Pagina 675 – Calcio News 24

Nkunku si presenta: «Milan perfetto per me. Guardavo Ronaldinho e Kakà. Thiago Silva mi ha detto…»

Nkunku si presenta: «Milan perfetto per me. Guardavo Ronaldinho e Kakà. Thiago Silva mi ha detto…». Le dichiarazioni

Christopher Nkunku, uno degli ultimi acquisti del Milan nel mercato estivo, si presenta in conferenza stampa. Milannews24 ha trascritto le prime parole del francese:

ARRIVO AL MILAN – «La prima volta che ho saputo del Milan è quando ho avuto il primo contatto con il ds. Non ho pensato troppo, era tutto perfetto per farmi venire qui».

TANTI FRANCESI AL MILAN – «E’ importante avere qui quattro giocatori che già conoscevo, mi aiuteranno. Conoscono il campionato e la città, saranno importanti dentro e fuori dal campo. L’importante è creare grande connessione con tutti i compagni».

ALLEGRI – «Una buona impressione. Ho parlato con lui prima di firmare. Il mio obiettivo è adattarmi in fretto alla squadra, allenarmi e conoscere questo nuovo ambiente».

CARATTERISTICHE – «Io devo adattarmi alla squadra e al campionato. Io e Rafa abbiamo caratteristiche simili. Lui è un grande giocatore, so di cosa è capace, speriamo di poter fare bene insieme».

IDOLI DEL MILAN – «Mi piaceva guardare Ronaldinho e Kakà. Ho parlato con Thiago Silva del Milan che è la miglior squadra in Italia. Non vedo l’ora di far vedere le mie qualità».

NTERESSE DELL’INTER – «Si leggeva questa cosa, ma io non ho parlato con nessuno dell’Inter. Quando il mio agente mi ha detto del Milan non ci ho pensato nemmeno un secondo».

BILANCIO DELLA CARRIERA – «Voglio di più. Sono competitivo, voglio raggiungere i miei obiettivi. Vogliono migliorare sempre, darò il massimo».

LEGGI QUI LA CONFERENZA STAMPA INTEGRALE

Bertola: «All’Udinese posso imparare e crescere. Voglio lottare per quel grande obiettivo»


Udinese, Bertola si racconta: «Qui sto benissimo. Serie A durissima, ma sto imparando da tutti»

Nicolò Bertola, giovane difensore dell’Udinese, ha raccontato le sue prime impressioni sul club friulano e sulla Serie A ai microfoni di Radio TV Serie A. Parole piene di entusiasmo e consapevolezza, quelle del centrale bianconero, che ha iniziato un percorso di crescita importante nella sua nuova realtà.

«Ho trovato una città con molto entusiasmo, anche se ho avuto poco tempo per girarla all’inizio per via degli allenamenti. Udine è una cittadina piccola, ma ha tutto quello che serve: si vive bene e sono davvero felice di essere arrivato all’Udinese».

L’impatto con la massima serie non è stato semplice, come racconta lo stesso Bertola, ma il giovane classe 2003 non si è tirato indietro.

«All’inizio avevo un po’ d’ansia, è normale. La Serie A è un campionato di altissimo livello, me ne sono accorto subito già dai primi allenamenti. Quando ti trovi a marcare giocatori che hanno giocato finali di Champions o vinto un Mondiale, capisci subito che devi lavorare tantissimo per restare al passo».

Una delle vittorie che ha dato fiducia al gruppo è arrivata contro l’Inter a San Siro, un risultato che ha fatto rumore.

«Quella vittoria ci ha dato certezze, ma non dobbiamo rilassarci. Personalmente la sosta mi ha un po’ spezzato il ritmo, avrei preferito continuare a giocare. Però la stiamo sfruttando per allenarci duramente e non perdere concentrazione».

Bertola ha poi parlato del tecnico Runjaic, sottolineando l’equilibrio tra la sua natura solare e la forte componente di rigore tattico.

«Fuori dal campo è sempre sorridente e coinvolgente, ma in campo pretende tanto. È molto esigente e sta dimostrando di essere un grande allenatore anche qui all’Udinese».

Non sono mancati elogi per i compagni di squadra e un pensiero alla Nazionale:

«Solet mi ha colpito molto per la sua personalità, così come Kristensen per la sua capacità difensiva. Cerco di imparare il più possibile da chi ha più esperienza di me. La Nazionale? Resta un sogno. Se dovesse arrivare una convocazione, sarebbe una grande gioia, ma intanto continuo a lavorare in silenzio».

Infine, su Pio Esposito:

«È un grande lavoratore e ha meritato la convocazione in Nazionale. Dopo la partita ci siamo parlati un attimo, poi è scappato, fortunatamente per lui!».

Con grande umiltà e determinazione, Bertola si sta costruendo il suo spazio nell’Udinese, pronto a crescere insieme a una squadra che punta sui giovani con coraggio.

Morto Giorgio Armani, è scomparso il re della moda. Aveva 90 anni

Morte Giorgio Armani, scomparso a 90 anni uno dei re del mondo della moda

La morte di Giorgio Armani segna un momento di profondo lutto per il mondo della moda e della cultura italiana. Il celebre stilista, noto universalmente come “Re Giorgio”, si è spento oggi all’età di 90 anni, lasciando un’eredità straordinaria che ha rivoluzionato l’idea stessa di eleganza nel panorama globale.

Giorgio Armani: un visionario che ha cambiato la moda

Con la sua scomparsa, l’Italia perde non solo un grande stilista, ma un vero e proprio simbolo del Made in Italy. Armani ha ridefinito l’estetica della moda, portando un’innovazione che ha toccato ogni aspetto dell’abbigliamento maschile e femminile. La sua capacità di destrutturare la giacca da uomo e di trasformare quella da donna in un capo di potere e grazia ha segnato un’epoca, imponendo uno stile sobrio, raffinato e senza tempo.

La sua visione ha influenzato generazioni di creativi, manager, attori e persone comuni che hanno trovato nel suo design non solo un modo per vestirsi, ma una filosofia di vita e un’espressione della propria identità.

Gli ultimi mesi e il ritiro dalla scena pubblica

Nei mesi recenti, Armani era stato ricoverato a Milano e si trovava in convalescenza nella sua abitazione. A causa delle condizioni di salute, dopo più di cinquant’anni di partecipazione continua, aveva dovuto rinunciare a presenziare all’ultima Fashion Week, un evento che per lui rappresentava sempre un momento sacro di incontro e innovazione. Questa assenza aveva suscitato preoccupazione tra i suoi estimatori, sottolineando quanto fosse legato al suo lavoro e alla moda.

L’eredità di Giorgio Armani e la sua influenza in Italia

Con la morte di Giorgio Armani, l’Italia perde uno dei suoi più grandi ambasciatori nel mondo della moda e del design. La sua capacità di trasformare un’intuizione creativa in un vero e proprio impero globale rappresenta un modello di eccellenza che ha contribuito a rafforzare l’immagine del Made in Italy nel mondo.

Un’ultima importante novità che testimonia la sua influenza è stata la collaborazione con la Juventus: per la prima volta, Armani ha firmato il guardaroba ufficiale della squadra per le stagioni 2025/2026 e 2026/2027, unendo due eccellenze italiane accomunate da creatività, innovazione e rigore.

La morte di Giorgio Armani lascia un vuoto enorme, ma la sua eredità continuerà a vivere attraverso lo stile unico e l’ispirazione che ha donato a milioni di persone in tutto il mondo.

Calciomercato Bologna, Fenucci ritorna a commentare la situazione Lucumì (con qualche novità)


Calciomercato Bologna, Fenucci: «Soddisfatti dei nostri giocatori. Lucumí? Rinnovo in vista»

Il calciomercato del Bologna si è chiuso con un bilancio positivo secondo Claudio Fenucci, amministratore delegato del club rossoblù. Intervenuto questa mattina a margine dell’evento “L’impatto economico di Bologna FC e Virtus Pallacanestro sul territorio e la comunità di Bologna”, Fenucci ha fatto il punto sulle strategie societarie e sugli sviluppi futuri, soffermandosi in particolare sulla sessione di mercato appena conclusa.

«Siamo soddisfatti di tutti i ragazzi che sono rimasti. Rappresentano la base del successo della scorsa stagione, culminata con la conquista della Coppa Italia dopo oltre cinquant’anni», ha dichiarato Fenucci ai media presenti. Un messaggio chiaro, che sottolinea la volontà del Bologna di dare continuità a un progetto tecnico ormai consolidato.

Il club ha perso alcuni elementi importanti nel corso del calciomercato, ma ha saputo trattenere pedine fondamentali. Tra questi c’è Jhon Lucumí, difensore colombiano che ha ricevuto offerte da altri club, ma che il Bologna ha voluto fortemente tenere.

«Abbiamo perso due giocatori importanti, oltre ad altri che comunque avevano dato un contributo significativo. Ma è rimasto Lucumí, che aveva ricevuto diverse proposte. Avevamo detto che volevamo tenerlo, e così è stato», ha ribadito Fenucci, aggiungendo un dettaglio importante sul futuro del centrale difensivo.

«Quando tornerà dagli impegni con la Nazionale, parleremo con lui di un eventuale rinnovo di contratto. L’idea è quella di riconoscergli una giusta soddisfazione anche dal punto di vista economico».

Nel contesto del calciomercato Bologna, la dirigenza ha quindi preferito puntare sulla stabilità del gruppo, premiando l’identità di squadra e la coesione. Una scelta strategica che, secondo Fenucci, va oltre il breve termine e guarda alla costruzione di un Bologna competitivo e sostenibile.

Nonostante le partenze, il club emiliano è riuscito a mantenere intatta l’ossatura della squadra, una mossa che rafforza la fiducia tra società, giocatori e tifoseria. Il lavoro fatto negli ultimi anni, anche con l’inserimento di giovani talenti, è parte integrante di una visione più ampia che vede il calciomercato del Bologna come uno strumento di crescita equilibrata, e non solo come un momento di spesa.

Ora l’attenzione si sposta sul campo, con la dirigenza pronta a continuare il dialogo con i protagonisti chiave del progetto rossoblù, a partire proprio da Lucumí.

Cutrone si racconta: «Parma la scelta giusta per me. Ecco cosa mi chiede il mister»


Parma, Cutrone si racconta: «Qui per crescere. Cuesta mi esalta, è la scelta giusta per me»

Patrick Cutrone è uno dei volti nuovi del Parma targato Cuesta, e ai microfoni di Radio TV Serie A ha raccontato le prime impressioni della sua avventura in gialloblù. L’attaccante, reduce da tre stagioni al Como, ha parlato del suo ambientamento, del rapporto con il tecnico e delle ambizioni personali, lasciando trasparire grande entusiasmo per questa nuova fase della sua carriera.

