Pagina 1047 – Calcio News 24

Gosens: «Ci sentiamo responsabili di questo momento. All’andata la Fiorentina ha sbagliato su questi aspetti»

Fiorentina Panathinaikos, le dichiarazioni dell’esterno viola Robin Gosens in vista del match di Conference League

In vista di Fiorentina–Panathinaikos, l’esterno viola Robin Gosens ha voluto rilasciare qualche dichiarazione in conferenza stampa.

ERRORI ALL’ANDATA – «Sono sempre stato un giocatore che parla tanto con la squadra e se domani ci sarà occasione lo rifarò. Già in settimana, durante la preparazione alla partita, l’ho fatto: ho un po’ di esperienza internazionale e provo a dare una mano a tutti. Abbiamo analizzato molto bene l’andata, c’è stato un calo inspiegabile ma va accettato e menomale abbiamo un’altra gara domani. Saremo pronti per affrontare al meglio il Panathinaikos»

RESPONSABILITA’ – «Assolutamente sì, soffriamo noi come i tifosi quando non vinciamo, la responsabilità la sentiamo anche noi. Ci fa male uscire sotto i fischi. I tifosi hanno diritto di farlo, io a livello personale, e lo dico col cuore aperto, provo sempre a dare una mano. Chiedo ai tifosi di darci una mano in un momento non facile, domani potremo riuscire a vincere ma solo tutti insieme. Colpe e responsabilità ce le prendiamo anche noi, non solo il mister. In campo ci andiamo noi, si può dire tutto ma sono soprattutto i calciatori a poter fare meglio. Speriamo di riuscire a far vedere dal primo secondo che per il Panathinaikos c’è poco da fare»

Palladino: «Pressione? Comprendo, ma dobbiamo risollevarci. La Fiorentina deve raggiungere quell’obiettivo»

Raffaele Palladino ha parlato in conferenza stampa in vista del match contro il Panathinaikos. Le dichiarazioni

Il tecnico della Fiorentina Raffaele Palladino, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione in vista della gara contro il Panathinaikos.

PRESSIONE – «L’attesa è stata importante, sappiamo quanto conti questa partita per noi, la società, per i tifosi e tutto l’ambiente. Non vediamo l’ora di scendere in campo, dobbiamo approcciarla come una finale. Sono sicuro che lo stadio ci aiuterà, abbiamo bisogno di loro: sono stati la nostra carica, l’energia e la forza e saranno fondamentali per passare il turno».

RISULTATI NEGATIVI – «I risultati non sono quelli che speravamo, è sotto gli occhi di tutti. I dati parlano chiaro: negli ultimi due mesi abbiamo avuto difficoltà. Anche per gli infortuni, che non è una scusante o un alibi. Possiamo fare di più. Però io domenica dopo la partita ho detto ciò che ho sentito e percepito durante la gara. Nel primo tempo siamo stati in gara contro una squadra forte come il Napoli, che mette sotto tanti. Un buon primo tempo, con degli errori. E nel secondo abbiamo avuto coraggio e personalità, mettendo in difficoltà il Napoli. Mi aspettavo anche un calo fisico avendo giocato giovedì e non c’è stato. Per quello ho detto che la squadra mi è piaciuta, vedo crescita. E da tre giorni ho la rosa quasi al completo, escluso Colpani, questo è molto importante».

OBIETTIVO CONFERENCE – «Noi intanto domani dobbiamo dedicare il 101% all’obiettivo di passare il turno. In campionato ci sono ancora tanti punti a disposizione, vogliamo e dobbiamo essere sempre ambiziosi e portare più in alto possibile la Fiorentina. Non guardiamo solo qualche mese, ma solo il percorso complessivo. Non spostiamo l’attenzione sul campionato, ci penseremo da venerdì, ora c’è la Conference».

Il passato da ex Atalanta di Simone Inzaghi: quando fare meglio del fratello (Filippo) a Bergamo è impossibile

La breve avventura di Simone Inzaghi con la maglia dell’Atalanta nel 2007/2008: poca incisività rispetto al fratello Filippo

Atalanta Inter, parlando di ex, la prima persona che verrebbe in mente è sicuramente Gian Piero Gasperini vista la cosiddetta macchia che si trascina dietro dal 2011/2012 (seppur poi a Bergamo si sia riscattato alla grande).

Dall’altra parte però anche l’altro tecnico, Simone Inzaghi, non è esente da un passato con la Dea (da calciatore): esperienza breve e senza mai lasciare il segno, tutto il contrario di quello che aveva fatto il fratello Filippo nel 1997.

Arrivato nell’estate del 2007 dalla Lazio con il meglio ormai alle spalle, Inzaghi approda all’Atalanta senza tante aspettative: era visto da Delneri come quel giocatore esperto da utilizzare a sprazzi e per coprire l’attacco davanti, considerando anche la partenza di Vieri verso Firenze (non senza qualche polemica).

Nonostante indossi la numero 10, il suo impatto sotto le mura è tanto opaco quanto poco necessario ai fini della salvezza: soprattutto quando davanti si ha una coppia stabile e competitiva come il duo Floccari-Cristiano Doni.

Lontano anni luce da quello che aveva fatto il fratello Filippo 11 anni prima (che aveva vinto la classifica cannonieri). 19 presenze di cui 18 da subentrato e soltanto due lampi di luce: prima fa un bell’assist nel recupero contro il Milan; poi il suo controbuto nella doppietta di Muslimovic ai danni della Fiorentina. Una breve parentesi senza tanti rimpianti da entrambe le parti.

Infortuni Empoli, buone notizie per D’Aversa: è tornato Tino Anjorin in gruppo. L’indiscrezione in casa azzurra

Infortuni Empoli, buone notizie per il centrocampista Tino Anjorin: l’azzurro è ritornato ad allenarsi in gruppo senza problemi

Seppur l’Empoli abbia bisogno di qualche filotto per riuscire a risalire la china, dall’altra sono arrivate delle buone notizie per quanto concerne gli infortuni: dove c’è stato addirittura un recupero molto importante

Secondo quanto raccolto da CalcioEmpoli.it, il centrocampista Tino Anjorin ha ripreso ad allenarsi tranquillamente in gruppo: ritornando a disposizione.

Baroni pre Lazio Viktoria Plzen: «Lottiamo per vincere! Farò queste scelte, e sulle condizioni di quei giocatori dico che…»

Baroni pre Lazio Viktoria Plzen: le parole del tecnico biancoceleste in conferenza stampa sul match di Europa League

Marco Baroni, in vista della sfida di Europa League tra Lazio e Viktoria Plzen, il tecnico biancoceleste ha rilasciato qualche dichiarazione in conferenza stampa.

