Pagina 135 – Calcio News 24

Risse tra compagni di squadra, tra retroscena e interventi societari in Serie A. I precedenti in Italia dopo il caso Valverde Tchouameni 

Risse tra compagni Serie A e i precedenti Valverde Tchouaméni: retroscena, sanzioni e gestione societaria

Le risse tra compagni della stessa prima squadra in Serie A sono rare; gli episodi più documentati negli ultimi anni riguardano scontri tra giocatori di squadre avversarie (tunnel, spogliatoi dopo le partite) e casi nel vivaio come l’episodio con Nicolò Zaniolo.

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La rissa Simeone-Couto

Secondo quanto raccontato da Paolo Negro in un’intervista ripresa dalla stampa, durante gli anni alla Lazio ci sarebbero stati episodi di tensione così forti da sfociare in risse memorabili: in un aneddoto, Couto e Simeone si sarebbero rincorsi con un coltello, con il rischio di conseguenze gravi; il giorno dopo, sempre per scherzo e per stemperare, nello spogliatoio avrebbero sostituito le posate vere con quelle di plastica.

La rissa Onyewu–Ibrahimovic e quella dello svedese con Zebina

Il confronto tra Oguchi Onyewu e Zlatan Ibrahimovic esplose durante un allenamento del Milan, diventando subito un episodio chiave nella storia recente del club. Diverse ricostruzioni concordano sul fatto che l’episodio nacque da un contrasto duro in una partitella: Ibrahimovic reagì in modo molto aggressivo, Onyewu lo afferrò e lo ribaltò, e la colluttazione richiese l’intervento di compagni, dirigenti e dello staff per essere sedata.

Ibrahimovic vs Zebina alla Juventus: Un altro episodio che coinvolge lo svedese, questa volta alla Juventus, con una testata rifilata al compagno Jonathan Zebina durante una sessione di allenamento.

Lite Delio Rossi-Adem Ljajić

Al 32° minuto Delio Rossi sostituì Adem Ljajić; il giocatore, tornando in panchina, applaudì in modo sarcastico l’allenatore e gli rivolse una frase provocatoria. Rossi reagì immediatamente: secondo le ricostruzioni, l’allenatore colpì Ljajić con uno schiaffo o un pugno, scatenando un alterco che richiese l’intervento di dirigenti e compagni per sedare la scena.

Caso Zaniolo e la rissa negli spogliatoi di Firenze (maggio 2025)

Al termine della semifinale Primavera Fiorentina‑Roma è scoppiata una rissa negli spogliatoi: la Roma ha accusato Nicolò Zaniolo di aver colpito due giocatori della Primavera giallorossa; la Procura della FIGC ha aperto un’inchiesta e il caso è stato seguito da testate nazionali. Pur non trattandosi di una zuffa tra titolari della stessa prima squadra, l’episodio è uno dei più noti e documentati legati a spogliatoi in ambito italiano.

Sul fenomeno in Serie A

  • Risse tra compagni della stessa prima squadra (scazzottate in allenamento o spogliatoio tra titolari dello stesso club) sono molto meno frequenti rispetto a litigi tra avversari o tensioni che esplodono nei tunnel e negli spogliatoi dopo le partite. Questa scarsità di casi pubblici è dovuta anche alla gestione interna dei club e alla volontà di limitare il danno d’immagine.

Confronto con casi internazionali e impatto mediatico

Episodi come la rissa tra Valverde e Tchouaméni al Real Madrid hanno mostrato come anche i top club possano vivere scontri interni che diventano notizia internazionale; quando succede, la copertura è ampia e la pressione per provvedimenti disciplinari è forte. Questo confronto aiuta a capire perché i club italiani spesso preferiscano la gestione riservata dei conflitti.

Le risse in Serie A esistono, ma quasi sempre coinvolgono avversari o si svolgono fuori dal campo (tunnel, spogliatoi) o nel vivaio; gli scontri tra compagni della stessa prima squadra restano eccezionali. Quando emergono, le società attivano indagini interne e provvedimenti disciplinari per tutelare immagine e coesione del gruppo.

Arthur, Bennacer, Lucca e Pavard: i rientri dai prestiti costano 170 milioni alle big

Le big adesso tremano: i rientri di Arthur, Bennacer, Lucca e Pavard pesano 170 milioni. Tutti i dettagli nel report

Con l’avvicinarsi della fine della stagione, per i club di Serie A è tempo di bilanci e valutazioni in vista del mercato estivo. Tra obiettivi centrati e altri mancati, le società stanno analizzando le proprie rose per capire come intervenire e quali profili mettere a disposizione degli allenatori. Un capitolo particolarmente delicato riguarda i giocatori che rientreranno dai prestiti, estivi o invernali, alcuni dei quali non riscattati nonostante le clausole previste. Atleti che ora dovranno giocarsi una nuova chance o trovare una diversa collocazione.

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Secondo le stime di Calcio e Finanza, il peso complessivo dei calciatori di ritorno per Inter, Napoli, Milan, Juventus e Roma ammonterebbe a circa 172 milioni di euro tra ammortamenti e stipendi lordi. Una cifra enorme che rischia di appesantire i bilanci 2026/27, rendendo necessario valutare cessioni o nuovi prestiti per liberare spazio economico e tecnico. Per alcuni club, la gestione di questi rientri sarà decisiva per programmare il mercato in entrata.

La situazione più onerosa riguarda il Napoli, penalizzato dal metodo di ammortamento decrescente che concentra i costi nei primi anni di contratto. Tra i rientri più pesanti figurano Lorenzo Lucca (oltre 14 milioni), Cyril Ngonge e Noa Lang (entrambi poco sotto i 13 milioni), per un totale vicino ai 60 milioni. Subito dietro c’è la Juventus, con circa 49 milioni di impatto: spiccano Douglas Luiz (quasi 18 milioni) e Nico Gonzalez (poco meno di 12 milioni), mentre Arthur pesa per 9,8 milioni, con il Gremio che valuta il prolungamento del prestito. Il Milan, invece, si attesta intorno ai 29 milioni, con Chukwueze (9,6 milioni) e Musah (6,8 milioni) come voci principali.

Chiudono la classifica Inter e Roma, entrambe sotto i 20 milioni. Per i nerazzurri il rientro più pesante è quello di Pavard, che da solo vale oltre 12 milioni, seguito da Asllani (4,8 milioni). Situazioni particolari riguardano Tomàs Palacios, vicino al riscatto da parte dell’Estudiantes, e Valentin Carboni, il cui prestito è già esteso fino al 2027. La Roma, infine, presenta il peso più contenuto: 16,9 milioni complessivi, con Kumbulla (oltre 6 milioni) e Baldanzi (più di 5 milioni) come principali voci di costo. Un quadro che evidenzia come la gestione dei rientri sarà una delle chiavi del prossimo mercato.

Real Madrid, che caos in Spagna! Trauma cranico per Valverde dopo la rissa con Tchouameni. Tutta la verità del centrocampista 

Real Madrid nel caos: trauma cranico per Valverde. Il centrocampista rompe il silenzio! Ecco le sue dichiarazioni

Il Real Madrid ha fornito nuovi aggiornamenti sulle condizioni di Federico Valverde dopo il trasferimento in ospedale seguito alla clamorosa rissa con il compagno Aurélien Tchouaméni. Gli esami hanno evidenziato un trauma cranico, conseguenza dello scontro avvenuto a Valdebebas, e il centrocampista uruguaiano dovrà osservare un periodo di riposo compreso tra 10 e 14 giorni, durante il quale verrà monitorato costantemente dallo staff medico del club.

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NOTA CLUB – “Dopo i test effettuati oggi al nostro giocatore Fede Valverde dai Servizi Medici del Real Madrid, gli è stato diagnosticato un trauma cranico. Valverde è a casa in buone condizioni e dovrà rimanere a riposo per 10-14 giorni, come stabilito dai protocolli medici per questa diagnosi”

PAROLE VALVERDE – Ieri ho avuto un incidente con un compagno durante una sessione di allenamento. La stanchezza della competizione e la frustrazione hanno fatto sembrare tutto fuori proporzione”.

“In uno spogliatoio normale, queste cose possono accadere e di solito si risolvono internamente senza che tutto diventi pubblico”.

“Chiaramente, qualcuno qui sta diffondendo voci e, con una stagione senza titoli, in cui il Real Madrid è sempre sotto scrutinio, tutto viene ingigantito”.

“Oggi abbiamo avuto un altro disaccordo. Durante la discussione, ho colpito accidentalmente un tavolo, provocandomi un piccolo taglio sulla fronte che ha richiesto una visita di routine in ospedale”.

“In nessun momento il mio compagno mi ha colpito, e io non ho colpito lui”.

“Sento che la mia rabbia per la situazione, la frustrazione nel vedere alcuni di noi faticare ad arrivare alla fine della stagione dando tutto, mi ha spinto fino al punto di discutere con un compagno”.

“Mi dispiace. Mi dispiace davvero perché questa situazione mi ferisce, questo momento che stiamo attraversando è doloroso”.

“Il Real Madrid è una delle cose più importanti della mia vita e non posso esserne indifferente. Il risultato è un accumulo di cose che culminano in una lite insensata, danneggiando la mia immagine e lasciando spazio a dubbi che alimenteranno ulteriormente il caso”.

“Non avevo intenzione di parlare fino alla fine della stagione. Siamo stati eliminati dalla Champions League e ho tenuto per me la mia rabbia e il mio risentimento”.

“Abbiamo sprecato un altro anno, e non ero nella posizione di pubblicare sui social quando l’unica faccia che dovevo mostrare era quella in campo, e sento di averlo fatto — ecco perché sono io quello più rattristato e ferito dal vivere una situazione che mi impedisce di giocare la prossima partita per decisione medica”.

