Pagina 633 – Calcio News 24

Norvegia, i convocati di Solbakken: c’è Haaland, fuori Thorsby. Ostigard premiato dal CT

Il CT della Norvegia Stale Solbakken annuncia la lista per Israele e Nuova Zelanda: confermati i big, spazio ai talenti della Serie A

La Norvegia ha ufficializzato la lista dei convocati del commissario tecnico Ståle Solbakken, ex allenatore del Copenaghen e alla guida della nazionale dal 2020, in vista dei prossimi impegni internazionali. I nordici affronteranno Israele l’11 ottobre in una sfida valida per le qualificazioni ai Mondiali 2026, mentre tre giorni più tardi sarà la volta di un’amichevole contro la Nuova Zelanda.

Le assenze e i volti della Serie A

Tra le notizie principali spicca l’assenza di Morten Thorsby, centrocampista del Genoa noto per la sua corsa instancabile e l’impegno anche fuori dal campo in tema ambientale. Non mancano però i rappresentanti della Serie A: Kristoffer Pedersen, terzino del Torino, e Andreas Heggem, giovane difensore del Bologna, entrambi protagonisti di un buon avvio di stagione.

Dal Genoa arriva invece la chiamata per Leo Skiri Østigård, difensore centrale classe 1999, che dopo l’approdo estivo in rossoblù ha impressionato per solidità e aggressività. La sua convocazione conferma l’attenzione del CT verso i giocatori che si stanno mettendo in mostra nel campionato italiano.

I big della nazionale

Naturalmente non poteva mancare Erling Haaland, bomber del Manchester City e tra i migliori attaccanti al mondo, reduce da una stagione da record in Premier League. Con lui anche il compagno di squadra Oscar Bobb, esterno offensivo classe 2003 che sta trovando sempre più spazio con i Citizens. A completare il reparto avanzato ci sarà Antonio Nusa, giovane talento del Lipsia, considerato uno dei prospetti più interessanti del calcio norvegese.

La Norvegia nel girone dell’Italia

La nazionale scandinava si trova nello stesso girone dell’Italia guidata da Gennaro Gattuso, e la sfida per la qualificazione ai Mondiali si preannuncia serrata. Con un mix di stelle affermate e giovani in crescita, la Norvegia punta a tornare protagonista sul palcoscenico internazionale dopo anni di assenza dalle grandi competizioni.

Portieri: Mathias Dyngeland (Brann), Orjan Hsskjold Nyland (Siviglia), Egil Selvik (Watford).
Difensori: Kristoffer Ajer (Brentford), Torbjorn Heggem (Bologna), Marcus Holmgren Pedersen (Torino), Julian Ryerson (Borussia Dortmund), David Moller Wolfe (Wolverhampton), Leo Skiri Ostigard (Genoa), Fredrik Bjorkan (Bodo/Glimt), Andreas Hanche-Olsen (Magonza).
Centrocampisti: Patrick Berg (Bodo/Glimt), Sander Berge (Fulham), Oscar Bobb (Manchester City), Aron Dønnum (Tolosa), Felix Horn Myhre (Brann), Antonio Nusa (Lipsia), Andreas Schjelderup (Benfica), Martin Odegaard (Arsenal), Thelo Aasgaard (Rangers).
Attaccanti: Erling Braut Haaland (Manchester City), Jorgen Strand Larsen (Wolverhampton), Aune Heggebo (West Bromwich), Alexander Sorloth (Atletico Madrid).

Arsenal, Saliba rinnova fino al 2030: il difensore francese resta a Londra, niente Real Madrid

Arsenal, ufficiale il rinnovo di Saliba fino al 2030: il centrale francese blinda il suo futuro a Londra. I dettagli

L’Arsenal ha ufficializzato il rinnovo di contratto di William Saliba, difensore centrale francese classe 2001, considerato uno dei pilastri della retroguardia dei Gunners. Il nuovo accordo, firmato fino al 30 giugno 2030, mette fine a settimane di indiscrezioni e conferma la volontà del club londinese di blindare uno dei suoi talenti più preziosi.

L’annuncio è stato anticipato da un video pubblicato sui canali ufficiali dell’Arsenal, dal tono ironico e al tempo stesso emozionante. Nelle immagini alcuni tifosi Gooners discutono del futuro del giocatore, fino all’intervento del tecnico Mikel Arteta, allenatore spagnolo alla guida dei Gunners dal 2019, che rivolgendosi direttamente al difensore esclama: “Dai, Wilo, facciamolo. Tante persone ti stanno aspettando in questo momento”. Poco dopo, la scena culmina con la firma del contratto da parte di Saliba.

Il momento è stato accompagnato da sorrisi e abbracci, con Arteta che ha ringraziato il suo giocatore in francese con un sentito “Merci beaucoup”. Un dettaglio che ha sottolineato il legame speciale tra l’allenatore e il giovane centrale, arrivato a Londra nel 2019 dal Saint-Étienne e ormai diventato un punto fermo della squadra.

Nelle ultime ore erano circolate numerose voci di mercato che ipotizzavano un possibile assalto del Real Madrid, sempre attento ai migliori talenti europei. Prima del rinnovo, infatti, Saliba era legato all’Arsenal fino al 2027, una scadenza che aveva alimentato i rumors su un suo futuro lontano dall’Emirates Stadium. Con la firma fino al 2030, il club inglese ha voluto lanciare un messaggio chiaro: il difensore francese non è in vendita.

Il prolungamento di contratto rappresenta una mossa strategica per l’Arsenal, che punta a consolidare la propria competitività in Premier League e in Champions League. Saliba, grazie alla sua fisicità, velocità e capacità di lettura del gioco, è considerato uno dei migliori difensori della sua generazione e un elemento imprescindibile per il progetto tecnico di Arteta.

Con questo rinnovo, i Gunners blindano il futuro della loro difesa e i tifosi possono continuare a sognare con uno dei giocatori più amati e rappresentativi della rosa.

Inter, spuntano nuovi retroscena sull’addio di Simone Inzaghi. Il punto

Inter, Dimarco rompe il silenzio: riflessioni su Inzaghi e il nuovo corso con Chivu

Le recenti dichiarazioni di Federico Dimarco hanno riacceso il dibattito attorno alla gestione di Simone Inzaghi all’Inter, ormai chiusa da qualche mese ma ancora oggetto di analisi e riflessioni, sia tra i tifosi che tra gli addetti ai lavori. L’esterno sinistro nerazzurro, tra i protagonisti più amati della rosa attuale, ha parlato apertamente delle differenze tra l’approccio di Inzaghi e quello del nuovo tecnico Cristian Chivu, lasciando intendere che il ciclo dell’ex allenatore fosse arrivato al capolinea ben prima della finale di Champions League persa contro il Paris Saint-Germain.

Sotto la gestione Inzaghi, Dimarco ha sicuramente compiuto un salto di qualità importante, passando da potenziale promessa a titolare fisso nella formazione dell’Inter. Tuttavia, come lui stesso ha ammesso, la tendenza del tecnico a sostituirlo attorno al 60esimo minuto ne limitava il contributo, soprattutto nelle fasi decisive delle partite. Quella scelta, ripetuta con costanza, sembrava più un automatismo che una valutazione legata al rendimento in campo, e alla lunga ha pesato anche dal punto di vista psicologico.

L’arrivo di Chivu ha invece portato una ventata d’aria fresca. Con il nuovo allenatore, Dimarco ha visto aumentare il proprio minutaggio, diventando un elemento centrale nella manovra offensiva e assumendosi maggiori responsabilità in fase di costruzione. Non è solo una questione tattica: come evidenziato da Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport, il cambiamento rappresenta anche un segnale della rinnovata fiducia nei confronti del gruppo, che sembrava essersi incrinata negli ultimi mesi della gestione Inzaghi.

Va detto che Inzaghi ha avuto il merito di credere in Dimarco in un momento in cui non tutti lo consideravano pronto per guidare la fascia sinistra di una squadra ambiziosa come l’Inter. Ma le recenti parole del giocatore, seppur rispettose, mettono in evidenza come il rapporto tra l’allenatore e lo spogliatoio si fosse progressivamente logorato.

Oggi, con Chivu al timone e una nuova energia nello spogliatoio, l’Inter guarda avanti. Ma le ombre lasciate dalla fine dell’era Inzaghi continuano a emergere, anche attraverso le parole dei protagonisti.

Calciomercato Bologna, il futuro di Lucumì atteso ad un bivio. Dalle voci inglesi alla permanenza

Calciomercato Bologna, riflettori su Lucumí: tra sogni inglesi, rendimento calante e rinnovo in sospeso

In casa Bologna, una delle priorità non riguarda un nuovo acquisto, ma il ritrovare il vero Jhon Lucumí. Il difensore colombiano, protagonista assoluto nella passata stagione che ha visto i rossoblù conquistare una storica qualificazione in Champions League e sollevare la Coppa Italia, sembra oggi lontano parente del leader difensivo ammirato fino a pochi mesi fa. Una situazione che inevitabilmente agita anche le acque del Calciomercato Bologna, con dubbi sulla sua centralità nel progetto tecnico.

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, le prestazioni opache di Lucumí in questo avvio di stagione sono figlie di diversi fattori. In primis, le sirene della Premier League. Il corteggiamento del Sunderland e l’ipotesi di un trasferimento in Inghilterra hanno stuzzicato l’ambizione del colombiano, che però è rimasto a Bologna. Un sogno infranto che potrebbe aver lasciato strascichi mentali e motivazionali.

In secondo luogo, pesa l’assenza di Beukema, con cui Lucumí formava una coppia difensiva affiatata e solida, soprannominata “Beukumi”. Con l’olandese passato ad altri lidi, Lucumí non è ancora riuscito a trovare la giusta intesa con i nuovi compagni di reparto, Heggem e Vitik. La difesa del Bologna, senza quel meccanismo ben oliato, sembra aver perso equilibrio, e i difetti individuali del colombiano emergono con maggiore evidenza.

Le cosiddette “lucumate” – errori evitabili o leggerezze in fase difensiva – sono tornate a farsi vedere con troppa frequenza. Ma ciò che preoccupa di più è la sua mancanza di leadership: Lucumí dovrebbe essere il punto di riferimento della retroguardia felsinea, ma finora non ha saputo assumersi questo ruolo con convinzione.

Sul tavolo resta poi la questione legata al rinnovo di contratto, altro nodo che potrebbe influenzare le dinamiche del Calciomercato Bologna. La dirigenza rossoblù deve valutare se puntare ancora su Lucumí come pilastro del progetto, oppure considerare eventuali offerte già a gennaio.

Il Bologna ha bisogno del vero Lucumí, quello capace di comandare la difesa e di guidare i compagni con carisma. Per il momento, però, resta un punto interrogativo. E nel frattempo, il Calciomercato Bologna resta in allerta.

Calciomercato Parma, Pellegrino e le voci intorno a lui in vista di gennaio. Le ultime

Calciomercato Parma: Pellegrino si prende la scena e fa sognare i tifosi

Il nome di Mateo Pellegrino comincia a circolare con insistenza nei discorsi legati al Calciomercato Parma. L’attaccante argentino ha letteralmente acceso i riflettori su di sé con una prestazione da protagonista nella vittoria contro il Torino, firmando una doppietta che ha fatto esplodere la Cetilar Arena. E se il buongiorno si vede dal mattino, il Parma potrebbe aver trovato il suo nuovo bomber.