SULLA PARTITA – «Gestire la partita sarebbe l’errore più grande da commettere, dobbiamo giocare tutte le partite per vincere. Sappiamo che domani sarà una partita da dentro o fuori, non possiamo pensare che abbiamo due risultati su tre. La squadra dovrà entrare in campo con la voglia di fare subito la partita »

SFIDA COL BOLOGNA E SCELTE PER LA GARA– «Gioca chi sta meglio. Giocheremo tutti, non sarà importante chi parte ma sarà fondamentale chi entrerà dopo. Non faremo nessun calcolo »

SFIDA DI ANDATA– «Una squadra che conoscevamo, raramente ho visto dieci giocatori che corre così tanto. Calciano tantissimo, hanno tanta fisicità e sarà importante gestire le seconde palle. Dovremo fare noi la partita e andare subito alla ricerca del gol »

CONDIZIONI TATY E TAVARES– «Domani Taty sarà sicuramente della partita, bisognerà fare delle valutazioni con il ragazzo così come per Nuno »

CONTINUA QUI LA CONFERENZA STAMPA INTEGRALE

Pinamonti: «Futuro in una big? Vi svelo la verità. Vieira mi ha insegnato queste cose da quando è al Genoa»

Pinamonti, centravanti del Genoa, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione tra quello che sarà il suo futuro e le lezioni di Vieira

A Cronache di Spogliatoio, il centravanti del Genoa Andrea Pinamonti ha voluto rilasciare qualche dichiarazione tra futuro e Vieira.

LE PAROLE – «Futuro? Abbiamo un finale di campionato molto impegnativo, il nostro obiettivo è la salvezza, cercherò di fare più gol possibili e poi quel che sarà, sarà. Tanti punti sicuramente. Ha portato una mentalità diversa, molto aperta. Con lui puoi avere un grande rapporto e puoi parlare di qualsiasi cosa. Poi un po’ di serenità, che era un momento in cui ne avevamo bisogno. È uno che scherza molto, anche io non pensavo all’inizio. Ho ricordi di quando era giocatore, è molto serio quando si lavora, ma ha sempre il sorriso in faccia nei tempi morti»

Bologna, Paramatti entusiasta: «Squadra valida. Quel giocatore sta dimostrando grande crescita, e su Italiano…»

Paramatti, ex difensore del Bologna, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sul momento che sta attraversando la squadra rossoblu

Paramatti, ex difensore del Bologna, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione sulla squadra rossoblu a La Gazzetta dello Sport.

VALORIZZAZIONE DELLA ROSA – «Va detta prima di tutto una cosa: visti i risultati dello scorso anno e di questo, per ora molto simili, c’è da sottolineare la forza della squadra. E quindi tre cose: ci sono giocatori validi, scelti bene e poi valorizzati».

CHI É IL GIOCATORE PIU’ VALORIZZATO DELLA ROSA – «Castro. In questo campionato ha dimostrato di essere cresciuto: nel lavoro da attaccante puro ma anche di punta che… dialoga. Si vede che era stato scelto bene secondo queste attitudini. Ne aggiungerei altri due, Beukema e Lucumi».

MERITI DI ITALIANO – «A non stravolgere gli equilibri che si erano creati lo scorso anno e soprattutto nel dare la possibilità a tutti di giocare, quindi di rendere e conseguentemente di venire valorizzati. E poi mi sembra che la squadra abbia un grande entusiasmo: mi pare proprio un gruppo sano».

Evelina Christillin: «Lapo Elkann mi ha attaccata mettendomi contro i tifosi della Juve. E ha comportato queste conseguenze…»

Evelina Christillin, tifosa della Juve e membro del consiglio della FIFA, torna sulle parole di Lapo Elkann: «Il suo attacco mi ha fatto molto male»

In un’intervista al Corriere della Sera, Evelina Christillin – tifosa doc della Juve, presidente del Museo Egizio di Torino e membro aggiuntivo della UEFA nel Consiglio della FIFA – torna sulla frase che tempo fa Lapo Elkann aveva rivolto nei suoi confronti, definendola un’ingrata e aggiungendo: «É grottesca, senz’anima e senza dignità, un’arrampicatrice sociale». Ecco cosa ha dichiarato a proposito delle conseguenze di quell’attacco:

«Quella frase ha scatenato reazioni aggressive da parte dei tifosi. Per tre mesi mi sono dovuta far scortare, non potevo più mettere piede allo stadio. Ci sono rimasta male: io Lapo l’ho tenuto in braccio appena nato; andavo a prenderlo al catechismo russo, a Parigi, facendolo uscire prima di nascosto per compragli un gelato».

San Siro, i piani per il nuovo stadio di Inter e Milan: le date dei lavori e il progetto – tutto quello che c’è da sapere

San Siro, i piani del nuovo impianto di Inter Milan: le date dei lavori e tutti i dettagli del progetto sul nuovo e il vecchio impianto

Come riferito dalla Gazzetta dello Sport, dopo la deposizione della proposta di acquisto avvenuta nella giornata di ieri, è ufficialmente partito in casa Milan e Inter l’iter per la costruzione del nuovo San Siro. I lavori dovrebbero partire nel 2027 col nuovo impianto che vedrebbe la luce a partire dal 2030.

Del nuovo San Siro si conoscono al momento solo prime le linee guida: si lavora ad un impianto da oltre 70 mila posti. Per la precisione 71.500, di cui 13 mila tra corporate e hospitality, posti per ricavi annualmente milionari. Nella zona ci saranno 55.000 metri quadrati di aree verdi e 72.000 di parcheggi sotterranei. Nell’area attorno al nuovo stadio sorgeranno anche le sedi dei due club, un albergo, spazi commerciali e parchi per 280.0000 metri. L’obiettivo delle due società è di incassare fino a 130 milioni a stagione dal nuovo impianto. Intanto si cerca anche il possibile studio d’architettura che realizzerà lo stadio: il favorito è la firm americana Populous.

Del vecchio impianto rimarranno alcune parti: una parte della Curva Sud e della tribuna arancione, la più vicina all’ex Ippodromo dovrebbero essere conservate, trasformate in una specie di anfiteatro polifunzionale.

Lucca Udinese: «Lavoro tanto per affinare la tecnica. Runjaic importante per la squadra. Il rigore di Lecce? Mi sentivo di tirarlo, ma una cosa potevamo evitare di farla…»

Le parole di Lorenzo Lucca, attaccante dell’Udinese, sulla stagione in corso, con 10 gol segnati, e il rigore controverso di Lecce

Lorenzo Lucca è a quota 10 gol con l’Udinese. E a 24 anni si può pensare ragionevolmente che sia arrivato il momento per spiccare il volo. L’attaccante bianconero si è confessato al Corriere della Sera.

LA STAGIONE DELLA CONSACRAZIONE – «Sono contento del mio rendimento e dell’aiuto che do alla squadra. Rispetto alla scorsa stagione non siamo cambiati molto a livello di organico, piuttosto come mentalità. Ma non mi sento appagato, voglio migliorare ancora».

CHI L’HA AIUTATO A CRESCERE – «Il mio preparatore, Sebastian. Del resto, non mi limito al lavoro al campo con Jordi Garcia, il preparatore atletico del club, ma mi dedico ad allenamenti extra in palestra. Oppure insieme analizziamo i dati e le statistiche. Mi aiuta anche ad affinare la tecnica».

RUNJAIC – «Ci ha dato una grande mano, eravamo reduci da una stagione durante la quale ci siamo salvati nelle ultime giornate. Ma nell’estate scorsa ci hanno raggiunto giocatori che ci hanno permesso di alzare il livello come Alexis Sanchez e Ekkelenkamp».

