Pagina 733 – Calcio News 24

Vlahovic Milan, la strategia dei rossoneri: ecco il piano di Tare che fa preoccupare la Juve e Comolli accelera per un altro attaccante…

Vlahovic al Milan: ecco la strategia del direttore sportivo rossonero Igli Tare. Intanto Comolli al lavoro per un’altra punta

Un gioco di attesa, una partita a scacchi dove il tempo è l’alleato del compratore e il nemico del venditore. Come riporta oggi Tuttosport, il futuro di Dušan Vlahović è un “Cubo di Dusan” che la Juventus deve risolvere al più presto, ma che il Milan ha tutto l’interesse a lasciare ingarbugliato. L’attaccante serbo, con il suo contratto faraonico da 12 milioni lordi in scadenza tra undici mesi, rappresenta un fardello economico che rischia di bloccare il mercato in entrata dei bianconeri. E i rossoneri, in pole position, lo sanno bene: più i giorni passano, più il prezzo del cartellino scende.

La strategia del Milan, orchestrata dal DS Igli Tare, è chiara: attendere i “saldi” di fine mercato. Il club rossonero ha altre priorità e l’acquisto della punta sarà l’ultimo tassello. Questa tattica attendista mira a mettere la Juventus con le spalle al muro verso la fine di agosto, quando la necessità di cedere il serbo per non perderlo a zero diventerà impellente. L’intesa con il giocatore, che gradirebbe ritrovare Allegri, non è un problema insormontabile, ma lo è il suo ingaggio. Il Milan ha un tetto salariale fissato ai 7 milioni di Leão e, per colmare la differenza, chiederà alla stessa Juventus un contributo. Un incastro complesso, che i rossoneri hanno tutto il tempo di studiare, lasciando “rosolare” la dirigenza bianconera.

Nel frattempo, la Juventus non sta a guardare e lavora al suo “piano A” per l’attacco da affiancare a Jonathan David: il ritorno di Randal Kolo Muani. Secondo Tuttosport, sono previsti per oggi nuovi contatti con il PSG per provare a sbloccare l’operazione sulla base di un prestito con obbligo di riscatto condizionato. Anche qui, però, il tempo è un fattore: la trattativa è snervante e c’è il rischio costante che un club di Premier League si inserisca con un’offerta cash da 40-45 milioni, facendo saltare il banco. Un doppio intrigo che tiene in sospeso il mercato di due big della nostra Serie A.

Pinamonti rilancia: gol, voglia di Europa e un futuro ancora tutto da scrivere

Il futuro di Pinamonti è un rebus: l’attaccante dopo tante squadre diverse ora vuole una piazza che gli possa garantire di giocare in Europa

Un centravanti ha un solo modo per parlare: segnare. È ciò che sta facendo Andrea Pinamonti, che nel ritiro di Ronzone, a pochi chilometri dalla sua Cles, sta provando a riprendersi il Sassuolo a suon di gol. Rientrato dal prestito al Genoa, l’“Arciere di Cles” – soprannome che richiama l’esultanza alla Calaiò – ha già timbrato il cartellino nelle amichevoli estive: ha sbloccato le sfide contro il Real Vicenza (5-0), il Trento (3-0, con una splendida rovesciata) e anche contro il Bologna nel triangolare col Sudtirol (1-2).

I numeri parlano chiaro: 3 stagioni su 4 in doppia cifra in Serie A. A Genova ha segnato 10 gol e 1 assist in 36 presenze (più una rete in Coppa Italia); nella stagione 2022-23, con il Sassuolo, 11 reti e 2 assist, nonostante la retrocessione del club; e nell’Empoli 2021-22 ancora 13 gol e 2 assist.

Ma, come sottolinea il Corriere dello Sport, il futuro è un rebus. Pinamonti ha cambiato 6 squadre in 7 stagioni, rimanendo due anni consecutivi solo al Sassuolo, dove nella prima annata ha faticato ad ambientarsi. Oggi, a 26 anni, sogna un club che giochi in Europa, ma il suo cartellino costa 15 milioni, cifra richiesta dal Sassuolo e pari al riscatto non esercitato dal Genoa. A complicare tutto, c’è anche l’ingaggio importante: oltre 2 milioni netti a stagione fino al 2027 (secondo solo a Berardi nella rosa neroverde).

«Non so cosa mi aspetta per quest’anno, voglio superare i miei limiti, il mercato è ancora lungo», ha ammesso Pinamonti. Rientrato in Emilia, si è subito vociferato che fosse fuori dal progetto, ma Fabio Grosso lo sta valutando con attenzione. La società riflette, anche perché il reparto offensivo, con Mulattieri, Moro, Alvarez e Skjellerup, appare fragile senza un vero leader d’attacco.

La storia di Pinamonti, dunque, è tutt’altro che chiusa.

Il Bologna accelera per Leysen: trattativa avviata, occhi anche su Kaplan e Arrey-Mbi

Bologna, accellerata su Freddie Leysen, difensore dell’Union SG: per la dirigenza rossoblù è il preferito in caso di addio di Lucumì

Il Bologna stringe il cerchio attorno a Fedde Leysen, difensore classe 2003 dell’Union Saint Gilloise. Se fino a pochi giorni fa era solo un’idea, ora secondo il Corriere dello Sport è diventato un vero obiettivo di mercato. Il segnale è chiaro: Giovanni Sartori prima e un suo fidato collaboratore poi si sono mossi per osservarlo da vicino, direttamente allo stadio.

La strategia rossoblù è indipendente dal futuro di Jhon Lucumí, corteggiato dal Sunderland: che il colombiano resti o parta, un centrale mancino è necessario. Leysen, 191 cm d’altezza e già esperto nella difesa sia a 3 che a 4, è considerato un profilo pronto, in grado di fare da alternativa a Lucumí o eventualmente prenderne il posto.

Venerdì scorso, un osservatore del Bologna era ad Anversa per assistere al match tra Royal Antwerp e Union Saint Gilloise. Leysen ha chiuso la partita con 63 passaggi completati, 2 tackle, 2 falli e un’ammonizione, confermando le sue qualità. La trattativa è stata avviata, ma c’è distanza tra domanda e offerta: l’Union chiede oltre 10 milioni, il Bologna vuole restare sotto quella soglia. La volontà del giocatore, però, è chiara: sogna la Serie A.

Parallelamente, Sartori e Marco Di Vaio tengono vivi altri due nomi. Il primo è Bright Arrey-Mbi, tedesco classe 2003 in forza allo Sporting Braga. Il secondo è Ahmetcan Kaplan, centrale turco dell’Ajax già osservato da Sartori a Como.

In uscita, a centrocampo, Oussama El Azzouzi andrà all’Auxerre in prestito secco. Possibile addio anche per Michel Aebischer, cercato da Cagliari, Pisa, Cremonese e Sassuolo. Se lo svizzero partisse, il Bologna punterebbe su un nuovo innesto: il nome in cima alla lista è Lennon Miller, scozzese del 2006 che ha già disputato una stagione intera con il Motherwell. Valutazione: poco meno di 10 milioni.

Una domenica di dolore: il calcio piange per le tragedie di Verreth e Julio Sergio, che dicono addio ai loro figli

Una domenica di dolore per il calcio italiano e non solo, con tutto il mondo sportivo che si stringe attorno a Verreth e Julio Sergio e il doppio lutto che li ha colpiti

Il mondo del calcio italiano e non solo si è fermato ieri, colpito da due drammi familiari strazianti che hanno lasciato senza parole tifosi, giocatori e società. In una sola domenica, il dolore ha avvolto il Bari e la Roma, legando idealmente Matthias Verreth e Julio Sergio, due padri uniti dallo stesso insostenibile lutto.

A Roccaraso, durante il ritiro del Bari, il centrocampista belga Matthias Verreth ha ricevuto la notizia più terribile: la morte del suo bambino di 14 mesi, Elliott Charles, ricoverato da venerdì in Belgio a causa di un virus che sembrava lieve. Durante il pranzo con la squadra, il mondo di Verreth è crollato. Le sue urla, le lacrime e il gelo che ha pervaso i presenti hanno segnato un momento che nessuno dimenticherà.

Il presidente Luigi De Laurentiis ha immediatamente preso l’iniziativa, accompagnando il giocatore all’aeroporto di Fiumicino con la propria auto, per permettergli di raggiungere la famiglia a Bruxelles. Il Bari ha sospeso il ritiro e annullato l’amichevole prevista, stringendosi attorno al suo calciatore e alla sua giovane famiglia, devastata dalla perdita.

Contemporaneamente, un altro padre, Julio Sergio, ex portiere della Roma, ha annunciato la morte del figlio quindicenne Enzo, malato da tempo di tumore cerebrale. «È in pace, circondato da noi», aveva scritto poche ore prima, spiegando che il ragazzo era in coma irreversibile.

Il calore della Roma e dei suoi tifosi, che non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno a Enzo durante la malattia, si è riversato in messaggi di cordoglio, striscioni e abbracci social. Anche campioni come Totti, Buffon, Bonucci, De Rossi e Neymar avevano sostenuto la famiglia in questi anni di battaglia.

