Pagina 646 – Calcio News 24

Caressa: «Chi dice no a rinnovamento San Siro non dà alternative. Ma lo stadio non è un museo»

Caressa: «Chi dice no a rinnovamento San Siro non dà alternative. Ma lo stadio non è un museo». Le parole del noto giornalista

Il futuro di San Siro e la costruzione di un nuovo stadio a Milano continuano a essere un tema centrale nel dibattito calcistico italiano. A gettare benzina sul fuoco, dopo le parole preoccupate del presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, è intervenuto il giornalista Fabio Caressa durante la trasmissione Sky Calcio Club. Caressa ha offerto un’analisi lucida e critica della situazione di stallo, appoggiando in pieno la posizione dei club.

Commentando le recenti dichiarazioni di Marotta, Caressa ha sottolineato come l’opposizione al progetto manchi di una visione costruttiva, basandosi su argomentazioni che, a suo dire, non tengono conto della realtà funzionale di uno stadio moderno. «Parole molto chiare quelle di Marotta, sono uscite delle notizie di giornali specifici, delle ipotesi di votazione della maggioranza che voterebbe contro, si parla dai 4 ai 7 della maggioranza contro il progetto San Siro. Il problema è chi dice di no non dà alternative, chi dice no non dice che non rifacciamo San Siro ma lo facciamo altrove, dicono solo no perché San Siro è un’opera d’arte. Si entra nei musei, si va al Colosseo ma non sono funzionali alla vita sociale in città, non è che al Colosseo fanno ancora gli spettacoli».

L’analogia con il Colosseo serve a Caressa per smontare la tesi del “monumento intoccabile”, evidenziando come la funzione di un impianto sportivo debba prevalere sulla mera conservazione nostalgica. Il giornalista ha poi ampliato il suo ragionamento, mettendo a confronto la situazione italiana con quella del resto d’Europa, dove la modernizzazione è una priorità da tempo. Il divario, secondo Caressa, è ormai imbarazzante e rischia di penalizzare irrimediabilmente il calcio italiano. «Ci sono stadi vecchi di 60 anni, immaginiamo la distanza che c’è col resto. Hanno buttato giù Wembley, il nuovo Bernabeu sembra fantascienza».

L’intervento di Caressa è un appello al pragmatismo: guardare al futuro per non rimanere intrappolati in un passato glorioso ma non più funzionale alle esigenze del calcio moderno.

Calciomercato Juventus: Locatelli e Koop non convincono del tutto. Idea Milinkovic-Savic per gennaio

Calciomercato Juventus: Locatelli e Koop non convincono del tutto. Idea Milinkovic-Savic per gennaio… Il serbo in scadenza con l’Al-Hilal

La coperta a centrocampo è corta, e la Juventus se ne è accorta nel modo più duro. Il pareggio di Verona ha messo a nudo le difficoltà di un reparto in piena crisi di identità, dove i nuovi innesti faticano a ingranare e i veterani sembrano aver perso certezze. L’olandese Teun Koopmeiners non riesce ancora a replicare le prestazioni scintillanti di Bergamo, mentre contro l’Hellas anche Khephren Thuram e il capitano Manuel Locatelli sono apparsi in affanno, sostituiti entrambi da Tudor nella ripresa.

Proprio Locatelli è finito nel mirino dei tifosi, bersaglio di critiche feroci sui social che hanno superato ogni limite, arrivando a inquinare persino il post che celebrava la nascita di suo figlio. Un’ondata di cattiveria che ha spinto la moglie Thessa a intervenire, chiedendosi il perché di tanto astio.

In questo clima teso, la dirigenza bianconera programma il futuro e, secondo Tuttosport, sta seriamente valutando un grande ritorno sul mercato di gennaio. Il nome emerso nelle ultime ore è quello di Sergej Milinković-Savić. Il centrocampista serbo, trasferitosi all’Al-Hilal per 40 milioni di euro, avrebbe espresso il desiderio di tornare in Serie A.

L’ostacolo principale è di natura economica. Il contratto del “Sergente” con il club arabo allenato da Jorge Jesus, in scadenza nel 2026, prevede un ingaggio faraonico da 20 milioni di euro netti a stagione più bonus. Per tornare a Torino, dovrebbe accettare un drastico taglio dello stipendio. Mentre la Juventus sogna il colpo di mercato per risolvere i suoi problemi, la pressione cresce su Tudor e sui giocatori attuali, chiamati a una reazione immediata già a partire dalla difficile sfida di sabato contro l’Atalanta.

Napoli-Pisa: Conte stile Premier. È pronto a lanciare i Fantastic Four

Napoli Pisa: Conte lancia i magnifici quattro di Premier per la vetta solitaria. La “internazionalizzazione” del club passa per gli ex Manchester

Questa sera, al Maradona, il Napoli si presenterà in campo con un’impronta decisamente “britannica”. Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, l’inglese è ormai «diventata una sorta di lingua ufficiale nello spogliatoio del Napoli. Potenza del calcio moderno e di una internazionalizzazione del club sempre più evidente». Con l’arrivo di Antonio Conte, poi, «l’Inghilterra è diventata la meta preferita per la ricostruzione del progetto». Contro il Pisa, si vedrà un vero e proprio «Napoli da Premier», con tutti e quattro gli acquisti fatti dalla Premier League nell’ultimo anno in campo.

Ci sarà spazio per Billy Gilmour in regia, ma soprattutto «ancora fiducia ai tre fuoriclasse arrivati da Manchester per portare il progetto Napoli su una nuova dimensione». Davanti, toccherà ancora a Rasmus Hojlund, alla terza da titolare consecutiva e al debutto al Maradona con la maglia azzurra. Alle sue spalle, ad agire, gli uomini chiave del progetto contiano: Scott McTominay, «Mvp dell’ultimo campionato e generalmente – apriscatole delle partite», e Kevin De Bruyne, il cui ritorno a casa è stato finora sfortunato, ma già decisivo in trasferta.

McTominay, in particolare, nel nuovo Napoli è «una sorta di attaccante aggiunto: parte largo, ma poi è il più presente in area di rigore quando c’è da concludere l’azione». I tifosi dello United lo rimpiangono, quelli del Napoli «lo hanno eletto re in poco tempo». La “corona”, però, a Manchester era posizionata sulla testa di De Bruyne, simbolo della scalata del City. Kevin «ha già incantato la Serie A a Reggio Emilia e Firenze, gli manca una notte da artista al Maradona e col Pisa può essere la gara giusta». E poi attenzione a Gilmour, «che al Napoli può dare continui cambi di gioco e geometrie differenti rispetto a Lobotka. Tutto sempre cercando la verticalità».

Un Napoli «made in Premier» significa «ritmo, aggressione feroce, continui cambi di gioco e occupazione veloce degli spazi in profondità. E ovviamente forza fisica, presenza in area». Conte è deciso a puntare ancora su Hojlund, che a Firenze ha dato un assaggio delle sue potenzialità. «Per dirla alla Conte, i due anni a Manchester sono stati sfortunati per Rasmus, anche perché tutto in casa United non ha funzionato per il meglio. Però due anni in Inghilterra aiutano ad alzare il livello, tecnico-tattico, ma pure fisico». L’allenatore azzurro non vuole ancora rinunciarci, anche per «dare continuità alla ricerca dell’intesa con i due tenori della mediana, De Bruyne e McTominay». Intanto, c’è un’ultima sorpresa: Rrahmani ha recuperato e «potrebbe essere lui l’ultima sorpresa nell’undici titolare contro il Pisa», pronto a rilanciarsi dal primo minuto al posto di Beukema. Un Napoli che stasera andrà «a caccia della vittoria. E della prima fuga solitaria in vetta».

Milan, retroscena Allegri: un martello in tribuna stampa a Udine. Sul 3-0 ha urlato…

Milan, retroscena Allegri: un martello in tribuna stampa a Udine. Sul 3-0 ha urlato questa frase rivolta ai sui giocatori

Più forte della trasferta, più forte di un avversario ostico. Il Milan espugna Udine con un netto 3-0, una vittoria che non è solo una dimostrazione di superiorità tecnica, ma il manifesto della mentalità vincente del suo condottiero, Massimiliano Allegri. Come sottolinea la Gazzetta dello Sport, è lui l’architetto di una squadra plasmata a sua immagine: solida, concentrata e spietata.

La partita è stata vinta prima di tutto nella testa. Allegri, con la sua proverbiale attenzione maniacale, ha preparato la sfida lavorando sulla psicologia del gruppo. Per scacciare ogni rischio di compiacimento, ha mostrato ai suoi giocatori i video della vittoria dell’Udinese a San Siro contro l’Inter, un monito chiaro: solo con la massima concentrazione si sarebbero presi i tre punti.

Anche se costretto in tribuna dalla squalifica, la sua presenza è stata totalizzante. Persino dopo il terzo gol, siglato da Christian Pulisic, il tecnico ha continuato a spronare la squadra, urlando il suo nuovo motto: “Non bisogna mai spegnere la luce”. Una fame di perfezione che si riflette nella volontà di mantenere la porta inviolata per la terza gara consecutiva.

Questo successo nasce da lontano, dalla perfetta sinergia tra Allegri e il direttore sportivo Igli Tare. Il mercato mirato condotto dal dirigente ha costruito una rosa profonda e competitiva, fornendo all’allenatore le risorse ideali per esprimere il suo calcio. Il progetto Milan è solido e ambizioso, fondato su una strategia chiara e su due figure guida che lavorano all’unisono.

La vittoria di Udine, ottenuta con maturità e compattezza, non è un episodio, ma la conferma che il vero segreto di questo Milan è la mentalità. Con un Allegri così ossessionato dai dettagli, la luce a Milanello non si spegnerà facilmente.