«L’allenatore ha solo tre anni più di me, ma ha idee chiare e moderne. Dal primo giorno ho capito che il suo stile di gioco poteva valorizzarmi. Il Parma è una squadra organizzata e il mister mi ha subito spiegato cosa si aspetta da me. Mi ha chiesto compiti precisi, perché sa quali sono le mie caratteristiche e come posso metterle al servizio del gruppo».

Cutrone ha trovato nel Parma non solo un’opportunità tecnica, ma anche un ambiente ideale per esprimersi: una piazza ambiziosa, con infrastrutture all’avanguardia e una società che punta con decisione alla crescita.

«Ho scelto Parma perché è una società storica, con una tradizione importante e un progetto serio. Qui c’è tutto quello che serve per lavorare bene: strutture, staff e attenzione ai dettagli. Anche le piccole cose fanno la differenza. Sono davvero felice di essere arrivato qui».

Il passaggio dal Como al club emiliano è stato emotivamente intenso per il centravanti classe ’98, ma necessario per fare un ulteriore salto di qualità.

«Lasciare casa non è mai facile. A Como ho trascorso tre anni bellissimi, è la mia città e ho vissuto emozioni forti. È stata una scelta sofferta, ma giusta per la mia carriera. Ringrazierò sempre il Como per ciò che ha fatto per me. Mi ha aiutato a ritrovare fiducia e forma, mi ha rimesso in pista. Se oggi sono qui, lo devo anche a loro».

Ora però tutta la sua attenzione è rivolta al futuro in gialloblù. Il Parma, che punta a tornare stabilmente protagonista nel calcio italiano, crede molto nelle qualità di Cutrone. E l’attaccante, dal canto suo, vuole ripagare la fiducia con gol e sacrificio, diventando un punto fermo nello scacchiere di Cuesta.

Fiorentina, Gudmundsson alla ricerca del grande salto di qualità con la squadra viola


Fiorentina, Gudmundsson alla prova del nove: servono più dribbling e leadership per entrare tra i grandi 10 viola

Montuori, De Sisti, Antognoni, Baggio, Rui Costa, Mutu, Gudmundsson. Sette nomi, sette numeri 10 che hanno scritto — o stanno cercando di scrivere — la storia della Fiorentina. L’ultimo della lista, Albert Gudmundsson, è ancora lontano dal livello dei suoi predecessori, ma ha tutto il potenziale per arrivarci. Serve però un cambio di marcia, e in fretta.

Quando la Fiorentina lo ha acquistato dal Genoa, nell’estate 2024, l’islandese è stato accolto come il nuovo talento destinato a far brillare la maglia numero 10. Un colpo in pieno stile viola: estro, qualità e fantasia. Ma alla prima stagione al Viola Park, tra un infortunio iniziale e una vicenda giudiziaria in patria, Gudmundsson ha chiuso con 8 gol e 2 assist, senza mai convincere pienamente. Troppo poco rispetto alle attese.

In questo inizio di nuova stagione, le cose sembravano essere cambiate. Nella prima contro il Polissya, in Conference League, ha segnato il 3-0, mostrando segnali incoraggianti. Pioli, che lo ha messo al centro del progetto tecnico, gli ha dato piena fiducia. Ma nelle gare successive — contro Cagliari, Torino e nella gara di ritorno con il Polissya — Albert si è nuovamente spento, diventando intermittente e poco incisivo.

La Fiorentina ha bisogno del miglior Gudmundsson, quello che a Genova incantava con dribbling e giocate. Oggi, il suo impatto è calato drasticamente: si è passati da un dribbling ogni 26 minuti con il Genoa a uno ogni 44 con la maglia viola. E da un avversario superato ogni 52 minuti a uno ogni 81. Con Palladino, il calo è stato netto: meno coraggio, meno iniziativa.

Tatticamente, l’islandese è stato utilizzato in vari ruoli: seconda punta, trequartista, falso nueve, esterno. Ma il suo talento non può perdersi nella confusione. Per essere davvero decisivo alla Fiorentina, Gudmundsson deve ritrovare se stesso. Deve tornare a puntare l’uomo, a cercare il dribbling, ad accendersi nei momenti chiave.

Il paragone con i grandi numeri 10 della Fiorentina pesa, ma può anche essere una spinta. La maglia viola, soprattutto quella numero 10, chiede responsabilità. E Pioli sembra ancora convinto di voler scommettere su di lui.

Ora la palla passa a Gudmundsson: per entrare davvero nella storia della Fiorentina, servono meno pause e più magia.

Calciomercato Juventus, offerte dalla B respinte per lui, ora arriva il rinnovo fino al 2028 I retroscena sul gioiello della Next Gen, Alessio Vacca: 19 gol in Under 20 e già protagonista in C. Intesa di massima raggiunta

Calciomercato Juventus, un gioiello bianconero per il presente e il futuro. Alessio Vacca sta stupendo tutti

Tuttosport accende i riflettori su Alessio Vacca, uno dei prospetti più interessanti della Juventus Next Gen, rivelando come il club bianconero abbia respinto con decisione le numerose offerte per il giovane attaccante. Negli ultimi giorni della finestra estiva di mercato, diverse squadre di Serie B si sono fatte avanti per ottenere il prestito del talento classe 2005. «Il gioiellino bianconero faceva gola a Carrarese, Avellino, Reggiana e Sudtirol, che a più riprese hanno bussato dalle parti della Continassa per assicurarsi l’attaccante. Niente da fare. Tutte le squadre stuzzicate dal classe 2005 sono state respinte.»

Il motivo di tanta intransigenza è chiaro: la Juventus punta forte su Vacca per la Next Gen, e non potrebbe essere altrimenti. Il giovane attaccante ha alle spalle un’annata strepitosa con l’Under 20, culminata con ben «19 gol tra campionato e Youth League».

Numeri che non sono passati inosservati e che gli hanno spalancato le porte della formazione Under 23, dove sarà Brambilla ad affinare il suo talento e a prepararlo per un possibile futuro in prima squadra.

Le prime uscite stagionali con la Next Gen confermano le aspettative. Vacca ha già dimostrato di poter fare la differenza anche in Serie C, come testimoniano le sue prestazioni iniziali: «il gol decisivo per il pareggio a Carpi e l’assist vincente contro il Livorno nelle prime due gare di campionato.» Segnali che non lasciano dubbi sulle sue potenzialità.

Per questo motivo, la Vecchia Signora non ha perso tempo e ha già preparato il terreno per blindare il suo giovane talento. Tuttosport rivela che il club ha «preparato il rinnovo fino a giugno 2028: intesa di massima raggiunta. Nelle prossime settimane è attesa la firma.» Un segnale forte e chiaro sulla fiducia che la Juventus ripone in Alessio Vacca, considerato una delle promesse più luminose del vivaio bianconero

Calciomercato record: 8,3 miliardi spesi nel mondo. La Serie A terza per investimenti, ma il Milan vola. Investimenti folli, la Premier regina, l’Italia si difende. E il Lussemburgo spende più dell’India…

Calciomercato record, 8,3 miliardi spesi nel mondo. La Serie A ha dato il meglio di sé in termini economici

La Gazzetta dello Sport traccia un quadro dettagliato della sessione estiva di calciomercato 2025, che ha registrato cifre senza precedenti a livello globale. Un periodo, dal 1° giugno al 2 settembre, in cui sono stati spesi «8,3 miliardi di euro. Un record: negli anni precedenti non si era mai speso così tanto in una sola sessione.» Un librone intricato, come lo definisce la Gazzetta, pieno di paradossi, come quello del Lussemburgo che ha investito più dell’India.

Il report della FIFA delinea un’attività frenetica: «Dodici mila trasferimenti totali, oltre il 10% in più rispetto alla sessione estiva dell’anno scorso». La Premier League si conferma regina degli investimenti con «2,73 miliardi» spesi. E l’Italia? La Serie A si posiziona al terzo posto per milioni usciti (814) e al quarto per quelli incassati (761), registrando un saldo negativo di 53 milioni.

Tuttavia, se si considerano solo gli acquisti, la Serie A è il terzo campionato per investimenti, dietro Premier e Bundesliga, ma il saldo indica che ha speso più della Germania.
Tra i colpi più costosi del nostro campionato, la Gazzetta cita «Christopher Nkunku, arrivato al Milan per 37 milioni. Seguono Jashari (34) e Conceiçao, riscattato dalla Juve per 32.» Tra i top cinque anche i nuovi volti del Napoli campione d’Italia, Beukema e Lang, presi per 31 e 25 milioni rispettivamente.

L’azzurro più caro in Serie A è Roberto Piccoli, acquistato dalla Fiorentina per 25 milioni, mentre l’italiano più costoso in assoluto è stato Mateo Retegui, volato all’Al Qadsiah per 68,5 milioni, superando Sandro Tonali come l’azzurro più pagato della storia. Curioso anche l’investimento del Liverpool per Giovanni Leoni: 35 milioni bonus compresi.

Il Paese da cui abbiamo pescato più talenti è la Francia, con «44 calciatori arrivati per 162 milioni», seguita da Spagna (28 giocatori per 61 milioni), Inghilterra (24 per 150 milioni) e Germania (21 per 56 milioni). I fondi maggiori, ovviamente, sono arrivati dall’Inghilterra: 340 milioni.

A livello globale, nessuno come la Premier. L’acquisto più costoso in assoluto è stato «Alexander Isak, punta svedese arrivata a Liverpool per 150 milioni di euro». I Reds da soli hanno speso 511 milioni, più di tutta la Saudi Pro League messa insieme (473 milioni). Il calcio femminile ha visto investimenti per 10,5 milioni, con gli Stati Uniti in testa. Un mercato che ha infranto ogni record.

Cristiano Lucarelli: «É ora di tornare in panchina, ma non a Livorno. Ci sono talenti in B e C, ma i club… Condivido le parole di Baldini: chi è bravo emerge, non servono le quote»

Cristiano Lucarelli, ex bomber del Livorno, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione

Cristiano Lucarelli, 49 anni, fermo dal 7 marzo 2024, attende la “piazza” giusta: una società solida con un progetto importante, «altrimenti una squadra l’avrei già trovata», sospira al Corriere dello Sport. L’ex attaccante e tecnico, da osservatore interessato, analizza il panorama calcistico italiano, dalla Serie A alla C, con lo sguardo attento di chi scalpita per rimettersi in gioco.

I TALENTI GIOVANI CHE HA VISTO IN GIRO PER I CAMPI – «Molti. Tanti interessantissimi».

