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Napoli Pisa 3-2: Vittoria sofferta degli azzurri in casa. Toscani a testa alta

Al Maradona il match valido per la 4ª giornata di Serie A Napoli Pisa: sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE

La cronaca, sintesi e diretta LIVE della partita Napoli Pisa, valevole per la 4ª giornata del campionato di Serie A Enilive 2025/2026.


NAPOLI PISA CRONACA E DIRETTA LIVE

FINISCE QUI IL MATCH

90′ Lorran riapre i conti per il Pisa. Pareggio in arrivo?

82′ LUCCA! Terzo goal per il Napoli e partita chiusa.

73′ DI NUOVO VANTAGGIO NAPOLI. Spinazzola mette la freccia e porta sul 2-1 il Napoli.

60′ PAREGGIO PISA. Nzola mette a segno l’1-1 per i nerazzurri

53’Il Pisa attacca, vuole arrivare al pareggio

INIZIO SECONDO TEMPO

FINE PRIMO TEMPO

45′ Leris sfiora il pareggio per il Pisa.

39′ VANTAGGIO NAPOLI. Gilmour porta in vantaggio la squadra partenopea. Una grande botta che batte Semper.

33′ I partenopei non demordono e vogliono a tutti i costi il vantaggio

23′ RETE ANNULLATA AL NAPOLI. Elmas riesce a mettere il pallone in rete, ma essa viene annullata per fuorigioco.

14′ Il Napoli prova ad attaccare cercando di trovare il goal

LA PARTITA E’ COMINCIATA

Convocati Lecce, ecco la lista di Di Francesco in vista della Coppa Italia

Convocati Lecce: ecco la lista di Di Francesco per la sfida di Coppa Italia contro il Milan

In vista dei sedicesimi di finale di Coppa Italia Frecciarossa, in programma domani sera alle 21:00 a San Siro contro il Milan, il tecnico del Lecce Eusebio Di Francesco ha ufficializzato la lista dei convocati Lecce per la delicata trasferta.

Una gara impegnativa per i salentini, che arrivano all’appuntamento con diverse assenze importanti. Tra i non convocati Lecce figurano Jean e Marchwiński, entrambi out per problemi fisici. Fuori anche Pierret, ancora non al meglio dopo un recente infortunio, e Banda, costretto a saltare la sfida per squalifica. Inoltre, Pérez è stato convocato dalla sua Nazionale, mentre Sottil resta ai box per un affaticamento muscolare.

Nonostante le defezioni, Di Francesco ha deciso di puntare su un mix di esperienza e gioventù tra i convocati Lecce, con diversi giovani pronti a mettersi in mostra in un palcoscenico importante come San Siro.

Ecco nel dettaglio i convocati Lecce per il match contro il Milan:

Portieri:
30. Falcone, 1. Früchtl, 32. Samooja.

Difensori:
25. Gallo, 4. Gaspar, 21. Kouassi, 3. Ndaba, 5. Siebert, 44. Tiago Gabriel, 17. Veiga.

Centrocampisti:
10. Berisha, 29. Coulibaly, 28. Gorter, 14. Helgason, 77. Kaba, 80. Kovac, 20. Ramadani, 6. Sala.

Attaccanti:
22. Camarda, 7. Morente, 11. N’Dri, 50. Pierotti, 9. Štulić.

Tra i convocati Lecce, spiccano i nomi di Štulić e Pierotti, che saranno chiamati a guidare l’attacco giallorosso in assenza di altri elementi offensivi. In porta sarà confermato Falcone, mentre in difesa dovrebbe esserci spazio per Gallo e Kouassi, con possibile rotazione per dare minuti anche ai più giovani.

La sfida contro il Milan rappresenta una vetrina importante per diversi giocatori in cerca di spazio. Di Francesco potrebbe approfittarne per testare nuove soluzioni tattiche e dare fiducia a chi ha avuto meno minutaggio in campionato.

I convocati Lecce sono pronti per affrontare una delle big del calcio italiano: ora la parola passa al campo, dove la squadra cercherà di conquistare un risultato storico.

Pallone d’Oro 2025 LIVE: stilata la TOP 10

Pallone d’Oro 2025, tutto sulla cerimonia di premiazione che prenderà il via alle 20:00 al Théatre du Chatelet di Parigi. I dettagli sulla diretta live

Pallone d’Oro 2025, alle 20:00 inizierà la fase finale della cerimonia per l’assegnazione del premio individuale più prestigioso. Di seguito tutti gli aggiornamenti della diretta live dall’evento che si svolgerà al Théatre du Chatelet di Parigi e che vedrà impegnato l’ex stella del calcio Didier Drogba. Calcionews24.com segue LIVE la cerimonia.

PALLONE D’ORO ECCO LA TOP 10

  • Ousmane Dembélé (Francia, Psg) 
  • Gianluigi Donnarumma (Italia, Psg/M.City) 
  • Achraf Hakimi (Marocco, Psg)
  • Kylian Mbappé (Francia, Real Madrid) 
  • Nuno Mendes (Portogallo, Psg) 
  • Cole Palmer (Inghilterra, Chelsea) 
  • Raphinha (Brasile, Barcellona) 
  • Mohamed Salah (Egitto, Liverpool) 
  • Vitinha (Portogallo, Psg) 
  • Lamine Yamal (Spagna, Barcellona)

PALLONE D’ORO 2025, LA CLASSIFICA

Formazioni ufficiali Napoli Pisa, le scelte in vista del match

Formazioni ufficiali Napoli Pisa, le scelte in vista del match di Serie A. Il punto

Oggi la sfida valida per la quarta giornata di Serie A Napoli Pisa. Ecco gli schieramenti del match.

NAPOLI (4-1-4-1): Meret; Di Lorenzo, Beukema, Buongiorno, Oliveira; Gilmour; Politano, Elmas, De Bruyne, McTominay; Hojlund. All. Conte
 

PISA (3-5-2): Semper; Canestrelli, Caracciolo, Lusuardi; Leris, Akinsanmiro, Aebischer, Marin, Bonfanti; Nzola, Moreo. All. Gilardino

Pallone d’Oro 2025, chance per Lautaro Martinez? Ecco la posizione del capitano interista

Pallone d’Oro 2025: Lautaro Martinez solo ventesimo, cala dopo la top 10 del 2024

Il Pallone d’Oro 2025 ha riservato sorprese e qualche delusione, soprattutto in casa Inter. Dopo il 25° posto di Denzel Dumfries, anche Lautaro Martinez ha scoperto la sua posizione nella classifica di quest’anno: ventesimo posto per il capitano nerazzurro, in netto calo rispetto all’edizione precedente.

Nella corsa al Pallone d’Oro 2025, l’attaccante argentino non è riuscito a confermare il brillante settimo posto conquistato nel 2024, quando aveva beneficiato dello scudetto vinto con l’Inter e del successo in Copa América con l’Argentina. La discesa di 13 posizioni lascia un retrogusto amaro, specie considerando le aspettative su di lui dopo una stagione piena di alti e bassi.

Lautaro è stato uno dei protagonisti della lunga avventura dell’Inter in Champions League, interrotta soltanto in semifinale contro il Paris Saint-Germain. In Europa, il suo rendimento è stato solido: 9 gol e 2 assist che avevano fatto sperare in una riconferma tra i primi dieci candidati al Pallone d’Oro 2025. Tuttavia, a pesare sulla classifica finale sono stati probabilmente i numeri poco brillanti in Serie A.

Nel campionato italiano, infatti, Lautaro Martinez ha chiuso con appena 12 reti e 5 assist in 31 presenze: un bottino al di sotto delle sue potenzialità, soprattutto per un attaccante che punta a competere ai massimi livelli internazionali. La stagione complessiva è stata positiva per l’Inter, ma individualmente il “Toro” non ha inciso come avrebbe voluto.

Il Pallone d’Oro 2025, ancora una volta, ha dimostrato quanto sia importante il rendimento complessivo tra club e Nazionale, e come ogni dettaglio possa fare la differenza nel giudizio finale. Per Lautaro, questo ventesimo posto rappresenta una battuta d’arresto, ma anche uno stimolo per rilanciarsi.

Guardando al futuro, il capitano dell’Inter ha ancora tempo e margini per tornare tra i grandi protagonisti del calcio mondiale. Il Pallone d’Oro 2025 potrebbe essere solo una parentesi sfortunata in una carriera che ha ancora tanto da offrire, soprattutto se riuscirà a trovare continuità sia in Serie A che in Europa.

Milan Lecce: Allegri presenta il match di Coppa Italia, le sue dichiarazioni

Milan Lecce: Massimiliano Allegri presenta a Milan Tv il match di Coppa Italia, le dichiarazioni del tecnico rossonero

Alla vigilia della sfida di Coppa Italia contro il Lecce, il tecnico del Milan Massimiliano Allegri, 56 anni, allenatore toscano alla guida dei rossoneri, ha parlato ai microfoni di MilanTV delineando ambizioni e approccio alla gara. L’allenatore ha ribadito con chiarezza le priorità stagionali: superare il turno e proseguire il cammino nella competizione. “Per noi la Coppa Italia è un obiettivo della stagione. Del campionato riprenderemo a parlare da mercoledì: domani abbiamo una partita da vincere”, ha dichiarato Allegri, sottolineando l’importanza di conquistare l’accesso agli ottavi di finale.

Il tecnico ha ricordato le insidie del formato a gara secca: “Non sarà semplice, abbiamo solo 90 minuti per portarla a casa. Evitare i rigori è fondamentale, perché lì può succedere di tutto”.

