni e Braida, mentre Galliani era la figura di raccordo tra la proprietà e la parte sportiva. A Furlani si imputa? L’assenza totale di mansioni di questo ruolo. Dire che abbia remato contro è un po’ forzato perché lui in realtà remava nella direzione della società. Se il secondo posto è più remunerativo dello scudetto lui metteva l’accento su questo aspetto».

SULLE INSISTENTI VOCI DI UN ADDIO DI ALLEGRI – «E’ evidente che l’allenatore in un momento così critico debba condividere parte delle colpe, non siamo miopi né partigiani assoluti di Allegri che era l’unico allenatore, insieme ad Antonio Conte, già dall’estate del 2024 da ingaggiare ed era l’unico libero l’estate scorsa da poter prendere. Perché lo dico? Io qualche settimana fa ho innescato una polemica per aver detto che Chivu è stato bravissimo nel gestire un post stagione scorsa con zero vittorie e un Mondiale per Club giocato sulla falsa riga della stagione conclusa poco prima, 4 sconfitte nelle prime 8 giornate e un andamento in Champions molto negativo, ma il grande merito è stato quello societario che l’ha voluto, protetto, sostenuto e poi blindato. Chivu nel Milan di quest’anno veniva esonerato a Pasqua. Chivu non poteva fare in questo momento storico il lavoro che ha fatto Allegri, come non lo può fare De Zerbi, Italiano, Thiago Motta, non lo può fare nessuno. Lo può fare un allenatore fatto e finito come Allegri o come Conte, tecnici capaci di blindare la squadra rispetto a quello che accade a Casa Milan. Poi però se arrivi a marzo, dopo che hai detto per 8 mesi arriviamo a marzo e poi perdi a Roma e sbrachi mi devi dire perché. Mi devi spiegare cosa sia successo, fisicamente o mentalmente. Però mi interessa saperlo tra due settimane. Adesso mi interessa sapere cosa fare contro Genoa e Cagliari e raggiungere la Champions. La cosa più sconcertante di tutto è che il calendario era una tavola apparecchiata per andare in Champions. Se te avessi fatto il tuo saresti arrivato secondo in carrozza mentre ora anche la squadra del mio condominio può battere il Milan».

L’INTERVISTA COMPLETA A SERAFINI SU MILANNEWS24.COM

Il Brasile blinda Ancelotti! Ufficiale il rinnovo di contratto del ct fino al 2030: il comunicato e le sue parole

Il Brasile blinda Ancelotti! Ufficiale il rinnovo di contratto del ct fino al 2030: il comunicato e le sue parole dopo la firma e l’annuncio

Carlo Ancelotti ha firmato un contratto a lungo termine con il Brasile per guidare la Seleção fino al 2023, con un accordo che si estende fino a luglio 2030. Ancelotti guiderà la nazionale verdeoro ai prossimi due Mondiali, a partire dall’imminente torneo.

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IL COMUNICATO – «La Federazione calcistica brasiliana e l’allenatore Carlo Ancelotti hanno rinnovato il loro contratto per altri quattro anni, fino ai Mondiali del 2030.

La permanenza di Ancelotti alla guida della nazionale brasiliana, la squadra di maggior successo nella storia del calcio mondiale, riflette non solo il sostegno della CBF al lavoro svolto dal tecnico, ma anche la fiducia che si è guadagnato dalla squadra e dai tifosi brasiliani sin dal suo arrivo alla fine di maggio 2025.

Da quando ha assunto l’incarico, il tecnico italiano è diventato una figura centrale nel rafforzamento del calcio brasiliano, lavorando a stretto contatto con diverse aree della CBF (Confederazione calcistica brasiliana) e consolidando un rapporto caratterizzato da identificazione, eccellenza professionale e stabilità.

“Sono arrivato in Brasile un anno fa. Fin dal primo minuto ho capito cosa significa il calcio per questo Paese. Per un anno abbiamo lavorato per riportare la Nazionale brasiliana ai vertici del calcio mondiale. Ma la CBF e io vogliamo di più. Più vittorie, più tempo, più lavoro. Siamo molto felici di annunciare che continueremo insieme per altri quattro anni. Andremo avanti insieme fino ai Mondiali del 2030. Voglio ringraziare la CBF per la fiducia. Grazie, Brasile, per la calorosa accoglienza e per tutto l’affetto”, ha dichiarato Ancelotti.