IL CT BALDINI SULLA VALORIZZAZIONE DEI TALENTI – «Condivido ogni parola di Silvio Baldini, un collega che porta sempre idee e valori. Credo che non servano quote, come ora in D. Insomma, chi è bravo emerge. Rivera, Baggio, Maldini, Buffon, Mancini, Cassano, Donnarumma… avevano qualcosa in più. Anch’io segnavo a raffica nella Primavera del Perugia».

CHI VEDE FAVORITO IN B – «I valori emergono quasi sempre dopo la 5ª giornata. Tuttavia, credo che le retrocesse Monza, Venezia ed Empoli, siano molto attrezzate. Però Bari, Palermo, Modena e Avellino, possibile sorpresa, non staranno a guardare, anzi… ».

I GIRONI DI SERIE C – «Nel girone A occhio a Vicenza, Brescia e Cittadella che ha Stefano Marchetti, dg fenomenale. Senz’altro. Vedo favorite Arezzo, Ascoli, Campobasso, Perugia e il Ravenna di Ariedo Braida. Ternana in gioco».

IL LIVORNO – «Squadra tignosa, ha un buon organico e un bravo tecnico come Formisano: otterrà una tranquilla salvezza. Il presidente Aldo Spinelli nel 2018 mi offrì la panchina ma già non seguiva più il club. Con lui ho un bel rapporto: sono stato a trovarlo a Genova».

UN POSSIBILE RITORNO A LIVORNO IN FUTURO – «Da tecnico per ora lo escludo. Magari tra qualche anno mi vedrei nei panni di direttore generale e vorrei farlo con Igor Protti al mio fianco. Perché so che vincerà la sua battaglia».

LA CONVIVENZA CON STEFANO BANDECCHI ALLA TERNANA – «Il patron in società si è sempre comportato bene con tutti. Prima di firmare gli chiesi solo una cosa: che dalla domenica dopo la gara al martedì non rilasciasse dichiarazioni senza prima esserci confrontati: stette in silenzio alcuni secondi, poi accettò».

Dino Zoff: «Donnarumma? C’è una cosa che faccio fatica a capire. Prima si para, poi… Gattuso, al Mondiale è doveroso andare. E su Luis Enrique…»

Dino Zoff, storico portiere di Lazio e Juve, ha voluto dire la sua opinione su Donnarumma

Una leggenda vivente, l’uomo che ha alzato al cielo la Coppa del Mondo a quarant’anni, capitano di un’Italia indimenticabile. Dino Zoff non è stato solo un portiere, ma un monumento del calcio italiano, un simbolo di serietà, professionalità e carisma. La sua voce, pacata ma sempre lucida e tagliente, ha il peso della storia. Di fronte al caso che ha scosso l’estate del calcio italiano e internazionale, quello di Gianluigi Donnarumma, rimasto senza squadra per due settimane dopo l’addio al PSG, il suo giudizio non è mai banale.

In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, l’ex C.T. azzurro analizza la vicenda con la saggezza di chi quel ruolo lo ha interpretato ai massimi livelli, offrendo una prospettiva controcorrente e difendendo a spada tratta il valore del suo “erede” in Nazionale.

DONNARUMMA SENZA SQUADRA PER DUE SETTIMANE – «Non me lo spiego. Non dopo quello che s’è visto quest’anno, la Champions vinta anche grazie alle sue parate. A meno che non ci sia altro che noi non sappiamo».

LUIS ENRIQUE VOLEVA UNO PIÙ BRAVO CON I PIEDI – «Prima serve un portiere che pari, poi, se è buono con i piedi, meglio. Ma non so quanto possa essere determinante nel gioco uno a cento metri dalla porta avversaria: non è un Platini in porta. Faccio fatica a capire come possa essere un problema per un portiere non “giocare” bene. Uno come Donnarumma fa vincere con le parate».

GIGIO AL CITY DA GUARDIOLA – «Benissimo, sarà un’altra esperienza. Non voglio entrare nella testa di un allenatore che ha appena vinto la Champions come Luis Enrique».

SE DONNARUMMA FOSSE RIMASTO DISOCCUPATO – «Sarebbe stato un bel problema per la Nazionale. Ma come fa uno come Donnarumma a non trovare una squadra?».

GATTUSO – «Ha una Nazionale che può mettere bene in campo. Andare al Mondiale è possibile e doveroso. In porta ci sono anche Vicario, Meret e Carnesecchi, forse Di Gregorio. Non siamo messi male. Gattuso sceglierà la gerarchia dei vice di Donnarumma. Ma storicamente non sono mai in porta i nostri problemi».

Franco Carraro: «Calciopoli nata da un mio errore politico. Vidi Vialli per farlo CT. E sul Milan…»

Franco Carraro ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sulla questione Calciopoli: argomento che fa ancora discutere

Una delle figure più longeve e influenti dello sport italiano, Franco Carraro è un testimone privilegiato di mezzo secolo di storia, tra calcio, Coni e politica, raccontato a La Gazzetta dello Sport nella Sala delle Fiaccole del Coni, un luogo denso di storia come la sua vita. Da presidente del Coni nel boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca ’80, a sindaco di Roma e ministro, fino alla presidenza della FIGC in uno dei periodi più turbolenti del nostro calcio. La sua voce è un affresco di aneddoti, decisioni difficili e retroscena inediti, un viaggio attraverso il potere, l’etica e le passioni di un uomo che ha lasciato un segno indelebile.

IL BOICOTTAGGIO DELLE OLIMPIADI DI MOSCA – «Il governo ci invitò a non andare, se avessi acconsentito mi sarei dovuto dimettere il giorno stesso. Chiunque avrebbe fatto come me, credo. Un anno e mezzo. Aveva un cattivo carattere… Subiva la pressione del cancelliere Schmidt: la Germania non avrebbe partecipato e chiese solidarietà agli amici. Quindi a Craxi. Dissi no anche a lui, non la prese bene. Ma come potevo dire agli atleti “non si va ai Giochi” se l’Italia continuava a costruire macchine a Togliatti? Mi sembrava ipocrita».

LA RABBIA – Quasi mai e solo sulle sciocchezze, per le cose serie non perdo mai il controllo. Quando da sindaco di Roma mi arrestarono sei assessori o quando ero finito nel mirino del giudice Castellucci, poi condannato, ho sempre dormito bene».

CALCIOPOLI E L’AMAREZZA PER IL DUBBIO SULLA SUA ONESTÀ – «No, mi faceva male l’idea che la gente mettesse in dubbio la mia onestà. È un pensiero che mi fa soffrire anche oggi, nonostante sia stato assolto da tutto. Ma c’è altro: mi resta l’amarezza di aver capito che tutto è nato da un mio grande errore politico. Nel 2004 pensai che Bergamo e Pairetto non potevano più essere designatori arbitrali, certe posizioni ogni tanto vanno cambiate. Chiamai Collina che avrebbe smesso l’anno dopo offrendogli il posto, rifiutò per continuare ad arbitrare. Non feci più nulla. Anni dopo, in una trasmissione di History Channel su Calciopoli, scoprii che Collina l’aveva detto a Meani (all’epoca addetto agli arbitri del Milan, ndr), Meani lo aveva riferito ai confermati Bergamo e Pairetto e i due a quel punto pensarono di sopravvivere appoggiandosi a Moggi. Ho sbagliato, avrei dovuto cambiarli comunque. Ma ero preso da due problemi serissimi: la brutta eliminazione dell’Europeo e il Napoli che rischiava di sparire, un argomento su cui anche il presidente della Repubblica Ciampi chiedeva spiegazioni. Non trovavamo nessuno che lo prendesse, era un dramma! Poi arrivò De Laurentiis… Da allora dopo il Milan tifo Napoli».

LE CONSEGUENZE DI CALCIOPOLI E GLI SCUDETTI – «È un bene ci sia stata un’indagine e che siano state punite le squadre responsabili. Gli scudetti andavano tolti alla Juve perché i suoi dirigenti avevano fatto degli errori, ma quello 2005/2006 non andava dato all’Inter, dovevano rimanere entrambi non assegnati come nella tradizione della Federcalcio».

IL MONDIALE 2006 E LA FIGURA DI BLATTER – «E qualcuno scrisse che ci eravamo riusciti malgrado l’avversità di Blatter, tanto che non ci consegnò la Coppa. Che si vinca il Mondiale avendo il presidente della Fifa contro mi sembra una cosa difficile. La verità è che la qualità dei giocatori va anche accompagnata da una politica sportiva fatta in modo giusto e io avevo messo nella commissione arbitri della Uefa Pairetto e in quella della Fifa Bergamo. C’è un proverbio che dice aiutati che Dio ti aiuta».

LA NAZIONALE – «Non voglio nemmeno pensare a un’altra mancata qualificazione. Ce la faremo. Il fatto è che ormai tutto il calcio è strutturato contro le nazionali, si gioca sempre e in quei pochi giorni bisogna creare un’alchimia che non so dire per quali ragioni scatti o meno. All’Europeo del 2021 c’era e in quel caso potrebbe avere un nome: Gianluca Vialli. Su di lui devo rivelarvi una cosa».

VIALLI – «Ho un’opinione straordinaria di Vialli e gli sono grato perché, al contrario di altri, ha mantenuto il massimo riserbo su un nostro incontro dell’ottobre 2002: dopo l’infausto Mondiale in Corea e Giappone, il Trap era partito malissimo nelle qualificazioni per l’Europeo. Parlando con Giraudo venne fuori che Vialli sarebbe stato disponibile ad allenare la Nazionale. Andai a incontrarlo a Torino, purtroppo non c’erano le condizioni. Nessuno lo ha mai saputo, è stato un uomo vero».

IL SUO MILAN IDEALE – «Sarei molto felice se tornasse Galliani, uno che del calcio e di questo club sa tutto. Per i tifosi sarebbe una sferzata di entusiasmo straordinaria».

LA SUA CANDIDATURA ALLA PRESIDENZA DEL CONI – «Adesso posso dirlo con molta trasparenza. Pescante, Petrucci, Gravina e io eravamo molto preoccupati del fatto che ci fossero due squadre opposte e completamente diverse dalla precedente. Era stato ingiusto non consentire a Malagò di proseguire, quindi ritenevamo opportuno mantenere Mornati come segretario generale. Ho capito che per sperare di garantire la continuità amministrativa dell’ente mi sarei dovuto candidare e l’ho fatto. La nostra moral suasion non sarebbe bastata… Un paio di giorni prima del voto in una conference call Gravina, Petrucci e io abbiamo espresso a Malagò e all’attuale presidente Buonfiglio la nostra posizione, sottolineando pure che a livello giuridico il segretario deve essere un interno Coni: garantivamo il nostro appoggio elettorale chiedendo continuità. Mi sembra che le cose siano andate e vadano bene. Quanto a me, ho sempre saputo che fine avrebbe fatto la mia candidatura, ma non potevo dirlo a nessuno. Anche per questo finora non ho fatto interviste».

