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Sampdoria, rivoluzione in vista: spunta Neestrup per la panchina blucerchiata

La società pensa a un nuovo corso con un profilo internazionale: per la panchina della Sampdoria spunta Neestrup

La salvezza conquistata dalla Sampdoria ha riportato serenità nell’ambiente, ma il club è già proiettato verso il futuro. Secondo quanto riportato da Il Secolo XIX, la dirigenza starebbe preparando una vera e propria rivoluzione tecnica e societaria per aprire un nuovo ciclo.

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Tra i possibili cambiamenti ci sarebbero anche gli addii di Andrea Mancini e Attilio Lombardo, mentre il dirigente Nathan Walker starebbe spingendo per una linea più internazionale e innovativa, con l’obiettivo di modernizzare il progetto blucerchiato.

Neestrup è il nome caldo per il nuovo progetto

Il profilo che intriga maggiormente la Sampdoria sarebbe quello di Jacob Neestrup, allenatore danese considerato uno dei tecnici emergenti più interessanti del panorama europeo.

Neestrup si è fatto notare alla guida del FC Copenhagen, esperienza nella quale ha raccolto risultati importanti tra il 2022 e il 2026. Durante il suo percorso in Danimarca ha conquistato due campionati e due coppe nazionali, centrando per due volte il prestigioso “double” nelle stagioni 2023 e 2025.

Nonostante la separazione arrivata negli ultimi mesi, il tecnico resta molto apprezzato per la sua capacità di valorizzare i giovani, proporre un calcio moderno e ottenere risultati concreti. Caratteristiche che la Sampdoria considera fondamentali per il nuovo corso.

Mourinho frena le voci: «Nessun contatto con il Real Madrid. Sono solo speculazioni»

Mourinho smentisce incontri e richieste al Real Madrid: eventuali contatti solo al termine della stagione con il Benfica

José Mourinho torna al centro delle indiscrezioni sul possibile ritorno al Real Madrid CF, ma il tecnico portoghese ha scelto di fare chiarezza nel corso della conferenza stampa alla vigilia della sfida tra il SL Benfica e lo SC Braga.

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Negli ultimi giorni si erano moltiplicate le voci su presunte condizioni poste da Mourinho al club spagnolo per accettare un eventuale ritorno in panchina. L’allenatore, però, ha respinto tutto con decisione: «Non so nulla di queste presunte richieste al Real Madrid. Non posso commentare qualcosa che semplicemente non esiste».

PAROLE – «Se è vero che ho presentato una lista di 10 richieste al Real? Non so di cosa stia parlando, non posso rispondere. C’è una cosa che vorrei sottolineare: nel calcio non sono i professionisti ad avere interesse ad andare o meno in un posto. Quando succede qualcosa, sono i club che hanno interesse e avviano le procedure per cercare di ingaggiare le persone. Si continua a parlare del Real Madrid, ma io continuo a glissare con onestà. Non ho avuto alcun contatto con la dirigenza e, per mia decisione, specialmente ora in questa fase finale della stagione, non parlo con nessuno. Non ho avuto alcun contatto con il Real Madrid. Fino alla partita con l’Estoril non ne avrò. Successivamente ci sarà una finestra di una settimana in cui avrò la libertà di parlare con chi riterrò opportuno. Ma le storie su richieste e riunioni sono tutta speculazione».

Fabregas a DAZN: «Il Como ha un progetto chiaro, non conta avere tutto subito»

Fabregas difende il percorso della squadra e invita a guardare la crescita con pazienza: le sue dichiarazioni

Cesc Fàbregas ha parlato ai microfoni di DAZN nel pre-partita della sfida tra il Como 1907 e il Hellas Verona FC, soffermandosi sul percorso di crescita del club lariano.

L’allenatore spagnolo ha ribadito come l’obiettivo stagionale fosse quello di alzare il livello rispetto allo scorso anno, sottolineando però la necessità di avere tempo e continuità per costruire qualcosa di importante.

PAROLE – «L’obiettivo era fare meglio dell’anno scorso. Viviamo in un mondo in cui si vuole fare tutto veloce e non si ha pazienza. Voglio godermi tutto e oggi è una data storica: due anni fa ci giocavamo la promozione in Serie A. Quello che dice la gente da fuori fa innervosire, ma noi abbiamo idee chiare e non è importante pensare al domani».

Milan, attacco in crisi e corsa Champions a rischio: Allegri cerca la svolta nelle ultime tre gare

Un girone di ritorno sotto tono mette il Milan davanti a un finale decisivo: contro l’Atalanta punti vitali per la Champions League

Il Milan vive uno dei momenti più delicati degli ultimi anni. Come evidenziato dalla Gazzetta dello Sport, il rendimento dei rossoneri nel girone di ritorno è ben lontano dagli standard a cui la squadra aveva abituato tifosi e ambiente nelle stagioni recenti.

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Il dato che più allarma riguarda l’attacco: appena un gol segnato nelle ultime cinque partite, fotografia perfetta di una squadra che fatica terribilmente a creare occasioni e a concretizzare. Da gennaio a oggi sono arrivati 25 punti in 15 giornate, numeri inferiori rispetto alle ultime annate, comprese quelle più complicate.

Basta confrontare il cammino recente per capire il calo: nella scorsa stagione il Milan aveva raccolto 27 punti nello stesso arco temporale, con 32 punti nel 2024 e addirittura 35 nell’anno dello scudetto. Peggio era andata soltanto nel difficile 2023, quando però la squadra riuscì almeno a chiudere il campionato con tre vittorie consecutive.

Il Milan di Allegri è più solido ma molto meno offensivo

L’arrivo di Massimiliano Allegri ha cambiato profondamente l’identità della squadra. Rispetto al Milan della gestione Sergio Conceição, oggi i rossoneri concedono meno agli avversari ma producono anche molto meno davanti.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il confronto statistico è netto: il Milan dello scorso anno aveva realizzato 26 reti nelle prime 16 gare del ritorno, subendone 19. Quello attuale, invece, ha segnato soltanto 16 gol, pur migliorando la fase difensiva con 14 reti incassate.

Anche i numeri offensivi raccontano la crisi: i tiri in porta sono passati da 5,8 a 3,6 di media a partita. Da qui nasce il dibattito che accompagna il Milan nelle ultime settimane: il problema è il sistema di gioco oppure gli attaccanti che non riescono a incidere? Probabilmente entrambe le cose.

Allegri punta sull’equilibrio e cambia gli uomini

Per il finale di stagione, però, non ci sarà alcuna rivoluzione tattica. Allegri sembra intenzionato a proseguire sulla strada dell’equilibrio, modificando soprattutto gli interpreti.

Contro Atalanta, Genoa e Cagliari il Milan dovrà conquistare punti pesanti per restare agganciato alla zona Champions senza dipendere dai risultati delle rivali.

Nel match di questa sera dovrebbero trovare spazio Pulisic e Gimenez in avanti, con Loftus-Cheek mezzala e Ricci in cabina di regia. In difesa possibile chance per De Winter, mentre Leao potrebbe partire inizialmente dalla panchina.

L’obiettivo dell’allenatore è chiaro: avere una squadra più intensa, più aggressiva e soprattutto più concentrata fin dai primi minuti, dopo gli errori e gli approcci sbagliati visti nelle ultime uscite.

Il peso di San Siro e della pressione

A rendere ancora più complicata la situazione sarà il clima di San Siro. La tensione attorno alla squadra è evidente e il pubblico rossonero si aspetta una reazione immediata.

In un ambiente sempre più nervoso, serviranno leadership ed esperienza per evitare il tracollo finale. Senza la presenza di un giocatore carismatico come Luka Modrić, il Milan dovrà trovare nuove certezze per restare in corsa fino all’ultima giornata.

