Pagina 128 – Calcio News 24

Roma Lazio, rebus orario per il derby: spunta l’ipotesi 18:30 di lunedì, ma la Lega e le TV si oppongono!

Roma Lazio, rebus orario per il derby capitolino di settimana prossima: spunta l’ipotesi 18:30 di lunedì, ma la Lega e le TV si oppongono! Il punto

L’orario del derby Roma Lazio del prossimo turno di Serie A è diventato un caso nazionale. La stracittadina, inizialmente prevista domenica 17 maggio, si intreccia con un altro grande evento della Capitale: la finale degli Internazionali d’Italia di tennis al Foro Italico, a pochi passi dallo stadio Olimpico. Una concomitanza che sta creando forti riflessioni sul piano dell’ordine pubblico, considerando anche il grande afflusso di tifosi e spettatori in una zona molto ristretta della città.

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Derby Roma Lazio, le autorità valutano il rinvio a lunedì

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport e Il Corriere dello Sport, la soluzione al vaglio sarebbe quella di spostare il derby e le altre partite collegate alla corsa europea a lunedì 18 maggio alle 18.30. Tra queste rientrano Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina, Como-Parma e, eventualmente, anche Pisa-Napoli qualora gli azzurri non dovessero blindare prima la qualificazione alla prossima Champions League.

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Il tema sicurezza resta centrale. Il Questore di Roma, Roberto Massucci, ha spiegato: «Premesso che noi siamo attrezzati per gestire qualsiasi cosa, anche eventi difficili in concomitanza, però mi sembrerebbe di buon senso non far giocare nello stesso giorno degli Internazionali di tennis, che sono diventati un evento mondiale, un evento altrettanto importante come il derby».

Derby Roma Lazio, Lega e televisioni spingono per domenica alle 12.30

La Lega Serie A e le emittenti televisive, però, preferirebbero mantenere la gara domenica 17 maggio, anticipandola alle 12.30. Una soluzione già indicata come possibile dal presidente Ezio Simonelli, pensata per evitare l’orario serale e limitare i problemi di ordine pubblico.

Il rinvio al lunedì non convince soprattutto per ragioni televisive e di pubblico: giocare in un giorno feriale alle 18.30 potrebbe ridurre presenze allo stadio e ascolti. La decisione ufficiale arriverà con la programmazione della 37ª giornata, attesa nelle prossime ore.

Mauro Icardi, perché dentro l’area di rigore (ancora) non ci sono paragoni: il suo sfogo e com’è andato l’ultimo ballo al Galatasaray

Mauro Icardi, perché dentro l’area di rigore non ci sono paragoni: il suo sfogo e com’è andato l’ultimo ballo al Galatasaray. I suoi numeri

«Perché dentro l’area di rigore, non ci sono paragoni!». Una frase diventata celebre, pronunciata da Riccardo Trevisani per raccontare uno dei tanti gol realizzati da Mauro Icardi con la maglia dell’Inter. L’ex capitano nerazzurro, attaccante argentino classe 1993, ha lasciato Milano nel 2019 dopo anni di altissimo rendimento realizzativo e una frattura ormai evidente con l’ambiente interista, alimentata anche dalle dichiarazioni dell’ex moglie e agente Wanda Nara.

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Icardi, dall’Inter al PSG fino al Galatasaray: i numeri restano pesanti

Con l’Inter, Icardi ha realizzato 111 gol in 188 presenze, confermandosi uno dei centravanti più prolifici della Serie A. Dopo l’addio ai nerazzurri, il passaggio al PSG, dove ha segnato 23 reti in 64 gare, prima del trasferimento al Galatasaray nel 2022. Anche in Turchia la sua formula non è cambiata: gol, trofei e continuità sotto porta. Il bilancio parla di 65 gol complessivi in 94 presenze, con quattro campionati vinti in quattro stagioni.

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L’ultimo periodo, però, è stato complicato dagli infortuni, compreso il grave problema al legamento crociato. Nonostante questo, l’attaccante argentino ha chiuso la stagione con 46 presenze, 16 gol e 3 assist, pur con un minutaggio non elevatissimo pari a 2003 minuti.

Icardi, lo sfogo social dopo il quarto titolo con il Galatasaray

Dopo l’ennesimo titolo conquistato (il quarto campionato in quattro stagioni al Gala), Icardi ha affidato ai social un lungo messaggio di rivincita personale: «Quattro anni consecutivi che non si sono limitati ai titoli. Durante questi quattro anni ho sentito di tutto. Che ero grasso, che ero magro. Che ero finito, infortunato, fuori forma, o che non ero più lo stesso giocatore. Forse hanno ragione… ma i numeri e le statistiche parlano da soli. Vi invito a guardarli. Ogni giorno una nuova scusa, un nuovo titolo, una nuova bugia per vendere storie e cercare di screditarmi. Ma il tempo rimette sempre tutto e tutti al loro posto. E quando le cose si mettono male, quando la pressione è alta e devi davvero dare il massimo… solo pochi hanno la capacità di cambiare la storia».

Poi ha aggiunto: «Ancora una volta, il “non posso” si è trasformato in un campionato. Ancora una volta, il genio strofina la lampada e appare quando la squadra ha più bisogno di lui. Ma soprattutto, grazie. Non a tutti… ma a coloro che non hanno mai smesso di credere in me, di cantare, di sostenermi e di difendermi, anche nei momenti più difficili. L’amore che mi avete dato in questi quattro anni vale più di qualsiasi bugia mai raccontata. L’amore di un’intera nuova generazione non si può spiegare a parole. E il rispetto e l’ammirazione dei grandi non si regalano… si guadagnano, e sono veri e sinceri. Un altro trofeo per la nostra storia».

Icardi, futuro lontano dal Galatasaray ma stessa fame di gol

Il messaggio è chiaro: Icardi non si considera finito. I numeri dell’ultima stagione, nonostante gli stop fisici, confermano la sua capacità di incidere. Ora il suo futuro sarà lontano dal Galatasaray, probabilmente in un nuovo campionato, ma la voglia di segnare e decidere resta la stessa. Come il leone tatuato sul proprio petto, Mauro Icardi vuole continuare a ruggire.

Fiorentina, si è spenta la luce: il momento no di Nicolò Fagioli

Dal gol vittoria di Verona al tunnel di errori tra Europa e campionato: il “Genio” non strofina più la lampada e la Fiorentina ne paga le conseguenze

Sembra passato un secolo da quella sfida contro il Verona in cui la Fiorentina si aggrappava al talento del suo numero dieci. In quell’occasione, la gara iniziò con una sua traversa e si chiuse con il suo gol decisivo, regalando l’illusione che Nicolò Fagioli fosse finalmente pronto a prendersi le chiavi del centrocampo viola in pianta stabile. Invece, proprio quando ci si aspettava il salto di qualità definitivo, il “Genio” è entrato in un cono d’ombra che sta preoccupando staff tecnico e tifoseria.

Il flop europeo e la marcatura di Cristante

Il segnale d’allarme più forte è arrivato dal doppio confronto di Conference League contro il Crystal Palace. Nella gara d’andata a Londra, “Fagiolino” non è mai riuscito a strofinare la lampada, apparendo spento e incapace di dettare i ritmi. Il ritorno a Firenze è stato, se possibile, ancora più amaro: una marea di palloni sbagliati che hanno interrotto sistematicamente la manovra offensiva di Italiano, rendendo il giocatore quasi un corpo estraneo al gioco.

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La crisi è proseguita in campionato, toccando il punto più basso all’Olimpico contro la Roma. Nel pesante 4-0 subito dai giallorossi, Fagioli è stato letteralmente annullato da Cristante. La marcatura a uomo del mediano romanista lo ha asfissiato, impedendogli ogni iniziativa e costringendolo a una prestazione anonima, priva di quegli spunti creativi che dovrebbero essere il suo marchio di fabbrica.

Errori tecnici e stanchezza mentale

Il pareggio a reti bianche di ieri contro il Genoa ha confermato che il problema non è solo tattico, ma anche tecnico. Troppi errori elementari, passaggi fuori misura e una lentezza di pensiero che non appartiene al suo repertorio. Se in passato Fagioli riusciva a sopperire ai momenti di stanca con la classe pura, oggi appare un giocatore arrugginito, che ha perso i tempi di inserimento e la precisione nel palleggio.

Il calo di rendimento di Fagioli coincide, non a caso, con le difficoltà realizzative della Fiorentina. Senza la sua regia illuminata e i suoi filtranti, la manovra diventa prevedibile e piatta. Basterà la motivazione di ritrovare da avversario la “sua” Juve per risvegliare l’ardore?