Antonio Calabro: «Ero senza squadra, ma la Carrarese è stata la mia rivincita Siamo umani, i miracoli li lasciamo ai Santi. Antonio Conte? Vi dico questo…»

Calabro e quella che è stata la consacrazione della sua Carrarese. Le ultime

Antonio Calabro è un uomo che ha saputo aspettare, ma soprattutto ha saputo trasformare l’attesa in una forza motrice. Dopo sei mesi lontano dal campo, trascorsi tra la sua casa in campagna nel Salento, il giardinaggio e il mare, ha trovato la sua rivincita sulla panchina della Carrarese. Un club che ha saputo mantenere la categoria piazzandosi davanti a grandi nomi, e che quest’anno è partito a razzo in campionato. In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, il tecnico salentino si racconta, svelando i segreti della sua Carrarese, la sua filosofia di vita e di calcio, e la sua profonda spiritualità.

ERA SENZA SQUADRA – «Sono tornato nella mia casa in campagna, nel Salento. Per rilassarmi mi dedico al giardino. Poi vado al mare, è l’unico momento in cui non penso al calcio. Avevo paura che tutti si fossero dimenticati di me. La Carrarese è stata la mia rivincita».

LA PARTENZA A RAZZO DELLA CARRARESE – «La vittoria a La Spezia è stata fondamentale, il Padova era insidioso. Finora nessuno è a punteggio pieno. La stagione è lunga, noi abbiamo ben chiaro l’obiettivo. Arrivare a quota 45 punti per conquistare la salvezza. Il nostro è un progetto a lungo termine iniziato due anni fa. Al debutto contro lo Spezia in campo c’erano 8/11 della formazione che ha vinto i playoff in C».

IL VERO SEGRETO – «Le dirò di più, la forza del gruppo è il nostro orgoglio. Siamo riusciti a mantenere la categoria con gli stessi giocatori. Piazzandoci davanti a grandi club: Frosinone, Sampdoria, Salernitana. Eppure, a inizio anno, tanti ci avevano condannato».

LA QUOTA RETROCESSIONE – «Ho appeso un foglio nello spogliatoio: 1.16. Era la nostra quota retrocessione secondo gli operatori. Sono un uomo di campo, più che di calcio. Volevo che il gruppo avvertisse quella stessa rabbia e volontà di rivincita che avevo io. Cosa ripeto sempre ai ragazzi? In campo non si va in giacca e cravatta, ma con la tuta da operai. Per combattere su ogni pallone fino all’ultimo».

ANTONIO CONTE – «Sono leccese, come Antonio Conte. Ho studiato tanto la sua Juventus. Il mio modulo di riferimento è il 3-4-2-1. Osservo le squadre con un gioco simile: dal Bayer all’Atalanta. Leggo molto, è il mio modo per far viaggiare la mente. Ho la scrivania piena di testi, da L’arte di essere saggio di Seneca alla Bibbia».

LETTURE – «Leggendo i pensatori classici ho imparato a dare il giusto valore al tempo. La religione mi ha insegnato invece che tutti siamo uguali, chiunque può sbagliare. I giocatori si affidano all’allenatore, io mi rivolgo a chi c’è lassù. Prima di ogni partita resto da solo nello spogliatoio e prego».

L’UDIENZA DA PAPA FRANCESCO CON LA SQUADRA «È stato un incontro emozionante. Nonostante l’età e la sofferenza era a disposizione di chiunque. La vera umiltà è nei piccoli gesti. Al Santo Padre abbiamo regalato una maglia della Carrarese con il numero 10».

I “MIRACOLI” – «Restiamo con i piedi per terra, siamo umani. I miracoli li lasciamo ai Santi».

Carnevali: «Sassuolo, mercato sostenibile e 10 acquisti. Abbiamo detto dei no per Pinamonti e Laurienté. Matic il più facile. E Berardi… De Bruyne il miglior colpo della Serie A»

Carnevali e quello che sarà il Sassuolo 2.0 considerando il ritorno in Serie A

Giovanni Carnevali, Amministratore Delegato del Sassuolo, sfoggia il sorriso di chi ha centrato gli obiettivi prefissati in una sessione di calciomercato estivo intensa e “molto faticosa”. Il club neroverde è stato protagonista fino all’ultimo giorno, piazzando due colpi importanti e, soprattutto, riuscendo a mantenere i propri big in rosa. In un’intervista esclusiva a Tuttosport, Carnevali traccia un bilancio a 360 gradi del mercato, svelando retroscena sugli acquisti più complessi, elogiando il Napoli e De Bruyne, e rivelando le strategie future del Sassuolo, tra rinnovi imminenti e obiettivi stagionali chiari.

I COLPI LAST MINUTE: CHEDDIRA E COULIBALY – «Sapevamo che per lui c’erano altre squadre interessate, ma siamo contenti di essere riusciti a spuntarla l’ultimo giorno. Non è stato facile vista la concorrenza: adesso col suo arrivo e quello di Coulibaly siamo convinti di aver completato la rosa anche in quei settori nei quali potevamo avere qualche carenza».

IL BILANCIO DEL MERCATO – «Siamo molto soddisfatti, anche se è stata una finestra molto faticosa e che ci ha visti molto impegnati. Tra l’altro quasi tutte le trattative sono state complesse, anche se per fortuna poi si sono concluse in maniera positiva. Pur avendo una proprietà importante alle spalle, abbiamo ragionato all’insegna della sostenibilità. Adesso toccherà al campo, che resta l’unico giudice, dirci cosa abbiamo fatto bene e in cosa magari potevamo muoverci meglio».

L’ACQUISTO PIÙ DIFFICILE – «Mi viene in mente Konè. L’abbiamo preso dal Marsiglia: si tratta di un ottimo centrocampista che potrà fare bene. E poi dico Vranckx: lo volevano da un po’ di tempo e alla fine siamo riusciti a convincerlo a venire a Sassuolo».

MATIC – «Paradossalmente la sua è stata l’operazione più facile. Incredibile ma vero. Nemanja ha un agente di cui si fida totalmente e che conosce bene la nostra storia oltre alla serietà e professionalità che ci contraddistinguono. Perciò è bastato incontrare Matic a Milano e abbiamo subito raggiunto un accordo. Ci tengo a dire che da parte sua non ci sono state pretese economiche particolari, ma soltanto una grande volontà di sposare il nostro progetto per tornare protagonista. Matic si è calato con grande entusiasmo nella realtà del Sassuolo e potrà darci una bella mano».

IL “NO” A BOURNEMOUTH E BESIKTAS PER PINAMONTI E LAURIENTÈ – «Non si è trattato di tenerli a tutti i costi. Il nostro obiettivo rimane sempre quello di far crescere i ragazzi e dar loro poi l’opportunità di andare in squadre importanti. Al tempo stesso però avevamo fissato dei parametri economici per questo tipo di operazioni e non sono arrivate proposte, che noi ritenevamo adeguate, per cederli. Anche se per poco le cifre non rispondevano alle nostre valutazioni e al valore di mercato dei ragazzi».

BERARDI – «Domenico è il nostro campione, abbiamo un legame speciale. L’anno scorso con la Serie B non c’entrava nulla, ma è rimasto e ci ha presi per mano. Gli abbiamo rinnovato il contratto fino al 2029 per riconoscere il suo valore e quanto ci sta dando».

IL COLPO DA COPERTINA DEL MERCATO – «Scelgo De Bruyne. Il Napoli ha preso un top player e oltre al belga giocatori molto importanti. Sono felice di questo: acquisti del genere possono far crescere il movimento del calcio italiano, che non è troppo in salute. Complimenti a De Laurentiis: Aurelio si è confermato un grande presidente».
RINNOVO THORSTVEDT?- «Siamo a buon punto».
GLI OBIETTIVI PER LA STAGIONE – «Dobbiamo salvarci e portare a termine il campionato nel miglior modo possibile. Nel calcio bisogna fare buoni risultati, ma noi vogliamo anche far divertire i tifosi».

Nicola Riva: «Papà e la Nazionale, un amore indissolubile. Gattuso e Buffon faranno tornare la passione. Con alcuni giocatori era più confidente che con noi figli. Considerava Vieri il suo erede»

Il figlio di Gigi Riva ha voluto esprimersi così su quello che è stato l’ex Rombo di Tuono tra Cagliari e Nazionale

Il ricordo di Gigi Riva è indelebile, un’ombra che continua a guidare il dna azzurro, soprattutto ora che la Nazionale riparte con due dei suoi “ragazzi” protagonisti del trionfo di Berlino 2006: Rino Gattuso e Gigi Buffon. Nicola Riva, figlio della leggenda, consigliere d’amministrazione e “brand ambassador” del Cagliari, apre i cassetti della memoria in un’intervista esclusiva a Tuttosport. Tra aneddoti commoventi e rivelazioni inedite, Nicola racconta l’amore incondizionato del padre per la maglia azzurra, il suo rapporto speciale con i giocatori, il famoso episodio del trolley dopo il Mondiale, e la fiducia incondizionata nel nuovo corso della Nazionale.

COSA RAPPRESENTAVA LA NAZIONALE PER SUO PADRE – «È difficile spiegare cosa rappresentasse la maglia azzurra per papà. L’ha indossata per la prima volta a 17 anni nella juniores e lì è iniziato il suo percorso, prima da giocatore quindi da dirigente. Da giocatore quella maglia la sentiva tantissimo, ci teneva sempre a essere in campo, tanto che si è rotto due gambe in partite che non avrebbe dovuto neanche giocare. Poi nei vent’anni passati in azzurro come dirigente pretendeva che tutti coloro che indossavano la maglia azzurra la sentissero come la sentiva lui. E credo che sia riuscito a trasmettere a tanti questo sentimento».

NEL 2006 VA VIA QUANDO VEDE I POLITICI – «Sì, e le rivelo un’altra cosa: se non ne avessero parlato dopo Totti, Buffon e qualcun altro, nessuno l’avrebbe mai saputo. Lui era anche questo: fare un gesto che sentiva moltissimo dentro di sé, un gesto di coerenza, un gesto verticale ma senza fare clamore perché avrebbe potuto portare polemiche alla Nazionale e questo non l’avrebbe mai voluto. Lui in quel pullman non si sentiva a suo agio per la persona che era e per il senso di coerenza che aveva, quindi ha preso la valigia e se ne è andato. Pensi che anche a noi figli non l’ha mai raccontato: io, per esempio, l’ho saputo dal libro di Totti».