Barcellona Real Madrid come la seconda stella dell’Inter e le sfide tra Celtic e Rangers: quando un derby decide lo scudetto, tutti i precedenti in Italia e all’estero

Barcellona Real Madrid di stasera può entrare nella storia insieme alla seconda stella dell’Inter contro il Milan: i precedenti dei derby scudetto

Stasera, sul palcoscenico dello Spotify Camp Nou, il Barcellona può scrivere una pagina speciale della storia della Liga. La squadra di Hansi Flick, allenatore tedesco dei blaugrana, affronta il Real Madrid in un Clasico dal peso enorme: in caso di vittoria, i catalani conquisterebbero matematicamente il titolo di campioni di Spagna con tre giornate d’anticipo. Un trionfo davanti ai rivali di sempre avrebbe un valore simbolico fortissimo, perché trasformerebbe una partita già storica in una festa blaugrana dal sapore irripetibile.

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Barcellona Real Madrid, il precedente italiano è l’Inter della seconda stella

Vincere un campionato in un derby o in una sfida contro il grande rivale è un evento rarissimo. In Italia, nella Serie A a girone unico, il caso più celebre e unico resta quello dell’Inter nel 2024. I nerazzurri vinsero 2-1 contro il Milan nel derby e conquistarono matematicamente il 20° scudetto della loro storia, quello della seconda stella. Un successo entrato immediatamente nella memoria dei tifosi interisti, perché arrivato proprio contro i rossoneri e in una serata destinata a restare nella storia del calcio italiano.

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Barcellona Real Madrid, i grandi precedenti europei

Anche all’estero non mancano casi simili, seppur pochi e molto particolari. L’Arsenal ha festeggiato due titoli sul campo del Tottenham, a White Hart Lane: nel 1971 e nel 2004, quando il 2-2 nel North London Derby consegnò ai Gunners la Premier League degli Invincibili.

In Scozia, invece, l’Old Firm ha regalato due momenti iconici: il Celtic vinse il titolo nel 1979 battendo 4-2 i Rangers in una partita ricordata come «Ten Men Won The League», mentre nel 1999 furono i Rangers a conquistare il campionato a Celtic Park.

In Liga, il precedente più rilevante risale al 1931-32, quando il Real Madrid pareggiò 2-2 sul campo del Barcellona e vinse il primo campionato della sua storia. Stasera, quindi, i blaugrana possono restituire il colpo quasi un secolo dopo.

Formazioni ufficiali Verona Como: le scelte di Sammarco e Fabregas

Formazioni ufficiali Verona Como: le scelte di Paolo Sammarco e Cesc Fabregas per il match del 36° turno di Serie A 2025/26

Il Bentegodi si prepara ad accogliere Verona Como, gara che apre la domenica della 36ª giornata di Serie A. I gialloblù, già retrocessi, vogliono chiudere con dignità il campionato dopo il pareggio ottenuto allo Stadium contro la Juventus, risultato che ha confermato la volontà della squadra di Sammarco di onorare fino in fondo la stagione.

Per il Como, invece, la posta in palio è altissima. Con una vittoria, i biancoblù scavalcherebbero momentaneamente la Roma al 5º posto e blinderebbero l’accesso all’Europa, mantenendo vivo anche il sogno Champions League.

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VERONA (3-5-2): Montipò; Edmundsson, Nelsson, Valentini; Belghali, Akpa Akpro, Gagliardini, Bernede, Frese; Suslov, Bowie. All. Sammarco

COMO (4-2-3-1): Butez; Vojvoda, Kempf, Diego Carlos, Valle; Da Cunha, Perrone; Diao, Nico Paz, Jesus Rodriguez; Douvikas. All. Fabregas

Italiano corteggiato dalle big di Serie A? Il Bologna fissa una deadline: la posizione del club

Italiano corteggiato dalle big di Serie A? Il Bologna fissa una deadline: la posizione del club in merito al futuro del proprio allenatore

Il futuro di Vincenzo Italiano resta uno dei temi centrali in casa Bologna. Come riportato dal Corriere dello Sport, eventuali incontri tra il tecnico e la dirigenza rossoblù, già avvenuti o ancora da programmare, avrebbero per ora soprattutto un valore interlocutorio. L’allenatore è legato al club emiliano da un contratto fino al 2027 e la società gli avrebbe già ribadito la volontà di proseguire insieme, aprendo un nuovo ciclo dopo le ultime stagioni vissute stabilmente in zona europea.

Italiano Bologna, Milan e Napoli osservano la situazione

La permanenza di Italiano al Bologna, però, dipenderà anche dal possibile valzer delle panchine delle big italiane. Milan e Napoli seguono con attenzione l’evoluzione della situazione, soprattutto nel caso in cui dovessero separarsi rispettivamente da Massimiliano Allegri, tecnico rossonero, e Antonio Conte, allenatore azzurro. Il tecnico del Bologna sarebbe disposto a valutare un salto in una squadra con ambizioni da vertice, ma senza forzare la mano.

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In assenza di una proposta davvero importante, Italiano resterebbe volentieri a Casteldebole, a condizione però che il progetto tecnico rimanga competitivo e orientato a lottare ancora per un posto in Europa. Il Bologna, da parte sua, avrebbe fissato una linea chiara: ascoltare eventuali offerte rilevanti, ma solo entro tempi definiti, per non rischiare di ritrovarsi senza allenatore a mercato già entrato nel vivo.

Italiano Bologna, possibile confronto sulle strategie di mercato

Se Italiano dovesse restare, il confronto con la società potrebbe spostarsi sulle strategie future. L’allenatore vorrebbe una squadra pronta, affidabile e costruita per confermarsi ad alti livelli. Il club, invece, continua a muoversi seguendo principi di sostenibilità economica, valorizzazione dei giovani e attenzione ai conti.

In questo scenario non sono escluse cessioni eccellenti, con la necessità di chiudere il mercato con un saldo positivo. Il nodo sarà trovare un equilibrio tra ambizione sportiva e gestione finanziaria, per permettere al Bologna di restare competitivo senza snaturare il percorso costruito negli ultimi anni.

Bastoni al Barcellona? Puyol dubbioso: «Grandissimo difensore ma adattarsi può essere complicato»

Bastoni al Barcellona? Puyol dubbioso: «Grandissimo difensore ma adattarsi può essere complicato». Le parole dell’ex centrale

Il nome di Alessandro Bastoni continua a essere accostato con insistenza al Barcellona. Il difensore italiano, pilastro dell’Inter e punto fermo della retroguardia nerazzurra, sarebbe da tempo nel mirino del club catalano, che già in passato aveva osservato con attenzione il suo profilo. Sul centrale mancino si sarebbero mosse anche diverse società di Premier League, ma l’interesse dei blaugrana resta uno dei temi più discussi in chiave mercato.

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Bastoni Barcellona, le parole di Puyol a DAZN

A parlare del possibile trasferimento di Bastoni al Barcellona è stato Carles Puyol, ex capitano e leggenda del club catalano, intervenuto ai microfoni di DAZN. L’ex difensore ha commentato così: «Bastoni al Barcellona? Bisognerebbe chiederlo a Deco… Sicuramente penso sia un grandissimo difensore. Difendere con una linea così alta non è semplice e adattarsi può essere complicato».

Puyol ha poi aggiunto una riflessione sul mercato: «Se il Barcellona pensa di puntare su Bastoni significa che lo considera un giocatore molto forte e che avrà fatto tutte le analisi necessarie per capire se è davvero il profilo giusto. Ma un conto è desiderare un giocatore, un altro è avere realmente le condizioni per poterlo acquistare».

Spalletti anticipa le mosse della Juve sul mercato: «Vlahovic? Tentato un contatto, ci riproveremo»

Spalletti anticipa le mosse della Juve sul mercato: «Vlahovic? Tentato un contatto, ci riproveremo». Cosa filtra dalle parole del tecnico

Dopo la vittoria ottenuta dalla Juventus sul campo del Lecce, Luciano Spalletti, allenatore bianconero, ha parlato ai media presenti al Via del Mare soffermandosi anche sui temi legati al prossimo mercato. Tra DAZN, Sky e conferenza stampa, il tecnico toscano ha analizzato con chiarezza la situazione della rosa, spiegando come non sia realistico immaginare una rivoluzione totale in estate.

