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Lazio, mercato invernale nel mirino: Lotito studia il piano per rilanciare i biancocelesti

Lazio, mercato invernale nel mirino della società: il presidente Claudio Lotito studia il piano per rilanciare i biancocelesti

Dopo un’estate segnata da un blocco totale delle operazioni, la SS Lazio guarda già con decisione alla finestra di calciomercato invernale. Nei mesi scorsi il club non ha potuto né acquistare né cedere giocatori — eccezion fatta per la partenza di Ismaël Tchaouna, attaccante francese classe 2003 ceduto al Burnley — a causa dell’impossibilità di sostituire eventuali uscite. Una situazione che ha frenato le mosse del direttore sportivo e che la società non vuole rivivere.

La strategia fuori dal campo Per evitare di operare a saldo zero, la dirigenza guidata da Claudio Lotito sta lavorando a un’operazione extra-sportiva: la chiusura di un accordo di sponsorizzazione. Secondo La Repubblica, i contatti con una tech company internazionale sono ormai in fase avanzata. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati incontri e scambi di documenti, con l’obiettivo di arrivare alla firma entro poche settimane.

Un nuovo sponsor garantirebbe liquidità immediata, consentendo di rinforzare la rosa a disposizione di Maurizio Sarri, arrivato in estate per dare una nuova identità tattica alla squadra dopo l’era Baroni.

Le possibili mosse di mercato Con un budget sbloccato, la Lazio potrebbe intervenire in più reparti. Le priorità:

  • un centrocampista di qualità da affiancare a Zaccagni, leader tecnico della squadra
  • un esterno offensivo in grado di alternarsi con Pedro
  • possibile anche l’arrivo di un difensore centrale per ampliare le rotazioni

Un accordo che vale doppio In un calcio sempre più condizionato da vincoli economici e fair play finanziario, attrarre sponsor di alto profilo è cruciale per restare competitivi. Per Lotito, chiudere questa trattativa significherebbe non solo garantire rinforzi a gennaio, ma anche consolidare la stabilità economica del club nel medio periodo.

Se la firma arriverà nei tempi previsti, i tifosi biancocelesti potranno guardare con rinnovato ottimismo alla sessione invernale, sognando innesti mirati per inseguire gli obiettivi in Serie A ed Europa League.

Mercato Milan: il caso Maignan e l’ipotesi Suzuki, la trattativa mai decollata. I retroscena

Mercato Milan: il caso Mike Maignan e l’ipotesi Suzuki, la trattativa mai decollata. I retroscena della trattativa

Il calciomercato estivo del Milan ha vissuto momenti di forte incertezza, in particolare per quanto riguarda il ruolo del portiere. Come rivelato dal giornalista Matteo Moretto in un video sul canale YouTube di Fabrizio Romano, il futuro di Mike Maignan – estremo difensore francese classe 1995, punto fermo della nazionale e tra i migliori portieri della Serie A – è stato a lungo in bilico.

L’offerta del Chelsea e la risposta del Milan

Durante la sessione estiva, il Chelsea ha presentato un’offerta ufficiale per Maignan. La proposta, stimata tra i 15 e i 21 milioni di euro, è stata però giudicata insufficiente dalla dirigenza rossonera, che valutava il giocatore intorno ai 23-24 milioni. Questa mossa ha comunque spinto il Milan a esplorare il mercato alla ricerca di un possibile sostituto, nel timore di una partenza del proprio numero uno.

L’idea Wataru Suzuki

Tra i nomi presi in considerazione è emerso quello di Wataru Suzuki, portiere giapponese del Parma, classe 1998, protagonista di ottime prestazioni in Serie B e poi in Serie A. Secondo Moretto, Suzuki non era un’idea isolata, ma parte di una lista ristretta di profili valutati con attenzione. Il suo nome era particolarmente apprezzato da Antonio Conte, allenatore del Napoli e tecnico campione d’Italia con Inter e Juventus, che lo aveva inserito in cima alla sua lista per il ruolo di secondo portiere, insieme a Vanja Milinković-Savić del Torino.

Trattativa mai concretizzata

Nonostante l’interesse di Milan e Napoli, la trattativa per Suzuki non è mai decollata. Il Parma ha mantenuto una valutazione molto alta, con richieste che secondo alcune fonti oscillavano tra i 20 e i 45 milioni di euro. Inoltre, lo stesso giocatore non ha mai manifestato apertamente la volontà di lasciare il club emiliano, dove è considerato un pilastro della squadra.

Alla fine, Mike Maignan è rimasto a difendere i pali del Milan, mentre Wataru Suzuki ha proseguito la sua avventura al Parma. Una vicenda di mercato che, pur non essendosi concretizzata, ha mostrato come le strategie dei club possano cambiare rapidamente di fronte a offerte e opportunità, lasciando aperti scenari interessanti per le prossime sessioni.

Calhanoglu, il Galatasaray adesso ci riprova: l’Inter fa muro ma la situazione…

Calhanoglu, il Galatasaray adesso ci riprova: l’Inter fa muro ma la situazione… Tutti gli aggiornamenti

La recente presenza con la Nazionale turca ha riacceso l’attenzione sul futuro di Hakan Calhanoglu, regista classe 1994 e leader tecnico dell’Inter guidata da Cristian Chivu, ex difensore rumeno e oggi allenatore nerazzurro. Capitano della Turchia e punto di riferimento del centrocampo interista, Calhanoglu era già stato al centro di voci di mercato a inizio estate, quando il Galatasaray aveva manifestato un forte interesse per riportarlo in patria.

Secondo quanto riportato dal portale turco Sporx, il club di Istanbul starebbe valutando un nuovo assalto in questi ultimi giorni di mercato nazionale, che in Turchia chiuderà il 12 settembre. L’offerta ipotizzata sarebbe di circa 10 milioni di euro, cifra però lontanissima dalle richieste dell’Inter, che valuta il giocatore non meno di 30 milioni.

Inter irremovibile: Calhanoglu resta a Milano

La posizione della dirigenza nerazzurra è chiara: Calhanoglu è considerato un elemento imprescindibile per equilibrio e qualità. Chivu lo vede come pedina fondamentale sia nel collaudato 3-5-2 sia nelle nuove soluzioni tattiche sperimentate in queste settimane. Con il mercato italiano ormai chiuso, non ci sarebbero i tempi per individuare un sostituto all’altezza, motivo per cui l’Inter non ha alcuna intenzione di cederlo.

Le strategie del Galatasaray: gennaio o estate

Un rifiuto immediato non scoraggerebbe comunque il Galatasaray, pronto a tornare alla carica a gennaio, quando il mercato riaprirà anche in Italia. Se l’operazione non dovesse concretizzarsi in inverno, i turchi potrebbero riprovarci la prossima estate, confidando in un possibile cambio di strategia da parte dell’Inter.

Un leader tecnico e carismatico

Con un contratto ancora lungo e la piena fiducia dell’allenatore, Calhanoglu — ex Milan, noto per la sua visione di gioco e la precisione nei calci piazzati — resta al centro del progetto nerazzurro. Per il Galatasaray, al momento, non resta che coltivare la speranza di riportare un giorno il capitano della Turchia a vestire la maglia giallorossa.

Sampdoria, che affare Barak! Il trequartista è pronto a rilanciare l’attacco blucerchiato e Donati…

Sampdoria, che colpo Barak! Il trequartista è pronto a rilanciare l’attacco blucerchiato e ora il tecnico Donati punta su di lui

La Sampdoria punta forte su Antonin Barak, trequartista ceco classe 1994, arrivato in prestito dalla Fiorentina nell’ultimo giorno di calciomercato estivo. L’ex Verona e Udinese, noto per la sua fisicità (1,90 m), la visione di gioco e l’abilità negli inserimenti, è stato accolto con entusiasmo dai tifosi e dall’ambiente blucerchiato. La società vede in lui il profilo ideale per dare nuova linfa alla fase offensiva e per alzare il tasso tecnico della squadra in Serie B.

Impatto immediato in allenamento

Come riportato da La Repubblica, Barak ha impressionato fin dai primi allenamenti a Bogliasco. Il centrocampista offensivo ha mostrato professionalità, qualità tecniche e una spiccata capacità di integrarsi rapidamente nel gruppo. La sua presenza ha portato energia e motivazione, spingendo i compagni ad alzare l’intensità delle sedute. L’obiettivo è che queste sensazioni positive si traducano in prestazioni decisive già dalle prossime partite.

Le incognite su ritmo e condizione fisica

Nonostante l’impatto iniziale, restano alcune incognite. Barak, reduce da un periodo con pochi minuti in campo alla Fiorentina, deve ritrovare il ritmo partita e la brillantezza atletica necessari per affrontare un campionato impegnativo come la Serie B. La categoria, infatti, richiede intensità, dinamismo e continuità, aspetti su cui il giocatore dovrà lavorare per tornare al top.

Il ruolo di mister Donati

Il tecnico Andrea Donati, alla guida della Sampdoria con l’obiettivo di riportarla in Serie A, avrà il compito di inserire Barak nei meccanismi tattici e di gestirne il recupero fisico. La sua esperienza sarà fondamentale per sfruttare al meglio le qualità del trequartista, che può agire sia dietro le punte sia come mezzala offensiva.

L’attesa dei tifosi

La tifoseria blucerchiata, pur consapevole delle sfide legate alla condizione del giocatore, attende con impazienza il debutto ufficiale di Barak. La speranza è che il ceco possa diventare il leader tecnico della squadra e contribuire in maniera decisiva alla corsa verso le zone alte della classifica.

Con il suo arrivo, la Sampdoria manda un segnale chiaro: la volontà di alzare il livello qualitativo e di puntare su giocatori in grado di fare la differenza. Ora la parola passa al campo.

