Pagina 216 – Calcio News 24

Mauro svela: «Ho un sogno: che i presidenti si mettano d’accordo per far giocare più italiani»

Mauro e il suo sogno da realizzare: «Che i presidenti si mettano d’accordo per far giocare più italiani». Le parole

Massimo Mauro non usa mezzi termini per commentare il nuovo fallimento mondiale della Nazionale. Ecco la sua analisi su La Gazzetta dello Sport.

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IL DISASTRO AZZURRO «Arrivare a giocarsi la qualificazione in queste condizioni è già un disastro. È la terza volta, diventa dura dare un giudizio».
GLI ALIBI «Se Donnarumma va a litigare a metà campo, qualcosa non funziona, perché hai tutto da perdere su quel piano. Devi giocare meglio e picchiare di più, essere furbo e intelligente. Ho sentito “abbiamo giocato meglio, l’espulsione era severa, la moviola…”. Ma dove vai in queste condizioni? Non ti puoi attaccare alle scuse. C’è una certezza: l’Italia non ha meritato».
IL SISTEMA «Sì, manca umiltà nel sistema che non cresce più bambini che diventano calciatori di livello, ma mezzi giocatori che diventano aziende. Il calcio “per tutti” non c’è più».
I FALSI FENOMENI «Nelle scuole calcio ci va chi può pagare, è il modo peggiore per innamorarsi del calcio. E chi emerge è subito un fenomeno: l’ultimo è Palestra, martedì il migliore, che a 40 partite in A vale 50 milioni. Ma che mondo è? Poi il centravanti dell’Italia, Kean, lotta per non retrocedere… È un sistema impazzito, dannoso. Senza qualunquismo, spesso i grandi giocatori erano poveri o orfani: nessuno rompeva le scatole ai figli. Vialli mi diceva: “Non ero povero, ma avevo fame di divertimento e vittoria, volevo essere uno dei primi”. Questo non c’è più. Non è colpa di Gattuso o dei suoi giocatori».
LE COLPE DEI VERTICI FEDERALI «Con chiunque al suo posto [di Gabriele Gravina, ndr] non cambierebbe nulla. O si studia come avere benefici tra 10-15 anni oppure nel 2030 sarà uguale. La prima cosa è far tornare i bambini a innamorarsi delle partite».
LA DEBOLEZZA MENTALE «Non si impara nulla in un sistema in cui si deve solo vincere. Quando sei ragazzino devi sbagliare più che puoi per stare nel mondo vero, dove conta comportarsi bene. I giocatori di personalità non hanno bisogno di provocare litigi per far vincere la squadra. Abbiamo subito cominciato a perdere tempo dopo l’1-0, incredibile: dimostra debolezza. Il messaggio è “non vedo l’ora che finisca”, invece dovresti trasmettere “non vedo l’ora di giocare ancora per fare altri quattro gol”, senza paura e sotterfugi. E questo va al di là di passaggi o rigori sbagliati».
LA SOLUZIONE IN SERIE A
«Ho un sogno: che i presidenti si mettano d’accordo per far giocare più italiani, ma non succederà. Vanno trovate soluzioni dal basso, loro giustamente fanno giocare chi vogliono. Ecco, una cosa si potrebbe fare: vietare a ex calciatori ed ex allenatori di parlare di tattica quando commentano. È un evento a supporto dell’ego per mostrare quanto si è bravi, non per spiegare a chi guarda. A volte non si capisce nulla».
IL CIRCOLO VIZIOSO «Un ventenne a 3 milioni d’ingaggio non ha stimoli, ma per vincere serve alzare l’asticella ogni giorno. Quante volte Gatti si è buttato a terra: cos’è? Tabakovic sembrava uno spaccalegna e poi la legna l’ha spaccata, segnando. Dobbiamo far crescere il talento senza far diventare fenomeno chi non lo è, altrimenti chi fa mercato pesca giustamente all’estero. E i settori giovanili si impoveriscono».

Italia, il blocco Inter crolla: nerazzurri scossi dal fallimento azzurro! Ecco le possibili ripercussioni

Italia, il blocco Inter finisce nel mirino: la delusione degli azzurri può pesare anche sul finale di stagione in Serie A

La mancata qualificazione dell’Italia al prossimo Mondiale continua a lasciare scorie pesantissime. Il rientro della squadra di Gennaro Gattuso a Malpensa ha restituito un’immagine quasi surreale: nessuna contestazione, nessun coro di protesta, solo un silenzio glaciale ad accogliere il gruppo azzurro. Un’indifferenza che pesa più della rabbia e che fotografa alla perfezione il distacco ormai evidente tra la Nazionale e il suo pubblico.

Tra i giocatori più colpiti dal tracollo di Zenica spicca Alessandro Bastoni, come riportato da La Repubblica. Il difensore ha vissuto una notte da dimenticare, segnata dall’espulsione che ha compromesso definitivamente le residue speranze mondiali. Un episodio che si aggiunge a settimane già tese, condizionate dalle polemiche successive alla sfida con la Juventus dello scorso San Valentino, e che rischia di lasciare strascichi anche sul piano psicologico.

Le ripercussioni si avvertono inevitabilmente anche in casa Inter, storicamente uno dei pilastri della Nazionale. Smaltire la delusione e ritrovare la concentrazione per il campionato non sarà semplice, ma la corsa Scudetto rappresenta l’unico appiglio per provare a voltare pagina. Una ferita così profonda, però, continuerà a pesare sul calcio italiano ancora a lungo.

Balzarini: «Gravina verso le dimissioni, approverei Maldini al suo posto. Allegri o Conte in panchina. Questa la mia proposta per cambiare le cose» – ESCLUSIVA e VIDEO

Balzarini, noto giornalista, ha analizzato in esclusiva il momento dell’Italia dopo la mancata qualificazione al Mondiale

Gianni Balzarini, noto giornalista di Sport Mediaset, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24 per analizzare il tonfo dell’Italia di Gattuso. Le sue dichiarazioni:

Sono ore abbastanza drammatiche per tutto il movimento calcistico italiano dopo la terza mancata qualificazione al Mondiale. Quali sono per te le soluzioni da adottare e su chi punteresti come post Gattuso?

«Si può provare a risolvere la situazione contingente, ossia il cambio di guida in Federazione. Non posso assolutamente pensare che si ricominci con Gravina, tanto è vero che le ultime indiscrezioni lo danno verso un ripensamento della sua posizione intransigente manifestata dopo la partita. Quindi dovrebbe andare verso le dimissioni. Abodi questa mattina ha parlato della necessità di commissariare la Federazione in attesa poi di andare ad elezioni. Il nome che è stato fatto è quello di Maldini e io sarei d’accordo sulla nomina di un ex calciatore ed ex dirigente del Milan. Un uomo di calcio. Gravina non è mai stato un uomo di calcio ma un imprenditore che ha demandato la sua attività ai figli. Maldini ha un background importante ed essere uomini di calcio alla guida della Federazione Italiana Gioco Calcio credo che sia essenziale. Un altro nome che è stato fatto è quello di Galliani, altro uomo sicuramente di calcio, ma che ha 81 anni e bisognerebbe capire se avrebbe voglia eventualmente di intraprendere una carriera di questo tipo».

E tornando al possibile post Gattuso…

«Il post Gattuso è inevitabile non perchè lui abbia delle colpe nello specifico ma perchè Gattuso è un uomo di Gravina e quindi ci sta che quando cambi presidente cambi anche lo staff tecnico. Io credo che il phisique du role ce l’abbia Massimiliano Allegri nel senso che sarebbe un ottimo selezionatore, dal punto di vista comunicativo credo non sia secondo a nessuno, sa sdrammatizzare le situazioni, quando c’è da lavorare sul campo però lavora alacremente e poi non disdegna magari il fatto di avere un pò di tempo libero ogni tanto. Questo non significa che lascerebbe il Milan perchè è molto coinvolto non solo nella voglia di regalare al Milan la Champions League ma anche di giocarsela il prossimo anno quindi non penso che sia così probabile. Doppio ruolo? Credo che in Italia non sia neanche normativamente possibile e anche se fosse non credo accetterebbe. Oltre ad Allegri vedo un altro allenatore che è anch’esso attualmente sotto contratto e sto parlando di Antonio Conte che non so quanta voglia abbia di onoralo questo contratto. Lui ha sempre aperto alla possibilità di tornare in Nazionale, gli piacerebbe. Si tratta di capire quali margini avrebbe attraverso De Laurentiis di potersi liberare dall’impegno. Però siccome da tempo si vocifera di una possibile rottura a fine stagione credo che potrebbe essere il nome in pole position in questo momento anche se poi non posso entrare nella testa di chi dovrà prendere la decisione e le redini della situazione».

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Nello staff di Gattuso c’è anche Buffon. Quali pensi possa essere il futuro dell’ex Juve con la Nazionale?

«Io penso che nel momento in cui dovesse rassegnare le dimissioni Gravina probabilmente a ruota ci sarebbero quelle di Buffon e dello stesso Bonucci e di tutto quanto lo staff. Perlomeno nel calcio è sempre stato così. A meno che chi prenderà temporaneamente in veste di commissario in mano la Federazione non chieda loro di restare e questo anche è del tutto possibile. Io credo in cuor suo si sarebbe dimesso già l’altra sera e credo che in realtà quelle sue parole siano state anche un pò ispirate da Gravina che ha dettato la linea sia a lui che a Gattuso. Conoscendo Gigi credo che si sarebbe dimesso immediatamente così come Rino».

Come ti poni rispetto alle fantasiose dichiarazioni fatte da Gravina nel post-partita sul dilettantismo degli altri sport rispetto al calcio?

«Sono dichiarazioni che volevano andare a cercare una differenza legale o regolamentare tra lo sport professionistico e quello non professionistico ma è andato ad intaccare la componente umana e passionale di questi sport e di questo doveva tenere conto. Non ci ha pensato ed è stata veramente una caduta di stile che è andata ad aggravare una posizione che era già molto precaria. E’ un pò come quando si vuole rimediare ad una gaffe e se ne fa un’altra sostanzialmente. E’ chiaro e capisco perfettamente le reazioni avute dal mondo extra-calcio che è fatto di sacrifici, di impegno, di passione e di professionalità. Quantomeno se Gravina pensava queste cose era meglio che non le dicesse».

Analizzando la questione da un punto di vista squisitamente tecnico, quali sarebbero i calciatori dai quali si dovrebbe ripartire?