Spalletti Juventus, il tecnico frena sulla rivoluzione della rosa

Spalletti ha sottolineato come molti giocatori attuali facciano parte del progetto futuro della Juve, richiamando anche le parole di John Elkann sul piano del club. Il tecnico ha spiegato: «Sento che ne cambieremo 25, poi 18. Nel mercato è una difficoltà. I calciatori devono sapere del progetto serio, come ha detto Elkann con i nostri tifosi, prevede che ci siano molti giocatori di questi di oggi. Dura cambiarne tanti. Poi, come sapete, la Juventus ha speso 2-3 lire ultimamente. Non è facile mettere mano in profondità, vanno fatte le cose in maniera corretta. Poi per la crescita del calcio bisogna stare al passo coi tempi, ma i calciatori devono sapere che molti rimarranno. Si parlava di Vlahovic, l’abbiamo sofferto come il pane. Ha caratteristiche diverse. Non si può giocare senza uno così. Serve il terminale fisico, forte».

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Spalletti Juventus, Vlahovic resta centrale nei pensieri dell’allenatore

Il tema più rilevante resta quello legato a Dusan Vlahovic, attaccante serbo della Juventus e profilo considerato fondamentale da Spalletti per caratteristiche fisiche e tecniche. Il tecnico ha ribadito di aver sempre chiesto un centravanti strutturato, capace di dare profondità e peso offensivo alla squadra.

Sul futuro del numero 9, Spalletti ha aggiunto: «Quando sono venuto ad allenare qui chiedevo solo una cosa, il centravanti fisico. Poi non si è riusciti a trovarlo, io non faccio il mercato, quello lo fanno gli altri. Qualche volta ci vuole il calciatore di qualità fra le linee e anche quello un po’ manca, tante volte siamo arrivati al limite dell’area anche stasera. Quando lotti per queste posizioni il livello è alto e si perde un po’ di tranquillità. Vlahovic è un calciatore forte, ben definito. Ci sono calciatori che sanno fare tante cose, poi ci sono calciatori precisi, con caratteristiche centrate. Lui è uno di questi, il centravanti lo fa bene perché è la sua qualità. Rinnova? La società ha tentato, per come so io, un contatto e ci riproverà perché questo mi dicono e io dei miei direttori mi fido. Lui come calciatore ha quel livello di qualità, fa anche tanto con la fisicità e non solo con i tacchetti e le mosse».

Barcellona Real Madrid, un Clàsico surreale tra titolo Liga e caos in casa blancos

Barcellona Real Madrid, un Clàsico surreale tra titolo Liga e caos blancos: il Camp Nou può incoronare i blaugrana davanti ai rivali

Quello di domenica sera, con calcio d’inizio fissato alle 21 al Camp Nou, rischia di essere uno dei Clàsico più strani degli ultimi anni. Barcellona e Real Madrid si ritrovano in una sfida che può decidere la Liga, con i blaugrana avanti di 11 punti a quattro giornate dalla fine e vicini al titolo numero 29 della loro storia. Una vittoria contro i blancos consegnerebbe alla squadra catalana la certezza aritmetica del campionato proprio davanti ai rivali di sempre.

Clàsico Barcellona Real Madrid, assenze pesanti e fascino ridotto

Il peso tecnico della partita sarà però condizionato da molte assenze. Nel Barcellona mancherà Lamine Yamal, talento blaugrana fermo per una lesione muscolare fino al termine della stagione. Nel Real Madrid, invece, saranno assenti Eder Militao, Carvajal, Mendy, Guler e Rodrygo, mentre resta da valutare fino all’ultimo la presenza di Kylian Mbappé, fuoriclasse francese al centro di molte discussioni. A complicare il quadro ci sono anche i casi legati a Federico Valverde e Aurelien Tchouameni, protagonisti di tensioni interne che hanno acceso ulteriormente il clima in casa merengue.

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Clàsico Barcellona Real Madrid, spogliatoio blancos nella bufera

Il momento del Real Madrid appare delicatissimo. Le ultime sessioni di allenamento avrebbero raccontato uno spogliatoio fuori controllo, con una doppia lite tra Valverde e Tchouameni e il primo finito in ospedale per un trauma cranico. A questo si aggiungono altri episodi già emersi nelle settimane precedenti, come lo schiaffo di Rudiger a Carreras e le tensioni attorno alla gestione di Arbeloa. Anche Mbappé è finito nel mirino dopo il viaggio in Italia da infortunato con la fidanzata Ester Expósito, mentre sul web è partita una raccolta firme per chiederne la cessione.

Clàsico Barcellona Real Madrid, aria di rivoluzione da entrambe le parti

Domenica potrebbe essere l’ultimo Clàsico per diversi protagonisti. A Madrid si parla di rivoluzione, con il possibile ritorno di José Mourinho e molte partenze all’orizzonte. A Barcellona, invece, il match può trasformarsi nella passerella finale di Robert Lewandowski, attaccante polacco in scadenza il 30 giugno. Restano dubbi anche sui futuri di Cancelo, Frenkie de Jong e Rashford. In mezzo al caos, però, resta il dato principale: il Barcellona può vincere la Liga davanti al Real Madrid.

Baggio svela: «Il rigore col Brasile me lo sogno ancora oggi. Nazionale? Tante cose che non vanno, il mio dossier non bastava a risolvere tutti i problemi»

L’ex attaccante della Nazionale, Roberto Baggio, si racconta in una lunga intervista e svela alcuni aneddoti sulla propria carriera

Intervistato dal Corriere della Sera in occasione dell’uscita del suo libro “Luce nell’oscurità”, pubblicato da Rizzoli e in libreria la prossima settimana, Roberto Baggio si racconta così e affronta anche il tema della crisi dell’Italia, assente per la terza volta di fila dai Mondiali.

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L’ASTIO DI ALCUNI ALLENATORI NEI MIEI CONFRONTI, TRA CUI LIPPI – «Non amo giudicare gli altri, perché ognuno ha il proprio carattere, le proprie paure, il proprio modo di vivere il calcio. Però a volte ho avuto la sensazione che alcuni allenatori facessero fatica ad accettare che attorno a un calciatore ci fosse tanta attenzione. Forse non era gelosia in senso banale, ma il bisogno di affermare un’autorità. Io ho sempre cercato di mettermi a disposizione, ma non sempre è bastato. Fa parte della mia storia, anche questo».

ITALIA FUORI DAI MONDIALI PER LA TERZA VOLTA, COME SE NE ESCE? – «Ci sono tante cose da sistemare. I bambini non giocano più per strada. E in serie A ci sono pochi italiani. Se devi andare a prendere un giocatore altrove e naturalizzarlo, vuol dire che in quel momento non hai trovato un italiano pronto allo stesso livello. Bisogna creare una formula che incentivi davvero l’utilizzo dei ragazzi italiani. Il talento c’è ancora, ma va cercato, protetto, valorizzato. E bisogna avere il coraggio di dargli fiducia».

CHE FINE HA FATTO IL MIO DOSSIER? – «Non ho la presunzione di pensare che quel progetto andasse bene e bastasse a risolvere i problemi del calcio italiano. Non era solo mio, era scritto con altri bravissimi professionisti. Ho cercato di portarlo avanti, per dare i meriti a tutti loro. Poi le cose non sempre vanno come si spera».

LA FINALE DEL ’94 – «Mi sentii in colpa con tutti gli italiani. Volevo sparire. Provavo una vergogna infinita, una di quelle cose che ti restano addosso anche quando passano gli anni. Col tempo impari a conviverci, ma non è una ferita che si chiude del tutto. Posso solo dire che quel pallone ancora oggi per me resta sospeso in un luogo difficile da raggiungere con le parole. Se lo sogno? Di continuo. A volte invece ci penso da sveglio, nel letto, quando non riesco a prendere sonno. Immagino di segnare. E mi addormento».

FEDE – «Credo nella forza che ognuno di noi porta dentro, anche quando non la vede, anche quando pensa di non averne più. Non penso tanto a un Dio esterno che decide per noi, quanto a una forza interiore che va cercata, coltivata, rispettata. Il buddismo è stato sicuramente il mio rifugio, mi ha formato come persona portandomi a lavorare su aspetti del mio carattere a cui prima non facevo caso. Mi ha dato la forza quando ne ho avuto più bisogno e il coraggio di non mollare mai».