Premier League, l’Arsenal e il paradosso dei corner: il titolo passa per un fischio “ritardatario”

Il gol annullato al West Ham con l’Arsenal scatena la polemica in Premier League: tra wrestling e blocchi, caos sui calci da fermo

C’è un’ironia sottile, quasi beffarda, nel fatto che l’Arsenal — la squadra che più di ogni altra ha trasformato i calci d’angolo in una sorta di esibizione in stile WWE — stia per vincere la Premier League grazie a una decisione arbitrale che punisce proprio quel tipo di gioco. Al London Stadium, il gol annullato al West Ham per un fallo su David Raya ha scoperchiato il vaso di Pandora sulla gestione dei blocchi in area. Se questo è il nuovo standard di giudizio, allora l’intera stagione andrebbe rigiocata, poiché i Gunners hanno costruito le loro fortune su contatti identici, se non più marcati. Ecco le considerazioni di Amos Murphy su Express.

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Un groviglio di falli: il caos dell’area di rigore

L’ostruzione di Pablo su Raya è fallo: l’attaccante trattiene il braccio del portiere impedendogli la presa. Ma il calcio non è fatto di istanti isolati. Se guardiamo l’azione completa, il campo si trasforma in una mischia da football americano: Declan Rice cintura Mavropanos in un “placcaggio” da rugby, Odegaard trattiene Todibo (il quale a sua volta afferra la maglia di Raya), mentre Trossard lotta al limite del regolamento. Cronologicamente, prima ancora che il pallone entrasse in area, Soucek era già a terra dopo un contatto con Havertz.

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L’incoerenza del VAR e il “non-rigore” su Rice

Almeno cinque episodi passibili di fischio sono avvenuti contemporaneamente, ma solo uno è stato ritenuto degno di intervento. La spiegazione arrivata da Stockley Park ha lasciato interdetti: il contatto Rice/Mavropanos non è stato punito con il rigore perché avvenuto dopo il disturbo su Raya. Eppure, i replay mostrano chiaramente come Rice avesse già le mani sui fianchi dell’avversario prima che Pablo toccasse il portiere. È qui che risiede il problema: l’applicazione della legge è stata ondivaga per tutto l’anno.

Un’ammissione di colpa arrivata troppo tardi

L’Arsenal ha testato i limiti del regolamento fin dalla prima giornata (si ricordi il gol vittoria a Old Trafford), beneficiando di quella libertà concessa dagli arbitri nel traffico dell’area. Al London Stadium, la classe arbitrale ha esposto la propria fragilità: punire oggi ciò che è stato permesso per 36 giornate è un’ammissione di colpa.

Napoli Bologna, urlo Champions: Conte vuole la certezza aritmetica, Italiano bestia nera del Maradona

Napoli Bologna, ai partenopei serve l’ultima vittoria per il pass europeo. Conte ritrova Di Lorenzo, mentre il futuro resta un rebus

Il calcio non è una scienza esatta, ma l’aritmetica non mente: al Napoli servono esattamente tre punti per trasformare il sogno Champions in realtà. Stasera al Maradona, i ragazzi di Antonio Conte hanno l’occasione di chiudere i conti con due giornate d’anticipo. Battere il Bologna significherebbe assicurarsi non solo il prestigio internazionale, ma anche quel “tesoretto” da circa 50 milioni di euro fondamentale per l’autofinanziamento del club. Una vittoria che porterebbe con sé l’obbligo del riscatto di Rasmus Højlund dallo United per 44 milioni: un effetto domino che parte dal campo e finisce sul bilancio. Ecco l’analisi del Corriere dello Sport.

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Il ritorno del Capitano e le scelte di Conte

La notizia più dolce per Conte è il ritorno di Giovanni Di Lorenzo. Il capitano azzurro si riprende la fascia e il posto da titolare dopo 100 giorni di calvario seguiti al grave infortunio del 31 gennaio. Sarà lui a guidare la difesa a tre con Rrahmani e Buongiorno, in quello che è l’unico cambio rispetto alla formazione vittoriosa a Como. In mezzo al campo, confermatissima la coppia Lobotka-McTominay, con Anguissa ancora in panchina. Davanti, il peso dell’attacco è tutto sulle spalle di Højlund, supportato dal talento di De Bruyne e Alisson Santos.

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Il “derby dell’incertezza”

Napoli-Bologna sarà anche la sfida tra due allenatori sospesi tra presente e futuro. Se per Conte il pass Champions è lo spartiacque per decidere se continuare il matrimonio con De Laurentiis, sulla sponda emiliana il clima è simile. Vincenzo Italiano, vera bestia nera del Maradona (dove ha vinto con ogni squadra allenata), vive la stessa precarietà amletica: restare o cambiare aria? Il Bologna, decimo e ormai privo di obiettivi concreti, gioca per l’onore e per rompere un tabù che al Maradona dura dal 2012, anno dell’ultimo pareggio a Fuorigrotta.

Fattore campo e precedenti

Le statistiche sorridono agli azzurri: negli ultimi 12 scontri diretti in casa, il bilancio è di 9 vittorie a 3 per il Napoli. Tuttavia, la squadra di Conte non deve sottovalutare l’imprevedibilità di un avversario già affrontato due volte in stagione (una sconfitta al Dall’Ara e il trionfo in Supercoppa a Riyadh). In una notte che profuma d’Europa, l’obiettivo è unico: domare l’inesattezza del pallone per abbracciare la certezza dei numeri.

Leonardo categorico: «Non vedere Maldini al Milan fa male a tutti, non so quale algoritmo possa dirmi che sia meglio non averlo!»

Leonardo categorico: «Non vedere Maldini al Milan fa male a tutti, non so quale algoritmo possa dirmi che sia meglio non averlo!». Le sue parole

Leonardo, ex giocatore, allenatore e dirigente del Milan, ha parlato a Cronache di Spogliatoio nel format Behind, soffermandosi sull’assenza di Paolo Maldini dal mondo rossonero e più in generale dal calcio italiano.

Secondo l’ex dirigente brasiliano, una figura come Maldini rappresenta competenza, storia e credibilità, qualità oggi difficili da trovare in un sistema sempre più complesso e politicizzato. Leonardo ha ricordato anche di aver avviato il percorso dirigenziale dell’ex capitano al Milan, sottolineando quanto possa ancora dare.

Spazio anche al ruolo dei direttori sportivi, oggi condizionato dagli algoritmi, che per Leonardo dovrebbero supportare le decisioni umane, non sostituirle.

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MALDINI – «Se hai Paolo Maldini al Milan, non so quale algoritmo possa dirmi che sia meglio non averlo. Non fa male solo a me non vederlo lì, fa male a tutti. Paolo è una figura che debba essere nel mondo del calcio. Io penso che figure così complete – perché lui si è completato nel tempo, ha fatto il dirigente ai massimi livelli, con successo, nella squadra in cui è stato per 30 anni – non ce ne siano nel calcio di oggi. Sono sicuro che Paolo abbia tanto da dare. Oggi esiste una struttura molto politica, molto complessa, molto arcaica, che qualche impedisce pure che questo succeda. Quello di cui c’è bisogno, oltre alle idee e alle competenze e della voglia, è qualcosa che trascini, che faccia credere che ‘questa sia una cosa bella’ da seguire. E’ difficile trovare una figura che sia capace in modo unanime di passare questa idea. Io vedo in pochi queste caratteristiche e Paolo, forse, è l’unico».

CONTRO GLI ALGORITMI – «Oggi tante squadre non si basano più sul parere di un ds che abbia un peso. Lui fa determinate all’interno di un contesto di lavoro generale, ma c’è una cosa molto influente oggi che sono gli algoritmi. Io non ho nulla contro, ma l’ho sempre visto come un appoggio alla decisione della persona, non qualcosa che dovesse sostituirla».

Josep Martinez punta i piedi: la finale di Coppa Italia per decidere il suo futuro all’Inter! No ad un’altra stagione da vice

Josep Martinez punta i piedi: la finale di Coppa Italia per decidere il suo futuro all’Inter! Il portiere vuole essere il titolare del prossimo anno

Josep Martinez si gioca una fetta importante del suo futuro all’Inter. Il portiere spagnolo, 28 anni, acquistato dal Genoa per circa 15 milioni di euro, partirà titolare nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, in programma mercoledì sera allo Stadio Olimpico di Roma. Una partita che può pesare molto nelle valutazioni della società nerazzurra in vista della prossima stagione.

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Josep Martinez Inter, il duello con Vicario resta aperto

Il tema riguarda soprattutto il futuro della porta interista. Yann Sommer, estremo difensore svizzero, è in scadenza a giugno e si svincolerà a parametro zero. Per questo l’Inter sta valutando con attenzione il profilo del prossimo titolare. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, la dirigenza e l’area tecnica avevano già orientato le proprie valutazioni su Guglielmo Vicario, portiere italiano del Tottenham allenato da Roberto De Zerbi.

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Con l’ex Empoli sarebbe stata trovata anche una base d’intesa per un eventuale contratto a Milano, ma resta da raggiungere l’accordo con il club inglese, ancora impegnato nella lotta salvezza in Premier League. La candidatura di Vicario resta quindi concreta, anche se non ancora definita.

