Pagina 217 – Calcio News 24

Juventus Genoa, il duello Perin Di Gregorio continua: Spalletti è orientato verso questa scelta! Le ultimissime

Juventus Genoa, ballottaggio in porta: Perin in vantaggio su Di Gregorio verso la decisione finale. Gli aggiornamenti

La sfida di campionato all’Allianz Stadium avrà un sapore speciale per Mattia Perin. Di fronte alla Juventus arriverà infatti il Genoa, il club che più di ogni altro ha contribuito alla sua crescita, dentro e fuori dal campo. Con la maglia rossoblù, il portiere ha compiuto le tappe decisive della propria maturazione, fino a guadagnarsi il salto in bianconero grazie alle prestazioni di alto livello offerte in Liguria.

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Nell’ultimo mese, però, le gerarchie tra i pali hanno subito un cambiamento inatteso. Quella che sembrava una semplice rotazione per far rifiatare Di Gregorio si è trasformata in una vera e propria investitura tecnica. Luciano Spalletti ha infatti concesso continuità a Perin, schierandolo titolare contro Galatasaray, Roma, Pisa, Udinese e Sassuolo: cinque presenze consecutive che raccontano più di qualsiasi dichiarazione.

Le indicazioni emerse dagli allenamenti alla Continassa in vista della sfida contro la squadra di Daniele De Rossi vanno nella stessa direzione. Spalletti scioglierà il dubbio solo a ridosso del match, ma la sensazione è che Perin sia ormai in vantaggio su Di Gregorio e destinato a partire ancora una volta dal primo minuto.

Bastoni Barcellona, blitz di Deco: contatti avviati! I blaugrana fanno sul serio, l’Inter prende tempo

Bastoni Barcellona, primi contatti con l’entourage del giocatore! Il Barça accelera, l’Inter adesso resta vigile

Il futuro di Alessandro Bastoni potrebbe tingersi di blaugrana nella prossima sessione di mercato. Mentre l’Inter di Cristian Chivu continua a volare in campionato con 69 punti, il Barcellona ha intensificato il proprio interesse per il difensore, pronto a valutare un assalto concreto. Le sirene spagnole si fanno sempre più insistenti e il nome del classe ’99 è tornato al centro delle strategie catalane.

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Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano sul suo canale YouTube, il Barça ha già avviato i primi contatti con gli agenti del giocatore per discutere i termini di un eventuale contratto. Non esiste ancora una trattativa ufficiale tra i club, ma il direttore sportivo Deco ha effettuato più blitz a Milano per sondare il terreno. L’Inter, però, mantiene una posizione ferma: la proprietà Oaktree e il ds Piero Ausilio non intendono cedere uno dei pilastri della rosa. Le cifre circolate, tra i 50 e i 60 milioni, non sono considerate sufficienti. Per aprire un dialogo, i nerazzurri chiedono una valutazione vicina agli 80 milioni, somma che consentirebbe di finanziare il restyling della difesa — con Kim in cima alla lista — senza indebolire il progetto tecnico.

In attesa del rientro di Lautaro Martínez, previsto per il 5 aprile contro la Roma, il nodo Bastoni resta il tema più caldo dell’estate nerazzurra. La sensazione è che il Barcellona tornerà alla carica, ma l’Inter è pronta a resistere, a meno di un’offerta davvero impossibile da rifiutare.

Dimissioni Gravina, Ravezzani svela: «Ha 400 mila buoni motivi per non dimettersi, vi spiego»

Dimissioni Gravina, Ravezzani sui social: «Ha 400 mila buoni motivi per non dimettersi, vi spiego». Le dichiarazioni

Fabio Ravezzani, direttore di TeleLombardia, non ha usato giri di parole nel commentare la scelta di Gravina di non rassegnare immediatamente le dimissioni dopo il disastroso Bosnia‑Italia. Il giornalista ha criticato apertamente la decisione del presidente Figc, definendola inadeguata di fronte alla gravità della nuova disfatta azzurra. Le sue parole:

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PAROLE – «Pare che Gravina si dimetterà domani. Peggio di dimettersi dopo un fallimento è solo essere costretti a farlo. Significa aver fallito due volte. 

Gravina si è fatto aumentare lo stipendio di presidente da 215 a 250 mila euro. Poi prende 150 mila euro dall’Uefa come vicepresidente. Ha 400 mila buoni motivi per non dimettersi».

Calciomercato Milan, il Galatasaray insiste per Fofana! Allegri frena: via solo a una cifra precisa

Calciomercato Milan, assalto del Galatasaray a Fofana, ma Allegri mette il veto. Serve almeno questa cifra, i dettagli

Il mercato del Milan entra nel vivo con il ritorno deciso del Galatasaray su Youssouf Fofana. Come riportato da Calciomercato.com, il vicepresidente Abdullah Kavukçu e l’intermediario George Gardi hanno riattivato i contatti con la dirigenza rossonera dopo il tentativo fallito di gennaio. L’allenatore Okan Buruk considera l’ex Monaco il giocatore ideale per guidare il centrocampo nella stagione 2026/27, immaginandolo al fianco di stelle come Victor Osimhen.

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Per convincere il centrocampista francese, il club turco ha messo sul tavolo un quadriennale da 5 milioni di euro a stagione. L’entourage del giocatore ha mostrato apertura, ma Fofana preferirebbe restare in un campionato più competitivo come la Serie A. Il Milan, dal canto suo, non ha intenzione di fare sconti: la valutazione supera i 30 milioni e la linea societaria è chiara, nessuno è incedibile ma solo davanti a offerte davvero irrinunciabili.

Una posizione rafforzata da Massimiliano Allegri, che considera Fofana un perno imprescindibile del suo progetto tecnico. Il tecnico ha chiesto alla società di resistere alle avances del Galatasaray, a meno che non arrivi una proposta tale da permettere un immediato reinvestimento sul mercato per mantenere alto il livello della rosa.

Italia fuori dal Mondiale: quanto ci costa davvero e quanto avremmo incassato qualificandoci

Italia: niente Mondiale e milioni in fumo: ecco cosa perdono gli azzurri e cosa avrebbe potuto guadagnare

La notte di Bosnia‑Italia rappresenta un vero dramma sportivo: per la terza volta consecutiva la Nazionale resterà fuori dal Mondiale. Un fallimento che pesa ancora di più se si considera l’allargamento del torneo a 48 squadre per l’edizione 2026 negli Stati Uniti, Canada e Messico. L’Italia non mette piede in una Coppa del Mondo dal 24 giugno 2014, quando l’ultimo gol azzurro fu firmato da Mario Balotelli. Da allora, solo delusione e vuoto. Anche stavolta, al termine della partita, il ct Rino Gattuso si è presentato davanti alle telecamere con gli occhi lucidi, chiedendo scusa a un Paese intero.

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Sul piano economico, l’assenza dal Mondiale comporta un danno enorme. La sola partecipazione avrebbe garantito circa 18,5 milioni di euro, ai quali si sarebbero aggiunti 1,7 milioni in caso di passaggio del girone. Il vincitore del torneo ne incasserà 43, più del doppio rispetto al 2006.

La mancata qualificazione blocca inoltre l’aumento previsto nell’accordo Figc‑Adidas, che garantisce comunque un minimo di 35 milioni fino al 2030. Sommando le ultime tre esclusioni, il danno economico supera i 50 milioni, considerando anche i 6,6 milioni sfumati dopo il ko con la Bosnia. Eppure, nello stesso periodo (2019‑2024), il fatturato federale è cresciuto di circa 50 milioni, con sponsor e pubblicità saliti da 70,8 a 81 milioni: un record che però non basta a compensare il peso di un Mondiale ancora una volta guardato da casa.

Bargnani si scaglia contro Gravina: «La Serie A ha chiuso l’esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro quindi…»

Bargnani contro Gravina: «La Serie A ha chiuso l’esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro». L’analisi

L’ex cestista Andrea Bargnani ha replicato alle dichiarazioni di Gravina con un post pubblicato sui propri profili social, intervenendo in modo diretto nel dibattito che ha acceso il mondo dello sport italiano. Le parole:

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PAROLE «Sul risultato sportivo dei miei colleghi non mi pronuncio, lo sport è imprevedibile e gli episodi decidono le partite, lo so bene. Ho deluso anch’io le aspettative in gironi di qualificazione con la nazionale di basket, e so cosa significa essere dentro ad un ‘tritacarne.

