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Bayern Monaco Auckland City: 10-0, i record di Müller i positivi rientri di Musiala e Upamecano. Le 6 storie speciali della goleada

Bayern Monaco, sei protagonisti della vittoria dei bavaresi per 10-0 contro l’Auckland City al Mondiale per Club

Un inizio migliore era impossibile. Il Bayern Monaco inaugura il suo Mondiale per Club con una vittoria schiacciante per 10-0 contro un Auckland City, squadra semi-professionistica per loro stessa ammissione. Un risultato che ha permesso ai bavaresi di gestire le energie e di lavorare sulla differenza reti. Ma al di là della goleada, come riporta la stampa tedesca da Cincinnati, la partita è stata un crocevia di storie personali, con sei giocatori che hanno vissuto una serata fondamentale per il proprio futuro e per quello della squadra. Kicker ha dedicato un approfondimento speciale ad ognuno di loro

Il primo protagonista è Kingsley Coman. Considerato un possibile partente sul mercato, con il club in attesa di un’offerta adeguata, il francese ha risposto sul campo. Schierato titolare, è stato il più pericoloso del primo tempo, segnando una doppietta e fornendo un assist. Ha dimostrato ancora una volta di essere un “giocatore da torneo“, capace di essere decisivo nei grandi appuntamenti, come già accaduto nella finale di Champions League del 2020. Una prestazione che potrebbe complicare, o arricchire, i piani di mercato del Bayern. Accanto a lui, ha brillato il nuovo acquisto Jonathan Tah. Inserito subito nell’undici titolare, il difensore si è integrato alla perfezione, dando comandi alla difesa e servendo l’assist per il primo gol. Una prima felice e convincente.

La serata è stata speciale anche per il futuro del club, rappresentato dal 17enne Lennart Karl. Al suo debutto assoluto con i professionisti, è entrato a inizio ripresa mostrando personalità e sfrontatezza, a testimonianza del suo potenziale. Se il suo è stato un primo passo, per altri è stato un gradito ritorno. Dayot Upamecano, fermo da quasi tre mesi per un problema al ginocchio, è rientrato in campo e, nonostante il caldo e la mancanza di ritmo, è apparso subito reattivo e in palla. Un recupero fondamentale, data l’assenza prolungata di Kim Min-jae.

Ma il rientro più atteso e spettacolare è stato quello di Jamal Musiala. Dopo due mesi di stop per un infortunio muscolare, è entrato al 61′ e ha impiegato solo 24 minuti per segnare una tripletta perfetta: un tiro a giro, un rigore procurato e trasformato, e un gol da rapace d’area. Il suo ritorno in questa forma smagliante è la vera spinta alle ambizioni di titolo del Bayern.

Infine, l’uomo della storia: Thomas Müller. In campo per 90 minuti, l’icona bavarese ha prima servito un assist, per poi segnare una doppietta. Con il suo primo gol, è diventato il primo giocatore nella storia del calcio a segnare sia in un Mondiale per nazionali che in un Mondiale per Club. Con il secondo, il gol del 10-0, ha raggiunto quota 250 reti ufficiali con la maglia del Bayern Monaco. Più storico di così, è quasi impossibile. Müller ha gettato le basi per quello che potrebbe essere il suo ultimo, grande torneo, da protagonista assoluto.

Atletico Madrid Mondiale per club, dopo il 4-0 del Psg Simeone si aggrappa a un precedente di De Paul per non dire addio. Perdere la prima partita e risorgere: è possibile

Atletico Madrid, dopo la sconfitta contro il PSG ora è importante vincere le prossime partite contro Botafogo e Seattle per evitare questo scenario

Secondo l’analisi del quotidiano spagnolo Marca, il calendario dell’Atlético Madrid in questo Mondiale per Club non lasciava spazio a interpretazioni: contro il Paris Saint-Germain, reduce da una Champions League dominata e da una finale vinta 5-0 contro l’Inter, sarebbe stato “o tutto o niente”. Alla fine, è arrivato il niente, sotto forma di una durissima sconfitta per 4-0 che trasforma la fase a gironi in un cammino senza ritorno.

L’unica strada per evitare di dover tirare fuori la calcolatrice è ora quella di vincere le prossime due partite contro i Seattle Sounders e i brasiliani del Botafogo. Ogni altro risultato costringerebbe la squadra di Simeone a dipendere dalla differenza reti e dal risultato dell’altra partita del girone. La sfida tra PSG e Botafogo, infatti, diventa quasi tanto importante quanto quella dei rojiblancos, poiché definirà gli equilibri per la corsa al secondo posto, l’unico realisticamente alla portata dopo il crollo iniziale. Lo scontro finale contro il Botafogo si preannuncia quindi come un duello da “dentro o fuori”, da affrontare con la tensione alle stelle e la consapevolezza che persino un pareggio potrebbe non bastare.

Tuttavia, come sottolinea Marca citando le parole di Rodrigo De Paul, ora è il momento di mantenere la «testa fredda». Il quotidiano spagnolo indica la via, ricordando un precedente illustre: il percorso dell’Argentina ai Mondiali del 2022. Anche l’Albiceleste perse clamorosamente la partita d’esordio contro l’Arabia Saudita, ma seppe rialzarsi, soffrire e superare ogni ostacolo fino a laurearsi campione del mondo. Un cammino di resilienza che i giocatori argentini dell’Atlético, come De Paul e Correa, conoscono bene e che deve ora servire da esempio per provare a raddrizzare un’avventura iniziata nel peggiore dei modi.

Zazzaroni sull’Italia: «Vergognosi gli attacchi a Montolivo, perché non chiamare Cannavaro?»

Le parole di Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, sull’arrivo di Gennaro Gattuso sulla panchina dell’Italia. I dettagli

Nel suo editoriale odierno, Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport ha analizzato l’arrivo di Gennaro Gattuso sulla panchina dell’Italia.

GATTUSO NUOVO CT – «Non so se – come dice Bufffon – Gattuso sia la miglior scelta possibile. E mi sfugge il motivo per cui il presidente Gravina abbia parlato di progetto, prima che del candidato, quando l’unico progetto possibile resta l’approdo ai Mondiali: non ne individuo altri perché non ci sono. Per l’amore che nutro per la Nazionale posso solo augurarmi che Rino ci porti finalmente là dove manchiamo dal 2014, sfruttando al meglio la linearità delle sue scelte e le qualità temperamentali che l’hanno reso Ringhio. Se il tuo piano è per un anno, pianta il riso. Se il tuo piano è per 10 anni, pianta gli alberi. Se il tuo piano è per 100 anni, educa i bambini. Noi abbiamo un piano per otto mesi e pochissimo riso da piantare. L’ispiratore della scelta Gattuso e derivati, Gigi Buffon, si è assunto una grossa responsabilità, così come ha fatto il neo ct, sulle cui spalle poggiano i destini della Federcalcio: la mancata qualificazione porterebbe inevitabilmente all’azzeramento di tutte le cariche federali e addio che t’amavo».

CANNAVARO E MONTOLIVO – «Per questa Operazione Legend sono stati chiamati tanti campioni del 2006, nessuno ha però pensato di fare una telefonata a chi in quell’occasione vinse il Pallone d’oro, uno che da qualche tempo s’è messo a fare (bene) l’allenatore. Una Under non si nega a nessuno: non sarà che Cannavaro fa paura? E, se sì, a chi e perché? Vergognosa la shitstorm su Riccardo Montolivo, reo di aver detto pubblicamente la sua su Rino: il giudizio era strettamente personale e evidentemente non confutabile. L’offesa all’autore è la meno civile e la più schifosa delle reazioni».

Juve alla francese, Tudor ha scelto il suo leader per il Mondiale: Kolo Muani sorpassa Vlahovic, ora è lui l’uomo-simbolo per l’assalto all’America

Le ultime sulle possibili scelte di Igor Tudor per il Mondiale per Club con la Juve, con la preferenza tra Kolo Muani e Vlahovic

Secondo La Gazzetta dello Sport i giochi in attacco nella Juventus sembrano definiti. Dalla laguna di Venezia al verde della West Virginia, il messaggio di Igor Tudor non cambia: «Non siamo venuti negli Usa per partecipare». La Juventus si avvicina al debutto nel Mondiale per Club e il tecnico croato ha le idee chiarissime su come “aggredire” la competizione. L’arma scelta per l’esordio contro l’Al Ain, nella notte italiana tra mercoledì e giovedì, è Randal Kolo Muani, l’uomo che con i suoi gol pesanti contro Monza, Lazio e Venezia ha trascinato la squadra alla qualificazione in Champions. Nel blindatissimo bunker di White Sulphur Springs, la gerarchia offensiva è stata ribaltata: oggi, il francese è davanti a tutti.
Non è stato un colpo di fulmine quello tra Tudor e Kolo Muani. Al suo arrivo il 23 marzo, in eredità da Thiago Motta, il tecnico aveva puntato su Dusan Vlahovic come centravanti titolare. Ma nel calcio le certezze sono labili. Un po’ per i guai fisici che hanno frenato il serbo, un po’ per la crescita esponenziale del francese, le gerarchie si sono invertite. Tudor ha imparato ad apprezzare sempre di più la capacità di Kolo Muani di attaccare la profondità e di lavorare per la squadra, con scatti in avanti e ripiegamenti generosi. Un rendimento fotografato anche dai numeri: l’ex Eintracht, arrivato a gennaio in prestito dal Paris Saint-Germain, ha chiuso il campionato con 8 reti e una media voto di 6,25 (dati Gazzetta), dimostrando di saper essere decisivo nei momenti chiave.

