Pagina 114 – Calcio News 24

Lukkien e il miracolo Groningen: «Curioso di testare il mio metodo in un top club»

Lukkien, allenatore del Groningen, ha parlato così della stagione appena conclusa. Queste le sue dichiarazioni


Il Groningen ha staccato all’ultima giornata il pass per i play-off che valgono il possibile accesso al calcio europeo. Si tratta dell’ennesimo, straordinario successo per l’allenatore Dick Lukkien, 54 anni, subentrato tre stagioni fa quando la società era letteralmente in macerie. Oggi, passo dopo passo, il tecnico è riuscito a restituire entusiasmo, gioco e dignità a quello che in Olanda è da sempre conosciuto come L’Orgoglio del Nord (Trots van het Noorden). Ora, all’orizzonte, c’è la delicatissima sfida del 21 maggio 2026 contro l’Ajax, match decisivo per poter sperare nella qualificazione in Conference League.

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A Voetbal International l’allenatore ha parlato di questo percorso assolutamente virtuoso: «Stiamo vivendo una bellissima evoluzione come club, assolutamente. E se allarghiamo un po’ lo sguardo, credo che stiamo spuntando molte più caselle nel percorso che abbiamo intrapreso tre anni fa. Parlo di diventare più stabili come società, di creare una cultura del lavoro specifica, di collaborare meglio tra di noi e di esprimere un calcio qualitativamente superiore in campo. Così facendo, stiamo tornando un po’ alla volta al livello a cui ritengo che il Groningen debba stare per blasone e storia». Passare dalla retrocessione a competere con le big in Olanda non era esattamente semplice: «Ad essere sincero era ciò che speravo intimamente, ma non so se posso dire che me lo aspettassi davvero con queste tempistiche. Quando sono arrivato qui ho visto subito un sacco di buoni calciatori. In quei momenti, da allenatore, tendi a pensare: “Questa la sistemo io in un attimo“. La realtà però era diversa: l’atmosfera all’interno del club dopo la retrocessione era pesantissima, c’era profonda depressione e molte persone avrebbero preferito non essere affatto qui. All’inizio è stata dura costruire qualcosa di solido, ma allo stesso tempo ho sempre avuto la consapevolezza che avevamo un gruppo in grado di fare bene. Ci siamo messi a lavorare a testa bassa, tutti insieme. Se nel secondo anno dal ritorno nella massima serie — che storicamente è sempre considerato il più complicato — riesci a raggiungere i play-off, allora hai il diritto di essere soddisfatto. Detto questo, io ho sempre un po’ di difficoltà ad accontentarmi: voglio sempre di più, voglio sempre fare meglio. Ora che ci siamo qualificati per questa fase finale, ovviamente vogliamo fare tutto il possibile per vincerla e andare fino in fondo».


Sabatini analizza la crisi Juve: «Il mercato è sbagliato, Spalletti non si tocca»

Sabatini, dirigente sportivo, ha parlato così della crisi della Juventus. Queste le sue dichiarazioni sui bianconeri

La situazione in casa Juve è complessa e confusa dopo la più che probabile esclusione dalla Champions League 2026-27. Ad affrontare un’analisi non facile ci pensa uno dei più grandi Direttori sportivi italiani, Walter Sabatini. Ecco le sue parole a Tuttosport.

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SI ASPETTAVA IL CROLLO «No, assolutamente no, sono rimasto spiazzato. Mi aspettavo un avvio di partita folgorante della squadra, in linea col rendimento degli ultimi mesi. Sono ancora senza parole: un crollo nel momento più importante della stagione fa indubbiamente riflettere. Alla Juve è mancato qualcosa: struttura, qualità e mentalità. Penso che in questo momento siano venuti meno i giocatori più importanti, ma certo non puoi pensare che Yildiz e Conceiçao risolvano ogni singola partita. Loro da soli riescono a cambiare la staticità di una sfida, ma sono arrivati col fiato corto».

LE VALUTAZIONI «Per me Spalletti, a prescindere dalla Champions League mancata, non va messo in alcun modo in dubbio. Di sicuro il mercato estivo della Juve è stato sbagliato in larga parte: è normale che la proprietà bussi alla porta di chi ha speso i soldi chiedendo spiegazioni, mi sembra una dinamica accettabile. Anche perché non va dimenticato il lavoro del tecnico da quando ha preso le redini della Juve».

L’INTER HA ARMONIA TECNICO-DIRIGENTI «Si è chiesto il motivo per cui sono primi in classifica e vincono il campionato?».

CONTA IL VERTICE «Ma certamente: quando una società sa come muoversi, ha ruoli e compiti ben definiti e persone di valore al comando il resto viene di conseguenza. Il compito di un allenatore, a quel punto, è quello di saper interpretare le idee della società mettendole in pratica sul campo. Chivu, in questo senso, all’Inter è stato bravissimo a capire il contesto con pragmatismo e naturalezza. Ma la forza del club e la capacità dei dirigenti nella gestione quotidiana fanno ovviamente la differenza. Infatti i nerazzurri vincono».

PERCHÉ SOCIETA’ ED ALLENATORI FATICANO AD ANDARE D’ACCORDO «Per due motivi: per alcuni intermediari ai quali i club si affidano e anche per la perdita di peso dei direttori sportivi, sembra che questa figura nel calcio di oggi sia sparita. Le proprietà faticano a credere a questa professionalità, soprattutto i fondi stranieri: il ds non deve solo occuparsi di acquisti e cessioni, ma anche di sentimenti tra varie componenti di una squadra».

COME PUO’ RISOLLEVARSI LA JUVE «Cambiando tutto. Se hai sbagliato tutto, cambi. Penso che lo faranno anche alla Juve. Luciano lo sa, magari daranno anche il tempo a Comolli di rimettere mano a tutto, ma non voglio dare suggerimenti a nessuno. Elkann saprà benissimo cosa fare».

Napoli, suggestione Sarri: il Comandante tra il ritorno in azzurro e l’Atalanta

Napoli, Maurizio Sarri potrebbe tornare in panchina: ecco quale sarà il futuro del tecnico dopo la separazione con la Lazio

Il direttore sportivo Manna ha impostato l’azione, Aurelio De Laurentiis l’ha rifinita e ora spetta a Maurizio Sarri il tiro decisivo. Il Corriere dello Sport riassime così la situazione. Il tecnico si trova davanti a una scelta cruciale: cedere al corteggiamento del Napoli o accettare la corte dell’Atalanta. Il Maradona non ha mai dimenticato il suo “Comandante”, l’artefice di un calcio meraviglioso che sfiorò lo scudetto nel 2018. Oggi, De Laurentiis vuole affidargli la delicata stagione del Centenario azzurro. Tuttavia, il pressing dell’Atalanta, guidata nelle operazioni da Giuntoli, è serrato. Aurelio ha fretta e attende una risposta immediata prima di volare negli Stati Uniti a inizio giugno.

Sarri Napoli, ritorno romantico o rischio boomerang? Tutti i pro e i contro di un possibile bis azzurro

L’offerta azzurra e il nodo Lazio

Dopo la scelta di Conte di interrompere il rapporto con un anno di anticipo, il Napoli ha premuto sull’acceleratore. L’offerta messa sul tavolo per convincere Sarri è chiara e strutturata:

  • Contratto: biennale con opzione per il terzo anno.
  • Autonomia: pieno controllo sulle scelte relative ai collaboratori dello staff.
  • Mercato: il primo acquisto promesso è Mario Gila, suo fedelissimo valutato 25 milioni.

In questo scenario, Sarri si ritroverebbe a gestire una rosa stellare in Champions League, con innesti del calibro di De Bruyne, Alisson e Hojlund, perfetti per esaltare il suo collaudato 4-3-3. A Bergamo lo attenderebbe invece la Conference League, ma con un progetto tecnico ugualmente solido. L’ostacolo principale, in ogni caso, rimane la necessità di liberarsi dall’attuale contratto fino al 2028, trattando con un osso duro come Claudio Lotito.

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Il Piano B di Manna

Il Napoli, seguendo il manuale della buona dirigenza, non si fa trovare impreparato e tesse le sue tele alternative:

  • Massimiliano Allegri: profilo caldissimo, reduce da un periodo turbolento al Milan e già in passato vicinissimo a sedersi sulla panchina azzurra.
  • Vincenzo Italiano: opzione più defilata, attualmente impegnato a sciogliere le riserve sul suo futuro a Bologna.

Il Napoli si prepara così ad accogliere il suo sesto allenatore in quattro anni solari, dopo Spalletti, Garcia, Mazzarri, Calzona e Conte.

