Pagina 843 – Calcio News 24

Inzaghi Al Hilal, Arrigo Sacchi: «È cresciuto, ma gli è mancato il salto decisivo. Sulla sua scelta di lasciare l’Inter dopo due finali perse penso questo. Io al Milan guadagnavo poco…»

Le parole di Arrigo Sacchi, ex allenatore, sulla scelta di Simone Inzaghi di dire addio all’Inter per trasferirsi all’Al Hilal. I dettagli

Arrigo Sacchi, il profeta di Fusignano, non è stato semplicemente un allenatore, ma l’architetto di una delle più grandi rivoluzioni nella storia del calcio. I suoi primi quattro anni alla guida del Milan, dall’estate 1987 alla primavera del 1991, scolpirono un’era leggendaria, ridefinendo i concetti di gioco e successo. Il bilancio di quel quadriennio è sbalorditivo: uno Scudetto conquistato al primo tentativo (1987-88), due Coppe dei Campioni consecutive (1988-89, 1989-90) che stupirono il mondo, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe Europee e una Supercoppa Italiana. Ma al di là del palmarès, fu l’imposizione di un calcio proattivo, basato sul pressing, sulla zona e sul collettivo a lasciare un’impronta indelebile. Proprio Sacchi, dalle colonne odierne de La Gazzetta dello Sport, offre oggi la sua autorevole analisi sui primi quattro anni di Simone Inzaghi all’Inter e la sua scelta di lasciare il club nerazzurro.

I SOLDI – «Mi sembra evidente che in questa storia un peso determinante lo abbiano avuto i soldi, e non so se seguire il profumo del denaro sia sempre una buona scelta. Solo il tempo potrà dire se ha fatto bene o no. Io, al primo anno al Milan, prendevo uno stipendio inferiore a quello che percepivo al Parma».
LA SCELTA DI ANDARE VIA – «Non è un fulmine a ciel sereno, un po’ me l’aspettavo. Non entro nel merito della sua volontà di lasciare l’Inter, avrà le sue buone motivazioni sulle quali non è corretto esprimersi. Ma aggiungo che a lui il club nerazzurro ha dato tanto, perché gli ha permesso di giocare addirittura due finali di Champions, e che questo non è il miglior periodo per l’ambiente dopo le sberle che ha preso dal Paris Saint-Germain. Magari qualche giorno in più di riflessione, qualche colloquio in più…».
IL BILANCIO FINALE – «Guardiamo ai risultati: quattro campionati e un solo scudetto, nonostante avesse sempre il gruppo più forte, con tanti giocatori di alto livello e profumatamente pagati. Due finali di Champions League, entrambe perse. L’ultima, addirittura, in modo traumatico. Non mi sento di dire che il percorso è stato positivo, anche se devo ammettere che, da quando è arrivato dalla Lazio, Inzaghi è cresciuto parecchio come allenatore. Gli è mancato il salto decisivo».

Cagliari, ufficiale l’addio di Nicola: il comunicato

Il comunicato ufficiale del Cagliari sull’addio di Davide Nicola come allenatore del club rossoblù. Tutti i dettagli in merito alla scelta

Attraverso un comunicato ufficiale, il Cagliari ha annunciato l’addio di Davide Nicola come allenatore del club rossoblù.

COMUNICATO CAGLIARI – «Le strade del Cagliari Calcio e di Davide Nicola si dividono.

Il Club desidera ringraziare Mister Nicola e il suo staff per il lavoro, la serietà e la passione dimostrate in questa stagione culminata con la permanenza nella massima serie.

Al Mister e al suo gruppo di lavoro auguriamo il meglio per il prosieguo del proprio percorso professionale».

Como, Fabregas sempre più verso l’Inter: c’è già il nome del sostituto

Le ultime sul possibile nuovo allenatore del Como dopo le voci sul passaggio di Cesc Fabregas all’Inter. Tutti i dettagli in merito

Secondo quanto riportato nell’edizione odierna de La Provincia di Como, il Como potrebbe essere protagonista di uno scossone in panchina. Cesc Fabregas, attuale allenatore dei lariani, è infatti vicino a salutare per intraprendere una nuova avventura all’Inter, individuato come possibile erede di Simone Inzaghi. A breve è previsto un incontro decisivo con la proprietà.