La massima espressione di questo ‘professionismo’ ostentato ieri, la Serie A, ha chiuso l’esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro (-531.241.500 euro per l’esattezza)… quindi mi verrebbe subito da chiedere: quando, come e dove si manifesta tutto questo professionismo? Io ho giocato in Nba, la lega sportiva più professionistica al mondo, benchmark di qualsiasi sport sul globo. Non mi sono mai sentito più atleta, più professionista, di chi fa salto in alto per le Fiamme Oro allenandosi 8 ore al giorno».

Galliani analizza: «La Nazionale è figlia del campionato. La Serie A è un campionato di transito. E solo il 30% dei giocatori sono convocabili»

Galliani: «La Nazionale è figlia del campionato. La Serie A è un campionato di transito». Le sue dichiarazioni

L’eliminazione dell’Italia dai Mondiali del 2026 ha profondamente colpito Adriano Galliani. Intervenuto ai microfoni di Sky, l’ex storico amministratore delegato del Milan ha analizzato la crisi del movimento con la consueta lucidità, definendo la Nazionale la «figlia naturale» di un campionato ormai impoverito e lontano dai livelli di competitività del passato.

Secondo Galliani, non ha senso individuare un singolo responsabile: né il presidente federale né il commissario tecnico possono essere considerati gli unici colpevoli. Il vero problema, ha sottolineato, è il progressivo abbassamento qualitativo dell’intero sistema calcio italiano, un declino strutturale che inevitabilmente si riflette sui risultati della Nazionale.

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PAROLE – «La Nazionale è figlia del campionato. Dopo una domenica eccezionale, un martedì triste. Ho visto la prima partita della nazionale nel ’54. Lo sport è fatto di cicli, non voglio aggiungere pareri a questo giro delle sette chiese sulle responsabilità. E’ cambiato veramente tanto e tutto. Prima avevamo i grandi campioni in Serie A, i Palloni d’oro italiani e stranieri. Ricordiamoci ad esempio che negli anni 90′ l’Italia vinceva Coppa Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. Le finali erano sempre giocate da squadre italiane. E’ tutto il fenomeno calcistico che si è abbassato.

La Serie A è un campionato di transito. E solo il 30% dei giocatori sono convocabili. Io amo guardare le statistiche. Nel campionato italiano il ‘giro palla’ è uno dei più lenti dei campionati europei, e così anche il top delle velocità. E’ inutile cercare il colpevole e dire che è il presidente federale, piuttosto che l’allenatore o il componente del consiglio federale – prosegue – La crisi è un fenomeno che va visto a 360 gradi. Ad esempio – conclude – i settori giovanili sono cambiati con i ragazzi che possono andar via a qualsiasi età, così i club sono meno propensi a spendere sui vivai. Se vogliamo cambiare, va fatto dai settori giovanili alla nazionale. Io l’allenatore della nazionale lo chiamo ancora selezionatore…».

Moggi non ha dubbi: «Sparita la Juve, soffocata da Calciopoli, la Nazionale italiana è sparita»

Moggi dopo il ko degli azzurri contro la Bosnia: « Sparita la Juve, soffocata da Calciopoli, la Nazionale italiana è sparita»

Luciano Moggi è intervenuto durante la trasmissione Ignotox su La7, soffermandosi sulla pesante sconfitta dell’Italia contro la Bosnia. Un ko che ha avuto conseguenze devastanti, sancendo la terza mancata qualificazione consecutiva degli azzurri ai Mondiali.

L’ex dirigente ha analizzato le cause del nuovo fallimento, evidenziando criticità strutturali e gestionali che, a suo avviso, continuano a frenare il movimento calcistico italiano. Un intervento che ha riacceso il dibattito attorno alla crisi profonda della Nazionale.

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PAROLE – «Io penso che venga da lontano il motivo dell’uscita dell’Italia dal Mondiale. Dopo il 2006 furono cacciati dirigenti, tra cui il sottoscritto, e tutti dissero qualcosa su Calciopoli. Sparita la Juve, soffocata da Calciopoli, la Nazionale italiana è sparita. È una vergogna… oggi abbiamo paura e soccombiamo alla Bosnia, in passato l’avremmo battuta noi in 9 e loro in 11».

Tamberi risponde a Gravina: «Dilettanti allo sbaraglio!» La FOTO con gli atleti azzurri simbolo degli altri sport fa impazzire tutti

Tamberi affonda Gravina: «Dilettanti allo sbaraglio!» Lo scatto con gli atleti azzurri conquista tutti. La FOTO

La Generazione Z non ha ancora avuto la possibilità di vedere l’Italia ai Mondiali di calcio e non la avrà neppure questa volta. Negli ultimi anni, però, si è aggrappata all’orgoglio sportivo offerto da giovani fenomeni come Jannik Sinner, Kimi Antonelli e Mattia Furlani, oltre che da campioni ormai iconici come Gianmarco Tamberi, Marcell Jacobs e Federica Brignone. Atleti capaci di regalare emozioni autentiche, costruite su sacrificio, disciplina e una passione che ha riportato il tricolore sul tetto del mondo in molte discipline.

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Proprio questi protagonisti dello sport italiano hanno reagito con forza alle parole del presidente Figc Gabriele Gravina dopo la sconfitta in Bosnia, quando ha tracciato una netta distinzione tra il calcio, definito sport professionistico, e altre discipline liquidate come “dilettantistiche”. Una dichiarazione che ha irritato profondamente chi, in questi anni, ha tenuto alto il nome dell’Italia mentre il calcio affondava.

Il malcontento è esploso sui social, dove diversi campioni hanno rivendicato il valore del proprio percorso e dei risultati ottenuti, ricordando che dietro ogni medaglia ci sono anni di lavoro e rinunce. Un messaggio chiaro: lo sport italiano non si divide tra professionisti e dilettanti, ma tra chi lotta ogni giorno per eccellere e chi, invece, continua a cercare alibi per giustificare i propri fallimenti.

Futuro San Siro, Sala chiarisce: «Abbiamo ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente ma la posizione dei Club era questa»

Futuro San Siro, Sala svela: «Abbiamo ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente ma la posizione dei Club era chiara»

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è tornato a intervenire sui social in merito all’indagine sulla vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan, riaccendendo il dibattito politico che da giorni accompagna la vicenda. Con un nuovo commento pubblico, il primo cittadino ha voluto chiarire la propria posizione e rispondere alle polemiche.

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PAROLE «Avrei potuto tirare a lungo e lasciare questa patata bollente al prossimo sindaco. Certo, i milanesi avrebbero visto partire i lavori per il nuovo stadio di Roma, per esempio, mentre a Milano ci si sfiniva in dibattiti. Ma non sarebbe stato da me. Questa città non merita un sindaco passacarte. E speriamo non lo avrà mai. O uno stadio nuovo o via da Milano. Io sono per la prima ipotesi, credo anche i milanesi».

«Abbiamo ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente. La posizione dei Club era ed è però chiarissima: o uno stadio nuovo o via da Milano. Meglio Milano con uno stadio nuovo o Inter e Milan a San Donato? lo sono per la prima ipotesi. Credo anche la stragrande maggioranza dei milanesi. Lo stadio e le aree limitrofe si sarebbero potute vendere a un prezzo diverso? Abbiamo fatto fare una doppia valutazione. La prima dall’Agenzia delle Entrate, che ci ha indicato un prezzo che è stato poi quello sul quale si è raggiunto un accordo – conclude -.La seconda da Politecnico e Bocconi, che addirittura hanno ipotizzato un prezzo più basso. Più di così».

Ravezzani spiazza tutti: «Io come ct proverei invece a chiedere ad Inzaghi! Mi sembra una persona capace»

Ravezzani svela: «Io come ct proverei invece a chiedere ad Inzaghi! Mi sembra una persona capace». Le dichiarazioni

Dopo l’ennesima mancata qualificazione al Mondiale, nella Federazione si prepara una rivoluzione ormai inevitabile. Il clima attorno alla Nazionale è tesissimo dopo il disastro sportivo maturato in Bosnia, una débâcle che ha esasperato i tifosi e alimentato la richiesta di un taglio netto con il passato. La sensazione è che l’intero movimento sia entrato in una fase di declino evidente, tanto da spingere i vertici federali a valutare un azzeramento totale dei quadri dirigenziali per tentare una rinascita strutturale del calcio italiano.