Pagelle Torino-Atalanta 0-3: Krstovic show, Torino in crisi e un Maripan da incubo

Pagelle Torino Atalanta 0-3: Krstovic show, Torino in crisi e un Maripan da incubo… Ma il peggiore di tutti e il tecnico Baroni

La netta vittoria dell’Atalanta sul Torino per 3-0 ha messo in luce le grandi qualità degli orobici e le gravi lacune dei granata. Una partita dominata che ha visto protagonisti diversi elementi, ma anche prestazioni decisamente insufficienti. Andiamo a vedere i Top e i Flop secondo le maggiori testate sportive, analizzando anche le “anomalie” di voto.

TOP

Nikola Krstovic (Atalanta) – Per Tuttosport è un 8, mentre per La Gazzetta dello Sport ottiene un 7,5. Entrambe le testate lo premiano come migliore in campo per la sua doppietta e la capacità di capitalizzare ogni occasione. È stato letale, in particolare, nello «staccarsi da Maripan» e nel colpire due volte, chiudendo di fatto la partita. Un pomeriggio da incorniciare per l’attaccante montenegrino, autore di «terza doppietta nel 2025».

Lazar Samardzic (Atalanta) – Voto 7,5 per Tuttosport e 7,5 per La Gazzetta dello Sport. Il fantasista è stato il vero motore della manovra offensiva, un «centro di gravità» che ha messo in difficoltà la retroguardia granata. Gli è mancato solo il gol, ma ha fornito un assist e colpito un palo, dimostrando tutta la sua qualità nel dribbling e nella visione di gioco. Ha mostrato i «migliori colpi del suo repertorio».

Marco Carnesecchi (Atalanta) – Per Tuttosport un 7, per La Gazzetta dello Sport un 7. Il portiere atalantino si è rivelato decisivo nei momenti chiave della partita, come sottolineato da entrambe le fonti. Ha «impedito al Torino di rientrare in partita», prima parando su Simeone e poi «deprimendo il Toro» dicendo no a Zapata dal dischetto.

FLOP

Guillermo Maripan (Torino) – Voto 4,5 per Tuttosport e 4,5 per La Gazzetta dello Sport. Assoluto peggiore in campo per i granata. Viene definito «irriconoscibile» da Tuttosport e la Gazzetta gli chiede «dove sia sull’1-0 e perché si faccia bruciare così e aggirare così sugli altri due gol». Sostituito all’intervallo, la sua prestazione è un «grosso campanello d’allarme» per la difesa granata, impreparata ad affrontare gli attaccanti atalantini.

Ivan Ilic (Torino) – Voto 5 per Tuttosport e 4,5 per La Gazzetta dello Sport. Il centrocampista serbo è stato «confuso, quasi un corpo estraneo» secondo la Gazzetta, mentre Tuttosport lo definisce «svogliato e quasi impassibile». Una prestazione che ha deluso le aspettative, mostrando «un passo in meno rispetto agli altri».

Davide Baroni (Allenatore Torino) – Voto 4 per Tuttosport e 5 per La Gazzetta dello Sport. Non riesce a dare la scossa alla squadra che «cede alla prima difficoltà» e «nemmeno i tre cambi a inizio ripresa danno la scossa». La Gazzetta, pur concedendogli mezzo voto in più, sottolinea come «lo vedi sconsolato per lunghi tratti».

Criscitiello: «Gravina è il vero colpevole del disastro Sampdoria. Adesso la salvi di nuovo…»

Criscitiello: «Gravina è il vero colpevole del disastro Sampdoria. Adesso la salvi di nuovo…» . Il duro attacco del giornalista

Michele Criscitiello commenta la crisi della Sampdoria rivolgendo un duro attacco al presidente della FIGC Gabriele Gravina. Questo il suo editoriale per Sportitalia.com.

‘Uno dei più grandi scandali del calcio si è consumato la scorsa primavera quando l’abuso di potere del palazzo ha sovrastato la decisione del campo. Lì è morto il calcio: una squadra già retrocessa che disputa il play out, si salva, manda in C un’altra squadra che seppur scarsa comunque si è ritrovata un finale di stagione falsato. Se ne è parlato 5 minuti perché non conveniva a nessuno accendere i riflettori su una storia tristemente italiana e volgarmente manovrata. Ci dispiace per i tifosi? Le vere vittime sono loro? No, i tifosi non capiscono che se uno apre gli occhi e chiede di indagare è per il bene del patrimonio della città. I tifosi, invece, credono che il nemico sia quello che pone delle domande e fa delle riflessioni.

Il vero nemico ce l’hanno in casa. Gravina è il vero colpevole di questa storia. Dovrebbe vigilare ma non vigila. Dovrebbe comandare ma non comanda. Si sceglie il nemico e lo uccide. Si sceglie l’amico e lo protegge. Basta figli e figliastri ma soprattutto basta riscrivere le classifiche a proprio piacimento. Non può essere un Presidente federale a decidere chi deve vivere e chi morire. Basta con un Presidente che ha ha annientato la Nazionale e ha scritto la storia al contrario. Basta con il rinvio delle riforme e i club italiani tutti tecnicamente falliti. Perché Gravina non si è mai chiesto di chi sia realmente la Sampdoria?

Accetta in casa sua uno sconosciuto: Joseph Tey. Di questa persona non sappiamo nulla; aziende, fatturati e neanche la sua voce conosciamo. La Figc non può dare una società così gloriosa nelle mani del primo che capita. I suoi capitali per “salvare” la Samp da dove arrivano? Gravina ne è a conoscenza? Stiamo parlando di un imprenditore con base a Singapore che non ha mai avuto a che fare con lo sport e che decide di comprare la Sampdoria in Italia, in una categoria con poche luci della ribalta. Sapendo che in Italia il calcio non è business ma perdita. Comanda chi non figura: lo scorso anno Alessandro Messina e quest’anno Nathan Walker. La figura di Matteo Manfredi non basta più. Il figlio di Mancini che si trasforma in Direttore e i risultati sono evidenti a tutti. I disastri sono tanti ed oggettivi a tal punto da far intervenire il Palazzo. Lo stesso che ha salvato la Sampdoria e lo stesso che combatte le scommesse nel calcio per i tesserati e poi porta in giro con il logo della Federazione personaggi noti che scommettono anche sui cani al parco’.

Lazio, piove sul bagnato: Rovella dovrà operarsi. Le ultime sull’infortunio

Lazio, piove sul bagnato: Rovella dovrà operarsi. Le ultime sull’infortunio che sta tormentando il centrocampista bianconceleste

Vecchi fantasmi tornano a tormentare Nicolò Rovella e, con lui, tutta la Lazio. L’uscita dal campo durante l’intervallo del derby contro la Roma, un copione identico a quello già visto contro il Sassuolo, non è stato un episodio isolato, ma la spia di un problema cronico che ora richiede una decisione drastica e non più rimandabile.

Secondo quanto riportato questa mattina da Il Messaggero, gli esami strumentali avrebbero evidenziato un ispessimento di due millimetri nella zona inguinale, una diagnosi nota in ambito medico come “Groin Pain Syndrome”. Un problema purtroppo già noto a Formello: si tratta dello stesso calvario affrontato in passato da Mattia Zaccagni, che lo costrinse a un lungo periodo di stop.

Di fronte a questo scenario, la strada per Rovella sembra essere una sola: l’intervento chirurgico. I medici sarebbero stati chiari, indicando come unica soluzione definitiva l’inserimento di una rete di supporto sul pube per risolvere l’instabilità. Il dilemma che ora attanaglia il giocatore e la società non è più “se” operarsi, ma “quando”.

La scelta è dolorosa. Proseguire gestendo il dolore con le infiltrazioni sarebbe una soluzione tampone imprudente, che rischierebbe di peggiorare la situazione. D’altra parte, operarsi subito significherebbe perdere il giocatore per oltre un mese, come accaduto a Zaccagni. Una prospettiva che spaventa Maurizio Sarri, già costretto a fare i conti con un centrocampo decimato dalle squalifiche post-derby. Perdere il proprio regista per un periodo così lungo in un momento tanto delicato è un’ipotesi che la Lazio non può permettersi a cuor leggero. Le prossime ore saranno decisive: giocatore e club sono chiamati a una riflessione profonda per prendere una decisione che potrebbe condizionare l’intera stagione.

Zazzaroni pubblica i Whatsapp che gli ha mandato Pellegrini durante l’estate: «Spacco il c..o a tutti»

Zazzaroni pubblica i Whatsapp che gli ha mandato Pellegrini durante l’estate: «Spacco il c..o a tutti». Ecco le chat scambiate col romanista

Nel suo consueto editoriale per il Corriere dello Sport, il direttore Ivan Zazzaroni ha diffuso alcuni dei messaggi Whatsapp scambiato con l’eroe derby Lorenzo Pellegrini durante la travagliata estate.

‘Mi sono appassionato alla storia del “ripudiato speciale” perché ho sempre considerato il protagonista, Lorenzo Pellegrini, un signor giocatore, di tecnica e visione, oltre che un ragazzo perbene, sensibile e per questo meritevole di attenzione. Ci scriviamo da un po’. Quattro anni. Con una certa frequenza nei periodi neri che affronta con una serietà, una pazienza e una professionalità non comuni.  Quando dopo il gol e gli abbracci dei compagni l’ho visto piegarsi sui suoi pensieri ho provato a immaginare cosa stesse provando e in automatico sono andato a rileggere alcune delle sue tante risposte. Che oggi assumono un significato diverso, potente. 

Contestualizzo. Già nel derby della passata stagione Lorenzo scese in campo dopo settimane di vuoti per scelta tecnica. Mai una lamentela. Era riuscito a convincere Ranieri a schierarlo e ripagò la fiducia con un gol importante, importantissimo.  Un gol che tuttavia non cambiò un destino segnato anche, se non soprattutto, da uno stipendio troppo elevato per una società sotto regime Uefa. A gennaio Lorenzo rifiutò il trasferimento al Napoli e mesi dopo, tra giugno e luglio, è stato dato per disperso.  