“Ho sempre dato tutto, fino alla fine, e mi fa più male di chiunque altro non poterlo fare. Sono a disposizione del club e dei miei compagni per collaborare a qualsiasi decisione riterranno necessaria. Grazie”

Calciomercato Juve, Tiago Gabriel osservato speciale nella sfida contro il Lecce: ma ai bianconeri serve davvero? Il focus

Calciomercato Juve, Tiago Gabriel sotto osservazione: il profilo giusto per i bianconeri? Il focus sul giocatore del Lecce

La Juventus prepara un’estate di fuoco e al centro del progetto difensivo c’è un nome che ha conquistato tutti: Tiago Gabriel. Il gigante portoghese del Lecce, protagonista assoluto della Serie A 2025/2026, è diventato l’obiettivo prioritario di Comolli per blindare il reparto arretrato. Classe 2004, 196 centimetri di potenza e personalità, Tiago Gabriel ha dominato l’area di rigore salentina con una continuità impressionante: 34 presenze, oltre 2800 minuti e una precisione dell’88% nei passaggi che lo rende perfetto per una squadra che costruisce dal basso.

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Alla fisicità da colosso unisce una sorprendente pulizia tecnica e una buona velocità in allungo, qualità che gli permettono di adattarsi sia a una difesa a quattro sia a una linea a tre. Non manca nemmeno il contributo offensivo: due gol di testa su palla inattiva confermano la sua pericolosità sui piazzati.

Il salto a Torino, però, richiederebbe un percorso di crescita mirato. Pur essendo dominante nei duelli, il giovane portoghese deve affinare la gestione della pressione e limitare qualche eccesso di irruenza che talvolta lo porta a interventi rischiosi. La Juventus, però, vede in lui un potenziale erede dei grandi centrali del passato: un difensore moderno, duttile e già pronto per competere ad alti livelli, capace all’occorrenza di agire anche come terzino bloccato. Un investimento di prospettiva che potrebbe diventare il pilastro della retroguardia bianconera per il prossimo decennio.

Di Canio spiazza tutti in studio con un ‘commento hot’: «Dembélé ha avuto un’eiaculazione»

Paolo Di Canio sorprende tutti in diretta: il commento su Dembélé lascia lo studio di Sky Sport senza parole

Tra gli ex calciatori che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, hanno saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nel mondo dei commenti sportivi, Paolo Di Canio è senza dubbio uno dei più riconoscibili. L’ex Milan e Juventus, oggi volto di Sky Sport, continua a distinguersi per il suo modo diretto e passionale di raccontare il calcio, spesso senza filtri e con una carica emotiva che lo rende unico nel panorama televisivo. Nelle ultime ore, però, Di Canio è tornato al centro dell’attenzione per un episodio curioso avvenuto prima della semifinale di ritorno di Champions League tra Bayern Monaco e PSG, quando ha analizzato una giocata di Ousmane Dembélé ricorrendo a un riferimento sessuale per sottolinearne lo spirito di sacrificio.

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Durante la discussione in studio, l’ex capitano della Lazio ha mostrato uno spezzone del match d’andata, elogiando il ripiegamento difensivo del francese e la sua esultanza dopo l’intervento. È in quel momento che Di Canio ha pronunciato il suo colorito virgolettato: “Guardatelo! Neanche fa passare questa palla, la stoppa… e poi guardate: qui ha avuto un’eiaculazione sicuro. Il mister Capello avrebbe avuto la stessa reazione in panchina. Neanche quando segna Dembélé esulta così. Questa cosa di fare così per aver colpito una palla di stinco… è una gioia per un attaccante, è un esempio per gli altri e godi come una biscia, godi veramente tanto. Più che fare un goal”.

Le parole hanno creato un evidente imbarazzo in studio, con i conduttori Mario Giunta e Federica Masolin che hanno provato a smorzare i toni, mentre Giunta si è addirittura portato le mani al volto. Un momento destinato a far discutere, come spesso accade quando Di Canio decide di raccontare il calcio “alla sua maniera”.

Real Madrid, retroscena shock su Mendy: la lesione al tendine è devastante! Rischia il ritiro secondo Cope

Real Madrid, esplode il caso Ferland Mendy: infortunio devastante e ipotesi ritiro dal calcio giocato anche sul tavolo. Lo riporta Cope

Ferland Mendy sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua carriera. Il difensore del Real Madrid ha chiuso anzitempo la stagione a causa di una grave lesione al tendine del retto femorale della gamba destra, ma secondo quanto riportato in Spagna il quadro sarebbe addirittura peggiore del previsto: si parla di una separazione ossea associata alla lesione, un dettaglio che rende il percorso riabilitativo estremamente complesso. Le prime stime parlano di un’assenza che potrebbe protrarsi fino a un anno, un colpo durissimo per un giocatore già provato da una stagione segnata dagli infortuni.

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Il problema è emerso dopo appena 14 minuti della sfida contro l’Espanyol, quando Mendy ha lasciato il campo per far posto a Fran Garcia. Il comunicato del Real Madrid non aveva fornito tempi di recupero, ma la sensazione immediata era che si trattasse di un infortunio serio. La stagione del francese, del resto, era già stata un calvario: solo 9 presenze complessive e 452 minuti giocati, troppo poco per incidere e per sperare in una convocazione ai Mondiali.

Le ultime indiscrezioni, però, aprono scenari ancora più inquietanti. La gravità della lesione potrebbe compromettere il recupero completo e, secondo alcune fonti spagnole, non è esclusa l’ipotesi ritiro. A 30 anni, Mendy si trova davanti a un bivio drammatico: lottare per tornare o prendere una decisione che nessun atleta vorrebbe mai affrontare. Il futuro, oggi, è avvolto da un’incertezza pesantissima.

Valverde Tchouameni, il Real Madrid interviene: avviato procedimento disciplinare dopo lo scontro! La nota ufficiale

Valverde Tchouameni, tensione alle stelle: il Real Madrid apre un’indagine sulla rissa odierna. Il comunicato ufficiale

Il Real Madrid sta vivendo ore di tensione altissima a Valdebebas, dove il rapporto già incrinato tra Valverde e Tchouaméni è esploso in quello che all’interno del club definiscono “l’incidente più grave mai accaduto”. Dopo un primo gelo in mattinata, con Valverde che avrebbe rifiutato la stretta di mano al compagno, la situazione è degenerata fino a una rissa negli spogliatoi, culminata con il centrocampista uruguaiano trasportato d’urgenza in ospedale per una profonda contusione che ha richiesto punti di sutura.

Secondo quanto riportato da MARCA, diversi giocatori sono intervenuti per separare i due durante il parapiglia, segno di un clima ormai ingestibile. La ferita riportata da Valverde non sarebbe stata causata da un colpo diretto di Tchouaméni, ma dalla violenza dello scontro. Dimesso in serata, il giocatore si trova ora a casa, mentre il club è chiamato a gestire una frattura interna che rischia di lasciare strascichi pesanti nello spogliatoio. Ecco la nota ufficiale del club

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COMUNICATO – “Il Real Madrid CF comunica che, a seguito degli episodi verificatisi questa mattina durante l’allenamento della prima squadra, ha deciso di avviare un procedimento disciplinare nei confronti dei giocatori Federico Valverde e Aurélien Tchouameni.

Il club fornirà aggiornamenti sull’esito di entrambi i procedimenti una volta completate le relative procedure interne.

“La Partita della Leggenda” torna al Filadelfia: il popolo granata chiama, la Storia risponde

Lo stadio Filadelfia si accende e si colora di granata: la Partita della Leggenda richiama il popolo del Torino

La magia del Filadelfia è pronta a riaccendersi: sabato 6 giugno 2026, alle 19.30, andrà in scena la 3ª edizione de La Partita della Leggenda, l’evento benefico che unisce ex calciatori del Toro, artisti e amici granata in una serata dedicata alla memoria e al futuro del club. Vertigo Spettacoli e il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata rinnovano un appuntamento che negli anni è diventato un simbolo di identità e appartenenza, con un obiettivo chiaro: raccogliere fondi per costruire il Museo del Toro proprio nella sua casa naturale, il Filadelfia.

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I biglietti sono già disponibili online sul sito del Museo del Toro e su Clappit, oltre che in diversi punti vendita torinesi. Le tariffe restano popolari: tribuna coperta a 20 euro (5 euro per i bambini fino a 12 anni), gradinata a 10 euro con ingresso gratuito per i più piccoli. Un modo concreto per permettere a tutta la comunità granata di partecipare e contribuire.

Il Museo del Grande Torino ricorda che la Storia non può essere dimenticata e che il progetto del nuovo spazio museale vive grazie alla passione dei tifosi, veri custodi dell’eredità granata. Le precedenti edizioni hanno già permesso di alimentare un fondo dedicato, un “salvadanaio” trasparente che verrà utilizzato esclusivamente per la costruzione del Museo. Le donazioni restano sempre aperte tramite bonifico all’Associazione Memoria Storica Granata. Un invito forte, quasi un appello: il Toro vive nella sua gente. E solo insieme il Museo potrà finalmente tornare al Fila.

Palestra: «La Serie A è il sogno di ogni calciatore e, se possibile, spero di poter fare il salto in un top club»

Palestra svela: «La Serie A è il sogno di ogni calciatore e, se possibile, spero di poter fare il salto in un top club». Le sue parole

Marco Palestra, terzino classe 2005 del Cagliari, è stato protagonista dell’ultima puntata di MySkills su DAZN, raccontando la sua crescita, le ambizioni e il riconoscimento ricevuto con la carta di FC26 consegnata da Hernanes: una stagione che gli ha dato fiducia e consapevolezza, culminata in un rendimento da protagonista nella difesa rossoblù, dove ha mostrato solidità, maturità e capacità di unire fase difensiva e spinta offensiva, diventando un punto fermo per Fabio Pisacane e confermandosi come uno dei giovani più pronti per il salto verso un top club della Serie A. Le sue parole:

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SULLA STAGIONE – «Mi piacerebbe che ogni anno fosse così, vedremo se ci sarò ancora. Mi sento pronto per fare il salto? Sì, è stato un anno che mi ha dato molta fiducia. Ogni partita mi ha fatto crescere. Bisogna essere pronti, ogni calciatore deve avere ambizioni per diventare un top».

RICONOSCIMENTO IMPORTANTE – «Il programma MySkills su DAZN è stata una grande opportunità. Hernanes mi ha consegnato la carta FC26, un riconoscimento importante per il mio percorso. Ho ancora molta strada da fare, ma sono felice dei progressi che sto facendo».