Tottenham, l’era Daniel Levy si chiude dopo 25 anni: il bilancio e gli acquisti migliori

Tottenham, l’era di Daniel Levy si chiude dopo 25 anni: ecco il bilancio e gli acquisti migliori della sua lunga permanenza

È arrivata ieri sera l’ufficialità: Daniel Levy lascia la presidenza esecutiva del Tottenham Hotspur dopo quasi un quarto di secolo alla guida del club. Un’uscita di scena che segna la fine di un’era per gli Spurs, caratterizzata da trasformazioni profonde ma anche da una cronica mancanza di trofei.

Un presidente divisivo ma determinante

Nominato nel 2001, Levy ha guidato il Tottenham attraverso un periodo di grande instabilità tecnica: 12 allenatori esonerati in 25 anni, a fronte di 16 semifinali e 7 finali raggiunte, oltre alla recente Supercoppa UEFA. Tuttavia, il palmarès resta scarno, un aspetto che molti tifosi non hanno mancato di sottolineare.

Sul piano gestionale, però, il bilancio è ben diverso: sotto la sua leadership, il club ha partecipato alle competizioni europee in 18 delle ultime 20 stagioni, consolidandosi come una delle realtà calcistiche più riconosciute a livello globale. “Sono incredibilmente orgoglioso del lavoro svolto insieme al team dirigenziale e a tutti i nostri dipendenti. Abbiamo trasformato questo club in un colosso mondiale che compete ai massimi livelli”, ha dichiarato Levy nel suo messaggio di addio.

I grandi campioni dell’era Levy

Durante la sua presidenza, Levy ha portato a Londra giocatori destinati a lasciare un segno indelebile:

  • Gareth Bale – Arrivato dal Southampton nel 2007 per circa 10 milioni di sterline, l’esterno gallese è esploso al Tottenham diventando uno dei giocatori più forti al mondo, prima del trasferimento record al Real Madrid.
  • Son Heung-min – L’attaccante sudcoreano, acquistato dal Bayer Leverkusen nel 2013, ha collezionato oltre 450 presenze e 170 gol, diventando una bandiera del club e uno dei volti più amati dai tifosi.
  • Luka Modrić – Il centrocampista croato, prelevato dalla Dinamo Zagabria nel 2008, ha mostrato il suo talento in Premier League prima di passare al Real Madrid nel 2012 per 30 milioni di sterline, vincendo poi il Pallone d’Oro.
  • Jermain Defoe – Storico bomber inglese, autore di gol pesanti in più stagioni.
  • Jan Vertonghen – Difensore belga di grande affidabilità, colonna della retroguardia per otto anni.

Un’eredità complessa

L’addio di Daniel Levy lascia un Tottenham solido dal punto di vista economico e strutturale, con uno stadio all’avanguardia e un brand globale. Resta però aperta la sfida più grande: trasformare questa solidità in successi concreti sul campo.

Juventus, il futuro di Dusan Vlahovic: rinnovo in vista per il bomber serbo? Gli aggiornamenti

Juventus, il futuro di Dusan Vlahovic: rinnovo in vista per il bomber serbo? Tutti gli aggiornamenti sui bianconeri

Dusan Vlahovic, centravanti classe 2000 e punto di riferimento dell’attacco bianconero, è rimasto a Torino anche dopo l’ultima sessione di mercato. La sua permanenza riapre inevitabilmente il capitolo rinnovo con la Juventus, che ora dovrà valutare con attenzione il futuro del suo numero 9. L’obiettivo della dirigenza è chiaro: capire se esistano le condizioni per prolungare l’attuale contratto, in scadenza nel 2026, ed evitare così il rischio di perderlo a parametro zero.

Secondo gli addetti ai lavori, tutte le opzioni restano aperte. La decisione dipenderà sia dalle prestazioni di Vlahovic sul campo, sia dalla disponibilità del giocatore e del suo entourage a sedersi al tavolo delle trattative.

Il peso della stagione in corso

Il rendimento del bomber serbo sarà determinante. Ogni gol, assist o giocata decisiva influenzerà le strategie di mercato della Juventus e le valutazioni della dirigenza. La società, guidata dal direttore generale Comolli, monitorerà con attenzione l’andamento del giocatore, valutando se confermare la fiducia riposta in lui sia la scelta migliore per il progetto tecnico.

Parallelamente, Vlahovic e i suoi agenti dovranno considerare la proposta economica, la durata del nuovo accordo e le eventuali clausole contrattuali. Con una stagione lunga e ricca di impegni tra Serie A, Coppa Italia e competizioni europee, ci sarà tempo per ragionare con calma. Tuttavia, un rinnovo anticipato potrebbe dare stabilità all’attacco e consolidare il progetto bianconero.

Un simbolo per i tifosi

Oltre al valore tecnico, Vlahovic rappresenta un simbolo per la tifoseria juventina. La sua presenza in campo incarna la determinazione e l’ambizione della squadra. Secondo quanto riportato da Tuttomercatoweb, il dialogo per il rinnovo potrebbe entrare nel vivo nei prossimi mesi, con diverse ipotesi sul tavolo: dall’adeguamento economico, a bonus legati a gol e presenze, fino a clausole specifiche per tutelare entrambe le parti.

La stagione in corso sarà quindi decisiva per capire quale direzione prenderà la Vecchia Signora con il suo attaccante di punta. Una cosa è certa: il futuro di Dusan Vlahovic sarà uno dei temi caldi del mercato bianconero nei prossimi mesi.

Inter, parla Javier Zanetti: «Ronaldo? La parola Fenomeno lo definisce. E’ stato il colpo più importante dell’era Moratti. Il più simpatico? Maicon»

Inter, Javier Zanetti: «Ronaldo? ‘Fenomeno’ lo definisce. E’ stato il colpo più importante di Moratti. Il più simpatico? Maicon». Le parole

In occasione del trentesimo anniversario dal suo arrivo all’Inter, Javier Zanetti, storico capitano e oggi vicepresidente del club nerazzurro, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai canali ufficiali della società. Un momento speciale per ripercorrere tre decenni di carriera e di vita a tinte nerazzurre, tra compagni indimenticabili e allenatori che hanno segnato la sua storia.

Arrivato a Milano nel 1995 dal Banfield, Zanetti è diventato un simbolo dell’Inter e del calcio mondiale, collezionando 858 presenze ufficiali e vincendo, tra gli altri, cinque scudetti, quattro Coppe Italia e la storica Champions League del 2010. Nel corso dell’intervista, l’ex numero 4 ha ricordato alcuni momenti indimenticabili:

RONALDO – «La parola Fenomeno lo definisce. Quello che faceva anche in allenamento era sorprendente ogni giorno. Era simpatico, positivo e averlo con te era un vantaggio. Le stagioni fatte insieme abbiamo visto il miglior Ronaldo, era nella piena maturità. E’ stato il colpo più importante dell’era Moratti».

ALLENATORE CHE LE HA LASCIATO DI PIU’ – «Allenatori ne ho avuti tanti… Ricordo Bianchi, appena arrivato, mi chiamò in camera e mi chiese dove avrei preferito giocare. Mi sorprese l’approccio, mi accolse con un sigaro e un mazzo di carte. Poi Simoni, resterà un padre per noi. E Mourinho per la metodologia di lavoro che non conoscevamo. Non eravamo certi dei risultati all’inizio…».

COMPAGNI PIU’ SIMPATICI – «In camera sempre Cordoba, prima Djorkaeff e Zamorano. Il più simpatico però Maicon. Faceva cose e gesti coi tifosi che sorprendevano, per simpatia».

L’intervista si è conclusa con uno sguardo al futuro: il vicepresidente ha ribadito il suo impegno nel progetto Inter, con l’obiettivo di trasmettere ai giovani la cultura del lavoro, del rispetto e dell’amore per la maglia.

Con questa celebrazione, l’Inter e i suoi tifosi hanno reso omaggio non solo a un campione in campo, ma a un ambasciatore dei valori nerazzurri nel mondo.

Fiorentina, il caso Infantino: futuro ancora incerto per il centrocampista argentino

Fiorentina, il caso Infantino: futuro ancora incerto per il centrocampista argentino. Agenti al lavoro per soluzioni estere

La sessione estiva di calciomercato si è chiusa, ma in casa ACF Fiorentina restano ancora alcune situazioni irrisolte. Una delle più delicate riguarda Gino Infantino, centrocampista argentino classe 2003, rientrato a Firenze dopo il prestito della scorsa stagione all’Al Ain negli Emirati Arabi Uniti.

Nonostante il ritorno in maglia viola, il giovane talento sudamericano non è stato inserito in nessuna delle due liste ufficiali consegnate dall’allenatore Stefano Pioli – tecnico emiliano ex Milan noto per la sua attenzione alla disciplina tattica – né per la Serie A né per le competizioni UEFA. Una scelta che conferma come il futuro del giocatore sia ancora tutto da scrivere.

Durante l’estate, Infantino è stato al centro di diverse trattative di mercato. Tuttavia, nessuna di queste ha portato a un’offerta concreta, lasciando il calciatore in una sorta di limbo tecnico e contrattuale.

Allenamenti separati e mercato ancora aperto

Secondo quanto riportato da FirenzeViola.it, in questi giorni il centrocampista continua ad allenarsi in maniera individuale al Viola Park, il moderno centro sportivo della Fiorentina. Una decisione presa in attesa di sviluppi, mentre il suo entourage lavora per trovare una nuova destinazione.

Le possibilità non mancano: in Arabia Saudita il mercato chiuderà l’11 settembre, ma restano aperte anche le piste che portano a campionati come Grecia, Russia, Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Tutti tornei che potrebbero garantire a Infantino minuti in campo e continuità, elementi fondamentali per la crescita di un giocatore ancora giovane e in cerca di affermazione.

Un talento in cerca di rilancio

Arrivato in Italia con la fama di promessa del calcio argentino, Gino Infantino ha mostrato buone qualità tecniche e visione di gioco, ma non è ancora riuscito a imporsi stabilmente nel calcio europeo. La sua situazione attuale rappresenta un banco di prova importante: trovare la giusta squadra potrebbe rilanciarne la carriera e permettergli di esprimere appieno il proprio potenziale.

