Pagina 121 – Calcio News 24

Il futuro di Maignan torna in discussione dopo appena un anno! Il portiere detta le condizioni per la permanenza al Milan

Il futuro di Maignan torna in discussione dopo appena un anno! Il portiere detta le condizioni per la permanenza al Milan: tutte le sue richieste

Il futuro di Mike Maignan al Milan torna a essere un’incognita. Dopo aver scelto di rimanere in rossonero la scorsa estate, convinto dal progetto di Massimiliano Allegri, ora il portiere francese potrebbe decidere di cambiare aria. La deludente stagione del Milan, con la qualificazione alla Champions League sempre più in bilico, e l’incertezza sul futuro di Allegri, hanno riacceso i rumors sul futuro del numero 16.

Nonostante un contratto fino al 2031, Maignan sta rivalutando la sua posizione. La Gazzetta dello Sport riporta che per il portiere restare al Milan dipenderebbe da due fattori cruciali: la qualificazione alla Champions e la conferma di Allegri. Il portiere era sicuro della partecipazione alla massima competizione europea quando aveva firmato il rinnovo, ma ora questa certezza è venuta meno.

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Il Chelsea, che già la scorsa estate aveva provato ad acquisirlo, è tornato a fare pressioni. I Blues, però, non parteciperanno alla prossima Champions League e potrebbero restare fuori anche da altre competizioni europee, un fattore che gioca a sfavore della squadra londinese.

Maignan è sempre stato al centro delle riflessioni di Allegri, che l’ha convinto a rimanere nel 2023, proponendogli anche la fascia da capitano e un progetto vincente. Nonostante ciò, se il Milan non dovesse centrare la qualificazione alla Champions e Allegri dovesse lasciare, Maignan potrebbe decidere di cercare una nuova opportunità in un club che gli garantisca di competere ai massimi livelli.

Napoli, occhio al cavallo di ritorno Rafa Marin: ha convinto il club col suo prestito al Villarreal!

Napoli, occhio al cavallo di ritorno Rafa Marin: ha convinto il club col suo prestito al Villarreal! Ma occhio all’opzione per l’acquisto per gli spagnoli

Il Napoli guarda con attenzione al futuro di Rafa Marin. Il difensore spagnolo, ceduto in estate in prestito al Villarreal, avrebbe convinto la dirigenza azzurra grazie al rendimento offerto in Liga. Secondo quanto riferito da Matteo Moretto su X, il club partenopeo conta su di lui per il prossimo progetto tecnico. Il Villarreal dispone di un’opzione d’acquisto da 12 milioni di euro, ma il Napoli valuta molto positivamente il suo rientro.

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PAROLE – «Il Napoli punta su Rafa Marín e conta su di lui per il prossimo progetto. Il club italiano valuta al massimo il suo rendimento al Villarreal, che avrebbe un’opzione di acquisto da 12 milioni di euro.».

Malagò studia la propria Nazionale: dal ruolo di Maldini in FIGC, al sogno Guardiola come ct!

Malagò studia la propria Nazionale: dal ruolo di Maldini in FIGC, al sogno Guardiola come ct! Il piano in vista delle prossime elezioni

Giovanni Malagò guarda già oltre la candidatura alla presidenza della FIGC. Il prossimo 22 giugno sfiderà Giancarlo Abete nelle elezioni federali, ma intanto avrebbe iniziato a lavorare alla squadra che potrebbe accompagnarlo in caso di vittoria. Secondo quanto riportato da Repubblica, uno dei nomi più graditi all’ex numero uno del CONI sarebbe quello di Paolo Maldini, ex capitano e dirigente del Milan, considerato un profilo di grande prestigio per un ruolo dirigenziale di primo piano all’interno della Federazione.

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Malagò Figc, Maldini nome forte per la nuova squadra

Maldini sarebbe già stato contattato da Malagò per verificarne la disponibilità. La sua figura rappresenterebbe un segnale forte dal punto di vista tecnico, istituzionale e simbolico. L’ex dirigente rossonero porta con sé esperienza internazionale, credibilità e un legame profondo con la storia del calcio italiano. Per questo il suo eventuale ingresso in FIGC potrebbe essere uno dei punti più rilevanti del nuovo corso immaginato da Malagò.

Malagò Figc, il sogno Guardiola per la Nazionale

Uno dei temi centrali del programma sarà inevitabilmente la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. Il sogno di Malagò sarebbe Pep Guardiola, allenatore del Manchester City e tra i tecnici più vincenti e influenti del calcio moderno. L’operazione, però, resta estremamente complessa.

Le incognite sono molte: bisognerà capire se Guardiola lascerà davvero il club inglese, se sarebbe interessato alla panchina azzurra e soprattutto se accetterebbe cifre molto inferiori rispetto ai circa 24 milioni di euro percepiti attualmente in Premier League.

Malagò Figc, Allegri e Conte restano in corsa

Se la pista straniera non dovesse concretizzarsi, restano molto forti due profili italiani: Massimiliano Allegri, allenatore del Milan, e Antonio Conte, tecnico del Napoli. Entrambi sarebbero già stati sondati personalmente da Malagò e rappresenterebbero soluzioni di esperienza, carisma e conoscenza del calcio italiano per provare a rilanciare la Nazionale.

Inter, ruggito da Coppa Italia: i protagonisti del doblete


Da Lautaro “sentenza” alle intuizioni di Chivu: ecco chi ha trascinato i nerazzurri verso il successo lungo il percorso della manifestazione

Il successo in questa competizione porta la firma evidente di Cristian Chivu. Il tecnico ha dimostrato una lettura dei momenti magistrale, capace di rimescolare le carte quando la squadra sembrava impantanarsi (come nella sfida contro il Como). La sua meravigliosa intuizione nel lanciare giovani come Sucic o nel dare scosse tattiche con Diouf è stata la chiave per superare i turni più complicati e arrivare a sollevare il trofeo.

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L’attacco: Lautaro non perdona, Dumfries mette il turbo

In cima alla lista dei trascinatori non può che esserci Lautaro Martinez. Il “Toro” ha interpretato il ruolo del centravanti nel modo più puro e spietato: massimizzare l’efficacia sotto porta. Anche nella finale contro la Lazio, è stato lui a indirizzare la gara, confermandosi il vero grimaldello del reparto offensivo.

Accanto a lui, un contributo fondamentale è arrivato da Denzel Dumfries. L’esterno olandese è stato un condensato di energia e talento: la sua prestazione nella finalissima, coronata dall’assist per il raddoppio, ha letteralmente destabilizzato la difesa biancoceleste.

Centrocampo e difesa: geometrie e visione

In mezzo al campo, la Coppa Italia ha esaltato la visione di Hakan Calhanoglu, architetto impeccabile capace di dispensare geometrie anche nei momenti di massima pressione e di firmare l’uno-due nel finale di Inter-Como, quando l’eliminazione sembrava altamente probabile. Menzione d’onore per il giovane Petar Sucic: la sua crescita è stata esponenziale, passando dalle intuizioni nei turni precedenti a una prova di grande maturità in finale che gli garantisce un futuro assicurato.

In difesa, l’autorità è stata rappresentata da Manuel Akanji. Il centrale ha giocato l’uultimo atto da leader silenzioso, vedendo prima degli altri dove sarebbero finiti i palloni e annullando ogni timida sortita avversaria. Una menzione la merita anche Federico Dimarco, che con il suo pattino sinistro ha arrotato palloni così precisi da rendere vana ogni marcatura, come oggi ha scritto La Gazzetta dello Sport dandogli un 7 in pagella.

Le sorprese: Diouf e Martinez J.

Il percorso in coppa ha messo in luce anche giocatori meno impiegati in campionato. Diouf è stato la vera scossa elettrica della competizione, entrando in modo decisivo in quasi tutte le reti nerazzurre nei turni intermedi (reti al Venezia e al Torino e ottima prestazione nella semifinale di ritorno). Tra i pali, Josep Martinez si è dimostrato qualcosa di più di una semplice alternativa, sfoderando prestazioni superbe (su tutte quella contro il Como) che hanno permesso all’Inter di mantenere la rotta verso la finale.

Il Liverpool celebra la memoria di Diogo Jota e André Silva: presentata la scultura simbolo “Forever 20”

Liverpool, omaggio eterno a Diogo Jota e André Silva: svelata la scultura “Forever 20” ad Anfield. Tutti i dettagli

Il Liverpool ha svelato le prime immagini del nuovo memoriale permanente che sorgerà ad Anfield per onorare la memoria di Diogo Jota e di suo fratello André Silva, tragicamente scomparsi in un incidente stradale in Spagna lo scorso luglio. Un’iniziativa che conferma quanto il loro ricordo sia ancora profondamente radicato nella comunità Reds, capace di trasformare il dolore in un gesto collettivo di affetto e appartenenza.