Due tragedie che vanno oltre il campo, che spogliano il calcio della sua dimensione spettacolare e lo rendono, nella sua umanità, vicino a chi soffre davvero. In questa domenica, i colori delle squadre si sono fatti grigi. Ma l’abbraccio del mondo sportivo è stato forte e sincero.

La Fiorentina offre un contratto record a Kean. Intanto Pioli aspetta un rinforzo a centrocampo

La Fiorentina offre un contratto record a Kean, ma il vero obiettivo di mercato è un altro… I viola blindano il loro bomber con un rinnovo plurimilionario. Intanto Pioli aspetta un rinforzo a centrocampo

Una tournée in Inghilterra per testare le ambizioni e definire il futuro. La Fiorentina di Stefano Pioli vola oggi oltremanica per dodici giorni di intenso lavoro al St George’s Park, la “Coverciano inglese”, un periodo che culminerà con tre amichevoli di lusso contro Leicester, Nottingham Forest e Manchester United. Questo viaggio non sarà solo un banco di prova fondamentale per valutare la crescita della squadra, ma anche un momento cruciale per il mercato, con il futuro di Moise Kean al centro di ogni discorso.

Proprio l’attaccante della Nazionale sarà l’osservato speciale. La sfida del 9 agosto all’Old Trafford contro il Manchester United, uno dei club che più lo ha seguito, assume un sapore particolare. Ma mentre le voci di mercato non si placano, la Fiorentina ha rotto gli indugi e, come riportato dalle ultime indiscrezioni, ha ufficialmente avviato le trattative per il rinnovo del suo contratto. Sul tavolo c’è una proposta importantissima: un prolungamento fino al 2029 o 2030, con un ingaggio quasi raddoppiato che supererebbe i 4 milioni di euro più bonus e una nuova clausola rescissoria, più alta di quella da 52 milioni appena scaduta. Un segnale forte della volontà del club di blindare il suo centravanti e costruirgli attorno la squadra del futuro.

Mentre si lavora al rinnovo di Kean, la tournée inglese sarà decisiva anche per le altre mosse di mercato. Pioli avrà modo di valutare i giocatori in bilico, come Sottil e Beltrán, e di definire le priorità in entrata. L’obiettivo numero uno resta un centrocampista di spessore. Il sogno, quasi impossibile per l’ingaggio da 14 milioni, è Franck Kessié, ma le piste più concrete portano a profili come Sohm del Parma, Nicolussi Caviglia del Venezia e Asllani dell’Inter. Test prestigiosi e strategie di mercato: in Inghilterra si decide la nuova Fiorentina.

Guendouzi, è lui il nuovo leader della Lazio di Sarri. Il centrocampista francese si è preso la squadra sulle spalle in un’estate difficile. Dal rigore calciato alla gestione dello spogliatoio

Lazio, Mateo Guendouzi è il leader della squadra: il suo spirito battagliero e la determinazione che mette sempre in campo è quello che Sarri chiede a tutta la squadra

In un’estate complessa, segnata da un mercato bloccato e da un necessario patto di stabilità interno, la Lazio di Maurizio Sarri ha trovato il suo leader. Non a parole, ma con i fatti. Mattéo Guendouzi, il “guerriero” francese, si è preso sulle spalle la squadra, incarnando alla perfezione lo spirito di sacrificio e la feroce determinazione richiesta dal tecnico per superare le difficoltà. È lui l’anima del gruppo, l’esempio da seguire, il giocatore che sta trasformando un momento di incertezza in un’opportunità per dimostrare il proprio valore, come sottolinea il Corriere dello Sport in una pagina a lui dedicata.

Il suo atteggiamento è un messaggio costante alla squadra e all’ambiente. Non fa distinzioni tra amichevoli e partite decisive: la sua carica agonistica è sempre al massimo. Contro l’Avellino, ha preteso e trasformato con freddezza il rigore del vantaggio, confermando una personalità già emersa in passato, come nei quarti di Europa League contro il Bodø/Glimt. In quella notte europea, oltre a una prestazione superlativa con tanto di assist, non nascose la sua rabbia per la «mancanza di coraggio» di alcuni compagni nel momento clou. Un leader vero, che non accetta cali di tensione, come quando a Frosinone ha interrotto l’intrattenimento dell’intervallo per chiedere di riprendere subito a giocare.

Questa mentalità, che sposa in pieno la richiesta dei tifosi biancocelesti («Ogni partita una battaglia, onorate sempre la nostra maglia»), lo ha reso un giocatore imprescindibile per Sarri. Mentre gli altri centrocampisti sono in ballottaggio, Guendouzi è l’unico con il posto da titolare assicurato. Non è solo una questione di temperamento: la sua applicazione, la sua conoscenza tattica e la sua dedizione totale alla causa lo rendono il perfetto interprete del credo “sarriano”. In un momento in cui la Lazio ha bisogno di certezze, il suo guerriero ha già alzato la bandiera, pronto a guidare la riscossa.

Lucescu, 80 anni e non sentirli: «Costruivamo dal basso quando nessuno sapeva cosa volesse dire. Penso al Mondiale. L’Inter? Arrivai nel momento sbagliato. E a Brescia…»

Le parole di Mircea Lucescu, ct della Romania che oggi compie 80 anni: dalla nazionale rumena ai suoi anni in Ucraina e in Italia

Un maestro senza tempo, un’icona del calcio che festeggia 80 anni lì dove ha sempre sognato di essere: in panchina. Mircea Lucescu è una leggenda vivente, un allenatore che ha attraversato epoche e frontiere, vincendo ovunque e lanciando centinaia di talenti. Dalla Romania alla Turchia, fino al ciclo d’oro in Ucraina con lo Shakhtar, la sua è stata una vita dedicata al calcio, con un legame speciale e mai dimenticato con l’Italia, dove ha lasciato un’impronta indelebile soprattutto a Brescia. Oggi, da commissario tecnico della sua Romania, si racconta in un’intervista esclusiva a Tuttosport, un viaggio tra ricordi, aneddoti e una passione che non conosce età.

IL TRAGUARDO DEGLI 80 ANNI – «In tranquillità. Non mi sento addosso questi 80 anni, vivo il momento con serenità e consapevolezza. Credo che nessun allenatore sia mai arrivato alla mia età ancora in panchina e guidando una Nazionale che sogna di andare ai Mondiali. Per fare festa oggi ho invitato a casa mia a Bucarest i giocatori di cinque generazioni. Quelli che giocavano con me e con cui abbiamo fatto i Mondiali del 1970, quelli che ho allenato con Hagi in prima fila. Voglio ringraziarli per come mi hanno aiutato a diventare quello che sono stato».

ITALIA NEL CUORE – «Ma certo, ci mancherebbe. Brescia resta la parentesi più bella. Con Anconetani a Pisa era andata male. Non riuscivamo a lavorare insieme. Corioni invece mi diede carta bianca. Giocavamo un calcio avveniristico, costruivamo dal basso quando nessuno sapeva cosa volesse dire. Adesso lo fanno tutti. Andammo subito in A, ma poi quel Brescia fu maltrattato dagli arbitri e a Corioni non fecero lo stadio come promesso. A Brescia feci esordire in serie A Pirlo quando non aveva ancora compiuto 16 anni».

IL CICLO D’ORO ALLO SHAKHTAR – «Abbiamo vinto in patria dove la squadra non aveva una tradizione e in Europa, ma abbiamo anche lanciato tanti calciatori che si sono poi affermati nei campionati più importanti: Fernandinho, Willian, Alex Teixeira, Fred, Douglas Costa, Mkhitaryan, Mudryk».

LA SFIDA CON LA ROMANIA – «Abbiamo iniziato male, perdendo con la Bosnia anche per colpa dell’arbitro. Non abbiamo più i talenti con i quali nel 1994 negli Usa avremmo anche potuto vincere il trofeo. Hagi, Raducioiu, Dumitrescu, Popescu non ci sono, ma vogliamo supplire con l’organizzazione e i romeni che giocano da voi mi stanno dando una grande mano».

L’ESPERIENZA ALL’INTER – «Sono arrivato al momento sbagliato, ma è stata colpa mia che ho accettato: mi avevano preso solo come traghettatore e girava già la notizia che a fine campionato sarebbe arrivato Lippi. Questo mi ha creato problemi coi calciatori che avevano il contratto in scadenza. Arrivai a dicembre e nelle prime cinque partite avevamo segnato una marea di gol, giocavamo un calcio eccezionale, ma prendevamo dei gol stupidi. Dopo la sconfitta con la Sampdoria decisi di dare le dimissioni per far capire ai giocatori che dovevano prendersi la responsabilità di quegli insuccessi, Moratti fu eccezionale e continuò lo stesso a pagarmi lo stipendio».