Rinnovo negato, nessuna offerta, ombre sul futuro, molte cattiverie sul suo infortunio e addirittura l’intervento di Gasperini, arrivato a chiedere a un paio di intermediari di sondare il mercato per vedere di piazzarlo. Giusto un interessamento del West Ham. E siamo a inizio agosto. Whatsapping. Il 5 ipotizzo che questa possa e debba soprattutto essere la stagione delle riconquiste. Lorenzo mi risponde così: «È già tutto scritto. Sarà un grande anno. Spacco il c… a tutti». Una promessa più che una minaccia. E aggiunge: «Voglio solo stare bene e mettermi a disposizione del mister. Sto lavorando tantissimo. Sto carico». 

M’è venuta voglia di credergli, nonostante la ruota della fortuna girasse al contrario. Per un articolo chiarificatore della situazione e tutt’altro che benevolo, mi sono preso i suoi complimenti: «Le tue parole sono sempre molto oneste. Ti apprezzo per questo. Rimani sempre così».  Un po’ tardi per cambiare.  Di nuovo Lore: «Io adesso penso solo a stare bene perché alla fine sono i numeri, è il campo che parla…. SEMPRE. Poi quel che sarà sarà, ma secondo me sarà un anno fantastico».  Il mio stupore è aumentato dopo le dichiarazioni di Gasperini del 22 agosto. Parole durissime, quasi definitive.  Lorenzo sofferente ma imperturbabile: «Uno schiaffo fa male, quando non te lo aspetti, questa si chiama verità e il mister ha fatto bene a dirla… la verità». 

Mi fermo qui. Ho pubblicato un estratto dei nostri messaggi per dare a Lorenzo quel che merita e confermare che, al di là del silenzio che si è imposto per non disturbare il lavoro dei compagni, anche privatamente non ha mai mosso accuse alla società e all’allenatore per i quali era (è) diventato semplicemente di troppo: da capitano della Roma a peso (economico) del quale liberarsi.  Cosa fare nella difficoltà, quando tutto gira male, quando anche la tifoseria ti ha mollato, quando la Nazionale della quale facevi parte è un miraggio ormai? Sprofondare nelle paranoie e cominciare a distribuire accuse a destra e a manca o attrezzarsi e restare fedeli a sé stessi? 

Lorenzo Pellegrini, 29 anni, la metà dei quali nella Roma, non ha avuto dubbi e ha scelto di continuare a lottare. Ha prevalso l’autostima. Che viene dal sentirsi come se tu avessi il controllo sugli eventi, e non che gli eventi abbiano il controllo su di te. L’ha detto Tim Robbins, sono parole che descrivono perfettamente il Signor Derby il quale non riparte dal gol alla Lazio per guadagnarsi un nuovo contratto: è perfettamente consapevole della sua precarietà.   Ancelotti sostiene che il calcio è una bugia. Nel caso di Pellegrini è verità e, come spesso accade, sa trasformarsi in autore di una sceneggiatura tra le più originali e sorprendenti.  Dentro un derby privo di superiorità evidenti, Lorenzo è stato il momento di fuga dalla mediocrità’.

Verona-Juventus, non paga solo Rapuano. Pronto un provvedimento anche per il Var Aureliano

Verona Juventus, non paga solo Rapuano. Provvedimento anche verso il Var Aureliano dopo la direzione horror del match del Bentegodi

Le polemiche infuocate del post-partita non sono cadute nel vuoto. La pessima direzione di gara dell’arbitro Antonio Rapuano durante Verona-Juventus ha prodotto conseguenze immediate e, come anticipato dalla Gazzetta dello Sport, estremamente severe. I vertici dell’AIA non hanno perdonato i gravi errori del fischietto di Rimini, optando per un provvedimento esemplare: Rapuano sarà fermato per più turni e, di fatto, “retrocesso” temporaneamente in Serie B.

La decisione, presa dal designatore Gianluca Rocchi, suona come una chiara e rapida ammissione degli sbagli commessi sabato pomeriggio al Bentegodi. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti due episodi chiave che hanno pesantemente condizionato il risultato finale. Il primo è il controverso calcio di rigore concesso al Verona per un tocco di braccio di Joao Mario. Una decisione apparsa eccessivamente fiscale e basata su una dinamica che, secondo le valutazioni post-gara, rientrava in quei casi in cui il penalty “si poteva non dare”, penalizzando ingiustamente la Juventus.

A pesare ancora di più sulla valutazione di Rapuano è stata, però, la clamorosa mancata espulsione di Orban. L’attaccante del Verona ha rifilato una gomitata violenta e pericolosa a Federico Gatti, un intervento che unanimemente andava sanzionato con il cartellino rosso diretto. Un errore macroscopico, sfuggito in modo inspiegabile sia all’arbitro in campo sia alla sala VAR, che non è intervenuta per correggere la decisione.

Proprio per questo, le conseguenze non si limitano al solo direttore di gara. Anche per l’arbitro al VAR Aureliano è previsto un provvedimento disciplinare: con ogni probabilità sarà fermato per un turno o destinato a un ruolo secondario. Una scelta che certifica come l’intera gestione degli episodi chiave del match sia stata giudicata gravemente insufficiente dall’AIA, che ha voluto così mandare un segnale forte e inequivocabile.

Fiorentina, è crisi profonda: Pioli già in bilico? Ultimissime

Fiorentina, è crisi profonda: Pioli già in bilico? Ultimissime sulla posizione del tecnico viola dopo appena 4 giornate di campionato

Un avvio da incubo, il peggiore che Firenze potesse immaginare. Con appena due punti in quattro partite, frutto di due pareggi (Cagliari, Torino) e due pesanti sconfitte (Napoli, Como), la Fiorentina di Stefano Pioli si trova al 17° posto in classifica, in una crisi già profonda. I fischi assordanti del Franchi e i cori della Curva Fiesole, che invoca grinta e vittorie, sono la fotografia di una piazza delusa e preoccupata.

Le ambizioni di Champions League, evocate con un sorriso da Pioli a luglio, sembrano un miraggio lontano. In campo, la sua squadra appare smarrita, incapace di assimilare il passaggio al 3-4-1-2. La difesa è in affanno costante, il centrocampo inconsistente e l’attacco sterile. Come ammesso dallo stesso tecnico, “non funziona niente al 100%”, ma la realtà sembra ancora più cruda: nulla pare funzionare. Il calcio propositivo visto in estate è svanito, lasciando il posto a una squadra senza un’identità chiara né un punto di riferimento.

Nonostante questo scenario disastroso, la domanda che serpeggia in città (“Pioli è in bilico?”) trova una risposta netta da parte del club: no, la sua panchina è salda. La società, da Rocco Commisso ai dirigenti Pradè e Ferrari che lo hanno voluto fortemente, continua a credere nel progetto. Forte di un contratto triennale da tre milioni a stagione, Pioli è considerato l’uomo giusto per alzare l’asticella e puntare a un trofeo, vero obiettivo stagionale.

A fine partita, il direttore sportivo Daniele Pradè non ha nascosto il suo rammarico: «Grande dispiacere, non ci aspettavamo questi risultati. Il Como ha fatto una buona prestazione, noi abbiamo giocato bene all’inizio e poi siamo calati». Il direttore ha poi confermato la piena fiducia nell’allenatore Stefano Pioli. «Siamo all’inizio di un percorso, che deve essere qualcosa di importante, non ci aspettavamo questo, ma sono fiducioso e la nostra è un’ottima squadra. Abbiamo una fiducia illimitata in Pioli, è il nostro condottiero ci porterà dove dobbiamo stare. Continueremo a lavorare come sempre, il tempo ci porterà a raggiungere i nostri livelli. – ha poi concluso – Noi come società abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare anche al livello economico».

La fiducia della dirigenza, però, si scontra con l’ultimatum della gente. Il messaggio dei tifosi è inequivocabile: a partire dalla prossima partita contro il Pisa serve una svolta immediata. Il club fa quadrato attorno al suo allenatore, ma il tempo delle attese è finito. Pioli deve dimostrare di poter invertire la rotta per non tradire la grande fiducia riposta in lui.

Marotta: «Situazione San Siro mi preoccupa, c’è questo rischio. La favorita per lo scudetto è…»

Marotta: «Situazione San Siro mi preoccupa, c’è questo rischio. La favorita per lo scudetto è…». Le dichiarazioni del presidente dell’Inter

A margine della sofferta ma preziosa vittoria per 2-1 contro il Sassuolo, il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, si è concesso ai microfoni di Sky Sport per un’analisi a tutto tondo, che ha spaziato dal campo alla cruciale e delicata questione stadio.

Il tema più sentito è senza dubbio quello relativo al futuro impianto di Milano. Marotta ha lanciato un vero e proprio allarme, esprimendo forte preoccupazione non solo per il club, ma per il prestigio dell’intera città a livello internazionale.«Sono un po’ preoccupato sia come presidente dell’Inter che come uomo di calcio. La città di Milano rischia di avere un ruolo marginale nello scenario europeo e mondiale. San Siro non è in grado di ospitare finale di Champions, le due realtà cittadine rappresentano Milano a tutto tondo e ha bisogno di avere uno stadio funzionale e moderno, che possa rappresentare un senso di appartenenza forte».

Il dibattito politico, secondo il dirigente, frena lo sviluppo necessario per Inter e Milan. «Purtroppo il dibattito si è aperto e tanti politici di tanti anni fa dimostrano di non capire le richieste delle società, tutto è nelle mani del consiglio comunale che sarà nelle prossime settimane. Il lavoro del sindaco è stato notevole, spero che la città di Milano capisca che Inter e Milan abbiano bisogno di una struttura moderna e al pari con i tempi».

