Pagina 644 – Calcio News 24

Zaniolo, riuscirà a riscattarsi con l’Udinese? Sentite cosa ha appena detto Inler


Zaniolo si allena al massimo: l’Udinese cerca il riscatto contro il Palermo

In vista della delicata sfida di Coppa Italia contro il Palermo, il responsabile dell’area tecnica dell’Udinese, Gökhan Inler, ha parlato a Udinese Tonight, tracciando un bilancio del momento negativo della squadra e soffermandosi su alcuni singoli, tra cui Zaniolo, nuovo volto in casa bianconera.

Dopo la recente sconfitta in campionato, l’ambiente Udinese non è dei più sereni, ma Inler prova a mantenere la calma: «Quando si perde, l’umore non è mai alto, lo sappiamo. Non abbiamo giocato bene, ma abbiamo la fortuna di tornare subito in campo. I ragazzi hanno un’altra occasione per dimostrare che la forza che ci ha contraddistinto finora non è svanita».

Riguardo agli aspetti tattici, Inler ha voluto chiarire: «In ritiro abbiamo lavorato spesso con la difesa a quattro, ma il sistema non è il motivo della sconfitta. Il mister ha fatto delle scelte, ed è giusto così. Quello che è mancato è l’energia, la cattiveria, la compattezza. Questa sconfitta deve servirci come esperienza».

Grande attenzione è stata dedicata a Zaniolo, uno degli innesti più attesi del mercato estivo dell’Udinese: «Zaniolo si sta integrando bene, si allena con grande intensità. Fa anche sedute extra, segno che vuole davvero lasciare il segno. È determinato e vuole dimostrare quanto vale». Parole che confermano quanto lo staff tecnico punti sul talento ex Roma per dare una scossa alla squadra.

Accanto a lui, anche Zanoli è sotto osservazione: «È un bravo ragazzo, molto professionale. Sta aspettando la sua occasione e sono sicuro che si farà trovare pronto». Anche i giovani come Gueye stanno attirando l’attenzione dello staff: «Fin dal primo giorno ha mostrato entusiasmo e voglia. Spero possa esordire presto».

Inler ha infine speso parole di incoraggiamento per Ehizibue, recentemente fischiato dai tifosi: «È un ragazzo sempre sorridente, positivo. Questi momenti possono capitare. Gli ho parlato, deve stare sereno e imparare a gestire anche le critiche».

Con un gruppo che cerca compattezza e con un Zaniolo determinato a rilanciarsi, l’Udinese affronta la sfida contro il Palermo con la speranza di voltare pagina e ritrovare lo spirito giusto per affrontare il resto della stagione.

Sacchi sicuro: «Quella squadra è un passo avanti rispetto alle altre sulla lotta Scudetto»


Sacchi analizza la Serie A: “Napoli avanti, ma non è ancora fuga”

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi ha offerto la sua personale lettura sulla situazione attuale in Serie A, soffermandosi in particolare sull’avvio di stagione del Napoli di Conte. Secondo l’ex commissario tecnico, è ancora presto per parlare di una vera e propria fuga, ma il passo mostrato dai campioni in carica è già piuttosto deciso.

Sacchi mette in guardia dall’uso di termini affrettati: «Definirla una fuga dopo sole quattro giornate mi sembra eccessivo. Però è innegabile che si tratti di un primo allungo importante da parte del Napoli». Per l’ex tecnico, nonostante i partenopei abbiano già mostrato grande compattezza e qualità, il campionato è ancora lungo e aperto a molte variabili.

Alla domanda su chi possa rappresentare la vera anti-Napoli, Sacchi risponde con cautela: «Siamo solo all’inizio, quindi è difficile dare giudizi definitivi. Tuttavia, credo che le antagoniste siano sempre le stesse: Juventus, Milan, Roma e Inter». Secondo Sacchi, nessuna di queste squadre ha però ancora mostrato la continuità necessaria per essere una reale minaccia ai partenopei.

Sulla Juventus, Sacchi sottolinea una certa solidità, ma evidenzia anche la frenata a Verona: «Un passo indietro, forse influenzato dagli impegni europei, ma comunque da considerare». Quanto alla Roma, riconosce l’entusiasmo post-derby e l’impronta tattica di Gasperini, ma crede che ci sia ancora bisogno di tempo.

Le maggiori perplessità Sacchi le riserva alle milanesi. L’Inter, a suo dire, soffre di eccessivi cali di concentrazione durante le partite. Sul Milan, invece, intravede segnali positivi dopo la falsa partenza con la Cremonese, soprattutto grazie a una difesa solida e a un centrocampo tecnico. Tuttavia, avverte: «Il vero test sarà domenica contro il Napoli. In quel confronto diretto capiremo se il Milan di Modric e Rabiot potrà davvero competere al vertice».

In conclusione, Sacchi ribadisce il suo punto: «Per gioco e mentalità, il Napoli è oggi la squadra più europea della Serie A. Ma il campionato è ancora lungo, e la storia insegna che servono equilibrio e continuità per vincere».

Trevisani sicuro: «Dembélé ha vinto il Pallone d’Oro soltanto perché è francese»

Trevisani sicuro: «Dembélé ha vinto il Pallone d’Oro soltanto perché è francese». Il commento all’assegnazione del premio del noto giornalista

Non si placano le polemiche all’indomani dell’assegnazione del Pallone d’Oro 2025. La vittoria a sorpresa di Ousmane Dembélé ha diviso l’opinione pubblica e ha scatenato reazioni accese, tra cui spicca quella del giornalista Riccardo Trevisani. Intervenuto durante la trasmissione “Fontana di Trevi” sul canale di Cronache di Spogliatoio, Trevisani ha lanciato un’accusa diretta e senza mezzi termini, mettendo in dubbio l’integrità del premio e suggerendo che la nazionalità del vincitore sia stata il fattore decisivo.

Secondo il noto commentatore, il trionfo dell’attaccante del PSG non sarebbe frutto di una superiorità assoluta sul campo, ma di un “vizio di forma” legato alle sue origini. Una critica frontale all’organizzazione di France Football, che avrebbe favorito un giocatore di casa.

«Dembélé ha vinto il Pallone d’Oro perché è francese. Non è il giocatore del PSG che meritava di più. Donnarumma, Vitinha, Yamal, Hakimi… Ce n’erano diversi che potevano essere al suo posto. Il fatto che Dembélé abbia giocato nell’ultima stagione quattro [mesi] meglio rispetto al suo standard degli ultimi sei anni è un grande merito suo e di Luis Enrique. Ma secondo me ha vinto esclusivamente perché è francese».

L’analisi di Trevisani è spietata. Pur riconoscendo i meriti di Dembélé e del suo allenatore, Luis Enrique, per l’ottima stagione disputata, sostiene che questo non sia sufficiente a giustificare la vittoria. A suo parere, altri candidati, inclusi compagni di squadra come Donnarumma e Vitinha o il secondo classificato Lamine Yamal, avrebbero avuto credenziali migliori. La sua tesi è che il passaporto francese abbia avuto un peso specifico determinante, trasformando una valutazione di merito in una scelta “politica”. Una polemica destinata a far discutere, che getta un’ombra pesante sul trionfo parigino di Ousmane Dembélé.

Probabili formazioni Milan-Lecce Coppa Italia: Allegri vara il turnover limitato. Camarda torna a San Siro

Probabili formazioni Milan Lecce Coppa Italia: Allegri vara il turnover limitato. Camarda torna a San Siro per il sedicesimi di finale

La Coppa Italia torna protagonista con un match che promette spettacolo a San Siro: il Milan di Massimiliano Allegri contro il Lecce di Di Francesco. La gara, valida per i sedicesimi di finale, rappresenta un’occasione cruciale per entrambe le squadre. Per i rossoneri, l’obiettivo è proseguire il cammino in una competizione che, negli ultimi anni, è stata spesso amara, mentre per i salentini si tratta di un’opportunità di dimostrare il proprio valore contro una delle big del calcio italiano. L’attenzione è massima e le probabili formazioni, riportate da La Gazzetta dello Sport, offrono spunti di riflessione molto interessanti.

Le scelte di Allegri e il lavoro di Tare

Il Milan sembra intenzionato a dare spazio a diversi volti nuovi e a qualche riserva. La scelta di Massimiliano Allegri di schierare un 3-5-2 testimonia la volontà di sperimentare nuove soluzioni tattiche in vista degli impegni futuri. In porta, Terracciano prenderà il posto di Maignan, mentre in difesa il trio sarà composto da Tomori, De Winter e Pavlovic, un mix di esperienza e gioventù. A centrocampo, l’ampia mediana a cinque vedrà il ritorno di Saelemaekers e Bartesaghi sulle fasce, con un centrale di peso come Ricci affiancato da Fofana e dall’esperto Rabiot. Questo reparto, con una solidità e un’organizzazione notevoli, sarà il cuore pulsante del gioco rossonero. L’attacco, infine, è affidato a Nkunku e Gimenez.

Le contromosse del Lecce e la risposta salentina

Dall’altra parte del campo, il Lecce si presenta con il consueto 4-3-3, modulo che ha garantito un’ottima solidità nel corso del campionato. Il tecnico Di Francesco schiera in porta Fruchtl, mentre la difesa a quattro sarà composta da Veiga, Gaspar, Tiago Gabriele Ndaba. A centrocampo, la linea mediana vede la presenza di Coulibaly, Berisha e Helgason, tre elementi dinamici e capaci di dare qualità e quantità. L’attenzione principale è però rivolta al tridente offensivo, dove spicca un nome noto ai milanisti: Francesco Camarda. L’attaccante, cresciuto nelle giovanili rossonere, avrà l’occasione di dimostrare il suo talento proprio contro la sua ex squadra. Sarà affiancato da N’Dri e Morente, due esterni offensivi veloci e pronti a creare problemi alla retroguardia milanista. Il match si preannuncia avvincente e ricco di spunti tattici, un vero e proprio banco di prova per entrambe le formazioni.