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In questo scenario di forte instabilità, anche la panchina azzurra rischia di essere travolta dal terremoto istituzionale. Il futuro di Gennaro Gattuso appare segnato, mentre la Federazione valuta profili alternativi per guidare il nuovo corso tecnico. Tra i nomi più accreditati spicca quello di Simone Inzaghi, considerato da molti addetti ai lavori il candidato ideale per restituire entusiasmo, identità e una mentalità vincente a un gruppo reduce da un periodo particolarmente buio.

Interrogato sul possibile successore del commissario tecnico e sulle scelte da compiere nell’immediato futuro, Fabio Ravezzani non si è limitato a indicare una preferenza, ma ha colto l’occasione per attaccare duramente anche il presidente federale Gabriele Gravina, ritenuto corresponsabile del fallimento e del clima di incertezza che avvolge l’intero sistema.

PAROLE – «A questa domanda non so rispondere, so solo che in questo momento qualsiasi nome sarebbe meglio di Gravina. Di certo questa eliminazione è stata di gran lunga peggiore di quelle precedenti. Come CT proverei invece a chiedere ad Inzaghi, che mi sembra una persona capace».

Portanova scocca una ‘frecciatina’ sulle convocazioni dell’Italia: «Mi fa innervosire chi va a giocare in Arabia e poi viene chiamato in Nazionale!» – VIDEO

Portanova, ex difensore, ha commentato così le convocazioni dell’Italia dopo l’eliminazione della Nazionale contro la Bosnia – VIDEO

Intervistato in esclusiva da Calcionews24, Daniele Portanova ha posato la lente d’ingrandimento sullo stato del calcio italiano dopo l’eliminazione della Nazionale contro la Bosnia in finale playoff Mondiali.

PAROLE – «Dobbiamo centrare il problema non è una questione di allenatore, oggi puoi portare pure Ancelotti, faccio un esempio, ma Ancelotti deve avere una squadra degna della maglia che indossano, degna dell’Italia. Stiamo parlando di una delle tre migliori nazionali al mondo. non c’è rivalità sana, il Barella della situazione è convinto di giocare perché non c’è un sostituto. Quella che manca è la concorrenza. Noi dobbiamo sfornare campioni, talenti.

Poi ragionare su chi è giusto far allenare in Nazionale perchè Gattuso ora si prende prende le colpe, rassegna le dimissioni Ma che colpa a lui? La cosa che a me fa innervosire da italiano, ci sono giocatori che decidono di andare a giocare in Arabia, un campionato comunque a livello secondo me più basso, a livello tecnico, fisico pure. E poi i giocatori importanti vanno là per una situazione strettamente economica e poi fanno parte della nazionale, ci deve essere concorrenza sana. Quando l’Italia è stata campione del mondo nel 2006, è vero che ci stavano dei campioni sotto i campioni, ce n’erano tanti di giocatori che potevano fare la nazionale, è vero che quello che avevi nesta, Cannavaro, Io parlo della difesa perché ho fatto il difensore se si faceva male Nesta c’avevi Dainelli, Manfredini, Lucarelli, Portanova, Paolo Cannavaro. Ce ne stavano per rimpiazzarli. In difesa eravamo fortissimi, facevano fatica a copiarci il settore giovanile ci imponevano di lavorare di reparto in modo proprio dettagliato cosa che non facevano le altre nazioni infatti noi difendevamo molto bene facevamo i blocchi bassi e lasciavamo la creatività dal centrocampo in su e nascevano i Totti, i Del Piero, i Di Natale. Invece tu che hai fatto? Hai cambiato totalmente il calcio, hai introdotto il lavoro del reparto in avanti, quindi tutto schematico, tutto letto. Quindi il Politano della situazione non ti fa più più l’uno contro uno, deve fare il difensore, il terzino e invece hai lasciato hai cambiato totalmente il ruolo del difensore dove eravamo famosi introducendo l’uomo contro uomo il braccetto prende e parte, io avrei aggiunto anno dopo anno un miglioramento e oggi non ci trovavamo così. Abbiamo portato una mentalità spagnola qua in Italia dove non abbiamo centri sportivi dove non c’è una mentalità non ci sono gli istruttori per far diventare talenti i giocatori anche perché fai fatica perché in Italia ci abbiamo, non scherziamo, ci abbiamo sempre quella mentalità che se non vinci ti esonerano».

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI CALCIONEWS24 A PORTANOVA

Atalanta, comunicato ufficiale sulle condizioni di Scamacca e Hien: come stanno i due nerazzurri e quando tornano in campo

Atalanta, come stanno Scamacca e Hien? Il comunicato ufficiale sulle condizioni dei due giocatori nerazzurri. Tutti i dettagli

L’allarme infortuni continua a tenere in forte apprensione lo staff tecnico nerazzurro in una fase cruciale e ricca di impegni della stagione. Nelle scorse ore, la società bergamasca ha fatto il punto definitivo della situazione in infermeria. L’Atalanta ha comunicato gli aggiornamenti sulle condizioni di Hien e Scamacca, rilasciando un bollettino medico dettagliato per chiarire i tempi di recupero e l’entità dei problemi fisici di due giocatori fondamentali per lo scacchiere tattico di Palladino.

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L’infortunio di Isak Hien: il problema al bicipite femorale

Il reparto arretrato della Dea deve fare i conti con l’assenza del centrale, costretto a uno stop forzato a causa di un fastidio muscolare. La dirigenza nerazzurra ha fatto assoluta chiarezza sul suo stato di salute. Per quanto riguarda il difensore centrale, il report ufficiale del club orobico riporta testualmente che “ i controlli clinico-strumentali condotti hanno confermato i postumi distrattivi a livello della giunzione muscolo-tendinea del bicipite femorale sinistro. L’atleta sta proseguendo il percorso individuale impostato e le condizioni cliniche verranno valutate giorno per giorno. Un infortunio delicato, che impone la massima cautela per evitare pericolose ricadute.

Il rientro di Gianluca Scamacca dalla Nazionale

Non arrivano buone notizie nemmeno per quanto riguarda il fronte offensivo nerazzurro. I fari erano puntati soprattutto sul centravanti azzurro, tornato a Zingonia dopo gli impegni internazionali con un problema che fatica a risolversi del tutto. Quanto a Scamacca, il comunicato medico della società specifica che “i clinico-strumentali condotti al rientro dalla Nazionale hanno mostrato una evoluzione riparativa con guarigione ancora incompleta della già nota lesione di primo grado in regione adduttoria destra. L’atleta osserverà un percorso individuale e le condizioni cliniche verranno valutate giorno per giorno”.

Il bomber romano dovrà quindi armarsi di pazienza, lavorando a parte per smaltire definitivamente questo noioso fastidio all’adduttore. L’allenatore atalantino sarà ora chiamato a studiare nuove e tempestive soluzioni tattiche per sopperire a queste pesanti defezioni, in attesa che lo staff medico dia il definitivo via libera per il rientro in gruppo di entrambi i calciatori.

Milan, Leao a forte rischio per il Napoli! Quali sono le sue condizioni e cosa è successo oggi a Milanello. Ultimissime

Milan, Leao è a rischio in vista del big match in programma contro il Napoli. Queste le condizioni dell’esterno rossonero

L’attesa per il posticipo di cartello del campionato italiano rischia di essere macchiata da un’assenza pesantissima. Il big match di lunedì sera contro il Napoli rischia di perdere uno dei suoi protagonisti più attesi. Le ultime notizie provenienti dal centro sportivo rossonero, infatti, non sono particolarmente incoraggianti per i tifosi del Diavolo. Secondo quanto appreso dalla redazione di Milannews24, la presenza in campo di Rafael Leão per la delicatissima sfida del Maradona è fortemente in dubbio.

Lavoro personalizzato a Milanello: le condizioni del portoghese

Il rientro alla base del talento lusitano ha acceso i campanelli d’allarme. Il numero 10 rossonero è tornato a Milanello e ha svolto un lavoro personalizzato, tenendosi a debita distanza dalle normali sedute in gruppo. Sebbene le ultime indiscrezioni filtrino un leggero miglioramento delle sue condizioni fisiche, la realtà dei fatti evidenzia un quadro clinico ancora precario. Leao non è ancora al 100% della forma e, di fronte a un calendario denso di impegni cruciali, lo staff tecnico di Massimiliano Allegri non sembra intenzionato a correre rischi inutili che potrebbero compromettere il finale di stagione del giocatore.

