A tutto Mancini: «Ho sentito Balotelli. Barella come Tardelli. Vialli un esempio»

A tutto Mancini: «Ho sentito Balotelli. Barella come Tardelli. Vialli un esempio»
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L’intervista di Roberto Mancini, ct dell’Italia, alla Gazzetta dello Sport. Il ct fa il punto della situazione tra presente e futuro

Roberto Mancini, commissario tecnico dell’Italia, esalta i suoi giovani talenti. Il c.t. ha parlato alla Gazzetta dello Sport e ha elogiato i giovani azzurri, a cominciare da Barella: «E’ stato il campionato di Ronaldo e di Barella. Lo dicevo a Tardelli a Coverciano: “Ti assomiglia”. Ha qualità tecnica, tiro, non perde la palla, la prende di testa nonostante non sia alto, non molla mai, si inserisce, ma deve segnare qualche gol in più. Per essere un giovane con poche partite in A, ha una padronanza del ruolo molto importante». Altri elogi per ZanioloPer potenza fisica mi ricorda Pogba»), BernardeschiE’ migliorato tanto»), ChiesaE’ cresciuto ma deve segnare di più»), De SciglioE’ cresciuto in attenzione») e LazzariNon l’ho bocciato. Ha fatto bene in fase offensiva, meno in marcatura ma sta giocando bene»). Mancini ha poi parlato di Mario Balotelli: «Sì, ci siamo sentiti per gli auguri. Sta bene, è migliorato fisicamente. La speranza è che giochi, deve giocare e fare gol: non gli serve altro».

Il c.t. che ha fatto i nomi del giovanissimo Riccardi della Roma (classe 2001) e di Vido dell’Atalanta, ora al Perugia, come potenziali talenti per il Mondiale, ha lanciato il suo ‘discorso’ alla nazione: «Vorrei che la mia Italia trasformasse tutto il gioco che fa in qualche gol in più. Per il resto sono felice di tutto, a cominciare dall’empatia che si è creata fra i giocatori. Felice e orgoglioso, anche della gioia di mio padre nel vedermi in questo ruolo». Per Mancini il discorso Scudetto non è ancora chiuso. Chiosa invece sulla fede e sull’amico Vialli: «Gli sono sempre stato vicino, non abbiamo mai smesso di sentirci. Ma della malattia non abbiamo parlato. Io non ne avrei avuto la forza, lui non lo ha fatto e ho rispettato il suo silenzio. Ho saputo della malattia da un suo amico. Quando ci sentiamo io e Luca è per cazzeggiare… Ma non è mai mancato un solo giorno nelle mie preghiere. C’è una cosa che non gli ho mai detto: per me Luca è sempre stato un esempio, da quando ci conosciamo, per l’impegno e la serietà con cui faceva le cose; per le responsabilità che si prendeva. Per questo è stata ancora più difficile da accettare la malattia. Si era ammalato un fratello. Ma è una roccia e ancora una volta ha dimostrato la sua forza. Ci siamo visti a Londra da poco: sta bene, controlli perfetti. E’ il più forte. E possiamo continuare a cazzeggiare».