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Il monumento, chiamato “Forever 20”, non celebra solo le loro vite, ma anche il legame speciale che univa i due fratelli a tifosi, compagni e famiglia. Ad ogni partita, al ventesimo minuto, Anfield continua a cantare il coro dedicato a Jota: un rituale che ora trova una forma fisica nella scultura. L’opera richiama la sua iconica esultanza e, osservata da diverse angolazioni, rivela i numeri 20 e 30, quelli indossati dai due fratelli. Sulla superficie sono incise anche le parole del coro, a testimonianza di un ricordo che non smette di vibrare sugli spalti.

La scultura verrà collocata in 97 Avenue, lo stesso luogo in cui, subito dopo la tragedia, i tifosi avevano creato spontaneamente uno spazio di commemorazione con fiori, sciarpe e messaggi. Quegli oggetti, raccolti con cura, saranno integrati nel basamento del monumento, trasformando un dolore condiviso in memoria permanente. “Forever 20” diventerà così un punto di riferimento per chiunque voglia rendere omaggio a una figura che resterà per sempre parte della storia del Liverpool.

Il PSG cala il pokerissimo: le 5 tappe più importanti del 14° titolo di Francia


Dalla follia di Tolosa al sigillo finale contro il Lens: ecco come il PSG di Luis Enrique ha annientato la resistenza della Ligue 1

Come è stata costruita l’ennesima vittoria in patria dei campioni d’Europa in carica che si apprestano a provare a rinconfermarsi anche in Champions League? Ecco i momenti salienti del trionfo di Luis Enrique.

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1. Tolosa-PSG 3-6: spettacolo e “follia” da rodaggio (3ª giornata)

Il momento in cui il PSG ha sprigionato tutta la sua potenza offensiva. In un match che Luis Enrique ha definito “da rodaggio“, i parigini hanno travolto il Tolosa con un punteggio tennistico.

  • Il Capolavoro: João Neves, autore di una tripletta leggendaria “abbellita” da due reti in rovesciata.
  • Il dato: Neves ha effettuato 4 tiri totali, eguagliando in una sola gara il numero di gol segnati nell’intero campionato precedente.
  • La nota tecnica: nonostante l’assenza di Donnarumma (prossimo al City), Lucas Chevalier ha blindato la porta parando ben due rigori.

2. PSG-Lens 2-0: la spietatezza dei Campioni (4ª giornata)

Gara fondamentale per stabilire le gerarchie. Senza Lucho in panchina (vittima di un incidente in bici), il PSG ha mostrato una freddezza clinica contro la squadra che sarebbe stata la principale antagonista per il titolo.

  • Il protagonista: Bradley Barcola, autore di una doppietta d’autore (un tiro a giro e una conclusione rasoterra su assist di Vitinha).
  • Il record: il PSG ha eguagliato il record storico segnando per la 35ª partita consecutiva di Ligue 1 al Parc des Princes.
  • MVP: Vitinha, architetto totale della manovra.

3. Lione-PSG 2-3: nervi saldi e vetta ripresa (12ª giornata)

In un’altalena di emozioni allo Stade des Lumières, il PSG ha dimostrato di saper vincere anche le “battaglie di nervi” contro un Lione agguerrito.

  • La sequenza: vantaggio di Zaire-Emery, pari di Moreira, nuovo sorpasso di Kvaratskhelia e pari di Maitland-Niles.
  • Il colpo finale: Al 95°, João Neves ha trovato il guizzo decisivo per il 3-2 finale, riportando il PSG in solitaria in vetta alla classifica.
  • Il fattore: Ancora una volta Vitinha premiato come migliore in campo.

4. PSG-Marsiglia 5-0: “Le Classique” trasformato in dominio (21ª giornata)

La prova di forza definitiva. Se il Marsiglia di De Zerbi sognava il colpaccio dopo la vittoria dell’andata, il ritorno al Parco dei Principi è stato un incubo per i marsigliesi.

  • Il Pallone d’Oro: Ousmane Dembélé ha onorato il suo trofeo con una doppietta devastante nel primo tempo (12′ e 37′).
  • Il dato: un dominio statistico imbarazzante con 22 tiri totali contro i 9 degli ospiti.
  • L’umiliazione: il PSG ha dilagato nella ripresa con l’autorete di Medina e i sigilli di Kvaratskhelia e Lee Kang-in, firmando il sorpasso definitivo sul Lens.

5. Lens-PSG 0-2: l’apoteosi del 14° Scudetto (Recupero 29ª giornata)

Il cerchio si chiude dove era iniziato il duello. Sul campo dell’unica squadra capace di tenere il passo per mesi, il PSG ha apposto il sigillo reale sul campionato.

  • I marcatori: Khvicha Kvaratskhelia al 29′ ha tracciato la strada, e il giovane talento Mbaye ha chiuso i conti al 93′.
  • Il verdetto: con questo 2-0 il PSG si è portato a 76 punti, rendendosi irraggiungibile per il Lens (67) e conquistando il 5° titolo consecutivo.
  • La statistica finale: nonostante la pressione del Lens (25 tiri a 10), la qualità balistica dei campioni d’Europa ha fatto la differenza. Il Psg sa vincere anche senza per forza dominare.

Il governatore della Regione Lazio, Rocca: «Penso tutto il male possibile della Lega. Dimostra tutto il suo egoismo» 

Rocca, governatore Regione Lazio: «Penso tutto il male possibile della Lega. Dimostra il suo egoismo e la sua incapacità di programmazione» 

La bufera istituzionale sul calendario del derby capitolino non accenna a placarsi. Il Governatore della Regione Lazio, Francesco Rocca, è intervenuto con toni durissimi sulle colonne del Corriere della Sera, puntando il dito contro la Lega Serie A per la gestione della sfida tra Roma e Lazio.

Rocca ha difeso apertamente il lavoro delle autorità locali, sottolineando come la macchina istituzionale del territorio abbia agito con responsabilità e tempestività. Al contrario, ha accusato i vertici calcistici di una totale mancanza di programmazione e lungimiranza, contribuendo a generare un caos che sta penalizzando società e tifosi.

Le sue parole si inseriscono in un clima già tesissimo, con il derby trasformato in un caso nazionale e con la gestione del calendario finita sotto accusa da più fronti. Una frattura che rischia di lasciare strascichi pesanti anche oltre questa singola vicenda.

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PAROLE «Ringrazio il prefetto Giannini per aver prontamente corretto questa superficiale presa di posizione della Lega calcio, che mi auguro in futuro sappia pianificare meglio il proprio calendario. Penso tutto il male possibile della Lega. Dimostra tutto il suo egoismo e la sua incapacità di programmazione. Non si può rischiare, non si può scommettere sulla pelle di una città. È una questione imperdonabile: la Lega non si sostituisca a chi si occupa di sicurezza».

Il ritorno del Le Mans nell’élite: è ufficiale la promozione in Ligue 1. E Djokovic manda un messaggio…


Dopo la decisione della LFP sul match contro il Bastia, i Manceaux festeggiano il salto di categoria. Tra i sostenitori d’eccezione spunta Novak Djokovic, investitore e primo tifoso

Adesso è scritto nero su bianco: il Le Mans torna ufficialmente in Ligue 1. Sebbene ci fosse ormai poco spazio per i dubbi, l’ultima parola spettava alla LFP (Ligue de Football Professionnel). L’istanza del calcio francese ha sciolto le riserve in merito alla sospensione della gara contro il Bastia della scorsa settimana, confermando lo 0-2 a favore dei Manceaux. Con la convalida del successo a tavolino, il club ha ottenuto i punti necessari per blindare matematicamente il salto nell’élite del calcio transalpino, scatenando la gioia di un’intera piazza che attendeva da tempo questo traguardo.

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Il messaggio speciale di Novak Djokovic

A rendere ancora più memorabile la festa per la promozione è stato un ospite d’eccezione: Novak Djokovic. Il fuoriclasse del tennis mondiale non è solo un simpatizzante dei colori giallorossi, ma figura tra gli investitori del club. “Nole”, apparso sorridente in un video pubblicato sui canali social ufficiali della squadra, ha voluto complimentarsi personalmente con i coéquipier di Erwan Colas: «Cari amici del Le Mans FC, congratulazioni a tutti: staff, giocatori, dirigenti e tifosi. Meritate questo successo, avete raggiunto un obiettivo magnifico», ha dichiarato il serbo, visibilmente entusiasta.