IL RAPPORTO CON GATTUSO – «Ottimo, molto schietto e amichevole. Papà con alcuni ragazzi che erano in Nazionale penso avesse un rapporto addirittura più confidenziale rispetto a quello con noi figli che lo vedevamo come un uomo un po’ più rigido. Ma quelli erano i suoi ragazzi e mi piace sapere che avesse quel tipo di feeling con loro».

GATTUSO E BUFFON AL MEMORIAL – «Eh, abbiamo parlato di tante cose ed è stato bellissimo vederli lì. Poi Gigi ha partecipato davvero a tutti gli eventi dedicati a papà. Sono certo al mille per mille che papà sarebbe stato davvero contento di vedere i ragazzi del 2006 alla guida della Nazionale».

FIDUCIA – «Sì: sono certo che con Gattuso e Buffon tornerà la gioia di vestire la maglia della Nazionale, quella passione, quel senso di identità e sono sicuro che si raggiungeranno risultati importanti».

L’AMORE PER L’AZZURRO – «Papà sognava da bambino vestire quella maglia, oggi nel calcio professionistico ci sono altre priorità e gli obiettivi che uno si prefigge non sono più la Nazionale e vincere un Mondiale. Purtroppo questo disinnamoramento si sta ripercuotendo anche tra i tifosi».

IL RECORD DI GOL IN AZZURRO (35 IN 42 PARTITE) – «È un record incredibile perché li ha segnati in appena 42 partite. È un primato di cui era orgoglioso, anche se non l’avrebbe mai detto».

COSA UNISCE GIGI RIVA, GIANLUCA VIALLI E GIGI BUFFON – «Il fatto che siano soprattutto grandi uomini: una volta smesso di giocare, non tutti riescono ad avere l’umiltà necessaria per trasmettere quei valori, quella passione per la Nazionale in un nuovo ruolo più defilato».

IL GIOCATORE A CUI ERA PIÙ AFFEZIONATO SUO PADRE – «Ne potrei citare tantissimi: Buffon, Cannavaro, Maldini, Baggio, lo stesso Cassano. Gli allenatori cambiavano, lui c’era sempre: quando si andava a Coverciano la certezza era di trovare Gigi Riva. Penso che a tutti sia piaciuto il fatto che lui osservasse tutto ma parlasse solo quanto c’era qualcosa importante da dire. I ragazzi poi avevano la certezza che ci sarebbe stata una persona che li avrebbe protetti da tutto ciò che succedeva fuori: mercato, scandali, polemiche».

CHI CONSIDERAVA IL SUO EREDE IN CAMPO – «Forse Vieri: era forte, potente, aveva grandissimo coraggio».

L’ALLENATORE CON CUI HA PIÙ LEGATO – «Ha avuto un rapporto ottimo con tutti: il fine per lui era creare l’ambiente ideale per preparare le partite. Certo è che la Coppa vinta a Berlino ha creato un legame speciale e indissolubile con Lippi».

LA SCELTA DEL CAGLIARI SU PISACANE – «Fabio è giovane, curioso, preparatissimo, attento ai dettagli, ha studiato tanto, ha dimostrato con la Primavera cosa è in grado di fare. E poi ha indossato la maglia del Cagliari con tantissima passione e questo ne fa, tornando a papà, una persona che può trasferire certi valori ai ragazzi. Quindi ci sono tutti i presupposti perché lui possa fare una grande carriera e noi fare una stagione buona, in cui si riesca a costruire qualcosa di importante anche per il futuro».

Infortunio Scamacca, ancora problemi al ginocchio per l’attaccante atalantino. Lasciata la Nazionale


Infortunio Scamacca: l’attaccante lascia il ritiro della Nazionale per problemi al ginocchio

Brutte notizie per la Nazionale italiana e per il commissario tecnico Gennaro Gattuso in vista delle imminenti sfide internazionali. A causa di un nuovo infortunio, Gianluca Scamacca è stato costretto ad abbandonare il ritiro degli Azzurri a Coverciano. Il centravanti dell’Atalanta non sarà quindi disponibile per la partita contro l’Estonia in programma il 5 ottobre, né per il successivo impegno contro Israele.

L’infortunio di Scamacca riguarda un fastidio persistente al legamento collaterale del ginocchio sinistro. Nonostante il classe 1999 avesse inizialmente risposto alla convocazione con entusiasmo, il problema fisico non gli ha permesso di allenarsi con continuità. Scamacca era arrivato a Coverciano già non al meglio, sperando in un miglioramento delle condizioni, ma il recupero non è andato come previsto.

La situazione si è evoluta rapidamente nelle ultime ore. Dopo ulteriori controlli e un’attenta valutazione da parte dello staff medico della Nazionale, si è deciso di non rischiare ulteriori complicazioni. Così è maturata la decisione di liberare il giocatore, permettendogli di tornare a Bergamo per proseguire il percorso di recupero con l’Atalanta.

La FIGC ha comunicato ufficialmente l’infortunio di Scamacca con una nota pubblicata nella mattinata del 4 ottobre:

“Questa mattina ha lasciato il ritiro Gianluca Scamacca: l’attaccante dell’Atalanta non ha pienamente recuperato dal risentimento con cui è giunto presso il Centro Tecnico Federale, risultando quindi indisponibile per le gare con Estonia e Israele.”

L’infortunio di Scamacca rappresenta una perdita significativa per Gattuso, che contava sulla sua presenza per dare peso e fisicità al reparto offensivo. Allo stesso tempo, crea anche preoccupazione in casa Atalanta, visto che il giocatore era recentemente rientrato dopo altri problemi fisici.

Ora l’obiettivo è evitare ricadute. Scamacca lavorerà con lo staff medico nerazzurro per recuperare al meglio, in vista dei prossimi impegni di campionato e per cercare di tornare a disposizione della Nazionale già nel prossimo ciclo di partite internazionali.

Alla ricerca del miglior Scalvini: inizio difficile con l’Atalanta, ma la sua personalità farà la differenza

Atalanta alla ricerca del miglior Giorgio Scalvini: il rientro dall’infortunio, un graduale recupero e migliorie difensive da attuare

Al di là del contesto gruppo e del modus operandi di Juric all’Atalanta, occorre anche focalizzarsi sui singoli. Tantissimi i giocatori attesi, su tutti Giorgio Scalvini: difensore avente quel culto della personalità che lo ha reso grande portandolo dal Settore Giovanile fino alla prima squadra. Giocatore, ad oggi, in difficoltà (condizionato anche dagli infortuni).

Due anni sono passati da quel maledetto 2 giugno 2024 quando la rottura del crociato in Atalanta Fiorentina aveva interrotto il suo grande periodo di forma, al termine di una stagione che l’avevo visto vincere l’Europa League ed essere convocato agli Europei con l’Italia nonostante la sua fragilità fisica lo avesse tenuto fermo ai box per qualche partita.

La stagione successiva soltanto 8 presenze totali tra Serie A, Champions League, Coppa Italia e Supercoppe sempre per via degli infortunii (ultimo alla spalla): nel mezzo una serie di prestazioni che lo hanno visto rincorrere la sua miglior versione di sé senza tanti risultati, soprattutto difensivi.

In questa stagione tra precampionato e le prime due giornate, ha riscontrato non poche difficoltà nelle marcature e in termini di solidità. Certo, è chiaro che Giorgio è sempre stato un braccetto utile più nei recuperi e nella costruzione piuttosto, ma dietro Djimsiti-Hien non bastano, Kolasinac è rotto e il mancato impiego di Kossounou (ad oggi più in forma) non aiuta, così come l’attuale lenta e macchinosa fase di creazione dal basso dell’Atalanta. Fatto sta che le cosiddette “crocifissioni definitive in sala mensa” ad inizio stagione sono tutto e niente.

Giorgio Scalvini rimane pur sempre un difensore dalla grande personalità e da ben 4 anni stabilmente in prima squadra (e ha solo 21 anni). L’Atalanta crede in lui, così come il ragazzo deve far tesoro degli insegnamenti fatti con Gasperini, ritornando ad essere un tassello importante sulla retroguardia. Questione di tempo, maturità e carattere: ciò che lo ha sempre contraddistinto dal suo primo approdo a Bergamo.

Calciomercato Lazio: quando può arrivare Insigne. Il Parma si è sfilato

Calciomercato Lazio: quando può arrivare Insigne. Il Parma si è sfilato, ma serve lo sblocco delle operazioni in entrata

L’inverno potrebbe segnare un clamoroso ritorno in Serie A per Lorenzo Insigne. Dopo la sua avventura oltreoceano, l’attaccante napoletano è nel mirino del calciomercato Lazio, dove ritroverebbe l’allenatore che più di chiunque altro ha saputo esaltare il suo talento: Maurizio Sarri. Un’ipotesi suggestiva che, come spiega Il Messaggero, è legata a doppio filo alle vicende extra-campo del club biancoceleste.

La fattibilità dell’operazione dipende interamente dalla decisione di una nuova commissione indipendente riguardo al blocco del mercato imposto alla Lazio. Esistono due scenari possibili. Il primo, e più ottimistico, prevede uno sblocco totale entro la fine di novembre; in questo caso, la società potrebbe tesserare Insigne già a dicembre, anticipando la concorrenza e integrandolo subito nel gruppo. Il secondo scenario, più cauto, contempla un via libera solo parziale. Se così fosse, la Lazio dovrebbe attendere l’apertura ufficiale della sessione invernale, il 2 gennaio, e, soprattutto, dovrebbe prima liberare uno slot nella rosa attraverso la cessione di un giocatore con un ingaggio equivalente.

Nel frattempo, per il 34enne si è definitivamente chiusa l’unica altra pista concreta emersa in estate. Il Parma, infatti, si è ufficialmente tirato indietro. Il nuovo amministratore delegato del club ducale, Cherubini, ha spento ogni voce, dichiarando senza mezzi termini che “l’attacco è a posto così”, chiudendo di fatto le porte a un possibile trasferimento in Emilia.

Di conseguenza, l’ipotesi di un riabbraccio con Sarri alla Lazio diventa sempre più concreta, a patto che le questioni burocratiche si risolvano favorevolmente. Per Insigne si tratterebbe di un ritorno in un campionato che conosce alla perfezione, sotto la guida di un tecnico che sa esattamente come sfruttare le sue caratteristiche. I tifosi della Lazio e gli appassionati di calcio restano in attesa: il sogno di rivedere “Lorenzo Il Magnifico” in Italia è ora nelle mani della burocrazia.

