Pagina 122 – Calcio News 24

Aldair compie 60 anni e si confessa: «A Roma ho lasciato il cuore, ora un film racconta la mia storia»

Il leggendario difensore brasiliano, Aldair, presenta il docufilm a lui dedicato: dai primi passi scalzo in Brasile allo scudetto del 2001

Un docufilm per celebrare 13 anni in giallorosso. Aldair, cuore giallorosso è il titolo dell’opera che racconta il difensore della Roma, che oggi è presente su La Gazzetta dello Sport con un’intervista sulla sua vita da campione del mondo del Brasile 1994.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

PLUTO «Quel soprannome me lo hanno dato i tifosi della Roma e mi piace. Ovunque sono, che sia il Brasile, l’Italia o la Cina, quando sento qualcuno chiamarmi così mi emoziono perché c’è qualche tifoso giallorosso che mi cerca»

RICORDA IL SUO PRIMO CAMPO DI CALCIO «Certo: a casa mia, in Brasile, a Ilhéus, stato di Bahia. Lì sono cresciuto a Banco da Vitoria e nel campetto vicino casa ho iniziato a giocare a 7 anni. Lo facevo da scalzo e forse ho trovato sensibilità nei piedi anche per questo, i primi scarpini penso di averli messi a dieci anni. All’inizio facevo di tutto: portiere, terzino, attaccante. Anche difensore centrale, ma mi lamentavo troppo e allora mio padre mi disse: “Ti faccio fare l’attaccante”. Ma alla fine aveva ragione lui, io ero un difensore centrale…».

ANEDDOTI «Per carattere difficilmente litigo, ma a volte è successo proprio con Giannini: non gli piaceva che lanciassi lungo di esterno. E poi gli allenatori: Boskov mi chiamava “biondino” e non so perché, con Zeman invece non è vero che litigavamo. Semplicemente lui voleva che giocassi qualche metro più avanti e io invece qualche metro più indietro. Di lui ricordo la grande fatica in ritiro: per me l’allenamento è con la palla, non senza. Diciamo che del calcio mi manca lo spogliatoio, non certo i ritiri».

É VERO CHE I GIOCATORI MUOIONO DUE VOLTE: QUANDO SMETTONO DI GIOCARE E QUANDO VOLANO NELLE BRACCIA DI DIO «Assolutamente sì. Per me l’addio al calcio è stata l’ultima partita con la Roma (24 maggio 2003, contro l’Atalanta, ndr). Brutta, perché pensavo: “non giocherò più davanti a tutta questa gente”. Poi sono andato a Genova, ma non era più la stessa cosa. Per un calciatore quello è il passaggio più difficile. Noi siamo fatti così: io avevo già 37 anni, è stato il momento più duro della mia carriera».

HA RISCHIATO DI ANDARE ALLA LAZIO «Rischiato no, perché non avrei mai potuto tradire la Roma. Ma è vero che Cragnotti mi voleva e che la Lazio mi fece un’offerta. Che io però rifiutai. Come ne rifiutai altre di altri club che mi cercarono».

UN NUOVO ALDAIR «Non vedo giocatori che mi assomigliano. Di certo c’è che bisogna migliorare molto sui difensori, anche in Brasile. Oggi si parla della possibilità di andare al Mondiale con Thiago Silva, che ha quasi 42 anni. Evidentemente qualcosa non torna».

LA ROMA DI OGGI «Ha un buon allenatore, che forse si aspettava qualche giocatore che è arrivato invece un po’ tardi. La squadra è buona, è importante che la società abbia dato fiducia al tecnico. Anche Capello il primo anno fu in difficoltà, poi con acquisti come Batistuta, Samuel ed Emerson la squadra è migliorata e ha vinto lo scudetto».




Chivu, debutto da sogno all’Inter: mai nessuno prima di lui aveva centrato il Double al primo anno! Così ha reagito dopo il fischio finale

Chivu, debutto da sogno all’Inter: mai nessuno prima di lui aveva centrato il Double al primo anno! Il retroscena dopo il triplice fischio

La stagione d’esordio di Cristian Chivu sulla panchina dell’Inter si è rivelata trionfale, con la squadra che ha conquistato lo scudetto con tre giornate di anticipo e ha vinto anche la Coppa Italia. Un doblete che mancava da sedici anni e che ha visto come filo conduttore il nome di Chivu. L’ex difensore dell’Inter, che aveva già contribuito al successo della squadra da giocatore, ha condotto la squadra a questi straordinari risultati.

Dopo il triplice fischio che ha sancito la vittoria in Coppa Italia contro la Lazio, Chivu non ha perso tempo ed è subito corso a fare una videochiamata alla sua moglie Adelina, presente in tribuna all’Olimpico. La scena, raccontata dalla Gazzetta dello Sport, ha emozionato i tifosi, con Chivu che ha condiviso con lei questo trionfo storico. Il tecnico rumeno è diventato il primo allenatore nella storia dell’Inter a vincere scudetto e Coppa Italia al primo anno.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Sul palco, con la medaglia d’oro al collo, ha celebrato con i suoi giocatori il meritato successo, dicendo: «Hanno dato il meglio per raggiungere i nostri sogni». Successivamente, Chivu ha festeggiato insieme alla tifoseria nerazzurra. La squadra adesso concluderà la stagione con festeggiamenti a San Siro e in giro per Milano domenica, dopo la partita con l’Hellas Verona, salendo sul pullman scoperto che attraverserà la città fino al Duomo, dove i tifosi riserveranno loro un caloroso abbraccio ai nuovi eroi.

Una stagione indimenticabile per l’Inter e per Cristian Chivu, che ha scritto una pagina memorabile nella storia recente del club.

Juventus, l’ultimo ballo allo Stadium: da Openda a Di Gregorio, ecco chi prepara le valigie

Contro la Fiorentina cala il sipario sulla stagione interna della Juventus: tra esuberi certi e big in bilico, Spalletti si prepara a una drastica epurazione

L’ultima partita stagionale all’Allianz Stadium contro la Fiorentina non sarà solo un momento di festa per i tre punti, ma rappresenterà per molti un addio definitivo alla Torino bianconera. La Gazzetta dello Sport dedica un approfondimento ai giocatori che probabilmente il pubblico bianconero non vedrà più. La Juventus ha infatti già pianificato un profondo rinnovamento della rosa guidata da Luciano Spalletti, partendo dai casi più spinosi. Se per Filip Kostic (33 anni) il destino è segnato dalla scadenza imminente del contratto e da uno stipendio fuori portata, la gestione di Lois Openda è il vero grattacapo della dirigenza. Costato complessivamente 44 milioni di euro, il belga ha deluso con appena due reti stagionali. Per evitare una sanguinosa minusvalenza, si profila un prestito con diritto di riscatto, sperando che un altro campionato possa rilanciarne il valore.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Rivoluzione tra i pali e addii forzati

Un’altra scossa sismica potrebbe colpire la porta. L’amministratore delegato Damien Comolli sta puntando con forza su Alisson Becker del Liverpool per riabbracciare Spalletti: un incastro che spingerebbe inevitabilmente Michele Di Gregorio verso l’addio, magari proprio in direzione Anfield. Verso la cessione anche Arkadiusz Milik, frenato da troppi infortuni, e Juan Cabal, apparso ancora troppo acerbo per i massimi livelli. Entrambi non saranno nemmeno convocati per la sfida contro i viola.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Big sul filo del rasoio: le incognite Koopmeiners e Gatti

Non ci sono solo esuberi, ma anche pilastri in discussione. Federico Gatti, pur autore di gol decisivi, sta trovando pochissimo spazio con Spalletti e a 28 anni non accetta il ruolo di comprimario. Situazione diversa per Teun Koopmeiners: l’olandese è il jolly del tecnico, ma davanti a un’offerta superiore ai 35 milioni di euro diventerebbe il sacrificio necessario per finanziare il mercato in entrata.

Restano dubbi anche su Zhegrova (fragile fisicamente) e Miretti, quest’ultimo desideroso di trovare continuità per non bloccare la propria crescita. Infine, il giovane talento Adzic (classe 2006) lascerà Torino in prestito per maturare l’esperienza necessaria a vestire, un giorno, la maglia da titolare della Signora.

Allegri si è stufato, ora valuta l’addio al Milan per la Nazionale! La rottura con Ibrahimovic anche per “colpa” di Cassano

Allegri si è stufato, ora valuta l’addio al Milan per la Nazionale! La rottura con Ibrahimovic anche per colpa di Cassano: cos’è successo tra i due

Il futuro di Massimiliano Allegri al Milan è sempre più incerto. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’allenatore sembra ormai esausto e determinato a salutare il club a fine stagione, a prescindere dal piazzamento finale in classifica. La causa di questa decisione risiederebbe nei difficili rapporti interni, in particolare con Zlatan Ibrahimovic.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Il punto di rottura è stato il confronto acceso tra i due dopo la sconfitta contro il Napoli a inizio aprile, che ha portato a un clamoroso alterco. La discussione, che inizialmente riguardava la scelta del terzo portiere per la prossima stagione, ha innescato una serie di conflitti, con Ibrahimovic che ha smesso di frequentare Milanello e ha cominciato a farsi vedere solo recentemente a San Siro.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

La situazione è ulteriormente complicata dai frequenti colloqui tra Ibrahimovic e Antonio Cassano, uno dei critici del gioco del Milan, e dal ruolo sempre più influente che Ibra sembra avere all’interno del club. Recentemente, è emerso che lo svedese avrebbe iniziato a telefonare a Fofana e Leao, fornendo loro consigli tattici, creando confusione soprattutto con il giovane attaccante portoghese.

