Pagina 134 – Calcio News 24

Jimenez fuori rosa del Bournemouth: presunti messaggi con una 15enne, il club apre un’indagine. La ricostruzione

Jimenez fuori rosa del Bournemouth: circolano dei presunti messaggi con una 15enne, ecco la ricostruzione della vicenda

Il campionato di Premier League viene improvvisamente scosso da un gravissimo caso extra-calcistico che coinvolge il Bournemouth. Al centro di un’inaspettata bufera mediatica è finito il difensore Álex Jiménez. La società inglese si trova infatti a dover gestire una situazione estremamente spinosa e delicata, esplosa clamorosamente nelle ultime ore a causa di alcune indiscrezioni emerse in rete.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Le gravi accuse sul web: presunti messaggi con una minorenne

La durissima polemica è divampata in maniera rapida e incontrollabile quando hanno iniziato a circolare con grande insistenza, su diverse piattaforme online, degli screenshot e dei contenuti fortemente compromettenti. Secondo quanto trapelato diffusamente dai social media in queste ore, il giocatore sarebbe stato accusato di aver scambiato in modo inopportuno dei messaggi con una minorenne (15 anni). La diffusione virale di queste presunte conversazioni digitali ha immediatamente sollevato un’ondata di forte indignazione generale, costringendo i vertici della squadra britannica a intervenire tempestivamente per arginare i danni d’immagine e fare luce sui fatti.

Il comunicato ufficiale: indagine e fuori rosa contro il Fulham

Di fronte alla gravità dello scandalo, la dirigenza del club non ha assolutamente esitato, adottando fin da sùbito una linea di rigore e massima prudenza. Oltre ad annunciare l’immediata apertura di un’indagine interna volta a verificare la veridicità del materiale circolante, è scattata l’esclusione preventiva del tesserato per l’imminente impegno di campionato.

La ferma posizione societaria è stata affidata a una nota diramata ai mezzi di stampa. Queste le esatte parole del comunicato:

“L’AFC Bournemouth è a conoscenza di post che circolano sui social media riguardanti il terzino destro Álex Jiménez. Il club comprende la gravità della questione e attualmente è oggetto di indagine. Di conseguenza, Alex non sarà incluso nella rosa per la partita di Premier League di domani contro il Fulham e il club non farà ulteriori commenti al momento.”

Il silenzio stampa e l’attesa per i prossimi sviluppi

Al momento, attorno alla vicenda vige il totale silenzio stampa. Si attendono con impazienza i risvolti ufficiali dell’indagine in corso per comprendere se e come le gravissime accuse troveranno conferme materiali. Fino ad allora, l’esclusione dalla squadra suona come un chiaro e severo monito da parte del Bournemouth.

Tiago Gabriel sotto la lente d’ingrandimento, la Juventus lo osserva da vicino a Lecce: perché può essere il rinforzo giusto per la difesa del futuro

Tiago Gabriel può essere il rinforzo giusto per la Juventus del futuro per questi motivi. L’analisi sul giocatore del Lecce

La Juventus sta lavorando sottotraccia per rinforzare e blindare il reparto arretrato, puntando gli occhi su uno dei talenti più brillanti e interessanti messi in mostra nell’ultima stagione di Serie A. Un nome nella lista di mercato di Comolli è quello di Tiago Gabriel, il roccioso difensore portoghese che ha dominato le aree di rigore difendendo i colori del Lecce.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Identikit e statistiche di un difensore moderno

Nato il 26 dicembre 2004, Tiago Gabriel incarna alla perfezione il prototipo del difensore centrale moderno. A spiccare è innanzitutto la sua struttura fisica imponente: dall’alto dei suoi 196 centimetri di altezza, il giocatore si è rivelato un ostacolo quasi insormontabile per gli attaccanti avversari, dominando costantemente nei duelli aerei e fisici. I numeri registrati durante l’ultima annata in terra pugliese sono impressionanti e giustificano pienamente il forte interesse dei top club italiani. Con oltre 2800 minuti giocati in 34 presenze, il classe 2004 è stato un pilastro inamovibile e una certezza assoluta per la retroguardia salentina.

Costruzione dal basso e duttilità tattica

Analizzando le caratteristiche tecniche in ottica Juventus, emerge un dato cruciale per lo sviluppo del gioco: l’ottima costruzione dal basso. Il centrale vanta infatti una clamorosa precisione nei passaggi dell’88%, confermando un’eccellente tecnica di base e grande lucidità nel fraseggio corto. Questa visione di gioco, abbinata a una discreta velocità in allungo utile per coprire la profondità, lo renderebbe perfetto per inserirsi in modo fluido sia in una difesa a quattro che in un assetto a tre. Inoltre, il portoghese si è rivelato una minaccia costante sui calci piazzati, firmando ben due gol di testa nel corso del campionato.

I margini di miglioramento per il salto in una big

Un eventuale e prestigioso approdo a Torino richiederebbe fisiologicamente un mirato lavoro di affinamento tattico. Sebbene risulti spesso insuperabile nelle situazioni di uno contro uno, il marcatore deve ancora migliorare sensibilmente nella gestione della pressione avversaria. Inoltre, servirà arginare e limitare un’eccessiva irruenza giovanile che, a volte, lo porta a tentare interventi rischiosi. Nonostante queste normali sbavature legate all’età, la Juventus intravede in lui le enormi potenzialità per diventare l’erede dei grandi centrali del passato, sfruttando anche la sua grande capacità di adattarsi, all’occorrenza, nel ruolo di terzino bloccato.

De Rossi in conferenza stampa alla vigilia di Fiorentina Genoa: «Stagione finita per Messias, Norton-Cuffy non ci sarà. Se fosse una partita decisiva per la salvezza avrei fatto giocare Baldanzi dall’inizio»

De Rossi in conferenza stampa alla vigilia di Fiorentina Genoa: le dichiarazioni verso il match della 36ª giornata di Serie A 2025/26

Domenica pomeriggio la suggestiva cornice dello stadio Artemio Franchi farà da teatro all’interessante incrocio di campionato tra la Fiorentina e il Genoa. La compagine ospite si presenterà sul manto erboso toscano con grande serenità, avendo già archiviato la pratica della salvezza matematica. Senza più l’ansia da prestazione legata alla classifica, l’intento del club ligure è unicamente quello di onorare al massimo le battute finali del torneo. Pur avendo attraversato una fisiologica alternanza di risultati durante l’anno, i rossoblù hanno condotto una stagione assolutamente positiva, testimoniata dall’attuale quattordicesimo posto a quota 40 punti.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

La squadra va ora a caccia di un successo che manca all’appello da un paio di turni. L’ultimo acuto genovese risale infatti al trionfo esterno per 2-1 sul campo del Pisa, un incontro sbloccato in via definitiva dal dischetto grazie al talento di Lorenzo Colombo.

Il colpo di mercato: Lorenzo Colombo acquistato a titolo definitivo

Proprio il centravanti lombardo si è rivelato una delle note più liete e sorprendenti del campionato ligure. Con 7 reti già messe in cassaforte, l’attaccante sta disputando di gran lunga la sua migliore annata in Serie A. Le ottime performance individuali, sommate all’aritmetica permanenza nella massima serie da parte del Grifone, hanno attivato la clausola di mercato decisiva: il giocatore è stato ufficialmente riscattato dal Milan, diventando un patrimonio stabile e duraturo per la rosa rossoblù.

La conferenza stampa: la gestione degli infortunati secondo De Rossi

Per l’impegno di Firenze, lo staff tecnico dovrà però fare i conti con un’infermeria ancora affollata. Intervenuto in conferenza stampa, mister Daniele De Rossi ha tracciato un quadro clinico molto chiaro, spiegando con trasparenza le proprie scelte conservative sui rientri in campo. Il tecnico si è soffermato in particolare sulla situazione legata a Messias, Norton-Cuffy e Baldanzi:

“Junior Messias ha finito la stagione, non rientrerà prima della fine del campionato. Norton-Cuffy non sarà della partita, non riesce ad andare senza sentire sintomi. Baldanzi sta bene, si sta allenando con noi da tre-quattro giorni ma non vorrei portarlo. Vorrei dargli più allenamenti veri prima di metterlo in campo visto che la partita è importante ma non decisiva per noi. Voglio che sia al 100% quando rientrerà perché per noi è un giocatore troppo importante. Se fosse una partita decisiva per la salvezza lo avrei fatto giocare dall’inizio”.

Runjaic in conferenza stampa alla vigilia di Cagliari Udinese: «Davis verrà con noi insieme a Zemura e Bertola. Ecco chi non sarà a disposizione»

Runjaic in conferenza stampa alla vigilia di Cagliari Udinese: le dichiarazioni verso il match della 36ª giornata di Serie A 2025/26

Kosta Runjiaic, tecnico dell’Udinese, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro il Cagliari. Le sue parole.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

CAGLIARI E NECESSITÀ DI FARE PUNTI – «Andremo a Cagliari, gli manca ancora poco per la salvezza aritmetica, affronteremo la Cremonese che è in lotta per salvarsi, infine andremo a Napoli in una gara complicata. Sappiamo che non ci sono gare semplici in Serie A, vogliamo continuare a giocare sempre meglio, dobbiamo funzionare bene come squadra. Dovremo lottare contro il Cagliari cercando di fare la nostra gara , vogliamo uscire da Cagliari con dei punti, questo è fuori discussione. Abbiamo lavorato in maniera concentrata, la squadra è sul pezzo, il gruppo è intatto, ha voglia e cercherà punti».

DAVIS – «Se non ci saranno intoppi verrà con noi così come Zemura e Bertola, non potranno scendere in campo titolari domani, vedremo quale sarà l’evoluzione, uno spezzone sono in grado di farlo. Ekkelenkamp purtroppo invece difficilmente tornerà nelle prossime gare. Ha dato un grande contributo ed è un peccato».

LINEA A QUATTRO – «Tutto è possibile, non voglio sbilanciarmi sull’undici titolare, anche il Cagliari ha cambiato schieramento a volte. Mlacic sta facendo passi avanti, è giovane, è arrivato a gennaio, ha bisogno di tempo per integrarsi al meglio. Ha la mia fiducia così come la ha Gueye. Con i giocatori rientrati abbiamo qualche opzione in più».