Rispetto per il Lecce e approccio mentale

Nonostante la differenza di valori tecnici e di palmarès, Allegri ha invitato la squadra a non sottovalutare il Lecce di Roberto D’Aversa. “I ragazzi devono avere l’approccio giusto e grande rispetto per un avversario che giocherà senza pressioni”, ha spiegato. Il tecnico ha avvertito che i salentini arriveranno a San Siro con la voglia di compiere un’impresa, motivo per cui sarà necessario “dimenticare quanto di buono fatto in campionato” e concentrarsi esclusivamente sulla sfida.

Scelte di formazione e fiducia nei singoli

Sulle scelte di formazione, Allegri ha mantenuto il riserbo, assicurando però che scenderà in campo la miglior squadra possibile in base alle condizioni fisiche. “Oggi valuterò tutti e poi deciderò”, ha detto, confermando la fiducia nei suoi uomini.

Parole di elogio sono arrivate per Ricci, giovane centrocampista italiano, “sta facendo bene, sono contento”, e per Gimenez, attaccante messicano, che pur non avendo ancora segnato “ha avuto occasioni e magari domani potrà sbloccarsi”.

L’appello ai tifosi

Infine, Allegri ha sottolineato il ruolo fondamentale del pubblico rossonero: “C’è bisogno di tutti, ci dovranno accompagnare in questa lunga stagione. Noi e i giocatori dovremo essere bravi a portare risultati, che è la cosa che conta nel calcio”.

Un messaggio chiaro di coesione e determinazione, in un momento cruciale per il futuro del Milan in Coppa Italia e oltre.

Manchester United e Barcellona ai ferri corti per Rashford: scontro sulla valutazione, un futuro in bilico

Manchester United e Barcellona in lotta per Rashford: scontro sulla valutazione, un futuro in bilico. Le ultimissime notizie

Manchester United e Barcellona sono destinati a un braccio di ferro sulla valutazione di Marcus Rashford. Il Barcellona, dove l’attaccante inglese è attualmente in prestito, sta cercando di rendere permanente il suo acquisto con un’offerta di circa 25 milioni di sterline. Tuttavia, il Manchester United valuta Rashford – autore di una splendida doppietta nella vittoria per 2-1 del Barça in Champions League contro il Newcastle la scorsa settimana – molto più vicino ai 40 milioni di sterline. Questo divario significativo promette di infiammare le prossime finestre di mercato.


Rashford è approdato al gigante spagnolo in prestito annuale dopo essere entrato in conflitto con il tecnico del Manchester United, Ruben Amorim, appena un mese dopo l’arrivo di quest’ultimo. Il rapporto teso con il nuovo allenatore ha spinto l’attaccante, che aveva già trascorso la seconda metà della scorsa stagione in prestito all’Aston Villa, a cercare nuove opportunità, trovando nel Camp Nou la sua nuova casa per questa stagione.
Qualità indubbia, ma la disciplina resta un nodo
Nonostante un inizio lento al Barcellona, la sua splendida doppietta a Newcastle ha messo in evidenza la sua qualità duratura. Un’esplosione di talento che ha riacceso le speranze dei tifosi blaugrana, sebbene Rashford sia stato escluso nel weekend successivo per essere arrivato in ritardo a una riunione di squadra. Nonostante questa “trasgressione”, il tecnico del Barcellona, Hansi Flick, è rimasto impressionato dal giocatore sin dal suo arrivo al club, riconoscendone il potenziale e l’impatto sul campo.


Il Barcellona ha l’opzione di acquistare il 27enne a titolo definitivo la prossima estate, ma il Manchester United non è disposto a cederlo a un prezzo stracciato. Più Rashford si esibirà bene con il Barça, più il suo valore di mercato aumenterà, e lo United è determinato a ottenere il miglior prezzo possibile per il suo prodotto del vivaio. La posta in gioco è alta per entrambe le società, con il futuro del giocatore che dipenderà in gran parte dalle negoziazioni.
Ritorno in nazionale e un futuro lontano da Manchester
Dall’arrivo al Barcellona, Rashford è rientrato nei piani del CT dell’Inghilterra, Thomas Tuchel, in vista della prossima Coppa del Mondo che si terrà negli Stati Uniti, Canada e Messico. Questo è un ulteriore stimolo per l’attaccante, che vede nel club catalano un’opportunità di rilancio anche in ottica nazionale. Rashford ha ancora tre anni di contratto con lo United, con un ingaggio di 325.000 sterline a settimana, interamente coperto dal Barcellona per la durata del prestito.


Fino a quando Amorim rimarrà alla guida del Manchester United, Rashford sa di non avere alcuna possibilità di tornare nel suo club d’infanzia, avendo scelto di riavviare la sua carriera altrove. Anche se Barcellona e United non riusciranno a concordare un prezzo per il trasferimento definitivo la prossima estate, l’attaccante cercherà comunque un club alternativo allo United se Amorim sarà ancora l’allenatore.

Sergio Busquets: si avvicina la fine di un’era. Il “5” eterno si ritira dopo la MLS 2025. A 37 anni…

Sergio Busquets: si avvicina la fine di un’era. Si ritira dopo la MLS 2025. A 37 anni, chiuderà una carriera ultra-decennale.

Sergio Busquets, il “5” per eccellenza della storia del calcio, si prepara a mettere fine a una carriera leggendaria. A 37 anni, il centrocampista spagnolo, che dal 2008 ha incantato i campi con la sua discreta ma decisiva presenza, è pronto a congedarsi dal calcio giocato. La notizia del suo ritiro, una volta conclusa la stagione MLS 2025 con l’Inter Miami, è stata riaffermata dal giornalista spagnolo Nacho García e da Tiempo de Juego, e corroborata da AS USA Latino.
Il “polpo” di Badia del Vallès, con una corporatura atipica per un mediano difensivo, ha sempre brillato come un “fattore silenzioso”, capace di cambiare il destino di una partita. La conferma del suo addio arriva a circa 25 giorni di distanza dalle sue stesse dichiarazioni post-vittoria contro l’Orlando City, nella Leagues Cup del 27 agosto, quando aveva lasciato in sospeso la questione del rinnovo con l’Inter Miami. Le sue parole, lungi dall’essere smentite, hanno ora assunto un carattere definitivo.


L’addio al Barcellona: il principio della fine
La decisione di lasciare il Barcellona, suo club di vita dal 2008 al 2023, ha segnato il “principio della fine” per la sua carriera. Una scelta dettata, in parte, dalla volontà di seguire Lionel Messi negli Stati Uniti dopo la breve esperienza di quest’ultimo in Francia. Busquets, tuttavia, aveva già chiara la sua strada. «Quando sono uscito dal Barça sapevo che non sarei tornato in Spagna e in Europa. Sono più vicino a terminare la mia carriera che a continuarla. Non c’è nulla su un presunto rinnovo o un presunto ritiro, quando si saprà qualcosa lo comunicheremo», aveva dichiarato il campione del mondo 2010 quell’agosto.
La sua nuova tappa in MLS con l’Inter Miami ha dato l’illusione che “Busi” non avesse mai lasciato LaLiga, mantenendo la sua eleganza e quel dribbling caratteristico che sembra una magia con i piedi. In 65.640 minuti di gioco tra Barça, Inter Miami e la squadra riserve del Barcellona Atlètic, Busquets ha collezionato 19 gol e 61 assist, numeri che danno sostanza a una traiettoria unica. La sua prima assistenza con la squadra rosa risale al 9 settembre 2023, per Facundo Farías, nel match contro lo Sporting Kansas City. Delle sue 15 assistenze con l’Inter Miami, ben otto sono state per Messi, a riprova della loro inossidabile intesa.


Oggi, a 37 anni, il finale di carriera sembra sempre più prossimo, rievocando la commozione per l’addio di Messi nel 2021. «Mi sento bene, per fortuna le lesioni mi rispettano e gli allenatori contano su di me. Ho sempre detto che quando avessi dovuto lasciare il Barça avrei voluto farlo bene e così è stato. Sono andato via vincendo titoli. Quando arriverà il momento di annunciare una decisione, lo farò. Ho molto da valutare», aveva concluso Busquets in quella conferenza stampa di fine agosto, con la consapevolezza di aver dato tutto al calcio.

Pallone d’Oro 2025: Dembélé favorito tra i dubbi, Yamal “fenomeno” e Raphinha senza voti

Pallone d’Oro 2025: Dembélé favorito, Yamal “fenomeno” e Raphinha senza voti. Le ultimissime sulla cerimonia

Il suggestivo Théâtre du Châtelet di Parigi si prepara ad acclamare, questo lunedì 22, il nuovo Pallone d’Oro, il tradizionale premio assegnato da France Football al miglior giocatore della stagione 2024/25. Se l’edizione precedente fu segnata dalla controversia su Vinicius Jr., il quale, pur essendo la stella del Real Madrid campione di Champions League, venne preferito allo spagnolo Rodri del Manchester City, l’annuncio di questa sera non suscita la stessa sensazione di polemica, ma neppure presenta un vincitore così nettamente delineato.
I tre principali candidati al premio sono tutti attaccanti. Dal Barcellona, spiccano Lamine Yamal e Raphinha, coppia che ha brillato intensamente nelle campagne per i titoli di LaLiga, Copa del Rey e Supercopa di Spagna. Il principale concorrente, tuttavia, arriva dalla Francia: Ousmane Dembélé, numero 10 del PSG e campione di tutto, inclusa la prestigiosa Champions League. Tutti e tre possiedono argomenti solidi per ambire al premio, ma chi merita davvero di portarlo a casa?