Se questa situazione dovesse continuare, e Ibrahimovic dovesse diventare il nuovo uomo forte del Milan, Allegri potrebbe essere tentato di accettare l’offerta di Giovanni Malagò, diventando il nuovo CT della Nazionale italiana, come indicato nelle voci circolanti. Nel frattempo, cresce l’incertezza sul futuro del tecnico livornese e sulla gestione del club.

Colombo si prende il Genoa: «Qui mi sento a casa. Ibrahimovic? Un modello impossibile da spiegare»

Lorenzo Colombo, attaccante cresciuto nel Milan sarà riscattato dal Grifone per 10 milioni. Il legame con De Rossi, il ricordo di Baroni e non solo

In rossonero Lorenzo Colombo ha trascorso una vita nelle giovanili e ha fatto l’apparizione in prima squadra. Da lì iniziata una sequenza di prestiti fino ad approdare definitivamente al Genoa grazie a un riscatto di 10 milioni, date le condizioni maturate in questa stagione. E il match in programma la prossima giornata è proprio quello tra Grifone e Diavolo al Ferraris. L’attaccante si è confessato su La Gazzetta dello Sport.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

DE ROSSI «Quando le cose non vanno si provano un po’ di cose. Di sicuro al mister dobbiamo tanto, sia dal punto di vista caratteriale, sia tattico, ma un po’ di meriti dobbiamo prenderceli anche noi».

GLI ERRORI «Penso che l’aspetto mentale sia il più importante. Se non gira la testa, non fai nulla. Anzi, a volte i pensieri ti portano dove non dovrebbero. Una persona molto importante mi ha detto che bisogna sempre cogliere gli aspetti positivi della vita. Mi sembra una metafora azzeccata. Un po’ come l’Araba Fenice che rinasce dalle proprie ceneri...».

QUANDO HA CAPITO CHE C’ERA UNA SVOLTA «Sono stati diversi i segnali. La prima vittoria in campionato contro il Verona a fine novembre fu il primo mattoncino di una rinascita poi completata quando ne abbiamo costruiti altri mille».

COSA GLI HA DETTO DDR «È un grande motivatore, lo vedi nei suoi discorsi prepartita».

IL GENOA PUO’ CRESCERE «È il nostro desiderio e deve diventare un pensiero collettivo di tutti in società, non bisogna accontentarsi né essere mediocri. Anche se ci siamo già salvati, occorre trovare nuove motivazioni anche in queste ultime gare. Dobbiamo acquisire quella forma mentale che hanno i grandi campioni e le grandi squadre. Sempre al massimo, questo fa la differenza».

IL FERRARIS É LA FORZA IN PIU’ «Assolutamente sì, e non sono certo il primo a dirlo. I tifosi sembrano entrare in campo, le assicuro che per un avversario è un clima pesante».

NELLE GIOVANILI LO PARAGONAVANO A BATISTUTA «Avevo i capelli lunghissimi, ancora più di oggi e senza la fascetta in testa. Inoltre, calciavo forte per essere piccolino, ed è nato il paragone. Ma il mio vero modello è Ibrahimovic. L’ho avuto come compagno di squadra al Milan, è stato qualcosa difficile da raccontare. Averlo al fianco ogni giorno ti insegna qualcosa che non puoi spiegare a parole: lì ho compreso il campione che è stato. E qui entriamo nel discorso mentale di ottenere qualcosa in più: ci riesci grazie a giocatori come lui, oltre che al lavoro che in quegli anni fece Pioli».

GLI ALLENATORI CHE LO HANNO AIUTATO DI PIU’ «Baroni al Lecce: mi ha preso in A come scommessa aiutandomi a creare il ruolo da punta centrale. Non lo ero, stavo molto fuori dall’area. Poi D’Aversa a Empoli: con lui l’anno scorso si è creato un rapporto speciale, era come un padre. Una grande persona, oltre che un ottimo allenatore».


Nuovo allenatore del Milan se salta Allegri? Un nome, una garanzia: Ancelotti

La panchina del Milan è tornata nel mirino con una certa insistenza, più per la pressione che scaturisce dal campo che per mero chiacchiericcio da calciomercato. La squadra rossonera, reduce da una stagione di alti e bassi e con l’obiettivo Champions League tutt’altro che matematico, ha trasformato il ruolo di allenatore in un argomento di discussione quotidiano tra tifosi e addetti ai lavori.

Con Massimiliano Allegri sotto osservazione, spuntano nomi e suggestioni, e uno di questi porta a un cognome che pesa più di molti altri.

Figlio d’arte per il Milan: Davide Ancelotti

Davide Ancelotti, figlio dell’allenatore col curriculum più blasonato tra gli ultimi decenni, non si è tirato indietro quando gli è stato chiesto se un giorno potrebbe allenare il Milan.

In un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, ha detto chiaramente che sì, allenerebbe volentieri i rossoneri e si sente pronto per farlo: parole che in Italia, e soprattutto a Milano, suonano come un campanello d’allarme e, allo stesso tempo, come un invito a immaginare scenari alternativi a quelli odierni.

Davide non è un nome qualsiasi: classe 1989, ha alle spalle esperienze come vice di papà Carlo e una prima panchina da allenatore al Botafogo in Brasile, oltre al lavoro accanto al padre nella nazionale brasiliana in vista del Mondiale.

È un tecnico che ha imparato da uno dei migliori e che, da tempo, coltiva ambizioni da protagonista in Italia e non solo. In Italia lo conoscono soprattutto per il cognome e per essere cresciuto professionalmente all’ombra di Carlo Ancelotti, ma al di là della leggenda familiare Davide ha provato sulla propria pelle cosa significhi guidare una squadra da solo.

La situazione di Allegri e il Milan

Allegri, nonostante la sua storia importante, non è immune alle critiche arrivate dalla tribuna stampa e dalla piazza: la stagione è stata altalenante e alcune scelte tattiche hanno fatto discutere, mentre i tifosi spingono per una fisionomia di gioco diversa rispetto a quella vista negli ultimi mesi.

Le ultime prestazioni e la posizione di classifica hanno acceso i riflettori sulla panchina, come succede spesso quando risultati e aspettative non coincidono.

Per il tifoso rossonero, sentire il nome Ancelotti legato al proprio club non è mai banale: Carlo ha fatto la sua parte nella storia del Milan, lasciando un segno importante nella decade d’oro dei primi anni Duemila.

Accostare oggi il figlio a un futuro possibile sulla panchina di Milanello non è semplicemente un ritorno nostalgico al passato, ma un modo per interrogarsi su quale identità tecnica e progettuale la società voglia abbracciare per i prossimi anni.

Sarri non le manda a dire dopo Lazio Inter: «Derby? Se fossi il presidente non presenterei neanche la squadra»

Sarri, allenatore della Lazio, ha parlato dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia contro l’Inter. Le sue dichiarazioni

Maurizio Sarri a Mediaset dopo la sconfitta in Coppa Italia in finale contro l’Inter. Queste le sue dichiarazioni.

ANALISI GARA – «Mah, è chiaro: noi avevamo preparato la partita abbassando il livello della pressione nel primo tempo, perché poi abbiamo notato che la partita di sabato è stata un po’ la ripresa, perdendo quanto a aggressività. Ed è anche difficile tenere un’alta aggressività nel giorno in cui loro iniziano la partita a 100 all’ora. E purtroppo nel primo tempo, molto ordinato, abbiamo fatto tutto da soli: gli abbiamo regalato praticamente tutti e due i gol. Quindi la partita è diventata difficile, un paio di palle perse da dietro, una con Casale e una con Gila, e non siamo riusciti neanche a riaprirla. Consapevoli che loro tecnicamente sono più forti di noi, però stasera mi sembrava che la partita potesse prendere una piega molto diversa».

FUTURO E STADO D’ANIMO – «Ma del mio futuro stasera che mi importa? Stasera mi interessa della Lazio. È in discussione da tutte le parti, penso… quindi il problema non è assolutamente quello. Mi dispiace per i ragazzi perché ho visto uno stato d’animo molto difficile all’interno dello spogliatoio e mi dispiace per il pubblico che stasera è tornato numeroso. Però, cioè, noi abbiamo fatto un grande percorso per arrivare qui stasera, abbiamo trovato una squadra più forte di noi e con un po’ di complicità nostra la partita loro l’hanno vinta agevolmente».

POLEMICA CALENDARIO – «Io ho la sensazione che si giochi lunedì, perché domenica a mezzogiorno e mezzo siamo noi o loro. Questa è la mia sensazione. Non è una notizia, il casino viene da una serie di errori fatti dalla Lega, poi dalla Lega Calcio insieme alla Questura e l’ATP di Torino dove c’è il derby di Torino, l’ATP di Roma che è uno dei tornei di tennis più importanti del mondo a metà dei derby di Roma. Quindi c’è una serie di errori clamorosi. Però il presente è questo qui e vediamo che sia migliore data».