Il Milan pensa a Tony D’Amico in caso di addio di Tare: quali sono stati i suoi colpi più importanti e perché i rossoneri punterebbero proprio su di lui

Il Milan potrebbe sostituire la possibile partenza di Igli Tare con Tony D’Amico: ecco i suoi colpi più importanti e perché i rossoneri lo vogliono

Il mercato non si gioca esclusivamente sul rettangolo verde, ma prende forma anche dietro le scrivanie. In casa Milan, l’assetto della futura area tecnica sta attraversando una fase di profonda incertezza. Le ultime indiscrezioni di Nicolò Schira delineano uno scenario a sorpresa: il legame lavorativo tra il club e Igli Tare potrebbe incredibilmente esaurirsi alla fine dell’attuale campionato. Sebbene l’ex ds biancoceleste sia sbarcato a Milano solo la scorsa estate circondato da grandi aspettative, la sua permanenza è ora in forte dubbio. Di conseguenza, i vertici societari si stanno già muovendo per individuare una nuova figura dirigenziale a cui affidare la pianificazione della prossima sessione estiva.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Tony D’Amico in pole position: da Verona ai trionfi con la Dea

Tra i molteplici candidati al vaglio della proprietà, il nome in assoluto vantaggio per la successione è quello di Tony D’Amico. Il dirigente classe 1980 rappresenta oggi uno dei profili più brillanti e preparati dell’intero panorama calcistico italiano. Il suo solido percorso manageriale ha preso il volo all’Hellas Verona, dove, partendo dalla guida del settore scouting fino ad arrivare al ruolo di direttore sportivo (dal 2018 al 2022), ha saputo unire risultati sportivi eccellenti a una valorizzazione dei giovani senza precedenti. Attualmente in forza all’Atalanta, D’Amico si è definitivamente consacrato a livello internazionale, lavorando in perfetta sinergia con Gian Piero Gasperini per costruire la corazzata capace di conquistare una storica Europa League e ora con Palladino.

I colpi di mercato e perché il Diavolo farebbe bene a sceglierlo

Il vero marchio di fabbrica del dirigente abruzzese risiede nella straordinaria capacità di scovare talenti semi-sconosciuti e generare plusvalenze record. Già durante l’esperienza veneta si è distinto per le formidabili intuizioni legate a giocatori come Amir Rrahmani, Sofyan Amrabat e Marash Kumbulla. A Bergamo il suo fiuto si è confermato infallibile: è lui l’artefice dell’arrivo di Rasmus Hojlund (poi rivenduto a peso d’oro in Premier League), così come degli acquisti strategici di Ademola Lookman ed Ederson, senza dimenticare la scommessa vinta sul rilancio di Charles De Ketelaere e il colpo Mateo Retegui.

Il Milan farebbe benissimo a puntare su di lui per inaugurare l’eventuale post-Tare. D’Amico incarna in maniera millimetrica il profilo ideale ricercato dal progetto tecnico rossonero: un manager visionario, capace di anticipare la concorrenza garantendo la totale sostenibilità economica senza mai rinunciare all’altissima competitività tecnica. Un curriculum di tale spessore rappresenterebbe la garanzia perfetta per mantenere il Diavolo ai vertici del calcio europeo.

Maresca, destinazione a sorpresa per il tecnico dopo l’addio al Chelsea! È il ‘sogno proibito’ di questo club

Maresca è il ‘sogno proibito’ di questo club in vista della prossima stagione. Destinazione a sorpresa per il tecnico

C’è grande curiosità in Turchia per scoprire con quale allenatore lavorerà la nuova direzione societaria del Fenerbahçe, che entrerà ufficialmente in carica a giugno. Il club di Istanbul è alla ricerca di una figura carismatica e vincente per rilanciare le proprie ambizioni, e l’attuale dibattito elettorale si sta concentrando con forza proprio sulla futura guida tecnica della squadra.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La strategia per il futuro: la scelta del tecnico straniero

Hakan Safi, uno dei favoriti tra i candidati presidenziali, ha tracciato una linea programmatica molto chiara: ha segnalato che avrebbe collaborato con un allenatore straniero qualora fosse entrato in carica. La ricerca di un manager di caratura internazionale non rappresenta una novità per il candidato. Recentemente, infatti, una mossa a sorpresa è arrivata da Safi, il quale si era precedentemente seduto al tavolo con Xabi Alonso e Felipe Luis, dimostrando l’intenzione di puntare ai massimi vertici del calcio europeo.

Il summit di mercato: l’incontro con Enzo Maresca

Le ultime e insistenti indiscrezioni di mercato, però, portano direttamente verso l’Italia. Nelle scorse ore, infatti, Safi ha incontrato Enzo Maresca. Il vertice esplorativo si sarebbe trasformato rapidamente in una trattativa concreta, tanto che durante l’incontro tra i due sono stati anche discussi i dettagli del contratto. Maresca, fermo da gennaio dopo l’addio al Chelsea, è aperto all’offerta presentata dalla compagine turca.

Nonostante la forte apertura al progetto del Fenerbahçe, l’affare non può dirsi ancora concluso. Maresca è anche in trattative con club italiani, desiderosi di riportarlo in patria. Le prossime settimane saranno dunque assolutamente decisive per definire chi prenderà le redini della panchina gialloblù.

Spalletti in conferenza stampa alla vigilia di Lecce Juve: «Non possiamo stravolgere completamente questa squadra, molti ne faranno ancora parte» – VIDEO

Spalletti in conferenza stampa alla vigilia di Lecce Juve: le dichiarazioni verso il match della 36ª giornata di Serie A 2025/26

(inviato all’Allianz Stadium) – Luciano Spalletti ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Lecce Juve.

CHE JUVE VUOL VEDERE DOMANI – «Noi vogliamo ripartire dalla fine della partita precedente. Se uno stadio come quello dell’Allianz, abituato a vincere le partite, applaude dopo un risultato contro una squadra che bisogna battere, è segno che non è stato tutto da buttare via. Quello che dice il nostro pubblico, anche se non abbiamo portato in fondo quello che dovevamo fare, vogliamo riproporlo in prestazione, nelle cose che sono state fatte bene ma poi non hanno avuto l’esito che aspettavamo. Lo sbaglio sarebbe vederci la sfortuna invece delle indicazioni su cosa migliorare. È un errore da non fare. Giochiamo contro una squadra organizzata, conosco l’allenatore, conosco l’esperienza che dà Corvino, so che hanno una società che investe, han fatto anche un centro sportivo. Son tutte cose che danno un valore, giocheremo contro una squadra che dà un volume alto, ci vorrà il massimo per riuscire a fare un risultato importante in un campo così. Noi lo sappiamo bene e su questo ci può aiutare come siamo stati in settimana».

VLAHOVIC TITOLARE – «Può essere la sua partita da titolare. Ci sono ancora delle ore ma è una considerazione giusta, vediamo se tutto procede in maniera normale fino a domani sera. Non carichiamolo troppo di responsabilità, facciamo le cose in maniera corretta. La coesione di squadra viene dal suddividersi anche le responsabilità».

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

DA QUALI CERTEZZE RIPARTE – «In questi momenti c’è bisogno della responsabilità. È la sofferenza che ti dà il senso della responsabilità. Questa settimana abbiamo sofferto e le certezze sono quell’impegno che ho sempre visto mettere nei ragazzi, da quando sono arrivato. Da un punto di vista di essere a posto con la coscienza l’ho sempre visto fare. Quando non si vincono le partite dentro questo spogliatoio si sta male, questa squadra ha un dolore. E il dolore se rifletti bene su quello che è ti insegna delle cose. È il materiale che ti costruisce le possibilità e noi di dolore ne abbiamo subito questa settimana. Ho visto le loro facce e sono sicuro che loro avranno una reazione. Dal dolore emerge una forza che prima non possedevi, funziona così nella vita. Il carattere viene fuori da quello che poi non ti va bene e sei poi costretto a doverlo ribaltare. Si andrà a metterci qualcosa in più, non si userà le cose messe nell’ultima partita che non sono bastate. Si andrà a metterci altre cose».

COSA VUOL VEDERE DI DIVERSO DOMANI – «Il credere di essere forte non nasce quando tutto va al meglio, quando niente ha senso. Io devo andare contro quelle che sono le avversità che trovo durante la strada. La maggior parte delle persone soffre di cose che devono ancora avvenire, noi abbiamo tutto nelle nostre mani. Non bisogna farsi condizionare da considerazioni e opinioni, abbiamo tutto lì davanti. Questo campionato da un punto di vista di qualità espressa mi ha reso soddisfatto e contento, ma ci sono dei momenti che fanno la differenza e quei momenti lì a volte ce li siamo persi. O per una girata di testa in ritardo, non ho anticipato, non ho percepito, non ho intuito, non ho capito bene quel momento lì, non ho usato bene questo radar che devo usare di continuo, questo passaggio dato con la forza giusta, queste cose ci son successe e ci han penalizzato. Ma la volontà della squadra, il modo di allenarsi, è sempre stato un comportamento serio, responsabile, da gente da Juventus. Ma ci siamo persi quei momenti lì che ci sono costati molto cari. Bisognerebbe essere bravi a far sì che non risuccedano. I cambi modulo, cambi posizione, sono i cambi di posizione che fan la differenza in questo calcio in continuo movimento e intrepretare cose nuove e luoghi diversi nel rettangolo di gioco».

GAP CON L’INTER CAUSATO DA MANCANZA DI GIOCATORI DI ESPERIENZA – «Fare un paragone con l’Inter non lo so fare. Loro sono una squadra costruita, in maniera corretta. Questa esperienza, questa forza mentale, questa forza caratteriale gli si è riconosciuta mentre a noi un po’ meno. Probabilmente qualche differenza c’è, non è solo il dettaglio di qualche partita ma l’analisi di un periodo. Sono d’accordo con il direttore che ci voglia esperienza, ma noi si ha una squadra dove si può crescere, dove si ha potenzialità di crescita, sono stati fatti passi in avanti importanti. Poi si tenterà di migliorare la squadra, metterci quello che manca, abbiamo chiesto un preventivo per un pullman a due piani per i giocatori che voi ci dite ma la vedo difficile. Molto di questa squadra rimarrà la stessa, dentro la testa devono essere convinti di far parte del futuro: ciò non vuol dire rimanerci, perchè alcune cose ci mancano e dobbiamo trovarle affinché siano più complete. Non possiamo stravolgere completamente una squadra. Noi abbiamo poi diritti e doveri, poi se ne parla a fine anno, ma stravolgere completamente una squadra non è facile. I nostri giocatori devono sapere che molti faranno parte della Juventus, poi bisogna trovare gioventù, stimoli, volersi sacrificare, voler fare fatica. La vittoria ama la preparazione, il sacrificio, una disciplina vera. La presunzione è inallenabile, diventa un freno per la squadra. La grandezza di una squadra dipende da come lavorano tutti insieme, dal creare un ambiente con una gestione unica e non con gestioni differenti, dove tutti si è trascinati nella direzione che si vuole andare. Mi interessa che capiscano che noi come squadra siamo a buon livello ma c’è da migliorare e molti rimarranno a far parte di questa squadra qui. Con tutta questa naturale considerazione di quello che deve essere il mercato, il futuro, viene buttata fuori gente che ha da portare risultati. Siete voi che diranno il futuro della Juventus».