ESPN: Dembélé prevale, ma Yamal è la scommessa sul futuro
ESPN.com.br ha chiesto il parere di 12 opinionisti interni, giungendo a una conclusione, seppur con un voto serrato: Dembélé otterrebbe il Pallone d’Oro per sette votanti, mentre cinque si sono schierati con Lamine Yamal. Raphinha, pur elogiato per la sua grande stagione, non ha ricevuto alcun voto.
Tra i sostenitori di Lamine Yamal, nomi come André Kfouri, Osvaldo Pascoal, Thiago Simões, Ubiratan Leal e Zé Elias, che lo definiscono un “fenomeno” e una “magia che accade quando tocca il pallone”. Nonostante la giovane età (sarebbe il primo diciottenne a vincere), la sua decisività in LaLiga e con la nazionale spagnola, unita all’hype che circonda la sua figura di grande promessa, lo rendono un candidato irresistibile per molti.


D’altra parte, Ousmane Dembélé ha raccolto i consensi di Breiller Pires, Jailson Vilas Boas, Leonardo Bertozzi, Mário Marra, Nathalia Ferrão e André Donke. La sua “combinazione tra prestazioni individuali e conquiste collettive” con il PSG, vincitore della Champions League e della Triplice Corona, è stata decisiva. Le sue “belle statistiche di gol e assist” e la sua “leadership tecnica” lo pongono come il protagonista indiscusso della migliore squadra della stagione.


Vitor Birner, pur votando per Dembélé, solleva un interessante dubbio: la “lobby barcelonista” o madrilena potrebbe influenzare l’esito, poiché un giocatore di Barcellona o Real Madrid “vince con più facilità” rispetto a uno del PSG, nonostante le prestazioni sul campo

Il Prince Moulay Abdellah di Rabat: il Marocco svela il suo gioiello. Nuova era tra calcio, design e sostenibilità

Il Prince Moulay Abdellah di Rabat: il Marocco svela il suo gioiello. Nuova era tra calcio, design e sostenibilità

Il Marocco si prepara a ridefinire il concetto di impianto sportivo con la completa ristrutturazione dello Stadio Prince Moulay Abdellah di Rabat. L’intervento non è solo una modernizzazione, ma un vero e proprio “manifesto” del design architettonico e dell’innovazione ingegneristica, che promette di inaugurare una nuova era nel calcio e nel design degli stadi nel Paese. L’articolo di Tuttosport ne sottolinea l’ambizione di creare un’icona.


Il progetto di ristrutturazione è guidato da una visione chiara: offrire ai tifosi un’esperienza calcistica senza precedenti, elevando gli standard di comfort, sicurezza e sostenibilità. L’obiettivo è trasformare lo stadio non solo in un’arena per eventi sportivi, ma in un centro multifunzionale capace di ospitare manifestazioni culturali e sociali, divenendo un punto di riferimento per la comunità. L’architettura è stata pensata per riflettere l’identità e la cultura marocchina, integrando elementi tradizionali con linee moderne e funzionali.


Un’esperienza immersiva per i tifosi e un simbolo di sostenibilità
Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda l’esperienza del pubblico. Saranno implementate tecnologie all’avanguardia per migliorare l’interazione dei tifosi, con schermi giganti, connettività Wi-Fi ad alta velocità e sistemi audio immersivi che trasformeranno ogni partita in uno spettacolo coinvolgente. I nuovi settori hospitality, dotati di ogni comfort, mirano ad attrarre un pubblico sempre più ampio, garantendo un’esperienza premium. La disposizione degli spalti è stata studiata per ottimizzare la visibilità da ogni angolazione, rendendo la vicinanza al campo un elemento distintivo.


La sostenibilità è un pilastro fondamentale dell’intera operazione. Il nuovo Stadio Prince Moulay Abdellah sarà un esempio di efficienza energetica, con l’utilizzo di fonti rinnovabili e sistemi di gestione intelligente delle risorse. L’attenzione all’ambiente si estende anche alle aree circostanti, con la creazione di nuovi spazi verdi e infrastrutture pensate per ridurre l’impatto ecologico. Questo approccio eco-compatibile non solo risponde alle moderne esigenze ambientali, ma posiziona il Marocco all’avanguardia nel settore degli stadi “green”.
La riapertura dello stadio, prevista per la prossima stagione, sarà un evento di portata nazionale, simboleggiando il dinamismo e l’ambizione del Marocco nel panorama sportivo internazionale. Con un’infrastruttura di tale livello, il Paese si candida a ospitare eventi di risonanza mondiale, rafforzando la sua immagine e offrendo una piattaforma eccellente per il calcio africano e globale.

Nuovo San Siro: Inter e Milan svelano la strategia. Hospitality premium e prezzi popolari! I dettagli

Nuovo San Siro: ecco la strategia di Inter e Milan. Hospitality premium e prezzi popolari per il “simbolo di Milano”. I posti saranno 71.500: le ultime

Inter e Milan hanno illustrato al Comune di Milano la strategia per il nuovo San Siro, delineando un progetto che punta a massimizzare i ricavi dalle aree hospitality, mantenendo al contempo prezzi accessibili per i biglietti degli altri settori. Questa duplice visione è al centro del piano per il futuro impianto, che mira a essere non solo uno stadio all’avanguardia, ma un vero e proprio simbolo per la città.


Il documento presentato dalle società descrive un impianto con una capienza di 71.500 posti, progettato per offrire una visibilità ottimale da ogni settore e replicare l’atmosfera iconica dell’attuale San Siro. Grande attenzione è stata posta al contenimento dell’impatto acustico, all’accessibilità universale e alla creazione di percorsi ampi e razionali con punti ristoro, bar, ristoranti e aree merchandising. Saranno previsti anche parcheggi interrati sotto il podio per facilitare l’accesso.


Uno stadio “vivo” 365 giorni l’anno
Il progetto non si limita al calcio: l’ambizione è trasformare il nuovo stadio in una “destinazione” e un “luogo di aggregazione” attivo 365 giorni l’anno, grazie a un museo e a servizi interni. Questo approccio, già dimostrato da esperienze internazionali come quelle di Arsenal, Bayern Monaco e Juventus, consentirà di attrarre nuovi segmenti di pubblico e di aumentare significativamente i ricavi dei club.
Dal punto di vista urbanistico, la realizzazione del nuovo impianto e la rifunzionalizzazione dello stadio G. Meazza apriranno tutti gli spazi interclusi del quartiere, favorendo una riorganizzazione del commercio urbano e dei servizi pubblici e privati. Verranno realizzati circa 140.000 mq di verde, inclusi 52.000 mq di “verde profondo”, e saranno utilizzate tecniche di costruzione moderne, ad alta efficienza energetica e sostenibili, puntando alla neutralità carbonica.


Le nuove fonti di ricavo includeranno naming rights, pacchetti di sponsorizzazione innovativi, hospitality aziendale, prodotti premium, food & beverage e merchandising. I 1.600 posti auto sotto lo stadio, inoltre, valorizzeranno i pacchetti hospitality offrendo un accesso diretto alla struttura. L’aumento degli spazi premium è fondamentale per la sostenibilità economica del progetto, permettendo di preservare l’offerta di biglietti a prezzi accessibili per le famiglie e il pubblico generalista, mantenendo la vocazione popolare e inclusiva dello stadio.

Brasileirao: Palmeiras consolida la vetta, Flamengo frena. Chance scudetto si ridisegnano dopo la 24ª giornata

Brasileirao 2025: Palmeiras in vetta, frena il Flamengo. Chance scudetto si ridisegnano dopo la 24ª giornata. L’algoritmo analizza

La 24ª giornata del Brasileirão 2025 ha portato scossoni significativi nella corsa al titolo, con Palmeiras e Flamengo che hanno adottato strategie diverse in vista dei quarti di finale di Libertadores. Sebbene entrambe abbiano risparmiato atleti, solo il Palmeiras ha confermato il proprio favoritismo in casa, battendo il Fortaleza per 4-1. Il Flamengo, invece, ha pareggiato il classico con il Vasco per 1-1, un risultato che ha avuto un impatto immediato sulle previsioni.
Secondo l’algoritmo del Gato Mestre, le possibilità che il “Verdão” vinca il campionato sono salite dal 40,24% al 48,75%. Al contrario, le speranze del “Rubro-Negro” sono scese dal 41,77% al 33,49%. Anche il Cruzeiro ha fatto la sua parte, sconfiggendo in casa il Bragantino per 2-1 e vedendo le sue chance aumentare dal 14,76% al 15,39%. La variazione per il Cruzeiro è meno marcata, avendo già disputato più partite e avendo meno opportunità future per superare i due favoriti.


Equilibri di classifica e performance
Nonostante il Flamengo abbia due punti in più in classifica, il Palmeiras ha una partita in più da recuperare. Se entrambe le squadre vincessero i rispettivi match rinviati, il Palmeiras andrebbe a 55 punti e il Flamengo a 54. Il “Verdão” vanta attualmente il miglior rendimento del campionato (74,2%), mentre l’efficienza del leader Flamengo è la seconda migliore (73,9%). Il Palmeiras continua a registrare la sua migliore performance nella storia dei punti conquistati, con 49 punti in 22 partite, superando i 48 punti del 2022. Il Flamengo, invece, con il pareggio nel classico, non è riuscito a superare i 52 punti in 23 gare dell’edizione 2019, attestandosi ora a 51.


Le previsioni sono determinate da modelli statistici basati su microdati raccolti dal Gato Mestre dal 2013, analizzando 4.789 partite e utilizzando la metrica dell’Expected Goals (xG), consolidata a livello internazionale. Questo approccio considera le caratteristiche di ogni finalizzazione, il potenziale offensivo e difensivo delle squadre, e le condizioni di gioco future.