«Credo più o meno gli stessi di ora perchè non ce ne sono altri. Siamo la Nazione con la più alta percentuale di stranieri, oltre il 65%. In Spagna la percentuale di stranieri è intorno al 36-37%. Questo perchè lì hanno abbassato le tasse se compri gli spagnoli e le hanno alzate se compri gli stranieri. In Italia viceversa. E’ anche difficile quindi inventarsi dei nomi nuovi. In Udinese-Como gioca solo Zaniolo di italiano che magari poteva essere convocato insieme a Bernardeschi e Fagioli anche se poi quando si perde ci si appiglia sempre a chi mancava. La mia proposta, che non è solo mia perchè l’ho letta anche da altre parti, non sarebbe quella di stravolgere la legge Bosman perchè non si può ma quantomeno imporre un numero di cinque giocatori italiani che devono giocare in ogni squadra. Puoi comprare anche 80 stranieri ma 5 giocatori devono essere italiani. Questo è un rischio perchè magari non tutti sarebbero all’altezza ma allargherebbe sicuramente il ventaglio di scelta per il nuovo CT. Se te hai 50 giocatori da cui sceglierne 23-24 per le convocazioni e poi ne hai 100 io credo che te possa avere non solo più alternative ma anche più probabilità di dotarti di giocatori altrettanto importanti rispetto a quelli che hai. Però non so se si andrà in questa direzione perchè alla fine la summa di tutto è che questa è l’ultima prova per capire se veramente si vogliono cambiare le cose perchè prima non si son volute cambiare».

Chiudiamo con una battuta: questa mattina è emersa anche la suggestione Guardiola CT. Contempleresti l’idea di un selezionatore straniero?

«No, io sono per la difesa del prodotto italiano fino alla fine. E’ l’unico momento di identità nazionale che si ha e io credo che vada rispettata la nazionalità di tutti i componenti e comunque, ripeto, un nuovo allenatore potrà cambiare modulo di gioco o dare un pò più di mentalità ma deve avere a che fare con questi giocatori a meno che non si allarghi la possibilità di scelta. Poi stamattina riguardavo l’intervista fatta a Roberto Baggio qualche tempo dopo la presentazione di quel suo programma di 900 pagine per il quale dovette fare 5 ore di anticamera e un quarto d’ora di presentazione… Basterebbe riprendere quel programma lì e qualcosa di interessante salterebbe fuori a partire dai settori giovanili, dai ragazzi fino al settore professionistico».

SI RINGRAZIA GIANNI BALZARINI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

Bartesaghi si racconta: «Mio padre mi ha trasmesso la passione Milan. Idoli? Oltre a Paolo Maldini osservavo Marcelo»

Bartesaghi svela: «Sono tifosi del Milan fin da piccolo. Idoli? Oltre a Paolo Maldini osservavo Marcelo». Le sue parole

Protagonista dell’ultimo episodio di On the road, il giovane Bartesaghi ha ripercorso le tappe più significative della sua crescita all’interno del club rossonero. Dalle prime emozioni vissute al Vismara fino alla quotidianità di Milanello, il difensore ha raccontato il percorso che lo ha portato a maturare come calciatore e come uomo.

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Il primo pensiero quando varchi i cancelli di Milanello?

«Già solo il fatto di varcarlo è incredibile. Mi ricordo il primo giorno che sono venuto qua ad allenarmi… Ancora mi portava mio padre ed era stata un’emozione incredibile per entrambi. Ogni volta che passo questo cancello cerco sempre di farmi venire in mente il ragazzo che ero e quindi cerco sempre di dare il massimo quando sono in campo».

Quanto sei tifoso del Milan?

«Tanto. Lo sono da quando ero veramente piccolo. Mio padre mi ha trasmesso la passione Milan, poi quando ero piccolo ho iniziato a giocarci, quindi sono tifosissimo da quando ero piccolo. Il primo ricordo in assoluto era il primo giorno di provino. Ho varcato i cancelli del Vismara e mi ero trovato due leggende come Paolo Maldini ed Angelo Carbone. Ma più per mio padre, lui li conosceva meglio. È stato qualcosa di incredibile».

La prima maglia del Milan che hai avuto?

«Forse me l’aveva regalata mio padre, ma non ricordo l’anno. Era senza nome, con un paio di firme. Ce l’ho appesa in camera in un quadretto».

Il tuo idolo da bambino?

«Oltre a Paolo Maldini osservavo Marcelo, lì iniziavo a bazzicare il calcio. Ero senza parole».

Cataldi Lazio, il centrocampista rientra ma la cabina di regia è ancora un rebus: Sarri riflette

Cataldi Lazio, recupera e insidia la regia biancoceleste: Sarri chiamato a decidere se puntare su di lui o proseguire con Patric

La Lazio ritrova Danilo Cataldi, che ha finalmente superato il problema al polpaccio ed è tornato a disposizione di Maurizio Sarri. Il suo rientro, però, riapre subito un dubbio significativo per il tecnico biancoceleste: schierarlo dal primo minuto contro il Parma non è affatto scontato. A complicare la scelta c’è infatti il rendimento di Patric, adattato davanti alla difesa e protagonista di due prove solide contro Milan e Bologna, che hanno convinto lo staff a prendere in considerazione una conferma nel ruolo.

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Cataldi si è riaggregato al gruppo a inizio settimana, completando il recupero durante la sosta. Le sue condizioni sono buone, ma lo staff valuta una gestione prudente per evitare rischi in un momento cruciale della stagione. La decisione dipenderà anche dal carico di lavoro accumulato e dalla necessità di preservarlo in vista dei prossimi impegni, con Sarri chiamato a dosare le energie della squadra nel rush finale.

Il calendario, infatti, impone cautela: dopo il Parma, la Lazio affronterà l’Atalanta nella semifinale di ritorno di Coppa Italia del 22 aprile, un appuntamento che può indirizzare la stagione. Con il rientro degli otto nazionali, Sarri avrà due allenamenti per sciogliere gli ultimi dubbi. La scelta finale sulla regia arriverà solo dopo la rifinitura, quando il tecnico dovrà decidere se puntare sull’equilibrio garantito da Patric o rilanciare la qualità e la visione di Cataldi.


Calciomercato Juve, nuova pista per il centrocampo: emissari bianconeri in Spagna per seguire da vicino quel calciatore

Calciomercato Juve, si accende la pista Chuki: delegazione bianconera in viaggio per monitorare il talento ventenne del Valladolid

La Juventus accelera le manovre in vista del mercato estivo e punta con decisione uno dei profili più intriganti del panorama internazionale. Come riportato da AS, una delegazione bianconera si è recata in Spagna per osservare da vicino Chuki, trequartista ventenne del Real Valladolid, giocatore tecnico e creativo il cui contratto è in scadenza. Il suo nome completo è Iván San José Cantalejo e rappresenta un’occasione a parametro zero che sta attirando molte attenzioni.

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Al momento non risultano trattative avviate, ma l’interesse della Juve è concreto e orientato a un investimento di prospettiva. La concorrenza, però, è ampia: il giovane spagnolo è seguito da oltre un anno anche da altri club di Serie A e da diverse società della Bundesliga, tutte pronte a inserirsi nella corsa al talento del Valladolid.

Chuki ha già comunicato l’intenzione di non rinnovare il contratto, preparandosi a scegliere liberamente la sua prossima destinazione. La decisione definitiva dovrebbe arrivare nelle prossime settimane, prima dell’apertura ufficiale del mercato. La Juventus osserva con attenzione, consapevole che il trequartista potrebbe diventare un investimento prezioso per il futuro tecnico del club.

Infortunati Como, come stanno Jesus Rodriguez e Jacobo Ramon? Le ultimissime e le scelte di Fabregas

Infortunati Como, le ultimissime sulle condizioni di Jesus Rodriguez e Jacobo Ramon? Tutti gli aggiornamenti

Archiviata la sosta per le nazionali, il Como di Fabregas torna a focalizzarsi sul campionato e sulla delicata sfida della 31ª giornata contro l’Udinese. La squadra arriva da tre vittorie consecutive – Cagliari, Roma e Pisa – una striscia che non serve solo a dare continuità, ma soprattutto a difendere un prezioso quarto posto che, oggi, significherebbe qualificazione alla Champions League.

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Gli ultimi a rientrare dagli impegni internazionali sono stati Baturina e Smolcic, che si sono riaggregati al gruppo nelle ultime ore. Nonostante i recuperi, lo staff tecnico dovrà però valutare attentamente le condizioni di Jesus Rodriguez e Jacobo Ramon: entrambi convocati dalla Spagna U21, sono rimasti a Como per problemi fisici che ne hanno impedito la partenza.

Rodriguez era stato costretto a lasciare il campo al 37’ contro il Pisa per un colpo al ginocchio che lo aveva visibilmente provato, mentre Ramon non aveva preso parte all’ultima gara di campionato a causa di un affaticamento muscolare. Le loro condizioni saranno monitorate nei prossimi giorni, ma al momento la loro presenza per la trasferta di Udine resta in forte dubbio.

Italia, quando il fallimento parte dal vertice: Gravina come Abete e Tavecchio? I precedenti sui presidenti FIGC dimissionari

Italia, quando il fallimento parte dal vertice: Gravina pronto alle dimissioni come Abete e Tavecchio? Le precedenti mosse dei presidenti FIGC

Dopo l’ennesima mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, la terza consecutiva, arrivata dopo il KO degli Azzurri di Gattuso in finale playoff contro la Bosnia, è subito partito il processo e la ricerca dei responsabili. Sono tante le “teste” che potrebbero saltare, per un movimento calcistico, quello italiano, che deve necessariamente rinnovarsi e innovarsi.

Se il commissario tecnico, Rino Gattuso, sarebbe pronto a farsi da parte, così come Gianluigi Buffon dal ruolo di capo delegazione della Nazionale, il focus principale della discussione riguarda Gabriele Gravina. Il presidente della FIGC, subito dopo il KO di Zenica, era intervenuto in conferenza stampa spiegando la sua volontà di non dimettersi e di rimettere la decisione in merito al proprio futuro nelle mani del Consiglio Federale. Nelle ultime ore, però, sembra che lo stesso Gravina abbia cambiato idea e che sia sempre più indirizzato a rassegnare le dimissioni, anche per via delle pressioni – politiche e non – che starebbe subendo.

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Ma quali sono stati gli ultimi presidenti FIGC dimissionari?

In ordine cronologico, riferendoci agli anni recenti, si parte dalla decisione di Franco Carraro, il quale si dimise l’8 maggio 2006, nel pieno dello scandalo Calciopoli, dopo l’esplosione dell’inchiesta sul sistema delle designazioni arbitrali e sulle pressioni nel calcio italiano.

Dopo di lui toccò a Giancarlo Abete, il quale annunciò le dimissioni nel giugno 2014 dopo l’eliminazione dell’Italia al Mondiale in Brasile. La FIGC riportò che le sue dimissioni erano “irrevocabili” e che lui voleva favorire una riflessione sul futuro della federazione, liberandola dalle critiche rivolte al vertice dopo il fallimento sportivo.

Infine, l’ultimo precedente porta a Carlo Tavecchio, il quale decise di dimettersi il 20 novembre 2017, pochi giorni dopo la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale 2018 contro la Svezia. Lasciò dopo aver perso il sostegno politico interno alla FIGC, in un contesto però chiaramente determinato dal flop della Nazionale.

Ballardini spiega: «Flop azzurro? In Italia comandano proprietà e agenti, bisogna ripartire da allenatori con un ruolo più importante!»

L’allenatore dell’Avellino, Davide Ballardini, con tantissima esperienza in Serie A, ha provato a darsi una spiegazione del flop dell’Italia

Davide Ballardini è ripartito dall’Avellino. L’allenatore ravennate, arrivato a quota 343 panchine in carriera, si racconta a La Gazzetta dello Sport

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AMA IL CINEMA – «Molto. Vedrei Totò e Alberto Sordi tutti i giorni, so tutti i loro film a memoria. Poi quelli di Fellini, Bertolucci e Visconti: sono datato».

