Pagina 89 – Calcio News 24

Pagelle Messico Sudafrica: i TOP e i FLOP della sfida inaugurale del Mondiale

Pagelle Messico Sudafrica: i Top e i Flop protagonisti del match, valido per la prima giornata dei Mondiali 2026

Pagelle Messico Sudafrica: i migliori e i peggiori del match, valido per la prima giornata dei Mondiali 2026.

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Ecco l’analisi dei giocatori Top e Flop della gara inaugurale tra Messico e Sudafrica:

I Top

  • Julián Quiñones (Messico): sblocca la partita al 9′ con il gol del vantaggio sfruttando un assist di Lira. Si dimostra tra i più attivi in campo per tutta la prima frazione di gioco. Al 42′ sfiora la doppietta personale colpendo un palo con un tiro dal limite dell’area a portiere battuto. Ed è talmente in fiducia che a inizio ripresa prova persino un tiro appena dopo la linea di centrocampo.
  • Raúl Jiménez (Messico): cerca ripetutamente la via della rete, trovandola al 67′ con un colpo di testa su assist di Alvarado per il definitivo 2-0. Grazie a questa marcatura diventa il secondo miglior marcatore della storia della nazionale messicana, lasciandosi andare alle lacrime per la commozione. Generoso, non si direbbe che ha 35 anni.
  • Ronwen Williams (Sudafrica): nonostante la sconfitta e le palesi difficoltà della sua squadra, il portiere evita un passivo più pesante. Salva la porta con ottimi interventi, in particolare negando il gol a Jiménez in avvio di gara e sventando diverse incursioni offensive dei padroni di casa. Unica cosa: stia più attento a impostare con i piedi, non ha compagni in grado di stoppare bene i suoi passaggi

I Flop

Yaya Sithole (Sudafrica): lascia la propria squadra in dieci uomini al 49′ per un fallo da ultimo uomo su Gutiérrez lanciato a rete. L’espulsione diretta spegne le già deboli speranze di rimonta della formazione africana. Paradossalmente, però, l’errore più grave è il pallone perso in occasione del vantaggio iniziale del Messico.

César Montes (Messico): macchia l’ottima prestazione della retroguardia messicana facendosi espellere nei minuti di recupero (90+2′) a causa di un intervento scomposto.

Brian Gutiérrez (Messico): spreca diverse opportunità favorevoli a cavallo tra il primo e il secondo tempo. In particolare, al 45′ liscia un pallone da buona posizione e al 46′ manca la rete calciando alto sopra la traversa. Piace però il timing dei suoi inserimenti, Aguirre – ct piuttosto nervoso – potrebbe anche approvare in ultima analisi la sua prestazione.

L’attacco del Sudafrica: la squadra sudafricana appare molto indietro dal punto di vista tecnico e tattico per tutta la durata del match. Il reparto offensivo fatica a creare pericoli concreti, con giocatori come Foster che sprecano le rare occasioni create a causa di appoggi sbagliati e palloni persi banalmente. Non si conta una benché minima occasione, come certifica l’umiliante Xg di 0.08!

Messico Sudafrica, la partita di Raul Jimenez: il focus sulla prestazione dell’attaccante

Messico Sudafrica, la partita di Raul Jimenez: ecco l’analisi completa della prestazione dell’attaccante nella gara d’esordio al Mondiale 2026

Uno dei protagonisti annunciati di Messico Sudafrica, la gara inaugurale del Mondiale 2026, è senza dubbio il centravanti della squadra padrone di casa, nonché nazione ospitante della competizione: parliamo di Raul Jimenez, attaccante del Fulham che è appena passato ai Wolves. Ecco la nostra analisi sulla sua partita.

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PRIMO TEMPO

La prima occasione del Mondiale è proprio sul sinistro di Jimenez dopo appena 4 minuti: cross dalla fascia, impatto pieno col mancino del numero 9 e grande risposta di Williams, conclusione forte e non troppo angolata. Caricato come una molla, poco dopo va a disturbare una costruzione da dietro impedendo il lancio lungo. Al 10′ si fa trovare in fuorigioco, appena dopo la rete del compagno Quinones che ha sbloccato la partita.

Al 12′ salva un pallone che sta andando fuori e si guadagna un angolo, sull’esecuzione del quale colpisce di testa senza esito favorevole. Jimenez viene cercato dal portiere con lanci lunghi per sfuttare la sue spizzate. Il resto del primo tempo, senza particolari acuti offensivi, lo vede molto meno coinvolto rispetto alla parte iniziale della gara.

Poco prima del riposo sfiora con il piede destro un invito interessante in profondità, altra risposta del portiere molto pronta: sarebbe stata da rivedere la posizione, forse l’attaccante era di poco oltre la linea difensiva.

SECONDO TEMPO

Il primo flash della sua ripresa è un calcio di punizione dal limite battuto male, palla sulla barriera con un destro debole, la posizione prometteva molto di più. Al 57′ lo si vede a lottare con grande generosità sulla fascia, dimostrando che a 35 anni ha gran voglia di offrire il suo contributo.Al 67′ Jimenez firma il 2-0: chiede il pallone e lo riceve con un perfetto cross di Alvarado, deviazione di testa in corsa.

Al suo quarto Mondiale, ma solo alla sua prima gara da titolare, riesce a mettere un sigillo che entusiasma il pubblico dell’Azteca. Al 72′ riceve palla da Quinones, la posizione di fuorigioco ne vanifica lo scatto in avanti. Un minuto dopo Sibisi lo affronta in area con un colpo di spalla, Raul cade ma non c’è nulla. Al 75′ si chiude la sua gara: Aguirre lo sostituisce con Gonzalez, molti gli applausi per una prestazione più che positiva, coronata dalla rete del 2-0.

L’addio di Comolli alla Juve e il conto delle scelte sbagliate – VIDEO di Andrea Bargione

Comolli saluta dopo un solo anno la Juventus: il conto salato degli errori sul mercato e non solo – VIDEO di Andrea Bargione

L’era di Damien Comolli alla Juventus si chiude tra scelte di mercato contestate, decisioni tecniche contraddittorie e una gestione organizzativa che ha limitato la capacità operativa del club nei momenti decisivi della stagione.

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Un mercato guidato dall’algoritmo e dagli errori di valutazione

La gestione di Comolli verrà ricordata soprattutto per l’approccio fortemente centralizzato e per la fiducia eccessiva in modelli e algoritmi che avrebbero dovuto ridurre il margine d’errore.

Il risultato pratico è stato un mercato costoso e poco funzionale: acquisti di profili offensivi come Jonathan David e Loïs Openda sono stati accolti come colpi di prospettiva, ma si sono rivelati investimenti dal rendimento deludente.

I due attaccanti, pagati cifre importanti, non hanno garantito continuità né la capacità di incidere nei momenti chiave, lasciando la squadra senza il riferimento offensivo che serviva. La sensazione diffusa è che le scelte siano state prese più su basi numeriche che su una visione tecnica condivisa con l’allenatore.

La conferma di Tudor e l’esonero che ha scompaginato il progetto

Un altro capitolo controverso è la gestione dell’allenatore: la conferma di Igor Tudor a inizio stagione è apparsa a molti come una scelta incomprensibile, soprattutto alla luce delle esigenze tecniche espresse dalla squadra.

L’esonero arrivato qualche giornata dopo e la successiva nomina di Luciano Spalletti hanno trasformato la stagione in una continua rincorsa a obiettivi tattici e di identità. La decisione di confermare Tudor e poi sostituirlo ha avuto un costo sportivo e psicologico: la squadra ha perso tempo prezioso e la coerenza del progetto è stata compromessa.

Ottolini arrivato tardi e il nodo del mercato di gennaio

La nomina di Marco Ottolini come direttore sportivo, avvenuta solo a gennaio, ha ulteriormente complicato le cose. Entrare a stagione in corso ha limitato la sua capacità di incidere sul mercato estivo e sulla programmazione: operare solo nella finestra invernale significa avere meno margine di manovra e meno tempo per costruire relazioni e trattative.

Di conseguenza, molte esigenze tecniche rimaste aperte — in primis la richiesta di un centravanti — non sono state soddisfatte.

Scontri con Spalletti e la mancata risposta a gennaio

Il rapporto con Spalletti è stato segnato da tensioni pubbliche e private. L’allenatore aveva chiesto rinforzi concreti a gennaio, in particolare un attaccante capace di incidere subito; la società non è riuscita a soddisfare questa richiesta, alimentando frizioni che hanno influito sul rendimento della squadra.

Le discussioni tra dirigenza e tecnico hanno messo in luce una mancanza di allineamento strategico: quando l’allenatore chiede soluzioni immediate e la struttura non le fornisce, il campo paga il conto.

In sintesi, l’addio di Comolli riflette un fallimento di metodo più che di singole scelte: centralizzazione decisionale, fiducia eccessiva negli algoritmi, tempistiche sbagliate per le nomine e scarsa sintonia con l’allenatore hanno prodotto una stagione deludente.

Moviola Messico Sudafrica: tutti gli episodi del match inaugurale del Mondiale 2026

Moviola Messico Sudafrica: alle 21 va in scena al Mexico City Stadium la partita d’esordio del Mondiale 2026. Ecco tutti gli episodi della sfida

La moviola di Messico Sudafrica, la prima sfida del Mondiale 2026 tra uno dei paesi ospitanti della competizione, ovvero il Messico, e il Sudafrica. Le due nazionali fanno parte del gruppo A.Calcionews24 segue la moviola della sfida diretta da Pereira Sampaio.

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PRIMO TEMPO

Il primo fallo lo riceve Alvarado dopo poco meno di 3 minuti, Sampaio fischia prontamente. Il primo giallo della competizione è per Mokoena, che va a impattare violentemente su Fidalgo, bravo a evitarlo con uno stop orientato nella sua metà campo. Prima parte della gara con il Sudafrica che si abbandona a falli a centrocampo quando appare in difficoltà. A metà primo tempo sgambetto di Gutierrez su Mokoena, il contatto non è così evidente, il cartellino ricevuto dal messicano invece sì. Poco dopo si ha il cooling-break che caratterizzerà questa edizione del Mondiale. Si va all’intervallo dopo un extra-time di 4 minuti: gara corretta, 11 i falli decretati dal fischietto brasiliano.