OPENDA – «Quello è un altro degli errori che ho fatto io e non avete citato fino ad ora. Io devo scegliere, le scelte le faccio tenendo in considerazione tutto. Si sta impegnando, è micidiale per disponibilità, per voglia di mettersi a disposizione anche per 2′. Gli vogliono bene tutti, se non l’ho fatto giocare è perché credevo fossero meglio gli altri e ci potessero dare risultati».

LA CONFERENZA STAMPA COMPLETA DI SPALLETTI

Dalla politica al campo: ecco perché serve un ex giocatore alla guida della FIGC

Chi guiderà il calcio italiano? Malagò, Abete o il commissariamento: la verità sul prossimo futuro della FIGC

La corsa alla presidenza FIGC è un testa a testa tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete; resta aperto lo spettro del commissariamento e molte componenti chiedono garanzie sul futuro del calcio italiano. Ma perchè non un ex giocatore che ha vissuto il calcio quotidianamente e sul campo?

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Contesto e calendario

Le elezioni per la presidenza della FIGC sono fissate per il 22 giugno 2026, con scadenza per la presentazione delle candidature il 13 maggio. Malagò è sostenuto da molte società di Serie A e ha raccolto l’attenzione delle componenti tecniche; Abete può contare sul peso della Lega Nazionale Dilettanti.

Chi sono i favoriti e perché

  • Giovanni Malagò: profilo istituzionale e programma incentrato su riforme fiscali e ricavi; ha incassato il sostegno di AIC e AIAC, un endorsement che pesa molto nel voto.
  • Giancarlo Abete: dirigente di lungo corso con il supporto naturale della LND, che vale una quota significativa del peso elettorale.

Dati chiave sul voto: la composizione delle componenti (Serie A, B, C, LND, Assocalciatori, Assoallenatori) rende il meccanismo elettorale complesso e soggetto a negoziazioni.

Lo spettro del commissariamento

Il rischio di commissariamento rimane sullo sfondo: il Governo ha più volte manifestato la volontà di intervenire sullo statuto federale, e la possibilità di uno stallo elettorale aumenterebbe la pressione politica. E l’inchiesta sugli arbitri non aiuta di certo…

Ecco perché servirebbe un ex giocatore a capo della FIGC

A mio avviso, il calcio italiano avrebbe bisogno di una guida con esperienza diretta sul campo. Un presidente che abbia vissuto il mondo del calcio dall’interno — come Paolo Maldini o Roberto Baggio — porterebbe credibilità presso i calciatori, una visione più empatica sui vivai e una maggiore autorevolezza nelle trattative tecniche e internazionali. Questa non è una negazione del valore di profili manageriali come Malagò o Abete, ma una proposta di equilibrio: istituzioni forti affiancate da figure tecniche ed ex giocatori nel board potrebbero migliorare la governance e la fiducia delle componenti.

Nei prossimi giorni saranno decisive le scelte delle componenti tecniche e delle leghe minori: il voto di AIC/AIAC e l’atteggiamento di Serie B e C possono ribaltare gli equilibri.

Crisi Milan, la protesta corre sul web: superate le 30.000 firme contro Furlani

Lanciata una petizione popolare per chiedere le dimissioni dell’AD Giorgio Furlani. Tifosi in rivolta: «Gestione troppo finanziaria e priva di visione sportiva»

La frattura tra la tifoseria del Milan e l’attuale dirigenza ha raggiunto un punto di non ritorno. Mercoledì 6 maggio è stata lanciata una petizione online per chiedere le dimissioni immediate dell’Amministratore Delegato, Giorgio Furlani, e in poche ore è stato superato il muro delle 30.000 sottoscrizioni. Il messaggio della piazza è univoco: “Il Milan merita rispetto“. La base popolare rossonera contesta apertamente un modello di gestione che sembra aver smarrito l’ambizione sportiva a favore di una rigida tecnocrazia finanziaria.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Accuse di tecnocrazia e impoverimento sportivo

Secondo i promotori della protesta, il ruolo di Furlani rappresenta oggi il principale ostacolo allo sviluppo del club. La critica centrale riguarda la sistematica subordinazione dell’area tecnica alle esigenze di bilancio. Questo approccio “ragionieristico” avrebbe prodotto un progressivo impoverimento della visione competitiva, trasformando una società storicamente vincente in una realtà priva di una direzione sportiva chiara. Il Milan viene percepito dai sottoscrittori della petizione come un’azienda orientata esclusivamente al profitto, con un rischio concreto di ridimensionamento delle ambizioni nel medio-lungo periodo.

Leadership opaca e distacco dall’ambiente

Oltre ai risultati e alle strategie di mercato, nel mirino c’è anche il modello di leadership adottato. Furlani viene descritto come un dirigente accentratore e distante, capace di imporre decisioni dall’alto senza il necessario coinvolgimento delle competenze tecniche. Sul piano relazionale, emerge l’immagine di una figura fredda, incapace di rappresentare i valori storici dell’AC Milan nei momenti chiave. Questa assenza di empatia verso il contesto sportivo e verso i sostenitori ha aggravato una frattura che la petizione punta a rendere definitiva.

La richiesta di un cambio ai vertici

L’intento del documento è chiaro: la permanenza di Giorgio Furlani alla guida della società non è più ritenuta sostenibile. La gestione attuale viene giudicata incompatibile con le necessità di rilancio di una squadra che deve competere ai massimi livelli. Per questo motivo, la firma di migliaia di tifosi diventa un atto di pressione politica sulla proprietà, affinché si proceda a un immediato cambio ai vertici societari per restituire al club un’anima sportiva e identitaria.

Torino Sassuolo, D’Aversa torna alle due punte: Zapata scalpita per una maglia


Il capitano granata prova il recupero record per affiancare Simeone. Adams torna in panchina, mentre Njie resta l’alternativa di lusso per l’attacco

L’esperimento del Torino a una sola punta, visto nella recente trasferta di Udine, è destinato a rimanere un caso isolato. Questa sera, nella sfida interna contro il Sassuolo, la formazione granata riprenderà il suo assetto abituale: due attaccanti puri supportati dalla visione di gioco di Vlasic sulla trequarti. La parentesi friulana, dettata dalle assenze forzate di Adams e Zapata, aveva costretto D’Aversa a una soluzione d’emergenza con Simeone isolato in avanti, ma il rientro dei titolari permette al tecnico abruzzese di riabbracciare la sua filosofia offensiva.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Il provino decisivo per Duvan Zapata

L’attenzione di tutto l’ambiente granata è rivolta a Duvan Zapata. Il capitano, reduce da un problema all’adduttore sinistro, ha svolto un percorso di recupero più fluido rispetto al compagno di reparto Adams. Sebbene entrambi siano stati convocati, le loro condizioni sono differenti: mentre lo scozzese Adams si accomoderà inizialmente in panchina per gestire il minutaggio, Zapata effettuerà un test decisivo in mattinata. Se le risposte fisiche saranno positive, il colombiano partirà titolare al fianco di Simeone; in caso contrario, è pronto il giovane Njie.

La carta Njie e le soluzioni tattiche

Alieu Njie resta il principale candidato per una maglia da titolare qualora lo staff medico suggerisse prudenza per Zapata. D’Aversa ha sottolineato come le caratteristiche dello svedese — velocità e abilità nell’uno contro uno — possano essere esaltate dalla presenza di un’altra punta vicina, rendendo lo schieramento meno statico. Njie ha già dimostrato il suo valore nelle ultime uscite, risultando decisivo nella rimonta contro l’Inter, e la sua capacità di svariare sul fronte offensivo offre a D’Aversa una preziosa variante tattica.

Emergenza difesa e rientri importanti

Non mancano però le preoccupazioni nel reparto arretrato. Guillermo Maripan ha accusato fastidi tendinei che gli hanno impedito di allenarsi negli ultimi due giorni. Nonostante il dolore, il difensore ha dato disponibilità e farà parte della distinta, un gesto di attaccamento lodato dal tecnico. Buone notizie arrivano invece da Pedersen, ristabilito dalla lombosciatalgia, mentre restano ancora ai box Ismajli e Anjorin. Il Toro si presenta dunque con qualche acciacco, ma con la forza di un attacco finalmente ritrovato.

Pochettino tra il Mondiale 2026 e il ritorno in Champions: futuro svelato?

Il contratto del tecnico con gli USA scade dopo la Coppa del Mondo: tra l’ipotesi rinnovo e le sirene di un prestigioso club europeo “caotico”

A poche settimane dall’inizio del torneo sportivo più atteso della storia, il futuro di Mauricio Pochettino è già al centro di un acceso dibattito internazionale. Il tecnico argentino, attualmente alla guida della Nazionale degli Stati Uniti, si trova di fronte a una decisione cruciale che segnerà la fase successiva della sua carriera. Nonostante debba ancora conquistare definitivamente la fiducia dei tifosi americani, le speculazioni su un suo imminente ritorno nel calcio d’élite europeo, e in particolare in una squadra di Champions League definita “caotica”, si fanno sempre più insistenti.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

Un contratto in scadenza e il “giallo” del rinnovo

L’attuale accordo tra Pochettino e la nazionale USA scadrà ufficialmente al termine del Mondiale 2026. Secondo quanto riferito dall’insider Ben Jacobs ai microfoni di talkSPORT, l’aspettativa generale era quella di una separazione consensuale alla fine del torneo. Tuttavia, lo stesso Pochettino ha recentemente rimescolato le carte: durante l’ultima pausa internazionale, alla domanda su un possibile prolungamento, il manager ha risposto con un sibillino «Perché no?».

