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Premier League: spese record e la classifica dei migliori acquisti! Ecco la posizione di Donnarumma

Premier League: spese record e la classifica dei migliori acquisti: ecco la posizione di Donnarumma e tutti gli altri giocatori

L’estate 2025 passerà alla storia come una delle più dispendiose di sempre per la Premier League. Ben 154 giocatori sono stati acquistati per una cifra complessiva di 3,1 miliardi di sterline, un investimento che sfiora metà del prodotto interno lordo annuo del Regno Unito.

All’indomani della chiusura del calciomercato, il portale The Athletic ha stilato una classifica dal peggiore al migliore acquisto, basata non solo sul valore assoluto del calciatore, ma anche sul rapporto qualità-prezzo e sull’impatto atteso nei rispettivi club, considerando le reali necessità tecniche delle squadre.

Il podio: sorpresa Palhinha al primo posto

A guidare la graduatoria c’è una scelta inattesa: Joao Palhinha, centrocampista portoghese di 30 anni, passato dal Bayern Monaco al Tottenham Hotspur. Giocatore fisico e aggressivo, Palhinha è noto per la sua capacità di recupero palla e leadership in mediana. The Athletic lo definisce “un ritorno in Inghilterra per pochi spiccioli” e sottolinea come gli Spurs abbiano finalmente aggiunto “quella dose di grinta” che mancava da tempo.

Sul secondo gradino del podio troviamo Estevão Willian, talento brasiliano classe 2007 approdato al Chelsea, esterno offensivo rapido e tecnico, considerato uno dei prospetti più promettenti al mondo. Terzo posto per Rayan Cherki, fantasista francese di 22 anni, nuovo acquisto del Manchester United, capace di giocare sia da trequartista che da ala.

Gli italiani in classifica

Il migliore tra i calciatori legati alla Serie A è Tijjani Reijnders (19°), centrocampista olandese del Milan, apprezzato per visione di gioco e precisione nei passaggi. Solo 25° Gianluigi Donnarumma, portiere della Nazionale italiana, trasferitosi al Manchester City dopo l’esperienza al PSG.

Sorprende il 33° posto di Michael Kayode, terzino destro ex Fiorentina, davanti a nomi come Bryan Mbeumo e Benjamin Sesko. Buona valutazione anche per Diego Coppola (43°), giovane difensore centrale italiano, mentre Giovanni Leoni si piazza 97°, appena dentro la top 100.

Il fanalino di coda

A chiudere la graduatoria, al 150° posto su 154, c’è Loum Tchaouna, attaccante francese ex Lazio, approdato al Burnley, giudicato un acquisto poco incisivo rispetto alle esigenze del club.

Con cifre da capogiro e colpi a sorpresa, il mercato estivo 2025 della Premier League conferma ancora una volta la sua capacità di attrarre talenti da tutto il mondo, alimentando dibattiti e aspettative per la nuova stagione.

Italia, parla Pio Esposito: «Convocazione? Sta succedendo tutto molto velocemente. Lautaro e Thuram…»

Italia, Pio Esposito: «Convocazione? Sta succedendo tutto molto velocemente. Lautaro e Thuram…». Ecco le sue dichiarazioni

L’attaccante dell’Inter, Francesco Pio Esposito, ha rilasciato alcune dichiarazioni in conferenza stampa dal ritiro dell’Italia. Le sue dichiarazioni:

PRIMA CONVOCAZIONE – «Sicuramente sta succedendo tutto molto velocemente. Sono molto contento di essere qui per la prima convocazione, una emozione grandissima. Dell’esordio con l’Inter a questi giorni a Coverciano… Serve grande equilibrio: questo è un momento molto positivo, ma nel calcio può cambiare tutto velocemente e serve grande equilibrio. Il mister ha ragione, finché non si prova non si può sapere se si è pronti ma siamo qui per fare del nostro meglio. Credo che Gattuso mi abbia chiamato per le mie caratteristiche fisiche».

COMPETIZIONE CON THURAM E LAUTARO – «Non è uno sgomitare, ma un voler imparare sempre qualcosa da loro perché sono tra gli attaccanti più forti del momento. Per me è una opportunità. Cosa gli ruberei? A Lautaro la fame, la cattiveria. Fa tutto sempre al 100%, anche in allenamento. A Marcus la semplicità nel fare le cose, nel saltare l’uomo».

ALL’ESTERO LANCIANO PIU’ I GIOVANI – «E’ un dato oggettivo, all’estero vengono lanciati più giovani e più presto. Non so il motivo, ma è così. Sicuramente è oggettivo che all’estero soprattutto nell’ultimo periodo vengono lanciati più giovani e prima. Non so spiegare perché ma è un dato oggettivo».

PAROLE RAVANELLI – «Ho letto le sue parole e sono orgoglioso che si riveda un po’ in me per lo spirito di combattente come Mandzukic che ha nominato lui. Sono quel tipo di attaccante che prova a usare il fisico per fare male agli avversari».

NON VEDERE L’ITALIA AI MONDIALI – «L’ho sofferta da bambino ma questo ci può invogliare ancora di più a dare il massimo per questa maglia. Ricordo il gol di Balotelli in Italia-Germania 2-0, il mio compleanno era qualche giorno dopo e guardavo la partita a casa di amici con un’esultanza storica».

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA DI PIO ESPOSITO SU INTERNEWS24

Mercato Liverpool, spesi quasi 500 milioni per sei acquisti, battuto il record di Premier League. I Reds rivoluzionano la rosa dopo il titolo: Isak e Wirtz i colpi più costosi. Un mercato in linea con la “profezia” di Van Dijk

Mercato Liverpool, spesi quasi 500 milioni per sei acquisti, battuto il record di Premier League. I Reds rivoluzionano la rosa dopo il titolo

Il mantra calcistico “squadra che vince non si cambia” è stato clamorosamente ignorato ad Anfield. L’attuale detentore del titolo di Premier League, il Liverpool, si è rivelato il protagonista assoluto della finestra di trasferimenti estiva in Inghilterra, infrangendo per ben due volte il record per il trasferimento più costoso del calcio britannico nella stessa sessione di mercato. Sotto la guida discreta del direttore sportivo Richard Hughes, i Reds hanno investito la cifra impressionante di 483,68 milioni di euro (circa 3 miliardi di real brasiliani) per sei nuovi rinforzi, in un’ottica di profonda ristrutturazione di un organico già campione sotto la guida di Arne Slot. Questo imponente dispendio è stato in parte motivato da partenze di peso, come quelle di Luis Díaz (Bayern Monaco), Trent Alexander-Arnold (Real Madrid), Darwin Núñez (Al Hilal) e Jarell Quansah (Leverkusen).


L’audace strategia di mercato del Liverpool sembra confermare una “profezia” fatta da Virgil van Dijk subito dopo la conquista del titolo inglese nella scorsa stagione. In un momento di festa, il difensore olandese e capitano dei Reds aveva dichiarato che “tutti avrebbero dovuto fidarsi della dirigenza” riguardo alla riorganizzazione della rosa. «Penso che il Liverpool debba competere per i titoli nei prossimi anni. Non importa cosa succeda sul mercato, con giocatori che vanno via o che arrivano, penso che sarà una grande estate. So che stanno pianificando un grande mercato, tutti qui devono fidarsi della dirigenza per fare un buon lavoro», aveva detto Van Dijk.


Da quel momento, il Liverpool ha speso cifre considerevoli per assicurarsi sei rinforzi di alto livello: Alexander Isak per 150 milioni di euro, Florian Wirtz per 125 milioni, Hugo Ekitike per 95 milioni, Milos Kerkez per 40 milioni, Jeremie Frimpong per 35 milioni e Giovanni Leoni (seguito anche dalla Juve) anch’esso per 35 milioni. L’ingente somma investita sul mercato avrebbe potuto essere ancora maggiore se non fosse stato per la frustrazione dell’accordo sfumato con il Crystal Palace per il difensore Marc Guéhi. Nonostante un accordo già raggiunto per un trasferimento di 35 milioni di sterline (circa 257 milioni di real brasiliani), il difensore non è stato liberato per mancanza di un sostituto nella rosa degli Eagles, nemmeno dopo aver superato le visite mediche con il Liverpool.

Simonelli, allarme rosso: «Milano fuori dagli Europei!». Il presidente della Lega Serie A senza freni: “Senza stadio, niente Euro 2032!”. E svela tutta la verità su Milan-Como che si dovrebbe giocare in Australia

Simonelli, allarme rosso: «Milano fuori dagli Europei!». Il presidente della Lega Serie A senza freni: “Senza stadio, niente Euro 2032!”

Un grido d’allarme che scuote il calcio italiano, un ultimatum che mette Milano con le spalle al muro. Il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, al termine dell’assemblea di oggi, ha lanciato un messaggio forte e preoccupato sul futuro di San Siro e, di conseguenza, sulla candidatura della città a ospitare gli Europei del 2032. Le sue parole, cariche di apprensione, sono la fotografia di una situazione di stallo che rischia di trasformarsi in una “sconfitta per tutto il Paese”.


Il tema è noto, ma l’intervento di Simonelli ne ha amplificato la portata e l’urgenza. «Da milanese adottivo, sarei dispiaciuto che Milano perdesse gli Europei 2032 perché non viene fatto un nuovo stadio», ha esordito, prima di affondare il colpo: «Ad oggi, se non succede qualcosa, vi dico già che Milano gli Europei, a mio modo di vedere, non li potrà ospitare nello stadio di San Siro. Quindi sono preoccupato, sì». Un allarme, ha precisato, condiviso ai massimi livelli: «Se ne ho parlato con le proprietà e le dirigenze? Siamo allineati. Questo mio grido d’allarme è anche il grido d’allarme delle società». La Lega e i club, dunque, remano nella stessa direzione, ma il tempo stringe. «Noi siamo però confidenti come Lega che entro il 30 settembre si prenda questa decisione e poi si vada dritti verso il nuovo stadio perché è interesse della città, è interesse delle squadre dare una casa accogliente ai propri tifosi ed è interesse dell’Italia poter fare un Europeo a Milano».