In terra emiliana, il pubblico è abituato a vedere grandi attaccanti indossare la maglia gialloblù. Da Crespo a Gilardino, passando per Zola, Mutu, Adriano e Chiesa, la storia offensiva del club è ricca di nomi illustri. Pellegrino, arrivato con discrezione, sta ora iniziando a farsi spazio in questa prestigiosa lista, conquistando la fiducia del tecnico Cuesta e l’entusiasmo della tifoseria.

Non è la prima volta che colpisce i granata: già nella scorsa stagione, proprio contro il Torino, aveva messo a segno una doppietta. Una coincidenza? Forse. Ma il rendimento di queste settimane parla chiaro: il ragazzo è in crescita, e non solo sotto il profilo tecnico. A colpire è anche la sua mentalità.

«È dominante in area, lavora spalle alla porta, aiuta i compagni e si sacrifica in fase difensiva. È un esempio di professionalità, dentro e fuori dal campo», ha dichiarato mister Cuesta nel post partita, elogiando l’impegno quotidiano di Pellegrino, dal lavoro in allenamento al recupero fisico.

Il diretto interessato, senza troppi giri di parole, ha fissato il suo obiettivo stagionale: 12-15 gol. Un traguardo che oggi sembra alla sua portata, anche se l’aspetto più importante resta la continuità. Le sue caratteristiche fisiche, unite alla capacità di dialogare con i compagni e leggere le situazioni offensive, lo rendono un profilo interessante non solo per il Parma, ma anche per diversi club italiani ed europei.

E infatti, le prime voci di interessamento non mancano. Il Calciomercato Parma, da qui ai prossimi mesi, potrebbe ruotare proprio attorno al suo nome. La società dovrà decidere se blindarlo o valutare eventuali offerte in caso di esplosione definitiva.

Intanto, il Parma si gode il suo nuovo gioiello. Pellegrino ha iniziato a scrivere la sua storia. E chissà dove potrà arrivare.

Pisa Fiorentina, bulloni contri i tifosi viola. Cosa è successo durante il derby toscano?

Pisa Fiorentina, tensione sugli spalti: lanci di bulloni contro i tifosi viola. La situazione attuale

La partita Pisa Fiorentina, disputata alla Cetilar Arena (ex Arena Garibaldi), è stata purtroppo segnata da episodi di violenza che nulla hanno a che vedere con lo sport. Quello che doveva essere un derby toscano carico di entusiasmo si è trasformato in una giornata da dimenticare, soprattutto per i tifosi della Fiorentina.

Secondo quanto riportato da Radio Sieve durante la trasmissione Amici Viola Live, sugli spalti si sarebbero verificati gravi episodi di aggressione da parte di una frangia del tifo pisano. Dal settore di casa sarebbero stati lanciati oggetti contundenti, tra cui veri e propri bulloni, contro i sostenitori viola presenti nel settore ospiti. Alcuni di questi oggetti sarebbero stati addirittura scagliati con delle fionde, presumibilmente portate da casa, rendendo il gesto ancora più pericoloso e premeditato.

Le testimonianze raccontano di momenti di panico, con alcuni bulloni che avrebbero colpito o sfiorato spettatori inermi, tra cui anche bambini. Scene inaccettabili per una gara di calcio, che avrebbero potuto avere conseguenze ben più gravi. I presenti erano lì solo per assistere a una partita, ma si sono ritrovati coinvolti in un clima di tensione e pericolo assolutamente intollerabile.

Il match Pisa Fiorentina era già stato segnato da momenti di caos all’esterno dello stadio, con scontri tra le due tifoserie prima del fischio d’inizio. Poi è arrivato un pareggio in campo che ha lasciato l’amaro in bocca ai tifosi viola. Ma la vera macchia su questa giornata è stata l’aggressione avvenuta sugli spalti.

Ora resta da capire se le autorità competenti apriranno un’indagine per individuare i responsabili di questi atti violenti. Le immagini e i video circolati online potrebbero essere utili per risalire a chi ha messo a rischio l’incolumità del pubblico. La speranza è che si arrivi a provvedimenti esemplari per evitare che episodi simili si ripetano in futuro.

La partita Pisa Fiorentina, che avrebbe dovuto celebrare il calcio toscano, si è trasformata in un triste esempio di inciviltà. Un segnale preoccupante che deve spingere club, istituzioni e forze dell’ordine a intervenire con fermezza per proteggere il vero spirito dello sport.

Mourinho, scatta l’emozione in vista di Benfica-Chelsea. Ecco perché

Mourinho emozionato alla vigilia di Benfica-Chelsea: «Sarò sempre un Blue». La situazione

José Mourinho non dimentica. Alla vigilia del match tra il suo Benfica e il Chelsea, il tecnico portoghese ha tenuto una conferenza stampa carica di emozione e ricordi. Lo “Special One”, come è stato soprannominato sin dai suoi primi successi, ha voluto rendere omaggio alla sua storica esperienza con il club londinese, dimostrando ancora una volta il profondo legame che lo unisce ai Blues.

«Sarò sempre un Blue, faccio parte della loro storia e loro fanno parte della mia. Li ho aiutati a diventare un Chelsea più grande e loro mi hanno aiutato a diventare un José più grande», ha dichiarato Mourinho, lasciando trasparire il lato più umano di un allenatore spesso etichettato come freddo e calcolatore. Le sue parole hanno toccato il cuore dei tifosi del Chelsea e degli appassionati di calcio in generale, che ricordano bene gli anni d’oro della sua gestione.

Tra il 2004 e il 2007, Mourinho ha guidato il Chelsea in 185 partite, mantenendo una media di 2,22 punti a gara. Poi, nel secondo ciclo tra il 2013 e il 2015, ha continuato a scrivere la storia del club. Sotto la sua guida, i Blues hanno conquistato due Premier League, una FA Cup, tre Carabao Cup e una Supercoppa d’Inghilterra. Numeri che hanno reso Mourinho una leggenda a Stamford Bridge.

Ma al di là dei trofei, ciò che colpisce è il sentimento con cui il tecnico guarda a quel periodo. Nel suo ritorno allo stadio del Chelsea con il Benfica, Mourinho ha vissuto un altro momento toccante: secondo TNT Sports, avrebbe riconosciuto un membro dello staff storico del club e, senza esitazione, si sarebbe lanciato in un lungo abbraccio con lui, accompagnato da parole affettuose e persino un bacio sulla fronte.

È un lato meno visibile ma autentico di Mourinho, quello che non dimentica le relazioni umane, gli affetti nati nel calcio e i legami costruiti nel tempo. Anche ora che guida il Benfica, l’anima di José Mourinho resta profondamente segnata da quel blu intenso che lo ha consacrato a livello mondiale.

E se oggi è ancora uno dei nomi più riconosciuti e rispettati del calcio internazionale, lo deve anche – e forse soprattutto – a quei capitoli scritti in Premier League.

Champions League, Benitez analizza le italiane: «L’Inter ha un ruolo di primo piano, il Napoli può assumerlo. La Juve è a un esame, l’Atalanta ha bisogno di Lookman»

Benitez analizza la giornata di Champions League focalizzandosi molto sulle squadre italiane

Rafa Benítez, allenatore di fama internazionale con un palmarès di primissimo livello, tra cui la Champions League vinta con il Liverpool, ha condiviso il suo punto di vista sulla prossima giornata di Champions League e sul momento delle squadre italiane con La Gazzetta dello Sport. La sua visione analitica e profonda offre uno spaccato interessante sulle dinamiche del calcio europeo, con un occhio di riguardo alle formazioni di Serie A impegnate nella massima competizione continentale.

«L’Inter ha un ruolo di primo piano, sempre. Il Napoli può assumerlo. Per la Juventus parla la storia ma io del Villarreal non mi fiderei e quanto all’Atalanta sta riemergendo e non ha ancora Lookman». Raccontata da Rafa Benitez, la Champions è un universo magico da non perdere.

LA SECONDA GIORNATA
«Non sarà semplice per la Juventus in casa del Villarreal; non sarà facile per l’Atalanta contro il Club Bruges; sarà assai indicativa per l’Inter contro lo Slavia Praga e anche dal Napoli aspetteremo una risposta. Tempo ce n’è, con le otto partite a disposizione, ma io ritengo che non convenga perderne troppo».

BARCELLONA-PSG
«La sfida più attesa, quella nella quale – infortuni permettendo – c’è la meglio gioventù europea. Barcellona-Psg è anche il match che dal punto di vista spettacolare sembra promettere di più. C’è tutto in questa partita: la storia remota e contemporanea, la natura spettacolare di due squadre che sono ricche di talento. È la magia della Champions».

L’INTER É TRA LE FAVORITE
«Non solo il calendario. Anche la partita di Cagliari, con un bel po’ di turnover, ha espresso novità apprezzabili: la personalità è ricomparsa possente ed è servita per dimezzare il distacco dal primo posto in classifica in campionato. Ma anche il gioco è sembrato migliorato. Ho sempre pensato che la struttura dell’Inter resti molto forte, competitiva a qualsiasi livello, e dopo una fase difficile, forse colpa anche del Mondiale che ha stravolto la preparazione, la qualità dei singoli e del gruppo sta venendo fuori».

LA SCONFITTA IN FINALE
«Non so quale tipo di blocco potesse avere. Non ho mai sospettato che si portasse appresso ancora la sconfitta in finale con il Psg, mi sarebbe parso strano. Semmai i problemi possono essere stati di altra natura, magari atletici, proprio perché la stagione è cambiata, il riposo quasi non esiste più e non è semplice la gestione della fatica. Ma a Cagliari, e già prima, Thuram e Lautaro avevano avuto modo di incidere; come il ritorno di Calhanoglu, con doppietta passata quasi sotto silenzio perché a Torino era finita male. Per me l’Inter rimane tra le favorite, poi da qui a dire che arriverà fino a Budapest è un’altra cosa: io non mi avventuro mai in pronostici».

LA JUVENTUS E I PAREGGI
«Che non è un gran segnale, per certi versi, però se prendete il classico bicchiere vi renderete conto che non perdere lo rende mezzo pieno: sembrava spacciata contro il Borussia Dortmund, ha trovato il coraggio di afferrare la partita nel finale. È andata sotto anche con l’Atalanta e l’ha ripresa. Queste sono indicazioni che hanno un peso. Vlahovic segna quando serve; Koopmeiners ricomincia a giocare con continuità. Il Villarreal non è un avversario comodo, anzi, ho grande considerazione per Marcelino e so che saprà come prepararla: e serate del genere diventano dunque un esame. In Spagna, la Juventus può capire altro di sé: per esempio quale ruolo potrà recitare in Europa e forse anche nel campionato italiano».

NAPOLI-SPORTING LISBONA
«E si può dire che debutterà seriamente in Champions contro lo Sporting, non avendo avuto la possibilità di giocare a Manchester, se non nei 20’ iniziali, per colpa dell’espulsione di Di Lorenzo. So che ci sono alcuni calciatori acciaccati e tutti nello stesso settore, che Conte dovrà fronteggiare l’emergenza: ma l’organico è in grado di aiutarlo e la sua esperienza può spingerlo a trovare le soluzioni più adatte. Grado di difficoltà della serata non bassissimo, il Portogallo è una scuola e lo Sporting Lisbona da due anni vince il campionato: serviranno il miglior De Bruyne, il miglior McTominay, il miglior Anguissa, il miglior Lobotka, perché là in mezzo si decide la sfida».