In caso di separazione, il Como avrebbe già pronta l’alternativa: Francesco Farioli. L’ex tecnico del Nizza e dell’Ajax, noto per il suo calcio propositivo e moderno, rappresenterebbe una scelta in piena continuità con il progetto ambizioso del club.











Fiorentina, il futuro di Comuzzo è un’incognita: per lui il momento delle scelte

Fiorentina, il futuro di Comuzzo è di nuovo ad un bivio: partito bene in questa stagione, nel finale ha faticato a trovare spazio e ora deve fare una scelta

Pietro Comuzzo, difensore friulano classe 2003, si è guadagnato sul campo il ruolo da titolare nella Fiorentina, conquistando il pubblico con la sua crescita costante e uno stile di gioco da “soldato”. Dopo appena cinque presenze nella stagione 2022-23, quest’anno ha collezionato 38 apparizioni tra Serie A, Conference League e Coppa Italia, segnando anche un gol decisivo di tacco contro l’Udinese. Comuzzo ha impressionato per solidità e dedizione, al punto da diventare uno dei pupilli del presidente Commisso, che ne ha bloccato la partenza a gennaio respingendo una maxi offerta da 30 milioni del Napoli. Il tecnico Vincenzo Italiano aveva già intuito le sue potenzialità da marcatore implacabile, paragonandolo a Chiellini, idolo dichiarato del giovane difensore.

Ora però, come riportato da la Gazzetta dello Sport, il futuro di Comuzzo è un’incognita. Dopo l’arrivo di Pablo Marì, Palladino ha ridisegnato la difesa inserendo lo spagnolo al centro, con Pongracic e Ranieri ai lati: una linea ormai consolidata e difficile da scalzare. In Conference League Comuzzo ha trovato spazio, ma l’orizzonte si complica, anche considerando il rientro del promettente Nicolas Valentini dal prestito al Verona. Il classe 2003 è reduce da un piccolo intervento che lo ha tenuto fuori dalla Nazionale, ma ora ha bisogno di un ruolo da protagonista per continuare a crescere. Rimanere ai margini rischierebbe di far calare drasticamente il suo valore: ecco perché, tra riconoscimenti e prospettive incerte, si avvicina il momento delle scelte.

Manchester City, rivoluzione estiva per Guardiola: tutti i nuovi nomi dei Citizens

Manchester City, Reijnders è il primo tassello di una rivoluzione per la squadra di Guardiola dopo l’annata deludente

Il Manchester City si prepara a una profonda ristrutturazione della rosa dopo una stagione deludente, conclusasi con il terzo posto in Premier League e senza trofei. Pep Guardiola, insieme al nuovo direttore sportivo Hugo Viana, ha già avviato un mercato ambizioso per ringiovanire e rafforzare la squadra.

Il primo grande colpo è l’acquisto di Tijjani Reijnders dal Milan per circa 55 milioni di euro. Il centrocampista olandese, premiato come miglior centrocampista della Serie A con 15 gol nella scorsa stagione, è considerato l’erede ideale di Kevin De Bruyne, recentemente partito dopo una carriera leggendaria al City. Reijnders ha firmato un contratto quinquennale e porterà freschezza a un centrocampo che ha visto l’invecchiamento di giocatori chiave come Gundogan e Kovacic.

Per le fasce difensive, secondo il The Times il City punta su Rayan Aït-Nouri del Wolverhampton, autore di 5 gol e 7 assist nella scorsa stagione. La necessità di rinforzare le corsie è evidente, soprattutto dopo la cessione di Kyle Walker e gli infortuni di Nathan Aké.

In porta, nonostante le prestazioni altalenanti di Ederson e Stefan Ortega, Guardiola ha dichiarato di voler mantenere entrambi i portieri, escludendo l’acquisto di Joan García dell’Espanyol, nonostante l’interesse mostrato.

Per sostituire De Bruyne, oltre a Reijnders, il City ha mostrato interesse per giovani talenti come Florian Wirtz del Bayer Leverkusen, valutato oltre 100 milioni di euro (su cui però il Liverpool è in vantaggio con 150 milioni), e Jamal Musiala del Bayern Monaco.