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Leao sotto osservazione: test decisivi nei prossimi giorni

Il tempo stringe e le prossime sedute di allenamento saranno il vero ago della bilancia. La situazione dell’attaccante sarà monitorata ora dopo ora nei prossimi giorni, con lo staff medico pronto a valutare ogni minimo segnale. Purtroppo, al momento, le probabilità di vederlo in campo dal primo minuto sono in drastica discesa. Si tratta di una potenziale defezione di capitale importanza: per il Milan, impegnato nella volata scudetto/Champions League, l’assenza di Leão rappresenterebbe un colpo durissimo, andando a colpire il cuore della manovra e privando la squadra della sua principale fonte di imprevedibilità offensiva.

Le contromisure di Massimiliano Allegri: spazio a Gimenez e Pulisic

Di fronte a questa emergenza, l’allenatore rossonero non può farsi trovare impreparato e sta già valutando le alternative per scardinare la solida difesa partenopea. Allegri sta già studiando le contromisure tattiche, cercando il giusto equilibrio per non far rimpiangere l’esplosività della stella portoghese. Nelle ultime prove tattiche a Milanello, il tecnico sta seriamente valutando l’inserimento di Gimenez in coppia con Pulisic, affidandosi alla loro tecnica e intelligenza tattica per cercare l’assalto ai tre punti nella bolgia di Napoli.

Locatelli distrutto post Bosnia Italia: «Ho le lacrime agli occhi… Abbiamo fallito e sento tutto il peso addosso» – FOTO

Locatelli, centrocampista della Juventus e dell’Italia, ha commentato così l’eliminazione della Nazionale azzurra ai playoff Mondiali

La dolorosissima eliminazione della Nazionale dalla corsa per l’accesso ai Mondiali 2026 continua a generare forti ripercussioni e lascia ferite profondissime in tutto l’ambiente calcistico italiano. A poche ore di distanza dalla clamorosa sconfitta maturata sul campo della Bosnia ai rigori, i giocatori azzurri stanno iniziando a metabolizzare il colpo, facendo i conti con una delusione sportiva di proporzioni storiche.

Il centrocampista della Juventus rompe il silenzio

Tra i primi a esporsi mediaticamente per metterci la faccia c’è Manuel Locatelli, che ha deciso di rompere il silenzio, condividendo pubblicamente il proprio immenso dolore. Pienamente consapevole che l’estromissione dal Mondiale rappresenta un danno incalcolabile per il movimento tricolore, il giocatore della Juventus ha vissuto in prima persona questo dramma sportivo. L’azzurro ha spiegato di aver avvertito costantemente l’enorme pressione di un Paese intero che sperava di festeggiare il passaggio del turno.

Attraverso un lungo e toccante post pubblicato sul suo profilo Instagram, il giocatore ha mandato un messaggio accorato ai tifosi. Il ragazzo ha descritto lucidamente lo stato d’animo nello spogliatoio tricolore. La consapevolezza di aver deluso milioni di appassionati genera una frustrazione enorme, difficile da smaltire. Nonostante l’epilogo disastroso, il centrocampista ha sottolineato il massimo impegno dell’intero gruppo, tenendo a ribadire come ogni energia sia stata spesa per l’obiettivo.

L’ammissione del fallimento: “Sento il peso addosso”

Questa amara lettera rappresenta una sentita assunzione di responsabilità di fronte a un fallimento totale che segnerà inevitabilmente l’attuale stagione calcistica. Di seguito, il testo integrale e inalterato pubblicato dal giocatore:

«Sono distrutto, svuotato, con le lacrime agli occhi. Sentivamo la responsabilità verso i bambini, le famiglie, i nonni e tutti gli italiani che ci hanno sostenuto. Abbiamo dato tutto e sono orgoglioso di questo gruppo. Noi giocatori, il mister e tutto lo staff eravamo uniti per questo sogno. Abbiamo dato ogni energia, ma non siamo riusciti a regalarvi questo Mondiale. Abbiamo fallito, questa è la realtà. E ne sento tutto il peso addosso. A chi ci è sempre stato vicino e a chi continuerà a sostenerci, dico grazie di cuore. È dura, durissima, ma rialziamoci insieme. Non ci sarà giorno in cui non darò tutto me stesso in campo. Manuel»

Portanova lancia l’allarme: «Se non dai fiducia al tuo prodotto italiano, l’Italia come fa ad avere una nazione forte in futuro?» – VIDEO

Portanova, ex difensore, ha commentato così la situazione del calcio italiano dopo l’eliminazione della Nazionale contro la Bosnia – VIDEO

Intervistato in esclusiva da Calcionews24, Daniele Portanova ha posato la lente d’ingrandimento sullo stato del calcio italiano dopo l’eliminazione della Nazionale contro la Bosnia in finale playoff Mondiali.

PAROLE – «È cambiato totalmente il calcio, il modo di pensare del calcio. Gli stranieri nella Serie A ci sono sempre stati anche quando giocavamo noi faccio una fatica a ricordarmi nei settore giovanile tanti stranieri cioè c’erano comunque tanti talenti italiani che comunque dovevano fare il loro percorso. Infatti quando ai tempi miei la Serie C era un valore alto, la Serie B era un valore alto.

Comunque facevi esperienze, facevi 100 partite nei professionisti, poi la Serie A la vedevi come un sogno. Comunque erano tutti italiani. Oggi vado a vedere tutte ste partite qua di Primavera 1 soprattutto se tu non cresci i talenti non dai fiducia al tuo prodotto italiano, l’Italia come fa ad avere una nazione forte in futuro? Oggi quando si parla del campionato italiano ragazzi il campionato “italiano” tra virgolette perché se conti tutti gli italiani che giocano io faccio una fatica… lasciamo perdere la serie A o la serie B o la serie C quella che sia sia però i settori giovanili i settori giovanili pieni di stranieri. io non voglio pensare che non ci stanno gli italiani forti se poi tu vai avanti col calcio pensando solamente all’aspetto economico allora si perde quella passione»

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI CALCIONEWS24 A PORTANOVA

Spagna Egitto, cori discriminatori sugli spalti: la dura condanna di Yamal sui social. Il gesto dell’esterno del Barcellona!

Spagna Egitto, Lamine Yamal ha preso posizione sui cori discriminatori avvenuti durante l’amichevole. Ecco la condanna del talento del Barcellona

Il palcoscenico del calcio internazionale si ritrova, ancora una volta, a dover fare i conti con inaccettabili episodi di intolleranza e di discriminazione. Al centro delle cronache sportive e delle polemiche c’è l’amichevole della Spagna contro l’Egitto, andata in scena ieri sera, martedì 31 marzo. Durante il match di preparazione, dagli spalti si sono levati dei cori a sfondo religioso che non sono passati inosservati e che hanno suscitato la profonda indignazione di Lamine Yamal, stella della nazionale iberica.

Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondo

La reazione del talento spagnolo su Instagram

Il giovane fuoriclasse della Roja e numero 10 del Barcellona ha deciso di non restare in silenzio di fronte a quanto accaduto, utilizzando i propri canali social per lanciare un messaggio forte e chiaro a tutto l’ambiente calcistico. Attraverso il suo seguitissimo profilo Instagram, il talento spagnolo ha voluto ribadire con orgoglio la propria identità religiosa: Sono musulmano, alhamdulillah, ha esordito nel suo intervento, per poi analizzare con grande maturità ed estrema lucidità gli spiacevoli eventi della serata.

Il giocatore ha voluto precisare il contesto dell’accaduto, sottolineando però la gravità e l’inaccettabilità del gesto: Ieri allo stadio si è sentito il coro ‘chi non salta è musulmano’. So che era rivolto alla squadra avversaria e non era un attacco personale nei miei confronti, ma da musulmano lo trovo comunque irrispettoso e intollerabile”.

L’appello contro il razzismo e l’ignoranza

L’intervento del campione blaugrana si è poi trasformato in una vera e propria lezione di civiltà, puntando il dito contro chi rovina lo spirito inclusivo dello sport. Lamine Yamal ha condannato senza mezzi termini l’accaduto: Capisco che non tutti i tifosi siano così, ma a coloro che intonano questi cori: usare una religione come insulto in campo vi rende ignoranti e razzisti. Il calcio è fatto per divertirsi e tifare, non per mancare di rispetto alle persone per quello che sono o per quello in cui credono”.