SOGNI E AMBIZIONI – «L’ambizione è sempre quella di migliorarsi e cercare di arrivare al massimo livello. La Serie A è il sogno di ogni calciatore e, se possibile, spero di poter fare il salto in un top club. La stagione che sto vivendo mi dà molta fiducia, ma ci vuole sempre tanto lavoro per arrivare ai vertici».

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Allegri contro la ‘maledizione’ del ritorno: l’ombra di Sacchi e Capello incombe su Max

Allegri contro il destino: la maledizione dei ritorni e l’ombra dei fallimenti di Sacchi e Capello

Il Milan sta attraversando uno dei momenti più critici della sua storia recente. Quella che doveva essere la stagione della stabilità sotto Massimiliano Allegri si è trasformata in una corsa affannosa verso una qualificazione Champions che, fino a poche settimane fa, sembrava scontata. Il girone di ritorno da incubo, culminato nel crollo di Reggio Emilia, ha trascinato il Diavolo in una spirale di risultati negativi e tensioni interne che minaccia non solo il bilancio, ma l’intero progetto tecnico. Fallire l’Europa che conta significherebbe riaprire ferite che i tifosi credevano definitivamente chiuse.

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In questo scenario, Allegri si trova a convivere con il peso della tradizione e con una statistica che inquieta: quella dei grandi ex tornati sulla panchina rossonera e naufragati. Dopo il ritorno fallimentare di Sacchi nel 1996‑97 e quello di Capello l’anno successivo, anche il tecnico livornese rischia di aggiungersi alla lista. Pur forte del suo passato vincente, Allegri si ritrova oggi a guidare una squadra smarrita, priva di leadership e con uomini chiave come Modrić ai box o Rabiot in evidente calo. La “maledizione del ritorno” sembra bussare alla porta.

Le ultime tre partite contro Atalanta, Genoa e Cagliari diranno se Allegri riuscirà a invertire una rotta che appare segnata o se la sua seconda era al Milan si chiuderà nel peggiore dei modi. La storia corre veloce e il club non può permettersi di restare immobile: il futuro del progetto rossonero passa da questo finale di stagione, un crocevia che vale molto più di una semplice qualificazione europea.

Giulia Galli, talento in corsa: dallo Scudetto alla NXGN, la nuova stella della Roma femminile

Giulia Galli, l’orgoglio della Roma femminile: Scudetto, NXGN e un 2024 che cambia la sua carriera. Il focus

A soli 18 anni, Giulia Galli sta vivendo un’ascesa fulminea nel panorama del calcio femminile. Attaccante della Roma e pilastro dell’Under 17 azzurra, Giulia ha recentemente celebrato il suo primo Scudetto con la prima squadra giallorossa, un traguardo che si aggiunge al prestigioso inserimento nella NXGN top 25, la classifica dei migliori talenti mondiali. Intervistata da Radio Serie A, la giovane calciatrice ha raccontato le emozioni di un’annata indimenticabile.

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Consapevolezza e appartenenza
Nonostante i successi, Giulia mantiene i piedi per terra: «Accade tutto velocemente, a volte fatico a realizzare, ma questi traguardi ripagano ogni sacrificio». Per lei, romana e cresciuta nel vivaio del club, lo Scudetto ha un sapore speciale: «Rappresentare la Roma significa senso di appartenenza. Far parte di un gruppo con una mentalità vincente fin dal primo giorno è stato fondamentale. Siamo una squadra giovane, arricchita dall’esperienza di chi ha giocato all’estero».


Il salto tra le professioniste
Il passaggio dalle giovanili alla prima squadra ha segnato un cambio di passo netto, non solo tecnico ma psicologico: «Nelle giovanili l’imperativo è divertirsi, tra le grandi la concentrazione deve essere massima in ogni istante. Mi fa impressione pensare che pochi mesi fa ero sugli spalti del Tre Fontane a tifare per quelle che oggi sono le mie compagne».


I modelli di riferimento
In questa stagione Giulia ha timbrato il cartellino in ogni competizione, dalla Champions al campionato, ma il ricordo più dolce resta la rete segnata al Milan in Women’s Cup: «Il mio primo gol al Tre Fontane, davanti alla mia famiglia. È stato surreale».
Sul piano tecnico, Giulia è un’attaccante moderna che alla velocità abbina una crescente capacità di costruzione della manovra: «Cerco di arricchire il mio bagaglio migliorando le carenze». Il suo idolo? Graham Hansen del Barcellona: «È la calciatrice completa per eccellenza, arrivata ai vertici del calcio europeo». Con questa umiltà e determinazione, il primo Scudetto di Giulia Galli sembra essere solo l’inizio di una lunga collezione di trofei.

Mondiali 2026, treni per il MetLife scontati ma ancora carissimi: scontro aperto tra New Jersey e FIFA

Mondiali 2026, taglio ai biglietti NJ Transit ma resta il caso: il New Jersey è il più caro d’America. Tutti i dettagli

La New Jersey Transit (NJ Transit) ha annunciato una riduzione del prezzo dei biglietti ferroviari per le partite della Coppa del Mondo 2026, portando il costo del viaggio andata-ritorno da 150$ a 105$. Lo sconto, pari a circa il 30%, è stato reso possibile grazie all’acquisizione di sponsorizzazioni private che hanno permesso di abbassare la tariffa senza gravare sui contribuenti locali.

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La polemica tra Stato e FIFA
Nonostante il taglio, il prezzo rimane vertiginoso se confrontato con la tariffa ordinaria di 12,90$ per il tragitto di 18 miglia tra New York Penn Station e il MetLife Stadium. La governatrice del New Jersey, Mikie Sherrill, ha difeso strenuamente la scelta di non sussidiare il trasporto dei tifosi con soldi pubblici: “La FIFA guadagnerà 11 miliardi di dollari da questo torneo; deve essere lei a coprire i costi dei propri fan, non i cittadini che si affidano alla NJ Transit ogni giorno”.
La FIFA, tramite il COO Heimo Schirgi, ha accusato l’agenzia di creare un “effetto raggelante” che potrebbe causare congestione e ritardi, diminuendo l’eredità economica dell’evento. Tuttavia, la NJ Transit ha ribadito che i 48 milioni di dollari necessari per gestire gli otto match previsti (inclusa la finale) devono essere recuperati tramite i possessori dei biglietti.

Confronto tariffe: il New Jersey è il più caro
Il piano dei trasporti per i Mondiali americani mostra discrepanze enormi tra le città ospitanti. Mentre il New Jersey fatica a contenere i costi, altre metropoli hanno adottato strategie molto più aggressive per favorire i tifosi:
Città Ospitante Mezzo di Trasporto Prezzo (Andata/Ritorno)
Philadelphia Metropolitana (SEPTA) 2,90$ (Ritorno gratis con AirBnB)
Houston Metro leggera 2,50$
Los Angeles Treno Metro 3,50$
Kansas City Bus dedicato 15,00$
Boston Treno MBTA 80,00$
New Jersey Treno NJ Transit 105,00$


Sfide logistiche e sicurezza
La NJ Transit prevede di trasportare 40.000 passeggeri per gara, quattro volte il volume di una normale partita della NFL. La drastica riduzione dei parcheggi al MetLife Stadium, dovuta ai rigidi perimetri di sicurezza imposti dalla FIFA, renderà il treno una scelta obbligata per migliaia di tifosi.


I biglietti saranno messi in vendita mercoledì 13 maggio e dovranno essere prenotati obbligatoriamente in anticipo. Nonostante gli sconti, il modello statunitense si conferma lontano da quello europeo (Euro 2024) o qatariota, dove il trasporto pubblico per i possessori di biglietto era completamente gratuito.

Il rinnovo col Milan è già firmato, ma può saltare tutto senza Champions

Il calciomercato del Milan, come di consueto, continua a essere al centro dell’attenzione, soprattutto quando si tratta di figure di spicco che ricoprono ruoli determinanti. Eppure, questa volta, a far parlare non sono solo gli acquisti o le cessioni, ma una clausola decisiva all’interno del contratto di uno dei protagonisti più discussi di questa stagione: Massimiliano Allegri.

Un prolungamento che, a dispetto della firma già apposta, potrebbe saltare se la squadra non dovesse conquistare un posto in Champions League.

L’allenatore livornese ha firmato con il Milan un contratto che prevede l’estensione automatica per un’altra stagione, dal 2027 al 2028. La condizione è, però, legata all’obiettivo europeo, tornato in discussione dopo gli ultimi risultati in campionato dei rossoneri.

Prolungamento e aumento per Allegri

Se il Milan dovesse centrare il traguardo, il contratto di Allegri non solo si estenderebbe, ma vedrebbe anche un adeguamento economico. Il suo stipendio attuale di 5 milioni di euro annui passerebbe infatti a 6 milioni.

L’indiscrezione, riportata dal giornalista Nicolò Schira, svela un aspetto fondamentale per la continuità del progetto rossonero: Allegri, pur avendo firmato il rinnovo, sa bene che il suo futuro è legato all’ingresso della squadra nelle competizioni europee più prestigiose.

Il suo destino, e quello del Milan, potrebbe subire un cambiamento drastico se la Champions sfumasse all’ultimo minuto, scenario che oggi sembra più plausibile che mai, dato il cammino incerto della squadra. Con l’ipotesi Nazionale sempre sullo sfondo.

L’inchiesta della Procura di Milano sul mondo arbitrale entra ufficialmente nella sua “Fase 2”

Il PM Pasquale Ascione allarga il campo nell’inchiesta arbitrale: nel mirino rapporti tra designatori, Lega e club

L’inchiesta della Procura di Milano sul mondo arbitrale entra ufficialmente nella sua “Fase 2”. Il pm Pasquale Ascione, dopo aver ascoltato le figure di vertice dell’Aia, punta ora i riflettori sui rapporti tra designatori, Lega Calcio e club. Domani sarà una giornata cruciale: in Procura sono attesi, come persone informate sui fatti, Dino Tommasi e Giorgio Schenone.

Il ruolo di Tommasi e l’eredità di Rocchi

Dino Tommasi non è un testimone qualunque. Dal 2023 braccio destro di Gianluca Rocchi e volto noto della trasmissione Open Var, Tommasi ha assunto il ruolo di nuovo designatore lo scorso 25 aprile, in seguito all’autosospensione dello stesso Rocchi. La Procura intende scavare proprio sul legame tra i due e sulla gestione dei dialoghi tra campo e sala Var. Gli inquirenti partiranno dalle intercettazioni telefoniche per comprendere se esistessero dinamiche improprie nella spiegazione degli episodi controversi o nella gestione delle critiche.