La Fiorentina, dal canto suo, resta in attesa di sviluppi, consapevole che una cessione in questa fase potrebbe essere la soluzione migliore per tutte le parti in causa.

Inter e Locauto Group: rinnovo della partnership per la stagione 2025/2026. Tutti i dettagli

Inter e Locauto Group: rinnovo della partnership per la stagione 2025/2026. Tutti i dettagli nella nota del club

L’Inter e Locauto Group, azienda italiana leader nel noleggio di auto e veicoli commerciali con oltre 100 sedi in tutta la Penisola, celebrano un traguardo importante: il decimo anno consecutivo di collaborazione. Il club nerazzurro ha ufficializzato il rinnovo della partnership per la stagione 2025/2026, confermando Locauto nel ruolo di Official Rent-a-Car Partner.

«FC Internazionale Milano e Locauto Group, azienda italiana leader nel noleggio di auto e veicoli commerciali con oltre 100 uffici in tutta Italia, celebrano il decimo anno di collaborazione, annunciando il rinnovo della partnership per la stagione 2025/2026».

L’accordo conferma Locauto nel ruolo di Official Rent-a-Car Partner del Club nerazzurro e rafforza il legame tra due realtà accomunate dai valori di innovazione, performance e lavoro di squadra.

«Siamo felici di annunciare il prolungamento della Partnership tra Inter e Locauto: dieci anni di collaborazione rappresentano un traguardo significativo, frutto di un percorso basato su fiducia reciproca, valori condivisi e una visione comune. Questo rinnovo consolida ulteriormente un legame che, nel corso degli anni, si è tradotto in progetti concreti e iniziative di valore per i nostri tifosi, che saranno protagonisti anche in questa nuova stagione con attivazioni volte a celebrare insieme questo importante traguardo» – Giorgio Ricci, Chief Revenue Officer

«Siamo orgogliosi di rinnovare la nostra partnership con FC Internazionale Milano, con cui condividiamo una visione innovativa, una forte identità e una comune passione per lo sport, fondato su valori come il gioco di squadra, l’impegno e la determinazione. In questi dieci anni abbiamo condiviso sfide e risultati, rafforzando il nostro legame, e quello di coloro che ogni giorno scelgono Locauto, con il mondo dello sport» – Raffaella Tavazza, CEO di Locauto Group

La collaborazione mira ancora una volta a valorizzare la visibilità e il posizionamento del brand Locauto, grazie alla presenza sui LED a bordocampo in tutte le partite casalinghe di Serie A dei nerazzurri a San Siro.

«Locauto celebra questo importante anniversario rinnovando l’impegno verso il Club e i suoi tifosi: nel corso della stagione 2025/26 i fan nerazzurri avranno infatti accesso a una speciale scontistica sul noleggio di auto e van sul territorio italiano.»

Calciomercato Milan: obiettivi chiari per gennaio tra attacco e difesa! Le ultime

Calciomercato Milan: obiettivi chiari per gennaio tra attacco e difesa! Le ultimissime sui rossoneri e tutti i dettagli

In vista della finestra di mercato invernale, il Milan si prepara a intervenire con decisione per rinforzare la rosa. Come evidenziato da Niccolò Ceccarini, direttore di Tuttomercatoweb.com, le priorità del club rossonero, oggi guidato dal nuovo direttore sportivo Igli Tare (ex Lazio, noto per la sua abilità nello scovare talenti) e dall’allenatore Massimiliano Allegri (tecnico toscano al ritorno in rossonero dopo i successi con Juventus e Milan stesso), sono due: un attaccante di peso e un difensore centrale affidabile.

Emergenza in attacco: serve un vero numero nove

Il mancato arrivo di una punta centrale nell’ultima sessione estiva ha lasciato un vuoto importante. Tentativi come lo scambio con la Roma per Artem Dovbyk (centravanti ucraino del Girona, capace di unire fisicità e senso del gol) non sono andati a buon fine. Ora l’attenzione si concentra su Santiago Gimenez, bomber messicano del Feyenoord, il cui rendimento nei prossimi mesi sarà monitorato con attenzione. Secondo Ceccarini, il Milan tornerà sul mercato a gennaio per un attaccante capace di garantire gol immediati e continuità, alleggerendo il peso offensivo e aumentando la pericolosità sotto porta.

Difesa da blindare: priorità non più rinviabile

Anche il reparto arretrato necessita di rinforzi. In estate il club aveva sondato profili di alto livello, come Manuel Akanji (difensore svizzero del Manchester City, solido e duttile) e Joe Gomez (centrale inglese del Liverpool, rapido e fisicamente imponente). La trattativa per Gomez, già complessa, è sfumata nelle ultime ore di mercato per mancanza di tempo. Allegri ha ribadito la necessità di un difensore esperto e affidabile per dare stabilità alla retroguardia. Tare è pronto a riaprire i dossier già avviati e valutare nuove piste, con l’obiettivo di consegnare al tecnico un reparto difensivo competitivo per Serie A e competizioni europee.

Gennaio decisivo per le ambizioni rossonere

La sessione invernale sarà cruciale per il futuro del Milan. La dirigenza dovrà agire con rapidità e precisione per colmare le lacune evidenziate in questi mesi. Un centravanti prolifico e un difensore di livello non sono più semplici opzioni, ma necessità strategiche per restare competitivi ai massimi livelli. Le parole di Ceccarini suonano come un monito: il Milan dovrà muoversi con intelligenza e determinazione per trasformare il mercato di gennaio in un trampolino verso una seconda parte di stagione da protagonista.

Juventus, Kostic ha convinto Tudor: resterà in bianconero per la nuova stagione, i dettagli

Juventus, Kostic ha convinto Tudor: resterà in bianconero per la nuova stagione, tutti i dettagli sul bianconero

Filip Kostic, esterno sinistro serbo classe 1992, ha conquistato la fiducia di mister Igor Tudor, allenatore croato subentrato alla guida della Juventus, e si prepara a vivere una nuova stagione in bianconero. Dopo il prestito annuale al Fenerbahce, il giocatore ha ottenuto la conferma nonostante le numerose richieste di mercato arrivate nelle ultime settimane.

Nell’ultima annata con il club turco, Kostic ha collezionato 37 presenze, mettendo a referto 2 gol e 9 assist, confermandosi un elemento prezioso per qualità tecnica e capacità di fornire cross precisi. L’ex Eintracht Francoforte, arrivato a Torino nel 2022, ha ripreso a lavorare con la Juventus già dal Mondiale per Club, integrandosi rapidamente nel gruppo. Tudor, fin dal suo arrivo, non ha mai spinto per una sua cessione, anzi: lo considera una pedina affidabile, pronta a garantire equilibrio e spinta sulla corsia mancina.

Alla ripresa del campionato, nella sfida di cartello contro l’Inter, Kostic dovrebbe partire titolare sulla fascia sinistra, complice anche la squalifica di Andrea Cambiaso. Una scelta che conferma la fiducia riposta in lui sia dallo staff tecnico che dalla dirigenza.

Secondo quanto riportato da Tuttosport, la Juventus ha respinto la nuova proposta del Fenerbahce, dove José Mourinho – prima dell’esonero – avrebbe voluto trattenerlo. Successivamente sono arrivati sondaggi dall’Atalanta e dalla Roma, anch’essi rifiutati. In chiusura di mercato, anche il Benfica e alcuni club dell’Arabia Saudita hanno presentato offerte ufficiali, tutte respinte dalla società bianconera.

La strategia della Juventus è chiara: per la corsia sinistra si punterà anche sul rientro di Kostic, considerato un’alternativa di lusso capace di garantire esperienza internazionale, duttilità tattica e un’ottima propensione al lavoro di squadra.

Con il mercato ormai alle spalle, il serbo è pronto a ritagliarsi un ruolo importante nella stagione 2025/26, offrendo a Tudor una soluzione immediata e di qualità per affrontare le sfide più impegnative.

Roma, difesa in fermento: Gasperini prepara rotazioni e nuove gerarchie

Roma, difesa in fermento: il tecnico Gasperini prepara rotazioni e nuove gerarchie, nel mirino Hermoso e Ghilardi

Il reparto difensivo della AS Roma si candida a essere il settore più movimentato nelle prossime settimane. A differenza dell’attacco, che attende soltanto il pieno recupero dell’esterno offensivo Leon Bailey (giocatore giamaicano noto per velocità e dribbling), e di un centrocampo che sembra aver trovato stabilità con la coppia Kone-Cristante – il primo, centrocampista ivoriano di grande fisicità, e il secondo, regista italiano dalla visione di gioco raffinata – è proprio in retroguardia che Gian Piero Gasperini (allenatore esperto e tatticamente eclettico) potrebbe operare più cambi.

Secondo quanto riportato da Il Tempo, le certezze iniziali restano Gianluca Mancini (difensore centrale italiano, leader carismatico) e Evan N’Dicka (roccioso centrale ivoriano), anche se quest’ultimo sarà assente tra dicembre e febbraio per la Coppa d’Africa 2025.

A sorprendere in avvio di stagione è Mario Hermoso, difensore spagnolo ex Atlético Madrid, reduce da un’annata segnata dagli infortuni ma ora protagonista di prestazioni solide, nonostante venga impiegato in un ruolo non propriamente suo. Gasperini ha ammesso che il suo ritiro estivo non era nemmeno previsto, ma la determinazione del giocatore ha ribaltato le gerarchie.

Alle sue spalle si fanno trovare pronti Zeki Çelik (terzino turco già adattato a centrale lo scorso anno) e Daniele Ghilardi (giovane difensore italiano arrivato dal Verona, ancora in fase di maturazione). In rampa di lancio anche Mikolaj Ziolkowski, classe 2005, fisico imponente e già nel giro della nazionale polacca: un prospetto per il futuro che punta a ritagliarsi minuti già nel presente.

Tra i pali, Mile Svilar (portiere serbo, affidabile e reattivo) ha conquistato la fiducia di compagni e tifosi grazie a interventi decisivi. Ma la vera sorpresa è Pierluigi Gollini: dopo un’estate ai margini, l’estremo difensore italiano è stato reintegrato, inserito nella lista UEFA e ha superato Vasquez nelle gerarchie.