IL RICORDO DEL PRIMO INTERVENTO – «Andammo a Saint-Étienne sulla vecchia Ford di famiglia. Dodici ore di viaggio nel silenzio: era il terrore che non sarei più tornato a giocare. Quando mi svegliai dall’anestesia urlavo per la sofferenza. Non potevo prendere antidolorifici, sono sempre stato allergico. Dissi a mia madre: “Se mi vuoi bene, uccidimi”. Non riuscivo più a correre, ad allenarmi come prima. Per mesi non incassai gli assegni dello stipendio della Fiorentina. Perché mi vergognavo. Non riuscivo ad accettare l’idea di guadagnare senza poter lavorare. Così mettevo gli assegni nel cassetto. Mi tornava in mente mio padre, la sua voce quando diceva che i soldi non meritati portano sfortuna. Per me il lavoro è sempre stato legato alla dignità. Anche se ero ferito, anche se non dipendeva da me, sentivo comunque quel peso».

IL MIO PASSAGGIO DALLA FIORENTINA ALLA JUVENTUS – «Firenze si ribellò. Piangevo come un bambino. Si sentivano passare le ambulanze dirette verso la sede della Fiorentina, dove gli scontri durarono tre giorni. Sentivo un dolore lancinante per tutta quella rabbia e quella sofferenza. Non avevo mai voluto la cessione, ma mi sentivo colpevole»

SACCHI – «“Tu per noi sei quello che Maradona è per l’Argentina”. Quelle parole mi erano rimaste dentro. Per questo, quando vidi il cambio, mi sembrò una contraddizione enorme. Sarebbe ingiusto attribuire ad altri intenzioni che non posso conoscere fino in fondo. Dico però che percepii una situazione ambigua. Forse si pensava che una vittoria senza di me avrebbe esaltato ancora di più il gruppo. E forse, in caso di sconfitta, la mia assenza avrebbe potuto diventare un alibi. Sono pensieri che mi attraversarono in quel momento».

DEL PIERO – «Negli spogliatoi parlavamo in dialetto veneto, e questa cosa ci avvicinava. Succede ancora oggi, quando ci incontriamo».

SU RONALDO IL FENOMENO – «Quando si ruppe il ginocchio, soffrii davvero per lui. Sapevo cosa significava vedere il corpo tradirti, sentire che una parte di te non risponde più come vorresti. Lui era un talento immenso, qualcosa di raro. E forse proprio per questo il suo dolore mi colpì ancora di più».

MARADONA – «Era speciale. Umile. Una volta, sul volo per l’Argentina, palleggiammo insieme. A 10 mila metri da terra, vicino al cielo. Coinvolgendo anche il mio Mattia».

Inchiesta arbitri, Caressa e Zazzaroni fanno chiarezza: «Inter non coinvolta, l’ho già detto 200 volte!»

Inchiesta arbitri, Caressa e Zazzaroni fanno chiarezza: «Inter non coinvolta, l’ho già detto 200 volte!». Il punto dei due giornalisti sulla vicenda

L’inchiesta arbitrale che vede coinvolto Gianluca Rocchi, ex designatore autosospeso dopo l’avviso di garanzia, continua a far discutere il mondo del calcio italiano. A parlarne a Radio Dee Jay sono stati Fabio Caressa, telecronista e giornalista, e Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, che hanno analizzato la situazione invitando alla cautela prima di arrivare a conclusioni definitive.

Inchiesta arbitri, Zazzaroni: «Secondo me l’Inter proprio non c’entra»

Zazzaroni ha espresso una posizione netta sul possibile coinvolgimento dell’Inter, sottolineando come al momento non ci siano elementi sufficienti per accusare il club nerazzurro. Il direttore ha dichiarato: «L’inchiesta sugli arbitri? Io ho dedicato 200 pezzi a questa cosa. Ho una mia posizione: secondo me l’Inter proprio non c’entra in questa cosa qui. Schenone ha detto di non aver mai detto nulla. Capisco la situazione degli juventini, che ne hanno passate di ogni naturalmente, ma in questo caso aspettiamo la conclusione delle indagini o vogliamo già trarre le conclusioni. Al momento c’è solo un’intercettazione. Il giustizialismo non mi piace».

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Inchiesta arbitri, Caressa: «Non c’è nessuno dell’Inter indagato»

Sulla stessa linea anche Caressa, che ha ricordato la posizione di Giorgio Schenone, club referee manager nerazzurro. «Non ci sono ancora le carte da guardare e quindi non possiamo esprimere un giudizio. Schenone – ha detto Caressa – è andato dal pm come persona informata sui fatti e non è cambiata la sua posizione. Non c’è nessuno dell’Inter indagato».

Il telecronista ha poi allargato il discorso al sistema arbitrale: «La confusione nell’applicazione di regole e protocolli si è vista tutta, nettamente. C’era un problema gestionale nel mondo arbitrale che è emerso. E quello che è emerso è che c’è un casino all’interno del mondo arbitrale».

Inchiesta arbitri, il nodo gestione e protocolli

Caressa ha aggiunto: «Quando si parla di magistratura bisogna stare attenti, perché è corretto aspettare che ci siano evidenze che il magistrato evidentemente sta cercando. Quando ci sono le carte si parla». Zazzaroni ha chiuso ribadendo: «Al momento non è emerso nulla, questa inchiesta ha dimostrato e confermato che l’ambiente arbitrale è marcio all’interno, non perché favorisce e non favorisce».

Mourinho Chivu, botta e risposta a distanza: il fastidio dello Special One nasce da una frase di Marotta

Mourinho Chivu, botta e risposta a distanza: cosa c’è dietro le parole dello Special One. Tutto nasce da quella frase di Marotta ad inizio anno

Il confronto a distanza tra José Mourinho e Cristian Chivu è diventato uno dei temi più discussi dell’ambiente Inter. I due hanno condiviso anni indimenticabili in nerazzurro, culminati con il Triplete del 2010, ma oggi si ritrovano su posizioni diverse: il portoghese da osservatore illustre, il romeno da allenatore della squadra campione d’Italia. Come ricordato da Calciomercato.com, alla base delle recenti stoccate dello Special One ci sarebbe anche una frase pronunciata nei mesi scorsi dal presidente nerazzurro Beppe Marotta.

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Mourinho Chivu, le parole sul Triplete e la replica del tecnico romeno

Dopo il successo dell’Inter per 3-0 sul campo della Lazio, con i nerazzurri saliti a quota 85 punti, l’attenzione si è spostata anche sulla finale di Coppa Italia, in programma ancora contro i biancocelesti. La squadra di Chivu punta a una doppietta che manca proprio dai tempi di Mourinho, quando nel 2010 arrivò anche la Champions League.

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Il portoghese, però, ha ridimensionato il confronto con quella squadra: «Chivu è stato anche fortunato, quest’anno ha avuto un pochino la ‘stellina’ perché nessuna delle altre squadre è stata davvero un competitor forte per lo Scudetto. Non ci è riuscito il Napoli, il Milan è in fase di transizione e la Juve pure. Mi piacciono tanto i calciatori di questa Inter, ma nessuno di loro avrebbe giocato nella mia squadra del Triplete».

Chivu ha scelto una linea diplomatica: «Stellina e nessuno di questa Inter giocherebbe in quella del Triplete? Chiedete a lui. Non si possono fare paragoni tra generazioni diverse, l’importante è che entrambe queste due squadre abbiano regalato gioie ai tifosi nerazzurri».

Mourinho Chivu, il precedente di gennaio e il nodo Marotta

Il botta e risposta non è il primo della stagione. A gennaio Mourinho aveva dichiarato: «Per me non è una sorpresa vedere Allegri al Milan, Spalletti alla Juve e Gasperini alla Roma. Al contrario di quando viene data la possibilità di allenare le squadre più importanti del mondo a gente che non ha fatto niente».

La replica di Chivu arrivò dopo il 6-2 al Pisa: «Le partite durano 100 minuti, lo so per esperienza, anche se qualcuno può contestarla perché l’ho fatta allenando nelle giovanili. La reazione dei ragazzi al doppio svantaggio è stata meravigliosa, nonostante il rumore dei nemici e degli amici».