Schenone e il “caso Inter”

Altrettanto delicata è la posizione di Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter. La sua convocazione nasce dalla necessità di fare chiarezza su un’intercettazione tra Rocchi e il vice Gervasoni, in cui il nome di Schenone (“Giorgio”) comparirebbe in contesti da approfondire. Sotto la lente d’ingrandimento c’è soprattutto il famoso incontro avvenuto a San Siro il 2 aprile: chi era presente? Qual è stato l’oggetto dei colloqui con Rocchi? La Procura vuole tracciare un confine netto tra le “legittime rimostranze” che un club può muovere e il “tentativo di pressione” volto a condizionare le designazioni.

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Verso una settimana di audizioni

L’indagine non si fermerà a domani. Dopo aver sentito Pinzani e Butti, la prossima settimana il pm Ascione prevede di convocare altri referee manager delle società di Serie A e dirigenti legati alla Lega Calcio. L’obiettivo dell’accusa è ricostruire fedelmente la rete di relazioni che legava l’ex designatore Rocchi ai club, verificando se il principio di terzietà sia stato in qualche modo compromesso da interferenze esterne. Ad oggi, è bene ricordarlo, tutti i soggetti citati vengono ascoltati esclusivamente come testimoni.

Serie A, il “peso” dei rientri dai prestiti: 172 milioni sui bilanci dei club

Tra riscatti mancati e ritorni alla base, le big di Serie A devono fare i conti con un impatto economico importante in vista del mercato estivo

Con la stagione ormai vicina alla conclusione, i club di Serie A iniziano a tirare le somme non solo sul piano sportivo, ma anche su quello economico. Una delle questioni più delicate riguarda i giocatori rientrati dai prestiti, tra chi non è stato riscattato e chi torna dopo esperienze temporanee altrove.

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Secondo le stime elaborate da Calcio e Finanza, il complesso dei calciatori destinati a rientrare nei rispettivi club proprietari avrebbe un impatto complessivo di circa 172 milioni di euro sui bilanci delle società italiane. Una cifra che include ammortamenti e stipendi lordi, e che inciderà in modo significativo sulle strategie di mercato delle big per la stagione 2026/27.

Napoli e Juventus le situazioni più onerose

Il club con l’impatto economico più elevato è il Napoli, anche a causa della struttura degli ammortamenti che rende più pesante il costo dei giocatori nei primi anni di contratto. Tra i casi principali figurano Lorenzo Lucca, Cyril Ngonge e Noa Lang, con un’incidenza complessiva che sfiora i 60 milioni di euro.

Alle spalle dei partenopei si colloca la Juventus, con un peso totale vicino ai 49 milioni di euro. Tra i profili più rilevanti spiccano Douglas Luiz, il cui impatto si avvicina ai 18 milioni, e Nico Gonzalez, per il quale il mancato obbligo di riscatto lascia comunque aperti scenari di permanenza all’Atletico Madrid. A completare il quadro c’è Arthur, il cui costo si avvicina ai 10 milioni, con la possibilità di un’ulteriore permanenza al Grêmio.

Milan poco sopra i 29 milioni

Anche il Milan dovrà gestire diversi rientri, con un impatto complessivo stimato poco sopra i 29 milioni di euro. Tra i nomi più pesanti figura Samuel Chukwueze, che rappresenta la voce principale della lista rossonera con circa 9,6 milioni di incidenza. Seguono Yunus Musah e altri rientri che andranno valutati dal club in vista del mercato estivo.

I rossoneri, però, hanno già dimostrato negli ultimi anni di saper lavorare bene sulle operazioni in uscita, come evidenziato anche dalle plusvalenze generate nella stagione in corso.

Inter e Roma sotto i 20 milioni

Più contenuti, ma comunque significativi, i numeri di Inter e Roma. I nerazzurri si fermano a circa 17 milioni di euro, con il caso più rilevante rappresentato da Benjamin Pavard, che da solo incide per oltre 12 milioni. Da monitorare anche la situazione di Kristjan Asllani, mentre altri profili come Valentín Carboni hanno già percorsi contrattuali definiti.

La Roma chiude il quadro delle big con il peso più basso tra le principali squadre, pari a circa 16,9 milioni di euro. Tra i giocatori più rilevanti figurano Marash Kumbulla e Tommaso Baldanzi, che rappresentano le principali voci sul piano economico tra i rientri giallorossi.

Un tema centrale per il mercato estivo

Il quadro delineato da Calcio e Finanza evidenzia come i rientri dai prestiti rappresentino una variabile cruciale nella pianificazione delle società. Ogni decisione — tra riscatti, nuove cessioni o permanenze — avrà un impatto diretto non solo sulle rose, ma anche sugli equilibri finanziari dei club.

In un contesto sempre più legato al controllo dei costi e al rispetto dei parametri economici, la gestione dei giocatori in rientro diventa quindi una delle leve principali del mercato estivo.

Barcellona, la Liga vale oro: lo scudetto costerà milioni tra bonus e premi

Il Barcellona è vicino al titolo, ma il trionfo porterà un enorme esborso economico per il club catalano

Il Barcellona è ormai a un passo dalla conquista della Liga, un successo che avrebbe un peso enorme sia dal punto di vista sportivo sia per il rilancio del progetto targato Hansi Flick. Tuttavia, dietro l’entusiasmo per un titolo sempre più vicino, si nasconde anche un conto economico decisamente pesante per le casse blaugrana.

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Secondo quanto rivelato dal podcast Barça Reservat, la vittoria del campionato attiverebbe immediatamente una lunga serie di bonus e premi già previsti nei contratti di giocatori e dipendenti del club. Una spesa che rischia di trasformarsi in un vero e proprio esborso milionario in un momento storico in cui il Barcellona continua a convivere con problemi finanziari e con i rigidi paletti imposti dalla Liga e dal Fair Play Finanziario.

Il Clásico può chiudere il campionato

La squadra di Hansi Flick arriva al prossimo Clásico con un vantaggio di 11 punti sul Real Madrid quando mancano ormai soltanto quattro giornate al termine della stagione. In caso di risultato positivo contro i blancos, il Barcellona potrebbe festeggiare matematicamente il titolo davanti ai propri tifosi.

Una vittoria che riporterebbe il club catalano sul tetto della Spagna, ma che farebbe scattare immediatamente tutti i premi produzione concordati con la rosa e con lo staff.

Bonus milionari per i giocatori

Attualmente il Barcellona conta 23 giocatori in prima squadra, e ciascuno di loro ha inseriti nel proprio contratto bonus legati alla vittoria della Liga.

I calciatori con gli stipendi più alti, i cosiddetti top player, arriverebbero a incassare premi vicini agli 1,5 milioni di euro. Anche i giocatori della fascia media o quelli meno utilizzati avrebbero comunque diritto a cifre molto importanti, con bonus minimi che si aggirerebbero intorno ai 500 mila euro.

Numeri che testimoniano quanto il club abbia voluto incentivare la squadra nella corsa al titolo, ma che ora rischiano di pesare parecchio sui conti societari.

Premi anche per lo staff tecnico e operativo

La politica dei bonus del Barcellona non riguarda soltanto i giocatori. Anche lo staff tecnico e tutto il personale operativo che lavora quotidianamente con la prima squadra riceveranno un premio economico in caso di conquista della Liga.

Secondo le indiscrezioni, il club dovrebbe versare circa 20 mila euro a testa a ogni membro dello staff. Una lista che comprende viceallenatori, preparatori atletici, fisioterapisti, magazzinieri e dipendenti che seguono la squadra durante tutta la stagione.

Una scelta che conferma la volontà del club di premiare ogni figura coinvolta nel successo sportivo, riconoscendo il contributo collettivo dietro la possibile vittoria del campionato.

Una vittoria fondamentale anche fuori dal campo

Nonostante il costo elevato dei premi, la conquista della Liga rappresenterebbe comunque una boccata d’ossigeno fondamentale per il Barcellona. Il titolo nazionale rafforzerebbe infatti l’immagine del club a livello internazionale, aumentando introiti commerciali, sponsor e ricavi legati alla partecipazione alle competizioni europee.

Resta però evidente il paradosso vissuto dal club catalano: vincere è indispensabile per rilanciare il progetto tecnico ed economico, ma ogni successo porta con sé spese enormi che la dirigenza dovrà gestire con grande attenzione.

Milan, il Bayern si ferma col PSG: i rossoneri restano secondi da soli nella storia della Champions

Con l’eliminazione dei tedeschi in semifinale il Milan conserva il primato europeo alle spalle soltanto del Real Madrid

Il Milan continua a custodire uno dei record più prestigiosi della storia del calcio europeo. L’eliminazione del Bayern Monaco contro il Paris Saint-Germain nella semifinale di Champions League permette infatti ai rossoneri di mantenere il secondo posto solitario nella classifica delle Coppe dei Campioni/Champions League vinte, alle spalle soltanto del Real Madrid.

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Il club tedesco inseguiva la possibilità di conquistare la sua settima Champions League, un traguardo che avrebbe consentito di agganciare proprio il Milan nella graduatoria all-time. La corsa del Bayern si è però fermata contro il PSG, lasciando invariata una classifica che continua a vedere i rossoneri in una posizione di assoluto prestigio nel panorama internazionale.

Sette Champions e una storia unica in Europa

Il Milan resta dunque a quota sette Coppe dei Campioni/Champions League conquistate, dietro soltanto al Real Madrid, leader incontrastato con quindici successi. Un dato che certifica la grandezza europea del club rossonero, capace di costruire nei decenni una tradizione internazionale che pochi possono vantare.

Le sette Champions vinte dal Milan raccontano epoche diverse e generazioni leggendarie. Dalla prima Coppa dei Campioni conquistata nel 1963 contro il Benfica fino ai trionfi dell’era Berlusconi, i rossoneri hanno spesso scritto pagine indelebili del calcio europeo. Le vittorie del 1989 e 1990 con Arrigo Sacchi, il capolavoro di Atene nel 1994 contro il Barcellona e le finali dell’era Carlo Ancelotti nei primi anni Duemila rappresentano momenti iconici della storia del club.