Corsa alla Libertadores e salvezza
La corsa alla Libertadores vede un G-6 invariato nelle posizioni: Flamengo, Cruzeiro, Palmeiras, Mirassol, Botafogo e Bahia. Il Mirassol, in particolare, ha fatto un balzo impressionante, aumentando le sue chance di qualificazione dal 72,42% al 91,26% dopo la vittoria sul Juventude. Al contrario, il São Paulo, sconfitto dal Santos, ha visto le sue probabilità di rientrare tra le prime sei scendere dal 50,08% al 39,35%.
Sul fronte salvezza, il Santos ha ottenuto un significativo miglioramento, passando dal 67,24% all’80,9% di chance di rimanere in Série A dopo la vittoria sul São Paulo. Il Grêmio, vincendo il Gre-Nal, ha superato il 90% di probabilità di salvezza. Tra le squadre più a rischio, il Vitória ha subito il calo maggiore (dal 24,67% al 18,3%), seguito dal Juventude (dal 29,1% al 23,79%).

Inchiesta Prisma: patteggiamento per Agnelli, Nedved e Paratici. Prosciolto l’ex AD Arrivabene

Inchiesta Prisma, verdetto del GUP: patteggiamenti per tre ex dirigenti Juve. Arrivabene fuori dal procedimento. I dettagli

Cala il sipario sull’inchiesta Prisma, il procedimento penale che negli ultimi anni ha scosso la Juventus e l’intero calcio italiano. Il GUP di Roma ha dato il via libera definitivo ai patteggiamenti per tre ex dirigenti bianconeri, chiudendo così un capitolo giudiziario di grande risonanza. Prosciolto, invece, l’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene, la cui posizione è stata archiviata.

Le pene patteggiate

Hanno ottenuto il patteggiamento:

  • Andrea Agnelli, ex presidente della Juventus (2010-2023), figura centrale nella gestione del club durante il ciclo di nove scudetti consecutivi.
  • Pavel Nedved, ex vicepresidente e leggenda bianconera, Pallone d’Oro 2003.
  • Fabio Paratici, ex direttore sportivo, artefice di molte operazioni di mercato di rilievo.

Le pene, tutte sospese, variano da 11 mesi a 1 anno e 8 mesi. Con questa decisione, si chiude la loro vicenda giudiziaria legata al caso.

Il proscioglimento di Arrivabene

Per Maurizio Arrivabene, ex AD e manager con un passato in Ferrari, il giudice ha accolto la richiesta di non luogo a procedere, sancendo la fine di ogni pendenza penale.

Le accuse al centro dell’inchiesta

L’indagine, avviata dalla Procura di Torino e successivamente trasferita a Roma per competenza, ipotizzava reati come:

  • Aggiotaggio
  • Ostacolo alla vigilanza
  • False fatturazioni

Fulcro dell’inchiesta erano le presunte plusvalenze fittizie e le cosiddette “manovre stipendi” durante la pandemia di Covid-19.

La fine di un’era per la Juventus

Questo verdetto segna la conclusione giudiziaria di un intero ciclo dirigenziale. Restano aperte le cause civili avviate da azionisti e Consob, ma sul fronte penale la Vecchia Signora può guardare avanti con maggiore serenità.

Il futuro del club

La nuova dirigenza bianconera, guidata dal presidente Gianluca Ferrero e dal direttore generale Maurizio Scanavino, ha ora l’opportunità di concentrarsi esclusivamente sul campo e sulla costruzione di un progetto vincente e sostenibile. L’obiettivo è inaugurare un nuovo capitolo della storia juventina, lasciandosi definitivamente alle spalle le vicende legali che hanno segnato gli ultimi anni.

Guardiola e il gesto choc: bacio al quarto uomo e rischio espulsione all’Emirates

Arsenal-Manchester City, Guardiola rischia l’espulsione per un bacio al quarto uomo. Tutti i dettagli e cosa è successo

Una sfida intensa e ricca di colpi di scena ha infiammato l’Emirates Stadium, dove Arsenal e Manchester City hanno pareggiato 1-1 in un match valido per la Premier League. La partita, segnata da un episodio curioso e potenzialmente controverso, lascia aperta la corsa al titolo ma complica i piani della squadra di Pep Guardiola.

Il vantaggio di Haaland e la risposta di Martinelli

Il Manchester City, guidato dal tecnico catalano Pep Guardiola (tre volte campione d’Europa da allenatore), era passato in vantaggio grazie al solito Erling Haaland, bomber norvegese classe 2000, letale sotto porta. Il suo gol aveva messo in discesa la gara per i Citizens, che sembravano avviati verso tre punti preziosi.

Ma nei minuti di recupero è arrivata la beffa: Gabriel Martinelli, attaccante brasiliano dell’Arsenal noto per la sua velocità e tecnica, ha firmato il pareggio con un pallonetto raffinato che ha sorpreso Gianluigi Donnarumma, portiere italiano ex PSG e Milan, oggi tra i pali del City.

L’episodio che farà discutere

Sul punteggio di 0-1, a pochi minuti dal termine, Guardiola è stato richiamato dal quarto uomo Craig Pawson. Tra sorrisi e battute, il tecnico ha afferrato la testa dell’ufficiale di gara e ha tentato di baciarlo sulla guancia. Un gesto che ha lasciato Pawson visibilmente sorpreso e che, da regolamento, potrebbe essere interpretato come comportamento inappropriato nei confronti di un arbitro. L’allenatore, con un’espressione maliziosa, ha proseguito a bordo campo con le mani sui fianchi, rischiando potenzialmente l’espulsione.

Classifica e prospettive

Il pareggio lascia il Manchester City a otto punti di distanza dal Liverpool capolista. Nelle ultime cinque gare, i Citizens hanno raccolto soltanto sette punti, frutto di due vittorie, due sconfitte e un pareggio. Un rendimento altalenante che mette pressione sulla squadra in vista dei prossimi impegni.

Per l’Arsenal, invece, il punto conquistato in extremis rappresenta una spinta morale importante nella lotta per le posizioni di vertice.

PSV: l’infortunio di Van Bommel apre al colpo a parametro zero. Spunta l’idea Hakim Ziyech! I dettagli

PSV: l’infortunio di Van Bommel apre al colpo a zero. Spunta l’idea Ziyech, vecchio pallino di Peter Bosz. Le regole UEFA potrebbero…

Il PSV Eindhoven sta seriamente considerando l’idea di rafforzare la propria rosa con un’ala svincolata, a seguito del grave infortunio che ha colpito Ruben van Bommel. Lo riporta De Telegraaf, che indica immediatamente Hakim Ziyech come “una delle opzioni potenzialmente interessanti”. La notizia arriva in un momento cruciale per il club olandese, che potrebbe trovare nel talento marocchino la soluzione ideale per sopperire a una perdita significativa.
Ziyech non è un volto nuovo per l’attuale tecnico del PSV, Peter Bosz.

I due hanno già lavorato insieme con successo all’Ajax nella stagione 2016/2017, un periodo d’oro che vide gli “Amsterdammers” raggiungere la finale di Europa League. Questa conoscenza pregressa potrebbe facilitare un eventuale inserimento di Ziyech negli schemi di Bosz, rendendo l’opzione ancora più appetibile. Attualmente, il fantasista 32enne è senza club dopo la sua partenza dall’Al-Duhail in Qatar, il che lo rende un’opportunità di mercato a costo zero molto allettante.


Van Bommel fuori stagione, il PSV valuta il mercato
La necessità di un rinforzo è diventata impellente lunedì pomeriggio, quando è emerso che Ruben van Bommel sarà probabilmente fuori gioco per il resto della stagione a causa di un grave infortunio al ginocchio, riportato nel big match di Eredivisie contro l’Ajax. Questa sfortunata circostanza ha spinto gli “Eindhovenaren” a valutare concretamente la possibilità di ingaggiare un attaccante svincolato, e il nome di Ziyech spicca tra le alternative.


Un eventuale nuovo acquisto potrebbe essere iscritto anche per la Champions League. L’UEFA ha recentemente allentato le regole, permettendo ai club di “registrare temporaneamente un giocatore non registrato in caso di infortunio o malattia a lungo termine all’interno della rosa”. Questa deroga sembra calzare a pennello con la situazione di Van Bommel, aprendo al PSV un’opzione strategica non indifferente per la massima competizione europea. Il club ha già avuto buone esperienze con affari a parametro zero in passato, come l’ingaggio di Ivan Perisic lo scorso anno dopo la finestra di mercato (anche se si parla di un caso simile a quello del PSV con Ivan Perisic, l’anno scorso). Tuttavia, l’arrivo di Lucas Perez si è rivelato meno fortunato, suggerendo che ogni scelta andrà ponderata attentamente.

Liga Portugal: Porto inarrestabile, Mourinho debutta con il botto. E lo Sporting…

Liga Portugal: Porto inarrestabile, l’ex Roma Josè Mourinho debutta con il botto. E lo Sporting Lisbona stasera…

La sesta giornata della Liga Portugal 2025 ha offerto gol, emozioni e spunti importanti per la corsa al titolo. Il Porto, guidato da Francesco Farioli – giovane tecnico italiano noto per il suo calcio offensivo e organizzato – ha confermato il proprio momento di forma travolgendo il Rio Ave in trasferta con un netto 3-0. Per i “Dragões” si tratta della sesta vittoria consecutiva, un ruolino di marcia perfetto che consolida il primo posto in classifica e alimenta le ambizioni di titolo.

