Pagina 136 – Calcio News 24

Real Madrid nel caos: rissa tra Valverde e Tchouaméni, l’uruguaiano finisce in ospedale

Real Madrid nel caos: rissa tra Valverde e Tchouaméni dopo l’allenamento, l’uruguaiano finisce in ospedale. I Blancos aprono un fascicolo

Il Real Madrid sta attraversando una crisi senza precedenti, che ha trasformato il centro sportivo di Valdebebas in un vero e proprio campo di battaglia. La tensione tra Fede Valverde e Aurélien Tchouaméni, esplosa già nelle ore precedenti, è degenerata in un nuovo scontro fisico definito internamente come “l’incidente più grave mai vissuto all’interno del club”. L’episodio si è concluso con il centrocampista uruguaiano trasportato d’urgenza in ospedale.

La dinamica dello scontro

Secondo quanto riportato da fonti vicine allo spogliatoio e confermato da MARCA, il clima era già rovente fin dalla mattinata, quando Valverde si sarebbe rifiutato di stringere la mano al compagno di squadra francese. L’ostilità è proseguita durante l’intera sessione di allenamento, culminando in una rissa furibonda negli spogliatoi al termine della seduta.
Durante il parapiglia, che ha richiesto l’intervento forzato di diversi compagni per separare i due, Valverde ha riportato una forte contusione. Nonostante la ferita non sia stata causata direttamente da un colpo sferrato da Tchouaméni, la gravità della lesione ha reso necessario il ricovero ospedaliero per applicare dei punti di sutura. Il giocatore è stato successivamente dimesso e si trova ora nella sua abitazione.

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I provvedimenti

La gravità dell’accaduto ha spinto il club a una reazione immediata e drastica. José Ángel Sánchez, braccio destro di Florentino Pérez, si è recato d’urgenza a Valdebebas per una riunione straordinaria. Nessun calciatore ha avuto il permesso di lasciare la Città Sportiva finché non è stato indetto un vero e proprio vertice per tentare di arginare un’escalation di violenza che preoccupa i vertici societari al massimo livello.

Entrambi i giocatori sono stati ufficialmente sanzionati con l’apertura di un fascicolo disciplinare. Tuttavia, il problema sembra essere più profondo: l’ambiente madrileno appare oggi spaccato, con nervi tesi e una divisione interna che minaccia di compromettere definitivamente la stagione. La sensazione crescente è che la situazione sia ormai sfuggita di mano e che la pace nello spogliatoio sia un obiettivo lontano dal concretizzarsi.

Il Napoli irrompe su Gila, De Laurentiis accelera! Milan avvisato: c’è anche l’ostacolo Lotito

Il Napoli irrompe su Gila, De Laurentiis accelera! Milan avvisato: c’è anche l’ostacolo Lotito. Il piano d’azione per il difensore spagnolo

Il Napoli di Aurelio De Laurentiis ha deciso di accelerare per rinforzare la propria difesa e il nome in cima alla lista dei desideri è quello di Mario Gila. Il difensore spagnolo della Lazio, classe 2000, è diventato il fulcro di un’operazione che mira a ringiovanire il reparto arretrato senza rinunciare all’affidabilità. Per convincere l’ex Real Madrid, il club partenopeo ha già messo sul piatto un’offerta contrattuale di spessore: un quinquennale che porterebbe lo stipendio di Gila dagli attuali 1,1 milioni a circa 3 milioni di euro grazie ai bonus.

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L’ostacolo Lotito e la concorrenza del Milan

Nonostante il forte interesse azzurro, la trattativa si presenta tutt’altro che semplice. Il primo grande scoglio è rappresentato da Claudio Lotito: storicamente, i rapporti tra il patron laziale e De Laurentiis non hanno favorito grandi scambi di mercato. A complicare il quadro c’è l’inserimento del Milan. I rossoneri possono contare sul “fattore Igli Tare”: il nuovo direttore sportivo milanista è colui che portò Gila in Italia e mantiene con il calciatore un legame privilegiato. Tuttavia, il Napoli spera di approfittare del fatto che il Milan sia attualmente concentrato sulla blindatura del piazzamento in Champions League per piazzare lo scatto decisivo.

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L’incognita Beukema e l’assist del Liverpool

L’affare Gila potrebbe presto trasformarsi da semplice opportunità a vera necessità di mercato. Il motivo risiede nell’interesse prepotente del Liverpool per Sam Beukema. Arne Slot, tecnico dei Reds, spinge per portare il centrale olandese ad Anfield Road, con una valutazione che il Napoli ha fissato non sotto i 30 milioni di euro.

L’eventuale cessione di Beukema in Premier League garantirebbe al Napoli la liquidità necessaria per affondare il colpo su Gila, la cui valutazione è leggermente inferiore alla cifra incassabile dall’olandese. In poche settimane, il domino dei difensori potrebbe ridisegnare la retroguardia azzurra: la missione sorpasso è ufficialmente partita.

Inchiesta arbitri, la Procura indaga sul presunto incontro a San Siro: presente Schenone con Rocchi?

Inchiesta arbitri, la Procura indaga sul presunto incontro a San Siro: presente Schenone con Rocchi? Le ultime sulla vicenda

L’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale, che ha coinvolto l’ex designatore Gianluca Rocchi, si concentra su un incontro sospetto avvenuto il 2 aprile 2025 presso lo stadio San Siro. L’incontro sarebbe stato legato a una presunta combine riguardante le designazioni arbitrali, con Rocchi, indagato e autosospeso, accusato di aver manipolato la nomina di alcuni arbitri per partite decisive della stagione.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, si sospetta che a questo incontro abbia partecipato anche Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter. Al momento, Schenone non risulta indagato, ma sarà ascoltato dai magistrati e dalla Guardia di Finanza (Gdf) insieme ad altri testimoni nelle prossime ore. Le indagini mirano a verificare se Schenone abbia avuto un ruolo attivo nella presunta combine.

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Nel filone dell’inchiesta relativo alle designazioni pilotate, Rocchi è accusato di aver “combinato” la designazione dell’arbitro per la semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Milan e Inter. In particolare, si sostiene che l’obiettivo fosse evitare che Daniele Doveri, considerato “poco gradito” all’Inter, arbitrasse la finale e le restanti partite di campionato della squadra nerazzurra. Un altro episodio riguarda la designazione di Andrea Colombo, che avrebbe arbitrato Bologna-Inter il 20 aprile dello scorso anno, scelta che sarebbe stata decisa sempre a San Siro.

Le intercettazioni tra Rocchi e Andrea Gervasoni, supervisore VAR autosospeso e anch’esso indagato, mostrano discussioni sulle sospette pressioni per influenzare le designazioni e sul presunto incontro allo stadio. Gli inquirenti stanno cercando di capire se le azioni di Rocchi e altri coinvolti possano configurare un vero e proprio reato di frode sportiva. L’indagine, ancora in corso, mira a fare chiarezza su quanto accaduto e sulle eventuali implicazioni per il sistema calcistico italiano.

Conferenza stampa D’Aversa pre Torino Sassuolo: «Maripan vuole esserci a tutti i costi! Infortunati? Adams quello messo peggio»

Conferenza stampa D’Aversa pre Torino Sassuolo: le parole del tecnico dei granata alla vigilia del match del 36° turno di Serie A 2025/26

La conferenza stampa di Roberto D’Aversa alla vigilia di Torino Sassuolo, match valevole per la 36^ giornata del campionato di Serie A 2025/26.

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INFORTUNATI – «Adams, Zapata e Pedersen stringeranno i denti e ci saranno. Adams è quello che sta peggio dei tre».

MARIPAN – «Ieri e oggi non si è allenato, ma vuole esserci a tutti i costi».

NJIE TITOLARE? – «Posso ragionare sul partire con due punte avendo recuperato Zapata e Adams. Mi è sempre piaciuto giocare con due punte, e l’ho sempre fatto, e credo che sarà così anche domani. Potrebbe essere l’occasione di Njie per partire titolare».

GLI ALTRI INDISPONIBILI – «Spero di avere Anjorin e Ismajili per il derby, mentre Aboukhlal è stato mandato a casa».

Tonetto racconta: «Diventai virale per quel selfie fatto con un tifoso della Roma, Spalletti il miglior allenatore avuto, Zaccheroni mi volle al Milan»

L’ex difensore della Roma, Max Tonetto, si racconta e ricorda alcuni aneddoti della propria carriera, per concludere con la sua nuova vita da autista

Max Tonetto si è fatto conoscere in campo soprattutto con la maglia della Roma e per quanto corresse sulla fascia. Oggi è lontano dal mondo del calcio e su La Gazzetta dello Sport ha aperto la valigia dei suoi ricordi.

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AUTISTA – «Un anno fa con un mio amico abbiamo iniziato il percorso per aprire un’attività di Ncc (noleggio con conducente, ndr). Per farlo, serve la patente KB, ci sono esami pratici, tutta la parte assicurativa, il primo soccorso e non solo. Un iter lungo. Abbiamo preso la licenza su Roma e siamo partiti con la nostra società, la Mami Società Cooperativa. L’attività è iniziata sei mesi fa. Per capire davvero come funzionasse il meccanismo, io e il mio socio ci siamo messi al volante e abbiamo fatto diversi servizi in giro per Roma».

VIRALE – «Un giorno ho caricato sul van un tifoso della Roma a cui avevano ritirato la patente per guida in stato di ebbrezza qualche giorno prima. Lo dovevo accompagnare a casa. Si è fatto un selfie con me e nel giro di poche ore sono diventato virale sul web».

IL TURISMO – «A Roma il turismo è un business importante. Quando apri un’attività devi conoscerla da dentro, per questo ho iniziato anche a guidare. Già tre autisti lavorano con noi».

IMPRENDITORE – «Mi piace investire in campi diversi. Con Simone Perrotta ho aperto una scuola calcio e un centro fitness che si chiama Jem’s. Negli anni è nata anche la passione per il foot volley, sport brasiliano che in Italia hanno portato maestri come Aldair e Amantino Mancini. Abbiamo organizzato tanti tornei in Italia e all’estero. Abbiamo anche una Nazionale che è arrivata seconda agli Europei e terza ai Mondiali».

LE ORIGINI – «I miei genitori facevano i ristoratori. Gestivano delle osterie a Trieste. A un certo punto ne presero una accanto a un campo da calcio. Un giorno un genitore mi convinse ad andare a giocare con altri bambini. Cominciai su un campo di cemento. Avevo sei anni».