Inter, vertice Chivu-Marotta: Martinez promosso titolare, si cerca il vice

Inter, dal vertice Chivu-Marotta è emerso che Josep Martinez sarà promosso titolare, ecco chi sarà il suo vice

Cristian Chivu ufficializzerà il rinnovo nerazzurro fino al 2028 solo a fine campionato, ma la programmazione per la stagione 2026-27 è già entrata nel vivo. Nel primo faccia a faccia societario di ieri — una riunione di oltre tre ore e mezzo alla quale hanno partecipato il presidente Beppe Marotta, il ds Piero Ausilio e i manager di Oaktree — è arrivata una prima sentenza: l’allenatore ha dato l’ok definitivo alla promozione di Josep Martinez, detto “Pepo”, come portiere titolare del futuro.

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La svolta di Pepo e il risparmio sul mercato

La candidatura di Guglielmo Vicario, per il quale era già pronto un investimento da 25 milioni di euro, sfuma definitivamente a causa delle mutate pretese del Tottenham e, soprattutto, della crescita esponenziale dello spagnolo. Martinez, carattere taciturno e grande applicazione in allenamento, ha convinto lo staff tecnico di valere la maglia da titolare, ritrovando serenità fisica e psichica dopo i mesi difficili legati alle vicende extra-campo della procura di Como. Da quando è arrivato all’Inter nell’estate 2024, il valenciano ha collezionato solo 20 presenze totali, ma l’ottimo rendimento offerto in Coppa Italia ha sciolto gli ultimi dubbi. L’investimento per un nuovo numero uno viene così congelato, permettendo alla dirigenza di dirottare il budget su altri obiettivi.

Caccia al vice e i dossier caldi

Con la promozione di Martinez, l’Inter si fionderà adesso su un secondo portiere di comprovata esperienza. Il profilo ideale risponde al nome del laziale Ivan Provedel, che ha già lanciato segnali di apertura verso Milano. Nel corso del summit si è discusso anche degli altri dossier caldi legati ai 50 milioni di budget stanziati dalla proprietà: piacciono il romanista Koné e il giovane Palestra per la fascia. Sul fronte rinnovi, Stefan De Vrij è destinato a rimanere, mentre per Henrikh Mkhitaryan si valuta un prolungamento annuale per evitare l’addio al calcio. Sullo sfondo resta il contratto di Chivu, il cui ingaggio toccherà una cifra vicina al raddoppio rispetto ai 2 milioni attuali.

Parma, il paradosso Cuesta: salvezza in tasca, ma la panchina trema. Spuntano due nomi nuovi


Il tecnico spagnolo ha centrato l’obiettivo con 4 turni d’anticipo, ma il gioco troppo difensivista frena la dirigenza. Krause e Cherubini riflettono: Abate e Aquilani le prime alternative

A Parma sono giorni di calde riflessioni. Carlos Cuesta, trentenne al debutto assoluto come primo allenatore in Serie A dopo una carriera da assistente, ha compiuto la missione sportiva: salvezza raggiunta con quattro giornate d’anticipo. Un’impresa per nulla scontata, soprattutto dopo le pesanti cessioni estive di big come Leoni, Sohm, Bonny, Man e Mihaila. Lo spagnolo è forte di un contratto fino al 2027, eppure la sua conferma alla guida degli emiliani resta in bilico.

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Il limite del “catenaccio” e i malumori della piazza

Nelle stanze del potere gialloblù si cerca di analizzare la situazione con lucidità, mettendo da parte l’euforia del traguardo raggiunto. Cuesta ha dimostrato un pragmatismo eccezionale e ha forgiato un gruppo granitico, ma a mancare totalmente è stato lo spettacolo. Il Parma ha proposto un calcio estremamente rinunciatario: con appena 27 gol fatti, vanta il terzo peggior attacco del campionato (peggio hanno fatto solo Verona e Pisa a quota 25). Il pubblico del Tardini, storicamente dal palato fine come quello del Teatro Regio, ringrazia per la permanenza in massima serie ma è stanco del “catenaccio”, tanto che in città è persino nato un comitato spontaneo per chiedere l’esonero dello spagnolo.

Il vertice societario e le mosse di mercato

Il presidente Kyle Krause, l’amministratore delegato Federico Cherubini e il direttore sportivo Alessandro Pettinà si interrogano: è possibile far evolvere questo gruppo verso un gioco più offensivo? Il vertice decisivo andrà in scena subito dopo l’ultima ininfluente gara interna contro il Sassuolo. La regola base della proprietà è rigida: prima viene il club, poi l’allenatore. L’impressione è che Krause non farà le barricate per trattenere Cuesta. I possibili eredi in panchina sono due:

  • Ignazio Abate (39 anni): profilo giovane e in rampa di lancio, ha guidato in questa stagione la Juve Stabia fino ai playoff di Serie B.
  • Alberto Aquilani (41 anni): attuale tecnico del Catanzaro in cadetteria, legato ai calabresi da un contratto fino al 30 giugno 2027. Promuove un calcio propositivo.

Sarri Napoli, ritorno romantico o rischio boomerang? Tutti i pro e i contro di un possibile bis azzurro

Maurizio Sarri e il Napoli del futuro: ritorno romantico o scelta piena di rischi? Tutti i pro e i contro

Il nome di Maurizio Sarri è tornato a riecheggiare con forza dalle parti del Golfo. Dopo le recenti indiscrezioni che vedrebbero ormai vicino l’addio di Antonio Conte, l’ipotesi di un clamoroso ritorno del tecnico toscano sulla panchina del Napoli sta dividendo tifosi e addetti ai lavori. Da una parte il fascino del passato, dall’altra il timore che certe storie, una volta concluse, non riescano più a ripetersi con la stessa magia.

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Il ritorno del “Sarrismo”: perché Napoli può sognare ancora

Tra i principali pro di un eventuale ritorno di Sarri c’è senza dubbio la compatibilità tra il suo calcio e l’attuale struttura tecnica della rosa azzurra. Il Napoli di oggi, infatti, dispone di calciatori di enorme qualità tecnica e visione di gioco che potrebbero esaltare il celebre “Sarrismo”, fatto di possesso palla rapido, verticalizzazioni improvvise e movimenti sincronizzati.

L’eventuale permanenza di un campione come Kevin De Bruyne rappresenterebbe quasi il prototipo ideale del centrocampista sarriano: intelligenza tattica, qualità nell’ultimo passaggio, tempi di inserimento e capacità di alzare il ritmo della manovra. Un giocatore così, inserito in un contesto organizzato da Sarri, potrebbe diventare devastante.

Anche altri interpreti della rosa azzurra sembrano perfetti per il suo sistema di gioco. Il Napoli, rispetto a qualche anno fa, ha maggiore fisicità ma anche più qualità tra le linee, elemento fondamentale per un allenatore che ama dominare il gioco attraverso principi chiari e codificati.

Un altro aspetto positivo riguarda il rapporto con la piazza. Sarri, a Napoli, non è mai stato soltanto un allenatore: è stato un simbolo identitario. Il suo calcio spettacolare ha lasciato un ricordo fortissimo nei tifosi azzurri, che ancora oggi considerano quella squadra una delle più belle della storia recente della Serie A. Il suo ritorno riaccenderebbe entusiasmo, senso di appartenenza e un clima emotivo molto forte intorno alla squadra.

I rischi del ritorno: il passato non sempre si ripete

Eppure, accanto all’entusiasmo, esistono anche diversi contro che il Napoli dovrebbe valutare attentamente. Il primo è forse il più banale ma anche il più reale: le minestre riscaldate nel calcio spesso non funzionano.

La storia del pallone è piena di ritorni romantici trasformatisi poi in delusioni. Tornare dove si è stati amati comporta aspettative enormi e il rischio concreto di minare quanto di straordinario costruito nel precedente triennio napoletano. Quel Napoli aveva creato un’alchimia speciale, quasi irripetibile, e riproporla oggi potrebbe rivelarsi molto più complicato del previsto.

C’è poi un altro tema importante: il calcio è cambiato. Sarri resta un tecnico di altissimo livello, ma il suo gioco richiede tempo, automatismi e soprattutto grande disponibilità mentale da parte del gruppo. In una piazza passionale ed esigente come Napoli, eventuali difficoltà iniziali potrebbero trasformarsi rapidamente in tensioni e critiche.

Anche la gestione ambientale rappresenterebbe un’incognita. Il Sarri di oggi non è più quello emergente e “affamato” arrivato dall’Empoli anni fa. Ha vissuto esperienze importanti tra Juventus, Chelsea e Lazio, ma ha anche mostrato qualche difficoltà nella gestione di contesti ad alta pressione e di spogliatoi complessi.