Al contrario, il 2025 di Dusan Vlahovic è stato un percorso a ostacoli. Nonostante un totale di 15 gol stagionali, nel nuovo anno ha esultato appena tre volte in Serie A, una sola sotto la gestione Tudor. Una fase di “alti (pochi) e bassi (tanti)”, come evidenziato dalla sua media voto di 5,95, condizionata anche da qualche acciacco di troppo. Questa involuzione ha spianato la strada al sorpasso di Kolo Muani, che oltre alla forma fisica vanta un’esperienza internazionale di altissimo livello, macchiata sì dall’errore contro Martinez nella finale del Mondiale 2022, ma che testimonia la sua abitudine a certi palcoscenici.
La fiducia di Tudor nel numero 20 è totale. Il tecnico croato ha spinto con forza, prima con l’ex DT Giuntoli e poi con il nuovo DG Comolli, per assicurarsi la sua permanenza non solo per il Mondiale ma anche per il futuro. La dirigenza, orientata a ottenere un prolungamento del prestito, lo vuole accontentare. Ora l’allenatore si aspetta i gol. Nel suo 3-4-2-1, due posti su tre sembrano già prenotati: Kolo Muani e il talento di Kenan Yildiz. Per la terza maglia è ballottaggio tra Koopmeiners, Conceicao e Nico, a meno che Tudor non opti per un tridente pesante con Vlahovic. Questa scelta definisce anche le strategie di mercato: profili come Osimhen o Gyökeres sono visti come alternative a Vlahovic, il cui contratto scade nel 2026, non a Kolo Muani. Per ora, però, conta solo il presente americano. E il presente, per Tudor, parla francese.

Inter, Maicon svela: «C’è una cosa che Chivu ha imparato da Mourinho, scelta giusta per un motivo»

Le parole di Maicon, ex terzino brasiliano dell’Inter, sulla scelta di affidare la panchina dei nerazzurri a Cristian Chivu. I dettagli

Compagni di reparto, fratelli fuori dal campo, pilastri dell’Inter del Triplete. Oggi Maicon, “Il Colosso” che per anni ha dominato la fascia destra, investe ufficialmente il suo amico Cristian Chivu del ruolo di nuovo condottiero nerazzurro. In una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport direttamente dalla California, dove segue la squadra come “legend”, l’ex terzino brasiliano ha parlato a cuore aperto del nuovo tecnico, offrendogli il suo incondizionato appoggio.

UN FRATELLO PER LA VITA – «È vero che io e Chivu eravamo entrambi laterali di difesa, ma io spingevo e lui difendeva: mestieri diversi! Ma Cristian è più di un amico, è un fratello per la vita e ha tutto il mio appoggio in questa avventura che merita».
L’UOMO GIUSTO – «Giustissimo. Io sono di parte per tutto quello che abbiamo vissuto insieme e non posso che augurargli il meglio, ma penso davvero che abbia le doti umane e professionali per iniziare un nuovo percorso vincente. Certamente, davanti ha un lavoro durissimo, non è facile perché il dolore dopo la finale di Champions è enorme. Io ne so qualcosa perché sono passato dal 7-1 con la Germania in un Mondiale in casa… Ma se c’è una persona che sa come rialzarsi nelle difficoltà, quella è Cristian Chivu».
GIÀ TECNICO IN CAMPO – «Sì, lui come Cambiasso e Thiago Motta vedeva il gioco in maniera diversa, sapeva leggere i momenti, pensava già da tecnico. E si faceva sentire quando serviva: non è timido come potrebbe sembrare, sa alzare la voce e anche divertirsi quando serve. Ad esempio, ricordo dei bellissimi discorsi alla squadra: immagino che li farà adesso ai suoi nuovi giocatori. Li colpirà al cuore con poche parole».
PREGI E DIFETTI – «Il difetto… chiedetelo alla moglie. Il pregio è che è leale, una cosa che qualsiasi giocatore vorrebbe dal proprio allenatore. Dice le cose come stanno, senza girarci attorno, anche arrabbiandosi se serve: in uno spogliatoio bisogna andare dritti al cuore dei problemi».
L’ESPERIENZA NON CONTA – «Intanto, a Parma ha fatto molto bene, ma poi pensate davvero che a Chivu manchi esperienza? Con gli spogliatoi che ha frequentato, le battaglie che ha vinto e perso, i grandi allenatori che ha conosciuto? Da Mou, ad esempio, ha imparato come gestire un gruppo di alto livello, una cosa che serve particolarmente in questo momento in cui la componente psicologica è importantissima dopo la botta presa. Per me l’esperienza a certi livelli non esiste, esiste un percorso da compiere insieme ai giocatori, giorno dopo giorno».
IL GOL COL CASCHETTO – «Me lo ricordo a Barcellona a fare l’ala, ma quella volta, diciamo così, era un po’ particolare… C’ero a Verona nel giorno del terribile infortunio alla testa: uno che come lui torna così in fretta non ha paura di niente. Ha le spalle larghe anche per fare l’allenatore dell’Inter. Ma se devo scegliere un momento, il suo gol dopo l’operazione, quando ha alzato il caschetto al cielo: non era una semplice rete, per lui e per tutti noi che gli siamo stati vicini».
LA FINALE DI MONACO – «La stanchezza è arrivata tutta insieme e, forse, si è sentito tanto l’evento, senza contare che il Psg ha giocato una partita praticamente perfetta. Ma la stagione è stata comunque straordinaria: tutte le squadre pagherebbero per stare dove è arrivata questa Inter. Poteva essere Triplete e, invece, non si è vinto neanche un trofeo, ma solo applausi per questi ragazzi. Poteva succedere anche a noi nel 2010, José ce lo aveva detto chiaramente: potevamo non vincere niente oppure fare la storia. Ci è andata bene, ma la differenza è stata solo in certi dettagli».
LA CURA PER LO SHOCK – «Il Mondiale per club è una grande occasione, una manifestazione bellissima che avrei voluto giocare pure io. Bisogna ricostruire il morale e trovare nuove motivazioni, perché la squadra era ed è fortissima: non sarà il 5-0 a cambiare questa realtà. Campioni come Lautaro e tutti i suoi compagni hanno l’orgoglio per reagire. Bisogna prima di tutto mostrare al mondo che l’Inter non è quella di Monaco, ma quella che ha eliminato Bayern e Barcellona».
IL CONSIGLIO A LUIS HENRIQUE – «Si aggiunge a destra a Dumfries, che è stato devastante nell’ultimo anno. Di Luis vi posso dire che è… un brasiliano e non solo per il look e i capelli: porta dribbling, fantasia, imprevedibilità. Salta sempre l’uomo, ma deve capire che in Italia è diverso e bisogna difendere sul serio. L’esempio ce l’ha in un altro nostro connazionale: Carlos Augusto è fortissimo, anche se a vederlo così sembra più svizzero o tedesco».

Calciomercato Galatasaray, un tesoro da 90 milioni che si trasforma in un incubo di mercato. La grana dei 37 “esodati” di lusso che sta bloccando le grandi di Turchia

Le ultime sulle mosse di calciomercato del Galatasaray, con i problemi che stanno bloccando la squadra turca. Tutti i dettagli

Con la fine della stagione, il calciomercato entra nel vivo e i club sono impegnati nella febbrile ricerca di rinforzi per le proprie rose. Tuttavia, per molte società, e in particolare per le big, esiste un problema tanto complesso quanto l’acquisto di nuovi talenti: la gestione dei giocatori di rientro dai prestiti. Una questione che in Turchia, per i tre grandi club di Istanbul – Besiktas, Fenerbahce e Galatasaray – ha assunto le dimensioni di una vera e propria emergenza.