MILAN: (3-5-2) Terracciano; Tomori, De Winter, Pavlovic; Saelemaekers, Fofana, Ricci, Rabiot, Bartesaghi; Nkunku, Gimenez. 

LECCE (4-3-3) Fruchtl; Veiga, Gaspar, Tiago Gabriel, Ndaba; Coulibaly, Berisha, Helgason; N’Dri, Camarda, Morente. 

Acerbi: «Mai rifiutato la Nazionale. Ho solo detto no a Spalletti per quella frase»

Acerbi: «Mai rifiutato la Nazionale. Ho solo detto no a Spalletti per quella frase». Le dichiarazioni dell’esperto difensore dell’Inter

Nel corso della presentazione della sua autobiografia “Io, guerriero“, il difensore dell’Inter, Francesco Acerbi, ha fatto chiarezza su alcuni episodi controversi della scorsa stagione, incluso il rifiuto della convocazione per la Nazionale. Acerbi ha spiegato che la sua decisione di non rispondere positivamente alla chiamata del ct Luciano Spalletti non era un rifiuto della maglia azzurra, ma una risposta a commenti poco felici fatti dal tecnico nei suoi confronti, come quando Spalletti aveva dichiarato: “Lo sa di che anno è Acerbi?”. Acerbi ha inoltre sottolineato che, sebbene non abbia mai voluto polemizzare, se l’attuale c.t. Gennaro Gattuso non dovesse convocarlo, non avrebbe problemi ad accettare la sua scelta.

Il difensore ha parlato anche del suo percorso personale, raccontando della lotta contro il cancro e della gratitudine per la seconda possibilità nella vita e nella carriera. A chi gli chiede del futuro, Acerbi si dice ancora in ottima forma, tanto da non pensare al ritiro. Queste le sue dichiarazioni riportate dal Corriere dello Sport.

UN NUOVO ACERBI – «Non posso neanche paragonare il me stesso di adesso a quello di prima. Ho vissuto anche la chemio come un’esperienza, nonostante sia stata pesante. Non ho avuto paura di morire. Ringrazio di aver avuto una seconda possibilità. Mi sono detto: “Ora mi riprendo tutto quello che ho lasciato indietro”».

IL RAPPORTO CON MIO PADRE – «Un rapporto a volte anche conflittuale. Era però molto presente, è grazie a lui che non ho mai mollato e sono diventato il giocatore che sono oggi».

IL NO A SPALLETTI – «Non ho mai rifiutato la maglia azzurra, ma solo la convocazione e solo per quella partita. Spalletti non mi aveva chiamato per un anno e, dopo quello che aveva detto (“Lo sa di che anno è Acerbi?”), non mi sembrava giusto rispondergli di sì. Ora se Gattuso non mi vorrà, non sarà un problema: viene pagato per scegliere e non farò mai polemica».

LA FINALE PERSA COL PSG – «Eravamo cotti mentalmente. Avendo battuto Bayern e Barcellona, avevamo addosso l’etichetta dei favoriti, avevamo l’obbligo di vincere, ma siamo arrivati là troppo scarichi. Anche dopo la partita non eravamo incazzati».

SU CHIVU – «È già pronto. Si vede che ha giocato a calcio e che è stato in spogliatoi vincenti».

PENSARE A COSA FARE DOPO L’ADDIO AL CALCIO? – «Non è il momento. Sto ancora bene, anche meglio di tanti più giovani di me. Perché dovrei smettere?».

Fiorentina, confronto Pioli-giocatori dopo il ko col Como. Commisso torna a Firenze?

Fiorentina, confronto Pioli-giocatori dopo il ko col Como. Commisso torna a Firenze? La Viola si lecca le ferite e prepara la ripartenza

La sconfitta casalinga contro il Como ha lasciato ferite profonde in casa Fiorentina, innescando la prima, vera crisi della stagione di Stefano Pioli. Un ko più doloroso di quello contro il Napoli, perché ha messo a nudo le fragilità di una squadra che appare smarrita. La reazione della società è stata immediata: giorno di riposo cancellato e tutti al Viola Park per un confronto diretto e senza sconti tra allenatore, giocatori e dirigenti.

Un faccia a faccia diventato inevitabile per analizzare i tanti, gravi problemi emersi in questo disastroso avvio di stagione: un gioco involuto, la passività in campo, una condizione fisica precaria e il rendimento deludente dei singoli. Sul tavolo sono finite tutte le criticità di una squadra costruita in estate per alzare l’asticella e che ora si ritrova a fare i conti con una realtà ben diversa. Anche il presidente Rocco Commisso, pur essendo negli Stati Uniti, è stato costantemente aggiornato e si è detto pronto a rientrare per compattare l’ambiente.

Le delusioni della squadra si sono inevitabilmente riflesse sulla tifoseria. Contro il Como, i fischi e i cori di contestazione della Curva Fiesole e di tutto il Franchi hanno sancito la rottura del patto di fiducia estivo.

In questo clima di tensione, come scrive il Corriere dello Sport, la priorità è una sola: trovare una reazione immediata. L’unico antidoto alla contestazione sono le risposte sul campo. Pioli e la squadra devono ora fare quadrato, ritrovare un’identità di gioco solida e fornire prestazioni convincenti. Solo così potranno riconquistare la fiducia, l’entusiasmo e il sostegno di una piazza che chiede un’inversione di rotta immediata.

Rummenigge: «Il gol più bello me l’hanno rubato. Dovevo andare alla Juve. Il Trap al Bayern? Così l’ho convinto»

Rummenigge: «Il gol più bello me l’hanno rubato. Dovevo andare alla Juve. Il Trap al Bayern? Così l’ho convinto». L’intervista

Karl-Heinz Rummenigge compie 70 anni giovedì e da sette decenni convive col pallone: da ragazzino “artigiano del calcio” a stella di prima grandezza da calciatore, quindi dirigente di riconosciuta fama internazionale. Oggi ha parlato a La Gazzetta dello Sport ricordando una carriera da Pallone d’Oro, che in Italia ha avuto una proiezione importante quando ha vestito la maglia dell’Inter.

DALL’INFANZIA AI GOL DI SAN SIRO – «Quando eravamo bambini, ci costruivamo i campi, a Lippstadt; tagliavamo l’erba, assemblavamo le porte di legno, e quando le scuole chiudevano per le vacanze per sei settimane, ogni giorno, solo pallone». E cosa la diverte del calcio? «Proprio il calcio in sé, perché vedo delle cose nuove, che ogni tanto funzionano e ogni tanto no, ma il calcio è stata sempre la mia vita fin da bambino, mi diverto a guardarlo. Quando giocavo, da giovane, era la cosa più bella, anche in uno stadio come San Siro, dove per un gol c’erano esplosioni di gioia, per i tifosi, per me stesso e per i compagni».

IL GOL PIU’ BELLO – «Quello che mi annullarono, in acrobazia, in Inter-Rangers, nel 1984. Ho visto una foto in cui il mio piede era a mezzo metro dal difensore. Poi segnai un altro gol, facile, di testa, ma l’altro era stato un capolavoro, rubato da un arbitro tedesco».

GLI AVVERSARI PIÙ DURI – «Parecchi, soprattutto in Italia. Ma tra i più duri metto Beppe, intendo Bergomi, come nella finale mondiale 1982. Anche Claudio Gentile non era un amico stretto in campo. E poi stranamente un tedesco, Karl-Heinz Förster, molto veloce, concentrato; però nell’ultima stagione al Bayern ho realizzato una doppietta, era arrabbiato nero. Poi ricordo un incontro abbastanza duro con Franco Baresi. Derby di Milano, si giocava senza parastinchi, entrata del milanista, taglio allo stinco. Nello spogliatoio, il dottor Benazzi voleva farmi un’iniezione di antidolorifico, ma non avrei potuto giocare al mercoledì successivo in Coppa a Colonia. Mi sono fatto cucire senza puntura, con un asciugamano in bocca per il dolore. Al mercoledì ho giocato con un parastinco speciale, ho segnato due gol e abbiamo vinto 3-1. I punti mi avevano fatto bene».

L’ARRIVO IN ITALIA – «Sono arrivato nel 1984, ma già prima avevo in mente l’Italia, se avessi lasciato il Bayern. Mi voleva il Barcellona, al fianco di Maradona, ma avevo fatto delle vacanze nel vostro Paese e mi ero molto piaciuto. Avevo anche un contatto stretto con il signor Boniperti, ogni tanto passava a Monaco per prendere un caffè con me e mia moglie. Un gentiluomo di grande classe. Mi voleva portare alla Juve, io dicevo che se avessi deciso di partire, l’avrei informato».

L’HA TRADITO PER L’INTER – «No, non l’ho tradito. Mi sono sempre comportato in modo serio. È venuto Sandro Mazzola a Monaco per offrirmi il contratto con l’Inter, quindi ho informato Boniperti. Lui aveva bisogno di tempo perché doveva parlare con l’Avvocato Agnelli, però mi disse:“se vuoi troviamo la soluzione”, ma nel frattempo avevo già il contatto con Ernesto Pellegrini. Mi sono deciso perché Milano come città e l’Inter come club mi sono piaciuti, mi sono sentito subito bene anche per come la gente mi ha accolto allo stadio».

MAZZOLA – «Sandro era furbo, veniva a casa mia, è andato nel mio ufficio a telefonare a Pellegrini, poi è tornato in soggiorno, mi ha detto “il presidente è d’accordo, possiamo fare”».