Con l’assenza di N’Dicka e l’esplosione di nuovi protagonisti, la difesa giallorossa si prepara a vivere settimane di intensa competizione interna. Una situazione che, se gestita con equilibrio, potrebbe trasformarsi in un’arma in più per la Roma nella corsa agli obiettivi stagionali.

Union Clodiense: ritorno allo stemma storico dopo la protesta dei tifosi! La ricostruzione

Union Clodiense: ritorno allo stemma storico dopo la protesta dei tifosi. Ecco cosa è successo, i dettagli

’Union Clodiense Chioggia Sottomarina compie un passo indietro e torna alle origini. Dopo settimane di confronto con la tifoseria organizzata, la società granata ha deciso di abbandonare il nuovo logo introdotto per la stagione 2025/26, ripristinando lo stemma storico che rappresenta il calcio chioggiotto dal 1971, anno della fusione tra le storiche rivali Clodia e Sottomarina.

La decisione arriva al termine di un periodo di tensione con i sostenitori. La versione più stilizzata dello scudo, pensata per dare un’immagine più moderna al club, non aveva mai incontrato il favore del pubblico. I tifosi, esclusi dal processo decisionale, avevano manifestato apertamente il loro dissenso: disertata la presentazione ufficiale della squadra e le amichevoli estive, con striscioni e comunicati che chiedevano il ritorno al simbolo tradizionale.

Il presidente Ivano Boscolo Bielo, imprenditore locale alla guida del club dal 2017, ha spiegato in una nota ufficiale: «Preso atto della mancata condivisione della nostra scelta, torneremo ad adottare il vecchio stemma. Avevamo optato per un restyling per reinterpretarlo con nuovi strumenti, ma riteniamo giusto rispettare la volontà della nostra tifoseria».

Sul campo, la squadra allenata da Mario Vittadello, tecnico veneto con una lunga esperienza in Serie D e noto per il suo calcio organizzato e pragmatico, si prepara all’inizio del campionato con l’obiettivo di confermarsi tra le protagoniste del girone. Tra i giocatori più attesi c’è il capitano Marco Boscolo Papo, centrocampista di grande esperienza e bandiera della squadra, simbolo di attaccamento alla maglia e alla città.

Il ritorno allo stemma storico non è solo una questione estetica: per molti tifosi rappresenta un legame identitario con la storia e la tradizione del club. In un’epoca in cui il marketing tende a prevalere sulla memoria sportiva, la scelta dell’Union Clodiense appare come un segnale di ascolto e rispetto verso la propria comunità.

Con il vecchio scudo sul petto, i granata si apprestano a vivere una nuova stagione, forti di un rinnovato patto con i propri sostenitori e con l’obiettivo di trasformare questa ritrovata unità in risultati sul campo.

Roma hub italiano del turismo sportivo

Il turismo sportivo è oggi una delle componenti più dinamiche dell’offerta turistica italiana. Sempre più viaggiatori scelgono la destinazione non soltanto per arte, cultura o enogastronomia, ma anche per la possibilità di assistere a grandi eventi sportivi. Roma, in questo scenario, riveste un ruolo di assoluto primo piano: la capitale, grazie alla sua tradizione millenaria e al fascino intramontabile dei suoi monumenti, riesce a coniugare l’attrattiva culturale con un calendario sportivo ricco e internazionale. Che si tratti di tennis, rugby, maratone cittadine o golf, la città ospita appuntamenti che attirano centinaia di migliaia di persone ogni anno.

Un calendario che richiama pubblico da tutto il mondo

Uno dei motivi per cui Roma è diventata un polo del turismo sportivo è la varietà e continuità degli eventi. Al Foro Italico, ogni primavera, si svolgono gli Internazionali BNL d’Italia, torneo di tennis che richiama i migliori giocatori al mondo e raduna spettatori da oltre cinquanta Paesi. Durante l’inverno e l’inizio della primavera, lo Stadio Olimpico si trasforma nella casa del rugby internazionale, ospitando le partite dell’Italia al prestigioso Sei Nazioni. A ciò si aggiunge la Run Rome The Marathon, appuntamento di primavera che porta in città decine di migliaia di corridori e accompagnatori, e che permette di vivere il patrimonio storico di Roma percorrendo le sue strade più iconiche. Nel 2023, infine, la capitale ha ospitato la Ryder Cup, uno degli eventi golfistici più seguiti al mondo, capace di proiettare Roma al centro dell’attenzione globale.

Il legame tra sport e turismo si rafforza in particolare nei periodi di alta stagione. A Capodanno, ad esempio, Roma diventa una delle mete più ambite in Italia: oltre agli spettacoli, ai concerti e all’atmosfera magica delle festività, la città può offrire anche eventi sportivi che arricchiscono il soggiorno. Non a caso, le vacanze last minute Capodanno a Roma stanno diventando sempre più popolari, perché consentono di vivere la capitale in uno dei momenti più suggestivi, unendo cultura, divertimento e sport.

I numeri di un trend in crescita

Se si osservano i dati degli ultimi anni, emerge chiaramente come il turismo sportivo in Italia sia in costante crescita, sia in termini di arrivi che di spesa. A livello nazionale, il settore genera ormai circa 12 miliardi di euro l’anno, con un aumento stimato intorno all’8% rispetto all’anno precedente. Nel solo 2024, i viaggiatori internazionali arrivati in Italia per assistere a competizioni sportive sono stati oltre 550.000, con quasi 2 milioni di pernottamenti.

Roma incide in maniera rilevante su questo bilancio complessivo: la Run Rome The Marathon richiama ogni anno circa 120.000 persone, tra atleti e accompagnatori, con ricadute economiche pari a 50 milioni di euro nel 2024 e fino a 75 milioni nel 2025. Gli Internazionali BNL d’Italia di tennis hanno registrato 358.396 spettatori, con un impatto economico stimato intorno ai 600 milioni di euro. Anche il Torneo Sei Nazioni di rugby richiama allo Stadio Olimpico oltre 150.000 spettatori, di cui circa 30.000 provenienti dall’estero, generando più di 37 milioni di euro per l’economia locale. Infine, la Ryder Cup di golf 2023 ha rappresentato un evento di portata globale: ha generato 262 milioni di euro di ricaduta complessiva e più di 318.000 pernottamenti legati alla manifestazione.

L’effetto sulla città e sulle imprese locali

Gli eventi sportivi non portano soltanto tifosi e appassionati, ma creano un indotto diffuso che interessa diversi settori dell’economia cittadina. Gli hotel registrano tassi di occupazione molto elevati in coincidenza con i grandi appuntamenti, i ristoranti e i locali vedono crescere i consumi, e le attività commerciali beneficiano di una clientela internazionale pronta a spendere anche in shopping e servizi. Roma, inoltre, gode di una peculiarità unica: l’evento sportivo si inserisce in una cornice storica e artistica senza eguali, trasformando la partecipazione in un’esperienza completa. Chi arriva per una partita di rugby o per un match di tennis non rinuncia a visitare Colosseo, Musei Vaticani o Fontana di Trevi, moltiplicando le occasioni di spesa e arricchendo la propria permanenza.

Sport e turismo esperienziale

Un’altra caratteristica che spiega il successo del turismo sportivo a Roma è la capacità di fondersi con altre forme di turismo esperienziale. Gli appassionati che scelgono la capitale non cercano solo lo spettacolo sportivo, ma vogliono vivere la città a 360 gradi. Le maratone, ad esempio, permettono ai runner di attraversare luoghi che sono essi stessi patrimonio UNESCO, in un connubio unico tra sport e storia. Allo stesso modo, i tornei internazionali al Foro Italico vengono spesso vissuti come l’occasione per scoprire i quartieri meno battuti dal turismo di massa, creando itinerari alternativi e più autentici.

Il trend positivo lascia intravedere margini di crescita ulteriori. Le istituzioni locali e nazionali hanno ormai compreso l’importanza strategica di investire nello sport come motore di attrazione turistica. Sono in corso progetti per migliorare infrastrutture, trasporti e accoglienza, in modo da rendere la città sempre più adatta a ospitare grandi eventi. Roma guarda con interesse anche alla possibilità di candidarsi a nuove competizioni internazionali, mentre gli operatori turistici stanno iniziando a proporre pacchetti specifici che combinano biglietti per eventi sportivi, visite guidate e soggiorni tematici.

Genoa, Frendrup: «Il club e la città sono diventati la mia nuova casa. Hanno un posto speciale nel mio cuore»

Genoa, parla Frendrup: «Il club e la città sono diventati la mia nuova casa. Hanno un posto speciale nel mio cuore» . Le sue parole

Dopo un’estate ricca di indiscrezioni di mercato, Morten Frendrup, centrocampista danese classe 2001 e pilastro del Genoa, ha messo a tacere ogni voce sul suo futuro. In un’intervista rilasciata a Il Secolo XIX, il mediano rossoblù – accostato più volte alla Juventus – ha ribadito il suo legame con il club ligure e la città.

«Sono molto felice di vestire questa maglia, è una squadra in cui mi trovo bene. Quest’estate sono sempre rimasto concentrato sul Genoa, senza mai pensare ad altro», ha dichiarato il giocatore, arrivato in Italia nel 2022 dal Brøndby e ormai punto di riferimento nello scacchiere di Vieira.

Un traguardo vicino: 150 presenze in rossoblù

Frendrup, che in questa stagione potrebbe raggiungere quota 150 presenze ufficiali con il Genoa, ha sottolineato quanto il club e la città siano diventati parte integrante della sua vita: «Il club e la città sono diventati la mia nuova casa. Hanno un posto speciale nel mio cuore».