PROTESTE – «Ma io se fossi il Presidente non presenterei neanche la squadra. Tanto per noi è uguale, a questo punto perdiamo il punto di penalizzazione e via. No, io mica sono arrabbiato, sono docile. Ti ho detto prima: c’è una serie di errori clamorosi, nessuno ha preso un microfono e ha detto “Scusate, scusate, abbiamo fatto un errore”, che penso sia anche normale: io nel mio lavoro di errori ne faccio tre o quattro al giorno, non all’anno. E si vuol rimediare facendo passare come se fosse tutto normale se si gioca a mezzogiorno e mezzo. Ma ci sono quattro squadre che si stanno giocando una partita da 70, 80, 90 milioni e le fai giocare a fine maggio a mezzogiorno e mezzo? Questo non è calcio, questa è un’altra cosa».

L’INTERVISTA COMPLETA A SARRI

Chivu commenta la vittoria dell’Inter in Coppa Italia: «Ci siamo meritati i due trofei di quest’anno! Non è mai scontato portare a termine una stagione del genere»

Chivu, allenatore dell’Inter, ha parlato dopo la vittoria della Coppa Italia in finale contro la Lazio. Le sue dichiarazioni

Cristian Chivu a Mediaset dopo la vittoria della Coppa Italia in finale contro la Lazio. Queste le sue dichiarazioni.

PRIMO E UNICO DOBLETE POST MOURINHO – «L’Inter ha vinto due trofei quest’anno, ce lo siamo meritati. Abbiamo fatto una buona stagione, siamo felici per noi, per quello che abbiamo superato in questi anni, per i nostri tifosi e per la società che ci ha dato sempre supporto. Ci godiamo quello che di buono abbiamo fatto quest’anno. Abbiamo vinto il campionato e la Coppa Italia, non è mai scontato portare a termine una stagione del genere».

Lazio Inter 0-2: i nerazzurri fanno il double, Chivu vince anche la Coppa Italia!

Lazio Inter LIVE: sintesi, moviola, tabellino, risultato e cronaca del match, valido per la finale di Coppa Italia 2025/26

L’Inter vince anche la Coppa Italia, contro la Lazio allo Stadio Olimpico finisce 2-0 nel segno di Lautaro Martinez e l’autogol di Marusic.


Lazio Inter 0-2: sintesi e moviola

FISCHIO FINALE, L’INTER VINCE LA COPPA ITALIA

82′ OCCASIONE ZIELINSKI – Manca clamorosamente la porta il polacco da buona posizione. L’Inter non cala il tris.

75′ OCCASIONE DIA – A tu per tu con Martinez spara addosso all’estremo difensore nerazzurro.

70′ TIRO LUIS HENRIQUE – Sventaglia Barella, calcia Luis Henrique di prima intenzione e non trova di un soffio la porta.

55′ OCCASIONE NOSLIN – Lazio pericolosissima! Rovella e Basic dialogano in area, poi il pallone arriva a Noslin che calcia di prima intenzione sfiorando il palo.

45′ TIRO ISAKSEN – Diagonale velenosissimo dell’esterno della Lazio, con Martinez che ci mette il guantone ma il pallone sibila a fil di palo.

35′ GOL LAUTARO – Si addormenta Nuno Tavares, Dumfries gli sradica palla e trova in mezzo Lautaro! Per lui è un gioco da ragazzi insaccare a porta vuota.

24’ OCCASIONE DUMFRIES – Cross di Dimarco, sulla corsia opposta raccoglie Dumfries che calcia al volo ma trova il muro di Nuno Tavares.

15′ AUTOGOL MARUSIC – L’Inter è avanti! Calcio d’angolo di Dimarco, colpo di testa sciagurato di Marusic che infila Motta nella propria porta e manda in vantaggio i nerazzurri.

12′ PERICOLOSO LAUTARO – Primo squillo del Toro, pallone che esce di un soffio.

1′ FISCHIO D’INIZIO – Cominciata Lazio Inter.


Migliore in campo

Al termine del match


Lazio Inter 0-2: risultato e tabellino

Reti: 15′ Marusic, 35′ Lautaro Martinez

LAZIO (4-3-3): 40 Motta; 77 Marusic, 34 Gila, 13 Romagnoli, 17 Tavares; 26 Basic, 4 Patric, 24 Taylor; 18 Isaksen, 14 Noslin, 10 Zaccagni.
A disposizione: 55 Furlanetto, 99 Giacomone, 3 Pellegrini, 6 Rovella, 7 Dele-Bashiru, 9 Pedro, 19 Dia, 20 Ratkov, 21 Belahyane, 22 Cancellieri, 23 Hysaj, 25 Provstgaard, 27 Maldini, 29 Lazzari, 32 Cataldi.
Allenatore: Marco Ianni.

INTER (3-5-2): 13 J. Martinez; 31 Bisseck, 25 Akanji, 95 Bastoni; 2 Dumfries, 23 Barella, 7 Zielinski, 8 Sucic, 32 Dimarco; 9 Thuram, 10 Lautaro.
A disposizione: 1 Sommer, 12 Di Gennaro, 6 De Vrij, 11 Luis Henrique, 14 Bonny, 15 Acerbi, 16 Frattesi, 17 Diouf, 20 Calhanoglu, 22 Mkhitaryan, 30 Carlos Augusto, 36 Darmian, 43 Cocchi, 48 Mosconi, 94 Esposito.
Allenatore: Cristian Chivu.

PSG campione di Francia: conquistato il 14^ titolo di Ligue 1 della storia

PSG è campione di Francia: in virtù del 2-0 inflitto al Lens il club parigino ha conquistato il 14^ titolo di Ligue 1 della storia

Il Paris Saint-Germain siede ancora una volta sul trono di Francia. Con una prestazione di forza e maturità, il club parigino ha ufficialmente conquistato il suo 14º titolo di Ligue 1, confermando un dominio nazionale che sembra non conoscere ostacoli. Il verdetto definitivo è arrivato al termine della sfida contro il Lens, vinta per 2-0, un risultato che ha fatto scattare i festeggiamenti sotto la Torre Eiffel.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La vittoria decisiva sul campo del Lens

La trasferta contro il Lens, storicamente ostica, è stata gestita con precisione chirurgica dagli uomini di Luis Enrique. Il match si è sbloccato al 29′ grazie a Khvicha Kvaratskhelia, che ha confermato il suo ruolo di leader tecnico in questa stagione trionfale. Il raddoppio, che ha messo in ghiaccio il risultato e il campionato, è arrivato in pieno recupero, al 93′, firmato da Mbaye.

Questa vittoria non è solo il frutto di una singola serata, ma il coronamento di un fantastico lavoro di programmazione che ha visto protagonisti i vertici societari e lo staff tecnico.

Il successo della dirigenza e dello staff tecnico

Dietro questo quattordicesimo scudetto c’è la firma indelebile di un gruppo dirigente solido e ambizioso. Il Presidente Nasser Al Khelaifi ha garantito stabilità e risorse, mentre la gestione sportiva di Luis Campos ha permesso di costruire una rosa equilibrata e futuribile. In panchina, Luis Enrique ha saputo dare un’identità di gioco chiara, valorizzando sia i campioni affermati che i giovani prospetti, portando il PSG a dominare la classifica dall’inizio alla fine della stagione.

Un record che proietta il PSG nella leggenda

Con 14 titoli complessivi, il Paris Saint-Germain stacca ulteriormente le inseguitrici nell’albo d’oro del calcio francese, consolidando la propria egemonia. La vittoria del titolo permette ora al club di concentrarsi sull’altro grande obiettivo stagionale: la finale di Champions League con l’Arsenal.

I giocatori sono stati i veri interpreti di questo successo, mostrando una continuità di rendimento che ha annichilito la concorrenza. Per i tifosi parigini, questa vittoria rappresenta l’ennesima conferma di un progetto che punta a restare ai vertici del calcio europeo per molti anni a venire.

Pagelle Lazio Inter: Lautaro riscrive un record, Dumfries ara la fascia! Marusic e Nuno Tavares horror VOTI

Pagelle Lazio Inter: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la finale di Coppa Italia 2025/26

LAZIO: Motta 6; Marusic 4.5 (72′ Lazzari 6), Gila 6, Romagnoli 6, Tavares 4.5; Basic 5.5 (78′ Pedro 5.5), Patric 5.5 (46′ Rovella 6.5), Taylor 6; Isaksen 5.5 (66′ Cancellieri 5.5), Noslin 6, Zaccagni 6 (72′ Dia 6). All. Sarri 6

INTER: Martinez 6; Bisseck 6, Akanji 6.5, Bastoni 6 (77′ Carlos Augusto 6); Dumfries 7 (68′ Luis Henrique 6), Barella 6.5, Zielinski 6, Sucic 6 (68′ Mkhitaryan 6), Dimarco 7; Thuram 6.5 (82′ Diouf SV), Lautaro 7 (77′ Bonny SV). All. Chivu 6

Moviola Lazio Inter: gli episodi dubbi della finale di Coppa Italia diretta da Guida! Cosa è successo all’Olimpico

Moviola Lazio Inter: gli episodi dubbi della finale di Coppa Italia diretta da Guida! L’analisi al dettaglio di quanto successo

La finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter, terminata 0-2 per i nerazzurri, è stata una partita intensa non solo sotto il profilo tecnico, ma anche per la gestione disciplinare. L’arbitro Marco Guida ha dovuto mantenere i nervi saldi in un match che si è scaldato particolarmente nel secondo tempo, estraendo diversi cartellini per placare animi visibilmente tesi.