Secondo un’analisi del mercato turco, la stragrande maggioranza dei calciatori mandati a giocare altrove durante la stagione non è riuscita a guadagnarsi la riconferma. Su un totale di 41 giocatori ceduti in prestito dalle tre grandi potenze del calcio turco, ben 37 sono stati costretti a fare ritorno alla base. Solo due di loro sono stati riscattati dai club in cui hanno militato, mentre altri due hanno optato per la rescissione consensuale del contratto.
Questo esodo di ritorno rappresenta un notevole grattacapo tecnico e finanziario. I 37 giocatori rientrati, tra cui figurano anche nomi di fama internazionale, costituiscono un “tesoretto” dal valore di mercato complessivo stimato in circa 90 milioni di euro. Si tratta di un capitale che, invece di essere una risorsa, rischia di trasformarsi in un peso per le casse dei club.
Le dirigenze di Besiktas, Fenerbahce e Galatasaray si trovano ora di fronte a una missione complicata: dovranno trovare una nuova sistemazione per quasi quaranta atleti, cercando di monetizzare le cessioni o di orchestrare nuovi prestiti. Un’operazione indispensabile per liberare spazio nel monte ingaggi e nelle liste, e per finanziare le campagne acquisti in entrata. Il successo del loro mercato, dunque, non si misurerà solo dai grandi colpi, ma anche dalla capacità di risolvere questo affollato e oneroso puzzle dei rientri.

Scamacca, il “Niki Lauda” nerazzurro che dopo l’infortunio vuole riprendersi l’Atalanta: una certezza importante per Juric

Scamacca tra i rimpianti dell’anno scorso e la voglia di rivalsa per trascinare l’Atalanta di Ivan Juric in alto. Mercato? Almeno 30 milioni di euro

Di “What If” l’Atalanta durante l’ultima stagione ne ha collezionati un po’, ma la sintesi di tutto ciò passa attraverso un nome e un cognome che poteva dare una grande mano alla causa se non ci fossero stati gli infortuni: Gianluca Scamacca.

Il numero 9 nerazzurro in questi due anni alla Dea è stato una sorta di Niki Lauda del calcio: l’ex pilota Ferrari che vince il titolo nel 1975, poi l’incendio del Nurburgring che condiziona sia lui che ovviamente la stagione della Scuderia di Maranello che perderà il titolo contro James Hunt.

Stessa situazione il centravanti: arriva a Bergamo vincendo l’Europa League, poi il Nurburgring sotto-forma di stadio Tardini e un’Atalanta che sulla cosiddetta corsa Scudetto ha perso come minimo 7/8 punti con la sua assenza. Nel mezzo anche una gestione discutibile (ed evitabile) per quanto riguarda il suo infortunio.

Inutile piangere sul crociato caduto verrebbe da dire, e infatti tra le tante certezze che ha la nuova Atalanta di Juric c’è appunto Scamacca che, nonostante i guai fisici, rimane pur sempre un centravanti tanto talentuoso quanto decisivo. Stazza, dinamismo, capacità di costruzione (dopo le difficoltà iniziali), tecnica e un binomio potenza-freddezza sottoporta abbastanza invidiabile. Facendo qualche paragone storico atalantino, un misto tra Bobo Vieri e Sergio Floccari.

Gasp, gestione dell’infortunio a parte, ha fatto con lui un grande lavoro di crescita trasformando Gianluca in un centravanti di razza, oltre che trascinatore durante la cavalcata fino a Dublino: una pedina che fa del sudore la sua più grande virtù e dall’altra la pazienza dell’ambiente è stata determinante, seppur il costo del cartellino abbia alzato le aspettative su di lui (rispettate poi nel girone di ritorno).

Stessa maglia, nuovo ciclo ma nel mezzo lo stesso metodo: lavoro, costanza e concretezza per riprendersi in mano un’Atalanta che ha bisogno di lui, del suo grande numero “9”.

Frattesi Inter: un addio che era già scritto, ora è tutto di nuovo in discussione. La mossa di Chivu che lo ha convinto a restare e che ora rimescola le carte del mercato nerazzurro

Le ultime sulle mosse di calciomercato dell’Inter, con la decisione sulla possibile cessione di Davide Frattesi. Tutti i dettagli

Sono passati appena sedici giorni dalla finale di Monaco, eppure sembra trascorsa un’intera vita sportiva. Come sottolinea un’analisi de La Gazzetta dello Sport, quella che si apre sotto il sole della California non è e non sarà la stessa Inter. L’era di Cristian Chivu è ufficialmente iniziata e, sebbene il nuovo tecnico si muova nel solco della continuità rispetto ai quattro anni intensi con Simone Inzaghi, è lecito e doveroso aspettarsi un cambio di rotta. Una trasformazione che non sarà traumatica, ma che poggerà su due pilastri filosofici e pratici: la fine della netta divisione tra “esperti” e “giovani” e il conseguente, inevitabile, rimescolamento delle gerarchie. Tutti ripartono da zero.
In questo nuovo scenario, ci sono giocatori che vedono aprirsi praterie dove prima c’erano muri. Il caso più emblematico è quello di Davide Frattesi. Sotto la gestione Inzaghi, il suo addio era una certezza, un destino programmato e solo rimandato. L’accesa discussione al termine della finale contro il Paris Saint-Germain era stata solo l’ultimo sintomo di un malessere profondo. Ora, tutto è cambiato. Frattesi ha capito che con Chivu può giocarsi le sue carte alla pari e ha messo in pausa ogni discorso di mercato. Il centrocampista, autore di 7 gol in sole 16 partite da titolare, vuole capire se le buone sensazioni iniziali troveranno conferma. Se così fosse, non spingerà più per andarsene. Un discorso simile vale per Carlos Augusto. L’esterno brasiliano ha sempre accettato il ruolo di prima alternativa a Dimarco, ma alla vigilia di una stagione che porta al Mondiale, la sua ambizione è quella di avere più spazio per convincere il CT Ancelotti. L’aria nuova portata da Chivu alimenta le sue speranze. Chi ha tutto da guadagnare è anche Stefan De Vrij. L’olandese, impeccabile nel lungo periodo di assenza di Acerbi, si era ritrovato bruscamente nelle retrovie da febbraio in poi. Ora il ballottaggio con il difensore azzurro è di nuovo aperto, con la promessa di un’alternanza più marcata.

Ma se qualcuno sale, qualcun altro deve rimettersi in discussione. Non si tratta di bocciature, ma di nuove sfide. Federico Dimarco, per esempio, è chiamato a un salto di qualità atletico per superare il limite che spesso lo vede sostituito dopo un’ora di gioco. Se questo step non avverrà, Chivu potrebbe non esitare a lasciarlo fuori in alcune partite. Il suo “gemello” di fascia, Francesco Acerbi, dovrà abituarsi a una gestione più attenta e a una concorrenza reale con de Vrij. Infine, il cuore del gioco. Il ruolo di regista interpretato da Hakan Calhanoglu potrebbe cambiare. Chivu, infatti, predilige un metodista dalla posizione più fissa, aprendo a scenari che potrebbero coinvolgere Barella o un nuovo acquisto. Questa possibile evoluzione tattica rischia di chiudere definitivamente gli spazi per Kristjan Asllani, che dopo tre stagioni di attesa potrebbe essere ceduto senza ulteriori tentennamenti.
Mentre la squadra lavora a UCLA – ieri a porte chiuse, con cinque giocatori a parte tra cui Frattesi (affaticato) e gli infortunati Calhanoglu e Zielinski – e partecipa a eventi glamour sulle colline di Beverly Hills, il tecnico rumeno plasma la sua nuova creatura. Nessuna rivoluzione, ma un “pollice verde” più spiccato, una mentalità dove la carta d’identità e il passato contano fino a un certo punto. L’Inter sta cambiando pelle per inseguire le stesse, grandi ambizioni di sempre, ma percorrendo vie nuove.

Morata Galatasaray, tutto finito? Possibile un ritorno a sorpresa al Milan, ma i rossoneri hanno altre idee. Quale destinazione per Alvaro?

Le ultime sulle mosse di calciomercato del Milan, con il possibile ritorno di Alvaro Morata dal Galatasaray. Tutti i dettagli

L’avventura di Alvaro Morata in Turchia potrebbe essere già arrivata al capolinea. Secondo convergenti indiscrezioni provenienti sia dalla stampa sportiva turca che da quella italiana, l’attaccante spagnolo, dopo appena quattro mesi con la maglia del Galatasaray, starebbe meditando un clamoroso addio anticipato. L’accordo, siglato nell’ultimo mercato di riparazione di gennaio, prevedeva un prestito lungo dal Milan fino al giugno del 2026, un progetto che avrebbe dovuto dare stabilità al giocatore e un punto di riferimento offensivo al club di Istanbul. Qualcosa, però, sembra essersi incrinato. Le ragioni dietro questo malcontento non sono ancora del tutto chiare. Fonti vicine all’ambiente turco parlano di un’ambientazione più complicata del previsto e di un rendimento altalenante, forse anche a causa di un sistema di gioco, quello del tecnico Okan Buruk, che non ha esaltato appieno le sue caratteristiche. La presenza ingombrante di altri attaccanti e la pressione di un campionato molto fisico potrebbero aver contribuito a questa sua volontà di cambiare nuovamente aria, un’inquietudine che ha spesso caratterizzato la sua carriera. Il bilancio della stagione è di 7 gol in 16 partite, non male, ma non basta per dare serenità all’ex Juve.