Sfide e ambizioni per la prossima stagione

Djokovic ha poi esortato l’ambiente a godersi il momento: «Divertitevi e festeggiate, sapete quanto fosse fondamentale tornare in Ligue 1. Allez Le Mans!». Le parole della leggenda del tennis sottolineano l’importanza di un progetto societario che sta dando i suoi frutti e che ora dovrà affrontare la prova più difficile: il consolidamento nella massima serie. La prossima stagione si preannuncia ritmata e complessa, ma con il sostegno di investitori globali e un gruppo solido che ha dimostrato carattere nei momenti di tensione (come nel caso del match di Bastia), il Le Mans si candida a essere una delle realtà più interessanti del panorama francese.

Caos derby Roma Lazio: tifosi esasperati, decisioni rinviate all’ultimo minuto e un’altra figuraccia del sistema – VIDEO di Andrea Bargione

Roma Lazio, esplode la protesta verso una gestione definita “vergognosa”. Tifosi in rivota, un’altra mancanza di rispetto

La gestione del derby Roma‑Lazio è diventata l’ennesimo caso che mette in evidenza le criticità del sistema calcistico italiano. La decisione sul rinvio della partita, arrivata a soli tre giorni dal fischio d’inizio, ha scatenato la rabbia dei tifosi: ancora una volta, chi segue la squadra viene trattato come l’ultima ruota del carro. Il Prefetto ha disposto lo spostamento del match a lunedì sera per la concomitanza con la finale degli Internazionali di Tennis al Foro Italico, un evento noto da oltre un anno alle autorità competenti.

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Il caos non riguarda solo il derby della Capitale. Per garantire la contemporaneità, rischiano di slittare anche le gare di Milan, Juventus, Napoli e Fiorentina, coinvolgendo oltre 300.000 tifosi che hanno già acquistato biglietti, voli, treni e hotel. Una situazione che genera disagi enormi: chi rimborsa chi ha preso ferie o sostenuto spese non recuperabili? A peggiorare il quadro, proprio lunedì — il giorno individuato per far disputare le partite — è previsto anche uno sciopero dei trasporti, rendendo la gestione ancora più surreale.

La vicenda è ormai finita in un braccio di ferro istituzionale: la Lega Serie A ha presentato ricorso al TAR, mentre il Viminale ha ribadito il proprio no. Nel frattempo, i tifosi restano ostaggio di decisioni prese all’ultimo minuto, con un tribunale chiamato a stabilire se si possa giocare o meno a 48 ore dalla partita. Una figura imbarazzante a livello internazionale, che solleva una domanda inevitabile: chi ha sbagliato deve finalmente assumersi le proprie responsabilità.

Infortunati Bologna, Cambiaghi, Casale e Vitik out in vista della sfida con l’Atalanta

Infortunati Bologna, tre assenze pesanti per la trasferta di Bergamo: le condizioni di Cambiaghi, Casale e Vitik

Il Bologna ha svolto questa mattina la seduta di allenamento a Casteldebole in vista della sfida contro l’Atalanta, valida per la 37ª giornata di Serie A alla New Balance Arena. Dal report pubblicato sul sito ufficiale emergono novità poco incoraggianti sul fronte infortuni: Nicolò Cambiaghi ha svolto terapie e lavoro differenziato, mentre Nicolò Casale e Martin Vitik si sono limitati alle terapie. Tutti e tre saranno indisponibili per il prossimo match.

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Cambiaghi aveva iniziato la stagione con ottimi numeri — 4 gol e 3 assist nelle prime 20 gare — eguagliando il rendimento dei tempi dell’Empoli. Il suo girone di ritorno è però stato segnato da continui problemi fisici che lo hanno costretto a saltare già 7 partite tra campionato e coppe. Una frenata pesante per un giocatore che aveva trovato continuità e centralità nel progetto tecnico.

Situazione ancora più complessa per Casale, frenato da agosto da un problema al bicipite femorale e da ulteriori stop che ne hanno limitato minutaggio e rendimento. Vitik, invece, è alle prese con una distorsione alla caviglia: al suo primo anno in rossoblù ha collezionato 18 presenze. Tre assenze pesanti per il Bologna nel momento decisivo della stagione.

Juventus irritata con la Lega Serie A: gestione dei calendari giudicata «surreale»

Juventus, malumore alle stelle: la Lega finisce nel mirino per una gestione dei calendari ritenuta «surreale» e dannosa

Per la Juventus definirlo un semplice fastidio sarebbe riduttivo: arrivare a metà settimana senza certezze su data e orario della sfida con la Fiorentina rappresenta una criticità enorme. In una volata Champions così serrata, dove ogni dettaglio può spostare gli equilibri, l’impasse della Lega sta generando forte irritazione alla Continassa, sentimento condiviso anche dagli altri club coinvolti. A riportarlo è Tuttosport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Luciano Spalletti, meticoloso nella gestione dei carichi di lavoro, aveva calibrato l’intera settimana sull’ipotesi di giocare domenica a mezzogiorno, considerata la fascia ideale per i ritmi biologici e atletici della squadra. Uno slittamento al lunedì sera costringerebbe a una revisione improvvisa della preparazione, senza il tempo necessario per assimilarla in modo efficace.

Pur avendo il vantaggio del fattore casa — a differenza di Milan e Napoli, alle prese con trasferte logisticamente complicate — in ambiente bianconero la situazione viene definita “surreale”. In palio non ci sono solo tre punti, ma l’accesso ai milioni della Champions League, un vero e proprio “mini campionato” che rischia di essere condizionato da una gestione organizzativa lontana dagli standard richiesti. Se non arriverà una soluzione a breve, la reazione del club promette di diventare ancora più dura.


Gatti porta a Spalletti il nuovo difensore: ha giocato la finale di Coppa Italia

La Juventus è concentrata sul campionato, con l’obiettivo Champions da centrare ancora e una stagione che non è filata sempre liscia come sperato.

In mezzo a tutto questo, il discorso sul mercato futuro, e in particolare sulla difesa, è ormai entrato nel vivo. Per rinforzare il reparto arretrato di Luciano Spalletti, i dirigenti bianconeri stanno guardando con attenzione a profili che possano dare esperienza e solidità e tra questi è tornato forte il nome di un difensore che ieri ha calpestato il prato di una finale di Coppa Italia: Mario Gila della Lazio.

Secondo quanto riferisce il giornalista Alfredo Pedullà, la Juventus sta monitorando questo profilo da tempo e, con un contratto in scadenza nel 2027, Gila potrebbe essere una soluzione interessante.

Il punto sulla difesa: la clausola di Bremer e la situazione di Gatti

Dentro questi discorsi c’è anche un pezzo importante del presente bianconero: Federico Gatti, difensore che ha rinnovato il suo contratto con la Juventus fino al 2030.

Tuttavia, la presenza di una clausola nella situazione contrattuale di Gleison Bremer che scade ad agosto, potrebbe sbloccare scenari diversi per il reparto difensivo, soprattutto se una cessione di Gatti si concretizzasse.

Proprio questa ipotesi, secondo Pedullà, potrebbe facilitare l’operazione per portare un nuovo centrale come Gila alla corte di Spalletti.

In pratica, se uno tra Bremer e Gatti dovesse lasciare Torino nella prossima estate, la società avrebbe più spazio di manovra per inserire un profilo abbastanza giovane, ma già affermato come quello del centrale spagnolo.

Questo non vuol dire che l’uscita di Gatti sia scontata, ma il fatto che si ragioni su questo anche davanti alla clausola di Bremer dice molto sugli scenari che la dirigenza immagina di affrontare per consegnare a Spalletti una difesa più forte e completa.

Gila, la Juve non è sola: concorrenza agguerrita

Mario Gila, classe 2000, ha vissuto una stagione di spessore con la Lazio, culminata proprio nel suo impiego ieri nella finale di Coppa Italia contro l’Inter, dove ha messo in mostra personalità e presenza fisica.

Questo tipo di prestazioni non sono sfuggite a chi mastica calciomercato da tempo e il fatto che Milan, Inter e persino club stranieri come l’Atletico Madrid seguano il centrale la dice lunga sul suo appeal.

La Juventus non è l’unica a guardare a Gila, ma per inserirsi concretamente nella corsa serve che qualcosa si muova nella rosa bianconera.