LA CARRIERA – «Ho giocato in tutte le latitudini d’Italia. La gavetta ti insegna valori umani e sportivi. Ho lottato per salvezze e promozioni, ma ho sempre creduto di potercela fare. A vent’anni mi ruppi il crociato a Ravenna, in C1: nove mesi fuori. Poi me ne ruppi un altro e lesionai un tendine. Non ho mai mollato».

DA SPALLETTI AGLI ALTRI MISTER – «Luciano è stato il migliore che ho avuto. Mircea stava molto attento al rapporto umano con i giocatori. Con Guidolin a Bologna ho legato meno. Carletto invece era un mago nella gestione del gruppo. L’ho avuto alla Reggiana nel 1995-96: veniva dalla scuola di Sacchi ed era agli inizi. Io ero reduce dall’infortunio al ginocchio. Nel girone d’andata rischiavamo la retrocessione, in quello di ritorno abbiamo conquistato la promozione».

IL MILAN – «Zaccheroni mi volle nel ’99, arrivavo dall’Empoli di Spalletti. Era un Milan stellare, campione d’Italia. Feci tutto il precampionato da titolare, poi mi ruppi la caviglia prima dell’inizio della stagione e restai fuori due mesi e mezzo. Quando rientrai la squadra andava forte e non trovai spazio».

ROMA-ARSENAL E IL RIGORE SBAGLIATO – «Non l’ho mai digerito. Era la gara di ritorno e ci giocavamo l’accesso ai quarti di finale di Champions. Sbagliai l’ultimo, tirando alto. Brucia ancora, ma non è un rimpianto. Ho ricevuto tante critiche, però con i tifosi non ho mai avuto problemi».

IL SOPRANNOME T-MAX – «Real Madrid-Roma 1-2, marzo 2008, ritorno degli ottavi di Champions. Feci assist a Taddei per il primo gol. Una delle mie migliori partite in carriera. Corsi avanti e indietro in fascia per tutta la partita. Da lì T-Max, come il motorino».

IL SUO SOGNO – «L’esordio in Nazionale. Due giugno 2007, me lo ricordo come se fosse ieri: Far Oer-Italia, qualificazione agli Europei. Vinciamo 2-1 con doppietta di Pippo Inzaghi».

Luis Enrique all’inseguimento di Guardiola e Ancelotti: chi sono gli allenatori con più finali di Champions League

Luis Enrique all’inseguimento di Guardiola e Ancelotti: chi sono gli allenatori con più partecipazioni alle finali di Champions League

Luis Enrique continua a scrivere la storia della Champions League. Grazie alla qualificazione in semifinale ottenuta ieri contro il Bayern Monaco, il tecnico spagnolo conquista la sua seconda finale consecutiva con il PSG. Un traguardo significativo che lo porta sempre più in alto nella classifica degli allenatori con il maggior numero di partecipazioni alla finale del massimo torneo europeo per club.

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In precedenza, alla guida del Barcellona, Luis Enrique aveva già raggiunto la finale di Champions League nel 2015, trionfando contro la Juventus con un 3-1 che gli consentì di sollevare il trofeo. Lo scorso anno, il suo PSG ha battuto l’Inter di Inzaghi con un netto 5-0, confermando la sua abilità nelle finali. Quest’anno, Luis Enrique sfiderà l’Arsenal di Mikel Arteta il 30 maggio 2026, alle ore 18:00 (orario locale e italiano), nella prestigiosa Puskas Arena di Budapest.

Gli allenatori con più finali di Champions League

Luis Enrique si unisce a un gruppo esclusivo di allenatori che hanno partecipato a più finali di Champions League. A quota 3 finali, troviamo grandi nomi come Udo Lattek, Fabio Capello, Louis Van Gaal, Helenio Herrera, Ernst Happel, Ottmar Hitzfeld, Jupp Heynckes, Bob Paisley e Zinedine Zidane. A quota 4 partecipazioni, ci sono Pep Guardiola, Marcello Lippi, Jurgen Klopp, Miguel Muñoz e Sir Alex Ferguson. La vetta della classifica è occupata da Carlo Ancelotti, che detiene il record con 6 partecipazioni alle finali di Champions League (di cui 4 vittorie), consolidando il suo status di leggenda della competizione.

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Un nuovo capitolo per Luis Enrique

Con la finale del 30 maggio, Luis Enrique ha l’opportunità di entrare ulteriormente nella storia della Champions League. Se dovesse vincere, sarebbe il secondo trionfo del tecnico spagnolo nella competizione, un risultato che consoliderebbe ulteriormente la sua eredità come uno dei migliori allenatori in Europa. Il suo PSG, carico di talento, è pronto per affrontare la sfida contro l’Arsenal, in una finale che promette spettacolo.

Il calo del Milan tra il girone d’andata e quello di ritorno in numeri: il problema di Allegri non è la difesa!

Il calo del Milan tra il girone d’andata e quello di ritorno in numeri: il problema di Allegri non è la difesa! Il dato preoccupante sull’attacco

Il differente rendimento del Milan tra il girone d’andata e quello di ritorno è un dato di fatto che trova conferma nei numeri. La squadra di Massimiliano Allegri ha subito una brusca frenata, passando dai 42 punti delle prime 19 partite (media di 2,21) ai soli 25 conquistati nelle successive 16 (media di 1,56). Se la difesa ha mantenuto una tenuta simile, è l’attacco ad essersi inceppato: dai 32 gol segnati fino a gennaio si è passati a soli 16 in quattro mesi. La dettagliata analisi del Corriere dello Sport di oggi.

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L’anemia offensiva

Il calo non è solo realizzativo, ma riguarda l’intera fase di creazione. Sebbene la media di Expected Goals (xG) sia paradossalmente rimasta alta sulla carta, l’efficacia sotto porta è crollata drasticamente. Nel girone d’andata, Leao e compagni segnavano un gol ogni 8 tiri; oggi serve una media di 12 conclusioni per gonfiare la rete.
Inoltre, il Milan tira meno e peggio: la media tiri è scesa da 14 a 12 a partita, con una preoccupante incapacità di centrare lo specchio della porta, culminata nel singolo, innocuo tiro di Pulisic contro il Sassuolo.

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Vulnerabilità difensiva

Anche dietro, nonostante una media gol subiti apparentemente stabile (da 0,79 a 0,88), i dati sottostanti rivelano crepe profonde. Sono aumentati sia i tiri concessi agli avversari, sia la pericolosità delle occasioni permesse (xGA). La fase difensiva rossonera sembra soffrire di cali di concentrazione fatali: bastano poche sbavature per subire gol pesanti, come dimostrato dai contropiedi concessi all’Udinese o dall’unica, letale occasione del Napoli al Maradona.

Il verdetto tattico

Dal punto di vista tattico, si nota un paradosso: il Milan ha aumentato il pressing offensivo (migliorando il dato del PPDA), ma subisce meno pressione dagli avversari. Questo scenario ha ridotto drasticamente le possibilità di agire in contropiede, l’arma preferita del gioco di Allegri.
Più che un cambio di identità, i numeri fotografano una perdita di concretezza. Il Milan pressa di più e difende in modo simile, ma raccoglie molto meno a causa dell’inefficienza offensiva e di disattenzioni difensive puntuali. Nelle ultime tre giornate, Allegri dovrà lavorare sulla testa dei giocatori per ritrovare quella solidità che, nella prima parte di stagione, rendeva il Milan una macchina da punti.

Sule si ritira a soli 30 anni: «La mia carriera finirà in estate, non potevo immaginarmi niente di peggio»

Sule si ritira a soli 30 anni: «La mia carriera finirà in estate, non potevo immaginarmi niente di peggio». L’annuncio del difensore

Il difensore tedesco Niklas Sule ha annunciato la propria decisione di ritirarsi dal calcio giocato all’età di 30 anni. Di seguito il comunicato del Borussia Dortmund e le sue parole.

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IL COMUNICATO DEL BORUSSIA DORTMUND – «Niklas Süle concluderà la sua carriera calcistica al termine dell’ultima giornata della stagione 2025/26. Il contratto di Süle con il Borussia Dortmund scade il 30 giugno 2026».

LE PAROLE DI SULE – «Vorrei annunciare che terminerò la mia carriera in estate, ha dichiarato Süle nel podcast Spielmacher. Quello che ho provato quando il nostro medico ha fatto un test nello spogliatoio di Hoffenheim ha guardato il fisioterapista e ha scosso la testa, e anche il fisioterapista l’ha fatto senza rilevare alcuna resistenza, sono andato sotto la doccia e ho pianto per dieci minuti. In quel momento ho pensato davvero: ‘Si è strappato’, ricorda Süle nel podcast ripensando alla 30ª giornata. ‘Quando il giorno dopo sono andato a fare la risonanza magnetica e ho ricevuto la buona notizia (che non si trattava di una rottura del legamento crociato), per me era chiaro al mille per cento che era finita. Non potevo immaginare niente di peggio che pregustarmi il periodo successivo – essere libero, andare in vacanza, passare del tempo con i miei figli – per poi dover affrontare la mia terza rottura del legamento crociato».

L’annuncio di Grosso alla vigilia di Torino Sassuolo: «Berardi e Idzes da valutare. Le voci sulla Fiorentina? Bisogna tenere i piedi per terra»

L’annuncio di Grosso alla vigilia di Torino Sassuolo sulle condizioni di Berardi e Idzes: le parole del tecnico in conferenza stampa

La conferenza stampa di Fabio Grosso alla vigilia di Torino Sassuolo, match valevole per la 36^ giornata del campionato di Serie A 2025/26.

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COME STANNO BERARDI E IDZES – «Ci prendiamo del tempo perché abbiamo qualche altro punto interrogativo, quando le partite sono ravvicinate è meglio prendersi tutto il tempo per capire chi sta bene e chi sta meno bene. Jay sta un po’ peggio di Domenico, oggi abbiamo fatto la rifinitura ma domani capiremo al meglio come utilizzare gli interpreti a disposizione. Ritroviamo Bakola che si è riaggregato con noi da pochi giorni, viene per ritrovare l’aria delle partite. Non avremo Fadera per squalifica e poi capiremo questi pseudo influenzati se riusciranno a recuperare per domani».