Como Ajax 3-0: la stampa estera celebra il lavoro di Fabregas per il suo calcio europeo, moderno e verticale

La stampa internazionale celebra la vittoria del Como contro l’Ajax: il 3-0 della squadra di Fabregas sui lanceri ha fatto il giro d’Europa

Un risultato che fa rumore, una vittoria che travalica i confini di una semplice amichevole estiva. Il 3-0 con cui il Como ha surclassato l’Ajax sta facendo il giro dei media internazionali, che analizzano con stupore e ammirazione la crescita esponenziale del club lariano. Se in Italia la squadra di Cesc Fàbregas non è più una sorpresa, all’estero questa netta affermazione contro uno dei club più blasonati d’Europa è vista come la consacrazione definitiva di un progetto ambizioso e innovativo.

La reazione più forte, come prevedibile, arriva dall’Olanda. Il quotidiano De Telegraaf parla di una “serata dolorosa” e di un Ajax “umiliato sul piano del gioco e dell’intensità“. L’analisi della testata olandese è impietosa: critica la fragilità difensiva dei Lancieri e la loro incapacità di reagire di fronte al pressing e all’organizzazione di un Como “sorprendentemente maturo e spietato“. Anche Voetbal International sottolinea come la squadra di Fàbregas abbia messo in mostra “un calcio europeo, moderno e verticale“, mettendo a nudo tutti i limiti attuali della squadra di Amsterdam.

Ma l’eco del successo comasco risuona anche nel resto d’Europa. In Francia, L’Équipe dedica un approfondimento all'”effetto Fàbregas“, elogiando la capacità del tecnico spagnolo di dare in pochissimo tempo un’identità di gioco chiara e coraggiosa a una squadra ricca di giovani talenti. L’analisi si concentra sulla prestazione collettiva, sottolineando come i nuovi acquisti, da Nicolás Kühn a Martin Baturina, sembrino già perfettamente integrati in un sistema che esalta la qualità e la velocità. In Spagna, invece, i media esaltano il “modello Como“, un progetto a forte influenza iberica che, con la sua visione e la sua potenza economica, sta diventando un esempio da studiare. La vittoria sull’Ajax, insomma, non è vista come un caso, ma come la conferma che sul lago sta nascendo una nuova, solida realtà del calcio europeo.

Premier League, dominio senza rivali: spesi 769 milioni solo per i 10 colpi top, possibile sfondare il tetto dei 2 miliardi

La Premier League continua a confermarsi il primo campionato europeo e lo dimostra anche sul mercato: quasi un miliardo speso per 10 colpi top

La Premier League continua a dominare incontrastata il mercato estivo, e lo fa con una forza economica senza pari. I 10 acquisti più costosi di questa sessione valgono complessivamente 769 milioni di euro: un’enormità che va dai 136 milioni spesi dal Liverpool per Florian Wirtz, nuovo record per il campionato inglese, ai 55,5 milioni investiti dall’Arsenal per Noni Madueke. E il mercato è tutt’altro che finito.

Il potere economico della Premier è fuori scala per il resto d’Europa. Il Liverpool ha già investito 333 milioni, cifra che lo rende il club più attivo d’Europa in questa finestra di mercato. Ma il traguardo è ancora più ambizioso: il record di 465 milioni spesi dal Chelsea nel 2023 è nel mirino, e potrebbe essere superato a breve.

Il segreto? I ricavi stratosferici, soprattutto dai diritti tv. Dal 2025-26 la Premier partirà con un nuovo contratto per i diritti nazionali da 7,7 miliardi di euro, e anche le neopromosse ne beneficiano. È il caso del Sunderland, che ha già speso 120 milioni di euro e cerca di riportare in Inghilterra Granit Xhaka, conteso anche da Inter e Milan.

Il fair play finanziario viene rispettato con creatività, ma senza dover rinunciare ai big. Alcuni club, come Aston Villa e Chelsea, hanno ceduto la squadra femminile o immobili di proprietà a società collegate per migliorare i conti. Tuttavia, nessuna big ha dovuto vendere i propri top player, segno di una sostenibilità inarrivabile per le altre leghe.

Ma oltre ai soldi, c’è il fascino. La Premier è diventata il sogno di ogni calciatore, ed è disposta a pagare più degli altri, soprattutto nei trasferimenti interni: un buon giocatore costa almeno 50 milioni. Intanto si preparano i prossimi affari: il Newcastle è vicino a Benjamin Sesko (70 milioni), e il Chelsea è pronto a chiudere per Xavi Simons a 60.

Il tetto dei 2 miliardi di spesa totale sarà superato anche quest’anno, consolidando la Premier come la vera regina del calcio mondiale.

Ricci: «Che feeling con Allegri: siamo entrambi toscani e ci capiamo bene. Leão? Non sa neanche lui quanto è forte. E sul Milan da bambino…»

Le parole di Samuele Ricci, centrocampista del Milan, dopo le prime settimane in rossonero agli ordini di Allegri

Ha preso in mano le chiavi del centrocampo del Milan con la personalità di un veterano. Samuele Ricci, arrivato dal Torino come il grande colpo estivo per la mediana, ha impiegato solo due amichevoli per conquistare tutti: Allegri lo loda, i compagni gli affidano ogni pallone e sui social è già scoppiata la “Ricci-mania“. Le sue prestazioni contro Arsenal e Liverpool hanno mostrato esattamente ciò che mancava alla squadra: un regista lucido, tecnico e capace di dettare i tempi, un metronomo in grado di dare equilibrio e solidità. Su La Gazzetta dello Sport, direttamente dalla tournée estiva, il giovane centrocampista toscano racconta il suo rapidissimo inserimento, il feeling speciale con Allegri e l’ambizione di riportare il Milan dove merita: in Champions League.

IL FEELING CON ALLEGRI – «Abbiamo un bel feeling: siamo entrambi toscani e ci capiamo abbastanza bene… (ride, ndr). A noi centrocampisti chiede di dare solidità: tecnicamente dobbiamo cercare di subire meno passaggi interni possibili e di giocare il pallone velocemente e in avanti perché conosciamo la qualità e la rapidità dei nostri esterni. Se li mettiamo in condizioni di far male, anche usando il cambio di gioco, è tutto più semplice».

IL BILANCIO DELLE PRIME SETTIMANE – «Ho trovato uno staff molto bravo, un clima disteso e compagni concentrati sul disputare una stagione importante. Non potevo chiedere di meglio».

LA SUA CRESCITA NELLA FASE DIFENSIVA – «La mia caratteristica principale è giocare la palla. So bene però che questo ruolo richiede una fase di non possesso importante e che devi posizionarti bene con il corpo per aiutare la squadra. È un aspetto che sto migliorando grazie al mister che mi corregge la posizione in ogni allenamento».

I CONSIGLI DI ALLEGRI – (sorride) «Lui ha giocato anche in quel ruolo e conosce tutti i segreti. Mi corregge e mi aiuta».

LA PRESTAZIONE COL LIVERPOOL – «La prestazione c’era stata anche con l’Arsenal, ma abbiamo avuto più difficoltà in fase di possesso perché non riuscivamo a sviluppare il gioco in verticale. A Hong Kong, invece, ci sono stati passi in avanti sotto questo punto di vista e abbiamo creato tante occasioni soprattutto in contropiede. Siamo stati concreti come ci chiede il mister».

SU RAFAEL LEÃO – «Sì, molto meglio come compagno. Sappiamo le qualità di Rafa, un giocatore che per noi può fare la differenza. Forse neppure lui sa quanto è forte e quanto talento ha. Se si mette a disposizione della squadra, è un valore aggiunto incredibile».

I COMPAGNI DI REPARTO LOFTUS E FOFANA – «Sono due di alto livello, completi, che sanno fare un po’ tutto. Averli al mio fianco rende le cose più semplici. Giocatori così in una squadra che punta in alto devono esserci».

IL TIFO DA BAMBINO – «Simpatizzavo per il Milan».

Wesley, atterraggio da star: Roma accoglie il suo nuovo gioiello brasiliano

Atterraggio da star per Wesley: il nuovo rinforzo della Roma è sbarcato ieri a Fiumicino, atteso da tantissimi tifosi giallorossi

Delirio a Fiumicino per l’arrivo di Wesley. Il rinforzo più atteso dell’estate della Roma è sbarcato ieri mattina nella Capitale, accolto da oltre cento tifosi entusiasti che hanno invaso il Terminal 3 dell’aeroporto Leonardo da Vinci. Cori, bandiere, applausi e selfie per il nuovo esterno della Roma, che ha già sostenuto le visite mediche e oggi attende solo l’ufficialità del trasferimento.

L’operazione è stata chiusa con un investimento importante: 25 milioni di euro più 5 di bonus al Flamengo, e un contratto da 2,3 milioni a stagione per cinque anni. Con questi numeri, Wesley è diventato il calciatore sudamericano più costoso nella storia della Roma, superando nomi come Alisson, Lamela, Marquinhos, Samuel e Gerson. Una trattativa lunga e non priva di ostacoli, considerando anche la complessità di negoziare con i club brasiliani, ma la dirigenza romanista ha saputo muoversi con diplomazia e determinazione.