Derby di Roma, il comunicato dei giallorossi: «Comprendiamo il disappunto dei tifosi. Lavoriamo per giocare la partita domenica»

Derby di Roma, comunicato del club giallorosso: «Comprendiamo il disappunto dei tifosi. Lavoriamo per giocare domenica»

Dalla parte dei tifosi, senza esitazioni: la Roma prende posizione. Nella giornata in cui è attesa la decisione definitiva su data e orario del derby contro la Lazio, il club giallorosso ha scelto di intervenire direttamente, diffondendo un comunicato ufficiale per chiarire la propria posizione e tutelare i propri sostenitori.

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COMUNICATO – “L’AS Roma – pur nel doveroso rispetto delle decisioni che verranno prese dalle Istituzioni competenti e preposte per legge – comprende pienamente il legittimo disappunto espresso dai propri tifosi in queste ore.

Sappiamo bene quanto sacrificio, passione e organizzazione personale comporti seguire la squadra per gli abbonati, ma anche e soprattutto per chi vive lo Stadio come momento integrante della propria vita. Per questo motivo il Club sta lavorando incessantemente in ogni sede opportuna, affinché la gara possa essere disputata domenica, nella convinzione che debbano essere tutelati i diritti di ogni cittadino, tifoso e abbonato giallorosso.

La Roma ha sempre riconosciuto nel proprio pubblico un patrimonio unico di appartenenza, responsabilità ed amore per questi colori. È proprio nei momenti più complessi e difficili che il senso di appartenenza, che da sempre lega squadra e tifosi, assume un valore ancora più profondo.

Qualunque sarà la decisione finale, il Club continuerà a difendere strenuamente la passione dei propri sostenitori, con rispetto e determinazione, certo della maturità e dell’attaccamento che il popolo romanista ha sempre dimostrato e che è e sarà sempre motivo di orgoglio unico per tutta l’AS Roma“.

Alisson Juventus, il portiere ha detto sì a Spalletti: ora la decisione passa al Liverpool

Juve, Alisson ha dato l’ok a Spalletti: per la fumata bianca serve l’apertura del Liverpool. Tutti gli aggiornamenti

La Juventus continua a muoversi con decisione sul mercato per rinforzare la rosa in vista della prossima stagione. Tra i reparti sotto osservazione, quello del portiere resta una priorità assoluta per la dirigenza bianconera. Le ultime indiscrezioni raccolte dal Corriere dello Sport riportano un nome di caratura mondiale: Alisson. L’estremo difensore del Liverpool rappresenta un’opportunità affascinante per blindare la porta con un profilo di esperienza internazionale e leadership consolidata.

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A rendere la pista ancora più intrigante è la posizione del giocatore. Secondo le informazioni più recenti, Alisson avrebbe già espresso pieno gradimento per un ritorno in Italia e avrebbe detto sì a Luciano Spalletti, che lo considera il candidato ideale per guidare il reparto arretrato. Un’apertura totale che accende l’entusiasmo dell’ambiente bianconero e che conferma la volontà del brasiliano di intraprendere una nuova avventura.

Il vero ostacolo, però, è di natura economica. Le linee guida fissate dalla società sono chiare: l’operazione potrà andare in porto solo se il portiere riuscirà a liberarsi dal Liverpool per una cifra simbolica. La Juventus non intende investire somme elevate per il cartellino, dovendo rispettare i parametri di sostenibilità imposti per questa sessione estiva. Se il club inglese dovesse pretendere un indennizzo significativo, la trattativa subirebbe una frenata immediata, lasciando Alisson lontano da Torino.


Panucci frena: «Inter? Gli do 8,5 in pagella per questa stagione perché in Europa non sono andati bene»

Panucci non ha dubbi: «Inter? Gli do 8,5 in pagella per questa stagione perché in Europa non sono andati bene». Le sue dichiarazioni

Dopo il trionfo dell’Olimpico, Christian Panucci ha analizzato ai microfoni di Mediaset la prestazione dei singoli e il valore complessivo della stagione dell’Inter. Pur riconoscendo la forza e la compattezza del gruppo nerazzurro, l’ex difensore ha voluto ribadire come l’obbligo di vincere faccia parte del DNA del club. Panucci ha sottolineato che, nonostante i risultati positivi, la gestione delle aspettative dopo l’eliminazione dalle competizioni internazionali non sia stata impeccabile. Le sue parole:

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THURAM E LAUTARO – «Thuram era un po’ compassato all’inizio ma quando ha spazio è importantissimo. Lautaro è sempre al posto giusto al momento giusto, come si è visto sul gol. Fanno la differenza in Italia questi due giocatori quando stanno bene. Giocano nell’Inter, devono vincere. Grande stagione ma dovevano farla, in Europa poi non l’hanno fatta…»

STAGIONE – «Non è che sono andati in terapia intensiva dopo l’anno scorso. Sembra si vogliano coccolare, nel calcio si vive e si perde, il calcio è così. Campionato, Coppa Italia, ma non è che erano in terapia intensiva in ospedale… Io non gli do 9,5, gli do 8,5 in pagella per questa stagione perché in Europa non sono andati bene».

BARELLA – «A Barella do 7, fa sempre un grande lavoro, magari oggi poi si è visto un po’ meno».

Roma, giornata decisiva: nuovo incontro con l’agente di Paulo Dybala per fare il punto sul futuro

In casa Roma riflettori su Paulo Dybala: incontro in giornata con l’agente per valutare le prossime mosse future

Il futuro di Paulo Dybala resta un capitolo ancora tutto da scrivere. L’argentino è sotto contratto con la Roma fino al 30 giugno 2026, ma al momento non dispone di certezze sulla sua permanenza. Nonostante l’intervento diretto di Gian Piero Gasperini, deciso a confermare lo zoccolo duro che ha trascinato la squadra in questa stagione, la situazione attorno alla Joya rimane in evoluzione.

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La giornata di oggi, giovedì 14 maggio, potrebbe rivelarsi un passaggio chiave. È infatti previsto un nuovo incontro tra l’agente del numero 21, Carlos Novel, e la dirigenza giallorossa, dopo il faccia a faccia andato in scena pochi giorni fa. Un appuntamento che servirà a fare il punto sul progetto tecnico e sulle intenzioni reciproche in vista del futuro.

Al momento, però, non si è ancora entrati nella fase operativa della trattativa: non si discute dei termini economici né di eventuali clausole. La Roma vuole capire quali siano le reali prospettive, mentre Dybala attende segnali concreti per definire il proprio destino. La sensazione è che le prossime ore possano indirizzare in modo significativo il percorso delle parti.

Juventus, Frattesi resta un’idea: ma la priorità è il fantasista

I bianconeri continuano a seguire Bernardo Silva e Brahim Diaz: non decolla al momento la pista Davide Frattesi

La Juventus continua a lavorare sul mercato con l’obiettivo di rinforzare la zona offensiva della mediana e della trequarti. In cima alla lista restano profili di grande qualità tecnica come Bernardo Silva e Brahim Díaz, considerati ideali per aumentare creatività e imprevedibilità tra le linee. Sullo sfondo, però, resiste anche il nome di Davide Frattesi, destinato probabilmente a lasciare l’FC Internazionale Milano al termine della stagione.

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Il centrocampista nerazzurro avrebbe infatti manifestato il desiderio di approdare in una squadra capace di garantirgli maggiore centralità nel progetto tecnico e continuità da titolare. Un profilo che la Juventus segue da tempo, ma che non rappresenta oggi la priorità assoluta della dirigenza bianconera.

Anche Luciano Spalletti apprezza le qualità dell’ex Sassuolo, soprattutto per gli inserimenti offensivi, il dinamismo e la capacità di leggere gli spazi. Tuttavia, l’idea della Juventus sarebbe quella di aggiungere un giocatore con caratteristiche differenti: più fantasia, più tecnica e maggiore capacità di inventare gioco negli ultimi trenta metri.

All’interno delle valutazioni tecniche, Frattesi viene considerato un centrocampista molto utile ma non necessariamente in grado di garantire quel salto qualitativo che il club cerca per la trequarti. Rispetto a profili già presenti in rosa come Weston McKennie, il classe ’99 non assicurerebbe un cambiamento radicale dal punto di vista tecnico-tattico.

A frenare ulteriormente l’operazione c’è poi la questione economica. L’Inter continua a valutare il giocatore oltre 30 milioni di euro e nei precedenti dialoghi tra le parti sarebbe stato fatto anche il nome di Andrea Cambiaso come possibile contropartita tecnica. Un’ipotesi che, allo stato attuale, appare estremamente difficile da concretizzare.

Per questo motivo, quella che porta a Frattesi resta soprattutto una suggestione di mercato: affascinante, ma complicata da trasformare in una vera trattativa senza condizioni favorevoli per tutti gli attori coinvolti.