SULLA PARTITA DI DOMANI – «Entrambe le squadre hanno raggiunto i loro obiettivi strada facendo. Noi non siamo bravissimi a fare le gare di fine stagione senza obiettivi. Ci siamo presi i giorni per recuperare ma bisogna rialzare le antenne perché sotto ritmo, lo abbiamo constatato sulla nostra pelle, tiriamo fuori i pregi degli avversari. L’obiettivo è fare partita piena, abbiamo le motivazioni dentro di noi, sta all’interno di ognuno di noi capire quanto ci si crede, quanto facciamo le partite vere, e sta a me capire chi ha quel tipo di sensazioni, perché con quelle basi siamo bravi a fare partite piene, senza quelle caratteristiche invece veniamo meno e abbiamo già fatto partite senza non mettere dentro quelle che sono le caratteristiche piene per fare gara».

SE CREDO AL 7° POSTO? – «Finché c’è qualsiasi tipo di spiraglio per qualsiasi tipo di obiettivo bisogna provarci, l’ho detto ai ragazzi. Le motivazioni sono molto alte per provare a dare un grandissimo valore a un percorso che rimarrà sicuramente strepitoso a prescindere di come andrà a finire, sapendo quelle che dobbiamo fare».

LE VOCI SULLA FIORENTINA – «Io divento monotono ma mi sento di dare quelle risposte. Guardo a domani, ringrazio per i complimenti che arrivano, ma questo è un ambiente dove bisogna saper mantenere i piedi per terra , le cose cambiano in maniera repentina, penso a quello che dovrà succedere ma non troppo lontano e quando finirà il campionato ci siederemo insieme e capiremo quello che sarà il futuro».

SE FIRMEREI PER RESTARE A VITA QUI? – «Io ho toccato 4 anni nel settore giovanile. A me piace la continuità ma non l’ho mai trovata per varie vicissitudini. Vedremo quale sarà il futuro ma ora sono concentrato su queste ultime tre giornate. Domani sarà un grande step di maturità affrontare il Torino senza lasciare vantaggi».

Vitik non si allena in gruppo! Brutte notizie dall’allenamento del Bologna: le condizioni del difensore

Vitik non si allena in gruppo! Brutte notizie dall’allenamento del Bologna: novità sulle ccondizioni del difensore olandese

Vincenzo Italiano si prepara ad affrontare un’importante sfida contro il Napoli al Maradona, ma riceve brutte notizie sul fronte infortuni. Oggi, infatti, il difensore Martin Vitik non ha preso parte all’allenamento con la squadra a causa di un trauma distorsivo alla caviglia sinistra. Il giocatore, che ha collezionato fin qui 18 presenze (di cui 14 da titolare), è ora in forte dubbio per il prossimo big match. A soli tre turni dalla conclusione del campionato, Italiano potrebbe essere costretto a rivedere la sua formazione, cercando alternative in difesa.

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Difficoltà anche in attacco

Le notizie non sono positive nemmeno in altri reparti come difesa e attacco, dove Nicolò Casale e Nicolò Cambiaghi continuano a lavorare a parte per motivi legati a importanti terapie. La situazione infortuni si fa sempre più complicata per l’allenatore, che dovrà trovare soluzioni rapide per mantenere alte le ambizioni della sua squadra.

Con il campionato che si avvicina alla sua conclusione, ogni singola partita è fondamentale e Vincenzo Italiano dovrà fare i conti con le difficoltà legate agli infortuni di giocatori chiave. La sfida contro il Napoli, campione d’Italia in carica, si preannuncia quindi una prova di resilienza per il tecnico e i suoi uomini. La speranza è che i giocatori infortunati possano recuperare in tempo per contribuire a una finale di stagione decisiva.

Lustrinelli artefice della favola Thun: «Vi racconto il mio calcio verticale, tra gegenpressing e intensità»

Lustrinelli artefice della favola Thun: «Vi racconto il mio calcio verticale, tra gegenpressing e intensità». Le parole del tecnico italiano

Il Thun è la favola del momento del calcio europeo. Ha vinto il titolo in Svizzera e partiva come neopromossa. Tuttosport ha incontrato il grande artefice dell’impresa, il tecnico Mauro Lustrinelli.

É L’UOMO DEL DESTINO – «Forse sì. È comunque speciale aver fatto parte di quel gruppo in Champions da giocatore. Sono stato a Thun 3 volte: lì è iniziata la mia esperienza. A fine carriera sono tornato come allenatore nelle giovanili, poi 5 anni in Federazione con l’Under 21. Successivamente sono rientrato per avviare un progetto concordato con il presidente Gerber. Eravamo compagni in quell’avventura di Champions e convinti che insieme potessimo fare bene».

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IL PROGETTO – «Gerber mi ha invitato a un caffè quando ero ancora l’allenatore dell’Under 21 svizzera. Durante quell’incontro è nato il progetto: rilanciare la squadra, giocare in modo offensivo, dinamico e intenso, riaccendere l’entusiasmo. Lui sapeva che la mia filosofia poteva piacere. Da lì è partito tutto. Non pensavo di diventare allenatore del Thun: è stata una scelta di cuore».

IL MODELLO – «Si ispira al modello Red Bull, un po’ come Klopp quando allenava il Dortmund. Il “gegenpressing”, calcio verticale, con intensità e transizioni veloci».

GLI OBIETTIVI INIZIALI – «L’obiettivo era entrare nelle prime 6, che per una neopromossa è già tanto. Le prime 4 vittorie hanno creato entusiasmo, siamo stati costanti fino a Natale, diventando campioni d’inverno. Nel girone di ritorno è arrivata una lunga serie positiva e la squadra ha iniziato a crederci».

CI CREDEVANO IN POCHI – «Prima o poi l’euforia da neopromossa finirà – ci dicevano. Noi siamo stati forti nella resilienza. Venivamo da due stagioni in Challenge League quasi sempre vincenti. Anche quando perdevamo, poi tornavamo subito a vincere. Eravamo consapevoli della nostra forza mentale ed emotiva».

IDENTIKIT DELL’ALLENATORE – «Noi funzioniamo come squadra. Io come allenatore voglio essere un leader. Un leader ispira. Mi sento per il 70% uno che ispira e per il 30% uno che comanda. Il mio compito è far migliorare i giocatori e creare qualcosa di speciale insieme a loro. Ma poi sono loro che vanno in campo e vincono le partite».

HA DETTO “1+1 NEL CALCIO NON FA 2, MA 20” – «Nel calcio come in cucina non basta mettere tutto insieme a caso. Serve ordine, equilibrio, attenzione. Anche un vino deve essere abbinato bene. In uno spogliatoio i giocatori devono lavorare in armonia, avere fiducia reciproca, ruoli chiari. Se l’ambiente è positivo, ognuno dà il massimo e il risultato finale è superiore alla somma dei singoli».

CHE VINO SAREBBE IL SUO THUN – «Sarebbe “Mille e una notte”. Un vino che rappresenta il desiderio di vivere molte notti come queste».

QUALE CANZONE SAREBBE – «Ti direi “Freed From Desire” di Gala, perché rappresenta il desiderio e la carica che mi spinge ogni giorno».

COME LA SVIZZERA HA ACCOLTO L’IMPRESA – «In modo incredibile. Alla festa c’erano molti giovani e la nuova generazione si sta appassionando. Prima la maggior parte seguiva lo Young Boys perché il Thun non era a questi livelli. Ora stiamo offrendo un’alternativa alla regione e anche chi seguiva solo lo Young Boys inizia a interessarsi a noi».

GLI AMICI – «Sono fortunato ad avere al mio fianco i miei amici delle elementari. Ci vediamo poco, ma è come se il tempo non fosse passato. Sono venuti più volte per festeggiare il titolo, ma abbiamo sempre perso. L’unica volta che non sono venuti, il San Gallo ha perso e abbiamo vinto il campionato (ride, ndr)».

I PROSSIMI STEP – «Adesso è importante godersi il momento. Ci sarà tempo per programmare la prossima stagione, è troppo presto per parlare del futuro».

LA BUNDESLIGA LO VORREBBE – «Qui ho fiducia e un ambiente ideale per lavorare. In futuro, se arriverà qualcosa che mi farà crescere, la valuterò».

Bremer, l’errore col Verona non macchia una stagione al top! Il difensore della Juve, numeri alla mano, è il migliore in Serie A: il dato

Bremer, l’errore col Verona non macchia una stagione al top! Il centrale brasiliano della Juve è il miglior difensore del campionato, i numeri

Gleison Bremer resta un muro scolpito nel marmo. Nonostante l’errore contro il Verona, le critiche piovute sul centrale brasiliano appaiono ingiustificate se pesate sulla bilancia di un rendimento da top player. Il “colosso” ha mostrato la sua statura umana chiedendo scusa a compagni e staff, ma i numeri parlano chiaro: Gleison è, per distacco, il miglior difensore della Serie A e un perno insostituibile della Juventus di Spalletti. L’analisi fornita dal Corriere dello Sport

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Un impatto totale

Il percorso di Bremer, dopo il rientro dal lungo stop per l’infortunio al crociato, è stato esemplare. Con oltre 2300 minuti giocati in stagione, ha dimostrato una tenuta fisica e una partecipazione alla manovra senza eguali. Ecco i dati che ne certificano l’eccellenza:
• Costruzione dal basso: la precisione nei passaggi è salita al 91,1%, segno di una maturità tecnica che asseconda le richieste del calcio moderno.
• Minaccia offensiva: nessun difensore in Italia incide quanto lui. Ha partecipato a 7 gol (4 reti e 3 assist) e detiene il record assoluto in Serie A per gol segnati da calcio d’angolo: ben 15.
• Dominio aereo: è secondo nel campionato per duelli aerei ingaggiati (quasi 6 a partita), confermandosi insuperabile nel gioco ad alta quota.

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Il sogno verdeoro

Il futuro immediato di Bremer passa per due tappe fondamentali. La prima è la qualificazione in Champions, obiettivo minimo per rilanciare le ambizioni scudetto della prossima stagione. La seconda riguarda la Seleçao: il ct Carlo Ancelotti diramerà la lista per il Mondiale il 18 maggio e Bremer, dopo il gol segnato in amichevole contro la Francia, punta dritto a un posto da titolare negli Stati Uniti.

Sul fronte mercato, la Juventus non ha dubbi: Gleison non si tocca. Tuttavia, il contratto (scadenza 2029) nasconde un’insidia: una clausola rescissoria da 58 milioni di euro, attivabile solo tra l’1 e il 10 agosto. Sebbene il Liverpool e altre big inglesi osservino con attenzione, la volontà del giocatore sembra chiara: Bremer sta bene a Torino e non spinge per la cessione. Eventuali discorsi su rinnovi o adeguamenti verranno rimandati a dopo l’estate, quando il “muro” tornerà dalla spedizione mondiale.