In attacco, con l’addio di Jack Grealish, il club cerca un’ala prolifica. Rodrygo del Real Madrid è tra i principali obiettivi, ma il suo costo elevato potrebbe rappresentare un ostacolo

Infine, il City è vicino all’acquisto di Rayan Cherki dal Lione per una cifra tra i 30 e i 40 milioni di euro, aggiungendo ulteriore talento offensivo alla rosa.

Lecce, incontro nei prossimi giorni tra Giampaolo e Corvino per decidere il futuro del tecnico: le ultime

Lecce, ancora in dubbio il futuro di Giampaolo: nei prossimi giorni ci sarà il confronto con Pantaleo Corvino per decidere se proseguire insieme

Il futuro di Marco Giampaolo sulla panchina del Lecce è ancora da definire: manca un ultimo, decisivo confronto con il direttore dell’area tecnica Pantaleo Corvino. Secondo la Gazzetta dello Sport l’incontro è atteso nei prossimi giorni e, pur in un clima di disponibilità reciproca a proseguire insieme, restano alcune questioni da chiarire. Il presidente Saverio Sticchi Damiani, intervenuto in conferenza stampa, ha confermato che Giampaolo sarà il primo interlocutore del club per il futuro, ma ha ribadito che la decisione finale spetterà al tecnico e a Corvino, auspicando che il confronto avvenga con serenità. Il contratto dell’allenatore è stato rinnovato automaticamente dopo la salvezza conquistata, ma il nodo non è la durata dell’accordo, quanto piuttosto la condivisione di una visione e di un progetto tecnico da entrambe le parti.

Sticchi Damiani ha voluto anche sottolineare il grande lavoro svolto in questi anni dalla direzione tecnica del club: una semifinale playoff in Serie B, una promozione in A, tre salvezze consecutive e una crescita strutturale e finanziaria che ha consolidato il Lecce. A Giampaolo, il presidente ha riconosciuto non solo i meriti tecnici, ma anche l’integrità e la serietà dimostrate in un momento della carriera in cui sembrava emarginato dal sistema. Infine, Sticchi Damiani ha espresso un duro giudizio nei confronti della classe arbitrale, lamentando numerosi torti subiti durante la stagione e un episodio in particolare con l’arbitro Fabbri nella partita contro la Lazio: secondo il presidente, il direttore di gara si sarebbe mostrato nervoso e irrispettoso, al punto da indurre il club a chiedere ufficialmente che non venga più designato per le partite del Lecce.

Völler e l’amore dei tifosi: «Se tedeschi cantano ‘Ein Rudi Völler’, gli italiani intonano ancora ‘Tedesco Vola!’ Ecco da chi ho imparato la vostra lingua a Roma»

Le parole di Rudi Voller, attaccante tedesco icona della Roma anni ’80-’90 e rimasto nel cuore dei tifosi giallorossi come ‘Tedesco Volante’

Oggi su La Gazzetta dello Sport ad aprire il suo album dei ricordi c’è Rudi Völler. Il “tedesco volante” incarna una figura iconica del calcio mondiale, legando indissolubilmente il suo nome alla Roma sia come bomber implacabile che, seppur brevemente, come guida tecnica. Arrivato nella capitale nel 1987 dal Werder Brema, Völler ha infiammato per cinque stagioni il cuore dei tifosi giallorossi con la sua grinta, il fiuto del gol e un’innata capacità di lottare su ogni pallone. In 198 presenze complessive con la Roma, ha messo a segno 68 reti, contribuendo in maniera decisiva alla conquista della Coppa Italia nella stagione 1990-1991, annata in cui fu anche capocannoniere della Coppa UEFA, trascinando la squadra fino a una sfortunata finale. Il suo legame con la città e i colori romanisti è rimasto talmente forte da riportarlo a Trigoria nell’agosto 2004, questa volta in veste di allenatore. Un’esperienza breve e tumultuosa, durata appena 26 giorni e cinque partite, in un momento di grande difficoltà per il club, ma che testimonia ulteriormente la profondità del suo rapporto con l’ambiente romanista, un affetto sempre ricambiato dalla tifoseria.