Il giocatore ha espresso fin da subito la volontà di vestire la maglia della Roma, rifiutando altre offerte pur di arrivare all’Olimpico. Un colpo voluto fortemente anche da Gasperini, che lo aveva seguito già dai tempi dell’Atalanta.

L’impatto con la città è stato travolgente. Appena atterrato da Rio con il volo AZ673, Wesley è stato scortato fuori dal terminal tra un’ovazione generale. Un giovane tifoso di 16 anni è riuscito a farsi autografare la maglia, mentre un bambino ha quasi saltato sul minivan per una foto. Emozioni forti per il 21enne brasiliano, apparso stanco ma visibilmente colpito dall’affetto.

Prima dell’esordio a Trigoria, però, serve completare l’iter burocratico. Wesley volerà di nuovo in Brasile per ottenere il visto lavorativo e potrà allenarsi con la squadra solo da giovedì, una volta conclusa la pratica al consolato. Gasperini, intanto, lo attende per rafforzare una fascia destra ancora in costruzione. E Roma, già innamorata, aspetta di vederlo in campo con la maglia numero 2.

Weah, rottura con la Juve: l’OM resta la priorità, ma è muro sul prezzo e l’agente attacca Comolli

Weah, rottura con la Juve, l’agente dell’americano accusa Comolli, mentre la trattativa con il Marsiglia è ferma: ecco quanto balla tra le parti

Timothy Weah ha scelto l’Olympique Marsiglia. Il figlio d’arte vuole seguire le orme del padre George, e per questo ha ribadito al suo agente Badou Sambague la preferenza per il club francese. Con l’OM, l’esterno statunitense ha già un’intesa di massima: contratto fino al 2030 a 2,5 milioni a stagione. Ma tra Marsiglia e Juve è muro sulla valutazione.

La Juventus chiede 18-20 milioni, mentre il club francese si è fermato a 14-15 milioni, cifra che la stessa Juve aveva accettato col Nottingham Forest prima che Weah rifiutasse la destinazione inglese. Proprio per questo, da Marsiglia fanno sapere di non voler salire oltre quella cifra, considerata già “congrua”. Ma ora il caso rischia di esplodere.

Sambague è passato all’attacco, e in una dichiarazione a RMC Sport riportata da Tuttosport, ha criticato duramente una figura chiave della dirigenza juventina, senza mai nominarla direttamente:

«La Juve è un club fantastico. Il reparto sportivo è gestito da tre persone: due hanno classe, uno è ancora alla ricerca di se stesso. Due cercano soluzioni, uno crea problemi. Tim è sempre stato professionale, anche al Mondiale. Una persona ha rovinato il suo Mondiale e oggi pretende una fortuna per vendetta. Questo non è accettabile. La classe non si compra, ma è sempre stata parte della storia della Juventus. Una persona la sta minando».

Secondo il quotidiano torinese, il bersaglio sarebbe il dg bianconero Cristiano Giuntoli, ritenuto responsabile della valutazione troppo alta di Weah. La Juve, infatti, punta ancora a monetizzare al massimo e ha anche sondato la Premier League: una squadra di metà classifica inglese avrebbe messo sul piatto 20 milioni, ma Weah non è interessato.

Il giocatore è ormai fuori dai piani tecnici di Tudor, e la sua avventura bianconera è al capolinea. Ma senza uno sforzo del Marsiglia o una retromarcia juventina, la trattativa rischia di restare impantanata. E intanto, il clima si fa sempre più teso.

Inter, oggi si parte: doppie sedute, intensità prevenzione e dieta, ecco il programma di Chivu per i nerazzurri

Inter, oggi si parte con il ritiro alla Pinetina: doppie sedute, intensità prevenzione e dieta, ecco il programma di Chivu per i nerazzurri

Pronti, partenza, doppia fatica. Dopo i test atletici di rito, la preparazione dell’Inter entra nel vivo e Cristian Chivu ha già alzato l’asticella: da oggi cominciano le doppie sedute, al mattino e al pomeriggio, con ritmi serrati e lavori mirati, come riportato da La Gazzetta dello Sport. Una routine che diventerà regolare nel corso della prima settimana di ritiro e che rappresenta il biglietto da visita del nuovo corso nerazzurro.

Oggi alla Pinetina ci sarà anche un ospite d’eccezione: Rino Gattuso, ct azzurro, sarà spettatore interessato dei primi allenamenti a pieno regime. Il messaggio è chiaro: l’Inter deve partire forte. E per farlo, Chivu ha deciso di impostare un lavoro strutturato, intenso, e soprattutto prolungato.

La parola chiave del nuovo corso è intensità. Per affrontare la stagione con una squadra più offensiva, proiettata verso un tridente potenziato dalla ThuLa e dall’arrivo di Lookman, serviranno gambe forti, resistenza e brillantezza atletica. Le sedute dureranno più di un’ora e mezza, circa mezz’ora in più rispetto a quelle dell’era Inzaghi, e saranno precedute da sessioni di prevenzione in palestra, per limitare il rischio infortuni e migliorare la tenuta nei finali di stagione, vero tallone d’Achille del passato recente.

Anche la tecnologia sarà protagonista: intelligenza artificiale e analisi avanzate aiuteranno lo staff a monitorare lo stato fisico e personalizzare i carichi. Una rivoluzione silenziosa, ma concreta, che parte dalla preparazione prima ancora che dalla tattica.

Con l’arrivo del caldo, l’alimentazione e l’idratazione diventano centrali. I giocatori assumeranno liquidi prima, durante e dopo gli allenamenti, con una dieta studiata: frutta ricca d’acqua, verdure fresche, brodi freddi e piatti ricchi di elettroliti saranno alla base dei pasti, affiancati da bevande isotoniche e sali minerali per garantire recupero e prestazioni.

L’Inter di Chivu, dunque, riparte dal fisico per cambiare marcia. E lo fa con determinazione, metodo e una visione chiara: costruire una squadra aggressiva, continua e affamata.

Lucca, il Napoli ha un titolare in più: subito in gol su rigore dopo la polemica ad un Udine per un penalty

Lorenzo Lucca, primo gol dal dischetto con la maglia del Napoli su rigore: dopo la polemica di Udine con Conte è pronto al passo successivo

Lorenzo Lucca ha trovato il modo migliore per iniziare la sua avventura al Napoli: segnando. E lo ha fatto dal dischetto, proprio lui che un anno fa si era attirato critiche per essersi auto-proclamato rigorista all’Udinese, sfidando le gerarchie. Stavolta, invece, è andata diversamente: i tifosi invocavano De Bruyne, ma Lucca ha preso il pallone, lo ha sistemato e lo ha scaraventato in rete con sicurezza. Subito dopo, è arrivato l’abbraccio dello stesso De Bruyne, segnale forte di fiducia e stima. Un gesto che vale più di molte parole.

Secondo La Gazzetta dello Sport, il gigante azzurro si è già immerso con entusiasmo nella realtà partenopea, mostrando fame, sacrificio e corsa instancabile. In allenamento macina chilometri con passo lungo e potente, quasi da maratoneta. Napoli è il treno giusto per lui, e Lucca ne è consapevole: questa può essere la stagione della svolta, quella del salto definitivo nel grande calcio.

Antonio Conte lo ha voluto con forza, così come De Laurentiis e il ds Manna. Non come semplice riserva di Lukaku, ma come co-titolare, uno da cui aspettarsi gol e presenza dominante in area. “Sono felice per il primo gol, ma soprattutto per la vittoria — ha detto Lucca a Radio Crc —. Stiamo lavorando duramente, dobbiamo continuare a seguire il mister: ci dà tanta carica”.

L’ambiente napoletano lo ha conquistato fin da subito. “Napoli è sempre stata la mia prima scelta. Mi hanno accolto tutti benissimo, e ringrazio il mister, il presidente e il direttore per avermi voluto qui”. E tra i compagni, Lukaku è già diventato un mentore: “Gli chiedo tanti consigli, voglio imparare tutto da lui. È uno dei migliori centravanti della Serie A”.

Lucca ha le spalle larghe, e anche se è il terzo attaccante più costoso della storia del Napoli (dietro solo a Osimhen e Higuain), non mostra segni di pressione. Anzi, attacca la profondità con convinzione, un aspetto non scontato per uno della sua stazza. Il Napoli ci crede. E l’Italia pure: l’esplosione di Lucca può diventare una risorsa per tutti.

Allegri, partenza sprint: il nuovo Milan ha cambiato musica

Milan, si avvicina l’inizio della stagione dei rossoneri e Massimiliano Allegri è al lavoro, ma il punto iniziale è uno: bisogna partite subito forte

Massimiliano Allegri sapeva che doveva partire forte. Non tanto per una questione personale – dopo sei scudetti vinti non ha nulla da dimostrare – ma perché il Milan, dopo un 2024-25 deludente, aveva bisogno di una scossa immediata. Da quando è stato scelto per guidare il nuovo corso rossonero, l’allenatore livornese ha pianificato ogni dettaglio, sia sul piano tattico che mentale. E i segnali arrivati dalle amichevoli contro Arsenal e Liverpool fanno pensare che la musica, quest’anno, sarà diversa.