Infine, ci sarebbe inevitabilmente il confronto continuo con il passato. Ogni partita, ogni scelta tattica, ogni risultato verrebbe paragonato al “primo Sarri”, a quel Napoli che sfiorò lo Scudetto giocando un calcio quasi poetico. Un peso enorme, che rischierebbe di diventare più un ostacolo che una motivazione.

In conclusione, il possibile ritorno di Maurizio Sarri a Napoli sarebbe una scelta carica di fascino, identità e suggestione. Da un lato la possibilità concreta di rivedere un calcio spettacolare valorizzato da interpreti tecnici di altissimo livello; dall’altro il pericolo che il passato finisca per schiacciare il presente. Come spesso accade nel calcio, il confine tra intuizione geniale e nostalgia pericolosa è sottilissimo.

Il Milan ritrova i big per il finale, ma la certezza è il jolly Nkunku


Per l’ultima di campionato tornano Leao, Pulisic, Gimenez e Füllkrug. Eppure l’uomo del destino rossonero resta il francese, micidiale dal dischetto e a caccia di una riconferma

Il Milan si appresta a chiudere la stagione agonistica ritrovando la massima abbondanza nel reparto offensivo. Per l’ultimo turno di campionato è previsto il rientro diRafa Leao dopo la squalifica scontata contro il Genoa, oltre al ritorno a pieno regime di Christian Pulisic, reduce da settimane tormentate sul piano muscolare. Insieme a loro, l’allenatore potrà contare sulla fisicità di Gimenez e Füllkrug. Nonostante i rientri illustri, l’unico ad avere una maglia da titolare praticamente assicurata è Christopher Nkunku, trasformatosi nell’autentico uomo del destino rossonero in questo scorcio finale di stagione. Ecco l’analisi de La Gazzetta dello Sport.

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I numeri dell’efficienza: Nkunku batte Leao

I dati statistici certificano l’importanza del francese nell’economia del gioco milanista. Tra Serie A e Coppa Italia, l’ex Chelsea ha collezionato 1377 minuti sul terreno di gioco, impreziositi da 8 reti e 3 assist. Una media realizzativa straordinaria che attesta un’incidenza decisiva (un gol o un passaggio chiave) ogni 125 minuti disputati, superando l’impatto di Gimenez, Füllkrug e dello stesso Leao (una giocata utile ogni 149 minuti). Solo Pulisic ha saputo fare di meglio, assestandosi su un lampo decisivo ogni 119 minuti di gioco.

L’equivoco tattico e il futuro in rossonero

La stagione di Nkunku va analizzata al di fuori dell’equivoco tattico che lo voleva prima punta di ruolo. Il francese esprime il meglio del suo repertorio come seconda punta o jolly d’attacco, come dimostrano i suoi trascorsi al Lipsia. Nelle ultime uscite il calciatore ha riscritto le gerarchie interne segnando due gol consecutivi contro Atalanta e Genoa, confermando una freddezza glaciale dagli undici metri, dove vanta un percorso netto di 5 trasformazioni su 5 rigori calciati. Un finale di stagione ad alta intensità potrebbe spingere la dirigenza di via Aldo Rossi a rinnovargli la totale fiducia, concedendogli un’ulteriore grande chance in maglia rossonero per il prossimo anno.

Il palloncino come dedica speciale al figlio

L’esultanza iconica di Christopher Nkunku, che gonfia un palloncino rosso dopo ogni marcatura, è ormai un marchio di fabbrica noto dai tempi del Lipsia e del Chelsea. L’attaccante ha rivelato in passato che si tratta di una tenera dedica speciale per suo figlio, grande amante dei palloncini colorati. «Ne uso soltanto uno. Se ho la fortuna di segnare una doppietta o una tripletta, preferisco festeggiare insieme a tutta la squadra», ha spiegato il calciatore.

Capello lancia la volata per la panchina azzurra: «Conte l’uomo giusto, Mancini ha una macchia»


L’ex ct analizza la caccia al nuovo selezionatore: «A questa Nazionale serve un motivatore forte. Guardiola? Nei club è super, ma qui è un altro mestiere»

Fabio Capello è stato un Ct sia dell’Inghilterra che della Russia, guidandole rispettivamente a Sudafrica 2010 e Brasile 2014. Oggi è un commentatore che su Sky e La Gazzetta dello Sport interviene praticamente quotidianamente. Ecco le sue parole sul quotidiano rosa sulla scelta da fare per la Nazionale Azzurra

ANTONIO CONTE «È un uomo che ha già allenato la Nazionale: ha affrontato l’Europeo del 2016 con buoni risultati, quindi si tratterebbe del ritorno di uno che conosce “la casa”, che conosce cosa bisogna dare ai giocatori e cosa loro possono dargli. È preparato e determinato, ha quella voglia e quella grinta che riesce a trasmettere ai giocatori: in questo momento forse la squadra azzurra ha proprio bisogno di un motivatore di questo tipo».

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RISCHI «Ha un carattere particolare, però guardo i risultati, che gli danno ragione. L’esperienza maturata in azzurro è importante: non è una novità per lui lavorare in quell’ambito».

MANCINI CANDIDATO «Sì, anche lui ha qualità e ha avuto anche risultati positivi, però per me ha una macchia nera, indelebile: aver lasciato la nazionale a metà qualificazione di Euro 2024».

É UNA MACCHIA AVER LASCIATO «Sicuramente per la piazza. I giocatori sono comunque contenti di andare in Nazionale, è qualche cosa di importante la maglia azzurra. E sotto questo aspetto non ci sono problemi».

DIFFERENZE TRA CONTE E MANCINI «Ognuno ha il proprio modo di gestire la squadra e di presentarsi a livello di comunicazione. E credo che ognuno abbia un’idea di gioco, Mancini l’ha mostrato nell’Europeo che ha vinto e Conte con i risultati che ha raggiunto. Vedono il calcio probabilmente in maniera diversa, più offensivo Mancini e più equilibrato Conte, però la cosa importante è riportare quella rabbia e quella voglia che ultimamente sono proprio mancate».

GUARDIOLA «È un grande allenatore con grande qualità, riesce sempre a fare molto bene dappertutto a livello di club. La nazionale è un altro mestiere, non lavori tutti i giorni e la difficoltà è proprio questa: non sei un allenatore, sei un selezionatore. Quindi devi essere bravo a trovare i giocatori giusti che riescono veramente, quando indossano la maglia azzurra, a giocare come fanno nei club, perché il problema è proprio questo. A molti in Nazionale viene il braccino corto».

AVREBBE POCO TEMPO PER FARE IL SUO CALCIO «Stiamo parlando di un grande allenatore, abituato a un ottica in cui se gli servono due centrocampisti, glieli comprano. Qui non li trovi, la differenza è questa, la squadra deve migliorare in maniera diversa. Ma che sia un grande allenatore lo dicono i risultati, tutto quello che ha ottenuto. Poi lui è una persona intelligente: ci sta che riesca a capire subito come fare».

Calcio in lutto, è morto all’improvviso: aveva solo 22 anni

Ci sono giorni in cui il calcio si ferma senza che ci sia bisogno di un minuto di silenzio annunciato allo stadio o di un comunicato pieno di parole solenni. Succede quando arriva una notizia che spegne tutto il resto, anche le discussioni infinite su arbitri, risultati, classifiche e mercato.

Non conta se si parla di una finale internazionale o di un campo di provincia. Quando se ne va un ragazzo di ventidue anni il rumore si abbassa da solo, quasi automaticamente.

La notizia è partita dalla Spagna e si è allargata molto velocemente. Prima i messaggi degli addetti ai lavori, poi i club, poi colleghi e tifosi. E ogni volta la reazione è stata più o meno la stessa: incredulità.

Perché a quell’età il calcio parla sempre di futuro. Di crescita, di traguardi, di qualcosa che deve ancora cominciare davvero.

Quel ragazzo era Ismail Bouissa, giovane arbitro di 22 anni, membro del Comitato Tecnico Arbitrale di Avila.

Una notizia che ha colpito il calcio spagnolo

Secondo quanto riportato da SportMediaset e dai media spagnoli, Bouissa sarebbe morto improvvisamente, lasciando sotto shock la comunità calcistica locale.

Le prime informazioni parlano di cause naturali, anche se attorno a episodi del genere resta sempre quel senso di vuoto che rende difficile trovare spiegazioni immediate.

