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Parma Torino 2-1: Pellegrino (doppietta) firma il sorpasso di Cuesta. Baroni la perde coi cambi e ora è a rischio

Parma Torino, allo Stadio Ennio Tardini il match valido per la quinta giornata di Serie A: ecco sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE

E’ il giorno della verità per Parma Torino. Dopo due inizi – inutile girarci intorno – rispettivamente complicati, ducali e sabaudi sono pronti a darsi battaglia in un match che tanto, tantissimo, potrà dirci sullo stato di salute delle due compagini. Appena 2 i punti conquistati dalla squadra di Carlos Cuesta, poco meglio (4) per quella allenata da Marco Baroni. Insomma, non ci resta che attendere il calcio d’inizio 18e30 del Signor Giuseppe Collu da Cagliari, poi tra le mura dello Stadio Ennio Tardini sarà tempo della penultima gara della quinta giornata di Serie A. Vediamo cronaca, sintesi e diretta LIVE di Parma Torino.


PARMA TORINO LIVE

🔴1′ – Inizia Parma Torino

4′ – Ritmi che sembrano già elevati, le due squadre si prodigano fin da subito in pressing nel tentativo di recuperare la sfera

5′ – Primo spunto Torino: Vlasic serve Simeone, nulla da fare il tentativo dell’argentino

8′ – Possesso palla prevalentemente dei Ducali in questi primi giri di orologio

10′ – I padroni di casa sembrano voler controllare la sfida, faticano però a trovare pertugi nella retroguardia granata. I piemontesi, dal canto loro, cercano di riorganizzarsi a centrocampo, Casadei e Vlasi i più cercati

12′ – Arbitraggio all’ ‘inglese’ per il Signor Collu: tanti contrasti a metà campo non sanzionati. Sembra questo il metro di giudizio

15′ – Traversone insidioso di Lazaro, esce Suzuki coi pugni e allontana

16′ – Giallo per Ndiaye: fallo su Ngonge. Punizione dal limite per gli ospiti

17′ – Ngonge dal limite: palla fuori di mezzo metro

20′ – Torino a centimetri dal vantaggio! Succede di tutto dal calcio d’angolo. Asllani serve Ismajili da corner, che la spizza e la manda a Simeone. L’ex Napoli colpisce a botta sicura, Suzuki abile ad allontanare la sfera. Poi l’arbitro ferma tutto

25′ – Ora è il Torino a controllare la partita!

28′ – Che fatica per la squadra di Cuesta, difficoltà a mettere insieme tre passaggi consecutivi in questa prima mezz’ora

32′ – Possibile rigore per il Parma. Ismajli colpisce il pallone con il braccio, per i padroni di casa non ci sono dubbi, mentre per l’ex Empoli – dal canto suo – il pallone gli si è carambolato addosso.

35′ – Collu richiamato al Var. L’impressione che il braccio sia fuori sagoma

35′ – Sarà rigore!

⚽36′ – GOL DEL PARMA: calcio di rigore imparabile da parte di Pellegrino. Forte alla destra di Isreal, che intuisce ma non ci arriva

38′ – Da capire quale sarà la reazione granata ora che il parziale di questo Parma Torino è mutato. Piemontesi colpiti nel momento migliore!

42′ – Parma in crescita, completamente ribaltato il tema tattico della gara

43′ – Ultimi minuti di primo tempo: si prospetta un ampio recupero

45′ – Assegnati 3 minuti di recupero

🔴45′ + 3 – fine primo tempo. Parma Torino 1-0


🔴45′ – Inizia il secondo tempo di Parma Torino

45′ – Nessun cambio per ambo le formazioni in questa ripresa

47′ – Gol annullato al Parma. Il solito Pellegrino la spunta da corner, segnalato però il blocco di Ndiaye su Israel

⚽50′ – GOL DEL TORINO: la pareggia Ngonge! Servito da Coco l’ex Napoli si proietta in avanti e fa partire una super conclusione che si incassa alla destra di Suzuki

50′ – Ammonito anche mister Baroni!

55′ – Il Parma prova a riorganizzarsi, Pellegrino – con la sua fisicità – la soluzione più cercata

56′ – Cambi in arrivo per ambo le formazioni

58′ – Cambio Parma: entra Benedyczak per Oristanio

60′ – Giallo per Pellegrino: punito per un fallo su Coco

70′ – Doppio cambio Torino: entrano Tameze e Biraghi, escono Asllani e Nkounkou

71′ – Maripan rischia l’autogol: Biraghi (entrata non da ricordare) si perde Britschgi che tira. Errore di lettura del cileno che per poco non imbuca nella porta sbagliata

⚽72′ – GOL DEL PARMA: ancora Pellegrino! Nasce tutto dal corner di Valeri che pesca l’attaccante argentino più alto di tutti! Cambia il parziale

77′ – Cambio Torino: dentro Che Adams per Ismajli (che lamenta un fastidio)

74′ – Ammutoliti i tifosi granata, in contestazione (anche) col Presidente Urbano Cairo

80′ – Ultimi minuti di gioco. Il Torino si ribalta in avanti con un modulo più offensivo, ma la formazione di Cuesta pare in controllo

81′ – Cambio Parma: dentro Estevez e Sorensen, escono Bernabè e Cutrone

86′ – Ultimi cambi Torino: dentro Aboukhlal e Njie, escono Vlasic e Simeone

88′ – Malgrado lo svantaggio la squadra di Baroni sembra totalmente incapace di mettere in scena una controffensiva concreta, gara che scivola verso la fine

90′ – assegnati 4 minuti di recupero

90 + 2′ Cambio Parma: entra Djuric per Pellegrino (quanti applausi per lui)

🔴90 + 4 – Fine partita! Parma Torino termina 2-1


PARMA TORINO LIVE

Parma (3-5-2): Suzuki; Ndiaye, Circati, Del Prato; Valeri, Britschgi, Keita, Bernabe, Oristanio; Pellegrino, Cutrone. A disposizione: Corvi, Rinaldi, Benedyczak, Alvarez, Almqvist, Lovik, Begic, Jensen, Ordonez, Djuric, Troilo, Trabucchi, Plicco. Allenatore: Cuesta. 

Torino (3-4-3): Israel; Coco, Maripan, Ismajli; Lazaro, Casadei, Asllani, Nkounkou; Ngonge, Simeone, Vlasic. A disposizione: Paleari, Popa, Masina, Ilkhan, Aboukhlal, Pedersen, Adams, Dembele, Biraghi, Tameze, Gineitis, Zapata, Njie. Allenatore: Baroni.

FIGC, al via la riforma del calcio: focus sugli arbitri e sul modello italiano

Arbitri e riforma del calcio: la FIGC lancia il progetto per un modello italiano. Tutti i dettagli

La riforma del calcio italiano potrebbe partire da uno dei temi più delicati e discussi: la gestione degli arbitri. Nel corso di una riunione tenutasi a Roma, il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha presentato alle componenti federali una bozza di proposta che mira a rivoluzionare il sistema arbitrale. L’idea centrale è quella di separare gli arbitri di vertice, cioè quelli impegnati in Serie A e Serie B, dal controllo diretto dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri), creando un nuovo organismo guidato congiuntamente da FIGC, Lega Serie A e Lega Serie B.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: aumentare la professionalizzazione della categoria, garantendo maggiore trasparenza e un’organizzazione più moderna, in linea con gli standard internazionali. Ecco il comunicato ufficiale della FIGC:

COMUNICATO – Sì è riunito oggi, presso la sede della FIGC a Roma, il tavolo delle componenti federali per affrontare alcune tematiche urgenti per il movimento calcistico italiano. Convocati dal presidente Gabriele Gravina, hanno preso parte all’incontro Ezio Maria Simonelli per la Lega Serie A, Paolo Bedin per la Lega B, Matteo Marani della Lega Pro, Giancarlo Abete della Lega Nazionale Dilettanti, Umberto Calcagno per l’AIC, Renzo Ulivieri in rappresentanza dell’AIAC e Antonio Zappi per l’AIA.

Diversi i temi affrontati con al centro la sostenibilità nella sua accezione più ampia, quindi quella economico-finanziaria, ma anche le attività per agevolare nuovi investimenti e maggiori patrimonializzazioni, sempre più formazione manageriale, una rivisitazione della politica dei servizi arbitrali e una nuova organizzazione degli arbitri di vertice, con lo scopo di valorizzarne e professionalizzarne l’operato. L’obiettivo federale è voler dare risposte concrete alle esigenze più urgenti del sistema che necessitano di un’ampia condivisione da parte dell’intero mondo del calcio, nell’ottica di tutelare l’equa competizione e il valore dei campionati.

Con particolare riferimento alla proposta di evoluzione della struttura della CAN, il presidente Gravina, ha illustrato il progetto della costituzione di una realtà indipendente, con la partecipazione della FIGC, insieme a quella della Lega di A e della Lega B, che nasce dall’esigenza di agevolare un processo di professionalizzazione e responsabilizzazione richiesto dal sistema e anche dagli stessi arbitri di vertice. In questa nuova organizzazione confluirebbe l’attuale organico della CAN (arbitri, assistenti e VMO), che sarà supportato da una struttura operativa tecnica, organizzativa e di marketing, anche per liberare nuove risorse da impiegare nello sviluppo della categoria. La proposta, che verrà ulteriormente approfondita e dettagliata nelle prossime settimane, è stata pensata per favorire un ulteriore miglioramento della classe arbitrale italiana. Un percorso che deve andare di pari passo con il rafforzamento di due progettualità innovative nell’attività giovanile e dilettantistica, come il doppio tesseramento calciatore-arbitro e della figura del dirigente-arbitro.

Moviola Parma Torino, l’episodio chiave del match

Moviola Parma Torino, l’episodio arbitrale chiave del match valido per la quinta giornata di Serie A 2025/2026

L’episodio chiave della moviola del match Parma Torino, valido per la quinta giornata di Serie A stagione 2025/2026. Dirige la sfida l’arbitro Giuseppe Collu, della sezione AIA di Cagliari. Gli assistenti, invece, saranno Di Monte e Fontemurato, con quarto ufficiale Turrini. VAR affidata a Maggioni, mentre AVAR La Penna. Calcio d’inizio della partita fissato alle ore 18e30 tra le mura dello Stadio Ennio Tardini di Parma.


MOVIOLA PARMA TORINO:

🔴1′ – Inizia Parma Torino

12′ – Arbitraggio all’ ‘inglese’ per il Signor Collu: tanti contrasti a metà campo non sanzionati. Sembra questo il metro di giudizio

16′ – Giallo per Ndiaye: fallo su Ngonge. Punizione dal limite per gli ospiti

32′ – Possibile rigore per il Parma. Ismajli colpisce il pallone con il braccio, per i padroni di casa non ci sono dubbi, mentre per l’ex Empoli – dal canto suo – il pallone gli si è carambolato addosso.