Ma le sfide della Lega non si fermano ai confini nazionali. Simonelli ha fatto il punto anche sulla discussa ipotesi di disputare Milan-Como in Australia, un progetto ambizioso che attende ancora il via libera della UEFA. «Non ci sono ancora sviluppi, siamo ancora in attesa dell’approvazione che ci auguriamo arrivi entro fine mese», ha dichiarato, mantenendo un cauto ottimismo nonostante un «movimento contrario sulla vicenda». Il presidente ha difeso la scelta, inquadrandola in una strategia di espansione globale: «Abbiamo una grande base di tifosi del calcio italiano, come Lega abbiamo la responsabilità di aumentare la visibilità del prodotto nei Paesi in cui c’è domanda. Posso capire che non sia una trasferta facile anche se so che qualche tifoso la sfrutterà per visitare un continente che non conosce». Due fronti aperti, due battaglie cruciali per il futuro della Serie A.

Calciomercato Juventus: corsia destra ancora incompleta, i bianconeri ci hanno provato fino alla fine

Calciomercato Juventus: corsia destra ancora incompleta, i bianconeri ci hanno provato fino alla fine. Tutti i retroscena sulla Vecchia Signora

Nonostante gli arrivi di Edon Zhegrova (esterno offensivo kosovaro, classe 1999, ex Lille, noto per dribbling e creatività) e Loïs Openda (attaccante belga del 2000, ex Lipsia, specialista negli inserimenti e nel gioco in profondità), la Juventus ha chiuso la sessione estiva di calciomercato senza colmare una lacuna evidente: il rinforzo sulla corsia di destra.

Il budget finale è stato destinato in gran parte al reparto offensivo, lasciando il tecnico Igor Tudor – allenatore croato apprezzato per il calcio intenso e aggressivo – con più opzioni in attacco ma meno alternative sulle fasce. Attualmente, il solo Joao Mario (terzino portoghese del 2000, ex Benfica) non può garantire continuità e copertura tattica, mentre Pierre Kalulu (difensore francese del 2000, ex Milan), pur affidabile, non rappresenta una soluzione definitiva.

Il mancato arrivo di Clauss e le piste sfumate

Come riportato da Tuttosport, la trattativa per Jonathan Clauss (esterno francese del 1992, in forza al Nizza, abile nei cross e negli assist) si è arenata a causa del rifiuto del club francese, che non ha voluto privarsi del giocatore senza un sostituto immediato. La Juventus aveva ipotizzato un prestito, ma l’operazione non è decollata.

Altre piste – Arnau Martinez (Girona), Nahuel Molina (Atlético Madrid) e Miguel Gutiérrez (Girona) – non hanno mai trovato concretezza, mentre l’ipotesi Noussair Mazraoui (Manchester United) è rimasta solo un’idea. Persino il tentativo di adattare Nico Gonzalez (centrocampista offensivo argentino della Fiorentina) come esterno destro in pre-campionato non ha dato i risultati sperati.

Soluzioni interne e prospettive future

Di fronte a queste difficoltà, Tudor ha scelto di puntare su soluzioni interne, adattando Kalulu e sfruttando la duttilità di alcuni elementi della rosa. La rotazione degli interpreti sarà fondamentale in un campionato che richiede intensità e gestione dei cinque cambi.

Zhegrova e Openda hanno aumentato il potenziale offensivo, ma il problema numerico e qualitativo sulla fascia destra resta irrisolto. La Juventus potrebbe tornare sul mercato a gennaio per completare la batteria dei laterali, valutando anche eventuali modifiche tattiche.

Nel frattempo, il reparto offensivo offre maggiore imprevedibilità e capacità realizzativa, ma la corsia destra rimane un tema aperto: Joao Mario e Kalulu saranno chiamati a garantire equilibrio e solidità fino alla pausa invernale.

«Estevao, un ragazzo senza paura»: la Premier League incorona il nuovo gioiello del Chelsea L’analisi di The Athletic esalta il talento brasiliano, considerato il secondo miglior acquisto dell’estate. E c’è anche un ex Juve…

«Estevao, un ragazzo senza paura»: la Premier League incorona il nuovo gioiello del Chelsea L’analisi di The Athletic

Un talento cristallino che si prende la scena, un giovane brasiliano che si piazza subito alle spalle di un colpo da record e che fa pensare a un futuro estremamente interessante. La prestigiosa testata online The Athletic ha stilato la sua classifica dei migliori acquisti della Premier League, e il verdetto è una vera e propria investitura per Estêvão, il nuovo gioiello del Chelsea. L’ex attaccante del Palmeiras, infatti, si è piazzato al secondo posto, superato solo dal mediano João Palhinha, passato al Tottenham. Un riconoscimento che va oltre la semplice qualità, tenendo conto del prezzo, dell’importanza strategica e della capacità di colmare una lacuna tecnica.


L’analisi di The Athletic sul giovane brasiliano è un concentrato di entusiasmo e aspettative altissime. «Aspettatevi molta azione, giocate a tutto vapore sulle fasce, un’abilità incredibile e un atteggiamento avventuroso e senza paura, provando cose che molti non penserebbero nemmeno di fare. È solo un ragazzo, ma l’entusiasmo sembra giustificato», si legge nel pezzo. Un’investitura che proietta Estêvão tra i protagonisti più attesi del campionato, un talento generazionale su cui il Chelsea ha scommesso forte.


Ma la pattuglia brasiliana non si ferma qui. Al 28° posto si piazza Douglas Luiz, passato dalla Juventus al Nottingham Forest. Per lui, la sfida è quella di ritrovare la forma dei tempi dell’Aston Villa: «Le cose non hanno funzionato alla Juventus. È un giocatore che il Forest non avrebbe nemmeno sognato di ingaggiare qualche anno fa. Se mostrerà la sua forma dei tempi dell’Aston Villa… wow!». Nella lista compaiono anche altri nomi noti al calcio sudamericano, come il colombiano Arias, ex Fluminense, e l’argentino Alcaraz, ex Flamengo, definito un vero e proprio “affare” per l’Everton. Una classifica che, ancora una volta, dimostra come il talento sudamericano sia una delle miniere d’oro a cui la Premier League non può e non vuole rinunciare.

Calciomercato Liga, a Elche vogliono ingaggiare una stella mondiale fuori tempo massimo. Svelato il nome che può cambiare la stagione del club. Un ex Chelsea, svincolato, in agenda: tutti i dettagli

Calciomercato Liga, a Elche vogliono ingaggiare una stella mondiale fuori tempo massimo. Svelato il nome che può cambiare tutto…

Un mercato che si chiude, ma un sogno che resta vivo. Come riportato dalla Spagna, l’Elche potrebbe mettere a segno uno dei colpi più sorprendenti della stagione, anche a finestra di mercato ormai chiusa. Dopo aver completato una notevole ricostruzione con 13 acquisti, culminata con l’arrivo dei terzini Adrià Pedrosa e Héctor Fort, nel club è rimasta una spina nel fianco: la mancanza di un trequartista, una richiesta esplicita del tecnico Eder Sarabia. E il nome tornato sul tavolo nelle ultime ore è quello di una stella di livello mondiale: Hakim Ziyech.


L’internazionale marocchino, ex Ajax e Chelsea, è attualmente svincolato dopo aver concluso la sua avventura in Qatar, una condizione che gli permette di firmare per qualsiasi squadra fuori tempo massimo. L’Elche aveva già tentato il suo acquisto la settimana scorsa, ma l’operazione si è scontrata con due ostacoli importanti: l’elevato ingaggio del giocatore e alcuni dubbi sul suo rendimento dopo il suo passaggio in un campionato minore. L’opzione sembrava scartata.


Tuttavia, la storia ha preso una piega inaspettata. Il club ha posti liberi in rosa e l’opzione Ziyech si è riattivata. La dirigenza sa che è un’operazione complessa, che richiederebbe uno sforzo economico senza precedenti e la volontà del giocatore di abbassare le sue pretese per tornare in uno dei grandi campionati europei. Ma la possibilità di regalare a Sarabia il talento e la fantasia che tanto chiedeva, e di accendere l’entusiasmo di una piazza con un ingaggio di questo calibro, mantiene viva una fiamma che sembrava essersi spenta. L’Elche non si arrende e sogna il colpo di magia di un giocatore che, fino a poco tempo fa, brillava in Champions League.

Pistocchi, la griglia della Serie A: «Napoli da scudetto. Inter, l’incognita è Chivu. E sulla Juve…»

Pistocchi, la griglia della Serie A: «Napoli da scudetto. Inter, l’incognita è Chivu. E sulla Juve…». Ecco le sue parole

Un’analisi lucida, a tratti spietata, che disegna una mappa chiara e controcorrente della Serie A che sta per iniziare. Il giornalista Maurizio Pistocchi, ha pubblicato la sua personale “griglia” per la stagione 2025-26, un’analisi che va oltre i semplici pronostici per sviscerare i punti di forza e le debolezze delle big del nostro campionato. Dalla consacrazione del Napoli di Conte all’incognita Chivu per l’Inter, passando per i dubbi sul Milan di Allegri e le ambizioni della Juventus, emerge il ritratto di un torneo che si preannuncia equilibrato e ricco di sorprese.