Le opzioni sul tavolo: USA o Europa?

Nonostante le aperture del tecnico, le fonti interne alla federazione statunitense sembrano più cauti. La sensazione è che l’esito del Mondiale detterà l’agenda:

  • In caso di successo storico: Pochettino potrebbe scegliere di lasciare l’incarico all’apice della gloria.
  • In caso di fallimento: la separazione diventerebbe inevitabile alla scadenza naturale del contratto.

Sullo sfondo restano le grandi potenze europee. A 54 anni, con un curriculum che vanta club del calibro di Chelsea, PSG e Tottenham, Pochettino resta l’obiettivo numero uno per diverse panchine della massima competizione continentale. La prospettiva di “salvare” un club di Champions League in crisi d’identità rappresenta una sfida che il tecnico argentino ha già dimostrato di saper accettare in passato.

Roma e scuola: Pellegrini e Pandini incontrano gli studenti a Trigoria


L’evento “Anche la scuola in campo!” celebra il legame tra scienza e calcio presso il Liceo Scientifico Sportivo giallorosso: tra nutrizione, tecnologia e valori

Una mattinata all’insegna della formazione e della passione quella vissuta da Lorenzo Pellegrini e Marta Pandini. I due capitani giallorossi sono stati i protagonisti dell’evento “Anche la scuola in campo! – Il calcio spiegato dalle scienze”, tenutosi presso il Liceo Scientifico Sportivo AS Roma di Trigoria. L’iniziativa ha coinvolto numerosi giovani delle squadre giovanili che, proprio all’interno del centro sportivo, portano avanti il loro percorso di studi, sottolineando come l’eccellenza atletica non possa prescindere da una solida preparazione culturale.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

Tecnologia e nutrizione al servizio della performance

Dopo i saluti istituzionali del Vice Preside, Prof. Ottavio Di Paolo, e del COO dell’AS Roma, Maurizio Lombardo, il dibattito è entrato nel vivo con il contributo dei direttori sportivi Ricky Massara e Simone Canovi. I docenti dell’Istituto Giovanni Paolo II hanno trasformato le nozioni teoriche in applicazioni pratiche, illustrando agli studenti come la biologia nutrizionale e le nuove tecnologie (come i sistemi di tracking GPS e l’analisi dei dati) siano ormai fondamentali nei moderni metodi di allenamento. Questa sinergia permette agli atleti di comprendere il “perché” scientifico dietro ogni esercizio fisico svolto sul campo.

Disciplina e appartenenza: le lezioni dei capitani

Marta Pandini ha rivolto un messaggio profondo alle giovani calciatrici, centrato sul concetto di resilienza: «Le difficoltà aiutano a crescere, ma il segreto è la disciplina, intesa come unione di sacrificio e determinazione». Un valore che, secondo la centrocampista, garantisce il successo nella vita oltre che nello sport.

A farle eco è stato Lorenzo Pellegrini, che ha toccato le corde del cuore e dell’identità: «Portare questo stemma è un onore e una responsabilità; noi romanisti siamo mossi da un senso di appartenenza unico». Il capitano ha poi esortato i ragazzi a non perdere mai la voglia di imparare: «Anche dopo quasi 350 partite, ogni giorno scendo in campo cercando di capire in cosa posso ancora migliorare per la domenica».

Real Madrid nel caos: rissa Tchouaméni-Valverde e spogliatoio spaccato


Dalla gestione fallimentare di Xabi Alonso alle tensioni su Kylian Mbappé: cronaca di una stagione “all’inferno” che rischia di chiudersi senza titoli

Quella che doveva essere la stagione del dominio galattico si è trasformata in un incubo. Il punto di non ritorno è rappresentato dalla grave alterco tra Aurélien Tchouaméni e Federico Valverde. Lo scontro fisico è terminato con l’ospedalizzazione dell’uruguaiano, che avrebbe riportato un trauma urtando il capo contro un tavolo. Nonostante Valverde abbia cercato di minimizzare su Instagram, il quotidiano Marca rivela una verità ben più cruda: il fuoco della discordia cova sotto la cenere da mesi.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

L’eredità pesante di Xabi Alonso

Le radici della crisi risalgono alla scorsa estate. La nomina di Xabi Alonso per sostituire il diplomatico Carlo Ancelotti ha creato una frattura immediata. I metodi rigidi dell’ex tecnico del Leverkusen — basati su sessioni video ossessive e un’intensità tattica ritenuta eccessiva — hanno irritato i veterani. Mentre Tchouaméni sosteneva il tecnico, il duo Vinicius-Valverde si è posto alla guida del fronte della protesta, arrivando a simulare di dormire durante le riunioni tattiche. L’esonero di Alonso a gennaio, anziché calmare le acque, ha solo inasprito l’ostilità tra i vari “clan”.

L’interregno di Arbeloa

L’arrivo di Alvaro Arbeloa non ha sortito l’effetto sperato. Dopo una breve luna di miele, i pessimi risultati hanno riacceso le polveri: prima lo schiaffo di Rüdiger a Carreras, poi lo scontro fratricida tra Tchouaméni e Valverde. In questo clima tossico, anche la figura di Kylian Mbappé è finita nel mirino. Il suo recente viaggio a Cagliari, mentre la squadra era impegnata contro l’Espanyol, è stato percepito come una mancanza di rispetto. L’entourage della stella francese denuncia manovre interne per danneggiare la sua immagine, aggravando ulteriormente il malessere quotidiano.

Un futuro da ricostruire

Con la prospettiva di una rarissima stagione senza trofei, il presidente Florentino Perez si prepara a un’estate di rivoluzioni. Il nuovo allenatore dovrà gestire macerie non solo tecniche ma soprattutto umane. Tra i nodi da sciogliere c’è quello del capitanato: all’interno del club cresce infatti il dubbio che Valverde e Vinicius, troppo coinvolti nelle faide interne, non siano più le figure idonee per guidare un gruppo in piena decadenza morale.

Massimo Mauro: «Juve, Vlahovic titolare per la Champions. La Roma farà 9 punti»

L’ex bianconero analizza il momento della squadra di Spalletti: la volata per il quarto posto, il dualismo David-Vlahovic e…


In Lecce-Juventus del 1986 Massimo Mauro festeggiò la conquista dello scudetto numero 22 della Signora con un grandissimo gol. Oggi La Gazzetta dello Sport lo interroga sullo sprint Champions di questo finale di campionato.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

9 PUNTI «La Juventus ha bisogno di vincere tutte e tre le partite per andare in Champions, perché la Roma può fare nove punti, derby compreso».

COSA STA MANCANDO ALLA JUVE «Contro il Milan il pari ci poteva stare: tutte e due potevano accontentarsi e inconsciamente lo hanno fatto. Contro il Verona invece è stato incredibile, perché il migliore in campo è stato il portiere del Verona, quindi vuol dire che la Juve ha creato e, con un po’ di fortuna, poteva fare più di un gol. La vera sorpresa è che non li ha fatti: una partita così la devi sistemare, di riffa o di raffa. Invece ha permesso che il Verona facesse ciò che voleva: stare lì, dietro la linea della palla, a “picchiare”. E allora in una partita così importante, la prima cosa è non fare errori».

JUVE-VERONA «Il gol del Verona è stato un concorso di colpe pazzesco, perché Bremer, Kalulu e Di Gregorio potevano fare tutti molto meglio. Il Verona in attacco non ha combinato niente tranne il gol, ma ha fatto risultato. La storia della Juventus è quella di una squadra che tra mille difficoltà porta a casa la vittoria: doveva essere così, invece… Yildiz me lo ricordo per tre recuperi e significa che qualcosa è andato storto. E David, povero, ha continuato a vagare per il campo senza incidere».

DAVID «Mi dispiace che una persona venga trattata in questa maniera, perché è chiaro che sia un’annata stortissima. È un giocatore che i gol li ha sempre fatti in carriera e vuol dire che la Juventus non è proprio il suo mondo, magari altrove avrebbe fatto meglio. Questa è una sensibilità che deve avere chi sceglie i giocatori».

DAVID O VLAHOVIC A LECCE «Penso che non ci sia storia. Visti da fuori non può che giocare Vlahovic, se ha 90 minuti nelle gambe: altrimenti è meglio che entri quando gli altri sono stanchi. In alternativa la soluzione migliore sarebbe con Boga a sinistra e Yildiz in centro, così Kenan potrebbe correre meno e tentare il dribbling e il tiro in porta».

SU COSA DEVE LAVORARE SPALLETTI «La personalità. Perché ormai, se c’è un problema nelle gambe, non lo risolvi. Invece, dicendo le cose giuste, puoi caricare la squadra. Sa far meglio di così. È un “dentro o fuori” per tutti: il Lecce si gioca la Serie A e la Juve la Champions».

I PROTAGONISTI DEL FINALE «Conceiçao: contro il Verona solo lui ha brillato per iniziativa. Gli altri…. Quest’anno ho rivalutato molto Kelly, però contro il Verona era lento di testa, nelle decisioni di passaggio. Per non dire Cambiaso, Thuram, McKennie che non ne ha presa una, la sua peggior gara dell’anno. Spalletti sicuramente avrà parlato tanto e avrà fatto veder loro qualche partita dove hanno giocato bene, per ricordar loro che sono capaci di farlo».

Napoli, vertice decisivo De Laurentiis-Conte: il futuro in panchina e l’assalto alla Champions

Faccia a faccia imminente tra il patron e l’allenatore per pianificare il 2026-27, dopo l’ultimatum dagli Usa. Intanto, contro il Bologna…

Il momento della verità è arrivato sotto il Vesuvio. La convivenza tra due personalità vulcaniche come Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte è giunta a uno snodo cruciale: il faccia a faccia che deciderà le sorti della panchina azzurra per la stagione 2026-2027 è ormai imminente, previsto con molta probabilità già per la prossima settimana.