Se la situazione non dovesse sbloccarsi, l’Inter è pronta a percorrere strade alternative, anche se a malincuore.«Assolutamente sì, dobbiamo risolvere questo problema. La priorità oggi è rimanere a Milano, ma se così non fosse dovremo pensare a una soluzione alternativa e dovremo trovarla a malincuore fuori dal comune di Milano. Dico questo perché ci sentiamo molto legati alla città, ma ragioniamo in questo modo perché avere uno stadio nuovo significa andare al pari con tutte le realtà fuori dall’Italia».

Passando al campo, Marotta ha mostrato grande fiducia nella squadra, elogiando la reazione avuta dopo un periodo complesso. «Ho grandissimo ottimismo. Il cambio di allenatore riporta rischi nuovi, al di là delle sconfitte patite contro l’Udinese e la Juventus la squadra è migliorata e ha dimostrato di possedere quelle qualità che l’hanno portata a occupare posizioni di rilievo. Portare a casa una partita così significa avere una forte personalità, questo rispecchia le caratteristiche dell’allenatore».

Infine, una chiara indicazione sulla rivale principale per lo Scudetto. «Avversario principale? Io credo il Napoli perché è campione uscente, perché ha fatto investimenti importanti. I favoriti in assoluto sono loro».

Le prime pagine sportive nazionali – 22 settembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Inter Sassuolo, le parole di Grosso: «Complimenti ai ragazzi, anche se il risultato non ci gratifica. Usciamo dal campo a testa alta»

Inter Sassuolo, le parole di Grosso nel post partita: ecco cosa ha detto il tecnico dei neroverdi dopo il match di Serie A

Fabio Grosso, allenatore del Sassuolo, ha parlato a Dazn al termine della partita con l’Inter. Le dichiarazioni:

INTER – «Siamo stati bravi, per noi non era facile perché l’Inter è forte».

PARTITA – «Complimenti ai ragazzi, anche se il risultato non ci gratifica. Siamo in un campionato nuovo con tanti ragazzi nuovi, abbiamo dei grandi margini e vogliamo crescere. Continueremo a lavorare, nel finale ci abbiamo creduto e abbiamo creato i presupposti per provarci. Usciamo dal campo a testa alta».

CALENDARIO – «Il calendario ci mette davanti avversari che come noi dovranno lottare per mantenere la categoria. Torniamo da neo promossi e sappiamo qual è il nostro obiettivo, cercheremo di crescere e di giocarci il campionato con le squadre che lottano insieme a noi per restare in Serie A».

KONE’ – «È un giocatore forte, di personalità e qualità. Il centrocampo è totalmente nuovo, ci stiamo conoscendo e dobbiamo capire i difetti da mascherare. Ci sono ragazzi che giocano in Serie A per la prima volta, serve tenere il giusto equilibrio per giocarci le nostre carte con qualità e stringendo i denti contro avversari più bravi che ti mettono alle corde».

AUGURIO FINALE – «Mi piace ogni tanto cambiare, mi piace cambiare le forme ma tengo solidi contenuti. Mi auguro che il tuo augurio possa essere una bella profezia perché vogliamo fare bene. Se l’arbitro nel finale avesse avuto un pizzico di coraggio in più secondo me poteva esserci qualcosina a favore nostro in area, ma avremmo dovuto cercarlo un po’ meglio con un briciolo di furbizia. Invece ci manca ancora malizia. Ci portiamo a casa la prestazione e ripartiamo, cavalchiamo ogni giorno per raccogliere quello che vogliamo»

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Inter Sassuolo, le dichiarazioni di Chivu: «L’atteggiamento è stato giusto. Nota positiva è la vittoria, ne avevamo bisogno»

Inter Sassuolo, le parole di Chivu nel post partita: ecco cosa ha detto il tecnico nerazzurro dopo il match di Serie A

Cristian Chivu, allenatore delI‘lnter, ha parlato a Dazn al termine della partita con il Sassuolo. Le dichiarazioni:

SUCIC E PIO ESPOSITO LE NOTE POSITIVE? – «Nota positiva è la vittoria, ne avevamo bisogno perché eravamo un po’ in debito sotto questo aspetto. Facendo anche una grande prestazione direi, poi potevamo anche chiuderla prima ma abbiamo trovato un portiere in grande giornata. Poi ovvio che col gol loro negli ultimi minuti si soffre un po’. Abbiamo cercato di fare il nostro gioco e ce l’abbiamo fatta».

SE HO SENTITO IL CORO DEI TIFOSI PER ME AD INIZIO PARTITA? – «Passiamo alla prossima domanda… Mi fa piacere quando si incoraggia la squadra, quando lo stadio dà energia a questo gruppo. Sono cose importanti di cui i ragazzi hanno bisogno».

LA PROVA DELLA SQUADRA – «Per me può far meglio. Velocizzare un po’ di più, girare la palla meglio e attaccare la profondità meglio. Poi è ovvio che attaccare un blocco basso non è mai semplice per nessuno, però abbiamo avuto carattere, voglia e determinazione. L’atteggiamento è stato giusto, abbiamo tirato fuori anche giocate di qualità ma le parate del loro portiere non ci hanno permesso di chiuderla prima».

COME STA VIVENDO PIO ESPOSITO QUESTO MOMENTO CON L’ESORDIO DA TITOLARE IN CHAMPIONS LEAGUE E ORA A SAN SIRO – «Credo che la risposta l’ha data in campo, sia ad Amsterdam che oggi. Ha fatto una gran partita nonostante la sua giovane età. Regge la pressione, il contatto fisico e il duello. Sono contento della sua prestazione e di quello che sta facendo per la squadra».

PIO ESPOSITO ESALTA LE QUALITA’ DEGLI ALTRI ATTACCANTI? – «E’ stato un dibattito anche ad Amsterdam con Marcus che allungava lui la squadra e Pio veniva incontro, gli dicevo di fare al contrario perché è meglio: regge botta, sa giocare spalle alla porta. Si completano, sono caratteristiche importanti per noi. Lo stesso Bonny sta facendo un gran lavoro e presto vedremo anche lui titolare, sa integrarsi bene con gli altri 3 attaccanti».

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Pagelle Inter Sassuolo, TOP e FLOP del match di Serie A

I voti, i top e i flop del match valido per la 4ª giornata del campionato di Serie A 2025/26: pagelle Inter Sassuolo

I voti, i TOP e i FLOP del match valido per la 4ª giornata del campionato di Serie A 2025/2026: pagelle Inter Sassuolo.


L’Inter torna a vincere in campionato superando il Sassuolo a San Siro per 2-1. Una partita intensa, decisa dal talento di Federico Dimarco e da un autogol sfortunato di Muharemovic, che ha reso vano il tentativo di rimonta neroverde firmato da Cheddira.

I nerazzurri partono forte e al 14’ trovano il vantaggio: Dimarco, sempre più leader tecnico, scarica un sinistro preciso che fulmina Muric. L’Inter controlla il ritmo, ma non riesce a chiudere la gara. Nella ripresa, quando la sfida sembra avviata verso un finale tranquillo, arriva il raddoppio: cross di Carlos Augusto e deviazione maldestra di Muharemovic per il 2-0. Il Sassuolo però non molla e accorcia subito con Cheddira, bravo a sfruttare l’assist di Berardi. Gli ultimi minuti diventano un assalto neroverde, ma la difesa nerazzurra regge.

Pagelle Inter Sassuolo

Inter

  • Martínez 6,5: attento nelle uscite, sicuro tra i pali.
  • Akanji 6: qualche sbavatura, ma regge l’urto.
  • Acerbi 6: esperienza e ordine, senza strafare.
  • Carlos Augusto 7: spinge con continuità e provoca l’autogol decisivo.
  • Dumfries 5: poco incisivo, spreca un’occasione clamorosa.
  • Barella 6,5: dinamismo e corsa, ma meno brillante del solito.
  • Calhanoglu 6: geometrie discrete, cala nella ripresa.
  • Sucic 7: inventa l’assist per Dimarco, qualità e visione.
  • Dimarco 7,5: leader tecnico, segna il gol che apre la gara e sfiora la doppietta.
  • Thuram 6: generoso, ma poco concreto sotto porta.
  • Pio Esposito 6: lotta e si muove bene, manca il guizzo.
  • Subentrati: Lautaro 6, Frattesi 6, Luis Henrique 6, Bonny s.v.
  • All. Chivu 6,5: la squadra ritrova equilibrio e punti, ma soffre troppo nel finale.

Top: Dimarco Flop: Dumfries

Sassuolo

  • Muric 6,5: evita un passivo più pesante con parate importanti.
  • Coulibaly 5: in difficoltà costante, soffre Dimarco.
  • Idzes 5,5: qualche chiusura, ma non sempre puntuale.
  • Muharemovic 5: sfortunato nell’autogol, insicuro.
  • Doig 6: prova a contenere, senza brillare.
  • Vranckx 5,5: impegno ma poca lucidità.
  • Matic 5,5: lento nei tempi di gioco.
  • Kone 6,5: uno dei più vivaci a centrocampo.
  • Berardi 7: illumina con l’assist per Cheddira, sempre pericoloso.
  • Pinamonti 5: delude da ex, mai incisivo.
  • Laurienté 6: qualche spunto, ma discontinuo.
  • Subentrati: Cheddira 6,5 (gol), Volpato 5,5, Thorstvedt 5,5, Fadera 5,5, Pierini s.v.
  • All. Grosso 5,5: squadra generosa ma fragile dietro.

Top: Berardi Flop: Pinamonti

Inter Sassuolo 2-1, Chivu torna al successo in Serie A: ecco come è andata la partita

Inter Sassuolo 2-1, Chivu torna alla vittoria in Serie A: ecco cosa è successo nel corso del match. Il racconto della partita

L’Inter torna a sorridere in campionato superando il Sassuolo per 2-1 a San Siro nella quarta giornata di Serie A 2025-2026. Dopo le battute d’arresto contro Udinese e Juventus, i nerazzurri di Cristian Chivu ritrovano i tre punti grazie a una prestazione solida, pur soffrendo nel finale contro un Sassuolo mai domo.