L’ultimo trionfo europeo resta quello del 2007 ad Atene contro il Liverpool, una rivincita dal sapore speciale dopo la clamorosa finale persa due anni prima a Istanbul. In Grecia il Milan si impose 2-1 grazie alla doppietta di Filippo Inzaghi, conquistando la settima Champions della sua storia e confermandosi una delle squadre più vincenti del continente.

Da allora sono passati diciannove anni senza più una finale europea disputata dai rossoneri. Un periodo complicato, fatto di stagioni difficili, cambi societari e risultati lontani dalla tradizione del club. Il Milan ha vissuto anche anni fuori dalle coppe europee, attraversando una lunga fase di ricostruzione che ha inevitabilmente inciso sul suo peso internazionale.

Nonostante questo, il blasone europeo del Diavolo è rimasto intatto. La semifinale raggiunta nel 2023, poi persa nel derby contro l’Inter, ha rappresentato un segnale importante di ritorno ad alti livelli. Anche se il percorso si concluse con l’eliminazione contro i nerazzurri, quella cavalcata riportò il Milan tra le grandi d’Europa dopo molto tempo.

Oggi il club rossonero continua a vivere una fase di transizione, con l’obiettivo di tornare stabilmente competitivo anche in Champions League. Il fatto di essere ancora secondo da solo nella classifica delle coppe vinte dimostra però quanto profonda sia la sua eredità europea. In un calcio sempre più dominato da potenze economiche emergenti, il Milan continua a difendere una storia costruita sul campo, fatta di campioni, notti leggendarie e successi entrati nella memoria collettiva del calcio mondiale.

Kone: «Fuori dall’Italia dici Sassuolo e pensi a Berardi. Il futuro? Non so dove giocherò»

Il centrocampista canadese Kone si racconta tra mercato, Mondiale, De Zerbi e la crescita in neroverde. Le parole del centrocampista del Sassuolo

Ismail Koné è una delle grandi rivelazioni della stagione del Sassuolo. Il centrocampista canadese, seguito da diversi club e forte di una clausola da 35 milioni, ha parlato a La Gazzetta dello Sport ripercorrendo la sua carriera, dall’infanzia tra Costa d’Avorio e Canada fino all’esplosione in Serie A.

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IL DEBUTTO CON ESPULSIONE «Giocavamo contro il Napoli, stavamo perdendo e non sono riuscito a controllarmi. In quel momento ero molto triste, volevo che la squadra capisse di potersi fidare di me. Poi le cose sono migliorate».

DALLA COSTA D’AVORIO AL CANADA «A sette anni. In Africa vivevo con mia madre e gli zii. Giocavo sempre a calcio. Poi mamma decise di andare in Canada per cercare una nuova possibilità di vita. È stato molto difficile lasciare parenti e amici. L’inizio in Canada fu difficile anche per il freddo, ma da quando mi sono adattato al clima e ho conosciuto un po’ di ragazzi mi sono trovato bene».

LA SCELTA DELLA NAZIONALE CANADESE «È stata una decisione facile, mi hanno convocato dopo poche partite tra i professionisti. Sentivo grande fiducia e conoscevo altri ragazzi nel gruppo, quindi l’inserimento fu facile. E poi sono grato al Canada e mi è sembrato un buon modo per restituire qualcosa alla nazione che mi aveva accolto».

Dal Sassuolo al Mondiale: crescita, mercato e De Zerbi

COSA CONOSCEVA DEL SASSUOLO «Conoscevo Mimmo Berardi. All’Europeo 2021 lui era on fire: cercando la sua squadra, scoprii l’esistenza del Sassuolo. Da lì ho sempre seguito i risultati, anche se ignoravo in quale zona fosse. Comunque fidatevi: se fuori dall’Italia dici Sassuolo, dici Berardi. Qui ho trovato un club che mi ha aiutato in tutto: io ho potuto pensare solo a divertirmi e a giocare bene. E la stagione è stata pure migliore di come l’avessi immaginata».

IL RAPPORTO CON GROSSO «Molto buono: è un rapporto umano, non solo tecnico. È facile per me comunicare con lui. Grosso capisce dove voglio arrivare, dove devo crescere. Oltre che un bravissimo allenatore è un’ottima persona: quando lavori con uomini così è tutto più facile».

NON AVEVA MAI FATTO 6 GOL IN CAMPIONATO «Vero. Al Sassuolo ho capito che dovevo modificare il mio approccio al gioco, anche fuori dal campo. Poco fa mi sono allenato con la squadra, adesso faccio l’intervista con lei e poi vado a casa dove mi aspetta un preparatore atletico personale con cui lavoro ogni giorno in una camera della casa adibita a palestra. Queste cose fanno la differenza. Rispetto al passato sto attento a cosa mangio, a come dormo: faccio di tutto per essere un giocatore migliore. I gol sono una delle conseguenze».

DOVE GIOCHERA’ IL PROSSIMO ANNO «Sono sincero: non lo so. Vedremo cosa succederà, ma sono concentrato su ciò che devo fare. Sono felice di stare al Sassuolo e della fiducia del club. Poi ci sarà il Mondiale».

DE ZERBI «Siamo due persone che amano il calcio, ma con due visioni diverse. Lui ha davvero una passione incredibile. In quel periodo io avevo qualche difficoltà e probabilmente non riuscivo a dargli subito ciò che voleva. A Marsiglia sono stato bene, è stata una bella esperienza, ricordo la bravura dei compagni e il calore dei tifosi. Non sarò mai abbastanza grato per ciò che ho vissuto lì anche se non è andata come avrei voluto. Non dirò mai nulla di male su Roberto: magari poteva avere più pazienza con me e io potevo evitare di rispondergli. Cose che succedono. Fu una discussione come tante: lui vuole che in mezzo al campo si facciano uno o due tocchi, ma io ho bisogno di un po’ di libertà. Voglio cercare la giocata. Lui lo sapeva, ma quel giorno si arrabbiò».

IL VIDEO DI QUELLA DISCUSSIONE FU PUBBLICO «Decisione del Marsiglia. Io non sapevo che l’avrebbero inserita nel documentario che celebrava quella stagione speciale con il ritorno in Champions. Quest’episodio non mi ha cambiato, so da dove vengo, mi è spiaciuto che magari potesse avere effetto sulle persone intorno. E c’è una cosa che nessuno sa. Un paio di settimane fa sono andato a Londra con due compagni, ho incontrato Roberto e mi ha abbracciato forte. Abbiamo parlato di tante cose, come se nulla fosse. A volte i social e i media rendono tutto troppo grande».

IL MONDIALE «Sono molto sorpreso dell’assenza dell’Italia perché la vostra nazionale è molto talentuosa. Io sono felice: in Qatar giocai il Mondiale con una ventina di partite da professionista alle spalle. Adesso ho più consapevolezza. Tre mesi fa non realizzavo quanto grande fosse l’evento che vivremo e ospiteremo. L’ultima volta che sono stato in Canada ho respirato l’eccitazione generale. Non vedo l’ora che inizi perché la squadra è cresciuta e io pure: so quanto sono migliorato in questi quattro anni e ringrazio Dio per avermi dato di nuovo questa possibilità».

JONATHAN DAVID «Non ha vissuto la stagione che desiderava, ma ha fatto anche cose buone. Abbiamo bisogno dei suoi gol, ma sono tranquillo perché Jonathan non perde il focus, non si butta giù e con questa mentalità i risultati arrivano. La Juve deve avere pazienza, l’anno prossimo David farà benissimo».

Savoldi: «Papà scelse Napoli con forza. Bologna e Napoli sono la nostra vita. Ecco come ho conosciuto Maradona»

Gianluca Savoldi ricorda il padre Beppe tra emozioni, Maradona e i legami con Napoli e Bologna: le sue dichiarazioni

Lunedì sera al Maradona si sfidano Napoli e Bologna, le due squadre simbolo della carriera di Beppe Savoldi. In vista della partita, Gianluca Savoldi ha raccontato al Corriere dello Sport ricordi, emozioni e aneddoti legati al padre, scomparso di recente, ripercorrendo i momenti vissuti tra le due città e l’incontro con Diego Armando Maradona.

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NAPOLI E BOLOGNA «Oltre a Bergamo, sono le nostre città. Quelle in cui abbiamo vissuto, papà ha giocato e il nostro destino s’è incrociato. La guarderò bello tranquillo: per fortuna nessuna rischia e io, volendo bene a entrambe, non devo tifare per chi ha bisogno».

SI PUO’ SCEGLIERE UNA DELLE DUE «No, io e papà ripudiamo le classifiche: le emozioni più importanti, quelle che hanno determinato la nostra vita, sono legate a queste città così diverse. Il calcio muoveva la famiglia: io e mia sorella siamo bolognesi di nascita e a Napoli mi sono sposato e ho giocato. Io sono nato proprio nell’estate di Mister 2 miliardi».

LA SCELTA DEL NAPOLI «Quattro anni intensissimi, pieni di un affetto particolare: mio padre scelse il Napoli con forza preferendolo a Juve, Inter e Milan. Così come volle tornare al Bologna».

I ricordi tra Maradona, Bologna e il San Paolo

BERGAMO «È a parte: è la città in cui è nato e dove negli Anni 70 ha costruito la nostra casa, ai piedi della collina Maresana, vicino allo stadio. La nostra tana, le radici di cui siamo fieri».

L’ULTIMA VOLTA INSIEME A BOLOGNA «Tanti anni fa, una mangiata in campagna da amici. Di Bologna ricordo la casa in viale Risorgimento e il parco di Porta Saragozza: io e papà che tiriamo calci a un pallone. E poi la zuppa inglese di Ivo alla Braseria, Beppe l’adorava».

LA VOSTRA NAPOLI «La casa al parco Ruffo e la seconda a via Orazio, non lontano da quella di Diego. Carmando che mi faceva da balia al San Paolo mentre papà si allenava. Io che tiravo i primi calci della vita su quell’erba. Nel 2022 ci siamo stati insieme per l’ultima volta: in città e a Ischia. A Napoli ho anche imparato ad amare i cani. A casa Bruscolotti. Mi addormentavo addosso a Mark, il suo boxer tigrato, che rimaneva immobile. Credo per paura di svegliarmi».