Primo tempo: episodi chiave e cartellini precoci

La gara si è aperta con un’immediata rigidità del direttore di gara. Già al 6′, Yann Bisseck è stato il primo a finire sul taccuino per un intervento scomposto. Al 14′, l’episodio che sblocca il match è un’autorete fortuita di Marusic, sulla quale non ci sono state proteste. Al 16′, il giallo a Bastoni è apparso ineccepibile per la durezza dell’impatto. Al 38′, Mario Gila ha rischiato grosso: l’ammonizione è arrivata puntuale, ma il difensore laziale può considerarsi fortunato per non aver visto il rosso dopo un intervento al limite.

Secondo tempo e il convulso finale

Nella ripresa, la Lazio ha cercato di alzare il ritmo, ma l’Inter ha controllato il possesso (chiudendo con un netto 67%). La tensione è esplosa all’84’: Pedro, appena entrato, ha rimediato un giallo sacrosanto per un’entrata molto ruvida, segno della frustrazione biancoceleste.

Il momento più critico per Guida è arrivato all’85’. In un solo minuto, l’arbitro ha dovuto gestire un accenno di rissa e continue proteste:

  • Mattia Zaccagni, già sostituito, è stato ammonito in panchina per condotta antisportiva.
  • Nicolò Barella e Federico Dimarco hanno ricevuto il cartellino giallo per eccesso di proteste. In particolare, il centrocampista sardo ha rischiato seriamente l’espulsione per i toni usati nel confronto con il direttore di gara.

In sintesi, la direzione di Marco Guida è stata autorevole: pur in una serata di alta tensione, l’arbitro ha evitato che la partita sfuggisse di mano, utilizzando i cartellini come unico strumento per arginare il nervosismo crescente delle due squadre.

Lautaro Martinez nella storia dell’Inter: raggiunto il record di Crespo e Cruz in finale di Coppa Italia

Lautaro Martinez ancora di più storia dell’Inter: ha raggiunto il record di Crespo e Cruz in finale di Coppa Italia grazie al gol con la Lazio

Il trionfo dell’Inter nella finale di Coppa Italia contro la Lazio non ha portato in dote solo un nuovo trofeo nella bacheca nerazzurra, ma ha consacrato definitivamente Lautaro Martínez come una leggenda del club. Con la rete siglata nel decisivo 0-2 dello Stadio Olimpico, il capitano argentino ha scalato le gerarchie storiche della società, raggiungendo vette statistiche che appartenevano ai grandi bomber del passato.

Un record condiviso con le leggende argentine

L’impatto del “Toro” nelle finali della competizione nazionale è diventato un fattore determinante. Come riferito da Opta, Lautaro ha segnato tre gol in finale di Coppa Italia (doppietta vs Fiorentina nel 2023 prima di oggi), nessun giocatore ha fatto meglio con l’Inter – a quota tre anche Hernán Crespo e Julio Cruz.

Questo dato sottolinea la straordinaria capacità dell’attaccante di essere decisivo nei momenti di massima pressione. Con il gol alla Lazio, Lautaro ha infatti agganciato due connazionali che hanno segnato la storia nerazzurra dei primi anni duemila: Hernán Crespo e Julio Cruz. Un terzetto tutto argentino che certifica il legame indissolubile tra l’Inter e il talento sudamericano.

Dalla doppietta di Roma al sigillo contro la Lazio

La scalata di Martínez era iniziata nella finale del 2023, quando la sua doppietta ribaltò la Fiorentina regalando la coppa ai nerazzurri. La continuità realizzativa mostrata anche in questa edizione conferma la sua maturità tecnica e mentale. Essere l’uomo delle finali significa non solo avere qualità atletiche superiori, ma possedere quel cinismo necessario per trasformare ogni pallone sporco nel gol che vale un titolo.

Prospettive future e ambizioni record

Oltre al record di gol nelle finali, Lautaro Martínez continua a scalare la classifica dei marcatori all-time della storia dell’Inter. Il raggiungimento di mostri sacri come Crespo e Cruz è solo l’ennesimo tassello di una carriera destinata a riscrivere ogni primato del club. Per i tifosi nerazzurri, il “Tris” di Lautaro è la garanzia che, finché il capitano sarà in campo, l’Inter avrà sempre una marcia in più nelle sfide da dentro o fuori.

L’obiettivo ora è superare questa quota per diventare, in solitaria, il marcatore più prolifico di sempre nelle finali di Coppa Italia con la maglia nerazzurra.

Calciomercato Juventus: futuro in bilico per Vlahovic, l’ultima mossa dei bianconeri traccia una direzione netta! Cos’è successo

Calciomercato Juventus: Dusan Vlahovic è stato proposto a questo club. Ecco quali sono le novità sul futuro dell’attaccante serbo

Il futuro di Dusan Vlahovic si tinge di tinte internazionali e agita le acque del calciomercato Juventus. Secondo Nicolò Schira, il centravanti serbo sarebbe finito nel mirino della Liga: il profilo del giocatore, infatti, sarebbe stato proposto nelle ultime ore all’Atletico Madrid.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Sirene spagnole e l’ombra del parametro zero

L’operazione sarebbe stata avviata da un intermediario, che avrebbe presentato il profilo del numero 9 bianconero ai Colchoneros prospettando una clamorosa formula a parametro zero. La situazione contrattuale di Vlahovic, infatti, lo rende uno dei pezzi pregiati più ambiti dell’intero panorama europeo. La possibilità di assicurarsi un attaccante della sua caratura senza esborso per il cartellino ha attirato l’interesse immediato del club guidato da Diego Simeone, sempre alla ricerca di rinforzi di spessore per il reparto offensivo.

Nonostante l’attrito generato da queste voci, al momento non si registrano trattative in fase avanzata. Tuttavia, il semplice contatto tra le parti conferma il clima di profonda incertezza che regna attorno alla Continassa in merito al rinnovo con la Vecchia Signora.

Rinnovo Juventus: una trattativa in salita

Il nodo centrale resta il contratto in scadenza. Le negoziazioni per il prolungamento tra l’entourage del calciatore e la dirigenza juventina sembrano procedere ancora in salita, non avendo ancora trovato un punto d’incontro sulle cifre e sulla durata del nuovo accordo. Questo stallo operativo costringe la Juventus a valutare attentamente le proprie strategie di mercato, sospese tra il desiderio di trattenere il proprio punto di riferimento offensivo a Torino e il rischio concreto di perderlo a causa delle sirene della Liga.

Il futuro del serbo rimane dunque l’enigma principale dell’estate bianconera. Se da un lato la permanenza sotto l’ombra della Mole resta la priorità tecnica, dall’altro l’inserimento dell’Atlético Madrid potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri, trasformando il 9 nel prossimo grande colpo a sorpresa del calcio spagnolo.

Calciomercato Cagliari: a rischio il riscatto di Kilicsoy! I motivi dietro alla mancata conferma dell’attaccante in rossoblù

Calciomercato Cagliari: il riscatto di Kilicsoy è a forte rischio! Ecco perché l’attaccante potrebbe non essere confermato in rossoblù

Il futuro di Semih Kilicsoy in Sardegna è diventato uno dei temi più caldi e discussi delle ultime settimane. L’attaccante turco classe 2005, arrivato in estate dal Besiktas con grandi aspettative, si trova ora al centro di un fitto mistero di mercato: il Cagliari eserciterà il diritto di riscatto fissato a 12 milioni di euro? Se fino a pochi mesi fa la conferma appariva scontata, oggi lo scenario sembra essere radicalmente cambiato.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

I numeri della crisi: Kilicsoy scompare dal campo

Dopo una fase centrale di campionato vissuta da protagonista assoluto sotto la guida di Fabio Pisacane, il talento turco è letteralmente sparito dai radar. I dati sono impietosi e testimoniano un’involuzione preoccupante: nelle ultime sei partite, Kilicsoy ha collezionato appena sette minuti di gioco, restando stabilmente in panchina per le ultime cinque sfide consecutive. Una gestione che solleva inevitabili interrogativi sulle motivazioni che hanno spinto lo staff tecnico a rinunciare a uno degli investimenti più onerosi dell’ultima sessione estiva.