Cosa succede ora? Contrattualmente, il cartellino di Morata è di proprietà del Milan. Un’eventuale interruzione del prestito con il Galatasaray comporterebbe un suo ritorno tecnico alla base, a Milanello. È tuttavia altamente improbabile che l’attaccante rientri nei piani futuri del club rossonero, che si ritroverebbe a dover gestire una situazione inattesa. La soluzione più logica sarebbe quella di rimetterlo immediatamente sul mercato per cercare una nuova sistemazione a titolo definitivo. Non si escludono nemmeno sirene dalla Spagna. Una cosa è certa: il Milan, da spettatore interessato, diventerà protagonista di un intrigo di mercato che non si aspettava di dover affrontare.

Italia Mondiali, la calcolatrice non basta più, ora serve un’impresa di cuore e sudore: per l’Italia di Gattuso sei finali da vincere, l’incubo playoff e il fantasma di Haaland

Le ultime sulla situazione dell’Italia per la qualificazioni ai Mondiali 2026 dopo la nomina di Gattuso come nuovo ct. I dettagli

«Sarà difficile». Le prime parole di Gennaro Gattuso al presidente Gravina dopo aver visto il cammino che attende la Nazionale non sono state di circostanza, ma una fotografia lucida della realtà. La luna di miele per il nuovo Commissario Tecnico è già finita. Ora non è più tempo di sogni o progetti, ma di punti. Brutti, sporchi, sofferti, ma necessari. L’obiettivo minimo ha un nome che evoca recenti traumi: playoff. Ma la speranza, finché la matematica non la condanna, è quella di un primo posto che oggi appare come una scalata himalayana. La strada è tracciata e non ammette errori: da qui a novembre, per l’Italia, saranno solo finali.
La situazione nel Gruppo I è a dir poco allarmante. Attualmente terzi con soli 3 punti in due partite, gli Azzurri vedono la Norvegia di Erling Haaland volare a punteggio pieno con 12 punti in quattro gare. Persino Israele ci precede, anche se con una partita in più. Il dato più preoccupante, però, è la differenza reti, primo criterio in caso di arrivo a pari punti. Mentre la Norvegia vanta un robusto +11, l’Italia è in negativo, a -1. Un divario di dodici gol che pesa come un macigno sul nostro futuro. Il calendario ci offre sei partite per ribaltare il destino: a settembre affronteremo Estonia in casa e Israele su campo neutro; a ottobre le sfide di ritorno contro le stesse avversarie; a novembre, la chiusura con la Moldavia in trasferta e il gran finale, il 16 novembre, contro la Norvegia, con ogni probabilità a Roma.
L’obiettivo è uno e uno solo: vincere tutte e sei le partite. Conquistare 18 punti significherebbe arrivare allo scontro diretto con la Norvegia a quota 21. Nello scenario peggiore, ma realistico, anche Haaland e compagni le avranno vinte tutte, presentandosi a Roma con gli stessi 21 punti. A quel punto, quella partita non basterebbe vincerla: bisognerebbe stravincerla, cercando di colmare l’enorme gap nella differenza reti. Una missione quasi impossibile, che rende il primo posto un miraggio.
Di conseguenza, è fondamentale analizzare i possibili scenari.

  1. Primo posto: Qualificazione diretta ai Mondiali. Per sperare di essere testa di serie al sorteggio, dovremmo rientrare tra le prime nove nazionali europee nel ranking FIFA, una posizione da cui siamo appena scivolati.
  2. Secondo posto: Accesso ai playoff. Questo è l’obiettivo realistico, ma anche quello che fa più paura, ricordando le tragedie sportive contro Svezia e Macedonia del Nord. Ai playoff accedono le 12 seconde classificate e 4 squadre ripescate dalla Nations League. Essere testa di serie in questo mini-torneo, grazie a un buon ranking, sarebbe cruciale per evitare gli avversari più temibili.
  3. Dal terzo posto in giù: Eliminazione diretta. Esisterebbe un’ultima, flebile speranza legata al ripescaggio tramite la Nations League. Tuttavia, non avendo vinto il nostro girone, partiamo da una posizione di svantaggio, con ben 14 nazionali che ci precedono in questa speciale classifica. Molte di queste si qualificheranno, liberando posti, ma affidarsi a questo meccanismo sarebbe come giocare alla lotteria con il nostro futuro.
    A complicare il tutto c’è la recente scivolata nel ranking FIFA, da nona a decima nazione al mondo. Una posizione persa che può sembrare un dettaglio, ma che ha un peso specifico enorme. Essere fuori dalla top 9 europea al momento del sorteggio (sia per i playoff che per l’eventuale fase finale) significa rischiare un cammino ancora più impervio. La strada, dunque, è segnata. Servirà un’impresa sportiva, un filotto di vittorie convincenti per alimentare la speranza del primo posto e, soprattutto, per assicurarsi un piazzamento da secondi che ci dia le migliori condizioni possibili per affrontare i playoff. L’Italia di Gattuso è chiamata a una reazione immediata, feroce e senza calcoli.

Gattuso Nazionale, dalla rabbia della Corea al tetto del mondo in Germania: la storia azzurra di Ringhio in 4 grandi episodi

Tutto quello che c’è da sapere sulla storia di Gennaro Gattuso con l’Italia dopo la nomina come nuovo ct. Tutti i dettagli in merito

La memoria collettiva tende a semplificare le carriere dei grandi campioni, cristallizzandole in un’unica immagine. Per Gennaro Gattuso, quell’immagine è quasi sempre la stessa: il suo volto urlante di gioia, la Coppa del Mondo 2006 tra le mani, l’emblema del guerriero che ha raggiunto la cima. Eppure, la sua storia con la maglia azzurra è stata tutt’altro che una cavalcata trionfale. È stata, piuttosto, una lunga e sofferta cronaca di cadute dolorose, di ingiustizie subite e di delusioni cocenti, a cui “Ringhio” ha sempre dato un’unica, assordante risposta: quella del campo.

  1. La furia contro Moreno e la Corea – Mondiale 2002
    Questo è forse l’episodio che più di ogni altro ha forgiato il suo rapporto con l’ingiustizia. Durante gli ottavi di finale contro la Corea del Sud, l’Italia fu vittima di una serie di decisioni arbitrali sconcertanti da parte di Byron Moreno. Mentre la squadra subiva l’espulsione di Totti e un gol annullato a Tommasi, la reazione di Gattuso fu emblematica. Non si perse in proteste plateali con l’arbitro, ma trasformò la rabbia in energia pura. La sua partita fu una dimostrazione di onnipotenza fisica: correva per tre, pressava chiunque, si lanciava in tackle disperati per recuperare ogni pallone. Era come se volesse combattere l’ingiustizia del fischietto con la fatica fisica, un messaggio chiaro: «Potete provare a fregarci, ma noi non smetteremo di correre». Le sue lacrime di rabbia a fine partita furono l’immagine di un’intera nazione.
  2. Il “bodyguard” di Pirlo – Mondiale 2006
    Durante la cavalcata trionfale in Germania, il rapporto simbiotico tra lui e Andrea Pirlo divenne leggenda. Non si tratta di un singolo episodio, ma di un comportamento costante che ebbe il suo apice nella semifinale contro la Germania. Ogni volta che Pirlo riceveva palla e veniva pressato dai centrocampisti tedeschi, un istante dopo appariva Gattuso a sradicare il pallone dai piedi dell’avversario o a offrirgli una linea di passaggio sicura. Marcello Lippi disse che i due si completavano. Gattuso era il guardaspalle che permetteva al genio di esprimersi senza preoccupazioni. La sua risposta alle sfide non era segnare o fare assist, ma creare le condizioni perfette perché i compagni di maggior talento potessero vincere la partita. Era sacrificio elevato a forma d’arte.
  3. La squalifica contro la Spagna – Euro 2008
    A volte, l’importanza di un giocatore si misura dalla sua assenza. Negli ottavi di finale di Euro 2008, l’Italia affrontò la Spagna, la squadra che avrebbe dominato il mondo per gli anni a venire. Gattuso, insieme a Pirlo, era squalificato per somma di ammonizioni. La sua assenza in mezzo al campo fu devastante. Mancò la sua “garra”, la sua capacità di rompere il palleggio ipnotico degli spagnoli e di dare la scossa alla squadra. L’Italia apparve timida, passiva, e alla fine perse ai rigori. Vedere Gattuso in tribuna, impotente, fu un episodio significativo perché dimostrò quanto il suo spirito combattivo fosse un elemento tattico fondamentale, non solo un accessorio.
  4. L’ultimo assalto contro la Slovacchia – Mondiale 2010
    È l’epilogo della sua carriera in Azzurro. L’Italia, campione in carica, sta perdendo contro la Slovacchia e rischia una clamorosa eliminazione ai gironi. La squadra è irriconoscibile, lenta, senza idee e senza anima. A inizio secondo tempo, Lippi lo getta nella mischia per un ultimo, disperato tentativo di ribaltare la situazione. Nonostante la squadra continuasse ad affondare, Gattuso giocò quel tempo come se fosse la finale del 2006. Urlava ai compagni, si lanciava in contrasti al limite, correva su ogni pallone con una foga commovente. Fu un tentativo vano, ma la sua risposta, anche di fronte a una sconfitta ormai certa, fu quella di sempre: onorare la maglia fino all’ultimo respiro. Le sue lacrime finali non erano solo di delusione, ma di un guerriero che sapeva di aver dato tutto, ancora una volta.