Monchi riparte dalla Liga, accordo trovato con l’Espanyol: i dettagli dell’intesa per il nuovo direttore sportivo

Monchi riparte dalla Liga, accordo trovato con l’Espanyol: i dettagli dell’intesa per il ruolo da direttore sportivo del club spagnolo

Monchi, ex dirigente della Roma, ha accettato l’offerta dell’Espanyol e firmerà come nuovo direttore sportivo del club a partire dalla prossima stagione. Dopo aver concluso la sua esperienza all’Aston Villa nel settembre 2025, Monchi è pronto a tornare in Spagna, dove ha costruito una carriera di grande successo.

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La decisione dell’Espanyol di ingaggiare il dirigente, noto per il suo impatto nel calcio spagnolo, è un chiaro segno dell’intenzione della proprietà di rafforzare il club. Monchi è stato presente sugli spalti lo scorso fine settimana per assistere alla partita tra Espanyol e Real Madrid, un ulteriore indizio del suo imminente arrivo. Il club catalano ha puntato su uno dei direttori sportivi di maggiore successo e fama internazionale per rilanciare la propria gestione sportiva.

Lo riporta Mundo Deportivo, confermando la firma imminente e l’inizio di una nuova fase per il club spagnolo.

Sensi, nuova vita in Cipro: è la sua miglior stagione in carriera! Numeri impressionanti, occhio alla clausola che può far gola alle italiane

Sensi, nuova vita in Cipro con l’Anorthosis Famagosta: è la sua miglior stagione in carriera! Occhio alla clausola che può far gola alle italiane

Stefano Sensi sta vivendo la sua miglior stagione di sempre in Grecia. Dopo il trasferimento all’Anorthosis Famagosta nell’estate del 2025, il centrocampista italiano classe 1995 ha raggiunto numeri impressionanti, con 8 gol e 6 assist finora. Numeri che non aveva mai raggiunto prima: nel 2012/2013, giocando in Primavera B con il Cesena, arrivò a 6 gol. Nel 2014/2015, in Lega Pro con il San Marino, si fermò a 8 gol e 3 assist. La sua ultima stagione con il Sassuolo in Serie A si concluse con 2 gol e 4 assist, mentre con l’Inter, nella stagione 2019/2020, aveva totalizzato 3 gol e 4 assist, prima che gli infortuni ne frenassero la carriera.

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Dopo un periodo travagliato, Sensi ha trovato nuova energia e stabilità a Cipro. Non solo gli infortuni sembrano appartenere al passato, ma ha anche cambiato alimentazione e stile di vita, adattandosi meglio alla vita nel nuovo paese. Il suo rendimento in campo ne ha beneficiato notevolmente, permettendogli di ottenere prestazioni da top player.

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Con una clausola di 300.000 euro nel suo contratto con l’Anorthosis, Sensi potrebbe rappresentare un’opportunità interessante per i club italiani di Serie A e Serie B. Secondo il giornalista Matteo Moretto, la possibilità di rientrare in Italia potrebbe materializzarsi già in estate, rendendo il centrocampista un obiettivo concreto per diversi club.

Il 2026 potrebbe essere l’anno del suo ritorno in Italia, con la possibilità di continuare a brillare nella Serie A dopo un periodo di rinascita a Cipro.

Como, il ds Ludi svela: «Champions? Speriamo di regalare ai tifosi la miglior gioia possibile. Zero contatti con l’Inter per Nico Paz»

Il direttore sportivo del Como, Carlalberto Ludi, ha fatto il punto sul finale di stagione dei lariani, soffermandosi anche sul futuro di Nico Paz

Carlalberto Ludi è il direttore sportivo del Como che ancora sogna un posto nella prossima Champions League e più concretamente si appresta a definire la sua crescita, tale da portarlo nel giro di due anni dalla Serie B a una competizione europea. Il Corriere dello Sport lo ha intervistato.

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IL QUARTO POSTO – «Non dipende solo da noi, dobbiamo concentrarci su ciò che possiamo controllare. Conosciamo le nostre potenzialità e vogliamo vincere le prossime tre partite. È già un’annata di grande valore, ma le valutazioni definitive le faremo dopo l’ultima gara. Speriamo di regalare ai tifosi la miglior gioia possibile».

RIMPIANTI – «È normale avere qualche recriminazione. Penso, ad esempio, al pareggio in casa con l’Atalanta. Ma sono episodi. Nel complesso, i punti conquistati sono meritati».

L’IDENTITA’ DELLA SQUADRA – «Fa parte del nostro percorso: cerchiamo valutare le prestazioni al di là del risultato. Questo approccio è fondamentale in un modello che punta alla crescita continua».

IL SUO RUOLO – «So di essere super fortunato come uomo e professionista perché ho l’opportunità di lavorare in un progetto straordinario, a stretto contatto con Fabregas e con una proprietà ambiziosa. Sono anche orgoglioso del percorso di crescita personale fatto in questi anni».

IL RAPPORTO CON LA PROPRIETA’ – «È quotidiano, attraverso il presidente. Abbiamo una guida presente, equilibrata e visionaria. Fa una grande differenza: è un’altra chiave del nostro successo».

POCHI ITALIANI IN ROSA – «Critica che non capisco. Non abbiamo tolto nulla al sistema italiano. Puntiamo su giovani che all’estero hanno già esperienza in prima squadra, cosa che qui accade meno. Inoltre, per le proprietà straniere è più facile investire all’estero e molti dei nostri giocatori provengono da contesti, come quello spagnolo, con un’identità tecnica simile alla nostra».

LAVORARE CON I GIOVANI ITALIANI – «Assolutamente sì. Vogliamo costruire un settore giovanile coerente con la prima squadra, per far crescere talenti italiani secondo la nostra metodologia e lanciarli in Serie A. È un progetto ambizioso, ma nel giro di qualche anno ci aspettiamo risultati concreti».

LA STRATEGIA DI MERCATO IN CASO DI EUROPA – «Rimarrà equilibrata e coerente. Però, per fare il salto di qualità, sarà ancora più importante individuare giocatori con caratteristiche specifiche. Il fair play finanziario sarebbe una sfida ulteriore per tutta la società».

FABREGAS É IL FUTURO – «Sì, è centrale nel nostro progetto. C’è totale allineamento tra la sua ambizione e la nostra. Nonostante abbia vinto tutto, ha una grande voglia di imparare e confrontarsi. Como è diventato un ambiente ideale anche grazie a lui, è la nostra guida».

CESC É UN PREDESTINATO – «Lo dice Conte e io mi fido. Io posso dire che è completo sotto ogni aspetto, un fuoriclasse».

IL FUTURO DI NICO PAZ – «Ci confronteremo a fine stagione con il Real Madrid per capire le loro intenzioni. Dal nostro punto di vista il futuro è con Nico. Non solo lo speriamo, ma vogliamo che resti. Confidiamo di poter contare su di lui per la prossima stagione. Ovviamente non possiamo controllare tutto, per cui siamo pronti a ogni scenario».

AVETE PARLATO CON L’INTER – «Non c’è stato alcun tipo di confronto ufficiale con loro. Assolutamente».

IL REAL MADRID – «Abbiamo un buon rapporto, ma non cerchiamo “nomi”. Cerchiamo giocatori funzionali al nostro progetto».

I GIOCATORI PIU’ SORPRENDENTI – «Due in particolare: Da Cunha, per la crescita straordinaria, e Perrone, che ha avuto un’evoluzione impressionante anche dal punto di vista carismatico».

PERRONE É IN OTTICA INTER – «Non sorprende se ne parli, ma al momento non abbiamo ricevuto richieste».

IL SOGNO – «La Champions League con il Como, senza dubbio».

Gasperini tira un sospiro di sollievo per Malen: solo precauzione dietro al lavoro personalizzato di ieri

Gasperini tira un sospiro di sollievo per Malen: solo precauzione dietro al lavoro personalizzato di ieri. Ecco come sta l’attaccante

Nessuna preoccupazione per Donyell Malen. L’attaccante dell’Atalanta ha dovuto fermarsi ieri, ma si è trattato di uno stop “cautelativo”. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, dopo la sfida contro la Fiorentina, nella quale l’ex Aston Villa ha dominato la difesa viola, contribuendo a due reti e colpendo due traverse, Gian Piero Gasperini ha notato che il giocatore appariva un po’ affaticato.

Il giorno seguente, Malen si è allenato regolarmente, ma al termine della seduta, il tecnico gli ha consigliato di svolgere un po’ di lavoro individuale per evitare di sovraccaricare i muscoli. Così, ieri, il centravanti ha seguito una sessione specifica con i preparatori in palestra, decidendo di prendersi una pausa dal pallone.

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Oggi, Malen si riunirà al gruppo, pronto a proseguire la preparazione in vista dei prossimi impegni. Nessun allarme per il calciatore o per i tifosi, con il giocatore che si prepara a tornare a pieno regime per le prossime partite cruciali della stagione.

Arsenal PSG: tutti i precedenti della sfida! Il bilancio e i match che hanno segnato la rivalità

Arsenal PSG: la cronaca dei precedenti tra le due squadre e i duelli che hanno fatto la storia recente del calcio europeo

Arsenal e Paris Saint‑Germain si sono affrontati ufficialmente 7 volte: 2 vittorie PSG, 2 vittorie Arsenal e 3 pareggi. La rivalità è recente ma intensa, con tre scontri decisivi nella stagione 2024/25 che hanno rilanciato il confronto a livello europeo.

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Precedenti tra Arsenal e PSG

La serie di confronti tra Arsenal e PSG è relativamente corta ma ricca di momenti significativi: i primi incroci ufficiali risalgono alla semifinale di Coppa delle Coppe 1993/94, quando l’Arsenal eliminò i parigini e poi vinse il trofeo.

Dati chiave: le due squadre si sono incontrate 7 volte in gare ufficiali; il bilancio recita PSG 2 vittorie, Arsenal 2 vittorie, 3 pareggi. Il totale dei gol nelle sfide ufficiali è sbilanciato a favore del PSG in alcune statistiche aggregate, ma i risultati sono stati spesso decisi da episodi.