Secondo la ricostruzione, il fastidio di Mourinho nascerebbe anche dalle parole di Marotta: «Mi meraviglio che la gente sia sorpresa dalla bravura di Chivu, lo abbiamo scelto con il coraggio di andare controcorrente anche a livello mediatico. Qualcuno addirittura evocava Mourinho, che con tutto il rispetto…». Da lì, il rapporto a distanza tra passato e presente nerazzurro si è acceso ancora di più.

Fiorentina Genoa, De Rossi per il presente e per il futuro: ecco perché la sfida di oggi ha una doppia valenza per lui

Fiorentina Genoa, De Rossi per il presente e per il futuro: ecco perché la sfida di oggi ha una doppia valenza per il tecnico del Grifone

La sfida tra Fiorentina e Genoa, valida per la 36ª giornata di Serie A, porta con sé significati diversi ma importanti per entrambe le squadre. Come sottolinea Tuttosport, per Paolo Vanoli, allenatore viola, il match contro i rossoblù può rappresentare la chiusura di un percorso iniziato proprio contro il Genoa lo scorso 9 novembre, con il pareggio per 2-2 a Marassi. Oggi alla Fiorentina basta un punto per conquistare l’aritmetica salvezza, anche se davanti ai propri tifosi l’obiettivo sarà provare a ottenere una vittoria dopo il pesante 4-0 incassato contro la Roma.

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Fiorentina Genoa, Kean ancora fuori ma Piccoli torna tra i convocati

La squadra viola dovrà ancora fare a meno di Moise Kean, attaccante rientrato dopo il permesso per la seconda paternità ma non ancora pronto per tornare in campo. Il centravanti ha aumentato i carichi di lavoro e potrebbe rientrare contro la Juventus. Buone notizie invece per Roberto Piccoli, Fortini e Balbo, nuovamente convocati dopo i rispettivi problemi fisici. Vanoli potrebbe rilanciare proprio Piccoli dal primo minuto, anche se resta viva l’ipotesi Gudmundsson supportato da Solomon e da uno tra Parisi e Harrison. A fine stagione, poi, sarà tempo di valutazioni sul futuro della panchina: tra i nomi seguiti ci sarebbe anche Daniele De Rossi, insieme a Iraola, Fabio Grosso e un possibile Mister X.

Fiorentina Genoa, De Rossi cerca un finale positivo dopo la salvezza

Il Genoa arriva al Franchi con la salvezza già raggiunta, merito del lavoro di De Rossi e del suo staff. Il tecnico rossoblù vuole però chiudere bene: «Sarà bello provare a vincere, dobbiamo fare la nostra partita sempre e così la prestazione, per noi e per la nostra crescita». Possibili alcuni cambi, ma senza rivoluzioni: «Il mio desiderio è quello di non mettere troppi calciatori che non hanno giocato assieme, fare troppi cambi sarebbe un errore». Spazio dal primo minuto a Zatterstrom, mentre in attacco dovrebbe essere confermato Ekhator. Per la festa della mamma, entrambe le squadre scenderanno in campo con i cognomi materni sulle maglie.

Il futuro di Conte al Napoli è in bilico! De Laurentiis detta le condizioni per la permanenza: ridimensionamento di budget e di ruoli!

Il futuro di Conte al Napoli è in bilico! De Laurentiis detta le condizioni per la permanenza: ridimensionamento sul mercato e non solo

Il futuro di Antonio Conte resta uno dei temi centrali in casa Napoli. Secondo quanto riportato da Tuttosport, la permanenza del tecnico salentino sulla panchina azzurra non sarebbe ancora scontata, nonostante il contratto in essere. Molto passerà anche dalla qualificazione alla prossima Champions League, traguardo che potrebbe arrivare già prima della sfida contro il Bologna, in base ai risultati di Como e Roma. Per Aurelio De Laurentiis, presidente del club partenopeo, l’accesso alla competizione europea garantirebbe circa 70 milioni di euro dalla UEFA, un margine economico importante per programmare la stagione.

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Conte Napoli, Di Lorenzo recupera e Vergara torna arma importante

Sul campo, però, Conte resta concentrato solo sulla prossima partita. A Castel Volturno ha guidato il gruppo con la consueta intensità, preparando una gara che può blindare aritmeticamente l’obiettivo europeo. Giovanni Di Lorenzo, terzino e capitano azzurro, ha superato i problemi al ginocchio dopo circa 100 giorni di stop, ma resta possibile una nuova chance da titolare per Beukema, difensore ex Bologna.

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Attenzione anche al rientro di Antonio Vergara, giovane cresciuto nel vivaio azzurro. La sua crescita è stata una delle sorprese della stagione: dopo l’infortunio di Neres, l’esterno ha trovato spazio con continuità, mettendo insieme 3 gol e 4 assist. La sua presenza, insieme a quella del brasiliano, ha favorito anche il rendimento di Hojlund, attaccante danese autore di 14 reti stagionali.

Conte Napoli, De Laurentiis vuole ridurre budget e poteri

Il confronto tra De Laurentiis e Conte potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Il presidente non intende porre ultimatum, ma vuole capire rapidamente le intenzioni dell’allenatore per impostare il futuro. In caso di addio, il Napoli dovrà cercare un nuovo tecnico. In caso di permanenza, invece, il club sarebbe pronto a confermare Conte, ma con condizioni diverse: il mercato tornerebbe nelle mani della società e il monte ingaggi dovrebbe scendere dagli attuali 109 milioni a una cifra non superiore ai 90 milioni di euro.

Torino, mentre Cairo valuta Gattuso e Juric, D’Aversa ha il sostegno di squadra e tifosi: la panchina granata è un rebus!

Torino, mentre Cairo valuta Gattuso e Juric, D’Aversa ha il sostegno di squadra e tifosi: la panchina granata è un rebus! La situazione

La panchina del Torino resta uno dei grandi temi in vista della prossima stagione. Come riportato da Tuttosport, il futuro di Roberto D’Aversa, allenatore granata arrivato in un momento complicato, non è ancora definito. Da una parte ci sono i risultati, l’appoggio dello spogliatoio e un consenso crescente tra i tifosi; dall’altra le valutazioni del presidente Urbano Cairo, che continua a monitorare profili alternativi per la guida tecnica.

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Torino, Cairo valuta Juric e Gattuso per la prossima stagione

Secondo il quotidiano, Cairo avrebbe parlato più volte con Ivan Juric, tecnico croato già alla guida del Torino tra il 2021 e il 2024, e avrebbe incontrato anche Gennaro Gattuso, ex ct della Nazionale italiana. Per quest’ultimo sarebbe stata messa sul tavolo anche l’ipotesi di un contratto triennale, ma l’operazione resta complessa e legata anche alle garanzie tecniche e di mercato.

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Nel frattempo D’Aversa continua a lavorare sul campo. Dopo la vittoria contro il Sassuolo, il tecnico ha spiegato: «Ho visto la dirigenza, dopo la partita». Poi ha aggiunto: «Sì, anche Cairo, non solo Petrachi. Mi hanno fatto i complimenti». Nessuna svolta, dunque, ma un segnale di attenzione dopo un percorso fin qui molto positivo.

Torino, numeri importanti per D’Aversa e spogliatoio dalla sua parte

I numeri parlano a favore di D’Aversa: in 10 partite ha raccolto 17 punti, con una media da zona europea. Il suo Torino ha raggiunto quota 44 punti, mostrando maggiore equilibrio rispetto alla gestione precedente. Anche lo spogliatoio sembra schierato con l’allenatore, come dimostrato dall’abbraccio collettivo dopo il successo sul Sassuolo.

Tra i giocatori più convinti c’è Enzo Ebosse, difensore camerunese arrivato dall’Udinese e diventato un titolare inatteso. Il centrale ha dichiarato: «Io spero che il mister possa rimanere, ma non decido io…». Il Torino può riscattarlo dall’Udinese per 2,5 milioni di euro, cifra considerata accessibile alla luce del rendimento offerto. Ora la decisione finale passerà da Cairo, con il derby contro la Juventus che potrebbe pesare anche sul futuro della panchina.