  1. NAPOLI: IL PRIMO CANDIDATO ALLO SCUDETTO «Il Napoli è il 1° candidato allo scudetto: ha fatto un ottimo mercato, Beukema Lang Lucca Marianucci Milinkovic Savic Hojlund-migliorando un gruppo squadra già forte. Ho un dubbio: la collocazione tattica di De Bruyne, che Conte ha schierato alle spalle della 1 punta, chiedendogli di rientrare a cc in non possesso. A mio modesto parere, il belga ama stare nel vivo del gioco, dove può esprimere tutte le sue qualità nella costruzione, e penso finirà per giocare mezzala sx nel 4-3-3».
  2. INTER: L’INCOGNITA È L’ALLENATORE «La sconfitta con l’Udinese ha aumentato le mie perplessità su Chivu, allenatore con poca esperienza, 15 partite in Serie A, messo alla testa di un gruppo che ha molto vinto e altrettanto perso. Scelta rischiosa, considerando che dopo il 5-0 di Monaco l’idea della dirigenza era stata Fabregas, allenatore con una idea di calcio totalmente diversa. Se l’Inter è quella che si è vista con l’Udinese-slegata, poche idee, fragile e prevedibile -non autorizza grande ottimismo. Con i concetti di gioco che hanno portato scudetti e finali, l’Inter rimarrebbe la più seria alternativa al Napoli».
  3. JUVENTUS: TOSTA, MA CON POCHE ALTERNATIVE A CENTROCAMPO «La Juventus, nonostante i problemi di bilancio, ha fatto un mercato interessante, con nuovi arrivi -David Openda Zhegrova- di grande qualità in attacco, aumentando il suo potenziale offensivo, però a centrocampo ha poche alternative. La squadra dà l’idea di essere tosta, Tudor è esperto, il gruppo coeso, e la difesa con il rientro di Bremer ha ritrovato solidità. Sul piano del gioco c’è ancora da fare, ma se batte l’Inter e manda i nerazzurri a -6 prende fiducia e diventa una seria antagonista per tutti».
  4. MILAN: GRANDE POTENZIALE, MA IL GIOCO NON CONVINCE «Il Milan ha fatto un mercato importante, ceduto e acquistato giocatori molto forti-Nkunku Modric/Rabiot le ciliegine sulla torta-e ha un grosso potenziale, ma l’idea di calcio proposta da Allegri non mi piace: dipende più dai singoli che dal collettivo, e alla lunga non paga mai. Inoltre a metà campo ci sono tanti doppioni, forse perché Max ha cambiato idee in corsa e tra allenatore e ds non c’è stata grande intesa. Potenzialmente è da titolo, ma dovrà crescere parecchio per centrare l’obiettivo Champions».
  5. ROMA: LA POSSIBILE RIVELAZIONE «Mi intriga la Roma: Gasperini è uno dei migliori, e la squadra, anche se con molti giovani, è competitiva. Il rischio è che l’ambiente, troppe chiacchiere e molta passione, non abbia pazienza ma se Ranieri riesce a proteggere il lavoro del tecnico la Roma può essere la rivelazione del campionato».
  6. COMO: CALCIO DI QUALITÀ, LOTTERÀ PER L’EUROPA «Il Como, anche se ha perso a Bologna, mi ha confermato tutte le cose positive che ho visto l’anno scorso: calcio di qualità, idee chiare, giocatori e società forti. Lotterà per l’Europa, se il Sistema lo permetterà».
  7. BOLOGNA: SOLIDO E ORGANIZZATO «Per l’Europa c’è anche il Bologna di Italiano: ottimo allenatore, squadra organizzata e solida, proprietà e dirigenza competenti, tifoseria appassionata: dopo la Coppa Italia, avrà come obiettivo la Champions o punterà alla Coppa Uefa?».
  8. LAZIO: LA GRANDE INCOGNITA «La grande incognita della stagione è la Lazio: con il ritorno di Sarri la Serie A ritrova un allenatore che ha sempre coniugato gioco e risultati. La rosa è limitata, ma negli 11/15 titolari competitiva: se Sarri saprà entrare nella testa dei giocatori, la Lazio sarà un osso duro per tutti».

Antony: «Era il Betis o il Betis». La commovente dichiarazione d’amore che ha stregato Siviglia. L’attaccante brasiliano non trattiene le lacrime…

Antony: «Era il Betis o il Betis». La dichiarazione d’amore che ha stregato Siviglia. L’attaccante ex United non trattiene le lacrime…

Un ritorno desiderato, un amore ricambiato che ha superato ogni ostacolo. Come riportato dal quotidiano portoghese A Bola, la presentazione di Antony al Real Betis non è stata una semplice conferenza stampa, ma una vera e propria festa di popolo, un’ondata di affetto che ha travolto e commosso l’attaccante brasiliano. Accolto da centinaia di tifosi in aeroporto e accompagnato per le strade di Siviglia fino al luogo della presentazione, l’ex giocatore del Manchester United non ha trattenuto le lacrime, raccontando i “giorni molto difficili” di un’attesa che sembrava non finire mai.


Dopo sei mesi in prestito in cui ha trascinato la squadra fino alla finale di Conference League, il Betis ha fatto di tutto per riportare a casa il suo “Antonio de Triana”, come lo hanno soprannominato i tifosi. L’operazione con il Manchester United si è chiusa per 22 milioni di euro, con un contratto fino al 2030. Ma la trattativa è stata una vera e propria odissea, come ha confermato il presidente Ángel Haro: «Sono stati mesi difficili di negoziazione, soprattutto le ultime ore. Giorni molto difficili, in hotel, in una situazione complessa, ma ha sempre prevalso la convinzione che saremmo stati qui a celebrare il tuo arrivo».


Parole che hanno fatto crollare Antony in un pianto liberatorio. «È stato un mese molto difficile, più di 40 giorni in hotel, giorni molto duri», ha raccontato, visibilmente commosso. «Sono arrivato a Manchester il 14 luglio e da allora sono rimasto in albergo con mio padre. Allenarmi da solo… ma sapevo che questo momento incredibile sarebbe arrivato. Ho avuto paura, ma ho aspettato perché avevo molta fede. Solo io e la mia famiglia sappiamo quanto sia stato difficile. Ho messo in chiaro che la mia prima opzione era il Betis, era il Betis o il Betis, non c’era altra opzione». Un giuramento di fedeltà ripagato da un affetto travolgente: «Quando vestirò questa maglia, correrò per ognuno di loro».

Calciomercato Cagliari: il futuro di Marko Rog al Karagumruk è in bilico, gli aggiornamenti

Calciomercato Cagliari: il futuro di Marko Rog al Karagumruk è in bilico, tutti gli aggiornamenti e le ultimissime sui rossoblù

Nonostante le indiscrezioni sempre più insistenti, la trattativa per il trasferimento di Marko Rog, centrocampista croato classe 1995 del Cagliari, al Fatih Karagümrük sembra essersi arenata. Il giocatore, noto per la sua duttilità tattica e la capacità di abbinare qualità tecnica a intensità fisica, era dato a un passo dalla Turchia, ma secondo quanto riportato da La Nuova Sardegna la situazione si è improvvisamente complicata.

L’operazione, che appariva ormai definita nei dettagli, ha subito una brusca frenata, lasciando Rog in una fase di incertezza professionale. Il Cagliari, guidato in panchina da Pisacane, tecnico capace nella gestione dei gruppi, resta in attesa di sviluppi concreti prima di prendere decisioni definitive.

Mercato turco ancora aperto: due settimane decisive

A differenza della Serie A, il calciomercato in Turchia è ancora aperto per due settimane. Questo margine temporale offre a Rog e al club rossoblù la possibilità di valutare nuove proposte, sia dal Karagümrük sia da altre società interessate.

Per il Cagliari, la cessione del centrocampista rappresenterebbe un’operazione strategica: da un lato permetterebbe di alleggerire il monte ingaggi, liberando risorse economiche utili per eventuali innesti; dall’altro, significherebbe rinunciare a un elemento di esperienza internazionale, con oltre 150 presenze tra Serie A, Bundesliga e nazionale croata.

Un futuro ancora da scrivere

Il destino di Marko Rog resta appeso a un filo. Dopo una carriera segnata da momenti di grande rendimento ma anche da infortuni che ne hanno rallentato la continuità, il giocatore potrebbe trovare in Turchia una nuova occasione per rilanciarsi. Tuttavia, senza un accordo definitivo, il rischio è che resti in Sardegna almeno fino alla prossima finestra di mercato.

Le prossime due settimane saranno dunque decisive per capire se il centrocampista lascerà l’Isola per intraprendere una nuova avventura in Super Lig o se continuerà a vestire la maglia del Cagliari, contribuendo alla stagione in corso.

Inter, Bonny si racconta: «L’Inter è tra i 3-4 club più grandi del mondo. Mia mamma è africana e amava Eto’o»

Inter, Bonny: «L’Inter è tra i 3-4 club più grandi del mondo. Mia mamma è africana e amava Eto’o». Le sue dichiarazioni

Il quarto episodio di On Board, il format di Inter TV realizzato in collaborazione con Betsson Sport, ha avuto come protagonista Ange-Yoan Bonny, giovane attaccante francese classe 2003 in forza all’Inter. Nato a Melun, in Francia, Bonny è considerato uno dei prospetti più interessanti del vivaio nerazzurro, grazie alla sua fisicità imponente e alla capacità di attaccare la profondità. Le sue parole:

DA DOVE ARRIVA LA MAGLIA DELL’INTER CHE AVEVO DA BAMBINO – «Me l’ha regalata mia madre quando avevo 6-7 anni, oggi giocare qua è come realizzare il sogno di un bambino: è una bella chiusura del cerchio. Quando ero piccolo, così come adesso, l’Inter è tra i 3-4 club più grandi del mondo. Mia mamma è africana e amava Eto’o, mi ha trasmesso la sua passione per questo giocatore».

NON SOLO CALCIO – «Ho fatto 8 mesi di judo prima di giocare a calcio perché mia mamma pensava che mi sarei calmato. Ero un bimbo iperattivo. Alla fine, tutte le strade mi hanno portato al calcio».

IL GOL CONTRO IL COMO REALIZZATO CON LA MAGLIA DEL PARMA – «Un gol di tacco, un bel gol. Parma è stata la mia prima esperienza in Italia, ho cominciato a giocare tra i professionisti. Ho imparato tutto a Parma: la lingua, il modo di giocare a calcio in Italia e il parmigiano. E’ una città che porto nel cuore. Quando sono arrivato giocavo più indietro, poi Pecchia e Chivu mi hanno dato fiducia in attacco. Il mio percorso in Serie B mi ha aiutato, sto continuando a crescere».