I match più rilevanti (cronologia essenziale)

  • 1994, Coppa delle Coppe (semifinali): Arsenal 1‑0 PSG (andata 1‑1 a Parigi), Arsenal poi vinse la competizione; è il primo capitolo della rivalità.
  • 2016, Champions League (fase a gironi): due pareggi (1‑1 a Parigi; 2‑2 all’Emirates), incontri equilibrati e caratterizzati da episodi.
  • 1 ottobre 2024, Champions League (fase a gironi): Arsenal 2‑0 PSG, successo netto dei Gunners all’Emirates che sembrò segnare il vantaggio psicologico per la stagione.
  • Aprile–Maggio 2025, Champions League (semifinali): il confronto decisivo: PSG vinse 1‑0 all’Emirates e 2‑1 al Parc des Princes, eliminando l’Arsenal e raggiungendo la finale; questi due successi hanno ribaltato il precedente risultato di ottobre e intensificato la rivalità.

Carattere della rivalità e temi ricorrenti

La rivalità è moderna e costruita in pochi anni: prima del 2024 le sfide ufficiali erano sporadiche, ma la doppia semifinale 2024/25 ha dato al confronto una dimensione da grande classico europeo. Gli scontri recenti hanno messo in luce differenze tattiche — Arsenal più verticale e aggressivo in transizione, PSG capace di sfruttare qualità individuali e profondità della rosa — e la capacità di gestire la pressione nei momenti chiave.

Cosa raccontano i numeri e cosa aspettarsi

  • 7 incontri ufficiali dicono che la rivalità è ancora giovane ma già equilibrata.
  • Gli ultimi scontri (2024/25) hanno favorito il PSG nelle partite a eliminazione diretta, ma Arsenal ha dimostrato di poter vincere nettamente in gare secche.

In vista di nuovi incroci, il confronto rimane imprevedibile: Arsenal e PSG si conoscono sempre meglio, e ogni partita è destinata a essere decisa da dettagli tattici, gestione dei singoli e capacità di incidere negli episodi.

Roma, Gasperini vuole mettere radici: ora i Friedkin devono costruirgli la struttura che manca

Roma, progetto Gasperini al centro del futuro: servono dirigenti, competenze e una linea unica

In una Roma logorata da tensioni interne e incomprensioni croniche, Gian Piero Gasperini ha deciso di provare a mettere radici. Non si tratta di un atto di presunzione, ma di una scelta di coerenza: la scorsa estate il tecnico ha preferito il progetto giallorosso a quello della Juventus, convinto che gli ingenti sforzi economici dei Friedkin — quasi un miliardo e mezzo di euro investiti dal 2020 — debbano finalmente produrre risultati concreti. L’analisi del Corriere dello Sport.

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Un Ferguson a Trigoria
Gasp ambisce a un ruolo da manager plenipotenziario, alla Sir Alex Ferguson. La sua visione è chiara: costruire una squadra competitiva attraverso innesti mirati, senza smantellare il gruppo, e soprattutto incidere sulle dinamiche societarie.
Il tecnico chiede di poter lavorare con figure dirigenziali di sua fiducia (il nome di Francesco Totti aleggia sempre come figura di raccordo) e pretende una sinergia totale con l’area tecnica. Celebre il suo diktat: “Non lavoro con le idee degli altri”.


La fiducia dei Friedkin
La proprietà americana ha blindato Gasperini con il comunicato del 24 aprile, quello del congedo da Ranieri, ribadendo piena fiducia nel suo percorso tecnico
. Cambiare rotta ora significherebbe per Dan Friedkin andare incontro a una figuraccia epocale di fronte a una piazza già in rivolta dopo gli addii in serie di Mourinho, De Rossi e Ranieri. Avendo “preso le parti” di Gasp nel recente rimpasto, i texani sono ora chiamati a esaudire le sue richieste: dalla gestione del reparto medico alla scelta dei collaboratori dello staff.


Ricostruire la spina dorsale
La sfida è enorme. Se dovesse uscire anche il DS Massara — con cui il feeling non è mai decollato — la Roma si ritroverebbe senza una vera spina dorsale dirigenziale.
Mancano figure chiave: un AD, un DG e un Direttore Tecnico. Per questo Ryan Friedkin è a caccia di nuovi manager, mentre Corbin si è insediato a Trigoria per analizzare le falle del sistema. L’obiettivo è dimostrare che la Roma non è un “vanity asset” per l’ego dei proprietari, ma un club che vuole passare a una dimensione superiore dove i soldi, finalmente, siano accompagnati dalla competenza.

Thorstvedt: «Grosso? Ha fatto un lavoro straordinario. Le partite più belle? Le due contro l’Atalanta. Sul rinnovo…»

Thorstvedt racconta: «Grosso? Ha fatto un lavoro straordinario. Le partite più belle? Le due contro l’Atalanta. Sul rinnovo…»

Nella più che positiva stagione del Sassuolo, Kristian Thorstvedt è uno dei punti di forza. Se il centrocampo di Fabio Grosso funziona bene è anche per il suo contributo. Ecco le sue parole al Corriere dello Sport.

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IL SASSUOLO É LA SORPRESA DELL’ANNO «Direi di sì, non credo che molti si aspettassero questa posizione».
GROSSO «Ha fatto un lavoro straordinario, è qui da due anni e ha dimostrato le qualità tecniche e umane. Parla con ciascuno di noi e ci sentiamo apprezzati».
LA QUALITA’ MIGLIORE DELLA SQUADRA «Il rapporto tra i giocatori. Siamo connessi, si vede che abbiamo un buon feeling e siamo bravi a giocare negli spazi stretti».
PRESSIONI «Rispetto a due anni fa, quando siamo retrocessi, è molto più facile perché non ci sono pressioni e possiamo esprimerci liberamente».
LA PARTITA PIU’ BELLA «Le due contro l’Atalanta: il 3-0 a Bergamo e il 2-1 in casa dopo l’espulsione di Pinamonti. Una sensazione incredibile per me segnare il raddoppio».
LA SUA QUARTA STAGIONE IN ITALIA «Felice di giocare qui, sono cresciuto e migliorato. Conosco il campionato, i giocatori e la lingua».
L’ITALIA «Venendo dalla Norvegia ho trovato il clima molto piacevole e ho imparato ad apprezzare la cucina italiana. Se devi riparare qualcosa in casa… ci vuole più di tempo».
TRE GOL E QUATTRO ASSIST «Sto facendo del mio meglio, sono più completo e cresciuto fisicamente, vinco i duelli e mi vengono meglio i passaggi. Vorrei segnare di più».
LA NORVEGIA AL MONDIALE «Tornarci dopo 28 anni è già un grande traguardo, l’obiettivo dev’essere superare la prima fase in un girone difficile con Francia, Iraq e Senegal. E se ce la facciamo, poi tutto può succedere».
CHI VINCERA’ IL MONDIALE «Mi piace la Spagna, penso che è forte e una qualità notevole. La Francia ha una buona squadra e sarà anche divertente vedere le nazionali di altri continenti, come Brasile e la competitiva Argentina».
IL PADRE PORTIERE DEL TOTTENHAM «Andavamo sempre insieme al campo, lui in porta e io tiravo. Credo che mi abbia aiutato tanto e oggi, durante la settimana, parliamo molto. Ora lavora in televisione e da tempo: conosce bene il gioco sapendo cosa si deve fare e non. Sono fortunato ad averlo»
LA PASSIONE PER SCACCHI E GOLF «Gli scacchi sono un gioco molto tattico e ha similitudini con il calcio, per esempio bisogna controllare il centro e proteggere il re, che può essere il portiere nelle situazioni. Anche il golf è un ottimo gioco mentale: ci sei solo tu e una pallina molto piccola che devi mandare in buca. Sono hobby che mi rilassano per staccare».
CONTRATTO IN SCADENZA NEL 2027 «Stiamo discutendo proprio adesso del nuovo accordo, vedremo cosa succederà. Speriamo di trovare la soluzione. A Sassuolo mi sono divertito moltissimo e spero che continui così».

Bologna, estate di tagli e scelte dolorose: il futuro di Italiano e i sacrifici sul mercato

Bologna, ridimensionamento obbligato: nodo‑Italiano e un gioiello in uscita per finanziare il mercato

Il Bologna si prepara a un’estate di profonda ristrutturazione, segnata da un drastico cambio di paradigma economico. Il Corriere dello Sport propone un focus partendo da una constatazione: se il club ha mantenuto una linea parsimoniosa anche durante il biennio d’oro delle coppe, è facile immaginare quanto sarà rigoroso il prossimo mercato, ora che i ricavi europei sono svaniti. Negli ultimi due anni, le casse rossoblù avevano beneficiato di un autentico “tesoretto” da 72 milioni di euro: 36,3 dalla Champions, 21,9 dall’Europa League, oltre ai premi per la vittoria in Coppa Italia e la finale di Supercoppa.

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Il futuro di Vincenzo Italiano
Senza questi introiti, il monte ingaggi dovrà essere inevitabilmente abbattuto. In questo scenario di ridimensionamento, le garanzie tecniche richieste da Vincenzo Italiano appaiono difficili da soddisfare. Il tecnico vorrebbe certezze per competere ad alti livelli, ma i piani societari sembrano andare in una direzione opposta. Il colloquio decisivo tra l’allenatore e la dirigenza è avvolto da una riservatezza estrema, ma il rischio che le strade si separino — o che si prosegua senza una reale convinzione comune — è concreto.


Strategie di mercato: vendere per sopravvivere
Il mantra per la prossima sessione sarà chiaro: le entrate dipenderanno dalle uscite. Giovanni Sartori e Marco Di Vaio dovranno compiere un autentico miracolo gestionale. Le partenze di Skorupski, Lucumí o Dominguez, unite ai 15 milioni del riscatto di Fabbian da parte della Fiorentina, potrebbero non bastare per finanziare una campagna acquisti di livello.


I sacrificabili: chi parte tra i gioielli?
Il vero sacrificio economico riguarderà probabilmente uno dei tre pezzi pregiati dell’attacco: Orsolini, Castro o Rowe. Nessuno è considerato incedibile di fronte a offerte “irrinunciabili”.
• Castro e Rowe vantano contratti lunghi e rappresentano il futuro.
• Riccardo Orsolini è il profilo più a rischio: il suo contratto scade nel 2027 e i recenti incontri per il rinnovo tra la dirigenza e l’agente Minieri si sono conclusi con un nulla di fatto.

Se non si troverà un punto d’incontro entro giugno, l’ipotesi di una cessione dell’esterno azzurro diventerà la chiave per far respirare il bilancio e tentare di costruire il Bologna di domani.