Zazzaroni: «Italia, ecco le buone notizie… Donnarumma ha una squadra e Gattuso non parla come Spalletti»

Zazzaroni: «Italia, ecco le buone notizie… Donnarumma ha una squadra e Gattuso non parla come Spalletti». Così il direttore del Corriere dello Sport

Sulle colonne del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni analizza l’attesa per l’esordio mondiale dell’Italia targata Gennaro Gattuso, soffermandosi su alcune “buone notizie” che, seppur con un pizzico di ironia, descrivono il momento del calcio azzurro. La prima, in particolare, è una battuta che fa riflettere: «Alla vigilia dell’esordio mondiale dell’Italia di Gattuso la prima buona notizia è questa: il portiere della Nazionale ha finalmente trovato squadra. È una battuta, ma descrive assai bene il momento del nostro calcio.» Un riferimento diretto alla situazione di Donnarumma, che ha finalmente abbracciato il Manchester City di Guardiola, lanciando un chiaro messaggio: «Il Mondiale? Non è possibile saltarlo per la terza volta».
La seconda, meno eclatante ma significativa, riguarda il cambio di rotta nella comunicazione del nuovo CT. Zazzaroni sottolinea come Gattuso abbia adottato un «linguaggio comprensibile, depurato da tatticismi e riferimenti alti, totalmente aboliti i contorsionismi dialettici di Spalletti». Un approccio diretto, quello di Rino, che in conferenza stampa si è mostrato «Carico a molla», parlando di coraggio, veemenza e di un calcio moderno che premia i «duelli. Gli avversari ti vengono a prendere, sono partite piene di uno contro uno». Un pragmatismo che, secondo il direttore, potrebbe rivelarsi la chiave giusta.

Gattuso ha anche provato a smontare le tesi sull’impoverimento tecnico del nostro Paese, affermando di non aver trovato difficoltà nelle convocazioni, pur con qualche sacrificio: «M’è toccato lasciare a casa Ricci, Cristante e Buongiorno che fanno parte del progetto». Un’affermazione in cui, forse per l’emozione, Zazzaroni rileva una piccola dimenticanza: Chiesa.

In conclusione, Zazzaroni sintetizza le aspettative di un’Italia che, avendo conosciuto tempi ben peggiori, ha un unico grande obiettivo: «A Rino non chiediamo il bel gioco, particolari brillantezze, dimostrazioni di superiorità anche sull’Estonia. Ci basta andare al Mondiale. In un modo o nell’altro. Semplicemente.» Un messaggio chiaro e conciso, che definisce la priorità assoluta per la Nazionale in questa nuova era.

Calciomercato Juventus: col rinnovo lo stipendio di Yildiz salirà fino a questa cifra

Calciomercato Juventus: col rinnovo lo stipendio di Yildiz salirà fino a questa cifra. Il turco sta per essere blindato fino al 2030

La Juventus continua la sua politica di valorizzazione dei giovani talenti e mette a segno un colpo fondamentale per il futuro. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il club bianconero è pronto a blindare il suo gioiello, Kenan Yildiz, con un rinnovo del contratto fino al 2030. L’accordo non è solo una dimostrazione di fiducia, ma una vera e propria investitura: lo stipendio del talento turco salirà fino a 5 milioni di euro a stagione, una cifra da top player che lo proietta tra i punti di riferimento della squadra.

Arrivato a parametro zero dopo la fine del suo rapporto con il Bayern Monaco, Yildiz, classe 2005, ha bruciato le tappe, impressionando fin da subito per tecnica, visione di gioco e una personalità fuori dal comune. La scorsa stagione è stata quella della sua consacrazione in prima squadra, dove si è affermato come uno dei pilastri del progetto tecnico di Igor Tudor, mostrando una maturità e una capacità di leggere le partite straordinarie per la sua età.

La sua importanza per la squadra è amplificata dalla sua duttilità tattica. Yildiz può agire sia come attaccante che come trequartista, garantendo allo staff tecnico preziose alternative e imprevedibilità. A queste doti offensive, il giovane turco abbina un’inaspettata efficacia nella fase di interdizione, rendendolo un giocatore moderno e completo. Queste qualità hanno convinto la dirigenza a premiarlo con un contratto a lungo termine, allontanando le sirene dei top club europei.

Questo rinnovo, tuttavia, va oltre il singolo giocatore. Rappresenta un segnale forte e chiaro inviato dalla Juventus: il futuro si costruisce valorizzando i talenti cresciuti in casa. Con questa mossa, Kenan Yildiz non è più solo una promessa, ma si candida a diventare uno dei protagonisti della prossima decade bianconera, un simbolo di qualità, ambizione e continuità su cui fondare un nuovo ciclo di successi.

Quagliarella: «Scoprii che lo stalker era un mio amico, un buco nero di 8 anni. Sotto casa mia una bara, rovinato il mio trasferimento al Napoli»

Quagliarella: «Scoprii che lo stalker era un mio amico, un buco nero di 8 anni. Sotto casa mia una bara, rovinato il mio trasferimento al Napoli». Parla l’ex attaccante

Fabio Quagliarella, ex bomber di Udinese, Napoli, Juventus e Sampdoria, si racconta a 42enne in un’intervista, a tratti scioccante, al Corriere della Sera.

UN UOMO TRISTE – «Tristezza significa non bere, non fumare, mangiar sano? Allora lo sono, è vero! Non ho messo un etto da quando ho smesso. Non ho vizi, sono riservato e parlo poco. Sì, sono anche un po’ diffidente. Lo sono diventato. E, allora, Debora mi dice che vivo poco le emozioni. Non mi piace essere al centro dell’attenzione, ogni volta che sono costretto a pubblicare una foto sui social poi mi dico: ma perché? Alla gente cosa importa cosa faccio o dico. Ho sempre parlato con i gol, il resto è stato meno importante. Debora scherza ma sono anni che mi sopporta e devo dire anche supporta. Grazie a lei ho recuperato un po’ di leggerezza. Lo dico così è felice».

MATRIMONIO – «Forse sì ma non è un tema nella nostra relazione. Stiamo bene».

VUOLE UN FIGLIO – «Assolutamente, è la conseguenza naturale di un amore solido. Il figlio verrà, anche se non riuscirò mai ad essere quello che mio padre Vittorio è stato con me».

8 ANNI VITTIMA DI UNO STALKER – «Traumatizzante. Doloroso. Forte. Ci sono pacchi di lettere a casa dei miei genitori a ricordarmi cosa ho passato, l’incubo che vivevo. Era un amico che frequentava casa, a ripensarci ogni volta sto male. Uno che di mestiere faceva il poliziotto postale, capisce?»

LE LETTERE – «Papà aveva messo le lettere una sull’altra, sono alte più di un metro. Le rileggeva ogni volta per capire chi potesse essere l’autore. Ce lo avevamo in casa, fu lui a intuirlo. Quella vicenda ci ha cambiato la vita. Ero al campo ma non c’ero, avevo paura che mentre ero via potesse accadere qualcosa alla mia famiglia. Li chiamavo spessissimo, ad ogni pausa dell’allenamento. Stavano bene, ma temevo non fosse vero. Difficile concentrarsi così. Ero a cena ma in realtà no. Nella mia vita un buco nero di otto anni. Sì prima o poi le brucerò quelle lettere».

L’ACCUSA CHE NON GLI PERDONA – «Tutte infamanti, quella di pedofilia è schifosa. L’arresto di quest’uomo che si fingeva amico e ci diceva che ci stava aiutando a capire chi fosse lo stalker è stata una liberazione. Dopo è stato pure peggio: quando per tanti anni sei ricattato, la paura ti resta dentro. Sei un pedofilo ma non solo, sei anche invischiato con camorra, droga e calcio scommesse. Le minacce di morte a mio padre: “Gli spariamo in testa” e “Adesso mettiamo una bomba nel suo palazzo”. Una volta fece trovare sotto casa una bara con sopra la mia foto. Mi stava distruggendo la carriera, rovinò il mio trasferimento al Napoli».

LETTERE PURE AL NAPOLI – «Il Napoli dopo una stagione mi comunicò che sarei andato via. Non potevo dire nulla, c’erano indagini in corso. Ma neanche loro fecero riferimento a quelle lettere. So soltanto che quando arrivai al Napoli dissi al mio procuratore che sarei rimasto a vita e invece…».

LA JUVE – «Sono un professionista e sono andato. A Torino fui accolto bene, con Conte ci siamo divertiti. A Napoli dopo anni tutti hanno capito, e ricevo ancora oggi testimonianze di affetto».

L’ADDIO ALLA SAMP – «Mi dissero che non c’era più bisogno di me. Peccato, forse nello spogliatoio qualcosa potevo dire o fare per i giovani. Poi abbiamo visto come sono andate le loro cose…».

Milan, spesi 165 milioni per Allegri: tutti i numeri del mercato rossonero. Solo Atletico e Leverkusen hanno…

Milan, spesi 165 milioni per Allegri: tutti i numeri del mercato rossonero. Solo Atletico e Leverkusen hanno… Il club ha potuto investire grazie alle cessioni

La Gazzetta dello Sport analizza a fondo il mercato estivo del Milan, evidenziando investimenti significativi e una strategia volta a rafforzare la rosa in maniera mirata e con elementi di esperienza. Con «investimenti per 165 milioni, neppure un euro proveniente dalle cessioni (160 milioni) messo in banca e stipendi aumentati del 10%», il club rossonero ha dimostrato una chiara volontà di puntare forte sul progetto. L’età media degli acquisti, 26 anni e mezzo (con l’eccezione del quasi quarantenne Modric), certifica una scelta precisa: «sono arrivati calciatori per far bene subito, non in futuro». Nello spogliatoio è confluito un patrimonio di esperienza e leadership, rappresentato dai «69 trofei che i nuovi rossoneri Modric (34), Rabiot (21) e Nkunku (14) hanno alzato nella loro carriera».

Il Milan è convinto di avere ora un organico più snello e, soprattutto, più qualitativo ed esperto. Questo è il risultato di investimenti importanti e cessioni mirate, un mix che ha permesso di raggiungere quasi tutti gli obiettivi prefissati a giugno e poi rimodulati dopo il summit di mercato di fine agosto con Allegri, che ha portato al passaggio al 3-5-2. L’unico tassello mancante è un difensore centrale di esperienza, sopperito dall’arrivo del prospetto tedesco Odogu. A livello europeo, il Milan si posiziona al terzo posto per investimenti (165 milioni), dietro solo ad Atletico Madrid e Bayer Leverkusen, escluse le squadre di Premier League. Questo è stato possibile grazie all’abilità nelle cessioni: tra i titolari del 2024-25 sono partiti “solo” Reijnders e un Theo Hernandez reduce da una stagione deludente e con il contratto in scadenza. Ben «90 milioni sono stati “spremuti” dalle partenze di Thiaw, Kalulu, Okafor, Morata, Emerson Royal, Pellegrino e Pobega», tutti giocatori riscattati, in prestito o fuori dal progetto Allegri. A ciò si aggiungono i 70 milioni potenziali dai riscatti dei prestiti di Musah, Jimenez e Chukwueze.