DE BRUYNE-CONTE
«Non ne farei un caso. Sono le espressioni a caldo e le dichiarazioni dell’immediato dopo partita. Nello spogliatoio, ve lo garantisco, è diverso, soprattutto il giorno dopo. Si tende a dimenticare, ad archiviare, a concentrarsi sull’appuntamento successivo. E De Bruyne è un fattore a cui Conte non rinuncerà».

ATALANTA-BRUGES
«La simpatia nei confronti della Dea nasce dalla capacità di ciò che sono stati capaci di realizzare negli anni: i Percassi, il direttore sportivo D’Amico, Gasperini hanno costruito un fenomeno internazionale che ha toccato il punto più alto con la vittoria dell’Europa League. Ma l’Atalanta è stata sempre protagonista in campionato. Ha vissuto un’estate tormentata però vedo che Lookman è rientrato a disposizione e un giocatore come lui averlo o non averlo non è la stessa cosa. Il pareggio contro la Juventus dà forza ma ora serve il migliore Lookman, che è un valore aggiunto enorme. E il Bruges è sicuramente un bel test».

Mark Iuliano: «Juve, la stanchezza è momentanea. Tudor può pensare a un cambio di modulo. David giocherà col Villarreal. Il Milan? Mi aspettavo che Allegri fosse in testa…»

Mark Iuliano ha voluto parlare così della Juve tra il pareggio contro l’Atalanta e ovviamente la Champions League

Mark Iuliano, ex roccioso difensore bianconero e volto indimenticabile di una Juventus vincente, conosce bene l’ambiente e, soprattutto, la testa di Igor Tudor. I due, infatti, non sono solo stati compagni di squadra, ma hanno anche lavorato insieme all’Udinese, protagonisti di una salvezza storica nella stagione 2017-2018. Oggi Iuliano osserva l’amico Tudor sulla panchina bianconera e, intervistato da Tuttosport, analizza il momento della Juventus

LA JUVE E IL PAREGGIO CON L’ATALANTA
«A me onestamente la squadra non è dispiaciuta. La partita era iniziata molto bene, la Juve ha sempre avuto il pallino del gioco, poi è chiaro che l’errore di Adzic abbia fatto prendere un’altra piega al secondo tempo. Dopo l’1-1 è uscita fuori la Juve, complice anche la superiorità numerica, ma ho visto tanti giocatori in difficoltà. E penso che la condizione fisica, in questo momento, sia un tema da tenere in considerazione».

LA STANCHEZZA
«Sono certo che in questo momento Tudor abbia un’idea molto chiara: permettere a quanti più giocatori possibili di mettere minuti nelle gambe. Per questo cerca di alternare tanti elementi, schierando sempre formazioni diverse. A livello di condizione fisica, poi, vedo una squadra molto stanca, ma penso sia un affanno legato ai carichi di lavoro, visto che so quanto Igor sia maniacale su questo argomento. In generale diffido delle squadre che vanno forte adesso: spingere ora sui carichi significa arrivare con la benzina giusta ai prossimi mesi. Chi vola adesso, va molto piano dopo. Per cui non è una situazione da campanello d’allarme, ma è la normalità. Un po’ di stanchezza va accettata».

CI VUOLE UNA REAZIONE IMMEDIATA IN CHAMPIONS
«Lo so e lo sappiamo tutti. Lo sa anche Tudor, conosce perfettamente questo ambiente e sono sicuro che pure lui pretenda molto di più da tutti. Adesso ci sta che si aspetti una reazione immediata dalla squadra: in Champions League la Juve può tornare ad essere dominante sul piano del gioco. Scendere subito in campo, dopo un pareggio così così, è la medicina giusta».

TUDOR PUÒ CAMBIARE MODULO
«Per il tipo di giocatori che sono stati presi Tudor può anche cambiare modulo. E sicuramente ci pensa e ci penserà, è un aspetto che valuta con una certa frequenza. Ripeto: oggi la Juve è in difficoltà fisica, vedo tanti picchi. Anche certi giocatori ne risentono: penso a Thuram, che tutti i tifosi vorrebbero vedere più libero in zona gol, visto che può incidere anche lì. In generale, ora la Juve deve cercare di essere più aggressiva, rinunciando al fraseggio che infatti a Tudor non piace. Penso che la strada sia stata tracciata e il mister arriverà all’obiettivo di far giocare meglio la squadra».
DAVID PROTAGONISTA IN CHAMPIONS
In Champions League può essere il momento di David? «Penso che contro il Villarreal giocherà. I ragionamenti di Tudor sulla formazione vista contro l’Atalanta non possono non tenere conto della coppa e della sfida contro il Milan di domenica sera. I pensieri vanno allargati».
LA GERARCHIA IN ATTACCO
«Non c’è nemmeno bisogno di farla una scelta. Bisogna adattarsi al momento: a David serve giocare per prendere fiducia e mettere minuti, Vlahovic ha dimostrato di essere fondamentale quando le difese avversarie sono stanche e calano il livello d’attenzione, mentre Openda è stato chiamato ad un grande lavoro di sacrificio. Contro l’Atalanta ha rincorso tutti i portatori di palla senza soste. La vera sfida sarà renderlo funzionale al calcio di Tudor».
SI ASPETTAVA IL MILAN IN VETTA
«Onestamente sì. L’avevo già pensato dopo la sconfitta contro la Cremonese, che è stata salutare per loro. Rabiot gli ha cambiato il centrocampo: Max è stato bravissimo a dare subito un’identità ai rossoneri, facendoli difendere da squadra. Ci è riuscito in poco tempo: per lo scudetto il Milan c’è, vanno presi in considerazione».
BREMER
«Andrà gestito. Lo dico per esperienza: quando un difensore torna dopo una lunga assenza, come Gleison, all’inizio è un leone. Poi si va in riserva e infatti nelle ultime due, contro Borussia e Atalanta, l’ho visto in affanno. Sono sicuro che tornerà al top, ma ha bisogno di una gestione attenta. Per questo ha riposato a Verona. Tudor saprà farlo tornare il migliore della Serie A».

Villarreal Juventus, Rafa Marin: «Dal Real Madrid al Naòpoli, adesso gioco in Champions e non ho nessun rimpianto. Punto solo a crescere. I bianconeri? Dico questo…»

Rafa Marin si esprime così su Villarreal Juventus. Ecco le sue dichiarazioni. Il punto

Rafa Marín, difensore centrale di grande prospettiva, sta cercando la sua strada nel calcio che conta. Partito dalla celebre “Fábrica” del Real Madrid, è approdato al Napoli per poi finire in prestito al Villarreal, con cui sfiderà la Juventus in Champions League. Il giovane spagnolo si è concesso a La Gazzetta dello Sport per fare un bilancio della sua carriera e guardare al futuro, mostrando determinazione e lucidità. Non ha fretta, e quanto fatto finora gli assicura un cammino qualificato e variegato.

IL SUO PERCORSO
«Il Madrid mi ha venduto al Napoli inserendo nella cessione la possibilità di una “recompra”. Il Napoli mi ha prestato al Villarreal e io ora penso solo al club attuale. Saranno le mie prestazioni a scrivere il mio futuro».

L’ESPERIENZA A NAPOLI
«Al Napoli sono arrivato pieno di speranze e sono stato molto bene. Ho giocato molto poco, ma quando sono stato chiamato in causa penso di aver risposto e comunque nessun rimpianto o lamentela: tecnicamente e umanamente sono cresciuto tantissimo. Conte è un top allenatore ed ero circondato da grandi giocatori. E poi il lungomare stracolmo di gente nel giorno dello scudetto non lo dimenticherò mai».

LA SCELTA VILLARREAL
«Il Villarreal e Marcelino mi volevano già a gennaio. Non fu possibile venire allora, l’ho fatto in estate. Non avevo altro in testa vista la fiducia che hanno dimostrato nei miei confronti, e non potevo chiedere di più. Società organizzatissima, ottimo ambiente, grande qualità tecnica, ambizioni notevoli. E il plus di giocare la Champions».

SCONFITTA COL TOTTENHAM PER UNA PAPERA DEL PORTIERE
«Capita, siamo umani, non delle macchine. Non è stata la nostra migliore partita ma nella ripresa abbiamo avuto occasioni per pareggiare e penso che meritassimo di più. Abbiamo perso, ma in Liga stiamo andando molto bene e ora arriva la Juventus».

LA JUVE
«Avversario tosto, che ha cambiato e sta cercando una sua strada, un po’ come noi. Prevedo una partita complicata ed equilibrata, ma in casa siamo forti».
LA CLAUSOLA DI RECOMPRA DEL REAL MADRID É UN INCENTIVO
«Non saprei. Lo fanno con tutti i giovani che vendono. È una cosa che è lì in un angolo della mia testa ma sinceramente non ci penso, anche perché non fa bene perdere energie su cose che non siano legate al quotidiano. Penso solo a migliorare e a crescere».
IL MODELLO REAL MADRID
«Perché fanno le cose bene, aiutano a far progredire al meglio il giocatore ma anche, e forse soprattutto, la persona. Ti preparano. Poi è chiaro che la strada per la prima squadra è stretta e complicata, a volte dipende da piccoli dettagli, persino da un pizzico di fortuna, però la formazione professionale è di primissimo livello. Ti insegnano a vincere e ad essere sempre concentrato».
IL SOGNO NAZIONALE
«È motivo di orgoglio. Me la sono goduta nel mio percorso giovanile fino all’Europeo Under21 di questa estate e ora vedremo. Nella nazionale maggiore in mezzo alla difesa tra gli altri ci sono due giovanissimi come Cubarsí e Huijsen che sono ottimi giocatori, ma il sogno esiste. E ancora di più nell’anno del Mondiale».

Guillermo Coppola: «Messi è il migliore, ma Maradona è stato unico, più famoso del Papa. Ecco quali sono stati i momenti più felici e quelli più tristi».

Coppola e il ricordo nei confronti di Diego Armando Maradona: nel mezzo anche il solito paragone tra lui e Messi

É stato il procuratore di Diego Maradona (ex stella del Napoli) ai bei tempi, l’agente che lo ha accompagnato in carriera. Guillermo Coppola oggi racconta il Pibe de Oro e la sua vita in un’appassionata intervista a La Gazzetta dello Sport.

CHI È DAVVERO GUILLERMO COPPOLA

«Sono El Representante, come il titolo della serie tv. L’uomo che nel mio Paese ha fatto di questa attività un mestiere. Oggi ci sono centinaia, migliaia di procuratori che davanti a me si levano il cappello: “chapeau”. Per il resto, sono un uomo imperfetto, amante del bello. Ho avuto luci e ombre come tanti, e un privilegio unico: ho passato parte della vita accanto al più grande».

MARADONA – «Era il genio. L’estasi e il tormento. Il Dio del calcio, ma anche dello spettacolo. Bisogna tornare a Napoli, la città più bella del mondo, perché è lei che spiega Maradona. Un popolo intero si inchinò perché Diego trascendeva il pallone. In un’epoca fu Di Stefano il più grande, in un’altra Pelé, oggi è ancora Messi, ma Diego è stato unico e diverso in tutto. Una volta Giovanni Paolo II gli disse: “Tu sei più famoso di me…”».

