Pagina 677 – Calcio News 24

Pierpaolo Marino: «Napoli da Oscar, è la squadra da battere. Vlahović? Un masochista»

Pierpaolo Marino: «Napoli da Oscar, è la squadra da battere. Vlahović? Un masochista». Le dichiarazioni del noto dirigente

Da Maradona a Samardžić, da Hamsik a Iaquinta. Pierpaolo Marino ha attraversato quarant’anni di calciomercato da protagonista, unendo intuito, competenza e una profonda conoscenza del calcio. La sua è una delle voci più autorevoli e rispettate per analizzare le strategie dei club, un “maestro” che non ha mai paura di dire la sua. Alla chiusura di una sessione estiva ricca di colpi di scena, l’ex direttore di Napoli e Udinese, in un’intervista esclusiva a Tuttosport, ha stilato le sue personalissime pagelle, incoronando la regina del mercato, analizzando le incognite delle big e lanciando una provocazione tanto audace quanto affascinante su uno dei giocatori più discussi della Serie A.

L’OSCAR DEL MERCATO – «Tra le grandi il Napoli, che ha completato molto bene la rosa. Anzi, ora a centrocampo rispetto al modulo dello scorso anno ha un uomo in più. La scommessa è per Conte, che nelle prime due giornare l’ha vinta: giocare con De Bruyne, McTominay, Lobotka e Anguissa, rinunciando a un’ala pura a sinistra».

CHI DOPO GLI AZZURRI – «La Juve. È stata condizionata sia da un punto di vista di bilancio che da un punto di vista tecnico della posizione di Vlahovic, ma ha fatto comunque un grande colpo con Jonathan David. E più in generale, grazie alla proprietà che si è esposta ancora una volta, in mano a Tudor è stata messa una squadra in grado di combattere per le prime quattro posizioni. Prima compresa, anche se il Napoli è il favorito».

VLAHOVIC – «Vlahovic mi ricorda il classico masochista, che si fa male da solo e poi, quando è ferito e ha tutti contro, pubblico, società, stampa, reagisce quasi come se nelle sofferenze godesse. Forse queste situazioni lo hanno stimolato, ma resta il dubbio di un giocatore che deve giocare con un contratto che scade e non so fino a che punto rischierà la propria incolumità… Mi pare comunque che Tudor lo stia utilizzando al meglio».

L’INTER – «Un mercato sufficiente, ma non entusiasmante. Aveva bisogno di un difensore per abbassare l’età del reparto e invece è andata su Lookman, del quale avendo in casa Pio Esposito non c’era poi troppa necessità. Si è ripresa alla fine con Akanji».

L’ATALANTA – «Come per Vlahovic alla Juve, è da scoprire quanto Lookman si reintegrerà nel contesto ambientale, societario e di squadra, perché è un giocatore che fa la differenza. Il pubblico atalantino è passionale e certi comportamenti non li dimentica in fretta, giustamente. Recuperando Lookman, l’Atalanta è sui livelli dello scorso anno».

LA ROMA DI GASPERINI – «Ha operato molto bene. Mi piace Ferguson e mi piace Bailey, peccato che si sia infortunato. Ma la star del mercato è Gasperini: si vede già come abbia plasmato la Roma».

IL MILAN – «È stato curioso vedere una società come il Milan arrivare agli ultimi giorni per completare la squadra. Non è un mercato che mi ha entusiasmato, ma il vero colpo lo hanno fatto con Allegri. E con Rabiot, che però è arrivato in scia di Allegri».

CHI L’HA STUPITA FUORI DALLE BIG – «Il Como ha fatto una campagna acquisti sontuosa. Se devo fare un nome tra tanti dico Van der Brempt. E poi la conferma di Nico Paz. L’Udinese con la conferma di Solet e gli arrivi di Zaniolo e Zanoli può ambire all’Europa».

Lazio, Lotito ha bisogno dello sponsor: sta per chiudere con…

Lazio, Lotito ha bisogno dello sponsor: sta per chiudere con… Ultimissime sulle trattative condotte dal patron biancoceleste

Ventisette giorni per rimettere in sesto i conti e garantire un futuro operativo sul mercato di gennaio. La S.S. Lazio si trova di fronte a una sfida cruciale, con l’indice del “costo del lavoro allargato” che incombe come una spada di Damocle sulla gestione del club. Come analizzato da Il Messaggero, questo parametro, che misura il rapporto tra i costi (stipendi, ammortamenti e commissioni) e i ricavi, è l’ultimo ostacolo che fotografa le difficoltà economiche delle società di Serie A.

Per la stagione in corso, 2025/26, il regolamento impone che tale rapporto non superi la soglia dello 0,8, un limite destinato a diventare ancora più stringente (0,7) nella prossima annata. Proprio questo indice aveva bloccato le operazioni estive della società biancoceleste, costringendola a navigare a vista e a pianificare una strategia di rientro che, finora, non ha dato i frutti sperati.

La strada maestra per un risanamento immediato sarebbe stata una ricapitalizzazione, ma il presidente Claudio Lotito ha scartato questa ipotesi, preferendo puntare tutto sulle cessioni per abbassare il monte ingaggi e generare plusvalenze. La missione, tuttavia, si è rivelata un fallimento parziale. Le partenze dei soli Casale, Tchaouna e Ruggeri non sono state sufficienti a compensare la permanenza di giocatori considerati in esubero come Noslin, Gigot, Basic, Fares, Kamenovic e Hysaj, i cui stipendi continuano a pesare sul bilancio.

Con il mercato chiuso e le uscite bloccate, alla Lazio resta una sola carta da giocare per evitare di dover operare nuovamente a saldo zero nella finestra di mercato invernale: la sponsorizzazione. Il patron Lotito, attualmente a Cortina, sta lavorando intensamente per chiudere un accordo strategico con una “tech company” di primo piano. L’obiettivo è ottenere un cospicuo anticipo finanziario da iscrivere a bilancio, una mossa che fornirebbe l’ossigeno necessario per sbloccare le trattative di gennaio e dare respiro alla gestione economica. Filtra fiducia dall’ambiente biancoceleste, ma il tempo stringe: le prossime mosse del presidente saranno decisive per il futuro prossimo della Lazio.

Cristiano Doni: «Calcioscommesse, che trauma, ma i tifosi dell’Atalanta mi vogliono bene. Potevo andare alla Juve e alla Roma. Il giocatore più forte era…»

Cristiano Doni: «Calcioscommesse, che trauma, ma i tifosi dell’Atalanta mi vogliono bene». Le dichiarazioni dell’ex attaccante della Dea

Un condottiero in campo, un uomo che ha trovato la pace fuori. Cristiano Doni non è stato solo un calciatore, ma un numero 10 anomalo, un leader tecnico ed emotivo che ha incarnato l’anima dell’Atalanta, diventandone il miglior marcatore di sempre. La sua carriera, però, è stata spezzata da una delle pagine più buie del calcio italiano, lo scandalo del calcioscommesse del 2011, un’accusa che lo ha travolto, trasformandolo in un “capro espiatorio” e costringendolo a una fine ingiusta. Ma Doni, come in campo, non si è arreso. Ha affrontato la “macchina del fango”, ha trovato la forza di rialzarsi e, a distanza di anni, ha costruito una nuova vita da imprenditore, trovando nel tennis, nel padel e nell’affetto della sua gente la serenità che il calcio gli aveva tolto. Oggi, a 52 anni, a La Gazzetta dello Sport l’ex capitano della Dea si racconta, un viaggio a cuore aperto tra i ricordi di un’epoca d’oro, le ferite mai del tutto rimarginate e la consapevolezza di essere diventato un “uomo migliore”.

L’IMMAGINE PIU’ CARA – «La mano sotto il mento, la maglia dell’Atalanta addosso. Con quella mi sentivo Superman, è la numero 27, scelta in omaggio a Gilles Villeneuve, l’idolo di quando da ragazzino seguivo la Ferrari con mio papà. Ho appena segnato, sono felice con la mia gente».

IL CRISTIANO BAMBINO – «Ero gracile. A sedici anni d’un colpo sono cresciuto 18 centimetri. Simpatizzavo per la Roma, sono nato lì. Mi piaceva Pruzzo perché era di Crocefieschi, il paese di mia mamma, ammiravo Van Basten. Sono cresciuto a Verona, mi chiamavano “Cricchio”. Ero bravino a basket, innamorato del tennis. Il tennis mi ha aiutato dopo il periodo buio, sono un categoria 3.1. Ho una venerazione per Federer. Hai presente la perfezione? Lui».

LA SVOLTA DELLA SUA CARRIERA – «L’incontro con Sergio Buso, una persona speciale (si commuove, ndr). Allenava le giovanili del Modena, vide in me qualità che non sapevo di avere. Non ero un predestinato. Ero stato bocciato dalla Primavera del Verona e del Bologna, Buso mi spalancò un orizzonte».

CHE GIOCATORE ERA – «Un 10 poco ortodosso, ora trequartista, ora centravanti di movimento, ora mezzala sinistra. Correvomolto, ero resistente. A Pistoia mi chiamavano Principe, a Bologna Ulivieri mi soprannominò Anatrone. E poi avevo il fiuto del gol, ero un attaccante a fari spenti: quel ruolo me lo diede Vavassori all’Atalanta, gli devo molto».

LE È MANCATA LA GRANDE SQUADRA – «No, nessun rimpianto. Potevo andare alla Juventus, ma l’Atalanta chiese troppo e in fondo ne fui felice, volevo restare a Bergamo. Poi la Roma: Spalletti mi voleva come vice-Totti, mi chiamava Pradè e mi faceva ascoltare il jingle della Champions: ti piace? Avevo già 34 anni, risposi grazie, ma no, io rimango all’Atalanta».

IL COMPAGNO DI SQUADRA PIÙ FORTE – «Non ho dubbi: Morfeo. Un fenomeno, che con i piedi parlava una lingua bellissima».