Lo sguardo rivolto al Mondiale

Nonostante l’amarezza per questo grave episodio, l’attaccante ha voluto chiudere il suo comunicato con una nota positiva, riconoscendo l’affetto della stragrande maggioranza del pubblico e proiettandosi verso il prossimo, importantissimo obiettivo sportivo della nazionale spagnola: Detto questo, grazie a tutti coloro che sono venuti a sostenerci, ci vediamo ai Mondiali. Un inequivocabile segnale di leadership per un ragazzo destinato a essere uno dei protagonisti assoluti dell’imminente rassegna iridata.

Portanova: «Altro Mondiale senza l’Italia, è un fallimento totale. Servono regole chiare sui settori giovanili e meno stranieri. Gattuso non ha colpe, ecco perchè» – ESCLUSIVA

Portanova, ex difensore, ha analizzato il fallimento dell’Italia dopo la mancata qualificazione al Mondiale, la terza consecutiva

Daniele Portanova, ex difensore di Genoa e Siena tra le altre, è intervenuto in esclusiva a Calcionews24 per analizzare il clamoroso tonfo dell’Italia di Gattuso, eliminata dalla Bosnia e fuori per la terza volta dai Mondiali.

Daniele, giornata molto triste oggi dopo l’ennesima mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale. Qual è la tua analisi della partita e come dovrebbe ripartire per te l’intero movimento calcistico?

«Secondo me il giudizio va un pò separato. Se analizziamo la partita, tutto sommato i ragazzi c’hanno messo grinta, voglia, dedizione e sacrificio. Tutte le componenti che una partita richiede. Poi l’episodio ingenuo e sfortunato ha fatto sì che la partita si mettesse diversamente da come era cominciata. Secondo me l’Italia, forse e dico forse, in 11 contro 11 sarebbe andata al Mondiale anche se questo è un alibi povero. Dico povero perchè secondo me l’Italia, anche avesse giocato in 9, avrebbe dovuto eliminare la Bosnia perchè è più forte. A prescindere dalla partita però, che è sempre figlia di tante situazioni e nella quale può sempre succedere di tutto, devo dire che il problema principale è che l’Italia non si sarebbe dovuta trovare a giocare i playoff. Tre volte senza Mondiali per l’Italia è un fallimento. Da cosa dobbiamo ripartire? Sicuramente da qualcosa perchè non si può andare avanti così. Un susseguirsi di anni dopo i quali non si è arrivato a niente. Come ha detto Gattuso, non c’è da rimproverare niente ai ragazzi e su questo posso essere d’accordo con lui. L’Italia non può però andare a giocarsi gli spareggi con la Svezia, con la Macedonia del Nord, con la Bosnia. Può succedere una volta sporadicamente ma se succede tre volte è un fallimento totale».

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La cosa che è balzata agli occhi ieri sera è la diversa e migliore proprietà di palleggio dei bosniaci rispetto agli italiani. Come si può intervenire in questo senso?

«Anche in questo caso si deve intervenire con un cambiamento drastico. Io personalmente vedo un sacco di partite e quando si dice che non ci sia talento… Per me è cambiato totalmente il modo di vedere e pensare il calcio. Gli stranieri in Serie A, anche quando giocavo io, ci sono sempre stati ma faccio fatica a ricordare all’epoca settori giovanili pieni di stranieri come oggi. C’erano tanti talenti italiani che dovevano fare il loro percorso. All’epoca la Serie C e la Serie B erano campionati di valore alto, ognuno faceva 100 partite tra i professionisti e la Serie A la vedevi come un sogno. E comunque erano tutti italiani. Oggi in Primavera 1 e 2 non c’è un italiano. Il tema non è il CT o chi comanda in Federazione: se non cresci i talenti e non dai fiducia al tuo prodotto italiano l’Italia come farà ad avere una Nazione forte in futuro? ».

Quindi secondo te uno dei problemi principali è la presenza di troppi stranieri nei settori giovanili…

«Ma anche la Serie A faccio fatica oggi a considerarla campionato italiano con tutti gli stranieri che ci stanno… Ma a prescindere da questo, ripeto che i settori giovanili sono pieni di stranieri. Non posso e non voglio pensare che non ci siano calciatori italiani forti. Se poi si mette davanti l’aspetto economico a discapito della passione che ci ha sempre contraddistinto diventa un problema. Non penso che non ci siano altri calciatori come Palestra».

Uno dei pochi appigli a cui aggrapparsi…

«Sì ma pure lui ha fatto il suo percorso nell’U23, è stato bravo chi ci ha lavorato dandogli fiducia. Oggi si deve accantonare l’aspetto economico e mettere delle regole. Il gioco oggi si è molto schematizzato. Noi siamo sempre stati forti, dagli ’82 in poi senza andare ancora agli anni precedenti, nel reparto difensivo dove lavoravamo sempre insieme e lasciavamo libera la fantasia e la creatività di calciatori più talentuosi che sbocciavano. All’epoca non c’erano i telefonini e quindi non c’era questa distrazione qua. Un ragazzo cresceva per le strade… Oggi gli allenatori dovrebbero tornare alla strada dei tempi miei. Non dico di tornare al passato perchè poi il calcio e la società evolvono in continuazione ma io sono convinto che noi abbiamo fatto 20 passi avanti senza essere attrezzati per farli. Noi abbiamo voluto copiare la Spagna senza avere le strutture e gli allenatori che sappiano allenare quel tipo di calcio. I veri allenatori sono quelli: quelli che creano i talenti. Quando alleni i “grandi” devi essere più un gestore, ma quando alleni i ragazzi devi avere quella attitudine. Le società ci devono puntare gratificandoli anche maggiormente sul piano economico e non dargli 500 euro al mese. Vanno spesi i soldi meglio e vanno fatte regole migliori perchè altrimenti ci troveremo sempre una Nazionale che fa fatica».

Le ultime notizie danno Gattuso per dimissionario… Chi sarebbe per te il nome giusto da cui ripartire?

«Il problema non è né il CT né chi gli sta sopra. Possiamo prendere anche Ancelotti, per fare un nome, ma chiunque arrivi deve avere a disposizione una squadra degna dell’Italia. La Nazionale Italiana per storia è una delle tre migliori al mondo. Che non si creino campioni anno dopo anno è grave. Non c’è quella rivalità sana e quella sana competizione interna. Barella è sicuro di giocare perchè dietro non c’è nessuno. Noi dobbiamo tornare a sfornare campioni e poi ragionare sul CT. Gattuso ora si prenderà le colpe ma che colpe ha lui? A me da italiano più che da ex calciatore mi fa rabbia che ci sono calciatori che per puro aspetto economico vanno a giocare in Arabia, dove c’è un campionato di minor livello sia fisico che tecnico, e poi vengono convocati in Nazionale. Quando l’Italia è stata Campione del Mondo nel 2006, è vero che c’erano dei campioni, ma dietro di loro c’erano tanti altri calciatori che avrebbero meritato la Nazionale. Parlando della difesa, è vero che c’erano i Nesta e i Cannavaro, ma dietro c’erano Dainelli, Manfredini, Lucarelli, Portanova, i Paolo Cannavaro…».

Oggi vedo marcature un pò particolari…

«A noi hanno cresciuto in questo modo. In difesa eravamo fortissimi, nei settori giovanili ci imponevano di giocare di reparto in maniera proprio dettagliata, cosa che non facevano nelle altre Nazioni. Noi giocavamo col blocco basso e lasciavamo la creatività dal centrocampo in su e nascevano i Totti, i Del Piero, i Di Natale, i Cassano… Invece oggi abbiamo cambiato completamente il calcio. Ormai è tutto schematizzato, Politano non gioca più l’uno contro uno ma deve fare il terzino. E’ stato cambiato totalmente il ruolo del difensore, dove eravamo famosi, introducendo l’uomo contro uomo. Il braccetto prende e parte. Io avrei aggiunto anno dopo anno non abbandonando anno dopo anno quella che è la nostra tradizione e oggi non ci saremmo trovati così. Ricordiamo anche che in Italia non c’è pazienza, si vuole subito il risultato altrimenti scatta l’esonero. Ci riempiamo di stranieri con cui poi facciamo cassa. La Serie A bene o male va avanti ma il grosso problema è sotto di essa e si ripercuote sulla Nazionale Italiana».