35′ – Collu richiamato al Var. L’impressione che il braccio sia fuori sagoma

35′ – Sarà rigore!

⚽36′ – GOL DEL PARMA: calcio di rigore imparabile da parte di Pellegrino. Forte alla destra di Isreal, che intuisce ma non ci arriva

🔴45′ + 3: fine primo tempo. Parma Torino 1-0


🔴45′ – Inizia il secondo tempo di Parma Torino

⚽50′ – GOL DEL TORINO: la pareggia Ngonge! Servito da Coco l’ex Napoli si proietta in avanti e fa partire una super conclusione che si incassa alla destra di Suzuki

⚽72′ – GOL DEL PARMA: ancora Pellegrino! Nasce tutto dal corner di Valeri che pesca l’attaccante argentino più alto di tutti! Cambia il parziale

90 + 2′ Cambio Parma: entra Djuric per Pellegrino (quanti applausi per lui)

🔴90 + 4 – Fine partita! Parma Torino termina 2-1

Formazioni ufficiali Genoa Lazio, ecco le scelte dei due allenatori

Formazioni ufficiali Genoa Lazio, le scelte in vista della sfida tra biancocelesti e rossoblù. Le ultime notizie

La 5ª giornata di Serie A 2024/25 si conclude con una sfida ad alta tensione allo stadio Luigi Ferraris: Genoa e Lazio si affrontano in un match che può già indirizzare il cammino delle due squadre. Entrambe hanno iniziato la stagione con difficoltà e cercano una vittoria che possa rappresentare la svolta.

Genoa, serve il primo successo in campionato

Il Genoa di Patrick Vieira, ex centrocampista francese campione del mondo nel 1998, arriva al posticipo con il morale leggermente risollevato dal 3-1 rifilato all’Empoli in Coppa Italia, risultato che ha garantito l’accesso agli ottavi. In campionato, però, i rossoblù non hanno ancora trovato la vittoria: solo due punti nelle prime quattro giornate. Dopo lo 0-0 all’esordio contro il Lecce, è arrivata la sconfitta di misura con la Juventus. Il pareggio in extremis sul campo del Como, firmato da Caleb Ekuban, attaccante ghanese autore del primo gol stagionale.

Lazio, Sarri cerca riscatto dopo il derby

La Lazio di Maurizio Sarri, tecnico toscano noto per il suo calcio rapido e verticale, non vive un momento migliore. I biancocelesti hanno raccolto appena tre punti nelle prime quattro giornate. Dopo il ko all’esordio contro il Como (2-0), era arrivata la convincente vittoria contro il Verona. Ma la squadra non ha trovato continuità: sono seguite le sconfitte contro il Sassuolo e soprattutto nel derby con la Roma, un risultato che ha pesato sul morale e sulla classifica.

Una partita che può cambiare la stagione

Il posticipo del Ferraris diventa così un crocevia fondamentale. Il Genoa cerca il primo successo per allontanarsi dalla zona calda, mentre la Lazio ha bisogno di punti per non perdere contatto con le posizioni europee. Entrambe le squadre arrivano con motivazioni altissime e la sfida promette intensità e spettacolo.

LE FORMAZIONI UFFICIALI

Genoa (4-2-3-1): Leali; Norton-Cuffy, Ostigard, Vasquez, Martin; Masini, Frendrup; Ellertsson, Malinovskyi, Vitinha, Colombo. Allenatore: Vieira.

Lazio (4-2-3-1): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini; Basic, Cataldi, Cancellieri, Dia, Zaccagni; Castellanos. Allenatore: Sarri.

Napoli, Di Lorenzo svela: «Milan? Una sconfitta che brucia». Le parole

Napoli, Di Lorenzo torna sulla sfida contro i rossoneri: «Milan? Una sconfitta che brucia». Le dichiarazioni del calciatore azzurro

Il Napoli di Rudi Garcia ha incassato la prima sconfitta stagionale in Serie A, cadendo 2-1 a San Siro contro il Milan. Un ko che costa caro agli azzurri, scivolati dal primo posto in classifica. Al termine della gara, il capitano Giovanni Di Lorenzo, difensore classe 1993 e punto di riferimento della retroguardia partenopea, ha commentato con lucidità la prestazione della squadra ai microfoni della RAI.

Nessun “caso De Bruyne”

Il tema caldo della serata è stato il presunto malumore di Kevin De Bruyne, centrocampista belga arrivato in estate a Napoli, sostituito nel secondo tempo. Di Lorenzo ha subito smorzato le polemiche: “Parlare di caso De Bruyne mi sembra eccessivo. Sono episodi che nel calcio capitano, non è nulla di grave. Ne discuteremo internamente, ma non c’è nessun problema particolare.”

Una sconfitta che pesa

Il capitano non ha nascosto la delusione per il risultato: “È la prima sconfitta in campionato e dispiace, soprattutto perché arrivava in un momento in cui, pur con qualche emergenza in difesa, ci aspettavamo una prova diversa.” Di Lorenzo ha poi tolto ogni alibi alla squadra, sottolineando come le assenze non possano giustificare la prestazione: “Gli infortuni fanno parte della stagione, abbiamo giocatori pronti a sostituire chi manca.”

Errori in entrambe le fasi

Secondo il difensore toscano, il Napoli ha pagato a caro prezzo due mancanze:

  • In attacco, poca precisione nell’ultimo passaggio: “Abbiamo avuto occasioni che potevamo sfruttare meglio.”
  • In difesa, scarsa aggressività: “I due gol subiti a inizio partita hanno indirizzato la gara sui binari giusti per il Milan.”

Dettagli decisivi nelle aree di rigore

Di Lorenzo ha evidenziato come, nelle sfide di vertice, siano i dettagli a fare la differenza: “Le partite si decidono nelle due aree. Loro sono stati più concreti sotto porta e hanno difeso con grande compattezza. Noi, invece, non siamo stati abbastanza cattivi in alcune situazioni.”

Il riconoscimento al Milan

Il capitano azzurro ha concluso con un’onesta ammissione: “Alla fine la differenza l’hanno fatta loro, più bravi di noi nei momenti chiave della partita.”

Inter, bilancio 2024/25: approvato il progetto con ricavi record e utile netto positivo

Inter, bilancio 2024/25 da record: utile netto e nuove prospettive di crescita. Le ultimissime sui nerazzurri

Il Consiglio di Amministrazione di F.C. Internazionale Milano S.p.A. ha approvato il progetto di bilancio per l’anno fiscale 2024/25, segnando una svolta storica nella gestione economica del club nerazzurro. Il documento sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti, convocata per metà ottobre.

Ricavi record e utile netto positivo

I numeri parlano chiaro: l’Inter ha registrato ricavi pari a 567 milioni di euro, il valore più alto mai raggiunto da una società di Serie A. La crescita è trainata dagli introiti delle competizioni nazionali e internazionali, inclusa la partecipazione alla prima edizione della FIFA Club World Cup, oltre a un forte incremento delle entrate commerciali e da matchday.

Il bilancio si chiude con un utile netto di 35,4 milioni di euro, un risultato che ribalta la perdita di 35,7 milioni dell’anno precedente. Un miglioramento di oltre 70 milioni che testimonia la solidità del percorso intrapreso dalla società.

Gestione del debito e stabilità finanziaria

Un capitolo fondamentale riguarda la gestione delle obbligazioni. Nel corso dell’esercizio, l’Inter ha completato il rimborso anticipato delle obbligazioni senior emesse da Inter Media and Communication S.p.A., ottenendo contestualmente un finanziamento a lungo termine da 350 milioni di euro con rating “investment grade”. Questa operazione riduce il costo del capitale e consolida la stabilità finanziaria del club.

Investimenti e nuove partnership

La proprietà, rappresentata da Oaktree Capital Management, ha avviato un piano di investimenti a lungo termine. Tra i progetti principali spicca un investimento di circa 100 milioni di euro per il potenziamento dei centri di allenamento.

Sul fronte commerciale, l’Inter ha siglato un accordo decennale con Fanatics per ampliare la distribuzione del merchandising a livello globale e ha accolto BYD, leader mondiale nei veicoli elettrici, come nuovo Global Automotive Partner.

Ambizioni sportive

Non solo finanza: il club ha rafforzato la rosa guidata da Cristian Chivu, ex difensore rumeno e oggi allenatore della prima squadra, con un mercato estivo mirato a mantenere alta la competitività. L’obiettivo dichiarato è confermarsi protagonista in Serie A e puntare a nuovi traguardi in Champions League.

Con un bilancio solido, investimenti mirati e una squadra competitiva, l’Inter guarda al futuro con ambizione, pronta a consolidare la propria posizione tra le grandi d’Europa.

Calciomercato Juventus: il Bayern Monaco ha chiesto informazioni per Vlahovic

Calciomercato Juventus: il Bayern Monaco ha chiesto informazioni per Vlahovic. Il centravanti serbo è in scadenza nel 2026

Un presente da protagonista, un futuro già scritto. Il paradosso di Dušan Vlahović continua a essere il tema centrale in casa Juventus. L’attaccante serbo, partito come riserva di lusso, sta trascinando la squadra a suon di gol, ma il suo destino a Torino appare segnato, con un rinnovo contrattuale ormai fuori discussione e i top club europei già in fila per il 2026.

I numeri di questo avvio di stagione sono impressionanti: in appena 230 minuti giocati, Vlahović ha già messo a segno 4 gol e fornito 1 assist, dimostrando un cinismo da fuoriclasse. Una forma smagliante che, se da un lato risolve i problemi in campo, dall’altro complica la gestione di Igor Tudor, chiamato a valorizzare anche i cospicui investimenti estivi fatti su David e Openda.

Nel tentativo di placare le voci di mercato, è intervenuto il dirigente Giorgio Chiellini, che a DAZN ha blindato il giocatore, almeno a parole. «Vlahović è un giocatore della Juve fino al 30 giugno 2026. Quello che si legge è per noi surreale: non si muove, è importante sia che giochi dall’inizio sia che entri, speriamo che entri bene come ha fatto. Ha un atteggiamento ottimo e lo sta dimostrando in campo, il campo lo sta ripagando».