Josep Martinez Inter, la conferma libererebbe risorse per il mercato

Puntare ancora su Martinez permetterebbe all’Inter di risparmiare circa 20 milioni di euro, da destinare ad altri reparti. I nerazzurri hanno infatti diverse priorità sul mercato: un difensore centrale, un centrocampista fisico e un esterno offensivo.

Il valore tecnico del portiere spagnolo non è mai stato messo realmente in discussione. Restano però alcune valutazioni legate alla quotidianità ad Appiano Gentile, dove un ritardo all’allenamento e un atteggiamento non sempre pienamente focalizzato avrebbero spinto Cristian Chivu a preferire la sicurezza e la professionalità di Sommer.

Josep Martinez Inter, decisione dopo la finale

Martinez ha già fatto sapere di non voler restare un’altra stagione da secondo portiere. In caso di mancata promozione a titolare, dunque, l’Inter dovrebbe valutare anche un’eventuale uscita e un nuovo innesto. Il confronto tra il club e lo staff del giocatore è già previsto dopo la finale di Coppa Italia. La decisione non è ancora stata presa: Vicario resta un vecchio pallino, ma Martinez ha ora l’occasione per cambiare il proprio destino.

Marsiglia, vittoria e sfogo: Rulli difende Beye e lancia la sfida al Rennes

Il Marsiglia piega il Le Havre grazie a Greenwood, nel post-partita il portiere argentino, Geronimo Rulli, rompe il silenzio: «Settimane complicate»

L’Olympique Marsiglia ha centrato l’obiettivo minimo nella 33ª giornata di Ligue 1, superando il Le Havre per 1-0. A decidere l’incontro è stata una rete di Mason Greenwood, ma a blindare il risultato ci ha pensato uno strepitoso Geronimo Rulli. Nonostante i tre punti, il clima attorno alla squadra è rimasto teso, soprattutto a causa delle pesanti critiche rivolte nelle ultime settimane all’allenatore Habib Beye. Proprio il portiere argentino, intervenuto in zona mista, ha voluto fare da scudo al gruppo e alla guida tecnica.

Lo sfogo di Rulli: «Dietro i calciatori ci sono uomini»

Rulli non ha usato giri di parole per descrivere il momento psicologico dello spogliatoio: «Preferisco non parlare troppo prima della fine della stagione, ma è stato un periodo molto complicato. Spesso ci si dimentica che abbiamo famiglie, figli e mogli che non vediamo per via della pressione e del lavoro». L’estremo difensore ha poi sottolineato l’unità d’intenti con l’allenatore: «Abbiamo svolto un lavoro eccezionale questa settimana con Habib Beye e tutto il suo staff. È un piacere veder ripagati gli sforzi con una prestazione del genere».

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La linea del pragmatismo e l’aiuto dei giovani

Per Rulli, contro il Le Havre contava solo il risultato, a prescindere dall’estetica del gioco: «Oggi l’unica cosa che importava era la vittoria. Poco importa il modo in cui è arrivata, dovevamo vincere». Un plauso speciale è andato ai numerosi giovani lanciati nella mischia nel finale: «Voglio congratularmi con i ragazzi più giovani. Sono entrati in un momento difficile e ci hanno dato una mano enorme. Credo che questa partita l’abbiamo vinta durante gli allenamenti settimanali, con la loro intensità».

Verso la “finale” contro il Rennes

Il successo mantiene vive le speranze dell’OM in vista dell’ultima, decisiva giornata. Il Marsiglia è atteso da quella che Rulli definisce una “piccola finale” contro il Rennes: «Sarà difficilissimo. Dobbiamo ripetere esattamente quanto fatto in questa settimana di preparazione. Servirà lottare con la stessa ferocia mostrata oggi per chiudere il campionato nel migliore dei modi».

Milan, il buio oltre San Siro: le colonne di Allegri ora traballano

Da Leao a Rabiot, i fedelissimi di Allegri affondano tra Sassuolo e Atalanta. Ecco chi è finito sul banco degli imputati nel Milan

Se il Milan è apparso una squadra “scollegata” nelle ultime due uscite, la responsabilità cade inevitabilmente sui singoli che dovrebbero garantire leadership e qualità. Le sconfitte contro Sassuolo e Atalanta non hanno evidenziato solo limiti tattici, ma un preoccupante calo psicofisico di alcuni interpreti fondamentali. La sensazione è quella di un gruppo che ha perso la bussola, dove persino i “pretoriani” di Massimiliano Allegri faticano a tenere dritta la barra.

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Il tracollo dei leader: Leao e Loftus-Cheek

Il caso più eclatante è quello di Rafael Leao. Il portoghese sembra aver imboccato una parabola discendente che preoccupa i tifosi: tra Reggio Emilia e San Siro è apparso “al capolinea”, incapace di aggredire la profondità e troppo spesso lontano dal cuore dell’azione. L’errore sotto porta contro la Dea è la fotografia di una fiducia ai minimi storici. Non va meglio a Ruben Loftus-Cheek, diventato improvvisamente un mistero: l’uomo che doveva spaccare le partite con la sua fisicità ora finisce a terra al primo contrasto, perdendo sistematicamente ogni duello in mediana e lasciando il centrocampo privo di protezione.

La mediana senza bussola

Anche chi solitamente garantisce equilibrio, come Adrien Rabiot e Samuele Ricci, è finito nel tritone della critica. Il francese, pur restando il pupillo del tecnico, non è riuscito a fare la differenza, fermato dalla sfortuna (il palo colpito contro l’Atalanta) e da una lucidità appannata. Ricci, dal canto suo, sembra aver smarrito quei tempi di gioco che lo avevano reso l’architetto del centrocampo: la sua lotta è generosa, ma spesso confusa e costellata da palloni persi in zone sanguinose del campo. Sulla stessa linea si muove Saelemaekers, un giocatore “a metà del guado” che non riesce più a essere l’arma tattica capace di mandare in crisi le difese avversarie e che, per di più, si fa squalificare per un giallo per proteste che la dice lunga sulla frustrazione che sta vivendo.

Difesa e attacco: Gabbia e Gimenez in affanno

In retroguardia, Matteo Gabbia ha sofferto maledettamente il confronto fisico con gli attaccanti avversari. Se a Sassuolo era finito nella morsa di Laurienté, contro l’Atalanta ha lasciato troppo spazio di manovra a Krstovic, permettendo sponde e conclusioni con una facilità inaccettabile per i livelli richiesti. Davanti, l’invisibilità di Santiago Gimenez è diventata un tema di discussione: il messicano è apparso un corpo estraneo alla manovra, incapace di incidere e di farsi trovare pronto nel momento del bisogno, se non per un unico guizzo che ha liberato Leao ieri sera.

Conclusioni

Il Milan ha bisogno di ritrovare i suoi riferimenti. Allegri dovrà lavorare molto sulla testa di questi giocatori, perché senza il recupero dei “big” il rischio è quello di veder svanire quanto di buono costruito nella prima parte di stagione. Il tempo degli alibi è finito: per raggiungere la Champions servono i fatti, non le simulazioni o i gesti di stizza.

Venezia, Stroppa si gode il primato: «Serie A raggiunta col sacrificio»


Il tecnico lagunare parla del futuro a Radio Anch’io Sport: «Voglio restare, Antonelli è la mia garanzia. Ma per salvarci servirà una squadra adeguata»

Giovanni Stroppa ha riportato il Venezia nel massimo campionato dalla porta principale, conquistando un primo posto che certifica la bontà del progetto arancioneroverde. Intervenuto ai microfoni di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, l’allenatore ha voluto sottolineare l’importanza dell’unità d’intenti che ha portato a questo successo: «Abbiamo raggiunto il massimo obiettivo. Volevamo il primato a tutti i costi e ci siamo riusciti grazie a un lavoro straordinario di tutte le componenti. Il mio ringraziamento va alla società e, soprattutto, ai calciatori: hanno lavorato con uno spirito di sacrificio e un’unione rari».

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Il futuro e il legame con Antonelli

Nonostante il contratto in essere, il futuro di Stroppa è stato oggetto di riflessione a causa di una clausola che permette la risoluzione entro una determinata scadenza. Tuttavia, il tecnico ha le idee chiare: «La volontà del club è di continuare insieme e anche la mia intenzione è rimanere. Bisogna dare valore a ciò che si è costruito». A pesare sulla scelta è soprattutto il rapporto con il direttore sportivo: «Con Filippo Antonelli mi lega un’amicizia profonda che va oltre il lato professionale. Lui rappresenta la mia garanzia per il futuro».