Nato in Marocco, viveva a Madrid ed era molto apprezzato sia dai colleghi sia dalle società con cui aveva lavorato.

La Federazione Reale di Castiglia e Leon ha comunicato la notizia attraverso i propri canali ufficiali, esprimendo vicinanza alla famiglia, agli amici e a tutto il mondo arbitrale.

Sconfitta pesante per il Tottenham: il 2‑1 col Chelsea obbliga De Zerbi a giocarsi la salvezza all’ultimo turno

Il Chelsea batte il Tottenham 2‑1 a Stamford Bridge: De Zerbi si giocherà la permanenza in Premier League all’ultima giornata

Il Tottenham cade 2‑1 a Stamford Bridge contro il Chelsea e rimanda tutto all’ultima giornata nella corsa salvezza. La squadra di Roberto De Zerbi resta a +2 sul West Ham, terzultimo, e si giocherà la permanenza in Premier League domenica 24 maggio, nella decisiva sfida casalinga contro l’Everton.

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Il West Ham di Nuno Espírito Santo, invece, affronterà il Leeds nell’ultimo turno, con l’obiettivo di evitare una retrocessione che avrebbe del clamoroso. Entrambe le squadre arrivano all’epilogo stagionale con margini ridotti e una pressione enorme sulle spalle.

In caso di arrivo a pari punti, a fare la differenza sarebbe la differenza reti: un parametro che vede nettamente favorito il Tottenham rispetto agli Hammers. Un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo, ma che non toglie nulla alla tensione di un finale di stagione da dentro o fuori.

Fiorentina, atteso nei prossimi giorni il vertice con Vanoli: la priorità del club resta quella di continuare insieme

Fiorentina, incontro in arrivo con Paolo Vanoli per programmare il futuro: la prima scelta è proseguire il progetto

La Fiorentina guarda già al futuro e nei prossimi giorni è previsto un incontro tra la società e Paolo Vanoli per definire le strategie in vista della prossima stagione. Dopo il successo esterno contro la Juventus, il club viola ha iniziato a programmare il nuovo ciclo tecnico con maggiore chiarezza.

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La linea della dirigenza, secondo quanto riportato da Sky Sport, è piuttosto netta: la prima scelta resta quella di proseguire il percorso con Vanoli. La volontà è quella di dare continuità al lavoro svolto finora, ma servirà un confronto diretto per verificare la piena sintonia sui programmi futuri.

L’incontro con l’ex tecnico del Torino sarà quindi decisivo per capire se esistono le condizioni per andare avanti insieme. Solo dal dialogo emergerà se società e allenatore condivideranno obiettivi, investimenti e visione tecnica, elementi fondamentali per confermare la collaborazione anche nella prossima stagione.


Dopo 22 anni di attesa, l’Arsenal torna campione d’Inghilterra: Londra si tinge di rosso!

Ventidue anni dopo, l’Arsenal di Arteta riconquista la corona della Premier League: è festa grande nel nord di Londra

L’Arsenal è di nuovo sul trono d’Inghilterra: un trionfo atteso, costruito e finalmente conquistato. Il pareggio del ManchesterCity contro il Bournemouth ha chiuso i giochi, consegnando matematicamente il titolo ai Gunners, già volati a +5 dopo l’1-0 sul Burnley. Nel nord di Londra può partire una festa che mancava da troppo tempo.

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Per il club si tratta del quattordicesimo titolo della propria storia, ma soprattutto del primo dell’era Arteta, arrivato in panchina nel 2019 per raccogliere l’eredità di Emery. Da allora, lo spagnolo ha riportato l’Arsenal in Champions League, ha ricostruito identità e ambizioni, e ha sfiorato più volte la vetta della #PremierLeague.

Dopo tre secondi posti consecutivi, arriva finalmente la medaglia d’oro: il coronamento di un progetto tecnico che ha riportato i Gunners tra le grandi d’Europa. Un titolo che profuma di rinascita e che apre un nuovo ciclo.

Championship sconvolta dallo spygate: Southampton escluso, il Middlesbrough prende il suo posto

Incredibile in Inghilterra: Southampton escluso dai playoff per lo “spygate”, il Middlesbrough adesso torna in corsa

Il Southampton è stato escluso dai play‑off di Championship in seguito allo scandalo spygate. La decisione della English Football League ha ribaltato la griglia: il Middlesbrough è stato riammesso e affronterà l’Hull City nella finale in programma sabato 23 maggio.

Il club dei Saints mantiene il diritto di presentare ricorso contro la sentenza, ma nel frattempo dovrà fare i conti anche con una pesante conseguenza per il futuro: una penalizzazione di quattro punti da scontare nella prossima stagione di Championship.

La EFL ha ufficializzato tutto tramite una nota, chiudendo — almeno per ora — uno dei casi disciplinari più discussi dell’anno.

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NOTA CLUB – “Una Commissione Disciplinare Indipendente ha espulso oggi il Southampton dai play-off dello Sky Bet Championship dopo che il club ha ammesso di aver commesso diverse violazioni del regolamento EFL relative alle riprese non autorizzate degli allenamenti di altre squadre.

Inoltre, al club è stata inflitta una penalità di quattro punti che verrà applicata alla classifica del campionato 2026/27. L’effetto della decisione odierna è che il Middlesbrough viene reintegrato nei play-off 2026 e accederà alla finale dei play-off contro l’Hull City. La finale rimane in programma per sabato 23 maggio, con l’orario del calcio d’inizio da confermare”.

Ghedjemis ama il Frosinone ma non chiude al mercato: «Ciociaro per sempre, ma… Adesso penso solo al Mondiale»

L’esterno offensivo celebra la promozione in Serie A sotto la guida di Alvini: «Il suo calcio è ideale per me. Il futuro? Vediamo…»

Nazionale algerino e speranzosio di essere convocato per il Mondiale, Fares Ghedjemis è stato uno dei grandi protagonisti della promozione in Serie A del Frosinone. Il Corriere dello Sport ne ha raccolto le parole.

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CIOCIARO PER SEMPRE «Certamente. Rimarrò “ciociaro” dentro e porterò questa terra e la sua gente sempre con me. Sono contentissimo di questa promozione e felice di aver fatto una parte della storia di questo club».

ALVINI «Sono felicissimo del mio campionato. Si è visto il vero Ghedjemis soprattutto sotto il profilo della personalità. Debbo essere grato tantissimo al mister per la fiducia. Lui ha capito il giocatore e l’uomo che sono e mi ha lasciato tanta libertà. Ringrazio anche il suo staff che mi è stato vicino e mi ha permesso di crescere. Ma il merito è stato anche dei miei compagni. Poi mi congratulo anche con me stesso e con le persone che lavorano con me».

IL 4-3-3 «Con Kvernadze l’intesa è stata massima, ma anche con gli altri compagni di squadra. Il 4-3-3 è perfetto per le caratteristiche mie e di Giorgi. La nostra proposta calcistica è stata dinamica e orientata sempre in modo propositivo. Poter giocare alle spalle dei difensori per noi esterni è stato fondamentale».

QUANTO CONTA LA MENTALITA’ «Dirimente, direi. Alvini ha coltivato l’idea di non lasciare niente agli avversari in ogni partita, giocata sempre per vincere. E ognuno di noi ha avvertito e maturato questa voglia dentro».

MIGLIOR ATTACCO CON 76 GOL «Non so se siamo stati ingiocabili. Certo abbiamo fatto tanti gol, ma anche la fase difensiva ha fatto la differenza. Nel calcio esistono due fasi e noi siamo stati bravi in entrambe».

IL GOL PIU’ BELLO «Certamente il primo realizzato, quello contro il Sudtirol. Il movimento e il contro-movimento sono stati importanti. Perfetti, oserei dire».

COSA FARA’ ADESSO «Vediamo. Intanto, è stato importante riportare il Frosinone in Serie A. Ora c’è la possibilità di andare a giocare il Mondiale e debbo pensare a farmi trovare pronto se il commissario tecnico dell’Algeria, Vladimir Petković, mi chiamerà».

VUOLE ANDARE ALL’ESTERO «È presto per dirlo e non dipenderà unicamente da me, ovviamente».

CHI PRENDEREBBE DEL FROSINONE «Se potessi ne prenderei due. I gemelli Oyono. Siamo amici anche fuori dal campo. Come fratelli. Li porterei entrambi con me».

IL FROSINONE IN A «Ci sarà bisogno di fiducia, di credere nelle proprie idee. Ma bisognerà farlo con tanta umiltà per portare avanti le cose giuste per il Frosinone».hington su tutti».