L’AMORE QUASI FISICO CON DIEGO:

«Dal 1985 al 1990 il nostro è stato un rapporto puramente professionale, fatto di tanti successi. Poi ci siamo separati bruscamente e ritrovati dopo il Mondiale del ’94. Da lì è stato tutto diverso: è nata una relazione sentimentale, un bisogno di stare insieme. Un amore quasi fisico. Ci baciavamo, ci abbracciavamo, dividevamo tutto, lo spazio e l’aria. È mancato solo il sesso tra di noi, è vero, ma se fosse successo lo ammetterei senza problemi…».

UNA NUOVA SEPERAZIONE

«Per ritrovarci un’altra volta. Diego stesso ha detto: “Coppola era il resto del mio cuore, mio padre, mio fratello, il mio amico”. La sua frase più bella è stata “sei la palla della mia vita” perché il mondo sa quanto amasse la palla. Eppure, c’è stato un tempo in cui ero diventato il principale nemico, diceva che avevo rubato i soldi delle figlie. E cosa feci di fronte a quelle accuse? Mi autodenunciai, non mancava nulla, neanche un dollaro».

IL CARCERE INGIUSTO
«Fui incarcerato ingiustamente da un giudice e da poliziotti che poi finirono a loro volta in carcere. Sono finito dentro senza motivo, con accuse di traffico di droga infondate. In quel momento Diego e la sua famiglia sono stati il mio bastione, non mi lasciarono mai solo».

IL RAPPORTO CON LA FAMIGLIA MARADONA
«La risposta l’hanno data loro nel giorno più triste: sono stato io a portare la prima maniglia del feretro di Diego, un gesto che per me vale tutto. Oggi con l’ex moglie Claudia e le figlie c’è rispetto, anche senza vederci spesso: sanno che ci sarò sempre».

I MOMENTI FELICI
«Quando aveva vicino il suo giocattolo rotondo, che fosse nel fango o nella finale Mundial. Diego è stato felice, anche se inquieto: lo era quando ha sposato Claudia, quando nascevano le figlie, quando scopriva Napoli. E quando, a 5 mesi da Messico ’86, mi disse: “Guillote, vinceremo e sarò il migliore”».

QUELLO PIU’ TRISTE
«A inizio 2000 a Punta del Este, quando rischiò di morire dopo giorni di eccessi di ogni tipo. Aveva una dipendenza, ma anche la forza per combatterla e rinascere sempre».
COSA VORREBBE CAMBIARE
«Le decisioni non si cambiano. Piuttosto, ho un rimpianto perché Diego non ha mantenuto la promessa più importante. Mi aveva garantito che sarebbe stato lui a portare il mio feretro, e invece è successo il contrario. Se potessi, in questa storia cambierei solo il finale. Avrei voluto che fosse stato lui a sopravvivere a me per godersi figli e nipoti».
IL MIGLIOR DIEGO
«Tutti potrebbero pensare a quello dell’86 che lo rese eterno, e invece dico quello della stagione successiva, che vinse il primo scudetto al Napoli. E poi il Diego selvaggio e senza pensieri degli inizi, quello dell’Argentinos Juniors dove nacque il mito».
NAPOLI
«Napoli fu semplicemente il destino. Il suo destino. Lì doveva stare, non altrove. Napoli lo rese grande e amato in modo estremo. Pensate che una volta festeggiammo un compleanno in nave, in segreto, e quando guardammo fuori eravamo circondati da barche ovunque. Anche lui ricambiò questa follia d’amore, resterà per sempre un napoletano».
NAPOLI E ARGENTINA VINCONO DOPO LA SUA MORTE
«Non lo è, vincono per lui, lo omaggiano così. Anzi, è il calcio stesso che gli rende onore».
LA MORTE DI MARADONA
«Non ho elementi per rispondere, non ero lì vicino a lui e non posso accusare nessuno. Sarà la giustizia a dire se si poteva fare di più per salvarlo. So solo che è morto nella maniera più triste e solitaria».
COSA GLI DIREBBE
«Gli direi grazie. Grazie per essere passato da qua. E gli direi che lo amo, come sempre e forse di più».

Paolo Bonolis: «Inter? Il tonfo in finale di Champions non compromette la gioia di esserci. Conosco Chivu e…»

Paolo Bonolis: «Inter? Il tonfo in finale di Champions non compromette la gioia di esserci. Conosco Chivu e…». Le parole del noto presentatore tv

Paolo Bonolis, uno dei volti più amati e irriverenti della televisione italiana, ha un cuore che batte forte per l’Inter. La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato, partendo proprio dalla sua grande passione.

L’INTER VINCE A CAGLIARI
«Contro il Cagliari è andata molto bene, Chivu sta cercando di recuperare parte di quanto perduto in quelle due giornate nefaste a San Siro con l’Udinese e a Torino con la Juventus, riuscendo a non perdere ulteriore terreno rispetto a squadre che marciano più velocemente».

L’ATTACCO NERAZZURRO
«Quei due (Lautaro e Thuram, ndr) restano titolari, parliamo di una coppia fortissima, che però non può giocare qualsivoglia partita per 90 minuti. Fortunatamente quest’anno in panchina c’è gente in grado di dar loro respiro. L’anno scorso abbiamo vissuto un incubo con le tre riserve, appena si alzavano loro ci cadevano le p… a noi. Senza alternanza davanti abbiamo perso per strada punti che poi ci sono costati lo scudetto. Adesso con Bonnie e Pio Esposito sembra che le cose possano andare meglio. Del giovane Pio mi piace soprattutto il carattere, quando ha detto di essere consapevole di dover ancora migliorare su tutto ha dimostrato un grande senso di responsabilità professionale che in un ragazzo ventenne non è cosa così facile da rintracciare».

CHIVU
«Lo conosco e so che è una persona responsabile e soprattutto molto allegra. Chiaramente avverte il peso del dover fare grandi prestazioni. Al contempo ha una serietà tale che lo porta a ragionare in un modo molto utile per un allenatore: cerca di evitare di fare danni, quindi cammina cauto, mantiene una struttura precedente alla sua gestione, cercando pian piano di aggiungere quei sapori propri della sua visione del calcio. Come una pressione maggiore e un baricentro più alto».

IL NAPOLI
«È fortissima, così come la Juventus e il Milan. Detto questo, in senso buono e totalmente non offensivo, credo che Conte sia un gran para…vento: annuncia sistematicamente di non avere a disposizione cose sufficienti, affinché laddove si raggiungesse quello che deve essere raggiunto il merito fondamentalmente sarebbe tutto suo, in caso contrario sarebbe colpa della mancanza di capitale umano da lui rivendicata all’inizio. Quest’anno è arrivato anche De Bruyne, non so cos’altro possa pretendere…».

LA CHAMPIONS LEAGUE
«Noi abbiamo giocato due finali, credo sia molto più doloroso non esserci arrivati mai. Poi è vero che una l’abbiamo persa per un pelo e che l’altra è stato un tonfo micidiale, però siamo arrivati lì, godendo di trionfi importanti. Il calcio per il tifoso fondamentalmente è gioia, poi è vero che l’umanità in genere tende a ricordare solo ciò che è andato male, ma è un errore. Quella delusione non può compromettere tutte le gioie che l’hanno preceduta».

LA NAZIONALE DI GATTUSO E IL SOGNO MONDIALE:
«Per il tifoso crederci è fondamentale, sennò ti privi della gioia della speranza, quindi certo che ci credo. Gattuso mi sembra possa fare il suo lavoro, così come lo stava facendo Luciano Spalletti, che conosco molto bene. Va avanti con quello che ha a disposizione, c’è poco da inventarsi, è una questione più di spirito che di scelte. Certo, la situazione è ben complicata, probabilmente ci porterà a un playoff. Mancare al terzo Mondiale consecutivo sarebbe un dolore enorme, non tanto per me, quanto per i ragazzi che non ne hanno mai visto uno o non lo ricordano. Come mio figlio».

DAVIDE, IL FIGLIO CALCIATORE
«Davide ha fatto la Serie C, ha giocato nella Primavera del Monza, poi Triestina, Renate e ora vediamo che cosa farà: al momento è reduce da un piccolo intervento al ginocchio. Com’è il Bonolis papà di giocatore? Contento, quando posso vado a vederlo ma non sono il tipo di genitore che si agita in tribuna. Provo a dargli qualche consiglio, ma i ragazzi hanno una loro meravigliosa testardaggine. Se è dell’Inter pure lui? Per forza, se voleva mangiare…».

GIOCA ANCORA A CALCIO
«Molto meno, ho una gamba che è un monumento ai caduti… L’ultima volta l’ho fatto in una partita di beneficenza al Benito Stirpe con Totti, Chierico, Giannini e mi sembrava di essere in un cartone animato giapponese di quelli in cui corri, corri e la prospettiva davanti non cambia mai»

Atalanta Bruges, Emanuele Tresoldi: «Mio figlio Nicolò, dal tennis all’Hannover. La FIGC non lo ha mai cercato. Ecco per quale squadra tifa»

Atalanta Bruges, Emanuele Tresoldi: «Mio figlio Nicolò, dal tennis all’Hannover. La FIGC non lo ha mai cercato. Ecco per quale squadra tifa»

Emanuele Tresoldi, padre di Nicolò, giovane talento italiano che sta brillando nel Club Bruges e nell’Under 21 tedesca, si racconta a La Gazzetta dello Sport, svelando un percorso di crescita sportiva e personale tutt’altro che comune per suo figlio. Tra tennis e calcio, la Germania e un legame mai interrotto con l’Italia, il racconto di un padre orgoglioso che stasera, con il Bruges impegnato contro l’Atalanta in Champions, vivrà una serata speciale.

NICOLÒ E IL TENNIS
«In realtà fino ai 13 anni ha giocato quasi più a tennis che a calcio: è stato campione italiano U10, ha fatto due semifinali al Lemon Bowl. E quando c’è stato da scegliere tra calcio e tennis non è stato così semplice… Nel circuito si è allenato con Nardi e incrociava Cobolli e Bove».

IN GERMANIA PER LA FAMIGLIA
«Per seguire il lavoro di mia moglie abbiamo deciso di prendere l’occasione. È stata più una scelta di vita per lui e sua sorella Sofia di 3 anni più grande. In Germania hanno imparato a parlare bene inglese, tedesco e spagnolo».

L’EMERSIONE DEL TALENTO NEL CALCIO
«Grazie al campionato studentesco è stato visionato dall’Hannover che all’inizio gli ha lasciato l’opportunità di allenarsi in entrambi gli sport. Poi però ha dovuto scegliere…».

HANNOVER NON ERA L’UNICA SCELTA
«In realtà potevamo andare a Manchester, ma la Brexit…».

L’AMORE PER IL MILAN
«Atalanta, Bologna, Fiorentina, Juventus e Milan lo avevano monitorato prima che partissimo per la Germania. Nicolò è tifoso del Milan e il suo idolo è Pippo Inzaghi».

L’UNDER 21 TEDESCA E IL SILENZIO DELLA FIGC
«Mai [contatti con la FIGC], ma a dire il vero Nicolò non è un predestinato. Si è formato un passo alla volta, era un po’ “nascosto”».