L’ERA TRAPATTONI AL BAYERN – «Io, Franz Beckenbauer e Uli Hoeness andiamo a casa sua a Cusano. Discutiamo, poi mi chiede di andare noi due soli in cucina. Mi spiega di non capire il mio comportamento, perché lui era il mio allenatore all’Inter quando mi ero fatto male al tendine e mi era saltato il prolungamento di contratto, c’era già un preaccordo. Si sentiva responsabile, mi chiedeva se non ero arrabbiato con lui. Rispondo di no, perché era una decisione professionale. Lui dice che un italiano non si sarebbe comportato così. Stretta di mano ed è venuto al Bayern».

LA LINGUA – «Sì, da noi faticava per la lingua, veniva da me e mi diceva che non ce la faceva con il tedesco, e io da vicepresidente sono sceso in campo per dargli una mano come interprete, capivo che faticava. È andata bene con lui, soprattutto nella seconda avventura al Bayern. Ed è diventato un pupillo dei tifosi per quella la conferenza stampa famosa»

LA CONFERENZA DI STRUNZ – «Sì, è venuto l’addetto stampa e ci ha detto di accendere la tv perché Trap aveva fatto una conferenza stampa incredibile. C’era anche Franz, era la prima volta che una conferenza di un tecnico veniva data poi anche dal tg. Abbiamo un po’ riso, però abbiamo anche detto: finalmente qualcuno che parla chiaro ai giocatori».

I CALCIATORI PREFERITI – «Gli attaccanti, sono il sale nella zuppa, come diciamo noi. Soprattutto leali, tipo Ribery, Robben, adesso Olise. E i centravanti. Anche Luca Toni. Che non era tanto convinto di venire al Bayern». Come si è convinto? «Siamo andati a Brescia, a casa del suo procuratore, e alla fine abbiamo riso molto, tutti, anche Beckenbauer che non capiva l’italiano. Siamo andati via contenti. Luca è stato un giocatore azzeccato, per i gol e per il suo atteggiamento nello spogliatoio».

GLI ANNI ’80 – «Era diverso. Gli Anni 80 erano il decennio migliore che ho avuto io, come vita. Germania, Italia, esperienza eccezionale. Anni che non vorrei dimenticare. Anche in Italia tutto andava bene, calcisticamente ed economicamente. Il mondo era sorridente».

Pallone d’Oro femminile: Bomati vince il terzo di fila, delusione Mariona. E le italiane…

Pallone d’Oro femminile: Bomati vince il terzo di fila, delusa Mariona a cui non basta la Champions. E le italiane… Arsenal miglior club

Parigi incorona, ancora una volta, la sua regina. Aitana Bonmatí scrive una pagina leggendaria nella storia del calcio, conquistando il suo terzo Pallone d’Oro consecutivo. La fuoriclasse del Barcellona si conferma la migliore al mondo in un’edizione che celebra il dominio dei club inglesi e spagnoli, con Arsenal e Barça protagonisti assoluti.

Per il quinto anno di fila, il trofeo più ambito resta in Spagna. Bonmatí ha raccolto l’eredità di Alexia Putellas (vincitrice nel 2021 e 2022) e ha instaurato una dinastia personale, diventando la calciatrice più titolata nella storia del premio di France Football. Il suo trionfo è il frutto di una stagione 2024-25 brillante, in cui ha guidato il Barcellona alla conquista del triplete nazionale (Liga, Copa de la Reina e Supercoppa), pur dovendosi arrendere in finale di Champions League. Con la Spagna, invece, ha raggiunto la sua prima finale europea, persa ai rigori contro l’Inghilterra.

Un podio a tinte Gunners

A sfidarla fino all’ultimo sono state le stelle dell’Arsenal, protagoniste di una stagione memorabile. Al secondo posto si è piazzata Mariona Caldentey (molto rabbuiata al momento della consegna del premio) . La spagnola, trasferitasi a Londra nell’estate del 2024 proprio dalla Catalogna, è stata l’architetto del trionfo in Champions League delle Gunners, capaci di battere il Barcellona di Bonmatí nella finale di Lisbona.

Il podio è completato dalla sua compagna di squadra, Alessia Russo. L’attaccante inglese, autrice di 19 gol stagionali, non solo ha vinto la Champions, ma ha vissuto una notte da eroina agli Europei, siglando il gol del pareggio in finale contro la Spagna, un trionfo poi completato ai rigori dall’Inghilterra.

Una serata storica per l’Italia

La notte di Parigi ha regalato anche un momento storico per il calcio femminile italiano. Per la prima volta, due giocatrici azzurre, entrambe della Juventus, erano presenti tra le candidate: Cristiana Girelli e Sofia Cantore. La prima ha sfiorato la top 15, chiudendo al 16° posto, mentre la seconda si è piazzata 24esima. Un traguardo importantissimo che testimonia la crescita del movimento, consolidando il percorso iniziato un anno fa con la nomination di Manuela Giugliano.

Leao: «Ho detto no all’Inter per questo motivo. A Maldini invece potevo dire solo sì»

Leao: «Ho detto no all’Inter per questo motivo. A Maldini invece potevo dire solo sì». L’attaccante del Milan svela diversi retroscena

Attualmente ai box per un infortunio al polpaccio, Rafael Leão si è raccontato in una lunga intervista al podcast Say Less, ripercorrendo la sua carriera e svelando retroscena inediti, tra cui un clamoroso quasi-trasferimento all’Inter e la videochiamata che gli ha cambiato la vita. Le parole del fuoriclasse del Milan.

Il “no” all’Inter e la pressione del Lille

Il destino di Leão avrebbe potuto essere nerazzurro. L’attaccante ha rivelato di essere stato a un passo dal trasferirsi all’Inter, un’operazione spinta con forza dal direttore sportivo del Lille, ma che lui stesso ha inizialmente bloccato. «Stavo per andare all’Inter, pazzesco. Il direttore sportivo (del Lille, ndr) mi ha detto: Rafa stiamo per venderti all’Inter, io ho detto: no, ho fatto molto bene questa stagione (riferimento alla stagione con il Lille), voglio stare un’altra stagione per migliorare ancora e aumentare la mia fiducia per la prossima sfida. Ma lui mi diceva no, no, devo venderti, è un’ottima opportunità per te, per noi, sono tanti soldi. Ma io ho detto Inter no».

La chiamata del Milan e l’intervento di Maldini

Poche settimane dopo quel rifiuto, lo scenario è cambiato radicalmente con l’inserimento del Milan. Una destinazione che ha subito acceso l’entusiasmo del portoghese, culminata con una telefonata impossibile da rifiutare. «Passano una, due, tre settimane e torna a parlarmi il direttore sportivo e mi dice: il Milan è interessato a te. Io ho detto: sì, il Milan sì, se verranno con un’offerta accetterò. Dopo due giorni è tornato e mi ha detto: hanno portato l’offerta, qualcuno vuole parlarti, mi ha passato al telefono Paolo Maldini, non chiamata normale ma videochiamata. Maldini mi ha detto: devi venire, siamo pronti a prenderti. Accetto, ho risposto io, non potevo dire di no».

La scelta del Milan è stata una questione di cuore e di storia, legata ai miti d’infanzia e al prestigio del club. «Da quando ero bambino, Ronaldinho, Ronaldo, Kakà, Seedorf, quei giocatori che vedevi o ne sentivi parlare, erano la storia. Poi sai, 7 Champions League, solo il Real Madrid ne ha di più. Tra Milan e Inter, Milan cento volte».

L’impatto con San Siro e l’emozione del derby

Leão ha poi raccontato il suo arrivo a Milano e il momento in cui ha compreso la grandezza del club. «Quando mi ha chiamato Maldini ero in hotel, perché era in ritiro nella pre-season, in Portogallo. Sono andato a Milano con la mia famiglia, sono stato un mese in hotel. Mi sono reso conto di quanto questo club sia grande quando ho giocato la prima partita in casa. È stato incredibile, lo stadio pieno, ho pensato è veramente pazzesco. Anche quando abbiamo vinto lo scudetto. È qualcosa che un giocatore deve provare, per capire quanto è importante giocare per il Milan».

Un’emozione che raggiunge il suo apice durante la settimana del derby. «Emozionante. Le strade erano tutte bloccate, vedi tutto rosso, blu, i tifosi che addirittura battono le mani sul pullman, è sempre pazzesco, è come se fosse noi o loro. Anche se durante la stagione facciamo delle brutte partite, anche prima del derby, ma quando inizia la settimana del derby devi essere super concentrato, perché è noi o loro, perché per il resto della stagione parleranno di quella partita».

Essere parte della Storia

Infine, una riflessione sul suo ruolo attuale e futuro nel club: un misto di gioia, responsabilità e desiderio di lasciare un’eredità duratura. «È sempre la stessa gioia, con la responsabilità di fare bene, divertirmi, e sono venuto qui per questo, perché non ha senso venire in questo club tanto per venire e andare, quando vai via la gente si deve ricordare cosa ho fatto. Penso di star facendo bene, sono molto orgoglioso e non vedo l’ora di continuare così e ancora di più».

Inter, cominciato il ricambio generazionale di Chivu: e ora c’è chi rischia il posto

Inter, cominciato il ricambio generazionale di Chivu: e ora c’è chi rischia il posto. I nerazzurri sono entrati in una fase tutta nuova

L‘Inter di Cristian Chivu sta lentamente ma inesorabilmente entrando in una nuova fase, quella del ricambio generazionale. La recente vittoria contro il Sassuolo ha offerto un chiaro segnale di questa transizione, con ben tre nuovi volti in campo dall’inizio: Petar Sucic, Pio Esposito e naturalmente Akanji, ormai un perno insostituibile. A loro si aggiunge il portiere Josep Martinez, destinato a raccogliere l’eredità di Sommer.

La Gazzetta dello Sport propone un’analisi su questo processo di trasformazione. Non è tempo di trionfalismi, ma la curiosità è palpabile. Il talento sta emergendo, e in alcuni contesti, persino i membri storici del nucleo possono ritrovarsi a osservare. La sensazione è che Hakan Calhanoglu, ad esempio, potrebbe faticare a mantenere il suo status di “duca del centrocampo” se Sucic, ventunenne nazionale croato pagato 14 milioni più bonus dalla Dinamo Zagabria, continuerà ad alzare il livello delle sue prestazioni contro avversari di spessore.