I TIFOSI «Non dimenticherò mai l’amore della città per la nostra squadra e per me. Ho cercato di regalare emozioni al popolo ciociaro che resterà per sempre nel mio cuore».

Playoff Serie B, parla Ursino: «Catanzaro favorito, ma al Barbera sarà un inferno»

L’ex direttore sportivo del Crotone analizza i Playoff Serie B: «Inzaghi mi ha deluso, Aquilani ha fatto un capolavoro tattico»

Beppe Ursino, 76 anni, direttore sportivo del Crotone che portò in Serie A analizza sul Corriere dello Sport il miracolo Catanzaro, che nella gara d’andata della semifinale playoff Serie B ha travolto il Palermo di Pippo Inzaghi.

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CATANZARO-PALERMO 3-0 «La gara di andata è stata completamente dominata dal Catanzaro. Bisogna dare atto che l’allenatore Aquilani in primis ha fatto un capolavoro, sicuramente dal punto di vista tattico è stato davvero bravo».

IL CROLLO DEL PALERMO «Penso che non si aspettasse l’immediata aggressione del Catanzaro: quel ritmo fin da inizio gara l’ha fatto sbandare. Così al Palermo non è riuscita alcuna reazione. Ammetto che la squadra di Inzaghi mi ha molto deluso, un complesso così quotato e che ha speso tanto, non tira mai in porta per quasi tutto l’arco della partita. Ci è riuscito solo sul finire, quando si è finalmente reso pericolosa colpendo una traversa».

IL FAVORITO «A questo punto è il Catanzaro ad avere più possibilità. Non può che essere così dopo aver vinto l’andata con quella sicurezza e con quel risultato. Ma quel che più mi impressiona positivamente è che il Catanzaro del presidente Noto sta fisicamente benissimo. Certo al Barbera troverà un inferno, rischerà qualcosa sicuramente ma, ripeto, lo vedo favorito».

QUANTO CONTERA’ L’EFFETTO BARBERA «Molto. Certamente i primi 25-30 minuti saranno determinanti. Se il Catanzaro riuscirà a rimanere indenne avrà più possibilità di riuscire nell’impresa».

SE LA FINALE FOSSE JUVE STABIA-CATANZARO «Sarebbe davvero una bellissima sorpresa. Mi farebbe molto piacere: da meridionale spero che almeno una delle due ce la faccia, e da calabrese mi auguro che sia proprio il Catanzaro. Dopo il Napoli e il Lecce il Sud merita di essere rappresentato da altre squadre. Ed io che ho vissuto emozioni particolari col Crotone, anche tre stagioni in A, ne sarei felicissimo».

Napoli Conte, spuntano i primi i retroscena: svelati i termini economici della separazione anticipata

Conte lascia il Napoli: Romano rivela come si è chiusa la trattativa economica tra tecnico e il presidente De Laurentiis

Il ciclo di Antonio Conte al Napoli si chiude dopo appena due anni, un periodo intenso segnato da uno scudetto, un secondo posto e da un costante vortice di voci, tensioni e discussioni attorno alla sua gestione tecnica.

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L’allenatore salentino ha scelto di dire basta, interrompendo una storia che già dodici mesi fa aveva richiesto un confronto diretto con Aurelio De Laurentiis per proseguire insieme. Questa volta, però, nessun faccia a faccia: Conte ha deciso di mettere un punto definitivo alla sua esperienza a Castel Volturno e il presidente azzurro ha accettato senza condizioni. Ma quali sono i termini dell’addio?

Una decisione maturata tempo fa

Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano, Conte aveva già comunicato a De Laurentiis la volontà di lasciare circa un mese fa, così da permettere al club di avviare per tempo la ricerca del nuovo allenatore.

I dettagli economici

Il tecnico era legato al Napoli fino al 30 giugno 2027, con un ingaggio da 8 milioni di euro a stagione. Nonostante ciò, la separazione è stata sorprendentemente semplice: essendo dimissionario, Conte non ha chiesto né una buonuscita né il pagamento delle mensilità residue.

Un addio, dunque, a costo zero per il club, che ora dovrà ripartire con una nuova guida tecnica per aprire un altro capitolo della propria storia.

Bournemouth, occhi su Fortini: il classe 2006 della Fiorentina tra i profili valutati per la prossima stagione

Bournemouth, interesse concreto per Fortini della Fiorentina: primi contatti e scenario in evoluzione. Le ultimissime notizie

L’interesse del Bournemouth per Niccolò Fortini, terzino classe 2006 della Fiorentina, è concreto. Il club inglese apprezza il profilo del giovane viola e ha già avviato i primi contatti esplorativi. Molto, però, dipenderà dalle valutazioni del nuovo allenatore Marco Rose, pronto a subentrare a Iraola al termine della stagione.

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Il tecnico tedesco dovrà infatti decidere se puntare su un innesto come Fortini oppure valorizzare maggiormente Julio Soler, esterno argentino classe 2005 che in questa Premier League ha collezionato appena sei presenze. Una scelta tecnica che influenzerà direttamente le strategie di mercato del club.

Il dossier Fortini resta dunque aperto, con il Bournemouth interessato ma in attesa delle indicazioni definitive del nuovo allenatore.

Mourinho a un passo dal ritorno al Real Madrid: Florentino Pérez paga la clausola e attende solo la firma

Mourinho verso il grande ritorno: il Real Madrid paga la clausola e attende la firma del tecnico portoghese

José Mourinho è pronto a tornare sulla panchina del Real Madrid. Nella giornata di lunedì 18 maggio, il club di Florentino Pérez ha deciso di accelerare definitivamente: pagata al Benfica la clausola da 3 milioni di euro, liberando così il tecnico portoghese dal contratto in essere.

Ora manca soltanto la firma per rendere ufficiale il suo ritorno a Madrid, tredici anni dopo l’ultima esperienza. Un cerchio che si chiude e, allo stesso tempo, un nuovo capitolo che sta per aprirsi.

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I numeri della stagione di Mourinho al Benfica

L’annata del portoghese in Portogallo è stata tutt’altro che ordinaria.

  • In campionato ha chiuso imbattuto, un traguardo che testimonia solidità e continuità.
  • Non è però riuscito a conquistare un posto in Champions League.
  • Proprio in Champions, dopo aver strappato una qualificazione ai playoff all’ultimo secondo contro il Real Madrid — grazie al clamoroso gol del portiere Trubin — è stato eliminato ancora dai blancos, con un complessivo 3‑1.

Una stagione intensa, piena di episodi e di tensioni competitive, che ora lascia spazio al ritorno nella capitale spagnola, dove Mourinho è atteso per guidare un nuovo progetto tecnico.


Tesser incorona le sorprese della B: «Ottime Juve Stabia e Catanzaro, tifo Sudtirol»


Il re delle promozioni Tesser analizza i playoff e i playout Serie B: «Monza e Palermo favorite, ma conta lo spogliatoio. Lovisa ha fatto un capolavoro»

Juve Stabia-Monza 2-2, Catanzaro-Palermo 3-0: sono stati questi i verdetti delle semifinali d’andata dei playoff di Serie B. Per capire come andrà a finire e per una valutazione complessiva del torneo cadetto Tuttosport ha intervistato Attilio Tesser, un mister specialista della categoria.

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RESPONSABILITA’ «Quando indossi una maglia rappresenti una comunità, oltre che una società. E quella comunità si riconosce in quella maglia, che va rispettata».

MONZA E PALERMO ERANO FAVORITE «Se all’interno del gruppo non si crea l’atmosfera giusta, può diventare addirittura controproducente. Serve creare una base forte, ma soprattutto far funzionare bene lo spogliatoio. Quando tutti riescono a dare il meglio di sé, allora emerge davvero la qualità».

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CATANZARO E JUVE STABIA RICORDANO IL SUO PORDENONE «Entrambe rappresentano delle bellissime sorprese del campionato. Noi facemmo semifinale play-off nel primo storico campionato di Serie B del club. La Juve Stabia ha fatto un percorso straordinario e Matteo Lovisa è stato grande protagonista con il suo lavoro sul mercato e nella costruzione della squadra. Sono felice anche per Aquilani, propone davvero un bellissimo calcio. Ha portato dentro al gruppo la sua mentalità, la qualità e la fantasia che aveva già da calciatore».

ALBERTO AQUILANI «Ricordo soprattutto il rapporto che si era creato. Era un ragazzo giovanissimo ma pieno di qualità. Passavamo tante ore a parlare e confrontarci; è lì che nasce il vero rapporto tra allenatore e giocatore, al di là del campo. Poi lui ha fatto una carriera importante da calciatore e ora gli auguro di fare altrettanto bene anche da allenatore».