ATALANTA-BRUGES
«Mia moglie Barbara è bergamasca: sarà l’occasione per tornare allo stadio per una rimpatriata di famiglia. E spero di rivedere Antonio Percassi che ho avuto come presidente quando giocavo nell’Atalanta»

Capello: «Milan e Napoli da scudetto. Ma Modric domina e De Bruyne passeggia. E Luka servirebbe anche alla Juve»

Capello: «Milan e Napoli da scudetto. Ma Modric domina e De Bruyne passeggia. E Luka servirebbe anche alla Juve». Le parole dell’ex tecnico

Fabio Capello, figura iconica del calcio mondiale, ha concesso un’intervista a La Gazzetta dello Sport, offrendo il suo acuto sguardo sulla Serie A dopo aver assistito dal vivo a Milan-Napoli. L’ex tecnico, noto per la sua profonda conoscenza tattica e la schiettezza nei giudizi, non si è risparmiato nell’analizzare le squadre e i singoli protagonisti del nostro campionato: «Ho voluto assistere a Milan-Napoli dal vivo per studiare bene le due squadre. In tv certe sfumature non le cogli». E dopo aver visto i rossoneri battere i campioni d’Italia, Capello ha una conferma: «Questo Milan è tra le candidate alla vittoria dello scudetto».

COSA LO HA COLPITO DEL MILAN
«Il Milan è già squadra. Ha spirito e determinazione delle grandi, come non si è visto spesso nella stagione passata. E particolare importante: tutto nasce dai suoi giocatori più forti e carismatici, come Modric e Rabiot. Sono da esempio per i compagni e trascinano i tifosi. A proposito, tornando a cantare la curva, nella resistenza finale San Siro ha dato una grande mano».

IL DUETTO TATTICO MILAN-NAPOLI
«La capacità di ripartire con eccezionale velocità e qualità nel primo tempo, grazie anche a un Pulisic impressionante. L’americano ha un grande pregio: che parta palla al piede o la passi, lo fa sempre in verticale. In più, vede la porta come pochi. Il Napoli, comunque, ha provato a fare la partita, ma la manovra degli azzurri era troppo lenta e il Milan si chiudeva sempre bene, approfittando poi degli spazi per far male in contropiede. Certo, anche le assenze nella formazione di Conte hanno avuto il loro peso».

IL NAPOLI NON DELUDE
«No, perché mi resta la sensazione che sia una squadra più completa del Milan, nonostante la sconfitta. In difesa non aveva Buongiorno, Rrahmani, Spinazzola… E in attacco Hojlund non è Lukaku, non può garantire quel gioco di sponda che è stato fondamentale nello scudetto dello scorso anno. Recuperando tutti, Conte potrà contare su una rosa di assoluto livello. C’è però un’incognita che ha un nome e un cognome: Kevin De Bruyne».

MODRIC VS DE BRUYNE
«Assolutamente. Modric domina in Serie A, mentre De Bruyne a San Siro non ha dominato, anzi… A me pare fatichi a trovare la posizione, passeggia per il campo senza dare l’impressione di sentirsi a suo agio. Poi chiaro, un paio di volte ti fa il passaggio che altri manco immaginano. Ma il suo impatto è molto estemporaneo».

MODRIC LEADER
«Incredibile. Che avesse qualità, visione di gioco e personalità lo davamo tutti per scontato: sono doni che non perdi con l’età. Chi, però, immaginava fosse ancora così straordinario dal punto di vista fisico? E poi, dopo aver vinto tutto a Madrid, Luka è ancora lì che si lancia in tackle e fa la corsa in più per difendere il vantaggio. È un campione e mi sembra senta e si giovi del peso della responsabilità di essere leader pure al Milan».

ALLEGRI NON HA ANCORA AVUTO LEAO
«Vero, ma forse anche per questo ha trovato subito equilibrio, con Gimenez che si sacrifica molto in fase di non possesso».

RISCHI DI SQUILIBRIO
«Da quel che so, Allegri crede molto in Leao e allora io non posso che fidarmi di Max. Di sicuro il portoghese dovrà dare di più rispetto a quanto ha dato in passato: il Milan oggi ha diversi leader e anche la concorrenza in attacco, con l’arrivo di Nkunku, non può permettere a Rafa di ciondolare come ogni tanto gli è capitato».

IL PUNTO DEBOLE DEL MILAN
«Sul lato sinistro, con Estupinan, c’è ancora qualche apprensione dal punto di vista difensivo. L’ecuadoriano è molto più bravo ad attaccare».

JUVE-MILAN
«I bianconeri sono più indietro rispetto al Milan, non hanno ancora un gioco definito, vivono delle fiammate di Yildiz e Conceiçao. In più, saranno reduci da una trasferta delicata in Champions contro il Villarreal. Ma al di là del momento, alla Juve manca qualità e pensiero in mediana. Ecco, pure a Tudor servirebbe un bel Modric».

LA ROMA IN TESTA
«Gasperini ha già cambiato la mentalità della squadra. Può, però, pagare due fattori: giocare in Europa, avendo una rosa non così larga, e il tasso qualitativo inferiore a Napoli, Inter, Milan e compagnia».

L’INTER PUO’ VINCERE LO SCUDETTO
«Ovvio che sì. A Cagliari mi pare sia tornata padrona del campo, senza i cali improvvisi visti in questo inizio di stagione, palo di Folorunsho su corner a parte».

Napoli, caso De Bruyne: discorso di Conte alla squadra. No multa per KDB ma dovrà pagare con…

Napoli, caso De Bruyne: discorso di Conte alla squadra. No multa per KDB ma dovrà pagare con… Così è stata gestita la situazione in casa azzurra

Il “caso De Bruyne” in casa Napoli è già chiuso, gestito con pugno di ferro e intelligenza da Antonio Conte. La delusione del belga per la sostituzione a San Siro è stata affrontata e risolta in meno di 24 ore, ma le cronache dei principali quotidiani offrono tre versioni leggermente diverse.

La Lezione Pubblica secondo il Corriere dello Sport

Secondo il Corriere dello Sport, il tecnico ha evitato un confronto privato faccia a faccia, preferendo una lezione pubblica. Ha riunito la squadra e, di fronte a tutti, ha prima parlato direttamente a Kevin De Bruyne, che ha ascoltato in silenzio, per poi estendere il suo discorso a tutto il gruppo. Il messaggio è stato inequivocabile: le regole sono universali, non esistono eccezioni. Una scelta che il quotidiano definisce “il trionfo della chiarezza”, volta a ribadire la linea senza creare spaccature.

Le Conseguenze secondo la Repubblica

La Repubblica aggiunge dettagli cruciali sulle conseguenze. Al confronto di gruppo, scrive il quotidiano, è stato determinante anche l’intervento del dirigente Gabriele Oriali. Da questo vertice sono scaturite due decisioni nette. La prima è un monito per il futuro: d’ora in poi, qualsiasi protesta plateale per un cambio comporterà una multa. La seconda riguarda De Bruyne: per lui, il regolamento interno prevede una “sanzione automatica” che potrà essere saldata con una cena offerta a tutta la squadra. Un modo per ricompattare il gruppo e chiudere la vicenda con un gesto simbolico.

La Filosofia di Conte secondo La Gazzetta dello Sport

Infine, La Gazzetta dello Sport analizza la filosofia che sta dietro alla decisione di Conte, il suo credo incrollabile nella sacralità dello spogliatoio. «Patti chiari e amicizia lunga, in sostanza. Perché anche se sei il giocatore più rappresentativo, non dovresti permetterti di protestare contro una decisione tecnica del tuo allenatore. Vale per tutti, non si transige. E stavolta è toccato a re Kevin. Cosa succederà oggi o nei prossimi giorni, non è ancora dato sapersi. Ma per Conte lo spogliatoio è sacro, va difeso. E anche il rispetto che ci deve essere tra calciatori e staff tecnico. Difficilmente non si tornerà sull’argomento a Castel Volturno, non fosse altro che per mettere la parola fine alla vicenda e voltare pagina insieme».

Arrivabene: «Io innocente ma trattato come un criminale. Mai pentito di Vlahovic, non è scarso. E Soulé andava tenuto…»

Arrivabene: «Io innocente ma trattato come un criminale. Mai pentito di Vlahovic, non è scarso. E Soulé andava tenuto…». Parla l’ex ad della Juventus

Con la formula “non luogo a procedere”, la giustizia ha messo la parola fine sulla vicenda legale che ha coinvolto Maurizio Arrivabene. Dopo un lungo periodo lontano dai riflettori, l’ex amministratore delegato della Juventus, una volta certificata la sua totale innocenza, ha deciso di rompere il silenzio.

Il dirigente ha scelto le pagine del quotidiano Tuttosport per una lunga intervista esclusiva in cui è tornato a parlare del suo percorso in bianconero, della sua battaglia legale e non solo, raccontando la sua verità dopo mesi difficili.

NON LUOGO A PROCEDERE – «La fine di un incubo. Il riconoscimento della verità. Però non cancella quella sensazione provata ai tempi della condanna sportiva. La mattina dopo il processo, mia figlia tornava dall’estero, atterrata in Italia mi ha trovato sulle prime pagine di tutti i giornali, con la notizia della squalifica data come fosse la condanna di un criminale. MI ha telefonato, scossa, e mi ha chiesto: “Papà, ma cosa è successo?”. E io non sapevo neanche come spiegargli la vicenda. Ecco, quella sensazione lì è stata brutta. Trattato come un criminale». 

OPERAZIONI CONTESTATE ANTECEDENTI ALLA NOMINA – «Non lo so, eppure gli avvocati lo avevano spiegato bene, nella memoria difensiva era tutto scritto e documentato. E lo hanno detto anche in aula. Posso pensare che non abbiamo scritto in modo chiaro o che abbiano parlato troppo piano in aula, magari non gli hanno sentiti. Chissà…» .

QUALCUNO HA SPIEGATO? – «No, nessuno. Ma credo che loro siano ancora convinti di aver fatto la cosa giusta. Invece vorrei sottolineare quanto detto da Andrea Agnelli dopo il patteggiamento, che non è un’ammissione di colpa. Così come le dimissioni del Consiglio di Amministrazione: all’epoca ci dimettemmo per consentire alla società di difendersi meglio e con più agilità, non perché ammettevamo di essere colpevoli. Non tutti l’hanno capito all’epoca». 

TAR – «È, appunto, in corso, quindi non vorrei parlarne». 

COSA RIMANE – «Che non ci può essere una giustizia sportiva intoccabile rispetto alla giustizia dello Stato. Lo Stato ci deve essere negli stadi, nei campi da tennis, nelle piscine e in qualsiasi altra forma di sport. Ovviamente si possono fare delle deleghe, ma queste deleghe non significano dare il potere totale, assoluto e autonomo. Fare giustizia significa anche fare le cose giuste». 

TIFOSO JUVE – «Certo, mica si può cambiare casacca. Il calcio non è il mio unico amore, ne ho avuti tanti: i motori, il tennis, lo sci e anche il calcio. Da ragazzo andavo a giocare a pallone con la maglia della Juve. A Brescia! Capisce? A Brescia con la maglia della Juve. E non l’ho più tolta da allora». 

LA SEGUE? – «Per qualche mese no, poi sì. Resto in contatto con molti giocatori, con Vlahovic, per esempio, ci mandiamo sempre dei messaggi. È un bravo ragazzo». 

VLAHOVIC – «Pentito di averlo preso? Mai. L’abbiamo preso in un momento in cui aveva segnato una valanga di gol. Non può essere scarso, non è scarso. Davvero! E i gol li ha sempre fatti. Forse ha pagato il fatto che la Fiorentina giocava per lui e la Juventus non ha mai potuto giocare per lui. Forse adesso se n’è accorto e ha cambiato un po’, mi sembra che giochi più sereno, più leggero. E sta andando bene. Quando ha fatto quel cross, contro il Borussia, quello per il gol di Kelly, sembrava dicesse: così vanno messe le palle in mezzo!». 