Arouca e Santa Clara, successi pesanti

Vittoria esterna anche per l’Arouca, che ha superato 2-1 il Nacional al termine di una gara combattuta e decisa nei minuti finali. Stesso punteggio per il Santa Clara, capace di imporsi sull’Alverca grazie a un secondo tempo di grande intensità, con il contributo decisivo dell’attaccante brasiliano João Marcos, autore di un gol e un assist.

Mourinho parte con una vittoria

Grande attesa per l’esordio dell’ex Roma e Inter José Mourinho, tecnico portoghese due volte campione d’Europa, sulla panchina del Benfica. Le “Águias” hanno risposto alla pressione con un convincente 3-0 contro l’AF, mostrando solidità difensiva e cinismo sotto porta. Un debutto che riaccende l’entusiasmo dei tifosi e rilancia le ambizioni del club.

Pareggi e vittorie casalinghe

Equilibrio nelle sfide tra Vitoria Guimarães e Braga (1-1), match intenso e ricco di duelli a centrocampo, e tra Tondela ed Estrela, che si sono annullate a vicenda. Successo interno per il Gil Vicente, vittorioso 2-0 sull’Estoril grazie alla doppietta di Miguel Rocha, giovane talento portoghese in rampa di lancio. Casa Pia e Famalicão hanno invece chiuso sull’1-1, lasciando inalterate le rispettive posizioni di metà classifica.

Attesa per Sporting–Moreirense

Il turno si chiuderà questa sera con l’atteso confronto tra Sporting Lisbona e Moreirense. I padroni di casa, allenati da Rúben Amorim, puntano a riconquistare il secondo posto e ridurre a tre punti il distacco dal Porto. Una sfida che potrebbe avere un peso specifico importante nella lotta al vertice.

Kimpembe: «Ho trascinato la mia pena per tre anni». L’addio al PSG, le lacrime e la rinascita in Qatar

Kimpembe si racconta: «Ho trascinato la mia pena per tre anni». L’addio al PSG, le lacrime e la rinascita in Qatar. Tutte le sue parole

Presnel Kimpembe, storico difensore del Paris Saint-Germain e vice-capitano, ha lasciato il suo club di sempre per approdare al Qatar SC, ma non senza un carico emotivo enorme. Le lacrime versate il 14 settembre scorso al Parc des Princes, durante l’omaggio ricevuto dopo la vittoria contro il Lens (2-0), sono rimaste impresse per sempre nella sua memoria. Arrivato al PSG a soli 10 anni, nel 2005, Kimpembe ha detto addio a una maglia con cui ha vinto otto campionati francesi e la Champions League a maggio. La sua carriera ha subito una svolta drammatica nel febbraio 2023, quando una rottura del tendine d’Achille lo ha messo fuori gioco. Un infortunio che non gli ha più permesso di ritrovare il suo miglior livello e lo ha escluso dai piani di Luis Enrique.

«Ho trascinato la mia pena per due anni e mezzo, tre anni. Ho sofferto molto», ha rivelato l’internazionale francese (30 anni, 28 presenze) nella trasmissione Clique su Canal+. «È stato un periodo molto complicato nella mia vita. Sapevo che questa lesione sarebbe arrivata un giorno, ma non sapevo quando. Prima del Mondiale 2022, avevo già dolori, facevo cure, rafforzavo il polpaccio per evitare l’infortunio. La mia salute non era al top. Ho sofferto prima che accadesse».


Dopo 241 partite con la maglia del PSG, il campione del mondo 2018 non rientrava più nei piani di Luis Enrique, nonostante un ritorno in campo all’inizio dell’anno. Ha disputato solo pochi spezzoni di partite: due in Ligue 1, due in Coppa di Francia e in Champions League, nel ritorno del playoff contro il Brest. Bloccato dalla concorrenza, ha deciso di unirsi al Qatar SC, rifiutando di «entrare in guerra» con il Paris per negoziare il suo addio. «Tutto è successo in fretta, ho parlato con il club della mia situazione, di come potevamo procedere. Sapevo che non ci sarebbe stata alcuna guerra con Parigi. Non ci sono mai stati problemi. Ho semplicemente voglia di giocare».


Kimpembe ha confermato di aver parlato con l’allenatore e il presidente: «Gli ho spiegato che non potevo fare un terzo anno così. Loro vogliono vedermi giocare. E io ho voglia di tornare a giocare a calcio». Il suo nuovo club, il Qatar SC, è attualmente secondo nel campionato qatariota, con quattro vittorie in cinque partite. Kimpembe ha fatto il suo debutto domenica, entrando in campo a 8 minuti dalla fine.

Barcellona in ansia: infortunio per Fermín López nella vittoria contro il Getafe

Barcellona in ansia: infortunio per Fermín López nella vittoria contro il Getafe in campionato. Le ultimissime notizie

Il Barcellona vive ore di preoccupazione per le condizioni fisiche di Fermín López, centrocampista spagnolo classe 2003, protagonista di una stagione in crescita sotto la guida di Hansi Flick. Subentrato al 60’ nella sfida di Liga contro il Getafe, vinta 3-0 dai blaugrana all’Estadi Johan Cruyff, il giovane talento ha mostrato sprazzi della sua qualità tecnica e della sua capacità di inserirsi tra le linee.

Tuttavia, al triplice fischio, López si è improvvisamente accasciato a terra, portandosi la mano all’inguine e richiedendo l’intervento immediato dello staff medico. L’allenatore tedesco Hansi Flick, arrivato in estate per rilanciare il progetto sportivo del Barça, si è avvicinato visibilmente preoccupato per sincerarsi delle condizioni del giocatore prima di rientrare negli spogliatoi.

Esami medici in programma

In conferenza stampa, Flick ha preferito non sbilanciarsi sulla gravità dell’infortunio, limitandosi a confermare che il centrocampista sarà sottoposto oggi a esami strumentali per valutare l’entità del problema muscolare. Fermín ha lasciato lo stadio con un’andatura visibilmente dolorante, alimentando i timori di uno stop prolungato.

Emergenza in rosa per il Barcellona

Se gli accertamenti dovessero confermare un infortunio serio, López andrebbe ad aggiungersi alla già lunga lista di indisponibili: il portiere Marc-André ter Stegen, il talento offensivo Lamine Yamal, il terzino sinistro Alejandro Balde e il centrocampista Gavi. Un quadro che complica i piani di Flick, costretto a gestire un calendario fitto di impegni tra campionato e Champions League.

L’assenza di López, centrocampista dinamico capace di dare equilibrio e profondità alla manovra, peserebbe soprattutto in un momento in cui il Barça è chiamato a mantenere alta la competitività in tutte le competizioni.

Prossime sfide decisive

Il Barcellona, attualmente in piena corsa per il titolo, dovrà affrontare nelle prossime settimane partite chiave contro dirette rivali in Liga e sfide delicate in campo europeo. La gestione delle energie e il recupero degli infortunati saranno fattori determinanti per non compromettere gli obiettivi stagionali.

I tifosi blaugrana attendono con ansia l’esito degli esami di Fermín López, sperando che il giovane talento possa tornare presto a disposizione e continuare il suo percorso di crescita con la maglia del Barcellona.

Sampdoria, panchina in bilico per Donati: spunta un nuovo nome grazie a un algoritmo

Sampdoria, panchina in bilico per Donati: spunta un nuovo nome grazie a un algoritmo. Il retroscena clamoroso

La posizione di Massimo Donati, attuale allenatore della Sampdoria ed ex centrocampista con una lunga carriera in Serie A e in Scozia, appare sempre più incerta. Nelle ultime ore, secondo quanto riportato da Il Secolo XIX, è emerso un nome a sorpresa per la panchina blucerchiata: Lars Friis, tecnico danese di 49 anni, individuato dal CEO dell’area football Jesper Fredberg attraverso un sofisticato algoritmo di analisi dati.

Un approccio manageriale innovativo

Fredberg, dirigente danese noto per il suo approccio basato su statistiche e modelli predittivi, avrebbe utilizzato strumenti di data analysis per selezionare il profilo ideale in grado di rilanciare la squadra. L’uso di un algoritmo per individuare un allenatore rappresenta una novità significativa per il club genovese, segnalando una strategia più scientifica e meno legata esclusivamente all’intuito.

Chi è Lars Friis

Friis vanta una carriera variegata, con esperienze sia come primo allenatore che come assistente tecnico. Dopo un periodo positivo alla guida del Viborg FF, squadra danese che ha contribuito a riportare in Superliga, ha avuto una parentesi allo Sparta Praga, conclusa però con un esonero. Nonostante l’episodio, è considerato un tecnico preparato, con una spiccata capacità di lavorare con i giovani e di valorizzare talenti emergenti.

Perché interessa alla Sampdoria

La conoscenza approfondita del calcio danese e la precedente collaborazione con Fredberg al Viborg rendono Friis un candidato naturale per il progetto blucerchiato. La Sampdoria, attualmente in difficoltà di classifica, è alla ricerca di un allenatore capace di imprimere una svolta tecnica e mentale alla squadra.

Il segnale alla squadra e ai tifosi

La possibile scelta di Friis non è solo una questione tecnica, ma anche un messaggio chiaro: il club vuole affidarsi a metodi moderni per tornare competitivo. Con la stagione in corso che richiede una reazione immediata, i tifosi attendono con trepidazione l’annuncio ufficiale, sperando che il nuovo corso possa riportare entusiasmo e risultati.

Se confermata, la nomina di Lars Friis rappresenterebbe un passo deciso verso un calcio più analitico e orientato alla performance, in linea con le tendenze internazionali.