Il vero banco di prova si avvicina: il 17 agosto c’è l’esordio ufficiale in Coppa Italia contro il Bari. E per quella data, la squadra dovrà essere pronta. Allegri ha così deciso di iniziare il ritiro dei rossoneri il 7 luglio, anticipando la concorrenza: una settimana prima del Napoli, quasi tre su Inter e Juventus. Il messaggio è chiaro: Se si vuole colmare il gap, bisogna faticare di più. Con più tempo a disposizione, Max potrà anche gestire meglio i carichi atletici.

Ma dietro questa partenza anticipata ci sono anche ragioni tattiche. Allegri vuole trasmettere subito al gruppo i concetti del suo calcio. Il modulo base sarà il 4-3-3, ma già durante la tournée si sono viste soluzioni diverse, come una difesa a tre o a cinque in fase di non possesso. Un segnale evidente di discontinuità rispetto alla scorsa stagione.

Il lavoro sul campo è durissimo. Gli allenamenti sono intensi, e il nuovo staff – potenziato rispetto alla sua prima esperienza milanista – lavora su ogni dettaglio. Landucci, Dolcetti, Trombetta, Magnanelli, Corradi, Folletti e Filippi formano una squadra coesa che accompagna Allegri in ogni fase del lavoro quotidiano. I giocatori, racconta La Gazzetta dello Sport, escono stremati dagli allenamenti.

Nessun alibi, nemmeno sul mercato. Allegri non fa pressioni pubbliche: ha condiviso le mosse con la società, lasciando a Furlani e Tare il compito di completare la rosa. A lui interessa solo il campo. E lì, sta già lasciando il segno.

Le prime pagine sportive nazionali – 28 luglio

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Como da applausi: dominio sull’Ajax e trionfo nella Como Cup

Il Como conclude la prima edizione della Como Cup battendo l’Ajax in finale: 3-0 ai lanceri e ottimi segnali per Fabregas

Il Como conquista con autorità la Como Cup, chiudendo il torneo casalingo con una prestazione scintillante. 3-0 il risultato finale contro l’Ajax in una finale senza storia, dominata in lungo e in largo dai ragazzi terribili di Cesc Fabregas. Un successo che non solo porta a casa il primo trofeo stagionale, ma infonde anche fiducia in vista del ritiro di Marbella e del debutto ufficiale.

La serata si apre con il Como schierato in versione rivisitata rispetto alla sfida con l’Al-Ahli. Fabregas disegna una squadra giovane e offensiva: Perrone a dettare i tempi in regia, Baturina tra le linee, e un tridente di trequartisti formato da Diao, Nico Paz e Addai a supporto del centravanti Douvikas. Sugli esterni agiscono Alex Valle e Voivoda, con Kempf e Van der Brempt a protezione del portiere. L’Ajax risponde con Berghuis, Traoré ed Evardsen in attacco, mentre l’ex Inter Klaassen guida il centrocampo.

Il Como parte fortissimo, mettendo subito alle corde gli olandesi. Il palo colpito da Nico Paz è solo il preludio al gol che arriva al 26’, quando l’ex Real Madrid si guadagna e trasforma con freddezza un rigore dopo una grande azione personale. Il primo tempo si chiude con il Como padrone del campo, con l’Ajax incapace di creare pericoli reali.

Nella ripresa Fabregas cambia e i frutti si vedono subito: Jesus Rodriguez, appena entrato, strappa palla e serve a Baturina un pallone d’oro che il croato trasforma nel 2-0. Appena sessanta secondi più tardi, un’irresistibile accelerazione di Diao costringe Verschuren al fallo in area: dal dischetto Douvikas firma il 3-0 che chiude i giochi.

Nel finale spazio anche per Cutrone e Strefezza, mentre l’Ajax resta spettatore. Trofeo meritato per il Como, che dimostra solidità, qualità e un’identità già chiara. La stagione può cominciare sotto i migliori auspici.

COMO-AJAX 3-0

MARCATORI: 26’ Nico Paz rig., 46’ Baturina, 64’ Douvikas rig.

COMO (4-3-3): Butez; Vojvoda (66’ Goldaniga), Van der Brempt (66’ Smolcic), Kempf, Valle (66’ Engelhardt); Baturina (66’ Caqueret), Perrone (46′ Sergi Robero), Paz (66’ Da Cunha); Addai (46′ Kuhn), Douvikas, Diao (46′ Jesus Rodriguez). All. Fabregas.

AJAX (4-3-3): Pasveer; Regeer (46′ Jansen), Baas (46′ Bounida), Verschuren, Rosa (46′ Jetten); Klaassen (46′ Godts), Taylor (46′ Steur), Fitz Jim (22′ Mokio); Berghuis (46′ Brobbey), Bertrand Traoré, Edvardsen. All. Heitinga.

Juve, primo allenamento alla Continassa agli ordini di Tudor: presente anche il ct Gattuso

Juve, primo allenamento della nuova stagione agli ordini di Igor Tudor: alla Continassa presente anche il ct Gattuso

La Juve ha ufficialmente aperto la sua nuova stagione con la prima seduta collettiva alla Continassa sotto la guida di Igor Tudor. Dopo i giorni dedicati ai test individuali, il gruppo bianconero si è ritrovato in campo per il primo vero allenamento sul terreno di gioco, con l’obiettivo di iniziare al meglio il percorso verso l’annata 2025/26.

Tra i protagonisti della giornata anche Francisco Conceição, tornato a Torino dopo essere stato riscattato dal Porto per 32 milioni di euro. Il jolly offensivo portoghese, reduce da una buona stagione in prestito, si è aggregato ai compagni e ha svolto per la prima volta la seduta completa agli ordini del nuovo tecnico croato. Dinamismo, qualità e duttilità: sono queste le caratteristiche che Tudor spera di sfruttare al massimo nei prossimi test estivi.

Ma il pomeriggio alla Continassa ha riservato anche una visita speciale: a osservare da bordo campo c’era infatti Gennaro Gattuso, neo commissario tecnico della Nazionale italiana. Insieme a lui, il capo delegazione Gianluigi Buffon, oltre ai collaboratori Luigi Riccio e Leonardo Bonucci, tutti accolti calorosamente dallo staff e dai giocatori juventini. Un gesto simbolico e carico di significato, che rafforza il legame tra il club bianconero e la maglia azzurra.

Tra gli applausi e l’entusiasmo del pubblico presente, la Juventus ha quindi inaugurato ufficialmente la nuova stagione. Una stagione che si preannuncia intensa, tra cambiamenti, ambizioni e volti nuovi, con Tudor chiamato a ricostruire identità e competitività. E oggi, al primo giorno di scuola, la sensazione è che il gruppo sia già compatto e motivato.

L’Inghilterra femminile si riconferma: campione d’Europa per la seconda volta consecutiva

L’Inghilterra femminile si conferma il top del calcio europeo: battuta la Spagna in finale ai rigori e secondo titolo consecutivo

L’Inghilterra si conferma campione d’Europa nel calcio femminile, trionfando in una finale al cardiopalma contro la Spagna. La partita, molto combattuta, è terminata 1-1 dopo i tempi regolamentari e i supplementari, per poi essere decisa ai calci di rigore con la vittoria delle inglesi grazie al penalty decisivo trasformato da Kelly.

Nel corso della partita, la Spagna era passata in vantaggio al 25° minuto con un gol di Mariona Caldentey, abile a sfruttare un’occasione e portare le Furie Rosse in vantaggio. L’Inghilterra però non si è mai arresa e ha risposto nella ripresa con una rete di Alessia Russo, che ha fissato il punteggio sull’1-1. Nonostante gli sforzi di entrambe le squadre, neanche i due tempi supplementari sono riusciti a sbloccare la situazione, portando la sfida alla decisiva serie di calci di rigore.

La lotteria dal dischetto ha visto l’Inghilterra essere più precisa e fredda: le spagnole hanno sbagliato ben tre dei quattro rigori calciati, compromettendo così la loro possibilità di vittoria. Le inglesi, invece, hanno mostrato sangue freddo, capitalizzando al meglio le occasioni dal dischetto e portando a casa il titolo continentale.

Con questo successo, l’Inghilterra conquista per la seconda volta consecutiva il titolo di campione d’Europa, un risultato che nella storia del calcio femminile europeo era riuscito solo alla Germania. Questo trionfo conferma il ruolo delle Lionesses tra le squadre di vertice del panorama internazionale, dimostrando continuità e crescita.

Una vittoria che rappresenta non solo un successo sportivo, ma anche un’importante affermazione per il movimento calcistico femminile inglese, che continua a ottenere risultati prestigiosi e a crescere in popolarità e qualità a livello mondiale. Il cammino verso nuovi traguardi si fa sempre più concreto per le ragazze di coach Sarina Wiegman, pronte a difendere con orgoglio il titolo nel prossimo futuro.