SUL MIO RAPPORTO CON CHIVU – «Il mister è una brava persona, che mi ha dato fiducia dall’inizio alla fine. Ha giocato ad alto livello e mi aiuta tanto, grazie alla sua esperienza, anche fuori dal campo. Lui mi ha insegnato che non importa il livello dell’avversario: bisogna sempre giocare il proprio calcio e dare il massimo. Penso che la cosa migliore del mister sia che lui sa trascinare i suoi giocatori».

SUGLI OBIETTIVI – «E’ ancora tutto da fare, voglio vincere più titoli possibili assieme alla squadra. Personalmente, voglio diventare uno dei migliori giocatori della mia generazione. La stagione più bella è quella che arriva».

Calciomercato: Rabiot al Milan e Rowe al Bologna, dal caso Marsiglia alla sfida del 14 settembre

Calciomercato: Rabiot al Milan e Rowe al Bologna, dalla rissa di Marsiglia alla sfida del 14 settembre. Lo scherzo del destino

Il calciomercato di Serie A regala un intreccio curioso e carico di attese: Adrien Rabiot e Jonathan Rowe, protagonisti di una clamorosa rissa negli spogliatoi del Marsiglia dopo la sconfitta in Ligue 1 contro il Rennes, si ritrovano ora nello stesso campionato, ma su fronti opposti.

Rabiot ritrova Allegri al Milan

Il Milan ha ufficializzato l’arrivo di Adrien Rabiot, 30 anni, centrocampista francese di grande esperienza internazionale, ex Paris Saint-Germain, Juventus e Marsiglia. Giocatore dotato di fisicità, tecnica e capacità di inserimento, Rabiot ritrova in rossonero Massimiliano Allegri, tecnico con cui ha già lavorato ai tempi della Juventus. L’operazione, chiusa per circa 10 milioni di euro, prevede un contratto fino al 30 giugno 2028. Il club rossonero punta su di lui per dare qualità e solidità al centrocampo, soprattutto dopo l’infortunio di Jashari e la partenza di Musah.

Rowe, il nuovo talento del Bologna

Pochi giorni prima, il Bologna aveva messo a segno un colpo importante per il proprio reparto offensivo: Jonathan Rowe, 22 anni, esterno d’attacco inglese cresciuto nel Norwich City e reduce da una stagione al Marsiglia con 31 presenze, 3 gol e 4 assist. Giocatore rapido, abile nell’uno contro uno e capace di agire su entrambe le fasce, Rowe è stato acquistato per circa 17 milioni di euro. Il tecnico Vincenzo Italiano lo considera l’erede naturale di Dan Ndoye, ceduto in estate, e punta a valorizzarne le qualità in un Bologna ambizioso, impegnato anche in Champions League.

La coincidenza: esordio l’uno contro l’altro

Il destino ha voluto che il debutto in Serie A di entrambi possa avvenire nello stesso match: Bologna-Milan, in programma il 14 settembre alla ripresa del campionato dopo la sosta per le nazionali. Una sfida che, oltre al valore tecnico, avrà inevitabilmente un sapore speciale per i due ex compagni di squadra, separati dal Marsiglia dopo l’episodio che li ha messi al centro delle cronache sportive francesi.

Con questi due colpi, Milan e Bologna non solo rinforzano le rispettive rose, ma aggiungono ulteriore interesse a una Serie A che si preannuncia ricca di storie, rivalità e talento internazionale.

Beccantini, appello a De Laurentiis: «Faccia il museo del Napoli per il centenario. Sarebbe un luogo da perdere la testa»

Beccantini, appello a De Laurentiis: «Faccia il museo del Napoli per il centenario». Il messaggio del giornalista diretto al patron partenopeo

Un romanzo senza una biblioteca, una storia gloriosa senza una casa che ne custodisca la memoria. Nell’editoriale per il Corriere dello Sport, Roberto Beccantini lancia un appello accorato: il Napoli, all’apice del suo successo e alla vigilia di traguardi storici, ha bisogno di un museo. Non una collezione di cimeli impolverati, ma un luogo vivo, un’esperienza immersiva che celebri un’epopea unica. In un momento in cui la squadra di Antonio Conte sogna il secondo scudetto consecutivo, un’impresa riuscita solo a cinque club nella storia del girone unico, la creazione di un museo diventa, per Beccantini, un atto dovuto.

L’idea che un museo sia sinonimo di «muffa, di ragnatele, di sbadigli», scrive il giornalista, è un vecchio pregiudizio da sfatare. Al contrario, citando il grande architetto Renzo Piano, «è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa». Basta fare un salto, virtuale o reale, al Bernabéu o al Camp Nou per capire la potenza di un racconto che trasforma la storia in leggenda. E il Napoli, la cui storia è un vero e proprio romanzo, merita una narrazione all’altezza. Una narrazione che, in vista del centenario del club nel 2026 e della Coppa America di vela nel 2027, potrebbe trasformarsi in una vera e propria «”Expo” azzurra», un riferimento culturale e turistico per la città.

L’appello è rivolto direttamente al presidente Aurelio De Laurentiis, un uomo che «viene dal cinema» e che «non ignora il potere degli effetti speciali». A lui, secondo Beccantini, spetta il compito di dare una casa a un racconto nato dai marinai inglesi e cresciuto nel mito di eroi come Lauro, Vinicio e, ovviamente, Maradona. Perché, come scrive l’autore citando lo scrittore cileno Roberto Bolaño, «la polvere è sempre andata d’accordo con la letteratura». E la storia del Napoli, con la sua fantasia e la sua passione, è letteratura pura, che aspetta solo di essere sfogliata.

Juve, attacco devastante: David-Valhovic-Openda da 60 gol a stagione

La Juve ha un attacco da sogno, il potenziale offensivo di Tudor: ecco quanti gol hanno segnato David, Vlahović e Openda negli ultimi anni

Come analizzato oggi da La Gazzetta dello Sport, la nuova Juventus di Igor Tudor non è solo una squadra solida e pragmatica, ma un potenziale arsenale offensivo da 60 gol stagionali. La formula è semplice e devastante: David più Vlahović più Openda. Un tridente da sogno, un mix di potenza, tecnica e profondità che, almeno sulla carta, proietta i bianconeri in una nuova, ambiziosa dimensione.

L’analisi parte da un dato statistico che è una vera e propria sentenza. «Dal 2020 ad oggi, i tre bianconeri viaggiano ad una media di 20 reti a stagione con David più ricco a quota ventidue». Numeri che non sono solo proiezioni, ma la fotografia di una continuità realizzativa che la Juventus non vedeva da tempo. Al centro di questa rinascita c’è un Dušan Vlahović che «segna, esulta, respira». Il serbo, come scrive il quotidiano, «si è liberato dall’ansia da prestazione e, così, movimenti e mira tornano». Due partite, due gol, e un futuro che, a sorpresa, potrebbe essere ancora a Torino, almeno fino a gennaio.

Al suo fianco, due macchine da gol. Jonathan David, i cui numeri degli ultimi cinque anni sono impressionanti (13, 19, 26, 26 e 25 gol), e il nuovo arrivato Loïs Openda, che «ha superato tre volte la cima delle venti realizzazioni» ed è un giocatore totale, capace di agire da prima punta, da seconda o da esterno. Un’abbondanza che stuzzica la fantasia di Tudor, pronto a sperimentare anche un attacco a due punte. Le parole del tecnico a fine partita sono il manifesto di questa nuova consapevolezza: «Noi da scudetto? Non scherziamo, siamo appena alla seconda giornata. Posso, però, dire di avere una squadra seria e bella tosta…». Una squadra che, con una proiezione da sessanta gol nel suo tridente, ha tutto il diritto di sognare in grande.

Sarri stupisce tutti e cambia il volto della sua Lazio, ma dietro la svolta c’è una frase precisa…

Sarri stupisce tutti e cambia il volto della sua Lazio, ma dietro la svolta c’è una frase precisa… I segreti della nuova versione dei biancocelesti


Un’eresia tattica che diventa una virtù, una rivoluzione copernicana che trasforma il “Sarrismo” in “realismo”. Come analizzato oggi dal Corriere dello Sport, la nuova Lazio di Maurizio Sarri sta abbandonando i dogmi del palleggio ipnotico per abbracciare una filosofia più diretta, verticale e pragmatica. Non è un tradimento, ma un’evoluzione intelligente, l’adattamento di un maestro alle caratteristiche di una squadra che non ha i palleggiatori puri per il suo calcio, ma che possiede altre armi, come la profondità e il contropiede, che il tecnico sta imparando a sfruttare con una spietata efficacia.

La metamorfosi è nei numeri e nelle parole. Contro il Como, la Lazio ha effettuato 33 passaggi lunghi; contro il Verona, sono diventati 48. Una crescita esponenziale che fotografa un cambio di mentalità. Lo stesso Sarri lo ha ammesso senza giri di parole: «La mia esperienza alla Lazio non è mai stata di grande palleggio, quando parlo di come giocare non parlo del modulo ma di come si sviluppa il gioco. Io a Como già nel primo tempo avevo capito che potevamo far male agli avversari solo attaccando la profondità». Una presa di coscienza che si è trasformata in un ordine perentorio nell’intervallo di quella partita: «Giochiamo in profondità».

Questa nuova Lazio, un «qualcosa che dev’essere e che non è già», si affida alla visione di un regista come Rovella, i cui lanci teleguidati sono diventati la nuova arma per innescare la velocità di Zaccagni e gli inserimenti di Guendouzi. È un calcio meno estetico, forse, ma più concreto, un “gioco senza tanti preliminari” che bada alla sostanza e alla vittoria. Sarri ha capito che non poteva imporre il suo credo a una rosa con altre caratteristiche e, con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, ha ribaltato il paradigma: «Se la squadra non ha le caratteristiche adatte a me vuol dire che ha sbagliato chi mi ha chiamato». Non potendo cambiare gli uomini, ha cambiato se stesso, trasformando un potenziale limite in una nuova, sorprendente forza.