DINO VIOLA – «Sembrava una persona dura, era molto diretto. Questo mi piaceva, da tedesco. Da subito ho avuto un rapporto eccezionale ed è stato il motivo per cui sono rimasto 5 anni. Se non fosse stato per lui, sarei tornato indietro dopo una stagione. Il primo anno avevo guai fisici, giocavo male e le critiche erano giuste. Avevo offerte in Bundesliga, ma lui disse: “No, tu rimani qui, vedrai che farai grandi campionati”. Meno male che è andata così, grazie a lui».

IL MONDIALE DEL 1990 – «Abbiamo vinto la coppa all’Olimpico, che per me era casa, ma siamo stati a Roma solo dalla vigilia, il resto del torneo l’abbiamo giocato altrove. Atterriamo, andiamo alla Borghesiana e chi trovo? Viola, il mio presidente, che mi aspettava. Conosceva anche Beckenbauer, ci siamo seduti, abbiamo bevuto un caffè e parlato. Anche lui era molto felice e orgoglioso di vederci in finale, l’Italia era uscita, tifava per noi. Bello. Il giorno dopo ho procurato il rigore della vittoria sull’Argentina».

LIEDHOLM – «Mitico Barone. Persona splendida con tutti, con i vecchi e i giovani. Non alzava mai la voce, si faceva intendere, senza urlare. Io pensavo di trovare Eriksson, avevo parlato con lui in primavera. Ma poi se ne andò. Però con Liedholm sono stato bene, anche se non sono arrivati i risultati».

BONIEK – «Ah, il mio primo compagno di stanza. Ne parliamo ancora, e ridiamo. È stato il mio esempio linguistico: nella storia del calcio, fra tutti gli stranieri venuti in Italia, nessuno parlava bene come lui. Il mio obiettivo era: studiare e parlare come Zibì».

TEMPESTILLI O CONTI – «Scelgo tutti due. Come si fa? Tonino e Bruno? Grandi. Però avevo un buon rapporto anche con Sebino Nela, con Giuseppe Giannini che era molto giovane, ma il Barone lo aveva fatto capitano. Pure con Ciccio Desideri e altri, ci si divertiva».

HA RESO ETERNA LA CANZONE DELLA CUCCARINI – «Non so (ride, ndr.), però quando incontro dei tifosi,in giro, se sono tedeschi parte subito Ein Rudi Voeller, il coro che mi facevano in Germania. Ma se sono italiani, intonano sempre Tedesco Vola».

Alisson ai saluti? Il brasiliano può lasciare il Liverpool: ecco la possibile destinazione

In dubbio il futuro di Alisson al Liverpool: con l’arrivo di Giorgi Mamardashvili dal Valencia il portiere brasiliano può andare via: ecco dove

Alisson Becker potrebbe sorprendentemente lasciare il Liverpool quest’estate per trasferirsi al Galatasaray. Secondo il giornalista turco Ali Naci Kucak, il club di Istanbul sta cercando un sostituto di Fernando Muslera e avrebbe individuato nel portiere brasiliano il profilo ideale. Anche se resta il titolare dei Reds, il futuro di Alisson è meno certo dopo l’arrivo di Giorgi Mamardashvili, acquistato dal Liverpool e lasciato in prestito al Valencia fino al 2025. Con due anni di contratto ancora in essere, Alisson sta valutando le sue opzioni.

Un segnale in questa direzione arriva dal fatto che il portiere avrebbe abbassato le sue richieste economiche: da 25 a 15 milioni di euro annui. Una cifra comunque importante, ma più accessibile per il Galatasaray, che sogna un colpo da novanta tra i pali. Alisson ha vinto tutto con il Liverpool, inclusi Premier League, Champions League, Coppa del Mondo per club e Supercoppa UEFA. Ora si trova davanti a un bivio: restare ad Anfield e giocarsi il posto con Mamardashvili, oppure iniziare una nuova avventura all’estero in un campionato diverso.