SECONDO TEMPO

Al 49′ Sithole, già colpevole sul primo gol con il pallone perso davanti alla difesa, frana addosso a Gutierrez lanciato a rete: fallo fuori area, rosso però inevitabile. Al 63′ gamba molto alta di Quinones su Mudau, non c’è sanzione con cartellini perché l’attaccante del Messico riesce ad arrestare in tempo la sua corsa. Al 72′ Sibisi affronta in area con un colpo di spalla Jimenez, Sampaio lascia correre, per poi intervenire con un giallo poco dopo su un’entrata dello stesso sudafricano su Quinones, oltre all’impatto con la gamba allarga anche il gomito. Già sul 2-0 Alvarado fa un blocco su Zwone, che reagisce dandogli uno schiaffo sulla nuca: arbitro richiamato dal Var, il brasiliano prende la decisione di decretare il secondo rosso ai danni del Sudafrica. Sono 7 i minuti di recupero, tenendo conto del cooling break, dei cambi e delle due espulsioni è un tempo assolutamente giustificato. Al 91′ bella incursione di Mudau che viene atterrato da Mendes: anche il messicano viene espulso, sebbene non sembrasse il sudafricano andare direttamente verso la porta. La partita si chiude con questo bilancio: 12 falli del Messico, 11 del Sudafrica, ben 3 espulsi diretti (mai verificatesi in una partita d’esordio al Mondiale) e altrettanti cartellini gialli.

Il calciomercato della Lazio si accende! Se Romagnoli saluta, i biancocelesti vanno su Arnau Martinez e Asp

Che movimento nel calciomercato della Lazio! Romagnoli vicinissimo alla cessione, i biancocelesti su Arnau Martinez e Asp

La Lazio accelera sul mercato per consegnare a Gennaro Gattuso una rosa più competitiva in vista della prossima stagione. Il club biancoceleste sta lavorando su più fronti, con priorità in difesa e in attacco.

Oltre alla cessione ormai imminente di Alessio Romagnoli e alla pista che porta ad Arnau Martinez, la società ha messo nel mirino anche Jonathan Asp, attaccante attualmente in prestito al Grasshoppers dal Bayern Monaco. Per il classe 2004 l’operazione può chiudersi intorno ai 4 milioni, lasciando ai bavaresi una percentuale importante sulla futura rivendita.

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Sul fronte difensivo, il primo movimento è in uscita: Romagnoli è a un passo dall’Al‑Saad, con gli ultimi dettagli attesi tra stasera e domani prima della chiusura definitiva. Il centrale, vicino al club qatariota già lo scorso inverno, saluterà la Lazio dopo quattro stagioni. Per sostituirlo, il profilo più caldo resta quello di Arnau Martinez, capitano del Girona retrocesso.

La discesa in Segunda División ha abbassato la clausola rescissoria a 7,5 milioni, rendendo l’operazione più accessibile. Lo spagnolo, classe 2003, può giocare sia da centrale sia da terzino destro, ruolo che dopo l’addio di Lazzari sarà coperto da Marusic e Floriani Mussolini.

I numeri dell’ultima stagione confermano la solidità del giovane difensore: 35 presenze in Liga, 2 gol e 2 assist, con rendimento costante soprattutto sulla fascia destra. Un profilo duttile e moderno, ideale per il calcio di Gattuso e per una Lazio che vuole ringiovanire e rendere più dinamico il proprio reparto arretrato. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se il club biancoceleste affonderà il colpo. Lo riferisce Di Marzio.

Real Madrid, è fatta per Mourinho: il club annuncia il nuovo allenatore

Adesso è ufficiale: José Mourinho torna dopo tanti anni al Real Madrid, pubblicato il comunicato del club blancos

È arrivata anche l’ufficialità: José Mourinho è il nuovo allenatore del Real Madrid. Il tecnico portoghese torna sulla panchina dei Blancos a 13 anni dalla sua ultima esperienza, un triennio in cui aveva conquistato una Liga, una Copa del Rey e una Supercoppa di Spagna, lasciando un’impronta indelebile nella storia recente del club.

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Il bilancio della sua prima avventura madrilena parla da solo: 178 panchine, 127 vittorie, 28 pareggi e appena 23 sconfitte, per una media di circa 2,30 punti a partita. Numeri che testimoniano l’impatto di Mourinho in una delle fasi più competitive della Liga e che spiegano la scelta del Real di puntare nuovamente su di lui per aprire un nuovo ciclo.

Ora tutto è pronto per il secondo capitolo di questa storia. Mourinho ritrova un club ambizioso, una rosa di altissimo livello e una dirigenza che ha deciso di affidargli le chiavi del progetto tecnico. L’obiettivo è chiaro: riportare il Real Madrid al vertice in Spagna e in Europa, con lo Special One pronto a riaccendere la sua sfida con il mondo del calcio.

COMUNICATO «Il Consiglio Direttivo del Real Madrid, riunitosi oggi giovedì 11 giugno e presieduto da Florentino Perez, ha deciso di nominare José Mourinho come nuovo allenatore della prima squadra per le prossime tre stagioni, fino al 30 giugno 2029. osé Mourinho si unirà al club il prossimo 13 luglio 2026, giorno in cui inizierà la preparazione precampionato».

Milan, confronto interno sul vivaio: Ibrahimovic frena sull’ipotesi Rangnick

Le strategie per il settore giovanile al centro del dibattito rossonero: Ibrahimovic frena sul possibile arrivo di Rangnick

In casa Milan continua il confronto sulle linee guida da adottare per il futuro del settore giovanile. Al centro della discussione ci sarebbe il ruolo che potrebbero avere le idee e la metodologia di Ralf Rangnick nello sviluppo dei giovani talenti rossoneri.

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Secondo quanto riferito da Daniele Longo, Zlatan Ibrahimovic non sarebbe favorevole a concedere piena autonomia al modello ispirato all’ex dirigente e tecnico tedesco. L’attuale senior advisor del club preferirebbe infatti mantenere una visione più equilibrata, evitando che l’intero progetto del vivaio venga costruito esclusivamente attorno a una singola filosofia calcistica e gestionale.

La questione rappresenta uno dei temi più delicati all’interno della programmazione futura del club. Da una parte c’è la volontà di modernizzare ulteriormente i processi di crescita dei giovani, dall’altra la necessità di preservare un’identità tecnica che tenga conto delle esigenze specifiche del Milan.

Per il momento non sarebbe stata presa una decisione definitiva. Le prossime settimane potrebbero essere decisive per capire se le diverse posizioni riusciranno a convergere verso una soluzione condivisa.

Il nodo resta aperto e sarà uno degli aspetti da monitorare con maggiore attenzione, perché dalle scelte sul vivaio passerà una parte importante della strategia rossonera per gli anni a venire.

Bernardo Silva, il Real Madrid accelera: può essere il colpo a sorpresa sponsorizzato da Mourinho

I Blancos in vantaggio per il fantasista portoghese Bernardo Silva, attualmente svincolato: sfuma l’ipotesi Juventus

Il futuro di Bernardo Silva potrebbe essere lontano dal Manchester City. Il trequartista portoghese, da anni tra i punti di riferimento della squadra inglese, sarebbe finito nel mirino del Real Madrid, che starebbe valutando concretamente la possibilità di affondare il colpo nelle prossime settimane.

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Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, il club spagnolo avrebbe avviato i primi contatti esplorativi per capire la fattibilità dell’operazione. Un interesse che potrebbe trasformarsi presto in una vera trattativa, con i madrileni attualmente considerati in posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza.

Bernardo Silva era stato seguito con attenzione anche dalla Juventus negli ultimi mesi. Tuttavia, la mancata partecipazione alla Champions League ha ridotto drasticamente le possibilità dei bianconeri di competere per un profilo di questo livello, sia dal punto di vista economico sia sul piano dell’attrattiva sportiva.

In questo scenario, il Real Madrid appare oggi la destinazione più credibile. L’esperienza internazionale, la qualità tecnica e la versatilità del portoghese rappresentano caratteristiche particolarmente apprezzate ai vertici del calcio europeo.

Sul giocatore ci sarebbe inoltre il gradimento di José Mourinho, da sempre estimatore del connazionale. Per questo motivo, l’eventuale trasferimento potrebbe trasformarsi in uno dei colpi più sorprendenti e discussi della sessione estiva di mercato.

Leao Milan, l’addio si avvicina: tra ambizione personale e mancanza di riconoscenza verso il club – VIDEO di Alberto Petrosilli

Leao Milan, l’addio si avvicina: tra ambizione personale e mancanza di riconoscenza verso il club. Le parole del portoghese fanno discutere

Le ultime dichiarazioni di Rafael Leao hanno inevitabilmente riacceso il dibattito attorno al suo futuro e al rapporto con il Milan. L’attaccante portoghese ha ribadito la volontà di provare una nuova esperienza, lasciando intendere di voler compiere un ulteriore salto nella propria carriera. Un desiderio legittimo, perché nel calcio moderno ogni giocatore può ambire a misurarsi con nuovi campionati, nuovi contesti e obiettivi sempre più alti.

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Il punto, però, riguarda soprattutto il modo in cui certi concetti vengono comunicati. Parlare più volte di «step in più» rischia infatti di ridimensionare il percorso costruito insieme a un club che, negli anni, ha investito moltissimo su Leao, dentro e fuori dal campo.

Leao Milan, il percorso iniziato nel 2019

Quando arrivò a Milano nell’estate del 2019, Leao era considerato un talento di grande prospettiva, ma non ancora una stella affermata del calcio europeo. Il Milan gli ha dato spazio, fiducia e continuità anche nei momenti più complicati, quando il suo rendimento era discontinuo e le critiche erano frequenti.

Il club rossonero lo ha aspettato, protetto e valorizzato, accompagnandolo nella crescita fino a trasformarlo in uno dei calciatori più riconoscibili del panorama internazionale. Lo Scudetto del 2022, vinto da protagonista, resta il punto più alto del suo percorso milanista: una stagione in cui Leao è diventato simbolo tecnico della squadra e riferimento per i tifosi.

Leao Milan, il peso del rinnovo e della vicenda Sporting

C’è poi un passaggio che rende questa storia ancora più significativa. Nel 2023, prima del rinnovo fino al 2028, il Milan ebbe un ruolo decisivo nella soluzione della complessa vicenda legata alla multa da circa 20 milioni di euro dovuta allo Sporting CP. Una situazione pesante per il giocatore, che rischiava di condizionarne serenità e futuro.

Quel rinnovo non fu soltanto una scelta tecnica o economica, ma anche una presa di posizione forte da parte del club. Il Milan dimostrò concretamente di credere in Leao, aiutandolo a chiudere una questione delicata e dandogli le condizioni per continuare a crescere.

Leao Milan, talento e memoria nel momento dell’addio

Leao scudetto Milan
Leao Milan, talento e memoria nel momento dell’addio – CalcioNews24.com

Nessuno può pretendere che un calciatore resti per sempre nello stesso club. Le strade possono separarsi e i cicli possono concludersi. Ma esiste una differenza tra la legittima voglia di cambiare e la narrazione di un club vissuto soltanto come tappa intermedia verso qualcosa di superiore.

