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Cristiano Ronaldo eterno: sesto Mondiale con il Portogallo. Dall’esordio del 2006 al record del 2022, la storia (record) di CR7 nella competizione

Cristiano Ronaldo giocherà il suo sesto Mondiale con il Portogallo. La storia da record di CR7 nella competizione, come è andata

Il Mondiale 2026 si appresta a sancire l’ennesimo record leggendario nella carriera di Cristiano Ronaldo. Con la convocazione ufficiale da parte del Portogallo, il fuoriclasse di Funchal prenderà parte a ben sei edizioni della rassegna iridata. Un traguardo straordinario che premia una longevità atletica senza precedenti e che offre l’occasione ideale per ripercorrere l’altalenante cammino di CR7 nelle sue cinque passate partecipazioni.

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Dall’esordio nel 2006 ai tornei in Sudafrica e Brasile

L’avventura mondiale di Cristiano Ronaldo inizia in Germania nel 2006, all’età di 21 anni, con la maglia numero 17 sulle spalle. Insieme a mostri sacri come Luís Figo, il giovane talento trascina i lusitani fino alla semifinale, poi persa contro la Francia, segnando la sua prima rete assoluta nel torneo su calcio di rigore contro l’Iran. Quello rimarrà, paradossalmente, il suo miglior piazzamento di sempre.

Nelle successive edizioni da capitano e leader assoluto, i risultati di squadra non rispecchieranno le aspettative. In Sudafrica nel 2010, il Portogallo viene precocemente eliminato agli ottavi di finale dai futuri campioni della Spagna, con Ronaldo a segno solo nel roboante 7-0 contro la Corea del Nord. Ancor più dolorosa è la spedizione in Brasile nel 2014: tormentato da problemi fisici al tendine rotuleo, il cinque volte Pallone d’Oro non riesce a evitare l’eliminazione dei suoi già nella fase a gironi, lasciando il torneo con un solo gol all’attivo contro il Ghana.

Dalla tripletta a Sochi fino al record del 2022

Il riscatto parziale arriva a Russia 2018, dove CR7 vive il suo momento più iconico nei Mondiali grazie alla clamorosa tripletta siglata contro la Spagna (3-3) al debutto, impreziosita da una punizione magistrale nel finale. Il cammino dei lusitani si interrompe però agli ottavi contro l’Uruguay.

Infine, a Qatar 2022, Ronaldo entra definitivamente nella leggenda segnando contro il Ghana e diventando l’unico giocatore a andare a segno in cinque Mondiali diversi. Il torneo si chiude tuttavia tra le lacrime e le polemiche per l’esclusione dai titolari nei match a eliminazione diretta, prima del definitivo ko ai quarti contro il Marocco. Ora, nel 2026, l’infinito capitano del Portogallo è pronto a scrivere l’ultimo, storico capitolo.

Inter, il Duomo blinda Bastoni: boato da rockstar e no definitivo al Barcellona

Inter, blindato Alessandro Bastoni: no definitivo al Barcellona per quanto riguarda il futuro del difensore nerazzurro

Alessandro Bastoni ha scoperto una volta di più quanto sia profondo il legame che lo unisce al popolo dell’Inter. Durante i festeggiamenti per lo scudetto in piazza Duomo, la marea nerazzurra ha tributato al difensore un trattamento riservato di norma alle grandi stelle della musica: due cori consecutivi, un’ovazione caldissima e un lunghissimo applauso che hanno squarciato la notte milanese. Per il numero 95 si è trattato di una vera e propria scarica di adrenalina, fondamentale per scacciare i pesanti fantasmi accumulati nell’ultimo periodo. Bastoni portava infatti sulle spalle il fardello delle critiche nate dal match contro la Juventus, ma soprattutto la cocente delusione vissuta con la Nazionale, culminata con l’espulsione fatale nello spareggio Mondiale contro la Bosnia. Ecco cosa scrive oggi il Corriere dello Sport.

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Il patto d’amore con la tifoseria e il muro di Chivu

Il brivido corso lungo la schiena del centrale azzurro si è trasformato in un messaggio chiarissimo di mercato. Di fronte all’appello unanime della piazza che urlava “resta con noi”, Bastoni ha risposto battendosi ripetutamente la mano sul petto, proprio sopra lo stemma del club. Da anni il calciatore incarna lo spirito della tifoseria, difendendo i colori non solo con la professionalità del fuoriclasse ma con l’attaccamento di un uomo di famiglia. Una devozione totale condivisa da tutto lo spogliatoio e da Cristian Chivu, che lo ha protetto pubblicamente fin dal primo istante. Questo bagno d’affetto generalizzato consolida una certezza: per il centrale è impossibile trovare altrove un ambiente capace di farlo sentire così al centro del villaggio.

Il Barcellona si arrende, Bastoni resta un pilastro

I sogni di mercato delle grandi d’Europa sono destinati, ancora una volta, a infrangersi contro la volontà del giocatore. Il Barcellona era convinto di poter insinuare il dubbio nella mente del ragazzo, sperando che fosse lui stesso a forzare la mano con la dirigenza di Viale della Liberazione per abbassare il prezzo del cartellino. La strategia catalana è fallita sul nascere, tanto che i media spagnoli segnalano come la dirigenza blaugrana abbia già virato su profili più abbordabili. Sebbene nel mercato estivo i colpi di scena siano dietro l’angolo, oggi non esiste alcun presupposto per un addio. La fortezza Inter non trema e archivia l’assalto spagnolo, così come accaduto in passato per i corteggiamenti di Manchester City e Real Madrid. Dopo la notte del Duomo, il futuro di Bastoni è solo a tinte nerazzurre.

Intervista a Giaccherini: «Juventus senza fame, le parole di Spalletti sono stonate»

Giaccherini, ex esterno della Juventus, si è espresso così a proposito del momento dei bianconeri dopo la sconfitta contro la Fiorentina

Emanuele Giaccherini su La Stampa analizza la crisi bianconera dopo la sconfitta con la Fiorentina. Bianconero nell’epoca Conte, oggi è uno degli opinionisti di Dazn e riflette anche su altre questioni, dalla situazione dei giovani al nuovo CT dell’Italia.

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IL CROLLO «Spalletti è stato bravo nel riportare un’idea di gioco. Ma è mancata la capacità di vincere le partite anche senza la qualità della manovra. In alcune situazioni, ad esempio quando Yildiz non era al massimo, ci volevano altri valori. Serve anche personalità».

CHI HA PERSONALITA’ «Vlahovic in alcune situazioni, ad esempio quando è entrato col Verona. Gatti e Locatelli talvolta. Non è possibile tirare 25 volte in porta e fare solo due gol, come con Sassuolo e Verona. Bisogna chiudere le partite con cattiveria e fame».

LE PAROLE DI SPALLETTI SULLA QUALIFICAZIONE IN EUROPA LEAGUE «Parole stonate, non le condivido. È vero che l’ultimo scudetto è distante sei anni, ma alla Juventus l’ambizione è sempre guardare in alto. Non è possibile accontentarsi».

COSA DEVE CAMBIARE «Chiellini basta e avanza. Sa cosa dire alla squadra. E Spalletti non può essere messo in discussione: è un grandissimo allenatore. Devono arrivare giocatori che abbiano fame. Solo così sarà possibile evitare di spendere soldi senza ritorno, come i 100 milioni per Koopmeiners e Openda. Servono trascinatori».

I GIOVANI «Domenica, mentre tornavo a casa da Milano, in auto sentivo la radiocronaca di Catanzaro-Palermo. Ha segnato Mattia Liberali. Lo conosco molto bene. Forse deve migliorare fisicamente, ma è un ragazzo che già adesso può giocare in Serie A. In Juventus-Fiorentina è stato decisivo Ndour, altro giovane italiano costretto a girare tanto prima di trovare spazio. Centrocampista moderno, ha fatto un grande girone di ritorno. Altro esempio lampante di mancanza di coraggio».

CONTE «Non so cosa farà Antonio. Dopo la partita di Pisa, ha lasciato dubbi fortissimi sulla sua permanenza al Napoli. Sarebbe il Ct ideale in questo momento».

Giudice Sportivo Serie A: mano pesante per il Genoa, pioggia di squalificati dopo la 37ª giornata! Tutti i provvedimenti ufficiali

Giudice Sportivo Serie A: le decisioni e i provvedimenti presi dopo la 37ª giornata di campionato 2025/26

Il Giudice Sportivo dott. Gerardo Mastrandrea, assistito da Stefania Ginesio e dal Rappresentante dell’A.I.A. Carlo Moretti, ha ufficializzato i provvedimenti disciplinari relativi alla 18ª giornata di ritorno della Serie A, basandosi sulle risultanze degli atti ufficiali delle gare disputate il 17 maggio 2026.

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Multe alle società: mano pesante sul Genoa

Il comunicato si apre con il capitolo dedicato alle sanzioni pecuniarie per i club. Il provvedimento più severo colpisce il Genoa, sanzionato con un’ammenda di € 20.000,00 a causa del comportamento dei propri sostenitori che, al 7° minuto del secondo tempo, hanno lanciato numerosi fumogeni sul terreno di gioco costringendo il direttore di gara a sospendere l’incontro per circa sei minuti, oltre al lancio di due monete che hanno colpito un assistente alla schiena e a un braccio.