Giudice Sportivo Serie A: multa da 10 mila euro al Genoa. Cosa è successo

Giudice Sportivo Serie A: multa da 10 mila euro al Genoa. Cosa è successo… Tutti i provvedimenti presi nei confronti dei club

Il Giudice Sportivo di Serie A,
premesso che in occasione delle gare disputate nel corso della seconda giornata
andata i sostenitori delle Società Atalanta, Bologna, Como, Cremonese, Genoa,
Juventus, Lazio, Lecce, Napoli, Roma e Torino, hanno, in violazione della normativa
di cui all’art. 25 comma 3 CGS, introdotto nell’impianto sportivo ed utilizzato
esclusivamente nel proprio settore materiale pirotecnico
di vario genere (petardi,
fumogeni e bengala);
considerato che nei confronti delle Società di cui alla premessa ricorrono
congiuntamente le circostanze di cui all’art. 29, comma 1. lett. a) b) e d) CGS,
delibera
salvo quanto sotto specificato, di non adottare provvedimenti sanzionatori nei
confronti delle Società di cui alla premessa
in ordine al comportamento dei loro
sostenitori.


Ammenda di € 10.000,00: alla Soc. GENOA per avere suoi sostenitori, al 22° del primo
tempo, lanciato nel recinto di giuoco bicchiere di plastica semi pieno il cui liquido
attingeva un Assistente; per avere inoltre, al 27° del secondo tempo, lanciato sul
terreno di giuoco una bottiglietta; sanzione attenuata ex art. 29, comma 1 lett. b) CGS.

Ammenda di € 4.000,00: alla Soc. COMO a titolo di responsabilità oggettiva, per avere
ingiustificatamente ritardato di circa tre minuti l’inizio del secondo tempo.

Ammenda di € 4.000,00: alla Soc. MILAN a titolo di responsabilità oggettiva, per
avere ingiustificatamente ritardato di circa tre minuti l’inizio del primo tempo.

Ammenda di € 1.500,00: alla Soc. LECCE per avere suoi sostenitori, al 1° del primo
tempo, lanciato un fumogeno nel recinto di giuoco; sanzione attenuata ex art. 29,
comma 1 lett. b) CGS.

Ammenda di € 1.000,00: alla Soc. LAZIO per avere suoi sostenitori, al 25° del secondo
tempo, lanciato una bottiglietta di plastica nel recinto di giuoco; sanzione attenuata
ex art. 29, comma 1 lett. b) CGS.

Roma, alta tensione Massara-Gasperini: secondo Repubblica il ds ha minacciato le dimissioni

Roma, alta tensione Massara Gasperini: secondo Repubblica il ds ha minacciato le dimissioni. Cosa sta succedendo a Trigoria

Il gong finale del calciomercato in casa Roma non ha portato i rinforzi sperati, ma ha scatenato un vero e proprio terremoto a Trigoria. La chiusura della finestra estiva ha creato una frattura profonda tra l’allenatore Gian Piero Gasperini e il direttore sportivo Frederic Massara, culminata con la minaccia di dimissioni da parte del dirigente. A raccontare i retroscena di questa alta tensione è il quotidiano Repubblica, che descrive un clima rovente all’interno del club giallorosso.

La riunione d’emergenza e l’ira del tecnico

Tutto è esploso al termine dell’ultimo giorno di mercato. Dopo le difficoltà incontrate per arrivare a Matteo Pessina, a George del Chelsea e a Santiago Gimenez del Milan (in un potenziale scambio con Dovbyk), è stata convocata una riunione d’emergenza. Al tavolo sedevano il vicepresidente Ryan Friedkin, il ds Frederic Massara, il senior advisor Claudio Ranieri e un furioso Gasperini. L’ex tecnico dell’Atalanta avrebbe manifestato tutto il suo disappunto per la gestione delle ultime settimane, sentendosi tradito dopo le numerose richieste, pubbliche e private, per rinforzare la squadra.

Gasperini aveva un obiettivo preciso: un esterno offensivo di piede destro, capace di agire anche da sottopunta. In cima alla sua lista dei desideri c’era Jadon Sancho, ma l’ex del Manchester United si è accasato all’Aston Villa proprio sul filo di lana, lasciando il tecnico senza il suo rinforzo d’elezione. Questa delusione, unita agli altri obiettivi sfumati, avrebbe innescato la lite e portato Massara a minacciare l’addio.

Di fronte a questa bufera, da Trigoria è arrivata in serata una spiegazione dal tono diametralmente opposto. La società si è detta “soddisfatta del numero e della qualità degli acquisti“, sottolineando le note limitazioni imposte dal Financial Fair Play. Riguardo ai mancati colpi finali, la spiegazione è stata netta: “nessuna delle possibili operazioni dell’ultimo minuto ha convinto“, aggiungendo che “non avrebbe avuto senso acquistare solo per il gusto di farlo”. La linea ufficiale è che la rosa sia “forte, ben coperta in tutti i reparti e significativamente più forte della scorsa stagione”. Una versione che, però, non riesce a nascondere le crescenti e preoccupanti tensioni che agitano il cuore della Roma.

Calciomercato Napoli, rivoluzione completata: con Højlund ed Elmas, ora Conte ha una rosa doppia

Calciomercato Napoli, rivoluzione completata: con Højlund ed Elmas, ora Conte ha due titolari per ruolo: l’infortunio di Lukaku ha accelerato i piani

Una rivoluzione completata, una campagna acquisti che trasforma l’emergenza in un’opportunità e consegna ad Antonio Conte un arsenale di opzioni quasi illimitato. Come analizzato oggi da La Gazzetta dello Sport, il mercato del Napoli non è stato solo una risposta all’infortunio di Lukaku, ma una vera e propria dichiarazione di guerra al campionato. Con gli ultimi colpi, Rasmus Højlund ed Elijf Elmas, il DS Manna ha completato un mosaico che ora offre al tecnico due titolari per ruolo, un lusso che poche squadre in Europa possono vantare e che proietta gli azzurri in una nuova, ambiziosa dimensione.

L’ultimo giorno di mercato ha regalato a Conte le due pedine che mancavano per completare la sua rivoluzione. L’arrivo di Højlund, in particolare, è il manifesto di un club che sa reagire alle difficoltà con programmazione e potenza di fuoco. Come scrive la Gazzetta, «il Napoli ha sempre dimostrato di saper trovare le soluzioni giuste, non indietreggia dinnanzi agli investimenti». L’infortunio di Lukaku è stato un colpo durissimo, ma la società ha saputo trasformare un problema in un’occasione, affiancando a Lucca un altro centravanti di caratura internazionale. E quando tornerà il belga, «l’abbondanza farà quasi spavento lì davanti».

Ma la vera forza di questo nuovo Napoli, come sottolinea il quotidiano, risiede nella profondità e nella qualità della rosa. «Due titolari per ruolo, dicevamo. Senza contare Lukaku, ovvio». Dal dualismo in porta tra Meret e Milinković-Savić, alla concorrenza a sinistra tra Gutiérrez, Olivera e Spinazzola, fino a un centrocampo stellare e a un attacco che ora può contare su alternative come Neres e Lang, pronti a spaccare le partite. «Insomma, il Napoli potrà cambiare uomini e moduli, indossare ogni sera un abito diverso senza paura di sbagliare». Conte ha la sua macchina da guerra: ora spetta a lui guidarla verso un bis scudetto che, con una rosa del genere, diventa un obiettivo concreto.

Ravanelli: «Vialli mi regalò le scarpe e il posto da titolare, chiese a Trapattoni di farmi giocare. Il gol all’Ajax? Studiai i loro difensori»

Ravanelli: «Vialli mi regalò le scarpe e il posto da titolare, chiese a Trapattoni di farmi giocare». Le parole dell’ex attaccante della Juventus

Un soprannome, “Penna Bianca“, che ha definito un’epoca, un gol in una finale di Champions League che è entrato nella leggenda e un legame, quello con Gianluca Vialli, che è andato ben oltre il campo. Fabrizio Ravanelli non è stato solo un attaccante, ma un simbolo di grinta, un lottatore che con la sua fame e la sua tenacia ha conquistato le platee di tutta Europa, da Perugia a Marsiglia, passando per le notti magiche con la maglia della Juventus. La sua chioma bianca, spuntata quando era ancora un ragazzino, è diventata il suo marchio di fabbrica, ma dietro l’immagine iconica c’è la storia di un ragazzo partito dalla provincia e arrivato sul tetto del mondo, un uomo che ha vissuto il calcio con l’intensità di chi sa cosa significa lottare per ogni pallone. Oggi, a 56 anni, l’ex bomber si racconta in un’ppassionata intervista a La Gazzetta dello Sport, un viaggio tra i ricordi, gli aneddoti e un retroscena inedito su quella notte di Roma che ha cambiato per sempre la sua carriera.

A 14 ANNI AVEVA GIÀ I CAPELLI BIANCHI – «Ero un ragazzo e cominciarono a spuntare all’altezza delle tempie. A 18-19 ero tutto bianco. Non credo sia una questione di malattia o disfunzione, ma di dna, di genetica. A mio padre era capitata la stessa cosa. E così Fabrizio Ravanelli, attaccante ragazzino, diventò Penna Bianca. Qualcuno, con ironia, chiamava Ravanelli il Metallizzato. Poi mi trasformai in “Silver Fox” (Volpe Argentata, ndr) negli anni inglesi e in “Plume Blanche” (Piuma Bianca, ndr) negli anni francesi».

L’INCONTRO CON VIALLI – «Il Perugia non era più quello di prima. Accadde che a dicembre la Nazionale giocò al Curi un’amichevole e, prima della partita, a noi ragazzi del Perugia venne permesso di entrare negli spogliatoi. Su uno dei lettini per i massaggi, trovai Gianluca Vialli, il mio idolo. Mi ispiravo a lui. Glielo dissi, e lui mi chiese: “Che numero di scarpe hai?”. Risposi che portavo il 43. “Anch’io!”, esclamò. Poi rovistò nella borsa, estrasse un paio di Asics e me le regalò. Le conservo gelosamente».