Verona, 6 gol alla Virtus, si chiude con un successo il ritiro degli scaligeri

Verona, si chiude con una vittoria il ritiro degli scaligeri a Folgaria: battuti i “cugini” della Virtus Verona per 6-0

Si è concluso con un netto successo il ritiro dell’Hellas Verona a Folgaria, chiuso con un derby vibrante contro la Virtus Verona, squadra guidata da Gigi Fresco. Il match, valido come ultima amichevole precampionato, ha visto i gialloblù imporsi per 6-0, dimostrando buona condizione e intensità sotto la guida di mister Paolo Zanetti.

Assenti per infortunio Mosquera, alle prese con un’infiammazione all’adduttore, e Serdar, vittima di una botta in allenamento, così come Ghilardi, prossimo al trasferimento alla Roma. La fascia di capitano è andata al portiere Montipò, pienamente ristabilito dopo l’intervento alla mano e al debutto stagionale con la maglia dell’Hellas.

Il tecnico scaligero ha schierato un 3-4-2-1 offensivo con Montipò tra i pali, difesa composta da Nunez, Ebosse e Valentini; a centrocampo Tchatchoua, Niasse, Bernede e Frese; in avanti Suslov, Giovane e Sarr. La squadra ha iniziato subito forte, con il brasiliano Giovane protagonista: al 16 secondi sblocca il risultato su una disattenzione della Virtus e al 3’ raddoppia con un preciso tiro da fuori area. Al 21’ Frese chiude il primo tempo con il 3-0, sfruttando un assist dello stesso Giovane.

Nel secondo tempo Zanetti effettua una vera e propria girandola di cambi, facendo esordire numerosi nuovi innesti e affidando la fascia di capitano a Suslov. Il quarto gol arriva al 4’ con Livramento su assist di Suslov, mentre il resto della ripresa vede Ajayi e Vermesan siglare le reti del definitivo 6-0.

In tribuna erano presenti ospiti illustri: il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, la deputata Alessia Ambrosi, il Sindaco di Verona Damiano Tommasi, il Presidente di Veronafiere Federico Bricolo, insieme al Presidente esecutivo Italo Zanzi e al ds Sean Sogliano. Nutrita anche la presenza dell’ItalBasket guidata da coach Pozzecco.

HELLAS VERONA-VIRTUS VERONA 6-0

MARCATORI: 1’ e 3’ Giovane, 21’ Frese, 49’ Livramento, 78’ Ajayi, 90’ Vermesan.

PRIMO TEMPO HELLAS VERONA: Montipò, Frese, Ebosse, Valentini, Sarr (36’ st Livramento), Niasse, Giovane, Bernede, Suslov, Nunez, Tchatchoua
A disposizione: Perilli, Tonioli, Magro, Oyegoke, Calabrese, Agbonifo, Mitrovic, Vermesan, Fallou, Yellu, Slotsager, Kastanos, De Battisti, Szimionas, Charlys, Ajayi, Cisse
Allenatore: Paolo Zanetti

VIRTUS VERONA: Sibi, Cielo, Patanè, Gatti, Toffanin, Daffara, Amadio, Cuel, Fabbro, Zarpellon, Mastour
A disposizione: Alfonso, Peroni, Bassi, Chierusin, Devoti, Di Virgilio, Fanini, Filippi, Fiorin, Iaquinta, Lodovici, Mlkar, Odogwu, Ojeh, Passigato, Saiani, Sebastiani, Viviani, Fiori
Allenatore: Luigi Fresco

SECONDO TEMPO HELLAS VERONA: Perilli, Oyegoke, Calabrese, Livramento (78’ st Vermesan), Fallou, Yellu, Slotsager, Kastanos, De Battisti, Charlys, Ajayi (80’ st Cisse)
A disposizione: Toniolo, Magro, Agbonifo, Mitrovic, Szimionas
Allenatore: Paolo Zanetti

VIRTUS VERONA: Alfonso, Patanè (65’ st Devoti), Toffanin, Daffara (65’ st Passigato), Cuel (65’ st Fiorin), Fabbro (65’ st Ojeh), Bassi, Fanini, Filippi, Lodovici, Saiani
A disposizione: Peroni, Chierusin, Di Virgilio, Iaquinta, Mlkar, Odogwu, Sebastiani, Viviani, Fiori
Allenatore: Luigi Fresco

Lecce, battuto lo Spezia: a segno Krstovic e prima rete in giallorosso per Camarda

Lecce, vittoria in amichevole contro lo Spezia: a segno per i salentini Krstovic e primo gol anche per Camarda

Sesto giorno di ritiro per il Lecce, che continua a lavorare con intensità a Bressanone in vista della nuova stagione. La giornata si è articolata in due momenti distinti: al mattino spazio ad attivazioni a secco, esercitazioni tattiche e lavoro sulle palle inattive, mentre nel pomeriggio i giallorossi sono scesi in campo per affrontare lo Spezia in amichevole presso la Raiffeisen Arena.

La sfida, iniziata alle ore 18:00, si è conclusa con una vittoria per 2-1 per gli uomini di Di Francesco, che hanno mostrato buone trame di gioco e una condizione atletica in crescita. A sbloccare il risultato è stato Nikola Krstovic, pronto a ribadire in rete un pallone vagante in area al 7’. Il pareggio dello Spezia è arrivato al 25’, firmato da Vlahovic, ma nella ripresa ci ha pensato il giovane Camarda a riportare avanti il Lecce al 30’ con una conclusione precisa dopo un’azione manovrata.

Oltre al risultato, lo staff tecnico ha avuto modo di testare una lunga serie di giocatori, con numerose rotazioni tra primo e secondo tempo. In particolare, buoni segnali sono arrivati da Morente e Berisha, mentre Camarda ha confermato di essere in grande crescita.

Non hanno preso parte alla gara Pierotti, Pehlivanov, Maleh e Pérez, tutti impegnati in lavoro personalizzato. Proprio Pérez è rientrato nel gruppo nella tarda serata di ieri, dopo aver completato alcune pratiche burocratiche in Cile.

Mister Di Francesco ha concesso alla squadra una giornata di riposo per domani, prima di riprendere gli allenamenti martedì mattina presso il Centro Sportivo Laugen di Naz-Sciaves.

LECCE-SPEZIA 2-1

MARCATORI: 7’pt Krstovic (L), 25’pt Vlahovic (S), 30’st Camarda (L)

LECCE: Falcone (17’st Fruchtl), Gaspar, Baschirotto © (1’st Tiago Gabriel), Krstovic (1’st Camarda), Banda (1’st Morente), N’Dri (22’st Rafia), Helgason (1’st Berisha, 36’st Gorter), Veiga (17’st Kouassi), Ramadani (1’st Pierret), Gallo (31’st Addo), Kaba (1’st Coulibaly).
Allenatore: E. Di Francesco.
A disposizione: Samooja, Penev, Ubani, Kovac, Esposito.

SPEZIA: Sarr, Wisniewski (12’ Benvenuto), Esposito (34’st Bertoncini), Elia (34’st Cugnata), Nagy (34’st Lorenzelli), Vlahovic (1’st Verde), Di Serio (1’st Artistico), Aurelio (36’ Baldetti), Candelari (11’st Djankpata), Mateju (12’ Onofri), Hristov (1’st Candelari).
Allenatore: L. D’Angelo.
A disposizione: Mascardi, Crespi, Leonardo, Insignito, Lontani.

Arsenal, si ferma Calafiori: brutte notizie anche per la Nazionale? Le ultime

Arsenal, si fa male Calafiori in amichevole contro il Newcastle: ansia per i Gunners e anche per la nazionale italiana

Prosegue la preparazione estiva dell’Arsenal, che sogna di interrompere un digiuno lungo oltre vent’anni e tornare campione d’Inghilterra dopo i due secondi posti delle ultime stagioni. Nella cornice di Singapore, i Gunners hanno superato il Newcastle per 3-2 in un’amichevole combattuta, ma il successo ha avuto un retrogusto amaro.

Il Newcastle è partito forte e ha trovato il vantaggio al 6’ con Elanga, bravo a finalizzare una rapida transizione. L’Arsenal ha però reagito prontamente: al 21’ il pareggio di Mikel Merino, appena arrivato in maglia rossa, e al 38’ l’autorete di Alex Murphy hanno ribaltato il risultato. A inizio ripresa è arrivato il 2-2 dei Magpies con Jacob Murphy, fratello del difensore sfortunato nel primo tempo. Il gol decisivo lo ha firmato Martin Ødegaard su rigore all’84’.

Ma a tenere banco è soprattutto l’infortunio di Riccardo Calafiori, partito titolare al fianco di Saliba nel cuore della difesa. Al 49’, senza alcun contrasto, il centrale italiano si è fermato da solo, sedendosi a terra e indicando la panchina. Il giocatore ha lasciato il campo zoppicando, visibilmente contrariato, e si è diretto direttamente negli spogliatoi.

L’Arsenal non ha ancora comunicato l’entità del problema, ma l’apprensione è palpabile anche per le parole di Mikel Arteta: «Calafiori ha detto di aver sentito un piccolo fastidio, quindi non so quale sia la gravità del problema. Speriamo che non sia nulla di grave».