Le altre ammende deliberate riguardano il Lecce (€ 8.000,00 per lancio di fumogeni e una bottiglia), la Roma (€ 2.000,00 per un petardo) e l’Atalanta (€ 1.500,00 per il lancio di una bottiglia di plastica). Nessun provvedimento sanzionatorio, invece, per Bologna, Cagliari, Inter e Pisa, nonostante l’utilizzo di materiale pirotecnico nei propri settori.

Calciatori espulsi e squalificati

I casi più caldi tra i calciatori sul terreno di gioco hanno riguardato due espulsioni dirette. Subiscono una squalifica per una giornata effettiva di gara e ammenda di € 10.000,00 sia Nicolò Rovella della Lazio sia Wesley della Roma. Per entrambi la motivazione ufficiale del Giudice Sportivo recita: per avere, al 25° del secondo tempo, colpito con una manata al volto un calciatore della squadra avversaria, senza conseguenze. Una giornata di stop forzato anche per Luca Ranieri della Fiorentina, allontanato dalla panchina per critiche irrispettose.

I diffidati e lo stop per gli allenatori

Nutrita la lista dei calciatori non espulsi ma squalificati per un turno poiché già inseriti nell’elenco dei diffidati: salteranno la prossima gara di campionato Caracciolo (Pisa), Vitinha (Genoa), Gagliardini (Hellas Verona), Kamara (Udinese), Maripán (Torino), Bremer (Juventus), Taylor e Nuno Tavares (Lazio). Tra le nuove ammonizioni con diffida spiccano invece i nomi di El Shaarawy (Roma), Gabbia (Milan) e Guðmundsson (Fiorentina).

Infine, tra gli allenatori, si registra una squalifica per una giornata effettiva di gara e ammenda di € 5.000,00 nei confronti di Fabrizio Del Rosso (Lecce), sanzionato “per essere, al 51° del secondo tempo, entrato sul terreno di giuoco, strattonando con atteggiamento aggressivo un calciatore della squadra avversaria”.

Fiorentina, bivio panchina: Di Gennaro e Viviano si dividono sul futuro di Vanoli

Il dibattito sulla guida tecnica della Fiorentina: la via della continuità programmata si scontra con il sogno di una rivoluzione tattica nel segno di De Rossi

Il finale di stagione della Fiorentina ha aperto un profondo dibattito interno sul futuro della panchina, diviso tra la ricerca della continuità e la voglia di un rilancio ambizioso. Il Corriere della Sera ha raccolto due pareri opposti. A schierarsi a favore della permanenza di Paolo Vanoli è Antonio Di Gennaro. L’ex campione d’Italia sottolinea il valore assoluto della salvezza ottenuta, definendola una vera e propria impresa se si considera la situazione drammatica dei soli 4 punti in classifica dopo il ko interno con il Lecce. Secondo Di Gennaro, il merito principale del tecnico è stato quello di aver fatto calare la squadra in una realtà complessa, resettando le eccessive ambizioni estive nate dagli ingenti investimenti di mercato. Vanoli conosce ormai l’ambiente e il gruppo; pertanto, a meno che non si possa arrivare a un profilo di primissimo livello come Maurizio Sarri, la scelta più logica è lasciarlo programmare la nuova stagione con una rosa finalmente costruita secondo le sue direttive.

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Il partito del “No”: la svolta generazionale e il sogno De Rossi

Di parere diametralmente opposto è Emiliano Viviano, che invoca un cambio netto di filosofia, indipendentemente dai meriti acquisiti sul campo. Pur ringraziando Vanoli per aver scosso la squadra e aver firmato la prestigiosa vittoria contro la Juventus, l’ex portiere viola spinge per una totale inversione di rotta che metta al centro i giovani e il bel gioco. Il candidato ideale di Viviano è Daniele De Rossi, ritenuto perfetto per carisma, esperienza e capacità di accendere una piazza passionale come Firenze. Viviano esprime inoltre forti perplessità sulle piste estere sondate dal direttore sportivo Fabio Paratici, citando il nome di Andoni Iraola: le difficoltà tattiche della Serie A, dove molte squadre si chiudono, richiedono tempi di adattamento che la Fiorentina non può permettersi, come già dimostrato storicamente dall’esperienza di Luis Enrique alla Roma.

La palla passa a Paratici

Mentre il dibattito tra gli addetti ai lavori e la tifoseria si infiamma, la squadra si prepara a chiudere il campionato nell’ultimo turno contro l’Atalanta. Subito dopo la parola passerà definitivamente alla dirigenza. Fabio Paratici continua a vagliare profili sia italiani che internazionali, mantenendo aperta ogni porta, compresa quella della riconferma dell’attuale allenatore. La decisione finale stabilirà se la Fiorentina deciderà di capitalizzare il lavoro di emergenza svolto quest’anno o se preferirà resettare l’organigramma tecnico per dare vita a una nuova e profonda identità societaria.

Guardiola lascia il Manchester City, la fine di un’era! Le 10 dichiarazioni più iconiche del tecnico spagnolo

Guardiola lascia il Manchester City, la fine di un’era! Le 10 dichiarazioni più iconiche del tecnico spagnolo in questi 10 anni di Citizens

Pep Guardiola ha deciso: al termine della stagione lascerà il Manchester City. Il tecnico spagnolo, arrivato nel 2016 dopo le esperienze con Barcellona e Bayern Monaco, chiuderà così un ciclo lungo dieci anni, segnato da dominio, innovazione tattica e una bacheca ampliata in modo impressionante. Al suo posto arriverà Enzo Maresca, allenatore italiano del Chelsea ed ex vice proprio di Guardiola nella stagione 2022-23.

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Il bilancio dell’era Guardiola resta storico: una Champions League, sei Premier League, una Supercoppa Europea, tre FA Cup, cinque Carabao Cup e un Mondiale per Club. Un percorso che ha cambiato il volto del club inglese e, più in generale, il modo di interpretare il calcio in Premier League.

Guardiola Manchester City, le frasi che raccontano il suo calcio

Nel corso degli anni, Guardiola ha accompagnato risultati e trofei con dichiarazioni diventate parte della sua identità. La prima riguarda la scelta di accettare la sfida inglese: «Mi dicevano che il modo in cui gioco non sarebbe stato possibile in Premier League. Allora mi sono detto: perché no? Perché non andare lì e provarci?».

La sua idea di gioco è racchiusa in un’altra frase chiave: «Quando l’avversario ha il pallone, vogliamo recuperarlo il più velocemente possibile. Quando ce l’abbiamo noi, vogliamo muoverlo il più velocemente possibile per creare più occasioni possibili». Pressing, possesso e ricerca continua della superiorità.

Netta anche la sua posizione contro gli alibi: «Nel calcio, la cosa peggiore sono le scuse. Le scuse significano che non puoi crescere o andare avanti». Una mentalità che ha costruito l’identità vincente dei Citizens.

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Guardiola Manchester City, fame, Champions e legame col club

Tra le frasi più dure resta quella pronunciata dopo un momento complicato nel 2023: «Voglio una reazione da tutto il club, non solo dai giocatori e dallo staff. Siamo una squadra di fiori felici, io non voglio questo. Voglio battere l’Arsenal».

Sul possesso palla, invece, ha chiarito spesso il senso della sua filosofia: «Odio il tiki-taka, il passare per il gusto di passare. Bisogna passare il pallone con un’intenzione chiara: arrivare alla porta avversaria».

Alla vigilia della finale di Champions League 2023, poi vinta contro l’Inter, sintetizzò così la pressione europea: «La vita nello sport è provare». Ironica e virale, invece, la battuta su Julia Roberts: «Anche se vinco la Champions League, sarà un fallimento, perché Julia Roberts è venuta a Manchester ed è andata a vedere lo United, non noi».

C’è poi la sua visione difensiva attraverso il controllo: «Quando hai il pallone, è il modo migliore per difendere. Per subire gol, l’avversario deve avere il pallone: meno lo ha, più possibilità abbiamo di essere solidi».

Infine, la fame e il legame con il club: «Mi diverto ancora. Nessuno ci regala niente» e «È uno dei migliori club al mondo. Amo il Manchester City». Due frasi semplici, ma perfette per raccontare il rapporto tra Guardiola e il City: un’era irripetibile, ora pronta a chiudersi con Maresca chiamato a raccoglierne l’eredità.

Calendari e polemiche, il presidente Simonelli difende la Lega: «Molto rumore per nulla»

L’intervista al numero uno della Lega di Serie A, Ezio Simonelli, dopo la concomitanza tra il derby di Roma e gli Internazionali di tennis

Ezio Simonelli, presidente della Lega di serie A, risponde alle tante polemiche della scorsa settimana inerenti i calendari con un’intervista al Corriere della Sera.

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L’ATTACCO DI BINAGHI «Respingo con fermezza il sospetto, non può essere un problema organizzare nella stessa città due eventi a distanza di poche ore. Quando compiliamo il calendario usiamo un software super sofisticato (utilizzato anche da Ligue 1, Liga, Nfl e Nba) in cui immettiamo circa 400 vincoli non solo sportivi ma anche territoriali. In occasione delle Atp Finals di Torino, abbiamo anticipato Juve-Toro al sabato. A Roma la collocazione naturale del derby sarebbe stata la domenica sera, peccato che dallo scorso derby di andata, lo stesso prefetto avesse vietato per motivi di sicurezza di giocare la sera. Il sabato non si sarebbe potuto giocare perché la Lazio era reduce dalla finale di Coppa Italia e avevamo fissato da settimane il derby di Roma nell’unico orario disponibile: alle 12.30 della domenica. Ritenevamo, a ragione, che non ci sarebbero stati problemi di deflusso visto che la finale del tennis sarebbe stata alle 17».