IL CALCIOSCOMMESSE – «Mi hanno messo un’etichetta, ma non era la mia. I carabinieri all’alba a casa, i cinque giorni in prigione, le prime pagine dei giornali. È crollato tutto, sono diventato il capro espiatorio, oggi so cosa significa finire nella macchina del fango. Ne sono uscito traumatizzato, ma ciò che non uccide fortifica. Per la maglia dell’Atalanta ho sputato sangue, eppure tutto mi si ritorceva contro. Oggi a Bergamo la gente mi vuole bene, questo è quello che resta. Sono stato condannato per due partite: sì, sapevo che quelli del Piacenza vendevano le partite, l’ho accettato, tutto lì, sono stato uno stupido».

COSA HA IMPARATO – «Sono diventato un uomo migliore. Ho mangiato tanta merda, il rischio alla fine è quello di farsela piacere, ma io mi sono tirato su le maniche e oggi sono un imprenditore. Ho un ristorante e altri locali a Maiorca, a Bergamo ho aperto un centro sportivo, il “27 padel”. Tifo Atalanta, ma con la giusta distanza. Ho una figlia di 22 anni e un figlio di 12 che gioca a pallone, il suo idolo è il Papu Gomez. È nato quando non vedevo la luce, mi ha salvato».

Calciomercato Serie A: solo il 18% della spesa è per gli italiani. E i talenti fuggono all’estero

Calciomercato Serie A: solo il 18% della spesa è per gli italiani. E i talenti fuggono all’estero. Il nostro campionato investe sempre meno sul “Made in Italy


Una Serie A sempre più esterofila, un campionato che vende bene all’estero ma che investe sempre meno sui talenti di casa nostra. L’inchiesta del Corriere dello Sport sul calciomercato estivo 2025 è un’analisi impietosa che mette a nudo le contraddizioni di un sistema che, pur continuando a muovere cifre da capogiro, sembra aver smarrito la sua identità. I numeri, elaborati su dati Transfermarkt, sono la fotografia di una tendenza ormai consolidata: la nostra Serie A è diventata una terra di conquista e di passaggio, brava a scovare talenti a prezzi competitivi ma incapace di trattenerli.

Il dato più allarmante è quello che riguarda gli investimenti sul “Made in Italy”. «Ogni 100 milioni di euro investiti sul mercato dai club di Serie A solo 17,9 sono spesi per ingaggiare calciatori italiani». Una cifra irrisoria, che si bilancia con un altro, significativo, indicatore: «ogni 100 milioni incassati dai club del nostro campionato, 62,3 arrivano dall’estero». Se da un lato questa capacità di esportare è un segnale di salute economica, dall’altro, come sottolinea l’inchiesta, nasconde una «trappola insidiosa»: è il segno di «una debolezza del nostro campionato, magari ancora bravo a intercettare talenti […] ma sempre meno in grado di trattenerli a lungo nelle nostre squadre». Le stelle, italiane e non, vanno a brillare altrove, come dimostra il caso Leoni, finito al Liverpool.

In questo scenario, a distinguersi in controtendenza è la Fiorentina, la squadra che in proporzione ha investito di più in Italia, con l’85,3% del budget, di cui un incredibile 54,5% su giocatori italiani. Un modello virtuoso, seguito dal Cagliari. Ma la maggior parte dei club, soprattutto le big, guarda altrove. E se società come Como, Genoa e Parma hanno una chiara “vocazione internazionale”, a sorprendere è la strategia delle grandi, che preferiscono investire su profili stranieri, forse anche per una maggiore facilità di rivendita futura.
L’inchiesta si chiude con una riflessione amara ma lucida. La Serie A, per la terza stagione consecutiva, ha superato il miliardo di euro di investimenti. Ma dietro questi numeri da capogiro si nasconde una realtà preoccupante: un campionato che si sta impoverendo tecnicamente, che non crede più nei suoi talenti e che, forse, ha smarrito la strada per tornare a essere il più bello del mondo.

Vaciago: «Rinnovo Yildiz, il calcio ha bisogno di simboli, non solo di plusvalenze. Basta trading selvaggio, servono nuove stelle polari per i tifosi»

Vaciago: «Rinnovo Yildiz, il calcio ha bisogno di simboli, non solo di plusvalenze». Il commento del direttore di Tuttosport

Un editoriale che è un’elegia per un calcio che non c’è più, un grido d’allarme contro la deriva di un sistema che ha barattato le bandiere per le plusvalenze. In un pezzo su Tuttosport, il direttore Guido Vaciago parte dal rinnovo imminente di Kenan Yildiz per lanciare una profonda riflessione sulla perdita dei simboli e sull’urgente necessità, per la Juventus e per tutto il calcio, di ritrovare dei “tedofori credibili” per tenere viva la fiamma della passione.
Il punto di partenza è il paragone, definito «ingombrante» e «stucchevole», tra Yildiz e Del Piero. Un accostamento che, secondo Vaciago, non aiuta la crescita del giovane talento, ma che al tempo stesso svela il bisogno disperato del popolo bianconero di aggrapparsi a una nuova stella polare, in un cielo sbiadito dall’addio ai campioni dei nove scudetti. Il rinnovo fino al 2030 del giovane turco è una speranza, la possibilità di costruire «un’altra bandiera, un simbolo, un idolo transgenerazionale».

Ma è proprio qui che l’analisi si fa più amara. Il calcio moderno, scrive Vaciago, ha cancellato il concetto di bandiera. «Il trading selvaggio messo in piedi da dirigenti e procuratori negli ultimi 20 anni ha cancellato il concetto di bandiera e i tifosi lo hanno accettato forse un po’ troppo passivamente». Ci siamo ritrovati a parlare di «plusvalenze, monteingaggi, perfino di indice di liquidità», dimenticando che ci siamo innamorati di questo sport «perché c’erano giocatori sempre con la stessa maglia che accendevano la nostra fantasia».

La conclusione è una domanda potente e provocatoria, un invito a riflettere sul vero valore di una bandiera. «Davvero si può ritenere conveniente scambiare l’immenso amore che ricevono i Del Piero, i Maldini, i Totti, gli Zanetti per un pugno di euro?». Forse, suggerisce il direttore, è proprio nel passato, nel coraggio di investire sulla fedeltà e sul senso di appartenenza, che il calcio deve cercare il suo futuro, «se davvero ne vuole costruire uno e non solamente venderselo».

Koulibaly: «Ecco perché ho lasciato l’Europa. Vi racconto cos’è davvero il calcio arabo. Napoli, ti amo. La mia Academy per il Senegal. Con Inzaghi parliamo dell’Inter…»

Koulibaly: «Napoli, ti amo. Ecco perché ho lasciato l’Europa. Con Inzaghi parliamo dell’Inter…». Le parole del difensore senegalese

Un leone dal cuore d’oro, un campione che ha trasformato i successi della sua carriera in un’opportunità per restituire qualcosa alla sua Africa. Kalidou Koulibaly non è solo un difensore, ma un uomo con una missione. Lontano dai riflettori europei, nella sua nuova vita all’Al-Hilal, non ha mai smesso di guardare al futuro, quello dei “piccoli leoni” della sua Mbarody Football Club, un’Academy appena inaugurata in Senegal per togliere i ragazzi dalla strada e trasformarli in “uomini con la U maiuscola”. Ma il suo sguardo è sempre rivolto anche al passato, a quel Napoli che gli è rimasto nel cuore e che, a suo dire, ha tutte le carte in regola per stupire ancora. A La Gazzetta dello Sport, “KK” si racconta, un ruggito dolce che unisce l’impegno sociale, l’amore per il calcio e un sogno, quello di un mondo senza razzismo.

IL SENEGAL – «Quando sono venuto in Arabia Saudita, ho pensato soprattutto alla possibilità di investire per regalare al Senegal e all’Africa qualcosa di ciò che ho ricevuto. L’Academy è stata il desiderio di sempre mio e di mio fratello Amadou, era un anno e mezzo che volevamo questo momento. Speriamo di poter rappresentare la locomotiva del futuro. Abbiamo visto tremila ragazzi, siamo stati in 18 città, arrivando sino in Gambia. Ne abbiamo scelti sedici. Offriamo alloggi, vestiti, le lezioni a scuola, controlli medici e in cambio chiediamo solo rispetto».

NAPOLI – «Amo tutti i club che mi hanno accolto e regalato soddisfazioni ma Napoli di più, ha un posto speciale per me. Sono felicissimo per i due scudetti, testimoniano la capacità della società nel restare tra le grandi. E penso che pure quest’anno possa farcela, De Laurentiis e Conte hanno posto le condizioni per riprovarci e riuscirci. Certo, le avversarie non mancano, c’è l’Inter, poi anche il Milan e la Juventus, ma se prendi una leggenda del calcio come De Bruyne, vuol dire che hai intenzioni grossissime».

SIMONE INZAGHI – «Lui sa che tifo Napoli, ovviamente. Persona splendida e allenatore di livello, con la storia che lo racconta in pieno con le due finali di Champions e uno scudetto con l’Inter, con ciò che ha realizzato alla Lazio. Parliamo tanto, ovviamente in italiano. E ha uno staff preparatissimo, mi trovo benissimo».

HA LASCIATO TROPPO PRESTO L’EUROPA – «Non ho rimorsi per la mia carriera e sono soddisfatto di essere venuto in Arabia Saudita. All’estero c’è una percezione sbagliata su questo calcio. Al Mondiale per Club, abbiamo fatto bella figura e Inzaghi m’è parso contento delle nostre prestazioni».

ALBIOL – «Mi ha reso il calciatore che sono e non smetterò mai di dirgli grazie, di volergli bene. Un professionista esemplare».

AVREBBE POTUTO GIOCARE CON OSIMHEN – «C’è stato modo di sentirci, gli ho illustrato con franchezza la nostra realtà in Arabia Saudita, gli ho spiegato che c’è una visione limitata o distorta del nostro torneo. Mi ha spiegato che Istanbul ha accolto con entusiasmo lui e la sua famiglia, che ci sono ambizioni forti. Ha fatto la sua scelta. Gli auguro il meglio».