Aston Villa forte su Soule: la Roma valuta la cessione e Gasperini ha già la lista delle alternative

I giallorossi riflettono sul futuro dell’argentino: davanti a un’offerta importante Soule può lasciare la Roma in estate

Il futuro di Matías Soulé potrebbe essere lontano dalla Roma. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, l’Aston Villa avrebbe aumentato sensibilmente l’interesse per il talento argentino, intensificando i contatti nelle ultime ore per capire la fattibilità dell’operazione.

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Nei prossimi giorni è previsto un confronto tra il giocatore e la proprietà giallorossa per fare il punto sul progetto tecnico e sulle prospettive future. La possibilità di approdare in Premier League affascina particolarmente Soulé, attratto dal calcio inglese e dalla crescita internazionale che potrebbe garantirgli un’esperienza del genere.

Gasperini studia già le alternative per l’attacco

La Roma, dal canto suo, non considera il giocatore incedibile. Di fronte a una proposta vicina ai 40 milioni di euro, il club capitolino potrebbe infatti prendere seriamente in considerazione la cessione. Sarebbe una plusvalenza significativa, considerando che nell’estate del 2024 erano stati investiti 28,5 milioni per acquistarlo dalla Juventus.

Nel frattempo, Gian Piero Gasperini starebbe già valutando eventuali profili per sostituire l’argentino. Nella lista dei possibili rinforzi compaiono Crysencio Summerville del West Ham United, Antonio Nusa del RB Leipzig e Mathys Tel del Tottenham Hotspur. Tutti nomi giovani e offensivi, perfettamente in linea con la filosofia tecnica del nuovo corso romanista.

Gvardiol, il ritorno del “muro” del City: «Vedere i compagni lottare per il titolo è stato uno stress»


Dopo quattro mesi di stop per una frattura alla gamba, il difensore croato torna in campo contro il Crystal Palace e lancia la sfida all’Arsenal: «Pronto per il finale di stagione e il Mondiale»

Il rientro di Joško Gvardiol è la notizia che Pep Guardiola aspettava per affrontare l’ultimo miglio della corsa al titolo. Il difensore croato, tornato in campo nel successo per 3-0 contro il Crystal Palace, ha ammesso quanto sia stato difficile seguire dall’esterno il duello serrato con l’Arsenal. «È stato stressante. Davvero stressante», ha confessato Gvardiol. «Lo è ancora di più quando sei seduto in tribuna perché sai di non poter fare nulla per aiutare la squadra. Ora che sono tornato, sento che è più facile gestire la pressione: ogni volta che scenderò in campo darò il massimo».

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Un recupero record dopo l’infortunio

La stagione di Gvardiol sembrava finita lo scorso gennaio, dopo la brutta frattura alla gamba destra rimediata nella sfida contro il Chelsea. Tuttavia, il difensore ha lavorato senza sosta per accorciare i tempi di recupero, rientrando con largo anticipo rispetto alle previsioni iniziali che parlavano di almeno sei mesi di stop. «Quattro mesi sono stati più che sufficienti», ha spiegato il centrale del City. «Ho preso questo infortunio come una sfida, qualcosa di nuovo nella mia carriera. Sono felice di aver superato il processo di riabilitazione e di essere di nuovo a disposizione».

Obiettivo Triplete e Mondiale

Con il City a soli due punti dall’Arsenal e una partita ancora da recuperare, il contributo di Gvardiol sarà fondamentale per l’assalto alla Premier League e per la finale di FA Cup contro il Chelsea. Ma lo sguardo del difensore va anche oltre l’estate: la Coppa del Mondo 2026. La sua Croazia è stata inserita nello stesso girone dell’Inghilterra e Gvardiol si sente pronto per la grande vetrina internazionale. «Il tempismo dell’infortunio potrebbe paradossalmente farmi sentire più fresco rispetto agli altri. Mancano poche gare alla fine della stagione del club, ora dobbiamo solo recuperare le energie e farci trovare pronti per vincere tutto».

Guardiola incorona Bernardo Silva: «Sostituire uno come lui è quasi impossibile»


Dopo il successo sul Crystal Palace, il tecnico del City elogia l’intuito difensivo del portoghese: «È un giocatore unico». Ma il futuro è un rebus: a fine stagione sarà addio

Il Manchester City continua a respirare il fiato sul collo dell’Arsenal, portandosi a soli due punti dalla vetta grazie al netto 3-0 inflitto al Crystal Palace. Tuttavia, nel post-partita, a rubare la scena non è stata solo la prestazione di Phil Foden, ma le parole cariche di stima (e un pizzico di malinconia) che Pep Guardiola ha riservato al suo capitano, Bernardo Silva. Nonostante i riflettori fossero puntati sul giovane talento inglese, Pep ha voluto sottolineare l’importanza tattica del portoghese: «Tutto è sostituibile nella vita, allenatori e direttori sportivi inclusi, ma ci sono giocatori che sono un po’ più difficili da rimpiazzare. Bernie ha qualcosa di unico».

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L’importanza del “non visto”

Guardiola si è soffermato in particolare sulla capacità di Bernardo Silva di leggere le fasi difensive, un aspetto fondamentale per l’equilibrio dei Citizens. «Mi è piaciuto moltissimo per la sua intuizione difensiva. È sempre al posto giusto nel momento giusto», ha spiegato il tecnico, paragonando l’esperienza del portoghese, definito scherzosamente un “nonno” per carisma e saggezza tattica, alla freschezza di Foden. Questa capacità di sacrificio, unita a una tecnica sopraffina, ha reso il numero 20 un pilastro inamovibile di un ciclo che dura ormai da nove anni, ma che è ormai giunto ai titoli di coda.

Un finale di stagione col fiato sospeso

Il futuro di Bernardo Silva sembra infatti lontano dall’Etihad Stadium: il giocatore ha già confermato che lascerà il club in estate, rendendo queste ultime battute di campionato un lungo e commosso addio. Il City, però, non può permettersi distrazioni. Con due sole giornate al termine della Premier League, i campioni in carica devono sperare in un passo falso dei Gunners contro il Burnley. Nel frattempo, la banda di Guardiola è attesa dalla trasferta contro il Bournemouth e, soprattutto, dalla prestigiosa finale di FA Cup contro il Chelsea sabato pomeriggio. Vincere tutto per salutare nel migliore dei modi uno dei giocatori più iconici dell’era Guardiola: è questo l’ultimo obiettivo del “nonno” Bernardo.

Napoli, AdL rimanda il processo a Conte: prima la Champions, poi la verità sul mercato


Investimenti record e risultati deludenti: De Laurentiis pretende spiegazioni su una campagna acquisti da 230 milioni e un’infermeria sempre piena

Aurelio De Laurentiis è pronto al confronto, ma il calendario impone una tregua. Secondo Tuttosport, il faccia a faccia con Antonio Conte, atteso inizialmente per questa settimana, è slittato: il Napoli deve prima blindare aritmeticamente la qualificazione alla prossima Champions League. Con il Pisa già retrocesso e l’Udinese come ultimi ostacoli, gli azzurri sono chiamati a raccogliere tre punti vitali per salvare il salvabile di una stagione nata con ben altre ambizioni. Il patron azzurro non avrebbe mai immaginato di trovarsi a 15 punti dalla vetta dopo aver iniettato nelle casse del mercato 230 milioni di euro, facendo lievitare il monte ingaggi del 31%.

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Il fallimento degli acquisti e il caso Hojlund

Sotto la lente d’ingrandimento finirà inevitabilmente una campagna acquisti rivelatasi fallimentare. I numeri sono impietosi: Beukema, pagato 31 milioni, è finito troppo spesso in panchina, mentre il tridente composto da Noa Lang, Lucca e Marianucci (costato 70 milioni) è stato già ceduto in prestito a gennaio. Anche l’unico titolare inamovibile, Rasmus Hojlund, vive un paradosso: nonostante l’impiego costante (91% dei minuti), il danese è vittima di un isolamento offensivo frustrante, tanto da non effettuare un tiro in porta dallo scorso 14 marzo. Solo due squadre negli ultimi 21 anni hanno fatto peggio del Napoli di Conte da campioni d’Italia in carica, un dato che certifica il fallimento del progetto tecnico.