Se oggi Leao è uno dei nomi più richiesti d’Europa, molto del merito appartiene anche al Milan. Il portoghese resterà uno dei protagonisti dello scudetto e nessuno potrà cancellare quanto fatto sul campo. Ma nel momento in cui si parla di nuove ambizioni, sarebbe giusto riconoscere anche ciò che si è ricevuto. Perché nel calcio si parla spesso di progetti, stipendi e opportunità. Molto meno di riconoscenza.

Messico Sudafrica: il cerchio si chiude sedici anni dopo la magia del 2010

Da Johannesburg a Città del Messico. Messico e Sudafrica inaugurano il Mondiale 2026, scambiandosi i ruoli in un déjà-vu ricco di fascino

Sedici anni fa, il mondo intero aveva gli occhi puntati sul continente africano. Oggi, in un affascinante scherzo del destino, il Mondiale 2026 si apre con la stessa, identica sfida: Messico contro Sudafrica. Questa volta, però, a parti invertite. Sarà la bolgia di Città del Messico a fare gli onori di casa, raccogliendo il testimone da quel memorabile pomeriggio dell’11 giugno 2010 al Soccer City di Johannesburg.

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Il fragore delle vuvuzela e un gol nella storia

Il Mondiale sudafricano, il primo disputato nel continente africano, si aprì in un clima surreale e festante, dominato dal ronzio incessante e assordante delle vuvuzela. Il Sudafrica dei Bafana Bafana, spinto da un’intera nazione, affrontava il Messico, una squadra solida e ricca di talento.

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Il primo tempo scivolò via tra la tensione fisiologica dell’esordio e il predominio territoriale messicano, ma la vera magia del calcio si compì al 55′ minuto:

  • Un contropiede fulmineo orchestrato magistralmente dai padroni di casa.
  • Il sinistro potentissimo e incrociato di Siphiwe Tshabalala, che si insacca chirurgicamente sotto l’incrocio dei pali.
  • L’iconica esultanza a bordo campo: un balletto coordinato di squadra che è rimasto immediatamente scolpito nella memoria collettiva degli appassionati.

Il pareggio di Márquez e l’eredità di quella sfida

Il sogno sudafricano di vincere la gara inaugurale fu però spento a dieci minuti dalla fine. L’esperienza de El Tri venne fuori nel momento del bisogno grazie al carisma di Rafael Márquez, che sfruttò un’amnesia difensiva per agganciare il pallone in area e firmare l’1-1 definitivo da distanza ravvicinata. Un pareggio che, col senno di poi, non aiutò i padroni di casa – prima nazione ospitante a essere eliminata alla fase a gironi – ma che regalò alla storia una delle partite inaugurali più iconiche del nuovo millennio, tenendo conto del palo colpito a un minuto dal novantesimo che avrebbe potuto regalare 3 punti fondamentali.

Oggi, nel 2026, la storia si ripete. Il Messico, padrone di casa per la terza volta (un record assoluto, dopo le edizioni del 1970 e del 1986), accoglie i sudafricani per dare il via a una Coppa del Mondo allargata e senza precedenti. Non ci saranno le chiassose trombette africane a fare da colonna sonora, sostituite dal calore incontenibile e dai colori del tifo latino. Ma l’eco di quel sinistro di Tshabalala e della festa di Johannesburg risuonerà inevitabilmente al fischio d’inizio, ricordandoci quanto questo sport sappia creare intrecci indimenticabili che sfidano il tempo.

Juventus, Comolli out e Carnevali in? Occhio ai possibili incroci di mercato con l’Inter!

Juventus, Comolli out e Carnevali in? Occhio ai possibili incroci di mercato con l’Inter! Gli scenari futuri e i nomi sul tavolo con Marotta

L’avventura di Damien Comolli come amministratore delegato della Juventus sarebbe ormai arrivata ai titoli di coda. Il dirigente francese con cittadinanza italiana, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe ai ferri corti con il club bianconero e la separazione tra le parti appare sempre più vicina. Dopo la riunione andata in scena nelle ultime ore sarebbe maturata la decisione definitiva, anche se manca ancora l’ufficialità.

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Per la Juventus si tratterebbe di un nuovo scossone dirigenziale in una fase già delicata, con la necessità di riorganizzare l’assetto societario e, soprattutto, di programmare la prossima stagione mentre il calciomercato è già entrato nel vivo. Il nome più caldo per raccogliere l’eredità di Comolli è quello di Giovanni Carnevali, dirigente del Sassuolo da anni considerato uno dei profili più esperti e influenti del calcio italiano.

Comolli Juventus, l’eventuale arrivo di Carnevali può cambiare gli scenari

L’eventuale ingresso di Carnevali nella struttura bianconera aprirebbe inevitabilmente riflessioni anche sul fronte mercato. Il dirigente neroverde ha costruito negli anni un rapporto solido e duraturo con Beppe Marotta, presidente dell’Inter. Un legame personale e professionale che potrebbe incidere su alcuni dossier caldi, anche considerando che tra Juventus e Inter, storicamente rivali, le operazioni dirette sono sempre state rare e complicate.

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Proprio per questo, l’arrivo di Carnevali potrebbe rappresentare un elemento nuovo. Non significherebbe certo abbattere automaticamente le distanze tra i due club, ma potrebbe favorire un dialogo più fluido su alcune situazioni di mercato già note.

Calciomercato Juventus, Frattesi e Muharemovic tra i nomi da seguire

Frattesi 11 06
Calciomercato Juventus, Frattesi e Muharemovic tra i nomi da seguire – CalcioNews24.com

Il primo nome da monitorare è quello di Davide Frattesi, centrocampista dell’Inter più volte accostato alla Juventus. Il giocatore potrebbe lasciare Milano davanti a un’offerta ritenuta adeguata e l’eventuale presenza di Carnevali nella dirigenza bianconera potrebbe agevolare eventuali contatti, anche per la conoscenza profonda del calciatore maturata ai tempi del Sassuolo.

Attenzione anche al futuro di Tarik Muharemovic, difensore del Sassuolo finito nel mirino sia dell’Inter sia della Juve. I bianconeri, inoltre, possono contare su una clausola sulla futura rivendita che potrebbe diventare un fattore nella trattativa e favorire un possibile ritorno del giocatore a Torino.

La possibile uscita di Comolli, dunque, non avrebbe soltanto un peso societario, ma potrebbe incidere anche sulle prossime strategie di mercato. La Juventus si prepara a una nuova fase, tra necessità di rilancio, scelte dirigenziali decisive e operazioni da costruire con rapidità.

Rodri: «Spagna favorita, giusto così. Io e Yamal stiamo bene…»

Il Pallone d’Oro 2024, Rodri, rientrato a pieno regime dopo il grave infortunio, guida la Roja verso la Coppa del Mondo: le sue parole

Rodri, Pallone d’oro 2024, è uno dei giocatori più attesi del Mondiale. Il centrocampista del Manchester City, causa infortuni, arriva con più energie di altri. Ecco le sue convinzioni, espresse a La Gazzetta dello Sport.

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LA FORMA DI YAMAL «Capisco che possa esserci una preoccupazione al riguardo, ma stiamo facendo una bella preparazione che servirà a tutti a riprendere il ritmo, poi vedremo, la risposta definitiva la darà il campo».

NON CI SONO PIU’ LEADER COME CARVAJAL E MORATA «È vero, ma emergono altre figure. Unai Simon, Oyarzabal, Ferran Torres, il calcio è questo, avanza, si cambia. Io personalmente non vedo grandi differenze per quanto mi riguarda, a parte ovviamente l’aspetto più visibile della cosa ovvero il fatto di indossare la fascia di capitano. Mi piace poter essere il sostegno dei compagni nel momento del bisogno. È bello poter esserci e appoggiare gli altri».

De La Fuente 11 06

DE LA FUENTE «È una persona di grande esperienza che ci ha condotto alla vittoria, cosa che ti porta ad avere grande fiducia, e con la quale tanti di noi hanno condiviso un cammino lunghissimo, tra giovanili e nazionale maggiore. È un aspetto fondamentale, ci conosciamo alla perfezione, io con lui mi capisco con un’occhiata, spesso non abbiamo nemmeno bisogno di parlarci per intendersi. Luis comunica sempre da una base di calma e tranquillità e la cosa entra nella testa del calciatore ed è di grande importanza nei momenti di difficoltà che in un torneo di questo tipo ci sono sempre».

STAVOLTA SIETE FAVORITI, ALL’EUROPEO VINTO NON ERA COSI’ «Non cambia niente. Quando non eravamo stati in grado di vincere dovevamo dimostrare di poterlo fare, ora che l’abbiamo fatto la mentalità è la stessa: vogliamo confermarci e continuare a far vedere che siamo i migliori non in Europa ma nel mondo. Il Mondiale è la massima aspirazione per un calciatore e partiamo per andarlo a prendere».

GUARDERA’ GLI ALTRI «Sì sì, io sono futbolero. Mi piace osservare i rivali, vedere che livello hanno, cosa ci può toccare, gli incroci, che calcio praticano e offrono».

CON 48 SQUADRE NE VEDRA’ TANTE… «Eccome. In generale penso che sarà il Mondiale con maggiore esigenza della storia. Un turno in più, se arrivi in fondo sono 10 giorni in più… Per questo la gestione dei carichi di lavoro sarà chiave: non sprecare troppe energie all’inizio per arrivare bene alle partite importanti. Io quello che dico ai compagni è che questi sono tornei fatti di momenti e non di sensazioni su come sta una squadra. Vanno sfruttate le situazioni puntuali».

LE ALTRE BIG «Le solite, non c’è bisogno di nominarle. Però sì, penso che ci saranno sorprese, il livello si è alzato e c’è grande equilibrio tra un ampio numero di nazionali».

Bologna, Tedesco si presenta: «Il messaggio che voglio mandare è divertiamoci. Voglio un gioco fluido, coraggioso, offensivo e propositivo»

Le prime parole di Domenico Tedesco al Bologna: «Voglio un gioco fluido, coraggioso, offensivo e propositivo». Le dichiarazioni

Dopo l’addio di Vincenzo Italianoinizia ufficialmente l’era Domenico Tedesco a Bologna. Nella mattinata di oggi, si è presentato alla stampa. Le sue parole:

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PAROLE – «Sono orgoglioso e felicissimo di aver avuto questo incarico importante, sento un feeling positivo e sono qui per ripagare la fiducia. Credo che il gruppo sia molto motivato e positivo, abbiamo una buona base e lavoreremo dando il massimo. Giocheremo con una difesa a quattro poi vedremo se 4-3-3 o 4-2-3-1, voglio un gioco fluido, coraggioso, offensivo e propositivo

Il messaggio che voglio mandare è divertiamoci. Vorrei che Orsolini diventasse una bandiera di questo club. L’importante è lavorare giorno per giorno poi penseremo all’Europa. Mi piacerebbe avere un gruppo di 17-18 giocatori perché tutti potrebbero essere titolari»

RAIMONDO – «Vorrei averlo con noi dall’inizio, è molto interessante e vorrei vederlo in sede di preparazione. So che è molto richiesto ma gli 11 gol con il Frosinone sono un bel biglietto da visita. Vorrei giudicarlo sul campo. Mi piace lavorare con i giovani, vedere i progressi e i miglioramenti da soddisfazione. Ad alti livelli non conta l’età, è sbagliato puntare solo sui giovani o solo sull’esperienza. Contano le prestazioni durante gli allenamenti e durante le gare»

IDEE PER IL FUTURO «Mi piace usare la tecnologia in allenamento per analizzare i dati e vedere video. Utilizziamo anche l’AI ma è rischioso affidarsi solo a quella però può essere un buon aiuto. Ormai è difficile evitarla, è dappertutto. Chiederò ai giocatori lo sforzo di imparare l’italiano, con il mio staff sappiamo già come programmare la settimana»

ODGAARD E FERGUSON «Penso siano entrambi due giocatori che possano essere utilizzati in più ruoli ma devo conoscerli e parlarci. Non è la Playstation, sono persone che hanno idee e sentimenti».