L’AVELLINO «E’ stato un ritorno in Serie B positivo. Credo che Ballardini abbia portato l’esperienza necessaria in un momento delicato della stagione. Ha fatto un ottimo lavoro. Un po’ mi sorprende il fatto che vada via, perché avevo letto che si era trovato benissimo nel mondo irpino».

LA TERNANA «Terni è una piazza che vive di calcio e ti fa sentire tutto il suo calore. Mi dispiace perché sul campo la squadra avrebbe meritato qualcosa in più. Oggi, troppo spesso, ci sono questioni societarie che mettono in difficoltà tante realtà importanti».

LA CREMONESE E IL SUDTIROL «Spero si salvino entrambe. Domenica ero allo stadio a vedere la Cremonese contro l’Udinese e mi è piaciuta molto. Cremona è una realtà costruita con passione e negli ultimi anni si è ritagliata uno spazio importante».

Josep Martinez guida la nuova Inter di Chivu: scelta meritocratica e promozione a primo portiere

Inter, Chivu ha scelto: Josep Martinez sarà il nuovo primo portiere nella prossima stagione nerazzurra. Tutti i numeri

Josep Martinez sarà il nuovo primo portiere dell’Inter. La decisione è stata presa e verrà ufficializzata in vista della prossima stagione nerazzurra sotto la guida di Cristian Chivu. Una scelta meritocratica: il tecnico romeno ha voluto premiare l’estremo difensore spagnolo per l’affidabilità mostrata ogni volta che è stato chiamato in causa.

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I numeri stagionali di Martinez: una saracinesca nerazzurra

Il rendimento del classe 1998 ha convinto tutti.

  • Serie A — 4 presenze e 3 clean sheet, un impatto immediato e sicuro.
  • Coppa Italia — 5 presenze e 2 clean sheet, risultando uno dei protagonisti del percorso nerazzurro.
  • Supercoppa Italiana — 1 presenza nella sfida contro il Bologna.

Numeri che raccontano un portiere affidabile, concentrato e pronto a rispondere presente nei momenti decisivi.

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Il futuro della porta nerazzurra

La crescita di Martinez ha convinto anche la dirigenza, entusiasta del suo percorso e pronta ad avallare la scelta di Chivu. Il portiere spagnolo ha superato la concorrenza interna e si prepara a diventare un punto fermo del nuovo ciclo interista.

Per lui si aprono le porte di un futuro da protagonista a San Siro, con la possibilità di affermarsi definitivamente come titolare in una delle piazze più prestigiose d’Europa.

Luis Enrique Psg, la storia continua: cosa c’è dietro al rinnovo del tecnico all’ombra della Tour Eiffel

Luis Enrique Psg, la storia continua: la verità sul rinnovo di contratto del tecnico con il club parigino

Il sodalizio calcistico tra il Paris Saint-Germain e Luis Enrique è destinato a proseguire a lungo termine, ponendo le basi di un duraturo ciclo vincente all’ombra della Torre Eiffel. Secondo Fabrizio Romano, il tecnico spagnolo è in trattative molto avanzate per un nuovo contratto. La fumata bianca definitiva appare ormai imminente: l’accordo potrebbe essere sigillato a breve, subito dopo la finale di Champions League contro l’Arsenal.

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La continuità di un progetto vincente a Parigi

La decisione della dirigenza parigina di blindare il proprio allenatore risponde a una logica calcistica impeccabile. Luis Enrique si è consacrato come uno dei migliori allenatori al mondo, capace di portare a Parigi quella mentalità vincente, quell’identità di gioco e quel rigore tattico che il club inseguiva invano da oltre un decennio.

Il punto di svolta definitivo nella percezione del lavoro dell’asturiano è arrivato nella passata stagione, quando ha guidato il club sul tetto d’Europa: l’ex ct della Spagna ha già vinto la Champions contro l’Inter, regalando la prima, storica coppa dalle grandi orecchie. Aver sfatato quello che era diventato un vero e proprio tabù europeo rappresenta il passaporto ideale per meritarsi la totale fiducia della proprietà in ottica futura.

Fattore Luis Enrique: valorizzazione e mentalità

Puntare ancora su Luis Enrique è la scelta più saggia per il PSG anche per motivi legati alla gestione del gruppo. In un club storicamente complicato e spesso condizionato dalle bizzarrie delle sue stelle, il tecnico ha saputo imporre la cultura del lavoro e del collettivo rispetto al singolo.

Inoltre, l’allenatore spagnolo ha dimostrato una straordinaria capacità nel valorizzare i giovani talenti del vivaio e i nuovi innesti del calciomercato, creando una rosa camaleontica, affamata e futuribile. La seconda finale di Champions League consecutiva conquistata quest’anno ne è la prova lampante: con lui in panchina, il Paris Saint-Germain non è più soltanto una costellazione di stelle, ma una vera e propria macchina da guerra.

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Milan in ritiro prima del Cagliari: Allegri blinda la squadra per l’obiettivo Champions

Milan in ritiro prima della partita contro il Cagliari: Allegri e la squadra hanno preso questa decisione di comune accordo

Arrivano novità sostanziali in casa Milan in vista dell’ultimo e decisivo turno di questo campionato, in programma domenica 24 maggio alle 20:45 contro il Cagliari a San Siro. La dirigenza rossonera e la guida tecnica hanno deciso di alzare al massimo la soglia dell’attenzione per evitare cali di tensione in un momento nevralgico della stagione. I rossoneri infatti andranno in ritiro a partire da venerdì, una scelta strategica e di spessore che è stata pienamente condivisa sia dal tecnico Massimiliano Allegri che dalla squadra stessa.

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La volata per l’Europa: rossoneri a quota 70 punti

La decisione di serrare i ranghi a Milanello nasce dall’assoluta importanza della posta in palio negli ultimi novanta minuti di gioco. Attualmente occupano la terza posizione con 70 punti ottenuti, una quota che li vede appaiati a pari merito con la Roma guidata in panchina da Gian Piero Gasperini.

La griglia per l’accesso all’Europa che conta è cortissima e non ammette il minimo passo falso. In classifica il Milan ha 2 punti in più rispetto a Como e Juventus, un margine ridotto ma fondamentale che permette alla formazione milanista di essere ancora in piena zona per un posto in Champions League. Per blindare l’obiettivo senza dover fare calcoli legati ai risultati degli altri campi, la squadra di Allegri avrà l’obbligo di conquistare i tre punti davanti al proprio pubblico contro la compagine sarda, già aritmeticamente salva.

Fattore San Siro per blindare il piazzamento

Il ritiro anticipato servirà proprio a compattare il gruppo dal punto di vista mentale, isolando i calciatori dalle inevitabili pressioni mediatiche e dalle voci di calciomercato che storicamente caratterizzano la fine di maggio. Allegri punta a ritrovare la massima solidità difensiva e la lucidità sotto porta dei suoi leader. Con lo stadio Giuseppe Meazza che si preannuncia sold out, il Milan vuole chiudere la pratica continentale per iniziare a programmare con serenità il futuro societario.

Clamoroso Napoli: Antonio Conte ha deciso di lasciare il club a fine stagione!

Conte ha preso la decisione di lasciare il Napoli al termine di questa stagione. La scelta è già stata comunicata a De Laurentiis

Il matrimonio sportivo tra il Napoli e Antonio Conte è giunto al capolinea. Come riferito da Fabrizio Romano, il tecnico salentino ha maturato la scelta definitiva di interrompere il proprio percorso all’ombra del Vesuvio non appena calerà il sipario sul campionato in corso, sancendo la parola fine a un’avventura intensa ma precocemente giunta ai titoli di coda.

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Il retroscena della rottura tra le parti

La scelta dell’ex ct della Nazionale non è maturata nelle ultime ore, bensì fa parte di un piano stabilito già da diverse settimane. I vertici societari erano infatti al corrente della situazione da tempo: la guida tecnica ha comunicato ufficialmente le proprie intenzioni al presidente De Laurentiis circa un mese fa. Questo preavviso ha permesso alla dirigenza di metabolizzare lo strappo e di iniziare a sondare il terreno per i potenziali sostituti in vista del prossimo ritiro estivo.

I dettagli dell’accordo e il futuro del mister

I termini della separazione consensuale evidenziano la volontà di entrambe le parti di lasciarsi in totale serenità, evitando lunghi e logoranti contenziosi legali o esborsi economici. Tra il mister e il club non scatterà alcun tipo di sanzione economica per la conclusione anticipata del rapporto di lavoro; il timoniere saluterà la piazza rinunciando a liquidazioni o buonuscite, e al contempo non ha ancora firmato o trovato intese vincolanti con nessun’altra squadra.