HA CONOSCIUTO MARADONA «A Bergamo nel 1984, appena arrivato in Italia: uno dei privilegi di essere figlio di Savoldi. La sera prima di Atalanta-Napoli, papà andò a salutare i vecchi compagni in hotel, al San Marco, e Carmando ci portò nella camera di Diego. Era sul letto a guardare Fantastico in tele con i calzettoni bianchi di spugna. Ballava Heather Parisi. Il giorno dopo lo rividi allo stadio: si riscaldava nel corridoio degli spogliatoi, piano piano, avanti e indietro. All’epoca si faceva così».

I MITI DEL BOLOGNA «Perani, bergamasco come lui, uno dei migliori amici di papà, e Bulgarelli: andavamo al mare a Riccione e a Milano Marittima. All’epoca c’era anche un giovane: Roberto Mancini. Mio padre mi diceva che sarebbe diventato un grandissimo. Ci raggiungeva a Riccione. E poi ricordo Colomba, Bellugi, Roversi, Pecci».

LUNEDI’ VA ALLO STADIO «Mai sfiorato l’idea. Mi hanno invitato per Napoli-Milan ed è stato molto emozionante toccare con mano l’amore per mio padre. A Bergamo è stato uguale, ma per chiudere il cerchio voglio andare al Dall’Ara. Magari all’ultima giornata».

Donadoni: «Il Milan non può più sbagliare. Con 3-4 innesti può tornare a vincere»

Donadoni analizza il momento della squadra di Allegri tra corsa Champions, Leao e futuro mercato. Le dichiarazioni

Roberto Donadoni presenta la sfida tra Milan e Atalanta, una gara che per lui ha sempre un significato speciale. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex tecnico e bandiera rossonera ha parlato del finale di stagione del Diavolo, delle difficoltà recenti della squadra di Allegri e delle prospettive future tra Champions e mercato.

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IL FINALE DEL MILAN «Per lo scudetto c’era poco da fare perché l’Inter era la più forte e la più attrezzata, ma dopo la vittoria nel derby mi aspettavo che il Milan avrebbe tenuta viva un po’ di più la corsa per il titolo. Invece sono saltate fuori vecchie problematiche e la squadra è risultata meno competitiva. Ha perso partite che non mi aspettavo perdesse contro la Lazio, l’Udinese e il Sassuolo e ora…».

TIMORI «E’ lecito avere timori che la Champions possa sfuggire. Il cammino dell’ultimo mese e mezzo non è stato positivo ed è questo il momento in cui deve venir fuori il carattere. Il Milan resta in vantaggio, ma non può più sbagliare né pensare di amministrare: servono i tre punti già contro l’Atalanta perché la Roma sta andando forte».

ALLEGRI HA CHIESTO DI RESETTARE «Condivido le sue parole. Adesso serve a poco parlare e bisogna rimboccarsi le maniche per chiudere la stagione in questa posizione».

Il peso della Champions e il momento degli attaccanti

LE COLPE DEL MISTER «Il valore di Allegri è conosciuto e riconosciuto da tutti. In campo vanno i giocatori che devono avere questa volontà e questo desiderio di centrare l’obiettivo. Un allenatore può trasmetterti le sue motivazioni, ma poi… lui resta in panchina e non può segnare».

MILAN-ATALANTA «Non sarà una partita facile per i rossoneri perché l’Atalanta è una formazione tosta e vuole chiudere al settimo posto. Entrambe le squadre non stanno attraversando un grande momento di forma, ma può anche venir fuori un match interessante».

GLI ATTACCANTI NON SEGNANO DA DUE MESI «Vero però il loro valore non si discute. Magari questa sarà la volta in cui uno avrà un guizzo vincente e si sbloccherà».

LEAO «Nel momento in cui il Milan ottiene risultati, Leao non viene chiacchierato, mentre periodi come questo, è quasi sempre nell’occhio del ciclone. Lui è capace di cose egregie, ma gli difetta la continuità di rendimento: se fa il salto di qualità, può essere un top, altrimenti continuerà ad alternare alti e bassi come ora».

SE IL MILAN NON ENTRASSE IN CHAMPIONS «Non qualificarsi per la Champions renderebbe la stagione negativa perché il Milan sarebbe fuori per due anni di fila dalla coppa europea più importante. Questi pensieri, però, la squadra non deve averli: la paura e la tensione rischiano di bloccarti. Meglio raccogliere tutte le energie possibili e concentrarle sul dare il massimo».

IL MERCATO «Il club rossonero non può che puntare in alto perché ha nel suo dna la vittoria. So bene che non c’è più Berlusconi e che i fondi ragionano in maniera diversa rispetto ai grandi proprietari del passato. I tifosi del Milan però sono abituati a certi obiettivi».

COSA SERVE PER PUNTARE IN ALTO «Credo che Allegri abbia fatto crescere la squadra a livello di rendimento rispetto allo scorso anno. Con 3-4 innesti giusti, il Milan può accorciare il gap con l’Inter e tornare a vincere».

Muraro ricorda Beccalossi: «Era sempre sorridente, come calciatore era imprevedibile». Poi l’aneddoto sula sfida in allenamento

L’ex attaccante dell’Inter, Carlo Muraro, ricorda così il suo ex compagno di squadra Evaristo Beccalossi, recentemente scomparso

Carlo Muraro ha giocato insieme a Evaristo Beccalossi, vincendo anche lo scudetto nella stagione 1979-80. A Tuttosport ha raccontato il suo grande legame col fantasista scomparso ieri all’età di 69 anni.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

IL BECCA – «“Becca” era un soggetto che si può definire il tutto e il contrario di tutto. Era sempre sorridente, non prendeva quasi mai le cose sul serio, a parte quelle che è impossibile non farlo. Era scherzoso, di compagnia proprio. Poi sotto l’aspetto calcistico è stato un grande. Era difficile trovare campioni che usassero i due piedi nello stesso modo ottenendo i suoi grandi risultati. Era imprevedibile, non sapevi mai se fosse la giornata giusta o meno. Il nostro capitano Bini, prima di uscire dagli spogliatoi, chiedeva sempre: “Becca, oggi giochiamo in 10 o in 12?”. Tecnicamente era davvero fortissimo».

IL TRIO D’ATTACCO – «Giocava quasi più avanti di me, che ero la punta. Ero io a mantenere l’equilibrio perché tornavo indietro coprendo magari anche la sua zona, così abbiamo trovato l’assetto per avere continuità di risultati. C’era armonia in campo con lui e con Altobelli, sapevamo tutti e tre cosa facessero gli altri due. Certo, con “Becca” non sapevi mai quando e se la palla ti sarebbe arrivata (ride, ndr), dovevi smarcarti anche tre o quattro volte, ma anche quello faceva parte del gioco. Una volta contro il Verona non mi passò la palla nonostante fossi libero, così gli dissi: “Ho la maglia come la tua, “Becca” ogni tanto dammela”. Non mi rispose, sapeva avessi ragione (ride, ndr)».

CORREVA MOLTO – «Sì, le svelo un aneddoto. Era un giovedì, si faceva la partitella e Bersellini provava la squadra che sarebbe scesa in campo contro chi invece non sarebbe partito dal 1’. Io ero tra i titolari, lui tra le riserve. L’allenatore gli disse: “Oggi marchi Muraro”. A un certo punto Evaristo si rivolse a me in bresciano: “Basta cùrer, no ga la fo piö (ossia, “basta correre, non ce la faccio più”). Io se non correvo non ero contento (ride, ndr), così ha corso, battendo quindi il suo nemico: la fatica».

PIGRIZIA – «Fuori non lo era di sicuro (ride, ndr). Guardi, circa dieci anni fa, quando aveva sui 60 anni, gli chiesi se con l’esperienza maturata avrebbe ripetuto o cambiato quanto fatto in passato. Mi rispose che si sarebbe comportato allo stesso modo. Era fatto così».

I DUE RIGORI SBAGLIATI NELLA STESSA GARA – «Io mi ero trasferito all’Ascoli, non giocavamo più insieme. Ma la fortuna del “Becca” e dei grandi attaccanti era proprio quella di ricordare l’errore, ma di dimenticarlo in fretta. Non lo subì diciamo. Fosse capitato a me sarei stato assente un mese (ride, ndr). Un’altra cosa che denotava il suo carattere? Arrivava sempre dieci secondi prima che scattasse il ritardo sul pullman che andava da Appiano a San Siro. Non so, sembrava che lo facesse apposta e che si nascondesse da qualche parte per arrivare ultimo (ride, ndr)».

FACEVA TANTI SCHERZI – «Sì! Lui e Canuti erano i maestri. Canuti era forse la mente e “Becca” magari più il braccio, ne facevano eccome. Non sa di quanti gavettoni stiamo parlando (ride, ndr)».

Calafiori porta avanti la bandiera italiana: sarà l’unico azzurro nella finale di Champions tra Arsenal e PSG. Com’è andata la sua stagione e come sono andati gli ultimi italiani in finale

Calafiori porta avanti la bandiera italiana: sarà l’unico azzurro nella finale di Champions League tra Arsenal e PSG, la sua stagione

La finale di Champions League del 30 maggio 2026, che si disputerà alla Puskas Arena di Budapest, vedrà una presenza italiana. Riccardo Calafiori, difensore dell’Arsenal, sarà l’unico calciatore italiano a scendere in campo nella sfida tra i Gunners e il PSG. La sua stagione con i Gunners sta andando alla grande: primo posto in Premier League e finale di Champions. Il tutto condito da 33 presenze, 1 gol e 3 assist in tutte le competizioni. Negli ultimi anni, almeno un italiano ha sempre partecipato alla finale di questa competizione prestigiosa.

Lo scorso anno, a rappresentare l’Italia furono i giocatori dell’Inter di Simone Inzaghi: Federico Dimarco, Nicolò Barella, Francesco Acerbi, Matteo Darmian e Alessandro Bastoni (oltre a Davide Frattesi). Tutti e cinque erano titolari nella finale di Istanbul persa contro il Manchester City, e quattro di loro sono partiti titolari anche nella finale a Monaco contro il PSG (dove Gianluigi Donnarumma era in porta per i francesi). Darmian è subentrato durante la partita.