Sucic ha già dimostrato la sua visione di gioco e qualità, primeggiando nella classifica degli assist con due passaggi vincenti finora, più di qualsiasi suo compagno. Sebbene debba migliorare nella fase difensiva, come sottolineato da Chivu, le sue prospettive sono interessanti. È forse l’unico centrocampista centrale in rosa abituato a giocare di prima o a due tocchi.

Anche l’integrazione del giovane Pio Esposito è stata un successo. Nonostante la frenesia puerile di segnare, ha convinto con la sua sfrontatezza e la capacità di incidere. La sua conferma dopo il robusto esordio di Amsterdam ha spinto Marotta e Ausilio a modificare le strategie estive, dirottando investimenti su un centrocampista anziché su un attaccante esterno.

Intanto, Luis Henrique, costato 23 milioni più bonus e arrivato dal Marsiglia, sta salendo di tono, mostrando lampi di bravura. L’Inter lo aveva ingaggiato anche in previsione di una possibile partenza di Dumfries. La strategia della società è chiara: aggiungere giovani talenti al gruppo per garantire gradualmente il ricambio generazionale, una mossa che, pur essendo un rischio calcolato, mira a costruire il futuro.

Prandelli: «Il Como come il Parma negli anni ’90. Juve, Vlahovic-David-Openda anche tutti insieme»

Prandelli: «Il Como come il Parma negli anni ’90. Juve, Vlahovic-David-Openda anche tutti insieme». Le dichiarazioni del tecnico

Cesare Prandelli sta studiando. In pista c’è l’accordo con la Figc per un ritorno a Coverciano da direttore tecnico. Oggi su Tuttosport c’è un’intervista esclusiva sulla Serie A, con uno sguardo speciale sulla Juventus.

LA SERIE A – «Sto vedendo tante squadre non ancora pronte, ma è normale: col mercato aperto fino a fine agosto, a campionato già iniziato e con risorse che per i club italiani sono limitate, chi trae vantaggi immediati è chi ha cambiato meno tra i titolari. Ci sono tante realtà che stanno cercando di cambiare filosofia a livello tattico. Per esempio, sono molto stuzzicato dal Como. Hanno idee, giovani di valore e un progetto molto chiaro. Per me è un fenomeno da studiare: ogni anno mette qualcosa in più. Nel tempo può diventare il Parma degli anni ‘90: c’è un progetto tecnico forte e hanno l’ambizione di crearsi i campioni in casa, mentre quel Parma lì prendeva già formati. Il fatto che Fabregas sia rimasto è il segnale del percorso che vogliono intraprendere».

VERONA-JUVE – «Non ne parlerei in questi termini. Secondo me i bianconeri hanno trovato un ottimo Verona. Sono sempre più rapito da Sean Sogliano: ha di nuovo pescato tra gli sconosciuti, prendendo elementi giusti. Bravo anche Paolo Zanetti, hanno fatto una prestazione davvero notevole. La Juve era partita molto bene, ma l’episodio del rigore li ha penalizzati».

COSA É MANCATO AL BENTEGODI – «Un po’ di rodaggio dei nuovi. Ma attenzione: il fatto che Tudor abbia tante soluzioni offensive in grado di cambiare la partita, nell’era delle cinque sostituzioni, è fondamentale. Nel tempo si rivelerà un grandissimo vantaggio competitivo: in pochi hanno l’assortimento della Juve davanti».

DAVID E OPENDA: RISCHIO DI SOVRAPPOSIZIONE CON VLAHOVIC – «Assolutamente no, anzi. David e Openda sono entrambi molto diversi da Vlahovic. Dico una cosa che può stupire: nelle pochissime partite in cui Yildiz dovrà riposare per me possono persino giocare tutti e tre in contemporanea. Li vedo tutti funzionali a Tudor, che non è ingabbiato dai moduli o da un’eccessiva rigidità tattica, anzi mi piace come legge le partite nella ripresa».

VLAHOVIC – «Dusan ha dato una grande dimostrazione di serietà. Ha saputo sopportare tutto. I suoi gol sono il simbolo del suo equilibrio interiore: a 25 anni ha trovato una consapevolezza di se stesso che lo aiuterà a crescere ancora. Per me è un campione, vorrei che facesse ancora più gol: è uno degli attaccanti più forti d’Europa. Ma non si deve allontanare dal fronte offensivo: è inutile chiedergli di legare il gioco o di contribuire alla manovra. Secondo me tanti allenatori cambieranno visione sul ruolo delle punte: a volte si chiedono cose che snaturano le caratteristiche dei giocatori».

IL CASO VLAHOVIC NON È COME QUELLO DI MUTU ALLA FIORENTINA – «No, sono due casi diversi. Adrian è rimasto comunque felicemente a Firenze e in quel caso la posizione della società era stata molto chiara: i Della Valle furono bravissimi a resistere prima di affrontare i preliminari di Champions League. Dusan ha un discorso contrattuale in essere e una situazione indefinita, ma sia lui che la Juve non hanno la fretta di decidere adesso».

IL GIOCO DELLA JUVE CONVINCE – «Sì, perché ormai il calcio si è evoluto. Mi piace vedere una squadra che cerca di fare un gol in più dell’avversario. Anche se ti chiami Juve devi cercare di proporre un gioco coinvolgente. Non si può più non tenere conto delle esigenze del pubblico, non nella società di oggi».

LA JUVE SOFFRE A CENTROCAMPO – «Probabilmente sì. Penso a Koopmeiners, che è la dimostrazione che Gasperini riesca a capire i giocatori, ha la capacità di trovare a tanti il posto perfetto in campo. Senza essere vincolato ad un sistema di gioco. Alla Juve stanno cercando a tutti i costi di dargli un ruolo, ma Teun deve prendersi più responsabilità. Da fuori lo vedo ancora troppo timido: gli serve un po’ di sfrontatezza, ora sta faticando troppo».

CONDIVIDE LE CRITICHE A LOCATELLI – «Assolutamente no. Ma è una tendenza ricorrente quando si parla di giocatori italiani. Anche Di Gregorio è stato massacrato per un errore, ma perché? Pure Gatti e Cambiaso sono spesso nel mirino. Locatelli ha iniziato bene, come gran parte dei compagni, altrimenti la Juve non avrebbe 10 punti dopo 4 partite. Eppure il blocco azzurro serve, eccome, alla Juve: loro meglio di altri possono spiegare il club a chi arriva».

CHIELLINI – «Chiello per me e per l’Italia avrebbe giocato anche con una frattura. E poi l’ho sempre immaginato dirigente: il campo l’avrebbe limitato, lui ha un’intelligenza rara. Sono sicuro che l’anno scorso, alla Juve della gestione Motta, sia un po’ mancato un dirigente come lui. Ma adesso Giorgio sarà fondamentale per il futuro della Juve».

YILDIZ – «Ha qualcosa di magico. L’anno scorso non era continuo, ora determina in tutte le partite. Può diventare a breve il giocatore più forte della Serie A: non gli manca nulla per scrivere la storia della Juve. Sicuramente è degno della numero 10 che indossa».

ADZIC – «Adzic: sono rimasto colpito. Fisicamente e tecnicamente è molto avanti e per me ha prospettiva in tanti ruoli tra centrocampo e trequarti. Mi sembra un 2006 pronto per la Juve: ce ne sono pochissimi. Tudor è meglio che gli trovi un posto. Insomma, sono incuriosito e spero che mi ascolti (ride, ndr)».

TUDOR – «Sì, penso sia l’uomo giusto. La Juve è già squadra in tutto e per tutto, ora deve avere il tempo per lavorare, soprattutto coi nuovi innesti. E poi è arrivato con un vantaggio enorme: conosce il mondo bianconero in profondità. Il passato lo aiuterà, gli darà la chiave per plasmare il gruppo».

Pallone d’Oro a Dembélé, la frustrazione del padre di Yamal: «Non un furto, ma un enorme danno morale»

Pallone d’Oro a Dembélé, il padre di Yamal polemizza: «Non un furto, ma un enorme danno morale». Le dichiarazioni che fanno scalpore

La cerimonia del Pallone d’Oro 2025 incorona Ousmane Dembélé, ma la notte parigina è infiammata da un’aspra polemica. A scatenarla è Mounir Nasraoui, padre di Lamine Yamal, arrivato secondo alle spalle dell’esterno del PSG e davanti al compagno di squadra di quest’ultimo, Vitinha. La delusione per il mancato trionfo del figlio si è trasformata in un’accusa diretta e furiosa, che ha quasi macchiato la vittoria del francese.

Appena dopo il verdetto finale, nell’area stampa del Théâtre du Châtelet, il padre di Yamal aveva provato a contenere la frustrazione, limitandosi a una promessa che suonava già come una sfida. «L’anno prossimo il Pallone d’Oro sarà nostro».

Ma la vera tempesta si è scatenata poco dopo, durante un’infuocata videochiamata con la popolare trasmissione spagnola El Chiringuito. Lì, Mounir Nasraoui ha abbandonato ogni diplomazia, definendo il risultato con parole durissime. «Penso che sia la cosa peggiore, non dico un furto, ma secondo me è il più grande danno morale che si possa fare a un essere umano».

Spinto da un orgoglio paterno incontenibile, ha poi tessuto le lodi del figlio, definendolo senza mezzi termini il migliore al mondo, privo di rivali. «Perché io credo che Lamine Yamal sia il miglior giocatore del mondo con grandissimo margine. Non perché è mio figlio, ma perché è davvero il migliore e penso che non abbia rivali».