Il presidente della CBF (Confederazione calcistica brasiliana), Samir Xaud, ha celebrato il rinnovo del contratto di Carlo Ancelotti e ha sottolineato come la decisione sia in linea con il progetto sportivo della federazione per i prossimi anni.

“Oggi è un giorno storico per la CBF e per il calcio brasiliano. Il rinnovo del contratto di Carlo Ancelotti rappresenta un ulteriore passo concreto nel nostro impegno a offrire alla nazionale cinque volte campione del mondo una struttura sempre più forte, moderna e competitiva. Lavoriamo quotidianamente per mantenere il Brasile ai massimi livelli del calcio mondiale, prestando al contempo grande attenzione allo sviluppo delle altre nazionali, alle competizioni organizzate dalla CBF e al rafforzamento dei club e delle federazioni in tutto il Paese”, ha dichiarato Samir Xaud.

Anche il vicepresidente della CBF, Gustavo Dias, ha ribadito l’importanza del rinnovo del contratto di Ancelotti, sottolineando come la fiducia reciproca abbia facilitato l’accordo. Ha inoltre elogiato la decisione.

“Il curriculum e la carriera di Ancelotti parlano da soli. Ma, oltre a questo, è una persona fantastica. Siamo estremamente soddisfatti del lavoro svolto dal suo arrivo. La sua permanenza per altri quattro anni riflette la nostra fiducia in un progetto solido, costruito con equilibrio, esperienza e visione per il futuro. Siamo convinti che questa continuità rafforzi ulteriormente il legame tra la Nazionale e i tifosi brasiliani, e con la gioia che il calcio ha sempre portato nel nostro Paese”, ha dichiarato Gustavo Dias.

Ancelotti è stato nominato allenatore della nazionale brasiliana nel maggio 2025. In un anno di lavoro, ha guidato la Seleção in dieci partite, ottenendo cinque vittorie, due pareggi e tre sconfitte. Sotto la sua guida, la squadra ha segnato 18 gol e ne ha subiti otto».

Caos calendari in Serie A, derby di Roma e non solo: il Tar ha deciso di non decidere! Palla all’avvocatura di Stato, decisione in serata

Caos calendari in Serie A: il Tar ha deciso di non decidere! Palla all’avvocatura di Stato, decisione finale sulla 37^ giornata in serata

Il futuro degli orari della 37ª giornata di Serie A è ancora incerto. Il TAR Lazio ha deciso di non prendere una posizione definitiva sul ricorso presentato dalla Lega Serie A riguardo la decisione della Prefettura di Roma di spostare il derby della capitale e altre partite cruciali per la qualificazione alla Champions League a lunedì 18 maggio alle 20.45.

Il tribunale amministrativo, pur riconoscendo che il ricorso meriti attenzione, ha rimandato la decisione all’Avvocatura dello Stato, chiedendo alle parti coinvolte di trovare un accordo. Proprio in questi minuti, l’Avvocatura ha convocato i rappresentanti di Serie A, FITP e il Prefetto di Roma per un incontro finalizzato a risolvere la questione. Una decisione finale è attesa entro la serata di oggi.

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Mentre non è possibile modificare l’orario della finale del singolare maschile di tennis direttamente dalla FITP (che non ha competenza su questo aspetto), potrebbe esserci un margine per modificare l’orario di inizio, in quanto le partite di tennis, diversamente da quelle di calcio, non hanno un orario preciso di partenza, ma un orario minimo (“not before“). Tuttavia, il tema principale rimane quello dell’ordine pubblico: la Prefettura di Roma insiste sul mantenimento di una gestione sicura degli eventi.

La decisione finale su queste modifiche è ancora pendente, e tutto dipenderà dai confronti di oggi. L’esito di questi colloqui potrebbe portare a una chiusura definitiva della questione.

Maldini attacca: «Serie A? Nel tennis hanno saputo programmare, nel calcio no! Ho parlato con Sinner»

L’ex dirigente e bandiera del Milan, Paolo Maldini, presente a Roma per gli Internazionali d’Italia al Foro Italico, ha risposto ad alcune domande

Paolo Maldini, leggendario ex calciatore, è stato intervistato al Foro Italico durante gli Internazionali di Tennis, dopo la partita di Jannik Sinner. Maldini ha parlato della necessità di programmazione nel calcio, lodando il tennis per ciò che manca nel calcio, sottolineando l’importanza di avere un numero 1 come Sinner. Ha anche elogiato la sua impressionante carriera e il suo carattere, senza commentare su un eventuale futuro ruolo in Federazione.