Tuttavia, la realtà contrattuale racconta un’altra storia. Con uno stipendio da 12 milioni di euro netti e nessun incontro previsto per il rinnovo, la separazione a parametro zero nel 2026 sembra l’esito più probabile. E le grandi d’Europa, come riportato da Fabrizio Romano, si stanno già muovendo. Il Bayern Monaco ha effettuato le prime chiamate informative per sondare i costi di un’eventuale operazione. Mentre la Juve si gode i suoi gol da “separato in casa”, la corsa per assicurarsi il bomber a zero è già iniziata.

Capello sorprende: «Gasperini è come me»

Capello sorprende: «Gasperini è come me». Le parole dell’ex tecnico sull’allenatore della Roma e sul rifiuto alla Nazionale

Una leggenda del calcio italiano a tutto tondo. Ospite del podcast di Alessandro Cattelan ‘Supernova’, l’ex allenatore Fabio Capello ha offerto la sua lucida analisi sul campionato, incoronando il suo erede in panchina e svelando toccanti retroscena sul suo rapporto con la Nazionale.

“Gasperini è come me”. E sulla Roma…

Alla domanda su chi veda come suo successore spirituale tra i tecnici della Serie A, Capello non ha dubbi e indica l’attuale allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini. «Dall’esigenza che vedo in tutte le squadre in cui è andato Gasperini, secondo me è uno come me: molto mirato nell’ottenere dai giocatori le cose che pensa siano importanti per la squadra».

“Don Fabio”, che conosce benissimo le pressioni della piazza giallorossa dopo averci vinto uno scudetto, ha promosso a pieni voti l’impatto di Gasperini nella Capitale, un test di maturità dopo gli anni “protetti” di Bergamo. «Lo dico perché finché era all’Atalanta era, sotto un certo aspetto, in una piazza ‘comoda’ e in qualche modo anche ‘protetto’. Conoscendo bene le difficoltà nell’allenare la Roma, mi sembra di capire che sia entrato subito a piedi pari e i risultati già si vedono. Questo credo sia molto positivo».

Il rifiuto all’Italia e l’amore per l’Azzurro

Capello ha poi aperto il cassetto dei ricordi, parlando del suo “no” alla panchina della Nazionale nel 2016 e del suo viscerale legame con la maglia azzurra, vissuto intensamente prima da calciatore e ora da tifoso. «Non lo sentivo giusto in quel momento e ho detto di no. Stavo allenando già dei club. Non mi è mai dispiaciuto. La Nazionale la sento come non mai, a casa mi alzo in piedi e canto l’Inno quando c’è la partita. Una delle cose più belle della mia carriera è quando ho segnato contro gli Inglesi a Wembley, abbiamo vinto e ho dedicato il gol ai 20mila camerieri. Quando siamo stati eliminati in Germania è stata la cosa più brutta. Ci urlavano di tutto contro. Quando vedo i calciatori della Nazionale giocare senza sangue, senza voglia, mi fa male».

Un racconto appassionato che svela l’uomo dietro l’allenatore, un professionista esigente la cui carriera è sempre stata guidata da due fari: la ricerca della vittoria e l’amore incondizionato per il calcio e la maglia azzurra.

Zazzaroni: «Dopo aver sparato minchi… provano a dire che ora Allegri si è aggiornato»

Zazzaroni: «Ora dicono che Allegri si è aggiornato… Tentativo di recupero dopo aver sparato minch…». Il commento del giornalista

La vittoria di prestigio del Milan sul Napoli ha riacceso l’entusiasmo attorno alla squadra e al suo tecnico, Massimiliano Allegri. Una prestazione solida e vincente che ha portato molti a elogiare il gioco dei rossoneri. Ma c’è chi, come il giornalista Ivan Zazzaroni, non ci sta a vedere di nuovo riempito il carro degli estimatori e, con un post polemico su Instagram, ha voluto lanciare una frecciata a chi, a suo dire, riscopre solo ora le virtù del tecnico livornese.

Zazzaroni, che da sempre viene definito ironicamente “il cantore” di Allegri, ha commentato con sarcasmo la presunta “evoluzione” del gioco del suo allenatore, ribadendo come la vittoria sul Napoli sia, in realtà, il trionfo del più classico e pragmatico “Allegrismo”.

«Oggi si sono inventati che Allegri, del quale mi considerano il cantore, gioca bene (che si sia… aggiornato? 😂): trovato subito il gol, difesa, tanta attenzione e contropiede. Il resto sono balle e tentativi di recuperare dopo aver sparato minchiate sul grande tecnico che è. Modric impressionante: ha corso come un ventenne».

L’analisi di Zazzaroni è tagliente. Secondo il giornalista, non c’è nessuna novità: il Milan ha semplicemente applicato alla perfezione il vangelo del suo allenatore. Una volta trovato il vantaggio, la squadra si è chiusa con ordine, ha concesso poco e ha colpito in contropiede. Le lodi al “bel gioco”, secondo Zazzaroni, sono solo un goffo tentativo da parte dei critici di un tempo di ritrattare le proprie posizioni ora che i risultati danno ragione al tecnico.

A incarnare lo spirito di questo Milan è Luka Modrić. Il complimento finale di Zazzaroni per il croato, che a 40 anni “ha corso come un ventenne”, è la sintesi perfetta della filosofia di Allegri: una squadra dove il talento e la fantasia si mettono al servizio del sacrificio e dell’organizzazione. Un trionfo della sostanza, non di un’estetica riscoperta all’improvviso.

San Siro, Forza Italia si astiene dal voto: cosa succede ora

San Siro, Forza Italia si astiene dal voto: cosa succede ora. Le ultime sul nuovo progetto per la vendita dell’impianto a Inter e Milan in vista delle prossime stagioni

La giornata odierna segna un capitolo cruciale per il futuro di San Siro e la possibile vendita del leggendario stadio a Inter e Milan. Il Consiglio Comunale di Milano è iniziato con una lunga maratona di discussione sulla delibera che riguarda la riqualificazione dell’area di San Siro, con un impegno che potrebbe durare diverse ore. Mentre la politica milanese è chiamata a prendere una posizione definitiva sulla vendita, Alessandro Sorte, coordinatore di Forza Italia in Lombardia, ha annunciato l’intenzione del suo gruppo di astenersi dalla votazione. Una decisione che mette in luce la complessità della questione e la necessità di un approccio equilibrato, nonostante le forti divergenze interne.

Nel suo intervento, Sorte ha sottolineato che la delibera non riguarda solo uno stadio, ma un “pezzo di storia” e il futuro della città di Milano. “È vero: è scritta male, presenta molte criticità e numerose lacune. E non possiamo condividerne il merito”, ha affermato, esprimendo il malcontento del suo partito per alcuni aspetti della proposta. Tuttavia, la sua posizione non è contraria alla delibera nel suo complesso. Sorte ha ricordato che la discussione riguarda la vendita di San Siro e la possibilità di permettere a Milan e Inter di avere finalmente uno stadio di proprietà, come accade nelle principali città europee.

Il coordinatore di Forza Italia ha poi messo in evidenza l’importanza di tale progetto per lo sviluppo della città. Con un investimento previsto da 1,2 miliardi di euro, la riqualificazione dell’area di San Siro rappresenterebbe un’opportunità per la crescita economica, l’occupazione e la rigenerazione urbana. “Milano ha ambizioni internazionali e deve avere le infrastrutture adeguate per sostenerle”, ha continuato Sorte, sottolineando l’aspetto strategico del progetto per il futuro della città.

Per quanto riguarda la posizione di Forza Italia, Sorte ha dichiarato che, pur non condividendo i limiti della delibera, il partito non voterà contro. “Non votiamo sì, perché questa delibera rimane piena di limiti. Ma non voteremo nemmeno contro, perché significherebbe condannare Milano e i milanesi”. Con queste parole, Forza Italia si distingue come forza politica che, pur non approvando la proposta in toto, sceglie di non ostacolare il processo decisionale, puntando piuttosto a una soluzione che favorisca lo sviluppo della città e le sue ambizioni future.

Lazio, Dele-Bashiru furioso per il taglio dalla lista Serie A

Lazio, Dele-Bashiru furioso per il taglio dalla lista Serie A. Il nigeriano ora rischia di non essere convocato per la Coppa d’Africa

Linea dura, durissima. In casa Lazio, Maurizio Sarri tira dritto per la sua strada e vince il braccio di ferro con la società sulla gestione della lista per il campionato. Nonostante l’emergenza a centrocampo e le perplessità della dirigenza, il tecnico ha confermato la sua decisione irrevocabile: Fisayo Dele-Bashiru resta fuori, per fare spazio al reintegrato Toma Basic.

Una scelta forte, che non è cambiata nemmeno dopo il vertice andato in scena ieri a Formello, rivelatosi di fatto inutile. Il “Comandante” non ha fatto alcun passo indietro, imponendo la sua linea tecnica nonostante lo scetticismo della società, che considera il centrocampista nigeriano un “patrimonio” del club, un investimento da tutelare. La dirigenza, pur non condividendo appieno la scelta, alla fine ha dovuto assecondare il proprio allenatore, avallando un’esclusione pesante.

La decisione appare ancora più drastica se si considera che il rientro di Dele-Bashiru dall’infortunio non era poi così lontano: il giocatore, infatti, sarebbe potuto tornare a disposizione già per la partita contro l’Atalanta del prossimo 19 ottobre. Proprio per questo, la reazione del diretto interessato è stata tutt’altro che pacata.

Secondo quanto riportato dal Messaggero, il giocatore non avrebbe per nulla gradito la scelta, e viene definito furioso non solo per l’esclusione in sé, ma soprattutto per le gravi ripercussioni che questa potrebbe avere sulla sua carriera. Senza la possibilità di giocare e mettersi in mostra con la Lazio, Dele-Bashiru teme concretamente di perdere la convocazione con la Nigeria per la prossima Coppa d’Africa, un obiettivo a cui teneva in modo particolare. Una situazione esplosiva che lascia strascichi e tensioni in un momento già delicato della stagione biancoceleste.

Formazioni ufficiali Parma Torino: le scelte di Cuesta e Baroni per la quinta di Serie A

Formazioni ufficiali Parma Torino, ecco le scelte di Carlos Cuesta e Marco Baroni per la quinta giornata di Serie A, i titolari dell’incontro

Ora non si può più sbagliare, ora per Parma e Torino, è arrivato il tempo della verità. Una manciata di minuti o poco più ci separano dal fischio d’inizio del match valido per la quinta giornata di Serie A. Alle 18e30 in punto la squadra allenata da mister Carlos Cuesta affronterà quella allenata dal tecnico Marco Baroni, in una gara che molto potrà dirci sullo stato di salute e il possibile prosieguo delle due compagini. 