Un campanello d’allarme anche per la Nazionale italiana. Calafiori è diventato una pedina chiave nello scacchiere difensivo di Gennaro Gattuso, che dovrà affrontare a settembre due sfide decisive per la qualificazione ai Mondiali del 2026. Dopo le buone prestazioni a Euro 2024, il difensore ex Bologna sembrava destinato a una maglia da titolare: un suo stop rischierebbe di complicare ulteriormente il percorso degli Azzurri.

Pisa, si chiude il ritiro valdostano con una vittoria, ottime indicazioni per Gilardino

Pisa, si chiude il ritiro valdostano dei toscani: vittoria nell’ultima amichevole contro la Pro Vercelli: decide Piccinini

Buon test per il Pisa, che chiude il ritiro valdostano con una vittoria e segnali incoraggianti in vista del campionato. Il gol decisivo lo firma Piccinini al 39’, su azione di contropiede rifinita da un’ottima accelerazione di Lind, tra i più brillanti del primo tempo. La squadra di Gilardino conferma il modulo 3-4-2-1, provando soluzioni interessanti soprattutto a centrocampo, dove si segnala il giovane Akinsanmiro, partito titolare.

La Pro Vercelli approccia con intensità, pressando alto e mettendo in difficoltà i nerazzurri nei primi minuti. Ma il Pisa tiene botta, guadagna metri col passare del tempo e si rende pericoloso già nel primo tempo con Calabresi, Caracciolo e Lind.

Nel secondo tempo si cambia molto: Scuffet prende il posto di Semper tra i pali, entrano anche Denoon, Touré, Hojholt, Durmush, Moreo, Buffon e altri. I ritmi calano, ma non mancano le occasioni: Angori sfiora il raddoppio con un cross velenoso, mentre Tramoni, Touré e Buffon peccano in precisione sotto porta.

A Morgex finisce con un successo di misura, ma soprattutto con una squadra più consapevole, tonica e in crescita. Il ritiro si chiude positivamente, ora l’attenzione si sposta sugli ultimi test prima del debutto in Serie A.

PISA-PRO VERCELLI 1-0
MARCATORE: 39′ Piccinini

PISA: Semper (1′ st Scuffet); Calabresi, Caracciolo, Canestrelli; Piccinini, Marin, Akinsanmiro; Angori; Tramoni, Maucci; Lind.
Nel secondo tempo (13′) dentro: Denoon, Sapola, Lusuardi, Touré, Hojholt, Maucci, Durmush, Moreo, Meister, Buffon.
A disp.: Mbambi, Nicolas, Bonfanti.
All. Gilardino

PRO VERCELLI: Passador; Piran, Carosso, Clemente; Akpa Akpro, Iotti, Ronchi, A. Sow; Rutigliano, Comi.
Nel secondo tempo in campo: Lancellotti, Pino, Marchetti, Anton, Nikolli, Emmanuello, Burruano, Coppola, O. Sow, Mallahi, Bunino.
A disp.: Martiner, Shaker, Thiam, Vaccarezza, Tarantola, Coccolo, Ghisleri.
All. Santoni

Fiorentina, Capozzucca: «Su Pioli sfido chiunque ad avere perplessità; Kean? Felice sia rimasto in Italia»

Le parole del dirigente sportivo Stefano Capozucca sulla prossima stagione della Fiorentina: «Mercato? C’è ancora tempo per completare la rosa»

Il dirigente sportivo Stefano Capozucca è intervenuto ai microfoni di Radio FirenzeViola, durante la trasmissione Viola Weekend, per commentare il momento della Fiorentina, l’arrivo di Stefano Pioli e le prospettive del club viola in vista della nuova stagione. Nel suo intervento, Capozucca ha espresso parole di stima per l’allenatore, ha analizzato lo stato del mercato estivo e offerto valutazioni su diversi giocatori chiave della rosa gigliata, da Kean a Mandragora, passando per Gudmundsson.

SU PIOLI – «Pioli è un allenatore che stimiamo tutti, sfido ad avere perplessità sulla scelta. Parla la sua carriera e la Fiorentina ha fatto una scelta ottima».

SUL MERCATO VIOLA – «Mancano ancora 35 giorni e c’è tempo per mettere a posto la rosa, anche se gli allenatori la vorrebbero completa al 90% subito in ritiro. La Fiorentina ha fatto alcuni acquisti per partire, ma deve completare il mercato».

SUI NUOVI TECNICI IN A – «Le scelte degli allenatori rispecchiano certe filosofie, come l’Atalanta per Juric. Allegri è un vincente perché il Milan vuole vincere. Altre scelte sono fatte di conseguenza».

SULLA JUVENTUS – «Nel suo DNA ha la parola vincere, ma negli ultimi anni non le appartiene più e dunque il percorso lascia un po’ perplessi. Lavora in sordina e c’è un po’ di confusione di ruoli, anche se ora è arrivato Modesto che è bravo».

SU KEAN – «La cosa più bella è che sia rimasto in Italia. Se fosse andato negli Emirati non l’avrei vista un’esperienza positiva. Sono convinto che si confermerà il giocatore straordinario dello scorso anno».

SU GUDMUNDSSON – «Ha qualità, ma a Firenze ha avuto problemi fisici. Se Pradè lo ha riscattato significa che crede in lui. Farà bene».

SU MANDRAGORA – «Lo conosco dai tempi del Genoa. È un ragazzo che stimo molto, ha qualità importanti ed è un giocatore centrale nello scacchiere viola».

Un vice Di Lorenzo, un’ala sinistra e un centrocampista: le ultime richieste di Conte per il suo Napoli

Napoli, sei rinforzi già arrivati, ma manca ancora qualche tassello per dare a Conte tutto quello che ha chiesto il tecnico sul mercato

Il Napoli è ormai vicino a completare la rosa per la nuova stagione, ma restano ancora alcuni tasselli da sistemare per rispondere appieno alle esigenze di mister Conte e garantire una rosa equilibrata e competitiva. Dopo aver già messo a segno sei acquisti (sette considerando anche il giovane portiere Mathias Ferrante), il club partenopeo sta lavorando per chiudere altri tre rinforzi chiave: un vice Di Lorenzo, un centrocampista e un’alternativa di qualità per l’ala sinistra.

Sul fronte terzino destro, il Napoli dispone attualmente di Mazzocchi e Zanoli, entrambi però con futuro incerto. Proprio per questo, è in corso una trattativa con il Siviglia per l’acquisto di Juanlu Sanchez, un giocatore che dovrebbe fornire a Conte una valida alternativa al capitano Di Lorenzo.

A centrocampo, oltre al consolidato trio Anguissa, Lobotka e McTominay e al talento De Bruyne, il Napoli cerca un innesto che possa aumentare la profondità e la qualità della mediana. Se in un primo momento si pensava a un profilo più fisico, come quello di Musah, le ultime indiscrezioni riportano di un interesse verso Fabio Miretti della Juventus, un centrocampista dinamico e tecnico che potrebbe integrarsi bene nel sistema di gioco azzurro.

Per quanto riguarda l’attacco, la priorità è rafforzare la fascia sinistra, dove Noa Lang sta emergendo ma necessita di un compagno capace di dargli concorrenza e di completare la batteria offensiva. Tra i nomi caldi ci sono Federico Chiesa, la cui situazione al Liverpool resta complicata, e Dan Ndoye, per cui il Napoli è in trattativa col Bologna. La suggestione di Sterling, così come quella di Grealish, è presente ma genera qualche dubbio, mentre il sogno Lookman sembra complicato, vista la forte concorrenza dell’Inter.

Intanto, la rosa azzurra è già ben strutturata, con portieri come Meret e Milinkovic-Savic, una difesa composta da nomi solidi come Rrahmani e Beukema, e un reparto offensivo guidato da Lukaku e Raspadori. Tuttavia, alcune cessioni sono previste per sfoltire la rosa e ottimizzare il monte ingaggi, lasciando spazio ai nuovi acquisti per rendere il Napoli ancora più competitivo in campionato e nelle coppe europee.

Vinicius Junior saluta il Real? Perez ha già in mente il sostituto: Haaland

Vinicius vicino all’addio al Real Madrid? Le Merengues hanno già in mente il nome del sostituto: Perez vuole Haaland

Il rinnovo di Vinicius Junior con il Real Madrid potrebbe trasformarsi in uno dei casi più spinosi dell’estate. L’attaccante brasiliano, 25 anni, avrebbe già trovato un’intesa di massima per prolungare il contratto attualmente in scadenza nel 2027, ma tutto si sarebbe improvvisamente bloccato. Il motivo? Le richieste economiche del giocatore, che punta a raggiungere lo stesso livello salariale di Kylian Mbappé, comprensivo di un ricco bonus alla firma.

Secondo quanto riportato da Mundo Deportivo, il club non sarebbe disposto ad assecondare queste pretese. I vertici delle merengues, infatti, preferirebbero rinviare la discussione a dopo le vacanze, quando affronteranno il tema direttamente con il giocatore. Nessuna rottura, ma neppure un accordo imminente. E intanto resta sullo sfondo un osservatore silenzioso ma pericoloso: l’Arabia Saudita.