IL RIGORE DI LECCE – «Durante le partite c’è tanta adrenalina, io ero su di giri, in quel momento mi sono sentito di andare sul dischetto e l’ho fatto. Ho segnato e abbiamo portato a casa i tre punti».

LE SCUSE COL POST DI LUCIO CORSI – «É stata una mia idea. Poi, prima della successiva gara con il Parma, ho parlato con il mister e ci siamo chiariti. Ci siamo detti che non era successo niente e la sostituzione avvenuta a Lecce, dopo il rigore, non era una punizione. Mi ha ribadito che in caso di penalty nonostante anche io fossi rigorista, Thauvin aveva la priorità. Poi, certo, quello show di Lecce ce lo saremmo potuti evitare».

LO HA FATTO PER IL BONUS DEI 10 GOL – «No, mi sarei comportato allo stesso modo anche se fosse stato l’11° o il 12°. Volevo segnare e basta».

70 candeline per Bruno Conti: «Un solo rimpianto Liedholm un maestro e Bearzot un padre, la malattia è stata una dura battaglia, perdere i capelli…»

70 anni domani per Bruno Conti, leggenda della Roma e campione del mondo con l’Italia nel 1982: le sue parole al Messaggero

Bruno Conti domani compie 70 anni e si racconta a il Messaggero: dall’infanzia a Nettuno tra baseball e calcio, il grande amore la Roma e come vede il calcio di oggi. Di seguito le sue parole.

BRUNO CONTI BAMBINO – «Via Romana 142, Nettuno. Comincia tutto lì. Ero un irrequieto: in estate il baseball e d’inverno il calcio. Cresciuto sulla strada. Mi divertivo. Lanci con il guantone, finte e tiri col pallone».

FAMIGLIA NUMEROSA E MODESTA – «Ma c’erano calore e amore. I tre maschi dormivano in un letto, la casa non era grande. C’erano problemi, avevamo poco ma ce lo facevamo bastare. Giocavamo, c’era casino, mia madre mi rincorreva con la cucchiarella e quando papà tornava a casa la sera gli veniva presentato il conto. Un’infanzia comunque felice».

IL PRIMO PALLONE – «Giocavo con quello degli altri. Certe volte lo costruivo col cartone, o con il cuoio di un pallone bucato. Quando mi invitavano ai compleanni i ragazzi più abbienti di me, erano dolori. Inventavamo scuse per non andare: non c’erano soldi per il regalo o per cambiare i vestiti. Capirai, portavo sempre gli stessi pantaloncini, come facevo?».

SCELTA TRA BASEBALL E CALCIO – «Facevo provini nel calcio e mi scartavano perché ero piccolo, gracilino, ma non mi interessava. La prima occasione per scavallare ce l’ho avuta con il baseball. Il Santa Monica, una squadra americana, era a Nettuno in tournée. Si presentano a casa Alberto De Carolis, il presidente del Nettuno baseball, e il patron del Santa Monica. Chiesero a mio padre il permesso di portarmi negli USA. Sembrava fatto, poi papà non mi mandò. Ero troppo piccolo».

COME È ARRIVATO ALLA ROMA – «Facevo i tornei dei bar, ero un dribblomane, un bel sinistro. Tonino Trebiciani mi segnalò alla Roma dopo che andò via Herrera, che inizialmente mi aveva scartato. Avevo diciotto anni».

IL CALCIO OGGI SI BASA SUGLI ALGORITMI, NON PIÙ SULLA STRADA – «Manca il sacrificio, si vuole tutto e subito. Si pensa ai traguardi, non a costruirli pian piano. Manca la strada, è vero. Ma anche il lavoro e gente che insegni calcio in una certa maniera. Oggi i calciatori vanno via dalle giovanili prima dei 16 anni. A noi è successo solo con Scamacca. Quando tanti anni fa proponevi i primi soldi, i genitori toccavano il cielo con un dito, per i giocatori era un sogno. Un esempio è De Rossi: non vedeva l’ora di stare nella Roma».

HA MAI PENSATO DI LASCIARE LA ROMA? – «Beh, da Viola a Sensi, ci sono state occasioni per andare via: mi voleva Maradona al Napoli, anni dopo la Figc. Ma sono sempre rimasto. Il primo anno di Pallotta ebbi qualche problema. Si voleva cambiare il settore giovanile. Ho solo chiesto: “In cosa ho sbagliato? Da qui sono usciti giocatori importanti, sono state fatte tante plusvalenze”. Sono uscito e poi rientrato».

COME HA SPESO I PRIMI SOLDI GUADAGNATI NEL CALCIO – «Sotto Natale arrivò il primo stipendio, avevo una 128 usata, blu, l’ho riempita di regali per portarli a casa. Giubbotti, anelli, roba di ogni genere, per la mia famiglia. Niente, mi hanno rubato tutto prima di tornare a casa, io vivevo al Convitto di Ostia».

IL RIMPIANTO PIÙ GRANDE DA CALCIATORE – «Solo la finale di Coppa dei Campioni. Non sarebbe ricapitata e non è capitata. C’era l’arbitro svedese, si diceva che con Liedholm saremmo stati avvantaggiati, invece il loro gol fu pure irregolare. Forse ha ragione Nela, siamo arrivati all’appuntamento troppo tesi; il Liverpool scherzava e rideva, noi no».

I RIGORI SBAGLIATI IN FINALE – «Non mi sono tirato indietro, li avevo segnati in passato, Ciccio qualcuno lo aveva sbagliato. Purtroppo ci sono mancati rigoristi eccellenti. Falcao? Per il ruolo e visto che eravamo in difficoltà, forse doveva tirarlo».

RIMPIANTI NELLA VITA – «Nessuno. Ho fatto ciò che mi piaceva. Ho reso orgogliosa la mia famiglia».

COME SI DESCRIVEREBBE A UN GIOVANE CHE NON LO HA VISTO GIOCARE – «Gli parlerei della fantasia, di un calcio fatto di amore. Di un uomo che ha inseguito i sogni, che non ha avuto paura di nulla».

SI COMMUOVE ANCORA? – «Mi succede sempre, sono un piagnotto. Ho vinto il mondiale e pianto; all’addio al calcio idem. Uguale quando ascolto gli inni della Roma. E poi quando penso ad Agostino, il mio capitano. Lo avevo visto pochi giorni prima della morte, sorrideva. Non mi ero accorto di nulla. Che rimpianto».

LA MALATTIA – «Il tumore, la malattia, le cure. Ora sto bene. Ho avuto la famiglia sempre con me. Mia moglie Laura è eccezionale, al mio fianco dopo l’intervento e durante le terapie. Dico a tutti di non mollare la vita, di fare prevenzione, di volersi bene. Per fortuna una tac mi ha salvato, fatta grazie al mio medico di famiglia, il dottor Camilli. Ho visto tanta umanità in ospedale, devo ringraziare il professor Rendina del Sant’Andrea. E anche i Friedkin, che mi hanno proposto di andare a operarmi negli States. Lo sconforto ogni tanto arrivava, ma mi hanno subito rassicurato e sono stato positivo».

PERDERE I CAPELLI È STATO UN DRAMMA? – «Andavo in giro con il cappello. Come sempre, mi passavo la mano sulla testa, ma i capelli non li avevo. Per fortuna mi sono ricresciuti».