I padroni di casa non hanno dato il via alla propria stagione nel migliore dei modi. Due punti in quattro partite e – per quanto possa “contare” la classifica agli ultimi di settembre – consequenziale ultimo posto nella graduatoria. Spinti dal pubblico amico gli emiliani proveranno dunque a strappare la prima vittoria per ritrovare morale e nuova linfa per il futuro.

Discorso simile in casa granata. Simeone e compagni sono reduci dalla roboante sconfitta per 0-3 maturata in casa contro l’Atalanta dell’ex Juric, con appena quattro punti conquistati in altrettante apparizioni in campionato. Contro i ducali i piemontesi sono chiamati quindi a vincere, ma soprattutto convincere, a maggior ragione se si considera come – nelle prossime due sfide – Baroni e i suoi affronteranno la Lazio in trasferta prima del Napoli campione d’Italia tra le proprie mura. Non ci resta che dare un’occhiata ai titolari del match, ecco le formazioni ufficiali Parma Torino.

Formazioni ufficiali Parma Torino:

Parma (3-5-2): Suzuki; Ndiaye, Circati, Del Prato; Valeri, Britschgi, Keita, Bernabe, Oristanio; Pellegrino, Cutrone. A disposizione: Corvi, Rinaldi, Benedyczak, Alvarez, Almqvist, Lovik, Begic, Jensen, Ordonez, Djuric, Troilo, Trabucchi, Plicco. Allenatore: Cuesta. 

Torino (3-4-3): Israel; Coco, Maripan, Ismajli; Lazaro, Casadei, Asllani, Nkounkou; Ngonge, Simeone, Vlasic. A disposizione: Paleari, Popa, Masina, Ilkhan, Aboukhlal, Pedersen, Adams, Dembele, Biraghi, Tameze, Gineitis, Zapata, Njie. Allenatore: Baroni.

Juventus, le ultime dall’infermeria: come stanno Bremer e Thuram

Juventus, le ultime dall’infermeria: come stanno Bremer e Thuram. I due bianconeri sono usciti malconci dalla gara con l’Atalanta

Una settimana cruciale, che si apre con il fiato sospeso. La Juventus prosegue la sua preparazione in vista di un doppio, fondamentale appuntamento: la sfida di mercoledì in Champions League contro il Villarreal e il big match di campionato di domenica sera contro il Milan di Massimiliano Allegri. L’avvicinamento alla notte europea, però, è turbato dalle condizioni precarie di due pilastri della squadra di Igor Tudor.

Alla Continassa, infatti, sia Gleison Bremer che Khephren Thuram hanno svolto solamente lavoro differenziato nell’ultima seduta di allenamento. Per il difensore brasiliano si tratta di un fastidio al ginocchio già operato in passato, una situazione che impone la massima cautela. Per il centrocampista francese, invece, il problema è un indolenzimento al polpaccio. A riportarlo è JuventusNews24.com.

Le prossime ore saranno decisive per valutare la loro disponibilità, ma al momento appare molto complicato ipotizzare un loro impiego dal primo minuto nella sfida contro gli spagnoli. Tudor e il suo staff medico non vogliono correre rischi, e la sensazione è che si proverà a preservarli, aprendo così la porta a soluzioni alternative sia in difesa che a centrocampo.

In questo quadro di incertezza, arriva però una notizia eccellente a dare ossigeno al tecnico. Francisco Conceição è tornato ad allenarsi regolarmente con il resto del gruppo. Il trequartista portoghese ha smaltito lo stop accusato durante la sosta per le nazionali ed è pienamente recuperato. Il suo rientro è una risorsa fondamentale per Tudor, che ritrova così la sua principale fonte di imprevedibilità e freschezza offensiva. Un’arma preziosa, pronta a essere utilizzata in una settimana che si preannuncia già decisiva per le ambizioni bianconere.

Roma, così è rinato Dovbyk: sessioni extra, la mano di Gasperini e il consiglio Dzeko

Roma, così è rinato Dovbyk: sessioni extra, la mano di Gasperini e il consiglio Dzeko. L’attaccante ucraino è tornato protagonista in giallorosso

Da separato in casa a protagonista al centro dell’attacco. La storia di Artem Dovbyk è quella di una redenzione lampo, resa possibile dal lavoro, dalla fiducia di un allenatore e dai consigli di un fratello maggiore d’eccezione. Dopo un’estate passata con le valigie in mano, con un futuro lontano da Roma che sembrava già scritto, l’attaccante ucraino è stato recuperato a tempo di record da Gian Piero Gasperini, che ha vestito i panni non solo del tecnico, ma anche dello psicologo.

Saltato lo scambio con Gimenez, Gasperini ha preso da parte il giocatore e gli ha chiesto di resettare tutto e di concentrarsi solo sul campo. Detto, fatto. Dovbyk si è rimboccato le maniche, ha intensificato gli allenamenti extra già iniziati in estate e si è messo a totale disposizione. Il tecnico lo ha gestito con la classica tattica del bastone e della carota: prima la critica pubblica dopo la gara col Torino (“Lo ripresenteremo quando mi farà vedere altro”), poi un graduale incoraggiamento. Il risultato è stata l’ottima prestazione contro il Verona.

Ma dietro la sua rinascita c’è anche la mano di una leggenda giallorossa, Edin Džeko. È stato lo stesso Dovbyk a svelare il ruolo del suo grande amico. «Conosco la tradizione delle punte della Roma, ho parlato con Dzeko pochi giorni fa e mi ha detto di restare concentrato, di parlare con i compagni e che tutto sarebbe andato per il verso giusto».

Un consiglio prezioso, arrivato da chi conosce perfettamente le pressioni della piazza romana. Anche Džeko, infatti, visse una prima stagione difficile prima di diventare un idolo indiscusso della tifoseria. Nessuno meglio di lui poteva capire le difficoltà di Artem e guidarlo. Con la fiducia del mister e la benedizione del suo mentore, Dovbyk è ora pronto a prendersi la Roma.

Infortunio Tomori: cosa filtra da Milanello verso la Juventus

Infortunio Tomori: cosa filtra da Milanello verso la Juventus. Le condizioni del difensore rossonero dopo il problema accusato con il Napoli

Unica nota stonata in una serata di festa. La vittoria esaltante del Milan contro il Napoli lascia in eredità un po’ di apprensione per le condizioni di Fikayo Tomori. Il difensore inglese, leader della retroguardia di Massimiliano Allegri, è stato costretto a chiedere il cambio al minuto 80 della sfida, uscendo dal campo per un problema fisico che ora tiene in ansia l’ambiente rossonero.

Secondo quanto riportato da MilanNews24, si tratterebbe di un risentimento all’adduttore, un infortunio muscolare che verrà valutato con attenzione dallo staff medico nelle prossime ore. Recuperare in pochi giorni non sarà semplice, ma vista l’importanza del prossimo impegno, verrà fatto ogni tentativo per averlo a disposizione, almeno per la panchina. La vicinanza della sosta per le nazionali, tuttavia, invita alla prudenza: non verranno corsi rischi inutili che potrebbero compromettere il giocatore a lungo termine. In caso di forfait, è già pronto a sostituirlo il giovane Koni De Winter, subentrato proprio al suo posto contro il Napoli.

A rassicurare parzialmente i tifosi ci ha pensato lo stesso Tomori, che nel post-partita si è mostrato sereno e fiducioso, concentrandosi più sulla grande prestazione della squadra che sul suo problema fisico. «Mi sento bene, come la squadra, fisicamente e mentalmente. Dopo una partita così ci sono tante emozioni. L’anno scorso non abbiamo cominciato come volevamo, ma questa in maniera diversa, migliore. Abbiamo fatto una grande partita».

Le sue parole sono ottimistiche, ma la decisione finale spetterà ai medici. Il Milan trattiene il fiato: la speranza è di poter contare sul suo pilastro difensivo, ma la priorità assoluta resta quella di non rischiare una ricaduta.

Per Gary Neville solo Liverpool e Arsenal possono vincere la Premier. Ecco perché non va trascurato il Manchester City: l’analisi del Mirror

Chi vincerà la Premier League? Gary Neville ha le idee molto chiare sulla questione

La classifica della Premier League ha subito uno scossone nell’ultimo turno, che andrà a completarsi questa serata con Everton-West Ham a completare la sesta giornata. La sconfitta del Liverpool in casa del Crystal Palace – inutile il gol di Federico Chiesa – e la vittoria dell’Arsenal a Newcastle – nonostante un assist vincente di Sandro Tonali – ha portato i Reds a più che dimezzare il proprio vantaggio, passando da +5 a +2. Una lotta confinata a queste due squadre?

Il commentatore di Sky Sports, Gary Neville, ha già espresso la sua convinzione che la corsa al titolo di Premier League sia esattamente così. Dal Mirror gli ha risposto il giornalista Jeremy Cross, ritenendo che il City a -5 dalla capolista sia tutt’altro che fuori dai giochi.

Secondo Cross, Neville, un ex difensore dell’Inghilterra e del Manchester United, dovrebbe sapere che la sua decisione di escludere i campioni spodestati dall’equazione è pericolosa.
Ci sono diverse ragioni per cui il suo giudizio è discutibile.

Innanzitutto, il City è allenato da Pep Guardiola, probabilmente il miglior tecnico di tutti i tempi. La squadra è inoltre ferita dopo aver visto il Liverpool conquistare il titolo la scorsa stagione e la voglia di riscatto sarà immensa. Un altro fattore significativo è che questa potrebbe essere l’ultima stagione di Guardiola a Manchester, il che lo renderà ancora più determinato a riportare il suo club ai vertici del calcio inglese.

L’Arsenal, d’altra parte, ha poca o nessuna storia recente di vittorie nei trofei più importanti, con Arteta che continua a essere la damigella d’onore anziché la sposa. E poi c’è la questione non insignificante di un certo Erling Haaland. Il formidabile attaccante è una risorsa che pochi altri club possono vantare. Il punto fondamentale è che il Manchester City ha già vinto così tante volte, dimostrando una capacità di gestire la pressione e le fasi cruciali del campionato che Arsenal e Liverpool devono ancora sviluppare appieno.

Nessuna quantità di spesa da parte di Liverpool o Arsenal può acquistare la stessa ricchezza di esperienza che il City ha ancora in banca. L’esperienza di vincere campionati consecutivi, la leadership di Guardiola e la presenza di giocatori di livello mondiale come Haaland conferiscono al Manchester City un vantaggio unico. Scrivere fuori il City dalla corsa al titolo in questa fase è, quindi, un errore significativo che potrebbe essere smentito dai fatti sul campo.