Lo Spiderverse sportivo, Sinner è solo l’ultimo Uomo Ragno (garantisce Wilander): ecco quelli del calcio

Dopo le parole di Mats Wilander su Sinner una riflessione su l’Uomo Ragno e i suoi riflessi nel mondo del calcio e dello sport

Che Mats Wilander, uno che di eroi con la racchetta se ne intende, tiri fuori dal cilindro un paragone come «Jannik Sinner per me è l’Uomo Ragno» la dice lunga. E non è solo per un complimento di circostanza. «È incredibile quanto sia atletico, quanto riesca a coprire il campo. Ed è il giocatore più aggressivo che abbia mai visto». Boom. In queste poche parole c’è l’essenza di un supereroe moderno: agilità prodigiosa, capacità di essere ovunque, e quell’aggressività che, nello sport, è la fame di vittoria, la voglia di spingersi oltre il limite. E se nel tennis Sinner si arrampica sulle classifiche e sulle geometrie del campo come un novello Peter Parker, il mondo del calcio ha da tempo le sue personalissime versioni dell’Arrampicamuri.

Quando pensi all’Uomo Ragno prestato al pallone, almeno qui in Italia, un nome rimbomba più forte degli altri, come un eco che arriva dritto dagli anni ’80 e ’90: Walter Zenga. “L’Uomo Ragno” per antonomasia, un soprannome che gli calzava come un guanto, o meglio, come la sua divisa spesso sgargiante da portiere dell’Inter e della Nazionale. Zenga era spettacolo puro: voli plastici da un palo all’altro, riflessi felini, uscite spericolate che a volte facevano venire i capelli dritti ai tifosi, ma che spesso risolvevano situazioni impossibili. Era la personificazione dell’agilità, dell’istinto, di quel “senso di ragno” che gli permetteva di intuire dove sarebbe finito il pallone. Forse non aveva i lanciaragnatele, ma le sue mani arrivavano ovunque, tessendo una barriera davanti alla porta che sembrava invalicabile. Eppure non erano ragioni tecniche ad avergli affibbiato un soprannome così importante. Lo ha raccontato lui stesso a Radio2 anni fa: «Ero stato escluso dalla nazionale di Sacchi, uscendo dallo spogliatoio allacciandomi la tuta canticchiavo ‘Hanno ucciso l’uomo ragno’ di Max Pezzali e sono diventato l’Uomo Ragno. Era prima dei Mondiali del 1994. Il mio soprannome originale era quello che mi diede Gianni Brera, “Deltaplano”».

Poi, certo, ci sono quelli che l’Uomo Ragno lo hanno omaggiato platealmente, trasformando un’esultanza in un mini-show da fumetto. E i tifosi, soprattutto i più giovani, impazzivano. Perché in fondo, chi non ha sognato almeno una volta di avere quei poteri, quella capacità di sfidare la gravità e le leggi della fisica? L’elenco è lunghissimo.