Cambiaso: «Mai chiesto di andare via dalla Juve. Tudor? Speravamo tutti con rimanesse, ora l’obiettivo…»

Le parole di Andrea Cambiaso, esterno della Juve, sul suo futuro in bianconero e sulla permanenza di Tudor in panchina

Andrea Cambiaso ha parlato a La Gazzetta dello Sport del suo momento con la Juve.

CONFERMA TUDOR – «Il mister ha centrato l’obiettivo della Champions, meritandosi la conferma, e con noi si è presentato molto bene, aiutandoci in un momento delicato in cui non c’era tempo per sperimentare. Dovevamo solo centrare l’obiettivo, perciò ha lavorato tanto sull’aspetto mentale ed è stato molto bravo. Adesso sarà diverso, faremo la preparazione con lui e si potrà lavorare di più tatticamente. Abbiamo già annusato qualcosa. Siamo tutti molto contenti di andare avanti con lui».

MILAN E NAPOLI – «Io non ho ricevuto chiamate, magari i miei agenti sì. Di sicuro nella vita c’è solo la morte però lo sono felice qua. Con Tudor non ho parlato ma so che la società e il mister stravedono per me. Sento la fiducia di tutti, sto bene a Torino e non ho mai chiesto di andare via. Se Guardiola mi ha più chiamato? No».

CHE MONDIALE SARA’ – «Non lo sappiamo nemmeno noi perché è una prima volta: sarà una sorpresa ma esserci al debutto è già qualcosa di grande. Sicuramente arriviamo tutti stanchi ma giocare è il nostro lavoro e una cosa bella».

LA SQUADRA HA L’OSSESSIONE DELLA VITTORIA – «Inevitabilmente sì, perché quando sei alla Juventus la percepisci in ogni angolo della Continassa. Dobbiamo avere l’ossessione di vincere, il sogno è riuscirci anche al Mondiale. Sicuramente superare il girone è un obiettivo, poi si vedrà».

L’INTERVISTA INTEGRALE A CAMBIASO SU JUVENTUS NEWS 24


Mondiale per Club, i risultati della notte: stop a sorpresa del Porto, il Botafogo batte Seattle

Mondiale per Club, tutti i risultati delle partite che si sono giocate nella notte con lo stop del Porto e la vittoria del Botafogo

La prima giornata del gruppo A del Mondiale per Club si è chiusa alla mezzanotte italiana con un altro pareggio: dopo quello tra Al-Ahly e Inter Miami, è arrivato lo 0-0 anche tra Palmeiras e Porto. Un risultato che non rende giustizia a una partita vibrante, ricca di emozioni e occasioni da gol. Sugli scudi due volti noti della Serie A: Gustavo Gomez, ex Milan, e Ivan Marcano, ex Roma, veri baluardi difensivi. Weverton ha salvato i brasiliani su Martim Fernandes, mentre nel finale Claudio Ramos e un difensore hanno evitato lo svantaggio con un triplice intervento miracoloso. Nel finale Murilo ha colpito un palo clamoroso. In classifica tutto resta aperto, con equilibrio totale e il sorriso per Al-Ahly e Inter Miami.

Nel gruppo B, invece, parte col piede giusto il Botafogo, che supera 2-1 i Seattle Sounders. Jair e Igor Jesus decidono il match nel primo tempo, con quest’ultimo che festeggia imitando la Kamehameha di Goku. Joaquin Correa e Arthur Cabral entrano solo nella ripresa, quando ormai la gara è indirizzata. Il gol di Roldan per gli statunitensi serve solo a rendere meno amaro il punteggio. I brasiliani affiancano così il PSG in testa al girone.

Chelsea Los Angeles: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Mercedes-Benz Stadium in scena la sfida del Mondiale per Chelsea Los Angeles: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Mercedes-Benz Stadium di Atlatanta si giocherà la gara valevole per la prima giornata della fase a gironi del Mondiale per Club tra Chelsea Los Angeles. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

CHELSEA (4-2-3-1): Sanchez; James, Adarabioyo, Colwill, Cucurella; Caicedo, Enzo Fernandez; Pedro Neto, Palmer, Madueke; Nkunku. All. Maresca.

LOS ANGELES FC (4-3-3): Lloris; Palencia, Segura, Long, Hollingshead; Delgado, Igor Jesus, Tillman; Ordaz, Ebobisse, Bouanga. All. Cherundulo.

Orario e dove vederla in tv

Chelsea Los Angeles si gioca alle ore 21.00 di lunedì 16 giugno per la prima giornata della fase a gironi del Mondiale per Club. Verrà trasmessa in esclusiva in streaming su DAZN per gli abbonati tramite il sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Le prime pagine sportive nazionali – 16 giugno

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia. Punto di riferimento ogni giorno tanto per gli addetti ai lavori quanto per gli appassionati.

Evani: «I ragazzi hanno fatto un grande lavoro: siamo passati dalle lacrime alla soddisfazione, da loro ci sarà da faticare»

Le parole di Alberico Evani, tecnico della Sampdoria, in conferenza stampa dopo la vittoria nell’andata dei playout di Serie B contro la Salernitana

Alberico Evani ha parlato in conferenza stampa dopo la vittoria della Sampdoria nell’andata dei playout di Serie B contro la Salernitana. Di seguito le sue parole.

PRESTAZIONE – «I ragazzi hanno fatto grandissimo lavoro, sono riusciti a rafforzare lo spirito del gruppo. Eravamo pronti ad aiutarci, siamo diventati una famiglia. Qualcuno ha tenuto il campo e quelli fuori volevano entrare. Questo è lo spirito che ci vuole».

RITORNO – «Siamo passati dalle lacrime a soddisfazione e c’era un’atmosfera diversa. Sappiamo che non abbiamo fatto nulla. Ci sarò da faticare soffrire, anche loro hanno un grandissimo pubblico e squadra forte. Cercheremo di recuperare energie e giocatori».

CRAGNO – «Si è rotto il tendine d’Achille. Pensavo fosse problema muscolare, mi dispiace per il ragazzo, grande giocatore e persona».

SIBILLI – «Ci puntiamo da quando siamo arrivati, ha grandi qualità. A volte proprio per la sua generosità fa fin troppo. Ha qualità è andato al tiro tre volte, lui è uno di quello che può fare la differenza».

LAVORO – «Abbiamo lavorato tantissimo in questo mese. In un periodo così difficile, c’erano tanti punti interrogativi. C’era il dubbio di come gestire energie, noi siamo stati discretamente bravi».

PIANO MENTALE – «Se c’era il dubbio di come arrivavamo, ci dava certezze dal punto di vista caratteriale. Non solo chi ha giocato, ma anche quelli fuori. Pronti e attenti anche chi ha giocato fuori».

BORINI – «Borini non ha lavorato a pieno regime, poi ha lavorato una settimana. Era un giocatore su cui puntavamo, uno della sua esperienza poteva gestire meglio».

CODA – «Coda si è sacrificato molto in fase difensiva, arriverà il suo momento».

MEULENSEEN – «Ha fatto un lavoro in fase difensiva, doveva collegarsi con l’attacco e ha fatto bene».

DEPAOLI – «E’ il capitano da l’esempio per la squadra, da sempre tutto».

PRESTAZIONE E SACRIFICIO – «Sono sodisfatto della prestazione sacrificio e del risultato. Volevo questa prestazione per entusiasmare il pubblico. Il risultato ci premia al momento, vedremo se riusciremo a ripeterci anche al ritorno».

PSG Atletico Madrid: le tre cose che non hai notato della partita

Ecco le tre curiosità sulla sfida delle ore 21:00, Psg Atletico Madrid: match valido per il ritorno la prima giornata del Mondiale per Club

Il tema principale di PSG-Atletico Madrid non era tanto l’effetto della partita sul girone, troppo presto per fare calcoli anche se chiaramente i punti contano moltissimo in una competizione strutturata secondo la formula della “vecchia” Champions League. A pesare maggiormente era una domanda: esiste ancora l’onda lunga della finale di Monaco? Ecco la risposta (assolutamente affermativa) in alcuni episodi minori.