Kairat Almaty Real Madrid, Valverde: «Frustrato dopo il ko con nel derby, ma non serve gridare per avere voglia di riscatto»

Valverde si esprime così dopo la brutta sconfitta nel derby perso contro l’Atletico Madrid. Il punto

Il Real Madrid si prepara ad affrontare il Kairat Almaty nella seconda giornata di Champions League, un match cruciale per riscattare la pesante sconfitta per 5-2 subita nel derby contro l’Atletico. Alla vigilia della trasferta in Kazakistan, il centrocampista Fede Valverde ha parlato in conferenza stampa, esprimendo frustrazione per il momento personale ma ribadendo la ferma intenzione di cambiare rotta, partendo dall’atteggiamento in campo.

IL DERBY

«Sono stati giorni molto duri, molto difficili. È stato un duro colpo, abbiamo chiacchierato molto e ci siamo riuniti per avere conversazioni per cambiare l’atteggiamento e la dinamica del gruppo. Abbiamo insistito molto per uscire più forti e più concentrati. Anche con l’allenatore e lo staff tecnico abbiamo avuto queste chiacchierate».

L’ATTEGGIAMENTO POST-DERBY

«Sono partite in cui non serve gridare ad alta voce per motivarsi. Sono cose che non devono accadere qui. Possiamo sbagliare molte cose, ma l’atteggiamento non si negozia ed è la prima cosa per mostrare che vogliamo vincere la partita. Abbiamo mostrato che il pareggio ci sarebbe servito e non è così, dobbiamo cambiarlo, a partire da domani. Cercare di raggrupparci il prima possibile».

L’ACCOGLIENZA CALOROSA AD ALMATY

«È normale che queste cose succedano. Non mi era mai capitato di giocare qui. Era tardi ma è stato pazzesco che così tanti tifosi madridisti ci stessero aspettando in un paese così lontano. Queste cose sono le più belle che ci siano. Per noi è un onore e una gioia giocare qui».

LA POSIZIONE IN CAMPO

«Uno ascolta sempre, vede e critica. Non sono nato per giocare da terzino, non sono cresciuto imparando quella posizione. È stato da un momento all’altro, farlo bene mi ha riempito d’orgoglio. Ho avuto il dubbio che in quelle partite forse avessi un po’ di fortuna. Giocando da terzino mi sono sentito a mio agio in quelle partite e abbiamo vinto molto. Ho giocato da esterno e abbiamo vinto una Champions. Anche a centrocampo. Non mi sento a mio agio perché ci sono molte virtù che io non ho, come chiudere dietro in difesa. Ma cerco sempre di dare il meglio di me e mostrare atteggiamento. Ho sempre chiarito che sono a disposizione di ciò di cui ha bisogno l’allenatore».

FRUSTRAZIONE PERSONALE

«Sono frustrato. Sono consapevole di come sto giocando e sono il primo a saperlo. Un giocatore sa quando fa una brutta partita e quando non fa bene le cose in campo. Ho iniziato bene in questo nuovo progetto, ho fatto un buon Mondiale per Club ma ora mi è stato più difficile sentirmi a mio agio in campo. Continuerò a metterci la faccia come capitano, dentro e fuori».

DUBBI SUL PROGETTO

«Siamo qui da poco tempo. Dobbiamo dare il 100% ciascuno. Abbiamo avuto due sconfitte molto dure, contro il PSG e quella dell’altro giorno. Dobbiamo cercare che non accada e dobbiamo cambiare l’immagine. Essere il più raggruppati possibile affinché sia un buon anno».

Valencia Real Oviedo, partita rinviata per allerta rossa. Si gioca domani sera se la situazione climatica lo consentirà

Valencia Real Oviedo, la partita è rinviata causa allerta rossa. La situazione attuale

L’incontro tra Valencia e Real Oviedo, previsto per questo lunedì, è stato ufficialmente rinviato. La decisione, attesa da entrambi i club e ormai imminente da parte del Giudice di Competizioni, è dovuta all’allerta rossa per piogge torrenziali decretata sul litorale valenciano. La Liga e la RFEF hanno discusso la situazione, e l’orientamento è quello di disputare la partita martedì sera alle 20:00, salvo ulteriori comunicazioni ufficiali.

L’allerta rossa dell’Aemet (l’Agenzia meteorologica spagnola) rimane attiva fino alle 23:59 di lunedì, e la Protezione Civile ha esortato la popolazione a evitare spostamenti e a prendere precauzioni contro il rischio di inondazioni. Anche la sindaca di Valencia, María José Catalá, ha contattato il segretario generale della RFEF per sollecitare la sospensione dell’evento, a dimostrazione della gravità della situazione climatica.

La logica ha prevalso di fronte alle avverse condizioni meteorologiche, prevenendo così i disagi per migliaia di tifosi e per il personale dello stadio. La normativa prevede che l’incontro si disputi nella giornata di martedì se le previsioni meteo e gli avvisi dell’Aemet non subiranno variazioni, con la fine dell’allerta rossa fissata dopo la mezzanotte di lunedì.

I piani di Carlos Corberán, allenatore del Valencia, e Veljko Paunovic, tecnico del Real Oviedo, sono stati ovviamente stravolti. Il Valencia ha annullato il ritiro pre-partita che doveva iniziare alle 12:30 e ha programmato un allenamento pomeridiano (ore 16:00) presso la Ciudad Deportiva di Paterna. Il Real Oviedo, nel frattempo, attende notizie ufficiali sull’orario del match nel suo hotel di concentrazione a Valencia (Meliá Cortés Valencianas).

Al Mestalla, lo stadio del Valencia, la routine mattutina di preparazione della partita è proseguita, con il divieto di parcheggio in Avenida Suecia e gli operatori televisivi che installavano le telecamere. Tuttavia, il negozio ufficiale del club è rimasto chiuso per tutta la mattina, a testimonianza di una giornata fuori dall’ordinario. Il rinvio sottolinea la priorità della sicurezza in un contesto di condizioni meteorologiche estreme.

Chivu pre Inter Slavia Praga: «Abbiamo bisogno di continuità. Domani incontro importante»

Chivu carica l’Inter alla vigilia: «Serve continuità, domani match insidioso»

In conferenza stampa alla vigilia del match Inter – Slavia Praga, valevole per la seconda giornata di Champions League, Cristian Chivu ha delineato il suo pensiero su squadra, obiettivi e mentalità. Al suo fianco era presente anche Federico Dimarco, che sarà uno degli interpreti chiave in questa sfida europea.

Chivu si è mostrato fiducioso sull’Inter, ma consapevole delle difficoltà che la Champions comporta: «Mi piacciono le prestazioni che questa squadra ha mostrato fin dall’inizio, anche in preparazione. Il risultato conta, certo, ma serve anche continuità. In Champions le insidie sono ovunque, e qualsiasi avversario viene a San Siro con la voglia di metterti in difficoltà».

Quando gli è stato chiesto quale crescita si attende per la sua squadra, il tecnico nerazzurro non ha voluto puntare su rivoluzioni tattiche, ma su miglioramenti nell’atteggiamento: «Mi aspetto che l’Inter mantenga un livello di attenzione altissimo, con umiltà e personalità. Dobbiamo essere dominanti, fare la partita, ma anche saper gestire i momenti difficili, senza soffrire troppo sotto porta».

Chivu si è detto sorpreso positivamente dal carattere mostrato finora dagli uomini a sua disposizione: «Quel che mi colpisce è la voglia di accettare il cambiamento, di aderire a nuove idee pur restando fedeli ai principi passati. Questo è merito di un gruppo di uomini veri, che lavorano ogni giorno con disponibilità».

Sul calendario fitto di impegni e sull’importanza di non distrarsi, Chivu ha invitato tutta l’Inter a pensare gara per gara: «Non serve guardare troppo avanti. Domani c’è lo Slavia, e quella è la partita da vincere. Bisogna stare coi piedi per terra: le aspettative possono creare delusioni».

Interpellato sullo stato di forma del giovane Sya Bisseck, Chivu ha confermato che “sta bene, si allena bene, e presto lo vedremo in campo”. E in merito a Bonny: «Anche lui mi mette in difficoltà con l’impegno che mette in allenamento. Vorrei premiare tutti, ma non posso farlo ogni volta. Quando sarà il momento giusto, partirà dall’inizio».

Riguardo ai portieri e alle eventuali rotazioni, Chivu ha dato una risposta chiara: «Sommer partirà titolare domani. Ho la fortuna di avere 22 giocatori di qualità, tutti potenziali titolari. Se qualcuno merita più spazio, lo merita per il lavoro che fa, e sono disposto a prenderne la responsabilità».

Infine, parlando della scelta del modulo o delle variazioni di tattica, Chivu ha dato un segnale di continuità: «I cambi che facciamo vanno sempre nella direzione di equità e meritocrazia, ma senza perdere l’equilibrio che vogliamo per questa Inter».

Dimarco sull’Inter: «Ho ripreso fiducia e sono pronto per nuove sfide. Sullo Slavia Praga…»

Dimarco carica l’Inter: «Sto ritrovando fiducia, siamo pronti per lo Slavia»

Alla vigilia della sfida di Champions League tra Inter e Slavia Praga, valida per la seconda giornata della fase a gironi, Federico Dimarco è intervenuto in conferenza stampa al fianco del tecnico Cristian Chivu. L’esterno nerazzurro ha affrontato numerosi temi, dalla condizione personale al percorso europeo della squadra, trasmettendo grande determinazione e voglia di crescita.

Dimarco, punto di riferimento sulla fascia sinistra dell’Inter, ha esordito parlando della fiducia ritrovata: «La squadra arriva bene a questa partita, veniamo da tre vittorie consecutive. Io sto lavorando per tornare al mio livello, con l’aiuto del mister e dei compagni. Negli ultimi mesi avevo perso un po’ di fiducia, ma adesso la sto recuperando, anche fisicamente».

Il discorso si è poi spostato sull’approccio della squadra alla Champions League: «Si parla spesso del passato, ma noi dobbiamo guardare avanti. Abbiamo iniziato bene contro l’Ajax e dobbiamo continuare così. L’Inter ha l’obiettivo di andare il più avanti possibile». Dimarco ha sottolineato che la mentalità deve essere sempre la stessa, sia in campionato che in Europa: «La Champions è diversa, ci sono squadre di altissimo livello. L’errore da evitare è pensare troppo in là: partita dopo partita possiamo ottenere grandi risultati».

In merito al cambio in panchina, con Chivu al posto di Inzaghi, Dimarco ha evidenziato come la continuità tecnica abbia giocato un ruolo positivo nella sua crescita: «Sto giocando più minuti e questo mi sta aiutando a migliorare. Prima era difficile crescere di condizione uscendo sempre al 60′. Ora sto trovando maggiore ritmo».

