Verona Inter: così Pessina ha messo in difficoltà Conte

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L’Inter non riesce a risollevarsi dopo la sconfitta contro il Bologna: contro l’Hellas Verona finisce 2-2

L’Inter dice addio anche alle ultime (piuttosto flebili a dire il vero) speranze di rimonta scudetto, non approfittando del passo falso della Juve. Se è vero che il gol del pareggio di Veloso è stato piuttosto improvviso in una ripresa in cui i nerazzurri parevano in controllo, va sottolineato comunque che la prestazione globale dell’Inter non è stata certo buona. Anzi, nel primo tempo sono emerse grandi difficoltà in entrambe le fasi, con l’Hellas che ha sfiorato più volte il raddoppio.

Brozovic soffre la posizione di Pessina

L’Inter ha concesso parecchio a un Verona molto rimaneggiato in attacco. Oltre a un Di Carmine partito dalla panchina, a Juric mancavano i due trequartisti titolari, ossia Zaccagni e Verre (quest’ultimo entrato a gara in corso). Con Lazovic e Pessina alle spalle di Stepinski, si è visto qualcosa di diverso rispetto al solito. L’ex Genoa partiva comunque da una posizione molto defilata a sinistra, mentre Pessina agiva tra le linee spostandosi sovente vicino al serbo. L’Hellas ha quindi attaccato quasi esclusivamente su quel lato generando grandi pericoli tra le fila rivali.

Come si vede in occasione del gol, il quinto interista (Candreva) usciva sul quinto di Juric (Dimarco), mentre Skriniar si doveva occupare di Lazovic. Candreva, nella rete dell’Hellas, è però lento a coprire la palla, di conseguenza Dimarco può lanciare il compagno in profondità. La poca brillantezza di Skriniar fa poi il resto.

Quando il Verona riusciva a consolidare il possesso, trovava con grande facilità l’uomo libero alle spalle del centrocampo nerazzurro. Tant’è che, soprattutto nella metà del primo tempo, i padroni di casa riuscivano a creare occasioni da gol con una facilità disarmante.

Il copione era simile. Come detto sopra, Candreva andava su Dimarco mentre Skriniar era attratto da Lazovic (il principale generatore di superiorità numerica della squadra). La posizione di Pessina era quindi di fondamentale importanza, perché si staccava dal centro-destra per andare ad associarsi con Dimarco e Lazovic: l’Inter non ha mai letto i suoi smarcamenti, nessuno era pronto ad assorbire la sua posizione. L’Hellas lo ha servito con facilità e costanza alle spalle di Brozovic, col centrocampo interista poco reattivo in queste situazioni.

Due situazioni in cui l’Inter si fa bucare alle spalle del centrocampo. Nella prima slide, si vede come nessuno sia pronto a leggere la posizione di Pessina, che riceve alle spalle di Brozovic.

In tal modo, l’Hellas ha costruito tante occasioni a sinistra, dove si è vista buona fluidità e triangoli dalla catena formata da Dimarco, Lazovic e Pessina. Va segnalata anche la grande generosità di Stepinski senza palla. Il Verona non costruisce in modo pulito dal basso, è quindi necessario che la prima punta prevalga fisicamente sulle palle lunghe che arrivano da dietro. Nonostante un avversario come De Vrij, il polacco ha fatto risalire diverse volte la squadra vincendo parecchi duelli.

La ricerca ossessiva di Lukaku e Sanchez

Per l’Inter, non era facile arrivare nei pressi della porta di Silvestri. Il Verona di Juric, che ha molti tratti in comune con l’Atalanta, ha infatti pressato uomo su uomo con intensità e aggressività, per impedire all’Inter di palleggiare in modo pulito. I 3 attaccanti andavano sui 3 difensori dell’Inter, mentre Amrabat e Veloso non perdevano mai di vista Borja Valero e Brozovic.

In tal modo, gli ospiti hanno faticato a trovare i propri centrocampisti liberi. Anche quando Borja si defilava per ricevere, Amrabat era sempre puntuale nell’inseguirlo a tutto campo. Insomma, duelli individuali in pieno stile Juric, un’evidente eredità tattica di Gasperini.

Amrabat, uno dei due mediani, segue Borja Valero in una zona molto defilata e profonda del campo.

Dato che era molto difficile fraseggiare sul breve (mancavano soluzioni di passaggio), l’Inter si è aggrappata molto ad Handanovic nella prima impostazione. Il portiere ha toccato una valanga di palloni, nel tentativo consolidare il possesso e avere un riferimento in più nel palleggio arretrato. Quasi sempre non c’era però alternativa al rinvio, con Handanovic che ha effettuato ben 21 passaggi lunghi. Un dato che la dice lunga sulla difficoltà nel trovare uomini liberi.

Uno dei tanti rinvii di Handanovic.

Di conseguenza, come spesso succede, l’Inter si è aggrappata quasi totalmente alle proprie punte per risalire il campo. Soprattutto con passaggi lunghi da parte del portiere, i nerazzurri si sono appoggiati con costanza a Sanchez e Lukaku, nella speranza che prevalessero contro gli avversari e arrivassero sulla palla.

Hanno ingaggiato costanti duelli contro i difensori scaligeri, sempre molto coraggiosi e aggressivi nelle uscite. Gunter seguiva Sanchez, mentre Kumbulla ha marcato Lukaku praticamente a tutto campo. Il giovane italo-albanese ha dimostrato grande personalità contro il belga, effettuando l’enorme cifra di 10 intercetti. D’altronde, lo ha inseguito praticamente ovunque senza alcun timore.

Uno dei molti duelli tra Kumbulla e Lukaku. Da notare Borja Valero alle spalle pronto a raccogliere la sponda.

Quando le punte riuscivano a prevalere fisicamente contro i difensori, si creavano presupposti per fare male all’Hellas. I giocatori dell’Inter erano bravi a ribaltare l’azione e a proporsi in avanti, raccogliendo la sponda degli attaccanti. Il secondo gol nerazzurri è arrivato così. Ossia, grazie a un break di Gagliardini nato da una giocata preziosa di Sanchez, che viene incontro e porta via il difensore.

Oltre a un ottimo lavoro spalle alla porta, il cileno è stato fondamentale anche nel legare i reparti e dare più qualità al palleggio interno dell’Inter privo di Eriksen. In generale, tutte le principali occasioni dell’Inter sono arrivate grazie al lavoro spalle alla porta dei propri attaccanti (primo gol compreso).

Due azioni in cui il lavoro spalle alla porta degli attaccanti crea spazio occasioni per l’Inter. Nella seconda slide, i nerazzurri trovano il gol.

Il grosso rimpianto per Conte è che, nonostante un primo tempo altamente negativo, l’Inter si è fatta recuperare (dopo aver rimontato) in una ripresa condotta piuttosto tranquillamente, in cui il Verona non dava la sensazione di poter far male. Al netto dell’estemporaneità del gol, va detto che c’è stata poca reattività da parte del centrocampo, con nessuno a protezione della retroguardia e Veloso libero di tirare dal limite. L’intervista di Conte a fine partita, in cui il leccese è parso molto spento, la dice lunga sullo stato attuale dell’Inter.