Andrea Bocelli: «La crisi della Nazionale diventi uno spunto di riflessione. Inter, che continuità con Chivu!»

Il Maestro canterà oggi allo stadio Azteca prima della partita. «Spero che la gioia di un Mondiale possa restare per un po’ di tempo. L’Italia punti sui giovani»

Andrea Bocelli stasera si esibirà allo stadio Azteca prima del match inaugurale del Mondiale. Grande appassionato di calcio, tifoso interista, il cantante si è raccontato a La Gazzetta dello Sport.

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NELLE TUE MANI «È una pagina che amo, la versione che proposi nel mio album “Cinema” del tema che il grande Hans Zimmer scrisse per il finale de “Il Gladiatore”. L’ho scelta perché in quelle note ho sempre sentito qualcosa che mi commuove anche nello sport, il coraggio di chi non si arrende quando la sorte gli volta le spalle e fa di una caduta il punto da cui ripartire».

LA CRISI DELL’ITALIA «Credo che la ripresa cominci prima nella testa che sul campo. Sarebbe bello se questa sconfitta ci spingesse a sentirci affratellati e orgogliosi del nostro Paese anche quando la Nazionale non brilla. Un sano patriottismo è un investimento a lungo raggio, per costruire in futuro una squadra capace di vincere. Poi vengono le cose concrete, il tempo, la continuità, la fiducia nei giovani e una direzione stabile».

L’INTER «Vincere lo scudetto con tre giornate d’anticipo e poi la Coppa Italia è stato un dono che ho vissuto con grande gioia. Di questa squadra mi ha sorpreso la continuità: ha tenuto lo stesso ritmo per tutta la stagione, senza perdersi quando le cose si sono complicate. Dietro c’è una solidità che viene dal gruppo e dal lavoro di tutti i giorni, e non sono cose che si improvvisano».

CHIVU É STATO IMPORTANTE «Moltissimo. A stagione in corso dicevo che a Chivu si doveva dare tempo e che non gli si potevano chiedere miracoli; lui ha fatto molto di più, vincendo al primo tentativo, da uomo che quella maglia l’ha onorata anche da giocatore, nell’anno del Triplete. Ha unito autorevolezza e misura e si è visto sul campo».

HA INCONTRATO LA SQUADRA «Semplici e seri, più di quanto talvolta si immagini da fuori. Mi sono fermato un poco con tutti e mi ha colpito la serenità con cui vivevano l’attesa di una finale, e la gentilezza con cui mi hanno accolto».

LA SPERANZA «Auguro a chi scenderà in campo, e a chiunque ci ascolterà portando dentro di sé una prova difficile, di trovare la forza di giocare fino in fondo la propria partita, e di vincerla. E mi auguro che un po’ della gioia condivisa di queste settimane resti con noi anche quando il pallone si sarà fermato».

I 10 gol più belli e iconici nella storia dei Mondiali: da Baggio a Maradona

Impossibili, immortali e indimenticabili: La Tìtop 10 dei gol che hanno scritto la storia del calcio ai Mondiali

Dal primo storico sigillo di Lucien Laurent nel luglio del 1930 fino alla tripletta di Mbappé nella folle finale del 2022, la storia dei Mondiali di calcio è stata scritta attraverso oltre 2.700 reti.

Se l’ultimo pallone pesante ad insaccarsi è stato il rigore di Montiel che ha laureato l’Argentina campione del mondo, oggi vogliamo fare un passo indietro. Dimentichiamo i tiri dagli undici metri e concentriamoci sulla pura bellezza cinetica: i gol nati dal vivo del gioco.

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Selezionare solo 10 perle in un oceano di capolavori è un esercizio quasi spietato. Ogni classifica è un invito al dibattito, e questa non farà eccezione. Consideratelo un viaggio romantico lungo quasi un secolo, fatto di estro, tempismo perfetto e un pizzico di inevitabile nostalgia.

Ecco la top 10 dei gol che si sono stampati per sempre nella memoria collettiva del calcio mondiale.

10. Manuel Negrete — Messico vs Bulgaria (Messico 1986)

Ci sono reti che definiscono un’intera carriera. Quella del centrocampista messicano è un trionfo di coordinazione ed estetica calcistica.

  • L’azione: Un lancio dalle retrovie viene arpionato da Negrete, che scambia al volo con un compagno al limite dell’area.
  • La magia: Senza far mai toccare terra al pallone, si coordina in una sforbiciata volante tanto elegante quanto letale, infilando la sfera nell’angolo più lontano.

9. Roberto Baggio — Italia vs Cecoslovacchia (Italia 1990)

Vedere il Divin Codino così “basso” in classifica fa capire quanto sia alta l’asticella. Nel 1990 Roberto Baggio ha solo 23 anni e una maglia numero 15 sulle spalle che sembra quasi un travestimento da comprimario. Prende palla a centrocampo, dialoga nello stretto con Giannini e inizia a dipingere: una progressione leggera, quasi danzando sulle punte, saltando i difensori avversari come birilli. Un difensore cecoslovacco viene letteralmente mandato a vuoto prima del tocco morbido che batte Stejskal. In quel preciso istante, il mondo intero capì che era nata una stella polare del calcio mondiale.

8. Robin Van Persie — Olanda vs Spagna (Brasile 2014)

Ribattezzato all’istante “The Flying Dutchman” (L’Olandese Volante), il gol di Van Persie è un mix di tempismo geometrico e follia atletica. La Spagna campione in carica è alle corde, l’Olanda attacca e Daley Blind pennella un lancio millimetrico dalle retrovie. Van Persie vede Casillas leggermente fuori dai pali. Qualsiasi attaccante avrebbe stoppato il pallone; lui decide di tuffarsi a pesce, impattando la palla di testa in un pallonetto perfetto che scavalca il portiere spagnolo. Un’intuizione geniale rimasta nell’album dei ricordi più splendenti dei Paesi Bassi.

7. Saeed Al-Owairan — Arabia Saudita vs Belgio (USA 1994)

Il classico gol che cambia la storia di una nazione calcistica. Al-Owairan firma una cavalcata monumentale di ben 69 metri, palla al piede, seminando maglie rosse belghe come se stesse giocando al parco. Una progressione devastante conclusa superando il monumentale Michel Preud’homme. Si racconta che il Re Fahd gli avesse profetizzato il gol prima del match, ma difficilmente persino il monarca avrebbe potuto immaginare un’azione così spettacolare, degna del miglior George Weah.

6. Dennis Bergkamp — Olanda vs Argentina (Francia 1998)

Dennis Bergkamp non era un calciatore normale; era un esteta prestato al rettangolo verde. Il suo gol all’ultimo minuto dei quarti di finale contro l’Argentina è un bignami di tecnica applicata.

  1. Il lancio: Frank de Boer scaglia un tracciante di cinquanta metri.
  2. Il controllo: Bergkamp aggancia il pallone in corsa, incollandolo al piede e saltando Ayala in un unico, fluido movimento.
  3. Il trucco: Anziché calciare di potenza, accarezza la palla d’esterno destro mandandola sotto l’incrocio opposto. Geometria pura.

5. Maxi Rodriguez — Argentina vs Messico (Germania 2006)

Ottavi di finale bloccati nei tempi supplementari. In quelle partite serve l’episodio improvviso, la fiammata che squarcia l’equilibrio. Ci pensa Maxi Rodriguez con una prodezza balistica senza senso: riceve un traversone di Sorin sul vertice destro dell’area, controlla di petto orientando il corpo e fa partire un fendente al volo mancino che si insacca nel sette della porta messicana. Un missile terra-aria impresso a fuoco nella storia dell’Albiceleste.

4. Alessandro Del Piero & Fabio Grosso — Germania vs Italia (Germania 2006)

Il gol di Grosso squarcia il muro tedesco, il raddoppio di Del Piero chiude la pratica con la specialità della casa: un destro telecomandato sotto l’incrocio. Se non dovessimo mantenere l’imparzialità calcistica, questo binomio meriterebbe il gradino più alto del podio per l’impatto emotivo sulla nostra cultura popolare.

3. Pelé — Svezia vs Brasile (Svezia 1958)

Provate a tradurre questa azione nel calcio moderno: un diciottenne (all’epoca diciassettenne) gioca la finale del Mondiale in casa degli avversari. Riceve palla in area di rigore, stoppa di petto eludendo la marcatura, esegue un sombrero sontuoso sopra la testa del difensore svedese e scarica al volo in rete. Oggi facciamo paragoni immediati con la precocità di Lamine Yamal, ma quel giorno del 1958 Edson Arantes do Nascimento mostrò al pianeta il primo, abbagliante manifesto del calcio del futuro.

2. Carlos Alberto — Brasile vs Italia (Messico 1970)

Se il gol di Maradona (spoiler!) è l’apoteosi dell’individualismo, questo è il manifesto definitivo del gioco corale. Nella finale del 1970, il Brasile dà spettacolo contro l’Italia. Il gol del 4-1 è una sinfonia perfetta: nove passaggi consecutivi, accortezza tattica, tocchi vellutati a centrocampo e la pazienza di attendere il momento giusto. Pelé appoggia lateralmente con i giri contati, Carlos Alberto arriva dalle retrovie come un treno e scarica un diagonale d’esterno destro terrificante.

1. Diego Armando Maradona — Argentina vs Inghilterra (Messico 1986)

Nessuna sorpresa al vertice. Il Gol del Secolo non è semplicemente un’azione sportiva; è un momento storico, politico e sociale. Pochi minuti dopo aver beffato Shilton con la Mano de Dios, Diego decide di fare tutto da solo partendo dalla propria metà campo.