Infine, l’affondo finale, che sconfina quasi nell’accusa di complotto, mettendo in dubbio la regolarità del voto che ha premiato Dembélé. «Lamine è Lamine Yamal. Dobbiamo dire che qui è successo qualcosa di molto strano. Vi mando un abbraccio, un saluto a voi e a tutta la Spagna, l’anno prossimo Lamine sarà il Pallone d’Oro spagnolo».

Le sue dichiarazioni hanno immediatamente fatto il giro del mondo, innescando un acceso dibattito. Mentre Dembélé festeggia il punto più alto della sua carriera, le parole di Mounir Nasraoui gettano un’ombra pesante su questa edizione del Pallone d’Oro, alimentando polemiche destinate a durare a lungo.

Infortunio Buongiorno: le condizioni del difensore del Napoli e quali partite rischia di saltare

Infortunio Buongiorno: le condizioni del difensore del Napoli e quali partite rischia di saltare dopo il problema accusato contro il Pisa

Ore di apprensione in casa Napoli. La vittoria contro il Pisa ha lasciato in dote una preoccupazione grande quanto un macigno: le condizioni di Alessandro Buongiorno. Il difensore, uscito malconcio nel finale della sfida di ieri, tiene sulle spine l’intero ambiente azzurro, da Antonio Conte ai tantissimi fantallenatori che avevano puntato su di lui.

L’ex capitano del Torino, diventato in poche settimane un pilastro della difesa partenopea, si sottoporrà tra oggi e domani agli esami strumentali per fare chiarezza sull’infortunio. Come riporta il Corriere dello Sport, si teme un nuovo problema muscolare, una ricaduta che potrebbe costringerlo a uno stop di diverse settimane. In attesa del verdetto medico, la sua presenza per il big match di domenica a San Siro contro il Milan è fortemente in dubbio.

Di fronte a questa probabile, pesante assenza, Conte è già al lavoro per studiare le alternative. La prima opzione, la più naturale, porta a Juan Jesus, già subentrato a Buongiorno contro il Pisa e pronto a dare il suo contributo di esperienza.

Tuttavia, a ristabilire gli equilibri difensivi ci penserà il rientro, ormai imminente, di Amir Rrahmani. Il kosovaro, superati i suoi problemi fisici, è pronto a riprendersi il suo posto al centro della difesa, e la sua presenza sarà fondamentale per guidare il reparto a San Siro. Resta sullo sfondo anche la candidatura di Sam Beukema, sebbene la sua ultima prestazione contro il Pisa sia stata giudicata poco brillante. Conte valuta le opzioni, ma la speranza di tutti è che gli esami di Buongiorno possano scongiurare un lungo stop.

Capello: «Il Milan è la vera anti-Napoli. L’Inter è quella di Inzaghi con Chivu in panchina. E alla Juve manca…»

Capello: «Il Milan è la vera anti-Napoli. L’Inter è quella di Inzaghi con Chivu in panchina. E alla Juve manca…». Le dichiarazioni dell’ex tecnico

Chi è l’anti-Napoli, alla luce del fatto che Conte è in testa da solo dopo 4 giornate di Serie A? Ecco la risposta e l’analisi di Fabio Capello su La Gazzetta dello Sport.

IL MILAN – «Incassa pochissimi gol, ha equilibrio e concede anche poco a livello di tiri. È questo l’aspetto più importante. Allegri è stato e sarà fondamentale. Ha solidificato la squadra. Ora manca solo il bomber».

IL CASO GIMENEZ – «In realtà non me lo spiego. È incredibile. In Olanda ha sempre segnato, in Champions l’anno scorso è stato determinante. In due anni e mezzo a Rotterdam ha siglato più di sessanta gol. Non penso si sia dimenticato come si segna. Inoltre, colleziona occasioni: almeno due o tre a partita. Per un attaccante è importante. Il problema nasce quando non riesci ad avere delle chance»

COSA SI PUO’ AGGIUNGERE SU MODRIC – «Nulla. Sta dimostrando a tutti che tipo di giocatore sia. È la risposta del Milan a Kevin De Bruyne. Certo, in Italia si gioca a un ritmo molto più basso rispetto ad altri campionati. Per questo Luka riesce a distinguersi. Qui si viaggia a una velocità bassa, ma non toglie nulla al campione che è. Il Milan è la candidata numero uno a insidiare il Napoli per lo scudetto. Gli azzurri sono i più forti, ma i rossoneri inseguiranno a testa alta tutta la stagione».

IL VANTAGGIO DEL MILAN – «Facile: perché non giocano le coppe. E questo è un vantaggio immenso, mi creda. Intanto, puoi gestire meglio le energie. Modric ha 40 anni, è chiaro che non avrebbe retto tre partite a settimana, e poi perché l’esempio del Manchester City contro l’Arsenal può aiutare. Guardiola ha detto che i suoi erano stanchi. Il Milan può concentrarsi soltanto sul campionato».

COSA MANCA ALLA JUVE – «Un centrocampista in più. E poi i bianconeri vivono di spunti e folate: manca la continuità di gioco. Tudor deve trovare la quadra ovviamente, ma i nuovi acquisti non vanno bocciati. Gli va dato solo un po’ di tempo per ambientarsi e capire l’Italia».

L’INTER – «Per ora si può dire che stiamo vedendo l’Inter di Inzaghi con Chivu in panchina. Gioca a memoria, ma è schematica. Le manca un po’ di fantasia: lì davanti non c’è nessuno ingrado di saltare l’uomo. Un vecchio problema del passato».

PIO ESPOSITO – «Ecco, lui sì che è un innesto importante. Ha un grande futuro. Lì davanti sa fare tutto. Contro il Sassuolo ha difeso palla e creato varie occasioni».

IL COMPITO DI CHIVU – «L’ho avuto alla Roma e lo conosco bene: era un centrale difensivo elegante, sveglio, intelligente. Un leader nato: parlava poco, ma lo ascoltavano. Ora deve riuscire gradualmente a introdurre qualcosa di nuovo per staccarsi dalla linea precedente. Alcuni giocatori dell’Inter, come ad esempio Barella, Dumfries, Dimarco o Calhanoglu, sono ancora sotto ritmo. Quando saranno di nuovo al 100%, alloral’Inter potrà tornare quella di sempre».

L’OUSIDER – «Direi la Roma. Segna e non prende gol. Anche se in avanti ha qualche problemino: Dovbyke e Ferguson non sono dei top player. L’importante è aver ritrovato un giocatore come Pellegrini. Chissà Gasperini quante volte ci ha parlato prima di schierarlo dall’inizio: alla fine, il derby è stato suo».

IL NAPOLI DI CONTE RESTA IL FAVORITO – «Senza dubbio. Hanno aggiunto qualità a una rosa già completa. Anche se uno come Lukaku mancherà parecchio nel corso della stagione. Detto questo, Hojlund e Lucca restano due ottimi giocatori. Il primo ha esperienza internazionale e si è presentato alla grande alla prima da titolare».

L’ACQUISTO A SORPRESA – «Troppo facile dire Modric, quindi cito Adrien Rabiot. Non avrei mai pensato di vederlo subito a questo livello, da trascinatore e da leader del Milan. È l’innesto più importante di tutti per poter lottare per vincere lo scudetto».

Lazio, scoppia il caso Nuno Tavares: scomparso durante il Derby. Fabiani fa chiarezza

Lazio, scoppia il caso Nuno Tavares: scomparso durante il Derby. Fabiani fa chiarezza e spiega che non ci sarà alcuna multa

La società prova a gettare acqua sul fuoco, ma il “caso Tavares” continua a scuotere l’ambiente Lazio. Dopo l’errore fatale nel derby, il bisticcio in campo con Zaccagni e il successivo confronto nello spogliatoio, il club ha deciso di intervenire per definire la propria posizione ufficiale ed evitare ulteriori speculazioni.

A fare chiarezza, come riporta Il Messaggero, è stato il direttore sportivo Angelo Fabiani. Il dirigente ha smentito le voci più gravi circolate sul comportamento del terzino portoghese dopo la sostituzione all’intervallo e ha confermato che non verranno presi provvedimenti formali. Le sue parole mirano a separare l’errore tecnico, considerato perdonabile, dalla gestione della tensione. «Non è andato via dallo stadio. Alla fine era ovviamente arrabbiato e deluso, come tutti. Non ci sarà nessuna multa per un errore tecnico che può commettere chiunque in campo».

Nessuna multa, dunque. La linea della società è quella di non punire un errore di gioco. Tuttavia, questo non significa che l’episodio si chiuderà senza conseguenze. Se la punizione non sarà economica, potrebbe essere di natura tecnica. Maurizio Sarri, infatti, potrebbe decidere di inviare un messaggio forte a Tavares, escludendolo dall’undici titolare nella cruciale trasferta di lunedì contro il Genoa.

Parallelamente, andrà ricomposta la frattura all’interno dello spogliatoio. L’atteggiamento stizzito del giocatore non è piaciuto ai senatori del gruppo. Per questo, è più che mai immaginabile un chiarimento faccia a faccia tra Tavares e il capitano, Mattia Zaccagni, per chiudere definitivamente la questione e provare a ripartire uniti. La società perdona l’errore, ma ora la palla passa al campo e al dialogo tra compagni.

Milinkovic alla Juventus, Martusciello: «Sergio è roba seria, farebbe quello che vuole. Gli avrei sconsigliato l’Arabia ma sapeva che…»

Milinkovic alla Juventus, Martusciello: «Sergio è roba seria, farebbe quello che vuole. Gli avrei sconsigliato l’Arabia ma sapeva che…». Così l’ex vice di Sarri

L’idea di un ritorno in Serie A di Sergej Milinković-Savić, con la Juventus come possibile destinazione, infiamma il mercato e raccoglie consensi autorevoli. A benedire l’eventuale operazione è una voce che conosce benissimo il centrocampista serbo: l’ex vice di Maurizio Sarri, Maurizio Martusciello, he ha lavorato con lui alla Lazio, ha parlato del “Sergente” in un’intervista a Tuttosport, tracciando un profilo entusiasta del giocatore.