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L’unica eccezione negli ultimi anni si è verificata nel 2023/2024, quando nella finale tra Borussia Dortmund e Real Madrid non c’era alcun calciatore italiano tra le due squadre, anche se a guidare i Blancos c’era Carlo Ancelotti, allenatore italiano di grande successo.

Nel 2022-2023, invece, i calciatori italiani dell’Inter sono tornati a giocare una finale di Champions League, ma questa volta sono stati sconfitti dal Manchester City di Pep Guardiola.

Quest’anno, l’assenza di italiani tra le fila delle due finaliste è significativa, ma la presenza di Calafiori nei Gunners continuerà a mantenere viva la tradizione italiana nelle finali di Champions League.

Karlstrom e l’Udinese ancora insieme! Ufficiale il rinnovo fino al 2028: le parole del centrocampista

Karlstrom e l’Udinese ancora insieme! Ufficiale il rinnovo fino al 2028: le parole del centrocampista svedese dopo la firma sul contratto

La notizia era nell’aria da settimane ma adesso è arrivata l’ufficialità: Jesper Karlstrom ha prolungato il proprio contratto con l’Udinese fino al 2028. Di seguito il comunicato della società friulana e le parole del centrocampista svedese.

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IL COMUNICATO – «Il percorso prosegue. Insieme fino al 2028.
Udinese Calcio è lieta di annunciare il rinnovo del contratto con il capitano Jesper Karlstrom fino al 30 giugno 2028.
Ancora due stagioni da vivere in maglia bianconera per il centrocampista svedese che, sin dal suo arrivo, si è subito consacrato come una delle colonne della squadra.
Ben 74, infatti, le sue presenze con un gol realizzato ma, soprattutto, tanto fosforo e leadership al servizio della squadra.
Una continuità di rendimento invidiabile quella di Jesper che è stato schierato praticamente per quasi tutti i minuti a disposizione in questa stagione arrivando a disputarne ben 3085, tra Serie A e Coppa Italia, sui 3150 disponibili nell’ambito delle 35 partite da lui giocate finora.
Numeri importanti che testimoniano la sua importanza all’interno dello scacchiere bianconero.

“Sono molto felice di proseguire quest’esperienza – sottolinea Karlstrom  – L’Udinese è un club importante di cui sono onorato di essere capitano. Non vedo l’ora di finire al meglio questa stagione di continuare, nei prossimi 2 anni, a vestire questa maglia lottando per raggiungere nuovi traguardi insieme. Ringrazio la società per la fiducia ed i tifosi per l’affetto che mi hanno sempre dimostrato. In questi 2 anni ho apprezzato i valori dell’Udinese e della sua gente e sono felice di rappresentarli sul campo”.

“Il rinnovo di Jesper, il nostro capitano, è un momento molto importante che rafforza ulteriormente le basi tecniche per il prossimo futuro – spiega Franco Collavino, Direttore Generale di Udinese Calcio – Karlstrom si è calato immediatamente nella nostra realtà dimostrando senso di appartenenza e leadership, in campo e fuori, al servizio della squadra. Si tratta di un calciatore di spessore internazionale, che sarà protagosita con la Svezia ai prossimi Mondiali e da il contributo ideale in termini di mentalità ed esempio verso i tanti giovani talenti della nostra rosa. Per questo siamo molto entusiasti di proseguire insieme”.

Complimenti Jesper.».

Una Champions League da extraterrestre, Kvaratskhelia incarna il soprannome di “Kvaradona”: i numeri del georgiano

Una Champions League da extraterrestre, Kvaratskhelia incarna il soprannome di “Kvaradona”: i numeri della stagione da record col PSG

La Champions League 2024-25 di Khvicha Kvaratskhelia, con la maglia del Paris Saint-Germain, è stata a dir poco trionfale. L’esterno georgiano è stato il faro della formazione di Luis Enrique, protagonista di un percorso che ha visto i parigini volare fino all’attesissima semifinale contro il Bayern Monaco. Fin dalle prime giornate, Kvaratskhelia ha messo in chiaro il suo ruolo chiave. Al debutto stagionale, nella non semplice gara contro l’Atalanta (vittoria 2-0 per il PSG), la sua presenza è stata in dubbio fino all’ultimo, eppure è riuscito a scendere in campo e a lasciare subito il segno, siglando la rete del raddoppio al 39′. Ma è stata solo la prima di una serie di prestazioni brillanti.

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Nella terza giornata, nell’incredibile 7-2 inflitto dal PSG al Bayer Leverkusen in Germania, Kvaratskhelia ha nuovamente iscritto il proprio nome nel tabellino dei marcatori, segnando al 44′. Ha dominato la fascia e ispirato i compagni in una partita letteralmente esagerata. Ancora una volta, il suo rendimento è stato alto confermandosi elemento di rottura decisivo nelle tattiche offensive di Luis Enrique.

Ci sono state poi le reti allo Sporting Lisbona e Monaco, la doppietta nell’altra goleada con il Chelsea (5-2) e l’exploit anche nel match di ritorno allo Stamford Bridfge, è nei quarti di finale contro il Liverpool chi è definitivamente consacrato il suo strapotere. Nella gara d’andata al Parco dei Principi, vinta 2-0 dal PSG, Kvara ha chiuso il discorso qualificazione: al 65′ è stato protagonista di una giocata d’autore, difendendo la palla con il corpo, superando Mamardashvili in uscita e, dopo una finta, insaccando un gol tanto bello quanto difficile. Una partita in crescendo, dopo un primo tempo più in ombra.

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Ma Kvaratskhelia non si è fermato lì. Anche nel ritorno ad Anfield, dove serviva una grande squadra per resistere al forcing del Liverpool, il georgiano ha mostrato il suo peso specifico, fornendo l’assist decisivo a Ousmane Dembélé al 72′, avviando l’azione che ha spezzato l’equilibrio. Poi la sublime giocata sul secondo gol, propiziata sempre da una sua combinazione letale con Barcola e Dembélé (vittoria per 2-0).

Infine, la gara pazzesca, la semifinale d’andata contro il Bayern Monaco. Un 5-4 epico in cui, “Kvaradona” ha onorato il suo soprannome al massimo. Ha segnato una fondamentale doppietta (al 24′ e al 55′), scuotendo il PSG nel momento più difficile e guidando la rimonta della squadra con una prestazione che ha ripetuto ieri, in terra di Germania, ispirando la rete del vantaggio di Dembélé e dimostrando una continuità di giocate ed energie fino all’ultimo secondo, quando la panchina francese si è alzata in piedi per urlare all’ennesimo recupero palla fornito dal suo campione.

Colombo, che rinascita al Genoa con De Rossi! Scatta il riscatto dal Milan: i numeri della sua esplosione

Colombo, che rinascita al Genoa con De Rossi! Scatta il riscatto dal Milan: i numeri della sua esplosione dopo l’esonero di Vieira

A 24 anni, Lorenzo Colombo può finalmente svuotare le valigie. Dopo un lungo tour d’Italia che lo ha visto cambiare maglia quasi ogni estate, il centravanti di Vimercate ha trovato la sua oasi di stabilità all’ombra della Lanterna. Il Genoa, infatti, ha ufficializzato il suo riscatto definitivo dal Milan: un’operazione da circa dieci milioni di euro che rappresenta una boccata d’ossigeno per le casse rossonere e, soprattutto, una preziosa plusvalenza trattandosi di un prodotto del settore giovanile.

I numeri del riscatto e la “mano” di De Rossi

Per far scattare l’obbligo di riscatto erano necessarie tre condizioni: la salvezza del Grifone, almeno 22 presenze e 5 reti stagionali. Colombo non si è limitato al minimo sindacale, firmando la sua miglior stagione in carriera con 7 gol e 2 assist in 35 partite. La svolta è arrivata a novembre con l’approdo in panchina di Daniele De Rossi, subentrato a Vieira: sotto la guida dell’ex capitano romanista, Colombo ha trovato continuità e fiducia, segnando gol pesanti contro Napoli e Milan, oltre al rigore decisivo per la salvezza virtuale realizzato contro il Pisa.

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Dal “Cobra” a “Hulk”: una vita in rossonero

Il Milan è stato la casa di Lorenzo dal 2010. Entrato nel vivaio grazie a Mauro Bianchessi, ha scalato le gerarchie venendo soprannominato “Cobra” in Primavera e “Hulk” da Zlatan Ibrahimovic, colpito dalla sua dedizione fisica in palestra. Colombo è stato spesso il protagonista illuso delle tournée estive: segnava gol spettacolari (memorabile la doppietta al Manchester City di Guardiola negli USA), alimentando il tormentone sul suo possibile impiego in prima squadra, per poi essere puntualmente girato in prestito tra Cremonese, Lecce, Monza ed Empoli.

L’occasione trovata altrove

Dopo 16 anni, il legame si spezza definitivamente. Il ragazzo diligente che nel 2020 studiava per la maturità di giorno e segnava in Europa League di sera, ha capito che la sua strada verso il calcio d’élite non passava per Milanello.Voglio tornare quando sarò pronto” diceva due anni fa; la realtà ha detto che il ritorno non c’è stato, ma la maturazione sì. Il Genoa si coccola il suo nuovo bomber, mentre Lorenzo, pur cambiando vita, tiene ancora in camera il poster di Ibra. Il rosso, nel suo destino, resta il colore dominante; cambia solo la sfumatura.

Infortunio Baschirotto, lesione d’alto grado e stagione finita: tegola pesantissima per la Cremonese!

Infortunio Baschirotto, lesione d’alto grado e stagione finita: tegola pesantissima per la Cremonese! Il comunicato con l’esito degli esami

La Cremonese ha comunicato ufficialmente le condizioni di Federico Baschirotto dopo l’infortunio subito nella sfida contro la Lazio. Gli accertamenti diagnostici hanno confermato una lesione di alto grado al retto femorale. Un colpo durissimo per la squadra di Marco Giampaolo, ancora impegnata nella lotta per la salvezza. Attualmente al 18° posto in classifica con 28 punti, la Cremonese cerca di colmare il gap con il Lecce a 32 punti. Il club ha espresso fiducia nel recupero del giocatore, augurandogli di tornare più forte di prima. La squadra dovrà affrontare le prossime partite senza uno dei suoi elementi chiave.

