La notte perfetta di Luciano Spalletti

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A godere è l’ex: Luciano Spalletti passa con la sua Inter sul campo della Roma e si prende la giusta ribalta

RomaInter 1-3, in rimonta, con un secondo tempo da shock per i supporter giallorossi: il primo reale scontro diretto dell’alta quota della Serie A va alla squadra guidata da Luciano Spalletti, che si prende la scena proprio sul palcoscenico che lo aveva visto protagonista fino a qualche mese fa. Dalla corsa a perdifiato per il secondo posto alle spalle della Juventus fino al lungo ma scontato addio: dalla Roma all’Inter, per voltare pagina e chiudere con gli spettri di un condizionante passato, per mostrare di quale pasta sia fatto in una realtà nobile ma momentaneamente decaduta.

A Roma la notte di Spalletti

Era l’uomo atteso a prescindere dall’esito finale: il faccia a faccia con la leggenda Totti che parte dei media ha alimentato, ma fondato sulla reale situazione di insofferenza venutasi a creare per via del mancato polso mostrato dalla società nel prendere una decisione in merito, la scelta di lasciare Roma per sposare il progetto Inter, con la proprietà Suning assolutamente intenzionata a ripartire da lui, ad incentrare sulla sua figura il percorso di rinascita nerazzurro. Il poco amato allenatore che ha posto fine alla carriera del venerato capitano per alcuni, un voltagabbana per altri, un signor tecnico per altri ancora, per chi sa portarsi fuori dalla tensione emotiva in sede di analisi e concedere merito a chi oggettivamente ne ha avuto. A chi ha lasciato la Roma ben oltre il punto in cui l’ha ripresa. Ogni rammarico o dissapore è lecito, fino al punto in cui non si smarrisce la dimensione reale e non ci si perde in considerazioni assolutamente fuorvianti e poco consone a quel che è stato. Ad ogni modo era la sua notte: ci si è domandati di tutto, come avrebbe gestito l’incontro con Totti, l’emozione del ritorno in una piazza che – nella prima come nella seconda esperienza – lo ha visto affermarsi su determinati livelli. E se il tutto avesse condizionato la prestazione inscenata dalla sua Inter, sostanzialmente la cosa che contava più delle altre o meglio l’unica che valeva realmente.

Il destino per la sua Inter

I fatti si sono poi sviluppati secondo un sentiero che neanche il più perfido dei registi avrebbe immaginato nella definizione del suo copione: la Roma passa in vantaggio con il bel gol del solito Dzeko ed appare in controllo delle operazioni, considerazione legittimata dai tre legni che colpisce prima sul risultato di 0-0 e poi sull’1-0. Occasioni per archiviare la contesa insomma, per prendersi lo scontro diretto, per segnare ancora un certo margine di distanza tra le squadre che hanno dominato la passata edizione della Serie A e le rinnovare ambizioni delle milanesi. Il pareggio del fenomeno Icardi stravolge completamente il quadro: il fantascientifico bomber argentino sale in cattedra, tocca tre palloni di cui due tramutati in gol, la Roma appare d’un tratto assediata dal vigore dell’Inter. Di un’Inter profondamente mutata proprio dalla sua scelta tattica: mister Spalletti all’intervallo lascia negli spogliatoi uno spento ed intimidito Gagliardini per lanciare nella mischia Joao Mario. La contesa cambia colori, è un’altra partita: la Roma quando attacca continua a far male, ma è ora oltremodo esposta alle offensive nerazzurre. Break rapidissimi, l’Inter con tre tocchi riesce a riversarsi nei pressi dell’area di rigore avversaria: ad Eusebio Di Francesco non riesce la contromossa ed il piatto è servito. Sì, è servito, perché quando a capitalizzare il tutto puoi vantare un cecchino del calibro di Mauro Icardi la produzione può attestarsi all’indispensabile. La Roma è sì stata poco fortunata ma è altrettanto vero come si sia sfaldata dal momento del pareggio al gong della partita: una debacle che non può essere derubricata ad episodio poco favorevole ma che segna una certa distanza nel livello che ad oggi spetta riconoscere ai due tecnici. E se volete aggiungerci quel pizzico di goduria in più, si tratterebbe di classico caso di danno e beffa: Roma in vantaggio, tre pali, poi il ciclone Inter. Dalle parti capitoline chiamasi rosicare.

L’Inter di Spalletti

Via ai rimpianti? Probabilmente sì, o forse no per l’importante fetta di tifosi che ha scelto di fischiare sonoramente Luciano Spalletti al momento della lettura delle formazioni. I tottisti, li ha definiti un orgoglioso e gongolante Spalletti, ennesima frecciata lasciata lì tra il serio e lo scherzoso, senza mai rinunciare a porre i puntini sulle i. Lo ha ricalcato del resto, dichiarando – tottisti a parte – di aver ricevuto tanti messaggi positivi, di ringraziamento per quanto è stato fatto, di amicizia, di in bocca al lupo per il futuro. Ecco, il futuro appunto: che Spalletti possa elevare le sorti di questa Inter rispetto a quanto accaduto in passato è un assunto che oramai possiamo dare per verificato. Il punto è: fino a dove può arrivare? Fin dove può spingersi? La rosa a disposizione risulta piuttosto completa in relazione alla circostanza per cui l’Inter non andrà a disputare le coppe europee nell’arco della stagione. La qualità c’è, nei valori individuali così come si inizia ad intravedere nello sviluppo di gioco. Toccherà attendere: l’Inter al momento è da definirsi come il reale elemento innovativo del torneo. Ha vinto due gare contro avversarie di spessore, con il calendario più complesso in relazione alle concorrenti di alta classifica, ha così immagazzinato fiducia, elemento necessario per garantire linfa vitale ad un progetto nuovo. Ed ha a disposizione la classica settimana tipo per apprendere i dettami calcistici della nuova guida: Spalletti pubblicamente frena, ma in cuor suo ha già schiacciato il piede sull’acceleratore.