IL CALCIO A 70 ANNI – «Vedo ancora tante gare. E poi la Roma naturalmente, non si discute. Vivo grandi soddisfazioni, nell’aver visto De Rossi fare l’allenatore qui, di aver cresciuto al fianco di Totti, bella intuizione di Gildo Giannini; e oggi nel guardare Ranieri, un uomo di 73 anni, che ama il calcio e la Roma come pochi, come ho fatto io. Sta facendo cose incredibili».

SI È SEMPRE SENTITO RISPETTATO ALLA ROMA? – «Tanto, ma non sempre. A volte sono stato messo in discussione, giudicato per cose non vere. Ma non ho mai detto arrivederci e grazie. E in ogni matrimonio ci sono alti e bassi».

LIEDHOLM O BEARZOT, CHI È STATO PIÙ UN PADRE? – «Nils era un maestro. Ma il vero papà è stato Bearzot, seppe gestire una situazione difficilissima nel 1982. Oggi senti parlare di giochisti e risultatisti, ma lui era tutto e la sua umanità era un valore. La vittoria mondiale fu soprattutto sua».

Napoli, emergenza rientrata? Contro il Venezia Conte ritrova due calciatori chiave per lo sprint Scudetto

Napoli, rientra l’emergenza infortuni? Contro il Venezia Antonio Conte è pronto a riabbracciare due calciatori chiave: ci saranno domenica?

Rientra l’emergenza infortuni in casa Napoli: come riportato da la Gazzetta dello Sport, il tecnico Antonio Conte già contro il Venezia può contare sul rientro di due calciatori chiave per lo sprint finale per lo Scudetto.

Zambo Anguissa e David Neres infatti sono tornati ad allenarsi in gruppo e puntano ad una convocazione per la partita di domenica alle 12.30 contro i lagunari. Non solo loro, perchè anche Mazzocchi è sulla via del recupero: per le 10 finale, come le ha chiamate il tecnico, potrà contare sulla rosa al gran completo.

Bologna, il modello rossoblù una miniera d’oro: ecco quanto è cresciuto il valore di Castro e degli altri

Bologna, aumenta il valore della rosa rossoblù: a cominciare da Castro ecco tutti i calciatori la cui valutazione di mercato è cresciuta

Il Bologna viaggia sulle ali dell’entusiasmo con l’obiettivo di tornare in Europa per la prossima stagione e intanto sul mercato la bancarella rossoblù diventa sempre più pregiata.

Come riportato da la Gazzetta dello Sport, il valore dei calciatori rossoblù è aumentato in maniera significativa: a cominciare da Castro, acquistato per 12 milioni e che ora ne vale almeno 25. Altri rossoblù la cui valutazione è cresciuta in maniera sensibile sono Dominguez – da 4 a 12 milioni -, Odgaard da 4 a 10, Beukema, comprato a 8 milioni e che ora ne vale almeno 25 e Ferguson, il cui valore è decuplicato – 3 milioni per comprarlo, 30 milioni come valora attuale. La dirigenza intanto lavora sul mercato per cercare il futuro nuovo pezzo da aggiungere alla rosa di Italiano: occhi su Ivor Pjevic, numero dieci dell’Hajduk Spalato di appena 16 anni.

Infortunio Cuadrado, arriva l’esito degli esami dell’esterno atalantino. Condizioni e tempi di recupero

Infortunio Cuadrado, arriva l’esito degli esami per quanto riguarda l’esterno dell’Atalanta. Condizioni e tempi di recupero per il colombiano

L’unico neo di Juve Atalanta, contesto dove i nerazzurri erano riusciti a vincere addirittura per 0-4, è stato l’infortunio di Juan Cuadrado a fine primo tempo causa un risentimento muscolare al flessore destro. Oggi al Centro Bortolotti di Zingonia l’ex Inter si è sottoposto ad ulteriori esami strumentali, e il risultato è il seguente.

Juan Cuadrado ha riscontrato una lesione di primo grado della fascia del muscolo bicipite femorale destro: tre settimane di stop. Terapie per Posch, Giorgio Scalvini, Gianluca Scamacca e Kossounou.

Serie A, le designazioni della 29ª giornata: scelti gli arbitri

L’AIA ha reso note le designazioni arbitrali per la ventinovesima giornata del campionato di Serie A. Ecco tutti i dettagli in merito alle scelte

Ecco le designazioni arbitrali della 29ª giornata di Serie A da parte dell’AIA. Di seguito, gli arbitri chiamati a dirigere le partite.

GENOA – LECCE     Venerdì 14/03 h.20.45

MARESCA

SCATRAGLI – ZINGARELLI

IV:      GALIPO’

VAR:     MAZZOLENI

AVAR:       CAMPLONE

MONZA – PARMA     Sabato 15/03 h.15.00

MANGANIELLO

MONDIN – CORTESE

IV:      FERRIERI CAPUTI

VAR:     MERAVIGLIA

AVAR:       LA PENNA

UDINESE – H. VERONA     Sabato 15/03 h.15.00

AYROLDI

LO CICERO – VOTTA

IV:       PERRI

VAR:      GARIGLIO

AVAR:        MAZZOLENI

MILAN – COMO     Sabato 15/03 h.18.00

MARCHETTI

BINDONI – TEGONI

IV:     CREZZINI

VAR:     DOVERI

AVAR:     ABISSO

TORINO – EMPOLI     Sabato 15/03 h.20.45

CHIFFI

BERTI – MOKHTAR

IV:      SCATENA

VAR:     MARINI

AVAR:     DI BELLO

VENEZIA – NAPOLI       h.12.30

MARIANI

PRETI – PERROTTI

IV:     COSSO

VAR:     DI PAOLO

AVAR:      DIONISI

BOLOGNA – LAZIO     h. 15.00

COLOMBO

CECCONI – BAHRI

IV:       PERENZONI

VAR:     PATERNA

AVAR:     MERAVIGLIA

ROMA – CAGLIARI     h. 16.00

PICCININI

ROSSI C. – DI GIOIA

IV:     FELICIANI

VAR:      PEZZUTO

AVAR:       ABISSO

FIORENTINA – JUVENTUS     h. 18.00

FABBRI

PERETTI – IMPERIALE

IV:       ZUFFERLI

VAR:      LA PENNA

AVAR:      DOVERI

ATALANTA – INTER     h. 20.45

MASSA

CARBONE – MELI

IV:     SOZZA

VAR:     DI BELLO

AVAR:       MARINI

Gentile: «Trapattoni difensivista, Scirea e gli scapoli della Juve, i derby con Pulici e Graziani, l’inizio in bianconero e cosa dissi a Gianni Agnelli: vi racconto tutto»

Le parole di Claudio Gentile, ex terzino della Juve negli anni ’70 e ’80: «Eravamo un bel gruppo, specie noi scapoli; che sfide con il Torino!»

Claudio Gentile è stato il prototipo dei terzini – oggi si definiscono esterni bassi – capaci di essere contemporaneamente spietati sull’uomo e di proiettarsi in avanti. Colonna della Juve di Trapattoni, si è raccontato a La Gazzetta dello Sport.

