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Sacchi: «Juve disorganizzata e poco motivata. Due squadre sono avanti a tutte»

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Arrigo Sacchi ha parlato a La Gazzetta dello Sport del nostro campionato: le sue parole

Arrigo Sacchi ha parlato a La Gazzetta dello Sport del nostro campionato. Le sue parole.

ADDIO LUKAKU E RONALDO – «Che si fa? «Si lavora con le idee. Quelle non ti abbandonano mai. Il calcio è uno sport collettivo, e non individuale. So che il concetto è difficile da far capire in un Paese come il nostro, dove si è sempre creduto che un singolo valesse più di una squadra. Però adesso vediamo se la forza delle idee riuscirà a sconfiggere la vecchia mentalità». 

DA COSA SI RIPARTE – «Dal gioco, dal collettivo. Se ce l’hai, sei a posto. Lukaku e Cristiano Ronaldo sono due fenomeni, non c’è dubbio. Ma con Ronaldo la Juve che cosa ha vinto in Europa? Niente. E allora? Se non hai le idee, o se non sai svilupparle, non vai lontano: potrai vincere in Serie A, perché le tue avversarie non hanno la tua potenza economica, ma in Champions no. Faccio un esempio che mi riguarda. Quando ho iniziato ad allenare, ho cominciato dal Fusignano in Seconda Categoria. Era il 1973. Il mio sponsor, oltre che maestro di vita e di calcio, era Alfredo Belletti, il bibliotecario del paese. Un giorno andai da lui e gli dissi: “Alfredo, mi manca il libero”. E lui: “Se sei bravo, il libero lo costruisci con il lavoro e con le idee”. Fu una lezione che mi portai dietro per tutta la carriera. Sa che cosa mi raccontò una volta il grande Alfredo Di Stefano? Andò dall’allenatore e gli disse: “Qui troppi pensano e pochi corrono”. Il Real vendette Didì, che era fantastico, mise al suo posto Del Sol, che era un pedalatore ma non aveva certo la classe del brasiliano, e la squadra tornò a vincere. Il gioctore, anche il migliore del mondo, deve essere funzionale alla squadra. Sennò serve a poco».

ITALIA AGLI EUROPEI – «Quello è un esempio da seguire. Mancini ha dettato una linea, l’ha seguita e ha convinto i giocatori ad andargli dietro. Mancini è la nostra speranza. Gli è stata utile l’esperienza all’estero: ha capito che attraverso la strategia si poteva abbandonare l’italico tatticismo e correre verso la bellezza».

PRIME DUE GIORNATE – «Ho visto due squadre che, per il modo di interpretare il calcio, sono più avanti delle altre. Quali?  La Lazio di Sarri e il Milan di Pioli. La Lazio sta diventando un’orchestra dove tutti si muovono secondo lo spartito e seguendo il ritmo. Sarri è un grande stratega, ha commesso un solo errore: andare alla Juve, dove avevano idee diverse dalle sue».

MILAN – «È un collettivo. Aggredisce, fa pressing, ha coraggio. Pioli ha messo il gioco al centro del progetto e si vede: contro il Cagliari ha dominato, e non c’erano Donnarumma, Ibrahimovic, Calhanoglu, Kessie, Bennacer. C’è un’idea e tutti lavorano per metterla in pratica. Ora, però, non credano di essere arrivati».

INTER – «Inzaghi è un bravissimo tecnico italiano. Che significa? Non è mica un’offesa. Significa che pensa molto alla fase difensiva e che spesso in fase di costruzione si trova con due o tre giocatori in meno. Perfetto per la Serie A, ma in Champions League serve un salto di qualità».

MOURINHO E SPALLETTI – «Mourinho è un domatore di leoni. Ha conoscenze e ha esperienza. Sa gestire l’ambiente e si vede già. Spalletti è atteso dalla prova-verità contro la Juve al San Paolo alla ripresa del campionato. Vedete, questo torneo è aperto: ci sono tanti contendenti per lo scudetto».

JUVE – «È disorganica, mi è parsa demotivata e quando non c’è motivazione ci sono anche poche idee. Non so se abbiano subito la partenza di CR7, però so che si dovrà fare un lavoro in profondità. Va recuperato anche lo spirito combattivo che ha sempre caratterizzato i bianconeri».

ATALANTA – «Sorpreso dall’inizio? Non tanto. Vediamo se si tratta di una questione fisica o psicologica. Se è fisica, si sistema. Se è psicologica, se i giocatori non hanno più le motivazioni di prima, bisogna intervenire con decisione. Ma Gasperini è un maestro e, supportato dalla società, saprà dove mettere le mani».