La partita si sblocca al 14’, quando Federico Dimarco, sempre più leader tecnico della squadra, finalizza un’azione corale con un sinistro preciso che non lascia scampo a Muric. L’Inter prende in mano il pallino del gioco, gestendo il possesso e creando altre occasioni con Thuram ed Esposito, ma senza riuscire a chiudere subito la contesa. Il Sassuolo, guidato da Fabio Grosso, prova a reagire affidandosi all’estro di Berardi, il più pericoloso dei suoi, ma fatica a rendersi incisivo negli ultimi metri.

Nella ripresa i ritmi calano leggermente, ma la gara si accende nel finale. All’81’ arriva il raddoppio nerazzurro in maniera rocambolesca: un cross di Carlos Augusto viene deviato maldestramente da Muharemovic nella propria porta, regalando il 2-0 all’Inter. Sembra il colpo del ko, ma tre minuti più tardi il Sassuolo accorcia con Walid Cheddira, bravo a sfruttare un assist di Berardi e a battere Martinez. Gli ultimi minuti diventano così un assalto neroverde, con l’Inter costretta a difendersi con ordine per non vanificare quanto costruito.

Il triplice fischio sancisce il 2-1 finale: l’Inter sale a quota 6 punti in classifica, ritrovando fiducia e continuità dopo le difficoltà iniziali. Chivu può sorridere per la prova di Dimarco, autentico trascinatore, mentre resta qualche ombra sulla tenuta difensiva nei momenti di pressione. Il Sassuolo, invece, incassa la terza sconfitta in quattro gare, ma mostra segnali incoraggianti grazie alla vivacità di Berardi e alla concretezza di Cheddira. Una sfida intensa, che conferma come la Serie A 2025-2026 sia già entrata nel vivo con equilibrio e sorprese.

Cagliari, infortunio Radunovic: tempi di recupero e aggiornamenti sul portiere serbo classe ’96

Infortunio Radunovic, il punto sul recupero del portiere del Cagliari e i possibili tempi di rientro dell’estremo difensore

Il Cagliari guidato da Fabio Pisacane, ex difensore centrale noto per la sua grinta e per l’etica del lavoro, ha iniziato la stagione di Serie A con il piede giusto. Due vittorie consecutive hanno acceso l’entusiasmo della tifoseria e confermato la crescita di una squadra che sembra aver trovato compattezza e mentalità vincente. L’allenatore campano, alla sua prima esperienza da tecnico in massima serie, ha saputo trasmettere ai suoi uomini determinazione e spirito di sacrificio, elementi che stanno facendo la differenza.

Archiviata l’ultima prestazione positiva in campionato, l’attenzione si sposta ora sulla Coppa Italia, appuntamento che rappresenta un banco di prova importante per i rossoblù.

Preparazione e caso Radunovic

La squadra si è ritrovata questa mattina al CRAI Sport Center di Assemini per la ripresa degli allenamenti. La sessione è stata dedicata al mantenimento della condizione atletica e al lavoro tattico in vista della prossima sfida di Coppa.

Non mancano però le preoccupazioni: il portiere Boris Radunovic, estremo difensore serbo classe 1996 e punto di riferimento tra i pali, ha svolto un allenamento personalizzato. Le sue condizioni fisiche verranno monitorate quotidianamente, ma la possibilità di un forfait tiene in ansia lo staff tecnico e i tifosi. L’obiettivo è recuperarlo al più presto, consapevoli che la sua esperienza e sicurezza sono fondamentali per la retroguardia sarda.

Obiettivo continuità in Coppa Italia

Per il Cagliari la Coppa Italia non è un semplice torneo di contorno, ma un’occasione per dare spazio alla profondità della rosa e consolidare il percorso di crescita. Pisacane chiede ai suoi la stessa intensità mostrata in campionato: aggressività, compattezza e voglia di sorprendere.

Un successo permetterebbe ai rossoblù di proseguire il cammino in una competizione prestigiosa, rafforzando la fiducia del gruppo e offrendo visibilità ai giovani talenti che stanno emergendo. La Coppa diventa così un obiettivo concreto, non solo per il prestigio, ma anche per confermare che il buon momento del Cagliari non è frutto del caso.

Con entusiasmo, ambizione e la guida di un tecnico carismatico come Pisacane, il club sardo vuole dimostrare di poter essere protagonista anche oltre il campionato.

West Ham, il futuro di Potter appeso a un filo: Nuno Espírito Santo in pole per la panchina

West Ham, il futuro di Potter adesso è appeso a un filo: Nuno Espírito Santo in pole per la panchina degli inglesi

Il rapporto tra Graham Potter, tecnico inglese noto per il suo calcio propositivo ma spesso discontinuo, e il West Ham United sembra ormai giunto al capolinea. La sconfitta casalinga per 2-1 contro il Crystal Palace ha rappresentato un punto di rottura definitivo. Per la prima volta, il pubblico del London Stadium ha contestato in maniera compatta l’allenatore, intonando cori come “You don’t know what you’re doing” e “You’re getting sacked in the morning”.

La scintilla che ha acceso la protesta è stata la sostituzione al 78’ di Mateus Fernandes, giovane centrocampista portoghese di grande talento, con Soungoutou Magassa, mediano francese classe 2004. Una scelta che ha esasperato i tifosi, già innervositi dai fischi piovuti all’intervallo dopo un primo tempo deludente.

Numeri impietosi per Potter

I dati parlano chiaro: da quando ha preso il posto di Julen Lopetegui, esonerato a gennaio, Potter ha raccolto appena sei vittorie in 25 partite ufficiali. In Premier League, solo Avram Grant, ex allenatore israeliano degli Hammers, vanta una percentuale peggiore. Dopo cinque giornate, il West Ham è penultimo in classifica con quattro sconfitte e 13 gol subiti, di cui ben sette da calcio d’angolo. Un’involuzione evidente rispetto alla scorsa stagione, quando la squadra aveva mostrato maggiore solidità difensiva.

Dirigenza sotto pressione e alternative in vista

La contestazione non ha risparmiato la proprietà: David Sullivan, co-presidente del club, e Karren Brady, vicepresidente esecutiva, sono finiti nel mirino della tifoseria. La dirigenza sta valutando seriamente un cambio in panchina.

Il nome in cima alla lista è quello di Nuno Espírito Santo, allenatore portoghese reduce da un’ottima esperienza al Nottingham Forest, dove ha conquistato la salvezza con un gioco equilibrato e pragmatico. In corsa ci sono anche due ex: Slaven Bilic, tecnico croato che ha guidato il West Ham tra il 2015 e il 2017, e Gary O’Neil, giovane allenatore inglese che ha lasciato i Wolverhampton Wanderers dopo una stagione positiva.

Il futuro di Potter appare segnato: senza una svolta immediata, l’esonero sembra inevitabile. Il West Ham, club storico della Premier League, non può permettersi un’altra stagione di sofferenza. La scelta del prossimo allenatore sarà cruciale per rilanciare le ambizioni degli Hammers e riconquistare la fiducia dei tifosi.

Inter, Ortega nuova idea per la porta: pronto l’assalto al portiere già a gennaio

Inter, Ortega nuova idea per la porta: pronto l’assalto al portiere già a gennaio. Le ultimissime notizie

Nel posticipo di questa sera a San Siro, l’Inter affronterà il Sassuolo con una novità importante tra i pali. L’allenatore Cristian Chivu, ex difensore rumeno e oggi tecnico nerazzurro, ha deciso di affidare la porta a Josep Martinez, portiere spagnolo classe 1998 arrivato la scorsa stagione dal Genoa. Una scelta che segna un momento cruciale nella gestione del reparto difensivo interista.

Fino a oggi il titolare indiscusso era Yann Sommer, esperto portiere svizzero di 36 anni, arrivato dal Bayern Monaco e punto fermo della squadra. Per questa sfida, però, Sommer lascerà spazio al collega, pur restando una pedina centrale nei piani del club. Per Martinez si tratta di un banco di prova significativo: dovrà dimostrare affidabilità e sicurezza non solo in Serie A, ma anche in vista delle prossime sfide di Champions League.

Sommer e il nodo rinnovo

Il contratto di Sommer scadrà a fine stagione e, al momento, non ci sono segnali concreti di rinnovo. La dirigenza nerazzurra sta quindi valutando le mosse future per garantire continuità in un ruolo chiave. L’inserimento graduale di Martinez rappresenta il primo passo per testarne le qualità in un contesto di grande responsabilità, con l’obiettivo di capire se potrà diventare il nuovo titolare a lungo termine.

L’opzione Stefan Ortega

Parallelamente, l’Inter guarda già al mercato. Secondo indiscrezioni di Transfernews, il club monitora la situazione di Stefan Ortega, portiere tedesco di 32 anni attualmente al Manchester City. Con l’arrivo di Gianluigi Donnarumma e del giovane James Trafford, Ortega è scivolato al ruolo di terzo portiere sotto la guida di Pep Guardiola. Dotato di esperienza internazionale e affidabilità, potrebbe rappresentare un’alternativa di qualità per il futuro, sia come sostituto di Sommer sia come partner di Martinez.

Una strategia a doppio binario

La società nerazzurra si muove dunque su due fronti: da un lato la gestione immediata con Martinez titolare, dall’altro la pianificazione a medio termine con l’eventuale arrivo di Ortega e la scadenza di Sommer sullo sfondo. Una strategia che mira a garantire stabilità e sicurezza tra i pali, fondamentali per affrontare con ambizione sia il campionato di Serie A sia le competizioni europee.