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TENNIS VS CALCIO – «Serve programmare, nel tennis hanno fatto tutto quello che è mancato al calcio. Credo che avere un numero 1 aumenti l’interesse. Ma tanti giocatori italiani in top 100 non sono casualità».

SINNER – «Vederlo dal vivo è impressionante. Non ci sono più parole per lui, ma mi soffermerei sulla persona: è quella che fa la differenza. Di cosa abbiamo parlato? Calcio, tennis, recupero, tante cose…».

Al Khelaifi celebra il PSG campione di Francia: «La nostra forza è il gruppo e il settore giovanile, ora testa alla Champions»

Il presidente del PSG, Nasser Al Khelaifi, commenta così il 14° campionato vinto dalla propria squadra, e si proietta alla finale di Champions League

Il presidente del PSG, Nasser Al-Khelaifi, ha espresso grande orgoglio per il 14° titolo di campioni di Francia, il quinto consecutivo, un record per il club. In un’intervista a L’Equipe, ha sottolineato il lavoro collettivo e l’importanza del settore giovanile, che ha visto sei debutti in prima squadra. Al-Khelaifi ha poi confermato il pieno focus sulla sfida di Budapest in finale di Champions League contro l’Arsenal, con l’obiettivo di continuare a scrivere la storia del club.

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PAROLE – «Siamo molto orgogliosi di questo 14° campionato francese e del quinto titolo consecutivo, una prima volta nella storia del club. Faccio i complimenti ai giocatori, a Luis Enrique, a Luis Campos e a tutto lo staff per il lavoro eccezionale svolto durante la stagione. Questo successo è il risultato di un grande lavoro collettivo e della forza del nostro settore giovanile, con sei giovani che hanno fatto il loro debutto tra i professionisti. Al Paris Saint-Germain la vera stella è la squadra. Adesso siamo totalmente concentrati sulla sfida di Budapest. C’è ancora tanto lavoro da fare per continuare a scrivere la nostra storia insieme».

Theo Hernandez può tornare in Serie A? Occhio alla Juve e al Milan, a chi altro può far comodo

Theo Hernandez può tornare in Serie A? Occhio alla Juve e al Milan, a chi altro può far comodo in Italia il terzino sinistro francese dell’Al Hilal

Il futuro di Theo Hernandez potrebbe riportarlo in Serie A già la prossima stagione, nonostante il suo primo anno in Arabia Saudita con l’Al Hilal, dove ha avuto una stagione positiva. Dopo aver conquistato il titolo in Saudi Pro League e una Coppa nazionale, l’esterno francese sta ora riflettendo sulla possibilità di tornare in Europa.

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Theo Hernandez ha disputato 42 partite nell’anno in corso, totalizzando 9 gol e 5 assist in tutte le competizioni. La sua ottima stagione ha mantenuto vivo l’interesse di molti club, tra cui alcuni della Serie A. Come ricorda Calciomercato.com, la Juventus è stata tra le squadre che lo hanno monitorato, ma al momento non ci sono stati contatti ufficiali con il suo entourage.

La situazione del Milan potrebbe essere diversa. Theo Hernandez aveva espresso disappunto nei confronti della direzione del club sotto l’attuale dirigenza, ma con l’incertezza che circonda il futuro dell’allenatore Massimiliano Allegri e la posizione di Igli Tare, potrebbe aprirsi una nuova pista rossonera. Il rientro al Milan, dove il difensore ha trascorso anni memorabili, non è da escludere, specialmente se ci saranno cambiamenti nella gestione.

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Oltre a Juventus e Milan, anche club come Roma e Napoli potrebbero essere interessati al giocatore, data la sua versatilità e il suo stile di gioco offensivo. Il Napoli, in particolare, potrebbe vederlo come una risorsa utile a rinforzare la fascia sinistra, ma tutto dipenderà dalla permanenza di Antonio Conte o dal possibile arrivo di un altro allenatore.

In ogni caso, nonostante il recente approdo in Arabia, il ritorno di Theo Hernandez in Serie A potrebbe diventare una delle trattative più interessanti dell’estate 2026, con l’ex Milan che valuta attentamente tutte le opzioni.

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