LE PAROLE DI SARRI «Lo stimo come tecnico ma forse gli sfugge che il programma delle partite dipende soprattutto dalle tv, le cui esigenze non si possono testardamente contestare visto che forniscono i proventi per pagare gli stipendi di allenatori, calciatori e di tutto il sistema. Ai prossimi Mondiali alcune gare si disputeranno all’ora di pranzo, con temperature più calde di domenica scorsa a Roma. Peraltro l’orario delle 12.30 in Italia è l’unico slot possibile per catturare spettatori in Oriente. È facile pontificare quando non si conoscono le cose nel dettaglio».

IL CALENDARIO «Non si ha idea della difficoltà. Ad esempio il 13 marzo 2027 ci sarà il Sei Nazioni, il giorno dopo la Maratona di Roma. Nella settimana precedente e quella seguente le coppe europee. Cosa facciamo? Impediamo a Roma o Lazio di giocare? Come presidente della Lega ho l’obbligo di tutelare le esigenze dei tifosi. È ciò che ho spiegato anche al prefetto di Roma. Con il provvedimento con cui aveva determinato lo slittamento del derby alle 20.45 del lunedì e per il principio della contemporaneità anche delle altre 4 sfide di squadre in corsa per la Champions, avrebbe obbligato 300 mila tifosi a seguire i match spostandosi in un giorno feriale: ci sarebbero stati danni sportivi, sociali ed economici»..

IL FUTURO «Vorrei chiedere a prefetti e questori di lasciare a noi l’organizzazione del calendario. Le esigenze di ordine pubblico hanno la priorità, ma auspico che in futuro non ci siano altri eccessi di prudenza».

LA VICENDA «Molto rumore per nulla. Mi è dispiaciuto non aver aderito all’invito di Binaghi alla finale, ma ero a Milano per la premiazione dell’Inter. Andrò a Torino per le Finals, e mi auguro che lui venga ad assistere con me a qualche nostra partita».

Juventus sul burrone Champions: l’ultimo turno di Serie A vale un buco da 60 milioni

Alla Continassa riappare lo spettro del fallimento europeo. Senza i ricavi della coppa regina salta il piano di rilancio di Exor per la Juventus

Alla Continassa si aggirano vecchi fantasmi. La qualificazione alla prossima Champions League, rimandata clamorosamente all’ultima giornata di campionato, non è soltanto una questione di prestigio sportivo, ma un tassello vitale per la sopravvivenza finanziaria del club. Fallire l’obiettivo costringerebbe la dirigenza all’ennesima riscrittura del piano di rilancio aziendale. Oggi La Gazzetta dello Sport stila un po di conti. La Juventus ha già in tasca il paracadute della qualificazione in Europa League, ma il danno economico resterebbe pesantissimo. I manager bianconeri, analizzando il differenziale tra un cammino standard in Champions (fino agli ottavi) e uno speculare nella seconda competizione europea (fino alle semifinali), stimano una perdita secca compresa tra i 55 e i 60 milioni di euro tra diritti televisivi, botteghino, sponsor e merchandising.

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Il bilancio e il miraggio del break-even

L’andamento storico dei conti bianconeri evidenzia la gravità della situazione. Quando il club fu escluso dalle coppe Uefa per le note vicende contabili, il danno certificato fu di circa 95 milioni, portando l’esercizio 2023-24 a chiudersi con una perdita monstre di 199 milioni. Negli ultimi anni la spending review ha funzionato: i costi della rosa sono stati sforbiciati di 150 milioni e il rosso di bilancio è sceso progressivamente dai 239 milioni del 2022 fino ai 58 milioni stimati per l’esercizio corrente. Il business plan aggiornato dagli amministratori prevede il raggiungimento del pareggio di bilancio (break-even) e la generazione di cassa per la stagione 2026-27. Questo scenario idilliaco si regge però su un presupposto sportivo categorico: la Juventus deve disputare la Champions League ogni anno.

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Exor e il rischio di un nuovo aumento di capitale

Se l’assunzione sportiva della Champions dovesse saltare nell’ultimo turno di campionato, l’intera struttura finanziaria della società rischierebbe il collasso. Dal 2019 a oggi gli azionisti di riferimento, con Exor in testa, hanno già dovuto pompare nelle casse societarie ben quattro aumenti di capitale, per una cifra astronomica di 998 milioni di euro complessivi (l’ultimo, da 98 milioni, appena sei mesi fa). Al 31 dicembre 2025 il patrimonio netto del club si attestava a 78 milioni di euro: una cifra che dovrà assorbire il deficit del prossimo giugno ma che, senza l’ossigeno dei diritti tv della massima competizione europea, non basterà a coprire le perdite del prossimo anno. In caso di verdetto negativo dal campo, i soci piemontesi saranno obbligati a mettere nuovamente mano al portafoglio.

Neymar è nei 26 convocati da Ancelotti per il Mondiale del Brasile, è ufficiale! Chiamata meritata? I suoi numeri stagionali

Neymar è nei 26 convocati da Ancelotti per il Mondiale del Brasile, la lista completa. Chiamata meritata? I suoi numeri stagionali al Santos

Carlo Ancelotti ha sciolto le riserve e ha diramato la lista dei 26 convocati del Brasile per il Mondiale 2026, in programma questa estate tra Stati Uniti, Messico e Canada. La notizia più attesa riguarda Neymar, attaccante del Santos ed ex stella di Barcellona e PSG, regolarmente presente nell’elenco della Seleção.

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Neymar Brasile, Ancelotti spiega la scelta

La convocazione di Neymar chiude uno dei grandi tormentoni dell’ultimo anno. Dopo mesi di dubbi, discussioni e indiscrezioni, Ancelotti ha deciso di puntare sul numero 10 brasiliano. Al momento dell’annuncio, nella sala della presentazione si sono alzati cori e applausi in suo favore, a conferma di quanto il suo nome resti centrale nell’immaginario del calcio verdeoro.

Il ct italiano ha spiegato la difficoltà delle scelte: «La mia scelta è stata molto difficile perché la concorrenza in questo paese è molto alta». Poi ha aggiunto: «So che alcuni non saranno contenti dopo essere stati con noi gli ultimi anni, mi dispiace. Hanno fatto un grande lavoro, ma ho scelto una lista di qualità che possa fare bene. Non è una lista perfetta, però devo dire che il Mondiale non lo vince il gruppo perfetto. Vince il gruppo più resiliente, per provare a vincere il torneo. Non ho paura a dire che possiamo vincere il torneo, l’aspettativa è molto alta ma mette più motivazione. Ho ricevuto molti consigli da giocatori, influencers, cantanti, giornalisti. Persino il pilota dell’aereo mi ha detto di convocare».

Neymar Brasile, i numeri al Santos

La stagione 2026 di Neymar con il Santos è stata positiva, soprattutto considerando il percorso di recupero dopo i problemi fisici degli ultimi anni. In Brasileirão ha raccolto 4 gol, 2 assist e 686 minuti giocati, con una media voto di 7,56. Ha inoltre prodotto 21 tiri, di cui 7 nello specchio, 17 occasioni create e 2 big chances create.

Nel complesso, il suo percorso stagionale parla di 25 presenze in Brasileirão, 3 in CONMEBOL Sudamericana, 2 nel Paulista e 2 in Copa do Brasil. Il minutaggio non è stato altissimo, ma l’impatto offensivo resta evidente: un contributo diretto ogni circa 114 minuti in campionato. Numeri che hanno convinto Ancelotti a riportarlo al centro del progetto mondiale del Brasile.

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La lista completa dei convocati

Portieri:
Alisson, Ederson, Weverton

Difensori:
Alex Sandro, Bremer, Danilo, Douglas Santos, Gabriel Magalhaes, Ibanez, Leo Pereira, Marquinhos, Wesley

Centrocampisti:
Bruno Guimaraes, Casemiro, Danilo, Fabinho, Paquetà

Attaccanti:
Endrick, Gabriel Martinelli, Igor Thiago, Luis Henrique, Matheus Cunha, Neymar, Raphinha, Rayan, Vinicius

Caccia ai 100 milioni per l’Inter: Ausilio lancia la roulette del mercato senza toccare i big

Oaktree stanzia il budget per l’Inter, ma per il super mercato di Chivu serve il “tesoretto”: Dumfries trema per la clausola, la situazione

Smaltiti i fumi della festa scudetto, in casa Inter è già tempo di far di conto per disegnare il futuro. La base di partenza è solida: il tecnico Cristian Chivu è pronto a legarsi ai nerazzurri fino al 2028 con un robusto adeguamento dell’ingaggio a 3,5 milioni a stagione. Subito dopo, la priorità della dirigenza si sposterà sulla drastica riduzione del monte stipendi. L’addio dei senatori a scadenza di contratto — Yann Sommer, Francesco Acerbi e Matteo Darmian — alleggerirà le casse del club di ben 11 milioni di euro. A questa lista potrebbe aggiungersi Henrikh Mkhitaryan, il cui destino oscilla tra un ruolo marginale nei piani di Chivu e il definitivo ritiro dal calcio giocato. Chi invece è destinato a rimanere come punto di riferimento nello spogliatoio è Stefan De Vrij, unico tra i veterani vicinissimo al rinnovo del contratto. Ecco cosa scrive oggi il Corriere dello Sport.