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Ferrante carica il Toro: «Vincere o fermare la Juve e fargli uno scherzetto, sarebbe per i tifosi granata un regalone. In parte salverebbe la stagione»

Ferrante svela sul Toro: «Vincere o fermare la Juve e fargli uno scherzetto, sarebbe per i tifosi granata un regalone»

Marco Ferrante è andato in rete 125 volte con la maglia granata. Possiede perciò tutti i titoli per parlare del Toro di oggi e lo ha fatto in un’intervista a Tuttosport.

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LA CONTESTAZIONE A SUPERGA «Il popolo granata vuole sempre il bene della propria squadra e di coloro che indossano una maglia così prestigiosa. I tifosi sono sicuramente un po’ rammaricati per la stagione negativa, era anche preventivabile che nell’anniversario degli Invincibili ci potesse essere un po’ di maretta, ma tutto è sempre rimasto nei limiti della civiltà. Sarà importante vedere il giusto atteggiamento, quello non deve mai mancare: la squadra dovrà mostrarlo già contro il Sassuolo e poi a Cagliari. Il Sassuolo è a metà classifica dopo un bel campionato da neopromossa, il Cagliari è ormai davvero a un passo dalla salvezza aritmetica… Il Toro non potrà permettersi di avere meno motivazioni… E poi c’è quella gara che chiude il campionato, l’annata, il derby, l’ultima in casa…».
IL DERBY ALL’ULTIMA GIORNATA «Vincere o quantomeno fermare la Juventus, fare ai bianconeri questo scherzetto, sarebbe per i tifosi granata un regalone, in parte salverebbe la stagione. Sbagliarla, invece, sarebbe la goccia che farebbe traboccare il vaso dopo una stagione non positiva, sarebbe una doppia sconfitta. Quella è una partita da preparare al 100% per uscire a testa alta da questo campionato così travagliato. Sarà come una finale, una di quelle partite da giocare col coltello tra i denti. Ed è una cosa che i giocatori devono fare per se stessi, oltre che per rispetto dei tifosi».
I TIFOSI MERITEREBBERO UNA VITTORIA «Sì, e lo dico perché quello granata è un pubblico che farebbe di tutto per quella maglia, che farebbe qualsiasi cosa, che meriterebbe che la squadra potesse raggiungere obiettivi ambiziosi, un po’ come hanno fatto Atalanta e Bologna».
LA MOTIVAZIONE DI GIOCARSI LA CONFERMA «Sì, sono anche partite così che ti garantiscono l’eventuale riconferma oppure ti aprono il mercato. Non ho mai visto nessun giocatore che giochi contro se stesso per poi rimanere senza squadra, ogni partita è una vetrina per un’eventuale riconferma, nell’ottica di allestire un organico più competitivo e cercare di ambire a un qualcosa in più, scalare qualche posizione in classifica».
D’AVERSA «D’Aversa ha accettato un contratto breve e quindi sapeva già della possibilità, eventualmente, di non essere confermato. Io lo terrei, poi è ovvio che molto dipende dal tipo di campionato che il Torino vorrà fare… Se io volessi ambire a qualcosa di più della salvezza, andrei su allenatori abituati a campionati di quel tipo, con obiettivo Conference o Europa League. Un allenatore che possa indicare la strada, che possa far capire che i giocatori servono per vincere. E che venisse accontentato, poi».
JURIC «Non mi piacciono molto i cavalli di ritorno».
IL PUNTO PIU’ BASSO DELL’ERA CAIRO «Questo non lo so, ma non credo sia mai accaduto di avere così a lungo uno stadio senza tifo granata. Un tifoso che paga l’abbonamento della Curva e che poi non va a vedere i propri giocatori manda un segnale forte. Giocare nel tuo stadio con la curva deserta è anomalo, è come se tu praticamente fossi sempre fuori casa. Ero allo stadio per Torino-Lazio ed era impressionante vedere così poca gente, non c’era nessuno, per me è stato imbarazzante; uno stadio senza la sua Curva è come un figlio senza la sua mamma».
COSA SI DEVE FARE «Innanzitutto serve fare un rush finale importante per far tornare un po’ la serenità, anche se non serve ai fini della classifica. È un’occasione anche per l’immediato futuro, sperando in un’ambizione diversa per il prossimo campionato. Certo, sembra difficile ricucire, ma saranno importanti i segnali del prossimo mercato».
I RISULTATI AIUTANO «Potrebbero riavvicinare qualcuno, però quello che è importante ricordarsi è che il Torino non deve sposarsi con una proprietà: quello che conta è il Toro stesso, le proprietà vanno e vengono, ma il brand Toro rimane, la storia rimane».
DA CHI RIPARTIRE «Vlasic, sicuramente. C’è da capire bene cosa fare dell’attacco. Zapata non è più giovanissimo e penso che il Torino non possa permettersi il lusso di averlo part-time, su Simeone c’è qualche sirena di mercato e bisognerà capire se avrà la voglia di giocare per altri obiettivi. La difesa non dico che vada rifondata, ma quasi. Sì agli stranieri purché alzino il livello del campionato, anche per salvaguardare la Nazionale. C’è da capire che tipo di portafoglio si avrà a disposizione».

Chi ha giocato più finali di Champions League e Coppa dei Campioni? I numeri e le statistiche

Chi ha giocato più finali in Europa? I club con più apparizioni in Champions League e Coppa dei Campioni

La storia europea si legge su due registri diversi: da un lato la Champions League moderna (introdotta nel 1992) con le sue finali più recenti; dall’altro la Coppa dei Campioni nel computo storico complessivo. I numeri aggiornati (inclusa la stagione 2025/26) raccontano due gerarchie simili ma non identiche.

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Dati essenziali

Nella Champions League (era moderna) i club con più finali sono: Real Madrid (9), Milan (6), Bayern Monaco (6), Juventus (6), Barcellona (5), Liverpool (5) e Manchester United (4). Nel conteggio storico della Coppa dei Campioni (tutta la storia della competizione) la graduatoria vede: Real Madrid (18), Milan (11), Bayern Monaco (11), Liverpool (10), Juventus (9), Barcellona (8), Benfica (7), Inter (7) e Ajax (6).

Cosa significano questi numeri

Il Real Madrid domina entrambe le classifiche: la sua supremazia è il filo rosso della competizione europea, con un divario netto rispetto agli altri club. Il Milan e il Bayern restano i grandi protagonisti storici, capaci di accumulare finali sia nell’era classica sia in quella moderna. La Juventus è tra le più presenti nelle finali moderne, mentre club come Benfica e Ajax emergono soprattutto nel conteggio storico grazie ai successi e alle finali degli anni d’oro.

Modernità vs tradizione

La differenza tra le due liste mette in luce un fenomeno chiave: alcuni club hanno costruito il loro palmarès soprattutto nelle decadi passate, mentre altri (soprattutto inglesi e spagnoli) hanno consolidato la loro presenza nelle finali soprattutto dopo la trasformazione in Champions League. Questo spiega perché la classifica “era moderna” possa differire dal computo storico.

I numeri confermano che la storia della Coppa europea è fatta di continuità e trasformazioni: il Real Madrid rimane il punto di riferimento assoluto, mentre Milan, Bayern, Liverpool e Juventus rappresentano i pilastri che hanno scritto i capitoli più importanti del calcio continentale.

Napoli a un passo dalla Champions, poi il nodo‑Conte: il futuro passa dal faccia a faccia con De Laurentiis

Napoli, Champions a un soffio e rebus panchina: Conte attende il confronto decisivo con De Laurentiis

Il Napoli si trova a un passo dal traguardo e, contemporaneamente, sulla soglia del futuro. Lunedì sera, battendo il Bologna al Maradona, gli azzurri brinderebbero matematicamente alla qualificazione in Champions League. Un attimo dopo, però, scatterebbe la fase più delicata: il faccia a faccia tra Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte per testare l’ormai celebre “sintonia”.

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Ecco l’analisi odierna del Corriere dello Sport.
Il futuro di Conte
Nonostante un contratto fino al 2027, la permanenza del tecnico leccese non è scontata. Se la visione sul mercato e sulla gestione globale divergerà, le strade si separeranno. In caso di addio, il Napoli guarderebbe con interesse a un clamoroso ritorno di Maurizio Sarri, sebbene legato alla Lazio fino al 2028. Ma il possibile divorzio da Conte innescherebbe un vero e proprio “effetto Go Down” sulle panchine di Serie A: lo stesso Conte potrebbe finire nel radar della Nazionale, mentre per l’azzurro dell’Italia si fa anche il nome di Massimiliano Allegri. Attenzione poi al Milan: sConte o Vincenzo Italiano (corteggiato da tempo dal Diavolo) diventerebbero profili caldissimi.


Nuovi parametri finanziari
Al di là dei nomi, il Napoli si prepara a una rivoluzione strutturale dettata dalla necessità di autofinanziamento. Dopo due sessioni di mercato particolarmente onerose, il club ha due obiettivi chiari:
• Taglio del monte ingaggi: l’idea è ridurre la spesa di circa 50 milioni di euro.
• Investimenti mirati sui giovani: conclusa la parentesi dei “campioni ultra-trentenni”, si tornerà a cercare talenti in ascesa sul modello che portò a Napoli Osimhen e Kvaratskhelia.


Il mercato in uscita
La rosa subirà una sfoltita necessaria. Tra i partenti certi figurano Romelu Lukaku (che pesa per oltre 8 milioni di ingaggio) e Juan Jesus (a parametro zero), mentre resta in bilico il futuro di Anguissa. Resta poi il rebus legato ai rientri dai prestiti di Lucca e Lang: un investimento complessivo da 65 milioni che finora, tra Inghilterra e Turchia, ha fruttato la miseria di due gol. Il tempo dei calcoli è finito; vedi Napoli e poi… Conte.

Calcio, escort e generazione smartphone: cosa racconta davvero il caso Milano

Una ricerca conferma la tendenza delle nuove generazioni a rispondere online agli annunci per servizi erotici, e anche il mondo del calcio non fa eccezione.

C’è un punto da chiarire subito: nel caso escort di Milano, i calciatori comparsi negli atti non risultano indagati.
Oltre sessanta cognomi sarebbero stati inseriti tra le “parole chiave” di un decreto relativo all’inchiesta su un presunto giro di escort, ma le persone indicate non sono indagate; la prostituzione consensuale tra adulti, in Italia, non costituisce di per sé reato.