  1. Si stanno imborghesendo. Lo si è pensato un po’ tutti (forse) quando ci si è chiesti: è solo un vezzo lezioso, quel tocco d’esterno sbagliato di João Neves al 10′? Un surplus di raffinatezza sterile? Niente affatto. In realtà era una dichiarazione d’intenti, il manifesto stilistico di un’intera squadra. Otto minuti dopo, infatti, quel ghirigoro diventa calligrafia letale. L’idea, prima fallimentare, si trasforma in un’azione corale perfetta, una sinfonia di prime intenzioni giocate tutte con lo stesso, identico tocco con la parte più raffinata del piede. Joao Neves, Doué, Kvaratskheila: l’errore precedente del singolo diventa il codice dell’orchestra. La sbavatura iniziale non era un fallimento, ma la necessaria prova generale per il capolavoro firmato Fabián Ruiz che porta avanti i suoi.
  2. La seconda impressione. Altra idea che si rivela incredibilmente sbagliata. La conclusione sgraziata di Gonçalo Ramos al 45′ è un’istantanea impietosa: sembra la definizione dell’attaccante tecnicamente più incerto. Poi, il portoghese, piuttosto imballato con la palla tra i piedi, anche per l’urgenza di voler dimostrare di essere all’altezza dei compagni, diventa geniale senza. Il suo movimento non è un’azione, è un sacrificio: attira a sé la difesa, diventando l’esca perfetta che libera lo spazio per l’inserimento letale di Vitinha. Un riscatto non tecnico, ma di pura intelligenza tattica. Da nota stonata a perno silenzioso del raddoppio. Se il Psg è anche questo, iniziate a considerarlo più favorito di quel che il 5-0 all’Inter ha già dichiarato.
  3. Cooling break. Doverosi, visto il calore, l’umidità e il sole battente. La sensazione è che siano gli unici momenti nei quali l’Atletico non è costretto a inseguire gli avversari per cercare di toccare un po’ il pallone.

Pagelle PSG Atletico Madrid: TOP e FLOP del match

I top e i flop del match valido per la prima giornata del Mondiale per Club: pagelle PSG Atletico Madrid

I TOP e i FLOP del match valido valevole per la prima giornata del Mondiale per Club: pagelle PSG Atletico Madrid.

Un 4-0 che non ammette repliche: il Psg in questo momento è ingiocabile, non ha avuto neanche bisogno di creare tantissimo per stravincere contro un Atletico Madrid apparso in netta difficoltà. Ecco migliori e peggiori delle due squadre.

I TOP

PSG: Kvaratskhelia. Se il possesso palla del PSG è stato “strabordante”, lui ne è stato il veleno letale. Un rebus irrisolvibile per la difesa spagnola, costretta al fallo sistematico. Serve gli assist per i primi due gol, colpisce una traversa e provoca l’ammonizione (seppur esagerata) di Koke. In una partita dove l’Atlético ha perso la testa, Kvara è stato il principale responsabile del loro cortocircuito, un manifesto di superiorità tecnica che ha mandato in tilt nervi e schemi avversari.

ATLETICO MADRID: Giuliano. In un deserto di idee, lui è l’unica oasi. L’unico a creare calcio e non frustrazione. Subisce il fallo (non fischiato) da Nuno Mendes, è al centro dell’azione del gol annullato dal VAR e costringe al giallo Marquinhos. In una squadra che ha passato il tempo a rincorrere e protestare, il figlio del Cholo è stato l’unico a giocare davvero a calcio, una costante spina nel fianco che ha predicato da solo contro la marea parigina.

I FLOP

PSG: Gonçalo Ramos. È l’antitesi stilistica della sua squadra: un giocatore più utile per il lavoro oscuro che per la finalizzazione, un corpo estraneo nel meccanismo quasi perfetto costruito dai compagni. Ma Luis Enrique ci crede, permette a Barcola di riposare e a Dembélé di curarsi e va tutto benissimo così.

ATLÉTICO MADRID: Lenglet. È il manifesto del naufragio totale dell’Atlético. Il suo non è solo un “Flop” tecnico, ma la fotografia della resa mentale della squadra. Il primo giallo è un intervento “scomposto”, figlio dell’inferiorità tattica contro la velocità di Hakimi. Il secondo è imperdonabile: arriva per proteste, non per necessità di gioco. Abbandona i compagni a 12 minuti dalla fine per puro nervosismo, simbolo perfetto di una squadra impotente, fallosa e incapace di gestire la frustrazione. Da diga a voragine. Anche se è allineato al resto dei compagni: oggi non c’era modo di rispondere all’onda d’urto parigina.

Moviola PSG Atletico Madrid, l’episodio chiave del match

Moviola PSG Atletico Madrid, l’episodio arbitrale chiave del match valido per la prima giornata del Mondiale per Club 

L’episodio chiave della moviola del match PSG Atletico Madrid, valevole per la prima giornata del Mondiale per Club. Dirige la sfida l’arbitro Istvan Kovacs.


L’EPISODIO CHIAVE

PRIMO TEMPO

Kovacs interviene subito facendo ribattere il calcio d’inizio del Psg: Doué è responsabile di invasione di campo anticipata. Il primo giallo è sacrosanto: il reo è Lenglet, obbligato a un intervento scomposto per annullare un’accelerazione di Hakimi. Giuliano va via lanciato a rete e Nuno Mendes rischia trattenendolo: Kovacs però fischia un fallo del figlio del Cholo. Secondo giallo per l’Atletico: Le Normand va a incrociare piede su piede Fabian Ruiz. Ammonito Fabian Ruiz che si allaccia prima della battuta di un corner. Si va al riposo con soli 6 falli complessivi, lo strabordante possesso palla dei francesi di fatto impedisce contrasti.

SECONDO TEMPO

Giallo a Koke appena entrato a inizio ripresa: ammonizione esagerata, Kvaratskheila è bravo ad anticiparlo di punta, il fallo è un contatto fatale. Errore netto dell’arbitro sul gol di Alvarez: all’origine dell’azione c’è un evidentissimo fallo su Doué da parte di Koke, il Var chiama Kovacs e lo “salva”, la rete viene annullata. Ammonito Marquinhos che dà un’ancata su Giuliano. Giallo a Correa appena entrato, quasi un record. Poco dopo anche Reinildo, da 2 minuti in campo, riceve una sanzione per una pressione decisamente fuori luogo. Ammonito Lenglet per proteste, era già stato colpito da un giallo nel primo tempo e quindi a 12 minuti dal termine finisce la sua gara. Nel finale check per un mani in area dell’Atletico di Le Normand, il Var porta l’arbitro ad assegnarlo. Gara con molti gialli e un rosso rispetto al numero dei falli, decisamente pochi: 15 in tutto

Formazioni ufficiali Palmeiras Porto, le scelte dei due tecnici

Formazioni ufficiali Palmeiras Porto, le scelte dei due allenatori per il match valido per il Mondiale per Club

A mezzanotte la sfida valida per la prima giornata del Mondiale per Club tra Palmeiras Porto. Di seguito le formazioni ufficiali scelte dai due allenatori.

PALMEIRAS (3-4-2-1): Weverton; Giay, Gomez, Murillo; Felipe Anderson, Rios, Moreno, Piquerez; Mauiricio, Estevao; Vitor Roque. All. Ferreira.

PORTO (3-4-2-1): Claudio Ramos; Fernandes, Ze Pedro, Marcano; Joao Mario, Varela, Veiga, Moura; Vieira, Mora; Omorodion. All. Anselmi.

PSG Atletico Madrid LIVE 4-0: Poker di Lee dal dischetto, ottimo inizio per i parigini che si confermano i favoriti per la vittoria finale

Appuntamento alle ore 21 al Rose Bowl di Pasadena per PSG Atletico Madrid, prima giornata del Mondiale per Club: seguila live

Tutto pronto al Rose Bowl di Pasadena per PSG Atletico Madrid, prima giornata del Mondiale per Club per 2025. Segui con noi la cronaca live testuale dell’incontro.


PRIMO TEMPO

Primo tempo a tinte parigine: come in occasione della finale contro l’Inter il PSG apre con il pressing altissimo (sul calcio d’inizio ripropone lo schema con palla direttamente in rimessa laterale). L’Atletico Madrid fatica a risalire il campo e allora i francesi passano in vantaggio con Ruiz, che conclude da fuori area a rimorchio su una lunga azione corale. Il PSG dopo il gol rimane padrone del campo, mentre i Colchoneros si vedono in due occasioni: la prima con Giuliano Simeone lanciato a rete, ma si ostacola con Nuno Mendes. Il figlio del Cholo chiede il rosso per l’avversario, ma l’arbitro gli fischia contro. Nel finale ancora una chance con Griezmann: Donnarumma para e avvia il contropiede di Kvara, che poi serve Vitinha per il 2-0 che chiude il primo tempo.