Il mercato estivo, guidato dal ds Igli Tare in sintonia con Allegri, ha prodotto «una squadra con un centrocampo top, un reparto con più qualità e scelta rispetto alla scorsa stagione». Modric, Rabiot, Jashari e Ricci hanno sostituito Reijnders, Bondo e Musah. È tornato anche Saelemaekers, rivitalizzato dopo i prestiti. Molti dei nuovi, come Ricci, De Winter, Saelemaekers, Rabiot e Terracciano, hanno già una profonda conoscenza della Serie A, e «non hanno bisogno di tempo per inserirsi e capire il nostro calcio». Odogu e Athekame, invece, sono investimenti a lungo termine. Infine, Christopher Nkunku, considerato un top player nonostante l’anno al Chelsea, era nel mirino di diversi club di Champions. Il monte stipendi è aumentato del 10%, a dimostrazione della volontà di investire. La dirigenza è convinta di aver fatto il massimo possibile: ora la parola passa al campo.

Napoli, le ultime dall’infermeria: Lukaku ha già voglia, Gutierrez e Neres puntano la Fiorentina

Napoli, le ultime dall’infermeria: Lukaku ha già voglia, Gutierrez e Neres puntano la Fiorentina. Come stanno gli infortunati di Conte

In casa Napoli, lo sguardo di Antonio Conte è costantemente diviso tra il campo e l’infermeria, da cui attende il rientro di pedine fondamentali per il suo scacchiere tattico. Il conto alla rovescia più lungo e sofferto è senza dubbio quello per Romelu Lukaku, il cui calvario è iniziato la sera del 14 agosto. La diagnosi – “lesione di alto grado del retto femorale della coscia sinistra” – ha fissato il rientro a circa cento giorni di distanza, con la data probabile del 22 novembre. Un’assenza pesante che è costata a “Big Rom” l’esclusione dalla lista Champions League.

Per accelerare i tempi e uscire dal tunnel, Lukaku ha scelto la via della terapia conservativa, evitando l’operazione chirurgica. Attualmente in Belgio per le cure, il bomber è in contatto sistematico con Conte e lo staff medico del Napoli, dimostrando un forte attaccamento e una grande voglia di tornare. Nonostante la lontananza, la sua presenza si fa sentire, come testimonia il suo tweet di esultanza dopo l’ultima vittoria: «Queste vittorie sono le migliori». Mentre la data del 13 settembre contro la Fiorentina è più un riferimento simbolico per una “vita nuova”, la squadra sa che dovrà attendere per riabbracciare il suo centravanti.

Se per Lukaku la pazienza è d’obbligo, per Miguel Gutierrez la luce in fondo al tunnel è sempre più vicina. L’esterno sinistro, operato alla caviglia destra il 10 luglio, sta finalmente raccogliendo i frutti del suo lavoro. Il dolore è un ricordo e l’ottimismo cresce dopo la ripresa delle doppie sedute di allenamento. Il suo recupero è una vittoria per il direttore Manna, che lo ha voluto a tutti i costi, investendo 18 milioni di euro più bonus senza lasciarsi spaventare dagli otto mesi di riabilitazione. Gutierrez era una vera “ossessione” di mercato, un giocatore intoccabile nel Girona, e ora scalpita per debuttare. L‘ipotesi di vederlo in panchina al Franchi contro la Fiorentina è concreta e rappresenterebbe un primo, fondamentale passo.

Chi quasi certamente sarà della partita è David Neres. L’attaccante brasiliano è stato tenuto a riposo contro il Cagliari per un affaticamento muscolare, una scelta puramente precauzionale per evitare guai peggiori. Superato lo stress, ora punta al rientro, sperando di poter condividere la trasferta di Firenze con l’amico Gutierrez, magari guardando insieme la partita prima di tornare entrambi protagonisti in campo. A riportarlo è La Gazzetta dello Sport.

Dybala tra campo e sponsor, la Roma prepara il rinnovo. Lui sogna la fascia

Dybala tra campo e sponsor, la Roma prepara il rinnovo. Lui sogna la fascia… Gasperini è pronto a dargli la titolarità nei prossimi impegni

Una Joya è per sempre”. Potrebbe non essere più solo lo slogan di una celebre campagna pubblicitaria, ma il manifesto del legame indissolubile tra Paulo Dybala e la Roma. L’attaccante argentino ha trasceso il ruolo di semplice calciatore per diventare un’icona, il simbolo di una squadra e dei suoi tifosi. Per questo, l’annuncio del rinnovo del suo contratto, che sia il club sia il giocatore intendono definire nei prossimi mesi, è atteso come un evento fondamentale per suggellare un rapporto che va oltre il campo. Dybala vede Roma come casa sua e, nel suo cuore, nutre anche il sogno di indossare un giorno la fascia da capitano. Ne scrive il Corriere dello Sport.

Ma il valore di Dybala per la Roma è sfaccettato come un vero e proprio diamante. La sua influenza non si misura solo in gol e assist, ma anche in termini commerciali. Le sue maglie sono le più vendute delle ultime tre stagioni, un dato che testimonia il suo impatto sulla tifoseria. È un catalizzatore di sponsor e un volto globale per il club, scelto persino dalla Lega Serie A come testimonial per il lancio del nuovo account Instagram in lingua araba. È una relazione simbiotica: Dybala porta prestigio e introiti, e la Roma gli offre un palcoscenico dove sentirsi amato e centrale nel progetto.

Lo sa bene anche il tecnico Gasperini, che non ha esitato a fare affidamento su di lui nei momenti più critici di questo inizio di campionato, sia per difendere un vantaggio contro il Bologna sia per cercare la vittoria contro il Pisa. Ora, con la sosta alle spalle, Dybala è pronto a riprendersi un ruolo da titolare assoluto in vista delle imminenti e delicate sfide contro il Torino e, una settimana dopo, nel derby con la Lazio.

La condizione del trentunenne è in netta crescita. Ogni allenamento a Trigoria è un passo in più verso il 100% della forma. Le sue prodezze in allenamento – gol di tacco, d’esterno e di interno destro – sono diventate virali, con la stessa Roma che ha utilizzato l’emoticon di un diamante per celebrare le sue giocate. Questa mattina, l’amichevole contro il Roma City sarà un ulteriore test per mettere minuti nelle gambe. Paulo si sente bene, mentalmente e fisicamente, pronto a proseguire la preparazione per guidare la Roma nei prossimi impegni. La Joya brilla, e Roma si gode il suo diamante.

Torino, con la Roma Baroni ritrova un titolare: così il tecnico sfrutterà la sosta al Filadelfia

In casa Torino Marco Baroni prepara la sfida contro la Roma, così il tecnico sfrutterà la sosta, mentre si prepara ad abbracciare nuovamente un titolare 

Un modulo (pressoché) nuovo da rodare, tanti giocatori arrivati nell’ultimo periodo da mettere alla prova e alcune alchimie di squadra ancora in fase di definizione. Se la sosta per le nazionali non sarà la panacea di tutti i mali, essa, perlomeno, servirà come una vera e propria boccata d’ossigeno in casa Torino. Già, perché – malgrado i tanti granata convocati dalle rispettive selezioni – le due settimane di ‘stop’ forzato dal campionato verranno sfruttate da Marco Baroni nel tentativo di trovare rimedio alle difficoltà palesate dal club piemontese in questi primi scorci di stagione.

‘Essere squadra’: questo il diktat imposto dal mister ex Lazio ai propri calciatori. L’antibiotico indicato per un Torino che – ora in avanti – dovrà imperativamente sembrare sempre più un lontano parente di quello uscito con le ossa rotte e orfano di certezze dall’esordio di San Siro (5-0 contro l’Inter). Già nella sfida successiva pareggiata con la Fiorentina (0-0 maturato tra le mura amiche) qualche timido segnale di crescita collettiva si è intravisto, come confermato dallo stesso Baroni nella conferenza post gara: «Non era un Toro di sostanza, ma che ha giocato di squadra dall’inizio alla fine. Abbiamo creato occasioni, dobbiamo migliorare nella gestione della palla. E’ un processo di crescita. Quando parlo di allenamenti, con qualcuno avrò 10 allenamenti qui. Non è un alibi, ma un percorso: ho chiesto compattezza e dedizioni, siamo stati squadra. E’ il primo mattoncino».

E ancora: «Guardo alle partite in 16 e non in 11, chi entra va dentro nel momento più importante. Oggi Maripan e Coco hanno fatto bene, anche gli altri, perché c’è stata attenzione e hanno tenuto le distanze». A proposito di difesa, proprio nel corso della pausa nazionali l’allenatore toscano potrà testare l’inserimento di due pedine nel proprio reparto arretrato: Niels Nkounkou e Ardian Ismajli.

Iniziando dal primo, il terzino francese è arrivato lunedì dall’Eintracht Francoforte. A lui il compito di garantire una soluzione in più alle possibilità già presenti, nella speranza di ritagliarsi un ruolo da protagonista nello scacchiere titolare. Per quanto concerne il secondo invece, l’ex Empoli sta ormai ultimando l’iter riabilitativo dalla noia muscolare accusata alla coscia destra e a brevissimo sarà nuovamente a disposizione. Insomma, per Baroni e i suoi la sosta sembra arrivare al momento giusto: fatta la rosa, ora bisogna costruire la squadra; il primo tassello per allontanare qualche nuvola grigia dal cielo del Fila.

Le prime pagine sportive nazionali – 4 settembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Empoli, doppio rinnovo fino al 2028 per Ignacchiti e Degli Innocenti. I dettagli

Empoli, doppio rinnovo fino al 2028 per Ignacchiti e Degli Innocenti. Tutti i dettagli e gli aggiornamenti

Importante operazione di continuità in casa Empoli. Il club toscano ha ufficializzato il prolungamento dei contratti di Lorenzo Ignacchiti e Duccio Degli Innocenti, due giovani centrocampisti cresciuti nel vivaio azzurro, che resteranno legati alla società fino al 30 giugno 2028.

Ignacchiti, classe 2004, è un centrocampista dinamico e duttile, capace di ricoprire più ruoli in mediana grazie a visione di gioco e intensità. Arrivato all’Empoli all’età di dieci anni, ha completato tutta la trafila nel settore giovanile fino all’esordio in Serie A. Per lui, il rinnovo è “una grandissima iniezione di fiducia” da parte della società. “Sono qui da quindici anni – ha ricordato – e considero l’Empoli come una seconda casa. Indossare questa maglia è bellissimo e significa tanto per me. Sono orgoglioso di poter proseguire il mio cammino qui e non vedo l’ora di ripagare sul campo la fiducia ricevuta”.

