Gasperini, il miglior attacco: «Essere lì con la Roma per noi è un merito»

Gasperini, il miglior attacco: «Essere lì con la Roma per noi è un merito»
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Le parole di Gasperini che presenta il miglior attacco di A, l’Atalanta, in vista della sfida con la Roma

Giornata di vigilia in casa Atalanta, è il momento della conferenza stampa di Gian Piero Gasperini. Il tecnico della Dea presenta la sfida contro la Roma in programma domani: «È bello poter giocare questo tipo di gare, ma sarebbe ancora più bello se poi vinci. In questo momento ci sono tante squadre in pochi punti, per parlare di obiettivi è presto. Mi piace molto la filosofia della Roma, come è cresciuta in questo campionato e il lavoro fatto da Di Francesco. Il fatto di essere lì con la Roma per noi è un merito. In questo momento abbiamo bisogno di questo tipo di gare, ci servono per misurarci».

Prosegue Gasperini nelle dichiarazioni in vista di domani: «La Roma ha qualità, gioca con coraggio, ha giocatori forti in tutti i reparti: è una squadra costruita per giocare la Champions stabilmente. Non c’è una graduatoria: sarà importantissima la gara di domani, così come quella di mercoledì in coppa e la successiva trasferta di Cagliari. Miglior attacco? Indubbiamente è il motivo per cui abbiamo fatto tanti punti e ci ha permesso di vincere tante partite».

Nel corso dell’intervista rilasciata quest’oggi a Tuttosport, infine, il Gasp è ritornato sulla breve parentesi da allenatore dell’Inter: «Ho avuto una carriera in crescendo. Solo due stop, all’Inter e al Palermo. Il primo momento brutto, quello all’Inter, però è come se non ci fosse mai stato. Non lo considero neanche.Troppo breve. Non lo metterei neanche tra le voci della mia carriera. Giugno e luglio sono andati via senza il campo, ad agosto abbiamo cominciato a lavorare e in dieci giorni – tra Palermo e Novara – è finito tutto. Nonostante in quella squadra ci fossero tanti giocatori in declino, io credevo che lavorando si potesse fare bene. Ma avrei dovuto avere un po’ più di tempo. Anzi, un po’ di tempo. Dieci giorni sono niente. Non la considero neanche un’esperienza. Forse un’esperienza solo comportamentale».