Sessanta metri di corsa, undici tocchi, cinque difensori inglesi saltati come birilli (più il portiere) e la palla depositata in rete mentre cadeva a terra. Un’opera d’arte che va oltre il calcio e sconfina nel mito. Qualcosa che non smetteremo mai di riguardare. Nei secoli dei secoli.

Akliouche: «Nell’attacco della Francia l’intesa è immediata. Il mio futuro? Dove si gioca la Champions»

Il giocatore del Monaco confessa le sue ambizioni per il Mondiale con la Francia e punta a giocare la Champions League nel futuro

Maghnes Akliouche è la stella del Monaco che nella nazionale francese ha il non facile compito di rappresentare al meglio la Ligue 1 in una rosa nella quale brillano tanti giocatori provenienti da altri tornei. Le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

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FRANCIA FAVORITA «C’è sempre molta aspettativa sulla Francia, perché abbiamo molta qualità, grandi giocatori, un potenziale enorme. Ma penso sia un bene. Questa pressione ci piace e ci motiva perché ci spinge a tenere alto il livello per rispondere in campo con vittorie, bel gioco e andare il più lontano possibile».

DIFFICOLTA CON LA TANTA CONCORRENZA IN ATTACCO «Al contrario, penso sia molto semplice perché con giocatori forti in campo c’è subito intesa e l’alchimia si crea facilmente. Ed è importante avere questa connessione in attacco. Deschamps mi chiede semplicemente di essere me stesso, di far parlare il mio gioco, di dare il mio contributo quando ne ho la possibilità».

IL SUO IDENTIKIT «Come un giocatore abile tecnicamente che crea occasioni con un dribbling, il passaggio, il tiro. Tra i miei gesti tecnici preferiti metto la veronica, il doppio passo, il passaggio no-look. Ma ormai ho aggiunto anche recupero alto e copertura, primordiali in fase di non possesso nel calcio di oggi».

LA LIGUE 1 «Da noi c’è un vivaio importante che permette di sviluppare tecnica e soprattutto forza mentale, per essere determinanti, non mollare mai, cercare sempre il risultato».

IL SUO FUTURO «Sì, penso che mettersi alla prova in Champions League sia fondamentale per un giocatore. Purtroppo con il Monaco siamo arrivati solo in Conference. Ma deciderò il mio futuro dopo la coppa del Mondo».

POGBA «Mi ha consigliato di essere me stesso, di esprimermi senza stress. Era felice che andassi al Mondiale. Spero torni presto ai suoi livelli di sempre».

LA SERIE A «Tutti i campionati sono difficili. E pure in Serie A non è facile vincere. Considero che tutti i campionati siano belli e interessanti, anche da giocare».

L’ITALIA AL MONDIALE «Beh, ricordo la finale del 2006. Non piansi perché ero piccolo, ma poi ho rivisto le immagini. L’Italia è una grande nazione del calcio. Speriamo si qualifichi per il prossimo Mondiale, ma la prossima finale contro di voi la vinciamo noi».

LE ORIGINI ALEGRINE «È una scelta personale e un po’ di cuore. L’importante è non avere rimpianti ed essere liberi di scegliere. Ho fatto le giovanili con la Francia come Bouaddi del Lilla che però ha scelto il Marocco, ed è bello lo stesso. Mi è piaciuto molto pure che Guela Doué, il fratello di Doué, prima dell’amichevole contro di noi abbia cantato anche l’inno della Francia dove è nato e cresciuto e vive, anche se gioca con la Costa d’Avorio. È un bel messaggio per tutti».

Malagò promette: «Se verrò eletto in FIGC andremo ai Mondiali! Mancini, Conte o Guardiola? Non parlo con nessuno»

Il favorito alla presidenza della FIGC, nonché ex presidente del Coni, Giovanni Malagò, torna a parlare della sua candidatura

Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, è uno dei due candidati alla presidenza della Federcalcio insieme a Giancarlo Abete. In vista delle elezioni del 22 giugno, e in attesa degli sviluppi sulle verifiche legate alla sua presunta ineleggibilità, Malagò ha parlato a Il Corriere della Sera delle sfide che lo attenderebbero in caso di elezione alla guida della FIGC.

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Malagò FIGC, il retroscena sulla candidatura

Sul bisogno di una nuova sfida, Malagò ha voluto chiarire subito la propria posizione: «Alt. La parola “bisogno” va corretta. È andata in un altro modo: avevo appena finito Milano-Cortina, ero felice, appagato, ma provato fisicamente. Con la testa ero su altro, su tutto ciò che avevo trascurato nella vita privata. Sono venute a parlarmi 5 società di serie A, avevo detto loro che non ero disponibile».

Il quadro, però, sarebbe cambiato rapidamente con l’aumento dei consensi attorno al suo nome: «Nel giro di poco i club sono diventati 18-19, un record in un ambiente spesso diviso. Allora ho chiesto loro un impegno ufficiale, dopo è arrivato l’endorsement della Lega B, degli allenatori e dei calciatori. A quel punto, io che non sentivo affatto il bisogno, mi sono però detto: se lo sport ti chiama, in modo affettuoso, per spirito di servizio mi metto a disposizione, come ho sempre fatto».

Malagò FIGC, il tema ineleggibilità e il programma

Sul nodo della presunta ineleggibilità, Malagò ha risposto con fermezza: «Una cosa fa riflettere: c’è qualcuno che aveva chiesto il commissariamento della FIGC ed è andato avanti per settimane ma non c’erano i presupposti. Poi ci sono stati tentativi, di pochi, di non sostenere la mia candidatura. Beh, mi sembra che la manovra abbia fatto aumentare i consensi. Improvvisamente è arrivata questa terza mossa per cercare di impedire la candidatura a seguito di un’interpellanza parlamentare, che guarda caso è stata fatta il 19 maggio, 34 giorni prima delle elezioni…E la lettera all’Anac è arrivata venerdì scorso».

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Una vicenda che non lo preoccupa: «Assolutamente tranquillo, ho chiesto un parere in materia, il Collegio di Garanzia si è pronunciato in maniera chiara e non ho altro da aggiungere».

Sul programma federale, l’ex numero uno del Coni ha aggiunto: «Un inguaribile ottimista ma il contesto non è semplice. Le aspettative mi fanno riflettere e non voglio deluderle. Sono un uomo di dialogo, rispetto gli impegni. Porto con me i risultati ottenuti in situazioni molto complesse. C’è un ambiente da ricostruire con energia, idee e nuovi innesti: è evidente che qualcosa si deve cambiare. Ma vorrei dedicare un pensiero a Gravina che in questa fase si è comportato con stile e senso istituzionale».

Malagò FIGC, ct, giovani italiani e Mondiale

Guardiola Palermo Manchester City

Sul futuro della panchina azzurra, Malagò ha assicurato di non aver ancora parlato con Mancini, Conte o Guardiola: «Con nessuno di loro, non sarebbe serio. E magari avrei potuto avere altri nomi in testa, perché non mi avete chiesto di Allegri? Perché ha trovato un accordo con il Napoli? Ecco, gli allenatori da qui al 23 giugno potrebbero prendere altre strade, dunque i giochi si fanno dopo».

Non manca il tema della valorizzazione dei calciatori italiani: «Esistono contraddizioni assolute. Nazionali forti dove quasi nessuno gioca nel campionato del proprio Paese, altre con le nostre stesse regole, fra le favorite di questo Mondiale. Partiamo da due presupposti: bisogna accelerare il sostegno ai vivai, fare un patto fra tutti i soggetti per valorizzare gli italiani, ne beneficerebbero tutti. Nella pallavolo un accordo fra Federazione e Lega ha posto le basi per la generazione d’oro».

Infine, lo sguardo agli obiettivi sportivi e alla qualificazione mondiale: «Bisogna guardare alle possibilità finanziarie, la credibilità si ricostruisce attraverso i risultati sportivi. Bisogna qualificarsi per le Olimpiadi con l’Under 21, bisogna partire bene nella Nations League, così anche con la Nazionale femminile, è tutto combinato. La vittoria dell’Under 17 all’Europeo ha fatto bene, magari non abbiamo più fenomeni ma buoni giocatori sì. E io guardo a un orizzonte di sei anni. La qualificazione al prossimo Mondiale e gli Europei 2032: un mandato di due anni più quattro e poi stop, mi tirerei indietro».

La chiusura è una promessa netta in caso di elezione: «Garantisco: ci saremo». Per Malagò, dunque, la sfida alla guida della FIGC passa da tre priorità: ricostruire credibilità, rilanciare le Nazionali e valorizzare con decisione il talento italiano.

Sampdoria, tempo delle scelte: servono direttore sportivo e allenatore per programmare il futuro – VIDEO di Dario Bartolucci

Sampdoria, è arrivato il tempo delle scelte: servono direttore sportivo e allenatore per programmare il futuro! L’urgenza di una decisione immediata

Il tempo comincia a stringere in casa Sampdoria. Mentre la nuova stagione di Serie B si avvicina e molte concorrenti stanno già definendo organigrammi, strategie tecniche e primi movimenti di mercato, il club blucerchiato resta ancora in una fase di attesa. Uno stallo che rischia di pesare sulla programmazione sportiva, soprattutto in un campionato competitivo in cui partire in ritardo può diventare un problema concreto già nelle prime settimane di lavoro.

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La priorità per la Sampdoria di Joseph Tey e Jesper Fredberg è chiara: completare al più presto la struttura dell’area tecnica. Al momento mancano ancora due figure centrali, il direttore sportivo e il nuovo allenatore. Due tasselli fondamentali per costruire la rosa, impostare il mercato in entrata e in uscita, definire il ritiro estivo e dare una linea tecnica precisa alla squadra.

Sampdoria, lo stallo societario rallenta la programmazione

Il problema principale non è soltanto il ritardo in sé, ma ciò che questo comporta. Senza un Ds operativo e senza una guida tecnica ufficiale, diventa complicato valutare i giocatori attualmente in rosa, stabilire chi rientra nel progetto e individuare i profili più adatti da inserire. In Serie B, dove equilibrio, organizzazione e tempismo fanno spesso la differenza, l’immobilismo può trasformarsi in uno svantaggio pesante.

I nomi sul taccuino della proprietà non mancano, ma finora non è arrivato l’affondo decisivo. La piazza attende segnali concreti, consapevole che la prossima stagione dovrà rappresentare un passo avanti rispetto alle difficoltà recenti. Per questo ogni giorno perso aumenta la sensazione di incertezza attorno al futuro blucerchiato.

Sampdoria, Tey e Fredberg chiamati ad accelerare

La Sampdoria deve ora cambiare marcia. La nuova dirigenza sportiva dovrà avere il tempo necessario per lavorare sul mercato, confrontarsi con l’allenatore e costruire una squadra coerente con gli obiettivi del club. Arrivare al ritiro senza una struttura definita significherebbe complicare la preparazione atletica, tattica e mentale del gruppo.