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IL COMUNICATO – «In seguito all’infortunio rimediato nella sfida contro la Lazio, Federico Baschirotto è stato sottoposto ad accertamenti diagnostici che hanno evidenziato una lesione di alto grado all’altezza del retto femorale. Forza Fede, tornerai più forte di prima!».

Scholes, che attacco all’Arsenal di Arteta! L’ex United: «Giocano un calcio noioso, non saranno ricordati tra i più grandi»

Scholes, che attacco all’Arsenal di Arteta! L’ex centrocampista del ManchesterUnited critica i Gunners nonostante i risultati

Mentre l’Arsenal si appresta a vivere un finale di stagione potenzialmente leggendario, una voce fuori dal coro arriva a smorzare l’entusiasmo dei tifosi dei Gunners. Paul Scholes, leggenda del Manchester United e vincitore di 11 Premier League, ha lanciato un attacco frontale alla squadra di Mikel Arteta, definendola “noiosa” nonostante il primato in classifica e l’imminente finale di Champions League.

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Il verdetto dello “Specialist”

Intervenendo al podcast The Overlap, Scholes ha messo in dubbio il valore storico di questo Arsenal, che insegue un titolo nazionale atteso da ben 23 anni. Secondo l’ex centrocampista, il pragmatismo di Arteta e la gestione tattica della squadra non reggono il confronto con le grandi formazioni del passato.
Non credo che saranno ricordati come i migliori campioni di sempre“, ha esordito Scholes. “Non credo che tra qualche anno parleremo di questa squadra come facciamo con i grandi team del Manchester United. Per essere considerati ‘grandi’, bisogna battere le migliori, e loro non hanno battuto né il City né il Liverpool. Persino lo United li ha sconfitti quest’anno“.

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“Non accenderei la TV per guardarli”

L’affondo più duro riguarda però l’estetica del gioco. Scholes, abituato ai ritmi vertiginosi e al talento puro di compagni come Cantona, Ronaldo e Rooney, non sembra apprezzare il possesso palla ragionato dei londinesi:
Si può vincere in tanti modi diversi, ma l’Arsenal non è una squadra per cui accenderei la TV ogni volta. Vediamo Raya e i difensori centrali passarsi la palla all’infinito… è noioso“.

Un double per la storia?

Nonostante le critiche di Scholes, i numeri raccontano una realtà diversa. L’Arsenal è attualmente favorito per il titolo, complice il pareggio del Manchester City contro l’Everton, e potrebbe centrare uno storico double il prossimo 30 maggio a Budapest. In Ungheria, i ragazzi di Arteta affronteranno il Paris Saint-Germain per il trono d’Europa. Se i Gunners dovessero alzare entrambi i trofei, le etichette di Scholes potrebbero finire rapidamente nel dimenticatoio, sommerse dal peso del metallo prezioso in bacheca.

La Fiorentina alla ricerca del nuovo attaccante: anche Lucca nella lista! L’agente allontana le voci

La Fiorentina alla ricerca del nuovo attaccante: anche Lorenzo Lucca nella lista! L’agente allontana le voci: le parole di Ascari

Il mercato della Fiorentina inizia a scaldarsi e uno dei nomi più discussi per l’attacco è quello di Lorenzo Lucca. Tuttavia, l’agente Eugenio Ascari, intervenuto ai microfoni di Radio FirenzeViola, ha espresso forti perplessità sull’eventuale arrivo del centravanti, analizzando sia l’aspetto tecnico che quello caratteriale.

Le ombre su Lucca: “Non è un uomo spogliatoio”

Ascari è stato categorico nel valutare il percorso dell’attaccante, sottolineando come la buona parentesi di Udine sia stata un’eccezione in un curriculum finora poco brillante: “A parte l’intervallo friulano, non ha fatto bene né a Pisa né all’Ajax. Inoltre, non mi sembra l’esempio ideale di uomo spogliatoio“.

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L’agente ha ricordato un episodio emblematico avvenuto proprio a Udine, quando Lucca si impuntò per calciare un rigore che non gli spettava: “Dopo aver segnato, nessuno festeggiò con lui. Questo dettaglio fa capire chiaramente che non fosse ben voluto dai compagni“. Anche l’ultima stagione, divisa tra Napoli e Nottingham Forest, è stata fallimentare: “Non segna da un anno e il Napoli lo ha pagato 35 milioni. Non farebbero mai una minusvalenza, ma io non lo prenderei né come sostituto di Piccoli, né tanto meno al posto di Kean. Mi terrei Moise“.

La carta Pinamonti e l’opzione Catamo

In alternativa a Lucca, Ascari suggerisce un profilo già collaudato per la Serie A: Andrea Pinamonti. “Lo prenderei molto più volentieri“, ha spiegato l’agente. “È un giocatore che si sacrifica per la squadra, garantisce sempre una media di almeno 9 reti a stagione e rappresenterebbe per lui il salto di qualità definitivo. Inoltre, avrebbe un costo certamente inferiore rispetto a Lucca“.

Infine, una battuta su Geny Catamo, esterno dello Sporting Lisbona accostato ai viola: “È un buon giocatore, ha vinto due campionati in Portogallo. Il suo eventuale innesto a Firenze suggerirebbe il mancato riscatto di profili come Solomon e Harrison, portando freschezza sulle fasce“. La palla passa ora alla dirigenza gigliata, chiamata a decidere su quale “numero 9” fondare le proprie ambizioni.

Real Madrid nel caos: rissa tra Valverde e Tchouaméni, l’uruguaiano finisce in ospedale

Real Madrid nel caos: rissa tra Valverde e Tchouaméni dopo l’allenamento, l’uruguaiano finisce in ospedale. I Blancos aprono un fascicolo

Il Real Madrid sta attraversando una crisi senza precedenti, che ha trasformato il centro sportivo di Valdebebas in un vero e proprio campo di battaglia. La tensione tra Fede Valverde e Aurélien Tchouaméni, esplosa già nelle ore precedenti, è degenerata in un nuovo scontro fisico definito internamente come “l’incidente più grave mai vissuto all’interno del club”. L’episodio si è concluso con il centrocampista uruguaiano trasportato d’urgenza in ospedale.

La dinamica dello scontro

Secondo quanto riportato da fonti vicine allo spogliatoio e confermato da MARCA, il clima era già rovente fin dalla mattinata, quando Valverde si sarebbe rifiutato di stringere la mano al compagno di squadra francese. L’ostilità è proseguita durante l’intera sessione di allenamento, culminando in una rissa furibonda negli spogliatoi al termine della seduta.
Durante il parapiglia, che ha richiesto l’intervento forzato di diversi compagni per separare i due, Valverde ha riportato una forte contusione. Nonostante la ferita non sia stata causata direttamente da un colpo sferrato da Tchouaméni, la gravità della lesione ha reso necessario il ricovero ospedaliero per applicare dei punti di sutura. Il giocatore è stato successivamente dimesso e si trova ora nella sua abitazione.

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I provvedimenti

La gravità dell’accaduto ha spinto il club a una reazione immediata e drastica. José Ángel Sánchez, braccio destro di Florentino Pérez, si è recato d’urgenza a Valdebebas per una riunione straordinaria. Nessun calciatore ha avuto il permesso di lasciare la Città Sportiva finché non è stato indetto un vero e proprio vertice per tentare di arginare un’escalation di violenza che preoccupa i vertici societari al massimo livello.

Entrambi i giocatori sono stati ufficialmente sanzionati con l’apertura di un fascicolo disciplinare. Tuttavia, il problema sembra essere più profondo: l’ambiente madrileno appare oggi spaccato, con nervi tesi e una divisione interna che minaccia di compromettere definitivamente la stagione. La sensazione crescente è che la situazione sia ormai sfuggita di mano e che la pace nello spogliatoio sia un obiettivo lontano dal concretizzarsi.

Il Napoli irrompe su Gila, De Laurentiis accelera! Milan avvisato: c’è anche l’ostacolo Lotito

Il Napoli irrompe su Gila, De Laurentiis accelera! Milan avvisato: c’è anche l’ostacolo Lotito. Il piano d’azione per il difensore spagnolo

Il Napoli di Aurelio De Laurentiis ha deciso di accelerare per rinforzare la propria difesa e il nome in cima alla lista dei desideri è quello di Mario Gila. Il difensore spagnolo della Lazio, classe 2000, è diventato il fulcro di un’operazione che mira a ringiovanire il reparto arretrato senza rinunciare all’affidabilità. Per convincere l’ex Real Madrid, il club partenopeo ha già messo sul piatto un’offerta contrattuale di spessore: un quinquennale che porterebbe lo stipendio di Gila dagli attuali 1,1 milioni a circa 3 milioni di euro grazie ai bonus.

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L’ostacolo Lotito e la concorrenza del Milan

Nonostante il forte interesse azzurro, la trattativa si presenta tutt’altro che semplice. Il primo grande scoglio è rappresentato da Claudio Lotito: storicamente, i rapporti tra il patron laziale e De Laurentiis non hanno favorito grandi scambi di mercato. A complicare il quadro c’è l’inserimento del Milan. I rossoneri possono contare sul “fattore Igli Tare”: il nuovo direttore sportivo milanista è colui che portò Gila in Italia e mantiene con il calciatore un legame privilegiato. Tuttavia, il Napoli spera di approfittare del fatto che il Milan sia attualmente concentrato sulla blindatura del piazzamento in Champions League per piazzare lo scatto decisivo.

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L’incognita Beukema e l’assist del Liverpool

L’affare Gila potrebbe presto trasformarsi da semplice opportunità a vera necessità di mercato. Il motivo risiede nell’interesse prepotente del Liverpool per Sam Beukema. Arne Slot, tecnico dei Reds, spinge per portare il centrale olandese ad Anfield Road, con una valutazione che il Napoli ha fissato non sotto i 30 milioni di euro.

L’eventuale cessione di Beukema in Premier League garantirebbe al Napoli la liquidità necessaria per affondare il colpo su Gila, la cui valutazione è leggermente inferiore alla cifra incassabile dall’olandese. In poche settimane, il domino dei difensori potrebbe ridisegnare la retroguardia azzurra: la missione sorpasso è ufficialmente partita.

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