Italia, SOS Mondiali: terza volta di fila fuori, dopo il 2006 la morte! Basta essere incollati alla poltrona – VIDEO di Andrea Bargione

Italia, l’analisi VIDEO di Andrea Bargione dopo l’eliminazione dai Mondiali in finale playoff contro la Bosnia

C’è un silenzio assordante che cala quando il destino decide di voltarti le spalle ancora una volta. L’incubo si è materializzato di nuovo, prendendo la forma spietata dei calci di rigore nella fredda notte in Bosnia. Gli errori dal dischetto, il boato del pubblico avversario, e poi le maglie azzurre che crollano sull’erba con il volto tra le mani, schiacciate dal peso di una sentenza inappellabile: l’Italia è fuori dai Mondiali. Ancora.

Fa male, un male profondo e viscerale, perché non stiamo parlando solo di una partita persa, ma di un trauma sportivo che si accanisce su un intero Paese. Per la terza volta consecutiva, l’Italia fallisce l’appuntamento con la storia. Dopo le lacrime amare di San Siro contro la Svezia nel 2017 e l’assurdo psicodramma di Palermo contro la Macedonia del Nord nel 2022, la crudele lotteria dei rigori contro la Bosnia ci condanna a essere spettatori anche nel 2026.

Sembra impossibile per una nazione con quattro stelle cucite sul petto, eppure è la nostra cruda realtà. L’ultima volta che la nostra Nazionale ha calcato il palcoscenico iridato era il 2014, in Brasile. C’è un’intera generazione di bambini che sta crescendo senza aver mai provato il brivido di tifare per l’Italia in un Mondiale, senza l’attesa febbrile di quelle notti magiche d’estate, senza tricolori appesi ai balconi e piazze gremite. Un vuoto emotivo e culturale che spezza il cuore a chi ama questo sport.

Mentre la Bosnia festeggia meritatamente un traguardo storico, a noi non resta che fare i conti con un declino che non può più essere mascherato. Le illusioni si sono spente sul dischetto, lasciando il posto a una frustrazione logorante. Ci vorranno altri anni di attesa, guardando verso il 2030, con la speranza di spezzare una maledizione lunga sedici anni. Fino ad allora, dovremo convivere con l’amarezza dell’ennesima estate vissuta guardando gli altri sognare.

AIC prende posizione dopo l’eliminazione della Nazionale: «Servono più italiani in campo!». Ma ad oggi è impossibile per questi motivi

AIC ha preso posizione dopo l’eliminazione dell’Italia dai playoff Mondiali ai rigori per mano della Bosnia. Ecco il comunicato ufficiale

All’indomani del doloroso e inaspettato ko dell’Italia in Bosnia, che ha estromesso gli Azzurri dai prossimi Mondiali, il dibattito sulle cause del fallimento si accende. Al centro della discussione c’è il minutaggio dei talenti nostrani nel campionato maggiore. A prendere posizione in modo netto è l’Assocalciatori (AIC), guidata dal presidente Umberto Calcagno, che lancia un appello per una riforma strutturale del nostro calcio.

La necessità di una riflessione di sistema

Il numero uno dell’AIC fotografa l’amarezza del momento, richiamando alle proprie responsabilità l’intero panorama istituzionale e sportivo: La delusione, in questo momento è enorme ed è difficile da sintetizzare in poche parole. Tuttavia, l’analisi deve andare oltre il risultato del campo: Al di là dell’amarezza, è però necessario che l’intero sistema avvii una riflessione seria, non più rinviabile. Una riflessione che deve coinvolgere tutti, non solo la Federazione, ma l’intera filiera: le Leghe, tutte le componenti del sistema e anche la classe politica”.

Il nodo del Decreto Crescita e l’impiego degli italiani

Il problema centrale, secondo il sindacato, è lo scarso spazio riservato ai giocatori convocabili nei nostri club. In questo contesto abbiamo più volte segnalato criticità e distorsioni sul mancato utilizzo degli italiani, ricorda Calcagno, puntando il dito contro le passate normative, a partire dal Decreto Crescita, che ha per tanti anni garantito un regime fiscale agevolato per i giocatori provenienti dai campionati esteri, rimanendo spesso inascoltati. Oggi, tuttavia, emerge con chiarezza l’impossibilità, viste le normative lavoristiche statali ed europee, di adottare provvedimenti da parte della Federazione per favorire l’utilizzo dei calciatori italiani in Serie A”.

I diritti televisivi come incentivo e il sostegno a Gattuso

Per invertire la rotta, l’associazione ha avanzato una proposta concreta al Governo: Abbiamo proposto al ministro Abodi la possibilità di destinare una quota importante dei diritti televisivi al minutaggio degli italiani in Serie A, oggi sceso sotto il 30%, provvedimento che speriamo possa essere condiviso da tutti e adottato tempestivamente. Non dobbiamo creare contrapposizioni”. L’obiettivo è bilanciare le esigenze: “tra la competitività internazionale dei nostri club più importanti e l’utilizzo dei calciatori selezionabili, trovando soluzioni che possano valorizzare questi due aspetti fondamentali del nostro sistema”.

Infine, non manca il sostegno alla squadra e una stoccata alla direzione di gara: “Sul piano sportivo, è doveroso riconoscere il grande impegno dei nostri calciatori nella gara di ieri e il merito a mister Gattuso di aver saputo creare un gruppo del quale andiamo fieri. Sulle pesanti polemiche arbitrali a Zenica, la chiosa è netta: Alcune decisioni arbitrali molto discutibili hanno certamente inciso sull’andamento della gara e, purtroppo, non è la prima volta che questi episodi irrispettosi condizionano le partite della Nazionale. Affronteremo con serietà le conseguenze di questa sconfitta, cercando di individuare insieme alle altre componenti federali e al Governo soluzioni concrete e condivise per il rilancio del calcio italiano”.

Italia fuori dai Mondiali, caos FIGC: l’ipotesi dimissioni di Gravina e il rischio commissariamento. I prossimi passi e cosa potrebbe succedere davvero

Italia fuori dai Mondiali, cosa succede ora in FIGC tra dimissioni Gravina e ipotesi commissariamento. Le novità

L’Italia, per la terza volta consecutiva, non parteciperà ai Mondiali. Un epilogo sportivo drammatico che innesca inevitabili riflessioni e apre le porte a una possibile rivoluzione ai vertici del calcio nazionale. Al centro del dibattito c’è chiaramente il futuro del presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Per la giornata di domani, giovedì 2 aprile, è stata convocata un’importante riunione con tutte le componenti del sistema (Serie A, Serie B, Serie C, Lega Nazionale Dilettanti, Assoallenatori e Assocalciatori) per sondare gli umori e l’orientamento generale in vista del decisivo Consiglio federale in programma la prossima settimana.

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Cosa succede in caso di dimissioni di Gravina?

Uno degli scenari più probabili è quello che porta al passo indietro spontaneo dell’attuale numero uno della Federcalcio. A livello regolamentare, le N.O.I.F. (Norme Organizzative Interne della Federcalcio) sono molto precise e prevedono all’art. 3 comma 5 che: In caso di dimissioni del Presidente federale, decadono immediatamente il Presidente e l’intero Consiglio federale. L’espletamento dell’ordinaria amministrazione è garantita in prorogatio dal Presidente federale e dal Consiglio federale. In caso di dichiarata impossibilità da parte del Presidente federale, l’espletamento dell’ordinaria amministrazione è garantita in prorogatio dal Vice Presidente federale e dal Consiglio federale. In ogni caso, l’Assemblea viene convocata senza indugio ai sensi dell’art. 21, comma 3, dello Statuto federale”.

Elezioni entro 90 giorni e peso dei voti

Qualora si verificasse questa ipotesi, lo Statuto Federale impone la convocazione di una nuova Assemblea elettiva entro 90 giorni per scegliere il nuovo presidente della FIGC. A decidere saranno i 276 delegati, che esprimono un totale di 516 voti calcolati con un peso specifico differente a seconda delle Leghe (ad esempio, 3,10 per ciascuno dei 20 delegati di Serie A contro l’1,93 della LND). Per essere eletti serve una maggioranza di tre quarti al primo scrutinio, di due terzi al secondo, o la maggioranza dei voti validi dal terzo in poi, fino al possibile ballottaggio.

L’ipotesi estrema del commissariamento

Non è da escludere nemmeno un intervento d’imperio dall’esterno. A lanciare l’allarme è stato il Ministro dello Sport Andrea Abodi: Il calcio italiano va rifondato e questo processo deve ripartire da un rinnovamento dei vertici della FIGC. Commissariamento? Parlando con Buonfiglio (presidente del CONI) ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perché potrebbero esserci i presupposti”.