Il tabù Serie A e la sfida della permanenza

Il Venezia torna in Serie A per la terza volta negli ultimi sei anni, ma nelle precedenti occasioni la retrocessione è stata immediata. Anche per Stroppa si tratta di una sfida personale, non avendo mai completato un’intera stagione nel massimo campionato. «Non vedo tabù da sfatare — ha risposto con fermezza il tecnico — io lavoro al meglio a prescindere dalla categoria. Il mio pensiero calcistico resta lo stesso, ma sono consapevole che la differenza la fanno i calciatori. Per affrontare la Serie A servirà una squadra adeguata alle difficoltà del torneo».

Krstovic, il centravanti per i compagni: la nuova dimensione del bomber dell’Atalanta


Dallo scambio stretto a San Siro alle sponde decisive: sono già 7 i passaggi vincenti che hanno trasformato il centravanti in un regista offensivo

Il settimo assist è arrivato nel palcoscenico più prestigioso, quello di San Siro contro il Milan (36ª giornata). Krstovic ha dato prova di grande intelligenza tattica chiudendo un uno-due fulmineo con Zappacosta: un tocco di ritorno preciso che ha permesso all’esterno di incunearsi in area e battere Maignan per la rete del momentaneo 0-2. Un’azione che sintetizza la sua capacità di giocare con e per la squadra, anche sotto pressione.

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La specialità della casa: sponde e “assist obbligati”

Il percorso da rifinitore di Krstovic in questa stagione è costellata di giocate diverse ma ugualmente efficaci. Tra i momenti chiave ricordiamo:

  • La sponda per Pasalic (2ª giornata): contro il Parma, una sua protezione palla con scarico all’indietro ha permesso al croato di calciare di collo pieno e bucare la difesa.
  • L’assist a Raspadori (22ª giornata): in Atalanta-Parma 4-0, dopo una progressione solitaria, ha servito al compagno un pallone solo da spingere in rete a porta vuota. Un gesto di altruismo nato da un controllo leggermente lungo, trasformato prontamente in un regalo per il compagno.
  • Il filtrante per Zalewski (3ª giornata): contro il Lecce, ha dimostrato visione di gioco con un passaggio filtrante che ha messo Zalewski in condizione di convergere e chiudere il tiro.

Il pivot dell’area di rigore

Krstovic si è rivelato fondamentale anche nelle situazioni di traffico intenso. Nella sfida di Coppa Italia contro la Juventus, è stato lui a ripulire il pallone recuperato da un errore di Bremer per servire l’accorrente Pasalic (diagonale vincente). Anche contro il Bologna, la sua capacità di attrarre i difensori ha liberato spazi preziosi, confermando che il suo contributo va ben oltre i gol segnati.

Un fattore decisico

Che sia un appoggio arretrato per il tiro da fuori (come il gol di Pasalic in Coppa Italia contro la Lazio) o un tocco per liberare l’inserimento di De Ketelaere, Krstovic è diventato il baricentro dell’Atalanta. I suoi 7 assist raccontano di un giocatore totale, capace di dominare l’area di rigore non solo con i muscoli, ma con una visione di gioco interessante (per non parlare anche delle 11 reti messe a segno).

Dzemaili: «Inter regina per qualità della rosa. Conte? Ha fatto bene tutto. Il Bologna ha un giocatore pazzesco»

L’ex centrocampista analizza la Serie A: dal Napoli di Conte al futuro del Bologna di Italiano, passando per il peso dell’assenza di Freuler

Napoli-Bologna stasera è la sfida di Blerim Dzemaili, centrocampista svizzero di qualità che ha fatto bene nella nostra Serie A. Ecco i suoi pareri su La Gazzetta dello Sport.

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IL NAPOLI ERA DA SCUDETTO «Solo una squadra ha 22 titolari, l’Inter, quindi il finale ne è una conseguenza chiara. Se il Napoli non avesse avuto i migliori infortunati nei momenti più importanti, beh, chissà, però avrebbe dovuto e potuto dare più fastidio all’Inter, questo sì, disturbarla un po’ di più».

I DUE MESI NEGATIVI DEL BOLOGNA «Restare due mesi e passa senza Remo Freuler è come se ti mancasse una ruota. Il calcio di oggi va visto attraverso i giocatori: solo l’Inter ha la qualità di massa».

ANTONIO CONTE «Fossi in lui mi guarderei in giro: quel che doveva fare lo ha fatto bene, dallo scudetto alla Supercoppa alla probabilissima Champions adesso. Nazionale? Non so se ne avrà veramente voglia, di tornarci. Si parla di Sarri come eventuale sostituto? Come dite voi, e capitò anche a me: le minestre riscaldate spesso non riescono ad avere… sapore».

VINCENZO ITALIANO «Il Bologna deve fare di tutto per tenerlo. Quali che siano le eventuali cessioni, anche se Rowe è pazzesco. Il Bologna ha fatto l’upgrade e ora deve dare continuità: stare un anno senza Europa capita ma l’anno prossimo dovrà fare di tutto per esserci. Ripartendo da Vincenzo»

Roma, effetto Gasperini: nessuno aveva fatto così tanti punti negli ultimi sette anni

La svolta dopo Ranieri ha cambiato tutto: ora la Champions non è più un sogno ma per Gasperini tutto o quasi passa dal derby

La classifica non mente mai. E dopo 36 giornate di campionato, il dato che certifica il lavoro straordinario della Roma di Gian Piero Gasperini è uno soltanto: 67 punti, il miglior rendimento giallorosso a questo punto della stagione negli ultimi sette anni. Nessuno aveva fatto meglio. Né José Mourinho, né Paulo Fonseca, né Daniele De Rossi. Un numero che racconta più di qualsiasi slogan quanto profonda sia stata la trasformazione della squadra.

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Basta confrontare i dati recenti per capire la portata del lavoro dell’allenatore piemontese. La Roma 2025/26 viaggia a quota 67 punti, davanti ai 64 del Fonseca 2019/20, ai 63 della passata stagione vissuta tra De Rossi, Juric e Ranieri, e soprattutto davanti alle annate targate Mourinho, ferme tra i 59 e i 60 punti dopo 36 giornate. Un salto evidente sotto ogni punto di vista: continuità, identità, intensità e mentalità.

E forse non è un caso che tutto sia cambiato proprio dopo l’addio di Claudio Ranieri. La proprietà, dopo anni di scelte spesso interlocutorie, ha deciso finalmente di dare una direzione tecnica forte e riconoscibile al progetto. La scelta di Gasperini è stata netta, coraggiosa e persino divisiva inizialmente. Ma oggi quella decisione appare tremendamente giusta.

Perché la Roma non è soltanto migliorata nei risultati: è cresciuta come squadra vera. Aggressiva, verticale, intensa. Una formazione che gioca con coraggio e che soprattutto ha imparato a vincere anche le partite sporche, quelle che negli ultimi anni spesso sfuggivano ai giallorossi nei momenti decisivi della stagione.

Dal caos alla continuità: la nuova identità della Roma

Negli ultimi anni la Roma aveva vissuto continui cambi di pelle senza mai trovare una stabilità definitiva. Con Mourinho era arrivata una mentalità europea, ma in campionato la squadra aveva spesso avuto un rendimento discontinuo. Con De Rossi si erano viste idee interessanti, senza però una vera continuità. Ranieri aveva rimesso ordine in una fase complicata, ma senza poter davvero costruire un progetto duraturo.

Con Gasperini, invece, la sensazione è che la Roma abbia finalmente trovato una direzione precisa. La squadra corre, pressa, attacca, crea occasioni e soprattutto trasmette personalità. E il dato dei 67 punti dopo 36 giornate diventa la fotografia perfetta di questa evoluzione.

Ora il sogno si chiama Champions League. Un obiettivo che soltanto pochi mesi fa sembrava complicatissimo e che invece oggi appare concretamente alla portata. Molto passerà inevitabilmente dal Derby della Capitale, destinato a diventare uno spartiacque emotivo e tecnico della stagione.

Il derby può valere una stagione intera

La sfida contro la Lazio rischia di essere molto più di un derby. Può valere l’Europa che conta, può certificare definitivamente la rinascita della Roma e può consacrare il lavoro di Gasperini davanti a una città intera.

Perché dopo anni di alti e bassi, la sensazione è che i giallorossi abbiano finalmente trovato un allenatore capace di dare continuità, mentalità e una vera identità di gioco. E i numeri, ancora una volta, parlano chiarissimo: nessuno aveva fatto meglio negli ultimi sette anni. Nessuno.

Real Madrid nel caos: il caso Mbappe spacca l’ambiente dopo il Clásico

Seconda stagione senza titoli e spogliatoio frammentato. Josep Pedrerol attacca il francese a ‘El Chiringuito’: «Questa versione di Kylian è da vendere»

Per il Real Madrid, la crisi non si misura più soltanto attraverso la bacheca vuota. La pesante sconfitta subita allo Spotify Camp Nou contro il Barcellona e la prospettiva di chiudere la seconda stagione consecutiva senza trofei hanno scoperchiato un vaso di Pandora: spogliatoio diviso, assenza di leadership e dubbi crescenti sull’impegno delle stelle più lucenti. Al centro della tempesta c’è Kylian Mbappé, il fuoriclasse che avrebbe dovuto dare inizio a un’era di successi e che invece sta vivendo il suo momento più buio da quando è approdato nella capitale spagnola.