È però interessante provare a verificare se possa esistere una linea di congiunzione tra il mondo (e i piaceri) del sex work e le generazioni di pubblico coinvolte, attraverso un analisi di dati e statistiche forniti proprio da piattaforme che lavorano nel mondo degli annunci per servizi erotici.

Il sesso a pagamento nell’era dei dati

I numeri pubblicati da SimpleEscort, sito internazionale di annunci per adulti, offrono una fotografia parziale ma utile.
Nel report italiano 2025, la piattaforma dichiara oltre 1,7 milioni di utenti unici mensili in Italia e un aumento del traffico del 22,3% rispetto all’anno precedente. Il sito parla anche di un aumento delle ricerche del 20% e colloca l’Italia al secondo posto mondiale per consumo di servizi di sex work in rapporto alla popolazione, dietro al Cile e davanti alla Gran Bretagna.

Il dato più interessante per leggere il fenomeno in chiave generazionale riguarda l’età.
Il 36,3% degli utenti che navigano il sito (più di un terzo del totale) appartiene alla fascia di età 18-34 anni, ed è significativo notare un’aumento del 5% rispetto all’anno precedente della fascia tra i 25 e i 34 anni.
In sostanza, il mondo dei giovani adulti: una fascia già pienamente inserita nella cultura dello smartphone, della prenotazione immediata, dei contenuti on demand e delle relazioni mediate da piattaforme.

Il report aggiunge un elemento che collega direttamente il tema al mondo sportivo: tra gli interessi degli utenti compaiono notizie, politica, viaggi e sport, “soprattutto calcio”.
Non significa che i tifosi siano automaticamente clienti del sex work.
Indica però che una parte rilevante del pubblico della piattaforma intercetta anche l’universo culturale del pallone.

Milano, Roma, Torino: la geografia disponibile

Le grandi città, poi, sono le protagoniste del traffico più elevato e del tempo medio di navigazione:
Milano: 23%, 5 minuti e 13 secondi di tempo medio stimato
Roma: 14%, 4 minuti e 12 secondi
Torino: 9%, 4 minuti e 11 secondi

In conclusione

Il caso escort di Milano non racconta solo una storia di serate private e presunti calciatori. Racconta un’Italia in cui il sesso a pagamento è sempre più digitale, misurabile e integrato nei consumi del tempo libero.
Racconta giovani adulti che entrano sempre di più in un mercato già esistente, e gli sportivi non sono che una parte proporzionale di questo spicchio generazionale.Una generazione che, con l’avvento del digitale, sta cambiando il modo di consumare la propria intimità.

Albertosi ricorda Beccalossi: «Era una gioia per gli occhi. Era un giocatore meraviglioso e farebbe la differenza anche oggi»

Albertosi parla di Beccalossi: «Caro ragazzo, quanto mi dispiace. Era una gioia per gli occhi. A a proposito di stelle, quella vera era lui»

Enrico Albertosi, detto Ricky, è stato uno dei grandi portieri della storia. Protagonista al Mondiale del 1970, ha conosciuto Evaristo Beccalossi in qualità di avversario: lui nel Milan, il numero 10 nell’Inter e tanti derby accesi. Il suo racconto a La Gazzetta dello Sport.

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EVARISTO «Caro ragazzo, quanto mi dispiace. Era una gioia per gli occhi».
DOPO LA DOPPIETTA AL DERBY LE DISSE “SONO EVARISTO, SCUSA SE INSISTO” «No, non lo ricordo. Per il semplice fatto che non l’ha mai detto. E non si sarebbe mai permesso. Io avevo 40 anni, lui era ai primi derby. Avrà avuto poco più di vent’anni».
I 2 GOL «Sì, purtroppo lo ricordo molto bene. Uno nel primo tempo e uno quasi alla fine della partita».
NON PARLO’ «Non mi disse niente. Lo disse dopo, credo, il giornalista della televisione Beppe Viola. Lui scappò via contento, come facevano tutti quelli che segnavano. Verso il centro o la linea laterale. L’Inter non vinceva contro di noi da diversi anni, credo cinque. Noi eravamo campioni d’Italia, con lo scudetto e la stella sul petto».
ERA IL DERBY DELLE STELLE «Quel giorno pioveva e non si è giocato bene. Poi abbiamo fatto qualche errore in difesa. Ricordo che alla fine il mio amico Aldo Maldera era arrabbiatissimo. Abbiamo sbagliato troppo, troppo diceva. Poi l’Inter ha meritatamente vinto il campionato. Ma, a proposito di stelle, quella vera era Beccalossi».
GLI PIACEVA «Tantissimo. Mi piaceva come giocava, come si divertiva e divertiva la gente. Prendeva il pallone e partiva. Lui non la dava mai indietro, non tornava, scattava a zig-zag. Via via, avanti, non come fanno i calciatori adesso».
ERA UN FUORICLASSE «Sì, un meraviglioso giocatore, pieno di talento e fantasia. Purtroppo è nato nel momento sbagliato, c’erano molti campioni. Oggi sarebbe titolare fisso in Nazionale».
BEARZOT LO LASCIO’ A CASA NEL 1982 «Preferì Antognoni. Ragazzi, dico Antognoni. Poi l’Italia diventò campione del mondo. Allora c’erano tanti buoni giocatori. Adesso è diverso».
OGGI SONO PIU’ DEBOLI «Diverso. È cambiato tutto. Tecnica, tattica, preparazione, modo di vivere il calcio. Troppa ansia, troppi timori. Ma non vede che tutti passano la palla indietro? Al Milan, solo per fare un esempio, tocca più palloni Maignan che Leao».
NEL MILAN NESSUNO TIRA IN PORTA «Lasciamo perdere».
GLI PIACE L’INTER DI OGGI «Sì. Anche se dentro sono rimasto un vecchio portiere, è bello veder fare tanti gol».
BECCALOSSI GIOCHEREBBE IN QUESTA INTER «Giocherebbe? E me lo chiede? Era un giocatore meraviglioso e farebbe la differenza anche oggi. Il suo calcio era allegria. Lo vedevi quando entrava e quando affrontava l’avversario. Una volta si diceva: vale il prezzo del biglietto. Ecco, era uno di questi. In campo ti faceva impazzire. Poi ci si trovava al bar a bere e a fumare. Avversari in campo, amici fuori».
RIVERA DICEVA CHE LEI ERA IL PIU’ BRAVO DI TUTTI «Certo. Mi sono sempre sentito forte, deciso, senza problemi. Ero molto avanti e non solo come posizione. Mi piaceva giocare con i piedi, anche se non avevo quelli di Maignan o di Carnesecchi».
DOVEVA ANDARE ALL’INTER «Sì, due volte. La prima: giocavo nello Spezia, dilettanti, vicino a casa. Ho fatto un provino infinito, cominciato alle 9 del mattino e finito a notte fonda. Poi è arrivata la Fiorentina. Papà non voleva, facevo le magistrali: “Finisci la scuola, il calcio è provvisorio”. Mia madre mi aiutò e andai a Firenze».
IL 1969 «Una sera mi chiama Italo Allodi: “Allora, tutto fatto: sei dei nostri”. Bene bene, mi vedevo già a Milano. Alcuni giorni dopo il presidente Nello Baglini mi convoca. “Tutto fatto”, dice. “Lo so, dico io, sono contento, l’Inter mi piace, è una buona scelta”. Lui sgrana gli occhi: “L’Inter? Guarda che io ti ho ceduto al Cagliari”. Sono rimasto lì, a bocca aperta come un ebete. Non volevo andarci a Cagliari. Ma non avevo nessun potere. Ci andai, con un buon contratto. L’avessi fatto prima: è stata la mia fortuna, posto meraviglioso. Ho vinto un grandissimo scudetto».
GIOCARE CON BECCALOSSI «Mi sarebbe piaciuto tanto. Era la bellezza del calcio».

Corvino non ha dubbi: «Vlahovic è un pezzo di cuore. E’ un vero numero 9, è un cavallo di razza: se sta bene può superare quota 20 gol»

Corvino ne è certo: «Vlahovic è un vero numero 9, è un cavallo di razza: se sta bene può superare quota 20 gol»

Nella settimana di Lecce-Juventus, sfida cruciale per la salvezza salentina e la qualificazione alla Champions bianconera, Tuttosport ha incontrato Pantaleo Corvino. Direttore sportivo di grande competenza e importanti scoperte, ecco cosa dice della sua squadra e degli avversari che incontrerà sabato sera.

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CHI HA PIU’ DA PERDERE «Sicuramente di più noi. Ma stiamo parlando di una partita tra Davide e Golia: il Lecce è condannato a soffrire fino alla fine per non retrocedere, perché quando si retrocede non si è più in Serie A. Rispetto all’obiettivo Champions della Juve, con tutto il rispetto, abbiamo qualcosa in più da perdere noi».
DI FRANCESCO «Mancano tre giornate e possiamo dire che siamo pienamente soddisfatti del mister. Abbiamo cinque punti in più rispetto all’anno scorso e siamo contenti di come rappresenta i principi del club e i valori del territorio. Speriamo sia più fortunato delle ultime stagioni a Frosinone e Venezia e daremo tutto affinché possa esserlo».
GLI UOMINI PIU’ CRESCIUTI «In difesa Tiago Gabriel (classe 2004) e Siebert (classe 2002) stanno dimostrando potenzialità straordinarie. Lo stesso vale per Ngom (classe 2004) a centrocampo. Altri lo dimostreranno giocando in futuro, come già successo con chi ha meritato palcoscenici importanti nelle precedenti salvezze».
SPALLETTI «Gli allenatori italiani sono tra i più preparati al mondo. Spalletti è tra i più rappresentativi per l’arte del fare, come dimostrano i risultati ottenuti in tutta la sua carriera e in particolare nei suoi mesi bianconeri: è un’eccellenza».
IN COSA SONO UGUALI I DUE MISTER «Sono uguali nell’arte del fare, pur con risultati diversi. Ma provengono da una scuola simile: col gioco sono riusciti a dare forma a grandi creature».
VLAHOVIC «Vlahovic è un pezzo di cuore, ma speravo tornasse più tardi (ride, ndr). Lo presi giovanissimo tra lo scetticismo genera le, occupando uno slot da extracomunitario a Firenze. La sua cessione ha segnato un record storico per la Fiorentina. Gli infortuni lo hanno frenato, ma il gol su punizione contro il Verona non è frutto del caso: affinava quel colpo da ragazzino, quando lo vedevo allenarsi dalla mia finestra».
GLI CONSIGLIEREBBE DI RESTARE ALLA JUVE «È in un top club e non ha bisogno dei miei consigli, ormai è grande, è un uomo. Penso possa ancora dare tanto alla Juventus e i bianconeri possono solo trarre benefici da un giocatore simile a pieno regime: ce ne sono pochi come lui».