Cagliari, Luvumbo è ancora ai box: rientro possibile contro l’Inter? I dettagli

Cagliari, l’attaccante rossoblù Luvumbo è ancora ai box: rientro possibile contro l’Inter di Chivu? Tutti i dettagli

Zito Luvumbo, attaccante angolano classe 2002 in forza al Cagliari, prosegue il suo percorso di recupero dopo l’infortunio agli adduttori della coscia destra. Il giovane esterno offensivo, noto per la sua velocità e capacità di saltare l’uomo, continua ad allenarsi individualmente sotto la supervisione dello staff medico rossoblù. Il programma di lavoro personalizzato mira a garantirgli una piena forma fisica, evitando ricadute e accelerazioni rischiose.

Out contro il Frosinone: confermata l’assenza in Coppa Italia

Come riportato da fonti vicine al club, Luvumbo non sarà disponibile per il match di Coppa Italia contro il Frosinone. Il tecnico Fabio Pisacane, ex difensore e ora alla guida della prima squadra, dovrà fare a meno dell’ala angolana e affidarsi ad alternative come Andrea Belotti, centravanti esperto con trascorsi in Nazionale, Sebastiano Esposito, giovane talento scuola Inter, e Mattia Felici, esterno offensivo dinamico e versatile.

Luvumbo proseguirà con cautela la fase di rientro, concentrandosi su esercizi specifici per mantenere tono muscolare e reattività. Lo staff tecnico monitora quotidianamente i suoi progressi, valutando eventuali incrementi del carico di lavoro.

Obiettivo Inter: possibile rientro nell’ultimo turno del mese

La speranza del Cagliari è di poter contare su Luvumbo per la sfida di campionato contro l’Inter, in programma nell’ultima giornata del mese. La convocazione resta incerta, ma il recupero procede secondo i tempi previsti. Ogni sessione di allenamento rappresenta un passo verso il ritorno in gruppo, con l’obiettivo di garantire la piena disponibilità per gli impegni futuri.

Impatto sul reparto offensivo: Luvumbo pedina chiave per Pisacane

Il rientro di Luvumbo potrebbe rivelarsi decisivo per il reparto offensivo del Cagliari. La sua imprevedibilità e capacità di creare superiorità numerica rappresentano un valore aggiunto per la squadra. Con il ritorno dell’ala angolana, Pisacane avrebbe a disposizione una maggiore profondità di rosa, utile per gestire le rotazioni tra Serie A e Coppa Italia.

Como, Fabregas raccoglie la squadra in cerchio dopo la vittoria con la Fiorentina: il suo discorso

Como, Fabregas raccoglie la squadra in cerchio dopo la vittoria con la Fiorentina: il suo discorso ai giocatori lariani

Un gol al 94′, una vittoria di prestigio che sa di svolta. Il Como di Cesc Fàbregas batte la Fiorentina 2-1 al termine di una partita emozionante, conquistando tre punti pesantissimi dopo il pareggio ottenuto contro il Genoa. Ma il momento più significativo arriva dopo il fischio finale, quando l’allenatore spagnolo raduna la sua squadra in un cerchio perfetto in mezzo al campo, per un discorso da leader che è già il manifesto del suo progetto.

Mentre lo stadio ancora esulta per la rete decisiva di Addai, Fàbregas parla al cuore dei suoi giocatori, con parole cariche di passione e visione. Il suo è un messaggio chiaro, un patto suggellato sull’erba. “Se giochiamo così credetemi, credetemi in quello che vedo, identifico cose buone”, esordisce, chiedendo fiducia totale nel percorso intrapreso.

Il tecnico insiste sui pilastri della sua filosofia: «Andiamo avanti, ma dobbiamo essere orgogliosi. Dobbiamo giocare con coraggio tutto il tempo, abbiamo bisogno di identità, abbiamo bisogno di continuare a crescere». Riconosce l’enorme sforzo dei suoi uomini – «Quello che avete fatto è stato molto difficile, molto difficile» – e li invita a godersi un successo meritato, ma senza perdere di vista l’orizzonte.

La celebrazione, infatti, dura un istante. Con lo sguardo già rivolto al futuro, Fàbregas alza subito l’asticella in vista della sfida di Coppa Italia di mercoledì contro il Sassuolo: «Ora mercoledì vogliamo di più». Un motto che infiamma il gruppo, la sintesi perfetta della mentalità che sta costruendo a Como: festeggiare le vittorie, ma con una fame che non si placa mai. Un leader che chiede di credere, crescere e non accontentarsi.

Inter, che impatto di Sucic: assist decisivo. Soltanto Yildiz e Nico Paz…

Inter, che impatto di Sucic: assist decisivo. Soltanto Yildiz e Nico Paz… Il centrocampista croato conferma la propria crescita in nerazzurro

La Gazzetta dello Sport celebra la prestazione di Petar Sucic, centrocampista classe 2003 dell’Inter, capace di incidere nuovamente sul match contro il Sassuolo con un assist decisivo per Federico Dimarco. Il giovane ex Dinamo Zagabria conferma così la propria crescita in Serie A, inserendosi tra i giocatori più produttivi nelle prime giornate di campionato.

Numeri e confronto con altri giovani talenti

Con l’assist per Dimarco, Sucic entra nel novero dei sei calciatori della Serie A 2025/26 ad aver già servito almeno due assist nelle prime partite. Tra questi, solo Kenan Yildiz(classe 2005, tre assist) e Nico Paz (classe 2004, tre assist) sono più giovani del centrocampista nerazzurro, sottolineando il talento e la maturità precoce del ragazzo. La continuità nel rendimento e la capacità di creare occasioni importanti lo rendono una risorsa fondamentale per Cristian Chivu, che ha mostrato grande fiducia nel giocatore fin dall’inizio della stagione.

Il tecnico rumeno ha impiegato Sucic con regolarità in questo avvio di stagione, valorizzandone le caratteristiche di visione di gioco, tecnica e inserimento negli spazi. Il giovane centrocampista ha collezionato quattro presenze in campionato e una in Champions League, proprio contro l’Ajax, dove ha dimostrato freddezza e capacità di lettura, elementi che hanno convinto Chivu a conferirgli maggiore responsabilità nelle azioni offensive della squadra.

Il rendimento del classe 2003 non passa inosservato, sia per i tifosi sia per gli addetti ai lavori. Sucic sta dimostrando di poter essere un punto fermo della mediana nerazzurra, contribuendo sia in fase di costruzione sia in quella offensiva. La gestione attenta di Chivu, combinata alla qualità tecnica del giocatore, promette di far crescere ulteriormente Sucic, che potrebbe diventare un elemento chiave per l’Inter sia in campionato che nelle competizioni europee.

Con questa prestazione, il centrocampista conferma di essere pronto a raccogliere le sfide del calcio professionistico, con numeri già significativi nonostante la giovane età, e con la possibilità concreta di incidere a lungo nel progetto nerazzurro.

Calciomercato Atalanta: Lookman caso a chiuso. E a gennaio… Le intenzioni del club

Calciomercato Atalanta: Lookman caso a chiuso. E a gennaio… Le intenzioni del club nei confronti dell’attaccante nigeriano

Dopo un’estate turbolenta, passata al centro di voci di mercato che lo volevano lontano da Bergamo, per Ademola Lookman è iniziato il difficile percorso di reintegrazione nell’Atalanta. Il cameo finale contro il Torino, a quattro mesi dall’ultima apparizione, è stato il primo passo dopo le scuse rivolte al tecnico Gian Piero Gasperini e alla squadra per le assenze e il comportamento tenuto a seguito del mancato trasferimento.

A fare il punto sulla complessa situazione è l’esperto di mercato Matteo Moretto, che, intervenendo sul canale YouTube di Fabrizio Romano, ha svelato i retroscena della telenovela estiva e delineato l’orizzonte futuro per l’attaccante nigeriano.

«La telenovela Lookman con l’Inter non è andata a buon fine, l’Atletico non ha mai presentato un’offerta scritta. Sono arrivate delle proposte dalla Turchia ma non convincevano a pieno l’Atalanta, c’è stata una gestione rivedibile da parte di chi cura gli interessi del giocatore. Ha saltato tutta la preparazione, non è in condizione per giocare 90’. È un caso chiuso a Bergamo che l’Atalanta vuole ricucire nei prossimi mesi: l’obiettivo è recuperarlo al 100%. L’Atalanta non vorrebbe privarsene a gennaio, in estate lo scenario cambia, ma in questo momento vuole recuperarlo e goderselo per tutta la stagione».

Le parole di Moretto chiariscono la strategia della Dea. Il caso, per ora, è considerato chiuso. L’obiettivo primario non è il mercato, ma il pieno recupero di un patrimonio tecnico ed economico. Lookman ha saltato l’intera preparazione estiva e la sua condizione fisica è ben lontana dagli standard necessari per giocare una partita intera. La società, quindi, lavorerà per recuperarlo sia fisicamente che mentalmente, cercando di ricucire lo strappo e di valorizzare il suo talento sotto la guida di Gasperini.

L’orizzonte di mercato è chiaro: l’Atalanta non ha alcuna intenzione di cedere Lookman a gennaio. La priorità è averlo a disposizione per il resto della stagione. In estate, tuttavia, lo scenario potrebbe cambiare radicalmente e il club si metterà ad ascoltare eventuali offerte. Per ora, la palla passa al giocatore, chiamato a dimostrare professionalità per riconquistare pienamente la fiducia dell’ambiente atalantino.

Albertini: «Il Milan deve lottare per lo scudetto, Allegri sa come fare. Modric alla Pirlo»

Albertini: «Il Milan deve lottare per lo scudetto, Allegri sa come fare. Modric alla Pirlo». Le dichiarazioni della leggenda rossonera

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Demetrio Albertini, leggenda del Milan, ha parlato così del momento dei rossoneri di Allegri:

SCUDETTO – «Il Milan non può, ma deve lottare per lo scudetto. Quando indossi la maglia rossonera sei obbligato a puntare al massimo, anche per capire l’anno dopo cosa ti manca. La gestione dei momenti durante la stagione è un’incognita per tutti, ma queste prime giornate di campionato hanno fatto capire che il Diavolo può stare in alto».