Infermeria e bilanci: un futuro da riscrivere

Non sono solo i risultati a preoccupare De Laurentiis, ma anche la gestione atletica: 43 infortuni totali, di cui ben 34 muscolari, rappresentano un’anomalia che richiede risposte nette dallo staff. Dal punto di vista finanziario, il saldo degli ultimi due anni tra acquisti e cessioni segna un pesante rosso di 164,5 milioni di euro. Per il futuro si profila una drastica riduzione delle spese e uno svecchiamento della rosa, con venti calciatori pronti a rientrare dai prestiti. Intanto, per la sfida contro il Pisa, Conte spera di recuperare De Bruyne (trauma al volto), mentre deve rinunciare a Neres e a Lukaku, quest’ultimo rientrato in Belgio per la riabilitazione.



Ibrahimovic plenipotenziario? Il Milan rischia di ripetere gli stessi errori

Senza una società forte non esiste allenatore che possa salvare il Milan: e la soluzione non può essere Zlatan Ibrahimovic

Il nome di Zlatan Ibrahimovic continua a gravitare attorno al mondo Milan come una calamita mediatica. Ogni volta che il club rossonero attraversa una fase di difficoltà, ecco riaffiorare l’idea di affidargli nuovamente pieni poteri, trasformandolo nel punto di riferimento assoluto dell’area tecnica e decisionale. Eppure, proprio guardando a ciò che è accaduto nella stagione 2024/2025, questa ipotesi appare quanto di più rischioso e controproducente possa esserci per il futuro del Milan.

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Perché i risultati parlano chiaro. La stagione che ha visto Ibrahimovic nei panni di uomo immagine, consigliere, motivatore, raccordo societario e di fatto figura centrale del progetto si è chiusa con un amarissimo ottavo posto e con la delusione della finale di Coppa Italia persa. Un fallimento sportivo che non può essere cancellato né ridimensionato dalla retorica del carisma o dell’appartenenza.

Il problema del Milan, oggi, non è trovare un altro uomo forte da mettere davanti alle telecamere. Il problema è molto più profondo: manca una struttura societaria chiara, compatta e coerente. E fino a quando questa situazione non verrà risolta, qualsiasi allenatore o dirigente finirà inevitabilmente travolto dal caos.

Negli ultimi anni il Milan ha cambiato identità troppe volte. Strategie differenti, visioni opposte, comunicazione spesso confusa e decisioni prese senza una linea comune hanno creato un ambiente instabile. In questo contesto, pensare che Ibrahimovic possa trasformarsi nel salvatore della patria significa ignorare completamente la realtà.

Il Milan non ha bisogno di un uomo solo al comando

Il calcio moderno premia le società organizzate, non i progetti costruiti attorno al carisma di una singola figura. Le grandi squadre europee funzionano perché hanno ruoli definiti, competenze precise e dirigenti che lavorano nella stessa direzione. Al Milan, invece, negli ultimi mesi si è avuta spesso la sensazione opposta: troppe voci, troppe interferenze, troppe tensioni interne.

E intanto la situazione sportiva resta delicatissima. A due giornate dalla fine, la qualificazione alla prossima UEFA Champions League è ancora in bilico. Un dettaglio enorme, sia dal punto di vista economico che tecnico. Fallire l’accesso alla Champions significherebbe ridimensionare inevitabilmente il progetto, perdere appeal sul mercato e aumentare ulteriormente la pressione sull’ambiente.

In tutto questo, continuare a concentrare il dibattito soltanto sull’allenatore appare quasi surreale. Da mesi il Milan vive in una sorta di perenne caccia al colpevole: prima Stefano Pioli, poi i due successori, poi ancora nuove indiscrezioni e nuovi ribaltoni su Allegri. Ma il vero nodo resta sempre lo stesso: senza una governance solida, nessun tecnico può lavorare serenamente.

Ed è proprio per questo che, se davvero Massimiliano Allegri stesse valutando il proprio futuro in rossonero, forse dovrebbe riflettere attentamente. Perché oggi il Milan assomiglia sempre più a un enorme manicomio a cielo aperto, dove ogni settimana cambia il centro decisionale e dove tutto viene amplificato da tensioni, pressioni e contraddizioni continue.

Prima ancora degli allenatori o dei dirigenti simbolici, il Milan deve ritrovare una cosa fondamentale: la normalità. Solo allora potrà davvero tornare competitivo.

Il Genoa del futuro tra Dna e scouting: «Cerchiamo uomini, non possiamo sprecare talento»


Diego Lopez traccia la rotta del Grifone: una struttura internazionale, il rifiuto degli algoritmi puri e il piano triennale per riportare i rossoblù ai vertici

Il Genoa non vuole più limitarsi a navigare a vista. Con la salvezza già in tasca, la dirigenza rossoblù ha accelerato i lavori per il piano triennale di sviluppo firmato dal presidente Sucu e dall’ad Blazquez. Al centro del progetto c’è l’area scouting guidata da Diego Lopez, che ha recentemente potenziato la struttura con l’innesto di Marco Pozzoli come coordinatore.

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Il metodo di lavoro scelto è una controtendenza rispetto al calcio moderno dominato dai Big Data: pur usando gli algoritmi per una prima scrematura, il Genoa mette al centro l’occhio umano, come scrive oggi Il Secolo XIX. «Il dato serve per comparare, ma poi contano il video e il campo», spiega Lopez. L’obiettivo è scovare profili che abbiano il “Dna Genoa”, ovvero giocatori capaci di interpretare lo spirito della piazza. In questo processo, un ruolo chiave è affidato a Marco Rossi: l’ex capitano ha lasciato il ruolo di club manager per tornare a visionare partite su partite, mettendo la sua esperienza a disposizione per capire se un talento sia “giusto” per l’anima del Grifone.

La rete globale: dal Sudamerica ai Paesi Scandinavi

La strategia di mercato del Grifone è chiara e si muove su tre direttrici principali: cogliere opportunità di alto livello (come i casi Bijlow o Baldanzi), puntare su mercati emergenti dal costo accessibile e investire sul talento puro. Gli scout rossoblù sono operativi a ogni latitudine:

  • Portogallo: un bacino dove i cartellini e gli ingaggi sono ancora sostenibili per la realtà ligure.
  • Sudamerica: una terra storicamente legata ai successi del Genoa.
  • Scandinavia e Balcani: mercati ideali per scovare la “linea verde” a prezzi competitivi.
  • Regno Unito: i giocatori britannici sono monitorati per il loro spirito combattivo, perfetto per il pubblico di Marassi.

L’Area Performance e l’eredità di Lille

Diego Lopez porta a Genova il bagaglio d’esperienza maturato in Francia, dove ha collaborato con nomi del calibro di Luis Campos, scoprendo campioni come Osimhen, Leao e Gabriel. La sua missione è creare una struttura che duri nel tempo, rafforzando l’Area Performance. Non si tratta solo di comprare bene, ma di valorizzare ciò che si ha in casa: «Non possiamo buttare talento» è il mantra. Questo significa monitorare costantemente il settore giovanile attraverso un sistema dati comune, facilitando il delicato salto dalla Primavera alla prima squadra per massimizzare il rendimento di ogni singolo calciatore.



Castellini e il 1976 del Toro: «Quello scudetto fu una rivoluzione»

Il “Giaguaro” Castellini torna al vecchio Comunale per i 50 anni dell’ultimo titolo granata: «Eravamo amici veri, anche con quelli della Juve»

Luciano Castellini era il portiere del Torino che mezzo secolo fa vinse uno scudetto mitico, l’unico dopo l’epopea degli Invincibili. Sabato al Comunale tornerà in campo per una festa che coinvolgerà tutto il popolo granata in una giornata piena di emozioni. Ecco le sua parole a La Gazzetta dello Sport.

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LA FESTA «È più bella adesso che allora. Era stato tutto così violento, così veloce. Io mi dovevo sposare dopo due giorni, eravamo stati dietro di 4 punti alla Juve e venivamo da un mese terribile».

L’ULTIMA GARA COL CESENA FU DURA «Sì, anche se non ce ne rendevamo conto. Io sono sempre stato ansioso e quel giorno non riuscii a fare un rinvio, ma eravamo tutti così».

L’AUTOGOL DI MOZZINI FIGLIA DELLA TENSIONE «Colpa al cinquanta per cento. Alla fine però tutto finì bene. Ogni tanto mi stupisco quando i calciatori dicono “Mi sono divertito”. Io non mi sono mai divertito la domenica. Per me era una passione, una tensione continua. Mi divertivo solo al 93′ quando vincevamo».

IL GRUPPO «Eravamo proprio amici. Ma anche con quelli della Juve: Gentile, Tardelli, Zoff che è stato anche mio testimone di nozze. Eravamo nemici in campo, ma eravamo uguali, solo con un’altra maglia. La nostra era quella dei poveri».