IL PREMIO OSCAR DELLA SERIE B – «Attore non protagonista…».

L’OBIETTIVO STAGIONALE – «Si guarda prima di tutto all’obiettivo, che è quello della salvezza. Cosa che non è facile, ce la dovremo meritare, senza distrazioni».

I PRIMI RISULTATI – «Siamo contenti per quello che è stato fatto, ma consapevoli che non abbiamo ancora fatto nulla. La verità è solo quella. Intanto sono stato contento della chiamata dell’Avellino. Ho conosciuto i dirigenti, sono molto appassionati. E la squadra: ero curioso e sono entusiasta. Ci sono giocatori per bene che tengono alla squadra, con valori umani non scontati da trovare. E’ una curiosità che avevo e che mi ha sorpreso in positivo».

IL RAPPORTO CON LA PIAZZA – «E’ di straordinaria importanza. Ho conosciuto un ambiente nuovo, posti nuovi, non pensavo che la squadra fosse così importante per la comunità. La squadra rappresenta una provincia intera, che è molto ampia. C’è tanto affetto e i tifosi ci sostengono ovunque. E’ stata una bella sorpresa, qui la squadra per la gente è la massima passione».

I RICORDI DA AVVERSARIO – «Non conoscevo Avellino, ero ignorante, non mi rendevo conto cosa ci fosse attorno alla squadra e lo scopro poco alla volta. Ma d’altronde qui ero venuto solo con la Sambenedettese a inizio carriera. A proposito, devo fare un ringraziamento a Vincenzo D’Ippolito, che mi ha dato l’opportunità di allenare la squadra dove ho iniziato».

LA FALSA ETICHETTA DI “MISTER SALVEZZA” – «Me l’avete messa voi giornalisti ed è una stupidata. Perché se si guarda bene il percorso fatto, ho fatto meglio quando ho iniziato di quando sono subentrato, come al Genoa, o al Palermo quando mi sono dimesso. O alla Lazio, vincendo la Supercoppa. Sono fatti oggettivi».

LE ULTIME AVVENTURE IN SERIE A – «A Cremona ho fatto un punto a partita, il meglio possibile. A Sassuolo c’era tutto per fare bene, ma credo che quell’anno fosse segnato: alla prima partita ho perso Berardi per infortunio, ma ho tenuto una media punti più alta rispetto a chi mi ha preceduto. Non è bastato ed è stato un peccato, per il valore di quella società. Lo stesso vale per la Cremonese: è meno strutturata ma ha una grande proprietà».

LA DIFFERENZA TRA A E B – «Tanta. La qualità dei giocatori è notevole, hanno cilindrate diverse. Però in B ci sono giocatori giovani che meritano di trovare spazio in A».

GLI 80 ANNI DI ARRIGO SACCHI – «Poco, il calcio è cambiato tanto. E’ rimasta la programmazione, il metodo di Sacchi, sul quale ognuno ci mette del suo. Un input per tutti noi. Lo so, anche Zaccheroni li ha compiuti. Sacchi è stato un punto di riferimento per tutti gli allenatori. C’è chi dice che sia stato la rovina dei settori giovanili, di certo per noi è stato un riferimento: c’è stato il calcio prima di Sacchi e quello dopo Sacchi».

LE FONTI DI ISPIRAZIONE TATTICA – «Da curioso cerchi di prendere dai più bravi. Io più da Guardiola, non ho mai seguito il calcio di Gasperini, Juric, Palladino: un indirizzo molto chiaro, ma non paragonabile a quelli di Sacchi e Guardiola. Poi dico Klopp».

IL CALCIO DEL FUTURO – «Sarà sempre più intenso e veloce, più profondo, con giocatori sempre più performanti a livello atletico. Si andrà da una parte all’altra del campo molto più velocemente, con un gioco sempre più verticale».

IL FLOP AZZURRO – «In Italia comandano le proprietà e gli agenti, chi conta meno sono gli allenatori e tutto si riflette sul lavoro perché il giocatore capisce se l’allenatore è solido o no. Ci sono meno educatori e istruttori, bisogna ripartire da allenatori con un ruolo più importante, perché la competenza è fondamentale, ma viene meno a favore degli interessi. E così il calciatore non cresce, come uomo e come atleta».

Dimissioni Gravina, la pista commissariamento perde quota: ecco perché!

Dimissioni Gravina, la pista commissariamento perde quota: ecco perché! Tutto dipende dalla decisione del presidente della FIGC

Il futuro della FIGC passa dalle prossime ore, ma una cosa appare già chiara: se Gabriele Gravina dovesse formalizzare le dimissioni, si aprirebbe subito il percorso che porta a nuove elezioni federali. Come spiegano La Gazzetta dello Sport e lo Statuto FIGC, in caso di dimissioni del presidente decadono anche il presidente stesso e l’intero Consiglio federale; l’ordinaria amministrazione proseguirebbe in regime di prorogatio fino alla convocazione dell’assemblea elettiva, che dovrebbe essere indetta senza indugio e comunque entro 90 giorni.

Secondo la ricostruzione della rosea, il voto dovrebbe quindi tenersi tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. A eleggere il nuovo presidente sarebbero i delegati delle varie componenti del calcio italiano: Serie A, Serie B, Lega Pro, Lega Dilettanti, calciatori, allenatori e arbitri. Sul piano del peso politico, la Lega Dilettanti resta la componente più incisiva, davanti alle altre aree del sistema federale.

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Un altro punto rilevante riguarda il commissariamento, che al momento viene considerato una strada non praticabile. Le norme federali lo prevedono solo in presenza di gravi irregolarità gestionali o violazioni dell’ordinamento sportivo, non semplicemente dopo un fallimento sportivo, anche se pesantissimo come la mancata qualificazione al Mondiale. Per questo, l’eventuale pressione della politica resterebbe solo sul piano pubblico e mediatico, senza la possibilità di imporre da sola un intervento esterno.

Gattuso e il ct, cosa cambia con le dimissioni del presidente

Le eventuali dimissioni del presidente federale non comporterebbero automaticamente anche l’addio del commissario tecnico. La Gazzetta dello Sport ricorda infatti che si tratta soprattutto di una conseguenza politica, non di un automatismo formale. In generale, il nome del ct viene scelto proprio dal presidente federale: per questo, un eventuale cambio al vertice potrebbe portare anche a una nuova decisione sulla panchina dell’Italia.

Nuovo ct Italia, anche Mourinho tra i candidati per il post Gattuso? L’incredibile scenario

Nuovo ct Italia, anche Mourinho tra i candidati per il post Gattuso? L’incredibile scenario per il futuro della panchina della Nazionale

Il futuro di Gennaro Gattuso sulla panchina dell’Italia appare ormai segnato. Secondo gli ultimi aggiornamenti di Sky Sport, il commissario tecnico non sarà più il selezionatore azzurro dopo il fallimento nella corsa ai Mondiali 2026 e lascerà il ruolo insieme a Gianluigi Buffon, oggi capo delegazione. La decisione non è stata ancora formalizzata ufficialmente, ma il quadro che emerge è ormai molto chiaro.

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Con l’uscita di scena di Gattuso, è già partito il casting per il nuovo ct. Sempre secondo Sky Sport, i due nomi che al momento vengono considerati le idee più forti sono Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Si tratta di due profili di primissimo piano, ritenuti adatti a gestire una fase di ricostruzione tecnica e mentale della Nazionale dopo un’altra delusione pesantissima.

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Il quadro, però, non è univoco. Il Corriere dello Sport propone infatti una lettura in parte diversa e rilancia anche la candidatura di Roberto Mancini, già ct campione d’Europa con l’Italia. Nello stesso ragionamento, il quotidiano inserisce pure José Mourinho tra le suggestioni che circolano attorno alla panchina azzurra, pur in uno scenario ancora molto fluido e legato anche ai futuri equilibri federali. Sempre il Corriere dello Sport sottolinea inoltre che Allegri sarebbe il profilo preferito, ma tutto dipenderà dalle condizioni concrete per arrivare a una scelta definitiva.

Anche La Gazzetta dello Sport conferma che il testa a testa principale, allo stato attuale, porta soprattutto verso Mancini e Conte, ma aggiunge una suggestione di enorme fascino internazionale: Pep Guardiola. La rosea lo presenta come un nome top, più da sogno che da pista avanzata, ma comunque entrato nel dibattito di queste ore sulla rifondazione azzurra.

Infine, Tuttosport allarga ulteriormente il ventaglio delle possibilità e inserisce nella lista anche Maurizio Sarri, parlando di una corsa che resta aperta e inevitabilmente collegata anche al futuro della FIGC. In questo momento, dunque, la sola certezza è che per l’Italia sta per cominciare un nuovo ciclo.

Bierhoff convinto: «Non si può credere che l’Italia sia ancora fuori dai Mondiali, si è fermata agli anni ’90! Mi dispiace per Gattuso»

L’ex attaccante del Milan e della nazionale tedesca, Oliver Bierhoff, commenta così l’ennesima eliminazione dell’Italia dai Mondiali

Oliver Bierhoff analizza senza sconti il crollo azzurro su La Gazzetta dello Sport. L’ex attaccante del Milan, che dal 2004 al 2022 è stato il manager artefice della rinascita della Nazionale tedesca, indica la via da seguire per ripartire.

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DA DOVE RIPARTIRE – «Ogni tanto penso che bisogna toccare il fondo per rimbalzare, forse la vostra sofferenza non è stata abbastanza: le persone importanti del calcio italiano si devono mettere insieme, non importa se federazione, lega o altri, ma tutti quelli che amano il calcio si devono unire per migliorare questa situazione che non può cambiare in sei mesi. Si partirà penso con un nuovo allenatore, con un po’ di entusiasmo per le qualificazioni europee, ma le basi vanno cambiate per risolvere i grandi problemi che l’Italia ha adesso».

LA TERZA DELUSIONE DI FILA – «Non si può credere che l’Italia sia ancora fuori, ma se succede per la terza volta di fila non può essere un caso. La vedo in due maniere: partita storta per quel cartellino rosso che l’ha cambiata, la Bosnia ha preso coraggio e si è fatta avanti. La seconda è che l’Italia non ha più la qualità come una volta, se hai una buona squadra non puoi uscire così. Anche in queste condizioni però ci si aspetta che una squadra del genere si qualifichi ugualmente: per me è un grande delusione».

L’ILLUSIONE DELL’EUROPEO – «L’Italia ha problemi da tanto tempo, il successo all’Europeo un po’ lo ha mascherato, però è stata la vittoria di un gruppo che si era sistemato nel modo giusto, non di qualità dei singoli. Se nella rosa di una nazionale ci sono giocatori richiesti dalle big d’Europa, come succede per gli spagnoli o i portoghesi, è il segnale che la nazionale è forte. Ma nell’Italia, con tutto il rispetto, non ci sono queste richieste e qualsiasi allenatore ha dei problemi».