Le indiscrezioni di mercato: non è solo una questione economica

Il giornalista Orazio Accomando, in un’intervista esclusiva per CagliariNews24 che verrà pubblicata integralmente domani, ha fatto luce sulle possibili cause di questo improvviso accantonamento. Secondo le ultime indiscrezioni, dietro le scelte del club sardo non ci sarebbero strategie per abbassare il prezzo del cartellino, bensì motivazioni di natura extra-calcistica. Le sue parole:

«Secondo me il riscatto è a rischio, ma ripeto: non mi risultano dietrologie del Cagliari nel voler abbassare il prezzo piuttosto che un altro, anche perché vanno bene tutte le strategie, ma non fai giocare cinque minuti in cinque partite un giocatore che comunque vorresti tenere. A me arrivano voci — non ho avuto conferme ufficiali — di atteggiamenti non sempre esemplari sotto l’aspetto professionale da parte di Kilicsoy e mi riferisco a una condizione atletica non ottimale, nonostante qualche avvisaglia c’era stata. Quindi secondo me i dubbi sono legati più, diciamo, alla parte comportamentale/atletica piuttosto che economico-tecnica, perché comunque farebbe bene a confermarlo, farebbe bene al Cagliari. Ma se nell’ultimo periodo non l’abbiamo visto mai, io credo che sia Pisacane sia il Cagliari abbiano le proprie ragioni»

Il bivio per il Cagliari

Il club rossoblù si trova dunque davanti a un bivio: investire pesantemente su un talento cristallino ma dal rendimento discontinuo o rinunciare al giocatore a causa di problemi comportamentali o atletici. Con la fine della stagione alle porte, la dirigenza dovrà decidere se puntare ancora sul ragazzo o lasciarlo tornare in Turchia, perdendo un patrimonio tecnico che avrebbe potuto rappresentare il futuro dell’attacco isolano.

Real Madrid, Florentino Perez tuona: «Dobbiamo sempre vincere la Champions League? In tal caso, il resto dei club europei dovrebbe semplicemente suicidarsi»

Real Madrid, Florentino Perez si è tolto qualche sassolino per respingere diverse critiche piovute nei confronti delle Merengues

Il presidente del Real Madrid, Florentino Pérez, è tornato a far sentire la sua voce in un’intervista esclusiva rilasciata al celebre programma spagnolo El Chiringuito. In un momento di grande pressione mediatica, il numero uno dei “Blancos” ha difeso con orgoglio i traguardi raggiunti dal club, rilanciando le ambizioni per il futuro e toccando temi caldi come il rapporto con il Barcellona e l’eredità lasciata dai suoi allenatori.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La difesa dei trofei e il dominio europeo

Pérez ha risposto con fermezza alle critiche di chi considera “insufficiente” l’attuale cammino della squadra, ricordando l’incredibile epopea vissuta nell’ultimo decennio. Forse vincere 6 Champions League in 10 anni non è abbastanza per certe persone…”, ha esordito il presidente, sottolineando come anche i titoli considerati “minori” abbiano un valore fondamentale per la bacheca del Real.

“Abbiamo vinto due titoli la scorsa stagione. Perché ora non contano? Abbiamo vinto la Supercoppa e la Coppa Intercontinentale. Per me contano. Dobbiamo sempre vincere la Champions League? In tal caso, il resto dei club europei dovrebbe semplicemente suicidarsi, ha aggiunto con il suo consueto stile diretto e provocatorio.

Il futuro e la sfida al Barcellona

Nonostante le voci di possibili elezioni anticipate, Pérez ha voluto blindare la sua posizione alla guida della “Casa Blanca”, confermando di non avere alcuna intenzione di fare un passo indietro: «Non voglio lasciare il Real Madrid. Voglio vincere altre Champions League, questo è il piano».

Il presidente non si è tirato indietro nemmeno davanti alle tensioni legali con i rivali storici del Barcellona, mostrando estrema sicurezza: «Se il Barcellona vuole farmi causa, avanti pure… facciano pure causa».

L’omaggio a José Mourinho

Infine, Pérez ha dedicato un passaggio importante a José Mourinho, accostato nuovamente alla panchina madrilena. Il presidente ha riconosciuto allo “Special One” il merito di aver cambiato la mentalità del club oltre un decennio fa: «José Mourinho ha alzato la nostra competitività e da quel momento abbiamo vinto 6 Champions in 10 anni». Dichiarazioni che suonano come un riconoscimento storico a colui che ha gettato le basi per il dominio europeo dell’era moderna.

Serie A, continua il braccio di ferro! No alla proposta della Lega di anticipare il derby di Roma a domenica alle 12.00. Ufficiale il ricorso al TAR

Serie A, rifiutata la proposta della Lega di anticipare il derby Roma Lazio a domenica alle 12.00. Cosa sta succedendo

Il braccio di ferro istituzionale sulla programmazione della 37ª giornata di Serie A sembra essere giunto a un punto di rottura definitivo. Nonostante i tentativi di mediazione dell’ultimo minuto e le pressioni esercitate da via Rosellini, la proposta della Lega Calcio di anticipare alle 12:00 di domenica il derby Roma-Lazio “non è percorribile”. La notizia, appresa dall’ANSA da fonti qualificate, mette fine alle speranze dei club di ripristinare il calendario domenicale per la stracittadina capitolina.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

La decisione della Prefettura resta ferma

Alla base del rifiuto ci sono le persistenti criticità legate all’ordine pubblico e alla gestione della mobilità nella Capitale. La concomitanza con la finale degli Internazionali BNL d’Italia al Foro Italico è stata giudicata un ostacolo insormontabile per lo svolgimento della partita la domenica mattina. Pertanto, resta dunque confermata la decisione del prefetto di Roma di far disputare il match nel “prime time” di lunedì 18 maggio alle ore 20:45.

Le autorità competenti hanno ritenuto che lo slot delle 12:00 non garantisse i margini di sicurezza necessari, considerando l’afflusso massiccio di spettatori previsto per entrambi gli eventi di portata mondiale. Il diniego del Ministero dell’Interno e della Prefettura rappresenta un duro colpo per la Lega Serie A, che aveva auspicato una soluzione flessibile per tutelare la contemporaneità delle gare.

L’impatto sul campionato e il ricorso al TAR

Questa conferma innesca ufficialmente l’effetto domino su tutta la programmazione televisiva e sportiva del turno. Oltre al derby, altre quattro partite decisive per la corsa all’Europa — tra cui Juve-Fiorentina e Genoa-Milan — dovranno essere riposizionate per rispettare i criteri di equità sportiva stabiliti dal regolamento.

La tensione resta altissima: la Lega, che vede minacciata la regolarità del torneo e il valore dei diritti televisivi, ha ufficializzato il ricorso d’urgenza al TAR del Lazio. L’obiettivo dei legali di via Rosellini è quello di ottenere una sospensiva del provvedimento prefettizio, sebbene i tempi tecnici siano estremamente stretti. Per ora, i tifosi di Roma e Lazio devono rassegnarsi a un inedito lunedì sera di passione, in attesa che la giustizia amministrativa scriva l’ultima parola di questo “giallo” del calendario.

Inter, Marotta nel pre-finale con la Lazio: «Squadra motivata al punto giusto, possiamo conquistare la decima Coppa Italia che porterebbe metaforicamente un’altra stella»

Inter, il presidente Giuseppe Marotta ha rilasciato queste dichiarazioni prima della finale di Coppa Italia con la Lazio. Le sue parole

Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, ha rilasciato queste dichiarazioni a Mediaset prima della finale di Coppa Italia contro la Lazio.

PAROLE – «Quando si disputa una finale, è sempre una serata splendida, che ripaga i sacrifici che tutti hanno sostenuto. Ci crediamo e abbiamo la speranza di poter conquistare la decima Coppa Italia, che porterebbe metaforicamente un’altra stella. Credo che la squadra sia motivata al punto giusto. Stella d’argento sulla maglia? Non ci stiamo pensando, il regolamento non lo prevede nemmeno. Vincere, comunque, è sempre luccicante».

«E’ qualche anno che questo gruppo è insieme ed è passato attraverso vittorie e sconfitte, ma è cresciuto in mentalità. La motivazione ha uno spazio importante e da questo punto di vista quelli che erano ragazzi sono diventati uomini, capaci di valutare i momenti importanti. Lo scudetto che abbiamo vinto è quello di Chivu, era praticamente alla sua prima esperienza in una grande squadra, ha dimostrato grandi qualità che fanno ben sperare per lui e per noi».

Mihajlovic per sempre: il commovente ricordo di Lazio e Inter prima della finale di Coppa Italia all’indimenticato doppio ex – FOTO

Mihajlovic è stato ricordato così prima della finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter da indimenticato doppio ex – FOTO

Il calcio italiano non dimentica i suoi campioni, specialmente quelli che hanno saputo lasciare un segno indelebile in termini di carisma, tecnica e umanità. Prima del fischio d’inizio della finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter, la cornice dello Stadio Olimpico di Roma si è fermata per rendere un commovente omaggio a Sinisa Mihajlovic.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Un tributo tra i due colori del cuore

Il ricordo del serbo è stato celebrato nel momento più solenne del pre-partita. Mentre le squadre ultimavano la preparazione e l’atmosfera si faceva incandescente, sui maxi schermi dell’impianto capitolino sono apparse due foto iconiche del campione scomparso nel dicembre 2022. Le immagini ritraevano Sinisa rispettivamente con la maglia della Lazio e con la maglia dell’Inter, le due società italiane con cui ha scritto le pagine più gloriose della sua straordinaria carriera in Serie A.