Sulla tattica, Dimarco ha spiegato alcune delle richieste del nuovo tecnico: «Cerchiamo più verticalità, ma senza rinunciare alle basi che abbiamo costruito in questi anni. I nuovi arrivati si sono integrati benissimo, sono giovani, forti e molto disponibili».

Infine, un’analisi sull’avversario di giornata: «Lo Slavia è una squadra intensa, aggressiva, che marca a uomo. Dovremo essere bravi a uscire dalla loro pressione per colpire. Non dobbiamo sottovalutarli, ogni partita di Champions nasconde insidie».

Con un Dimarco in crescita e un’Inter compatta, l’obiettivo è chiaro: continuare a vincere e mantenere alta l’ambizione europea.

Adani elogia: «Quella squadra ha una grande identità. Può fare bene sia in Champions che in campionato»

Adani elogia l’Inter di Chivu: «Identità forte anche senza i dribbling». Le parole

Lele Adani, ex difensore dell’Inter e oggi apprezzato opinionista, ha analizzato il successo dei nerazzurri di Cristian Chivu contro il Cagliari durante la trasmissione La Domenica Sportiva. Come sempre lucido e attento alle dinamiche tattiche, Adani ha sottolineato l’importanza dell’identità di gioco che l’Inter continua a mantenere, anche dopo il passaggio di testimone in panchina.

Secondo Adani, l’Inter resta una squadra costruita non sulle giocate individuali o sui dribbling, ma su una rete strutturata di passaggi e movimenti ben studiati. «L’Inter è probabilmente la penultima squadra in Serie A per numero di dribbling, ma è la prima per passaggi e movimenti senza palla», ha spiegato. Per lui, questo è un punto di forza, non una debolezza: una scelta stilistica che, se ben eseguita, rende la squadra solida e imprevedibile.

A dimostrazione di questa filosofia, Adani ha preso come esempio il gol del 2-0 segnato da Francesco Pio Esposito su assist perfetto di Federico Dimarco. Un’azione corale che per l’ex difensore è «il manifesto di questa Inter», capace di cambiare allenatore senza perdere le sue idee fondanti. L’attuale guida tecnica di Chivu, infatti, si inserisce nel solco tracciato da Antonio Conte prima e da Simone Inzaghi poi.

Nel corso della sua analisi, Adani ha messo in luce anche ciò che Chivu dovrà migliorare per rendere l’Inter ancora più competitiva: la lucidità mentale nelle due aree di rigore. «Le opportunità l’Inter le crea sempre», ha detto, «ma è fondamentale non sbagliare nei momenti decisivi, specialmente in difesa e sotto porta».

Adani ha poi parlato della rosa nerazzurra, che definisce “coerente”, ma non facilmente adattabile a un cambio di modulo, come il passaggio a un 4-3-3: «Non ha esterni offensivi puri come Leao, Dybala, Yildiz o Soulé. Ma ha giocatori che si muovono in armonia, che conoscono bene i meccanismi di gioco».

In sintesi, secondo Adani, l’Inter di Chivu non ha bisogno di rivoluzioni, ma di continuità. Una squadra che, anche senza fuochi d’artificio individuali, può ancora ambire al massimo, forte di una base solida e di un’identità tattica chiara. Un elogio sincero da parte di Adani, che riconosce nella coerenza di gioco nerazzurra uno dei maggiori punti di forza della squadra.

Conte riuscirà a gestire De Bruyne? I precedenti dicono di “no”. Il punto

Conte e il talento: il rapporto complicato con i campioni e la nuova apertura tattica con De Bruyne

Antonio Conte è noto non solo per il suo stile tattico aggressivo e il grande lavoro di squadra, ma anche per i rapporti a volte complicati con giocatori di talento puro. Le sue parole recenti hanno riacceso il dibattito su come il tecnico salentino abbia gestito in passato campioni di grande classe, suscitando ricordi di episodi non sempre facili con stelle di calibro mondiale. Tra questi, spiccano i casi di Cesc Fabregas e Christian Eriksen.

Il primo “caso Conte” di rapporto complicato con un calciatore di talento risale ai tempi del Chelsea. All’arrivo a Londra, Conte non vedeva Fabregas come una pedina fondamentale nel suo schema, relegandolo spesso in panchina. Il centrocampista spagnolo ha dovuto pazientare parecchio prima di trovare un ruolo nel suo sistema. Solo col tempo e con un lento inserimento, il duo riuscì a trovare la giusta sintonia, diventando uno degli elementi chiave nelle buone stagioni dei Blues sotto la guida di Conte.

Più vicino all’Italia, un altro esempio è quello di Christian Eriksen all’Inter. Il centrocampista danese, dotato di qualità e visione di gioco straordinarie, non è mai riuscito a entrare completamente nelle preferenze dell’allenatore salentino. Il momento più emblematico fu la finale di Europa League del 21 agosto 2020, quando Eriksen venne relegato a subentrare al 78° minuto, mentre Gagliardini partì titolare. Questo episodio sottolinea la difficoltà del tecnico nel integrare giocatori con un profilo tecnico basato più sul talento che sul dinamismo e l’intensità fisica.

Come citato da TMW, parlando recentemente di De Bruyne, Conte ha ammesso di aver fatto un importante passo avanti nel suo modo di interpretare il calcio, modellando le sue idee tattiche in funzione delle qualità dei singoli giocatori a disposizione. Il riferimento all’asso belga è significativo: De Bruyne rappresenta quel tipo di talento puro che molti allenatori faticano a incasellare nei propri schemi, ma che Conte ora sembra disposto ad adattarsi per valorizzare al meglio.

Questa dichiarazione ha acceso l’interesse a Napoli, dove Conte è il nuovo tecnico e dovrà gestire campioni di grande livello. La speranza è che questa nuova apertura tattica permetta all’ex Juventus e Inter di sfruttare al massimo le qualità di giocatori come De Bruyne, evitando i problemi del passato e valorizzando il talento puro per raggiungere grandi risultati.

De Zerbi sicuro: «Marsiglia, compattezza e ambizione per raggiungere quel grande obiettivo»

De Zerbi carica il Marsiglia: “Vogliamo vincere e qualificarci”. Le parole attuali

Alla vigilia della delicata sfida di Champions League contro l’Ajax, il tecnico dell’Olympique Marsiglia, Roberto De Zerbi, è intervenuto in conferenza stampa per fare il punto della situazione. L’allenatore italiano ha trasmesso fiducia e determinazione, sottolineando il buon momento della sua squadra e l’obiettivo chiaro: vincere per ipotecare la qualificazione al turno successivo.

De Zerbi ha esordito con ottimismo: “Ci stiamo preparando per vincere la partita. Siamo in un buon momento, stiamo ottenendo risultati positivi e il nostro gioco sta migliorando. Contro il PSG abbiamo fatto un ottimo primo tempo, e anche con lo Strasburgo la prestazione è stata convincente.” Il tecnico ha ribadito l’importanza di partire con intensità fin dai primi minuti: “Vogliamo cominciare forte per creare la giusta energia, sia in campo che sugli spalti. È così che si crea la magia.”

Riguardo agli avversari, De Zerbi ha mostrato rispetto, ma senza timori: “L’Ajax è una squadra con una grande storia e un’identità precisa, ma anche noi stiamo costruendo la nostra. Abbiamo una rosa forte, ancora in fase di crescita, ma con grande potenziale.” La partita, per lui, ha un valore che va oltre i tre punti: “Vincere sarebbe importante per la classifica, ma anche per i tifosi, che ci hanno sempre sostenuto. Ci siamo guadagnati questa Champions League con fatica, e ora vogliamo viverla da protagonisti.”

Tra i temi toccati in conferenza stampa, anche quello legato alle condizioni fisiche del giovane talento Paixao. De Zerbi ha chiarito: “Capisco l’interesse per lui, ma ha avuto un infortunio solo due mesi fa. Non è ancora al 100% e non mi piace forzare i tempi. È forte, lo ha già dimostrato, ma ha bisogno di tempo per tornare al massimo.”

Ancora una volta, De Zerbi ha mostrato il suo stile diretto e il suo approccio orientato al gioco offensivo e alla crescita collettiva. Il Marsiglia, sotto la sua guida, sembra aver ritrovato fiducia e ambizione. Ora l’obiettivo è confermarlo sul campo, contro un avversario ostico come l’Ajax.

Marco Amelia: «La lite tra Allegri e Ibrahimovic è costata lo scudetto al Milan. Ho un rimpianto in carriera: non essere tornato alla Roma. Mourinho mi ha salvato dal disgusto per il calcio»

Le dichiarazioni del portiere Marco Amelia tra passato e presente

Marco Amelia, ex portiere campione del mondo e ora allenatore del Sondrio in Serie D, si è raccontato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.