ALLEGRI – «Lui sa come si vince e come si costruisce qualcosa. Se hai un gruppo solido, che ti segue e lavora bene, trasmettere il proprio credo tattico è più facile. Contro il Bologna e a Udine ho visto una formazione con le idee chiare. A centrocampo il Milan ha uno dei reparti più forti del campionato. Se la gioca con il Napoli, direi. Ad Allegri forse può mancare qualcosa in attacco, ma a centrocampo ha già trovato l’equilibrio giusto tra giovani e anziani. E con anziani mi riferisco chiaramente a quel fuoriclasse che si chiama Modric».

MODRIC – «Ha dato tranquillità e serenità al gruppo. Solo un grande campione che gioca in quel ruolo riesce a far rendere i compagni di più rispetto alle aspettative. Con Luka tutto è più semplice. Sia per i giovani sia per i nuovi. Modric non deve rincorrere gli avversari, ma dare un senso alla manovra. Ha bisogno di mezzali che si facciano trovare e lui detta il passaggio. Non puoi chiedergli la tenuta fisica di un ventenne o di correre per 90 minuti. Con quei piedi però fa la differenza».

PARAGONE CON PIRLO – «Il paragone con Pirlo regge e non a caso sono due mezze punte che nel corso della carriera hanno arretrato il raggio d’azione per mettere al servizio della squadra la loro qualità. Prima i 10, da Platini a Giannini, erano protetti da mediani e stavano alti, poi in mezzo sono stati utilizzati giocatori come Ancelotti e me che potevano fare sia gli incontristi sia i registi. Pirlo in quel ruolo ha cambiato il calcio e adesso il Milan ha un altro campione davanti alla difesa».

RABIOT – «Me lo aspettavo subito così decisivo perché conosce Allegri e parla la sua stessa lingua calcistica. Averlo ha aiutato il gruppo a capire meglio ciò che il tecnico si aspetta: ecco perché Max lo ha chiesto con tanta forza al club. Mi sarei stupito se Rabiot non avesse giocato subito così bene: ha trent’anni, conosce il nostro campionato ed è quello che mancava».

FASE DIFENSIVA – «Nella fase difensiva i centrocampisti hanno un ruolo importante. Se gli avversari si inseriscono a mille all’ora o se sei sempre uno contro uno, anche il migliore difensore al mondo soffre. Adesso la retroguardia è più coperta e i risultati si vedono».

Tudor capopopolo: la frase che ha scosso la Juve! E i tifosi esultano…

Tudor, la frase che ha scosso la Juve: «Se si sta zitti e buoni… non va bene». E i tifosi esultano. L’allenatore capopopolo, le vecchie ferite e il tabù plusvalenze

Di tutto il flusso di coscienza di Igor Tudor al Bentegodi, dopo la partita, «resta poi soltanto una frase. Poche parole, che però hanno un effetto devastante». Per Tuttosport, l’invettiva del tecnico croato, pronunciata dopo un match segnato da due gravi torti arbitrali subiti, ha un significato profondo e inedito in casa Juve: «Se si sta zitti e buoni e si subisce soltanto non va bene». Una dichiarazione forte, soprattutto considerando il momento della stagione (10 punti in 4 partite), che «è già storia».

Tudor, pur esprimendo tutto il proprio disappunto per la direzione di Rapuano e lamentando il calendario, non ha perso la bussola. Il suo è stato uno sfogo personale, ma ha trovato il pieno consenso dei tifosi, «sicuramente, loro sì, stufi di tante dinamiche». L’invettiva del croato non si riferiva al “tabù” della penalizzazione per il caso plusvalenze del 2023, ma a episodi più recenti. Come la gomitata di Orban a Gatti, trattata con un metro diverso rispetto a casi simili che hanno coinvolto Yildiz, Kalulu e Cambiaso. In più, sullo sfondo, «c’è pure il rigore non rigore per il tocco di braccio di Joao Mario, sul quale si può discutere ma certo non può essere archiviato come casistica da Var».

Con la sua frase, però, Tudor ha «risvegliato tante coscienze ferite, incontrando un consenso unanime». Tuttosport sottolinea come in quel momento abbia parlato non solo l’allenatore, ma anche lo juventino: «solo Conte e Allegri – pur con tempi e metodi molto diversi – a tratti hanno saputo toccare quelle corde». Un contrasto netto con l’approccio di Thiago Motta l’anno scorso, che chiese scusa per un’espulsione e invitò ad «aiutare gli arbitri».

Questi «dettagli comunicativi che contano» dimostrano che «avere il tifoso emotivamente in pugno, mai come in un momento di assestamento come questo, può dare grandi benefici». Tudor lo sa, pur consapevole che «il resto dovrà metterlo lui sul campo. Da lì non si scappa. La Juventus, innanzitutto, è senso di responsabilità, non cultura dell’alibi». Igor «spera di aver parlato a nuora affinché suocera intenda. E lo faccia subito». Alla quarta giornata, con un primato in classifica ancora in discussione, non è «“maniavantismo” ma puro istinto». Il popolo è con Tudor, che da oggi però volta pagina: «Paganini, no, non ripeterà».

Marco Rossi: «Puskas, mio nonno, il “Grande Torino” e il sogno del Mondiale dopo 40 anni. L’Ungheria mi ha restituito la dignità»

Marco Rossi: «Puskas, mio nonno, il “Grande Torino” e il sogno del Mondiale dopo 40 anni. L’Ungheria mi ha restituito la dignità». Le dichiarazioni del ct

a scommessa nella ristorazione a leggenda del calcio ungherese. La parabola di Marco Rossi, CT della nazionale magiara, è una storia di destino, riscatto e incredibili successi, culminati con il clamoroso 4-0 rifilato all’Inghilterra a Wolverhampton nel 2022. Un traguardo che lo ha legato ai miti della “Squadra d’oro”. «Ho pensato a quanto vita e destino siano legati. Mio nonno passava i pomeriggi a raccontarmi del Grande Torino e della Squadra d’oro ungherese», rivela Rossi a La Gazzetta dello Sport. Un destino che lo ha portato lontano dall’Italia, un Paese che, a suo dire, lo aveva «deluso».

LA SCELTA UNGHERIA – «Mi ha dato la possibilità di lavorare, l’Italia no. Magari anche per responsabilità mia: non ho mai saputo vendermi. Con la Cavese avevo vissuto una stagione assurda, i tifosi fecero pressioni sul presidente per cacciarmi. Da lì ho passato un anno e mezzo da incubo».

LE RICHIESTE DI DENARO – «Una volta per guidare una squadra di Serie C toscana, un’altra in Basilicata». Alla mia risposta «Che non faccio l’allenatore per hobby», aggiungo: «Da calciatore non ho mai guadagnato cifre folli. Alla Samp giravo con una Lancia. Non ho sperperato i soldi, ma da gennaio 2011 a giugno 2012, è stata dura. Ho vissuto un momento di difficoltà intima dove ho pensato di smettere per fare il commercialista».

IL VIAGGIO A BUDAPEST – «Grazie a un amico. Lui ha tre locali, pensai di investire e sbarcare il lunario. Avevo venduto la mia casa a Brescia, ma il calcio mi mancava». E il destino: «La vita è questa. Pensi che all’inizio guadagnavo anche “pochino”. Nel 2016-17, l’anno in cui vinsi il campionato con l’Honved Budapest, ero l’allenatore meno pagato del campionato. L’Ungheria mi ha restituito la dignità. Oggi mi sento quasi ungherese».

IL RAPPORTO CON ORBAN – «Ottimo. Ogni tanto ci incontriamo, è molto tifoso. A volte mi ha scritto per sapere quale fosse la formazione o quali giocatori avrei convocato. Ma ho massima libertà in tutto».

LE CRITICHE E LA SICUREZZA – «Dopo l’ultimo Europeo ho ricevuto insulti sui social. Hanno minacciato me e mia famiglia con critiche di ogni tipo. Ma a me non importa. Io sono grato all’Ungheria perché mi ha salvato la vita. E a Budapest vivo bene: abito in centro, c’è sicurezza. In altre città come Londra, Parigi o Milano quando cala la notte c’è da scappare».

IL SOGNO MONDIALE – «Portare l’Ungheria al Mondiale dopo 40 anni. Se dovessi riuscirci potrei lasciare. Sarei ricordato per sempre. E mio nonno ne sarebbe fiero».

Derby Lazio-Roma, tra rabbia e ordine: la Nord respinge la squadra, ma l’Olimpico regge la tensione

Derby Lazio Roma, tra rabbia e ordine: la Nord respinge la squadra, ma l’Olimpico regge la tensione dopo l’allerta massimale

Il derby di Roma, conclusosi con la vittoria giallorossa, ha lasciato strascichi profondi nell’ambiente Lazio, dove «delusione e repulsione» hanno prevalso. Come racconta il Corriere dello Sport, a fine partita, «La Curva Nord ha respinto la squadra», fischiando i calciatori e non accettando le loro maglie, invitandoli a rientrare negli spogliatoi. Marusic e Zaccagni, in testa al gruppo, hanno ascoltato le critiche prima di allontanarsi. Una rabbia comprensibile dopo la terza caduta in quattro giornate, la più pesante per la rivalità in gioco. L’aria di contestazione si è appesantita con la sconfitta, riaccendendo i cori contro il presidente Lotito, per la prima volta in stagione presente in tribuna. Il ko ha «accentuato le polemiche che hanno accompagnato l’intera estate, caratterizzata dal blocco del mercato».