TRAPATTONI DIFENSIVISTA – «Non hanno capito. Giocava anche con quattro attaccanti. Chiedeva solo che tutti tornassero a dare una mano in fase difensiva. Causio rientrava sempre, anche Bettega dava una mano, davanti restavano solo Anastasi o Boninsegna».

COM’ERA NEI RAPPORTI – «Pretendeva attenzione totale nelle marcature. Ognuno aveva il suo uomo. Se il tuo segnava, ti diceva: “Guarda, hai fatto un errore della miseria domenica scorsa…”. Ma ti prendeva a parte, mai umiliazioni collettive».

I COMPAGNI DI SQUADRA – «C’era un bel rapporto. Soprattutto tra noi scapoli. Io, Scirea, Tardelli e Cabrini. Sempre assieme, al cinema, al ristorante. Cabrini era quello bello, ma anche noi ci davamo da fare. Gaetano era più timido però lo abbiamo sbloccato. Andavamo al Due Mondi, pranzo e cena, e la sera spesso incontravamo quelli del Torino che frequentavano un ristorante a cinquanta metri. Ci salutavamo, ci abbracciavamo, non c’era mai odio. Era bello. Poi in campo si lottava: se entravi in area, con Cereser era dura…».

IL TORO PRINCIPALE RIVALE – «Grande squadra. Con quei due, Graziani e Pulici, straordinari. Un po’ egoisti, ma avevano il giusto egoismo di un attaccante. Li ho marcati tutti, Giordano, Chinaglia, Pruzzo, Boninsegna, anche Riva. Anzi, Gigi mi voleva al Cagliari».

GLI INIZI ALLA JUVE – «Metteva soggezione. Il primo giorno non riuscii quasi a parlare. Sentivo Bettega, Capello e gli altri, mi limitavo ad ascoltare e dicevo tra me e me: “Ma che ci faccio io qui?”. Mi hanno aiutato tutti».

LA TELEFONATA DI AGNELLI – «Che figura. La prima volta il telefono squillò alle sei e mezza, ero arrivato da poco, dormivo, presi il telefono nel sonno e dissi brusco: “Ma chi cazzo sei a quest’ora?!”. E dall’altra parte: “Sono l’Avvocato, Gentile, buongiorno”. E io: “Scuuusi, sono nuovo, non sapevo…”. Mi rassicurò e mi chiese se fossi in forma per domenica. Era così, pochi minuti e via. Una volta mi parlò di Gheddafi che aveva comprato azioni Fiat e voleva sapere di me».

Nakamura Reggina: «Vi racconto i miei anni in Italia, quando parlava Foti non lo capivo. In Giappone i tifosi sono molto diversi. Strachan mi ha definito genio, io dico questo…»

Le parole di Shunsuke Nakamura, ex numero 10 che negli anni 2000 incantò i tifosi della Reggina con i suoi calci di punizione

Un giapponese alla Reggina. Nel calcio del Duemila si è visto anche questo, con Shunsuke Nakamura a entusiasmare la Calabria con il suo talento, soprattutto nei calci di punizione. Oggi su La Gazzetta dello Sport l’ex numero 10 si racconta in una lunga intervista.

LA REGGINA IN UN FLASH – «Facile: il presidente Foti».

IL PRIMO INCONTRO – «Lo vidi per la prima volta in Giappone. Era il 2002. A un certo momento mi si avvicinò e mi mise in mano la numero dieci della Reggina. Io ero un ragazzino, la Serie A era una sorta di Eldorado… poi iniziò a parlare in italiano. Non capivo niente».

FOTI HA DETTO CHE GLI PARLO’ IN CALABRESE – «Non so, non capivo, ma fu convincente. Sono molto affezionato a lui. Ricordo riunioni in cui entrava in sala stampa o nello spogliatoio e iniziava a parlare ad alta voce. Lo faceva per spronarci. A volte succedeva anche all’intervallo».

TRE ANNI A REGGIO CALABRIA – «All’inizio strano, molto strano. Gli italiani sono diversi…».

GLI ALLENATORI A CUI ERA PIU’ LEGATO – «Bortolo Mutti eWalter Mazzarri.Il primo è stato un secondo padre, col secondo, invece, comunicavano a gesti o con scritte sui fogli, ma grazie a lui ho imparato molto. L’ho avuto nel 2004-2005, l’ultimo anno a Reggio».

L’AVVERSARIO SPECIALE – «Roberto Baggio. Il 5 ottobre 2002, al Granillo, segnai il primo gol su punizione in Serie A contro il suo Brescia. Bramavo di far vedere a un campione come lui cosa sapessi fare. A fine partita non gli chiesi la maglia per rispetto».

I TIFOSI – «Quando le cose andavano bene, eri un eroe. Uscivi in strada e ti assalivano, ti chiedevano autografi, ti offrivano caffè e ogni cosa. Era difficile perfino andare a fare la spesa al supermercato. Ne rimasi colpito. In Giappone il calcio non è lo sport più popolare, c’è anche il baseball ad esempio, mentre in Italia è questione di vita o di morte».

AL CELTIC STRACHAN DISSE CHE ERA UN GENIO – «I geni sono altri, è un po’ troppo per me. Tra Serie A, Champions e campionato scozzese avrò visto dozzine di geni».

Buongiorno: «Anema, core e Napoli, vi racconto tutto: siamo una squadra ‘cazzuta’»

Le parole di Alessandro Buongiorno, difensore del Napoli, in una lunga intervista al Mattino: «Stregato dalla città, l’azzurro nel mio destino»

Alessandro Buongiorno, si racconta in una lunga intervista al Mattino: di seguito le parole a 360° del difensore del Napoli.

ANEMA E CORE, COSA SIGNIFICA – «Dare tutto per la maglia, mettere tutto noi stessi in quello che facciamo, ogni giorno. La passione dei tifosi e il loro sostegno fanno parte del connubio perfetto, sono tutti pezzi dello stesso ingranaggio. Che deve funzionare alla perfezione».

LA COREOGRAFIA DEL MARADONA L’HA EMOZIONATA – «Mi ha fatto battere il cuore anche quando l’ho rivista, la sera alla tv. L’ennesimo esempio dell’amore dei napoletani che io avverto dal primo giorno in cui sono arrivato in questa città».

DA TORINESE, COSA L’HA STREGATA DI PIÙ DI NAPOLI – «Mi trovo meravigliosamente, sono affascinato dalla gente, dal cibo, dal clima, dal calore delle persone. Poi qui ho parenti, perché i miei nonni sono di Cardito e quindi nel mio destino, forse, c’era già scritto che avrei dovuto indossare questa maglia. Ogni giorno che passa mi trovo meglio: le persone ti danno forza in maniera costante».

SONO STATI I SUOI NONNI AD ACCOMPAGNARLA AGLI ALLENAMENTI DA PICCOLO – «Sì, come fanno tante famiglie. Ma quando andavo a scuola, fino alle superiori, ho vissuto stando praticamente sempre con loro visto che i miei genitori lavoravano».

IL SUO SGARRO CULINARIO – «La pasta e patate con la provola. Ne vado matto. È il regalo che mi concedo quando so che me lo sono meritato».