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L’attacco di Pedrerol: «Lo venderei subito»

Le critiche verso l’attaccante francese non riguardano più solo il rendimento opaco in campo, ma soprattutto la sua condotta extra-calcistica. Mentre la squadra affonda, Mbappé è finito nel mirino per la sua assenza nel Clásico e per le frequenti “scappate” con la nuova compagna, l’attrice Ester Expósito. Uno dei commenti più feroci è arrivato da Josep Pedrerol. Il conduttore di El Chiringuito ha espresso un sentimento che inizia a serpeggiare tra i tifosi: «Io questo Mbappé lo venderei. Quello che ho visto io, non è da Real Madrid», ha dichiarato con fermezza durante il programma.

Atteggiamento sotto accusa: foto e risate fuori luogo

Secondo Pedrerol, il problema principale non è tecnico, ma di attitudine e rispetto verso il club. «Mi preoccupa questa sua svagatezza, le risate, le foto pubblicate quando non è il momento», ha rincarato il giornalista, sottolineando come il francese debba ancora dimostrare un impegno assoluto per riconquistare la fiducia del madridismo. La percezione di una certa “leggerezza” in un momento drammatico per i Blancos ha acceso una polemica che sembra difficile da spegnere.

La richiesta di un pugno di ferro

In questo scenario, anche il ruolo del futuro allenatore diventa centrale. Pedrerol ha invocato una gestione autoritaria dello spogliatoio, chiedendo che chiunque siederà in panchina abbia la forza di imporre limiti chiari, anche ai top player. «Spero in un tecnico con personalità, capace di denunciare pubblicamente se Mbappé non si comporta in modo adeguato», ha concluso. Il Real Madrid si trova dunque a un bivio: proteggere il suo investimento più costoso o ascoltare la piazza che chiede un segnale forte di disciplina.

Milan, il déjà-vu di Allegri: un ritorno da incubo che ricorda la Juve del 2023/24

Dal sogno Scudetto al crollo primaverile: i numeri inchiodano Allegri. Il girone di ritorno del Milan è uguale a quello della Juve 2023/2024

Certe stagioni sembrano seguire un copione già scritto. E osservando il rendimento del Milan nel girone di ritorno, il paragone con l’ultima Juventus di Massimiliano Allegri appare inevitabile. Non si tratta soltanto di una sensazione o di una coincidenza statistica: i numeri raccontano una storia quasi identica. Prima una squadra solida, competitiva e continua nel girone d’andata, poi un crollo verticale nella seconda parte di stagione. Esattamente ciò che accadde alla Juventus nel 2023/24 e che oggi si sta ripetendo al Milan.

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La Juve dell’ultimo Allegri bis chiuse infatti il girone di ritorno con appena 21 punti in 17 partite, frutto di sole 4 vittorie e ben 9 pareggi. Un rendimento drammaticamente insufficiente per una squadra che fino a gennaio aveva addirittura dato l’impressione di poter competere per lo Scudetto. Una frenata improvvisa, costante e soprattutto inspiegabile sotto il profilo mentale e atletico.

Oggi il Milan sta vivendo qualcosa di incredibilmente simile. I rossoneri hanno raccolto appena 25 punti in 17 gare nel girone di ritorno, una media lontanissima dagli standard Champions e addirittura vicina ai ritmi delle squadre coinvolte nella lotta salvezza. Un dato che fotografa alla perfezione il collasso tecnico e psicologico della squadra.

Un copione già visto: intensità sparita e squadra senza certezze

La sensazione più inquietante è che il Milan stia ripercorrendo gli stessi identici difetti mostrati dalla Juventus allegriana nell’ultima stagione torinese. La squadra parte forte, costruisce una base importante nei primi mesi, poi però perde brillantezza, ritmo e soprattutto idee. Le vittorie diminuiscono, aumentano i pareggi e le sconfitte e ogni partita diventa terribilmente complicata.

Il problema non sembra essere soltanto fisico. C’è un evidente calo di fiducia collettiva. La squadra si abbassa, fatica a reagire agli episodi negativi e perde aggressività. Proprio ciò che accadde alla Juve nel 2024, quando da gennaio in avanti i bianconeri passarono dall’essere una candidata credibile al titolo a una squadra impaurita e incapace di chiudere le partite.

Anche il Milan attuale vive di fiammate isolate e di individualità, senza più quella continuità che aveva caratterizzato la prima parte della stagione. Ed è qui che il paragone con Allegri diventa inevitabile: il tecnico livornese sembra riproporre lo stesso schema emotivo e tattico già visto a Torino.

La Champions può non bastare: il Milan deve interrogarsi sul futuro

Il rischio concreto, oggi, è che il Milan possa compromettere persino la qualificazione in Champions League. E anche se dovesse riuscire ad agguantarla nelle ultime giornate, resterebbero interrogativi enormi sul progetto tecnico. Perché un crollo così netto, replicato praticamente con le stesse modalità già viste alla Juventus, non può essere liquidato come una semplice casualità.

Il tema non riguarda soltanto i risultati, ma la gestione delle energie mentali nel lungo periodo. Le squadre di Allegri sembrano spesso arrivare scariche nella fase decisiva della stagione, perdendo progressivamente brillantezza e coraggio. È un trend che ormai si ripete e che merita una riflessione profonda.

Perché il calcio moderno pretende continuità, intensità e crescita costante. E se due squadre diverse, in contesti differenti, finiscono per vivere lo stesso identico tracollo nella seconda metà dell’anno, allora forse c’è davvero qualcosa di più di una coincidenza.

Juventus, lo schema del kickoff: il gol di Vlahovic in 12” non è un caso


Dall’ispirazione al football americano al lavoro di Spalletti in allenamento: ecco come la verticalità bianconera ha sorpreso il Lecce

Nel football americano lo chiamano kickoff: una situazione di gioco dove l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Nel calcio, per decenni, il calcio d’inizio è stato ridotto a un semplice passaggio all’indietro per avviare l’azione. Ma il vento è cambiato. Quello che si è visto al “Via del Mare” non è stato frutto della casualità o di una semplice distrazione della difesa giallorossa. Dietro il gol lampo di Dusan Vlahovic — che con 12 secondi ha firmato la rete più veloce nella storia della Juventus in Serie A — c’è una volontà tattica specifica e un lavoro meticoloso svolto in settimana dallo staff di Luciano Spalletti. Tuttosport oggi propone questa analisi.

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L’avvertimento inascoltato di Di Francesco

A rendere ancora più evidente la natura studiata del gol sono le parole di Eusebio Di Francesco a fine gara. Il tecnico del Lecce aveva intuito il pericolo, studiando i precedenti tentativi bianconeri: «Sorrido perché ho mostrato i video dei calci d’inizio della Juve più volte, dicendo ai miei di essere pronti a difendere con cattiveria. Invece abbiamo preso gol dopo 12 secondi». La Juventus, infatti, sta cercando di trasformare la rimessa in gioco in una ricerca immediata di verticalità. Quattro tocchi rapidi: Locatelli appoggia, la palla viaggia veloce e si cerca subito l’area avversaria.

Verticalità e blocchi cestistici

L’idea di Spalletti è quella di sfruttare il momento in cui gli avversari non sono ancora posizionati tatticamente o mentalmente. In questo contesto, la fisicità di Vlahovic diventa fondamentale: il centravanti serve come riferimento per creare densità e vincere i duelli aerei immediati. Il lavoro del tecnico di Certaldo attinge anche ad altri sport, utilizzando tagli e blocchi tipici del basket per liberare l’uomo. Sebbene la Juventus fatichi ancora a essere incisiva sui calci d’angolo, dove l’attenzione difensiva è massima, sul kickoff ha trovato una miniera d’oro proprio grazie all’effetto sorpresa.

Vlahovic nella storia: è l’ottavo gol più veloce della A

Nonostante il record societario, la prodezza di Dusan si piazza “solo” all’ottavo posto nella classifica storica della Serie A. Davanti a lui restano icone come Paolo Poggi, Hirving Lozano e il primatista assoluto Rafael Leao, capace di segnare in soli 6 secondi e 76 centesimi. Tuttavia, per la Juventus di oggi, quel guizzo rappresenta molto più di un dato statistico: è la prova che il lavoro quotidiano sui dettagli può rompere l’equilibrio di un match prima ancora che questo cominci davvero.