Mihajlovic ha rappresentato il punto di contatto perfetto tra le due finaliste: a Roma, con la maglia biancoceleste, è stato tra i protagonisti dello Scudetto del 2000 e di successi europei indimenticabili; a Milano, con i colori nerazzurri, ha concluso la carriera da calciatore sollevando trofei nazionali prima di iniziare il suo percorso da allenatore.

L’abbraccio dell’Olimpico e l’eredità di Sinisa

Il tributo ha generato una reazione immediata e spontanea da parte di entrambe le tifoserie. Un applauso scrosciante ha unito i sostenitori laziali e interisti, trasformando per un istante la rivalità agonistica in un momento di pura condivisione. Il ricordo di Mihajlovic, maestro delle punizioni e uomo di sport dai valori granitici, ha agito da collante emotivo, ricordando a tutti il valore educativo e storico di questa competizione.

L’omaggio a Sinisa Mihajlovic non è stato solo un atto dovuto, ma la testimonianza di quanto il suo spirito combattivo continui a vivere nel DNA di queste due società. La finale di Coppa Italia, appuntamento di spicco del calendario sportivo, ha così ritrovato il suo volto più umano, onorando un uomo che ha dato tutto per il calcio italiano, lasciando un’eredità che va ben oltre il risultato del campo.

Lazio, Fabiani prima della finale con l’Inter: «Esserci è qualcosa di importante, il percorso è stato strepitoso! Per questo motivo abbiamo puntato su Motta»

Lazio, il ds Angelo Fabiani ha rilasciato queste dichiarazioni prima della finale di Coppa Italia con l’Inter. Le sue parole

Angelo Fabiani, direttore sportivo della Lazio, ha rilasciato queste dichiarazioni a Mediaset prima della finale di Coppa Italia contro l’Inter.

RINNOVAMENTO ROSA E FINALE – «Beh, intanto esserci è qualcosa di importante. Ti dà la possibilità di giocarti comunque la partita, di giocarti comunque un trofeo. Fermo restando il percorso per arrivare a questa finale, i ragazzi sono stati strepitosi, importanti. Probabilmente non ce l’aspettavamo neanche noi, per dire la verità. Ce la godiamo fino in fondo. Se la devono godere i nostri tifosi che finalmente sono rientrati allo stadio, possono sognare il colpaccio. Se così non dovesse non sarà avremmo vinto e avranno vinto comunque».

GIOVANI E FUTURO – «Ma guarda nel calcio la differenza non la fanno i soldi. Non è detto che tu investi tanto e raccogli il massimo. Non è proprio così. Nel calcio ci vuole programmazione, lungimiranza e coraggio. E da questo punto di vista noi lo stiamo dimostrando. Poi per carità di Dio è tutto opinabile, io sostengo che bisogna scovare i giovani talenti soprattutto in Italia che potrebbe essere anche un serbatoio della Nazionale. Guardate il caso di Motta, l’abbiamo prelevato dalla Reggiana un 2005 salito alla ribalta delle cronache dei massimi livelli per cui ecco io confido molto nella lungimiranza e nel step by step. Credo mi metto nei panni dei tifosi che vogliono tutto e subito ma questo a volte non è possibile».

L’OCCASIONE RICEVUTA DA MOTTA – «Noi conosciamo un po’ Provedel, Tutti gli anni non è che fa 35 36 partite. Avevamo Mandas lo abbiamo mandato a giocare in prestito, abbiamo puntato su un giovane consapevoli che prima o poi questo ragazzo o in coppa o in campionato debba buttare. Diciamo lo abbiamo preparato, anticipato perché quando dico che bisogna avere coraggio dico che ci siamo presi, mi sono preso delle responsabilità che un dirigente si deve prendere secondo me che tu ne sai qualcosa perché hai fatto il calciatore ai massimi livelli».

Kathleen Kruger è la nuova direttrice sportiva dell’Amburgo! È storia, è la prima ds donna in Bundesliga

Kathleen Kruger è la nuova direttrice sportiva dell’Amburgo! È la prima ds donna nella storia della Bundesliga

Il calcio tedesco abbatte un altro storico muro di genere, segnando un nuovo capitolo nel percorso di rinnovamento dei propri quadri dirigenziali. Kathleen Krüger diventerà ufficialmente la prima direttrice sportiva nella storia della Bundesliga. La notizia arriva in un momento di grande fermento per il movimento teutonico: solo poche settimane fa, l’Union Berlino aveva sorpreso l’Europa affidando la panchina a Marie-Louise Eta, prima allenatrice donna nel massimo campionato. Ora, l’Amburgo risponde ufficializzando l’ingaggio di Krüger per guidare l’area tecnica.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Dalla carriera in campo al successo dietro la scrivania

Il percorso di Kathleen Krüger è indissolubilmente legato al Bayern Monaco, club dove ha militato prima come calciatrice, fino al ritiro avvenuto nel 2009, e poi come colonna portante dell’organizzazione societaria. Krüger lascia i bavaresi dopo ben 17 anni di esperienza, durante i quali ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali di alto profilo, diventando una figura di riferimento per allenatori e giocatori.

La sua nuova avventura con l’Hamburger SV inizierà formalmente il 1° luglio, data in cui assumerà ufficialmente l’incarico, segnando un precedente assoluto per il calcio maschile d’élite in Germania.

Le prime dichiarazioni: “Un privilegio per il futuro dell’HSV”

L’entusiasmo della nuova ds è emerso chiaramente nelle sue prime parole ufficiali rilasciate attraverso i canali del club. Krüger ha sottolineato l’importanza storica della società e la sfida professionale che la attende:

“Sono davvero lieta della fiducia che mi è stata accordata. È un vero privilegio poter contribuire in modo determinante al futuro sportivo dell’Hamburger SV, uno dei grandi nomi del calcio tedesco. Ho seguito con grande attenzione e grande apprezzamento per i risultati raggiunti negli ultimi anni lo sviluppo positivo del club”.

L’arrivo di Krüger all’Amburgo non è solo una notizia di cronaca, ma un segnale forte verso l’ottimizzazione dei ruoli dirigenziali basata sulla competenza. La scelta dell’Hamburger SV conferma la volontà di puntare su profili esperti e vincenti per riportare il club ai vertici del calcio nazionale, affidandosi a una donna che ha vissuto da protagonista la scalata ai successi internazionali del Bayern Monaco.

Formazioni ufficiali Lazio Inter: le scelte di Sarri e Chivu per la finale di Coppa Italia

Formazioni ufficiali Lazio Inter: le scelte di Sarri e Chivu per il match, valido per la finale di Coppa Italia 2025/26

Le formazioni ufficiali di Lazio Inter, sfida valida per la finale di Coppa Italia 2025/26

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

LAZIO (4-3-3): 40 Motta; 77 Marusic, 34 Gila, 13 Romagnoli, 17 Tavares; 26 Basic, 4 Patric, 24 Taylor; 18 Isaksen, 14 Noslin, 10 Zaccagni.
A disposizione: 55 Furlanetto, 99 Giacomone, 3 Pellegrini, 6 Rovella, 7 Dele-Bashiru, 9 Pedro, 19 Dia, 20 Ratkov, 21 Belahyane, 22 Cancellieri, 23 Hysaj, 25 Provstgaard, 27 Maldini, 29 Lazzari, 32 Cataldi.
Allenatore: Marco Ianni.

INTER (3-5-2): 13 J. Martinez; 31 Bisseck, 25 Akanji, 95 Bastoni; 2 Dumfries, 23 Barella, 7 Zielinski, 8 Sucic, 32 Dimarco; 9 Thuram, 10 Lautaro.
A disposizione: 1 Sommer, 12 Di Gennaro, 6 De Vrij, 11 Luis Henrique, 14 Bonny, 15 Acerbi, 16 Frattesi, 17 Diouf, 20 Calhanoglu, 22 Mkhitaryan, 30 Carlos Augusto, 36 Darmian, 43 Cocchi, 48 Mosconi, 94 Esposito.
Allenatore: Cristian Chivu.

Tevez e il Talleres si separano: ufficiale l’addio dell’argentino. Come è andata la sua esperienza e quale sarà il suo futuro

Tevez lascia il Talleres: ufficiale la separazione dell’argentino. Come è andata la sua parentesi e quale sarà il suo futuro

Si chiude dopo esattamente dodici mesi l’avventura di Carlos Tevez sulla panchina del Talleres. Il club argentino ha ufficializzato che il contratto dell’ex fuoriclasse di Juventus e Manchester City non verrà rinnovato, segnando la fine di un rapporto iniziato nel luglio dello scorso anno. Attraverso una nota ufficiale, la società ha voluto rendere omaggio al lavoro svolto dall’”Apache”, sottolineando il raggiungimento degli obiettivi minimi in un periodo di forte transizione.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Il bilancio dell’esperienza di Tevez al Talleres

L’arrivo di Tevez era avvenuto in un momento critico, poco prima del fischio d’inizio del Torneo di chiusura 2025. La Commissione Direttiva ha ricordato le difficoltà iniziali nel comunicato di commiato: Grazie mille Carlitos! Dopo la fine del contratto in vigore, la Commissione Direttiva del Club Atlético Officine ringrazia Carlos Tévez e tutto il suo Corpo Tecnico per la loro tappa a carico della Prima Squadra dell’Istituzione”.