La Roma piomba su Lautaro, Gasperini prova il colpaccio: pronta l’offerta

La Roma avrebbe iniziato a muoversi con una certa decisione sul mercato sudamericano, lì dove i margini di crescita sono ancora alti, ma i prezzi, ormai, non sono più quelli di una volta. A Trigoria starebbero cercando giocatori pronti a entrare in un progetto tecnico molto esigente, fisico, verticale, di quelli in cui non basta avere talento se poi non reggi ritmo e duelli.

Con Gasperini serve gamba, coraggio, capacità di giocare in avanti. E la Roma, secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, avrebbe già visionato un profilo che in Argentina sta attirando parecchia attenzione: Lautaro Rivero, difensore del River Plate.

Primi contatti e offerta da 20 milioni

La Roma avrebbe avviato i primi contatti con il club argentino e sarebbe pronta a mettere sul tavolo una proposta da 20 milioni di euro. Una cifra pesante, soprattutto per un giocatore ancora da inserire nel calcio europeo, ma non fuori scala se il club giallorosso lo considera davvero adatto alla nuova idea tecnica.

Rivero sarebbe stato seguito con attenzione proprio perché potrebbe rispondere a quelle caratteristiche che Gasperini chiede ai suoi difensori: aggressività, personalità nell’uno contro uno, disponibilità ad accettare campo alle spalle.

Andare su un profilo del River Plate, con contatti già avviati e una cifra importante pronta, vorrebbe dire provare ad anticipare la concorrenza, senza restare incastrati nei soliti nomi riciclati ogni estate.

Non solo Rivero: spunta anche Bernabei

La stessa fonte riferisce che i giallorossi seguirebbero anche Alexandro Bernabei, laterale dell’Internacional. Altro nome sudamericano, altro profilo da valutare con attenzione, perché sulle fasce Gasperini costruisce buona parte del suo calcio e lì servono giocatori capaci di correre, spingere, rientrare e ripartire senza perdere lucidità.

La Roma sembra aver acceso il radar molto lontano dall’Italia, ma tra guardare un giocatore e portarlo davvero a Trigoria c’è sempre in mezzo quella terra complicata fatta di richieste, commissioni e tempi giusti.

Di Francesco: «Sorrido perché ho fatto vedere i calci d’inizio della Juventus 2-3 volte e poi prendi gol dopo 12 secondi…»

Di Francesco svela: «Sorrido perché ho fatto vedere i calci d’inizio della Juventus 2-3 volte e poi prendi gol dopo 12 secondi…». Le parole

C’è più di un velo di amarezza nelle parole di Eusebio Di Francesco ai microfoni di Dazn dopo la sconfitta per 1‑0 contro la Juventus. Il tecnico del Lecce ha analizzato una gara intensa e decisa da un episodio, lasciando trasparire la delusione per un risultato che pesa enormemente nella corsa salvezza.

Il ko, infatti, offre alla Cremonese – diretta concorrente dei salentini – l’opportunità di riportarsi a ‑1 in caso di successo nel prossimo impegno contro il Pisa. Un dettaglio che rende ancora più amaro il post‑gara e che Di Francesco non ha nascosto nelle sue considerazioni. Le sue parole:

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PAROLE – «Sorrido perché ho fatto vedere i calci d’inizio della Juventus 2-3 volte e dicevo ‘siamo pronti a difendere in maniera cattiva’. E poi prendi gol dopo 12 secondi. Contro una squadra dalla qualità altissima, la partita è andata in una certa direzione, ci siamo rimasti dentro, abbiamo creato certe occasioni».

ERRORI – «Questa squadra però ha un DNA di un certo tipo, sa di poter competere con tutti con certe caratteristiche. Poi potevamo essere più lucidi nei cross, ci avrebbe fatto sicuramente bene. In 2-3 occasioni la palla gliel’abbiamo data noi, potevamo essere più bravi tecnicamente».

OCCASIONI – «Fare un gol a un quarto d’ora dalla fine ti può portare anche a farne un altro poi. Ovviamente dall’altra parte c’era una qualità superiore, poi noi con qualche errorino in palleggio gli abbiamo facilitato le cose. Cheddira è stato sfortunato invece, gran parata da Di Gregorio. Ma il pareggio nel finale ti avrebbe riportato compattezza. Ma a me sarebbe bastato che entrasse. Giocarsi la salvezza a Sassuolo? Chiunque capita. Sassuolo per me è qualcosa di importante, ma spetta sempre a noi fare qualcosina di più nel finale. Sarà determinante, poi si guarderà cosa faranno gli altri».

Spalletti: «Vlahovic? La società ha tentato di avere un contratto del genere e farà un nuovo tentativo»

Spalletti: «Vlahovic? La società ha tentato di avere un contratto del genere e farà un nuovo tentativo». Le sue dichiarazioni

Nel post‑partita di Lecce‑Juventus, Luciano Spalletti si è presentato ai microfoni di Dazn per analizzare la prestazione dei bianconeri e commentare i momenti chiave della sfida. L’allenatore ha offerto le sue considerazioni a caldo, soffermandosi sulle scelte tecniche e sull’atteggiamento mostrato dalla squadra.

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PARTITA NON CHIUSA – «Questo non è un problemino. Per vincere le partite dobbiamo fare gol. Le intenzioni devono essere quelle. Ogni tanto si va a giocare per levarcela dai piedi e non per creare una superiorità. Stasera, come altre volte, si passa dei periodi di partita dominanti e poi dei down di superficialità che non si possono concedere. Se il livello è quello di mettere in discussione sfide simili allora c’è qualcosa che abbiamo sbagliato. Noi dobbiamo vincere le partite e non sperare di vincerePoi noi abbiamo avuto Vlahovic impattante e che ha una faccia di ca**o».

SERVONO PIU’ FACCE DI CA**O – «Assolutamente sì. Se si fanno cose con troppa leggerezza si sbaglia. Noi non riusciamo ad essere costante per un periodo. Noi giochiamo la palla non per determinate, ma per toglierla dai piedi. Noi dobbiamo andare a vincere le partiteNella vita non si può avere tutto semplice. C’è una strada da percorrere, ci possono essere ostacoli e devi essere bravo a fare spallate e se ti capitano due gol devi farli».

VLAHOVIC – «E’ chiaro che deve rientrare dentro i parametri. La società ha tentato di avere un contratto del genere e farà un nuovo tentativo. E’ chiaro che lui ha la qualità che ci vuole anche per dare delle spallate».

Vlahovic sul suo futuro alla Juventus: «Ultime due partite con la Juve? Non lo so, vediamo…»

Vlahovic sul futuro in bianconero: «Ultime due partite con la Juve? Non lo so, vediamo…». Le sue dichiarazioni nel post gara

Nel post‑partita di Lecce‑Juventus, Dusan Vlahovic si è presentato ai microfoni di Dazn per commentare la prestazione e analizzare i momenti chiave della gara. L’attaccante serbo ha offerto le sue sensazioni a caldo, soffermandosi sia sull’andamento del match sia sul contributo personale.

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RECORD JUVE – «Fa piacere. L’importante è che ho fatto gol e abbiamo vinto. Ora andiamo ad affrontare queste ultime due partite sapendo qual è il nostro obiettivo. Potevamo fare qualcosa in più, essere più cinici. E’ andata bene oggi, ma dobbiamo alzare l’asticella e andare più forte».

GOL ANNULLATI – «Un po’ sfortunato. Sul secondo gol non so come sono le regole. Quella cosa è da spiegare. Comunque l’importante è che abbiamo vinto e andiamo avanti».

SPALLETTI – «Sento tantissimo la fiducia del mister. Lo ringrazio e cercherò di fare il massimo in queste ultime due partite».

ULTIME DUE PARTITE CON LA JUVE? – «Non lo so, vediamo».