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Il presidente, recentemente negli Stati Uniti, ha lanciato un messaggio inequivocabile: «Se vuole andare via, me lo deve dire il prima possibile». Un aut aut che nasce dalla ferma necessità di programmare il futuro senza scossoni, considerando anche i precedenti del tecnico salentino, storicamente restio a fermarsi in un club per più di un triennio, eccezion fatta per la Juventus. La stagione attuale ha viaggiato su binari leggermente diversi rispetto alle massime ambizioni del patron, il quale aveva messo a disposizione di Conte la rosa con il monte ingaggi più alto e l’età media più avanzata dell’intera gestione azzurra.

Nel frattempo, c’è un traguardo vitale da blindare: la qualificazione matematica alla prossima Champions League (sarebbe la decima in quattordici anni). Al Napoli mancano solo tre punti e il match point arriverà lunedì sera contro il Bologna, in uno stadio Maradona sold out per la penultima gara casalinga.

Sul fronte dirigenziale, il club deve anche respingere le sirene attorno al direttore sportivo Manna, corteggiato dalla Roma su indicazione di Gasperini. Fuori dal campo, De Laurentiis si muove pure a livello istituzionale, sponsorizzando Giovanni Malagò per la presidenza FIGC con l’intento di dare maggior peso politico al Centro-Sud.

Per quanto riguarda il campo, nell’ultimo test contro la Scafatese (finito 2-2) capitan Di Lorenzo ha rimesso minuti nelle gambe e si candida per completare il terzetto difensivo con Rrahmani e Buongiorno. In mediana, spazio a Politano e Gutierrez (in vantaggio su Spinazzola) sulle fasce, con McTominay e Lobotka al centro. Sulla trequarti agiranno Alisson Santos e De Bruyne a supporto di Hojlund. Si monitorano infine le condizioni di Vergara: il suo infortunio ha pesato tantissimo sul rendimento del Napoli e sui gol del centravanti danese.

Di Livio: «Credo nella Juve di Spalletti. Vialli? Un capitano vero»

Lo storico ex bianconero racconta i retroscena della Juve anni ’90: da Del Piero all’Avvocato Agnelli, fino al ricordo di Gianluca Vialli

Angelo Di Livio è uno degli eroi della Champions League del 1996. Tuttosport lo ha ospitato in un incontro pubblico a Torino. Ecco cosa ne è uscito fuori

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

DEL PIERO «La prima volta l’ho visto in una partitina del giovedì: prima squadra contro Primavera. Era già fortissimo, e infatti il direttore Aggradi continuava a chiederci di non entrare in maniera dura. A volte gli facevo da autista. La mamma mi chiedeva di tenerlo d’occhio, ma era così educato…»

AL SUO ESORDIO IN CHAMPIONS DEL PIERO PRENDE 7 «Pure poco! Poi c’è il gol con lo Steaua, quello che sblocca la partita. Sono onesto: ho fatto la gavetta vera, la Champions era un sogno. Però partita dopo partita mi sono sentito fortissimo, volevo recuperare il tempo perduto. Alla fine degli allenamenti ero sempre lì a crossare. Poi a crossare. E ancora a crossare».

VIALLI «Un capitano. Ci ha preso per mano e ci ha portato veramente alla mentalità vincente. E poi era un rompiscatole: se gli davi la palla bassa, la voleva alta. E viceversa. Sa quante volte mi ha mandato a quel paese per quella finta? Lo ringrazierò per sempre, se n’è andato troppo presto».

I LEADER «Ciro Ferrara, un’altra guida. Prima della finale con l’Ajax, alla Borghesiana, ho fatto una brutta entrata su Ciro nella partitina di fine allenamento: è stata l’unica volta in cui Lippi mi ha rimproverato. “Ma che fai? Così rischia di non giocare!”. Gli ho risposto: “Mister, è che non voglio dare vantaggi agli avversari”. Si è conclusa tra le risate».

HA ALZATO LA COPPA PIU’ DI TUTTI «Ma va! Quello era Rampulla: ancora oggi viene massacrato. Gli diciamo: “Però dovevi lasciarla un po’ pure agli altri…”. Comunque, che effetto viverla nella mia Roma: era il mio stadio, la squadra per cui ho iniziato a seguire il calcio».

JUVE-AJAX «Il rammarico è stato non chiuderla nei 90 minuti di gioco. Sono entrato a 18’ dal termine. Lippi mi aveva detto: “Lo vedi quello con le treccine? Stagli attaccato, non farlo ripartire”. Era Davids. Due minuti dopo, mi sfugge e vengo ammonito».

IL GOL DI RAVANELLI «Gol? Ah il cross! Scherzo! Anche se lo prendevamo in giro! Che giocatore, Rava: io faccio sempre il paragone con Mandzukic, calciatore da tenerlo stretto. Lippi ci aveva detto di andare in pressing, Fabrizio ci ha creduto. Rete meravigliosa».

NON FINIVA MAI LA GARA «No, mai. Poi i rigori: io sarei stato il sesto. Ringraziando Dio non siamo arrivati lì: non ha calciato Del Piero, non l’ha fatto Vialli. E poteva toccare a me. Van der Sar era un armadio e io vedevo Pessotto: ha calciato con una tranquillità che mi faceva rosicare. Abbracciavo Torricelli e mi mangiavo le mani».

LIPPI «Un grande maestro. Mi sorprendeva tutte le volte. Come quella volta in cui ci ha detto: “Ma no, non proviamo i rigori: vinciamo prima”. Naturalmente, era la vigilia della finale».

HA ALZATO LA CHAMPIONS IN MUTANDE «Ho discusso anche con mia moglie! Avevo regalato i pantaloncini a un bambino. Anzi, ne approfitto: mi piacerebbe rivederlo. Adesso avrà 40 anni».

LE SORPRESE «Padovano e Jugovic. Il primo troppo sottovalutato, il secondo era l’uomo freddo: la cosa più simile a Zidane. Conte invece era un giocatore già moderno».

CONTE ALLENATORE «Un maniaco. Possiamo dirlo, no? Non so come faccia a resistere ancora: a fine anno lo devono ricaricare. Però straordinario: per uno così mi sarei buttato nel fuoco».

LE FINALI PERSE «Avrei barattato uno scudetto per un’altra Coppa dei Campioni. Dico poi un’altra cosa: capisco i ko, ma nessuno parla mai del gol del Real Madrid con Mijatovic in fuorigioco. E con il Borussia c’era un rigore netto su Vieri!».

MIJATOVIC RITROVATO IN VIOLA «Non sa quante gliene ho fatte passare: lui si vantava, io rispondevo con schiuma nel letto, dentifricio nelle scarpe. “Tu adesso la devi pagare”, gli dicevo. Ragazzo adorabile, comunque. Un gran compagno».

LA JUVE RUBA” «Alla Juve capisci che non sei protetto da nessuno: noi eravamo forti. Parliamo degli scudetti tolti? L’han fatto a Buffon, Del Piero, Nedved, Cannavaro. Di cosa parliamo? Il più scarso valeva 50 miliardi. Per noi era semplice: parlate quanto volete, qui si pensa a vincere».

LA JUVE DI OGGI «Mancano dei giocatori un po’ carismatici. Servirebbe un colpo alla Modric, come fatto dal Milan. Ha dato forza a tutti. E mi auguro che la Juve possa tornare a essere antipatica. Stanno lavorando forte, a ogni modo. Il prossimo anno possono tornare competitivi».

BERNARDO SILVA «Lo vado a prendere subito, anche a piedi! Quando giochi con uno così, ti dà forza e fiducia. Gli dai la palla nei momenti difficili. Porterebbe personalità».

SPALLETTI COME LIPPI «Sì, due toscani forti, tosti, perfezionisti. Due vincenti. E Luciano per me è ben inserito in questa Juventus».

UN NUOVO DI LIVIO «Alla Juventus, no. Forse Conceiçao, ma dribbla di più. Mi rivedo un po’ in Politano, da quinto: attacca e difende. Ma oggi sono tutti a piede invertito. Ah, uno forse ce l’ho: Yildiz! (ride, ndr)».

Juve, non solo Alisson! I portieri stranieri nella storia dei bianconeri: volti, eredità e ricordi

Juve, non solo Alisson: ecco i portieri stranieri che hanno segnato la storia bianconera. La lista completa

La Juventus ha avuto nel corso degli anni una serie di portieri stranieri che, per motivi diversi, hanno lasciato un segno più o meno profondo nella memoria dei tifosi. Alcuni sono passati quasi inosservati, altri hanno saputo ritagliarsi momenti di gloria o di curiosità, contribuendo a scrivere capitoli particolari della storia bianconera. Non solo Alisson, sui cui c’è l’interesse della Juve, ecco i precedenti in casa bianconera:

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Edwin van der Sar arrivò con l’onere di sostituire Peruzzi: dall’Ajax portava qualità e reputazione, ma la sua esperienza in Italia fu segnata da un pregiudizio verso i portieri olandesi e da errori che ne compromisero il giudizio complessivo. Van der Sar e l’allenatore Ancelotti lasciarono la Juve con la sensazione di non essere stati pienamente compresi.

Fabián Carini fu un caso diverso: acquistato come secondo, rimase sempre nell’ombra di Buffon, trovando spazio solo in coppe e in rare rotazioni. Le sue stagioni in prestito non rilanciarono la carriera in bianconero, fino al clamoroso scambio che lo portò all’Inter.

Tra i giovani, Landry Bonnefoi è l’emblema del portiere di prospettiva che non esplose in prima squadra: presenza nella Primavera e poche apparizioni in A, poi una carriera da comprimario altrove.

Alex Manninger, (indimenticato portiere bianconero scomparso qualche settimana fa) che sfruttò i problemi fisici di Buffon per guadagnare minuti importanti e restare nel cuore dei tifosi per alcune prestazioni memorabili, inclusa la serata del Bernabéu. Rubinho e Neto rappresentano invece il ruolo del vice: pochi scampoli di campionato ma utili per la gestione delle rotazioni e per coprire emergenze.

Infine, Wojciech Szczęsny ha incarnato il portiere straniero di maggior successo recente: arrivato dalla Roma, ha raccolto l’eredità di Buffon diventando per anni il titolare indiscusso.

La storia dei portieri stranieri alla Juve è fatta di attese, adattamenti e ruoli diversi: da chi non ha convinto a chi ha saputo ritagliarsi un posto nella leggenda bianconera. Con il mercato che parla di nomi come Allison, il tema resta vivo e sempre attuale.