Nonostante un contesto sportivo inizialmente avverso, Tevez è riuscito a raddrizzare la rotta. Il club ha evidenziato come, dopo un semestre complesso, sia stato centrato l’obiettivo prefissato, lavorando poi intensamente durante la pausa invernale sulla promozione dei giovani e sul mercato dei rinforzi. I risultati si sono visti nel recente Torneo di apertura, dove la squadra ha raccolto 26 punti, creando una base solida per il ritorno nelle competizioni internazionali nel 2026.

Il futuro del club e il ringraziamento a “Carlitos”

Con la partenza di Tevez, il Talleres apre ora una fase di transizione tecnica. In attesa di conoscere la data dei sedicesimi di finale della Copa Argentina, la direzione degli allenamenti è stata affidata al Corpo Tecnico Istituzionale. La dirigenza ha già avviato la ricerca per un nuovo profilo che possa dare continuità al fixture stagionale.

Il messaggio finale della società è un attestato di stima verso l’uomo, prima ancora che verso l’allenatore: Ringraziamo tutto il corpo tecnico per il lavoro svolto in questi dodici mesi, evidenziando in Carlos Tévez la qualità umana, l’impegno istituzionale, la gerarchia, la personalità e la capacità di lavoro. Per Carlos Tevez si aprono ora nuove prospettive di carriera, dopo aver dimostrato di saper gestire situazioni di emergenza con carisma e competenza tattica.

Il ritorno di Mourinho al Real Madrid diventa realtà? Siamo alle fasi finali, c’è già il suo ok! Cosa manca prima dell’annuncio definitivo

Mourinho torna al Real Madrid? Siamo alle battute finali, c’è già il suo gradimento! Cosa manca prima della fumata bianca

Il calciomercato internazionale si prepara a vivere uno dei capitoli più suggestivi e clamorosi degli ultimi anni. Il ritorno di José Mourinho al Real Madrid non è più solo una suggestione per i nostalgici, ma una trattativa concreta che sta ora avanzando verso le fasi finali. Dopo settimane di indiscrezioni, i contatti tra l’entourage del tecnico portoghese e i vertici dei “Blancos” hanno subito un’accelerazione decisiva, portando l’operazione a un punto di svolta. Lo riporta Fabrizio Romano.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Colloqui produttivi e intesa di massima

I colloqui stanno procedendo bene e l’atmosfera tra le parti viene descritta come estremamente positiva. Mourinho, che ha già guidato il club dal 2010 al 2013 lasciando un segno indelebile con la conquista di una storica Liga dei record, sembra aver convinto la dirigenza con un progetto tecnico volto a riportare immediata solidità e carisma nello spogliatoio.

Le basi dell’accordo sarebbero già state gettate e Mourinho è pronto visto che i colloqui sono stati produttivi. Lo “Special One” avrebbe già dato la sua disponibilità totale per iniziare una seconda avventura a Madrid, convinto di poter ancora recitare un ruolo da protagonista nella gestione dei giovani talenti e dei veterani del club.

Il nodo Florentino Pérez e l’attesa per le elezioni

Nonostante l’ottimismo che filtra dalle parti coinvolte, l’ufficialità non arriverà nelle prossime ore. Per la fumata bianca definitiva serve ancora l’approvazione finale di Florentino Pérez, il quale, pur essendo il principale estimatore dello stratega di Setúbal, intende gestire i tempi con estrema prudenza istituzionale.

Il tempismo dell’annuncio è strettamente legato alle dinamiche politiche interne del club. È infatti prevista una probabile attesa fino alle elezioni del consiglio direttivo, convocate recentemente dallo stesso Pérez. Il Presidente vuole che la nomina del nuovo allenatore sia il primo grande atto del suo nuovo mandato, garantendo così a Mourinho la massima legittimazione possibile davanti ai soci e alla tifoseria.

Il popolo madridista, nel frattempo, resta con il fiato sospeso: il ritorno dello “Special One” rappresenterebbe una scarica di adrenalina pura per una squadra che cerca di aprire un nuovo ciclo vincente in Spagna e in Europa.

Simonelli sullo slittamento del derby di Roma: «Prendiamo atto della decisione del Prefetto ma non la condividiamo. Dovremmo presentare ricorso al TAR se…»

Simonelli, presidente della Lega Serie A, si è espresso così a proposito della decisione della Prefettura di spostare il derby di Roma a lunedì

Lo scontro tra la Lega Serie A e le istituzioni raggiunge il punto di massima tensione proprio alla vigilia della penultima e decisiva giornata di campionato. Al centro della disputa c’è il caos relativo alla programmazione della 37ª giornata, stravolta dalle decisioni sulla sicurezza pubblica che minacciano di alterare il regolare svolgimento dei match. Il presidente della Lega, Ezio Simonelli, si è fatto portavoce del profondo malumore dei club, preannunciando una battaglia legale senza esclusione di colpi.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

La frattura tra via Rosellini e la Prefettura

Il nodo della contesa riguarda lo slittamento forzato di alcuni match chiave, una scelta che la Lega non è disposta ad accettare passivamente. Commentando l’attuale impasse decisionale e il muro contro muro con le autorità, Simonelli è stato categorico: «Prendiamo atto della decisione del Prefetto ma non la condividiamo». Le parole del numero uno di via Rosellini riflettono un clima di sfiducia che rischia di paralizzare l’organizzazione del turno di campionato.

Il piano della Lega: contemporaneità e tutela dei club

La proposta ufficiale dei club è chiara e mira a salvaguardare la regolarità del campionato: anticipare alle ore 12:00 di domenica tutte le gare che coinvolgono le squadre in lotta per un posto nella prossima Champions League. Questa soluzione permetterebbe di garantire la fondamentale contemporaneità delle sfide, evitando lo slittamento al lunedì sera, che danneggerebbe tifosi, sponsor e la gestione logistica delle società.

Tuttavia, il tempo stringe e la diplomazia sembra aver lasciato il posto ai termini perentori. Simonelli ha infatti fissato un ultimatum stretto per ricevere risposte concrete: «Se non dovessimo avere una risposta entro sera dovremmo comunque presentare ricorso al TAR».

Battaglia legale in vista per la regolarità del torneo

La minaccia di adire le vie legali presso il Tribunale Amministrativo Regionale rappresenta l’ultima spiaggia per una Lega che ritiene le proprie esigenze di fair play sportivo calpestate da ragioni extra-calcistiche. La priorità assoluta resta la tutela dei tifosi e dei club impegnati negli obiettivi più pesanti della stagione. Senza un passo indietro da parte delle autorità entro le prossime ore, il destino della 37ª giornata di Serie A verrà deciso nelle aule di tribunale, portando il campionato verso una conclusione senza precedenti.

Moggi svela: «Allegri e Ibrahimovic hanno litigato e non si frequentano più»

Moggi parla del momento in casa Milan: «Allegri e Ibrahimovic hanno litigato e non si frequentano più»

Nel suo editoriale per Libero, Luciano Moggi ha acceso i riflettori sulle tensioni interne al Milan, rivelando un retroscena pesante: il conflitto tra Massimiliano Allegri e Zlatan Ibrahimovic, figura centrale nell’area tecnica rossonera. Un episodio che, secondo l’ex direttore generale della Juventus, ha contribuito a irrigidire ulteriormente un ambiente già provato da risultati deludenti e da un finale di stagione complicato.

Moggi ha descritto un quadro societario instabile, segnato da incertezze dirigenziali e da un clima interno tutt’altro che sereno. In questo contesto, la lite tra Allegri e Ibrahimovic avrebbe inciso in maniera significativa sugli equilibri dello spogliatoio, aggravando una situazione già fragile e alimentando tensioni che si sono riflesse anche sul rendimento della squadra.

Il suo intervento offre così una lettura più profonda del momento rossonero, mettendo in evidenza come il rapporto tra due figure di grande peso — Allegri e Ibrahimovic — possa aver rappresentato uno dei nodi critici di una stagione chiusa tra rimpianti, frizioni interne e risultati al di sotto delle aspettative.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

CLIMA TESO E LITE INTERNA – «Al momento in casa Milan esiste una specie di pace armata dove tutti si parlano dietro senza dirsi in faccia quello che veramente pensano, meno Allegri e Ibrahimovic che hanno litigato e non si frequentano più. Da allora il mister è diventato un bersaglio, anche se dall’inizio ha parlato di qualificazione Champions come obiettivo principale. Dovesse raggiungerlo farebbe quanto richiesto dalla società, non importa se attraverso alti e bassi di rendimento che stanno costringendo la squadra a lottare strenuamente per assicurarsi almeno il quarto posto».