Dossena non ci sta: «Essere accusato di razzismo mi rattrista e ferisce. È un’accusa molto pesante»

Dossena si difende: «Essere accusato di razzismo mi rattrista e ferisce. È un’accusa molto pesante». Le sue parole

Tensione alta nel post‑partita di Cagliari‑Udinese, conclusa 0‑2, dopo le accuse lanciate dall’attaccante bianconero Keinan Davis, che avrebbe segnalato all’arbitro presunti insulti razzisti ricevuti in campo dal difensore rossoblù Alberto Dossena. Le segnalazioni hanno immediatamente acceso il dibattito, aggiungendo un’ombra pesante alla serata della Unipol Domus.

Proprio Dossena, chiamato in causa direttamente, ha scelto di difendersi pubblicamente. Attraverso un messaggio diffuso sui social, il centrale del Cagliari ha respinto con decisione ogni accusa, affidando a Instagram la sua versione dei fatti e ribadendo la totale estraneità a comportamenti discriminatori. Il caso resta ora al centro dell’attenzione, in attesa di eventuali approfondimenti da parte degli organi competenti.

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PAROLE – «Essere accusato di razzismo mi rattrista e ferisce. È un’accusa molto pesante, mai mi passerebbe per la testa di rivolgermi ad un’altra persona, un collega, con un insulto di quel tipo. È la prima volta che mi capita una situazione del genere nella quale mi devo difendere da un’accusa infamante. Un comportamento del genere è quanto di più lontano dalla mia cultura ed educazione».

Pagelle Lecce Juve: Vlahovic decisivo! Conceicao e Cambiaso top, male Tiago Gabriel – I VOTI

Pagelle Lecce Juve: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la 36ª giornata di Serie A 2025/26

Pagelle Lecce Juve: i voti e i giudizi ai protagonisti del match, valido per la 36ª giornata di Serie A 2025/26

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

I VOTI

LECCEFalcone 6,5; Veiga 5,5 (70′ Helgason 6), Siebert 6, Tiago Gabriel 5, Gallo 5,5; Coulibaly 5,5, Ramadani 5, Ngom 5,5 (62′ Jean 6); Pierotti 5,5, Cheddira 5 (75′ Camarda sv), Banda 5,5 (75′ N’Dri 6).

JUVENTUS – Di Gregorio 6,5; Kalulu 6,5, Gatti 6, Kelly 6, Cambiaso 7 (83′ David sv); Locatelli 6, Koopmeiners 6; Conceicao 7 (83′ Zhegrova sv), McKennie 6,5 (86′ Gatti sv), Yildiz 6 (83′ Boga sv); Vlahovic 7 (76′ Holm sv).

Moviola Lecce Juve: gli episodi dubbi del match diretto da Colombo! Cos’è successo nella sfida di Serie A

Moviola Lecce Juve: gli episodi dubbi del match diretto da Colombo, valido per la 36ª giornata di Serie A 2025/26

L’episodio chiave della moviola del match Juve Verona, valido per la 36ª giornata della Serie A 2025/26. Dirige la sfida l’arbitro Colombo.

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LA MOVIOLA

La sfida tra Lecce e Juventus, anticipo serale della 36ª giornata di Serie A, ha offerto diversi episodi da moviola sotto la direzione di Andrea Colombo della sezione di Como, alla sua quindicesima designazione stagionale. Il match, equilibrato e intenso, è stato segnato soprattutto da due interventi del VAR che hanno inciso sul punteggio finale, richiamando l’attenzione su alcune situazioni di fuorigioco millimetrico.

Il caso più rilevante riguarda la doppia rete annullata alla Juventus nel secondo tempo. Al 48’, Dusan Vlahovic si trova in posizione irregolare dopo una doppia respinta di Falcone, vanificando il possibile raddoppio. Stesso epilogo al 59’, quando il gol di Pierre Kalulu viene cancellato perché il serbo, ancora oltre la linea difensiva, interferisce nell’azione. In entrambe le circostanze, Colombo e il VAR hanno confermato l’offside, lasciando invariato il risultato e alimentando il dibattito arbitrale del post‑gara.

Il Torino mette le ali: il colpo di testa è il marchio di fabbrica di D’Aversa

Con 7 reti complessive tra Serie A e Coppa Italia, i granata dominano i cieli: da Casadei a Simeone, ecco come il Torino scardina le difese avversarie

Torino-Sassuolo 2-1: il verdetto finale di ieri sera è stato determinato dai colpi di testa di Simeone e Pedersen, che hanno permesso di ribaltare il vantaggio di Thorstvedt. Confermano la qualità granata sui colpi di testa. E il primo aspetto interessante è la varietà dei protagonisti. Non c’è un solo “torre” di riferimento, ma una cooperativa che coinvolge attaccanti, trequartisti e persino esterni:

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  • Cesare Casadei: Il giovane talento si conferma micidiale negli inserimenti, con due reti (contro Udinese e Fiorentina) che ne sottolineano il tempismo e la capacità di colpire sia in elevazione che in tuffo.
  • Giovanni Simeone: fondamentale la sua capacità di trovare l’angolino, come dimostrato nella sfida inaugurale contro il Pisa e nell’ultima contro il Sassuolo. Il suo è un lavoro di nuca e precisione.
  • I giganti e gli inserimenti: la potenza di Zapata (gol alla Lazio) e l’opportunismo di Kulenovic e Pedersen completano un pacchetto offensivo che toglie ogni punto di riferimento ai difensori avversari.

Cross e traiettorie: il segreto dei rifinitori

Nessun colpo di testa vincente esiste senza un cross di qualità. Il Torino ha dimostrato di saper crossare in modi differenti per attivare i propri saltatori:

  1. Cross dalla trequarti: i palloni spioventi di Ilkhan ed Ebosse sono stati letali per le difese schierate, permettendo agli attaccanti di arrivare in corsa e sfruttare l’inerzia del movimento.
  2. Sviluppi dalle fasce: le sovrapposizioni di Lazaro, Pedersen e Obrador garantiscono palle tese o morbide che spesso, complice qualche deviazione che manda fuori tempo i portieri, diventano inviti irrinunciabili per chi segue l’azione.

Il cinismo sotto porta e la porta vuota

L’ultimo gol di Pedersen contro il Sassuolo rappresenta l’evoluzione del gioco aereo granata: non solo stacchi imperiosi, ma anche sponde e deviazioni intelligenti. L’assist di Zapata per il norvegese mostra una squadra che sa occupare l’area con molti uomini, pronta a ribadire in rete anche i palloni più sporchi o deviati.

Conclusione: un’arma letale per il finale di stagione

Sette gol di testa sono un bottino pesante che certifica il Torino come una delle squadre più pericolose della Serie A sulle palle alte. In vista delle ultime giornate, questa capacità di trovare la via della rete “per vie aeree” potrebbe essere la chiave per risolvere partite bloccate e scalare posizioni della classifica. La Juve – derby all’ultima giornata – è avvertita…

Frosinone, il ritorno in Serie A: la scalata dei ragazzi di Alvini

Da “sorpresa” a certezza: l’analisi dei momenti chiave di una promozione costruita sulla serenità, il talento di Kvernadze e i gol di Raimondo

Il verdetto finale recita 81 punti e una promozione diretta che sa di capolavoro tattico e gestionale. Il Frosinone di Max Alvini torna nel massimo campionato dopo una stagione vissuta costantemente nelle zone altissime della classifica, chiudendo al secondo posto dietro al Venezia schiacciasassi.

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La spinta iniziale e il fattore Ghedjemis

Il percorso dei ciociari è iniziato con segnali incoraggianti già alla 2ª giornata contro il Palermo, dove, nonostante lo 0-0, le trame sulle fasce di Koutsoupias e l’estro di Ghedjemis avevano mostrato una squadra pronta al salto di categoria. La vera svolta offensiva è arrivata però alla 6ª giornata nel 3-1 contro il Cesena: protagonista assoluto Antonio Raimondo. Il centravanti scuola Bologna si è sbloccato con una doppietta rapace, dimostrando che il Frosinone aveva finalmente trovato il terminale capace di capitalizzare il gioco di Alvini.