DA IDOLO A COMPAGNO DI SQUADRA – «Alla vigilia di una partita contro il Napoli, la sera Trap venne nella nostra stanza e chiese a Gianluca come si sentisse. Vialli gli disse che stava bene, ma che avrebbe preferito riposare in vista dell’impegno contro il Benfica in Coppa Uefa. Trapattoni rimase sorpreso. Vialli aggiunse: “Mister, faccia giocare Fabrizio, è in formissima, non se ne pentirà”. Alla riunione tecnica, Trap annunciò la formazione con me titolare al posto di Gianluca. Vincemmo per 4-3, segnai un gol e lì la mia carriera svoltò. Questo per sottolineare come Vialli fosse un leader. Non soffriva di alcuna gelosia».

IL GOL IMPOSSIBILE IN FINALE DI CHAMPIONS – «È un gol che nasce dallo studio via video. Avevo osservato l’Ajax, una squadra fortissima, e mi ero accorto che a volte i loro difensori eccedevano nei palleggi, quasi sbeffeggiavano gli avversari. Abusavano della loro qualità, facevano un po’ i saccenti e si prendevano dei rischi. Arrivò questa palla alta e mi infilai tra Frank de Boer e Van der Sar. Intuii che ci potesse essere un’incomprensione e ne approfittai. Rubai il tempo, andai verso il fondo e calciai con una torsione. Lo spazio era minimo, imbucai il pallone nel corridoio giusto».

LA CESSIONE A SORPRESA DOPO LA VITTORIA – «Era la strategia di mercato della Juve di quegli anni, diretta da Moggi, Giraudo e Bettega. Cedettero Gianluca e me, come Paulo Sousa, e poi avrebbero fatto lo stesso con Vieri, Boksic, persino Zidane. Quanto a me, non dico che mi sentii tradito, ma ci rimasi male, questo sì. Venni colto di sorpresa, non ebbi il tempo di riflettere e in poche ore mi ritrovai al Middlesbrough. Con il senno di poi, forse avrei dovuto oppormi, ma andò così. Sempre con il senno di poi, mi viene da pensare che le due successive finali di Champions, perse dalla Juve, magari le avremmo vinte, se Gianluca ed io fossimo rimasti».

UN GIOCATORE IN CUI OGGI SI RIVEDE? – «Pio Esposito dell’Inter: mi piace la sua combattività. Se impara a difendere, ad attaccare i difensori come facevamo Vialli ed io… Uno in cui mi sono immedesimato però c’è stato anni fa e parlo di Mario Mandzukic della Juve. Mi ritrovavo proprio nella sua voglia di lottare fino alla fine».

Garlando: «Inter, hai perso l’anima! Troppi giocatori normali… Dove sono i poeti di Moratti!?»

Garlando: «Inter, hai perso l’anima! Troppi giocatori normali… Dove sono i poeti di Moratti!?». Il giornalista commenta così il mercato nerazzurro

Un’Inter senza più poeti, una squadra che ha smarrito la sua anima artistica e si è rifugiata nella noia di una “catena di montaggio”. Nell’editoriale per La Gazzetta dello Sport, Luigi Garlando lancia un accorato e nostalgico j’accuse, partendo da una vecchia intervista di Massimo Moratti per mettere a nudo i limiti di una squadra che, a suo dire, ha tradito la sua storia. L’ex presidente, ricorda Garlando, indicò i suoi quattro giocatori del cuore non nei più forti, ma nei più emozionanti: «Lennart Skoglund, Mario Corso, Evaristo Beccalossi e Alvaro Recoba. Per me rappresentano il sogno realizzato di chi ama il calcio». Poeti mancini, artisti del dribbling e della giocata folle, l’essenza di un club «nato in una taverna di artisti».

Questa romantica premessa serve a Garlando per descrivere, per contrasto, la sterilità dell’Inter di oggi, quella vista contro l’Udinese. Una squadra che «catapultava cross con la ripetitività e la noia di una catena di montaggio, in un’area friulana zeppa di corazzieri del Quirinale». Un muro che, secondo l’editorialista, non si scavalca con la forza, ma con la fantasia, con «una foglia morta di Mariolino» o «una mandrakata di Nacka». Il problema è che, oggi, all‘Inter mancano questi artisti. Dopo aver solo sfiorato Lookman, il club ha rinunciato a cercare un profilo simile, commettendo, secondo Garlando, un grave «errore».

La critica è profonda e strategica. Dopo l’era di Inzaghi e delle sue «linee di gioco razionali», serviva una sterzata decisa. Invece di cercare un’impossibile normalità, l’Inter avrebbe dovuto fare il contrario: «impazzire di genio. E riconnettersi alla sua storia». Con nuove idee, un nuovo allenatore e nuovi giovani talenti, il club avrebbe dovuto ritrovare quella vena di follia creativa che ha sempre contraddistinto i suoi eroi più amati. Invece, si ritrova a giocare un calcio prevedibile, senza quel lampo di genio capace di trasformare una partita in un’opera d’arte.

Donnarumma al City, ora è ufficiale: ingaggio faraonico

Donnarumma al City, ora è ufficiale: ingaggio faraonico per il portiere della Nazionale che era stato epurato dal Paris Saint-Germain

È ufficiale: Gianluigi Donnarumma lascia il Paris Saint-Germain e si trasferisce al Manchester City, dove prenderà il posto di Ederson. Il portiere classe 1999 della Nazionale italiana, dopo quattro stagioni in Francia, si prepara a vivere una nuova avventura in Premier League. La notizia segna anche la chiusura di un capitolo importante per Donnarumma, che in queste stagioni ha vinto numerosi trofei tra cui due Ligue 1 e una finale di Champions League, pur restando fuori rosa nelle ultime settimane a favore di Lucas Chevalier.

L’operazione prevede un costo totale di 25 milioni di euro versati al PSG per il cartellino del portiere, con un ingaggio da 15 milioni di euro lordi a stagione, cifra che lo colloca tra i portieri più pagati del pianeta calcio. Il contratto con il City sarà quinquennale e lo legherà al club inglese fino all’estate del 2030. L’obiettivo del portiere è contribuire a riportare il Manchester City ai massimi livelli dopo una stagione complicata e un avvio di campionato non privo di dubbi e difficoltà.

Per Donnarumma si tratta di una nuova sfida in Premier League, dove dovrà sostituire un portiere di livello mondiale come Ederson. Il City punta sull’esperienza e sulla leadership del numero uno italiano per consolidare la propria difesa e affrontare al meglio il campionato e le competizioni europee. La stagione 2025/26 sarà quindi il primo banco di prova per Donnarumma, pronto a confermarsi tra i migliori portieri al mondo.

COMUNICATO – «Il Manchester City è lieto di confermare l’ingaggio di Gianluigi Donnarumma dal Paris Saint-Germain, in attesa del nulla osta internazionale. Il portiere italiano, 26 anni, ha firmato un contratto quinquennale che lo legherà all’Etihad Stadium fino all’estate del 2030».

Rabiot al Milan: spunta il super bonus sull’ingaggio legato a un obiettivo

Rabiot al Milan: spunta il super bonus sull’ingaggio legato a un obiettivo. Il francese percepirà 3.5 milioni netti, ma in caso di Champions…

Il calciomercato estivo del Milan è terminato, e l’ultima notizia che sta facendo sognare i tifosi rossoneri riguarda l’arrivo di un grande nome per il centrocampo. Secondo le indiscrezioni de La Gazzetta dello Sport, il club milanese ha chiuso un importante accordo con Adrien Rabiot, il talentuoso centrocampista francese. Questo trasferimento non è solo un colpo di mercato, ma un segnale forte e chiaro della direzione che il nuovo Milan intende intraprendere sotto la guida del neo-direttore sportivo Igli Tare e del nuovo allenatore Massimiliano Allegri.

Rabiot è stato a lungo uno dei giocatori più desiderati in Europa, e il suo arrivo a Milano rappresenta un’opportunità eccezionale per rinforzare la squadra. L’accordo, come riportato da La Gazzetta dello Sport, prevede un ingaggio di 3,5 milioni di euro netti a stagione. Questa cifra, di per sé già significativa, è destinata a superare i 4 milioni di euro grazie a un bonus legato alla qualificazione in Champions League. Un incentivo che dimostra la grande ambizione del club e l’importanza del risultato sportivo per il progetto.

La trattativa, gestita con grande abilità dal direttore sportivo Igli Tare, ha visto il Milan superare la concorrenza di diversi club europei, attratti dalla possibilità di ingaggiare un giocatore del calibro di Rabiot. L’arrivo di Allegri in panchina ha sicuramente giocato un ruolo cruciale: il tecnico livornese conosce bene Rabiot per averlo già allenato alla Juventus e ha convinto il giocatore a sposare il progetto rossonero, offrendogli un ruolo da protagonista nel suo schema tattico.

L’inserimento di Rabiot nel centrocampo del Milan cambierà gli equilibri e fornirà a Allegri un’opzione versatile e di qualità. Il francese può ricoprire diverse posizioni, da mezzala a mediano, e la sua fisicità, unita a una grande tecnica e visione di gioco, lo rende il profilo ideale per un reparto che necessita di esperienza e sostanza. Con lui, il Milan si assicura un giocatore in grado di dettare i ritmi, recuperare palloni e inserirsi in zona gol, caratteristiche fondamentali per competere ai massimi livelli.

L’acquisto di Rabiot non è solo un affare economico, ma un investimento strategico sul futuro del club. La sua esperienza in campo internazionale, maturata con la Francia e in Champions League con la Juventus, sarà un valore aggiunto per i giovani talenti rossoneri. L’arrivo di Rabiot segna l’inizio di una nuova era per il Milan, un’era che punta a riportare il club ai vertici del calcio italiano, sotto la guida sapiente di due figure di spicco come Igli Tare e Massimiliano Allegri.