Dal fronte opposto, La Gazzetta dello Sport evidenzia un bilancio positivo sul piano dell’ordine pubblico: «L’allerta era stata massima. Con un piano di sicurezza quanto mai fitto. Il derby dell’Olimpico si è segnalato positivamente rispetto agli ultimi precedenti macchiati da incidenti, scontri e anche feriti». I 1.500 agenti in servizio e il presidio dell’area dell’Olimpico scattato già dalle 4 del mattino hanno garantito una gestione attenta. Erano state «sequestrate mazze di legno e aste in plastica munite di viti e lame: armi definite improprie» in piazza Mancini. Nel pre-gara, solo «qualche lancio di petardi» ha generato momenti di tensione.

La Curva Nord, prima del match, aveva svelato una «spettacolare scenografia» con due aquile e un messaggio chiaro: «Tifa la tradizione». La Lazio ha ringraziato sui social: «Tifo instancabile, voi la nostra vittoria più grande». La risposta giallorossa in Curva Sud era stata altrettanto forte con un lupetto enorme e la scritta «Lupus dentibus petit» (il lupo assale con i denti).
Tuttavia, alcuni momenti di tensione si sono registrati alla fine del derby, nella fase di deflusso dei tifosi. Come riporta la Gazzetta, ci sono stati «insulti, fumogeni e qualche lancio di bottiglie», con gruppi delle due tifoserie che si sono incrociati «all’altezza di Ponte Milvio». Nonostante «alcuni tifosi laziali e romanisti a bordo di motorini e a piedi si insultano tra loro», i contatti diretti sono stati evitati e la «situazione rientrata rapidamente con l’intervento della Polizia». Il bilancio finale parla di una vittoria sul campo e di una gestione dell’ordine pubblico che, seppur con qualche scintilla, è riuscita a contenere gli episodi più gravi.

Caressa: «Chi dice no a rinnovamento San Siro non dà alternative. Ma lo stadio non è un museo»

Caressa: «Chi dice no a rinnovamento San Siro non dà alternative. Ma lo stadio non è un museo». Le parole del noto giornalista

Il futuro di San Siro e la costruzione di un nuovo stadio a Milano continuano a essere un tema centrale nel dibattito calcistico italiano. A gettare benzina sul fuoco, dopo le parole preoccupate del presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, è intervenuto il giornalista Fabio Caressa durante la trasmissione Sky Calcio Club. Caressa ha offerto un’analisi lucida e critica della situazione di stallo, appoggiando in pieno la posizione dei club.

Commentando le recenti dichiarazioni di Marotta, Caressa ha sottolineato come l’opposizione al progetto manchi di una visione costruttiva, basandosi su argomentazioni che, a suo dire, non tengono conto della realtà funzionale di uno stadio moderno. «Parole molto chiare quelle di Marotta, sono uscite delle notizie di giornali specifici, delle ipotesi di votazione della maggioranza che voterebbe contro, si parla dai 4 ai 7 della maggioranza contro il progetto San Siro. Il problema è chi dice di no non dà alternative, chi dice no non dice che non rifacciamo San Siro ma lo facciamo altrove, dicono solo no perché San Siro è un’opera d’arte. Si entra nei musei, si va al Colosseo ma non sono funzionali alla vita sociale in città, non è che al Colosseo fanno ancora gli spettacoli».

L’analogia con il Colosseo serve a Caressa per smontare la tesi del “monumento intoccabile”, evidenziando come la funzione di un impianto sportivo debba prevalere sulla mera conservazione nostalgica. Il giornalista ha poi ampliato il suo ragionamento, mettendo a confronto la situazione italiana con quella del resto d’Europa, dove la modernizzazione è una priorità da tempo. Il divario, secondo Caressa, è ormai imbarazzante e rischia di penalizzare irrimediabilmente il calcio italiano. «Ci sono stadi vecchi di 60 anni, immaginiamo la distanza che c’è col resto. Hanno buttato giù Wembley, il nuovo Bernabeu sembra fantascienza».

L’intervento di Caressa è un appello al pragmatismo: guardare al futuro per non rimanere intrappolati in un passato glorioso ma non più funzionale alle esigenze del calcio moderno.

Calciomercato Juventus: Locatelli e Koop non convincono del tutto. Idea Milinkovic-Savic per gennaio

Calciomercato Juventus: Locatelli e Koop non convincono del tutto. Idea Milinkovic-Savic per gennaio… Il serbo in scadenza con l’Al-Hilal

La coperta a centrocampo è corta, e la Juventus se ne è accorta nel modo più duro. Il pareggio di Verona ha messo a nudo le difficoltà di un reparto in piena crisi di identità, dove i nuovi innesti faticano a ingranare e i veterani sembrano aver perso certezze. L’olandese Teun Koopmeiners non riesce ancora a replicare le prestazioni scintillanti di Bergamo, mentre contro l’Hellas anche Khephren Thuram e il capitano Manuel Locatelli sono apparsi in affanno, sostituiti entrambi da Tudor nella ripresa.

Proprio Locatelli è finito nel mirino dei tifosi, bersaglio di critiche feroci sui social che hanno superato ogni limite, arrivando a inquinare persino il post che celebrava la nascita di suo figlio. Un’ondata di cattiveria che ha spinto la moglie Thessa a intervenire, chiedendosi il perché di tanto astio.

In questo clima teso, la dirigenza bianconera programma il futuro e, secondo Tuttosport, sta seriamente valutando un grande ritorno sul mercato di gennaio. Il nome emerso nelle ultime ore è quello di Sergej Milinković-Savić. Il centrocampista serbo, trasferitosi all’Al-Hilal per 40 milioni di euro, avrebbe espresso il desiderio di tornare in Serie A.

L’ostacolo principale è di natura economica. Il contratto del “Sergente” con il club arabo allenato da Jorge Jesus, in scadenza nel 2026, prevede un ingaggio faraonico da 20 milioni di euro netti a stagione più bonus. Per tornare a Torino, dovrebbe accettare un drastico taglio dello stipendio. Mentre la Juventus sogna il colpo di mercato per risolvere i suoi problemi, la pressione cresce su Tudor e sui giocatori attuali, chiamati a una reazione immediata già a partire dalla difficile sfida di sabato contro l’Atalanta.

Napoli-Pisa: Conte stile Premier. È pronto a lanciare i Fantastic Four

Napoli Pisa: Conte lancia i magnifici quattro di Premier per la vetta solitaria. La “internazionalizzazione” del club passa per gli ex Manchester

Questa sera, al Maradona, il Napoli si presenterà in campo con un’impronta decisamente “britannica”. Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, l’inglese è ormai «diventata una sorta di lingua ufficiale nello spogliatoio del Napoli. Potenza del calcio moderno e di una internazionalizzazione del club sempre più evidente». Con l’arrivo di Antonio Conte, poi, «l’Inghilterra è diventata la meta preferita per la ricostruzione del progetto». Contro il Pisa, si vedrà un vero e proprio «Napoli da Premier», con tutti e quattro gli acquisti fatti dalla Premier League nell’ultimo anno in campo.

Ci sarà spazio per Billy Gilmour in regia, ma soprattutto «ancora fiducia ai tre fuoriclasse arrivati da Manchester per portare il progetto Napoli su una nuova dimensione». Davanti, toccherà ancora a Rasmus Hojlund, alla terza da titolare consecutiva e al debutto al Maradona con la maglia azzurra. Alle sue spalle, ad agire, gli uomini chiave del progetto contiano: Scott McTominay, «Mvp dell’ultimo campionato e generalmente – apriscatole delle partite», e Kevin De Bruyne, il cui ritorno a casa è stato finora sfortunato, ma già decisivo in trasferta.

McTominay, in particolare, nel nuovo Napoli è «una sorta di attaccante aggiunto: parte largo, ma poi è il più presente in area di rigore quando c’è da concludere l’azione». I tifosi dello United lo rimpiangono, quelli del Napoli «lo hanno eletto re in poco tempo». La “corona”, però, a Manchester era posizionata sulla testa di De Bruyne, simbolo della scalata del City. Kevin «ha già incantato la Serie A a Reggio Emilia e Firenze, gli manca una notte da artista al Maradona e col Pisa può essere la gara giusta». E poi attenzione a Gilmour, «che al Napoli può dare continui cambi di gioco e geometrie differenti rispetto a Lobotka. Tutto sempre cercando la verticalità».

Un Napoli «made in Premier» significa «ritmo, aggressione feroce, continui cambi di gioco e occupazione veloce degli spazi in profondità. E ovviamente forza fisica, presenza in area». Conte è deciso a puntare ancora su Hojlund, che a Firenze ha dato un assaggio delle sue potenzialità. «Per dirla alla Conte, i due anni a Manchester sono stati sfortunati per Rasmus, anche perché tutto in casa United non ha funzionato per il meglio. Però due anni in Inghilterra aiutano ad alzare il livello, tecnico-tattico, ma pure fisico». L’allenatore azzurro non vuole ancora rinunciarci, anche per «dare continuità alla ricerca dell’intesa con i due tenori della mediana, De Bruyne e McTominay». Intanto, c’è un’ultima sorpresa: Rrahmani ha recuperato e «potrebbe essere lui l’ultima sorpresa nell’undici titolare contro il Pisa», pronto a rilanciarsi dal primo minuto al posto di Beukema. Un Napoli che stasera andrà «a caccia della vittoria. E della prima fuga solitaria in vetta».

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