GATTUSO – «Mi dispiace molto per lui. Doveva creare un gruppo unito, per quello che vedo io, la squadra lotta, ci mette il cuore come faceva lui da giocatore, però non basta: la differenza la fa la qualità».

IL PROBLEMA DEI GIOVANI – «Abbiamo studiato anche noi in Germania questo aspetto. Manca forse un po’ di mentalità e cattiveria, la voglia di guadagnarsi tutto questo anche fuori di casa».

FERMI AGLI ANNI ’90 – «Quello che mi preoccupa è che l’Italia era sempre famosa per buoni allenatori, buoni giocatori, ma sembra che sia stato perso il ritmo alto che serve nel calcio. Si è fermata agli Anni 90. Il gioco è cambiato, la preparazione anche, l’intensità è maggiore».

IL MODELLO GERMANIA – «All’inizio del Duemila per superare una crisi abbiamo creato le accademie per i giovani, abbiamo migliorato l’educazione degli allenatori, abbiamo cambiato i programmi, la filosofia, allo scopo di avere meno forza fisica, più tecnica e tanti altri aspetti fondamentali, però ci abbiamo impiegato dieci anni. Verso il 2010 ci sono stati i frutti di questa politica e nel 2014 siamo diventati campioni del mondo. Ci vuole tempo. Non c’è la soluzione, il magico allenatore. Il problema è che devi crescere i giocatori, dargli più spazio e far sì che diventino più bravi degli stranieri che giocano nel campionato».

IL DIBATTITO SULLA TATTICA INCIDE – «Un po’ sì. Il calcio italiano è sempre stato tatticamente molto forte, molto pignolo in certi aspetti, però si è visto che il calcio è cambiato. È più atletico, più offensivo e in questo il vostro non si è adeguato, è rimasto indietro. Succede anche in Germania e anche in altri campi, pensi sempre di essere il numero uno poi vediamo nella nostra economia che altri Paesi che hanno più voglia di migliorare diventano più bravi. E nel calcio poi c’è un altro aspetto che conta molto».

LA FAME – «Prendiamo i francesi: migliorati molto grazie ai giocatori figli dell’immigrazione. Anche noi ne abbiamo in Germania. L’aspetto sociale conta molto, serve anche nel calcio di adesso: come stai, dove vuoi arrivare, quanto sei disposto a soffrire già in età giovane. La fame degli ultimi arrivati. Serve a tutti, anche a voi».

Italia, niente dimissioni post KO con la Bosnia per Gattuso? Il ct era pronto a farsi subito da parte ma poi… Il retroscena

Italia, niente dimissioni post KO con la Bosnia per Gattuso? Il ct era pronto a farsi subito da parte ma poi… Il retroscena su quanto accaduto a Zenica

Dopo l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali 2026, in molti si sono chiesti perché Gennaro Gattuso non abbia lasciato immediatamente il proprio incarico già nella notte di Zenica. La spiegazione, secondo il Corriere dello Sport, sta in una scelta maturata tra amarezza, senso di responsabilità e attesa degli sviluppi ai vertici della FIGC. Il quotidiano racconta infatti che il commissario tecnico fosse inizialmente pronto a fare un passo indietro, ma abbia poi congelato la decisione dopo la richiesta diretta di Gabriele Gravina, che nella notte successiva alla sconfitta con la Bosnia gli avrebbe chiesto di restare almeno in questa fase così delicata.

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La stessa linea, sempre secondo il Corriere dello Sport, riguarda anche Gianluigi Buffon, oggi figura di riferimento nel Club Italia. L’obiettivo del presidente federale sarebbe stato quello di proteggere la struttura tecnica e dirigenziale della Nazionale, separandola dalle tensioni politico-sportive che si sono aperte subito dopo il flop di Zenica. In questo quadro, Gattuso avrebbe scelto di non reagire d’impulso, pur restando profondamente colpito dalla mancata qualificazione. Il tecnico, scrive il quotidiano, considera secondario il proprio futuro rispetto alla delusione per l’eliminazione e avrebbe deciso di mettersi momentaneamente a disposizione proprio per rispetto verso l’Italia e verso il gruppo costruito in questi mesi.

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Gattuso e Buffon, tutto resta legato a Gravina

Il Corriere dello Sport aggiunge che, dal punto di vista formale, sia Gattuso sia Buffon sono legati alla FIGC fino al 30 giugno 2026. Per questo motivo, nell’immediato, la soluzione scelta è stata quella di attendere e valutare il quadro complessivo prima di prendere decisioni definitive. Tuttavia, il quotidiano sottolinea anche che le possibilità di una permanenza di Gattuso sulla panchina azzurra restano ridotte, soprattutto se dovesse cambiare la guida federale. In quel caso, un nuovo presidente potrebbe scegliere un altro ct e ridefinire anche l’assetto dirigenziale del Club Italia.

Il lascito di Gattuso: la “squadra invisibile” della Nazionale

C’è però un aspetto che il Corriere dello Sport evidenzia come patrimonio da non disperdere. In sette mesi di lavoro, Gattuso non avrebbe soltanto assemblato una rosa, ma avrebbe costruito una sorta di “squadra invisibile”, fatta di contatti continui, osservazioni costanti e rapporti quotidiani con un gruppo allargato di circa 50 selezionabili. Un modo diverso di vivere il ruolo di ct, basato su presenza, dialogo e monitoraggio continuo, anche fuori dai ritiri. È questo, forse, il vero lascito del suo percorso in azzurro: un modello di lavoro che, al di là dell’esito finale, ha cercato di dare alla Nazionale una struttura più ampia e più moderna.

Altobelli duro: «Italia? Non abbiamo imparato nulla! Vedrei bene Marotta come presidente federale, vi spiego perché»

L’ex attaccante dell’Inter, Alessandro Altobelli, ha commentato così la sconfitta dell’Italia contro la Bosnia in finale playoff

Alessandro Altobelli non ci sta. L’ex attaccante azzurro, commenta con profonda amarezza su Tuttosport la terza clamorosa esclusione consecutiva dell’Italia.

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LA LEZIONE MAI IMPARATA – «Semplice, non abbiamo capito nulla, le due eliminazioni precedenti non sono servite per imparare la lezione. Per questo dico che quella di martedì è l’eliminazione più grave di tutte. Mi sentivo abbastanza tranquillo proprio perché eravamo preparati e sapevamo cosa non ripetere. Invece un altro disastro».

LE SCUSE MANCATE – «Mi ha messo tristezza anche la conferenza stampa di fine partita. Mi sarei aspettato le scuse a tutta la nazione da parte di Gravina, Gattuso e Buffon. Invece ho sentito dire che avevamo giocato bene, che con l’uomo in meno abbiamo retto, che non meritavamo di uscire. No, non ci siamo. In queste partite conta solo il risultato, il resto non ha senso, e il risultato non è arrivato».

LE DIMISSIONI DI GRAVINA, GATTUSO E BUFFON – «Eh beh, sono loro che hanno pianificato questo progetto tecnico e di solito quando ci sono fallimenti così grandi ci si prende le responsabilità. Gravina ha scelto Buffon, Buffon ha scelto Gattuso».

I SOLDI DEGLI ITALIANI – «Non credo che ne facciano un problema economico, non ne hanno bisogno. Anche per quello mi aspettavo le dimissioni. I loro stipendi in fin dei conti sono anche soldi degli italiani».

MAROTTA PRESIDENTE FIGC – «Bisogna prima di tutto riavvicinare la gente alla Nazionale perché si è logicamente allontanata tanto, tantissimo. La delusione è troppo grande. Mi aspetto a breve un nuovo progetto tecnico, che riporti entusiasmo. Vedrei bene Giuseppe Marotta come presidente federale. Non lo dico perché è dell’Inter, la squadra dove ho giocato tanti anni e ho nel cuore. L’avrei detto anche fosse stato ancora alla Juventus. Conosce il calcio come pochi, sa cosa deve fare. È arrivato in alto partendo dalla gavetta: Varese, Monza, Como, Ravenna, Venezia, Sampdoria, Juventus e Inter. La sua è stata una crescita graduale, ne ha viste di tutti i colori e sa cosa fare. Sarebbe il giusto approdo dopo una carriera di massimo rispetto».

I PROBLEMI – «Non mi soffermerei sui singoli. Certo poi è chi va in campo che vince o perde le partite, ma i giocatori si portano anche appresso tutto il resto. Nonostante quanto già accaduto dal 2006 a oggi, il calcio italiano non ha risolto i suoi problemi, che già si palesavano dopo quella vittoria. Anzi più passavano gli anni e più si acuivano. Non è stato messo un freno».

TROPPI STRANIERI – «Il problema non è nemmeno quello. O non solo. Io dico di cominciare a mettere i giocatori italiani, fin da piccoli, nelle migliori condizioni per arrivare pronti in Nazionale e vedrete che la nostra terra tornerà a produrre calciatori forti e completi. Com’è sempre stato».

Blocco Inter colpevole del fallimento della Nazionale? Il Corriere dello Sport punta il dito contro i nerazzurri: «Ci sarà un motivo se Inzaghi…»

Blocco Inter colpevole del fallimento della Nazionale? L’accusa del Corriere dello Sport ai nerazzurri in campo con l’Italia contro la Bosnia

L’eliminazione dell’Italia dai Mondiali continua a lasciare strascichi profondi e ad alimentare riflessioni su ciò che non ha funzionato nella doppia gestione azzurra. Tra le chiavi di lettura proposte dal Corriere dello Sport ce n’è una che riguarda il cosiddetto blocco Inter, un gruppo di giocatori che avrebbe dovuto garantire continuità, automatismi e affidabilità alla Nazionale, ma che invece non è riuscito a incidere come previsto nei momenti più delicati. In realtà, più che di un vero blocco, si parla soprattutto di tre uomini: Alessandro Bastoni, Federico Dimarco e Nicolò Barella, i titolari nerazzurri stabilmente coinvolti nel progetto azzurro.

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Blocco Inter Italia, il peso di una stagione lunga e logorante

Secondo il quotidiano, il problema non sarebbe legato tanto al valore dei singoli, quanto alle condizioni con cui questi giocatori si sono presentati agli appuntamenti più pesanti con la maglia azzurra. A Zenica, così come già accaduto in precedenza contro la Norvegia e durante Euro 2024, diversi interpreti arrivati dall’Inter sono sembrati lontani dalla miglior versione vista in campionato. Il riferimento è soprattutto a una tenuta fisica e mentale apparsa insufficiente dopo una stagione lunga, stressante e piena di partite ad alta intensità. In questo quadro si inseriscono anche le scelte di gestione che, nel club, avevano spesso protetto questi elementi attraverso minutaggi controllati e rotazioni mirate, proprio per evitare cali troppo evidenti nel finale.

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Bastoni, Dimarco e Barella: solo uno si salva davvero

Nel dettaglio, il Corriere dello Sport sottolinea come Bastoni sia arrivato agli spareggi appesantito sia sul piano psicologico sia su quello fisico, anche per via dei problemi che ne hanno condizionato la preparazione. Dimarco, invece, non avrebbe mai dato la sensazione di essere realmente brillante, apparendo distante dal rendimento abituale mostrato con l’Inter (“Ci sarà stato un motivo, però, se l’ex tecnico nerazzurro centellinava i minuti, contandoli come un ragioniere“). In questo contesto, il solo Barella viene indicato come il nerazzurro che è riuscito a salvarsi nella trasferta bosniaca, mantenendo un livello di prestazione accettabile anche nella serata più amara.