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La strategia per il tesoretto da 100 milioni

La proprietà Oaktree metterà sul piatto una cifra iniziale compresa tra i 40 e i 45 milioni di euro. L’obiettivo della coppia Ausilio-Baccin è però raddoppiare quel budget per toccare quota 100 milioni complessivi, blindando i pezzi pregiati della rosa. L’unica eccezione strategica è rappresentata da Denzel Dumfries: l’olandese ha una clausola rescissoria da 25 milioni di euro che fa gola a mezza Premier League, campionato da sempre gradito all’esterno. I primi 4 milioni freschi sono arrivati dal riscatto obbligatorio di Sebastiano Esposito da parte del Cagliari, mentre Valentin Carboni rimarrà in prestito al Racing Avellaneda fino al 2027. La dirigenza dovrà inoltre blindare i gioielli di famiglia come Sucic e Diouf, quest’ultimo corteggiatissimo all’estero ma ritenuto inamovibile da Chivu, che vuole modellarlo come esterno a tutta fascia.

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Frattesi e Luis Henrique ai saluti, il jolly Stankovic

I veri motori della campagna acquisti saranno però le cessioni eccellenti di chi ha trovato meno spazio. Davide Frattesi è il primo forte indiziato all’addio: con Chivu il minutaggio si è ulteriormente ridotto e, forte di un peso a bilancio di soli 12,8 milioni, l’Inter conta di incassarne almeno 25-30 dalla sua cessione. Più complessa la situazione di Luis Henrique, acquistato solo dodici mesi fa: per evitare una minusvalenza servono almeno 17,9 milioni, ma l’asticella per il suo cartellino resta fissata a quota 30. Sfumato il riscatto di Pavard da parte del Marsiglia, i dirigenti nerazzurri studiano il grande colpo di reni finanziario: esercitare la recompra da 13 milioni per Alexandar Stankovic dal Bruges per poi rivenderlo immediatamente a 40 milioni di euro. Un’operazione d’oro per le casse, con l’unico grande rimpianto di perdere un talento purissimo cresciuto nel vivaio.

Il Manchester City ha scelto Maresca: sarà lui l’erede di Guardiola! Accordo raggiunto: ecco cosa ha fatto al Chelsea

Il Manchester City ha scelto Maresca: sarà lui l’erede di Guardiola! Accordo raggiunto: ecco cosa ha fatto al Chelsea in questi 2 anni

Enzo Maresca è pronto a tornare al Manchester City. Secondo quanto rivelato da Fabrizio Romano, l’allenatore italiano avrebbe raggiunto un accordo verbale totale con il club inglese per diventare il successore di Pep Guardiola, destinato a lasciare i Citizens al termine della stagione dopo dieci anni alla guida della squadra.

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Maresca Manchester City, contratto triennale per l’ex Chelsea

Il tecnico italiano è sempre stato considerato uno dei profili più adatti per raccogliere l’eredità di Guardiola, anche per il suo passato nello staff del Manchester City nella stagione 2022-23. Ora l’intesa sarebbe stata raggiunta e Maresca dovrebbe firmare un contratto iniziale di tre anni, aprendo così un nuovo ciclo sulla panchina dei campioni inglesi.

Maresca Manchester City, il percorso al Chelsea

Prima del possibile ritorno a Manchester, Maresca ha guidato il Chelsea dal 2024, conquistando la Conference League nella stagione 2024-25 e il Mondiale per Club nel 2025. Due successi che hanno consolidato la sua crescita in panchina e rafforzato la candidatura per una delle panchine più prestigiose d’Europa. Per il Manchester City, il suo profilo rappresenta continuità tecnica e conoscenza dell’ambiente.

Rivoluzione Como: la formula di Fabregas tra gestione dei cambi e rosa corta

Il Como sfida i dogmi della Serie A. Stabilità del gruppo e massime rotazioni a partita in corso sono le chiavi del successo per l’assalto al 4° posto

Il Como di Cesc Fabregas sta scardinando i tradizionali dogmi gestionali del campionato italiano attraverso una strategia tanto rischiosa quanto redditizia. Insieme al direttore sportivo Charlie Ludi, il tecnico spagnolo ha strutturato l’organico basandosi su un paradosso matematico: disporre del gruppo più ristretto della Serie A e, contemporaneamente, stravolgere la squadra a partita in corso. I dati statistici certificano l’efficacia di questa filosofia. La Gazzetta dello Sport oggi propone questo focus: a un solo turno dalla fine del torneo, il Como è la formazione che ha utilizzato meno calciatori in assoluto (appena 24), ma guida la classifica delle sostituzioni complessive a quota 183, al pari del Bologna di Italiano e davanti all’Inter di Chivu (182). Al contrario, il caos gestionale delle retrocesse Pisa e Verona, che hanno impiegato ben 34 elementi, dimostra come l’eccessivo turnover logori i risultati.

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Intensità scientifica e duttilità tattica

La rosa lariana è stata costruita inserendo coppie di giocatori di livello tecnico omogeneo. Questa programmazione consente a Fabregas di cambiare interpreti senza intaccare l’intensità agonistica della manovra. La recente vittoria contro il Parma ne è l’esempio perfetto: il gol decisivo è nato dall’asse interamente subentrato composto da Jesus Rodriguez e Alberto Moreno. In caso di emergenze, l’allenatore fa leva sulla duttilità di elementi polivalenti capaci di ricoprire più ruoli, garantendo soluzioni tattiche immediate anche in situazioni critiche.

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La gestione umana dello spogliatoio

Oltre ai riscontri di campo, la scelta della rosa corta risponde a una precisa logica psicologica. Nonostante il club sia controllato dalla potentissima holding della famiglia Hartono, la dirigenza ha rifiutato i freddi algoritmi delle multinazionali per preservare una dimensione a misura d’uomo. Fabregas ha blindato lo spogliatoio limitando i posti per evitare l’insorgere di malumori legati al mancato impiego: un ambiente sano, sobrio e protetto, ideale per la crescita dei giovani talenti. Nel frattempo, la società guarda al futuro europeo anche fuori dal campo, avendo già avviato i lavori di adeguamento strutturale del Sinigaglia per soddisfare i severi criteri imposti dalla Uefa.

Ciro Ferrara: «Italia con troppo timore. Conte vuole il secondo posto, Spalletti deve riflettere»

L’ex difensore e talent di Dazn, Ciro Ferrara, commenta l’esclusione dell’Italia dai Mondiali, la situazione della Juventus e il futuro del Napoli

Talent di Dazn, Ciro Ferrara è stato un grande difensore della Juventus che con Marcello Lippi ha vinto tutto. Oggi guarda alla situazione in casa bianconera, alle altre big del campionato e anche alla Nazionale, visto che sarà uno dei commentatori del Mondiale ormai vicino. L’intervista al Corriere dello Sport.

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LA NAZIONALE «Delusione. È un dispiacere che coinvolge l’intera nazione. Si tratta di un colpo durissimo per tutto il movimento. Purtroppo la squadra mi ha trasmesso una sensazione di timore, al momento di affrontare i playoff. Sono andato a vedere la prima partita (quella con l’Irlanda, ndr) e ho proprio percepito la paura di non raggiungere l’obiettivo».

COME SI ESCE DALLA CRISI «Il discorso è lungo e complicato. Tra le tante cose posso dire che, tornando alla mia generazione, avendo vissuto un periodo storico con meno stranieri, anche se quello non è necessariamente il problema, noi italiani abbiamo avuto l’occasione di crescere e migliorare, avendo la possibilità di sbagliare in campo. La Serie A era il campionato più attraente in assoluto e gli stranieri contribuivano a migliorare il movimento. Adesso, invece, arrivano giocatori che sono stati dei fenomeni. Mi viene in mente Modric, che ha vinto tutto, ma che ormai ha 40 anni. Eppure qui fa ancora la differenza e non può non essere un problema. Gente come Calafiori e Tonali, invece, va a giocare all’estero».

LA FAVORITA «Direi la Francia. Basta guardare ai giocatori rimasti fuori dalle convocazioni… Poi non c’è mai nulla di scontato. E la pressione può fare brutti scherzi, soprattutto se sei obbligato non dico a vincere, ma quanto meno ad andare in finale».

PER CHI TIFA «L’Argentina ed è sempre stato così, quando non c’è stata l’Italia, per i miei trascorsi ovviamente. Dopodiché ho tre amici che rappresenteranno il nostro Paese, con Brasile, con Turchia e Uzbekistan. Ancelotti lo vedo candidato alla finale. Montella, invece, può essere una sorpresa o la classica rivelazione, assieme alla Norvegia. Mentre Cannavaro dovrà soffrire…».

L’INTER CAMPIONE «I nerazzurri hanno strameritato lo scudetto. Tutti i numeri sono dalla loro parte. L’unica eccezione è la miglior difesa, che è del Como. Hanno gestito al meglio anche i momenti di difficoltà».

COSA FARA’ CONTE «Intanto sono certo che preparerà in maniera maniacale l’ultima gara con l’Udinese. Vuole a tutti i costi la seconda piazza. La sua storia parla chiaro, in Serie A, quando ha allenato, o è arrivato primo o secondo. Poi è chiaro che qualcosa gli si possa contestare, come il percorso in Champions. In merito al futuro, ha detto di aver già parlato con il presidente. La mia sensazione, comunque, è che rimarrà».