Le sue parole descrivono un atleta completo e un uomo maturo, pronto per qualsiasi sfida, nonostante l’esperienza in un campionato meno competitivo. «Sergio (il suo soprannome, ndr) è un ragazzo a posto, perbene. Vede calcio. Ha attitudini offensive, ma non disdegna quelle difensive. E ha una struttura imponente, con una qualità unica: quando meno te lo aspetti, cerca di tirare fuori qualcosa per la squadra. Guardi i numeri: goal e assist sono roba seria. Viene da un po’ di stagioni in un campionato che non conosco. Ma il ragazzo è integro, sano e intelligente».

L’ex vice di Sarri ha poi ammesso che, potendo, avrebbe consigliato al giocatore una scelta diversa rispetto all’Arabia Saudita, pur comprendendone le motivazioni e la strategia a lungo termine. «Avessi avuto il modo, o l’occasione, gli avrei sconsigliato di andare in Arabia Saudita. Ma sono condizioni talmente intime che uno fa fatica a entrarci. Comunque ha spessore e capacità, grande motivazione. Ha fatto questo passo con la consapevolezza che sarebbe tornato successivamente in Europa».

Infine, una chiara investitura per un suo eventuale futuro in bianconero. Secondo il tecnico, Milinković-Savić possiede non solo la duttilità tattica per adattarsi al centrocampo della Juventus, ma soprattutto la forza mentale per reggere il peso di una maglia così prestigiosa. «Può fare il mediano e può giocare nei due sulla trequarti, sa usare lo spazio come meglio crede. Può fare ciò che vuole, ha equilibrio mentale e saprebbe sopportare la pressione della Juve».

De Zerbi espulso, ma il Marsiglia batte il PSG. Che papera di Chevalier!

De Zerbi espulso, ma il Marsiglia batte il PSG. Che papera di Chevalier! Parigini distratti e sconfitti al Velodrome nella notte del Pallone d’Oro

Serata da incubo per il Paris Saint-Germain, che inciampa a sorpresa al Vélodrome. Con la testa forse già a Parigi e alla cerimonia del Pallone d’Oro, la squadra di Luis Enrique crolla 1-0 nel “Classique” contro un Marsiglia gagliardo e organizzato, che regala una notte di gloria al suo tecnico, Roberto De Zerbi.

A decidere la sfida è un episodio che avviene a freddo: al 5′ minuto, il difensore Nayef Aguerd sfrutta una pessima uscita del portiere parigino Chevalier su un calcio piazzato e insacca il gol che si rivelerà decisivo. Una beffa atroce per Luis Enrique, che in estate aveva scelto proprio l’ex Lille, preferendolo a Gianluigi Donnarumma. Un’ironia quasi crudele, visto che negli stessi istanti il portiere della Nazionale italiana veniva incoronato a Parigi con il Trofeo Yashin come miglior portiere della passata stagione.

Nonostante il forcing per il resto della gara, i campioni d’Europa in carica non riescono a raddrizzare il match. La scarsa mira del duo offensivo Kvaratskhelia-Ramos e le parate decisive del portiere dell’OM, Gerónimo Rulli, vanificano ogni tentativo. La squadra di De Zerbi, invece, gioca con un’intensità superiore, dimostrando di volere la vittoria più dei rivali.

Il finale è incandescente. Un De Zerbi elettrico viene espulso per proteste dopo un doppio giallo in pochi secondi. Al fischio finale, la tensione esplode anche in campo con un accenno di rissa tra i giocatori, sedato a fatica dagli staff. Per il PSG è il primo ko stagionale, una sconfitta che costa la vetta solitaria della Ligue 1. Per il Marsiglia, è la terza, pesantissima vittoria che lo rilancia al sesto posto.

Pellegrini, il gol nel derby non cambia il futuro: la Roma lo cederà a gennaio

Pellegrini, il gol nel derby non cambia il futuro: la Roma lo cederà a gennaio. Il contratto in scadenza a giugno non sarà rinnovato

Un ultimo, indimenticabile acuto prima dell’addio. Lorenzo Pellegrini si prende il centro della scena nel derby della Capitale, decidendo la sfida contro la Lazio con un gol che sa di testamento e di canto del cigno. Rilanciato a sorpresa tra i titolari da Gian Piero Gasperini, il capitano ha risposto presente, come spesso gli è capitato nella partita più sentita, trasformandosi e regalando alla Roma una vittoria dal sapore speciale, l’ultimo grande giro di giostra con la sua gente.

Un addio già scritto

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, questa prodezza non cambierà un futuro che è già stato deciso. Il contratto di Pellegrini, in scadenza a giugno, non verrà rinnovato. La separazione avverrà con sei mesi d’anticipo: a gennaio, il capitano lascerà i giallorossi. Nonostante ciò, il suo status rimarrà quello di un top player che ha segnato un’epoca. Le statistiche parlano per lui: dal suo ritorno a Roma nel 2017, ha messo a referto 59 gol e 59 assist, una partecipazione a una rete quasi ogni tre partite. Numeri che lo pongono nell’élite del campionato, al pari di specialisti come Calhanoglu e Luis Alberto per influenza sulla propria squadra.

Un’ultima stagione in ombra

Questo finale da eroe stride con l’andamento di un’ultima stagione vissuta più in ombra che sotto i riflettori. La scorsa annata è stata opaca per il numero 7, che dopo aver alzato al cielo la Conference League nel 2022 ha faticato a trovare continuità. Le 34 presenze totali tra campionato e coppe, con soli 2.126 minuti giocati, testimoniano un ruolo spesso da comprimario. Oltre al gol nel derby del 5 gennaio, aveva trovato la via della rete in sole altre due occasioni, fornendo appena 3 assist. Numeri lontani dai suoi standard, che rendono il suo ultimo gol alla Lazio ancora più significativo: un lampo di classe purissima per ricordare a tutti, un’ultima volta, il suo immenso talento prima di salutare la Roma.

Inter, arriva la risposta definitiva di Ausilio ai 10 milioni netti dell’Al-Hilal

Inter, arriva la risposta definitiva di Ausilio ai 10 milioni netti dell’Al-Hilal: la decisione del dirigente nerazzurro sul proprio futuro

C’è chi dice no, anche di fronte a un’offerta faraonica. Piero Ausilio giura fedeltà all’Inter e rifiuta la ricca proposta dell’Al-Hilal. Secondo quanto riportato da Tuttosport, il direttore sportivo nerazzurro ha deciso di proseguire il suo lungo percorso a Milano, declinando la possibilità di trasferirsi in Arabia Saudita. Sul tavolo c’era un contratto triennale fino al 2028 da 10 milioni di euro netti totali, una cifra quasi tripla rispetto al suo attuale stipendio, ma che non è bastata a convincerlo a lasciare il progetto interista.

Il rifiuto di Ausilio ha innescato un effetto domino. L’Al-Hilal ha immediatamente riaperto il casting per trovare un nuovo dirigente di caratura internazionale. La short-list, sempre secondo il quotidiano torinese, comprende due profili di alto livello: l’inglese Paul Mitchell, ex Newcastle, e il portoghese Rui Braz, attuale direttore del Benfica.

Proprio il nome di Braz crea un intreccio di mercato interessante, poiché il dirigente è da tempo accostato anche alla Juventus, a sua volta alla ricerca di un nuovo direttore sportivo per completare l’organigramma. La Vecchia Signora, che in estate ha visto sfumare la pista Matteo Tognozzi – ufficialmente accasatosi al Rio Ave in Portogallo – continua a monitorare anche profili italiani, con Marco Ottolini del Genoa che resta un’opzione concreta.

Dopo il divorzio estivo con Cristiano Giuntoli, la Juventus ha già avviato la sua rivoluzione dirigenziale con gli innesti del general manager Damien Comolli e del direttore tecnico François Modesto. Ora la caccia al DS entra nel vivo, in un mercato dei dirigenti sempre più dinamico e interconnesso, dove le scelte di uno possono influenzare direttamente le strategie di un altro.

Moviola Napoli-Pisa, altro pasticcio arbitrale: CorSport dà 4.5 a Crezzini e 3.5 al Var Mazzoleni… «Imbarazzante»

Moviola Napoli-Pisa, altro pasticcio arbitrale: CorSport dà 4.5 a Crezzini e 3.5 al Var Mazzoleni. Definita imbarazzante la direzione di gara

Il Corriere dello Sport questa mattina tratteggia molto negativamente la prestazione del giovane arbitro Crezzini e del Var Mazzoleni in Napoli-Pisa, posticipo della quarta giornata di Serie A.

‘Difficile tratteggiare la prestazione di Crezzini (voto 4,5), che è giovane e dunque si potrebbero trovare attenuanti (ne ha poche, eh?). Più facile definire quella del VAR, Mazzoleni: imbarazzante. E dire che era stato messo lì apposta, d’aiuto. Com’era il detto? Dai nemici mi guardi Dio che….. Tre episodi in area del Napoli: un’interpretazione cervellotica sul primo, aggettivi irriferibili sul secondo. Il terzo è il meno punibile di tutti. Che dirà Rocchi? Non che è soddisfatto per l’operato della squadra arbitrale (tutto ha una decenza).

MENO RIGORE Partiamo dalla fine: tiro di Canestrelli, a meno di un metro c’è Beukema, il pallone gli batte sulla ginocchio sinistro (quindi il pallone aumenta velocità) e va sul braccio destro che è largo, ma – visto l’intervento – serve all’equilibrio. Crezzini fischia il rigore, il meno punibile.

CLAMOROSO Due azioni prima del gol del Napoli (dunque non c’entra nulla con l’APP), Di Lorenzo allunga su Akinsanmiro, senza toccare il pallone ma sgambettandolo: Crezzini perde tutto, Mazzoleni decide che non vale la pena l’OFR.