Stramaccioni sulla Coppa Italia: «Per l’Inter è un peccato che non giochi Calhanoglu. Sarri e i suoi ragazzi meritano davvero un applauso»

Stramaccioni svela: «Per l’Inter è un peccato che non giochi Calhanoglu. Sarri e i suoi ragazzi meritano un applauso»

Lazio-Inter in campionato prima della finale di Coppa Italia di mercoledì prossimo nello stesso stadio. A ragionare su questo e su altro interviene su La Gazzetta dello Sport Andrea Stramaccioni, ex allenatore e talent di Dazn.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

COINCIDENZA «Anche se la coincidenza è a dir poco singolare, non saranno due partite simili. La stessa cosa è successa a Bologna e Milan lo scorso anno, tra campionato e Coppa Italia. Stesse squadre ma due partite totalmente diverse a pochi giorni di distanza».
LAZIO-INTER DI CAMPIONATO «Sono due squadre che non fanno compromessi con la loro filosofia. Insomma, niente calcoli. Enorme l’esperienza di Sarri, straripante l’entusiasmo di Chivu dopo il meritato scudetto. Entrambi giocheranno seguendo la loro idea di calcio. La grande differenza nei due impegni così ravvicinati è solo nella profondità della rosa».
CHIVU VUOLE FARE TURN-OVER RAGIONATO «L’Inter ha avuto per tutta la stagione questo filo conduttore. Per me Cristian inevitabilmente ragionerà su chi non è al meglio fisicamente e chi far rifiatare. Chi sta bene andrà sicuramente in campo ma la gestione sarà fondamentale».
COSA SI ASPETTA DALLE DUE SQUADRE «Sono squadre che giocano il loro calcio senza deroghe allo stile ma sicuramente qualcuno potrà essere gestito; magari Thuram e forse Akanji potrebbero riposare in campionato. Nella Lazio invece sono curioso di vedere come Maurizio gestirà Rovella, giocatore importantissimo al rientro dopo il lungo infortunio ma che a Cremona ha dato segnali più che confortanti».
LAUTARO E CALHANOGLU «Ero a San Siro domenica e la fame con cui Lautaro ha giocato gli ultimi minuti del match scudetto fa capire quanto desideri essere decisivo per la finale di Coppa. Per l’Inter è un peccato che non giochi Calha: anche lui è immensamente importante per la squadra nerazzurra».
IL PENSIERO ALLA FINALE FARA’ CAMBIARE L’APPROCCIO ALL’INTER «Non credo, quello che cambia sarà la gestione di chi non è in perfette condizioni fisiche, eventualmente alcune sostituzioni ragionate e la possibilità che qualcuno possa rifiatare almeno nella partita di campionato».
IL FATTORE CASA «La Lazio giocherà davanti ai suoi tifosi in entrambi i casi. Ma vedo anche qui un ambiente totalmente diverso tra campionato e finale. E anche se le due tifoserie saranno equamente presenti il 13, essere a casa tua per la finale sospinta dalla Nord è un fattore che sposta per chi conosce questo ambiente».
LA LAZIO DI OGGI «Senza mezzi termini Sarri e i suoi ragazzi meritano davvero un applauso. La Lazio ha vissuto una stagione difficilissima in campo e fuori. Ha visto una squadra rivoluzionata a gennaio e ha avuto vicende scomode come quella di Romagnoli. Io credo che il carisma e l’abilità dell’allenatore insieme alla voglia e all’attaccamento alla maglia dei calciatori abbiano generato questo finale di stagione con 5 vittorie nelle ultime 8 e strappato con le unghie questa finale. Il popolo laziale è conscio di questo e sono sicuro consideri con passione la finale come la grande occasione per giocarsi un trofeo nella stagione più sofferta».
I PROTAGONISTI «Dico la fame di Lautaro di raggiungere il doblete da una parte contro la qualità delle quattro ali della Lazio, con Zaccagni su tutti».

Intervista a Mirko Vucinic: «Lecce-Juve sfida decisiva. Lo scambio con Guarin? Thohir cambiò idea»

L’ex bianconero e giallorosso analizza il campionato: il rapporto con Spalletti, la lotta Champions della Juventus e il segreto della salvezza del Lecce

Lecce-Juventus è la partita di Mirko Vucinic. Nel Salento è arrivato diciassettenne nel 2000, scoperto da Pantaleo Corvino, diventando in pochi anni un idolo assoluto. Nel decennio successivo ha poi vinto in bianconero tre scudetti consecutivi, due Supercoppe Italiane e ha messo in mostra tutto il suo talento. Tuttosport ha raccolto le sue parole, oggi che è diventato il CT del suo Montenegro.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

IL SUO MOMENTO «È un grande orgoglio. Allenare la mia nazionale era un sogno. Amo il Montenegro, è nel mio sangue. Adesso abbiamo la Nations League davanti e vogliamo farci trovare pronti. Non partiamo favoriti, ma possiamo dire la nostra».

IL MONTENEGRO «Una squadra che lotta. Non siamo tra le prime nel ranking, ma questo non significa nulla in campo. Voglio un gruppo compatto, con identità. Quando indossi quella maglia devi dare tutto».

LECCE-JUVENTUS «Partita difficilissima per il Lecce. Battere la Juve non è mai semplice. I giallorossi dovranno dare il 100%, forse anche di più. E non è detto che basti, perché la Juventus è una squadra fortissima e sta lottando per la Champions. Verranno a Lecce per prendersi i punti».

PRONOSTICO CHIUSO «Nel calcio mai. Il Lecce ha dimostrato di avere carattere. Ma contro certe squadre devi essere perfetto».

LA SUA JUVE «Con quei colori addosso ho vinto il mio primo scudetto. Se ci penso sono trascorsi diversi, una gioia e una soddisfazione che mi porterò dietro per sempre. Tutto il mondo Juve attendeva da un po’ di tempo quel tricolore e quando è arrivato, in quella storica serata di Trieste, ce lo siamo goduti tutti insieme fino alla fine».

LA TRATTATIVA CON L’INTER «Avevo già svuotato l’armadietto a Vinovo e salutato i compagni, quando un’insurrezione popolare del tifo nerazzurro indusse il patron dei milanesi, Thohir, a tornare sui suoi passi. Non se ne fece più nulla. Ricordo che mancava solo la firma, ma alla fine sono felice per come è andata. Restai a Torino fino a fine stagione, giusto in tempo per conquistare il terzo Scudetto consecutivo».

LA JUVE DI OGGI «È una grande squadra, costruita per vincere. Anche quando non segna tanto, resta pericolosa. Ha qualità, esperienza e mentalità. E nei momenti decisivi difficilmente sbaglia. Battere la Juve non è mai semplice. I bianconeri stanno lottando per andare in Champions. La Juventus farà di tutto per conquistare punti nel Salento. Come ho detto in precedenza sarà una partita combattuta da entrambe le parti perché la classifica parla chiaro: ai giallorossi occorrono punti salvezza, ai bianconeri punti Champions. La tensione sarà alta».

SPALLETTI «Tutto il mondo lo conosce. È un fenomeno. Ha preso la squadra in un momento complicato e ha fatto subito punti, giocando anche un bel calcio. Non è solo un vincente, è uno che dà identità».

CORVINO «Un grande direttore. Ha occhio, esperienza. Non ha scoperto solo me o Krstovic, ma tanti giocatori importanti. Sa costruire squadre con idee chiare».

IL LECCE SEGNA POCO «Non è semplice. Ma vale anche per la Juve, se ci pensi. Il punto è un altro: essere decisivi quando conta. A Pisa i gol li hanno fatti gli attaccanti, e questo è un segnale».

Ranking UEFA, tutto sul quinto posto extra: come funziona, il regolamento e dove si colloca oggi l’Italia

Ranking UEFA, la corsa al quinto posto Champions entra nel vivo: classifica aggiornata, regolamento e situazione dell’Italia

La stagione delle coppe europee è ormai agli sgoccioli e con essa si chiude anche la corsa a un obiettivo particolarmente ambito: il quinto posto Champions. Due anni fa l’Italia aveva compiuto un’impresa storica grazie ai risultati di Atalanta, Fiorentina, Roma e Milan, ottenendo un posto extra poi assegnato al Bologna. Un traguardo che però non è stato replicato nella stagione successiva, riportando a quattro il numero delle italiane qualificate alla massima competizione continentale. Ora l’attenzione si sposta nuovamente sul Ranking UEFA, decisivo per stabilire quali nazioni potranno beneficiare di un posto aggiuntivo nella prossima Champions: l’Inghilterra è già certa, mentre la seconda casella se la contendono Spagna e Germania.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Per capire come si determina questo bonus serve guardare al funzionamento del Ranking UEFA. I punteggi vengono calcolati sommando i risultati ottenuti dalle squadre delle prime dieci federazioni europee nelle ultime cinque stagioni, compresa quella in corso. Ogni vittoria, pareggio, sconfitta e passaggio del turno contribuisce al totale, che viene poi diviso per il numero di squadre partecipanti per ciascuna federazione. Per l’Italia, ad esempio, il conteggio si basa su sette club: quattro in Champions (Napoli, Inter, Atalanta, Juventus), due in Europa League (Bologna, Roma) e uno in Conference League (Fiorentina).

Il regolamento prevede che le prime cinque nazioni del Ranking abbiano garantite quattro squadre in Champions, mentre le prime due della classifica stagionale ottengono un posto aggiuntivo. Lo scorso anno il bonus era andato a Inghilterra e Spagna, complice anche il successo del Betis in Conference League. Quest’anno la corsa è più serrata e il verdetto finale dipenderà dagli ultimi risultati europei: un dettaglio che potrebbe cambiare il destino di un’intera stagione per i club coinvolti.