LA JUVE RISCHIA L’EUROPA LEAGUE «Non mi aspettavo la caduta con la Fiorentina. Immaginavo che l’impegno più complicato lo avesse il Milan, che di contro lo ha superato. Era uno snodo decisivo per la stagione, una partita da non fallire: invece, è stato sbagliato l’approccio ed è venuta a mancare la personalità. Serve una riflessione profonda, a tutti i livelli: società, allenatore e giocatori».

SPALLETTI SI É MESSO IN DISCUSSIONE «È inevitabile. Anche se ripeto che nessuno si deve sentire escluso dalle responsabilità. Vale non solo per la Juventus, ma per tutte le grandi squadre, storicamente abituate a vincere».

A tutto Lautaro: «Questo Doblete è per mia nonna. Io via dall’Inter? Da qui devono cacciarmi! Chivu un predestinato, dopo il calcio sparirò»

L’attaccante e capitano dell’Inter, Lautaro Martinez, si racconta in una lunga intervista partendo dalla vittoria del Doublete

In una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, il capitano dell’Inter, Lautaro Martinez si racconta così commentando la straordinaria stagione di quest’anno conclusa con il Double.

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CHE REGALO MI SONO FATTO PER IL DOBLETE? – «Niente di particolare. Il regalo è il prossimo obiettivo da raggiungere».

MAGARI IL SECONDO MONDIALE? – «Magari. Mi sono preparato per arrivarci al top».

CHE REGALO HO RICEVUTO – «Mio padre e mia madre, che sono arrivati in tempo per i festeggiamenti. Non potranno venire al Mondiale perché lavorano ma erano contenti di partecipare ai successi dell’Inter».

IL PIU’ BEL MESSAGGIO RICEVUTO – «Da mia nonna, che non sta bene: mi ha fatto emozionare. Quando ero piccolo, puliva la scuola dove studiavo e io l’aiutavo per farla finire in fretta. Si chiama Olga ed è qui, sul mio braccio (mostra il tatuaggio, nda). Mi spiace che ora siamo distanti. Il doblete è dedicato a lei».

L’INFANZIA DIFFICILE – «Spiego. Mio padre era calciatore. Quando è diventato professionista, raggiungendo la serie B, ha lasciato il lavoro di meccanico aereo alla base navale di Bahia Blanca. E siccome la sua squadra di calcio è retrocessa, i soldi non erano tanti per mantenere una famiglia. Si è reinventato infermiere per le persone anziane, mentre mia madre ha cominciato a guadagnare qualche spicciolo come colf. Ma eravamo tre fratelli e il denaro a casa non bastava mai».

SOFFRIVAMO LA FAME? – «Non proprio. Con i miei fratelli facevamo un gioco su chi mangiava di più. Ma ricordo la sensazione di fame aspettando la cena. E poi non potevamo pagare un affitto. E così per quasi tre anni abbiamo vissuto a casa di un amico: pagavamo solo 100 pesos ogni tanto (al cambio di oggi 6 centesimi di euro, ndr) per l’elettricità».

COSA MI RESTA DI QUEL PERIODO – «Se ci ripenso, sorrido. Ero felice. Felice così. Mi piacerebbe riprovare certe sensazioni, che mi hanno formato come uomo. Ho imparato grazie ai miei genitori l’umiltà e il rispetto che ora sto trasmettendo ai miei figli».

LA PASSIONE PER IL CALCIO – «Da sempre, grazie a mio padre. Andavo ai suoi allenamenti. E nel giorno della partita, mi nascondevo nello spogliatoio per ascoltare i discorsi del capitano. Che era lui, papà»

QUANDO HO CAPITO DI ESSERE COSI’ BRAVO DA POTER VIVERE DI CALCIO? – «Non saprei dirlo. A 13 anni giocavo anche a basket, perché a Bahia Blanca è uno sport popolare: mio fratello Jano fa il playmaker in Serie A nel Ferro Carril. A 15 anni però sono andato al Racing e mio padre mi chiese di scegliere. Ma non c’era granché da decidere, ero più adatto al calcio».

DA BAHIA BLANCA A AVELLANEDA – «Infatti non è stato semplice trasferirmi a 600 chilometri da casa. Ho percepito la malinconia. È dura quando sei un ragazzino e non hai nessuna persona cara accanto. Per di più, il mio fratello più grande, Alan, ha avuto qualche problema di salute e io non ero sereno. Per fortuna fu mio padre a darmi la forza: ci teneva che io realizzassi il mio sogno e anche il suo, cioè sfondare nel calcio. Sarebbe stato anche disposto a seguirmi a Buenos Aires, ma io gli dissi che ce l’avrei fatta da solo. In effetti ho resistito».

CHIUDERE LA CARRIERA ALL’INTER? – «Sicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi… Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui».

CI TENGO AI RECORD PERSONALI? – «Dico la verità: non so nemmeno quanti gol ho segnato. So che sono terzo nella classifica di sempre dell’Inter e stop. Non è una cosa che guardo. Superare Meazza? Sarebbe bello perché Meazza è la Storia, dell’Inter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori (ride di nuovo, nda)»

ESSERE CAPITANO – «È qualcosa che hai dentro. Non la alleni. Devi avere la personalità, la leadership. E devi essere da esempio. Però un capitano non è niente senza il gruppo. Posso dire che nell’Inter ce n’è uno fantastico, perché tutti hanno la mentalità vincente».

MOURINHO DICE CHE NESSUNO DI QUESTA INTER GIOCHEREBBE IN QUELLA DEL TRIPLETE? – «Ognuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. L’importante è pensare al bene dell’Inter senza ascoltare troppo le chiacchiere. Bisogna vivere il presente, che è tanta roba. Tantissima».

QUESTO IL MIGLIOR LAUTARO DI SEMPRE? – «Certamente, perché mi sento molto felice e sicuro quando gioco. Mi muovo con grande spensieratezza, anche a livello tattico. Prima non era così».

MERITO DELLO PSICOLOGO? – «Sì. Ho avuto tanti problemi personali, soprattutto fuori dal campo, prima che nascesse mia figlia. E la terapia mi ha aiutato, per esempio a gestire i momenti in cui non facevo gol. Certe volte dubitavo di me stesso, se fossi ancora in grado di giocare a calcio, se meritassi di essere il Dieci dell’Inter. Pensate dove può arrivare la mente umana. Lì ho capito che avevo bisogno di supporto, perché mi stavo infilando in un tunnel. Anche oggi continuo ad essere seguito dallo psicologo della società. Mi ha sostenuto nei 46 giorni di infortunio, che non sono stati semplici».

SE HO TEMUTO DI FINIRE DI NUOVO IN QUEL TUNNEL DOPO LA FINALE DI CHAMPIONS DELL’ANNO SCORSO? – «Dopo la finale no, dopo il Mondiale per club sì. Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata un’offerta importante forse… Ero devastato. Da quello stato d’animo nasce l’intervista successiva all’eliminazione con il Fluminense. Sono uscito, ho infilato la maglietta e ho detto quello che pensavo. Volevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso. Poi sono andato in vacanza e per tre settimane non mi sono allenato, ho mangiato e basta. Infatti al rientro pesavo un po’ di più…»

SENZA QUELLO SFOGO L’INTER SAREBBE RIPARTITA? – «Non lo so. Ma aver parlato in pubblico ha fatto rumore. Ma ce l’avevo anche con me stesso, perché non ero esente da colpe. Poi Chivu ci ha dato una mano, portando aria nuova. Senza nulla togliere a Simone, che ci ha fatto vivere quattro anni meravigliosi».

COSA HO PENSATO QUANDO HO SAPUTO DI CHIVU ALLENATORE? – «L’ho chiamato subito. Non avevo dubbi che avrebbe fatto molto bene. Lo conoscevo dalle partitelle che facevamo ad Appiano contro la sua Primavera: sembrava un predestinato».

E’ STATO MEGLIO USCIRE COL BODO IN CHAMPIONS PER CONCENTRARSI SUGLI ALTRI DUE TROFEI? – «Questo no, perché io volevo andare avanti in Europa. Non è stato un vantaggio. Magari giocando meno hai più energie, ma se lotti su ogni fronte hai sempre la mentalità giusta per le partite».

L’INTESA CON THURAM – «Marcus e io ci siamo capiti piano piano. È un ragazzo solare, speciale. Io sono quello serio. Ci completiamo, anche nei caratteri».

L’ATTACCANTE MIGLIORE – «Harry Kane. Lo metto anche davanti a Haaland per come controlla la palla, per come lega e legge il gioco, per i colpi di testa. Un fenomeno».

COME VORREI ESSER RICORDATO TRA 10 O 20 ANNI – «Come una persona che ha dato sempre tutto».

COSA FARO’ DOPO IL CALCIO? – «Non rimarrò nel calcio, che è un ambiente che non mi piace. Non sentirete più parlare di me: sparirò».

Diagnosi terribile per l’ex nerazzurro: sclerosi multipla, ma potrà continuare a giocare

Ci sono notizie che nel calcio fermano tutto per qualche minuto. Non contano più il mercato, le classifiche, i moduli o i gol sbagliati davanti alla porta.

Quando entra in scena una diagnosi medica importante, il rumore di fondo sparisce quasi all’improvviso e resta solo una domanda: cosa succede adesso?

Perché un conto è un infortunio muscolare, un problema al ginocchio, una stagione da ricostruire. Un altro conto è sentirsi dire che si convive con una malattia neurologica cronica. In quei momenti il calcio passa in secondo piano, anche se poi, per chi vive dentro questo mondo, torna sempre a bussare alla porta.