Il primo parametro zero che arriva in Serie A è del Milan: affare praticamente fatto

Il Milan si starebbe muovendo in anticipo, quasi in silenzio, su uno di quei colpi che fino a qualche mese fa sembravano fuori portata per il calcio italiano. Non tanto per il valore del cartellino, che in questo caso non esisterebbe nemmeno, ma per tutto il resto: stipendio, concorrenza, status internazionale, aspettative.

Perché quando un giocatore di questo livello decide di arrivare a scadenza con il Bayern Monaco, automaticamente il tavolo si riempie di club. Premier League, Arabia Saudita, Liga, squadre che possono offrire contratti enormi e un progetto immediato. Eppure il Milan, secondo le indiscrezioni che stanno circolando nelle ultime ore, avrebbe preso un vantaggio concreto.

Il centrocampista in questione è Leon Goretzka, che si libererà ufficialmente dal Bayern il prossimo 30 giugno e che, stando a quanto riferito da ESPN Deportes, sarebbe vicino a un accordo con il club rossonero per trasferirsi in Serie A a parametro zero.

Goretzka ad un passo dal Milan a costo zero

Chi conosce Goretzka sa che non si parla soltanto di un nome pesante. È un centrocampista che negli anni migliori al Bayern ha fatto praticamente tutto: mezzala, mediano, incursore, uomo da pressing e anche da gol.

Un giocatore fisico, ma anche tecnico, uno di quelli che in Bundesliga ha spesso dato la sensazione di dominare certe partite più con il ritmo che con le giocate da highlight.

Negli ultimi tempi qualcosa si è incrinato nel rapporto con i bavaresi. Minuti alterni, centralità ridotta, un ciclo probabilmente arrivato alla fine naturale. Da qui la scelta di non rinnovare e di ascoltare altre offerte.

Il Milan avrebbe colto il momento. Ed è abbastanza evidente anche il motivo: i rossoneri cercano esperienza internazionale senza dover spendere cifre folli sui cartellini, soprattutto dopo stagioni in cui il club ha provato a ringiovanire molto la rosa sacrificando, però, qualcosa in leadership e personalità nei momenti pesanti.

Allegri a DAZN: «Ora abbiamo una partita importante a Genova che può essere determinante per la Champions. Leao? Conta la squadra»

Allegri, tecnico del Milan, ha parlato nell’immediato post-partita della gara persa a San Siro contro l’Atalanta: le dichiarazioni

Mister Massimiliano Allegri ha parlato a DAZN al termine di Milan-Atalanta 2-3. Le dichiarazioni:

MILAN-ATALANTA – Inutile parlare di quello che è successo finora, non lo possiamo cambiare. C’è da fare solo una buona settimana di lavoro e concentrarsi su quella che è la partita Genova che può essere determinante per la Champions. Stasera abbiamo fatto una buona partita per 10 minuti poi abbiamo preso questo gol. Ora alla prima situazione prendiamo gol e ci siamo disuniti. Dopo il 3-0 abbiamo avuto una buona reazione e siamo tornati a fare gol. Cerchiamo di vedere, anche se non è il momento, sembra che dica cosa fuori dal comune… Abbiamo ripreso a fare gol e a segnare. Ora abbiamo una bella partita a Genova da giocare. Sappiamo che è difficile ma dobbiamo prepararci».

MOMENTO DI DIFFICOLTA’ – È normale che questo momento di difficoltà nessuno se lo sarebbe immaginato. All’interno della stagione pensavo che ci sarebbero state difficoltà, quindi va affrontato con grande senso di responsabilità. Bisogna solamente fare… Pensare, dire… Ora abbiamo una partita importante a Genova che in casa ha sempre fatto ottimi risultati. Bisogna prepararsi per bene con grande voglia di ottenere questa vittoria che è già un po’ che manca».

LEAO – Io credo che in questo momento qui non sia un problema di Leao, Nkunku, Fullkrug, Gabbia o Maignan. In questo momento la priorità è la squadra. Rafa ha avuto delle occasioni favorevoli così come le aveva avute domenica a Reggio Emilia. È un momento così, è un giocatore importante, domenica sarà squalificato. Dobbiamo lavorare bene e cercare di preparare bene la partita di Genova».

CONTEMPORANEITA’ – Hai ragione, ma tanto è una cosa che non è fattibile, non decidiamo noi. Non so se le ultime due saranno in contemporanea. Noi dobbiamo vincere due partite, intanto vediamo di vincerne una. La squadra ha sempre lavorato bene, ai ragazzi non ho da rimproverare niente per quello che stanno facendo».

CONTESTAZIONE – Quando mancano i risultati in questi momenti di difficoltà io sono responsabile: sono a capo di un gruppo di ragazzi che ha sempre dato il massimo. In questo momento non c’è bisogno di andare a vedere di chi sono le responsabilità. Abbiamo una settimana per fare bene: come abbiamo fatto tante vittorie durante la stagione dovremo farla anche domenica. Poi che la Champions fosse in una botte di ferro… Ho sempre pensato e detto e ridetto e ripetuto che non era assolutamente così perché non avevamo ancora attraversato un momento di difficoltà. Ci siamo dentro, speriamo di uscirne domenica».

Palladino post Milan Atalanta: «Il 3-0 era meritato, devo ringraziare i miei ragazzi, mi emozionano»

L’allenatore dell’Atalanta, Raffaele Palladino, ha voluto dire la sua dopo la vittoria ottenuta stasera in campionato contro il Milan

Intervenuto nel corso del postpartita di Milan Atalanta, il tecnico della Dea, Raffaele Palladino, ha analizzato così la vittoria ottenuta nel 36° turno di Serie A 2025/26. Queste le sue parole ai microfoni di Dazn.

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SUL MATCH – «Stasera devo ringraziare i miei ragazzi che hanno fatto una grande partita, preparata bene. Sono stati bravi a difendere e attaccare da squadra. Abbiamo concesso niente nel primo tempo e siamo andati ovviamente in vantaggio. Questa è la risposta di un grande gruppo che rema dalla stessa parte, un gruppo che ha ricevuto qualche critica questa settimana. Hanno risposto alla grande sul campo. Ha sempre dimostrato di avere grandi valori umani e tecnici. Oggi sono venuti a San Siro a vincere meritatamente. Il 3-0 era meritato, dispiace per gli ultimi minuti dove il Milan ha messo dentro tanti attaccanti e ha fatto gol su calcio piazzato e rigore»

SU KRSTOVIC – «Krstovic è un attaccante che tutti gli allenatori vorrebbero: attacca, difende, ha uno spirito e una fame incredibile. È esemplare, anche se sbaglia è lì che lotta. Vuole migliorarsi e gli do merito per questo. Aveva trovato poco spazio e si è messo sotto, in silenzio. Ora riesce a fare reparto anche da solo. Può ancora migliorare, ma sta dimostrando di essere un grande attaccante».

LA DEDICA DI CARNESECCHI – «Sono un po’ emozionato quando sento parlare così i miei ragazzi. Li ringrazio perché con loro si è creata grande sintonia, una magia. È nata subito e non era scontato. Era una squadra in difficoltà, demotivata. Li abbiamo portati settimi in classifica, abbiamo fatto un buon cammino in Champions e siamo arrivati in semifinale di Coppa Italia, uscendo ai rigori. Io voglio il bene dei miei ragazzi, voglio il bene dell’Atalanta e dei tifosi. Io non penso al mio futuro, ma al presente. Ho dato tutto per questi colori e questa maglia, credo di essere stato molto apprezzato da ragazzi e tifosi, spero anche dalla società. Non ho rimpianti, lavoro giorno e notte. Poi le valutazioni le farà la società. La soddisfazione più grande è la risposta dei ragazzi».

Milan Atalanta, la partita di Ederson: focus sulla prestazione del centrocampista

Milan Atalanta, la partita di Ederson: ecco l’analisi completa della prestazione del centrocampista della Dea nel successo di oggi

La prestazione di Ederson a San Siro, anima del centrocampo di Palladino.

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PRIMO TEMPO

Il brasiliano agisce come mezzala sinistra e dopo i primi palloni toccati al 7′ si trova in area puntuale per raccogliere un lavoro di Raspadori spalle alla porta ed infilare Maignan con un tiro pronto in seguito a una respinta: una vera conferma, tenendo conto che Ederson aveva già deciso la sfida dell’anno scorso. Al 10′ su un break orobico serve di prima Zalewski che arriva fino all’area rossonera. In alcune circostanze si abbassa per impostare, è il centrocampista che lo fa di più mettendosi all’altezza dei difensori. Al 26′ chiede esplicitamente a De Roon di servirlo, poi il tocco per Raspadori è errato. Lucido retropassaggio di testa al 33′. Buonissima la partecipazione a un’uscita dal basso dei nerazzurri. Al 40′ riceve palla lungo l’out, Zufferli ritiene che la palla abbia già varcato la linea. Nel complesso non una grande partecipazione al gioco, molta attenzione all’equilibrio della squadra e gol fondamentale per sbloccare la partita.