La classifica

Questa è la classifica aggiornata del Ranking UEFA:

  1. Inghilterra 28.125 punti (3/9 squadre)
  2. Spagna 22.093 (1/8)
  3. Germania 21.785 (1/7)
  4. Portogallo 20.500 (0/5)
  5. ITALIA 19.000 (0/7)

Roma, Gasperini blinda i senatori: da Pellegrini a Dybala, il tecnico vuole conferme per ricostruire il nuovo ciclo

Gasperini costruisce la nuova Roma: Celik, Mancini, Pellegrini, Cristante ed El Shaarawy verso il rinnovo, e si muove qualcosa per Dybala

La ricostruzione della Roma targata Gian Piero Gasperini procede spedita, forte della piena fiducia incassata dalla famiglia Friedkin nelle scorse settimane. Mentre la proprietà lavora per individuare la nuova figura che andrà a integrare l’area tecnica dopo l’addio di Claudio Ranieri e il probabile saluto di Frederic Massara — sempre più vicino all’Olympique Marsiglia — il tecnico giallorosso ha già tracciato una linea chiara: per la prossima stagione vuole mantenere intatto il blocco dei senatori dello spogliatoio, considerato fondamentale per dare continuità al progetto.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Secondo il Corriere dello Sport, sono aumentate sensibilmente le possibilità di permanenza di diversi giocatori chiave: da Zeki Çelik, in scadenza e seguito anche dalla Juventus, a Gianluca Mancini, Lorenzo Pellegrini, Bryan Cristante, Stephan El Shaarawy e persino Paulo Dybala, che sembrava destinato al Boca Juniors. Gasperini è stato chiaro: smantellare l’ossatura attuale per sostituirla con scommesse o profili non pronti non avrebbe senso. Per questo sta spingendo personalmente per i rinnovi, così da potersi concentrare poi su 3‑4 innesti mirati “alla Malen” o “alla Wesley”, utili ad alzare il livello tecnico complessivo.

Il capitolo più delicato riguarda i giocatori in scadenza il 30 giugno: Pellegrini, El Shaarawy e Dybala. Tutti hanno mostrato apertura verso un rinnovo pluriennale, ma a cifre più contenute rispetto agli attuali contratti, in linea con le esigenze economiche del club. La svolta più significativa riguarda proprio Dybala: nonostante una stagione segnata dagli infortuni, Gasperini lo considera ancora centrale nel suo progetto e sta lavorando per convincerlo a restare. Un segnale forte, che conferma come la nuova Roma voglia ripartire dalla continuità del gruppo storico prima di intervenire sul mercato.

Conference League: Crystal Palace e Rayo Vallecano volano a Lipsia per una finale inedita che vale il primo titolo europeo

Conference League, la finale sarà Crystal Palace Rayo Vallecano: inglesi e spagnoli si giocano il primo storico trofeo europeo

La Conference League ha la sua finale: il 27 maggio, a Lipsia, saranno Crystal Palace e Rayo Vallecano a contendersi il trofeo. Per entrambe si tratta di una prima volta assoluta in una finale europea, con la possibilità di sollevare il primo titolo internazionale della loro storia. Il verdetto è arrivato dopo due semifinali senza sorprese, in cui inglesi e spagnoli hanno confermato il successo dell’andata, meritandosi l’accesso all’ultimo atto della competizione.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Il Crystal Palace ha replicato il 3‑1 dell’andata contro lo Shakhtar, imponendosi anche a Selhurst Park per 2‑1. La squadra di Glasner parte forte: Pino trova subito il gol, poi annullato per fuorigioco, ma dopo un quarto d’ora gli inglesi passano grazie a un cross di Munoz deviato nella propria porta da Pedro Henrique. Lo stesso brasiliano firma il momentaneo 1‑1, ma nella ripresa il capocannoniere Sarr chiude la partita e manda il Palace in finale, dopo aver già conquistato due coppe nazionali in stagione.

Percorso netto anche per il Rayo Vallecano, che replica l’1‑0 dell’andata battendo nuovamente lo Strasburgo, questa volta in Francia. A decidere è ancora Alemao, in una gara povera di emozioni ma gestita con maturità dai madrileni, che approfittano delle numerose assenze dei francesi. Nel finale il portiere Batalla para anche un rigore a Enciso, blindando il risultato. È un successo che porta la firma di Iñigo Pérez, tecnico 38enne in rampa di lancio e destinato al Villarreal nella prossima stagione.

Alisson Juve, trattativa in salita: richieste altissime e adesso spunta anche l’Inter

Alisson Juve, spunta l’ostacolo ingaggio: il portiere adesso alza le pretese. Inter rimane alla finestra, cosa può succedere

Il sogno della Juventus di portare Alisson Becker a Torino si sta scontrando con una realtà molto più complessa del previsto. Nonostante l’interesse di Luciano Spalletti e la concorrenza interna rappresentata da Mamardashvili, l’operazione per strappare il brasiliano al Liverpool — legato ai Reds fino al 2027 — si sta rivelando tutt’altro che semplice. Le dinamiche economiche e diplomatiche che circondano il portiere rendono la trattativa in salita.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Nelle ultime ore sono emersi due elementi chiave. Da un lato, il Liverpool, impegnato in un profondo rinnovamento, non appare più così convinto di privarsi di uno dei leader dello spogliatoio e starebbe valutando un rinnovo. Dall’altro, le richieste del giocatore restano altissime: Alisson punta a un triennale da 7 milioni netti a stagione più bonus, cifre che superano il tetto salariale imposto dalla Juventus per i suoi top player, come Yildiz e Vlahovic. Una forbice che, senza un ridimensionamento delle pretese, rende l’affare quasi proibitivo. Lo riporta il Corriere dello Sport.

Sul tavolo c’è anche un retroscena significativo: l’entourage del portiere avrebbe proposto Alisson all’Inter un paio di mesi fa, ricevendo però una risposta tiepida. La volontà di tornare in Serie A esiste, ma il brasiliano non esclude di restare ad Anfield, dove ha vissuto gli anni più importanti della sua carriera. Per la Juventus, la strada resta complicata: tra costi elevati, concorrenza e un Liverpool non più così disposto a cedere, la pista Alisson rischia di diventare sempre più impervia.

Europa League, finale Aston Villa Friburgo: fuori Nottingham Forest e Sporting Braga

Europa League, la finale sarà Aston Villa Friburgo: eliminate Forest e Braga in semifinale. Tutti i dettagli delle sfide

La finale di Europa League sarà Aston Villa‑Friburgo, in programma mercoledì 20 maggio al Besiktas Park di Istanbul. Inglesi e tedeschi hanno conquistato l’ultimo atto eliminando rispettivamente Nottingham Forest e Sporting Braga, al termine di due semifinali molto diverse per andamento ma ugualmente decisive.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Nel derby inglese, l’Aston Villa ha ribaltato lo 0‑1 dell’andata travolgendo il Nottingham Forest con un netto 4‑0 al Villa Park. Dopo il pari complessivo firmato da Watkins — al 17° centro stagionale — i Villains hanno preso il controllo del match: Buendia ha trasformato il rigore del 2‑0, concesso per un fallo di Milenkovic su Pau Torres, mentre nel finale il capitano McGinn ha chiuso i conti con una doppietta che ha mandato la squadra di Birmingham in finale in scioltezza.

Nell’altra semifinale, il Friburgo ha compiuto una rimonta storica contro lo Sporting Braga, ribaltando il 2‑1 dell’andata e imponendosi 3‑1 in Germania. L’espulsione di Dorgeles dopo appena sei minuti ha indirizzato la gara, permettendo ai tedeschi di prendere il controllo: Kubler ha aperto le marcature al 19’, Manzambi ha raddoppiato con un gran tiro e lo stesso Kubler ha firmato di testa il 3‑0 nella ripresa. Il gol di Pau Victor nel finale non è bastato ai portoghesi, mentre Grifo e compagni hanno celebrato la prima finale europea della storia del club.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 8 maggio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Due punti di penalizzazione, ma non subito: cosa sta succedendo in Serie B

La Juve Stabia è al centro di una vicenda che potrebbe compromettere la sua corsa in Serie B. La Procura Federale ha deferito la società per non aver rispettato il termine del 16 aprile 2026, per il versamento delle ritenute IRPEF relative agli stipendi e agli incentivi all’esodo dovuti ai tesserati per i mesi di gennaio e febbraio dello stesso anno.

La sanzione, che rischia di compromettere ulteriormente le ambizioni della squadra, prevede una penalizzazione di 2 punti in classifica, ma non per la stagione in corso, bensì per quella successiva, nel 2026/2027.

Come ha sottolineato il giornalista Nicola Binda de La Gazzetta dello Sport, il provvedimento inflitto alla Juve Stabia potrebbe cambiare radicalmente la posizione della squadra in classifica nel prossimo campionato, qualora il deferimento venisse confermato.

La situazione si complica ulteriormente considerando che il club non è l’unico ad aver subito provvedimenti simili, un segno che le problematiche legate al rispetto delle scadenze fiscali e dei pagamenti continuano a minare la stabilità delle società.

Questa penalizzazione non si limiterà solo ad avere effetti sui risultati sportivi, ma si estenderà anche agli aspetti finanziari e organizzativi, con le società che dovranno ora fare i conti con una maggiore attenzione al rispetto delle normative, pena ulteriori sanzioni.

Se da un lato il Tribunale Federale sta cercando di garantire il rispetto delle regole all’interno del calcio, dall’altro gli effetti di queste misure potrebbero incidere in modo diretto sulla preparazione della squadra e sulle sue future strategie.

Lautaro giura amore all’Inter: «Qui mi sento a casa, sono fedele al progetto e non ho motivi per pensare a qualcosa di diverso. Mi ha colpito subito l’atteggiamento di Pio»

L’attaccante e capitano dell’Inter, Lautaro Martinez, giura amore e fedeltà ai colori nerazzurri: le sue parole in merito al proprio futuro

Lautaro Martinez ha rilasciato un’intervista a Cronache di Spogliatoio in compagnia del compagno di reparto Francesco Pio Esposito. Ecco un’anticipazione sulle dichiarazioni del capitano dell’Inter.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

SE ARRIVASSE UN TOP CLUB CON UNA RICCA OFFERTA? – «Sono fedele al progetto Inter, mi sento a casa. La mia famiglia è felice, abbiamo un ristorante e amiamo Milano. Dal primo giorno tutti mi hanno trattato in un modo impensabile. Ho raggiunto traguardi personali e di squadra davvero importanti. Oggi non ho davvero motivi per pensare a qualcosa che non sia l’Inter».

LA PRIMA COSA CHE HO PENSATO DI PIO – «Giocava nella Primavera, ma veniva ad allenarsi con noi. Era sempre educato, chiedeva, ringraziava. Un ragazzo umile, che vuole imparare. E lo è tuttora. Non aveva paura e questa è la cosa più importante. Fa la differenza quando arrivi in prima squadra».