FARE L’ALLENATORE
«Io sono curioso e rompiscatole, mi è sempre piaciuto conoscere le idee dei tecnici. Negli ultimi anni giocando meno ho iniziato a osservare di più, chiamavo gli allenatori, non solo i miei per sapere, più di qualcuno mi ha consigliato di iscrivermi al corso di Coverciano e così ho fatto».
LA PASSIONE PER IL CALCIO
«Vengo da una famiglia numerosa con 18 cugini, tutti tifosi. Io sono tra gli ultimi e mio fratello di tre anni più grande faceva la scuola calcio. Ho avuto la fortuna di vivere in un posto di campagna dove stavo col pallone tra i piedi dalla mattina alla sera».
IL MITO DEL PORTIERE
«Mio fratello era portiere, una volta giocai in porta e parai un rigore: un segnale. Ho sempre avuto il mito del portiere, da ragazzino andavo in curva a vedere la Roma e il giocatore più vicino a me era il portiere: chiedevo maglia e guanti a Cervone e Peruzzi».
IL MONDIALE 2006
«Non ho giocato ma mi sono allenato più degli altri, è stata una faticaccia… Ero giovane ma ho cercato di dare supporto, condividendo tanto con Gigi Riva. Angelo è stato ancora più utile e in campo per me resta un modello. Non aveva tanto gioco con i piedi, che all’epoca non era così importante, però non ricordo un suo errore. Non rischiava mai».
LIPPI
«Lippi ha costruito un gruppo di 23 persone per andare al Mondiale e questo ha fatto la differenza. Ci siamo divertiti tanto, come quando il ct entrò nella ghetto del ritiro e fece finta di pescare un pesce che il cuoco aveva appena tirato fuori dal frigo. Qualcuno ci aveva creduto davvero…».
DAL SOGNO ROMA ALLA CRESCITA A LIVORNO
«In realtà io speravo di restare a Roma, ero un giovane di prospettiva, poi il club comprò Pelizzoli, mi capitò il Livorno e scelsi di andare a giocare. Fu una scelta azzeccatissima. Livorno è una piazza tosta ma era giusta per la mia crescita, che è stata più veloce di quanto pensassi: dopo due anni arrivai in A».
IL GOL IN EUROPA COL LIVORNO
«C’è un abisso. Se penso a quel gol mi esalto ancora anche se faccio fatica a ricordare tutto. Sul momento non me la sono goduta però è stato fantastico anche per come ha cementato il rapporto coi tifosi. La cosa divertente è che ho temuto di non poterlo raccontare, perché sul volo di ritorno ce la siamo vista brutta: era una aereo da 30 posti, a un certo punto si sono spente le luci, i rulli erano bloccati e non potevamo atterrare. Dentro di me dicevo: “Sono stato il primo portiere italiano a segnare in Europa e non lo potrò dire a nessuno, non è possibile…”. Quando abbiamo toccato terra ho tirato un sospiro di sollievo».
IL PIÙ GRANDE RIMPIANTO
«Non essere tornato alla Roma. Non me lo perdonerò mai. Non si sono mai incastrati gli astri, ogni tanto ci penso e ancora mi dà noia. Anche perché in quegli anni non avevamo grandi portieri».
I PUNTI DI FORZA
«Freddezza, capacità di leggere le situazioni e forza caratteriale. Capivo in anticipo quello che poteva succedere e mi facevo trovare pronto. E mentalmente sono sempre stato solido: se crollava il mondo non mi spostavo. Non sono mai entrato nel circolo vizioso delle critiche, neanche nei momenti no».
LO SCUDETTO PERSO COL MILAN
«Colpa di un battibecco tra Allegri e Ibrahimovic in Champions. Negli ottavi avevamo vinto 4-0 all’andata e al ritorno Allegri portò due portieri in panchina (all’epoca si andava ancora in 7), che per Zlatan significava avere una mentalità perdente. Perdemmo 3-0 con miracolo di Abbiati nel finale ma passammo in turno. Max tornò dalle interviste ridendo, Zlatan non la prese bene e glielo fece notare in modo ruvido. Per me quel giorno si è rotto qualcosa: avevamo 10 punti sulla Juventus e buttammo via il campionato. In quella stagione ci fu anche il famoso gol di Muntari, l’ingiustizia più grande subita in carriera».
LA RINASCITA AL CHELSEA GRAZIE A MOURINHO
«Sapeva tutto di me. Mi chiamò e mi disse: “Mi serve un secondo, devi solo far vedere che stai bene”. Io ero disgustato dal calcio, tornai a casa mia, al Rocca Priora, ma a Mou non si può dire di no: è empatico e trascinatore. Anche se il mio idolo resta Mazzone».
LA CARRIERA
«Il primo scudetto l’ho vinto da giocatore tifoso, il secondo da giocatore vero. Il Mondiale è qualcosa di unico e straordinario, non c’è nulla di più grande, però l’esperienza che mi ha formato di più è stata l’Olimpiade. Mi sono confrontato con grandi atleti, da Montano alla Pellegrini, e da lì è iniziata la mia vera carriera. Ho cambiato mentalità e ho avuto stagioni incredibili».

Pisa Fiorentina pagelle: Akinsanimiro piace a tutti, Gudmundsson bocciato ma anche loro non convincono

Pisa Fiorentina pagelle: Akinsanimiro piace a tutti, Gudmundsson bocciato ma anche loro non convincono. Voti e giudizi dei giornali

Il pareggio a reti inviolate tra Pisa e Fiorentina ha generato pagelle eterogenee tra le principali testate sportive. Nonostante l’assenza di gol, la partita è stata ricca di spunti individuali che hanno portato a significative differenze di giudizio, in particolare tra Corriere dello Sport, Tuttosport e Gazzetta dello Sport.

TOP DI GIORNATA

Akinsanmiro (Pisa): È unanimemente il migliore in campo. Il Corriere dello Sport gli assegna un eccellente «7», descrivendolo come una forza della natura: «Mette le gambe dovunque e comunque a costo di qualche errore che ci sta e ci mancherebbe, ma anche con qualità come sul cross per la traversa di Nzola». Tuttosport si allinea con un «7» e lo elegge «Migliore in campo», enfatizzando che «imposta, corre, recupera. Fa tutto e lo fa nel modo giusto». La Gazzetta dello Sport rincara la dose con un «7» anch’esso, definendolo «Una dinamo che carica di energie il Pisa: copre ottanta metri di campo, sempre con qualità, dall’inizio a la fine».

Caracciolo (Pisa): Riceve un «6.5» sia dal Corriere dello Sport che da Tuttosport, lodato per il duello «senza esclusioni di colpi con Kean» e per essere riuscito a «tenere bene» il difficile avversario. La Gazzetta dello Sport lo eleva a «7», riconoscendogli di aver «Retto di fisico con Kean, non è da tutti».

Touré (Pisa): Unanimità sul «6.5» da Corriere dello Sport e Tuttosport che ne esaltano la «fisicità e personalità» e il «duello rusticano con Gosens». La Gazzetta dello Sport gli attribuisce un «7», evidenziando «Muscoli e piede buono, una furia a destra. Sforbiciata da applausi».

FLOP DI GIORNATA

Gudmundsson (Fiorentina): Il peggiore in campo per tutte e tre le testate. Il Corriere dello Sport gli assegna un disastroso «4.5», criticando che “è stata l’unica volta in cui si sono avute notizie dell’islandese”. Tuttosport conferma il «4.5», notando che «non alza mai i ritmi di gioco. Troppo spento». La Gazzetta dello Sport è ancora più dura con un «4.5», domandandosi se «Gilardino si sarà ricreduto? Con lui segnava, qui gli riesce giusto una giocata. Cambio tardivo».

Nicolussi Caviglia (Fiorentina): Riceve un «5» dal Corriere dello Sport («Impalpabile se ha il pallone tra i piedi e se non ce l’ha è perché gli avversari gliel’hanno sottratto»). Tuttosport è leggermente più indulgente con un «5.5» ma sottolinea che «Sbaglia troppi palloni ed è poco deciso al tiro». La Gazzetta dello Sport gli assegna un «5», parlando di «Un passo indietro, troppo lento di pensieri e anche di gamba».

Dodò (Fiorentina): Il Corriere dello Sport lo boccia con un «5», affermando che «i risultati sono così così. Leris lo impensierisce. E Cuadrado di più». Tuttosport è concorde con un «5», definendolo «Uno dei più deludenti in casa viola. Prova qualche accelerata ma non è mai incisivo». La Gazzetta dello Sport gli assegna un «5.5» ma nota che, dopo «due belle discese, poi cala di brutto e con Cuadrado vede le stelle».

ANOMALIE E GIUDIZI DIVERGENTI

Pablo Marí (Fiorentina): Il Corriere dello Sport gli assegna un «5.5», notando le «due incertezze nel primo tempo, il contrasto perso con Meister nel gol annullato». Tuttosport è leggermente più generoso con un «6», riconoscendo una «Prima da titolare in campionato. Non sfigura». La Gazzetta dello Sport torna al «5.5», con «Qualche disattenzione» nel suo debutto da titolare.

Ranieri (Fiorentina): Il Corriere dello Sport gli attribuisce un «5.5» per aver «sofferto spesso in affanno» e per essere stato «sovrastato da Nzola». Tuttosport e la Gazzetta dello Sport gli danno un «6» e un «5.5» rispettivamente, con Tuttosport che lo descrive come «meno impegnato» ma capace di «lottare e tenere piuttosto bene», e la Gazzetta che sottolinea come «Nzola si allenava nel campo accanto: lo conosce, gli sale sopra e prende la traversa».

Gosens (Fiorentina): Il Corriere dello Sport gli assegna un «5.5», notando che «quando uno come lui sparisce o quasi da queste partite, significa che non è il vero lui». Tuttosport lo valuta con un «6» per il suo «bel derby tedesco con Touré», mentre la Gazzetta dello Sport torna a un «5.5», evidenziando il «duello tra tedeschi con ferite reciproche e con Touré che alla lunga ha la meglio».

Pagelle Sassuolo Udinese: Laurienté super, Berardi grande, anzi grandissimo. Flop Kristensen (ma per qualcuno si salva)

Pagelle Sassuolo Udinese: Laurienté super, Berardi grande, anzi grandissimo. Flop Kristensen (ma per qualcuno si salva). I giudizi dei giornali

La partita tra Sassuolo e Udinese, vinta dai neroverdi per 3-1, ha generato pagelle contrastanti tra le principali testate sportive, in particolare tra Tuttosport e La Gazzetta dello Sport. Emergono chiare anomalie di valutazione, sia positive che negative, che evidenziano approcci diversi nell’analizzare le prestazioni individuali.

TOP DI GIORNATA

Laurienté (Sassuolo): È il migliore in campo per entrambe le testate, con un 7.5 da Tuttosport e un 7 dalla Gazzetta. Gol e assist lo rendono decisivo, dimostrando di essere tornato su livelli di eccellenza.

Koné (Sassuolo): Anche lui riceve voti altissimi, un 7.5 da Tuttosport e un 7 dalla Gazzetta. «Un fior di centrocampista» per Tuttosport, «gioca alto e con profitto» per la Gazzetta, entrambi sottolineano il suo inserimento perfetto e la pericolosità.

FLOP DI GIORNATA

Palma (Udinese): Entrambe le testate sono severe, con Tuttosport che gli dà un 5 («inizio choc, messo in mezzo») e la Gazzetta che concorda («Gli arrivano da tutte le parti e va in tilt. Meglio non infierire»).

Zanoli (Udinese): Un altro giocatore in difficoltà per entrambe, riceve un 5.5 da Tuttosport e un 5 dalla Gazzetta. Viene «travolto dall’asse Doig-Koné-Laurienté» e «non combina nulla».

ANOMALIE E GIUDIZI DIVERGENTI
Le divergenze più significative si registrano su diversi giocatori, mostrando come la stessa azione o prestazione possa essere letta in modo differente:

Berardi (Sassuolo): Tuttosport 6.5 vs Gazzetta 7.5. Una differenza di un intero punto, con la Gazzetta che lo esalta come «anima della squadra» e Tuttosport che lo valuta positivamente ma senza particolari enfasi.

Kristensen (Udinese): Tuttosport 6 vs Gazzetta 5. La Gazzetta lo boccia per essere«”in ritardo su Pinamonti» e «sempre in affanno», Tuttosport lo giudica sufficiente nonostante la prova difficile.

Le pagelle di Sassuolo-Udinese mostrano un quadro variegato, con alcune certezze sui migliori in campo e sui peggiori, ma anche con significative sfumature di giudizio che rendono difficile una valutazione univoca e mettono in luce la complessità dell’analisi di una partita.