I RIMPIANTI – «Vedere con un’altra maglia molti dei nostri gioiellini della Next Gen. Soulé, per esempio, che sta facendo benissimo a Roma, che peccato non averlo tenuto. E anche Fagioli. C’erano tanti talenti, tra l’altro in un momento in cui i talenti sono pochi. Mi rimane il ricordo di un discorso di Rui Costa, dirigente del Benfica, al pranzo Uefa prima della partita di Lisbona. Diceva che i bambini vanno lasciati liberi di giocare, nei prati, nei parchi, senza allenatori, senza vincoli tattici. Solo così nascono e si coltivano i talenti. Invece, da noi ci sono allenatori fin dalle elementari». 

San Siro venduto a Inter e Milan: il Consiglio comunale ha detto sì. Milano verso il nuovo stadio

San Siro venduto a Inter e Milan: il Consiglio comunale ha detto sì. Milano verso il nuovo stadio che sorgerà sulle macerie del Meazza

Dopo una seduta notturna infinita, il Consiglio comunale di Milano ha detto sì. Alle 3:50 del mattino, con 24 voti a favore e 20 contrari, è stata approvata la delibera per la vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan, aprendo la strada alla costruzione di un nuovo impianto e alla quasi totale demolizione del Meazza.

Il via libera è arrivato al termine di una giornata di intense trattative politiche, risolta da una mossa a sorpresa di Forza Italia. Il partito, che fino a pochi giorni fa si era detto contrario, ha deciso di astenersi, uscendo dall’aula al momento del voto. Una scelta decisiva, spiegata dal coordinatore lombardo Alessandro Sorte: pur riconoscendo le criticità del progetto, il partito ha scelto di non ostacolare la riqualificazione di un’area strategica della città e la possibilità per i club di avere uno stadio moderno. Una posizione pragmatica che ha di fatto garantito la vittoria del “sì”. A riportarlo è La Gazzetta dello Sport.

Ora si apre una nuova, lunga fase. Entro i prossimi 40 giorni, fino al 10 novembre, i club dovranno finalizzare l’acquisto, ottenendo il via libera definitivo dalle banche. Successivamente, gli studi di architettura scelti, Manica e “Foster + Partners”, avranno 12 mesi per elaborare il progetto esecutivo del nuovo stadio, che sorgerà nell’area degli attuali parcheggi.

Secondo la tabella di marcia, i lavori inizieranno nella prima metà del 2027, con l’inaugurazione prevista per il 2031. Il vecchio Meazza resterà in funzione fino ad allora, per poi essere smantellato quasi interamente tra il 2031 e il 2032, conservando solo una torre iconica come testimonianza del passato. Il percorso, tuttavia, è ancora lungo: il progetto dovrà ora superare l’ostacolo dei numerosi ricorsi legali già annunciati. La battaglia per lo stadio di Milano ha vinto un round decisivo, ma la partita è tutt’altro che finita.

Le prime pagine sportive nazionali – 30 settembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Lazio, Sarri: «Io avrei accettato di venire qui in altre condizioni. La scelta era stata fatta e mi sembrava un tradimento tirarmi indietro»

Lazio, le parole del tecnico Sarri nel posta partita ai microfono di Sky Sport: ecco cosa ha detto: «Io avrei accettato di venire in altre condizioni»

La Lazio torna a sorridere in campionato grazie al netto successo per 3-0 sul Genoa nella quinta giornata di Serie A 2025/26. Al termine della sfida disputata allo stadio Luigi Ferraris, l’allenatore biancoceleste Maurizio Sarri, tecnico toscano noto per il suo calcio offensivo e organizzato, ha commentato la prestazione della sua squadra ai microfoni di Sky Sport.

Sarri si è presentato con il sorriso di chi ha visto la propria squadra dominare in trasferta. Dopo un avvio di stagione altalenante, la Lazio ha mostrato segnali di crescita importanti. Il tecnico ha sottolineato come la compattezza difensiva e il cinismo sotto porta abbiano fatto la differenza contro un Genoa che, pur mantenendo un possesso palla superiore, non è riuscito a concretizzare le occasioni create.

SISTEMA – «Se giochiamo con questa determinazione, possiamo adottare qualsiasi modulo. Non è quello la variabile decisiva. Fa piacere che, in una settimana piena di difficoltà, sia arrivata una prestazione del genere. La vittoria è meritata, forse il risultato è un po’ troppo largo».

COSA HA DETTO DOPO IL DERBY – «Io avrei accettato di venire qui in altre condizioni. La scelta era stata fatta e mi sembrava un tradimento tirarmi indietro di fronte a una difficoltà, soprattutto nei confronti dei tifosi. Abbiamo perso un derby in maniera discutibile e la nostra classifica andava risollevata subito».

SCONFITTA NEL DERBY – «Non dipende dal ruolo che ricopri nel club, ma dal rapporto che hai con i tifosi. Per me è stata dura: ho passato una settimana difficile».

GOTTI – « Era la mia fonte, Luca è un ragazzo molto intelligente, capisce ambenti e situazioni più velocemente di me e aveva quasi sempre ragione, io sono più “animale»

BASIC – «Io con Basic ho parlato chiaro il 31 agosto, rimaneva momentaneamente fuori falla lista ma lo consideravo in rosa. Si è sempre allenato con noi con grande impegno, quello che gli avevo detto si è poi avverato e mi ha fatto piacere la risposta seria. Per lui non era una serata semplice».

Pagelle Genoa Lazio, ecco i TOP e FLOP della sfida di Serie A

Pagelle Genoa Lazio: ecco i TOP e FLOP della squadra biancoceleste di Maurizio Sarri e dei rossoblù di Patrick Vieira

La Lazio conquista tre punti pesantissimi al “Ferraris”, superando il Genoa con un netto 0-3 che rilancia i biancocelesti dopo un avvio di campionato complicato. La squadra di Sarri parte fortissimo e sblocca il risultato già al 4’: Cancellieri, servito da Castellanos, trova l’angolo giusto con un sinistro preciso. Il Genoa prova a reagire con Vitinha e Colombo, ma Provedel si oppone con sicurezza. Al 30’ arriva il raddoppio: pressing alto di Cancellieri, palla recuperata e servita a Castellanos che non sbaglia davanti a Leali.

Nella ripresa i rossoblù sembrano rientrare con maggiore convinzione e al 57’ ottengono un rigore per un presunto tocco di mano di Romagnoli, poi annullato dal VAR. L’episodio spegne l’entusiasmo del pubblico e al 63’ la Lazio chiude la gara: punizione di Pellegrini, colpo di testa di Cancellieri sul palo e Zaccagni ribadisce in rete per lo 0-3.

Il Genoa mantiene un possesso palla superiore (64%) ma paga errori difensivi e scarsa concretezza sotto porta. La Lazio, invece, si dimostra cinica e compatta, trovando la prima vittoria esterna della stagione. In classifica i biancocelesti salgono a quota 6 punti, mentre il Genoa resta fermo a 2, in penultima posizione.

Ecco i voti di Genoa Lazio, sfida valida per quanto riguarda la quinta giornata del campionato di Serie A 2025/2026. Ecco le nostre valutazioni:

I VOTI

GENOA – Leali 5.5; Norton-Cuffy 5.5, Ostigard 6, Vasquez 5, Martin 5 (84’ Venturino s.v); Masini 5.5 (68’ Stanciu 5.5), Frendrup 5; Ellertsson 5.5, Malinovskyi 5.5 (69’ Ekhator 5), Vitinha 5.5 (68’ Carboni 5.5); Colombo 5 (69’ Ekuban 5).

LAZIO – Provedel 6; Marusic 6.5 (31’ Hysaj 6), Gila 6 (84’ Patric s.v), Romagnoli 6.5, Pellegrini 6 (69’ Nuno Tavares 6); Basic 6, Cataldi 6.5 (84’ Pedro s.v), Cancellieri 7.5, Dia 6, Zaccagni 7; Castellanos 7.5 (84’ Provstgaard s.v).

Arsenal, Arteta si affida alla Royal Air Force: comunicazione militare per vincere in campo

Arteta introduce un metodo innovativo ispirato ai piloti britannici: chiarezza, precisione e rapidità nei messaggi per migliorare l’intesa

Mikel Arteta, allenatore spagnolo dell’Arsenal ed ex centrocampista di Everton e dei Gunners, continua a sorprendere con metodi di lavoro innovativi. L’ultima iniziativa del tecnico riguarda la collaborazione con la Royal Air Force britannica, invitata a partecipare ad alcune sessioni di allenamento per studiare e migliorare la comunicazione tra giocatori e staff tecnico.

La notizia è emersa durante il summit “Lead Better, Live Better 2025” a Londra, un evento dedicato alla leadership e alla crescita personale. Sul palco, Arteta ha condiviso l’esperienza insieme a Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors e tra i coach più vincenti della NBA, e a Luke Darcy, ex calciatore australiano e oggi opinionista sportivo.

Comunicazione militare applicata al calcio

“Si tratta di miglioramento continuo”, ha spiegato Arteta. “I piloti della RAF comunicano in situazioni di vita o di morte. Non usano venti frasi quando ne basta una: devono essere chiari, specifici e concisi. Vogliamo che osservino i nostri allenamenti per capire come possiamo fare meglio”.

L’idea nasce dalla convinzione che la precisione nella comunicazione sia un fattore decisivo non solo in ambito militare, ma anche nello sport di alto livello. In un contesto come la Premier League, dove ogni dettaglio può fare la differenza, Arteta ritiene fondamentale ridurre al minimo i margini di errore.

Apertura alle critiche e sperimentazioni

Il tecnico basco non teme le critiche: “Dobbiamo essere vulnerabili, accettare di essere messi in discussione e capire come migliorare. Studieremo il loro approccio e proveremo ad applicarlo al calcio, alla Formula 1 o ad altri contesti”.

Questa iniziativa si aggiunge a una lunga lista di esperimenti che hanno caratterizzato la gestione Arteta. Tra i più curiosi, un allenamento in cui ha diffuso a tutto volume “You’ll Never Walk Alone”, l’inno del Liverpool, per abituare i suoi giocatori all’atmosfera di Anfield. In un’altra occasione, durante una cena di squadra, ha fatto agire dei borseggiatori per insegnare ai calciatori a rimanere sempre vigili.

Un Arsenal sempre più innovativo

Con queste strategie non convenzionali, Arteta conferma la sua volontà di portare l’Arsenal a un livello superiore. L’obiettivo è chiaro: costruire una squadra non solo tecnicamente preparata, ma anche mentalmente pronta ad affrontare qualsiasi sfida.

Monza, finisce l’era Berlusconi: ufficializzato il nuovo CdA del club! Ecco il nuovo presidente, il comunicato

Monza Calcio: nuova era con Beckett Layne Ventures, addio definitivo all’era Berlusconi. Il comunicato del club

Il Monza Calcio apre ufficialmente un nuovo capitolo della propria storia. Dopo anni legati indissolubilmente al nome della famiglia Berlusconi, il club brianzolo è passato nelle mani di Beckett Layne Ventures (BLV), società internazionale di investimenti che lo scorso 25 settembre ha acquisito l’80% delle quote societarie. L’operazione prevede inoltre il rilevamento del restante 20% entro giugno 2026, sancendo così un controllo totale da parte del nuovo gruppo.