Il sogno della Nazionale danese

Nonostante le prestazioni di alto livello in Serie A, il centrocampista non è ancora entrato stabilmente nel giro della Nazionale maggiore della Danimarca. «Non è facile, c’è tanta concorrenza. Significa che devo migliorare ancora il mio rendimento», ha spiegato. L’obiettivo di partecipare a un Mondiale resta vivo, ma Frendrup mantiene i piedi per terra: «Sto pensando solo al Genoa. Se faccio bene e miglioro, di conseguenza può arrivare tutto».

Il segreto nei recuperi palla

Una delle caratteristiche che lo contraddistinguono è la straordinaria capacità di recuperare palloni. «Da piccolo ho imparato a leggere il gioco: non essendo molto alto, dovevo trovare un vantaggio. Ancora oggi è una parte fondamentale del mio gioco», ha raccontato. Visione di gioco, tempismo negli interventi e capacità di intercettare passaggi sono qualità che lo rendono imprescindibile per il centrocampo rossoblù.

Obiettivi futuri

Guardando avanti, Frendrup punta a migliorare la propria incisività in fase offensiva, aggiungendo gol e assist al suo repertorio. Un obiettivo che, unito alla sua costanza e dedizione, potrebbe aprirgli definitivamente le porte della scena internazionale.

Con queste parole, il danese ha voluto ribadire la sua fedeltà al Genoa, confermandosi non solo come leader in campo, ma anche come simbolo di professionalità e attaccamento alla maglia.

Infortuni Sassuolo, quali sono ad oggi le condizioni di Thorstvedt? Spunta una nuova indiscrezione

Infortuni Sassuolo: Thorstvedt verso il rientro, pronto anche il rinnovo

Nel panorama degli infortuni del Sassuolo, finalmente arrivano buone notizie: Kristian Thorstvedt è vicino al rientro dopo un lungo stop che lo ha tenuto lontano dai campi per oltre sette mesi. Il centrocampista norvegese, out dallo scorso gennaio a causa di un fastidioso problema al tallone che ha richiesto un intervento chirurgico, ha ripreso ad allenarsi regolarmente con il gruppo.

Il suo rientro, previsto per settembre, rappresenta una notizia importante per il tecnico Fabio Grosso, che potrà presto contare su una pedina chiave a centrocampo. Il piano del club è quello di un reinserimento graduale, per evitare ricadute e consentire al classe ’99 di recuperare completamente la condizione atletica dopo la lunga inattività.

Gli infortuni del Sassuolo, infatti, hanno condizionato l’inizio di stagione: le sconfitte contro Napoli e Cremonese hanno evidenziato lacune sia in fase di costruzione che di contenimento. Il ritorno di Thorstvedt può essere determinante per cambiare marcia e dare equilibrio alla mediana neroverde.

Parallelamente, la dirigenza sta lavorando anche sul fronte contrattuale. Secondo quanto riportato da SassuoloNews.net, il club emiliano è vicino a un accordo per il prolungamento del contratto del centrocampista norvegese, attualmente in scadenza nel 2027. L’obiettivo è estendere la durata fino al 2029, con un’opzione per un’ulteriore stagione. L’intesa economica tra le parti è quasi raggiunta, e l’ufficialità potrebbe arrivare già nelle prossime settimane.

Dopo il rinnovo di Domenico Berardi, questo nuovo accordo rappresenterebbe un altro tassello importante nel progetto a lungo termine del Sassuolo. Il club, nonostante i problemi legati agli infortuni, vuole costruire una rosa stabile e competitiva per il futuro, puntando su giovani talenti già inseriti nel sistema di gioco.

In conclusione, tra gli infortuni del Sassuolo, quello di Thorstvedt è stato uno dei più pesanti, ma il suo rientro imminente porta ottimismo. Con il norvegese di nuovo disponibile e vicino al rinnovo, Fabio Grosso potrà contare su una risorsa fondamentale per dare continuità e qualità al centrocampo. Settembre potrebbe davvero segnare un nuovo inizio per la stagione neroverde.

Probabili formazioni Italia Estonia, quali saranno le prime mosse di Gattuso?

Probabili formazioni Italia Estonia: Gattuso al debutto, Donnarumma tra i pali. La situazione

Questa sera, alle 20.45, allo Stadio di Bergamo andrà in scena la prima uscita ufficiale della nuova Italia di Gennaro Gattuso, che affronterà l’Estonia nella quinta giornata del Gruppo I di qualificazione alla Coppa del Mondo 2026. Un match importante per gli Azzurri, non solo perché rappresenta l’esordio del nuovo commissario tecnico, ma anche perché la classifica richiede punti immediati: con tre punti in due partite, l’Italia è a pari merito proprio con l’Estonia, che però ha già disputato quattro incontri.

Dopo il pesante 3-0 subito contro la Norvegia a Oslo, che ha segnato la fine dell’era Spalletti, Gattuso è chiamato a invertire la rotta. La Norvegia, attualmente prima con nove punti in più, osserva il turno di riposo, e per gli Azzurri si presenta una concreta occasione per accorciare in classifica. Tuttavia, il gap nella differenza reti (Italia a -1, Norvegia a +11) impone una vittoria larga, possibilmente senza subire gol.

Lo Stadio di Bergamo sarà sold out per l’occasione, e a dirigere la gara sarà l’arbitro portoghese João Pinheiro.


Come arrivano le squadre

Gattuso ha ancora qualche dubbio sulla formazione iniziale: tra 4-3-3 e 4-2-3-1, l’ex tecnico del Milan sembra orientato verso la seconda opzione, più offensiva. In questo modulo, Gianluigi Donnarumma sarà il portiere titolare, protetto da una linea difensiva composta da Di Lorenzo, Calafiori, Bastoni e Dimarco. A centrocampo spazio a Tonali e Barella, mentre sulla trequarti agiranno Politano, Kean e Zaccagni, alle spalle dell’unica punta Retegui.

L’Estonia, guidata dal CT Jürgen Henn, si schiererà con lo stesso modulo, un 4-2-3-1 compatto e ben organizzato. Il leader della squadra è il portiere Karl Hein, attualmente al Werder Brema. In difesa giocheranno Peetson, Paskotsi, Kuusk e Schjonning-Larsen. La mediana sarà affidata a Palumets e Shein, mentre in attacco ci saranno Kait, Sinyavskiy, Yakolev e il centravanti Sappinen.


Probabili formazioni Italia Estonia

Italia (4-2-3-1): Donnarumma; Di Lorenzo, Calafiori, Bastoni, Dimarco; Barella, Tonali; Politano, Kean, Zaccagni; Retegui.
CT: Gennaro Gattuso

Estonia (4-2-3-1): Hein; Peetson, Paskotsi, Kuusk, Schjonning-Larsen; Palumets, Shein; Kait, Sinyavskiy, Yakolev; Sappinen.
CT: Jürgen Henn

Infortunio Leao, l’attaccante è pronto per il rientro. Sarà in grado di riprendersi il Milan?

Infortunio Leao: il portoghese pronto al rientro, il Milan prepara la svolta. La situazione attuale

Il mese di settembre segna non solo l’inizio della nuova stagione calcistica, ma anche il ritorno in campo di Rafael Leao, pronto a lasciarsi alle spalle l’infortunio che lo ha tenuto fuori nelle prime settimane. Dopo aver saltato le prime due giornate di campionato, il fuoriclasse portoghese è vicino al rientro, una notizia che riaccende l’entusiasmo dei tifosi del Milan. Il recupero di Leao è stato seguito con attenzione da La Gazzetta dello Sport, che parla di un ritorno ormai imminente.

L’infortunio di Leao – un’elongazione al polpaccio destro – era arrivato subito dopo il gol segnato in Coppa Italia contro il Bari. Un problema muscolare che lo ha costretto a saltare le partite contro Cremonese e Lecce, complicando l’avvio di stagione rossonero. Tuttavia, nonostante il lavoro differenziato e un recupero gestito con cautela, lo staff medico del Milan è fiducioso: Leao potrebbe tornare a disposizione già per il posticipo della terza giornata, in programma contro il Bologna.

Questo ritorno è atteso non solo per il peso specifico dell’attaccante, ma anche per le novità tattiche studiate da Allegri. Nel nuovo 3-5-2, Leao sarà schierato come centravanti, un ruolo insolito ma potenzialmente esplosivo. A fianco a lui, uno tra Christian Pulisic o Christopher Nkunku, per un attacco dinamico e imprevedibile.

Il rientro di Leao dopo l’infortunio non è soltanto una questione tecnica. Il suo impatto psicologico sul gruppo è altrettanto rilevante: la sua velocità, il dribbling e la capacità di cambiare volto a una partita lo rendono un’arma indispensabile per un Milan in cerca di riscatto. Il nuovo direttore sportivo, Igli Tare, ha seguito personalmente il recupero del portoghese, consapevole del suo valore strategico nella corsa al vertice della Serie A.

Con Leao pronto a tornare protagonista, il Milan potrà finalmente contare sul suo numero 10 per dare una svolta alla stagione. Il posticipo contro il Bologna si preannuncia come un’occasione ideale per verificare la sua condizione e vederlo all’opera nel nuovo assetto offensivo. Dopo settimane di attesa, l’infortunio di Leao sembra ormai alle spalle. San Siro si prepara ad accogliere il suo talento con un boato.

Allenamento Atalanta, come sta oggi Gianluca Scamacca? La situazione sul suo infortunio

Allenamento Atalanta, quali sono ad oggi le condizioni di Gianluca Scamacca dopo gli esami in quel di Zingonia?

Novità molto importanti per quanto riguarda l’Atalanta e sulle condizioni di Gianluca Scamacca dopo l’infortunio.

Scamacca ha riscontrato una patologia infiammatoria al ginocchio sinistro da sovraccarico articolare: seguiranno le terapie del caso.

Per Kolašinac lavoro individuale secondo programma di riabilitazione. Terapie per Ederson e Bakker

IL COMUNICATO

Senza i giocatori impegnati con le rispettive Nazionali, nella giornata di oggi de Roon e compagni hanno sostenuto a Zingonia una seduta di lavoro al mattino. In vista di Atalanta-Lecce, match della 3ª giornata della Serie A Enilive 2025/26, i nerazzurri riprenderanno la preparazione al Centro Bortolotti lunedì 8 settembre con una seduta al mattino a porte chiuse.