COSA MI HA COLPITO DI PIO? – «L’atteggiamento che ha sempre avuto quando era il suo turno di entrare. Penso alle partite con il Pisa, con la Juventus, contro cui ha segnato un gol importante, contro il Lecce. Alla sua prima stagione ha dimostrato grande personalità. Ci ha dato davvero una grande mano»

MESSI? – «Quello che fa in campo lo vediamo tutti, sembra giocare un altro sport. Quello che mi impressiona, però, sono i suoi allenamenti. Leo vuole vincere tutte le partitelle ed essere il migliore in tutti gli esercizi. Sono cose che restano dentro, soprattutto ai giovani, e che io provo a portare qui all’Inter».

SU CHIVU E L’ANNO SCORSO – «L’anno scorso abbiamo sofferto tanto, senza raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Cristian ci ha portato un’aria nuova. Ha questa leadership che si vede anche da fuori, ci ha dato fiducia. Non ci ha privati di ciò che tatticamente avevamo fatto negli ultimi anni con Inzaghi. Anzi, ha solo aggiunto un po’ di sue idee a quello che già conoscevamo. Dobbiamo solo ringraziarlo. Lui va verso un’idea di calcio molto moderna. Ci fa riposare, concede giorni liberi. Oggi si gioca tanto e i calciatori devono essere tranquilli e riposati. È importante recuperare».

Zahavi in Italia: doppio dossier tra Lewandowski e Nkunku per il Milan

Lewandowski e Nkunku al centro delle valutazioni di mercato del Milan in vista della prossima estate: il francese è in uscita

Nei giorni scorsi Pini Zahavi è stato protagonista di una missione in Italia, già anticipata nelle settimane precedenti. Il noto super agente sta lavorando su più fronti, tra cui quello legato al futuro di Robert Lewandowski, attaccante del Barcellona attualmente in scadenza di contratto.

LEGGI ANCHE: le ultime di calciomercato

Il centravanti polacco, che compirà 38 anni ad agosto, è alla ricerca dell’ultimo grande contratto della sua carriera e sta valutando diverse opzioni. Tuttavia, all’interno del Milan non tutti sarebbero convinti dell’operazione: l’amministratore delegato Giorgio Furlani non considererebbe l’ex Bayern Monaco del tutto coerente con la linea progettuale del club, sia per ragioni anagrafiche sia per l’ingaggio elevato richiesto a parametro zero.

Il nodo Nkunku e le possibili mosse estive

Nel corso dei colloqui con Zahavi non si è parlato solo di Lewandowski. Sul tavolo è finito anche il nome di Christopher Nkunku, arrivato dal Chelsea per circa 40 milioni di euro ma fin qui incapace di incidere davvero in maglia rossonera.

Il francese ha collezionato finora prestazioni altalenanti, con sei gol complessivi (cinque in Serie A e uno in Coppa Italia) e un impatto lontano da quello mostrato ai tempi del RB Lipsia. Con Allegri non è mai scattato il feeling tecnico-tattico, e il suo rendimento ha convinto solo a tratti, con un breve momento di crescita tra dicembre e gennaio.

Già in passato si era parlato di una possibile cessione, con il Fenerbahce interessato, ma l’operazione non si è concretizzata sia per scelta del giocatore sia per mancanza di un’offerta adeguata.

Ora, in vista dell’estate, la situazione potrebbe riaprirsi: il Milan valuta Nkunku circa 35 milioni di euro, cifra necessaria per evitare minusvalenze e liberare spazio salariale importante.

Un suo addio permetterebbe al club di alleggerire il monte ingaggi e rivedere la struttura della rosa, mentre Zahavi resta una figura centrale anche in questa fase di valutazioni strategiche.

Risse tra compagni di squadra, tra retroscena e interventi societari in Serie A. I precedenti in Italia dopo il caso Valverde Tchouameni 

Risse tra compagni Serie A e i precedenti Valverde Tchouaméni: retroscena, sanzioni e gestione societaria

Le risse tra compagni della stessa prima squadra in Serie A sono rare; gli episodi più documentati negli ultimi anni riguardano scontri tra giocatori di squadre avversarie (tunnel, spogliatoi dopo le partite) e casi nel vivaio come l’episodio con Nicolò Zaniolo.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

La rissa Simeone-Couto

Secondo quanto raccontato da Paolo Negro in un’intervista ripresa dalla stampa, durante gli anni alla Lazio ci sarebbero stati episodi di tensione così forti da sfociare in risse memorabili: in un aneddoto, Couto e Simeone si sarebbero rincorsi con un coltello, con il rischio di conseguenze gravi; il giorno dopo, sempre per scherzo e per stemperare, nello spogliatoio avrebbero sostituito le posate vere con quelle di plastica.

La rissa Onyewu–Ibrahimovic e quella dello svedese con Zebina

Il confronto tra Oguchi Onyewu e Zlatan Ibrahimovic esplose durante un allenamento del Milan, diventando subito un episodio chiave nella storia recente del club. Diverse ricostruzioni concordano sul fatto che l’episodio nacque da un contrasto duro in una partitella: Ibrahimovic reagì in modo molto aggressivo, Onyewu lo afferrò e lo ribaltò, e la colluttazione richiese l’intervento di compagni, dirigenti e dello staff per essere sedata.

Ibrahimovic vs Zebina alla Juventus: Un altro episodio che coinvolge lo svedese, questa volta alla Juventus, con una testata rifilata al compagno Jonathan Zebina durante una sessione di allenamento.

Lite Delio Rossi-Adem Ljajić

Al 32° minuto Delio Rossi sostituì Adem Ljajić; il giocatore, tornando in panchina, applaudì in modo sarcastico l’allenatore e gli rivolse una frase provocatoria. Rossi reagì immediatamente: secondo le ricostruzioni, l’allenatore colpì Ljajić con uno schiaffo o un pugno, scatenando un alterco che richiese l’intervento di dirigenti e compagni per sedare la scena.

Caso Zaniolo e la rissa negli spogliatoi di Firenze (maggio 2025)

Al termine della semifinale Primavera Fiorentina‑Roma è scoppiata una rissa negli spogliatoi: la Roma ha accusato Nicolò Zaniolo di aver colpito due giocatori della Primavera giallorossa; la Procura della FIGC ha aperto un’inchiesta e il caso è stato seguito da testate nazionali. Pur non trattandosi di una zuffa tra titolari della stessa prima squadra, l’episodio è uno dei più noti e documentati legati a spogliatoi in ambito italiano.

Sul fenomeno in Serie A

  • Risse tra compagni della stessa prima squadra (scazzottate in allenamento o spogliatoio tra titolari dello stesso club) sono molto meno frequenti rispetto a litigi tra avversari o tensioni che esplodono nei tunnel e negli spogliatoi dopo le partite. Questa scarsità di casi pubblici è dovuta anche alla gestione interna dei club e alla volontà di limitare il danno d’immagine.

Confronto con casi internazionali e impatto mediatico

Episodi come la rissa tra Valverde e Tchouaméni al Real Madrid hanno mostrato come anche i top club possano vivere scontri interni che diventano notizia internazionale; quando succede, la copertura è ampia e la pressione per provvedimenti disciplinari è forte. Questo confronto aiuta a capire perché i club italiani spesso preferiscano la gestione riservata dei conflitti.

Le risse in Serie A esistono, ma quasi sempre coinvolgono avversari o si svolgono fuori dal campo (tunnel, spogliatoi) o nel vivaio; gli scontri tra compagni della stessa prima squadra restano eccezionali. Quando emergono, le società attivano indagini interne e provvedimenti disciplinari per tutelare immagine e coesione del gruppo.

Arthur, Bennacer, Lucca e Pavard: i rientri dai prestiti costano 170 milioni alle big

Le big adesso tremano: i rientri di Arthur, Bennacer, Lucca e Pavard pesano 170 milioni. Tutti i dettagli nel report

Con l’avvicinarsi della fine della stagione, per i club di Serie A è tempo di bilanci e valutazioni in vista del mercato estivo. Tra obiettivi centrati e altri mancati, le società stanno analizzando le proprie rose per capire come intervenire e quali profili mettere a disposizione degli allenatori. Un capitolo particolarmente delicato riguarda i giocatori che rientreranno dai prestiti, estivi o invernali, alcuni dei quali non riscattati nonostante le clausole previste. Atleti che ora dovranno giocarsi una nuova chance o trovare una diversa collocazione.

Ascolta le nostre notizie!

Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio.

Secondo le stime di Calcio e Finanza, il peso complessivo dei calciatori di ritorno per Inter, Napoli, Milan, Juventus e Roma ammonterebbe a circa 172 milioni di euro tra ammortamenti e stipendi lordi. Una cifra enorme che rischia di appesantire i bilanci 2026/27, rendendo necessario valutare cessioni o nuovi prestiti per liberare spazio economico e tecnico. Per alcuni club, la gestione di questi rientri sarà decisiva per programmare il mercato in entrata.

La situazione più onerosa riguarda il Napoli, penalizzato dal metodo di ammortamento decrescente che concentra i costi nei primi anni di contratto. Tra i rientri più pesanti figurano Lorenzo Lucca (oltre 14 milioni), Cyril Ngonge e Noa Lang (entrambi poco sotto i 13 milioni), per un totale vicino ai 60 milioni. Subito dietro c’è la Juventus, con circa 49 milioni di impatto: spiccano Douglas Luiz (quasi 18 milioni) e Nico Gonzalez (poco meno di 12 milioni), mentre Arthur pesa per 9,8 milioni, con il Gremio che valuta il prolungamento del prestito. Il Milan, invece, si attesta intorno ai 29 milioni, con Chukwueze (9,6 milioni) e Musah (6,8 milioni) come voci principali.

Chiudono la classifica Inter e Roma, entrambe sotto i 20 milioni. Per i nerazzurri il rientro più pesante è quello di Pavard, che da solo vale oltre 12 milioni, seguito da Asllani (4,8 milioni). Situazioni particolari riguardano Tomàs Palacios, vicino al riscatto da parte dell’Estudiantes, e Valentin Carboni, il cui prestito è già esteso fino al 2027. La Roma, infine, presenta il peso più contenuto: 16,9 milioni complessivi, con Kumbulla (oltre 6 milioni) e Baldanzi (più di 5 milioni) come principali voci di costo. Un quadro che evidenzia come la gestione dei rientri sarà una delle chiavi del prossimo mercato.

×