LE SUE BATTAGLIE CONTRO IL RAZZISMO HANNO LASCIATO IL SEGNO – «Prego affinché il fenomeno sparisca del tutto. È una malattia che va combattuta assieme. Mi pare che ci siano sempre meno episodi e dunque che siano stati fatti passi in avanti. La gente deve capire che il calcio è amore non odio».

Calciomercato Milan: la bordata del padre di Gimenez a Tare

Calciomercato Milan: la bordata del padre di Gimenez a Tare. Volano stracci in casa rossonera dopo le dichiarazioni del dirigente

La dichiarazione che ha scosso l’ambiente rossonero è arrivata direttamente da Christian Gimenez, padre di Santiago Gimenez, l’attaccante che ha infiammato il calciomercato Milan. A Radio Messico, Gimenez senior ha svelato retroscena incredibili che gettano un’ombra di mistero sulla trattativa poteva portare lontano il figlio dal Milan. Le sue parole, riportate integralmente, descrivono una situazione a dir poco confusa e caotica. «Sono state ore molto confuse», ha dichiarato Gimenez, «È molto strano che un direttore sportivo faccia delle dichiarazioni del genere prima di una partita. Santi non è mai stato consultato». Un’affermazione pesantissima che fa riferimento alle parole del nuovo direttore sportivo del Milan, Igli Tare, che aveva anticipato lo scambio con Dovbyk, poi non avvenuto

La realtà dei fatti, però, si è imposta, e il padre di Santiago Gimenez ha confermato che la scelta del figlio è stata quella di restare al Milan. «La realtà è che Santi è un giocatore del Milan, e che quando tutte le parti si sono riunite lunedì, è stato deciso che sarebbe rimasto». La riunione, avvenuta a Milano, ha visto la partecipazione del procuratore del giocatore, di Igli Tare e, in videochiamata, di Massimiliano Allegri, il nuovo allenatore del Milan.

Secondo le fonti, l’incontro è stato decisivo e ha sciolto ogni dubbio. Allegri ha rassicurato il giocatore sul suo ruolo all’interno del progetto tecnico, spiegando che sarà un punto di riferimento per il reparto offensivo. L’allenatore, che ha da sempre apprezzato il suo talento e la sua duttilità tattica, lo vede come un tassello fondamentale per la sua squadra. La conferma ufficiale è arrivata dal Milan stesso, che ha pubblicato una nota sul proprio sito per annunciare la permanenza dell’attaccante.

Le parole di Christian Gimenez, però, lasciano un po’ di amarezza. Il padre del giocatore ha voluto sottolineare la mancanza di rispetto nei confronti del figlio, che si è sentito ignorato nelle fasi iniziali della trattativa. Un episodio che mette in luce la complessitàdel calciomercato e la necessità di una maggiore trasparenza nelle trattative.

Zazzaroni: «Allenatori insoddisfatti: Gasperini aveva chiesto loro due, Sarri non ha avuto il mercato, Allegri non sa stare senza…»

Zazzaroni: «Allenatori insoddisfatti: Gasperini aveva chiesto loro due, Sarri non ha avuto il mercato, e Allegri non sa stare senza…». L’editoriale

Un mercato insoddisfacente, promesse non mantenute e una convivenza, quella tra allenatori e società, che si fa sempre più complicata. Nell’editoriale “La convivenza” per il Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni analizza la fragile tregua che regna in molte panchine di Serie A, dove i tecnici sono costretti a «metabolizzare la frustrazione per le cose che erano state promesse e non sono state fatte».

L’analisi del direttore è un viaggio all’interno degli spogliatoi delle big, dove il malcontento cova sotto la cenere. Si parte da Massimiliano Allegri, che «avrebbe voluto un difensore forte e un centravanti più convincente di Gimenez». L’arrivo di Rabiot è visto come un contentino, perché, scrive Zazzaroni, «senza qualcuno di livello lui non sa stare». Si passa poi a Gian Piero Gasperini, che «aveva subito chiesto Rios e Fabio Silva: ha avuto El Aynaoui e Bailey». Il suo rapporto con il DS Massara è un equilibrio precario, riassunto in una frase che sa di tregua armata: «Facciamo mestieri diversi». E ancora Maurizio Sarri, che «il mercato non l’ha avuto», ritrovandosi con una Lazio che «semplicemente non è la sua», un preludio a possibili, nuovi “sfoghi”. Fino a Cristian Chivu, che «sognava Lookman e si ritrova Akanji e in crisi di consensi dopo la prima sconfitta».

Il problema, secondo Zazzaroni, è strutturale, una frattura profonda tra chi guida la squadra e chi gestisce il club. «Gli allenatori farebbero bene a non credere alle favole. Con la società viaggiano su binari paralleli: la gestione del club è troppo spesso slegata dalla conduzione tecnica, non c’è più interazione, né condivisione». Una mancanza di collaborazione che trasforma ogni inizio di stagione in una scalata proibitiva. La conclusione è una sentenza amara ma inappellabile, che fotografa lo stato di salute di un calcio malato di divisioni interne: «Se manca la collaborazione tra amministrativi e tecnici la partenza è uno Zoncolan».

Yildiz e Juventus verso il rinnovo: il padre è atteso a Torino. Cifre da top player

Yildiz e Juventus verso il rinnovo: il padre è atteso a Torino. Cifre da top player per il turco che firmerà al 2030 con contratto a salire

La Juventus non si concentra solo sul presente, ma costruisce le fondamenta per un futuro vincente, e il pilastro principale di questo progetto ha un nome e un cognome: Kenan Yildiz. La società bianconera è pronta a blindare il suo gioiello più luminoso, l’attaccante turco classe 2005 che ha stregato l’ambiente juventino e il tecnico Igor Tudor. Considerato assolutamente incedibile, Yildiz è al centro della nuova era tecnica del club, che ora si prepara a formalizzare un rinnovo contrattuale di importanza strategica.

Secondo quanto riportato da Tuttosport, la fumata bianca per il prolungamento è ormai a un passo. L’accordo legherà il talento turco alla Juventus con un contratto a lunga scadenza fino al 30 giugno 2030. Le cifre dell’ingaggio testimoniano l’assoluta centralità del giocatore nel progetto: Yildiz percepirà uno stipendio iniziale da 3,5 milioni di euro netti a stagione, destinato a salire progressivamente fino a toccare i 5 milioni grazie a una serie di bonus legati alle performance individuali e ai traguardi di squadra.

Questa mossa decisiva è il culmine di un lavoro diplomatico portato avanti per settimane dalla dirigenza, che ha dovuto respingere le sirene della Premier League. Lo scorso giugno, infatti, Chelsea e Arsenal si erano mosse concretamente, ma la Juventus ha eretto un muro invalicabile, rifiutando di sedersi al tavolo delle trattative e ribadendo con forza la volontà di costruire la squadra del futuro attorno al suo numero 10.

Ora si entra nella fase finale. Il padre-agente del calciatore è atteso a Torino la prossima settimana, in un momento cruciale della stagione che vedrà la Juventus impegnata contro Inter e Borussia Dortmund. Sarà l’occasione perfetta per limare gli ultimi dettagli, formalizzare l’intesa e procedere con l’annuncio ufficiale. Per la Juventus, blindare Yildiz significa non solo trattenere un talento purissimo, ma anche inviare un segnale potente al calcio europeo. Il calciomercato bianconero si conferma non solo acquisti, ma anche, e soprattutto, la valorizzazione e la protezione dei propri gioielli.

Sacchi: «Non capisco se sia l’Inter di Inzaghi o quella di Chivu. A Cristian suggerisco una cosa»

Sacchi: «Non capisco se sia l’Inter di Inzaghi o quella di Chivu. A Christian suggerisco una cosa». Le dichiarazioni dell’ex tecnico

Arrigo Sacchi non è stato solo un allenatore, ma un filosofo, un maestro la cui visione continua a influenzare generazioni di tecnici. La sua analisi non è mai banale, sempre lucida, a volte spietata, ma animata da un’unica, grande ossessione: la ricerca della bellezza nel gioco del calcio. Dopo due giornate di campionato, ha stilato un primo bilancio su La Gazzetta dello Sport.

SU CHIVU PIOVONO LE PRIME CRITICHE – «È inevitabile. Se sei l’allenatore dell’Inter e perdi in casa contro l’Udinese, non ci possono essere applausi. L’Inter di Chivu è a metà del guado: non si capisce se è la sua squadra o se è ancora quella di Inzaghi. Ci vuole pazienza. A Chivu mi permetto di suggerire una sola cosa: faccia di tutto per entrare nelle teste dei suoi giocatori e li convinca a percorrere la strada che lui ha disegnato. Domenica contro l’Udinese ho visto una squadra poco armoniosa e poco equilibrata. Armonia ed equilibrio sono alla base di qualsiasi grande squadra».

CHI VINCERÀ IL CAMPIONATO – «Non faccio l’indovino di mestiere e, quando c’era, non ho mai fatto tredici al Totocalcio. Però mi sbilancio e dico Napoli. Non penso di andarci molto lontano».

CHI HA FATTO IL MERCATO MIGLIORE – «Senza dubbio, il Napoli. Ha preso i giocatori in funzione del gioco che vuole applicare l’allenatore. Così si fa. L’unica incognita è il doppio impegno. La rosa è ampia e può affrontare sia il campionato sia la Champions, però le partite internazionali sono come sanguisughe: ti portano via il sangue, ti vengono a mancare le energie sia nelle gambe sia nel cervello».

IL MIGLIOR ACQUISTO SUL MERCATO – «L’ha fatto il Napoli: De Bruyne è un fenomeno, e questo lo aveva già dimostrato al Manchester City, ma è anche un serio professionista e un leader».

COSA POTRÀ DARE ALLEGRI AL MILAN – «Solidità difensiva, che è mancata la scorsa stagione. Lui è un maestro in fatto di costruzione della fase di non possesso. E poi, là davanti, ha giocatori che possono risolvere in qualsiasi momento».