DIFFERENZE TRA TORINO E NAPOLI – «Lì potevo girare più tranquillamente, andare in un bar. Qui la passione è travolgente, non riesci a fare un passo. Ma è tutto bellissimo. D’altronde, non è che hai tutte queste forze per uscire dopo che hai fatto un allenamento il pomeriggio».

COSA FA NEL TEMPO LIBERO – «Resto a casa, faccio i puzzle. Ora ne ho uno di 1500 pezzi, quello del Tower Bridge di Londra. Poi gioco a scacchi, mi concentro con i rompicapo. E mi piacciono i giochi investigativi: appena posso scappo con Meret, Simeone e Raspadori a fare una escape room».

QUANDO INIZIA A STUDIARE L’AVVERSARIO – «Iniziamo oggi con i video, poi mi prendo dei momenti alla fine della settimana, mi faccio inviare dallo staff il materiale che mi serve. Mi piace studiare anche il modo con cui gli attaccanti vengono serviti».

CANNAVARO HA DETTO CHE LEI È UNO DEI POCHI DIFENSORI ITALIANI CHE FIUTA IL PERICOLO – «Se lo dice uno dei miei miti, non posso che esserne orgoglioso: da bambino vedevo lui, Nesta e Maldini come si muovevano in campo e provavo poi a imitarli. Mi ispiro a loro anche adesso. Vero, cerco di stare “attento”. Il difensore deve essere pessimista nella marcatura, pensare che il suo avversario può fare delle cose strepitose ogni volta».

FUORI DAL CAMPO È PESSIMISTA ANCHE NELLA VITA – «No, no. Fuori dal campo sono ottimista».

PERCHÉ DAL 2006 NESSUN DIFENSORE HA VINTO IL PALLONE D’ORO – «Perché ci si concentra sempre su quelli che i gol li fanno».

VENEZIA È UN CROCEVIA IMPORTANTE – «L’orario delle 12:30 è ostico, ma dobbiamo arrivare concentrati, con lo spirito che ci ha sempre contraddistinto. Gara dura, lo sappiamo. Ma siamo pronti».

COME DESCRIVE QUESTO NAPOLI CHE SOGNA LO SCUDETTO – «È un Napoli che ha un grande spirito, dove ognuno si mette a disposizione dei compagni, si sacrifica per l’altro. E dove tutti hanno voglia di mettersi in gioco, in discussione. E non ce n’è uno che non sia pronto a migliorarsi».

COSA CHIEDE CONTE AI SUOI DIFENSORI – «Deve difendere, impostare. Quest’anno abbiamo cambiato tanti moduli ma il mister ci ha insegnato i vari movimenti da fare, nei minimi dettagli. Per lui è importante che il difensore si adatti alle situazioni: deve saper scivolare sulla linea difensiva, marcare a uomo… e noi siamo pronti a tutto».

PREFERISCE LA DIFESA A TRE O A QUATTRO – «Io ho giocato da braccetto, da centrale, a tre e a quattro. Ho capito che l’unica cosa che conta e che fa la differenza è l’applicazione».

CON FIORENTINA E INTER ERA PIÙ A CENTROCAMPO CHE IN AREA – «Abbiamo cercato di andarli a pressare a uomo, e quindi abbiamo avuto un baricentro molto alto. E questo ci ha consentito di recuperare tanti palloni. Ovviamente più vicino è alla porta il pallone recuperato, più aumentano le possibilità di fare gol… Ma quello che conta è la grande collaborazione che c’è tra tutti noi».

PRIMO RICORDO DI UN PALLONE DA BAMBINO – «Alle elementari, io facevo nuoto ma decisi di seguire i compagni di classe all’allenamento di calcio. Volevo stare con loro. Poiché ero il più alto di tutti mi misero in porta. Ma durai poco: mia madre diceva che prendevo troppo freddo a stare fermo e l’allenatore fu costretto a spostarmi più avanti».

COSA SIGNIFICA MARADONA PER NAPOLI – «La leggenda. Un’icona che ha stravolto tutto negli anni in cui è stato qui, ha cambiato la percezione del calcio in questa città. E quella statua nello spogliatoio dello stadio fa effetto, emoziona, fa venire i brividi».

COME HA CONOSCIUTO CONTE – «Per caso. Ma ricordo anche la data esatta. Era il 6 giugno. Il mio compleanno (ride, ndr). Io ero a festeggiare in un locale con gli amici e lui si avvicinò per parlarmi. Ne sono rimasto colpito subito. E da allora abbiamo iniziato a sentirci spesso per parlare del Napoli, a scambiarci messaggi».

PERCHÉ HA DECISO DI ANDARE ALL’UNIVERSITÀ – «Mi sono diplomato al liceo pubblico, tra enormi fatiche perché già giocavo a tempo pieno. Peraltro, pure con un bel voto alla maturità, 86. Allora mi sono preso un anno sabbatico ma in quei mesi di pomeriggi liberi, quando ero a Carpi, mi sembrava di buttare via il mio tempo per giocare alla Playstation. E allora è scattata la molla: anche perché ho notato che grazie allo studio, ai libri, migliorava il mio rendimento e apprendimento sul campo e fuori».

COME SI IMMAGINA TRA VENT’ANNI – «Penso che resterò nel mondo del calcio».

UN AGGETTIVO PER QUESTO NAPOLI – «Mi piace dire “cazzuto”, ovvero tenace, determinato. Ecco, non molliamo mai. Questo è il Napoli».

Fiorentina Panathinaikos, Massimo Orlando: «Palladino deve dire queste cose ai giocatori. Gudmundsson in campo e attenzione a un loro giocatore, ha esperienza»

Fiorentina, le parole di Massimo Orlando in vista del ritorno di Conference League contro il Panathinaikos e cosa serve per ribaltare il risultato

Massimo Orlando è stato un talentuoso giocatore della Fiorentina. Su La Gazzetta dello Sport fornisce un’analisi della situazione in casa viola, con la squadra chiamata giovedì a ribaltare il 3-2 incassato in Conference League dai greci del Panathinaikos.

COSA DEVE DIRE PALLADINO AI GIOCATORI – «Direi “Ci giochiamo la stagione, siamo tutti in discussione e abbiamo tutti da perdere, non soltanto io. Quindi compatti e fuori le idee”. Poi sul campo chiederei un gioco diverso con palla a terra e non con i soliti palloni lunghi per poi sperare nell’inserimento di Kean o di Gosens che è molto abile in questo».

QUALE ATTACCO SCHIERARE – «Non rinuncerei a Beltran che ti offre anche copertura, però metterei pure Gudmundsson che, quando si avvicina a Kean come ha dimostrato a Napoli, vede la porta e dà dinamismo. L’importante poi è che ci siano Adli e Fagioli a centrocampo. La Viola dovrà fare attenzione soprattutto a Djuricic, generoso e d’esperienza. La Fiorentina é comunque superiore come organico e se andrà fuori, non me lo saprei spiegare».