La tifoseria chiede chiarezza, ambizione e decisioni rapide. Il rischio è che questo ritardo iniziale possa trasformare la stagione in un’annata di transizione, lontana dalle aspettative di una piazza che punta a tornare protagonista. Ora la palla passa ai vertici blucerchiati: servono scelte immediate per restituire stabilità, credibilità e competitività alla Sampdoria.

Torino, Cairo valuta la cessione del club: prime offerte dagli Stati Uniti

Torino, Cairo valuta la cessione del club: prime offerte dagli Stati Uniti. Bank of America incarica di trovare investitori: la situazione

Il futuro del Torino potrebbe presto entrare in una fase decisiva. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, Urbano Cairo avrebbe affidato a Bank of America il ruolo di advisor finanziario per raccogliere e valutare le manifestazioni di interesse per il club granata. Dopo vent’anni di gestione, l’imprenditore italiano avrebbe quindi aperto concretamente alla possibilità di una cessione, con le prime offerte già arrivate negli ultimi giorni.

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Torino, valutazione superiore ai 200 milioni

Le proposte proverrebbero soprattutto da investitori statunitensi, confermando il crescente interesse del capitale americano verso il calcio italiano e la Serie A. Al momento non sono emersi nomi ufficiali, ma diversi gruppi nordamericani starebbero analizzando il dossier del Torino. La valutazione del club granata dovrebbe essere superiore ai 200 milioni di euro, cifra attorno alla quale Bank of America starebbe lavorando per verificare la consistenza delle offerte e l’affidabilità dei possibili acquirenti.

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Torino, le parole di Cairo sul futuro del club

Cairo tunnel stadio
Torino, le parole di Cairo sul futuro del club – CalcioNews24.com

Cairo ha confermato che il suo impegno proseguirà anche nella prossima stagione, ma non ha nascosto come il contesto del calcio italiano sia cambiato profondamente. Al Festival della Tv, il patron granata ha spiegato: «Deve arrivare qualcuno dall’estero secondo me, al momento non è ancora arrivato – ha ammesso al Festival della Tv qualche giorno fa –. Serve un fondo di investimento che creda nel calcio italiano e che voglia entrare. Oppure gente super ricca. Pensiamo agli Hartono al Como: hanno un patrimonio di 45 miliardi, hanno messo da quel che ho letto 400 milioni in 3-4 anni, quindi l’1% di quel patrimonio. A uno come me, che deve stare attento ai conti e non vuole perdere 30 milioni all’anno, non glielo suggerirei proprio di comprare il Toro, per questo motivo non lo consiglierei a un giovane Cairo, se tornassi indietro. Se devo vendere, deve arrivare qualcuno dall’estero… E magari qualcuno lo troviamo».

Torino, vent’anni di gestione Cairo tra investimenti e autonomia

Dal 2005, anno in cui ha rilevato il Torino dopo il fallimento seguito alla gestione Francesco Cimminelli, Cairo avrebbe investito quasi 81 milioni di euro, secondo la ricostruzione di Calcio e Finanza. La maggior parte delle risorse è stata immessa nella prima fase della sua gestione, soprattutto tra il 2005 e il 2012. In seguito, il club ha raggiunto una maggiore autonomia finanziaria grazie alla permanenza stabile in Serie A, ai diritti televisivi e a un’attenta gestione delle plusvalenze. Ora, però, il futuro granata potrebbe davvero passare da un nuovo proprietario.

Casting ancora aperto per la panchina del Milan: nonostante l’accordo col Glasner spunta il nome di Amorim!

Casting ancora aperto per la panchina del Milan: nonostante l’accordo col Glasner spunta il nome di Amorim! Le mosse dei rossoneri

Il Milan continua a lavorare alla costruzione del nuovo corso tecnico e dirigenziale dopo l’esonero di Massimiliano Allegri, ormai destinato al Napoli per raccogliere l’eredità di Antonio Conte. Il nome più caldo per la panchina rossonera resta quello di Oliver Glasner, allenatore austriaco reduce dall’esperienza al Crystal Palace e considerato oggi il principale candidato per guidare il Diavolo nella prossima stagione.

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Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, tra il Milan e Glasner sarebbe già stata raggiunta una sorta d’intesa sulla base di un contratto biennale da 3,5 milioni di euro netti a stagione, più bonus e opzione per un ulteriore anno. Una base importante, che conferma il gradimento del club per un tecnico internazionale, moderno e abituato a lavorare dentro contesti competitivi.

Milan, da Glasner ad Amorim: Cardinale valuta tutti i profili

Il casting, però, non è ancora chiuso. Gerry Cardinale e gli uomini di RedBird stanno portando avanti da oltre due settimane una serie di colloqui e videocall per valutare ogni opzione. L’ultimo contatto avrebbe riguardato Ruben Amorim, tecnico portoghese reduce dall’esperienza negativa al Manchester United. Il suo nome resta sul tavolo, ma non sarebbe al momento in primissima fila.

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Tra i profili già sondati c’è anche Mauricio Pochettino, ct argentino degli Stati Uniti, sentito due volte dalla proprietà rossonera. Anche in questo caso, però, si tratta di una candidatura da monitorare più che di una pista avanzata.

Milan, prima il direttore tecnico: Rangnick resta il nome forte

Ralf Rangnick
Milan, prima il direttore tecnico: Rangnick resta il nome forte – CalcioNews24.com

La linea del Milan resta chiara: prima la scelta del nuovo responsabile dell’area tecnica, poi quella dell’allenatore. In questo senso il nome più forte rimane Ralf Rangnick, attuale ct dell’Austria, da tempo nel mirino del club rossonero. Dopo l’incontro di nove giorni fa a Vienna con Cardinale, Calvelli e Ibrahimovic, però, non è ancora arrivata la fumata bianca.

Il Milan avrebbe qualche dubbio sulle tempistiche e sulla linea poco flessibile del «Professor», mentre lo stesso Rangnick teme possibili ingerenze e promesse non mantenute. Abituato a gestire l’intera area sportiva, il dirigente tedesco vorrebbe garanzie totali sul proprio raggio d’azione. Sullo sfondo resta anche l’offerta della federazione austriaca per proseguire il lavoro in nazionale. Il futuro rossonero, dunque, passa da un doppio incastro: Rangnick per la struttura, Glasner per la panchina.

Costacurta: «Milan, c’è bisogno di un allenatore coraggioso. Leao via? Non è un leader»

L’ex difensore rossonero, Billy Costacurta: «Si può ripartire in fretta con una linea chiara e un allenatore che restituisca gioco ed entusiasmo»

Billy Costacurta ha giocato per 21 anni nel Milan e oggi, da opinionista tv, segue con preoccupazione la situazione della squadra alla quale ha dedicato una vita. L’intervista con La Gazzetta dello Sport conferma la sua lucidità d’analisi.

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A CHI AFFIDARE LA PANCHINA «Vorrei qualcuno che disciplinasse finalmente la squadra, che restituisse entusiasmo, gioco, corsa, identità. Spenderei per due trascinatori giovani, due ragazzi di 23-24 anni. Gente motivata, che ricrei energia: le partite devono essere arrembanti, cosa che da anni qui non succede e invece in giro per il mondo sì. Vorrei una squadra non che aspetti l’avversario come ha fatto quest’anno ma che lo porti a sbagliare. Gol lo prendi comunque, ma almeno diverti. Ecco, vorrei questo: un allenatore con coraggio e voglia».

IL FUTURO «Sono ottimista, come ho letto essere il mio amico Sandro Nesta. Servono un paio di giocatori che possano spingere, un allenatore che dia una linea chiara, una direzione. E un riferimento dell’area tecnica che abbia una strategia definita. Certo, bisogna azzeccarli e volerlo. Non parlo di nomi specifici ma mi sembra che da Rangnick siano passate squadra che avevano un senso, un’organizzazione. E Ibrahimovic, al contrario del pensiero di molti, non mi sembra abbia voglia di ritagliarsi uno spazio di primo piano, tutt’altro».

LEAO VUOLE ANDARSENE «E’ sempre stato sbagliato, a mio avviso, considerarlo un leader, invece che un buon giocatore capace di accendersi a intermittenza. Personalmente non l’ho mai considerato da pallone d’Oro: ho giocato con alcuni di loro e… sono tutta un’altra cosa. Se va via, certo non perdi Kakà o Sheva. Rafa non è mai stato un fuoriclasse, anche se lui stesso poteva pensare di esserlo. Se poi invece cambia idea, arrivano i veri leader e a lui è data una dimensione diversa, in un contesto giusto, allora può anche essere utile. Ma deve essere visto per quello che è: un ottimo giocatore, non la stella della squadra».

CHI CONFERMARE «Pulisic è reduce da sei mesi disastrosi ma è sempre stato un serio professionista: non lo boccerei solo per la seconda parte di stagione. Spero che Modric resti: alla sua età andrebbe gestito, ma quando è in campo insegna ancora calcio. Lo stesso mi auguro per Rabiot: è una bestia. E poi Bartesaghi è giovanissimo e può crescere, Pavlovic si è dimostrato affidabile. Se Maignan smette con certe frivolezze, è forte: se c’è da parare, para. Gabbia può restare, accanto a un difensore forte che va preso. Così come un grande centravanti. Ma ripeto: si parte dal manico, e cioè da allenatore e direttore tecnico, per il resto non servono chissà quanti interventi».

IL GAP «Dipende sempre dagli obiettivi. Se è per tornare finalmente in Champions e rimanerci stabilmente allora sì, non manca tanto. Se invece l’obiettivo è tornare a vincere in Italia e in Europa, allora dico che ci vorranno ancora anni. Ci sono almeno sei-sette squadre molto più forti, anche dell’Inter».

Terremoto Juventus, Comolli in bilico: riunioni e mercato agitano l’ambiente bianconero

Terremoto Juventus, in bilico la posizione dell’amministratore delegato Comolli: riunioni e mercato agitano l’ambiente bianconero

La posizione di Damien Comolli alla Juventus non sarebbe più così solida. Secondo quanto riportato da Sky Sport, nelle ultime ore sarebbero emerse indiscrezioni molto forti su possibili movimenti societari destinati a modificare gli equilibri interni del club bianconero. Dopo una serie di riunioni andate in scena anche nella giornata di ieri, 10 giugno, l’attuale amministratore delegato non avrebbe più la certezza assoluta di restare alla guida dell’area gestionale della società.

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Juventus, Comolli e le possibili novità societarie

Il momento è particolarmente delicato per la Juventus, impegnata su più fronti tra programmazione tecnica, mercato e necessità finanziarie. Le valutazioni sulla posizione di Comolli si inseriscono in un quadro più ampio, nel quale il club sta cercando di ridefinire le proprie strategie in vista della nuova stagione. Le prossime decisioni societarie potrebbero incidere direttamente anche sulle operazioni in entrata e in uscita, con la dirigenza chiamata a muoversi con rapidità e chiarezza.