DAVID O VLAHOVIC – «Non so chi sceglierà Tudor, ma so chi sceglierei io. Dico Vlahovic perché conosce il campionato italiano, non ha bisogno di adattamento e, secondo me, ha anche voglia di dimostrare che è un bravo centravanti».

CHE COSA LE PIACE DELLA JUVE – «È una squadra tosta, solida in difesa. Punta a non subire gol ed è organizzata. Alla lunga, nel nostro campionato, questo fa la differenza».

L’ATALANTA – «Ripetere quello che ha fatto Gasperini a Bergamo è praticamente impossibile. L’Atalanta ha avviato una rivoluzione con Juric. Credo ci voglia un po’ di tempo per arrivare ancora ad altissimi livelli. Anche se la squadra mi sembra ottima come elementi. Il fatto è che, quando si cambia allenatore, bisogna digerire i metodi di quello nuovo».

GASP E SARRI: – «Ho seguito l’inizio di stagione della Roma e devo ammettere che la mano di Gasperini si vede. A Sarri non hanno dato giocatori nuovi, perché la Lazio non poteva fare mercato, ma lui è un maestro. Secondo me, Roma e Lazio, più la Roma della Lazio, possono tornare in Champions se tutto gira per il verso giusto».

IL MERCATO APERTO COL CAMPIONATO IN CORSO – «Penso che sia una follia. Come si fa a pretendere da un allenatore che dia un gioco alla squadra se non conosce nemmeno gli elementi che avrà a disposizione? Come sempre, basterebbe solo un po’ di buonsenso, merce rara nel mondo del calcio».

I GIOVANI CHE POTRANNO STUPIRE – «Intanto dico che ci sono troppi stranieri, e dunque i giovani italiani fanno fatica a emergere. Mi fa piacere che il ct Gattuso abbia puntato su ragazzi che hanno fame e desiderio di mettersi in mostra. Se Kean ha messo la testa a posto, è un talento».

IL NUOVO CAPOCANNONIERE? – «Punto su Kean, se tutta la Fiorentina giocherà per lui e se lui si metterà a disposizione della squadra».

Calciomercato Juventus: c’è un’unica via di uscita per Milik

Calciomercato Juventus: c’è un’unica via di uscita per Milik. Il destino dell’attaccante polacco è ora legato a un’ultima finestra di trasferimento

Il gong del calciomercato estivo è suonato in quasi tutta Europa, ma in casa Juventus resta ancora un capitolo da scrivere, quello che riguarda il futuro di Arkadiusz Milik. L’attaccante polacco, classe 1994, non è riuscito a trovare una nuova sistemazione entro il primo settembre ed è stato escluso dalla lista Champions. Il suo destino è ora legato a un’unica, ultima finestra di trasferimento: quella offerta dal campionato turco.

Come riportato da Tuttosport, la Süper Lig turca chiuderà le sue operazioni solo il 12 settembre, concedendo di fatto una settimana supplementare per definire l’addio del centravanti. Naufragate le timide manifestazioni d’interesse provenienti da altri campionati europei, che non si sono mai trasformate in offerte concrete, l’unica pista percorribile porta in Turchia. In particolare, il club del Samsunspor ha effettuato dei sondaggi per capire i margini dell’operazione, chiedendo informazioni sia sulla volontà del giocatore che sulla formula del possibile trasferimento.

La posizione della Juventus è chiara e pragmatica. Milik non è considerato un elemento centrale nel progetto tecnico del nuovo allenatore Igor Tudor, che in attacco può contare su certezze come Vlahovic e sui nuovi innesti di alto profilo come Jonathan David e Loïs Openda. Nonostante ciò, la dirigenza bianconera non ha alcuna intenzione di svendere il giocatore. Il cartellino del polacco ha una valutazione precisa e il club non farà sconti: o arriverà un’offerta congrua dalla Turchia, o Milik resterà a Torino, almeno fino alla riapertura del mercato a gennaio.

Qualora dovesse rimanere, il suo ruolo sarebbe quello di alternativa d’esperienza, un lusso per la panchina ma una soluzione non ideale per il calciatore, desideroso di trovare maggiore continuità e un ruolo da protagonista per rilanciarsi. Le prossime ore saranno dunque decisive. Se il Samsunspor, o un’altra società turca, deciderà di affondare il colpo, l’avventura di Milik alla Juventus potrebbe concludersi in extremis. In caso contrario, si prospetta una permanenza da “separato in casa”, in attesa che il mercato invernale possa scrivere la parola fine su una storia che sembra ormai giunta ai titoli di coda.

Inter, Chivu non cambia: fiducia a Calhanoglu. Ma fa una richiesta ai suoi ‘vecchi leoni’

Inter, Chivu non cambia: fiducia a Calhanoglu. Ma fa una richiesta ai suoi ‘vecchi leoni’. Il tecnico ha bisogno di tempo ed è supportato dalla società

La sconfitta interna contro l’Udinese ha fatto scattare il primo campanello d’allarme in casa Inter, ma non ha scalfito le certezze del nuovo corso. Il club nerazzurro ha messo in conto le difficoltà di una transizione tanto ambiziosa quanto complessa: quella dal calcio pragmatico e consolidato di Simone Inzaghi a quello più verticale e aggressivo immaginato dal nuovo tecnico, Cristian Chivu. Come analizza La Gazzetta dello Sport, l’incidente di percorso a San Siro non cambierà la rotta tracciata, anche se all’orizzonte si profila un ostacolo quasi insormontabile: la Juventus, attesa a Milano per un Derby d’Italia che si preannuncia infuocato.

Il rischio per il tecnico romeno è concreto: una sconfitta contro i rivali storici significherebbe scivolare a -6 in classifica, uno scenario preoccupante in vista dei primi impegni di Champions League. Nonostante la pressione crescente, Chivu resta fedele alla sua linea, forte del sostegno incondizionato della società. Nessuna rivoluzione, nessun intervento drastico dopo il primo inciampo. La trasformazione genetica della squadra richiede tempo e pazienza; quattro anni di abitudini tattiche non si cancellano in poche settimane.

La fiducia è riposta nei leader dello spogliatoio, chiamati ora a un cambio di mentalità. A Hakan Çalhanoğlu, reduce da un’estate complicata e ancora lontano dalla forma migliore, sono state confermate le chiavi della regia. Chivu vede nel turco il regista ideale per innescare un pensiero rapido verso le punte, un perno tecnico imprescindibile per il nuovo credo tattico. Il flop contro l’Udinese non ha intaccato la sua futura centralità. Discorso diverso per Davide Frattesi, che appare ancora alla ricerca di una collocazione definita nel nuovo 3-5-2.

La richiesta di Chivu ai suoi “vecchi leoni” è chiara: serve un’attitudine diversa, più feroce e verticale, anche quando si tratta di coprire gli spazi e difendere. La caduta contro i friulani non ha spaventato la dirigenza, ma ha accelerato il ticchettio dell’orologio. L’Inter sta cambiando pelle, ma la nuova creatura non ha ancora le fattezze immaginate dal suo allenatore. Il viaggio verso “l’isola promessa” continua, ma la prossima tappa contro la Juventus dirà molto sulla reale velocità di questa evoluzione.

Caso Lookman: in lista Uefa ma «io con voi non gioco più». Cosa può succedere

Caso Lookman: in lista Uefa ma «io con voi non gioco più». L’attaccante dell’Atalanta risponderà alla convocazione della Nigeria

Il futuro di Ademola Lookman all’Atalanta si conferma il nodo più complesso di questo finale di calciomercato. L’attaccante nigeriano, pezzo pregiato della rosa di Ivan Juric, è al centro di un vero e proprio caso che tiene con il fiato sospeso dirigenza e tifosi. La permanenza del giocatore a Bergamo appare sempre più in bilico, e la sua valutazione determinerà in gran parte le prossime strategie della Dea.

Dopo settimane di voci che lo accostavano con insistenza all’Inter come rinforzo ideale per l’attacco, la trattativa ha subito una brusca frenata. Il muro alzato dall’Atalanta sulle condizioni della cessione, rifiutando formule di prestito e puntando a una vendita a titolo definitivo, ha raffreddato l’interesse dei nerazzurri e di altri club, come il Bayern Monaco e il Galatasaray, che avevano sondato il terreno con offerte ritenute insoddisfacenti.

Lo scontento di Lookman è ormai palese. L’atteggiamento del giocatore, descritto come un “manifesto di rabbioso scontento“, e le ripetute richieste di cessione, con frasi come «Io con voi non gioco più», hanno creato una frattura apparentemente insanabile con l’ambiente. La sua decisione di rispondere alla convocazione della Nigeria, anziché rimanere a Zingonia per recuperare la condizione fisica, ha ulteriormente complicato i piani del club. Lo scrive La Gazzetta dello Sport.

Ora, la situazione è a un bivio. Se da un lato l’Atalanta non vuole svendere il suo talento, dall’altro rischia di gestire un giocatore scontento e ai margini del progetto tecnico. Il rischio è un “caso limite”, con Lookman separato in casa, uno scenario dannoso sia per il club che per la carriera del calciatore, specialmente con la Coppa d’Africa all’orizzonte. La diplomazia è al lavoro per ricucire lo strappo, ma la tifoseria, che lo aveva eletto a idolo, si interroga sulla possibilità di un “perdono” dopo le recenti tensioni. Il futuro di Ademola Lookman è un puzzle ancora tutto da comporre.

Le prime pagine sportive nazionali – 3 settembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Pedullà giudica l’Inter: «Serviva un giocatore in quel ruolo per rendere la squadra forte»


Inter, Pedullà giudica il mercato: «Serviva un attaccante con più qualità». La situazione

Il noto esperto di mercato Alfredo Pedullà ha analizzato il recente calciomercato dell’Inter attraverso un video pubblicato sul suo canale YouTube, offrendo un giudizio complessivo pari a 6,5. Pur riconoscendo alcune operazioni interessanti, il giornalista ha espresso perplessità su scelte ritenute poco incisive, in particolare in attacco e a centrocampo.