CERVELLOTICO Leris cade a terra, il pallone gli finisce sulla mano destra in appoggio, si rialza proprio su quel braccio, viene affrontato da De Bruyne che gli pesta il piede. Episodio che sfugge a tutti, non a Mazzoleni che chiama Crezzini all’OFR: il pestone è netto, ma prima fa vedere al giovane collega il tocco di mano. Unica spiegazione possibile, nel cervellotico processo decisionale, è che quel braccio in appoggio, di solito non punibile, sia stato considerato tale perché porta ad un vantaggio per l’attaccante.

OFFSIDE Annullato un gol al Napoli: sul lancio di Elmas, Höjlund ha mezza spalla in offside.

NO RIGORE Testa di Lusuardi, fianco (e braccio comunque al corpo) di Beukema. Marin tocca il piede di Höjlund: rischio.

VAR: Mazzoleni 3.5 Detto tutto.

Le prime pagine sportive nazionali – 23 settembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Convocati Cagliari, le scelte di Pisacane in vista del match di Coppa Italia

Convocati Cagliari: le scelte di Pisacane per il match di Coppa Italia contro il Frosinone

In vista dei Sedicesimi di finale di Coppa Italia, il Cagliari si prepara ad affrontare il Frosinone in un match che rappresenta un banco di prova importante per i rossoblù. Il tecnico Fabio Pisacane, chiamato a guidare temporaneamente la squadra, ha ufficializzato la lista dei convocati Cagliari, introducendo diverse novità e dando spazio a molti giovani del vivaio.

L’elenco dei convocati Cagliari evidenzia alcune assenze di rilievo. Spicca quella del difensore colombiano Yerry Mina, escluso per scelta precauzionale. Stesso discorso per Obert e Folorunsho, anch’essi lasciati a riposo per motivi conservativi, a dimostrazione dell’intenzione di gestire al meglio le energie in un calendario fitto di impegni. A queste assenze si aggiungono gli infortunati Luvumbo, Radunovic e il giovane Pintus, ancora indisponibili.

Nonostante le defezioni, la lista dei convocati Cagliari mostra un mix tra esperienza e gioventù. Tra i pali, Pisacane si affida a Caprile, con Ciocci e Sarno come alternative. In difesa spazio a Luperto, Rodriguez, Zappa e Di Pardo, mentre trovano posto anche giovani come Ze Pedro, Franke e Idrissi.

A centrocampo c’è abbondanza: presenti giocatori esperti come Deiola, Rog e Mazzitelli, affiancati da elementi in crescita come Prati, Felici, Adopo e Palestra. A completare il reparto troviamo anche Gaetano e il giovane Grandu, convocato a sorpresa.

In attacco, tra i convocati Cagliari figura Andrea Belotti, chiamato a guidare il reparto offensivo. Con lui ci saranno anche Pavoletti, Esposito e il giovane talento Kilicsoy, insieme a Cavuoti, Borrelli e Liteta, che avranno l’occasione di mettersi in mostra.

Questa convocazione riflette la volontà del tecnico di dare spazio a tutta la rosa, testando nuove soluzioni e valutando le seconde linee in un match che può dire molto anche in chiave futura. Il confronto con il Frosinone rappresenta un’occasione preziosa per i giovani e una prova di maturità per la squadra.

I convocati Cagliari sono pronti: ora tocca al campo parlare.

Napoli Pisa, Conte: «Non è mai facile vincere. A quel giocatore ho visto che…»

Le dichiarazioni di Conte dopo quella che è stata la partita di Serie A Napoli Pisa

Ai microfoni di DAZN, l’allenatore Conte ha voluto rilasciare qualche dichiarazione su Napoli Pisa di Serie A.

LE DICHIARAZIONI – «Iniziamo a dire che non è mai facile vincere. Oggi abbiamo giocato contro una squadra che è prima in tutto dal punto di vista fisico. Non era una partita semplice. Nel primo tempo abbiamo fatto fatica a fare le diagonali con i centrocampisti. Siamo soddisfatti di essere partiti con 4 vittorie in un campionato che sarà molto equilibrato e in cui ci sono 7-8 squadre di alto livello. Lucca l’ho abbracciato per la gioia. È un ragazzo che sta lavorando tanto. Quando io predico calma e prudenza non è che metto le mani avanti è semplicemente che noi non abbiamo la rosa rodata per fare così tante competizioni. Abbiamo aggiunto tanti calciatori in una squadra con lo scudetto sulla maglia che pesa. Non riesci a giocare in maniera sciolta ma lo fai con aspettative importanti»

Gilardino dopo Napoli Pisa: «Peccato vista la prestazione. Dobbiamo migliorare su quell’aspetto»

Le dichiarazioni di Gilardino dopo quella che è stata la partita di Serie A Napoli Pisa

Ai microfoni di DAZN, l’allenatore Gilardino ha voluto rilasciare qualche dichiarazione su Napoli Pisa di Serie A.

LE DICHIARAZIONI – «Abbiamo fatto bene. Certo, dobbiamo crescere per eliminare qualche difficoltà, ma devo dire bravi ai ragazzi. Abbiamo giocato un buon primo tempo, abbiamo fatto due gol che sono un messaggio importante perché dovevamo spostarci. C’è amarezza per il risultato, ma venire a Napoli e creare 3-4 situazioni pericolose per fare gol, segnarne altri due… Con i campioni d’Italia non è mai semplice. Per cui direi di mantenere fiducia e continuare a lavorare per raggiungere una maturazione totale. In questo percorso siamo stati un po’ in ritardo con alcuni giocatori perché venivano da una preparazione fatta poco e non con la squadra, per cui ci vuole un po’ di tempo, ma stasera sono arrivati segnali importanti da tutti. Dobbiamo pensare a continuare a migliorarci e lavorare, ma i segnali di stasera sono positivi»

Pallone d’Oro 2025, Ousmane Dembelé è il vincitore di questa edizione

Pallone d’Oro 2025: Ousmane Dembélé trionfa e scrive la storia del PSG

È ufficiale: Ousmane Dembélé è il vincitore del Pallone d’Oro 2025. L’attaccante francese del Paris Saint-Germain conquista il premio individuale più prestigioso del mondo del calcio, coronando una stagione eccezionale con numeri da fuoriclasse e prestazioni decisive in ogni competizione.

Grande protagonista della straordinaria cavalcata del PSG in Champions League, Dembélé era considerato il favorito alla vigilia della cerimonia, e il verdetto finale ha confermato le aspettative. Il suo contributo al successo europeo della squadra francese è stato determinante, rendendolo il volto simbolo della stagione 2024-2025.

I numeri che hanno portato Dembélé alla conquista del Pallone d’Oro 2025 parlano da soli: 53 presenze stagionali, 35 gol e 16 assist. Una produzione offensiva di altissimo livello, che ha trascinato il PSG alla vittoria non solo in Europa, ma anche in ambito nazionale. La sua capacità di incidere nei momenti chiave, unita alla tecnica e alla velocità che da sempre lo contraddistinguono, lo hanno reso praticamente inarrestabile.

Il trionfo di Dembélé rappresenta anche una grande soddisfazione per il Paris Saint-Germain, che vede finalmente uno dei suoi giocatori sollevare il Pallone d’Oro dopo anni di investimenti e aspettative. Dopo la vittoria della Champions, il club parigino si gode un altro momento storico, grazie al proprio numero 10.

Dembélé succede allo spagnolo Rodri, vincitore del Pallone d’Oro nel 2024, e con questo riconoscimento entra ufficialmente nell’élite del calcio mondiale. La sua è una storia di talento, perseveranza e riscatto: dopo anni segnati da infortuni e alti e bassi, l’esterno francese è riuscito a trovare continuità e a imporsi come uno dei migliori al mondo nel suo ruolo.

Il Pallone d’Oro 2025 sancisce non solo un successo personale, ma anche un segnale forte per il futuro: Dembélé è tornato ai vertici e sembra intenzionato a restarci. In un’epoca calcistica ricca di stelle emergenti e campioni affermati, la sua affermazione è il simbolo di una rinascita tecnica e mentale.

Con questa vittoria, Ousmane Dembélé entra nella leggenda. E il suo nome sarà per sempre legato al Pallone d’Oro 2025, una delle edizioni più competitive e spettacolari degli ultimi anni.

Pallone d’Oro 2025, Donnarumma entusiasta: «Parigi? Contento di essere qui, e con il PSG…»

Pallone d’Oro 2025: Donnarumma tra i top 10 e in corsa per il premio Yashin. La situazione attuale

L’attesa per il Pallone d’Oro 2025 è sempre più alta, mentre vengono svelate le posizioni di chi non è riuscito a entrare nella top-10. A tenere alta la bandiera italiana tra i migliori dieci giocatori al mondo è Gianluigi Donnarumma, unico rappresentante azzurro nella rosa dei finalisti. L’estremo difensore è anche tra i principali candidati al premio Yashin, riconoscimento dedicato al miglior portiere della stagione calcistica.

Per Donnarumma, si tratta di un ritorno da protagonista nella prestigiosa cerimonia che si svolge al Théâtre du Châtelet di Parigi. Prima di prendere posto tra i grandi del calcio mondiale, l’ex portiere del PSG ha rilasciato alcune dichiarazioni a L’Équipe, raccontando l’emozione di tornare nella capitale francese.

«Tornare qui, a Parigi, è un grande piacere per me. Per quattro anni è stata casa mia», ha spiegato Donnarumma. «È sempre bello rivedere la città, i tifosi e i miei ex compagni. Ho lasciato tutto qui, ho dato tutto per questa maglia», ha aggiunto il portiere, oggi protagonista con la maglia del Manchester City, dove ha trovato continuità e grande fiducia.