QUANTI GOL PUO’ FARE CON SPALLETTI «In Italia è sempre più difficile segnare. Ma Vlahovic è un vero numero 9, è un cavallo di razza: se sta bene può superare quota 20 gol. Spalletti sa valorizzare ogni singolo, lui compreso».
LA SALVEZZA «Ogni anno è più difficile, con proprietà straniere ricchissime e fondi in Serie A. La terza salvezza consecutiva è stata storica. Questa sarebbe l’undicesima nei miei due cicli a Lecce: con olidare un patrimonio di valore inestimabile sarebbe un sogno per territorio e tifoseria». UN GIOCATORE CHE RUBEREBBE ALLA JUVE «La Juventus ha davvero tanti giocatori di valore. Se devo fare un’eccezione, sicuramente Vlahovic, avrò sempre un debole per lui».
UNO CHE VORREBBE SCOPRIRE LEI «Ne ho già scoperto uno, ed è tanto visto il peso che ha nella squadra. Oltre a Vlahovic, anche Yildiz è un gioiello bianconero. Un talento purissimo: alla Juve sono stati bravi ad averci visto lungo su un ragazzo di queste prospettive, che a 21 anni ha già dimostrato tantissimo».
BATTERE LA JUVE «Vincere contro una grande è sempre difficile, contro la Juventus ancora di più. Ma nella mia storia a Lecce è successo contro le squadre di Ancelotti e Lippi, oltre che con la Fiorentina. Ogni volta, però, è una grande fatica: sogno un’impresa, sì, ma per il fioretto aspettiamo la salvezza, che è molto più importante della singola partita»

Il Psg diventa squadra vera e vola in finale: a Budapest l’ultimo atto contro l’Arsenal

Psg Arsenal, la finale delle due Europe: Kvaratskhelia illumina la corsa verso Budapest

A Budapest si sfideranno le due anime del calcio europeo attuale: i parigini del Psg e i londinesi dell’Arsenal. Un incrocio che, come sottolinea Alberto Polverosi nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, vedrà contrapporsi due probabili campioni nazionali: se per il club di Al-Khelaïfi il successo in Ligue 1 è ormai “una prassi”, per i Gunners il trionfo in Premier League sarebbe decisamente “più sorprendente”.

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Il fattore Kvaratskhelia
Se l’Arsenal di Arteta porterà in finale un calcio “giudizioso e meno spettacolare”, il Psg non potrà fare a meno del suo “gioco frizzante e ricco di tecnica”
. Al comando di questa orchestra c’è un talento che l’Italia conosce bene: Khvicha Kvaratskhelia. L’ex Napoli è stato il dominatore assoluto del doppio confronto: “Doppietta all’andata, assist e grande partita al ritorno: nei 180 minuti di questa semifinale Kvaratskhelia è stato il migliore”.
L’azione che ha deciso il ritorno all’Allianz Arena è stata un concentrato di classe e velocità, con un retrogusto nostalgico per la Serie A: “Gli sono bastati meno di tre minuti per piegare la partita: tocco di Kvara per Fabian Ruiz, scatto, tocco di Fabian Ruiz per Kvara (quanto vecchio Napoli nell’azione decisiva), fuga verso l’area di Neuer”. Polverosi non risparmia critiche alla retroguardia di Kompany: “Prendere un contropiede dopo un centinaio di secondi è da dissennati e marcare in area come ha fatto Stanisic su Dembelé, staccato di almeno tre metri, ancora di più”.


Dalla “collezione di figurine” alla squadra vera
Il Psg ha dimostrato una maturità tattica nuova. Dopo aver rischiato all’andata, passando dal 5-2 al 5-4, a Monaco la squadra “si è difesa con ordine e intelligenza”. Luis Enrique sembra aver compiuto il miracolo che i suoi predecessori hanno sempre fallito: trasformare un ammasso di stelle in un collettivo solido. “Rispetto alle stagioni in cui i qatarioti mettevano in squadra una figurina dietro l’altro, sotto la guida del tecnico spagnolo hanno creato una squadra vera”.


In questo contesto, il sacrificio dei singoli fa la differenza: il Pallone d’Oro Dembélé che rientra a centrocampo e un Kvaratskhelia che “mette insieme fantasia e muscoli per brillare e contenere”.
Mentre il Bayern affondava sotto i colpi della propria imprecisione — con Kane, Olise e Luis Diaz sottotono — il Psg si gode il suo fuoriclasse georgiano, oggi indubbiamente “al top della sua carriera”. Per i parigini è la seconda finale consecutiva: la caccia al trono d’Europa, dopo il successo dello scorso anno contro l’Inter, riparte da Budapest.

Addio a Beccalossi, l’ultimo saluto a Brescia: il mondo del calcio si stringe attorno alla famiglia

Addio a Beccalossi, folla commossa alla camera ardente: il tributo di Brescia e dei protagonisti del calcio

Una sala semplice, impreziosita dallo stendardo del Coordinamento Inter Club Brescia e stretta attorno alla bara di legno chiaro recante la sua foto al centro. Così si presenta la camera ardente allestita alla Poliambulanza di Brescia per l’addio a Evaristo Beccalossi. Un saluto schietto, sincero e vivace, in piena sintonia con quello che era il suo carattere, dove la moglie Danila e la figlia Nagaja sono state avvolte dall’affetto di tifosi, cittadini e vecchi compagni di squadra. Il racconto de La Gazzetta dello Sport.

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Il ricordo del mondo nerazzurro e delle istituzioni
• Giuseppe Marotta (Presidente dell’Inter): Giunto sul posto nel primo pomeriggio, ha ricordato il fantasista con grande ammirazione: “Evaristo è stato fonte di ispirazione per i giovani. Ha vissuto il suo splendore in un calcio profondamente romantico. Aveva una classe immensa, toccava il pallone come se danzasse, sembrava pattinare sul campo della Scala del calcio. Le sue erano giocate sublimi ed eccezionali, che entusiasmavano persino gli avversari. Giocatori con quella qualità oggi sono rari; forse Nico Paz gli somiglia un po’”.
• Laura Castelletti (sindaca di Brescia): Ha voluto sottolineare il legame umano e territoriale del campione: “Sono qui per l’affetto profondo che mi lega a Danila e Nagaja. Evaristo è stato un grande giocatore, ha rappresentato Brescia portandola nel cuore e mantenendo sempre un legame fortissimo con la sua città”.


Le testimonianze
Il tributo di chi ha condiviso il campo con lui è un misto di enorme stima tecnica e sorrisi malinconici:
• Egidio Salvi (storico capitano del Brescia): lo ha accostato a uno dei più grandi della storia: “Ho giocato un anno con Omar Sivori al Napoli. Posso affermare che il sinistro di Evaristo era esattamente a quel livello”.
• Stefano Bonometti (ex difensore biancazzurro): ha ricordato l’estro del “Becca” anche fuori dal campo, dai rimproveri di mister Giorgi per le sigarette in ritiro, fino al suo celebre diktat tattico: “Mi diceva: ‘Tu non devi solo rincorrere gli avversari, ruba la palla e dalla a me, che poi ci penso io’. Numeri 10 così non nascono più; è semplicemente assurdo che non abbia mai giocato in Nazionale”.
• Eugenio Corini (allenatore dell’Union Brescia): ha svelato un aneddoto ironico sui rigori sbagliati: “Scherzavamo spesso sul fatto di essere tra i pochi bresciani ad aver fallito due rigori nella stessa partita, un po’ come capitò a Pirlo in Under 21. Questo dice molto della nostra testardaggine. Per visione di gioco e facilità di passaggio, lo accomuno proprio ad Andrea”.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 7 maggio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Caso Rocchi, Inter nel mirino: “Sperano in un crollo, è aria fritta”

La vicenda che ha coinvolto il designatore Gianluca Rocchi e il mondo arbitrale sta facendo discutere da settimane. La situazione, che aveva preso piede già la scorsa settimana, ha sollevato molteplici dubbi e opinioni contrastanti, con una gestione che non ha convinto nessuno.

Inter messa in mezzo: un’operazione mediatica

Gianfelice Facchetti, in una recente intervista rilasciata a Virgilio Sport, ha espresso chiaramente il suo disappunto riguardo la gestione della vicenda, con riferimento in particolare all’Inter. Per il figlio dell’indimenticato Giacinto, l’approccio adottato da alcuni media è stato tutt’altro che impeccabile.

L’operazione che ha portato alla luce la questione Rocchi è stata infatti vista da Facchetti come una manovra che ha sfruttato l’Inter e la sua immagine per ottenere visibilità, senza però un fondamento solido. La vicenda è stata “buttata in prima pagina” senza prove concrete o dichiarazioni ufficiali, alimentando un clima di confusione e di sospetti infondati. L’intervento della stampa ha, secondo lui, rispecchiato il tentativo di accontentare quella parte di tifosi, non dell’Inter, che sperano in un crollo delle certezze dell’ambiente nerazzurro.

Il mondo arbitrale in conflitto con sé stesso

La critica che emerge è che la questione non ha fatto altro che sollevare polveroni inutili, senza avere un reale impatto sulle decisioni prese. Il sospetto che si tratti di un’operazione mediatica emerge con forza anche quando Facchetti parla del “tentativo di prevaricare”, riferendosi a quanto accade all’interno dell’Associazione Italiana Arbitri, dove le frizioni tra chi arbitra in campo e chi gestisce il VAR non sono mai state così evidenti.

L’indagine che coinvolge Rocchi e alcuni suoi colleghi non riguarda soltanto il singolo episodio controverso, ma evidenzia un conflitto più ampio all’interno del mondo arbitrale. Un mondo che, da tempo, appare diviso al suo interno. Facchetti sottolinea come questo “conflitto con sé stesso” abbia ormai preso piede, con episodi che sembrano non trovare alcuna giustificazione logica.

Mentre da una parte c’è chi continua a cercare un clamoroso coinvolgimento dell’Inter, dall’altra c’è chi, come Facchetti, considera la questione “aria fritta”. Nel frattempo, l’indagine continua.

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