La striscia record e il primato di Kvernadze

Uno dei momenti spartiacque della stagione è stata la vittoria alla 15ª giornata contro la Juve Stabia. La doppietta di Kvernadze non ha solo regalato il primato solitario a quota 31 punti, ma ha certificato la crescita di un talento diventato poi l’uomo della provvidenza. Alvini ha costruito un fortino basato sulla “serenità”, capace di infilare 13 risultati utili consecutivi. Alla 21ª giornata, dopo l’1-0 alla Reggiana, il tecnico dichiarava quasi con scaramanzia: «Quota 45 significa salvezza», ma la realtà parlava già di una squadra in fuga per la A.

Lo sprint finale: l’ultimo scoglio superato

Non sono mancati i momenti di sofferenza, come il sorpasso subito dal Venezia a metà campionato, ma la forza mentale del gruppo è emersa nei duelli diretti. Il pareggio per 2-2 a Monza (20ª giornata) e la capacità di restare in scia ai lagunari hanno preparato il terreno per il gran finale. La certezza aritmetica è arrivata alla 38ª giornata con un fragoroso 5-0 al Mantova: le firme di Calò, Ghedjemis, Raimondo e Koutsoupias hanno messo il sigillo su una stagione trionfale.

Corona boom: «Mezza squadra del Napoli odia Conte, creato un sistema dittatoriale!»

Corona boom: «Mezza squadra del Napoli odia Conte, creato un sistema dittatoriale!». L’anticipazione dell’ex re dei paparazzi

Fabrizio Corona ha annunciato a Fanpage una nuova puntata di Falsissimo dedicata ad Antonio Conte e al Napoli. Secondo le sue anticipazioni, il contenuto riguarderebbe presunte tensioni interne allo spogliatoio azzurro e metodi di gestione molto discussi. La puntata è prevista per il 18 maggio.

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PAROLE – «I calciatori del Napoli sono arrivati a determinati livelli perché è stato fatto qualcosa di grave. Parliamo di un gruppo di giocatori. All’interno del Napoli non ne parla nessuno, perché è impossibile parlarne. Riguarda Antonio Conte. Ha creato un sistema dittatoriale, obbliga i calciatori a comportarsi in certi modi.

I sistemi di allenamento sono fuori dal comune. Ci sono state delle rivolte e mezza squadra lo odia. Queste rivolte hanno portato un’azione clamorosa. Una roba che se non finisce in prima pagina dei quotidiani, vuol dire che l’informazione non esiste più. Questa puntata uscirà il 18 maggio».

Razzismo in Cagliari Udinese, il doppio comunicato dei due club: «Solidarietà a Davis, oggetto di vergognosi insulti». La risposta: «Quanto accaduto in campo è stato chiarito»

Razzismo in Cagliari Udinese, il doppio comunicato dei due club: i friulani accusano di aver ricevuto insulti nei confronti di Davis

La polemica per il presunto episodio di razzismo avvenuto in Cagliari Udinese non si placa. Dopo i messaggi social di alcuni dei diretti interessati, tra cui Davis, Zaniolo e Dossena, anche le due società sono intervenute sulla questione con due comunicati ufficiali.

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IL COMUNICATO DELL’UDINESE – «Udinese Calcio esprime massima solidarietà e pieno supporto a Keinan Davis oggetto di vergognosi insulti razzisti da parte di un calciatore della squadra avversaria nel corso della partita di questo pomeriggio.
Il Club ribadisce la ferma condanna di simili atti deplorevoli che danneggiano gravemente l’immagine e i valori dello sport che amiamo.
Udinese Calcio tutelerà Keinan in tutte le sedi ed auspica una rapida definizione dell’accaduto da parte degli organi di giustizia sportiva in cui nutre piena fiducia
».

IL COMUNICATO DEL CAGLIARI – «Cagliari Calcio apprende con sorpresa e profondo disappunto il comunicato diffuso da Udinese Calcio al termine della gara odierna. Il Club ribadisce con assoluta fermezza che i propri valori, la propria storia e la propria cultura sportiva non lasciano spazio ad alcuna forma di discriminazione, razzismo o violenza, sia essa verbale o fisica. Ogni comportamento contrario al rispetto della persona e ai principi dello sport merita sempre la più netta condanna. Quanto accaduto in campo è stato chiarito a fine gara nel pieno rispetto della verità dei fatti non avendo il presunto episodio trovato alcun riscontro obiettivo».

Zaniolo al veleno dopo Cagliari Udinese: «Il collega che attaccato i miei figli e Davis per il colore della pelle dovrebbe vergognarsi!»

Zaniolo al veleno dopo Cagliari Udinese: «Il collega che attaccato i miei figli e Davis per il colore della pelle…». Lo sfogo social

Proseguono le polemiche dopo Cagliari Udinese, gara segnata da un finale molto acceso. Nei minuti conclusivi del match si sono verificati momenti di forte tensione in campo, con alcune mini risse tra i calciatori delle due squadre. A rendere ancora più delicato il post partita sono state le accuse arrivate dall’ambiente friulano, relative a presunti insulti razzisti rivolti a Keinan Davis, attaccante dell’Udinese.

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Sui propri canali social è intervenuto anche Nicolò Zaniolo, centrocampista offensivo bianconero, che ha pubblicato un messaggio molto duro. Il giocatore ha denunciato offese rivolte ai suoi figli e al compagno per il colore della pelle.

IL MESSAGGIO – «Il collega (se si può chiamare tale) che oggi si è permesso di insultare i miei figli, e insultare il mio compagno per il colore della sua pelle dovrebbe vergognarsi e non calcare più i campi di calcio».

Di Francesco prima di Lecce Juve: «Cheddira deve fare reparto da solo, loro cercheranno di dominare la partita, noi proveremo a controbattere»

L’allenatore del Lecce, Eusebio Di Francesco, ha voluto dire la sua poco prima del calcio d’inizio del match contro la Juventus

Intervenuto nel corso del prepartita di Lecce Juventus, il tecnico dei salentini, Eusebio Di Francesco, ha presentato così la sfida del 36° turno di Serie A 2025/26. Le sue parole a Dazn.

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PARTITA – «Conosciamo il loro potenziale. Hanno cambiato un paio di elementi, ma il modo di pensare sarà lo stesso. Credo che vedremo una Juve cercare di dominare la partita e noi proveremo a controbattere nel modo migliore».

CHEDDIRA – «Sì, deve fare reparto da solo, ma essere supportato da centrocampisti ed esterni. In una squadra come la Juve dovremo essere bravi ad accompagnarlo. Nel calcio moderno tutti devono partecipare sia in fase offensiva che difensiva e l’attaccante deve fare il primo difensore».

BANDA – «Sarà Kalulu il suo avversario diretto rispetto a McKennie. E’ ovvio che deve sfruttare al meglio le sue qualità consapevole che lui può essere pericoloso più partendo dalla linea che venendo all’interno».

Spalletti pre Lecce Juve: «Bisogna andare in profondità e Vlahovic lo sa fare. Lotta Champions? La strada è quella»

Spalletti pre Lecce Juve: «Bisogna andare in profondità e Vlahovic lo sa fare. Lotta Champions? La strada è quella». Le sue parole

Intervenuto nel corso del prepartita di Lecce Juventus, il tecnico dei bianconeri, Luciano Spalletti, ha presentato così la sfida del 36° turno di Serie A 2025/26. Le sue parole a Dazn.

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LOTTA CHAMPIONS – «Prima c’erano alternative, ora non più. La strada è quella: noi dobbiamo cercare di vincere questa partita. Se sei della Juve non puoi gestire la pressione, ma la devi saper utilizzare. Per forza, come ha detto anche Elkann, quello che deve essere il futuro è la costruzione di una squadra solida, di un progetto serio e vero fatto di crescita. Di riconoscere professionalità di saper stare a questo livello. I nostri tifosi, anche ieri sera, sono sempre qui a sostenerci e noi dobbiamo restituire la fiducia e la responsabilità che ci hanno dato. A me hanno dato una bellissima responsabilità con questo contratto».

VLAHOVIC – «A Dusan gli si chiede un po’ tutte le cose. Per cui quando il Lecce ci verrà a pressare forte bisognerà andare ad appoggiarsi. Il Lecce è allenato bene, Di Francesco è un allenatore di qualità. Ci saranno momenti in cui bisognerà andare in profondità. Però Dusan lo sa fare».

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