Attacco: «Manca un giocatore con cambio di passo»

Secondo Pedullà, l’Inter avrebbe dovuto puntare su un attaccante dalle caratteristiche differenti rispetto a quelli attualmente in rosa. Pur stimando Pio Esposito, ritenuto un giovane interessante e recentemente convocato in Nazionale, l’esperto sostiene che serviva un elemento con maggiore esplosività e tecnica. «Mi sarei aspettato un attaccante con un cambio di passo e marcia, che potesse fare la differenza negli ultimi metri», ha spiegato.

Un nome suggerito dallo stesso Pedullà è Christopher Nkunku, considerato il profilo ideale per aggiungere imprevedibilità e qualità alla manovra offensiva. In questo senso, l’investimento da 50 milioni di euro fatto per Luis Henrique e Andy Diouf non ha pienamente convinto l’esperto.

Luis Henrique e Diouf: acquisti sotto osservazione

Pedullà ha infatti espresso dubbi su entrambi i nuovi arrivi. «Diouf si può fare, ma su Luis Henrique bisognerà valutare nel tempo», ha detto, lasciando intendere che il margine di incertezza resta ampio. L’analista ha poi aperto un’altra riflessione sul pacchetto difensivo, domandandosi: «È meglio Akanji o Pavard?». Una provocazione che lascia intendere come, secondo lui, la cessione dell’ex Bayern Monaco potrebbe non essere stata adeguatamente compensata.

Centrocampo: occasione sprecata?

Anche il centrocampo dell’Inter è finito sotto la lente. Pur riconoscendo che un nuovo innesto in quella zona non fosse strettamente necessario, Pedullà ha osservato che sarebbe stato utile aggiungere un giocatore capace di incidere negli ultimi 30 metri. «Manca ancora quel tipo di centrocampista offensivo che l’Inter non ha mai veramente avuto», ha sottolineato.

Conclusioni

In definitiva, il mercato dell’Inter secondo Pedullà è stato sufficiente ma non eccellente. Se da un lato si è operato con razionalità, dall’altro si sono perse occasioni importanti per colmare lacune storiche, soprattutto nel reparto offensivo.

Calciomercato Lazio, tante difficoltà per quanto riguarda il mercato in entrata


Calciomercato Lazio, ingaggi pesanti frenano il mercato: gennaio solo a saldo zero

Il calciomercato della Lazio si è chiuso con diverse situazioni irrisolte che pesano sul bilancio e sulle strategie future del club. Come riportato dal Corriere dello Sport, ben quattro giocatori considerati fuori dal progetto tecnico sono rimasti in rosa, bloccando di fatto la possibilità di alleggerire il monte ingaggi. Si tratta di Kamenovic, Basic, Fares e Gigot, tutti ancora sotto contratto con la società biancoceleste.

Il mancato addio di questi elementi rappresenta un freno concreto per le prossime operazioni di mercato. Il presidente Claudio Lotito e il direttore sportivo dovranno muoversi con estrema cautela nella finestra invernale, con la prospettiva concreta di un calciomercato a saldo zero: si potrà acquistare solo a fronte di cessioni equivalenti.

Dal punto di vista economico, i numeri parlano chiaro. Samuel Gigot, difensore francese arrivato dal Marsiglia, percepisce uno stipendio annuo da 1,8 milioni di euro più bonus. Segue Toma Basic, centrocampista croato, con un ingaggio di 1,6 milioni. Il marocchino Mohamed Fares costa invece 1,2 milioni all’anno, mentre il serbo Kamenovic, pur avendo avuto pochissime presenze con la prima squadra, pesa comunque 600 mila euro sulle casse del club.

Questi stipendi, uniti alla loro inattività o marginalità nella rosa, rappresentano un costo senza ritorno sportivo. Per questo motivo, la Lazio sta valutando ogni possibile soluzione per liberarsi di questi contratti, magari attraverso prestiti con obbligo di riscatto, rescissioni o trasferimenti a parametro zero nella sessione di gennaio.

Il vero nodo del calciomercato della Lazio resta quindi la gestione dei cosiddetti “esuberi”. La loro permanenza condiziona fortemente la possibilità di operare rinforzi significativi nel breve termine. Con l’organico attuale, e con un bilancio da tenere sotto controllo, eventuali entrate potranno avvenire solo con operazioni perfettamente bilanciate da un punto di vista finanziario.

Gennaio si prospetta come una sessione cruciale per i biancocelesti: tra esigenze di rafforzamento e vincoli economici, il calciomercato della Lazio sarà guidato da un principio chiaro — spendere solo ciò che si riesce a incassare.

Allenamento Cagliari, Pisacane e la situazione intorno agli infortuni


Allenamento Cagliari: ripresa al CRAI Sport Center con i nuovi acquisti già in campo

È ripresa nel pomeriggio, presso il CRAI Sport Center di Assemini, la preparazione della squadra sarda. L’allenamento del Cagliari, guidato dal tecnico Fabio Pisacane, ha segnato l’inizio di una nuova settimana di lavoro in vista della prossima giornata di Serie A, dopo la breve pausa dovuta agli impegni delle nazionali. Assenti, infatti, i giocatori rossoblù convocati con le rispettive selezioni, il gruppo ha svolto la seduta con i calciatori rimasti a disposizione.

L’allenamento del Cagliari si è aperto con una fase di attivazione muscolare in palestra. Gli atleti hanno effettuato esercizi mirati alla prevenzione degli infortuni e alla preparazione fisica generale. Successivamente, il lavoro si è spostato sul campo, dove Pisacane ha impostato esercitazioni tecniche e sessioni dedicate al possesso palla, con enfasi sulla velocità di circolazione e la gestione degli spazi stretti.

La parte centrale dell’allenamento del Cagliari ha previsto una partitella a campo ridotto, utile per migliorare l’intensità di gioco e lavorare sulle letture tattiche. A chiudere la seduta, una serie di esercizi atletici specifici per sviluppare resistenza e condizione fisica generale, elementi fondamentali per affrontare al meglio le prossime sfide.

Buone notizie per i tifosi: all’allenamento del Cagliari hanno preso parte anche i nuovi acquisti. Andrea Belotti, Juan Martín Rodríguez e Zé Pedro si sono allenati regolarmente con il gruppo, iniziando così il loro percorso di inserimento all’interno dello spogliatoio e del sistema tattico rossoblù. La loro presenza fin da subito è un segnale positivo per lo staff tecnico, che punta a integrarli quanto prima nei meccanismi della squadra.

Diverso il programma per Leonardo Pavoletti, che ha proseguito il suo iter di recupero con un lavoro personalizzato. Le sue condizioni fisiche vengono monitorate quotidianamente, e lo staff medico lavora per riportarlo gradualmente in gruppo.

L’allenamento del Cagliari proseguirà domani, mercoledì 3 settembre, con una nuova seduta mattutina ad Assemini. La squadra continua a lavorare con determinazione per farsi trovare pronta alla ripresa del campionato dopo la sosta.

Elmas entusiasta: «Provo una grande emozione. Ritornare a Napoli significa…»


Elmas torna al Napoli: «È casa mia, darò tutto per questa maglia». Le dichiarazioni

Eljif Elmas è tornato a vestire la maglia del Napoli, e lo fa con il cuore pieno di emozione e gratitudine. Dopo un anno e mezzo lontano dal club partenopeo — prima al Red Bull Lipsia, dove l’esperienza non è stata delle più felici, e poi in prestito al Torino, dove ha ritrovato continuità — il centrocampista macedone è pronto a riprendere il suo posto nel cuore dei tifosi azzurri.

In un’intervista ai canali ufficiali del club, Elmas ha raccontato le sue sensazioni al ritorno:

«Provo un’emozione unica. Con questa maglia ho vissuto la gioia più grande della mia carriera: lo Scudetto. Napoli è speciale per me, qui sono diventato uomo e ho capito cosa significa indossare la maglia azzurra. C’è gente che vive per questa squadra, e io metterò tutto me stesso, come ho sempre fatto, per restituire l’amore dei tifosi.»

Parole sincere, che confermano quanto Elmas sia legato al Napoli non solo come calciatore, ma anche come uomo. L’ex Lipsia ha ricordato anche l’emozione di giocare al Maradona:

«Entrare in quello stadio è qualcosa di magico. Il viaggio verso il campo, il calore della gente: è un’energia che ti entra dentro. Tornare qui è come tornare a casa.»

Elmas aveva già indossato la maglia del Napoli per quattro stagioni e mezzo, dal 2019 al gennaio 2023, collezionando 189 presenze, 19 gol e 11 assist. Durante la sua prima esperienza partenopea ha conquistato una Coppa Italia sotto la guida di Gennaro Gattuso e, soprattutto, lo Scudetto nella stagione 2022/2023 con Luciano Spalletti.

Nonostante la parentesi all’estero, Elmas non ha mai dimenticato Napoli. Anche durante i mesi trascorsi tra Lipsia e Torino, sui suoi social è rimasta l’immagine con la maglia azzurra, mentre bacia lo scudetto. Un segnale chiaro del suo attaccamento alla squadra e alla città.

Ora il centrocampista è pronto a rimettersi in gioco. Il suo ritorno non è solo un’operazione tecnica, ma un vero e proprio ritorno emotivo. Il Napoli ritrova uno dei suoi giocatori più amati, e Elmas ritrova la sua casa, con la voglia di dare ancora tanto a un club che non ha mai smesso di portare nel cuore.

Convocati Roma, la list di Gasperini per l’Europa League. Fuori quel giocatore


Convocati Roma per l’Europa League: fuori Baldanzi, c’è Pisilli in Lista B

La Roma ha ufficializzato i convocati per la stagione 2025/2026 di Europa League, delineando le scelte dell’allenatore in vista dell’esordio europeo contro il Nizza, in programma il prossimo 24 settembre alle ore 21:00 in trasferta, in terra francese. Tra le novità più rilevanti nella lista consegnata alla UEFA, spicca l’assenza di Tommaso Baldanzi, che durante il mercato estivo era stato a un passo dal trasferimento al Verona. Alla fine il fantasista è rimasto nella Capitale, ma non prenderà parte alla fase a gironi della competizione europea.