Calciomercato Lazio: restano ben 4 esuberi. A gennaio si potrà soltanto… La situazione

Calciomercato Lazio: restano ben 4 esuberi. A gennaio si potrà soltanto… La situazione per il club biancoceleste resta complicatissima

Il mercato estivo della Lazio si è chiuso senza le cessioni auspicate, lasciando una situazione di stallo che condizionerà pesantemente anche la finestra di gennaio. L’obiettivo primario del presidente Lotito e del direttore sportivo Fabiani era chiaro: sfoltire una rosa numerosa e tagliare il monte ingaggi per rientrare nel rigido limite dell’80% nel rapporto tra spese e ricavi. Un traguardo mancato, che di fatto blocca ogni manovra in entrata per l’immediato futuro.

La spada di Damocle finanziaria e gli esuberi a bilancio

Come riportato dal Corriere dello Sport, la conseguenza diretta di questa immobilizzazione è che, salvo sorprese, la Lazio potrà acquistare nuovi giocatori a gennaio solo a fronte di cessioni equivalenti. Ogni nuovo innesto dovrà essere finanziato da una partenza di pari valore economico. A pesare sul bilancio sono soprattutto i giocatori ai margini del progetto tecnico. Il caso più emblematico è quello di Samuel Gigot: il suo ingaggio da 1,8 milioni più bonus continua a gravare sulle casse del club. Il difensore, attualmente in Francia, è alle prese con un problema fisico non specificato tra anca e caviglia che potrebbe addirittura richiedere un’operazione chirurgica.

Oltre a lui, restano a Formello altri esuberi costosi. Toma Basic incide per 1,6 milioni, Mohamed Fares per 1 milione e Dimitrije Kamenovic per 600 mila euro. Tutti e tre sono fuori rosa e con il contratto in scadenza a giugno 2026, una situazione che rende difficile trovare acquirenti.

La possibile carta Basic per l’emergenza

Per liberare posti nella lista dei 25 per la Serie A, i primi “tagli” tra i giocatori over sono stati proprio Gigot e Basic. Tuttavia, per il centrocampista croato potrebbe aprirsi uno spiraglio in inverno. Qualora la Lazio dovesse perdere per la Coppa d’Africa i nuovi acquisti Fisayo Dele-Bashiru e Mohamed Belahyane, la società potrebbe rivalutare un reintegro di Basic. Una soluzione d’emergenza, nata più dalla necessità che da una reale scelta tecnica, per tamponare le assenze a centrocampo.

Napoli, ecco l’ultimo regalo di De Laurentiis: 60 milioni per il nuovo centro sportivo

Napoli, ecco l’ultimo regalo di De Laurentiis: 60 milioni per il nuovo centro sportivo. Serviranno 2 anni per dare luce al progetto

La prima pietra del nuovo centro sportivo del Napoli è, per ora, simbolica: un post sui social di Aurelio De Laurentiis. Ma dietro l’annuncio del presidente si cela un progetto ambizioso e dettagliato, destinato a dare finalmente al club una casa all’avanguardia. Come riportato da Il Mattino, la scelta per la nuova cittadella azzurra è ricaduta su un’area nel Casertano, un passo strategico per il futuro della società.

La location e l’accordo sul terreno

La località individuata è Succivo, al confine con il Comune di Gricignano d’Aversa. Al momento il terreno non è ancora di proprietà del club, ma il Napoli si è mosso con un’azione decisiva siglando, poche settimane fa, un atto che gli garantisce una priorità d’acquisto. L’accordo è stato raggiunto con l’attuale proprietà, che pare essere una famiglia di imprenditori del settore informatico. L’area si trova a ridosso del casale del Teverolaccio, in una posizione strategica per lo sviluppo del progetto. Nonostante questo primo passo fondamentale, la strada per la realizzazione è ancora lunga.

Il progetto: costi, tempi e la visione di De Laurentiis

La visione degli architetti di De Laurentiis è grandiosa. Il progetto prevede un investimento di circa 60 milioni di europer la costruzione di una struttura polifunzionale che comprenderà ben 12 campi di allenamento, oltre a foresterie per i giocatori e alberghi. Un complesso all’avanguardia pensato per le esigenze della prima squadra e del settore giovanile.

Tuttavia, i tifosi dovranno essere pazienti: si stima che per il completamento dell’opera ci vorranno almeno due anni a partire dall’effettiva apertura del cantiere. Per ora, al di là del post del presidente, nel Napoli le bocche restano cucite. Nessuna indiscrezione trapela dal club, che preferisce lavorare in silenzio a un progetto che potrebbe cambiare la storia della società.

Guido Vaciago: «Ecco chi vince lo scudetto!». La previsione che fa discutere

Guido Vaciago: «Ecco chi vince lo scudetto!». La previsione che fa discutere. E sulla Juve… Così il direttore di Tuttosport a mercato finito

Un verdetto emesso ancora prima di scendere in campo, uno scudetto, quello del mercato, che ha già un vincitore designato. Nell’editoriale per Tuttosport, il direttore Guido Vaciago analizza con lucidità e pragmatismo la sessione estiva delle big di Serie A, incoronando il Napoli come la regina incontrastata. Per lui, la campagna acquisti orchestrata da Giovanni Manna è un capolavoro di strategia e tempismo, una dimostrazione di forza che proietta gli azzurri come i grandi favoriti per il titolo.

L’analisi di Vaciago è un’investitura totale per il club di De Laurentiis. «Il Napoli ha vinto lo scudetto del mercato e sarà dura (dura, non impossibile) strappargli quello vero, di scudetto», scrive il direttore, sottolineando come la dirigenza abbia lavorato in modo impeccabile. «Salta agli occhi la differenza con la campagna acquisti orchestrata da Giovanni Manna, che ha tessuto fin dalla primavera il colpo De Bruyne […] ha sistemato chirurgicamente alcune carenze (Elmas, Milinkovic-Savic), ha scommesso su Lucca e, colpito dalla tegolata dell’infortunio di Lukaku, ha fulmineamente reagito, prendendosi Hojlund. Che gli vuoi dire? Bravo».

Di tutt’altro tenore, invece, il giudizio sulle rivali. L’Inter ha condotto un «mercato strano», lasciando un «forte senso di incompiutezza», con un attacco a cui manca l’uomo capace di saltare l’avversario e una difesa che presenta ancora dei dubbi. La Juventus, pur con i «fuochi d’artificio» finali di Zhegrova e Openda, non ha risolto i suoi problemi strutturali: «il problema della Juventus, comunque, rimangono la qualità tecnica del centrocampo e una certa carenza sulle fasce».

L’editoriale si chiude con una riflessione amara ma lucida sullo stato del calcio italiano. L’Atalanta che compra da Inter e Milan certifica un «ribaltamento dei ruoli», ma la vera fotografia del nostro movimento è un’altra: «Il fatto che si debba googolare più della metà dei nuovi acquisti stranieri della Serie A è una nitida fotografia di quello che siamo diventati: una lega che cresce i talenti per rivenderli». Un campionato che, come conclude Vaciago citando De Laurentiis, «senza grandi attori si arrangia con la trama».

Zazzaroni: «Premier è Arabia d’Europa, noi Serie Arzilla. Miglior colpo De Bruyne, ma cammina»

Zazzaroni: «Premier è Arabia d’Europa, noi Serie Arzilla. Miglior colpo De Bruyne, ma cammina». Il commento del direttore del Corriere dello Sport

Ivan Zazzaroni, nel suo editoriale per il Corriere dello Sport, commenta così la sessione di mercato appena conclusa in Serie A.

«Agli inglesi non va proprio giù di essere secondi nel calcio: per questo nel giro di una sola estate la Premier ha fatto l’impossibile per effettuare il controsorpasso ed è così diventata l’Arabia d’Europa, mentre l’Arabia originale e “semi-moralizzata” economicamente ha segnato il passo.

L’ultimo colpo da sboroni – naturalmente Inghilterra su Inghilterra – è stato Alexander Isak dal Newcastle al Liverpool per 150 milioni e ci ha fatto sentire sempre più distanti da Marte, inferiori, individualisti e poveri: da quelle parti hanno mosso oltre 3,3 miliardi di euro.  

In Italia continuiamo ad andare in salita col freno a mano tirato: procediamo per prestiti dell’ultima ora, diritti e obblighi quasi sempre condizionati, clausole, bonus facili e difficili e soprattutto fidejussioni (quando la fiducia è una cosa poco seria). 

L’affare dell’estate è stato essenzialmente mediatico e ha interessato Ademola Lookman, Atalanta e Inter: subìto il rifiuto a 45 milioni, Marotta ha aspettato invano che Percassi si manifestasse e il giorno in cui Ausilio è andato a trattare Zalewski ha comunicato la resa. Dunque, un passaggio a vuoto. 

Dopo aver discusso per mesi e anni e fallimenti azzurri di giovani da crescere, sperabilmente italiani, abbiamo importato (o riportato) Modric, Dzeko, Matic, Albiol, Vardy e Ciro, più di 230 anni in sei. Gente di livello, per carità, ma un filo datata.  

Siamo diventati la Serie Arzilla. Ma non buttiamoci ancora più giù.  

Visto che le classifiche di gradimento piacciono tanto, vi consegno la mia, personalissima e contestabilissima. 

Soltanto il Napoli s’è mosso rispettando un ambizioso programma tecnico che ha comunque contemplato qualche correzione in corsa.  

Al primo posto metto infatti De Bruyne, anche perché non mi sarei mai aspettato di vederlo dalle nostre parti. Completato il trattamento Conte, Kevin dovrebbe mettere le gambe al servizio di un cervello di assoluta superiorità. Il calcio camminato, ancorché illuminante, non è vincente».

Calciomercato Roma: 0 colpi negli ultimi giorni. La reazione di Gasperini

Calciomercato Roma: 0 colpi negli ultimi giorni. La reazione di Gasperini al mancato botto finale per rinforzare la squadra

L’ultimo giorno di mercato della Roma si chiude con un bilancio a due facce, che contrappone nettamente la percezione esterna alla visione interna del club. Da un lato, c’è la palpabile delusione della piazza per un finale mesto e senza colpi. Le trattative per rinforzare la squadra con nomi come Dominguez, Pessina o attraverso un complesso scambio Dovbyk-Gimenez con il Milan non si sono concretizzate, lasciando l’amaro in bocca a chi si aspettava il classico botto finale.