SECONDO TEMPO

Nella ripresa il caldo e la stanchezza stagionale si fanno sentire: le squadre cercano di amministrare le forze, ma non per questo non mancano la occasioni, come la traversa di Kvara in apertura del primo tempo e il gol di Julian Alvarez, ben innescato da Giuliano Simeone, ma poi annullato dall’arbitro (con il VAR che si sente in tutto lo stadio) per un fallo di Koke ad inizio azione. Nel finale l’Atletico Madrid rimane in 10 per l’espulsione di Lenglet, dopo il secondo giallo ricevuto per proteste dopo una situazione di sospetta carica di Doué su Oblak che l’arbitro non ha sanzionato. Nonostante questo i Colchoneros hanno un’occasione con Sorloth, che da pochi passi spreca malamente l’occasione per riaprire la gara. A chiudere la gara ci pensa poi nel finale Mayulu. Nel finale l’arbitro, in modo molto fiscale, concede poi il rigore al PSG che Lee trasforma per il 4-0 finale.


PSG (4-3-3): Donnarumma; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Nuno Mendes; Joao Neves, Vitinha, Ruiz; Doué, Ramos, Kvaratskhelia. All. Luis Enrique.

ATLETICO MADRID (4-4-2): Oblak; Llorente Le Normand, Lenglet, Galan; Simeone, De Paul, Barrios, Lino; Griezmann, Alvarez. All. Simeone.

Playout Serie B, primo round alla Sampdoria: i blucerchiati vincono a Marassi 2-0

Playout Serie B: la Sampdoria vince il primo round contro la Salernitana. A Marassi i blucerchiati vanno a segno due volte

La Sampdoria compie un passo importante verso la salvezza imponendosi per 2-0 sulla Salernitana nell’andata dei playout Serie B. A Marassi, i blucerchiati dominano la prima frazione con un ispirato Sibilli, vicino al gol in tre occasioni. La Salernitana si difende con ordine ma punge poco, affidandosi a una conclusione imprecisa di Hrustic. Il vantaggio arriva al 39’, quando Meulensteen sfrutta un errore in uscita di Christensen e incorna in rete su assist acrobatico di Ferrari. La rete sblocca l’entusiasmo dei doriani, mentre la squadra campana fatica a reagire. Nella ripresa la Salernitana prova a crescere, sfiorando il gol con Simy servito da Hrustic, ma Cragno è attento nell’uscita e si fa male nell’intervento, lasciando il campo a Ghidotti per un infortunio muscolare.

Il match resta bloccato nonostante i cambi, con le due squadre più attente a non scoprirsi. All’85’, però, la Samp colpisce ancora: su una punizione tagliata di Ioannou, il pallone carambola su Curto che, appostato sotto porta, firma il 2-0. Nel recupero fioccano i cartellini rossi: Borini, entrato da poco, viene espulso dopo revisione al VAR per un fallo su Lochoshvili, mentre poco dopo anche Stojanovic lascia i suoi in dieci per un’ingenua manata su Ioannou a metà campo. La Salernitana prova a sfruttare i minuti finali con un colpo di testa di Cerri parato da Ghidotti, ma il risultato non cambia e anzi, perde Stojanovic, anche lui espulso. In vista del ritorno all’Arechi, i campani dovranno vincere con lo stesso scarto per salvarsi in virtù della miglior posizione in classifica, ma la Samp ha ora il destino nelle proprie mani.

Manchester United, il nuovo obiettivo dei Red Devils spinge Hojlund fuori dalla squadra: l’Inter osserva

Manchester United, nuovo obiettivo per l’attacco: il suo arrivo può scatenare un effetto domino che può portare Hojlund all’Inter

Il Manchester United guarda ancora in Bundesliga per rinforzare l’attacco e ha individuato in Hugo Ekitiké il nuovo grande obiettivo. Dopo l’arrivo di Matheus Cunha, il club inglese punta sull’attaccante francese classe 2002, protagonista di una buona stagione con l’Eintracht Francoforte. L’interesse, secondo quanto riportato da Sky Sports Deutschland e confermato da SPORT1, è concreto, anche se il prezzo fissato dal club tedesco – almeno 95 milioni di euro – rappresenta un ostacolo significativo. Nonostante ciò, a Old Trafford sembrano intenzionati a investire ancora nel reparto offensivo, alla luce delle difficoltà incontrate nell’ultima stagione.

L’eventuale arrivo di Ekitiké potrebbe però creare un effetto domino. Il primo a farne le spese potrebbe essere Rasmus Hojlund, autore di un’annata altalenante con la maglia dello United. Il giovane danese, già non sempre al centro delle scelte tecniche, rischierebbe di scivolare ulteriormente nelle gerarchie. Uno scenario che l’Inter segue con attenzione: il club nerazzurro ha infatti inserito Hojlund tra i profili di maggior interesse per il prossimo mercato estivo. Riportare l’ex Atalanta in Serie A è un’ipotesi concreta, specie se dovessero aprirsi spiragli per una cessione. In attesa di sviluppi da Manchester, il domino dell’estate nel reparto avanzato è pronto a scattare.

Sarri: «Fiorentina? Qualche contatto, ma molto blando; tornare alla Lazio come tornare a casa, Tavares un incognita»

Le parole di Maurizio Sarri, tecnico della Lazio, sul ritorno in biancoceleste: «C’è stato un contatto con la Fiorentina, ma… qui mi sento a casa»

Maurizio Sarri è pronto a riprendere in mano la Lazio dopo un anno sabbatico. Rientrato a Roma, ha partecipato a un evento in Toscana e ha rilasciato un’intervista in cui ha toccato diversi temi: il contatto (mai concretizzato) con la Fiorentina, la situazione della Nazionale, il ritorno sulla panchina biancoceleste e le prospettive sui singoli, con un pensiero anche al “suo” Napoli, ora in una posizione economica ben diversa rispetto al passato.

LA FIORENTINA – «Un contatto molto blando c’è stato, ma solo quando io avevo già firmato con la Lazio. Ho attraversato un momento molto difficile quest’anno dal punto di vista di problemi familiari, personali e anche calcistici per certi versi, ma ho avuto un sostegno straordinario, incredibile e commovente dalla tifoseria della Fiorentina. Questo me lo porterò sempre nel cuore. Sapere che hanno addirittura attaccato delle mie foto in giro per la città è una cosa bellissima. Sarò sempre riconoscente ai tifosi della Fiorentina, devo ringraziare il popolo viola».

LA NAZIONALE – «C’è chiaramente qualcosa che non funziona tra il valore del calcio italiano e il rendimento della Nazionale, perché due anni fa siamo arrivati secondi nel ranking UEFA e quest’anno terzi, eppure con la Nazionale abbiamo dei problemi incredibili. C’è qualcosa che non torna, c’è una disconnessione tra il valore delle squadre di club e il rendimento dell’Italia, anche se questa è una cosa che succede anche da altre parti».

IL RITORNO ALLA LAZIO – «Tornare alla Lazio è come tornare a casa, ritrovo un popolo che mi ha voluto bene. Non è stata una scelta furba, perché torno in un posto dove sono arrivato secondo, ma è stata una scelta da un punto di vista di sentimenti estremamente facile».

I GIOCATORI DELLA ROSA – «Nuno Tavares è l’unica incognita della difesa che troverò, è forte ma anarchico, se riusciamo a inquadrarlo diventa fortissimo. Rovella? Avevo detto che dopo 50 partite da vertice basso, sarebbe diventato un top. Gli manca un po’ di palleggio ma è molto forte. Guendouzi è un animale contagioso per chi gli gioca accanto, ha bisogno del guinzaglio perché non riesce a fermarsi al 100%, deve andare oltre».

LO SCUDETTO DEL NAPOLI – «Il mio Napoli non poteva permettersi acquisti di determinati costi, non aveva la possibilità economica di prendere certi giocatori, ora invece può comprare qualsiasi tipo di calciatore. Oggi il Napoli ha creato un meccanismo di crescita nella vittoria che gli può permettere non solo di vincere, ma di creare un ciclo vincente».

Flamengo Esperance: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Lincoln Financial Field va in scena la sfida del Mondiale per Club Botafogo-Seattle Sounders: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Lincoln Financial Field di Filadelfia si giocherà la gara valevole per la prima giornata della fase a gironi del Mondiale per Club tra Flamengo Esperance. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

FLAMENGO (4-2-3-1): Rossi; Wesley, Leo Ortiz, Leo Pereira, Alex Sandro; Pulgar, De La Cruz; Gerson, De Arrascaeta, Everton; Pedro. All. Filipe Luis.

ESPERANCE TUNISI (4-2-3-1): Memmiche; Bouchniba, Jelassi, Tougai, Ben Hamida; Tka, Ogbelu, Konaté; Mokwana, Sasse, Belaili; Rodrigues. All. Kanzari.