Italia Inter, da Pio Esposito ai limiti del sistema azzurro

Il ragionamento si allarga poi anche al nuovo corso avviato da Gattuso, che ha cercato di ripartire da certezze conosciute e da strutture già collaudate a livello di club. L’esempio più evidente è anche il lancio di Pio Esposito, attaccante ritenuto uno dei profili più interessanti della nuova Italia, ma finito pure lui dentro una serata complicata, segnata da occasioni fallite e dal rigore sbagliato. Il punto, però, resta sempre lo stesso: l’Italia ha provato ad aggrapparsi a uomini e riferimenti che, al momento decisivo, non avevano più la brillantezza necessaria per trascinare la squadra oltre l’ostacolo.

Calciomercato Roma, Alajbegovic ha stregato tutti! Pjanic la chiave per portarlo in giallorosso? Il piano

Calciomercato Roma, Alajbegovic ha stregato tutti! Pjanic la chiave per portarlo in giallorosso? La strategia per beffare il Bayer Leverkusen

Il nome di Kerim Alajbegovic è uno di quelli destinati a restare caldi nelle prossime settimane di mercato. Dopo aver lasciato il segno con la Bosnia nella sfida che ha eliminato l’Italia dalla corsa al Mondiale, il giovane talento è finito con ancora più forza sotto i riflettori. Come riportato dal Corriere dello Sport, la Roma lo segue da tempo e lo considera un profilo estremamente interessante per il futuro. Non si tratta di una suggestione nata all’improvviso: il club giallorosso, infatti, monitora il classe 2008 da mesi, convinto delle sue qualità e del suo potenziale di crescita.

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A colpire è soprattutto la personalità con cui Alajbegovic riesce a stare dentro le partite importanti. Le sue recenti prestazioni tra Galles e Italia hanno confermato la consistenza di un giocatore capace di incidere con qualità, freddezza e presenza mentale. Assist, rigori pesanti, giocate sotto pressione e una leadership già evidente nonostante l’età: elementi che spiegano perché il suo profilo piaccia tanto alla dirigenza romanista. La Roma vede in lui un investimento in linea con un progetto tecnico orientato verso giovani di talento, fame e margini di miglioramento.

Roma mercato, Pjanic sponsorizza il colpo

A rendere ancora più interessante lo scenario c’è anche il peso di uno sponsor speciale come Miralem Pjanic. L’ex centrocampista giallorosso, sempre secondo il quotidiano, avrebbe parlato al ragazzo dell’ambiente romanista, raccontandogli cosa significhi vestire quella maglia e vivere il contesto di Trigoria. Un passaggio che avrebbe lasciato sensazioni positive, alimentando in Bosnia le voci su una trattativa concreta. Tuttavia, il quadro resta più complesso di quanto possa sembrare.

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Nel frattempo, infatti, si è mosso con decisione anche il Bayer Leverkusen. Dopo averlo ceduto la scorsa estate al Salisburgo per 2 milioni, il club tedesco ha esercitato il controriscatto fissato a 8 milioni, riportandolo sotto il proprio controllo. Una mossa strategica, che rende l’operazione più complicata per chiunque voglia inserirsi adesso.

Alajbegovic Roma, servono almeno 18-20 milioni

La Roma valuta quindi il da farsi, con la consapevolezza che il prezzo del cartellino sia già salito. Per convincere il Bayer, infatti, servirebbero almeno 18-20 milioni di euro. Una cifra importante, ma coerente con il valore di un giocatore che ha già mostrato numeri e qualità da prospetto di alto livello. Ala pura, ambidestra, rapida e aggressiva nell’uno contro uno, Alajbegovic abbina tecnica e incisività negli ultimi metri, come dimostrano gli 11 gol e i 3 assist raccolti nella sua prima stagione tra i grandi.

La Roma osserva, studia e prova a capire se accelerare. Gasperini lo valuta con attenzione, mentre la dirigenza riflette su un profilo che rappresenta perfettamente l’idea di un mercato costruito sul futuro. Da incubo per gli azzurri a possibile opportunità giallorossa: il nome di Kerim Alajbegovic è uno di quelli da seguire con grande attenzione.

Tortora a LazioNews24: «Uscire con la Bosnia è vergognoso, Gravina vada via! Scudetto? L’Inter vive di incubi»

Il giornalista Angelo Maurizio Tortora è intervenuto in merito all’eliminazione dell’Italia dai Mondiali per mano della Bosnia: le sue parole

Intervistato in esclusiva da LazioNews24, il giornalista Angelo Maurizio Tortora ha affrontato diversi temi legati alla Serie A e alla Nazionale.

COSA ASPETTARSI DA LAZIO PARMA«In precedenza, Cuesta ha lavorato come vice allenatore all’Arsenal e nei settori giovanili e lì prediligono il calcio d’attacco. I ducali cercano attacchi diretti, sfruttando la qualità tecnica di giocatori offensivi come Strefezza e Bernabé che ha saltato le ultime tre per infortunio ed è in dubbio la sua presenza anche contro la Lazio. Sottolineo l’intuizione tattica che ha cambiato i capitolini, in grande emergenza per le assenze di Rovella e Cataldi, con cui Sarri si è inventato un doppio mediano davanti alla difesa, una scelta che ha svoltato modificando gli equilibri dei biancocelesti, risultando ad oggi più compatti e combattivi anche nei momenti critici del match. Non è un caso che la coppia Taylor e Patric renda eccome. Mi aspetto che i padroni di casa conquistino la quarta vittoria consecutiva».

QUANTO C’È DI SARRI IN QUESTA RINASCITA «A Torino toccato il momento più basso e da lì la rinascita, poi superate in ordine cronologico: Sassuolo, Milan e Bologna. Stimolati i calciatori dal loro allenatore, Sarri è uno che sa dare la scossa, inculcare mentalità, carattere e identità, è un duro quando occorre e da situazioni del genere non ne esci se non sei un Comandante come lo è il tecnico di Figline Valdarno. Ritrovata solidità difensiva e cinismo, ma se ci credono Napoli e Milan, con i partenopei a sette lunghezze e i rossoneri a sei, perché non può crederci la Lazio di insidiare la settima posizione che attualmente occupa l’Atalanta che ha sette punti in più dei biancocelesti, anche se c’è ancora la Coppa Italia, la semifinale con la Dea, e se alzi la coppa vai in Europa».

LOTTA SCUDETTO«Da +14 sui Campioni d’Italia in carica si è passati a -7, mentre -6 dal Milan secondo. Il cammino dell’Inter nel Mondiale per Club 2025 ha influenzato in modo determinante la preparazione estiva della squadra di Chivu, e poi come ho sempre detto dalla prima giornata di Serie A, il tecnico rumeno non mi convince. Antonio Conte ha vinto cinque Scudetti e una Premier League e nonostante i 38 infortuni è lì in agguato, non molla mai un millimetro, mentre Max Allegri sei tricolori, l’esperienza potrebbe prevalere ma è ancora tutto nelle mani dei nerazzurri: Inter-Roma e Napoli-Milan non saranno una sentenza ma poco ci manca. Se l’Inter pareggerà o perderà contro i giallorossi all’ultima spiaggia visto che il Como sembra non si voglia più fermare e una dovrebbe prevalere sull’altra nel secondo big match, si riaprirebbero orizzonti inimmaginabili sino a poche settimane fa. Vedo un Inter fisicamente a pezzi ma potrebbe rientrare anche il fattore mentale con le pressioni di un’altra sconfitta con la formazione del Gasp, perché ricordiamo l’Inter vive di incubi: perse uno Scudetto col Milan e lo scorso anno ad avere la meglio fu il Napoli nel rush finale».

CORSA CHAMPIONS ED EUROPA«Da come si sono messe le cose sarebbe facile dire Como, i lariani sono la migliore difesa del nostro campionato con appena 22 reti subite e il secondo miglior attacco con 53 gol all’attivo dietro l’Inter. Però attenzione fino alla fine a Roma e Juve, più esperte e da sempre a concorrere per certi obiettivi. In questo momento della stagione potrebbero tremarti le gambe vista la posta in palio altissima e i comaschi dovranno essere bravi a gestire questi momenti nelle ultime otto che ci saranno. Io ti dico che potrebbe spuntarla la Juventus o la Roma per abitudine ma se tutto fila liscio i lombardi sono quelli migliori di questo lotto, giocano a memoria e demoliscono l’avversario, ecco loro non devono temere gli altri ma loro stessi, devono giocare con la mente libera».

SULLA LOTTA SALVEZZA«Il Cagliari all’Unipol Domus annientò il Verona per 4-0, da allora sette partite che non vince, cinque sconfitte e due pareggi: non sa più trionfare. Vale il discorso dell’Inter, da capolista in fuga, si avvicinano gli avversari, poi ti subentra l’ansia. Ha un margine di soli tre punti di vantaggio sul Lecce e sulla Cremonese, poi c’è bagarre nella zona rossa, con un Pisa e Verona ormai con un piede e mezzo in Serie B, per me la Fiorentina si salverà. Sassuolo-Cagliari sarà di vitale importanza ma Cagliari-Cremonese ci dirà tanto, i sardi devono svoltare, è un peccato che quella che secondo me era la migliore del lotto si sia fatta risucchiare così rischiando grosso in questo finale dell’annata ma non diamo Parma e Toro totalmente fuori dal discorso salvezza, hanno buon margine ma anche loro non possono sbagliare tanto».

SULL’ENNESIMO FALLIMENTO DELL’ITALIA«Scandaloso, l’Italia non parteciperà per la terza edizione consecutiva al Mondiale, 12 anni che un giovane non riesce a godersi un evento del genere, Donnarumma non lo ha mai giocato e se capiterà avrà 31 anni. Deve andare via Gravina, non se ne può più, non do colpe a Gattuso, era distrutto mentalmente, però sicuramente uscire con la Bosnia è vergognoso. Svezia prima, Macedonia poi e ora la Nazionale di un Dzeko 40enne, l’espulsione di Bastoni ha inciso notevolmente, tiri totali, 30 a 9 per loro, tiri in porta sono 11 a 3 per i bosniaci e nel possesso ci hanno doppiato. Negli anni 90 leggevi tre stranieri per Club, un Piacenza formato da soli italiani, ora ne vedi a stento due dei nostri in tutti i club di Serie A e il resto tutti stranieri. I rigori si possono fallire, ha sbagliato anche se si contano con le dita un certo Diego Armando Maradona dal dischetto, il problema è che bisogna rifondare, il problema non è il Ct, non è Bastoni che si è fatto espellere, non sono Pio Esposito o Cristante ma sono i giovani su cui non ci si punta e Gravina».

L’INTERVISTA COMPLETA A TORTORA SU LAZIONEWS24.COM

Rinnovo Vlahovic, la Juve detta le condizioni: e anche Comolli si è imposto nella trattativa col padre dell’attaccante!