Verona volta pagina: ecco chi firmerà il nuovo stadio “Bentegodi”


Svolta storica per l’Hellas e Verona: affidata la progettazione dell’impianto ai colossi del design mondiale. Obiettivo sostenibilità e innovazione

Il futuro dell’Hellas Verona e dell’intera città scaligera passa per una firma di prestigio mondiale. È ufficiale: il progetto per la costruzione del nuovo stadio di Verona è stato affidato allo studio Gensler, leader globale nel campo dell’architettura e del design. La notizia, riportata da Sky Sport, segna l’inizio di una nuova era per il calcio veronese, che punta a dotarsi di un impianto moderno, capace di rispondere alle esigenze dei top club europei e di trasformarsi in un punto di riferimento architettonico per il territorio.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il restyling del “Bentegodi”: oltre il calcio

La scelta di Gensler non è casuale. Lo studio è celebre per aver realizzato alcune delle arene sportive più innovative e iconiche del pianeta, integrando tecnologie d’avanguardia con un’attenzione maniacale alla sostenibilità ambientale e all’esperienza del tifoso. Il nuovo “Bentegodi” non sarà concepito semplicemente come un campo da gioco, ma come un hub multifunzionale. L’idea alla base della commessa è quella di creare un’infrastruttura capace di generare ricavi e attrarre cittadini ogni giorno della settimana, ospitando eventi, servizi e aree commerciali, superando così il concetto di stadio aperto solo in occasione delle partite domenicali.

Tempistiche e impatto sulla “Casa dello Sport”

L’annuncio arriva in un momento cruciale per il calcio italiano, che si appresta a vivere una “grande estate” di cambiamenti e investimenti infrastrutturali. Per Verona, questo passo rappresenta la risposta concreta alla necessità di ammodernamento degli impianti sportivi nazionali. Sebbene il percorso burocratico sia ancora nelle fasi iniziali, l’affidamento allo studio Gensler garantisce una visione solida e internazionale, fondamentale per attrarre investitori e partner commerciali.

Il club e l’amministrazione comunale sembrano ora viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda, consapevoli che uno stadio di proprietà o profondamente rinnovato sia l’unica via per garantire la competitività economica dell’Hellas e, contemporaneamente, riqualificare il quartiere circostante. Verona è pronta a cambiare pelle, partendo dal cuore pulsante del suo tifo.

Liga caos, la RFEF risponde a Florentino Perez: «Valuteremo vie legali per le accuse di titoli rubati»

Il presidente federale Louzán difende gli arbitri dopo lo sfogo del numero uno del Real Madrid: «Errori sempre involontari, basta polemiche»

Il clima nel calcio spagnolo si fa incandescente. Rafael Louzán, presidente della Real Federación Española de Fútbol (RFEF), è intervenuto duramente mercoledì per commentare le pesanti dichiarazioni rilasciate il giorno precedente da Florentino Pérez. Il patron del Real Madrid, durante una conferenza stampa che ha scosso l’opinione pubblica, aveva testualmente affermato che al club merengue sono state “rubate” ben sette edizioni della Liga.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Louzán, a margine di un evento promozionale per i Mondiali 2026, ha chiarito che l’ente federale non intende far passare sotto silenzio tali insinuazioni: «È una situazione che valuteremo congiuntamente con l’ufficio legale», ha dichiarato il dirigente galiziano, pur ribadendo la volontà di non alimentare ulteriormente il fuoco delle polemiche mediatiche.

La difesa della classe arbitrale

Il cuore dell’intervento di Louzán è stata la difesa della onorabilità dei fischietti iberici. In un momento in cui la credibilità del sistema è sotto la lente d’ingrandimento, il presidente della RFEF ha sottolineato come i direttori di gara spagnoli siano «probabilmente i più considerati a livello europeo». Pur ammettendo la possibilità di sviste tecniche, ha tenuto a precisare che «non siamo mai esenti da errori, ma si tratta sempre di errori involontari». Louzán ha poi aggiunto che l’obiettivo dell’organismo è il bene del Real Madrid così come quello di tutto il movimento calcistico nazionale, allontanando l’idea di un sistema parziale o ostile ai Blancos.

Il Caso Negreira e il futuro

Non poteva mancare un riferimento al “Caso Negreira”, l’inchiesta giudiziaria che continua a gettare ombre sul passato recente del calcio spagnolo. Louzán ha espresso l’auspicio che la magistratura arrivi a una risoluzione definitiva il prima possibile: «Spero che accada quanto prima, perché questo aiuterà a eliminare ogni tipo di sospetto. Alla fine, la giustizia mette ognuno al proprio posto».

Mentre la Spagna si prepara al Mondiale 2026, presentando iniziative come il treno della metropolitana di Madrid decorato con le immagini delle stelle della Roja (tra cui Pedri e Nico Williams), la frattura tra il club più titolato al mondo e le istituzioni calcistiche appare però sempre più profonda e difficile da sanare.

Roma, blitz di Ryan Friedkin a Trigoria: vertice con Gasperini tra ds, mercato e il nodo Dybala

Il vicepresidente giallorosso è sbarcato nella Capitale in segreto. Sul tavolo la scelta del ds post-Massara, i rinnovi contrattuali e la programmazione estiva

Nel più totale e rigoroso silenzio, seguendo il modus operandi che ha sempre contraddistinto la proprietà americana, Ryan Friedkin è sbarcato a Trigoria. Una missione romana tenuta sotto traccia, con un duplice obiettivo: blindare il presente e, soprattutto, gettare le basi operative per la Roma che verrà. Da ieri, il vicepresidente giallorosso lavora a stretto contatto con Gian Piero Gasperini per gestire le ultime due giornate di campionato e dare ufficialmente il via al nuovo corso tecnico-societario.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Caccia al nuovo Direttore Sportivo

Il primo e più urgente nodo da sciogliere sul tavolo del Fulvio Bernardini riguarda la scelta del nuovo Direttore Sportivo, resa necessaria dall’imminente e ormai scontato addio di Frederic Massara. Le idee dell’allenatore sembrano essere molto chiare: in cima alla lista dei desideri di Gasperini c’è Tony D’Amico, profilo ritenuto ideale per costruire la nuova rosa. Subito dietro resiste la forte candidatura di Giovanni Manna, sebbene la proprietà texana non escluda l’inserimento di nomi a sorpresa nelle ultime ore.

Fronti aperti: da Dybala ai tre colpi chiesti dal mister

Una volta definito l’organigramma dirigenziale, si passerà ai temi caldi legati al campo, capitoli rimasti in sospeso dopo la chiusura dell’era Ranieri. Priorità assoluta ai rinnovi contrattuali, con i dossier di Lorenzo Pellegrini e Zeki Celik sul tavolo, ma soprattutto con il nodo legato a Paulo Dybala. L’entourage della Joya argentina spinge forte per il rinnovo ed è in trepidante attesa di conoscere le reali intenzioni della proprietà.

Nei faccia a faccia tra Ryan Friedkin e Gasperini (che finora si erano confrontati esclusivamente al telefono) si sta delineando anche la strategia di mercato. Le richieste del tecnico sono ambiziose: servono almeno tre rinforzi di spessore internazionale, profili incisivi sulla falsariga di Donyell Malen.

Infine, la logistica estiva: l’allenatore ha ribadito la volontà di svolgere una parte cruciale del ritiro pre-campionato in montagna. I lavori in casa Roma procedono a ritmi serrati e, a stretto giro, per chiudere il cerchio potrebbe sbarcare nella Capitale anche il presidente Dan Friedkin.

Sampdoria, errori che si ripetono: l’incertezza sulla conferma di Lombardo resta inspiegabile – VIDEO

Sampdoria, la conferma di Lombardo non arriva: un altro errore che il club non può permettersi – VIDEO

La salvezza conquistata con enorme fatica nell’ultima stagione non sembra aver lasciato insegnamenti alla Sampdoria. Nonostante l’impresa di restare in Serie B, il club continua a mostrare incertezza decisionale e scarsa capacità di costruire su quanto di positivo è stato fatto. Dopo mesi difficili, la società si ritrova nuovamente immersa in un clima di instabilità che ricorda da vicino le criticità dell’annata precedente.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

In questo scenario, Attilio Lombardo rappresenta una delle poche certezze. Leader riconosciuto dalla piazza, figura carismatica e profondamente legata ai colori blucerchiati, l’allenatore ha saputo ricompattare ambiente e squadra. Accanto a lui, il contributo di Mancini — figura giovane ma già apprezzata anche in ottica di player trading — aggiunge valore tecnico e prospettico. La tifoseria ha riconosciuto il lavoro svolto e si aspetta una conferma chiara, senza tentennamenti.

Ed è proprio qui che nasce il problema: la decisione sulla guida tecnica tarda ad arrivare. La società continua a rimandare, alimentando dubbi sulle reali ambizioni del club. L’obiettivo è davvero la risalita verso la Serie A o la Sampdoria viene gestita come una semplice azienda? Il rischio è quello di ripetere gli errori dello scorso anno, quando la scelta di sostituire Evani e Lombardo con un quasi esordiente come Donati portò a risultati disastrosi. Oggi più che mai servono certezze: confermare Lombardo e Mancini sarebbe un segnale di coerenza, stabilità e volontà di costruire un progetto credibile. Continuare a tergiversare, invece, significherebbe compromettere ancora una volta il futuro blucerchiato.

×