Per la dirigenza si apre ora una fase cruciale di calciomercato: l’obiettivo sarà quello di individuare un profilo carismatico, capace di raccogliere un’eredità pesante e di guidare la squadra verso i futuri palcoscenici.

Atalanta, colpo di scena per il settore giovanile: arriva Sbravati grazie a…Giuntoli

Atalanta, arriva Sbravati grazie a Giuntoli per il settore giovanile della Dea. Ecco i dettagli del colpo per il vivaio

Il domino dei dirigenti nel calcio giovanile italiano si arricchisce di un capitolo totalmente inaspettato. Soltanto la scorsa settimana era stato formalizzato l’addio definitivo di Michele Sbravati al settore giovanile della Juventus, una separazione che ha concluso in anticipo un percorso durato due stagioni. Sulle tracce dell’ormai ex dirigente bianconero si erano mossi da tempo i principali club di Serie A: prima l’Inter e successivamente la Roma avevano avviato i contatti, sfruttando rispettivamente la mediazione di Beppe Marotta e dell’allenatore Gian Piero Gasperini per provare a chiudere la trattativa.

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Il blitz dell’Atalanta e la sinergia con Giuntoli

Le lunghe trattative con nerazzurri e giallorossi, tuttavia, si sono protratte eccessivamente nel tempo. Complice una mancata totale convinzione di Sbravati di fronte alle offerte ricevute, si è materializzato il classico colpo di scena di calciomercato: il prepotente inserimento della nuova Atalanta targata Cristiano Giuntoli.

Michele Sbravati avrebbe accettato ufficialmente la corte della Dea. Una fumata bianca arrivata in tempi record grazie all’intervento diretto dello stesso Giuntoli, l’uomo che soltanto due anni fa lo aveva voluto fortemente a Torino per affidargli la rinascita della cantera juventina. Questo trasferimento apre una nuova pagina professionale del consolidato binomio Giuntoli-Sbravati, una mossa che certifica la profonda stima reciproca e la totale fiducia tra il dirigente e il responsabile ligure.

Le contromosse alla Continassa: promozione interna

La partenza di Sbravati non coglie impreparata la dirigenza della Juventus, intenzionata a dare continuità al lavoro svolto negli ultimi anni nel vivaio. Per colmare la casella rimasta vuota a Torino, il club bianconero punta forte su Massimiliano Scaglia. Si tratta di una soluzione interna di assoluto spessore: una figura esperta, profondo conoscitore delle dinamiche societarie di Vinovo e profilo ideale per garantire stabilità ai giovani talenti della rosa senza subire contraccolpi.

Open VAR, Dino Tommasi rivela: «Decisione giusta annullare i gol di McKennie e Vlahovic. Rosso revocato a Kamara? Ecco cos’è successo»

Open VAR, Dino Tommasi ha analizzato così gli episodi da moviola della 37ª giornata di Serie A 2025/26

In occasione della 37ª giornata, è andato in scena il consueto appuntamento con la trasmissione Open VAR per fare piena luce sugli episodi da moviola più caldi del weekend, con un focus inevitabile sulla sfida dello Stadium tra Juventus e Fiorentina.

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I casi di Juventus-Fiorentina: i gol annullati a McKennie e Vlahovic

L’episodio principale del turno ha riguardato la rete negata a Weston McKennie per un contrasto irregolare ai danni dell’esterno viola Robin Gosens. Il designatore ad interim e componente CAN Dino Tommasi ha promosso a pieni voti l’operato della squadra arbitrale:

“Decisione corretta, presa sul campo da Massa e valutata dall’assistente Alassio”

Tommasi ha poi approfondito la dinamica del contatto:

“Avallata anche dalla sala VAR, McKennie impedisce a Gosens di giocare il pallone con una spinta. Non è una contesa aerea, perché il giocatore della Juventus impedisce al suo avversario di saltare”.

Sempre nel corso dello stesso match, i riflettori si sono accesi sul secondo gol annullato ai bianconeri, firmato da Dusan Vlahovic ma viziato da un offside sul tiro-cross di Edon Zhegrova. Il designatore ha chiarito i dubbi interpretativi:

“Qui c’era da valutare il tocco di Pongracic, se fosse una giocata o una deviazione. Vlahovic è in posizione di fuorigioco e giustamente viene valutato dall’arbitro in campo. Decisione giusta”.

Gli altri verdetti della giornata: Sassuolo-Lecce e Udinese-Cremonese

Il dibattito a Open VAR si è poi spostato sulle altre sfide calde in ottica classifica. In merito a Sassuolo-Lecce, è stata analizzata la convalida della rete siglata da Walid Cheddira:

“Doveri parte dal potenziale fallo di mano a centrocampo di Ramadani che non c’è, poi viene valutato il potenziale fallo su Garcia da parte di Coulibaly, ma non c’è un fallo, rete giustamente convalidata”.

Infine, spazio al dietrofront tecnologico avvenuto in Udinese-Cremonese, dove l’arbitro Gianluca Manganiello ha corretto una propria sanzione cancellando il cartellino rosso inizialmente comminato a Hassane Kamara per un intervento su Jamie Vardy:

“Prima valutazione sbagliata, con Manganiello che estrae il rosso per un potenziale fallo pericoloso. Poi si evidenzia l’errore di campo grazie a un ottimo lavoro della sala VAR gli permette di rivedere meglio l’accaduto”

La seconda vita di Nicholas Caglioni: «Mi voleva il Milan, ora faccio il camionista»

Nicholas Caglioni, ex portiere del Messina, ha rotto il silenzio sulla squalifica per doping nel 2007: «Mai toccata la cocaina. Il calcio mi fa schifo»

Nicholas Caglioni ha giocato in Serie A con il Messina, è stato squalificato per cocaina per due stagioni nel 2007 e dopo quasi 300 gare da professionista si è inventato un’altra vita. Oggi la racconta su La Gazzetta dello Sport.

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IL CALCIO DI OGGI «Mi fa schifo, ho chiuso. Non guardo neanche più le partite. E poi la vita del professionista di oggi mi aveva stufato. L’ho capito a Salò, in Serie C: video analisi, dietologo, nutrizionista, psicologo. Sembrava una clinica, non una squadra».

FA IL CAMIONISTA «Era il lavoro di mio padre. Dopo il Covid ho preso le patenti e ho iniziato. Giro l’Italia e l’Europa: da Nembro, dove sto io, in provincia di Bergamo, fino a Lione e alla Germania, più il sud Italia. Trasporto soprattutto cibo. Guidare mi rilassa».

LA SUA GIORNATA «Guido 8/10 ore al giorno. Sto fuori dal lunedì al venerdì, poi rientro per stare con mio figlio di due anni. La vita da calciatore non mi manca affatto».

RIPENSA AL PASSATO «Ogni tanto. Mi vengono in mente i ritiri, gli scherzi, gli aneddoti. E ovviamente i rimpianti legati alla mia storia».

POSITIVITA’ «L’11 marzo, dopo Chievo-Messina. Avevo parato un rigore a Pellissier, ero a casa coi miei e stavo uscendo. Argurio, il d.s., mi chiamò: “Sei stato trovato positivo alla cocaina”. “Ma stai scherzando?”, dissi. Entrai nel panico più totale».

NE HA MAI FATTO USO «Mai. Amavo fare serata come un normale calciatore di vent’anni, certo, ma non l’ho mai toccata».

HA CHIESTO LE CONTROANALISI «Certo, ma non me le hanno mai fatte. La mia unica spiegazione è che ero scomodo: avevo appena rinnovato il contratto di tre anni, dicevo sempre ciò che pensavo, ero diretto, spontaneo, sincero. E proprio in quel periodo, magicamente, è successo questo. E c’è anche un’altra cosa… I controlli antidoping sono a sorteggio. Io uscii quattro volte di fila. Strano, no? Avevo 21 anni, ero diventato titolare. Mi hanno rovinato la carriera».

SOSPETTO «Magari c’era qualcuno famoso da proteggere».

COSA HA FATTO IN QUEI 2 ANNI «Ho giocato a calcio a 7 con una squadra del mio paese, come attaccante, poi per il resto mi allenavo tutti i giorni. Ma non sono più tornato in Serie A. Mi hanno voltato le spalle in tanti, anche chi prima era sempre intorno a me».

IL MILAN «Sarei rimasto in Serie A. Nel 2007, quando Storari andò al Milan, un addetto ai lavori mi disse che in realtà i rossoneri volevano me».