Rinnovo Vlahovic, la Juve detta le condizioni: e anche Comolli si è imposto nella trattativa col padre dell’attaccante! Cosa sta succedendo

Il futuro di Dusan Vlahovic sembra restare fortemente legato alla Juventus. Come riportato da Tuttosport, all’orizzonte c’è una base chiara da cui partire: la volontà reciproca di andare avanti insieme. Il club bianconero considera infatti l’attaccante serbo una pedina centrale per il reparto offensivo del futuro, nonostante il lungo stop per infortunio che ne ha rallentato il percorso. Dall’altra parte, anche il centravanti avrebbe espresso il desiderio di proseguire la propria esperienza a Torino, spinto da diversi fattori, tra cui il rapporto con l’ambiente juventino e la prospettiva di restare protagonista nel progetto tecnico della società.

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Juventus Vlahovic, cambia la gestione del rinnovo

Secondo Tuttosport, per arrivare alla fumata bianca serviranno ancora almeno un paio di settimane. La Juventus intende infatti gestire il dossier con fermezza, fissando condizioni molto precise per il nuovo accordo. In questo contesto, Vlahovic avrebbe anche deciso di cambiare la struttura della trattativa, estromettendo lo storico agente Darko Ristic e affidando la gestione esclusiva del rinnovo al padre Milos. Una scelta forte, che porterebbe il giocatore a esporsi in prima persona durante i confronti con la dirigenza bianconera. Sempre secondo il quotidiano, sarà infatti lo stesso Dusan a fare da interprete nei colloqui con i dirigenti, in un contatto più diretto che alla Continassa verrebbe apprezzato.

Rinnovo Vlahovic, la Juventus detta condizioni rigide

Le linee guida fissate dal club appaiono molto chiare. Il primo punto riguarda il tetto ingaggi: la nuova soglia massima sarebbe di 7 milioni di euro a stagione, cifra ritenuta invalicabile dalla dirigenza. Un ridimensionamento importante rispetto ai 12 milioni percepiti attualmente dal serbo. Il secondo aspetto è la durata del contratto, con la Juventus che lavorerebbe a un prolungamento biennale, evitando una scadenza ravvicinata. Infine, massima attenzione anche a commissioni e bonus, che dovranno restare entro margini considerati sostenibili, soprattutto in relazione all’incertezza legata alla qualificazione in Champions League.

Calciomercato Juve, le big osservano ma i bianconeri vogliono tenersi il numero nove

Sul giocatore, riferisce ancora Tuttosport, restano vigili anche club di primo piano come Milan, Bayern Monaco e Barcellona, pronti a monitorare la situazione qualora Vlahovic dovesse tornare a segnare con continuità. Nonostante questo, la volontà della Juventus sarebbe quella di trattenere il proprio numero nove e costruire con lui il futuro dell’attacco. La trattativa entrerà presto in una fase decisiva, ma il segnale che arriva è netto: la strada del rinnovo resta oggi quella più concreta.

Abodi e l’auspicio per l’Italia: «Mi auguro che in giornata succeda qualcosa, fase di commissariamento necessaria! Gattuso ha fatto la sua parte»

Il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha voluto dire la sua sulle possibili dimissioni di Gabriele Gravina dalla presidenza della FIGC

Intervenuto sulle frequenze di RTL, il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, si è espresso così sull’eliminazione dell’Italia dai Mondiali per mano della Bosnia e sulla possibilità di dimissioni del presidente della FIGC Gabriele Gravina.

L’ELIMINAZIONE DELL’ITALIA – «Bisogna necessariamente fare tesoro della sconfitta, non farlo sarebbe una sconfitta ancora più grave. Ci auguriamo che in giornata succeda qualcosa, poi dobbiamo ripartire dai giovani. Da chi allena e poi aprire nuove opportunità. Ci sono tutte le condizioni, poi un periodo di decantazione sarà necessario. Dobbiamo ragionare, con le decisioni finali che deve prenderle il sistema calcio».

IL PROFILO CHE SERVE ALLA FEDERAZIONE PER IL POST GRAVINA – «Questa fase ha bisogno di un tempo operoso, mi auguro ci siano le condizioni per un commissariamento per poi consentire alla Federazione di andare verso nuove elezioni. Puntassimo solo alle elezioni direttamente non risolveremmo i problemi. Io voglio trovare soluzioni ai problemi, per farlo serve sfruttare un commissario che venga dal mondo del calcio, che lo conosca e che non sia stato compromesso con un sistema che ha chiuso il suo ciclo».

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CHE FIGURA SAREBBE IL COMMISSARIO? – «Una struttura commissariale non è solo una persona, è qualcosa di più. Serve mettere a disposizione tutte le componenti, per superare le difficoltà di modello. Finito un ciclo se ne deve aprire un altro».

POSSIBILE METTERE IN CAMPO UN NUMERO MINIMO DI ITALIANI, COME CHIESTO DA LA RUSSA? – «Penso sia una soluzione da discutere anche con l’Unione Europea. Non ci possono essere vincoli, ma se la mettiamo sul piano delle opportunità per i giocatori giovani, magari anche con incentivi economici, penso se ne possa parlare e si possa fare anche velocemente. La penso come La Russa».

SPAZIO AGLI ITALIANI E AI GIOVANI – «Non c’è dubbio. Più che una norma deve essere una regola che codifichi il sistema calcistico».

QUESTIONE INFRASTRUTTURE – «In passato gli spazi erano gli oratori, le piazze. Ora si è persa la voglia di divertirsi, siamo diventati schiavi degli schemi. Serve ridare spazio alla spontaneità e al divertimento».

CI SARA’ ANCORA SPAZIO PER GATTUSO IN PANCHINA? – «Penso che abbia fatto la sua parte e l’abbia fatta al meglio, l’ho ringraziato così come lo staff e i giocatori. Ora ci si ferma ed il sistema calcio deve valutare come proseguire».

LO SCIVOLONE DI GRAVINA SUGLI ALTRI SPORT? – «Ho solo letto quella conferenza, senza sentirla. E’ mancata l’assunzione di responsabilità, ci sono momenti in cui chi è a capo di qualcosa deve risponderne. Lo scivolone sugli altri sport e gli altri atleti mi auguro sia stato solo mancanza di lucidità, il rispetto che va portato agli atleti non va dato solo durante le Olimpiadi. Sono atleti che lavorano ogni giorno per portare onore all’Italia».

SERVIREBBERO MENO SOLDI E PIU’ SERIETA’? – «Non è un tema, il fatto che ci siano troppi soldi è un’opportunità per usarli bene e per non sprecarli. E poi deve esserci rispetto per i tifosi, perché senza tifosi il calcio non è niente».

UN MODELLO DI ALTRI SPORT DAL QUALE IL CALCIO POTREBBE ATTINGERE? – «Lo spirito con il quale si fa con professionalità uno sport che non sempre è professionistico ma che prevede serietà e rispetto in tutti, soprattutto nel pubblico. Pensate a Sinner, che riconosce il valore dell’avversario e ringrazia i tifosi. Questo spirito va recuperato anche nel calcio, così come quello del rugby, del baseball, del basket femminile. Questo spirito di un’Italia che vince nel mondo mi auguro sia ripreso anche dal calcio».

TARDELLI HA PROPOSTO MALDINI – «Una persona meravigliosa che è stato calciatore fantastico, ma ce ne sono tanti altri e queste cose deve dirle il sistema calcio».

Capello analizza: «Bastoni poco lucido, i cambi di Gattuso non mi hanno convinto ma…»

L’ex allenatore di Juve, Milan e Roma, tra le altre, Fabio Capello, ha analizzato così la sconfitta dell’Italia contro la Bosnia

Fabio Capello non nasconde la profonda amarezza per l’eliminazione dell’Italia. Ecco le parole dell’allenatore pluri-scudettato a La Gazzetta dello Sport.

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L’AMAREZZA MONDIALE – «Ho dormito malissimo ieri notte. Ancora una volta non andremo al Mondiale. Pensare che ci saranno 48 paesi e noi no mi dà un’amarezza…».

L’APPROCCIO AL MATCH – «Gli azzurri non mi avevano convinto già in avvio. Poche idee, troppi palloni giocati all’indietro a Donnarumma».

IL VANTAGGIO E IL CROLLO – «Con un mezzo regalo, comunque ben sfruttato da Barella e Kean. L’Italia però già soffriva troppo sugli esterni. E poi è arrivato il patatrac…».

IL PATATRAC – «Certo. Rinvio troppo corto di Gigio, errore di piazzamento della difesa e infine il pasticcio di Bastoni: se sei più lento, non puoi mai entrare lì, devi accompagnare l’attaccante il più possibile. Invece, il difensore dell’Inter non ha ragionato, è stato poco lucido».

I DIFENSORI CHE SERVONO – «Sono scelte facili da commentare col senno del poi. Io innanzitutto credo che ci servano difensori che difendono e non solo belli da vedere».

BASTONI E CALAFIORI – «Due giocatori simili. Molto bravi se c’è da andare in avanti, meno quando bisogna preoccuparsi di cosa succede dietro».

LE OCCASIONI SPRECATE – «E questo mi fa ancora più male. Kean è stato sfortunato, la palla gli è rimbalzata male. Dimarco ed Esposito, invece, dovevano fare meglio. Però, in undici penso saremmo passati».

LE COLPE DI GATTUSO – «Certi cambi non mi hanno convinto. Non avrei mai tolto Kean, mentre avrei sostituito prima Dimarco, in palese difficoltà».

IL FUTURO DELLA PANCHINA – «Ci penserei con molta calma. Gattuso è diventato ct meno di un anno fa, quello che ha potuto dare alla squadra in così poco tempo sono i valori, il senso d’appartenenza. E qualcosa si è visto. Ma al di là dei ct, mi piacerebbe che l’Italia giocasse a quattro dietro».

I VERTICI FEDERALI – «Qui si entra nel campo della politica, che non è il mio…».

I MALI DEL SISTEMA – «Ci sono due piani. Uno parte dal basso, cioè dai settori giovanili, dove bisogna tornare a privilegiare la tecnica sulla tattica. L’altro, però, sta più in alto: spesso nei nostri club si fatica a valorizzare il talento anche quando c’è, per scelte miopi degli allenatori. Perché se andiamo a vedere, le nostre selezioni giovanili ottengono buoni risultati, ma poi i giovani faticano a imporsi».

L’OSSATURA PER RIPARTIRE – «Il portiere (Donnarumma, ndr) ce lo abbiamo di sicuro. Poi a me piacciono tantissimo Palestra, che in Bosnia è entrato molto bene, e Pisilli, che Gattuso ha portato su dall’Under 21. Pio Esposito è già una realtà, Kean un attaccante affidabile. A centrocampo Locatelli ha personalità in campo e fuori, Tonali è un generoso. Ci manca qualche difensore che difenda sul serio, come dicevo prima. Ma non siamo messi così male come si pensa, anche perché Baldini in Under 21 sta facendo un gran lavoro».