Juventus, mercato in entrata: Dibu Martinez, Sorloth e Lucumì nel mirino

Sul fronte acquisti, la Juve resta molto attiva. I bianconeri stanno trattando con l’Aston Villa per Dibu Martinez, portiere argentino con il quale sarebbe già stato raggiunto un accordo di massima. Nella lista dei desideri figura anche Alexander Sorloth, attaccante dell’Atletico Madrid, profilo valutato per rinforzare il reparto offensivo. A questi nomi si aggiunge Jhon Lucumì, difensore del Bologna indicato da Luciano Spalletti come uno degli obiettivi per aumentare solidità e fisicità nel pacchetto arretrato.

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Juventus, non solo acquisti: cessioni e bilancio entro il 30 giugno

La dirigenza della Juventus lavora però anche sul fronte uscite. Alcune cessioni dovranno essere definite entro il 30 giugno per esigenze di bilancio e per rispettare i parametri imposti dagli accordi con la UEFA e dal fair play finanziario. Proprio questi vincoli sono al centro delle riunioni interne e condizioneranno in modo significativo il mercato bianconero. Tra possibili cambi societari, obiettivi tecnici e necessità economiche, alla Continassa si prepara un’estate particolarmente intensa.

L’Inter si tiene Bisseck! Incontro positivo con l’agente e rinnovo nell’aria: la verità sulle voci dall’estero

L’Inter si tiene Bisseck! Incontro positivo con l’agente e rinnovo nell’aria: la verità sulle voci dall’estero per il futuro del difensore tedesco

Giornata intensa in viale della Liberazione, dove l’Inter ha iniziato a programmare alcuni passaggi importanti in vista della prossima stagione. Tra i vari incontri in sede, uno dei più significativi è stato quello con Giovanni Branchini, agente di Yann Bisseck, difensore tedesco protagonista di una stagione in forte crescita con la maglia nerazzurra. Il colloquio con la dirigenza ha confermato una linea ormai sempre più chiara: l’Inter vuole andare avanti con il classe 2000 e non considera prioritaria una sua cessione.

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Bisseck Inter, la Gazzetta fa il punto sul futuro del difensore

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, Bisseck ha diversi estimatori in Europa, ma al momento l’ipotesi addio non sembra essere quella più concreta. Il quotidiano spiega: «Bisseck, che ha estimatori sparsi per l’Europa, dovrebbe rimanere. La tentazione di incamerare liquidi da una cessione esisteva, è vero. Però non era così forte. Branchini pochi giorni fa aveva affermato di non essere a conoscenza di alcuna offerta del Bayern e ha ribadito che «Yann è felice all’Inter». E l’incontro di ieri in sede ha rafforzato il desiderio di andare avanti. Non solo: l’Inter ha mosso i primi passi per offrire anche a lui il rinnovo nonostante il contratto già lungo (2029). L’idea è di respingere i corteggiatori e anzi impostare un programma a lungo termine, per premiare una delle grandi rivelazioni della stagione appena conclusa».

Bisseck Inter, nessuna cessione eccellente in difesa

Il messaggio che arriva dalla sede nerazzurra è quindi netto: Bisseck resta un profilo centrale nel progetto tecnico dell’Inter. Nonostante il contratto già valido fino al 2029, il club avrebbe mosso i primi passi per discutere un possibile rinnovo, con l’obiettivo di premiare il rendimento del difensore e blindarlo ulteriormente.

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La società vuole respingere i corteggiatori e costruire un percorso a lungo termine attorno a uno dei giocatori più cresciuti dell’ultima annata. Dopo le voci legate al Bayern Monaco e ad altri club europei, l’incontro con Branchini ha rafforzato la volontà comune di proseguire insieme. Salvo offerte irrinunciabili, la linea dell’Inter è chiara: nessuna cessione eccellente in difesa e fiducia piena a Bisseck.

Ronaldo e Messi, l’ultimo Mondiale: la sfida finale tra l’uragano e la brezza

Ronaldo e Messi si ritrovano per l’ultima volta sul palcoscenico più importante. Tra Palloni d’Oro, statistiche mostruose e stili opposti

Ronaldiani contro messiani, questa è la divisione delle fazioni sulla quale si concentra oggi il Corriere dello Sport per presentare il Mondiale 2026: ci siamo, è davvero l’ultima chiamata. Il Mondiale che prende il via oggi non servirà a stabilire chi sia in assoluto il più forte, ma offrirà a uno dei due l’occasione irripetibile di sigillare una carriera leggendaria con un trionfo storico. Certo, con due alieni di tale portata la prudenza è d’obbligo, ma immaginarli in campo tra quattro anni – rispettivamente a 45 e 43 anni – rasenta l’impossibilità.

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Questo torneo segna il capolinea di un inseguimento lungo vent’anni, sbocciato nel lontano 2006. Da allora, hanno letteralmente monopolizzato la storia del calcio calcando i palcoscenici più prestigiosi:

  • I trofei: 8 Palloni d’Oro e 49 titoli per l’argentino; 5 Palloni d’Oro e 37 trofei per il portoghese.
  • I numeri: una cifra combinata di 1.883 gol (con CR7 avanti di 63 reti) e valanghe di assist, statistica in cui Leo primeggia nettamente a quota 675.

Dopo l’ultima rassegna in Qatar, in molti pensavano che il loro cammino internazionale fosse giunto al termine. Invece, nonostante abbiano scelto finali di carriera lontani dal frastuono europeo – negli Stati Uniti e in Arabia Saudita – si presentano ai nastri di partenza alla guida di due corazzate. L’Argentina campione in carica e il talentuosissimo Portogallo rientrano di diritto tra le favorite. Il tabellone dei gironi (J e K) prefigura scenari da brivido: un potenziale incrocio ai quarti di finale il 12 luglio a Kansas City, oppure un romantico e definitivo scontro diretto solamente nell’atto finale.

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Hanno dominato la stessa epoca raggiungendo le medesime vette, ma attraverso percorsi diametralmente opposti. Cristiano è un uragano devastante: calcia punizioni che rimbombano come tuoni e piega le mani ai portieri con la sua feroce e spietata determinazione. Leo è una brezza marina: accarezza il pallone con un sibilo, sottomettendo i portieri avversari alla sua pura e inarrivabile fantasia.

Immaginare l’ultimo ventennio senza di loro significa immaginare un calcio infinitamente più grigio e noioso. Ora, però, i riflettori si riaccendono per l’ultima volta, riconsegnando ai tifosi tutta l’emozione e la pressione delle grandi notti. Ancora tu, per l’ultima volta.

Klinsmann: «Mondiale, ci saranno sorprese. Le favorite sono il Brasile e il Portogallo»

L’ex attaccante Inter Klinsmann: «Germania, due eliminazioni al primo turno in Russia e Qatar. C’era un clima negativo. Era meglio non andarci… »

Attaccante che l’Italia ha conosciuto bene per la sua esperienza nell’Inter (e in parte anche per la Sampdoria), Jurgen Klinsmann ha vinto con la Germania il Mondiale di Italia ‘90. A 36 anni di distanza da quell’evento ragiona sull’edizione odierna con un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

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GLI USA «La cultura del calcio negli Stati Uniti è cambiata tantissimo rispetto al Mondiale del ’94. L’avvento della Mls ha portato a un innalzamento del livello professionale e del seguito dei tifosi. Tanti proprietari di franchigie di sport più popolari, di basket Nba o football Nfl hanno investito nel calcio. Che è cresciuto, non è rimasto forte solo in ambito scolastico o femminile, ma rispecchia il sistema professionistico molto saldo. Anche per questa esperienza, sarà un bel Mondiale. Cosa mi aspetto adesso? Un torneo pieno di sorprese, perché ci saranno dei paesi che daranno tutto, per dare fastidio alle grandi».

LE SORPRESE «Innanzitutto il campo dei partenti è più ampio, anche la quinta o la sesta del Sudamerica sono nazionali forti, come quelle dell’Africa. E poi conterà molto un altro fattore. Sarà una coppa molto impegnativa sul livello psicologico, perché per quelli che resteranno in corsa fino alla fine sarà molto lungo, cinque settimane e mezzo. La testa conterà moltissimo. E’ diviso in tre Paesi, sarà uno stress incredibile per le squadre: viaggiare, giocare nelle zone climatiche diverse. Allora ciò che serve per fare tanta strada è un atteggiamento positivo da parte di tutti. Se manca, se non hai la tolleranza verso i posti diversi, verso il clima, se non pensi anche di avere lo spirito giusto per impegnarsi anche contro avversari che non pensi possano darti fastidio, perché non giocano lo stesso calcio, sarà difficile rimanere molto a lungo nel torneo».

COME GESTIRE DA CT UN MONDIALE «Hai bisogno di giocatori che sono aperti, diciamo leggeri, che non pensino troppo, che non si aspettino troppo. Se sei di buon umore, se hai un gruppo con uno spirito buono, puoi fare di tutto in questo Mondiale. Se invece prima di arrivare sei già negativo verso Trump, verso la politica, verso tante cose che stanno succedendo in questo momento al mondo, non vai mica tanto lontano, come è successo alla Germania in Russia e anche in Qatar».

LA GERMANIA NEGLI ULTIMI MONDIALI «C’era un clima negativo prima di arrivare. Perché la stampa in Germania era negativa verso la Russia, verso il Qatar. Allora alla fine anche la tua squadra assorbe questa negatività. Qui va sempre tenuto in mente che in questo continente può succedere di tutto, nel bene e nel male. Però se arriva un temporale e sospende la partita, prendila con il sorriso perché vale anche per l’altra squadra».

FAVORITI «Per me il Brasile con il Portogallo».

Zanetti: «Italia assente al Mondiale perché ha avuto paura di non farcela»

Il vicepresidente dell’Inter «Lautaro con Messi e Alvarez è una soluzione interessante. Leo sta bene e non ha la pressione di 4 anni fa»

Javier Zanetti sarà presente al Mondiale con un ruolo di rappresentante Fifa. Nell’imminenza dell’inizio della manifestazione, il vicepresidente dell’Inter ha parlato con La Gazzetta dello Sport.

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LA FELICITA’ ARGENTINA CI SARA’ SE… «Se la squadra sarà rimasta in corsa fino alla fine. La nostra gente non pretende di vincere sempre: vuole sentirsi orgogliosa».

MESSI «Sta benissimo, è pronto. L’ho sentito un po’ di tempo fa e mi ha dato l’impressione di capire l’importanza del momento. Anche personale: a 39 anni può giocare il sesto Mondiale senza la pressione del 2022».