La fine dell’era Berlusconi e l’uscita di Galliani

Con questo passaggio di proprietà si chiude definitivamente un’epoca. Silvio Berlusconi, che aveva rilevato il Monza nel 2018 riportandolo rapidamente ai vertici del calcio italiano, lascia così il mondo del pallone. Contestualmente, anche Adriano Galliani, storico dirigente e artefice di molte operazioni di mercato, ha salutato il club. Galliani, già amministratore delegato del Milan per oltre trent’anni, era stato il volto manageriale del progetto biancorosso, contribuendo alla promozione in Serie A nel 2022. Di seguito il comunicato del club:

COMUNICATO – “AC Monza comunica che l’Assemblea dei Soci della Società tenutasi in data odierna ha nominato, inter alia, il nuovo Consiglio di Amministrazione del Club.

Il nuovo Consiglio di Amministrazione è composto da:

(i) Lauren Crampsie, che è stata nominata Presidente di AC Monza;

(ii) Mauro Baldissoni;

(iii) Brandon Gabriel Berger;

(iv) Kirk Galiani;

(v) Rocco Strazzella;

(vi) Gianluca Iuliano;

(vii) Fabrizio Ferrara

Successivamente, si è riunito il nuovo Consiglio di Amministrazione che ha nominato Mauro Baldissoni Amministratore Delegato.

La medesima Assemblea ha altresì nominato il nuovo Collegio Sindacale nelle persone di:

(i) Valeria Conti, Presidente del Collegio Sindacale;

(ii) Daniela Di Rienzo, Sindaco effettivo;

(iii) Alessandra Passarelli, Sindaco effettivo

e

(i) Manuela Patrizi, Sindaco supplente;

(ii) Giulio Cerquozzi, Sindaco supplente

Nel ringraziare i membri del Consiglio e i Sindaci uscenti, AC Monza rivolge ai componenti dei nuovi organi sociali un caloroso benvenuto e un augurio per il lavoro che li attende.”

PSG in emergenza offensiva: Luis Enrique punta sul recupero di Kvaratskhelia, i dettagli

Il tecnico del PSG ritrova un centrocampo quasi al completo, ma resta l’incognita sull’esterno georgiano in vista della sfida di Champions

Il Paris Saint-Germain si prepara a una delle partite più attese della stagione: mercoledì sera i parigini affronteranno il Barcellona allo stadio Montjuïc, nel big match della seconda giornata della fase campionato di Champions League. Una sfida che mette di fronte due delle principali candidate al titolo europeo, ma che il PSG dovrà affrontare con una rosa ridotta a causa delle numerose assenze.

Le assenze pesanti del PSG

Il tecnico Luis Enrique, ex allenatore del Barcellona, dovrà fare a meno di alcuni uomini chiave. Ousmane Dembélé, attaccante francese e vincitore del Pallone d’Oro 2025, non sarà della partita: l’ex blaugrana è ancora alle prese con un infortunio alla coscia sinistra e continuerà la riabilitazione in Qatar.

Fuori anche Marquinhos, capitano e leader difensivo del PSG, fermato da un problema al quadricipite sinistro. Il brasiliano resterà al Campus di Poissy per proseguire le cure. A queste defezioni si aggiunge Désiré Doué, giovane centrocampista francese esploso nella scorsa finale di Champions vinta 5-0 contro l’Inter, che non ha ancora recuperato da un infortunio al polpaccio.

Le buone notizie a centrocampo

Nonostante le assenze, il reparto di mezzo sorride a Luis Enrique. Fabian Ruiz, centrocampista spagnolo ex Napoli, e Joao Neves, talento portoghese classe 2004, sono tornati a disposizione dopo aver saltato la sfida di Ligue 1 contro l’Auxerre. Anche Vitinha, mezzala portoghese sostituita per precauzione nell’ultima gara di campionato, sarà regolarmente convocato.

Resta in dubbio invece Khvicha Kvaratskhelia, esterno georgiano e stella ex Napoli: uscito a metà gara contro l’Auxerre, non si è allenato con il gruppo ma potrebbe comunque essere incluso nella lista dei convocati.

Il Barcellona di Lamine Yamal

Dall’altra parte, il Barcellona arriva con entusiasmo dopo la vittoria per 2-1 sulla Real Sociedad, trascinato dal talento di Lamine Yamal, attaccante spagnolo classe 2007 considerato uno dei gioielli più luminosi del calcio europeo.

Una sfida che promette spettacolo

Il PSG si presenta dunque con una rosa ridotta ma con un centrocampo quasi al completo, pronto a sfidare il Barça in una partita che promette intensità, qualità e spettacolo. Una vittoria al Montjuïc potrebbe indirizzare in modo decisivo il cammino europeo di entrambe le squadre.

Genoa Lazio 0-3: finisce così! I biancocelesti tornano alla vittoria!

Genoa Lazio, al Ferraris la sfida valida per la quinta giornata di Serie A: ecco sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE

La 5ª giornata di Serie A porta in scena al “Ferraris” un confronto dal grande fascino: Genoa–Lazio. I rossoblù guidati da Patrick Vieira, protagonisti di un avvio convincente e desiderosi di sfruttare la spinta del pubblico di casa, puntano a conquistare punti fondamentali per dare continuità al loro percorso. Sul fronte opposto, la squadra di Maurizio Sarri arriva a Marassi con la necessità di invertire la rotta dopo un inizio di campionato caratterizzato da alti e bassi. I biancocelesti potranno contare sul sostegno caloroso dei propri tifosi, che hanno gremito il settore ospiti, trasformando la trasferta in un appuntamento di passione e fiducia.

La sfida si preannuncia equilibrata e ricca di contenuti tecnici ed emotivi: da una parte la solidità e l’entusiasmo del Genoa, dall’altra la voglia di riscatto della Lazio. Un match che potrebbe già incidere in maniera significativa sulle ambizioni stagionali di entrambe le formazioni.


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LE FORMAZIONI UFFICIALI

Genoa (4-2-3-1): Leali; Norton-Cuffy, Ostigard, Vasquez, Martin; Masini, Frendrup; Ellertsson, Malinovskyi, Vitinha, Colombo. Allenatore: Vieira.

Lazio (4-2-3-1): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini; Basic, Cataldi, Cancellieri, Dia, Zaccagni; Castellanos. Allenatore: Sarri.

Stadio San Siro, Milan e Inter verso la svolta: vendita imminente e futuro del Meazza in bilico

Il conto alla rovescia corre: tra vincoli della Soprintendenza, ricorsi legali e tempi del cantiere, il destino di San Siro…

Il destino dello stadio San Siro di Milano, conosciuto in tutto il mondo come Giuseppe Meazza, è appeso a una decisione imminente del Consiglio Comunale. L’attenzione di tifosi italiani e internazionali è altissima: il tempio del calcio rischia di cambiare volto, mentre Milan e Inter guardano al futuro con un progetto ambizioso per un nuovo impianto moderno da oltre 71.000 posti.

La scadenza decisiva: 10 novembre

La vendita dello stadio ai due club è considerata ormai scontata, ma la data chiave è il 10 novembre. Entro quel giorno dovrà essere perfezionato il rogito: se il Meazza restasse di proprietà pubblica oltre tale termine, scatterebbe il vincolo della Soprintendenza sul secondo anello, rendendo impossibile la demolizione. I prossimi quaranta giorni saranno quindi cruciali per ottenere il via libera delle banche e completare le pratiche burocratiche.

Per il Milan di Massimiliano Allegri, allenatore con una lunga esperienza e cinque scudetti in carriera, e per il direttore sportivo Igli Tare, ex attaccante albanese e dirigente di lungo corso, si tratta di un passaggio fondamentale per garantire infrastrutture adeguate e competitive.

Progetto e ostacoli legali

Nel 2026 San Siro ospiterà la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali, ma parallelamente si lavorerà al nuovo stadio. Gli studi di architettura Manica e Foster+Partners sono già al lavoro sul design dell’impianto, che dovrà superare una complessa conferenza di servizi con Comune, Regione e vari enti.

Il percorso non sarà semplice: gli oppositori del progetto hanno annunciato una raffica di ricorsi, trasformando la partita dello stadio in una lunga battaglia legale.

Inizio lavori e demolizione graduale

Secondo i piani, i cantieri per il nuovo stadio sorgeranno nell’area dei parcheggi dell’attuale Meazza e partiranno nella prima metà del 2027. Per alcuni anni coesisteranno due impianti: quello storico in attività e quello in costruzione. L’inaugurazione del nuovo stadio è prevista per il 2031, dopo quattro anni di lavori.

Solo allora inizierà la demolizione graduale del vecchio San Siro: prima il tetto, poi il terzo, il secondo e infine il primo anello. Resterà in piedi soltanto l’angolo Sud-Est, con parte della tribuna arancio e della Curva Sud, come memoria storica.

Un processo di rigenerazione che non riguarda solo il calcio, ma anche la candidatura di Milano a ospitare Euro 2032, con l’obiettivo di mantenere la città tra le capitali sportive d’Europa.

Liverpool, stop per Federico Chiesa: l’ex Juventus salta la Champions contro il Galatasaray

L’’attaccante italiano ha accusato un problema fisico nell’ultima gara di Premier League. Slot conferma l’assenza: decisione precauzionale

Il debutto europeo di Federico Chiesa, attaccante italiano classe 1997 del Liverpool ed ex stella della Juventus, dovrà ancora attendere. Dopo l’inserimento nella lista Champions, che aveva acceso l’entusiasmo dei tifosi, l’esterno offensivo non sarà a disposizione per la delicata trasferta di Champions League contro il Galatasaray, in programma domani sera a Istanbul.

A chiarire i motivi dell’assenza è stato Arne Slot, allenatore olandese dei Reds, arrivato in estate dopo l’esperienza al Feyenoord. Nella conferenza stampa della vigilia, il tecnico ha spiegato che Chiesa ha accusato un problema fisico nell’ultima gara di Premier League, vinta dal Liverpool contro il Crystal Palace. Durante quel match, l’attaccante ha subito un colpo che lo ha costretto a interrompere la preparazione in vista della sfida europea.

Il club inglese, attraverso una nota ufficiale, ha confermato che il giocatore ha provato ad allenarsi regolarmente nella giornata odierna, ma non è riuscito a completare la sessione. Di fronte a queste difficoltà, lo staff medico e tecnico ha scelto la via della prudenza, evitando di rischiare una ricaduta.

Slot ha sottolineato come la decisione sia puramente precauzionale: il calendario del Liverpool è fitto di impegni e tra pochi giorni i Reds affronteranno un’altra sfida di cartello, quella contro il Chelsea. Per questo motivo, l’allenatore preferisce preservare uno dei suoi uomini più importanti in vista delle prossime settimane.

PAROLE – «Ha avuto un piccolo fastidio, credo sia il termine che si usa qui in Inghilterra, nell’ultima partita contro il Palace. Ci ha provato oggi, era in campo all’inizio ma non è riuscito a terminare la seduta, quindi abbiamo deciso di non prenderlo perché tra pochi giorni sarà di nuovo il turno del Chelsea».

Infortunio Chiesa: esordio europeo solo rimandato

L’assenza di Chiesa rappresenta un piccolo contrattempo per il Liverpool, che puntava sulla sua velocità e capacità di saltare l’uomo per scardinare la difesa del Galatasaray. Tuttavia, lo staff tecnico non vuole correre rischi con un calciatore che, a 27 anni, è considerato una delle armi offensive più preziose della rosa.