LA RIPARTENZA «Nel 2009 rientrai con la Pro Patria, in C. E da lì in poi ho sempre giocato, anche in Serie B: Modena, Crotone, Lecce, Feralpi, la Salernitana. Qui perdemmo la finale playoff per salire in B con una squadra senza soldi, senza stipendi, dove pagavamo i ritiri di tasca nostra ai più giovani. Contro il Verona, in finale, da bergamasco mostro la maglia con scritto “odio Verona”. Fui multato e squalificato. Non me n’è mai importato niente».

IL MESSINA «Mettevamo paura a chiunque, con Mutti come condottiero. Oggi giocheremmo in Europa».

HA AVUTO ALLEGRI «All’Aglianese, in C2, stagione 2003-04. Avevo vent’anni, ma per lui ero un figlioccio. “Guai a chi mi tocca Nicholas”, diceva. Gianluca Sordo ci raccontò di quando aveva mollato la sposa all’altare. E poi ci raggiungeva in ritiro due ore dopo».

IL CAGLIARI «L’anno dell’Aglianese mi cercò il Cagliari. “Vai a Milano, Cellino ti vuole”, mi disse Allegri. Rimasi in albergo dieci ore. Non arrivò mai».

Ambrosini lancia il Mondiale 2026: «Tiferò Brasile, ma sogno l’ultimo ballo Messi-Cristiano Ronaldo»

Ambrosini, ex centrocampista, ha rilasciato queste dichiarazioni in vista del Mondiale 2026. Le sue dichiarazioni

Massimo Ambrosini, ex centrocampista del Milan e talent di Dazn, sarà uno dei commentatori del Mondiale che inizierà tra una ventina di giorni. Tuttosport ha raccolto le sue opinioni:

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LA PARTITA DEI SOGNI «Portogallo-Argentina e il perché è semplice: penso possa segnare la fine di un’epoca calcistica. Potrebbe essere l’ultimo scontro a grandi livelli fra Cristiano Ronaldo e Messi, avrebbe un fascino inimitabile. Per altro sono due fra le nazionali che considero favorite».

ARGENTINA FAVORITA «Non ci sono dubbi, l’Argentina parte con i favori del pronostico perché ha vinto tre anni e mezzo fa, perché ha dominato le qualificazioni in Sudamerica, perché i giocatori hanno molti più chilometri insieme. L’Argentina non può non essere inserita fra le papabili vincitrici».

TIFA PER ANCELOTTI «Certo, non può che essere così. Per altro la scorsa settimana gli hanno rinnovato il contratto, un gesto che interpreto di grande stima nei suoi confronti. Significa che in questi mesi ha conquistato la fiducia di tutti, della Federazione, dei giocatori, dell’ambiente. È un messaggio forte, farlo prima del Mondiale significa dire al mondo che Ancelotti è l’allenatore del Brasile e lo sarà anche nei prossimi quattro anni a prescindere da come andrà il torneo negli Stati Uniti. Detto ciò, il Brasile secondo me ha la coppia di centrali difensivi più forte di tutti in questo momento, quella formata da Gabriel e Marquinhos. Forse è una squadra con meno talento del passato, ma Carlo sta creando un gruppo e l’unione per una nazionale come il Brasile può fare la differenza. E poi stanno uscendo fuori attaccanti interessanti come Joao Pedro, Igor Thiago o Igor Jesus. Insomma, sarà un Brasile tosto».

IL NUOVO CT DELLA NAZIONALE «Sento parlare di Conte, Allegri, Mancini e Ranieri: tutti grandi allenatori, però personalmente sarei aperto a una novità, mi piacerebbe qualcosa di diverso, una scelta coraggiosa».

MALDINI IN FIGC «Paolo sarebbe indicato per fare bene qualunque cosa, senza ombra di dubbio. Aggiungo: un personaggio come Paolo Maldini meriterebbe libertà e autonomia, andrebbe sfruttato in questo modo».

Ecco perché sta saltando la cessione di Bastoni al Barcellona: c’è un grosso ostacolo da superare

Per mesi il nome di Alessandro Bastoni è stato accostato al Barcellona quasi come una conseguenza naturale. Difensore mancino, qualità nell’impostazione, personalità, esperienza internazionale ancora prima dei trent’anni.

Uno di quei profili che, sulla carta, sembrano costruiti per il calcio del Barça. Eppure il mercato raramente segue una linea così semplice.

Perché non basta piacere a un direttore sportivo, non basta avere caratteristiche tecniche importanti e non basta nemmeno che una società conosca cifre e condizioni economiche di un’eventuale operazione.

A volte tutto si ferma davanti a una domanda molto più diretta: questo giocatore è davvero perfetto per l’idea di calcio dell’allenatore?

È proprio qui che starebbe nascendo il problema.

Flick avrebbe dei dubbi su Bastoni

Secondo quanto riportato dall’esperto di mercato Matteo Moretto, il principale ostacolo a un possibile approdo del difensore nerazzurro al Barcellona sarebbe oggi rappresentato da Hansi Flick.

Moretto ha spiegato che Deco avrebbe lavorato per mesi sulla situazione, mantenendo viva una strada che il club catalano conosce bene sotto il profilo economico.

Il tecnico tedesco, però, con il passare del tempo avrebbe manifestato dubbi sempre maggiori su alcune caratteristiche del giocatore rispetto allo sviluppo attuale e futuro della squadra.

Il punto non sarebbe il valore assoluto di Bastoni. Quello non sembra in discussione. Il nodo riguarderebbe piuttosto la compatibilità con una certa idea di calcio.

Flick starebbe immaginando una struttura tattica differente e avrebbe chiesto al direttore sportivo portoghese di esplorare anche altre soluzioni sul mercato, proprio per capire se esistano profili ritenuti più adatti.

Cristiano Ronaldo eterno: sesto Mondiale con il Portogallo. Dall’esordio del 2006 al record del 2022, la storia (record) di CR7 nella competizione

Cristiano Ronaldo giocherà il suo sesto Mondiale con il Portogallo. La storia da record di CR7 nella competizione, come è andata

Il Mondiale 2026 si appresta a sancire l’ennesimo record leggendario nella carriera di Cristiano Ronaldo. Con la convocazione ufficiale da parte del Portogallo, il fuoriclasse di Funchal prenderà parte a ben sei edizioni della rassegna iridata. Un traguardo straordinario che premia una longevità atletica senza precedenti e che offre l’occasione ideale per ripercorrere l’altalenante cammino di CR7 nelle sue cinque passate partecipazioni.

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Dall’esordio nel 2006 ai tornei in Sudafrica e Brasile

L’avventura mondiale di Cristiano Ronaldo inizia in Germania nel 2006, all’età di 21 anni, con la maglia numero 17 sulle spalle. Insieme a mostri sacri come Luís Figo, il giovane talento trascina i lusitani fino alla semifinale, poi persa contro la Francia, segnando la sua prima rete assoluta nel torneo su calcio di rigore contro l’Iran. Quello rimarrà, paradossalmente, il suo miglior piazzamento di sempre.

Nelle successive edizioni da capitano e leader assoluto, i risultati di squadra non rispecchieranno le aspettative. In Sudafrica nel 2010, il Portogallo viene precocemente eliminato agli ottavi di finale dai futuri campioni della Spagna, con Ronaldo a segno solo nel roboante 7-0 contro la Corea del Nord. Ancor più dolorosa è la spedizione in Brasile nel 2014: tormentato da problemi fisici al tendine rotuleo, il cinque volte Pallone d’Oro non riesce a evitare l’eliminazione dei suoi già nella fase a gironi, lasciando il torneo con un solo gol all’attivo contro il Ghana.

Dalla tripletta a Sochi fino al record del 2022

Il riscatto parziale arriva a Russia 2018, dove CR7 vive il suo momento più iconico nei Mondiali grazie alla clamorosa tripletta siglata contro la Spagna (3-3) al debutto, impreziosita da una punizione magistrale nel finale. Il cammino dei lusitani si interrompe però agli ottavi contro l’Uruguay.

Infine, a Qatar 2022, Ronaldo entra definitivamente nella leggenda segnando contro il Ghana e diventando l’unico giocatore a andare a segno in cinque Mondiali diversi. Il torneo si chiude tuttavia tra le lacrime e le polemiche per l’esclusione dai titolari nei match a eliminazione diretta, prima del definitivo ko ai quarti contro il Marocco. Ora, nel 2026, l’infinito capitano del Portogallo è pronto a scrivere l’ultimo, storico capitolo.

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