SI DICEVA CHE NON FOSSE DETERMINANTE IN NAZIONALE «Ecco appunto. So cosa ha passato, perché lo conosco da quando era ragazzino. Ha dovuto sopportare tante critiche e ha chiuso il cerchio a Doha da protagonista assoluto. Ora sarà alleggerito. Ma non meno ambizioso».

MESSI O MARADONA «Non mi piacciono i paragoni, tanto più se riguardano campionissimi di epoche diverse. Sono due leggende argentine. E c’è qualcosa di magico nella vittoria del 2022. I tifosi inneggiavano a Maradona: in qualche modo Diego ci ha guidati dall’alto».

VINCERE A MADRID DA CAPITANO INTER E A DOHA DA TIFOSO «Anche queste sono situazioni imparagonabili. Posso dire di essere fortunato perché ho vissuto due emozioni impareggiabili».

LAUTARO STA MEGLIO CHE IN QATAR «Ne sono certo. Quattro anni fa purtroppo è stato frenato dai problemi alla caviglia ma non dimentico che ha calciato un rigore pesantissimo nella semifinale contro l’Olanda. Si può essere utili in tante maniere».

LAUTARO E ALVAREZ INSIEME «Per me si può fare. Bisogna ragionare sull’equilibrio complessivo della squadra ma se gli attaccanti si sacrificano tutto è possibile. Lauti e Julian poi sono dei combattenti, lottano su ogni pallone. Spero davvero che si possa sfruttare tutta la qualità: un tridente come questo è un’alternativa tattica interessante».

PIACE IL NUOVO FORMAT A 48 SQUADRE «Molto, perché concede anche a nazioni piccole di partecipare al torneo più prestigioso del mondo. Sono curioso di vedere cosa succederà».

L’ASSENZA DELL’ITALIA «Io mi sento italiano ormai al cento per cento quindi sono ancora triste, se ci ripenso. Ma se l’eliminazione capita per tre volte non è casuale, qualche problema c’è: l’Europeo vinto nel 2021 ha illuso qualcuno sull’effettivo valore del movimento. In questo caso però ha pesato molto l’aspetto mentale, la paura di non farcela. E la brutta sconfitta iniziale contro la Norvegia ha complicato il percorso».

Morata shock: «Mi sono presentato alla presentazione del Milan sotto l’effetto di farmaci»

L’ex rossonero Alvaro Morata racconta il difficile periodo vissuto tra Milan, Atletico Madrid e le accuse di tradimento

Nel corso di un’intervista rilasciata al podcast «El camino de Mario» di Mario Suárez, Alvaro Morata è tornato a parlare della sua esperienza al Milan, rivelando dettagli sorprendenti sul momento del suo arrivo in rossonero.

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L’attaccante spagnolo, oggi al Como, ha raccontato: «Mi sono presentato alla mia presentazione con il Milan sotto l’effetto di farmaci, senza sapere bene cosa stessi facendo. Ovviamente, è un club enorme».

Successivamente, Morata ha affrontato il tema del suo rapporto con l’Atletico Madrid e delle critiche ricevute nel corso della carriera per i suoi trasferimenti tra club rivali.

PAROLE – «Come penso di essere considerato all’Atletico? Non lo so. Mi fa male – ha spiegato Morata – essere andato via proprio quando credo che finalmente mi avessero capito e apprezzato. Sinceramente, penso di essere partito per un senso di colpa. L’Atletico è sempre tra i migliori club del mondo. Non sapevo che poi sarebbe arrivato Julián, ma sarei rimasto comunque. Prima era difficile persino camminare per strada. C’erano tifosi dell’Atletico che non mi accoglievano bene e tifosi del Real Madrid a cui sembrava dare fastidio che io fossi tifoso dell’Atleti. Non riescono a capire che questo è un lavoro. Ho giocato nel Real Madrid perché mi si è presentata l’occasione e ne sono molto grato. Non provo odio né rancore verso nessuno. Carvajal è mio amico, continuo a sostenerli e a fare il tifo per loro. Però credo che in Spagna non sia normale vedere un giocatore passare dal Real all’Atletico come invece in Italia è più normale vedere qualcuno giocare sia nel Milan sia nell’Inter. È calcio, la gente dovrebbe capirlo. Io faccio sempre l’esempio delle aziende: le persone cambiano lavoro per soldi, motivazioni personali o perché non stanno bene. Noi invece veniamo considerati traditori. La cosa positiva è che, quando incontro tifosi dell’Atleti, mi salutano con affetto. E per me vale tantissimo. Mi piace spiegare loro cosa rappresenta l’Atleti. Quando mi fanno domande, dico sempre che quello che vedono non è la normalità. La normalità è lottare tutta la vita per vincere qualcosa. Io sono stato molto fortunato, ma ho lavorato tantissimo. Per questo mi piacerebbe che i miei figli tifassero Atletico: perché credo che la vita sia la cosa più simile che esista all’Atleti. Quando vedo Koke, il Cholo e tutta questa gente che da anni rincorre una Champions League, e poi rivedo Koke in ritiro a ricominciare da capo… io non ce la farei. Mi costerebbe tantissimo».

Le parole dell’attaccante offrono uno spaccato molto personale sulla pressione vissuta ai massimi livelli del calcio europeo, tra aspettative, critiche e il difficile equilibrio tra scelte professionali e appartenenza emotiva.

La Lazio smentisce le voci sulla cessione del Club: nessuna trattativa in corso. Il comunicato ufficiale

Comunicato ufficiale della Lazio: chiarimenti sulle indiscrezioni circolate nelle ultime ore. La società non è in vendita

La S. S. Lazio S.p.A. interviene ufficialmente per fare chiarezza sulle numerose indiscrezioni diffuse da alcuni organi di informazione e canali social riguardo una presunta vendita del club. La società smentisce categoricamente tutte le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, precisando che non esiste alcuna trattativa in corso finalizzata alla cessione della società.

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Nel comunicato viene inoltre sottolineato che non sono stati firmati accordi, intese o impegni di alcun genere relativi al trasferimento, totale o parziale, della proprietà del club. La proprietà, precisa la Lazio, non ha conferito mandati per la vendita della società e non ha avviato alcuna interlocuzione con potenziali acquirenti.

La società definisce inoltre prive di qualsiasi fondamento le notizie riguardanti presunti nuovi investitori italiani o stranieri, fondi di investimento, cambiamenti nell’assetto proprietario o accordi collegati al progetto dello Stadio Flaminio.

La Lazio invita tifosi, azionisti, investitori e operatori dell’informazione a fare riferimento esclusivamente ai canali ufficiali del club. Contestualmente, rende noto di aver inoltrato una segnalazione alle Autorità competenti affinché vengano effettuate verifiche sulla diffusione di informazioni non supportate da elementi oggettivi e sui possibili effetti che tali notizie potrebbero avere sul mercato e sull’andamento del titolo.

La società ribadisce infine il proprio impegno nel garantire trasparenza, responsabilità e rispetto delle regole, riservandosi ogni iniziativa utile a tutela della società, degli azionisti e dell’intera comunità biancoceleste.

Gvardiol priorità per il Real: incontro con Mourinho, Calafiori resta sullo sfondo

Real Madrid, summit con Josè Mourinho: Josko Gvardiol è in cima alla lista, Calafiori più defilato. Ecco cosa sta succedendo

L’ultimo aggiornamento di Fabrizio Romano apre nuovi scenari sul mercato dei difensori in casa Real Madrid. Durante l’incontro avvenuto nelle scorse ore tra la dirigenza blanca e José Mourinho, non si è parlato soltanto di strategie generali ma anche di profili specifici per rinforzare il reparto arretrato.

Tra questi, il nome che ha catturato maggiormente l’attenzione è quello di Joško Gvardiol, considerato molto in alto nella lista dei desideri del club. Il difensore croato non è mai stato una reale opzione per il Bayern Monaco e, nel frattempo, il Manchester City gli ha proposto un nuovo contratto con aumento salariale, segnale della volontà di blindarlo.

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Parallelamente, Romano riferisce che nei colloqui è emerso anche il nome di Riccardo Calafiori, uno dei difensori più richiesti del momento. Tuttavia, al contrario di Gvardiol, la pista che porta all’azzurro non ha registrato passi avanti significativi.

Il Real Madrid sta monitorando la situazione, ma al momento non si può parlare di trattativa avviata: si tratta più di un interesse esplorativo che di un’operazione in fase calda.

Il club spagnolo continua dunque a valutare le proprie mosse con attenzione, consapevole che il mercato dei difensori di alto livello è particolarmente competitivo. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il Real deciderà di affondare il colpo su uno dei due profili o se emergeranno nuove opportunità.

Di certo, come sottolineato da Romano, la dirigenza blanca ha iniziato a muoversi con decisione per consegnare a Mourinho un reparto difensivo all’altezza delle ambizioni del club.

Chiellini: «17 anni di fila in una società sono tantissimi. La Juve è cresciuta. E’ stata al top in Italia e in Europa»

Chiellini non ha dubbi: «Juventus? E’ stata al top in Italia e in Europa e non ho mai avuto pensieri di andare via». Le sue dichiarazioni

Lunga intervista ai microfoni di Cronache di Spogliatoio per Giorgio Chiellini. Il dirigente della Juventus ha affrontato numerosi temi d’attualità bianconera, offrendo spunti e riflessioni sul presente e sul futuro del club. Ecco i passaggi più significativi.

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JUVENTUS – «17 anni di fila in una società sono tantissimi. La Juve è cresciuta. E’ stata al top in Italia e in Europa e non ho mai avuto pensieri di andare via».

RETROSCENA SUL REAL – «Sì, c’è stata la possibilità prima del ciclo vincente. Da una parte mi sarebbe piaciuto viaggiare, sono una persona curiosa. Ma lasciare una legacy del genere, che è una fortuna incredibile. Tornando indietro non potrei che augurare questo ad una persona a cui voglio bene».

BBBC – «Abbiamo condiviso tutto. Con Buffon stavo 330 giorni l’anno, con mia moglie mai. Se sommo i giorni in cui sono stati con lui, forse neanche ora pareggio quelli con la mia consorte, con cui sto da 18 anni. Avevamo quattro caratteri differenti, quattro personalità, pregi e difetti. La cosa che ha funzionato è l’accettazione dei difetti e l’esaltazione dei pregi fuori dal campo. Poi dentro è una conseguenza».

ADDII CONTE E BONUCCI – «Quello di Leo non è un caso. E Conte va via quell’anno lì perché non c’era nessuno di noi che eravamo al Mondiale. Magari sarebbe stato diverso».

INFORTUNIO AL CROCIATO – «Sono sparito per tre quattro ore in quel giorno visto che per avvertire la famiglia era molto complicato. Poi fortunatamente è andata bene, ma comunque mi ha condizionato la carriera e non sono più tornato ai livelli di una volta».

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