Torino, Israel svela: «Le mie origini di Bobbio Pellice. Derby con la Juve? Ecco cosa mi han detto i tifosi, che emozione allenarsi al Fila»

Franco Israel a ruota libera, ecco l’ultima intervista del portiere del Torino, dalle origini piemontesi alla rivalità con la Juve (sua ex squadra), il Filadelfia e tanto altro

«Questo era il momento giusto per fare un passo avanti e venire qui a Torino». Voce decisa e idee chiare per Franco Israel, stamane il portiere del Torino si è reso protagonista di una lunga intervista diramata sui canale Youtube del club calcistico piemontese. Tanti, tantissimi, i temi menzionati dalla retroguardia classe 2000 arrivato questa estate all’ombra della Mole per raccogliere l’eredità di Vanja Milinkovic Savic. Dalle origini piemontesi (di Bobbio Pellice per l’esattezza) al derby con la Juventus (il talento uruguaiano ha militato in bianconero tra giovanili e Under 23 per cinque anni), lo stadio Filadelfia e tanto altro ancora. Ecco qui riportati per iscritto alcuni dei passaggi salienti raccolti tra le sue parole. 

L’ARRIVO DI ISRAEL A TORINO – «Sono molto contento di essere qui, in questa squadra. Approfitto di questa opportunità per ringraziare i dirigenti e anche lo staff tecnico, che mi ha dato questa opportunità e ha avuto fiducia in me».

TORINO CITTA’ NEL DESTINO – «Torino è nel mio destino: quando sono arrivato in Europa la prima città che mi ha accolto è stata questa. Ho fatto tre anni a Lisbona e poi sono tornato qui. Quindi diciamo di sì, è nel mio destino».

OFFERTE DI MERCATO E LA SCELTA DEL TORINO –
«Il mio manager l’ha già detto: avevo qualche offerta in Arabia, Messico e Brasile. Ma appena è uscito l’interesse del Torino non ho avuto dubbi, perchè io volevo giocare qui, in Serie A. Giocare qui, in un campionato importante…poi come ti ho detto è uscito l’interesse del Torino, una squadra grande, una squadra così importante! E gli ho detto che volevo essere qui». 

LE ORIGINI DI ISRAEL – «Le mie origini sono del Piemonte. Di un paese che si chiama Bobbio Pellice: vicino a Torino, saranno 50-60 chilometri. Il bisnonno di mio padre è partito da qui ed è andato in Argentina e poi suo figlio è andato in Uruguay. E da lì che ho il passaporto e la cittadinanza italiana. Mio padre è andato tante volte di là, io non ho ancora avuto il tempo per andare (a Bobbio Pellice, ndr) ma in questi mesi andrò sicuro. Mi piacerebbe sinceramente vedere com’era il paese delle mie origini. Poi nella mia famiglia ho mio padre che sta più con me diciamo, mi segue dove sto giocando, le partite che faccio ecc…Mia madre che è in Uruguay, non tanto qua perchè ha il lavoro che non le permette tanto di venire, ma sta sempre con me. Poi mio fratello che è due anni più grande di me, non viene spesso ma quando viene si sente tantissimo (ride, ndr)». 

IL DERBY CON LA JUVENTUS – «Il derby è una partita molto importante. Ho fatto le giovanili alla Juve e ho giocato anche contro il Torino e si vive la partita. C’è un ambiente veramente diverso! Da quando sono arrivato a Torino tutti i tifosi mi dicono del derby. In questo caso qua per la prima volta succede che l’ultima partita di campionato sarà il derby…giochiamo in casa nostra. Dovremo fare bene e non vedo l’ora di giocare quella partita». 

ISRAEL SUL FILADELFIA E IL GRANDE TORINO – «Io giocavo a Lisbona, nello Sporting, e in quella città tutti sanno la storia. L’ultima partita che ha giocato il Grande Torino era contro il Benfica. E adesso sono qui al Filadelfia ad allenarmi dove loro hanno vinto tantissime cose, si può anche vedere anche la parte vecchia della tribuna del vecchio stadio. Abbiamo tutti i nomi fuori dei calciatori che hanno avuto la tragedia. Per noi che ci alleniamo tutti giorni qua quella è un’emozione importante. Sapere la storia che ha questo club è davvero importante».

Dzeko sulla Fiorentina: «A Firenze per dimostrare di essere grande. La situazione è…»

Fiorentina, Dzeko si racconta: «A Firenze per dare ancora tanto»

Nuova avventura in Italia per Edin Dzeko, approdato alla Fiorentina dopo le esperienze con Roma e Inter. L’attaccante bosniaco, oggi anche capitano della sua Nazionale, ha rilasciato un’intervista al sito ufficiale della FIFA in cui ha parlato del cammino verso il Mondiale 2026 e del suo recente trasferimento a Firenze.

Dzeko, attualmente impegnato nelle qualificazioni con la Bosnia ed Erzegovina, ha commentato con entusiasmo il buon momento della sua selezione:
«Siamo in testa al girone e questo ci dà fiducia. Ma sappiamo bene che le qualificazioni sono lunghe e difficili. La chiave sarà la continuità. Abbiamo qualità nella rosa e, se manterremo la giusta mentalità, possiamo arrivare lontano».

Con 141 presenze e 68 gol in Nazionale, Dzeko è una leggenda vivente per il calcio bosniaco. Ma per lui, i numeri non sono tutto:
«Indossare la maglia della Bosnia è un onore immenso. Ogni volta provo emozioni forti e sento la responsabilità di rappresentare il mio Paese. Più che i gol, contano la passione e il rispetto per la maglia».

Il passaggio alla Fiorentina è stato accolto con curiosità, soprattutto per l’età avanzata del bomber, che però non ha dubbi sulle motivazioni della scelta:
«Dicono che il vino invecchiato sia il migliore… Forse è vero! Firenze è una città splendida e mi sento davvero a casa. Anche nel calcio, l’esperienza conta. So di poter ancora dare molto, sia in termini di gioco che di leadership».

Conoscitore profondo della Serie A, Dzeko ha voluto sottolineare ciò che rende speciale il campionato italiano e come sta vivendo i primi mesi in maglia viola:
«La Serie A è un torneo estremamente tattico e competitivo. Ogni partita è una sfida dura, e questo lo rende affascinante. Alla Fiorentina mi hanno accolto benissimo fin dal primo giorno. Mi sento motivato e pronto a lottare per aiutare la squadra a raggiungere i suoi obiettivi».

Il feeling tra Dzeko e la Fiorentina sembra destinato a crescere. Con la sua esperienza, carisma e fame di vittorie, il centravanti può diventare un punto di riferimento per la squadra di Italiano e un esempio per i giovani viola.

Calciomercato Udinese, quale sarà il futuro di Solet? Intanto sbuca un retroscena sul rinnovo

Calciomercato Udinese: futuro incerto per Solet, Inter e Milan alla finestra

Il nome di Oumar Solet torna a far discutere e diventa uno dei più caldi del calciomercato Udinese. Il difensore francese, reduce da una prestazione positiva ma non priva di errori nella sfida contro l’Inter a San Siro, sembrava vicino al rinnovo di contratto fino al 2027. Tuttavia, come riportato da Il Messaggero Veneto, il prolungamento è stato momentaneamente congelato.

Una frenata inattesa, che arriva proprio mentre si registrano movimenti concreti da parte di Inter e Milan. I nerazzurri, impressionati dalla solidità fisica e dall’aggressività del centrale bianconero, avevano iniziato un monitoraggio approfondito. I rossoneri, invece, si sono limitati a un sondaggio esplorativo, ma l’interesse c’è e potrebbe riaccendersi nei prossimi mesi.

Nel frattempo, la dirigenza dell’Udinese ha deciso di prendersi del tempo per valutare la situazione, anche in relazione al prezzo fissato per il giocatore: circa 40 milioni di euro, una cifra che al momento appare elevata per un profilo ancora in fase di maturazione. Il tecnico Kosta Runjaic ha ribadito la fiducia nel giocatore, sottolineando però che Solet ha ancora ampi margini di miglioramento: «È un difensore di grande potenziale, ma deve crescere in continuità e lettura tattica».

All’interno del club, la scelta è stata chiara: Solet resterà a Udine, almeno fino a gennaio, anche per mettere alle spalle un’estate complicata, segnata da qualche malumore personale e dalla partenza dell’amico Florian Thauvin, con cui aveva legato molto.

Le big italiane, in particolare l’Inter, hanno nel frattempo virato su altri obiettivi: il nome più caldo è quello di Manuel Akanji, ma l’idea di tornare su Solet nel mercato invernale non è del tutto tramontata. A complicare ulteriormente il quadro c’è l’inchiesta giudiziaria che coinvolge il calciatore, accusato di presunta violenza sessuale: una vicenda che impone prudenza e che, inevitabilmente, rallenta ogni tipo di trattativa.

Il calciomercato dell’Udinese resta dunque in attesa: il rinnovo di Solet potrebbe riaprirsi in primavera, ma tutto dipenderà dalle sue prestazioni e dall’evoluzione della vicenda legale. Se dovesse continuare a brillare, l’asta potrebbe scatenarsi ben prima.

Roadshow in Italia: quando il business si mette in viaggio

C’è chi pensa agli eventi aziendali come a meeting noiosi, chiusi in una sala conferenze con luci al neon e caffè annacquato. Ma negli ultimi anni in Italia sta prendendo piede un format diverso, dinamico e itinerante: il roadshow. Un evento che non resta fermo in un’unica città, ma che “viaggia” lungo la penisola portando contenuti, relazioni e opportunità direttamente nelle mani delle imprese locali.

Non si tratta solo di marketing, ma di un vero e proprio modo di fare business, con un tocco spettacolare: aziende, istituzioni e associazioni scelgono di andare incontro al territorio, creando una formula che unisce networking, formazione e, perché no, anche un pizzico di intrattenimento.