Discorso diverso per Niccolò Pisilli, uno dei giovani più promettenti del vivaio giallorosso: il centrocampista è stato inserito regolarmente nella Lista B, riservata ai calciatori cresciuti nel club e nati dopo il 1° gennaio 2004. Una scelta che conferma la fiducia della Roma nei suoi giovani talenti, valorizzati anche grazie al regolamento UEFA.

Di seguito l’elenco completo dei convocati della Roma iscritti nella Lista A, ovvero quella principale da cui l’allenatore potrà attingere nelle varie gare del torneo:

Lista A – Convocati Roma Europa League 2025/26

Portieri:

  • Mile Svilar
  • Pierluigi Gollini

Difensori:

  • Jorel Rensch
  • Angelino
  • Evan N’Dicka
  • Kostas Tsimikas
  • Zeki Celik
  • Gianluca Mancini
  • Mario Hermoso
  • Ziolkowski
  • Ghilardi

Centrocampisti:

  • Bryan Cristante
  • Lorenzo Pellegrini
  • El Aynaoui
  • Emmanuel Kone
  • Matías Soulé
  • Bailey
  • Wesley

Attaccanti:

  • Artem Dovbyk
  • Lewis Ferguson
  • Paulo Dybala
  • Stephan El Shaarawy

La lista dei convocati della Roma evidenzia un buon equilibrio tra esperienza internazionale e nuove energie. Confermata la presenza dei big come Dybala e Cristante, a cui si affiancano nuovi acquisti come Ferguson e Dovbyk, chiamati a fare la differenza in Europa.

Nonostante l’esclusione di Baldanzi, la rosa appare competitiva e profonda. Il club punta a superare la fase a gironi con l’obiettivo di arrivare fino in fondo alla competizione, dopo la finale di Conference vinta nel 2022 e quella di Europa League persa nel 2023. La stagione europea della Roma è ufficialmente cominciata, e i convocati saranno protagonisti di un nuovo assalto al trofeo continentale.

Lista UEFA Juve, le scelte di Tudor. Assente quell’attaccante bianconero


Lista UEFA Juve: ufficializzati i convocati per la Champions League, fuori Milik. La situazione attuale

La Juventus ha ufficialmente presentato la sua Lista UEFA per la prossima edizione della Champions League, entrando così nel vivo della stagione europea. Dopo i sorteggi relativi alla League Phase, che hanno definito il calendario e gli avversari dei bianconeri, il club ha diramato la rosa dei giocatori che prenderanno parte alla competizione continentale.

La Lista UEFA Juve, pubblicata anche sul sito ufficiale del club, include sia i titolari esperti sia le nuove promesse, e riflette le scelte strategiche di mister Allegri in vista di un cammino europeo impegnativo. L’unico nome eccellente rimasto fuori è quello di Arkadiusz Milik, esclusione che alimenta le voci su una sua possibile partenza verso la Turchia.

I nuovi volti nella Lista UEFA della Juve

Tra le novità più rilevanti della Lista UEFA Juve, spiccano i nomi dei nuovi acquisti: Loïs Openda, Edon Zhegrova, Joao Mario e Jonathan David sono tutti presenti nella lista A, pronti a dare il loro contributo fin dalle prime giornate. Inserito anche il rientrante Cabal, che sarà una risorsa preziosa nella gestione delle rotazioni difensive.

Confermata anche la presenza di tutti i big già protagonisti in campionato, da Vlahovic a Locatelli, da Bremer a McKennie, senza dimenticare Koopmeiners, uno dei punti fermi del centrocampo bianconero.

Lista UEFA Juve – Giocatori convocati

Lista A:
Perin, Bremer, Gatti, Locatelli, Kelly, Conceicao, Koopmeiners, Vlahovic, Zhegrova, Kalulu, Di Gregorio, Adzic, Kostic, Thuram, Openda, Miretti, McKennie, Pinsoglio, Rugani, Joao Mario, Cambiaso, David, Cabal.

Lista B (giovani):
Yildiz, Rouhi, Gil Pouche, Scaglia, Fuscaldo, Martinez.

Verso l’esordio europeo

Con la Lista UEFA Juve ufficialmente depositata, la squadra può ora concentrarsi esclusivamente sul debutto in Champions. Le scelte di Allegri sono orientate alla flessibilità tattica e alla freschezza atletica, fondamentali per affrontare un calendario fitto e competitivo. Resta da vedere se Milik sarà reintegrato in caso di permanenza o se davvero lascerà Torino nei prossimi giorni.

La Juventus si affida a un mix di esperienza e giovani talenti per cercare di tornare protagonista in Europa, con una Lista UEFA che testimonia le ambizioni della Vecchia Signora.

Lista UEFA Bologna, le scelte di Italiano. A sorpresa non convocato quel giocatore


Lista UEFA Bologna: le scelte di Italiano per l’Europa League. La situazione attuale

Il Bologna ha ufficializzato la tanto attesa Lista UEFA in vista della prossima Europa League. Dopo il grande traguardo europeo raggiunto la scorsa stagione, i rossoblù di Vincenzo Italiano si preparano a tornare sul palcoscenico internazionale, e lo fanno con alcune scelte che non mancheranno di far discutere.

La Lista UEFA del Bologna include 25 giocatori iscritti in “Lista A”, il gruppo principale da cui l’allenatore potrà attingere per le sfide della fase a gironi. La decisione più sorprendente è l’esclusione di Ciro Immobile, alle prese con un infortunio che lo terrà fuori almeno fino a fine ottobre. L’attaccante non sarà quindi disponibile per le prime partite del torneo europeo, motivo per cui non compare nella lista principale.

Oltre a Immobile, sono rimasti fuori anche Nicolas Dominguez, Sulemana e Lorenzo De Silvestri. Quest’ultimo non è nuovo a questo tipo di decisioni: già nella passata stagione fu escluso dalla lista Champions della Lazio. La sua assenza conferma la volontà di puntare su giocatori più giovani e dinamici in vista di un torneo che si preannuncia intenso e ricco di insidie.

Lista UEFA Bologna – Lista A ufficiale

PORTIERI: Pessina, Ravaglia, Skorupski

DIFENSORI: Casale, Heggem, Holm, Lucumí, Lykogiannis, Miranda, Vitik, Zortea

CENTROCAMPISTI: Fabbian, Ferguson, Freuler, Moro, Pobega

ATTACCANTI: Bernardeschi, Cambiaghi, Castro, Dallinga, Odgaard, Orsolini, Rowe

Tra i nomi presenti nella Lista UEFA del Bologna, spiccano alcuni dei nuovi volti portati dal mercato, tra cui Bernardeschi, tornato in Italia per rilanciarsi proprio in Europa, e Pobega, arrivato dal Milan in prestito. C’è spazio anche per Fabbian, giovane talento già convocato in Nazionale, e per elementi chiave della scorsa stagione come Ferguson e Orsolini.

Il Bologna, alla sua prima partecipazione europea dopo molti anni, punterà su una rosa ben strutturata e ricca di soluzioni offensive. Con la Lista UEFA ufficiale, Italiano potrà ora concentrarsi esclusivamente sulla preparazione tattica in vista della prima giornata europea, con l’obiettivo di superare il girone e continuare a far sognare i tifosi rossoblù.

Allenamento Lecce, ripresa in casa giallorossa. La situazione della squadra allenata da Di Francesco


Allenamento Lecce: ripresa ad Acaya senza i Nazionali, Di Francesco prepara il gruppo

La Serie A si prende una pausa per gli impegni delle Nazionali, ma in casa Lecce il lavoro continua. Oggi pomeriggio è ripreso l’allenamento del Lecce presso l’Acaya Golf Resort & SPA, quartier generale dei giallorossi, dove la squadra si è ritrovata per iniziare la preparazione in vista della ripresa del campionato.

All’allenamento del Lecce non erano presenti i calciatori convocati dalle rispettive selezioni nazionali. Sono ben otto i giocatori attualmente impegnati con le loro squadre: Banda, Berisha, Coulibaly, Gaspar, Helgason, Pérez, Štulić e Tiago Gabriel. A questi si aggiungono anche Jean e Marchwiński, assenti per altri motivi.

Nonostante le numerose assenze, il tecnico Eusebio Di Francesco ha potuto contare su un gruppo ristretto ma motivato. La seduta odierna ha visto il Lecce lavorare in modo mirato, con particolare attenzione alla gestione fisica dei singoli. Non hanno partecipato all’allenamento Camarda e Ramadani, che sono rimasti a riposo, mentre il centrocampista Kaba ha svolto un lavoro differenziato a causa di un leggero affaticamento muscolare.

Il programma di lavoro proseguirà anche nei prossimi giorni. Per domani, infatti, Di Francesco ha programmato una nuova sessione di allenamento del Lecce, questa volta al mattino, sempre presso il centro sportivo di Acaya. L’obiettivo è mantenere alto il livello di intensità nonostante la pausa e arrivare pronti alla prossima sfida ufficiale di campionato.

Questa fase di sosta rappresenta un’opportunità per lavorare su aspetti tattici e individuali, ma anche per consentire a chi ha giocato di più di recuperare energie. In particolare, l’allenamento del Lecce servirà per valutare le condizioni di alcuni giocatori reduci da piccoli fastidi muscolari, e permetterà a Di Francesco di testare soluzioni alternative in vista del ritorno in campo.

In attesa che rientrino i Nazionali, il focus resta sul gruppo presente ad Acaya. L’ambiente è sereno e concentrato, con la voglia di continuare il buon percorso mostrato finora in campionato. Il lavoro quotidiano, come dimostrato anche dall’allenamento del Lecce di oggi, continua a essere al centro del progetto tecnico giallorosso.

Calciomercato Roma, Massara si dimette? Ecco la verità dietro la notizia in casa giallorossa

Calciomercato Roma, Massara si dimette? Spiegata adesso tutta la verità dietro l’ambiente giallorosso

Il calciomercato Roma si è chiuso senza l’atteso colpo dell’ultima ora. Nelle ultime settimane erano circolati diversi nomi, dall’esterno George a Domínguez, fino al suggestivo ma complicato dossier Sancho. Si era parlato anche di Pessina e di uno scambio Dovbyk-Gimenez con il Milan, ma nessuna di queste piste si è concretizzata e la sessione è terminata senza scossoni.