Questa insoddisfazione riflette quella di altri ambienti esigenti del calcio italiano, primo tra tutti quello dell’Atalanta. Il malumore dei tifosi romanisti, infatti, è stato paragonato a quello, ormai noto, di Gian Piero Gasperini, un allenatore che si aspettava (eufemismo) “qualcosa di più” dalla sua dirigenza per completare la rosa. La sensazione diffusa, quindi, è quella di un’opportunità mancata, acuita dalla cessione del giovane talento Federico Coletta al Benfica. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Dall’altro lato, però, a Trigoria la prospettiva è diametralmente opposta. La dirigenza giallorossa è, infatti, molto soddisfatta della campagna acquisti nel suo complesso. Il vero successo, secondo il club, non sta in un acquisto dell’ultimo minuto, ma nell’aver resistito alle sirene del mercato, trattenendo tutti i pezzi pregiati come Koné, Svilar e Ndicka.

La società è convinta di aver costruito una squadra più forte dello scorso anno, operando con intelligenza entro i limiti del Financial Fair Play e chiudendo ben otto acquisti di qualità prima del rush finale. La spiegazione ufficiale per l’immobilismo delle ultime ore è netta: nessuna delle possibili operazioni ha convinto fino in fondo. Una scelta di coerenza, dunque, che prevale sulla frenesia dell’ultimo giorno.

Calciomercato Inter: svelato il motivo della cessione di Pavard. In più occasioni…

Calciomercato Inter: svelato il motivo della cessione di Pavard. In più occasioni… Il retroscena sull’addio del difensore francese

Il mercato Inter estivo si è chiuso con una mossa a sorpresa, che ha modificato gli equilibri della retroguardia. I nerazzurri hanno infatti lasciato partire Benjamin Pavard, difensore francese classe 1996 e campione del mondo nel 2018, passato all’Olympique Marsiglia con la formula del prestito con diritto di riscatto. Contestualmente è stato ufficializzato l’arrivo di Manuel Akanji, centrale svizzero del 1995 proveniente dal Manchester City, anche lui in prestito con diritto di riscatto che potrebbe trasformarsi in obbligo al verificarsi di determinate condizioni.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, alla base della decisione ci sarebbe stata la volontà di Pavard di cambiare aria. Il francese, che in più occasioni aveva espresso il desiderio di tornare in patria, non appariva più pienamente concentrato sul progetto interista. A confermarlo il fatto che Cristian Chivu, tecnico nerazzurro, lo aveva tenuto in panchina nella sfida persa contro l’Udinese, preferendogli Yann Bisseck, autore però di un errore decisivo.

Akanji, un rinforzo di esperienza e motivazioni

Se Pavard lascia Milano con il rimpianto di non aver inciso come previsto, Akanji arriva con la voglia di rilanciarsi in un palcoscenico competitivo. Colonna della nazionale svizzera, l’ex Borussia Dortmund e City ha scelto i nerazzurri proprio per la possibilità di disputare la Champions League, rifiutando di recente anche l’interesse del Milan.

Il suo curriculum parla chiaro: 12 trofei in carriera, tra cui la Champions League vinta a Istanbul nel 2023 proprio contro l’Inter. Difensore solido e duttile, può giocare sia al centro della retroguardia sia sul centrodestra, adattandosi alle esigenze tattiche del nuovo allenatore.

Una manovra rapida e inattesa

Fino alla vigilia, la dirigenza interista non aveva intenzione di muoversi ulteriormente sul mercato, forte dei cinque innesti già conclusi. Ma le difficoltà difensive evidenziate a San Siro e il malumore crescente di Pavard hanno portato Piero Ausilio, direttore sportivo del club, a chiudere in extremis un’operazione repentina e strategica.

L’Inter si ritrova così con un volto nuovo in difesa e con la speranza che Akanji sappia portare stabilità ed entusiasmo a un reparto che ha mostrato fragilità.

Calciomercato Milan: da Akanji e Gomez a… Odogu. Cosa è successo

Calciomercato Milan: da Akanji e Gomez a… Odogu. Cosa è successo e perché i rossoneri alla fine hanno preso il classe 2006

Nel giorno più lungo del calciomercato, i tifosi del Milan si sono svegliati con una doppia delusione. Non solo hanno visto il primo obiettivo per la difesa, Manuel Akanji, firmare per i cugini dell’Inter, ma hanno anche assistito al clamoroso dietrofront per Joe Gomez. Invece del tanto atteso leader d’esperienza, sul pianeta rossonero è sbarcato a sorpresa David Odogu, un promettente difensore classe 2006 prelevato dal Wolfsburg. Un profilo completamente diverso da quello che il club sembrava cercare per offrire un’alternativa di spessore a Massimiliano Allegri, ma il cambio di strategia è stato reso necessario dalle frenetiche ore finali delle trattative.

Il retroscena: l’affare Gomez bloccato sul più bello

La cronaca delle ultime 24 ore di mercato del Milan ha i contorni del giallo. Il club rossonero, infatti, aveva raggiunto un accordo totale sia con il Liverpool che con Joe Gomez. Sul tavolo c’erano 15 milioni di euro per i Reds e un ricco contratto di quattro anni per il centrale inglese. L’operazione era così avanzata che era già stato prenotato un volo per portare il difensore a Milano in mattinata per le visite mediche e la firma.

Tutto è stato bloccato intorno alle 10 del mattino direttamente dal Liverpool. Il club inglese, campione in carica della Premier League, non è riuscito a chiudere per il sostituto designato, Marc Guehi del Crystal Palace. Nonostante il fallimento dell’operazione, il Milan ha atteso un segnale positivo fino alle 16, sperando in una riapertura che non è mai arrivata. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Chi è David Odogu, il “nuovo Thiaw”

Messo alle strette, il Milan si era già cautelato, chiudendo l’operazione per David Odogu, considerato dagli scout del club come il “nuovo Thiaw”. L’affare è stato concluso per 10 milioni di euro, bonus compresi, con il giovane tedesco che indosserà la maglia numero 27. Ma che tipo di giocatore è il 19enne cresciuto tra Union Berlino e Wolfsburg?

La qualità che ha maggiormente impressionato la dirigenza rossonera è la sua aggressività nell’uno contro uno, unita a un’ottima abilità nel gioco aereo e a una buona tecnica in fase di impostazione. Nonostante le sole 3 presenze da professionista, il suo potenziale è indiscutibile. Nel 2023 si è laureato Campione del Mondo e d’Europa con la Germania Under 17, giocando quasi sempre da titolare e attirando l’interesse del Chelsea l’anno successivo.

Fuori dal campo, Odogu è descritto come uno studente modello, tanto da aver sostenuto esami di storia e geografia durante il Mondiale vinto in Indonesia. Una testa fina al servizio di un fisico imponente: il Milan scommette su di lui per il futuro della propria difesa.

Calciomercato Juventus: clamoroso retroscena Kolo Muani. Il PSG ha chiamato alle 3 di notte per…

Calciomercato Juventus: clamoroso retroscena Kolo Muani. Il PSG ha chiamato alle 3 di notte per… Il francese si è accasato alla fine al Tottenham

Il calciomercato estivo della Juventus si è concluso con un colpo di scena degno di una telenovela, che ha visto sfumare un grande obiettivo e concretizzarsi un’alternativa di altissimo profilo. Al centro della trama, il nome di Randal Kolo Muani, attaccante del Paris Saint-Germain, a lungo corteggiato dai bianconeri. La trattativa, protrattasi per mesi tra incontri, call e accordi preliminari, ha subito una brusca interruzione nelle ore finali della sessione di mercato.

Il tentativo notturno del PSG per Kolo Muani

Quando ormai la Juventus aveva virato su altri obiettivi, è arrivata la mossa a sorpresa del PSG. In piena notte, intorno alle 3, il club parigino ha contattato la dirigenza bianconera, aprendo clamorosamente alla formula del prestito secco per Randal Kolo Muani. Una possibilità che, se offerta prima, avrebbe probabilmente cambiato il destino del mercato juventino. Tuttavia, era troppo tardi: la Juventus aveva già definito e chiuso l’operazione per un nuovo centravanti, beffando di fatto il tentativo tardivo dei francesi. Il “figliol prodigo” francese si è accasato ancora in affitto al Tottenham per la modica cifra di 5 milioni. A riportarlo è La Gazzetta dello Sport.

La svolta Vlahovic e le richieste insostenibili

La decisione della Juventus di abbandonare la pista Kolo Muani era maturata già nei giorni precedenti. Il punto di svolta è stato la permanenza di Dusan Vlahovic. Una volta avuta la certezza che il centravanti serbo non si sarebbe mosso, nonostante l’interesse di club come il Milan, la strategia bianconera è cambiata. Le esose richieste del PSG, che valutava il cartellino di Kolo Muani circa 60 milioni di euro tra prestito e obbligo di riscatto, unite a un ingaggio da 8 milioni di euro netti a stagione, sono state giudicate insostenibili dalla Continassa. Un’operazione troppo onerosa e fuori dai nuovi parametri finanziari del club.

Openda: la scelta strategica per l’attacco bianconero

Abbandonata la costosa pista francese, la Juventus si è mossa con rapidità e decisione su Loïs Openda. L’attaccante belga ha rappresentato la scelta ideale, un colpo strategico che ha messo d’accordo area tecnica e dirigenza. Più giovane di Kolo Muani (Openda ha 25 anni), il belga ha convinto per numeri, qualità e, soprattutto, per la sostenibilità dell’operazione. Con un ingaggio decisamente più contenuto, pari a circa 4 milioni di euro, Openda si inserisce perfettamente nella nuova politica di gestione dei costi del club. La Signora ha così trovato un accordo vantaggioso per tutti, assicurandosi un attaccante moderno, veloce e prolifico, mettendo al sicuro il presente e il futuro del proprio reparto offensivo.

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