Italia, adesso anche il futuro di Buffon è in bilico! Il nodo è tutto politico

Italia, adesso anche il futuro di Buffon è in bilico! Il nodo è tutto politico: la posizione del capo delegazione della Nazionale

Non c’è solo il destino di Gennaro Gattuso da definire dopo il fallimento dell’Italia nella corsa al Mondiale 2026. Anche il futuro di Gianluigi Buffon, oggi capo delegazione azzurro, resta sospeso e legato agli sviluppi che riguardano la guida della FIGC. Come sottolinea il Corriere dello Sport, la posizione dell’ex portiere è strettamente collegata a quella di Gabriele Gravina, che dopo la notte di Zenica ha chiesto sia a Gattuso sia a Buffon di restare almeno fino al termine della stagione. Lo stesso Buffon, parlando dopo la sconfitta con la Bosnia, ha confermato questa linea: resterà disponibile fino a giugno, poi si capirà cosa accadrà.

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Club Italia, Buffon e Gattuso restano congelati fino a giugno

Secondo il quotidiano, la scelta di tenere ferme per il momento le posizioni di Gattuso e Buffon risponde alla volontà di proteggere il Club Italia in una fase di forte instabilità politico-sportiva. Entrambi sarebbero pronti a chiudere il loro percorso, ma senza decisioni impulsive e nel rispetto di un impegno che formalmente li lega fino al 30 giugno 2026. Il nodo resta tutto politico: se la federazione dovesse cambiare guida, diventerebbe molto probabile una revisione profonda anche dell’assetto tecnico-dirigenziale della Nazionale. Il Corriere dello Sport evidenzia infatti che un eventuale nuovo presidente potrebbe scegliere un altro commissario tecnico e ridefinire anche il ruolo costruito su misura per Buffon nell’estate del 2023, quando fu chiamato a raccogliere l’eredità lasciata da Gianluca Vialli.

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Buffon Nazionale, il progetto può finire con il cambio al vertice

Il ragionamento attorno a Buffon non riguarda tanto l’aspetto tecnico, quanto la direzione complessiva che prenderà il progetto federale. In questi mesi l’ex capitano azzurro ha accompagnato da vicino il nuovo corso aperto con Gattuso, condividendo un percorso che puntava a ricostruire senso di appartenenza e continuità dentro la Nazionale. Ma adesso tutto dipende dalle prossime mosse della FIGC. C’è uno spiraglio, remoto, legato a una soluzione interna che possa garantire continuità nell’immediato; altrimenti, con un nuovo vertice federale, anche l’esperienza di Buffon da capo delegazione rischia seriamente di arrivare alla conclusione. In questo momento, dunque, il suo futuro resta aperto, congelato e legato a doppio filo al destino di Gravina e dell’intero sistema azzurro.

Gattuso e il messaggio alla squadra: svelato il discorso fatto nello spogliatoio dell’Italia, e sull’arbitraggio…

Gattuso e il messaggio alla squadra: svelato il discorso fatto nello spogliatoio dell’Italia dopo il KO con la Bosnia, e sull’arbitraggio… Il retroscena

Dopo la durissima eliminazione dell’Italia dai Mondiali per mano della Bosnia, emerge un retroscena sul comportamento di Gennaro Gattuso nei minuti successivi alla fine della partita. Come racconta il Corriere dello Sport, il commissario tecnico è stato l’ultimo a lasciare lo spogliatoio del Bilino Polje, fermandosi accanto ai suoi giocatori in uno dei momenti più amari della recente storia azzurra.

Il ct avrebbe voluto parlare alla squadra subito dopo il fischio finale, riunendo il gruppo per un discorso carico di amarezza ma anche di riconoscenza. Gattuso ha voluto ringraziare i giocatori per la lotta mostrata in campo, per la disponibilità dimostrata durante i suoi mesi di lavoro e per il forte senso di appartenenza costruito attorno alla Nazionale. Un messaggio pronunciato in un clima di grande delusione, tra rabbia, incredulità e lacrime.

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IL DISCORSO – «Vi devo dire grazie, sono orgoglioso di voi per come avete lottato. Vi dico grazie anche per quanta disponibilità e senso di appartenenza mi avete dimostrato in questi sette mesi di lavoro. Purtroppo non ce l’abbiamo fatta e so quanto ci tenevate, come me, ad andare al Mondiale, ma lo sport è questo e la sentenza del campo va accettata»

Secondo il quotidiano, nello spogliatoio restava forte anche il malumore per alcuni episodi arbitrali, ritenuti pesanti nell’economia della gara. Al di là delle polemiche, però, il senso del messaggio di Gattuso sarebbe stato chiaro: accettare il verdetto del campo e riconoscere comunque il valore umano di un gruppo che, in questi mesi, era riuscito a ritrovare compattezza e spirito di squadra. Un’uscita in silenzio, da ultimo uomo, per un ct che ha voluto condividere fino in fondo il dolore dei suoi azzurri.

Presidente FIGC, corsa aperta per il dopo Gravina: tra Malagò ed Abete, spunta anche l’ipotesi Del Piero! Tutti i nomi

Presidente FIGC, parte il toto nomi per il post Gravina: tra Malagò ed Abete, spunta anche l’ipotesi Del Piero! Tutte le opzioni

La partita per la futura presidenza della FIGC è già entrata nel vivo. In attesa di sviluppi ufficiali sulla posizione di Gabriele Gravina, cresce infatti l’ipotesi di elezioni anticipate e, di conseguenza, prende forma anche il dibattito sul profilo chiamato a guidare il calcio italiano nel prossimo ciclo. Come sottolinea il Corriere dello Sport, il tema centrale è quello della discontinuità: l’idea sempre più forte è quella di voltare pagina rispetto agli ultimi anni, scegliendo una figura capace di dare un’impronta nuova al sistema federale.

In questo scenario, il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Giovanni Malagò. L’ex presidente del CONI, oggi senza incarichi operativi di primo piano nel calcio ma forte di un profilo internazionale molto solido, viene indicato dal quotidiano come il candidato più spendibile sul piano dell’immagine, dell’esperienza e delle relazioni istituzionali. Restano però degli ostacoli da superare, soprattutto legati al fatto che Malagò conosce bene il sistema sportivo, ma non appartiene direttamente al “fortino” del calcio federale. Proprio per questo motivo, la sua eventuale candidatura andrebbe sostenuta da un consenso trasversale non semplice da costruire.

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Dopo Gravina, prende quota anche la soluzione interna

Accanto all’opzione esterna, il Corriere dello Sport evidenzia anche una possibile soluzione endofederale. In questo caso, il profilo più naturale resta quello di Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti ed ex numero uno della FIGC. La sua figura viene vista soprattutto come possibile traghettatore in vista delle nuove elezioni, anche se resta da capire se abbia davvero intenzione di rimettersi in gioco. Tra i nomi citati c’è anche quello di Matteo Marani, oggi presidente della Lega Pro, ma la sua priorità, sempre secondo il quotidiano, sembrerebbe essere il lavoro già avviato in Serie C.

Da Marotta a Del Piero, le suggestioni per il futuro della FIGC

Non mancano, infine, le ipotesi più suggestive. Il Corriere dello Sport inserisce nella lista anche Beppe Marotta, profilo di grande peso ma legato a tempi forse troppo stretti per un coinvolgimento immediato. Più defilato Adriano Galliani, mentre sullo sfondo prende forma anche l’idea di una svolta simbolica con ex campioni come Alessandro Del Piero, Paolo Maldini, Demetrio Albertini e Billy Costacurta. La corsa è appena cominciata, ma una cosa appare chiara: entro circa 90 giorni il calcio italiano potrebbe avere un nuovo vertice federale.

Italia, non solo Gravina: anche Gattuso può fare un passo indietro! Testa a testa tra due possibili cavalli di ritorno, ma occhio alla clamorosa pista estera!

Italia, non solo Gravina: anche Gattuso può fare un passo indietro! Il ct verso le dimissioni: due i nomi più quotati per prendere il suo posto

Il futuro della panchina dell’Italia sembra sempre più destinato a cambiare. Dopo il fallimento nella corsa ai Mondiali 2026, con il ko ai rigori contro la Bosnia nella finale playoff, Gennaro Gattuso va verso l’addio al ruolo di commissario tecnico. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, il ct, già rientrato a Marbella per stare con la famiglia, sarebbe orientato a fare un passo indietro, anche perché il suo contratto è in scadenza a giugno 2026 e il quadro federale appare sempre più instabile.

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Il quotidiano sottolinea come, con le possibili dimissioni di Gabriele Gravina, una conferma di Gattuso diventerebbe di fatto molto complicata. L’allenatore calabrese, che aveva condiviso un percorso con Gigi Buffon fino a giugno, potrebbe quindi scegliere di anticipare i tempi e chiudere subito la propria esperienza in azzurro. Resta l’idea che il gruppo costruito fin qui non debba essere smantellato, ma piuttosto rilanciato con un nuovo riferimento tecnico capace di lavorare soprattutto su mentalità, atteggiamento e coraggio nei momenti decisivi.

Nuovo ct Italia, Mancini e Conte sono i nomi più forti

Sempre secondo La Gazzetta dello Sport, i due candidati principali per la successione sono Roberto Mancini e Antonio Conte. Il primo rappresenta una figura già conosciuta e vincente, avendo guidato l’Italia al trionfo a Euro 2021. Il suo ritorno, almeno sul piano tecnico, viene considerato possibile anche alla luce del fatto che oggi allena in Qatar e potrebbe liberarsi più facilmente.

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Più complessa, invece, la pista che porta a Conte. L’attuale tecnico del Napoli resta uno dei profili più stimati per carisma, organizzazione e capacità di incidere subito, ma la sua posizione contrattuale rende l’operazione meno semplice. Proprio per questo, il testa a testa tra i due ex ct appare al momento il vero centro del dibattito sul futuro azzurro.

Italia panchina, spunta anche la suggestione Guardiola

Nel ragionamento rilanciato dalla rosea compare anche una suggestione di altissimo profilo: Pep Guardiola. Si tratta, però, di uno scenario molto più teorico che concreto, legato all’idea di un nome di assoluto prestigio internazionale qualora si aprisse davvero uno spiraglio dopo il Manchester City. Più che una pista reale, al momento, resta una suggestione forte. La certezza è un’altra: l’Italia è già ripartita dalla ricerca del prossimo ct.

Ceferin difende Gravina: «L’eliminazione dell’Italia mi ha sorpreso ma non è una sua responsabilità, c’è una cosa che mi fa arrabbiare»

Il presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, sta dalla parte di Gabriele Gravina: questo il suo commento dopo l’eliminazione dell’Italia

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, ha commentato così l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali per mano della Bosnia, difendendo a spada tratta il presidente della FIGC Gabriele Gravina da ogni tipo di responsabilità.

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SORPRESO DALL’ELIMINAZIONE DELL’ITALIA? – «In un certo senso sì, d’altro canto la Bosnia ha una squadra giovane e forte e ha giocato in casa. C’era molta più pressione sull’Italia. La Bosnia ha meritato di andare al Mondiale, l’Italia ha perso la partita dopo l’espulsione».