Il debutto stagionale in Champions League per l’attaccante azzurro è dunque soltanto rimandato. L’obiettivo è garantirgli un recupero completo, così da poterlo avere al meglio della condizione nei prossimi impegni europei e in Premier League.

Per i tifosi del Liverpool, l’attesa si prolunga, ma la prospettiva è chiara: meglio rinunciare a Chiesa per una partita, piuttosto che rischiare di perderlo per un periodo più lungo.

Theo Hernandez trascina l’Al-Hilal: gol da fuoriclasse e primo posto nel girone di Champions

Theo Hernandez fa sognare l’Al-Hilal: importante rete da fuoriclasse e il primo posto nel girone di Champions League asiatica

Theo Hernandez continua a essere il protagonista assoluto dell’Al-Hilal di Simone Inzaghi, tecnico italiano approdato in Arabia Saudita dopo le esperienze vincenti con l’Inter. Il terzino sinistro francese, classe 1997 ed ex colonna del Milan, ha firmato un’altra prestazione da incorniciare nella vittoria per 3-2 contro il Nasaf, valida per la seconda giornata del Gruppo B della AFC Champions League.

Il gol realizzato da Hernandez è stato un autentico capolavoro: partito dalla propria metà campo, ha percorso oltre 60 metri palla al piede, superando in velocità e dribbling ben cinque difensori avversari, prima di concludere con un tocco preciso di sinistro che ha lasciato il portiere immobile. Una rete che ha fatto il giro del web e che conferma le straordinarie qualità atletiche e tecniche del francese.

Accanto a lui, hanno trovato la via del gol anche Sergej Milinkovic-Savic, centrocampista serbo ex Lazio noto per la sua fisicità e capacità d’inserimento, e Marcos Leonardo, giovane attaccante brasiliano arrivato in estate per rinforzare il reparto offensivo.

Numeri da attaccante per un terzino

Trasferitosi a luglio dal Milan all’Al-Hilal, Hernandez ha già collezionato statistiche impressionanti: quattro gol in sei partite ufficiali con la maglia del club saudita. Un bottino che lo rende uno dei difensori più prolifici a livello internazionale e che testimonia la sua capacità di incidere non solo in fase difensiva, ma anche in quella offensiva.

Grazie a questo successo, l’Al-Hilal si porta momentaneamente in testa al Gruppo B con sei punti, consolidando una partenza perfetta nella fase a gironi della Champions asiatica.

Ritorno in nazionale?

Le prestazioni di Hernandez non stanno passando inosservate nemmeno in Francia. Il commissario tecnico Didier Deschamps, campione del mondo nel 2018 con i Bleus, potrebbe infatti inserirlo nella lista dei convocati per il prossimo raduno di ottobre. La decisione ufficiale sarà comunicata giovedì alle ore 14, ma le possibilità di rivedere il terzino con la maglia della nazionale francese appaiono sempre più concrete.

Con un rendimento così elevato, Theo Hernandez si conferma non solo come uno dei migliori terzini al mondo, ma anche come uomo chiave per le ambizioni continentali dell’Al-Hilal.

Cagliari, infortunio per Zappa: ecco quando è fissata la data del suo rientro

Infortunio Gabriele Zappa, i tempi di recupero: il Cagliari punta al rientro dopo la sosta. Tutti i dettagli

Il Cagliari continua a fare i conti con una lunga serie di infortuni che stanno complicando il cammino in campionato. La squadra allenata da Fabio Pisacane, ex difensore centrale noto per la sua grinta e oggi tecnico dei rossoblù, perde un altro elemento fondamentale in vista della delicata trasferta contro l’Udinese. A fermarsi questa volta è Gabriele Zappa, terzino destro classe 1999, punto fermo della retroguardia isolana.

Un’altra tegola per i rossoblù

Dopo i problemi fisici che nelle scorse settimane hanno colpito il reparto offensivo, ora è la difesa a subire un duro colpo. Zappa, instancabile laterale destro cresciuto calcisticamente tra Inter e Pescara prima di approdare in Sardegna, ha riportato un infortunio muscolare durante l’ultimo impegno di Coppa Italia. L’esito degli esami ha confermato la necessità di uno stop immediato, che lo costringerà a saltare la sfida di campionato contro l’Udinese di Kosta Runjaic, allenatore tedesco arrivato in estate sulla panchina friulana.

Tempi di recupero e obiettivo rientro

Secondo le prime valutazioni dello staff medico del Cagliari, l’infortunio non dovrebbe avere conseguenze a lungo termine, ma richiederà comunque prudenza. L’obiettivo condiviso tra giocatore e società è quello di sfruttare la sosta per le Nazionali, in programma dal 6 ottobre, per completare un percorso riabilitativo mirato.

Il piano è chiaro: evitare rischi e accelerazioni inutili, così da riavere Zappa a piena disposizione per la ripresa del campionato, fissata nel weekend del 19 ottobre. Una data cerchiata in rosso sul calendario di Pisacane, che considera il terzino uno dei pilastri della sua linea difensiva.

Un’assenza pesante per il Cagliari

La mancanza di Zappa rappresenta un problema non da poco per il tecnico rossoblù, che dovrà ridisegnare la corsia destra in un momento già complicato della stagione. La sua assenza si aggiunge a una lista di indisponibili che sta mettendo a dura prova la profondità della rosa.

Il Cagliari, chiamato a reagire in un match cruciale per la classifica, dovrà dimostrare ancora una volta compattezza e spirito di sacrificio. La speranza dell’ambiente rossoblù è che la sosta porti sollievo e permetta di recuperare uno dei giocatori più affidabili e continui della squadra

Atalanta Club Brugge: ecco i convocati di Jurić per la sfida di Champions League

Atalanta Club Brugge: il tecnico dei nerazzurri Ivan Jurić ha reso noti i convocati di per la partita di Champions League

L’Atalanta di Ivan Jurić, tecnico croato noto per il suo calcio aggressivo e verticale, ha diramato la lista dei 20 convocati per la sfida contro il Club Brugge, valida per la seconda giornata della League Phase della UEFA Champions League 2025/26. Il match è in programma martedì 30 settembre alle ore 18.45 alla New Balance Arena di Bergamo, uno stadio che si prepara a vivere un’altra notte europea di grande intensità.

I portieri

Tra i pali, Jurić potrà contare su Marco Carnesecchi, titolare della Nazionale italiana e punto fermo della Dea, affiancato dal giovane Rossi, prospetto in crescita, e dal più esperto Marco Sportiello, garanzia di affidabilità e leadership nello spogliatoio.

La difesa

Il reparto arretrato vede la presenza di Berat Djimsiti, difensore albanese di grande esperienza internazionale, e del giovane Honest, talento emergente. Con loro ci saranno Obric, centrale fisico e roccioso, Odilon Kossounou, ivoriano duttile capace di giocare sia da centrale che da terzino, e Raoul Bellanova, laterale destro italiano apprezzato per corsa e spinta offensiva.

Il centrocampo

In mezzo al campo spiccano nomi di grande affidabilità come Marten de Roon, capitano e simbolo di equilibrio tattico, e Ederson, brasiliano dinamico e abile negli inserimenti. A disposizione anche Yunus Musah, statunitense di grande energia, e Lazar Samardžić, talento serbo con qualità tecniche sopra la media. Non mancano Mario Pašalić, croato d’esperienza, Brescianini e Bernasconi, giovani italiani in cerca di spazio. Da notare la presenza anche di Kossounou, utilizzabile come jolly difensivo a centrocampo.

L’attacco

Il reparto offensivo sarà guidato da Ademola Lookman, attaccante nigeriano decisivo con la sua velocità e capacità di saltare l’uomo. Con lui ci saranno Nikola Krstović, punta montenegrina dal fisico imponente, Daniel Maldini, figlio d’arte con qualità tecniche raffinate, e Kamal Sulemana, ghanese rapido e imprevedibile.

Una sfida cruciale per l’Atalanta

La partita contro il Club Brugge rappresenta un crocevia importante per l’Atalanta, che punta a consolidare la propria posizione nella fase a gironi della Champions League. Con una rosa equilibrata tra esperienza e giovani promesse, Jurić spera di regalare ai tifosi bergamaschi un’altra serata memorabile in Europa.

Pagelle Parma Torino 2-1: ecco i TOP FLOP e i voti della partita

Pagelle Parma Torino: ecco qui i TOP i FLOP e i voti della partita delle 18e30 valida per la quinta giornata di Serie A 2025/2026

Il Torino incappa nella terza sconfitta stagionale, perdendo 2-1 al Tardini contro un Parma che conquista la sua prima vittoria in campionato. Non basta un eurogol di Ngonge a inizio ripresa per replicare all’argentino Pellegrino, implacabile centravanti ducale, che quando vede granata si scatena e come l’anno scorso infila una doppietta nella porta avversaria.

Baroni riprova il 3-4-3 con Maripan al centro della difesa e Nkounkou preferito a Biraghi a sinistra. In attacco, Ngonge e Vlasic affiancano Simeone (con Adams costretto ad accomodarsi in panca). I granata dominano la prima mezz’ora creando diverse occasioni, soprattutto con un ispirato Ngonge. Poi, proprio nel miglior momento ospite, l’equilibrio si rompe per un episodio controverso: l’arbitro Collu, richiamato al VAR, decreta un calcio di rigore per un tocco di braccio di Ismajli giudicato “fuori sagoma”. Pellegrino trasforma spiazzando Israel.

Pronti via e a inizio secondo tempo, dopo un gol annullato al Parma, ecco il pareggio targato Torino al 49′: Ngonge controlla un servizio di Coco e lascia partire un gran destro dal limite che si insacca alle spalle di Suzuki. Il Toro sembra poter prendere in mano la gara, ma è solo una mera illusione.

Al 76′, ancora su calcio d’angolo, il Parma ritrova il vantaggio: Pellegrino si libera della marcatura di Vlasic e sigilla in incornata la doppietta personale. Nonostante i cambi (Tameze, Biraghi, Adams, Aboukhlal e Njie) il Torino non riesce a creare occasioni nitide nel finale e si ritrova ad annaspare nella bassa classifica, con il calendario che ora propone Lazio e Napoli: non proprio i più ‘facili’ degli impegni.

TOP PARMA TORINO: Pellegrino e Ngonge
FLOP PARMA TORINO: Vlasic (Baroni)


LE PAGELLE PARMA TORINO:

Le pagelle, i top e i flop di Parma Torino:

Parma (3-5-2): Suzuki 6; Ndiaye 5.5, Circati 6.5, Del Prato 6.5; Valeri 7, Britschgi 7, Keita 6, Bernabe 6 (dall’81’ Estévez 6), Oristanio 6.5 (dal 58’ Benedyczak 6); Pellegrino 8 (dal 90+2 Đurić SV), Cutrone 5.5 (dall’81 Sørensen SV).
Allenatore: Cuesta 6.5

Torino (3-4-3): Israel 5.5; Coco 6, Maripan 5.5, Ismajli 6 (dal 77’ Adams SV); Lazaro 5.5, Casadei 6.5, Asllani 5 (dal 71’ Tameze 5.5), Nkounkou 5 (dal 70′ Biraghi 5); Ngonge 7, Simeone 5.5 (dall’87 Njie SV), Vlasic 5 (dall’87 Aboukhlal SV).
Allenatore: Baroni 4

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