Nelle ore immediatamente successive alla chiusura del mercato, si era diffusa l’indiscrezione di un forte malumore di Gian Piero Gasperini, e non solo: un rumor ha riguardato anche le presunte dimissioni minacciate dal direttore sportivo Frederic Massara durante una riunione a Trigoria. Da ambienti giallorossi, però, è arrivata una secca smentita: il DS non ha mai pensato di lasciare l’incarico. Lo riferisce Vocegiallorossa.it.

È vero che il tecnico avrebbe gradito rinforzi in attacco, come ha anche dichiarato nell’intervista ai canali ufficiali pubblicata oggi dal club stesso (“Non nego che avrei voluto una maggiore presenza e raggiungere magari quel giocatore che avevamo individuato”), ma la Roma ha dovuto fare i conti con i vincoli del Settlement Agreement, che continueranno a influenzare anche le strategie per gennaio. La priorità della società resta quella di mantenere equilibrio tra competitività e sostenibilità economica. Ora testa al campionato: dopo un’ottima partenza, Gasperini non vuole mollare la presa.

Nuovo San Siro, quale sarà il futuro dell’impianto milanese? La situazione


Nuovo San Siro, il futuro dello stadio bloccato dal vincolo architettonico: nuova diffida del Comitato

Il progetto del Nuovo San Siro torna al centro del dibattito cittadino e istituzionale, con nuovi ostacoli che potrebbero rallentarne l’avanzamento. Il Comitato San Siro, da anni contrario alla demolizione dell’attuale stadio Meazza e alla costruzione di un nuovo impianto da parte di Inter e Milan, ha presentato una diffida formale contro l’iter promosso dal Comune di Milano.

Al centro della contestazione c’è il vincolo architettonico che potrebbe essere applicato al secondo anello del Meazza. Secondo quanto riportato da Il Giorno, il Comitato sostiene che la data di completamento di quella parte dello stadio risalga all’11 settembre 1955 e non a novembre, come indicato negli atti ufficiali. Questo dettaglio, apparentemente tecnico, potrebbe cambiare radicalmente le sorti del progetto del Nuovo San Siro.

Un derby del 1955 come chiave del vincolo

La prova portata dal Comitato è una partita amichevole disputata proprio l’11 settembre 1955 tra Inter e Milan, definita all’epoca come una “passerella inaugurale” del secondo anello, già concluso. Circa trentamila spettatori assistettero a quel derby simbolico, che secondo il Comitato dovrebbe essere considerato il momento ufficiale di fine lavori. Di conseguenza, l’11 settembre 2025 rappresenterebbe la data di maturazione del vincolo di tutela architettonica, bloccando qualsiasi operazione sullo stadio senza l’intervento del Ministero della Cultura.

Nuovo San Siro, percorso sempre più complicato

Questa nuova diffida si inserisce in una battaglia legale e politica che dura ormai da anni. Il Comune di Milano, favorevole alla cessione dell’area e alla realizzazione del Nuovo San Siro, è accusato di voler forzare i tempi senza attendere l’eventuale applicazione del vincolo. Se venisse riconosciuto, l’attuale stadio Meazza non potrebbe essere modificato o demolito senza una valutazione ministeriale approfondita, rendendo molto più difficile il percorso per Inter e Milan.

Il futuro resta incerto

Mentre i due club milanesi premono per ottenere risposte definitive entro settembre, l’intervento del Comitato rischia di rallentare nuovamente tutto. Il dibattito sul Nuovo San Siro si infiamma, con il rischio che la storica “Scala del calcio” resti sospesa tra passato e futuro, vincolo e sviluppo.


Lista UEFA Atalanta, la decisione definitiva su Ademola Lookman. L’elenco completo

Lista UEFA Atalanta, inserito Ademola Lookman nonostante le polemiche estive. Ecco i giocatori inseriti

Pubblicata la lista UEFA dell’Atalanta di Ivan Juric, e a sorpresa Ademola Lookman è stato inserito dall’Atalanta. Reintegro immediato? Staremo a vedere come si evolverà la situazione. Ecco la lista completa.

– 3 Odilon Kossounou

– 4 Isak Hien

– 6 Yunus Musah

– ⁠7 Kamaldeen Sulemana

– ⁠8 Mario Pašalić

– ⁠9 Gianluca Scamacca

– ⁠10 Lazar Samardžić

– ⁠11 Ademola Lookman

– ⁠13 Éderson

– ⁠15 Marten de Roon

– ⁠16 Raoul Bellanova

– ⁠17 Charles De Ketelaere

– ⁠19 Berat Djimsiti

– ⁠23 Sead Kolašinac

– ⁠29 Marco Carnesecchi

– ⁠31 Francesco Rossi

– ⁠42 Giorgio Scalvini

– ⁠44 Marco Brescianini

– ⁠47 Lorenzo Bernasconi

– ⁠57 Marco Sportiello

– ⁠59 Nicola Zalewski

– ⁠69 Honest Ahanor

– ⁠70 Daniel Maldini

– ⁠77 Davide Zappacosta

– ⁠90 Nikola Krstović

BIGLIETTI ATALANTA-LECCE: IL COMUNICATO

Dopo la prima sosta per le nazionali, i nerazzurri tornano in campo allo stadio di Bergamo per il secondo impegno casalingo della stagione: ad attenderli, nella terza giornata della Serie A Enilive 2025/26, c’è il Lecce.

I biglietti per assistere alla partita saranno a disposizione degli sportivi interessati a partire dalle ore 10 di lunedì 1 settembre e, salvo esaurimento, sino al fischio d’inizio del match, in programma alle 15 di domenica 14 settembre 2025.

In occasione della partita con il Lecce sarà attiva la promozione a TARIFFA SPECIALE DEDICATA riservata agli UNDER 14.

SETTORI E PREZZI

I tagliandi saranno acquistabili online, nei punti vendita Vivaticket abilitati su territorio nazionale nei giorni e orari di apertura, il giorno partita anche al Ticketing Point dello stadio di Bergamo aperto 4 ore prima dell’inizio del match.

Di seguito i settori e i relativi prezzi ai quali vanno sommate le commissioni di servizio Vivaticket.

Le tariffe prezzo intero nei settori Parterre Rinascimento, Tribuna Rinascimento, Tribuna Ovest e Tribuna Onore potranno subire variazioni (dynamic pricing).

In ottemperanza alle disposizioni delle autorità competenti, i residenti nella provincia di Lecce potranno acquistare biglietti esclusivamente nel Settore ospiti.

SETTORIPREZZO INTERORIDOTTO U16
Curva Nord Pisani                        € 24                        € 20
Curva Sud Morosini                        € 24                        € 20
Parterre Rinascimento                        € 40                        € 32
Tribuna Rinascimento                        € 55                        € 40
Tribuna Rinascimento G                        € 45                        € 30
Tribuna Ovest                        € 45                        € 30
Tribuna Onore                        € 70                        € 50
Pitch View                        € 80                        € 60
Tribuna Rinascimento G con hospitality Legends Club                        € 150                           –
Tribuna Ovest con hospitality Legends Club                         € 150                           –

TARIFFA SPECIALE DEDICATA – UNDER 14

Tutte le informazioni per usufruire della promozione TARIFFA SPECIALE DEDICATA riservata agli Under 14 sono online nella sezione dedicata: BIGLIETTI/ACCREDITI.

Fabbian spiega: «Umiltà per conquistare la Nazionale. Su Italiano penso che…»


Fabbian si racconta in azzurro: «Umiltà e voglia di crescere, così vivo questa convocazione»

Al secondo giorno di raduno della Nazionale a Coverciano, in vista delle qualificazioni ai Mondiali del 2026 contro Estonia (5 settembre) e Israele (8 settembre), a prendere la parola in conferenza stampa è stato Giovanni Fabbian, centrocampista del Bologna e alla sua prima convocazione con la maglia dell’Italia maggiore. Un’esperienza che il giovane classe 2003 sta vivendo con grande serenità, determinazione e spirito di sacrificio.

«L’umiltà è la cosa che voglio far emergere sempre – ha esordito Fabbian –. È un valore fondamentale per migliorare, dentro e fuori dal campo. Giocare per la Nazionale è un onore enorme. Ho già indossato l’azzurro con le giovanili, ma essere qui è qualcosa di diverso, è speciale.»

Parlando del tema dei giovani in Italia, Fabbian ha risposto con lucidità: «Non credo che in Italia manchino i giovani talenti. Servirebbe forse più coraggio nel dare loro continuità e nel lasciarli sbagliare. Solo così si può crescere davvero.»

Accanto al calcio, Fabbian porta avanti anche un percorso universitario in economia: «Studio online, penso sia importante prepararsi anche per il dopo-carriera. Il calcio è bellissimo, ma non dura per sempre. Ho scelto un ambito che mi interessa, e lo porto avanti compatibilmente con gli impegni.»

Il giovane centrocampista ha poi parlato dell’influenza di Vincenzo Italiano nella sua crescita: «Mi sta aiutando tantissimo. Lavoriamo molto, mi dà consigli continui. In campo cerco sempre di fare quello che mi chiede. Anche in Nazionale mi metto completamente a disposizione.»

Sul suo sogno di debuttare in azzurro, Fabbian risponde con la maturità che lo contraddistingue: «Spero di avere l’opportunità, ma sono tranquillo. Siamo un gruppo giovane e affiatato, ognuno di noi è qui per dare il massimo. Io ce la metterò tutta.»

Alla domanda su a chi si ispiri, Fabbian risponde: «In questo gruppo ci sono tanti campioni. Il mio obiettivo è apprendere da ciascuno, osservare e imparare. Mi godo ogni momento.»

Cresciuto senza vedere l’Italia al Mondiale, Fabbian è ora protagonista nella corsa per riportare gli Azzurri al torneo: «È sempre stato un dispiacere non vedere l’Italia al Mondiale. Ora tocca a noi fare il massimo per cambiare la storia.»