Serie A, notte amara per la Fiorentina: il Como rimonta e trionfa 2-1 al Franchi

Fiorentina in crisi: il Como ribalta i viola e conquista la vittoria al Franchi. Il racconto della sfida di Serie A

La Fiorentina non riesce a ritrovare la vittoria e si ferma ancora sul pareggio. Al Franchi, nella quarta giornata di Serie A 2024/25, i viola chiudono sull’1-1 contro il Como, replicando lo stesso risultato maturato una settimana fa contro il Genoa. Un punto che lascia l’amaro in bocca ai tifosi, che nel finale non hanno risparmiato fischi alla squadra di Stefano Pioli, tecnico tornato a Firenze con l’obiettivo di rilanciare il progetto viola.

Il nuovo assetto di Pioli e l’avvio sprint

Il tecnico emiliano ha rivoluzionato la formazione, schierando un inedito 4-4-2 con diversi volti nuovi: Tariq Lamptey, terzino ghanese arrivato dal Brighton, Hans Nicolussi Caviglia, centrocampista scuola Juventus, e Tommaso Fazzini, giovane talento ex Empoli, tutti al debutto da titolari in maglia viola. L’esperimento sembra funzionare subito: dopo appena cinque minuti, Rolando Mandragora, centrocampista ex Torino, porta avanti la Fiorentina con un sinistro potente dal limite che sorprende il portiere belga Jean Butez.

I viola dominano la prima frazione, creando diverse occasioni e costringendo il Como a difendersi. Solo nel finale di tempo gli ospiti riescono a rendersi pericolosi, impegnando David De Gea, esperto portiere spagnolo arrivato in estate, in un paio di interventi decisivi.

La reazione del Como e il pareggio di Kempf

Nella ripresa il copione cambia radicalmente. Il Como, guidato dal talento argentino Nico Paz, prende in mano il centrocampo e al 65’ trova il meritato pareggio: Marc-Oliver Kempf, difensore tedesco ex Hertha Berlino, svetta di testa su cross dello stesso Paz e batte De Gea.

Da quel momento i lariani crescono e sfiorano più volte il colpo del sorpasso con tiri dalla distanza di Paz, Addai e Jesus Rodriguez, attaccante belga di grande fisicità. Proprio Rodriguez, in pieno recupero, gela il Franchi con un destro preciso che vale l’1-2 e condanna la Fiorentina alla seconda sconfitta consecutiva in campionato.

Una Fiorentina in crisi di risultati

Il bilancio per i viola è preoccupante: due punti nelle ultime tre gare e una squadra che fatica a mantenere continuità. Il pubblico del Franchi ha espresso tutto il proprio malcontento con fischi sonori, segnale di una fiducia da riconquistare al più presto.

Per Pioli e i suoi uomini la strada si fa in salita: la Fiorentina dovrà ritrovare compattezza e concretezza se vuole restare agganciata alla zona Europa.

Calciomercato Juve, assalto dalla Premier: Liverpool e Manchester United puntano quel bianconero

Calciomercato Juve, assalto dalla Premier League: Liverpool e Manchester United puntano quel giocatore

La Juventus si gode il ritorno in campo di Gleison Bremer, difensore centrale brasiliano classe 1997, reduce da un infortunio che lo aveva tenuto lontano dai campi per diverse settimane. L’ex Torino, arrivato a Torino nel 2022 e subito diventato un pilastro della retroguardia bianconera, è tornato a livelli altissimi e le sue prestazioni non sono passate inosservate.

Secondo le ultime indiscrezioni provenienti dall’Inghilterra, due colossi della Premier League – Manchester United e Liverpool – avrebbero messo gli occhi sul numero 3 juventino in vista della prossima estate. Entrambe le società inglesi sono alla ricerca di un rinforzo di spessore per il reparto difensivo e considerano Bremer il profilo ideale: fisicità, senso della posizione e leadership lo rendono uno dei centrali più affidabili del panorama europeo.

La posizione della Juventus: Bremer è incedibile

Nonostante le sirene inglesi, la posizione della Juventus appare chiara. Il club bianconero considera Bremer un elemento fondamentale del progetto tecnico di Igor Tudor, allenatore croato subentrato in panchina e deciso a costruire la sua difesa attorno al brasiliano. Non a caso, il giocatore è stato nominato vice-capitano, a conferma del suo peso nello spogliatoio e della fiducia riposta in lui dalla società.

La dirigenza juventina, guidata da Cristiano Giuntoli, non ha alcuna intenzione di privarsi del difensore, a meno di un’offerta “monstre” capace di far vacillare le certezze del club. La consapevolezza è quella di avere in casa uno dei migliori difensori al mondo, un vero e proprio muro che ha già conquistato i tifosi bianconeri.

Premier League in agguato

Tuttavia, la potenza economica della Premier League rappresenta sempre una minaccia concreta. Manchester United e Liverpool dispongono di risorse finanziarie enormi e potrebbero tentare l’assalto con cifre difficili da rifiutare. Per ora i sostenitori juventini possono dormire sonni tranquilli: Bremer resta saldo al centro della difesa bianconera. Ma l’estate 2026 si preannuncia rovente, con il brasiliano destinato a essere uno dei nomi più chiacchierati del calciomercato internazionale.

Ligue 1, rinviato il “Classique” tra Marsiglia e PSG per allerta meteo: ecco quando si giocherà

Ligue 1, rinviato il “Classique” tra Marsiglia e PSG per allerta meteo: ecco quando si giocherà la sfida del campionato francese

Un’improvvisa allerta meteo ha costretto le autorità francesi a rinviare di 24 ore il big match di Ligue 1 tra Olympique Marsiglia e Paris Saint-Germain, in programma questa sera alle 20.45 allo stadio Vélodrome. La decisione è stata presa dal Prefetto delle Bocche del Rodano, che ha spiegato come l’intero dipartimento fosse atteso da forti temporali e precipitazioni eccezionali, con picchi fino a 120 millimetri di pioggia in poche ore.

Una scelta di sicurezza

Il rinvio è stato motivato principalmente da ragioni di sicurezza. Allo stadio erano attesi circa 70.000 spettatori, un numero che avrebbe reso complessa la gestione di eventuali emergenze legate al maltempo. Per questo motivo, le autorità hanno preferito non correre rischi e spostare la partita a domani sera, sempre alle 20.

Il fascino del “Classique”

La sfida tra Marsiglia e PSG è considerata la classica del calcio francese, un appuntamento che va oltre i confini sportivi. Da una parte l’OM, guidato da De Zerbi e tecnico noto per il suo temperamento grintoso; dall’altra il PSG di Luis Enrique, tecnico spagnolo che ha già allenato il Barcellona e la nazionale iberica, famoso per il suo calcio offensivo e di possesso.

In campo sarebbero dovuti scendere campioni di livello mondiale. La loro sfida personale rappresenta uno dei motivi di maggiore interesse per tifosi e appassionati.

Impatto sul campionato

Il rinvio del match non è solo un contrattempo organizzativo, ma potrebbe avere conseguenze anche sulla classifica della Ligue 1. Il PSG, campione in carica, è in lotta per mantenere la vetta, mentre il Marsiglia cerca punti preziosi per rilanciarsi in zona europea.

Attesa per domani

L’appuntamento è dunque rimandato a domani sera, quando – condizioni meteo permettendo – il Vélodrome tornerà a riempirsi per una delle partite più attese della stagione. I tifosi sperano che il maltempo lasci spazio allo spettacolo del calcio, in un “Classique” che promette emozioni e intensità.

Lazio, crolla il tabù derby all’Olimpico: interrotta l’imbattibilità dal 2016. Il dato

Lazio, crolla il tabù derby all’Olimpico: interrotta l’imbattibilità dal 2016. Il dato raccolto da Opta

La Lazio incassa la terza sconfitta in campionato, la seconda consecutiva dopo i ko contro Como e Sassuolo. Un trend negativo che mette in discussione la solidità del progetto tecnico di Maurizio Sarri, allenatore toscano arrivato a Roma con l’obiettivo di riportare i biancocelesti stabilmente nelle zone alte della classifica.

Derby perso e fragilità evidenti

Il derby della Capitale, da sempre la partita simbolo della stagione, rappresentava l’occasione ideale per invertire la rotta. Invece, la squadra di Sarri è apparsa fragile e poco incisiva, incapace di reagire al vantaggio giallorosso. La mancanza di continuità e la difficoltà nel concretizzare le occasioni da gol restano i problemi principali che affliggono i biancocelesti.

Un tabù spezzato dopo otto anni

A rendere la sconfitta ancora più pesante è il dato riportato da Opta: la Lazio non perdeva un derby casalingo dal 2016. In quel periodo aveva collezionato quattro vittorie e quattro pareggi, mantenendo un primato che si interrompe bruscamente. Un record che non era solo statistico, ma anche psicologico, e che ora rischia di pesare sul morale della squadra e dei tifosi.

Il derby della Capitale non è una partita come le altre: è una sfida identitaria, capace di segnare la stagione e restare impressa nella memoria dei sostenitori. Perdere in casa, dopo anni di imbattibilità, amplifica la sensazione di crisi e mette in discussione la tenuta mentale del gruppo.

Le prospettive future

Ora la Lazio è chiamata a reagire immediatamente. Sarri dovrà ritrovare compattezza difensiva e maggiore incisività in attacco, affidandosi ai suoi uomini chiave. Mattia Zaccagni, esterno offensivo e leader dello spogliatoio, è chiamato a guidare la riscossa con la sua velocità e capacità di saltare l’uomo. Al suo fianco, Nicolò Rovella, giovane centrocampista dotato di visione di gioco e qualità tecniche, dovrà accendere la manovra e dare fluidità alla fase offensiva.

La prossima sfida di campionato diventa già un crocevia: un risultato positivo potrebbe ridare fiducia all’ambiente, mentre un nuovo passo falso rischierebbe di compromettere definitivamente l’avvio di stagione.