La notizia riguarda Markus Solbakken, centrocampista norvegese classe 2000 oggi all’AGF Aarhus, passato anche dal Pisa e dallo Sparta Praga.

È stato lo stesso giocatore a comunicare di aver ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla, una malattia che colpisce il sistema nervoso centrale e che può avere manifestazioni molto diverse da persona a persona.

Ha la sclerosi multipla, ma continuerà a giocare

La prima reazione, inevitabilmente, è stata di preoccupazione. Poi, però, è arrivata la parte che ha cambiato completamente il senso della vicenda. Solbakken ha voluto parlare subito e rassicurare tutti.

Posso continuare a giocare a calcio e sono pronto per la prossima stagione“, ha spiegato il centrocampista norvegese.

Sono parole che hanno un peso particolare, perché arrivano dopo il via libera dei medici. Non significa cancellare la malattia o far finta che non esista, significa una cosa diversa: allo stato attuale le condizioni cliniche permettono al giocatore di continuare l’attività professionistica.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 19 maggio 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Arsenal, vittoria pesantissima: Burnley ko e vantaggio che sale a +5 sul City

L’Arsenal scappa a +5 in classifica: successo fondamentale sul Burnley e pressione ora sul Manchester City. Tutti i dettagli

La volata per il titolo di Premier League resta un duello serrato tra Arsenal e Manchester City. I Gunners hanno allungato a +5 grazie all’1‑0 sul Burnley, deciso da un colpo di testa di Havertz nel primo tempo. Martedì 19 maggio toccherà alla squadra di Guardiola provare a rispondere contro il Bournemouth, con l’obiettivo di riportarsi a –2.

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Il mezzo passo falso del City contro l’Everton (3‑3) pesa eccome, mentre il successo dell’Arsenal sul West Ham — con brivido finale — ha rappresentato un passaggio chiave nella corsa al titolo. Ora mancano due giornate per i Citizens e una sola per la squadra di Arteta.

Il calendario dell’Arsenal

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

  • 38ª giornata: Crystal Palace‑Arsenal Oltre alla Premier, i Gunners saranno protagonisti anche in Champions League, con la finale del 30 maggio contro il PSG. Prima, però, c’è da chiudere il discorso in campionato.

Il calendario del Manchester City

La vittoria dell’Arsenal ha fatto scivolare il City a –5, ma un successo contro il Bournemouth riporterebbe tutto a –2.

  • 37ª giornata: Bournemouth‑Manchester City
  • 38ª giornata: Manchester City‑Aston Villa

Cosa succede in caso di arrivo a pari punti

Lo scenario non è da escludere. In caso di parità, il regolamento Premier prevede come primo criterio la differenza reti: al momento Arsenal e City sono entrambe a +43. Il secondo criterio è quello degli scontri diretti, che vede la squadra di Guardiola in vantaggio.

Malagò: «Conte e Ranieri? Penso che solo un irresponsabile oggi potrebbe anticipare qualcosa. Bisogna capire le disponibilità»

Malagò: «Nuovo ct Italia? Dovrà essere una figura che sposi un percorso in cui ognuno divrà mettersi in gioco». Le sue parole

Il candidato alla presidenza della FIGC, Giovanni Malagò, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport 24, soffermandosi sulle proprie sensazioni in vista delle elezioni del 22 giugno e illustrando i punti centrali della sua candidatura. Un passaggio mediatico significativo nel percorso che porterà al voto, utile per delineare clima, priorità e visione del possibile futuro presidente federale.

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CALCIO FEMMINILE – «Mi sembra un movimento in grande crescita e con grande personalità. Bisogna attirare l’attenzione degli stakeholders e aumentare la platea. Abbiamo un dovere di far aumentare l’interesse»

NUOVO CT ITALIA – «Ineleggibilità? Non posso dare una risposta. È una cosa che non sussiste, i fatti sono chiari su molti punti di vista. Conte e Ranieri? Penso che solo un irresponsabile oggi potrebbe anticipare qualcosa. Bisogna capire le disponibilità, credo che però su una cosa non avrò dubbi: dovrà essere una figura che sposi un percorso in cui ognuno divrà mettersi in gioco»

Ultime notizie Calciomercato LIVE: tutte le novità del giorno

Sondaggio Barça per Lautaro Martinez: contattato l’agente, sul tavolo tre nomi per sostituire Lewandowski

Dall’Argentina: il Barcellona ha contattato l’agente di Lautaro Martinez, emergono i dettagli sul sondaggio di mercato

La stagione di Lautaro Martinez è stata l’ennesima conferma del suo status di leader tecnico ed emotivo dell’Inter. Numeri da fuoriclasse, prestazioni da trascinatore e un impatto costante nei momenti decisivi: il Toro continua a imporsi come uno degli attaccanti più completi del panorama europeo. E inevitabilmente, le big del continente restano alla finestra.

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Secondo quanto riportato da TycSports, il Barcellona — alla ricerca di un centravanti di alto livello per il post-Lewandowski — avrebbe contattato l’agente dell’argentino per informarsi sulle condizioni economiche richieste dall’Inter in caso di eventuale cessione. Un primo approccio esplorativo, che conferma l’interesse blaugrana ma che, al momento, non va oltre la fase preliminare.

La dirigenza catalana sta valutando tre piste principali per il nuovo attacco: Julián Álvarez in cima alla lista, poi lo stesso Lautaro e João Pedro. Tutte soluzioni monitorate, ma ancora lontane da una trattativa concreta.

Il fascino del Barça, però, resta intatto. E non è escluso che nelle prossime settimane possano esserci nuovi contatti tra il club e l’entourage del capitano nerazzurro, anche se l’Inter considera Lautaro un pilastro del proprio progetto tecnico.

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Rudiger resta al Real Madrid: sfuma definitivamente l’ipotesi Juventus

Rudiger Juventus, capitolo ormai chiuso: il difensore ha accettato il rinnovo annuale con il Real Madrid

Antonio Rüdiger ha accettato la proposta di rinnovo del Real Madrid e continuerà a vestire la maglia blanca per un’altra stagione. A riportarlo è AS. Il difensore tedesco puntava inizialmente a un accordo biennale, ma ha poi preso atto della rigida politica del club, che per i giocatori oltre una certa età prevede esclusivamente rinnovi annuali. Una scelta che si inserisce nel nuovo progetto tecnico: José Mourinho ripartirà proprio da lui e da Dean Huijsen.

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Arrivato a Madrid nell’estate 2022, Rüdiger ha saputo scalare le gerarchie fino a diventare un pilastro della retroguardia di Ancelotti. Nonostante le offerte milionarie ricevute negli ultimi anni — in particolare una proposta faraonica dall’Arabia Saudita — il centrale ha sempre scelto di restare fedele al Real Madrid, convinto del ruolo centrale che ricopre nello spogliatoio e nel progetto sportivo.

In vista della prossima stagione, la difesa che sarà guidata da Mourinho poggerà sulle certezze rappresentate da Huijsen, dallo stesso Rüdiger e da Éder Militão. Restano invece forti dubbi sulla permanenza di Raúl Asencio, mentre appare ormai scontato l’addio di David Alaba, il cui contratto in scadenza non verrà rinnovato.

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Abete: «Chi vedo come Ct dell’Italia? Non vedo nessuno, per il momento c’è Baldini. Chi sarà presidente valuterà»

Abete: «Quando mi divisi non avrei immaginato che per fare una partita del Mondiale avremmo dovuto attendere il 2030»

A poco più di un mese dalle elezioni per il nuovo presidente della FIGC, la corsa entra nel vivo. I due candidati hanno partecipato a un confronto su Sky Sport 24, offrendo le proprie riflessioni sul futuro della Nazionale italiana e illustrando i punti centrali delle rispettive candidature. Un passaggio mediatico significativo in vista dell’appuntamento elettivo, che contribuirà a delineare il clima e le priorità del prossimo ciclo federale.

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CALCIO FEMMINILE – «È un movimento in costante crescita, sappiamo che il processo è lungo. C’è stata una spinta importante con il professionismo, ma poi c’è tutta una base del movimento che va rafforzata. Abbiamo ancora un numero di tesserate limitato. È un progetto che ripartirà e dobbiamo cercare di renderlo vincente ma soprattutto attrattivo e compatibile in termini economici»

NUOVO CT ITALIA – «Chi vedo come Ct dell’Italia? Non vedo nessuno, per il momento c’è Baldini. Chi sarà presidente valuterà, non voglio creare problemi a nessuno. L’importante è ripartire, quando mi divisi non avrei immaginato che per fare una partita del Mondiale avremmo dovuto attendere il 2030. La prima cosa da fare è individuare il commissario tecnico. La federazione accompagna questo processo in attesa del rinnovo delle cariche federali ma poi bisogna ripartire con un progetto tecnico. La seconda cosa è lavorare sul quadro normativo, il nostro è ingessato e anche con un Presidente eletto con il 98% del consenso non è stato possibile trovare un intesa fra le componenti»

ELEZIONI – «La nostra è una campagna elettorale atipica. È fatta per blocchi e non in termini del singolo elettore. È un’opportunità ma anche un problema, determina una sItuazione di pesi e contrappesi che non rende facile il confronto. Lo testimonia il fatto che il presidente Gravina abbia avuto un consenso molto elevato ma che poi non si sia trasformato in una visione condivisa sui programmi da attuare. Il cambiamento deve essere prima elettorale poi normativo»

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PSG, fastidio al polpaccio per Ousmane Dembélé: le ultimissime sulle sue condizioni

PSG, Ousmane Dembélé si ferma per un fastidio al polpaccio: ecco tutte le ultime novità dall’infermeria

Piccolo sospiro di sollievo per Ousmane Dembélé. Il Pallone d’Oro in carica era stato costretto al cambio al 27’ della sfida tra Paris FC e PSG, alimentando timori in vista della finale di UEFA Champions League del 30 maggio contro l’Arsenal di Mikel Arteta. Le prime verifiche mediche, però, hanno escluso lesioni.