Il commissariamento delle Federazioni Sportive è disciplinato dallo Statuto del CONI, che ne prevede l’attuazione in caso di “accertate gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi ovvero in caso di constatata impossibilità di funzionamento dei medesimi o nel caso in cui non siano stati adottati, da parte delle Federazioni Sportive Nazionali, gli adempimenti regolamentari o il commissariamento ad acta delle articolazioni interne competenti, al fine di garantire il regolare avvio o svolgimento delle competizioni sportive nazionali”. Il Commissario, in questo caso, verrebbe proposto dalla Giunta e approvato dal Consiglio Nazionale del CONI.

Renzi attacca duramente: «In FIGC si va avanti tra raccomandazioni e amichettismo, vivendo di piccoli inciuci!». Ecco l’accusa dell’ex premier

Renzi, ex premier, ha commentato così la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026. Ecco le sue parole post KO con la Bosnia

La drammatica e inaspettata sconfitta ai rigori contro la Bosnia ha sancito un verdetto storico e amarissimo: l’Italia è ufficialmente fuori dai Mondiali del 2026. L’incredibile esito maturato sul campo ha sconvolto la nazione, generando non solo grande delusione sportiva, ma scatenando una profonda indignazione a tutti i livelli della società civile e sportiva.

La FIGC non si dimette: la reazione unanime della politica

A rendere il clima ancora più teso e insostenibile tra i milioni di tifosi delusi è la decisione dei vertici federali di non rassegnare le dimissioni. Questo immobilismo istituzionale ha provocato una forte e immediata reazione dal mondo delle istituzioni. Infatti, di fronte a questa disfatta, la politica fa sentire la sua voce trovando una rara unione di intenti che compatta le fazioni, superando per una volta i classici e storici schieramenti partitici.

La dura requisitoria e le accuse del leader di Italia Viva

Dopo Ignazio La Russa, Matteo Renzi ha espresso la propria posizione in nota ufficiale. Il senatore e leader ha evidenziato le colpe dirigenziali, auspicando un ribaltone per salvare il movimento calcistico tricolore, ormai giunto a un pericoloso punto di non ritorno. La sua si configura come una vera e propria requisitoria che punta il dito contro un sistema gestionale fallimentare, colpevole di favorire logiche clientelari a discapito della competenza e del merito.

Attraverso i propri canali di comunicazione, l’ex premier ha rilasciato dichiarazioni durissime e prive di filtri sulle responsabilità della FIGC:

«La terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai mondiali di calcio non è un pesce d’aprile, purtroppo. È il segno del fallimento del calcio italiano. Non capire che per il nostro Paese il pallone non è solamente un divertimento ma un pezzo di cultura e di identità popolare è l’errore più grave di una classe dirigente che, in federazione come in alcuni club, pensa di andare avanti tra raccomandazioni e amichettismo, vivendo di piccoli inciuci. E di servilismo verso la politica. Si assumono i figli dei ministri ma non ci si occupa dei ragazzi che vorrebbero sognare un calcio diverso. Chi conosce che cosa è accaduto negli ultimi anni, sa bene a cosa mi riferisco. Non voglio dire di più: lo faremo prestissimo in una riunione pubblica di Italia Viva dove ascolteremo il parere degli addetti ai lavori e diremo le nostre idee sul futuro del calcio italiano. Che mai come oggi va rifondato da zero, a cominciare dai diritti TV e dagli stadi. E senza interferenze del Palazzo».

Parole inequivocabili che invocano una totale rivoluzione strutturale per far rinascere dalle ceneri l’intero ecosistema del calcio nostrano.

Moratti dice la sua dopo l’eliminazione dell’Italia: «Il KO in Bosnia è una botta bestiale per il movimento calcistico italiano. Stiamo facendo un grande errore su Pio Esposito»

Moratti, ex presidente dell’Inter, si è soffermato così sull’eliminazione dell’Italia dai Mondiali. Le sue dichiarazioni

Intervenuto a Napoli Network, Massimo Moratti – ex presidente dell’Inter – ha commentato l’eliminazione dell’Italia dai playoff Mondiali contro la Bosnia.

IL FALLIMENTO MONDIALE – «La terza mancata qualificazione ai Mondiali è un pensiero che ci attanaglierà per giorni, a tutti, nessuno escluso. Utilizzando parole meno formali: il ko in Bosnia è una botta bestiale per il movimento calcistico italiano. Fa male restare fuori ancora una volta, viviamo tutti di calcio, fa parte del tessuto della nostra nazione. Non nascondo che stanotte ho fatto fatica a prendere sonno perché pensavo e ripensavo alla partita persa ai rigori. I responsabili di questo devono sentire addosso il peso di questo momento: sì, bisogna resettare. Gravina sa parlare molto bene, è attento e legato alla prassi. Ma il calcio, come dicevo, è nel nostro dna e, quando ti va male, istintivamente dovresti fare un passo indietro. Chiedere scusa è una prova di forza, non di debolezza».

GATTUSO E PIO ESPOSITO – «Spiace anche per Gattuso, non sarebbe stato facile per nessuno al suo posto. Ha avuto coraggio ma ritengo sia stato un errore far calciare il primo rigore a Pio Esposito. Pio è un calciatore bravo, di grande speranza, ma gestire quel momento da un punto di vista emotivo deve essere stato terribile. Ha ottime doti ma continuare a paragonarlo ai super campioni è un grande errore».

RIFORMA DEI CAMPIONATI E DE LAURENTIIS – «Le parole di De Laurentiis? Non posso entrare in certi equilibri tra presidenti ma su un punto ha ragione: il campionato a 16 squadre sarebbe certamente più interessante».

Tonali Juve, contatti tra gli agenti e un top club europeo: ecco come può cambiare il suo futuro

Tonali Juve, gli agenti aprono il dialogo con un big d’Europa: la posizione dei bianconeri sul suo obiettivo più ambito

La Juventus continua a monitorare con attenzione il mercato dei centrocampisti, mentre il futuro di Sandro Tonali – da tempo un sogno bianconero – entra in una fase decisiva. Come riportato su X dal giornalista Graeme Bailey e da TEAMtalk, gli agenti del giocatore stanno intensificando i contatti per definire una possibile destinazione estiva.

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Tra i club sondati figura anche il Real Madrid, coinvolto in una valutazione più ampia sul futuro del centrocampista. La concorrenza, però, è di altissimo livello: il Manchester City sta spingendo con forza per provare a portarlo in Premier League, rendendo la corsa particolarmente complicata.

Per la Juventus inserirsi in questo duello internazionale appare difficile, soprattutto per la potenza economica di Liga e Premier. Al momento, il destino di Tonali sembra orientarsi lontano da Torino, con i bianconeri costretti a osservare da spettatori una trattativa che si sta sviluppando su livelli difficilmente raggiungibili.

Viviano parla di Gravina: «Fossi in lui sarei già emigrato! A me sembra impossibile che non si sia dimesso il Presidente Federale»

Viviano su Gravina: «Fossi in lui sarei già emigrato! Mi sembra impossibile che non si sia dimesso il Presidente Federale»

Emiliano Viviano torna a puntare il dito contro Gabriele Gravina con toni durissimi: «Fossi in lui sarei già emigrato». L’ex portiere, oggi opinionista, è intervenuto ai microfoni di Radio Firenzeviola durante la trasmissione Uno di noi, commentando la situazione della Nazionale dopo l’ennesima disfatta.

Il tema centrale non poteva che essere la mancata qualificazione ai Mondiali: gli Azzurri di Gennaro Gattuso sono stati eliminati ai rigori in Bosnia nella finale dei playoff, condannando l’Italia alla terza assenza consecutiva dalla rassegna iridata.

Un fallimento che ha scatenato reazioni forti in tutto l’ambiente, e Viviano non ha fatto eccezione, scegliendo parole nette per descrivere il momento più buio del calcio italiano.

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PAROLE – «A me sembra impossibile che non si sia dimesso il Presidente Federale. Io fossi stato in lui sarei emigrato. Siamo uno dei Paesi migliori nello sport, insieme ai Paesi balcanici abbiamo una varietà di talenti incredibile. Siamo portati ad avere successo nello sport. Io ho dei figli che giocano: nelle scuole calcio non si costruisce e non si insegna niente, si va solo a dire “oggi ho perso, oggi ho vinto”. Io sono arrivato alla Fiorentina e ho incontrato Albertosi, Landucci e Pazzagli, ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa. Si dice ‘Non si difende più’, non è vero perché ieri Mancini ha fatto una partita gigantesca»

MODULO – «Ma ci son tante cose da dire, anche sul fatto che insistiamo sempre con questo diavolo di 3-5-2, sul modello Conte o Simone Inzaghi. Ma l’Italia non è fatta per questo sistema. I ragazzi e lo staff tecnico sono gli ultimi responsabili».