Lazio Viktoria Plzen, Rambaudi: «Passare il turno senza pensare alla finale. C’è un motivo preciso che impedisce di fare molti gol. Rovella in Italia è il numero 1»

Lazio, le parole dell’ex Roberto Rambaudi in vista del ritorno degli ottavi di finale di Europa League contro il Viktoria Plzen

Ex giocatore della Lazio, Roberto Rambaudi su La Gazzetta dello Sport affronta il tema degli ottavi di ritorno di Europa League della squadra guidata da Marco Baroni. Con il Viktoria Plzen si parte dal 2-1 guadagnato in extremis in casa loro.

IL SIGNIFICATO DI ARRIVARE AI QUARTI – «Valorizzerebbe il percorso che sta facendo. Ha vinto il girone e si è messa nelle condizioni di avere un tabellone favorevole. Vincere anche il primo turno a eliminazione diretta darebbe alla squadra più certezze. La Lazio ha l’obbligo di migliorare di gara in gara. Senza pensare a lungo termine per non perdere la concentrazione sulle singole gare. La squadra sta crescendo proprio perché pensa a fare un passo per volta. Soltanto in semifinale sarà giusto pensare già alla finale. Ora è presto».

IL MOMENTO DELLA LAZIO – «Si sta dimostrando squadra. Nelle difficoltà la Lazio fa partite serie. Rischia e concede poco. Non ha realizzato molti gol, ma solo per la mancanza di qualità in attacco dovuta alle assenze. Castellanos, Rovella e Nuno Tavares sono il 30%della squadra. Giocare senza di loro, contro l’Udinese non era semplice. Rovella nel suo ruolo è il numero uno in Italia, la sua assenza si fa sentire».

Athletic Bilbao Roma, Giannini: «Ranieri ha riportato la squadra al valore giusto. Giovedì per passare bisogna fare questo»

Le parole di Giuseppe Giannini, ex calciatore della Roma, in vista del ritorno di Europa League contro l’Athletic Bilbao

Roma giallorossa è in fibrillazione per la gara di ritorno con l’Athletic Bilbao che può portare la squadra ai quarti di Europa League. Si parte dal 2-1 a favore e su La Gazzetta dello Sport Giuseppe Giannini propone questa lettura.

LA SITUAZIONE – «Mi aspettavo che Ranieri portasse l’esperienza e questa serenità, grazie a quella poi pure i giocatori sono tornati sui loro valori. La vittoria nel derby ha dato la spinta a tutti a credere che la stagione non fosse finita. La Roma ha una squadra valida e un allenatore importante, ha ancora tanto da dire».

COSA FARE A BILBAO – «All’andata si è visto che la Roma ha valori più alti. La vittoria è arrivata all’ultimo secondo, ma la squadra ha avuto molte più occasioni. Il San Mames è uno stadio caldissimo, ma questi ambienti esaltano i campioni e Ranieri ne ha di più rispetto all’Athletic. Penso che la Roma non debba giocare una gara a difesa del vantaggio dell’andata e non lo farà, il tecnico pretende personalità».

Milan, sprint per il nuovo allenatore: il progetto lo convince – per lui la squadra può già vincere lo Scudetto

Milan, si lavora per il nuovo allenatore e il nome prescelto sembra convinto: con pochi acquisti mirati è già da Scudetto

Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, il Milan ha già individuato l’allenatore della prossima stagione: Max Allegri. Il tecnico livornese ex Juve è in pole rispetto ad altri pretendenti ed è carico e voglioso di rientrare dopo un anno di stop e vede nel Milan la piazza ideale per rilanciarsi dopo il divorzio turbolento con i bianconeri.

Non solo per la conoscenza dell’ambiente che ha già allenato dal 2010 al gennaio 2014, ma anche per una situazione economica florida a differenza di quella alla Juve, e nonostante la probabile assenza della Champions League, ma soprattutto per una rosa forte che Allegri ritiene da scudetto con pochi acquisti mirati. La strada del grande ritorno è tracciata.

Juve, Andrea Agnelli pronto a tornare al comando della squadra: l’indiscrezione e i possibili scenari

Andrea Agnelli è pronto a tornare al comando della Juve? L’ex presidente potrebbe subentrare al cugino: gli ostacoli e gli scenari

Andrea Agnelli potrebbe tornare al comando della Juve. Dopo la squalifica e l’allontanamento per la vicenda plusvalenze, come riportato dal Corriere dello Sport, l’ex presidente sarebbe pronto a tornare al vertice del mondo bianconero. Exor, Holding della famiglia Agnell, è l’attuale azionista di maggioranza con il 65,4% delle quote e il 78,9% dei diritti di voto e da tempo ormai non considera più la squadra una partecipazione strategica e il club rappresenta un onere economico.

Cedere la squadra, da sempre legata alla famiglia Agnelli, a terzi non è un opzione che piace a John Elkann e per questo motivo il ritorno del cugino permetterebbe a Exor di sganciarsi in parte dalla squadra, ma mantenendo la proprietà in famiglia. Si tratta di una trattativa – al momento ne smentita ne confermata – che presenta ostacoli e possibili scenari differenti. La Juve è quotata in Borsa, quindi qualsiasi operazione deve rispettare i diritti degli azionisti di minoranza. Il valore attuale del club è di circa 1,15 miliardi di euro, con la quota di Exor che vale circa 752 milioni, senza contare un eventuale premio di controllo. Andrea Agnelli difficilmente potrebbe affrontare l’acquisto da solo, quindi potrebbe contare su un gruppo di investitori, possibilmente con il supporto di fondi americani, già molto attivi nel calcio europeo e italiano. Se Agnelli o un gruppo di investitori dovessero acquistare almeno il 30% delle azioni, sarebbero obbligati per legge a lanciare un’OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) totalitaria, che potrebbe rendere l’operazione molto più costosa. Un’alternativa potrebbe essere mantenere Exor come azionista di minoranza, evitando il superamento del 30%, ma la Consob potrebbe comunque imporre l’OPA se rilevasse un coordinamento tra i principali soci.

Champions League, il Lille cerca il colpaccio: dopo il pareggio in Germania l’obiettivo è eliminare il Borussia

Champions League, questa sera il Lille in campo contro il Borussia Dortmund: i francesi sognano di proseguire la loro incredibile stagione europea

Il Lille continua a sognare: la squadra di Genesio è tra le principali sorprese di questa Champions League: ha eliminato il Fenerbahce di Mourinho ai preliminari, nel girone unico ha battuto le due madrilene, pareggiato con la Juve ed è arrivata tra le prime 8. Contro il Borussia Dortmund ha pareggiato all’andata 1-1 e ora tra le mura amiche sogna di eliminare la finalista della scorsa stagione.

Il Borussia Dortmund non sta vivendo la sua stagione più facile: in campionato è lontana non solo dal Bayern Monaco, ma anche dalla zona Europea. Dopo l’esonero di Sahin è arrivato Niko Kovac e, se da una parte sono arrivati agli ottavi, in Germania la squadra vive ancora tra molti bassi e alcuni alti. I gialloneri, reduci dal ko per 1-0 contro l’Augsburg, questa sera ritrovano Guirassy, che può essere l’arma in più.