Il PSG ha diffuso un comunicato ufficiale spiegando che il giocatore ha accusato un fastidio al polpaccio destro. Una notizia che, pur richiedendo monitoraggio nei prossimi giorni, lascia aperta la possibilità di recupero per l’appuntamento più importante della stagione.

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COMUNICATO “Uscito dal campo per precauzione a causa di un fastidio al polpaccio destro avvertito durante la partita di ieri sera contro il Paris FC, Ousmane Dembélé rimarrà in infermeria per i prossimi giorni”.

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Parma, aggiornamenti dall’infermeria: esami per Elphege e Rinaldi, diffuso il comunicato

Parma, il verdetto completo degli esami per Elphege e Rinaldi: doppio stop confermato in vista dell’ultima giornata

In vista dell’ultima giornata di campionato arrivano aggiornamenti significativi dall’infermeria del Parma riguardo le condizioni di Nesta Elphege e Filippo Rinaldi. Nella giornata del 18 maggio i due giocatori si sono sottoposti agli esami strumentali dopo i problemi fisici accusati nelle ultime ore.

L’esito non lascia spazio a dubbi: entrambi saranno indisponibili per l’ultima sfida di campionato contro il Sassuolo, in programma domenica 24 maggio alle 15 allo stadio Ennio Tardini. Una doppia assenza che riduce le rotazioni a disposizione di Carlos Cuesta proprio nel momento conclusivo della stagione.

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COMUNICATO “Parma Calcio 1913 comunica che nella giornata di oggi sono stati sottoposti ad esami strumentali i calciatori Nesta Elphege e Filippo Rinaldi. Gli accertamenti hanno evidenziato una lesione di basso grado a carico dei flessori della coscia di sinistra per l’attaccante ed un risentimento tendineo – articolare a carico della spalla sinistra per il portiere. Entrambi i calciatori inizieranno le terapie e l’iter riabilitativo volto alla ripresa dell’attività agonistica monitorati dallo staff sanitario del Club”.

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Lazio, primi movimenti per il dopo Sarri: contatti con Toppmöller e retroscena sul sondaggio

Post Sarri, la Lazio adesso accelera: Fabiani valuta Toppmöller e spunta un retroscena interessante. Le ultimissime

La Lazio ha iniziato a muoversi in vista della prossima stagione, mentre il futuro di Maurizio Sarri resta sempre più incerto. Il rapporto tra il tecnico e il club sembra essere arrivato a un punto estremamente delicato, al punto che l’ipotesi di un addio a fine campionato appare oggi concreta. In attesa della decisione definitiva, la società si sta già guardando intorno per non farsi trovare impreparata.

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Un nome nuovo: Toppmöller nel mirino di Fabiani

Tra le opzioni valutate nelle ultime ore spunta anche quella di Dino Toppmöller, allenatore tedesco ed ex attaccante, attualmente libero dopo la conclusione della sua esperienza all’Eintracht Francoforte. Secondo gazzetta.it, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera il direttore sportivo Angelo Fabiani avrebbe avuto un primo contatto esplorativo con il tecnico: un colloquio utile per sondare disponibilità, condizioni e margini di un’eventuale trattativa.

Un profilo internazionale per il nuovo ciclo

La candidatura di Toppmöller rappresenta una pista diversa rispetto ai nomi italiani finora accostati alla panchina biancoceleste. Prima dell’esperienza triennale all’Eintracht, il tecnico aveva lavorato come vice al Lipsia e soprattutto al Bayern Monaco, costruendo un percorso internazionale di buon livello.

In caso di separazione da Sarri, la Lazio dovrà decidere se puntare su una soluzione di continuità o aprire un ciclo completamente nuovo. In questo scenario, l’opzione Toppmöller aggiunge un elemento di forte discontinuità e arricchisce il valzer delle panchine che si prepara a coinvolgere diversi club di Serie A.

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Andrea Maldera nuovo CT dell’Ucraina: la firma è ufficiale, scelta diretta di Shevchenko

L’Ucraina sceglie Andrea Maldera: è ufficialmente il primo CT straniero della sua storia. Il comunicato della federazione

L’Ucraina ha ufficialmente scelto il suo nuovo Commissario Tecnico: Andrea Maldera. L’ex assistente di Roberto De Zerbi al Brighton e al Marsiglia è stato annunciato oggi dalla Federcalcio ucraina, che gli ha affidato un contratto biennale con opzione di rinnovo. La comunicazione è arrivata anche sui social, accompagnata – in modo sorprendente e simbolico – dalle note di “Per sempre sì” di Sal Da Vinci.

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Dopo l’esperienza all’OM, Maldera non aveva seguito De Zerbi nella nuova avventura al Tottenham e ora ottiene finalmente una panchina tutta sua, una chance di primo piano nel calcio internazionale. Per lui, però, non si tratta di un territorio sconosciuto: tra il 2016 e il 2021 aveva già fatto parte dello staff della nazionale ucraina guidata da Andriy Shevchenko, oggi presidente della Federcalcio. In quegli anni contribuì in modo significativo alla crescita della squadra, lasciando un segno profondo sia sul piano tecnico sia su quello umano.

Il cerchio ora si chiude: Maldera diventa il primo CT straniero nella storia dell’Ucraina, un riconoscimento che testimonia la fiducia del movimento nei suoi confronti e la volontà di proseguire un percorso iniziato quasi dieci anni fa.

COMUNICATO – “La Federazione Ucraina ha dato l’annuncio con un comunicato ufficiale: “Andrea Maldera è il nuovo commissario tecnico della nazionale ucraina. La candidatura dell’italiano è stata approvata dal Comitato Esecutivo della Federazione calcistica ucraina (UAF) su proposta del Comitato delle Nazionali. Il contratto con Andrea Malderra ha una durata di due anni con opzione di rinnovo. Per la prima volta, quindi, la nazionale ucraina è guidata da un allenatore straniero”.

Parisi ko contro la Juventus: la Fiorentina annuncia l’esito degli esami nel suo comunicato! C’è lesione

Fabiano Parisi, arriva il verdetto degli esami sul terzino dei viola: la Fiorentina pubblica il comunicato sull’infortunio

Pessime notizie per la Fiorentina e per Fabiano Parisi. Il difensore viola, costretto a lasciare il campo al 32’ della sfida contro la Juventus, si è sottoposto oggi agli esami strumentali che hanno evidenziato una lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Il giocatore è già stato operato per la ricostruzione del legamento.

Un infortunio gravissimo per il classe 2000, che dopo un contrasto aveva immediatamente avvertito un dolore intenso al ginocchio, tanto da chiedere subito il cambio e abbandonare il terreno di gioco. Una tegola pesantissima per un calciatore che, nonostante una stagione complicata per tutta la squadra, era riuscito a ritagliarsi spazio e continuità.

Nella seconda parte di campionato, con Vanoli in panchina, Parisi aveva trovato maggiore minutaggio e spesso era stato utilizzato anche come esterno offensivo, mostrando versatilità e crescita. Ora lo attende un lungo percorso di recupero, mentre la Fiorentina perde uno dei profili più dinamici della propria rosa.

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COMUNICATO  “ACF Fiorentina comunica che, nella mattinata odierna, il calciatore Fabiano Parisi è stato sottoposto ad accertamenti clinico-strumentali a seguito dell’infortunio occorso durante la gara di campionato Juventus-Fiorentina disputata nella giornata di ieri a Torino. Le indagini strumentali svolte hanno confermato la lesione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro per cui Il calciatore è stato sottoposto ad intervento chirurgico di ricostruzione. La procedura chirurgica effettuata dal Prof. Mariani è perfettamente riuscita. Fabiano farà rientro a Firenze nei prossimi giorni per iniziare il percorso riabilitativo stabilito”.

Klose nuovo allenatore della Lazio per il dopo-Sarri? Cosa renderebbe così affascinante questa scelta biancoceleste

Klose potrebbe diventare il nuovo allenatore della Lazio al posto di Maurizio Sarri? L’analisi di questa possibile scelte per la panchina

Il futuro di Maurizio Sarri sulla panchina della Lazio appare ormai giunto a un binario morto. Il destino dell’allenatore toscano resta appeso a un imminente incontro con i vertici societari, ma il clima attorno all’ambiente capitolino suggerisce una svolta radicale. Dopo un’annata conclusa da tensioni costanti, il tecnico è sempre più distante dai programmi del presidente Claudio Lotito. Tutto porta verso una possibile separazione, costringendo la dirigenza a valutare i profili per la successione.