Orario e dove vederla in tv

Flamengo Esperance si gioca alle ore 03:00 di martedì 17 giugno per la prima giornata della fase a gironi del Mondiale per Club. Verrà trasmessa in chiaro per tutti su Italia 1. Per vedere la partita in streaming, sarà disponibile su DAZN per gli abbonati tramite il sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Bayern Monaco Auckland 10-0: risultato record, ma non unico, ecco i precedenti

Bayern Monaco Auckland 10-0: vittoria in doppia cifra per i bavaresi, ecco i precedenti nelle competizioni internazionali

Sebbene un 10-0, come quello ottenuto dal Bayern Monaco contro Auckland al debutto delle due squadra al Mondiale per Club, sia un punteggio estremamente raro ai massimi livelli, la storia del calcio ci ha regalato alcune partite indimenticabili terminate con questo esatto risultato. Ecco una Top 5 di gare internazionali di club concluse 10-0:

  1. HJK Helsinki vs Bangor City (2011)
    Nella fase di qualificazione alla UEFA Champions League 2011-2012, i campioni di Finlandia dell’HJK non ebbero pietà dei gallesi del Bangor City. La partita di ritorno ad Helsinki finì con un perentorio 10-0, con Teemu Pukki, attaccante che avrebbe poi trovato grande fortuna in Inghilterra con la maglia del Norwich City, autore di una tripletta.
  2. Benfica vs Stade Dudelange (1965)
    Nel primo turno della Coppa dei Campioni 1965-1966, il grande Benfica di Eusébio demolì i malcapitati campioni del Lussemburgo. La partita di Lisbona fu un monologo, con ben otto marcatori diversi. Quell’anno il Benfica arrivò fino alla finale, poi persa contro il Real Madrid.
  3. Ajax vs Omonia Nicosia (1979)
    Appena pochi anni dopo il suo ciclo d’oro, l’Ajax dimostrò di non aver perso il vizio del gol. Nel primo turno della Coppa dei Campioni 1979-1980, i “Lancieri” travolsero i ciprioti dell’Omonia con un 10-0 ad Amsterdam. Søren Lerby fu il protagonista assoluto con ben cinque reti personali.
  4. Ipswich Town vs Floriana (1962)
    Guidato dal leggendario manager Alf Ramsey, che quattro anni dopo avrebbe vinto il Mondiale con l’Inghilterra, l’Ipswich Town fece il suo esordio in Coppa dei Campioni contro i campioni di Malta del Floriana. Il risultato fu un 10-0 senza appello, che ancora oggi rappresenta la più larga vittoria di un club inglese nella massima competizione europea.
  5. Team Wellington vs Kiwi FC (2015)
    Anche l’Oceania ha le sue goleade. Nella OFC Champions League del 2015, i neozelandesi del Team Wellington impartirono una durissima lezione ai campioni di Samoa del Kiwi FC. Il 10-0 finale dimostra i grandi squilibri di un calcio ancora in via di sviluppo in molte nazioni del Pacifico.

Milan, l’obiettivo è Ricci: i rossoneri non mollano il centrocampista granata

Il Milan non molla la presa su Samuele Ricci, centrocampista del Torino: le ultime sulla trattativa per convincere i granata

Il calciomercato estivo del Milan è già in pieno fermento, con numerose voci che circolano tra i tifosi. Tra le indiscrezioni più discusse, spicca quella riguardante l’interesse del club per il centrocampista Samuele Ricci. Secondo quanto riportato da Matteo Moretto, giornalista ed esperto di mercato, la trattativa per Ricci è ancora «viva e vegeta», nonostante un leggero slittamento nelle tempistiche. Moretto ha rivelato che la possibilità di vedere Ricci o un profilo con caratteristiche simili ai rossoneri è tutt’altro che tramontata, con le parti che si sono “avvicinate considerevolmente” negli ultimi mesi, suggerendo una comune volontà di portare a termine l’affare.

L’espressione «forse è scivolato un po’ indietro per tempistiche» indica una fase di attesa, forse dovuta a nuove priorità o a una negoziazione più complessa del previsto. Tuttavia, il fatto che «le parti si siano avvicinate molto in questi mesi» suggerisce un dialogo costante e una convergenza di intenti. La curiosità sull’operazione è palpabile, con l’attesa di un evento scatenante, come una cessione in casa Milan che libererebbe fondi o slot. L’aspetto più cruciale delle dichiarazioni di Moretto, tuttavia, riguarda le priorità del club: «La priorità ora è aggiungere leadership ed esperienza». Questo indica che il Milan, pur continuando a puntare sui giovani, sente la necessità impellente di integrare la rosa con calciatori di carisma e capacità di guidare la squadra.

Botafogo-Seattle Sounders: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Lumen Field va in scena la sfida del Mondiale per Club Botafogo-Seattle Sounders: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Lumen Field di Seattle si giocherà la gara valevole per la prima giornata della fase a gironi del Mondiale per Club tra Botafogo-Seattle Sounders. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Botafogo (4-2-3-1): John Victor; Vitinho, Jair, Barboza, Alex Telles; Gregore, Allan; Artur, Savarino, Cuiabano; Igor Jesus. Allenatore: Renato Paiva.

Seattle Sounders: Frei; A. Roldan, Burney, Bell, Tolo; Vargas, C. Roldan; De la Vega, Rusnak, Rothrock; Musovski.

Orario e dove vederla in tv

Botafogo-Seattle Sounders si gioca alle ore 04:00 di lunedì 16 giugno per la prima giornata della fase a gironi del Mondiale per Club. Verrà trasmessa in chiaro per tutti su Italia 1. Per vedere la partita in streaming, sarà disponibile su DAZN per gli abbonati tramite il sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Palmeiras-Porto: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al MetLife Stadium va in scena la sfida del Mondiale per Club Palmeiras-Porto: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al MetLife Stadium di New York si giocherà la gara valevole per la prima giornata della fase a gironi del Mondiale per Club tra Palmeiras-Porto. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Porto (3-4-3): Diogo Costa; Nehuen Perez, Eustaquio, Marcano; Joao Mario, Varela, Vieira, Moura; Pepe, Omorodion, Mora. Allenatore: Anselmi.

Palmeiras (3-4-2-1): Weverton; Giay, Gustavo Gomez, Murilo; Allan, Rios, Emiliano Martinez, Piquerez; Estevao, Torres; José Manuel Lopez. Allenatore: Ferreira.

Orario e dove vederla in tv

Palmeiras-Porto si gioca alle ore 00:00 di lunedì 16 giugno per la prima giornata della fase a gironi del Mondiale per Club. Verrà trasmessa in streaming su DAZN per gli abbonati tramite il sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Facchetti: «Chivu? Dopo le parole di Marotta sono più tranquillo, non sarà uno Stramaccioni bis»

Le parole di Gianfelice Facchetti sulla scelta dell’Inter di affidare la panchina nerazzurra a Christian Chivu dopo l’addio di Inzaghi

Gianfelice Facchetti, attore e figlio dell’indimenticato Giacinto, ha commentato ai microfoni di Radio 24 il nuovo corso dell’Inter guidato da Cristian Chivu. Un passaggio delicato, dopo le tensioni della scorsa stagione, ma secondo Facchetti i segnali incoraggianti non mancano: tra fiducia nella società, realismo sulle difficoltà e affetto per una figura “di casa” come il tecnico rumeno.

FIDUCIA E RIFLESSIONE – «Se mi sento più sereno dopo le parole di ieri di Marotta? Sì, ora mi sento più sereno, anche se i giocatori avrebbero bisogno di un riposo più lungo di quello che hanno avuto a disposizione. Mi tranquillizza almeno vederli di nuovo in campo, con un allenatore al comando. È il momento di ricomporsi e ricominciare. Ci sarà tempo per riposare, anche perché si arriva da una stagione molto intensa e un’altra stagione altrettanto impegnativa è già alle porte».

LA SCOMMESSA CHIVU – «È una scommessa affidare la prima squadra a un allenatore fortemente ‘Made in Inter‘, per tutto ciò che ha dato al club da calciatore, anche se l’esperienza maturata in panchina si limita a questi mesi al Parma. Sarebbe stata una scommessa anche con Fabregas, che ha fatto un anno intero a Como, ma avrebbe comunque dovuto fare un salto importante».

SVOLTA NECESSARIA – «La cosa più urgente era voltare pagina. Il Mondiale per Club obbliga a farlo subito. L’Inter ha bisogno di una ristrutturazione, e in società lo sanno bene. Servirà rinnovare, ma oggi il club ha una maturità e una solidità maggiori rispetto al passato. Non è come ai tempi di Stramaccioni. Oggi c’è compattezza e Chivu arriva con un compito delicato, ma con una protezione maggiore da parte della società».

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