Voti Lecce Bologna: Camarda Top, Kouassi Flop. E Miranda gioca per gli avversari…

Voti Lecce Bologna: Camarda Top, Kouassi Flop. E Miranda gioca per gli avversari… Le pagelle dei quotidiani sul match del Via del Mare

Il pareggio spettacolare (2-2) tra Lecce e Bologna ha offerto spunti interessanti per le pagelle, con diversi giudizi che divergono tra La Gazzetta dello Sport e il Corriere dello Sport. Se da un lato il giovane Camarda è l’assoluto protagonista, dall’altro alcuni giocatori hanno ricevuto valutazioni molto diverse, evidenziando differenti interpretazioni della loro prestazione.

I TOP DI GIORNATA

Camarda (Lecce): È l’indiscusso migliore in campo per entrambe le testate, ricevendo un eccezionale 7.5 da entrambe. La Gazzetta lo definisce «il bimbo d’oro, zuccata del 2-2: giovane adulto. Con freddezza mette il timbro su una gara condotta più dal Lecce», mentre il Corriere celebra il suo ingresso che lo rende «il più giovane marcatore del Lecce in Serie A. La sua prima rete in A vale tantissimo».

Coulibaly (Lecce): Entrambe le testate gli assegnano un 7.5 (Gazzetta) e un 7 (Corriere), riconoscendone la prestazione maiuscola. La Gazzetta lo descrive come autore di un «1-0 impietoso e anche facile dopo un’azione perfetta, il palo gli strozza il raddoppio. Sempre potente», mentre il Corriere evidenzia come si faccia «trovare al posto giusto, nel momento giusto. Non è poco».

Di Francesco (All. Lecce): La Gazzetta lo premia con un 6.5 per aver «iniziato asfissiando, finito esultando», con «la maledizione dei risultati perduti» che sembra svanita. Il Corriere lo valuta con un 6, apprezzando come le sue mosse tattiche abbiano «ingabbiato Orsolini, limitando la pericolosità offensiva del Bologna».

I FLOP DI GIORNATA

Kouassi (Lecce): È il peggiore in campo senza discussioni, con un 4 dalla Gazzetta e un 4.5 dal Corriere. Per la Gazzetta, la sua è una «prima palla seria: regalata. Seconda: rigore», mentre il Corriere descrive il suo primo tempo come «da brividi», culminato in un «patatrac» con il rigore causato.

Miranda (Bologna): Entrambe le testate lo bocciano con un 4 (Gazzetta) e un 5 (Corriere). La Gazzetta critica che «Pierotti gli salta in testa e poi fa il pasticcio in area che dà la palla per lo 0-1. Si perde Camarda». Il Corriere sentenzia: «Fa l’assist, ma per il gol avversario. L’errore sull’1-0 del Lecce è evidente: devia il pallone al centro dell’area di rigore. È proprio quello che non si dovrebbe mai fare».

Stulic (Lecce): Entrambi i quotidiani concordano sul suo scarso impatto. La Gazzetta gli assegna un 5 evidenziando che “si vede quando “serve” l’azione da gol del Bologna. Il resto? Poco poco», mentre il Corriere con lo stesso voto sottolinea come «lotta tanto, ma fa poco per farsi notare».

Lazio, retroscena Lotito: vuole far benedire la squadra per scacciare il malocchio

Lazio, retroscena Lotito: vuole far benedire la squadra per scacciare il malocchio. La curiosa idea del patron biancoceleste

Un avvio di stagione da incubo, un derby perso che brucia ancora e una sfortuna che sembra essersi accanita sulla squadra. In casa Lazio l’atmosfera è pesante. Con tre sconfitte nelle prime quattro partite di campionato, la squadra di Maurizio Sarri è in piena crisi di risultati e di fiducia. L’unica vittoria, il 4-0 contro l’Hellas Verona, appare come un’illusoria oasi nel deserto di un inizio di stagione caratterizzato da prestazioni deludenti e zero gol nelle altre tre gare.

La sconfitta nella stracittadina contro la Roma ha rappresentato il culmine della frustrazione. Una partita decisa non solo dalla superiorità avversaria, ma condizionata da errori individuali marchiani, come quelli di Tavares e Dia, e suggellata da una dose di sfortuna quasi beffarda: lo sfortunatissimo palo colpito da Cataldi al 94′, che ha negato alla Lazio un pareggio che sarebbe stato preziosissimo per il morale.

Di fronte a un mix di colpe e sfortuna, e con il mercato chiuso che impedisce interventi sulla rosa, il presidente Claudio Lotito ha deciso di giocare una carta tanto insolita quanto disperata: l’intervento divino. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Messaggero, il patron biancoceleste, esasperato dalla situazione, avrebbe intenzione di far benedire la squadra per scacciare il malocchio.

L’idea, che Lotito avrebbe inizialmente “bofonchiato” a mezza voce durante un convegno di Forza Italia, starebbe ora per diventare un’azione concreta. Il presidente sarebbe pronto ad affidarsi, come già avvenuto in passato in altri momenti difficili, a Don Matteo Galloni, sacerdote della Fondazione Amore e Libertà Onlus. Un tentativo estremo di esorcizzare la crisi, affidando alla fede e alla benevolenza divina le speranze di una rapida inversione di tendenza che, al momento, il campo non sembra in grado di garantire.

Fiorentina, contestazione e rottura coi tifosi: «Rispettate la maglia». E intanto al Viola Park…

Fiorentina, contestazione e rottura coi tifosi: «Rispettate la maglia». E intanto al Viola Park… Situazione molto tesa in casa viola

La rottura è ormai conclamata. Tra la Fiorentina e i suoi tifosi il clima è diventato incandescente, con la contestazione che, dopo essere esplosa in casa, ora segue la squadra in ogni trasferta. La scena andata in onda ieri a Pisa al termine del deludente pareggio è l’immagine di una crisi profonda: i giocatori, avvicinatisi al settore ospiti per il saluto di rito, sono stati respinti da una pioggia di fischi e cori di protesta.

Un copione già visto, purtroppo per i colori viola, che ricalca quanto accaduto nella precedente trasferta contro il Como. La contestazione di Pisa, infatti, dà seguito al malcontento esploso domenica scorsa al Franchi, quando un’altra prestazione deludente era stata accolta da un muro di disapprovazione da parte del pubblico di casa. I cori cantati dai tifosi sono inequivocabili e vanno oltre la semplice critica per i risultati, che vedono la Fiorentina protagonista del peggior avvio di stagione dell’era dei tre punti.

«Tirate fuori le palle», «Rispettate la nostra maglia», «Meritiamo di più»: sono queste le frasi che accompagnano le partite della squadra di Pioli, un chiaro atto d’accusa verso un presunto scarso impegno da parte dei giocatori.

Mentre la tensione sale e la pazienza della tifoseria è visibilmente esaurita, dal quartier generale del Viola Park tutto tace. Al momento, la società non ha preso alcuna posizione ufficiale, né in difesa della squadra né per condannare i recenti risultati. Un silenzio che, però, non potrà durare a lungo. Come riporta Il Corriere dello Sport, la dirigenza starebbe valutando una reazione. Se la situazione non dovesse cambiare rapidamente, c’è da aspettarsi che la contestazione si sposti su canali più formali, con comunicati e striscioni. La palla, ora, passa alla proprietà, chiamata a intervenire per ricucire uno strappo che appare sempre più profondo.

San Siro: oggi è il giorno decisivo per Inter e Milan. Voto a Palazzo Marino tra speranze e incertezze

San Siro: oggi è il giorno decisivo per Inter e Milan. Voto a Palazzo Marino tra speranze e incertezze… Milano e il calcio italiano al bivio

Il destino di San Siro si gioca oggi a Palazzo Marino, dove il Consiglio Comunale è chiamato a votare sulla vendita del Meazza a Inter e Milan. Una decisione cruciale che determinerà il futuro degli stadi delle due squadre milanesi. Se il “sì” prevarrà, la cessione dovrà essere formalizzata entro il 10 novembre, data in cui scatterà il vincolo sul secondo anello dello stadio, rendendo più complessa qualsiasi operazione futura.

LA TERZA VIA E I VOTI CRUCIALI
In caso di voto contrario, i club hanno già dichiarato di voler guardare altrove, con San Donato in prima linea per il Milan e possibili altre opzioni per l’Inter. Una terza via, ovvero un rinvio della decisione, appare molto difficile. Potrebbe concretizzarsi solo se i numerosi emendamenti proposti dovessero allungare eccessivamente la discussione in aula. In tale scenario, i club potrebbero avanzare una richiesta di proroga per la proposta di acquisto, la cui scadenza è fissata per domani.

Per l’approvazione della delibera sono necessari 25 voti. Attualmente, i sì garantiti sono 23, mentre l’ago della bilancia pende su due figure chiave: Marco Fumagalli, capogruppo della lista Sala, e Monica Romano (Pd), entrambi ancora indecisi. L’ottenimento di ulteriori voti dall’opposizione di centro-destra è considerato quasi impossibile; più probabile, invece, che alcuni consiglieri di quest’area scelgano di abbandonare l’aula durante la votazione, abbassando così il numero di voti necessari per l’approvazione.

L’APPELLO DEL MILAN E IL PROTOCOLLO DI LEGALITÀ
Paolo Scaroni, presidente del Milan, ha espresso ieri fiducia e preoccupazione riguardo alla decisione odierna: «Siamo fiduciosi perché se dovessero sollevarsi problemi perderemmo tutti, squadre, Milano, l’Italia, il calcio italiano. Non vedo chi si potrebbe prendere la responsabilità di creare un danno di questo tipo». Scaroni ha poi evidenziato un’importante modifica all’accordo club-Comune, studiata per allargare il consenso e placare le preoccupazioni: «Stipuleremo con la Prefettura un protocollo di legalità, che assicurerà che le imprese partecipanti a questi grandi lavori appartengano a una white list». Questa “white list” certificherebbe l’affidabilità delle aziende coinvolte, escludendo qualsiasi tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata.

MILANO E IL CALCIO ITALIANO NEL BIVIO DEL MEAZZA
La giornata odierna rappresenta quindi un bivio fondamentale non solo per Inter e Milan, ma per l’intera città di Milano e, in un certo senso, per il calcio italiano. La decisione sul futuro di San Siro avrà ripercussioni significative sui progetti di crescita dei due club e sulla capacità di Milano di mantenere strutture all’avanguardia in linea con le grandi capitali europee. La tensione è alta, in attesa di un voto che potrebbe scrivere una pagina storica.

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