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I candidati per il post Sarri e la clausola del tedesco

Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, sul tavolo della società ci sono diverse opzioni: Fabio Grosso, Rino Gattuso, Raffaele Palladino, Fabio Pisacane e Kosta Runjaic. In mezzo a questa folta lista, però, compare un nome dal grandissimo impatto emotivo: Miroslav Klose. La pista legata all’ex centravanti tedesco, attuale tecnico del Norimberga, è resa possibile da una specifica clausola rescissoria nel suo contratto, capace di liberarlo immediatamente. Inoltre, l’ex attaccante è un allenatore abituato a lavorare con i giovani, caratteristica ideale per una Lazio intenzionata a ridurre l’età media della rosa.

Perché Klose è la scelta affascinante: i numeri in biancoceleste

Miroslav Klose rappresenterebbe una scelta estremamente affascinante per la Lazio, un ritorno romantico in grado di riaccendere l’entusiasmo di una tifoseria delusa e bisognosa di nuovi punti di riferimento. Il tedesco ha scritto pagine indelebili nella storia recente del club, lasciando un ricordo memorabile impresso a suon di gol. I suoi numeri in biancoceleste ne certificano lo status di leggenda assoluta: in cinque stagioni a Roma, dal 2011 al 2016, Klose ha collezionato 171 presenze complessive e realizzato 63 reti, vincendo la storica Coppa Italia del 2013 e diventando lo straniero più prolifico della storia del club a pari merito con Goran Pandev. La sua figura evoca un’identità forte e una mentalità vincente, elementi chiave da cui far ripartire l’intero progetto sportivo capitolino.

Festa Scudetto Inter, striscioni anti-Milan: la Procura FIGC apre un fascicolo! Cosa sta succedendo

Festa Scudetto Inter, la Procura FIGC ha aperto un fascicolo per gli striscioni anti-Milan! Cosa sta accadendo davvero

La sfilata trionfale per la conquista del 21^ Scudetto fa registrare un’appendice polemica che si sposta dai palcoscenici del calcio giocato alle aule dei tribunali sportivi. Gli organi inquirenti del pallone italiano si sono infatti attivati immediatamente per fare piena luce sui comportamenti tenuti da Marcus Thuram e dagli altri tesserati dell’Inter nei confronti dei rivali storici del Milan durante le celebrazioni cittadine.

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La Procura FIGC ha aperto un fascicolo dopo gli episodi avvenuti durante la festa Scudetto. Il provvedimento formale, volto ad accertare eventuali violazioni dei regolamenti vigenti in materia di lealtà, è scaturito a causa di alcuni atteggiamenti sopra le righe tenuti dal centravanti francese. Secondo quanto riportato da ANSA, infatti, la decisione fa riferimento agli striscioni mostrati da Thuram dal pullman scoperto sul quale si trovavano i giocatori nerazzurri per festeggiare il titolo.

Nel mirino i cori e il materiale offensivo contro i rossoneri

La goliardia e l’entusiasmo per il trionfo nazionale hanno superato il limite consentito della sana rivalità tra il club nerazzurro e la compagine rossonera. Nel corso del lungo tragitto del bus scoperto tra le vie di Milano, la punta transalpina ha raccolto e sbandierato del materiale fortemente polemico nei confronti del club di via Aldo Rossi. In particolare, uno striscione ritraeva un topo con lo sfondo rossonero, mentre l’altro riportava una frase contenente insulti riferiti ai derby vinti dal Milan in questa stagione. Le istantanee e i filmati di quel preciso momento sono rimbalzati velocemente sul web, diventando elementi di prova per gli ispettori federali.

La giurisprudenza sportiva: il precedente del 2022

I fatti accaduti rischiano ora di tramutarsi in sanzioni, seguendo una linea di giudizio già tracciata in tempi recenti a parti invertite. L’episodio che vede coinvolto Thuram è una ‘risposta’ a quanto accaduto nel 2022, quando durante la festa Scudetto del Milan, Maignan, Theo Hernandez, Tonali e Krunic furono protagonisti di alcune provocazioni verso i nerazzurri.

Anche all’epoca la giustizia del pallone non fece sconti al Diavolo, punendo i singoli elementi e la società per la violazione dei sani principi agonistici. I giocatori furono poi sanzionati con una multa per aver violato l’articolo 4, comma 1, del Codice di giustizia sportiva, ma non solo. In quell’occasione, infatti, anche il Milan ricevette un’ammenda di 12000 euro per responsabilità oggettiva. Con questo precedente identico, lo scenario più verosimile per i campioni d’Italia è quello di andare incontro a un iter analogo.

Chelsea, inizia l’era Xabi Alonso: ecco lo staff del tecnico spagnolo per la rinascita dei Blues

Chelsea, comincia l’avventura di Xabi Alonso sulla panchina dei Blues: ecco i nomi che comporranno il suo staff tecnico

Il Chelsea si appresta a inaugurare un nuovo e ambizioso ciclo tecnico sotto la guida di Xabi Alonso. L’allenatore basco ha definito nei minimi dettagli la squadra di professionisti che lo accompagnerà nella sua nuova avventura a Londra, sponda Stamford Bridge. Un gruppo di collaboratori di altissimo profilo internazionale, scelto per restituire ai Blues la solidità e la mentalità vincente necessarie per tornare ai vertici della Premier League e del calcio europeo.

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I nomi dello staff tecnico: competenza ed esperienza internazionale

La dirigenza dei Blues ha assecondato in toto le richieste dell’allenatore spagnolo, tesserando professionisti con un background di primissimo piano nei principali campionati del continente. Ci saranno Sebastian Parilla, ex Real e Bayer Leverkusen, uomo di assoluta fiducia del tecnico con cui ha già condiviso la vincente epopea in Bundesliga, e Alberto Encinas, stimato specialista della cura dei dettagli tattici e della crescita dei giovani talenti.

Un innesto fondamentale per lo studio degli avversari e la preparazione delle partite sarà quello di Beñat Labaien, ex match analyst della Real Sociedad. Labaien porta a Londra una profonda conoscenza della match analysis moderna, fondamentale per lo scacchiere tattico fluido e camaleontico prediletto da Alonso.

Muscoli e atletismo: la preparazione affidata a Camenforte López

La cura della parte atletica e la prevenzione degli infortuni — un aspetto che ha penalizzato pesantemente la rosa londinese nel corso delle ultime annate sportive — sarà invece interamente affidata a un profilo di grandissima autorevolezza nel settore. La gestione dei muscoli dei giocatori sarà infatti sotto la responsabilità del preparatore Ismael Camenforte Lopez, ex Real Madrid, Leverkusen, Nazionale danese.

Con questo schieramento di top player della panchina, il Chelsea lancia un segnale chiaro e inequivocabile alle dirette concorrenti in Inghilterra: la programmazione per la prossima stagione parte da fondamenta solide, competenti e strutturate per vincere.

Calciomercato Inter: il tesoretto per l’estate sale a 90 milioni tra riscatti e addii eccellenti. Quali saranno le mosse del club

Calciomercato Inter: 90 milioni di euro tra riscatti e addii eccellenti in vista dell’estate. Ecco le mosse del club nerazzurro

Il calciomercato estivo dell’Inter inizia a delinearsi partendo da una certezza economica importante. Con la conquista della salvezza matematica da parte del Cagliari, il diritto di riscatto di Sebastiano Esposito si è ufficialmente trasformato in obbligo. L’attaccante, protagonista in Sardegna con 7 gol e 5 assist, porterà nelle casse del club nerazzurro almeno 4 milioni di euro (più bonus e il 40% sulla futura rivendita). Una cifra che va ad rimpinguare il budget iniziale stanziato dalla proprietà Oaktree per la prossima sessione di trasferimenti. Lo riporta Gazzetta.it.

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Il piano di Oaktree e i tagli al monte ingaggi

Dopo lo storico “doblete” conquistato dalla squadra sotto la guida tecnica di Cristian Chivu, la dirigenza ha fissato un budget di partenza di circa 40 milioni di euro. Questa disponibilità è però destinata a lievitare sensibilmente, potendo raggiungere gli 80-90 milioni di euro complessivi a disposizione di Marotta e Ausilio.

Una spinta importante arriverà dall’alleggerimento del monte ingaggi: il mancato rinnovo dei contratti in scadenza di senatori come Sommer, Acerbi, De Vrij, Darmian e Mkhitaryan garantirebbe un risparmio di circa 14 milioni di euro netti (quasi il doppio al lordo). Al momento, solo per l’olandese e l’armeno restano aperti spiragli di trattativa.

Le cessioni e l’obiettivo Marco Palestra

La fetta più corposa del tesoretto arriverà dalle cessioni eccellenti. I principali indiziati a lasciare Milano sono Davide Frattesi e Luis Henrique. Per l’ex centrocampista del Sassuolo, reduce da un’annata altalenante, l’Inter conta di incassare tra i 20 e i 25 milioni di euro. Il brasiliano Luis Henrique, invece, non ha mai convinto del tutto e saluterà in estate per fare spazio all’obiettivo numero uno in entrata: Marco Palestra dell’Atalanta, profilo che rispecchia perfettamente la filosofia societaria basata su “un mix tra giovani italiani e stranieri esperti”.

Infine, restano da valutare le ultime due grandi variabili di mercato. Benjamin Pavard rientrerà dal prestito al Marsiglia ma verrà immediatamente ceduto per monetizzare circa 12 milioni e tagliare un ingaggio da 5 milioni netti. Discorso diverso per Alessandro Bastoni: il difensore, inizialmente tentato da una nuova esperienza al Barcellona, sembra ora maggiormente orientato a rimanere a Milano.

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