  • Pierre-Emerick Aubameyang: Forse il più celebre per questo tipo di esultanza. In diverse occasioni, specialmente ai tempi del Borussia Dortmund e poi con l’Arsenal, dopo un gol importante, Aubameyang ha tirato fuori una maschera di Spider-Man (a volte nascosta nei parastinchi o consegnatagli rapidamente) e l’ha indossata, mandando in visibilio i tifosi. La sua velocità e agilità, in un certo senso, si sposavano bene con l’immagine.
  • Jonas Gutierrez: L’argentino, ex Newcastle United, aveva una storia toccante legata alla sua esultanza con la maschera di Spider-Man. La indossò per la prima volta in Spagna e poi la ripropose al Newcastle. Ha raccontato che la maschera era un omaggio a un giovane tifoso malato di cancro che aveva conosciuto. Tornare in campo e segnare (un gol cruciale per la salvezza del Newcastle) dopo aver sconfitto lui stesso un cancro, e celebrare in quel modo, rese il momento ancora più iconico ed emozionante per i tifosi dei Magpies.
  • Kenan Yildiz: Più recentemente, il giovane talento della Juventus ha mostrato un’esultanza che mima il gesto di Spider-Man che lancia le ragnatele con le mani. Lo ha fatto in più occasioni dopo i suoi gol, come nel derby contro il Torino, un modo moderno e più stilizzato di omaggiare il personaggio.
  • Lionel Messi: Anche il pluripremiato campione argentino, durante la sua esperienza all’Inter Miami, ha iniziato a esultare mimando i gesti di vari supereroi Marvel, tra cui Spider-Man (oltre a Thor e Black Panther). Messi ha spiegato che queste esultanze erano dedicate ai suoi figli, che sono grandi fan di questi personaggi, e che le faceva soprattutto nelle partite casalinghe quando loro erano presenti allo stadio.
  • Julián Álvarez: Compagno di Messi in nazionale e attaccante del Manchester City, è soprannominato “La Araña” (Il Ragno) fin da quando era bambino, per la sua capacità di sembrare avere più gambe nel recuperare palloni e per la sua agilità. A volte, dopo un gol, ha mimato il gesto di lanciare le ragnatele, in linea con il suo soprannome storico.
  • Danilo D’Ambrosio: Ai tempi dell’Inter, è stato talvolta soprannominato “Spider-Man D’Ambrosio” dai tifosi e da alcuni media, non tanto per un’esultanza specifica, quanto per la sua capacità di compiere salvataggi difensivi cruciali e quasi acrobatici sulla linea di porta, come se avesse “tessuto una tela”.
  • Xande Silva: Giocando nella MLS con l’Atlanta United, anche lui è stato visto indossare una maschera di Spider-Man dopo un gol, unendosi alla schiera di giocatori che hanno utilizzato questo tipo di celebrazione.
  • Guglielmo Vicario: Un supereroe è tale solo in base alla qualità dei suoi nemici. E se nessun calciatore ha mai osato paragonarsi a Batman (una volta ci ha provato Aubameyang), il portiere del Tottenham ha scelto tra i nemici dell’amichevole Uomo Ragno di quartiere. Soprannome affibbiatogli da DAZN, ma che lui ha adottato con grande entusiasmo – basta vedere le numerose immagini social del simbionte -: se gli altri che segnano sono Peter Parker, giusto che un portiere sia l’Eddie Brock della situazione.

Ma al di là dei soprannomi ufficiali o delle esultanze mascherate, quanti giocatori incarnano, magari senza saperlo, lo spirito dell’Uomo Ragno? Pensiamo ai difensori che con una scivolata acrobatica all’ultimo secondo salvano un gol fatto, quasi tessendo una tela invisibile sulla linea di porta. O agli attaccanti capaci di coordinarsi in una frazione di secondo per una rovesciata che sembra sfidare ogni logica. L’agilità, la capacità di coprire il campo con scatti brucianti, la prontezza di riflessi nel leggere l’azione prima degli altri: sono tutte qualità “da Uomo Ragno“. E quell’aggressività di cui parlava Wilander per Sinner? È la stessa che vedi negli occhi di un centrocampista che non molla un centimetro, che pressa, che si getta su ogni pallone come se fosse l’ultimo.

È un mito che resiste, quello dell’Uomo Ragno, anche quando sembra che i tempi siano cambiati, che gli eroi siano diversi. E qui, come non pensare a quella melodia un po’ malinconica, a quel grido generazionale degli 883? «Hanno ucciso l’Uomo Ragno, chi sia stato non si sa». Max Pezzali (interista) cantava la fine di un’innocenza, la disillusione. Ma nello sport, per fortuna, l’Uomo Ragno non muore mai veramente. Magari una generazione di tifosi saluta il suo beniamino che appende gli scarpini (o la racchetta) al chiodo, ma poi ne arriva un altro, con nuove movenze, nuove prodezze, pronto a far sognare di nuovo. Cambiano i volti, cambiano le maglie, ma quella scintilla di meraviglia, quel desiderio di vedere qualcuno compiere gesti atletici straordinari, quasi “superumani”, resta.

E così, mentre Wilander incorona Sinner come il suo Uomo Ragno tennistico, noi continuiamo a cercare i nostri eroi sui campi di calcio, quelli che ci fanno saltare sul divano con una parata incredibile o un dribbling funambolico. Che si chiamino Zenga o abbiano solo quell’attitudine speciale, poco importa. L’importante è che continuino a farci sognare, a farci credere che, almeno per novanta minuti, i superpoteri esistano davvero.