Calciomercato Parma: Benjamin Cremaschi, primo americano dell’era Krause, arriva dall’Inter Miami

Calciomercato Parma: Benjamin Cremaschi, primo americano dell’era Krause, arriva dall’Inter Miami. Il comunicato ufficiale dei ducali

Il calciomercato del Parma si chiude con un colpo a sorpresa: l’arrivo di Benjamin “Benja” Cremaschi, centrocampista statunitense classe 2005, proveniente dall’Inter Miami CF, club della Major League Soccer noto per la presenza di fuoriclasse come Lionel Messi e Luis Suárez. L’operazione, definita nelle ultime ore di mercato, prevede un prestito con diritto di riscatto fissato a circa 4,5 milioni di euro.

Un talento a stelle e strisce per il Parma di Krause

Cremaschi, nato a Miami il 2 marzo 2005, è un centrocampista centrale di 1,80 m, dotato di ottima tecnica di base e visione di gioco. Cresciuto nel vivaio dell’Inter Miami, ha collezionato oltre 100 presenze in MLS, mettendo a segno gol e assist nonostante la giovane età. La sua duttilità tattica gli consente di agire sia come mezz’ala offensiva che come trequartista, ma anche di arretrare in mediana per compiti di impostazione.

Il presidente Kyle Krause, imprenditore statunitense alla guida del Parma dal 2020, accoglie così il primo giocatore americano della sua gestione, rafforzando il legame tra il club emiliano e il calcio d’oltreoceano.

COMUNICATO – Parma Calcio annuncia che Benjamin Cremaschi è stato acquisito dal Club Internacional de Fútbol Miami a titolo temporaneo con diritto di opzione. Nato a Miami nel 2005, Benjamin è cresciuto nella squadra della sua città, dopo aver cominciato nelle giovanili del Key Biscayne Soccer Club e del Weston FC Academy, fino a conquistare la maglia da titolare del Club Internacional de Fútbol Miami. Dal 2023 a oggi ha disputato 107 partite (realizzando 8 gol e 9 assist) e nell’ultimo Mondiale per Club è stato fra i protagonisti giocando tutti i match fino agli ottavi di finale contro il PSG.

Centrocampista moderno, Benjamin ha giocato con le selezioni giovanili degli Usa, ha ricevuto la convocazione dell’Argentina U20, ma poi ha esordito con la maglia della Nazionale statunitense il 13 settembre 2023, ad appena 18 anni, nel match vinto contro l’Oman: è stato poi convocato nel gennaio scorso per i match con Venezuela e Costa Rica, giocando e vincendo in entrambe le occasioni. Oggi è il capitano della Nazionale USA U20. Tutto il Parma Calcio è lieto di accogliere ‘Benja’ nella sua nuova casa gialloblu!

Morto Emilio Fede, è scomparso a 94 anni l’ex conduttore del Tg4


Morte Emilio Fede: addio al volto storico del Tg4. Aveva 94 anni

La morte di Emilio Fede è avvenuta martedì all’età di 94 anni. A confermare la notizia è stata la figlia Sveva, che fino all’ultimo ha descritto il padre come un uomo forte e combattivo: «Continua a lottare come un leone. È un guerriero», aveva detto poco prima del decesso. I funerali si terranno giovedì presso la parrocchia Dio Padre di Segrate, a Milano 2.

Negli ultimi giorni le condizioni di salute del giornalista si erano aggravate. Emilio Fede era ricoverato da tempo presso la Residenza San Felice di Segrate, una struttura nei pressi di Milano, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

La morte di Emilio Fede segna la fine di un’epoca della televisione italiana. Con una carriera iniziata in Rai negli anni Sessanta come inviato di guerra, Fede divenne direttore del Tg1 prima di essere chiamato da Silvio Berlusconi (ex presidente del Milan) alla guida del Tg4 su Rete 4. Dal 1992 al 2012, il suo telegiornale fu il simbolo dell’informazione schierata a favore del leader di Forza Italia, con uno stile diretto, teatrale e spesso sopra le righe. «Sono il direttore più criticato, ma anche il più guardato», amava dire.

La morte di Emilio Fede arriva dopo un lungo silenzio mediatico, seguito alla sua uscita da Mediaset nel 2012, a causa del coinvolgimento nell’inchiesta Ruby. Nonostante le difficoltà, Fede non rinunciò mai alla sua identità: «Sono caduto, ma non ho mai smesso di essere Emilio Fede», aveva dichiarato in un’intervista.

A segnare profondamente gli ultimi anni della sua esistenza è stata anche la scomparsa della moglie Diana De Feo, giornalista e parlamentare di Forza Italia, sposata nel 1963. La donna è morta nel giugno 2021. Il loro era un legame profondo, nonostante la distanza fisica: lui a Milano, lei tra Roma e Napoli, ma sempre in contatto quotidiano. «Ci sentiamo dieci volte al giorno», raccontavano. La perdita di Diana fu per Fede «il dolore più grande».

Con la morte di Emilio Fede, scompare non solo un giornalista controverso, ma anche un protagonista indiscusso della televisione italiana del Novecento.

Sampdoria: primi contratti da professionisti per Forte e Paratici, in arrivo Cinti e Ferrara

Sampdoria: primi contratti da professionisti per Forte e Paratici, in arrivo Cinti e Ferrara. Tutti i dettagli sui blucerchiati

L’U.C. Sampdoria ha ufficializzato la firma dei primi contratti da professionisti per due giovani talenti del proprio vivaio: Giuseppe Forte e Lorenzo Paratici. Forte, attaccante classe 2006 dotato di grande rapidità e fiuto del gol, e Paratici, punta centrale del 2006 con ottima tecnica e capacità di gioco spalle alla porta, hanno siglato un accordo che li legherà al club blucerchiato fino al 30 giugno 2028.

Questa mossa conferma la strategia della società ligure di puntare con decisione sul settore giovanile, blindando i propri prospetti più promettenti. Tuttavia, i due calciatori non vestiranno subito la maglia della Samp: entrambi sono stati ceduti alla Roma con la formula del prestito con opzione di riscatto, un’operazione studiata per favorirne la crescita in un contesto di alto livello come quello giallorosso.

Il comunicato della Sampdoria

«L’U.C. Sampdoria comunica di aver stipulato e sottoscritto il rispettivo primo contratto professionistico relativo ai diritti alle prestazioni sportive dei calciatori Giuseppe Forte e Lorenzo Paratici.

Gli attaccanti si sono legati al club blucerchiato fino al 30 giugno 2028 e contenstualmente si sono trasferiti all’A.S. Roma a titolo temporaneo con opzione.

Il club comunica di aver acquisito con la medesima formula i diritti alle prestazioni sportive dei calciatori Valerio Cinti (nato a Roma, il 10 giugno 2007) e Francesco Ferrara (nato a Santa Maria Capua a Vetere, Caserta, il 10 marzo 2007)».

Strategia e prospettive

Con queste operazioni incrociate, la Sampdoria consolida i rapporti con la Roma e conferma una politica di mercato orientata alla crescita dei giovani, sia attraverso la valorizzazione interna sia tramite scambi mirati. Il doppio movimento Forte–Paratici in uscita e Cinti–Ferrara in entrata rappresenta un investimento a lungo termine, con l’obiettivo di formare calciatori pronti per il calcio professionistico di alto livello.

Queste mosse rafforzano il progetto tecnico del club, che punta a un equilibrio tra risultati immediati e sviluppo di prospetti in grado di garantire continuità e competitività negli anni a venire.

Cagliari, le prime parole di Belotti: «Il Cagliari mi ha voluto, è stata una trattativa molto veloce. Sono molto felice di essere qui»

Cagliari, parla Belotti: «Il Cagliari mi ha voluto, è stata una trattativa molto veloce. Sono molto felice di essere qui». Ecco le sue parole

Il Cagliari Calcio ha messo a segno un’operazione di mercato destinata a infiammare i tifosi: l’arrivo in Sardegna di Andrea Belotti, attaccante della nazionale italiana e campione d’Europa con gli Azzurri a Euro 2020. L’accordo, concluso nelle ultime ore della sessione estiva, è stato ufficializzato nella serata di ieri con l’annuncio dell’acquisizione a titolo definitivo. Il “Gallo”, 30 anni, ha firmato un contratto che lo legherà al club rossoblù fino al 30 giugno 2026.

Un’accoglienza da star all’aeroporto di Cagliari Elmas

L’attesa per il nuovo bomber si è trasformata in entusiasmo collettivo nel primo pomeriggio di oggi. Alle ore 15:07, Belotti è atterrato all’aeroporto di Cagliari Elmas, accolto da una folla di tifosi e giornalisti. Cori, sciarpe e applausi hanno fatto da cornice al suo primo contatto con la realtà isolana.

Visibilmente emozionato, l’ex capitano del Torino e già protagonista in Serie A con oltre 100 gol all’attivo, ha rilasciato le sue prime dichiarazioni da giocatore del Cagliari

PAROLE – «Il Cagliari mi ha voluto, è stata una trattativa molto veloce. Sono molto felice di essere qui. La grande accoglienza dei tifosi non me l’aspettavo: non mi avevano avvisato che ce ne sarebbero stati così tanti in aeroporto. Speriamo di fare una bella stagione».

Un rinforzo di peso per l’attacco rossoblù

Con l’arrivo di Belotti, il Cagliari si assicura un centravanti di grande esperienza, noto per il suo fiuto del gol, la generosità in campo e la capacità di lottare su ogni pallone. Il tecnico Pisacane, potrà contare su un profilo in grado di dare profondità e concretezza al reparto offensivo.

L’innesto del “Gallo” rappresenta non solo un upgrade tecnico, ma anche un segnale forte delle ambizioni del club per la stagione in corso. La sua leadership, unita alla capacità di essere decisivo nei momenti chiave, potrà rivelarsi determinante nella corsa alla salvezza e, perché no, a traguardi più ambiziosi.

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