SECONDO TEMPO

La ripresa inizia con un fallo di Gabbia nei confronti di Ederson originato da un errato controllo del difensore rossonero all’altezza del centrocampo. Al 51′ il centrocampista raccoglie una palla persa da Leao, serve prontamente Raspadori che trova la porta e buca Maignan per lo 0-3. Al 60′, al cospetto di un Milan sconsolato, lo si vede provare un’incursione che trova un’opposizione in Fofana. Al 65′ manovra avanzando lentamente, c’è spazio e tempo per poterlo fare con serenità e l’ultima parte dell’incontro lo vede gestire l’ordinaria amministrazione. Al ’90 un suo intervento duro su Athekhame non viene sanzionato e genera molte polemiche. Ovviamente molto positiva la valutazione sulla prestazione di Ederson: è entrato da protagonista in 2 dei 3 gol atalantini (con rete ed assist), ha registrato una precisione dei passaggi del 93%, ha toccato 53 palloni (non tantissimi per uno del suo ruolo), ha vinto 2 contrasti

Pagelle Milan Atalanta: i top e i flop della partita

Pagelle Milan Atalanta: i Top e i flop dell’incontro della trentaseiesima giornata di Serie A 2025/26

Di seguito le pagelle di Milan Atalanta: i nostri voti ai protagonisti in campo a San Siro: vittoria della Dea per 2 a 3.

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I TOP DELLA GARA


  • Christopher Nkunku (Milan). Entra a inizio ripresa per uno spento Loftus-Cheek e cambia il volto all’attacco rossonero. Colpisce una traversa clamorosa, si procura il rigore del 2-3 e lo trasforma con freddezza sotto la traversa. È l’ultimo a mollare. Non poteva essere impiegato prima?
  • Giacomo Raspadori (Atalanta). Prestazione totale. Propizia il primo gol di Ederson, sfiora la rete a giro e nella ripresa firma lo 0-3 con un sinistro chirurgico sotto la traversa che gela San Siro.
  • Ederson (Atalanta). Sblocca il match al primo affondo con un destro preciso e domina fisicamente a centrocampo, servendo anche l’assist per il tris di Raspadori.
  • Marco Carnesecchi (Atalanta). Decisivo in almeno due occasioni: un’uscita disperata su Nkunku e una parata sicura su Leao nel primo tempo. Fondamentale per mantenere il doppio vantaggio nel momento di massima spinta milanista.

I FLOP DELLA GARA

  • Rafael Leao (Milan). Serata da dimenticare. Nel primo tempo fallisce l’occasione dell’1-1 calciando addosso a Carnesecchi da posizione favorevole. Nervoso, rimedia un cartellino giallo che gli farà saltare la trasferta di Genova. Viene sostituito al 58′ sotto i fischi.
  • Mike Maignan (Milan). Non è la solita saracinesca. Subisce tre gol su tre tiri nello specchio; pur non avendo colpe dirette macroscopiche, non riesce mai a compiere il miracolo che avrebbe tenuto in piedi i suoi nei momenti di sbandamento difensivo.
  • Koni De Winter (Milan). In affanno costante sulle imbucate di De Ketelaere e Krstovic. Sul raddoppio di Zappacosta la difesa rossonera è colpevolmente passiva e lui non riesce a chiudere il varco.
  • Ruben Loftus-Cheek (Milan). Un fantasma per 45 minuti. Fatica a trovare la posizione, soffre i ritmi dell’Atalanta e accusa un problema alla spalla. Allegri lo lascia negli spogliatoi all’intervallo per inserire Nkunku.

Milan Atalanta, doppia tegola per Palladino: Scalvini e Kossounou infortunati, ecco cosa filtra

Milan Atalanta, doppia tegola per Palladino: Scalvini e Kossounou infortunati, ecco cosa filtra sulle condizioni dei due difensori

Doppio cambio obbligato per Raffaele Palladino nel secondo tempo di Milan Atalanta, con l’allenatore dell’Atalanta costretto a intervenire due volte nello stesso reparto. La prima tegola è arrivata pochi minuti dopo l’intervallo, quando Giorgio Scalvini, difensore bergamasco, si è seduto a terra chiedendo la sostituzione.

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Il centrale, già colpito duro da Rafael Leao nel corso del primo tempo, ha accusato un trauma distorsivo alla caviglia. Le sue condizioni saranno valutate nei prossimi giorni attraverso ulteriori accertamenti. Al 48’ al suo posto è entrato Odilon Kossounou, chiamato a dare solidità alla retroguardia nerazzurra.

Anche la gara del difensore ivoriano, però, è durata pochissimo. Dopo appena quattordici minuti, nel tentativo di inseguire Nkunku, Kossounou ha avvertito un problema muscolare ed è stato costretto a lasciare il campo. Palladino ha quindi inserito Ahanor, completando un doppio cambio forzato che complica il finale di gara dell’Atalanta.

Calciomercato Napoli, conferme su Khalaili dell’Union Saint Gilloise: l’idea per la fascia destra

Calciomercato Napoli, conferme su Khalaili dell’Union Saint Gilloise: l’idea per la fascia destra in vista della prossima stagione

Il Napoli guarda con attenzione al mercato internazionale in vista della prossima stagione. Secondo quanto riportato da CoopSport e confermato nei dettagli da Gianluigi Longari per Sportitalia, il club azzurro avrebbe un interesse concreto per Anan Khalaili, esterno destro israeliano classe 2004 dell’Union Saint Gilloise.

Il giovane talento è arrivato nel club belga nel 2024 dal Maccabi Haifa, operazione conclusa per circa 6,5 milioni di euro. Profilo rapido, tecnico e ancora con ampi margini di crescita, Khalaili rientra nella categoria di calciatori giovani e futuribili che il Napoli sta monitorando per rinforzare la rosa.

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La società partenopea valuta dunque il suo nome come possibile investimento per il futuro, pur in una fase in cui il mercato resta ancora da definire. L’interesse è concreto, ma eventuali sviluppi dipenderanno dalle prossime valutazioni tecniche ed economiche del club azzurro.

Cremonese Pisa, infortunio per Pezzella dopo il rosso a Loyola: cos’è successo

Cremonese Pisa, infortunio per Pezzella dopo il rosso a Loyola: cos’è successo. La dinamica dell’episodio e le condizioni del difensore

Si accende la sfida tra Cremonese e Pisa, con un episodio pesante nella ripresa. Loyola, calciatore cileno dei nerazzurri, è intervenuto in maniera dura su Pezzella, esterno della Cremonese, rimasto a terra dolorante dopo il contatto.

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Il direttore di gara non ha avuto dubbi e ha estratto immediatamente il cartellino rosso nei confronti di Loyola. Per il Pisa si tratta della seconda espulsione della partita, dopo quella rimediata nel primo tempo da Bozhinov, costretto a lasciare il campo per doppia ammonizione.

La situazione si è fatta così ancora più complicata per i nerazzurri, già in inferiorità numerica. Pezzella, visibilmente sofferente, è stato poi accompagnato fuori dal terreno di gioco con l’aiuto dello staff medico della Cremonese. Al suo posto Marco Giampaolo ha scelto di inserire Zerbin, chiamato a dare nuove energie sulla corsia esterna.

Manchester United scatenato sul mercato: dal riscatto di Hojlund il tesoretto per andare all’assalto su Ederson! Il piano

Manchester United scatenato sul mercato: dal riscatto di Hojlund il tesoretto per andare all’assalto su Ederson! Il piano dei Red Devils per l’estate

Il Manchester United prepara le mosse per il mercato estivo. Come riferito da Fabrizio Romano su X, i Red Devils incasseranno 44 milioni di euro dal riscatto di Rasmus Hojlund da parte del Napoli. Una cifra che potrebbe essere reinvestita su Ederson, centrocampista dell’Atalanta, già seguito dal club inglese.

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PAROLE – «🚨 Manchester United riceverà 44 milioni di euro per Rasmus Højlund a partire dalla prossima settimana, piano confermato con obbligo di acquisto.
Éderson rimane nella lista e sono avvenuti contatti ma è una delle molteplici opzioni in considerazione al #MUFC a questo stadio.
».

Cuesta non ci sta: «Il Parma merita rispetto! Non capisco il fallo su Pellegrino»

L’allenatore del Parma, Carlos Cuesta, ha voluto dire la sua dopo la sconfitta rimediata in campionato contro la Roma

Intervenuto nel corso del postpartita di Parma Roma, il tecnico dei ducali, Carlos Cuesta, ha commentato così la sconfitta rimediata nel 36° turno di Serie A 2025/26. Le sue dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport.