Champions League, le prime pagine spagnole per il derby di Madrid: i colchoneros si affida ai tifosi per la rimonta, dubbi Mbappé per le Merengues

Champions League, questa sera la sfida Atletico Real Madrid: i colchoneros si affidano al fattore campo e alla garra del Cholo; il Real con il dubbio Mbappé

Questa sera al Wanda Metropolitano Atletico e Real Madrid si giocano il passaggio ai quarti di Champions League: gli occhi del mondo sul derby madrileno dopo lo spettacolo dell’andata, che ha visto trionfare le Merengues per 2-1: un vantaggio minimo che tiene accese le speranze dei Colchoneros.

Simeone si affida al fattore campo e al calore dei tifosi per cercare l’impresa. La squadra di Ancelotti invece si fa forte della sua esperienza e alla ‘mistica‘ dei blancos quando sente le note della Champions League. Per il tecnico italiano un solo dubbio di formazione: Mbappé non è al 100% della condizione, la decisione se schierarlo titolare o lasciarlo in panchina sarà presa solo a pochi minuti dal calcio d’inizio.

Lille-Borussia Dortmund: dove vederla, orario e probabili formazioni

Allo Stade Pierre Mauroy la sfida di Champions League tra Lille-Borussia Dortmund: le ultimissime di formazioni con orario e dove vederla in tv

Allo Stade Pierre Mauroy di Lille si giocherà la gara valevole per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League tra Borussia Dortmund-Lille. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Lilla (4-4-2): Chevalier; Meunier, Diakité, Alexsandro Ribeiro, Gudmundsson; Mukau, Bouaddi, André, Haraldsson; David, Akpom. Allenatore: Genesio.

Borussia Dortmund (4-2-3-1): Kobel; Ryerson, Emre Can, Schlotterbeck, Svensson; Sabitzer, Groß; Adeyemi, Brandt, Bynoe-Gittens; Guirassy. Allenatore: Kovac.

Orario e dove vederla in tv

Lille-Borussia Dortmund si gioca alle ore 18:45 di mercoledì 12 marzo per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Verrà trasmessa in diretta in esclusiva su Sky Sport (caale 254). In streaming sarà disponibile anche su Sky Go e Now Tv.

Atletico Madrid-Real Madrid: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Wanda Metropolitano la sfida di Champions League tra Atletico Madrid-Real Madrid: le ultimissime di formazioni con orario e dove vederla in tv

Al Wanda Metropolitano di Madrid si giocherà la gara valevole per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League tra Atletico Madrid-Real Madrid. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

ATLETICO MADRID (4-4-2): Oblak; Llorente, Gimenez, Lenglet, Javi Galan; G. Simeone, De Paul, Barrios, Lino; Griezmann, Alvarez. All. D. Simeone.

REAL MADRID (4-3-3): Courtois; Valverde, Asencio, Rudiger, Mendy; Camavinga, Tchouameni, Bellingham; Rodrygo, Mbappé, Vinicius Junior. All. Ancelotti.

Orario e dove vederla in tv

Atletico Madrid-Real Madrid si gioca alle ore 21:00 di mercoledì 12 marzo per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League. Verrà trasmessa in diretta in esclusiva su Prime Video. Il match è disponibile sull’app, scaricabile sia su smart tv oltre che su console di gioco (Xbox e PlayStation) e dispositivi come Google Chromecast, Amazon Fire TV Stick e TIMVISION Box.

Barcellona, Raphinha e Yamal regalano ai quarti di finale: doppietta del brasiliano, gol e assist del baby fenomeno – FOTO

Barcellona, Lamine Yamal e Raphinha incantano e trascinano i blaugrana alla vittoria con il Benfica e al passaggio ai quarti di Champions League

Il Barcellona è stata la prima squadra a passare ai quarti di finale di Champions League. Alle 18.45 contro il Benfica i blaugrana vincono con un 3-1 ben diverso dalle sofferenze dell’andata: in 11 contro 11 la squadra di Flick si diverte e diverte i tifosi in una gara dove la luce la accendono Raphinha e Lamine Yamal.

Il primo gol del brasiliano arriva con una conclusione al volo su un assist del giovanissimo talento spagnolo, che ubriaca di dribbling i portoghesi e serve in mezzo con un tocco bellissimo. Raddoppio a firma Yamal, con un tiro a giro da applausi. Chiude la sfida – per il Benfica il gol del momentaneo 1-1 lo firma Otamendi – ancora il brasiliano, che chiude con un diagonale chirurgico il bel contropiede portato avanti da Balde.

Champions League, un super Donnarumma ad Anfield para due rigori e il PSG passa ai quarti – FOTO

Champions League: Donnarumma grande protagonista nella vittoria del PSG: ai calci di rigore ne para due, i francesi eliminano il Liverpool

Il primo colpo di scena degli ottavi di Champions League è l’eliminazione del Liverpool da parte del PSG: i francesi dopo la sconfitta all’andata al Parco dei Principi sbancano Anfield Road ai calci di rigori dopo l’1-0 dei tempi regolamentari firmato da Dembelé. Dal dischetto i parigini fanno l’en plein, mentre i Reds si trovano davanti ad un super Donnarumma, che come a Wembley contro l’Inghilterra ne para due. Prima pagina de L’Equipe tutta per l’ex Milan:

«Supereroi – In una grande serata europea, i parigini hanno dominato il Liverpool ad Anfield e hanno strappato la vittoria grazie al loro portiere, Gianluigi Donnarumma, decisivo ai calci di rigore»

Ed ecco invece i voti dei quotidiani italiani:

LA GAZZETTA DELLO SPORT 9 – «È l’eroe del trionfo, con i due rigori parati. Insuperabile, come lo era stato anche nella ripresa».

TUTTOSPORT 8.5 – «Eroe della serata con due rigori parati. Anche quelli solitamente più critici contro Gigio devono ammettere l’evidenza: ad Anfield non ha sbagliato praticamente nulla».

Inter, ora c’è il Bayern Monaco: tra il ricordo del Triplete e la minaccia Harry Kane

Champions League, il Bayern Monaco è la prossima avversaria dell’Inter: tra il ricordo del triplete e la minaccia dell’uragano Kane

Eliminato il Feyenoord il prossimo ostacolo nella Champions League dell’Inter è il Bayern Monaco: i bavaresi hanno eliminato il Bayer Leverkusen in una sfida tutta tedesca e arrivano ai quarti di finale, dove si ripropone la sfida tanto cara ai tifosi nerazzurri: 9 precedenti e 5 vittorie tedesche, ma il pensiero va alla finale di Madrid del 2010 e al Triplete.

Grande trascinatore della squadra di Kompany è Harry Kane: l’inglese dopo la doppietta all’andata firma il gol del vantaggio nel ritorno (10 reti in questa Champions). É lui, come riportato da la Gazzetta dello Sport, l’arma in più dei bavaresi, specie per la sua capacità di essere presente sempre nel cuore dell’azione: lo si trova nella trequarti a lanciare gli esterni e poi a concludere in area sul cross. L’inglese, Olise Musiala e Sané i principali pericoli per i nerazzurri, mentre la difesa spesso è distratta: sugli esterni, specie a destra, è vulnerabile e davanti ad un Neuer che paga l’età che avanza, non sempre i centrali sono al 100% della concentrazione. In Bundesliga dopo un anno a secco viaggiano filati verso il titolo con un saldo +8 sul Leverkusen.

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