UNO SCUDETTO RIVOLUZIONARIO «Pativamo il peso del vecchio Toro, quello che morì a Superga. Avevamo sempre addosso il confronto con gli Invicibili. Allora il Filadelfia profumava ancora di quella squadra, io mi cambiavo nello spogliatoio dove si era cambiato Bacigalupo, le panche erano quelle, c’erano i ricordi loro. Gli osservatori del settore giovanile ti raccontavano le loro storie, gente che non era partita per Lisbona ma che allora era presente. Andare al Filadelfia era come andare in chiesa. Noi eravamo ragazzotti, sentivamo quella pressione ma faticavamo a spiegarcela. Nella settimana dei derby c’erano cinquemila persone a ogni allenamento».

UN PORTIERE ORIGINALE «Ero istintivo, sperimentavo i miei allenamenti. L’unico che mi ha aiutato è stato Franco Sattolo, il portiere di riserva (fino al 1974, ndr). Gli devo tanto, è stato il mio psicologo, il mio tutore, mi teneva calmo e mi faceva ragionare».


Politano non è più intoccabile! Il Napoli ragiona sulla sua cessione: i numeri del calo di rendimento

Politano non è più intoccabile! Il Napoli ragiona sulla sua cessione: i numeri del calo di rendimento dell’esterno negli ultimi anni

Occhio al futuro di Matteo Politano. Il Napoli è già al lavoro per costruire la squadra della prossima stagione e, tra i reparti da rinforzare, c’è anche la fascia destra. I nomi seguiti dai partenopei sono quelli di Anan Khalaili, esterno dell’Union Saint-Gilloise, ed Exequiel Zeballos, talento argentino del Boca Juniors. Due profili giovani, dinamici e futuribili che potrebbero aprire la strada a una cessione importante nell’attuale rosa azzurra.

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Politano Napoli, la Gazzetta indica l’esterno come sacrificabile

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, Politano sarebbe uno dei giocatori sacrificabili per la dirigenza del Napoli. Il motivo non riguarda soltanto il campo, ma anche la politica economica del club. La società vuole abbassare il monte ingaggi e quello dell’esterno italiano resta tra i più pesanti della rosa, con oltre 8 milioni lordi a stagione.

All’inizio della prossima annata Politano avrà 33 anni e il suo contratto scadrà nel 2028. Un anno fa aveva rifiutato la possibilità di trasferirsi in Arabia Saudita, ma oggi lo scenario potrebbe cambiare. Il club azzurro valuta con attenzione il rapporto tra rendimento, età, stipendio e prospettive future.

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Politano Napoli, il cambio di ruolo con Conte e il calo nei numeri

La riflessione della società non può prescindere anche dal rendimento delle ultime stagioni. Con Antonio Conte, allenatore del Napoli, Politano ha arretrato il proprio raggio d’azione, trasformandosi da ala offensiva a esterno a tutta fascia. Una scelta che inizialmente aveva dato equilibrio alla squadra, rendendolo prezioso sia nella costruzione della manovra sia nella fase difensiva.

Nell’ultimo anno, però, l’impatto offensivo è calato. Nella stagione 2025/26, Politano ha raccolto 43 presenze, con 2 gol, 5 assist e 2755 minuti giocati. Numeri inferiori rispetto al passato recente, soprattutto se confrontati con la stagione 2023/24, quando chiuse con 48 presenze, 9 gol, 10 assist e 3126 minuti.

Nel 2024/25, sempre con Conte, aveva totalizzato 39 presenze, 3 gol, 5 assist e 2936 minuti. Nell’anno dello scudetto con Luciano Spalletti, invece, la stagione 2022/23 si era chiusa con 37 presenze, 4 gol, 4 assist e 1627 minuti.

Il futuro di Politano resta dunque aperto. Il Napoli ragiona su un possibile rinnovamento della corsia destra e l’esterno italiano potrebbe diventare una delle uscite più rilevanti dell’estate.

Alieu Njie spegne 21 candeline: il talento svedese è l’arma in più del Torino per il finale di stagione

Dalla quinta divisione svedese alla Serie A: la crescita di Alieu Njie sotto la gestione D’Aversa tra fisicità, duttilità e la voglia di lasciare il segno

Compie oggi ventun anni Alieu Njie, e il regalo più bello se lo sta costruendo sul campo. L’attaccante svedese è diventato una delle note più liete del finale di stagione granata. Nelle ultime quattro partite, Roberto D’Aversa lo ha inserito stabilmente nelle rotazioni, sfruttando la sua capacità di adattarsi a diversi moduli. Nonostante il gol gli manchi da tempo, Njie ha sfiorato la rete contro il Sassuolo con un colpo di testa che ha colpito una clamorosa doppia traversa. La sua freschezza atletica promette di essere un fattore decisivo per le ultime due sfide dell’anno: la trasferta di Cagliari e l’attesissimo derby contro la Juventus. Ecco cosa scrive oggi La Gazzetta dello Sport.

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Un percorso di crescita tra ostacoli e sogni

Arrivato a Torino a soli 16 anni dal Forssa (quinta divisione svedese), Njie è un prodotto del vivaio granata. Dopo l’esordio lampo dello scorso anno, culminato con il gol vittoria contro il Como nell’ottobre 2024, la sua ascesa era stata bruscamente interrotta dalla frattura di un malleolo contro l’Atalanta. Anche l’inizio di questa stagione non è stato semplice: tra noie muscolari estive e il cambio di modulo tattico dal 4-2-3-1 al 3-5-2, gli spazi per mettersi in mostra si erano ridotti drasticamente.

La svolta con D’Aversa

La vera luce si è riaccesa nel 2026. Prima l’exploit di Verona il 4 gennaio — dove in quindici minuti ha collezionato un assist e un gol — poi la progressiva fiducia incassata nell’ultimo mese. D’Aversa ne sta valorizzando la duttilità: Njie ha giocato come esterno destro nel 4-2-3-1 della rimonta contro l’Inter e come spalla di Simeone nel 3-4-1-2 contro il Sassuolo. Sebbene debba ancora affinare la freddezza sotto porta, la sua esuberanza fisica e la voglia di lottare su ogni pallone lo hanno reso uno dei profili più pericolosi del reparto offensivo granata. Ora Njie cerca la consacrazione definitiva per blindare il suo futuro a Torino.

Filippo Galli tra FA Cup e crisi Milan: «Ritiro utile solo senza cellulari. Responsabilità? Sono di tutti»

L’ex difensore rossonero, Filippo Galli, analizza la finale Chelsea-City e l’attuale momento buio del Milan: «Manca l’unità, serve un compromesso»

Il 16 maggio si giocherà la finale di FA Cup Chelsea-Manchester City, visibile sul ove con il commento tecnico di Filippo Galli. L’ex difensore del Milan dice la sua sull’appuntamento inglese e sul momento difficile del suo ex club in un’intervista al Corriere dello Sport.

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CHELSEA-MANCHESTER CITY «Sarà una partita a sé, gli aspetti emotivi del resto della stagione saranno azzerati. Il Chelsea è in una situazione complicata, ha cambiato tanti allenatori, non riesce a vincere e a far gol ma ha la possibilità di salvare l’anno e di indirizzare anche il prossimo. Il City lo conosciamo, ha un potenziale offensivo incredibile, di quelli che ti fanno rimanere incollati al televisore perché ogni giocatore da un momento all’altro può inventarsi qualcosa».

IL MILAN DI OGGI «La cosa importante è che i giocatori ritrovino l’unità. La squadra mi sembra priva di energia, scollegata, e questo incide sulle prestazioni. Il momento di rottura è arrivato con la sconfitta contro la Lazio: lì si pensava di poter lottare con l’Inter per lo Scudetto e, invece, c’è stato un crollo».

IL RITIRO «Se si è deciso di farlo, evidentemente c’è la convinzione che sia la maniera migliore per ritrovare unità. Certo è che poi va vissuto bene, perché se si sta ognuno col proprio cellulare in camera non serve a niente… Una volta il ritiro era più una consuetudine, io non l’ho mai vissuto come una punizione ma come un momento per stare assieme e per cementare il gruppo. Per la mia esperienza il ritiro può far bene».

LA PROPRIETA’ DEL MILAN «Ci sono tante proprietà straniere ora, le quali hanno come prerogativa il far coincidere la sostenibilità con i risultati. C’è chi dice che bisogna passare dal risultato per ottenere profitti finanziari e c’è chi dice che bisogna prima guardare al bilancio per poi provare a raggiungere i risultati sportivi. Io non so dove stia la ragione. Berlusconi aveva un’altra modalità, aveva un attaccamento particolare ai colori, ma probabilmente non era un modello sostenibile. Ciò che bisogna cercare, dunque, è un compromesso».