GIUSTO CONSIDERARE COLPEVOLE ANCHE GRAVINA? – «Quando ero presidente della federazione slovena dicevo sempre al ct: ‘Se vincerete, tu e i giocatori sarete gli eroi. Se perderete, la colpa ricadrà su noi due’. Non è assolutamente responsabilità di Gabriele e non mi permetterei di attaccare né i giocatori né l’allenatore. Forse sono i politici italiani che dovrebbero chiedersi perché l’Italia ha una delle peggiori infrastrutture calcistiche d’Europa…».

IN ITALIA MOLTI POLITICI CHIEDONO LA TESTA DI GRAVINA – «Mi fa arrabbiare e mi rattrista che ci siano persone che aspettano ‘nascoste’ che qualcosa vada storto per poi saltare fuori e iniziare a criticare. Non sostengono l’Italia, sostengono se stessi. Ditemi quale giocatore italiano non è stato convocato e avrebbe dovuto esserlo? È il calcio e, pure coi migliori giocatori in campo, in una partita tutti possono perdere».

COSA PENSEREI SE GRAVINA VENISSE CACCIATO? – «Gabriele è il mio primo vicepresidente ed è molto importante per me. Ma la perdita più grande sarebbe per la Figc. Non sarà facile trovare un gentiluomo che ami così tanto il calcio e l’Italia. Ma non sono così ingenuo da credere che le persone egocentriche, che aspettavano solo che qualcosa andasse storto, ci pensino. A loro non importa».

E SE FOSSE LUI A DIMETTERSI? – «Sarebbe una sua decisione, non credo sia opportuno che io la commenti. Penso di essere stato chiaro nelle mie risposte precedenti».

SITUAZIONE COMPLICATA IN ITALIA PER GLI STADI PER OSPITARE EURO 2032 – «Euro 2032 è in programma e si svolgerà: spero che le infrastrutture saranno pronte. Altrimenti, il torneo non si giocherà in Italia».

SULLA CRISI DEL CALCIO ITALIANO – «L’Italia è uno dei paesi calcistici più grandi e tornerà ai vertici. Il problema più grande del calcio italiano è il rapporto tra la politica calcistica e la politica ‘normale’. Se tutti si allineassero, diventereste presto di nuovo campioni d’Europa e del mondo. E se le persone sempre negative continueranno così, allora le cose nel calcio andranno terribilmente male».

Dimissioni Gravina, uno scenario sempre più concreto dopo una notte di riflessioni: due i nomi in pole per sostituirlo!

Dimissioni Gravina, uno scenario sempre più concreto dopo una notte di riflessioni: due i nomi in pole per sostituirlo! Occhio al futuro della FIGC

Il futuro di Gabriele Gravina alla guida della FIGC appare sempre più in bilico. Dopo la pesantissima delusione per la mancata qualificazione dell’Italia al terzo Mondiale consecutivo, il presidente federale avrebbe maturato con crescente convinzione l’idea di fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni. Una scelta che segnerebbe una svolta profonda ai vertici del calcio italiano, arrivata al termine di ore di riflessione molto intense dopo la notte di Zenica.

Nelle ore immediatamente successive alla partita contro la Bosnia, Gravina aveva rinviato ogni valutazione al prossimo Consiglio federale, senza mettere apertamente in discussione la propria posizione. Adesso, invece, il quadro sarebbe cambiato. Sempre secondo la rosea, il numero uno federale vorrebbe chiarire la propria posizione e assumersi le responsabilità del momento, ma anche far emergere quelle di un sistema che considera coinvolto a più livelli nella crisi del calcio italiano. Per questo motivo avrebbe deciso di anticipare i tempi, incontrando già nelle prossime ore i vertici delle componenti federali, tra Leghe e associazioni di categoria.

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FIGC, cosa succede se Gravina si dimette

Nel caso in cui le dimissioni venissero formalizzate, Gravina resterebbe comunque in carica in regime di prorogatio, così come il Consiglio federale, fino alla convocazione di una nuova assemblea elettiva. La Gazzetta dello Sport spiega che il nuovo presidente dovrebbe essere eletto entro 90 giorni, con candidature da presentare entro 40 giorni dal voto. In questo scenario, verrebbe di fatto esclusa l’ipotesi di un commissariamento, considerata tecnicamente poco praticabile.

Dopo Gravina, i nomi per il futuro della federazione

Intanto iniziano già a circolare i primi nomi per l’eventuale successione. Tra le ipotesi emerse c’è quella di Giovanni Malagò, che secondo La Gazzetta dello Sport sarebbe oggi il profilo più accreditato nei primi sondaggi interni ai palazzi del calcio. Più defilata, invece, la pista che porta a Giancarlo Abete. Sullo sfondo restano anche le tensioni con il mondo politico, accentuate dalle dure parole del ministro Andrea Abodi, ma la scelta di Gravina, sempre secondo la ricostruzione della rosea, sarebbe maturata in piena autonomia. Ora il calcio italiano aspetta soltanto il verdetto definitivo.

Bosnia Italia, scintille e ripicche tra Donnarumma e Vasilj: il retroscena sulla lite ai rigori per il foglietto della discordia!

Bosnia Italia, scintille tra Donnarumma e Vasilj: il retroscena sulla lite ai rigori per il foglietto della discordia! Cos’è successo tra i due portieri

Ci sono immagini che raccontano una partita quasi più del risultato finale. Una di queste riguarda Gianluigi Donnarumma, protagonista di un acceso confronto con Vasilj durante la sfida tra Bosnia e Italia, con l’arbitro Turpin costretto a intervenire per provare a calmare gli animi. Al centro della tensione, secondo quanto raccontato da La Gazzetta dello Sport, non ci sarebbero soltanto i rigori, ma soprattutto un dettaglio preciso: un foglietto con gli appunti sui possibili tiratori avversari, diventato il vero oggetto del contendere.

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L’episodio si sarebbe acceso nel momento in cui Pio Esposito ha calciato alto il proprio penalty. A quel punto Vasilj, che si trovava dietro la porta, ha esultato con grande trasporto, provocando la reazione di Donnarumma. Da lì sarebbe nata una sequenza concitata di proteste, accuse reciproche e gesti di stizza, in un finale ad altissima tensione. L’impressione è che la rabbia del portiere azzurro sia stata alimentata anche da un contesto già molto nervoso, con ogni dettaglio capace di incidere su equilibri emotivi fragili.

Bosnia Italia, il foglietto dei rigori al centro delle polemiche

Secondo la ricostruzione riportata dalla rosea, Donnarumma avrebbe strappato il foglietto su cui Vasilj aveva annotato indicazioni sui tiratori italiani. Il portiere bosniaco, furioso, avrebbe poi mostrato i fogli rovinati all’arbitro, rimediando però un’ammonizione per proteste. Da quel momento la situazione sarebbe ulteriormente degenerata, trasformandosi in una vera e propria ripicca tra i due estremi difensori.

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Sempre secondo quanto emerso, anche il foglietto dell’italiano sarebbe poi sparito per qualche minuto. Due giovani raccattapalle lo avrebbero trovato a terra e nascosto, facendo aumentare ulteriormente il nervosismo del numero uno del Manchester City. In seguito, il foglio con le indicazioni sui rigoristi bosniaci è riapparso sui social, alimentando ulteriormente le discussioni attorno all’episodio.

Donnarumma, appunti inutili e nervi tesi nel finale

Su quel foglietto comparivano nomi, numeri di maglia e indicazioni tecniche sulle conclusioni dagli undici metri: direzione preferita, tiro aperto o chiuso, conclusione centrale. Informazioni studiate per preparare al meglio la serie dei rigori, ma che alla fine non si sono rivelate decisive. Più che per l’utilità tecnica, quegli appunti sono finiti al centro del dibattito per il caos generato attorno a loro.

Resta così il retroscena di una serata tesissima, in cui Donnarumma e Vasilj hanno incarnato perfettamente tutta la pressione del momento. Un episodio che racconta quanto, in partite di questo peso, anche un semplice foglietto possa trasformarsi in motivo di scontro.

Le prime pagine dei quotidiani sportivi – 2 aprile 2026

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Palestra domina l’Europa: è il miglior dribblatore azzurro. L’Inter prova il sorpasso sulla Premier

Palestra brilla in Europa: record di dribbling e assalto Inter. Ma la Premier non molla. Cosa può succedere

Il disastro della Nazionale a Zenica ha lasciato poche certezze, ma tra le macerie azzurre emerge una nota positiva: Marco Palestra. Mentre l’Inter di Cristian Chivu continua la sua corsa solitaria in vetta a 69 punti, la dirigenza nerazzurra ha intensificato l’interesse per l’esterno classe 2005, protagonista di una stagione straordinaria con il Cagliari e ormai considerato uno dei talenti più brillanti della nuova generazione italiana.

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Secondo La Gazzetta dello Sport, Palestra è stato l’unico a salvarsi nel naufragio dell’Italia di Gattuso. I numeri lo confermano: 52 dribbling riusciti, più di Kayode (43), Politano (30) e Orsolini (27). La sua capacità di agire su entrambe le fasce grazie a un naturale ambidestrismo lo ha reso il primo nome sulla lista di Piero Ausilio per il dopo‑Dumfries, perfetto per il 3‑5‑2 di Chivu. L’Inter valuta anche l’inserimento di Carlos Augusto come contropartita, ma la trattativa non si preannuncia semplice.

L’Atalanta, proprietaria del cartellino, non ha intenzione di fare sconti: la valutazione oscilla tra i 40 e i 45 milioni, cifra che potrebbe spingere il ragazzo verso la Premier League, dove Bournemouth, Arsenal e Tottenham hanno già chiesto informazioni tramite l’agente Alessandro Lucci. In attesa del rientro di Lautaro Martínez il 5 aprile contro la Roma, l’Inter dovrà decidere se affondare il colpo o virare su obiettivi più sostenibili per restare nei parametri imposti da Oaktree.

Juventus Genoa, il duello Perin Di Gregorio continua: Spalletti è orientato verso questa scelta! Le ultimissime

Juventus Genoa, ballottaggio in porta: Perin in vantaggio su Di Gregorio verso la decisione finale. Gli aggiornamenti

La sfida di campionato all’Allianz Stadium avrà un sapore speciale per Mattia Perin. Di fronte alla Juventus arriverà infatti il Genoa, il club che più di ogni altro ha contribuito alla sua crescita, dentro e fuori dal campo. Con la maglia rossoblù, il portiere ha compiuto le tappe decisive della propria maturazione, fino a guadagnarsi il salto in bianconero grazie alle prestazioni di alto livello offerte in Liguria.

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Nell’ultimo mese, però, le gerarchie tra i pali hanno subito un cambiamento inatteso. Quella che sembrava una semplice rotazione per far rifiatare Di Gregorio si è trasformata in una vera e propria investitura tecnica. Luciano Spalletti ha infatti concesso continuità a Perin, schierandolo titolare contro Galatasaray, Roma, Pisa, Udinese e Sassuolo: cinque presenze consecutive che raccontano più di qualsiasi dichiarazione.

Le indicazioni emerse dagli allenamenti alla Continassa in vista della sfida contro la squadra di Daniele De Rossi vanno nella stessa direzione. Spalletti scioglierà il dubbio solo a ridosso del match, ma la sensazione è che Perin sia ormai in vantaggio su Di Gregorio e destinato a partire ancora una volta dal primo minuto.

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