I numeri italiani: piccole e medie imprese protagoniste

Se pensiamo ai grandi roadshow internazionali, ci vengono in mente tour milionari sponsorizzati da colossi tech. Ma in Italia, il cuore pulsante di questo fenomeno sono le PMI. Il concetto è semplice quanto efficace: se l’imprenditore non va all’evento, è l’evento a bussare alla porta delle imprese. E la formula, in un Paese fatto di province e distretti produttivi, sembra funzionare alla grande.

Un esempio? Nel 2023 un roadshow dedicato all’intelligenza artificiale e alle piccole imprese – organizzato da Piccola Industria Confindustria e Anitec-Assinform – ha toccato 13 città italiane e coinvolto oltre 1.100 aziende. Numeri interessanti se consideriamo che parliamo di realtà spesso radicate sul territorio e non abituate a grandi eventi itineranti.

Il format funziona perché crea vicinanza: invece di chiedere alle imprese di spostarsi verso Milano o Torino, è l’evento a bussare alla porta dei distretti industriali, delle città medie e delle province che fanno girare l’economia reale.

Certo! Ti riscrivo il paragrafo su Roma in modo più discorsivo, con tono narrativo e fluido, senza l’elenco puntato:

Roma, il cuore del viaggio

Tra le tante tappe che un roadshow può prevedere, ce n’è una che non manca mai: Roma. La capitale non è solo il centro politico e istituzionale del Paese, ma un palcoscenico dove business e comunicazione si intrecciano naturalmente. L’organizzazione eventi Roma significa avere la possibilità di dialogare direttamente con ministeri, associazioni di categoria e stakeholder pubblici, ma anche di raggiungere un mercato vasto e diversificato che spazia dalle multinazionali alle startup più giovani.

C’è poi un altro aspetto che rende Roma speciale: la visibilità. Con molte delle principali redazioni giornalistiche e televisioni basate in città, ogni roadshow che passa dalla capitale ha inevitabilmente una cassa di risonanza maggiore. E non dimentichiamo la logistica: due aeroporti internazionali e una posizione centrale ne fanno il luogo perfetto per connettere Nord e Sud. In breve, una tappa romana conferisce prestigio, strategia e un respiro nazionale a qualsiasi tour.

Le aziende italiane amano i roadshow

  • Capillarità: si raggiungono territori che raramente entrano nei grandi circuiti
  • Networking autentico: imprenditori, associazioni e istituzioni si incontrano in contesti informali, più vicini alla dimensione locale
  • Impatto economico: oltre al ritorno in termini di contatti e visibilità, ogni tappa muove fornitori, servizi, ospitalità e logistica

Insomma, il roadshow non è solo una strategia di comunicazione: è anche un piccolo moltiplicatore economico per le città che ospitano una tappa.

Come organizzare un roadshow “all’italiana”

Chiunque abbia provato a mettere in piedi un evento sa che il rischio flop è sempre dietro l’angolo. Ma ci sono alcuni ingredienti che, in Italia, fanno davvero la differenza:

  1. Scegliere le tappe con cura
    Non solo le grandi città: a volte i distretti industriali minori riservano le sorprese migliori in termini di partecipazione e interesse
  2. Collaborare con i partner giusti
    Camere di Commercio, associazioni di categoria e università locali sono il passaporto per entrare in contatto con le imprese del territorio
  3. Mix di contenuti e interazione
    Una tavola rotonda con esperti sì, ma anche casi pratici, demo dal vivo e sessioni di Q&A. L’attenzione cala in fretta: serve ritmo e varietà
  4. Non trascurare i dettagli “soft”
    Location accoglienti, logistica semplice, buon catering: un roadshow ben riuscito si ricorda anche per l’esperienza piacevole e non solo per la presentazione istituzionale
  5. Pensare al dopo
    Un roadshow non finisce con l’ultima tappa: materiali, video, contatti e follow-up sono l’ossatura per trasformare un evento in un vero investimento di medio periodo.

In un Paese come l’Italia, fatto di province e distretti, i roadshow hanno trovato un terreno fertile. E non è un caso: portano innovazione dove altrimenti non arriverebbe, creano relazioni e trasformano il concetto di evento aziendale in un’esperienza “on the road”.

Lautaro Martinez entusiasta: «Ho parlato tanto con Leo Messi e mi ha insegnato questa cosa»

Lautaro Martinez: «Grazie Messi, ci hai insegnato tutto». La situazione attuale con le parole dell’argentino

Nella vittoria per 3-0 dell’Argentina contro il Venezuela, disputata nella notte, uno dei grandi protagonisti è stato Lautaro Martinez, entrato al 72’ e subito a segno con il gol del momentaneo 2-0. L’attaccante dell’Inter, sempre più centrale nel progetto albiceleste, ha commentato con soddisfazione la sua prestazione ai microfoni di TycSports:
«Sì, è stato il primo pallone che ho toccato, a volte succede e ben vengano momenti così. Sono contento di aver dato il mio contributo in una serata speciale».

La sfida è stata decisa anche da una doppietta di Leo Messi, che continua a essere il faro tecnico ed emotivo della squadra. Nonostante una prestazione non brillante sul piano del gioco, l’Argentina ha comunque dimostrato solidità e cinismo. Lautaro lo conferma:
«La nostra idea è sempre la stessa: dominare l’avversario, attaccare con continuità e difendere tenendo la palla tra i piedi. Anche quando non giochiamo al massimo, restiamo squadra».

La partita ha avuto un significato ancora più profondo perché potrebbe essere stata l’ultima volta che Messi ha indossato la maglia dell’Argentina davanti al pubblico di casa. Un momento emozionante, come raccontato da Lautaro Martinez:
«Abbiamo parlato tanto. È stata una notte piena di emozioni, che resterà nel cuore di tutti noi per ciò che rappresenta Leo. Non parlo solo del fuoriclasse in campo – quello lo conosciamo tutti – ma dell’uomo, del leader silenzioso, dell’amico che ci ha guidati in ogni passo. Ci ha insegnato valori che vanno ben oltre il calcio».

Alla domanda sulla possibile partecipazione di Messi al prossimo Mondiale, Lautaro ha lasciato spazio al rispetto:
«È una decisione personale, che solo lui può prendere. Noi lo abbiamo sempre sostenuto e continueremo a farlo. Finché sarà con noi, continuerà a insegnarci tanto. Per quanto mi riguarda, posso solo ringraziarlo: per tutto quello che ha fatto per la Nazionale, per il calcio in generale e per me. Mi ha aiutato moltissimo a sentirmi parte di questo gruppo e ad affrontare ogni sfida con orgoglio».

Con queste parole, Lautaro Martinez dimostra non solo riconoscenza, ma anche quanto sia cresciuto in personalità e consapevolezza nel ruolo di vice-leader dell’Argentina.

De Bruyne sul Napoli: «Ambiente fantastico. Li ho scoperto una cosa sensazionale. Ecco quale»

De Bruyne: «Mi sto ambientando bene a Napoli, il club ha grandi margini di crescita». La situazione

Il nuovo centrocampista del Napoli, Kevin De Bruyne, è stato tra i protagonisti dell’ampia vittoria del Belgio contro il Liechtenstein (6-0), segnando il quarto gol della serata. Dopo la gara, il fuoriclasse belga ha parlato anche della sua nuova esperienza in Italia, offrendo uno spaccato interessante su come stia vivendo le prime settimane nel capoluogo campano.

«Mi sto ambientando bene a Napoli – ha dichiarato De Bruyne – dopo un’estate intensa, fatta di tanto lavoro. Ho dato tutto per arrivare qui al meglio e ora mi sento in forma. Devo ancora sistemare alcune cose fuori dal campo, come il trasloco, ma tutto sta andando nella giusta direzione. La gente al sud vive di calcio e tutti tifano Napoli, è fantastico. Il club è ambizioso e ha ancora grandi margini di crescita. Spero che possa venire fuori qualcosa di buono da questa avventura.»

L’arrivo di De Bruyne a Napoli è stato uno dei colpi di mercato più sorprendenti dell’estate, e il suo impatto, dentro e fuori dal campo, comincia già a farsi sentire. Le sue parole lasciano trasparire entusiasmo e determinazione, segno che il fuoriclasse belga è pronto a diventare un punto di riferimento per la squadra partenopea.

Nonostante l’ottimo momento personale, De Bruyne ha dovuto anche affrontare un cambiamento importante in Nazionale. Il commissario tecnico del Belgio, Rudi Garcia, ha infatti deciso di togliere la fascia di capitano al centrocampista del Napoli, assegnandola a Youri Tielemans. Una scelta che, tuttavia, non ha creato tensioni.

«Garcia ha parlato con me e con Lukaku all’inizio della settimana – ha spiegato De Bruyne – e ci ha comunicato la sua decisione. È una scelta a lungo termine, fatta per coerenza. Nessun problema da parte mia, l’importante è il bene della squadra.»

Con queste dichiarazioni, De Bruyne conferma la sua grande professionalità e la volontà di concentrarsi sul campo, sia con il Belgio che con il Napoli. I tifosi azzurri sperano che il suo talento possa contribuire in maniera decisiva alla crescita della squadra in questa nuova stagione.

Pasalic, 48 goal in Serie A con l’Atalanta: eguagliata quella leggenda nerazzurra con questo record

Mario Pasalic, trequartista dell’Atalanta, ha raggiunto un grande record con la squadra nerazzurra: superata quella leggenda orobica

Nonostante il pareggio di Parma, Mario Pasalic può gioire di quello che è ad oggi il suo attuale percorso con la squadra nerazzurra, e nel mezzo un grande record.

Mario Pasalic continua a battere grandi record con l’Atalanta: 48 goal realizzati in Serie A con la maglia nerazzurro.

Superata una leggenda come Josip Ilicic, e il trequartista atalantina si trova a -2 dal duo Sorensen-Papu Gomez (50)

Roma, Gasperini ha una nuova strategia per Paulo Dybala. Cosa trapela a Trigoria?