Sampdoria, avvio in salita in Serie B: le prossime sfide decisive per il rilancio

Sampdoria, quattro ko consecutivi: ecco i prossimi impegni che possono cambiare la stagione. I dettagli

L’inizio di stagione della Sampdoria in Serie BKT 2025/26 è stato tutt’altro che positivo. Con quattro sconfitte consecutive, la squadra blucerchiata si trova in una situazione delicata, costretta a inseguire già dalle prime giornate. Il rendimento altalenante e le prestazioni sottotono hanno acceso i riflettori sull’ambiente doriano, dove cresce l’urgenza di una reazione immediata.

Un calendario fitto e insidioso

Il calendario non concede tregua: tre partite ravvicinate tra fine settembre e inizio ottobre rappresentano un vero e proprio crocevia per la stagione. La prima sfida è in programma il 27 settembre al San Nicola di Bari, contro una formazione storicamente ostica e spinta dal calore del proprio pubblico.

Il 1° ottobre i blucerchiati torneranno al Ferraris per affrontare il Catanzaro, squadra organizzata e capace di mettere in difficoltà chiunque. Sarà un match cruciale per ritrovare il sostegno dei tifosi e conquistare i primi punti casalinghi. Infine, il 5 ottobre, la Samp ospiterà il Pescara, in un confronto che potrebbe già indirizzare il prosieguo del campionato.

La guida tecnica e i protagonisti

Al centro delle attenzioni c’è l’allenatore Donati, ex Milan e tecnico chiamato a dare identità e solidità a un gruppo che fatica a trovare continuità. La sua esperienza e la capacità di lavorare con i giovani saranno decisive per invertire la rotta.

Una settimana cruciale per il futuro

La Sampdoria si trova dunque davanti a una settimana che potrebbe segnare il destino della stagione. Tre gare in rapida successione offriranno l’occasione di riscattarsi, ma richiederanno al tempo stesso massima concentrazione e spirito di sacrificio.

Se i blucerchiati riusciranno a reagire, potranno rilanciarsi in classifica e riaccendere l’entusiasmo della piazza. In caso contrario, il rischio di un campionato in salita diventerebbe concreto.

Calciomercato Milan: nel mirino Federico Chiesa, offerta pronta per gennaio!

Calciomercato Milan: nel mirino Federico Chiesa, offerta pronta per gennaio! Le ultimissime notizie sui rossoneri

Il Milan prepara le mosse per il mercato invernale con l’obiettivo di rinforzare il reparto offensivo. Secondo indiscrezioni provenienti dall’estero, i rossoneri avrebbero messo nel mirino Federico Chiesa, esterno offensivo classe 1997 attualmente al Liverpool, e sarebbero pronti a presentare un’offerta da circa 5 milioni di euro per portarlo a Milanello già a gennaio.

Il profilo di Chiesa e il legame con Allegri

Chiesa, cresciuto nella Fiorentina e consacratosi con la maglia della Juventus, è stato uno dei protagonisti della vittoria dell’Italia a Euro 2020. Dopo due stagioni a Torino, l’attaccante toscano ha scelto l’avventura in Premier League con il Liverpool, dove però non è riuscito a imporsi come titolare fisso sotto la guida di Arne Slot, tecnico olandese noto per il suo calcio offensivo e ad alta intensità.

Un elemento che potrebbe favorire la trattativa è il rapporto con Massimiliano Allegri, attuale allenatore del Milan e già suo tecnico ai tempi della Juventus. Allegri, 57 anni, è considerato uno dei più esperti allenatori italiani e ha sempre avuto grande fiducia nelle qualità di Chiesa, valorizzandone duttilità e capacità di incidere in zona gol.

I dettagli dell’operazione

L’offerta da 5 milioni di euro, cifra contenuta per un calciatore del calibro di Chiesa, riflette la sua situazione contrattuale e lo scarso minutaggio con i Reds. Il Liverpool, che lo aveva acquistato a un prezzo relativamente basso, potrebbe valutare la cessione soprattutto alla luce del pesante ingaggio da 7,5 milioni di euro netti a stagione, un ostacolo per le casse del club inglese.

Il nodo principale resta proprio lo stipendio: il Milan, che mantiene un tetto salariale rigido, starebbe studiando una formula per spalmare l’ingaggio su un contratto pluriennale.

Cosa darebbe Chiesa al Milan

L’arrivo di Chiesa rappresenterebbe un colpo di grande valore per i rossoneri. La sua capacità di giocare su entrambe le fasce o come seconda punta lo renderebbe un’alternativa di lusso a Rafael Leao, stella portoghese del Milan, e a Christian Pulisic, esterno statunitense arrivato dal Chelsea.

Con la sua velocità, imprevedibilità e esperienza internazionale, Chiesa potrebbe garantire al Diavolo un salto di qualità importante nella corsa allo scudetto e in ottica Champions League.

Formazioni ufficiali Inter Sassuolo: le scelte dei due allenatori

Formazioni ufficiali Inter Sassuolo: le scelte di Chivu e Grosso in occasione del match valido per la quarta giornata di Serie A

La quarta giornata di Serie A 2025/2026 propone una sfida interessante: alle 20:45 a San Siro si affrontano Inter e Sassuolo. I nerazzurri, cercano continuità dopo un avvio di stagione positivo, mentre i neroverdi puntano a confermare la loro tradizione di squadra capace di sorprendere anche contro avversari di rango superiore.

L’Inter di Inzaghi

La squadra guidata da Chivu, si affida alla solidità difensiva e alla qualità del reparto offensivo. Grande attenzione sarà rivolta a Lautaro Martínez, attaccante argentino e capitano nerazzurro, sempre più leader tecnico ed emotivo della squadra. Accanto a lui, spazio per i nuovi innesti che stanno arricchendo la rosa, con l’obiettivo di mantenere l’Inter competitiva su tutti i fronti.

Il Sassuolo di Grosso

Dall’altra parte il Sassuolo, allenato da Fabio Grosso, ex campione del mondo 2006, punta sulla freschezza dei suoi giovani talenti e sulla capacità di proporre un calcio offensivo. I neroverdi hanno spesso messo in difficoltà l’Inter negli ultimi anni, trasformandosi in una sorta di “bestia nera” per i nerazzurri. Occhi puntati su Domenico Berardi, attaccante e simbolo del club emiliano, ancora una volta chiamato a trascinare i suoi.

Una sfida da non perdere

Il match di San Siro promette spettacolo e intensità. L’Inter vuole consolidare la propria leadership in classifica, mentre il Sassuolo cerca punti preziosi per alimentare le proprie ambizioni europee. Una partita che, come spesso accade tra queste due squadre, potrebbe regalare gol e colpi di scena.

Inter Sassuolo, le formazioni ufficiali

INTER (3-5-2): 13 J. Martinez; 25 Akanji, 15 Acerbi, 30 Carlos Augusto; 2 Dumfries, 8 Sucic, 20 Calhanoglu, 23 Barella, 32 Dimarco; 9 Thuram, 94 Esposito.
A disposizione: 1 Sommer, 12 Di Gennaro, 6 De Vrij, 7 Zielinski, 10 Lautaro, 11 Luis Henrique, 14 Bonny, 16 Frattesi, 17 Diouf, 22 Mkhitaryan, 31 Bisseck, 36 Darmian, 42 Palacios, 95 Bastoni.
Allenatore: Cristian Chivu.

SASSUOLO (4-3-3): 49 Muric; 25 Coulibaly, 21 Idzes, 80 Muharemovic, 3 Doig; 40 Vranckx, 18 Matic, 90 Koné; 10 Berardi, 99 Pinamonti, 45 Laurienté.
A disposizione: 12 Satalino, 13 Turati, 5 Cande, 7 Volpato, 9 Cheddira, 11 Boloca, 15 Pieragnolo, 19 Romagna, 20 Fadera, 24 Moro, 26 Odenthal, 35 Lipani, 42 Thorstvedt, 44 Iannoni, 77 Pierini.
Allenatore: Fabio Grosso.

Torino, Baroni in conferenza post Atalanta: «Problema di atteggiamento. Zapata? Va incoraggiato, l’ambiente…»

Marco Baroni in conferenza stampa dopo Torino Atalanta 0-3, ecco le dichiarazioni del tecnico granata post gara

(Lorenzo Bosca – Inviato allo Stadio Olimpico Grande Torino). Male, a tratti malissimo. Un Torino così forse nemmeno nei peggiori incubi alla vigilia Marco Baroni se lo sarebbe potuto immaginare. Eppure lo 0-3 maturato oggi nella quarta di Serie A contro l’Atalanta parla chiaro. Racconta di una squadra costruita ed evidentemente organizzata male, incapace di reagire e dir rispondere ai colpi inflitti (le tre reti sono arrivate nell’arco di otto minuti) ai fendenti della formazione di Ivan Juric. Sentiamo le dichiarazioni dell’ex Lazio ai margini della sfida, ecco la sua conferenza stampa.

La conferenza stampa di Marco Baroni dopo Torino Atalanta 0-3:

Buonasera Baroni. Cosa la fa preoccupare o forse arrabbiare?

«Io ho già parlato alla squadra. Eravamo in partita, poi siamo usciti dopo il gol ed è una cosa inspiegabile. Dopo otto minuti prendi tre reti…è un problema di atteggiamento mentale e non devi mai mollare perché si può recuperare. La squadra aveva anche trovato solidità e compattezza, domani fortunatamente c’è un’altra partita. Un errore ci può stare, ma poi il 2-0 e il 3-0 è perchè lasci troppo, e questo non può avvenire»

Come si può lavorare su questa identità?

«No…l’unica cosa che non mi spaventa il lavoro. Ho gestito situazioni come queste, quindi farò anche adesso. Però come ho detto si parte dall’atteggiamento, che abbiamo avuto con Fiorentina e Roma. Oggi dopo il gol la squadra non ha più più portato pressione e siamo andati indietro. Non deve avvenire principalmente è l’atteggiamento mentale»

Come si riparte?