Il legame tra Donnarumma e Parigi non si è mai spezzato del tutto, nonostante il trasferimento in Premier League. «Ho un rapporto straordinario con i ragazzi del PSG e con tutto lo staff. Parigi resterà sempre speciale per me», ha detto con un sorriso. Nessun rimpianto, dunque, per il campione europeo con l’Italia, che potrebbe essere incoronato miglior portiere del mondo per la stagione appena conclusa.

La sua presenza tra i top-10 del Pallone d’Oro conferma la crescita costante di Donnarumma, che ha saputo reagire alle critiche e dimostrare il suo valore anche lontano dall’Italia. Ora, con il Manchester City, ha raggiunto nuovi traguardi, contribuendo in modo decisivo ai successi del club inglese.

Con la cerimonia alle porte, gli occhi degli appassionati italiani saranno tutti puntati su di lui. Che si tratti del Pallone d’Oro o del premio Yashin, Gianluigi Donnarumma ha già vinto la sfida più importante: quella di tornare ai vertici del calcio mondiale.

Yamal dopo la premiazione: «Sono molto felice di questo traguardo. Voglio ringraziare queste persone»

Yamal fa la storia: secondo Trofeo Kopa consecutivo per la stella del Barcellona

Durante la cerimonia del Pallone d’Oro 2025 al Théâtre du Châtelet di Parigi, riflettori puntati su Lamine Yamal, giovane attaccante del Barcellona, che ha scritto una nuova pagina di storia conquistando per il secondo anno consecutivo il Trofeo Kopa, premio assegnato al miglior calciatore Under 21 della stagione.

A soli 18 anni, Yamal è riuscito nell’impresa di confermarsi tra i più brillanti talenti del panorama calcistico mondiale. Dopo aver incantato l’Europa nella stagione precedente, il giovane spagnolo ha continuato a stupire con prestazioni di alto livello, confermandosi come pilastro del Barcellona e della nazionale spagnola. La continuità, la maturità e la qualità tecnica dimostrate in campo hanno reso inevitabile la sua nuova incoronazione.

Dal palco parigino, emozionato e sorridente, Yamal ha voluto ringraziare chi lo ha sostenuto nel suo percorso: «Vorrei ringraziare France Football per il premio; sono molto felice di essere di nuovo qui. Vorrei ringraziare il mio club, la mia nazionale e la mia famiglia. Non dimenticherò i miei compagni di squadra come Cubarsi e Raphinha. Continuerò a lavorare».

Parole semplici, ma cariche di determinazione e consapevolezza. Yamal dimostra ancora una volta di avere la mentalità giusta per diventare un protagonista assoluto del calcio dei prossimi anni. Il suo nome, già familiare agli appassionati, inizia a essere accostato ai più grandi del passato che, proprio come lui, hanno iniziato la carriera collezionando premi individuali in giovane età.

Il Trofeo Kopa, assegnato ogni anno da France Football, è uno dei riconoscimenti più attesi nell’ambito della cerimonia del Pallone d’Oro 2025, poiché celebra il talento e il futuro del calcio. E in questo scenario, Yamal rappresenta alla perfezione il volto della nuova generazione.

La doppia vittoria consecutiva conferma non solo il talento straordinario di Yamal, ma anche il suo impegno nel migliorarsi costantemente. Con il suo stile elegante, la visione di gioco e la capacità di incidere nei momenti decisivi, è destinato a essere uno dei candidati al Pallone d’Oro negli anni a venire.

Per ora, però, Yamal si gode questo ennesimo traguardo. Il futuro è suo, e il mondo del calcio lo sa bene.

Pallone d’Oro 2025, Yamal conquista il Trofeo Kopa come miglior giovane

Pallone d’Oro 2025: Lamine Yamal conquista il Trofeo Kopa come miglior giovane

In una serata carica di emozioni e attesa per la proclamazione del vincitore del Pallone d’Oro 2025, il primo riconoscimento ufficiale è già stato assegnato, e non ha sorpreso nessuno: Lamine Yamal, talento emergente del Barcellona, ha vinto il Trofeo Kopa 2025, premio riservato al miglior calciatore under 21 della stagione.

Il giovane fuoriclasse blaugrana, classe 2007, ha brillato in questa annata per maturità, tecnica e capacità di incidere nelle partite decisive. La sua affermazione come miglior giovane dell’anno era largamente attesa, e la giuria non ha avuto dubbi nel premiarlo. Il Trofeo Kopa rappresenta da sempre uno dei momenti più significativi della cerimonia del Pallone d’Oro 2025, poiché celebra il futuro del calcio mondiale, e Lamine Yamal ne è senza dubbio uno dei volti più promettenti.

Con prestazioni da veterano nonostante la giovane età, Yamal ha conquistato la Liga con il Barcellona e si è fatto notare anche in ambito europeo, attirando l’attenzione di tifosi, media e addetti ai lavori. Il suo talento cristallino, abbinato a una sorprendente intelligenza tattica, ha fatto di lui uno dei protagonisti assoluti della stagione.

La cerimonia del Pallone d’Oro 2025, che si sta svolgendo al Théâtre du Châtelet di Parigi, è appena iniziata, ma il premio assegnato a Yamal ha già dato il tono alla serata: si celebra il presente, ma anche e soprattutto il futuro del calcio. In attesa di conoscere chi salirà sul tetto del mondo con la conquista del Pallone d’Oro 2025, il giovane catalano si prende la scena e si conferma una delle più grandi promesse del panorama internazionale.

Il Trofeo Kopa, intitolato a Raymond Kopa, è stato istituito da France Football per valorizzare i giovani talenti, e negli ultimi anni ha visto trionfare giocatori poi diventati grandi protagonisti del calcio mondiale. L’assegnazione a Yamal sembra seguire lo stesso percorso.

Mentre il mondo del calcio tiene il fiato sospeso per il nome del vincitore del Pallone d’Oro 2025, Lamine Yamal può già festeggiare: il primo passo verso una carriera da fuoriclasse è stato compiuto, sotto gli occhi dell’élite del calcio internazionale.

Pallone d’Oro 2025, Luis Enrique vince il Trofeo Johan Cruijff dopo la grande annata con il PSG

Pallone d’Oro 2025: riflettori anche su Luis Enrique, vincitore del Trofeo Johan Cruijff

Mentre cresce l’attesa per la proclamazione del vincitore del Pallone d’Oro 2025, un altro prestigioso riconoscimento è già stato assegnato nel mondo del calcio internazionale: il Trofeo Johan Cruijff per il miglior allenatore dell’anno è stato vinto da Luis Enrique, tecnico del Paris Saint-Germain. Un premio che arriva al termine di una stagione straordinaria per il club parigino, protagonista assoluto sia in Francia che in Europa.

Luis Enrique ha saputo portare il suo PSG a livelli altissimi, culminando con la vittoria della Champions League, uno dei titoli più ambiti e difficili da conquistare. Ma non è stata soltanto una questione di trofei: la sua squadra ha impressionato per gioco, compattezza, identità tattica e mentalità vincente. Elementi che hanno reso quasi inevitabile l’assegnazione del Trofeo Johan Cruijff all’ex CT della Spagna.

Il tecnico spagnolo, infatti, è stato indicato come uno dei grandi protagonisti della stagione che ha portato alla selezione dei finalisti del Pallone d’Oro 2025. Se da un lato l’attenzione è tutta rivolta ai calciatori in corsa per il massimo riconoscimento individuale, dall’altro è impossibile ignorare il ruolo fondamentale degli allenatori nel costruire squadre vincenti.

In vista della cerimonia ufficiale del Pallone d’Oro 2025, il nome di Luis Enrique riecheggia come simbolo di una filosofia calcistica moderna ed efficace. Il suo lavoro con il PSG non solo ha prodotto risultati, ma ha anche elevato le prestazioni individuali di molti campioni oggi in corsa per il premio. Non è un caso se diversi giocatori del club parigino sono tra i candidati, segno evidente dell’impatto avuto dal tecnico sul rendimento della squadra.

La stagione 2024-2025 sarà ricordata anche per questo: per un PSG dominante e per un Luis Enrique capace di riscrivere la narrativa di un club spesso criticato per le mancate affermazioni europee. Con la vittoria del Trofeo Johan Cruijff, Luis Enrique aggiunge un ulteriore tassello alla sua carriera, proprio mentre il mondo del calcio attende con ansia il verdetto finale del Pallone d’Oro 2025.

Napoli Pisa 3-2: Vittoria sofferta degli azzurri in casa. Toscani a testa alta

Al Maradona il match valido per la 4ª giornata di Serie A Napoli Pisa: sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE

La cronaca, sintesi e diretta LIVE della partita Napoli Pisa, valevole per la 4ª giornata del campionato di Serie A Enilive 2025/2026.


NAPOLI PISA CRONACA E DIRETTA LIVE

FINISCE QUI IL MATCH

90′ Lorran riapre i conti per il Pisa. Pareggio in arrivo?

82′ LUCCA! Terzo goal per il Napoli e partita chiusa.

73′ DI NUOVO VANTAGGIO NAPOLI. Spinazzola mette la freccia e porta sul 2-1 il Napoli.

60′ PAREGGIO PISA. Nzola mette a segno l’1-1 per i nerazzurri

53’Il Pisa attacca, vuole arrivare al pareggio

INIZIO SECONDO TEMPO

FINE PRIMO TEMPO

45′ Leris sfiora il pareggio per il Pisa.

39′ VANTAGGIO NAPOLI. Gilmour porta in vantaggio la squadra partenopea. Una grande botta che batte Semper.

33′ I partenopei non demordono e vogliono a tutti i costi il vantaggio

23′ RETE ANNULLATA AL NAPOLI. Elmas riesce a mettere il pallone in rete, ma essa viene annullata per fuorigioco.

14′ Il Napoli prova ad attaccare cercando di trovare il goal

LA PARTITA E’ COMINCIATA

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