LA RESPONSABILITA’ DELLA DIRIGENZA «Il Milan ha speso. Forse non ha speso bene. Quindi: se c’è un’area tecnica che sceglie, gli acquisti sbagliati sono da addebitare alla stessa area tecnica. Se, invece, ci sono state ingerenze dell’area corporate, la storia è un’altra. O ci si assume tutti le responsabilità, o si alza la mano e si dice “io qua non ci sto e me ne vado”. Se si resta dentro, si diventa complici di una situazione che non va. Dare la responsabilità l’uno all’altro non serve a niente. Secondo me oggi il problema del Milan è legato agli aspetti tecnici e di proposta di gioco».




Lukaku come Houdini: l’arte della fuga e l’inverno dello scontento all’ombra del Vesuvio

Marco Ciriello analizza il divorzio tra Lukaku e il Napoli: tra infortuni, tradimenti tattici e una natura da “mercenario” che non mette mai radici

Romelu Lukaku ha scelto di svanire di nuovo. Come sottolinea Marco Ciriello su La Gazzetta dello Sport, l’attaccante, proprio «come il mago Houdini, specialista in fughe da manette, catene, camicie di forza e casse d’acqua», è diventato un maestro nel dileguarsi dalle società che lo hanno accolto. Questa volta la scusa è un infortunio che lo ha portato a vivere quello che l’autore definisce «l’inverno del suo scontento»: un bilancio misero di sole 7 presenze e un gol nella sua seconda stagione napoletana. Se il primo anno era stato quello del trionfo tricolore, il secondo si è trasformato nel «trailer della stagione infortunandosi ad agosto», dando il via a un lungo addio che lo vede ora tornare in Belgio per curarsi in vista del Mondiale.

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Il tradimento del “padre” Conte

Il divorzio dal Napoli non è solo una questione fisica, ma una scelta di distacco emotivo. Lukaku ha deciso di preservarsi mentre i compagni lottano per la Champions, confermando una natura inquieta. Ciriello è sferzante nel descrivere la trasformazione del belga: «Lukaku ha fatto cose buone prima di diventare con dimestichezza Jago, Bruto, Claudio. Un traditore e ora un divorziante». Il tradimento più doloroso è quello verso Antonio Conte, l’uomo che lo aveva voluto a ogni costo e che «sembrava un secondo padre, ma che poi, alla fine, nell’area di rigore e fuori, è stato dimenticato». La verità, secondo l’editoriale, è che prevale sempre «questa anima da mercenario: arriva, serve, segna e poi riottosamente se ne va».

Un nomade alla ricerca dell’ultima stagione

Il destino di Lukaku sembra quello di un eterno insoddisfatto, un calciatore che non riesce a resistere più di due stagioni nello stesso posto, eccezion fatta per l’Everton. È un «nomade delle aree di rigore» che vive le squadre come se fossero «le stagioni di una serie tv», capace di capire i colpi di scena prima ancora degli sceneggiatori. A Napoli, il suo addio non ha lasciato traumi profondi nel cuore dei tifosi, ormai rassegnati a sostituire la sua statuina nel presepe. Per il bomber, che ora punta a un Mondiale da protagonista, il futuro sembra già scritto lontano dal calcio che conta: «ha all’orizzonte l’Arabia Saudita, la Turchia se va bene». Cala così il sipario su un amore intenso ma brevissimo, vittima della natura di un uomo che preferisce fuggire piuttosto che restare.

Malen è ufficialmente un giocatore della Roma: scatta il riscatto dall’Aston Villa grazie alla sconfitta della Lazio!

Malen è ufficialmente un giocatore della Roma: scatta il riscatto dall’Aston Villa grazie alla sconfitta della Lazio! I dettagli dell’accordo

Donyell Malen è ufficialmente un nuovo giocatore della Roma. La sconfitta di ieri maturata dalla Lazio di Sarri nella finale di Coppa Italia contro l’Inter di Chivu ha matematicamente assicurato un posto in Europa League o in Champions League ai giallorossi per la prossima stagione. Questo traguardo sportivo si è rivelato fondamentale, poiché rappresentava una delle clausole necessarie per far scattare l’obbligo di riscatto per l’attaccante, giunto a gennaio. La dirigenza giallorossa ha così completato l’acquisizione definitiva dell’ex punta dell’Aston Villa, garantendo a Gian Piero Gasperini un rinforzo offensivo cruciale e siglando un nuovo e importante contratto.

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I dettagli economici dell’affare sono ormai definiti con estrema chiarezza. Nelle casse della squadra di Birmingham, guidata in panchina da Unai Emery, finiranno ben 25.000.000 di euro, cifra che va a sommarsi ai 2.000.000 già versati in precedenza per il prestito. Inoltre, la compagine inglese manterrà strategicamente il 10% sulla futura ed eventuale rivendita del talento olandese. L’investimento certifica la ferma volontà del club di consolidare il proprio reparto avanzato, puntando con grande decisione su un elemento capace di spaccare le partite e di incidere concretamente sulle dinamiche del campo.

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L’impatto del calciatore nel nostro campionato è stato a dir poco eccellente fin dalle primissime apparizioni. I numeri collezionati in maglia giallorossa parlano di 18 presenze totali, impreziosite da 14 gol e 3 assist forniti ai compagni. Con lui presente sul terreno di gioco, la formazione ha saputo cambiare marcia, totalizzando ben 8 vittorie, 4 pareggi e soltanto 4 sconfitte. Il suo apporto si è rivelato assolutamente determinante per raggiungere l’agognato traguardo continentale, confermando in pieno l’assoluta bontà dell’operazione chiusa nella passata finestra invernale.

Florentino Pérez rompe il silenzio su Haaland: «Al Real Madrid firmano sempre i migliori»

Il presidente dei Blancos, Florentino Pérez, lancia un messaggio bellicoso al mercato citando i colpi Galacticos del passato

Nonostante il Manchester City abbia blindato Erling Haaland con un nuovo contratto nel 2025, le voci che accostano il “Cyborg” norvegese al Real Madrid non accennano a placarsi. A rinfocolare le speranze dei tifosi delle Merengues è intervenuto direttamente Florentino Pérez. Il presidente, reduce da giorni di intense dichiarazioni pubbliche, ha ribadito la filosofia che ha reso iconico il suo mandato: portare a Madrid il gotha del calcio mondiale.

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«Abbiamo sempre ingaggiato i migliori», ha dichiarato Pérez con orgoglio, ricordando i colpi storici che hanno segnato la sua presidenza. «Ho preso Figo, Kaká, Ronaldo il “Fenomeno”, Beckham… Quando ce n’è uno forte, io vado a prenderlo». Un’affermazione che suona come una dichiarazione d’intenti per il futuro, anche se il numero uno del Real ha preferito mantenere un profilo più cauto quando il nome di Haaland è stato fatto esplicitamente: «Un parere su di lui? Non mi esprimo. È un compito che spetta alla direzione sportiva, io non mi occupo della gestione tecnica».

Il muro del City e i numeri da urlo di Erling

La missione per strappare Haaland a Pep Guardiola resta comunque una delle più complesse della storia recente. Dopo il rinnovo dello scorso anno, le clausole rescissorie che avrebbero potuto favorire il Real sembrano essere state eliminate. I numeri del norvegese giustificano l’ossessione di Pérez: con il City, Haaland vanta l’incredibile score di 161 gol in 196 apparizioni. Anche in questa stagione, il bomber ha confermato la sua spietatezza con 37 reti totali, nonostante l’ultimo turno di riposo concesso da Guardiola nel successo contro il Crystal Palace.

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Il retroscena dell’agente: “Erling è un’intelligenza superiore”

A fare luce sulla situazione del calciatore è intervenuta anche la sua agente, Rafaela Pimenta. Intervistata da ESPN, ha descritto la trattativa per il rinnovo con il City come una sfida tra titani: «Il City è un club enorme e super organizzato, non avevamo alcun potere contrattuale di leva con loro».

Pimenta ha poi tracciato un profilo inedito del suo assistito, sottolineandone lo spessore mentale: «Le persone pensano che fare il calciatore sia facile, ma chi arriva in cima alla piramide deve essere estremamente intelligente. Erling è una persona rilassata e informale, ma per lui il calcio è il gioco più serio che si possa praticare». Una dedizione totale che lo rende il perfetto erede dei grandi campioni che hanno fatto la storia del Bernabéu.

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