Roma, Gasperini studia la coppia Dybala-Soulé: la nuova idea tattica dopo la sosta

Con Leon Bailey fermo ai box per un mese e un mercato che non ha portato rinforzi sulla trequarti, Gian Piero Gasperini sta approfittando della sosta per le nazionali per plasmare una nuova identità tattica alla sua Roma. L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport parla di un possibile cambio di modulo, ispirato all’estro argentino di due protagonisti: Paulo Dybala e Matias Soulé.

I due hanno già avuto modo di testare la propria intesa nell’ultima gara di campionato contro il Pisa, condividendo il campo per 45 minuti con buoni risultati. Anche nell’amichevole di ieri contro la Roma City, Gasperini li ha schierati insieme dal primo minuto, confermando di voler proseguire su questa strada.

Alla ripresa del campionato, prevista per il 14 settembre contro il Torino, tutto lascia pensare che la Roma possa presentarsi con entrambi dal primo minuto: Dybala a sinistra, Soulé a destra, in un attacco fluido e imprevedibile. Il tecnico bergamasco, che ha abituato tutti a soluzioni coraggiose, sembra intenzionato a sfruttare al massimo la qualità individuale dei due talenti argentini.

Del resto, Gasperini è stato chiaro anche nelle sue dichiarazioni: «Dybala può giocare ovunque. È vero che a sinistra non rientra per calciare come farebbe da destra, ma Paulo è un grande giocatore e può andare oltre la sua zona di comfort». Una dichiarazione che suona come una vera e propria investitura per il numero 21, già leader tecnico della nuova Roma.

L’assenza di Bailey, combinata con l’inattività del mercato nel settore offensivo, ha quindi aperto le porte a una soluzione interna di grande fascino. La Roma potrebbe così presentare un volto inedito, più tecnico e meno fisico, con un doppio trequartista capace di creare superiorità e imprevedibilità tra le linee.

La sfida contro il Torino sarà il primo vero banco di prova per questa nuova formula. Se Dybala e Soulé dovessero confermare le buone sensazioni, Gasperini potrebbe aver trovato la chiave giusta per rilanciare le ambizioni della sua Roma.

Ristrutturazione stadio Fiorentina, la situazione intorno alla struttura viola

Ristrutturazione stadio Fiorentina: via libera alla variante, attesa per l’aumento del settore ospiti

Sono settimane decisive per il futuro dello stadio Artemio Franchi, dove la ristrutturazione dello stadio della Fiorentina entra in una fase cruciale. A pochi giorni dalla prima gara casalinga della stagione, Fiorentina-Napoli, si discute su due fronti principali: l’avanzamento dei lavori di restyling e l’eventuale ampliamento del settore ospiti.

Durante la scorsa stagione, a causa dei cantieri in corso legati alla ristrutturazione dello stadio della Fiorentina, era stata concessa una deroga che riduceva a 350 il numero di biglietti per i tifosi avversari. Una scelta dettata da motivi di sicurezza e logistica, considerata l’instabilità di alcune aree dell’impianto. Oggi, con il progressivo ritorno alla normalità, le autorità locali stanno valutando se estendere il settore ospiti fino a 700 posti.

Nei prossimi giorni si riuniranno prefettura, questura, vigili del fuoco e rappresentanti del Comune per analizzare l’ipotesi. Un eventuale incremento richiederà un adeguamento del piano di ordine pubblico, considerando anche i recenti episodi di tensione, come quelli avvenuti durante la sfida di Conference League contro il Betis.

Nel frattempo, il Comune di Firenze ha approvato una variante significativa al progetto di ristrutturazione dello stadio della Fiorentina, riorganizzando le priorità operative. L’obiettivo è completare, entro il 2026, tre aree strategiche dell’Artemio Franchi: Curva Fiesole, Maratona e Tribuna.

Gli interventi previsti includono il rifacimento delle coperture, l’adeguamento antisismico, lavori di impermeabilizzazione, nuovi gradoni, la sostituzione delle sedute e il restauro della Tribuna principale. La capienza dello stadio, almeno per il momento, resterà invariata.

Il progetto di ristrutturazione dello stadio della Fiorentina rappresenta uno dei punti chiave della strategia di rilancio del club, che punta a coniugare modernità e rispetto della storicità dell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi. L’approvazione della variante permette di concentrare le risorse su interventi mirati e funzionali, evitando ulteriori ritardi.

Con l’inizio della nuova stagione e il ritorno dei tifosi sugli spalti, il Franchi si prepara a vivere un periodo intenso di trasformazione. La ristrutturazione dello stadio della Fiorentina è ormai una realtà in movimento, tra scelte tecniche e politiche, con l’obiettivo di restituire alla città un impianto all’altezza della sua storia.

Convocati Italia, ecco la lista completa di Gattuso in vista della sfida contro l’Estonia

Convocati Italia: Gattuso sceglie i 23 per la sfida con l’Estonia, fuori Maldini e Scamacca

In vista della delicata sfida di qualificazione contro l’Estonia, il nuovo commissario tecnico Gennaro Gattuso ha ufficializzato la lista dei convocati dell’Italia, escludendo quattro nomi noti: Marco Carnesecchi, Giovanni Leoni, Giovanni Fabbian e Daniel Maldini. I quattro, pur avendo preso parte al ritiro a Coverciano, non rientrano nell’elenco dei 23 scelti per la gara e assisteranno alla partita di questa sera dalla tribuna.

La sfida contro l’Estonia, valida per il Gruppo I delle qualificazioni europee alla prossima Coppa del Mondo, segna anche l’inizio del nuovo corso azzurro sotto la guida di Gattuso. Tra i convocati dell’Italia non figura nemmeno Gianluca Scamacca: l’attaccante dell’Atalanta è stato costretto al forfait per un problema al ginocchio sinistro, che gli ha impedito di allenarsi nei primi giorni di ritiro. Dopo una valutazione dello staff medico, si è deciso di non rischiarlo.

Ecco, dunque, la lista definitiva dei 23 convocati dell’Italia per la partita contro l’Estonia:

Portieri:

  • Gianluigi Donnarumma
  • Alex Meret
  • Guglielmo Vicario

Difensori:

  • Raoul Bellanova
  • Federico Dimarco
  • Federico Gatti
  • Riccardo Calafiori
  • Andrea Cambiaso
  • Alessandro Bastoni
  • Giovanni Di Lorenzo
  • Gianluca Mancini

Centrocampisti:

  • Manuel Locatelli
  • Nicolò Rovella
  • Sandro Tonali
  • Davide Frattesi
  • Riccardo Orsolini
  • Nicolò Barella

Attaccanti:

  • Matteo Politano
  • Mateo Retegui
  • Giacomo Raspadori
  • Moise Kean
  • Pio Esposito
  • Mattia Zaccagni

La scelta dei convocati dell’Italia riflette l’intenzione di Gattuso di mescolare esperienza e freschezza. Giocatori già affermati come Barella e Donnarumma saranno affiancati da giovani emergenti come Pio Esposito e Calafiori, simboli di un progetto che guarda al futuro.

L’esclusione di Maldini e Fabbian, così come quella di Leoni, è legata a scelte tecnico-tattiche e non a problemi fisici. Per loro resta comunque la soddisfazione di aver partecipato al ritiro, con la possibilità di essere richiamati nelle prossime convocazioni.

Con questa selezione, Gattuso spera di iniziare il suo percorso con il piede giusto. I convocati dell’Italia sono pronti a dare tutto per conquistare tre punti fondamentali nella corsa verso il Mondiale.

Italia Estonia, Sacchi su Gattuso: «Sarò il suo primo tifoso. Mi auguro che accada questa cosa»

Italia Estonia: l’esordio di Gattuso e l’appello di Sacchi alla Nazionale

Cresce l’attesa per Italia Estonia, la sfida in programma questa sera che segna un momento cruciale per la Nazionale azzurra: sarà infatti la prima partita con Gennaro Gattuso sulla panchina dell’Italia. Un debutto che non passa inosservato, e che ha ispirato le riflessioni di Arrigo Sacchi, ex commissario tecnico e oggi editorialista de La Gazzetta dello Sport.

Nel suo intervento, Sacchi ha voluto esprimere pieno sostegno al nuovo CT: «Sarò il primo tifoso di Gattuso – scrive – per una questione umana e per il modo in cui ha sempre lavorato. In carriera ha sempre dato il 100%, anzi spesso anche di più. È un uomo che conosce il valore del sacrificio, che correva sempre una volta in più, che aiutava i compagni e che si metteva completamente a disposizione del gruppo.»

L’ex allenatore prosegue concentrandosi sull’importanza della partita Italia Estonia in ottica qualificazione: «È fondamentale vincere per continuare a sperare nel Mondiale. Dopo due mancate qualificazioni, sarebbe un disastro non esserci di nuovo. Ma per riuscirci, la squadra deve ragionare come Gattuso: con spirito di squadra, dedizione e senza paura di sbagliare. I giocatori devono potersi esprimere liberamente, anche commettendo errori, senza il timore di perdere il posto alla prima difficoltà.»

Sacchi, nel suo editoriale, lancia un chiaro messaggio: «L’Italia ha bisogno di undici Gattuso in campo. Se ogni giocatore darà tutto come faceva il nostro nuovo CT, allora possiamo davvero credere nella qualificazione. E finalmente, gli italiani potranno tornare a essere fieri della maglia azzurra.»

Parlando del futuro, Sacchi sottolinea come il successo non debba dipendere dai singoli: «Non deve essere l’Italia di Kean o di Barella, di Tonali o Bastoni. Dev’essere l’Italia di Gattuso: un collettivo unito, senza primedonne, dove ogni giocatore lavora per l’altro.»

Concludendo, l’ex CT rivolge un pensiero affettuoso al suo successore: «In bocca al lupo, Rino. Porta la tua passione, il tuo coraggio e la tua fame anche in panchina. Italia Estonia può essere solo l’inizio.»

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