Secondo fonti spagnole, alcuni club sauditi avrebbero già fatto sondaggi per Vinicius, mettendo sul piatto cifre folli: un’offerta da un miliardo di euro a stagione per il brasiliano, più 350 milioni di euro al Real Madrid per il suo cartellino. Al momento sembra un’ipotesi remota, ma la proposta esiste e può cambiare gli equilibri in un attimo.

In questo contesto, arriva l’indiscrezione di Cadena SER: nel caso in cui il rinnovo con Vinicius non andasse a buon fine, il Real Madrid avrebbe già individuato il sostituto ideale. Si tratta di Erling Haaland, il centravanti norvegese del Manchester City, da tempo sogno proibito di Florentino Perez. Il Real potrebbe puntare su di lui sfruttando gli eventuali introiti della cessione di Vinicius, in una sorta di passaggio di consegne tecnico e mediatico.

Non è la prima volta che il nome di Haaland viene accostato ai blancos: già prima del suo approdo in Premier League, il club spagnolo aveva tentato di portarlo a Madrid. Ora, con lo scenario legato a Vinicius in evoluzione, quel sogno potrebbe tornare ad avere fondamenta più concrete.

Christian Eriksen al Wrexham? Le parole dell’agente tengono la porta aperta al trasferimento

Christian Eriksen sarà il grande rinforzo del Wrexham di Ryan Reynolds e Rob McElhenney? L’agente del danese non chiude al trasferimento

Christian Eriksen è sempre più vicino a un addio definitivo al calcio inglese di vertice. Il centrocampista danese, 33 anni, è infatti svincolato dallo scorso 1° luglio, dopo il mancato accordo per il rinnovo con il Manchester United. Una situazione che lo rende libero di valutare qualsiasi proposta, e tra le più sorprendenti emerse nelle ultime settimane c’è quella del Wrexham, club gallese fresco di promozione in Championship, di proprietà della star di Hollywood Ryan Reynolds.

Secondo quanto riportato da The Athletic, la società guidata dal celebre attore vorrebbe inserire l’ex Inter nel proprio ambizioso progetto sportivo, che punta a consolidarsi nella seconda serie inglese dopo una doppia scalata dalla National League. L’operazione, però, appare tutt’altro che scontata. In un’intervista a Mail Sport, il procuratore del danese ha confermato che il progetto “è impressionante”, ma ha anche chiarito: «Christian vuole ancora giocare in un campionato di prima divisione». Una frase che, se da un lato chiude momentaneamente la porta al Wrexham, dall’altro non esclude sviluppi futuri: «Ci sono alcuni contatti in corso, ma deve essere conveniente per entrambe le parti», ha aggiunto.

Intanto, in casa United, potrebbe profilarsi anche un’altra uscita importante. Si tratta di Antony, l’ala brasiliana classe 2000, reduce da una stagione in chiaroscuro e da un prestito positivo in Spagna con il Betis Siviglia. Secondo indiscrezioni, su di lui avrebbe messo gli occhi l’Al-Nassr, club saudita tra i più attivi sul mercato, che avrebbe già formulato un’offerta ufficiale ai Red Devils.

Il contratto di Antony scade nel 2027, ma il Manchester United sarebbe disposto ad ascoltare proposte concrete, purché non inferiori ai 60 milioni di euro. Diversi club europei e internazionali stanno monitorando la situazione, in attesa di sviluppi.

Pessina lascia il Monza? Il Genoa si unisce alle altre rossoblù a caccia di un’occasione

Pessina potrebbe rimanere in Serie A: dopo la retrocessione del Monza le squadre rossoblù ci stanno pensando tutte

Tra le occasioni più interessanti e potenzialmente accessibili in questa finestra estiva di calciomercato figura sicuramente Matteo Pessina, capitano e bandiera del Monza, retrocesso in Serie B al termine dell’ultima stagione. Un’annata difficile per il centrocampista classe 1997, falcidiata dagli infortuni che lo hanno tenuto lontano dal campo per tutta la seconda metà del campionato. Ma il suo valore – tecnico, tattico e umano – resta intatto, ed è proprio questo a renderlo uno degli uomini mercato più appetibili tra le big in uscita dalla Brianza.

Il destino di Pessina appare segnato: dopo aver dato tutto per la maglia della squadra della sua città, di cui è anche capitano, il centrocampista potrebbe ora riprendere il volo verso lidi più ambiziosi. La retrocessione del Monza ha inevitabilmente aperto a una serie di uscite illustri, e il nome di Pessina è da tempo sul taccuino di diversi club di Serie A.

Già accostato con insistenza al Bologna e al Cagliari ora anche il Genoa si sarebbe inserito nella corsa. A riportarlo è La Gazzetta dello Sport, secondo cui il Grifone avrebbe espresso un interesse concreto per il giocatore, valutandone l’inserimento in un centrocampo che potrebbe perdere pezzi importanti nel corso dell’estate.

Cresciuto calcisticamente tra le giovanili del Monza e del Milan, Pessina è esploso definitivamente all’Atalanta, sotto la guida di Gian Piero Gasperini. Intelligenza tattica, inserimenti, qualità in palleggio e spirito di sacrificio ne fanno un centrocampista completo e potenzialmente determinante per ogni squadra che punti a migliorarsi.

Il futuro è ancora tutto da scrivere, ma l’impressione è che il nome di Matteo Pessina continuerà a rimbalzare nelle cronache di mercato ancora per settimane.

Taremi, passo indietro del Botafogo: per l’attaccante nerazzurro ora c’è il West Ham

Inter, Taremi in uscita: tramontata la pista Botafogo per l’attaccante iraniano torna di moda la Premier League; piace al West Ham

Mehdi Taremi è sempre più lontano dall’Inter. Il Botafogo, che nei giorni scorsi aveva avviato i primi contatti esplorativi per l’attaccante iraniano, ha deciso di fare un passo indietro, rinunciando ufficialmente alla trattativa. A confermarlo è stato direttamente il direttore sportivo del club brasiliano, che ha spiegato come le richieste dell’entourage e le attuali priorità del club abbiano portato alla scelta di non proseguire.

Una fumata nera che complica i piani dei nerazzurri, pronta a cedere Taremi dopo una stagione sotto le aspettative. Arrivato a parametro zero con grandi speranze, l’ex Porto ha faticato a imporsi: appena 3 gol stagionali – uno in campionato, uno in Champions League e uno in Supercoppa Italiana – e 9 assist, distribuiti in 43 presenze frammentate. Numeri lontani dalle attese e insufficienti per guadagnarsi un ruolo centrale nel nuovo corso nerazzurro.

Chivu, chiamato a rinnovare l’attacco, ha già salutato Arnautovic e Correa, accolto Bonny e si prepara ad aggiungere un altro innesto offensivo. In questo scenario, Taremi è scivolato all’ultimo posto nelle gerarchie tecniche: un esubero a tutti gli effetti, con un ingaggio da 3 milioni a stagione fino al 2027 che rappresenta un ostacolo anche in ottica mercato.

Con il Botafogo fuori dai giochi, l’ipotesi più concreta resta quella di un trasferimento in Premier League. Il West Ham, in particolare, ha manifestato interesse e sta valutando se affondare il colpo. L’Inter spera in una soluzione a titolo definitivo che possa liberare spazio salariale e offrire a Taremi un nuovo contesto in cui rilanciarsi.

Per l’iraniano il futuro resta dunque incerto, ma la sensazione è che la sua esperienza a Milano sia ai titoli di coda. Un’avventura durata appena un anno, che rischia di chiudersi con un addio silenzioso e l’etichetta di occasione mancata.

Como, Suwarso: «Messi non è un sogno, è impossibile; Morata? Devono parlarsi Milan e Galatasaray»

Le parole di Mirwan Suwarso, presidente del Como, sull’obiettivo di mercato Alvaro Morata e anche la suggestione Messi

Il presidente del Como, Mirwan Suwarso, ha fatto il punto della situazione ai microfoni di Sky Sport prima dell’amichevole di lusso contro l’Ajax. Al centro delle sue dichiarazioni, il possibile arrivo di Álvaro Morata, con cui il club lariano avrebbe già un’intesa, e la chiusura netta su ogni suggestione legata a Lionel Messi. Suwarso ha anche commentato il successo della Como Cup, l’evento organizzato per promuovere il club e la città sul palcoscenico internazionale.

SUWARSO SULLA COMO CUP – «L’obiettivo era coinvolgere anche tutti i turisti per far capire che a Como c’è una squadra di calcio e far scoprire a tutti il meglio».

SUWARSO SU MESSI – «Per me Messi non è un sogno, è impossibile».

SUWARSO SU MORATA – «Morata? Manca solo che sia qui. Noi abbiamo l’accordo con il Milan e con il giocatore. Devono parlare Galatasaray e Milan, noi abbiamo fatto ciò che dovevamo».

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