Degli Innocenti, nato nel 2003, è un mediano di grande temperamento e intelligenza tattica, già nel giro delle Nazionali giovanili italiane. Anche lui è un prodotto del vivaio empolese, con cui ha compiuto l’intero percorso formativo fino alla prima squadra. Reduce da un infortunio, ha sottolineato l’importanza del sostegno ricevuto: “Questo rinnovo è un attestato di fiducia molto importante, soprattutto in un momento particolare della mia carriera. Sentire la vicinanza del club non è scontato e per me significa tanto. Non vedo l’ora di tornare a disposizione e dare tutto in campo”.

Con questi due prolungamenti, l’Empoli conferma la propria strategia di valorizzazione dei talenti cresciuti internamente, puntando su un progetto tecnico che unisce continuità e prospettiva. La scelta di blindare due giovani di qualità fino al 2028 rappresenta un segnale forte anche in ottica mercato, ribadendo la volontà della società di costruire il futuro partendo dalle proprie fondamenta.

Il club, noto per la capacità di lanciare giovani nel calcio che conta, rafforza così il legame con due elementi che incarnano perfettamente la filosofia empolese: crescita graduale, senso di appartenenza e dedizione alla maglia.

Calciomercato estivo 2025: spesa record a un anno dal Mondiale 2026, le cifre nel report FIFA

Calciomercato estivo 2025: spesa da record a un anno dal Mondiale, ecco le cifre nel report ufficiale della FIFA! Le ultime

Il calciomercato estivo 2025 ha registrato numeri senza precedenti, confermando la crescente centralità del business calcistico globale a soli dodici mesi dal Mondiale 2026. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dalla FIFA, i club di tutto il mondo hanno investito complessivamente 9,76 miliardi di dollari (circa 8,36 miliardi di euro) per l’acquisto di calciatori provenienti dall’estero. Si tratta di un incremento di quasi il 50% rispetto alla sessione estiva del 2024 e di un balzo ben superiore al precedente record del 2023, fissato a 7,43 miliardi di euro.

Premier League ancora regina del mercato

Come spesso accade, la Premier League si conferma il campionato più spendaccione, con un totale di 2,73 miliardi di euro investiti. In particolare, il Liverpool di Arne Slot – allenatore noto per il suo calcio ad alta intensità e pressing costante – ha guidato le operazioni più rilevanti, puntando su rinforzi di spessore per tornare competitivo su tutti i fronti.

Alle spalle dell’Inghilterra, la Bundesliga tedesca si piazza seconda con 980 milioni di euro spesi, seguita dalla Serie A italiana (813 milioni) e dalla Ligue 1 francese (625 milioni). L’Arabia Saudita, protagonista di un’ondata di acquisti nel 2023 che l’aveva portata al secondo posto, scivola ora in sesta posizione, segno di una strategia di mercato più contenuta.

Crescita costante anche nel calcio femminile

Parallelamente, il calcio femminile continua la sua espansione, seppur con cifre molto più contenute. La spesa complessiva ha raggiunto 12,3 milioni di dollari, segnando un aumento dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un dato che testimonia l’interesse crescente di club e sponsor verso un settore in rapida evoluzione, trainato da atlete di livello internazionale come Alexia Putellas (centrocampista spagnola, due volte Pallone d’Oro) e Sam Kerr (attaccante australiana, stella del Chelsea Women).

Un mercato in continua trasformazione

L’impennata del calciomercato 2025 riflette non solo la disponibilità economica dei club, ma anche la volontà di rafforzare le rose in vista di un evento globale come il Mondiale. Con la finestra invernale ancora da disputare, gli analisti si chiedono se il trend di crescita possa proseguire o se assisteremo a un fisiologico rallentamento. Lo riporta l’ANSA.

Pafos, colpo in prospettiva di Giaretta: arriva lo svedese Wilmer Odefalk. La nota del club

Pafos FC, colpo in prospettiva di Giaretta: arriva lo svedese Wilmer Odefalk. Il comunicato ufficiale del club

Linea verde in casa Pafos FC, una delle protagoniste della prossima Champions League, inserita nello stesso girone della Juventus. La società cipriota, la cui direzione sportiva è affidata all’italiano Cristiano Giaretta – dirigente con una lunga esperienza in Serie A e all’estero – ha ufficializzato l’arrivo di un giovane talento del calcio scandinavo: Wilmer Odefalk.

Il centrocampista svedese, classe 2004, arriva in prestito dall’IF Brommapojkarna, club noto per il suo prolifico settore giovanile. A soli 20 anni, Odefalk ha già collezionato oltre 100 presenze ufficiali e messo a segno più di 20 reti tra campionati e coppe, numeri che testimoniano maturità e continuità non comuni per la sua età.

Un talento cresciuto in Svezia

Nato e cresciuto calcisticamente nelle file del Brommapojkarna, Odefalk ha esordito giovanissimo tra i professionisti, mettendosi subito in luce per visione di gioco, tecnica pulita e capacità di inserimento. Nel corso della sua carriera ha vestito anche la maglia del Djurgårdens IF, storica formazione della Allsvenskan (la massima serie svedese), dove ha potuto confrontarsi con un livello competitivo più alto e affinare le proprie qualità.

Sul piano internazionale, il giovane centrocampista ha rappresentato la Svezia nelle selezioni giovanili, confermando il suo status di prospetto di grande interesse per il futuro del calcio nordico.

COMUNICATO – “Il Pafos FC è lieto di annunciare la firma di Wilmer Odefalk, che arriva in prestito dall’IF Brommapojkarna. Il 20enne centrocampista svedese, classe 2004, arriva a Pafos come uno dei prospetti più interessanti del calcio svedese. Nonostante la giovane età, in carriera ha già collezionato più di 100 presenze ufficiali e oltre 20 reti.

Odefalk è cresciuto nelle file dell’IF Brommapojkarna e ha giocato anche per il Djurgårdens IF, nella massima serie svedese. Ha rappresentato la Svezia a livello internazionale giovanile, sottolineando il suo status di giocatore con un grande potenziale per il futuro. Siamo lieti di dare il benvenuto a Wilmer nel nostro club e gli auguriamo ogni successo!“.

Chiesa fuori dalla lista UEFA del Liverpool: l’ex Juve ai margini del progetto dei Reds. Gli aggiornamenti

Chiesa escluso dalla lista UEFA del Liverpool: l’ex giocatore della Juventus è finito ai margini del progetto degli inglesi. Le ultime

Un colpo di scena che scuote il calciomercato internazionale: Federico Chiesa, attaccante classe 1997 della Nazionale italiana e campione d’Europa nel 2021, è stato escluso dalla lista UEFA del Liverpool. Una decisione che, di fatto, lo mette sul mercato, ma arriva quando in Italia la finestra di trasferimenti è già chiusa, rendendo impossibile un ritorno immediato in Serie A.

La rottura con il Liverpool e l’occasione mancata per i club italiani

Il tecnico dei Reds, Arne Slot, allenatore olandese arrivato in estate dopo l’era Klopp, ha scelto di non inserire Chiesa nella rosa per la Champions League. Un segnale chiaro: l’ex stella della Juventus non rientra più nei piani tecnici del club inglese. Solo pochi giorni fa, una simile notizia avrebbe scatenato un’asta tra i top club italiani. Il Napoli di Antonio Conte, tecnico salentino noto per il suo calcio aggressivo e vincente, e il Milan, sempre attento ai grandi colpi, avevano seguito da vicino la situazione, sognando di riportare Chiesa in patria. L’esclusione dalla lista UEFA ha aperto la porta a una sua cessione, ma la chiusura del mercato italiano ha trasformato questa possibilità in una beffa.

Uno scenario complicato: le opzioni sul tavolo

Per Chiesa si prospettano ora due strade. La prima è un trasferimento “last minute” verso campionati con il mercato ancora aperto, come la Süper Lig turca o la Saudi Pro League, mete sempre più attrattive per ingaggi e visibilità. La seconda, meno allettante, è restare a Liverpool fino a gennaio, allenandosi ai margini della squadra e vivendo da “separato in casa” in attesa della riapertura delle trattative.

Un futuro incerto

Dopo un’estate segnata da voci di mercato e speranze di un ritorno in Italia, il futuro dell’ex bianconero appare più incerto che mai. La rottura con il Liverpool è ormai definitiva, ma il tempismo ha giocato contro di lui. I prossimi quattro mesi saranno decisivi per capire se Chiesa sceglierà un’avventura all’estero o attenderà il mercato invernale per tentare l’assalto a un nuovo capitolo in Serie A.

Sánchez lascia l’Udinese e torna in Liga: ufficiale il passaggio al Siviglia. Il comunicato

Alexis Sánchez lascia la Serie A e l’Udinese e torna in Liga: ufficiale il passaggio al Siviglia. Il comunicato del club

Alexis Sánchez, attaccante cileno classe 1988 soprannominato El Niño Maravilla per il suo talento e la capacità di decidere le partite, saluta nuovamente la Serie A. Dopo un’annata complessa con l’Udinese, segnata da infortuni e da un rapporto mai decollato con l’allenatore tedesco Kosta Runjaic – tecnico noto per il suo approccio tattico rigoroso – il fuoriclasse sudamericano riparte dalla Spagna, firmando con il Siviglia FC.

Il club andaluso, sei volte vincitore dell’Europa League, ha annunciato ufficialmente l’arrivo di Sánchez a mercato chiuso, confermando un contratto annuale con opzione per un’ulteriore stagione. L’operazione si è conclusa a parametro zero, dopo la rescissione consensuale con l’Udinese.

Un ritorno in un campionato conosciuto

Per Alexis Sánchez si tratta di un ritorno in LaLiga, dove aveva già militato con il Barcellona tra il 2011 e il 2014, conquistando una Liga, una Coppa del Re e una Supercoppa di Spagna. In quell’esperienza, il cileno aveva messo in mostra velocità, dribbling e fiuto del gol, qualità che il Siviglia spera di ritrovare per rinforzare il reparto offensivo.

COMUNICATO DEL CLUB – Il Siviglia e l’Udinese Calcio hanno raggiunto un accordo per l’acquisto dell’attaccante cileno Alexis Sánchez per una stagione al club sivigliano. Con una carriera che pochi possono eguagliare e avendo giocato per molti dei più grandi club del mondo del calcio, Alexis arriva al Nervión per portare la sua esperienza e il suo istinto da goleador.

Il suo palmares include, tra gli altri trofei: un campionato spagnolo, una Coppa del Re, due Coppe d’Inghilterra, due scudetti, due Coppe Italia, una Supercoppa Europea, un Mondiale per Club e due Coppe America con il Cile , con cui ha collezionato 168 presenze con la nazionale maggiore

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