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PAROLE – «Sono orgoglioso dei ragazzi e della loro prestazione. Penso che sia ovvio ciò che è successo. Lo ha visto tutta Italia. Io sono onesto, anche contro il Napoli ho detto non ci fosse niente. Penso che Parma meriti rispetto, è uno dei club più importanti d’Italia. C’è una dinamica molto ovvia dal nostro vantaggio in poi, non solo in occasione dei gol della Roma, anche il fallo fischiato a Pellegrino in ripartenza. Mi piacerebbe sapere cosa ha fischiato. Noi potevamo andare in porta a fare gol».

Gasperini post Parma Roma: «Cambio di Rensch decisivo. Il futuro di Dybala? Chi lo sa»

L’allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, ha voluto dure la sua dopo la vittoria ottenuta in rimonta in campionato contro il Parma

Intervenuto nel corso del postpartita di Parma Roma, il tecnico dei giallorossi, Gian Piero Gasperini, ha commentato così la vittoria ottenuta nel 36° turno di Serie A 2025/26.

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SUL MATCH – «Devo dire che penso che la gente si sia divertita perché la partita è stata davvero di livello. Abbiamo fatto sicuramente un primo tempo molto buono, abbiamo preso qualche contropiede di troppo, però bene, bene sotto tutti gli aspetti. E comunque abbiamo incontrato un Parma che ha pareggiato subito all’inizio del secondo tempo e ha battagliato alla grande, giustamente. La partita è stata difficile, nel finale l’abbiamo ribaltata, ma devo dire che abbiamo avuto tante occasioni».

IL FUTURO DU DYBALA? – «Chi lo sa. C’è ancora una settimana di tempo e arriverà il derby. Però Paulo è stato bravissimo anche oggi, rientrava dopo tanto tempo, ci ha dato sicuramente qualità. È un peccato non averlo avuto per così tanto tempo questa stagione».

CAMBI DECISIVI – «Io direi Rensch, ha fatto gol e rigore, insomma, in termini di risultato è chiaro che ha cambiato la partita. Però anche noi abbiamo fatto sicuramente un ottimo primo tempo. Quel gol lì su un errore che abbiamo fatto, abbastanza netto, all’inizio del secondo tempo, non è stato facile recuperare tutte le energie per riportarsi in vantaggio contro una squadra che stava così bene come il Parma, che partiva anche in contropiede, con fisicità, perché poi hanno messo dentro anche Pellegrino, hanno messo i loro giocatori. Però abbiamo avuto davvero un grande spirito, questa squadra è stata straordinaria dall’inizio alla fine. Abbiamo avuto occasioni importanti, con Malen, il portiere ha fatto anche alcune parate strepitose. Ha parato incredibilmente sia sull’1-1, che anche dopo, sembrava una partita un po’ stregata per il numero di occasioni. Poi, quello che non siamo riusciti a fare in tanti calci d’angolo, che ne abbiamo avuti veramente tanti, e palle inattive, tante palle finite fuori per un soffio, nei miei cilindri di testa. Poi, dopo, è successo il tonfo negli ultimi minuti».

Dybala pronto all’addio alla Roma: «Contro la Lazio la mia ultima partita all’Olimpico, la mia idea la dirò più avanti»

L’attaccante della Roma, Paulo Dybala, ha voluto dire la sua dopo la vittoria in rimonta ottenuta in campionato contro il Parma

Intervenuto nel corso del postpartita di Parma Roma, Paulo Dybala parla anche del proprio futuro e lo fa senza mezzi termini. Le sue parole ai microfoni di Sky Sport.

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PAROLE – «Questa è una squadra che dà tutto fino alla fine, diamo il massimo ogni giorno per giocare così i 90 minuti. Abbiamo dimostrato la voglia di arrivare in Champions, sappiamo che non dipende da noi ma ci proveremo fino alla fine. Il mio futuro? La verità è che non so niente, vorrei sapere anche io quale sarà. Quello che so io è che il contratto finisce tra due partite, credo che contro la Lazio sarà l’ultima all’Olimpico. Decisione presa? Questo è quello che dice il contratto. La mia idea la dirò più avanti».

Moviola Milan Atalanta: gli episodi dubbi del match di San Siro

Moviola Milan Atalanta: gli episodi dubbi del match diretto da Zufferli

A San Siro va in scena Milan-Atalanta, match importante per la corsa europea delle due squadre. Ecco la moviola della sfida diretta da Luca Zufferli della sezione di Udine

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LA MOVIOLA

PRIMO TEMPO

Il primo fallo arriva dopo oltre 4 minuti e mezzo ad opera di Scalvini su Leao, a dimostrazione di una gara molto fluida nelle prime battute. Nel primo quarto d’ora sono solo 2 le interruzioni del gioco ed è una situazione – pochi contrasti, nessuna discussione – che si mantiene costante. Al 26′ un intervento falloso di Zalewski appare il momento più deciso del match, per Zufferli il contrasto su Rabiot non è meritevole di giallo. Check del Var sullo 0-2 di Zappacosta per controllare un eventuale tocco di braccio di Zappacosta, autore del gol che viene confermato dopo pochi secondi. Sul risultato di 0-2 Leao si macchia di un intervento su Scalvini che resta a terra: ammonizione e prossima gara saltata perché il portoghese è diffidato; Palladino va dal quarto uomo per chiedere un cartellino di colore diverso, secondo Luca Marelli su DAZN il punto di contatto è a livello di gioco, giusto il giallo. Al 39′ Loftus-Cheek rimane a terra per un contrasto di spalla di Kolasinac, non c’è fallo. Vibranti proteste di Rabiot per un mancato angolo, netta la deviazione di De Ketelaere non vista dal direttore di gara e dai suoi collaboratori. Si va all’intervallo dopo 3 minuti di extra-time e un numero di falli nettamente sproporzionato: solo 2 da parte rossonera (forse per evidenti limiti agonistici), 8 quelli commessi dalla formazione di Palladino.

SECONDO TEMPO

In apertura di ripresa Leao in area si lascia cadere inginocchiandosi, Zufferli a un passo da lui gli fa segno di rialzarsi perché non c’è assolutamente nulla, sembra più un segno di resa del portoghese. il risultato ampiamente favorevole all’Atalanta porta a stemperare ulteriormente i toni agonistici del match. Al 70′ quasi dal nulla Hien ha una reazione scomposta su Ricci e riceve un giallo pesante visto che era diffidato. Poco dopo l’atalantino discute con Saelemaekers in seguito a un tackle deciso da parte del belga. All’81 deviazione vincente di Fullkrug: posizione di fuorigioco del tedesco già segnalata dall’assistente, risultato invariato. All’89’ ammonito Estupinan, anche lui era diffidato e poi anche Saelemaekers per proteste: anche lui non giocherà la prossima gara. Il Milan perde così ben 3 giocatori per la prossima gara: Leao, Estupinan e Saelemaekers! Sono 6 i minuti di recupero. Al ’92 Nkunku cade in area su contatto con De Roon, l’arbitro fischia il rigore: check Var, viene confermata la decisione anche se i dubbi non sono pochi. Giallo al 94′ per Krstovic per comportamento anti-sportivo. Al 96′ intervento scomposto di Bellanova su Estupinan, gamba alta e cartellino doveroso. Zufferli prolunga di 2 minuti il recupero. Negli ultimi secondi, l’assalto rossonero porta a una protesta in area per un’ipotesi di mani in mischia che non c’è. La gara si chiude con un bilancio piuttosto pesante: 25 i falli, 6 gli ammoniti.

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Tare prima di Milan Atalanta: «Fiducioso che Modric continuerà con noi. Protesta dei tifosi? Hanno ragione»

Il direttore sportivo del Milan, Igli Tare, ha voluto dire la sua poco prima dell’inizio del match di campionato contro l’Atalanta

Intervenuto nel corso del prepartita di Milan Atalanta, il direttore sportivo dei rossoneri, Igli Tare, ha presentato così la sfida del 36° turno di Serie A 2025/26. Queste le sue dichiarazioni ai microfoni di Dazn.

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MODRIC – «L’assenza in campo di Modric è importante, ma la sua presenza è devastante perché sta insieme ai compagni tutti i giorni e cerca di spronarli. Sono molto fiducioso che Luka continuerà il suo percorso al Milan anche nella prossima stagione».

CONTESTAZIONE – «I tifosi hanno ragione di esprimere il loro pensiero. L’importante è che siamo tutti uniti, soprattutto in questo momento, perché è fondamentale chiudere questo percorso che abbiamo iniziato. Non dobbiamo ripetere gli errori del passato in queste tre partite, prestazioni come quelle col Sassuolo lasciano rammarico. Veniamo da una settimana pesante, ma siamo convinti che stasera la squadra darà una risposta importante».

QUALIFICAZIONE IN CHAMPIONS – «Per me è fondamentale, non solo per me ma per tutto l’ambiente e la storia di questo club. Abbiamo fatto una stagione importante, nelle ultime settimane ci siamo fermati ma il destino è ancora nelle nostre mani. La Champions è fondamentale, non solo sotto l’aspetto economico ma anche per quello sportivo».

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