Ventura e il film già visto col Toro: quando l’addio diventa un disastro

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L’ormai ex ct della nazionale Giampiero Ventura sembra aver concluso la sua avventura azzurra proprio come quella al Torino

Le similitudine sono tante, forse troppe. La fine è la stessa. Poche parole, anzi, nessuna dichiarazione al momento dell’accaduto. Un vero e proprio muro che si alza tra di lui e il mondo dei media. Giornalisti da sempre visti come “cattivi” interpreti e manipolatori di dichiarazioni fatte durante le varie conferenze stampa. Vittima di un mondo che travisa parole e pensieri di un allenatore che, per chissà quale motivo, pensa che il “sistema” sia contro di lui.

Anche questa volta, come successo verso la fine del suo lavoro al Toro, Ventura si ritira immediatamente nel silenzio più assoluto. Decide così di non parlare e si fa scappare, grazie ad un servizio de Le Iene, un surreale: «Senza l’Italia saranno brutti Mondiali, ma purtroppo è andata, che ci posso fare? Lo score è uno dei migliori degli ultimi quarant’anni, ho perso due partite». Dichiarazione paradossale, dal momento che, la nazionale è da 60 anni che non ha mai avuto così tanti problemi nella varie qualificazioni affrontate.

Senza dichiarazioni per diversi giorni, l’immaginario comune viaggia e viene spontaneo pensare, se mister “Libidine”- così battezzato sin dall’inizio della sua carriera- abbia avuto modo di analizzare il suo rendimento azzurro. Ma soprattutto se, è arrivato a comprendere il vero motivo rispetto ad un’altra panchina finita così male.

Nel maggio del 2016, quando salutava per sempre Torino, aveva promosso la sua innocenza, dicendo che, era a dir poco impossibile vincere qualcosa di importante con una squadra quella di allora. Scaricando così le responsabilità sui suoi ragazzi e le loro scarse abilità. Questa volta la situazione è ben diversa. La nazionale in sè raggruppa le pedine più forti del calcio italiano, quindi, una scusa di questo tipo non può essere ammessa. Chi riuscirà a colpevolizzare questa volta?

Nella giornata odierna c’è stato il colpo di scena: attraverso una lettera inviata all’ANSA, il tecnico genovese, parla del suo stato d’animo senza mai fare “mea culpa” sui suoi possibili errori: «Sono stati, e sono, giorni difficili e di profondo dispiacere: provo una sensazione di incompiutezza dal momento in cui non ho raggiunto il traguardo dei Mondiali. Guidare la Nazionale mi ha trasmesso senso di appartenenza ed orgoglio mai provati prima perchè non ci può essere niente di più grande. Ho lavorato con tutto me stesso, con serietà e professionalità: non sono riuscito là dove ero convinto di farcela alla guida di un gruppo di ragazzi che non smetterò mai di ringraziare. Ho lavorato anche per preparare i più giovani al grande salto che potevano, e possono, ancora fare in modo da arricchire tutto il nostro movimento». Ventura aggiunge: «Nel calcio, le vittorie sono sempre il prodotto del merito di tanti. Allo stesso tempo le sconfitte, soprattutto quelle più dolorose, non si possono spiegare con una sola verità: nel momento dell’insuccesso bisogna dare risposte ad una lunga serie di interrogativi. Al mio successore auguro di riportare l’Italia dove merita».