«Io l’ho già detto alla squadra e in conferenza: siamo noi che dobbiamo cambiare con atteggiamenti diversi, partite feroci e di qualità. Dobbiamo riuscire assolutamente a centrare, dobbiamo invertire questo percorso. Solo questo può cambiare le cose. L’attenzione mia e del mio staff è rivolta solo al campo, all’aspetto tecnico. Non ci sono altre soluzioni»

Baroni, come mai con un attacco così importante avete fatto un solo gol fino ad ora?

«E’ uno dei problemi. Abbiamo…cercato equilibri, nel portare i giocatori in condizione. Lo voglio ricordare, portali in condizione e farli crescere dal punto di vista prestativo. Giocatori che magari lo scorso campionato non erano stati utilizzati. Non è un problema di attaccanti, ma di soluzioni che possiamo e dobbiamo trovare partendo dall’atteggiamento, dalla compattezza di squadra. Ripeto, dovrei togliere questi 8 minuti, ma dobbiamo siccome ci sono stati dobbiamo analizzarli. Guardare in faccia la realtà senza paura e lavorare»

Buonasera Baroni, come si spiega questi errori difensivi sui gol?

«E’ quello che che ho detto… Io credo che c’è tanto dentro all’atteggiamento. Avevamo qualche situazione precaria, ma non è nel singolo, è una situazione di squadra e di equilibri. Serve una maggiore attività sia fisica sia mentale… spendere anche falli, fare una partita ruvida. Non si esce con un gioco lento, dobbiamo trovare dentro la partita ritmo difensivo e offensivo. Assolutamente!»

Ci spiega l’entrata di Zapata?

«Allora, Zapata è entrato perché Simeone aveva i crampi. Era la situazione migliore per avere le due punte. Il rigore? Un giocatore come lui va sostenuto, ad ogni costo. Ho visto preso il pallone ed era giusto che lo calciasse. Ha bisogno di fiducia, minuti e di lavoro, ci sono scelte di squadra e questa è stata una scelta di squadra»

Si è rivisto un Torino come a San Siro con l’Inter e la società è assente. La preoccupazione è che si lotti per non retrocedere…

«Io farò due parole per far si che non avvenga. Spendo due parole sulla situazione ambientale. Ho già detto: è la squadra che deve fare il primo passo, dobbiamo portare un’energia diversa e un calcio che trasmetta. Oggi la squadra l’ha fatta per una prima parte e poi… trovare delle soluzioni, perché non è possibile avere un black-out così. Ci può stare subire un gol con l’Atalanta. Con la Fiorentina abbiamo fatto 21 falli, il fallo è sintomo di contatto, di aggressività, è questo quello dobbiamo assolutamente mettere dentro prestazioni. Io non sono preoccupato, ma concentrato e attento. Ho ritardato qualche minuto perché ho fatto le prime analisi con lo staff, non solo con la squadra. C’è da lavorare e lo sapevo…anche se avessimo fatto risultato. Ci sono tante componenti che ho già elencato, non le dico ancora perché non voglio mai alibi. Perchè se no lo trasferisco alla squadra»

Tudor non si placa: «Ho parlato anche con la Lega. Napoli un giorno di riposo in più, ti cambia la vita»

Tudor non si placa: «Ho parlato anche con la Lega. Napoli un giorno di riposo in più, ti cambia la vita». Le parole del tecnico della Juventus

A Mediaset, Igor Tudor ha parlato così dopo Verona Juve, rincarando la dose dopo i presunti torti arbitrali subiti dai bianconeri.

JUVE MENO BRILLANTE – «Perché si è giocato la terza in sette giorni, invece Napoli fa in nove giorni la terza. Prima ho parlato anche alla Lega, così che ora andiamo là e diciamole tutte, però voglio dire non sono scuse perché noi non abbiamo fatto una grande gara, c’è la stanchezza. Però le cose vanno dette. Perché cambia la vita se uno gioca oggi (sabato ndr) o gioca lunedì. Cambia la vita, sono punti, sono tanti punti. Bisogna pensare bene, uguaglianza per tutti, perché questo nell’arco di un anno sono tre, quattro, cinque punti. Ti cambiano tutto. Ti cambiano la vita. Bisogna pensare bene perché poi sono loro che decidono sono sempre scuse: guarda c’è la prossima settimana, questi giochi qua, poi c’è televisione e con queste spiegazioni si perdono quattro, cinque punti se non c’è uguaglianza. Un argomento che io da quando sono nel calcio lo seguo bene, guardo. Vediamo se c’è uguaglianza per tutti, perché la stagione è lunga».

QUESTO SFOGO AVRA’ UN SEGUITO? – «Ma no, io devo dire le cose per quelle che sono. Poi non voglio dimenticare la mia squadra, io alleno, guardo qua, poi vedo le cose, le commento, perché sono ovvie, non sono le cose che uno si deve inventare o non obiettive, a caldo dopo la gara. Io sono molto calmo, ho parlato ai ragazzi subito con calma, gli ho detto che non si possono vincere tutte, si è provato, si è spinto. Noi siamo anche questi, va detto così, non siamo la Juve che vince, che fa 100 punti, le può vincere tutte. Siamo questi, abbiamo i nostri pregi e difetti, siamo freschi, siamo là, siamo qua, è calcio totalmente diverso, questo che si gioca ogni tre giorni è totalmente diverso, sono ritmi diversi, noi con il ritmo quando andiamo qua e là, è diverso»

Inter, Chivu ha un piano chiaro per la gestione di Josep Martinez

Inter, Chivu ha un piano chiaro per la gestione di Josep Martinez. Ecco quale minutaggio sarà garantito al vice Sommer

Il posticipo della quarta giornata di Serie A tra Inter e Sassuolo, in programma stasera a San Siro, potrebbe segnare un momento importante per il futuro dei nerazzurri tra i pali. Dopo le voci su un possibile cambio durante la sfida di Champions League contro l’Ajax, nella quale Yann Sommer era stato confermato nonostante le critiche dopo il ko contro la Juventus, Cristian Chivu valuta ora l’ipotesi di lanciare dal primo minuto Josep Martinez, portiere spagnolo arrivato lo scorso anno dal Genoa.

Martinez, classe 1998, è stato acquistato dall’Inter per 13,5 milioni di euro più 1,5 di bonus e ha un contratto fino al 2029 con ingaggio intorno a 1,5 milioni. Finora ha avuto un ruolo da vice, giocando principalmente in Coppa Italia o quando Sommer era indisponibile. In totale, 10 presenze con sette gol subiti e zero clean sheet. L’ultima apparizione risale all’11 maggio scorso contro il Torino, con l’Inter che ha perso solo la semifinale di ritorno di Coppa Italia nel derby contro il Milan.

L’idea di Chivu è chiara: dare maggiore spazio a Martinez rispetto alla scorsa stagione per capire se lo spagnolo possa diventare il portiere titolare del futuro. Sommer, 36 anni, ha il contratto in scadenza e al momento non ci sono segnali di rinnovo; il club dovrà valutare il momento opportuno per il passaggio di consegne tra i pali.

Il debutto di Martinez contro il Sassuolo potrebbe essere il primo passo di un processo che vedrà lo spagnolo protagonista in campionato e nelle competizioni europee. Dopo il match odierno, i nerazzurri affronteranno il Cagliari in campionato e lo Slavia Praga in Champions League. La scelta di Chivu rappresenta non solo un’opportunità per testare il portiere, ma anche un segnale chiaro sulla gestione futura del ruolo chiave tra i pali.

Secondo Calciomercato.com, l’allenatore e la dirigenza vogliono capire se Martinez può diventare il riferimento affidabile della squadra, combinando il presente con la pianificazione a lungo termine per il reparto difensivo dell’Inter.

Juric: «Caso Lookman è un capitolo chiuso. Situazione ambientale del Toro molto peggiorata da quando c’ero io…»

Juric: «Caso Lookman è un capitolo chiuso. Situazione ambientale del Toro molto peggiorata da quando c’ero io…». Le parole del tecnico dell’Atalanta

Una vittoria netta, un 3-0 che lancia l’Atalanta e acuisce le difficoltà del Torino. Al termine della partita, è il tecnico nerazzurro Ivan Juric a presentarsi in conferenza stampa per analizzare una prestazione quasi perfetta, macchiata soltanto da nuovi problemi fisici. L’allenatore ha elogiato la forza del suo gruppo, capace di reagire alle avversità, e ha ufficialmente chiuso il caso legato ad Ademola Lookman.

La Dea ha mostrato grande maturità, forte di un’esperienza europea che, secondo il tecnico, ha dato una spinta decisiva alla squadra. «La partita contro il PSG ci ha dato forza: abbiamo affrontato i migliori. nel primo tempo abbiamo fatto molto bene, nel secondo tempo abbiamo gestito bene. L’unico neo sono stati gli infortuni, ma chi li ha sostituiti ha fatto molto bene: anche Ahanor».

Nonostante la vittoria, l’emergenza infortuni resta una preoccupazione, ma Gasperini ha sottolineato la profondità della sua rosa. «Abbiamo una lunga fila, ma oggi chi ha giocato ha dato il suo contributo. Abbiamo una rosa lunga. Sono entrati Ahanor e Bellanova. Sono contento anche per Zappacosta, che ha fatto bene».

Infine, una parola chiara su Ademola Lookman, tornato in campo dopo quattro mesi, chiudendo le polemiche delle scorse settimane. «Capitolo chiuso. Abbiamo un gruppo solido. Lunedì ha parlato con me e la squadra: ha una mentalità vincente. Ora va recuperato fisicamente».

Lo stesso Juric, ex tecnico del Torino, ha commentato così l’aria di contestazione nello stadio granata:  «La situazione rispetto a prima è molto peggiorata. Quando c’ero io era presente un bell’ambiente: mi dispiace vedere questo scontento continuo. Oggi non è stato bello per tutto il mondo granata».

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