Dimissioni Gravina, Lotito passa all’azione: spunta la raccolta firme per spingere il presidente FIGC al passo indietro

Dimissioni Gravina, Lotito scende in campo: parte la raccolta firme per chiedere la separazione con il numero uno federale

Il calcio italiano sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia recente: la sconfitta contro la Bosnia, che ha sancito la terza esclusione consecutiva dai Mondiali, ha scatenato un vero terremoto ai vertici della FIGC. Alla crisi sportiva si è immediatamente sovrapposta una forte tensione politica, con il presidente federale Gabriele Gravina finito nel mirino.

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Secondo Il Messaggero, Claudio Lotito ha deciso di passare dalle critiche ai fatti. Il presidente della Lazio ha infatti avviato una raccolta firme all’interno del Senato per chiedere le dimissioni immediate di Gravina. Non più solo prese di posizione pubbliche, dunque, ma un’azione politica strutturata e ufficiale.

L’offensiva si sta consumando nei corridoi di Palazzo Madama, dove Lotito è stato visto muoversi con un voluminoso faldone, impegnato a costruire una rete di consensi trasversale. L’obiettivo è chiaro: isolare Gravina e spingere la maggioranza e l’opposizione a convergere su una richiesta di passo indietro che potrebbe aprire un nuovo capitolo nella governance del calcio italiano.


Italia, rigori fatali contro la Bosnia: al 120’ nessun azzurro aveva mai segnato dal dischetto in Serie A

Italia eliminata ai rigori: contro la Bosnia mancavano rigoristi veri, zero gol dal dischetto in Serie A tra i presenti in campo

Il giorno dopo la dolorosa eliminazione contro la Bosnia, resta soprattutto la necessità di capire cosa non abbia funzionato. La terza esclusione consecutiva dai Mondiali non può essere attribuita a un solo errore: è il risultato di anni di scelte sbagliate, limiti strutturali e mancanza di continuità. Nella notte di Zenica, però, il destino degli azzurri si è deciso ai rigori, la stessa lotteria che cinque anni fa aveva regalato un Europeo e che stavolta ha mostrato il lato più crudele. Non è solo questione di sfortuna: l’Italia è arrivata al momento decisivo senza veri rigoristi in campo.

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La gestione dei cambi ha pesato. Tra i titolari c’erano diversi giocatori abituati a calciare dagli undici metri, ma uno dopo l’altro sono stati sostituiti da Gattuso: Retegui, Politano, Locatelli, Kean e infine Barella, tutti con una buona percentuale realizzativa in carriera. Al momento della scelta dei tiratori, in campo erano rimasti soltanto giocatori con pochissima o nessuna esperienza dal dischetto. Tonali è stato l’unico a segnare, pur non avendo mai calciato un rigore in Serie A o in Premier League. Gli altri – da Cristante a Spinazzola, fino ai difensori – non avevano alcun curriculum in materia.

A rendere ancora più evidente il problema ci sono i rimpianti degli assenti. Scamacca, impeccabile in Serie A dal dischetto, era in tribuna; tra i non convocati figuravano rigoristi di altissimo livello come Berardi, Orsolini, Pellegrini e Bernardeschi. Analisi che, col senno di poi, possono sembrare semplicistiche, ma un dato resta incontestabile: l’Italia è arrivata al momento più delicato senza esperienza, senza freddezza e senza specialisti. Un limite che ha pesato quanto la prestazione e che contribuisce a spiegare perché la Nazionale salterà il terzo Mondiale consecutivo.

Mercato Juve, fari puntati su Darwin Nunez: l’attaccante resta nel mirino ma l’operazione è complicata! Il motivo

Mercato Juve, interesse vivo per Darwin Nunez: il club segue l’attaccante, ma la trattativa è frenata dall’ingaggio

La Juventus sta definendo le strategie per rinforzare l’attacco in vista della prossima stagione, riaprendo i contatti per alcuni obiettivi già seguiti in passato. Tra questi, secondo Tuttosport, torna a prendere quota il nome di Darwin Núñez, profilo che il club continua a monitorare con attenzione.

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L’operazione, però, resta complessa soprattutto dal punto di vista economico. L’attaccante uruguaiano sarebbe disposto a rientrare nel calcio europeo, ma per approdare a Torino dovrebbe accettare un taglio drastico dell’ingaggio: oggi percepisce circa 21 milioni a stagione e la trattativa potrebbe diventare percorribile solo se accettasse di scendere a un quarto della cifra. Per questo motivo, Núñez viene considerato più un’opportunità che una priorità.

Il vero obiettivo della Juventus rimane infatti Randal Kolo Muani, individuato come prima scelta già nei sondaggi di gennaio. Le valutazioni definitive verranno fatte nei prossimi mesi, quando la società avrà maggiore chiarezza sul budget a disposizione e sulle intenzioni dei giocatori seguiti. Solo allora si capirà se la pista Núñez potrà trasformarsi in qualcosa di più concreto o resterà un’idea di lusso.

FIGC nel caos: lancio di uova contro la sede! Striscioni che chiedono le dimissioni di Gravina

Tensione a Roma: imbrattata la sede FIGC con un lancio di uova, mentre compaiono striscioni di protesta contro Gravina

Tensione altissima questa mattina davanti alla sede della Federcalcio in via Allegri, a Roma. Un gruppo di contestatori si è radunato davanti all’ingresso principale e ha lanciato diverse uova contro la facciata dell’edificio, trasformando la protesta in un vero e proprio atto di vandalismo.

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Accanto alle uova sono comparsi anche alcuni striscioni che chiedevano apertamente le dimissioni del presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Un gesto simbolico ma eloquente, che riflette il crescente malcontento nei confronti della gestione federale degli ultimi anni.

Alla base della protesta c’è soprattutto la frustrazione per il fallimento sportivo più pesante: la terza esclusione consecutiva della Nazionale Italiana dai Mondiali. Un risultato che ha esasperato tifosi e opinione pubblica, alimentando un clima sempre più rovente attorno alla Federazione.

Mercato Inter, spunta l’idea Calafiori per il dopo Bastoni: le ultime indiscrezioni dall’Inghilterra

Mercato Inter, Calafiori è il primo nome per sostituire Bastoni! Dall’Inghilterra arrivano le ultime novità

Il futuro di Alessandro Bastoni si fa sempre più nebuloso e sembra allontanarlo da Milano. Tra le polemiche seguite al caso Kalulu, l’espulsione pesante in Bosnia–Italia e il forte interesse del Barcellona, il difensore azzurro sta vivendo un periodo di isolamento e incertezza. In vista di un possibile addio a fine stagione, l’Inter si sta già muovendo per non farsi trovare impreparata: secondo il portale inglese Caught Offside, il primo nome individuato per sostituirlo è quello di Riccardo Calafiori, oggi all’Arsenal.

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Il classe 2002, esploso nel Bologna prima del trasferimento a Londra per oltre 40 milioni, sta attraversando un momento delicato in Premier League. Nelle gerarchie di Mikel Arteta è stato scavalcato dall’ascesa di Piero Hincapie e dal recupero di Lewis-Skelly, e pur non avendo ancora chiesto la cessione, starebbe riflettendo sul proprio futuro. La prospettiva di ritrovare continuità e un ruolo centrale, unita alla tentazione di tornare in Serie A, potrebbe aprire spiragli. Per l’Inter, Calafiori rappresenterebbe il profilo ideale: mancino, tecnico, giovane e già pronto per un contesto di alto livello, perfetto per il progetto di Cristian Chivu.

L’operazione resta comunque complessa. L’Arsenal non intende svalutare un investimento importante, ma l’obbligo di riscatto per Hincapie potrebbe costringere i Gunners a fare cassa. I nerazzurri osservano con attenzione, pronti a inserirsi se dovessero aprirsi spiragli, ma la concorrenza è forte: Juventus e Napoli sono anch’esse sulle tracce del difensore romano. Le prossime settimane chiariranno se l’Inter potrà affondare il colpo e inaugurare il nuovo corso post-Bastoni riportando in Italia uno dei talenti più brillanti della nuova generazione azzurra.

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