Bologna, Francesco Pio Esposito è il nuovo nome in attacco: pressing sull’Inter

Il Bologna in pressing sull’Inter per Francesco Pio Esposito: in attesa di capire i piani dell’Inter l’attaccante piace alla dirigenza rossoblù

Secondo la Gazzetta dello Sport il Bologna guarda con grande interesse a Francesco Pio Esposito, giovane attaccante classe 2005 di proprietà dell’Inter, reduce da un’ottima stagione con lo Spezia. Il club rossoblù, impegnato il prossimo anno in quattro competizioni (Serie A, Coppa Italia, Europa League e Supercoppa in Arabia), è alla ricerca di un giovane di prospettiva da inserire come alternativa a Castro e Dallinga. Proprio in occasione dell’operazione Fabbian, già si erano poste le basi per un possibile futuro approdo di Esposito in Emilia, e ora la pista si è riaccesa. L’attaccante ha rinnovato con l’Inter fino al 2030, ma il mancato ritorno in Serie A con lo Spezia ha riaperto il discorso su un prestito, con il Bologna in pole position tra le tante pretendenti.

La volontà del giocatore, quella del nuovo allenatore nerazzurro e le possibili alternative sul mercato saranno determinanti, ma il profilo di Esposito risponde perfettamente alle esigenze del Bologna: un attaccante giovane, già abituato a lottare, capace di inserirsi gradualmente nei meccanismi della squadra senza pretese immediate di titolarità, ma con la fame giusta per crescere in un contesto europeo. Con Dallinga alle prese con un’operazione di sports-ernia (rientro previsto per metà ritiro) e Castro ritenuto incedibile dal club e da Vincenzo Italiano, la dirigenza felsinea è decisa a investire su un elemento complementare ma di grande prospettiva. Esposito, che ha impressionato per maturità e capacità realizzativa nonostante la giovane età, sembra il profilo ideale per questa scommessa. Il Bologna, da tempo al lavoro su questa idea, è pronto a muoversi concretamente appena l’Inter avrà chiarito i propri piani tecnici, nella speranza di anticipare la concorrenza e accogliere in rosa un nuovo talento pronto a fare il salto.

Napoli, il nuovo centrocampo prende forma: De Bruyne ad ispirare, McTominay sempre più leader

Napoli, si riparte dal centrocampo con maggiore qualità: McTominay da riconfermarsi da leader e De Bruyne ad inventare

Qualità. È questa la parola d’ordine del nuovo Napoli targato Antonio Conte. Dopo un anno di transizione, dedicato a dare solidità alla squadra, il tecnico e il ds Giovanni Manna vogliono alzare l’asticella con innesti di grande spessore tecnico. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, il nome in cima alla lista è quello di Kevin De Bruyne, fuoriclasse del Manchester City, pronto a firmare con gli azzurri dopo la pausa per le nazionali. Il belga rappresenta l’uomo in grado di cambiare volto alla squadra: visione di gioco, dribbling, tiri da fuori, inserimenti, punizioni. Un vero regista avanzato, capace di spostare gli equilibri. A spingere per l’affare è anche la grande intesa tra De Bruyne e Romelu Lukaku, immortalata in un post social diventato virale. Napoli sogna una trequarti con KDB dietro Big Rom, magari in un 4-2-3-1 o in un rombo con Lobotka in cabina di regia.

Il centrocampo sarà il cuore pulsante del nuovo progetto. Conte, ex mediano grintoso, vuole costruire lì il suo regno, e ha già trovato in Scott McTominay il simbolo della sua idea di calcio: fisico, gol (ben 12 nell’ultima stagione) e presenza costante in entrambe le fasi. Accanto a lui, oltre a De Bruyne e Lobotka, potrebbero arrivare nuovi innesti: uno su tutti Davide Frattesi, in bilico all’Inter e perfetto per gli schemi di Conte, specie in caso di partenza di Anguissa. E occhio anche a Gilmour, che ha mostrato sprazzi convincenti accanto a Lobotka. La mediana azzurra punta a dominare come quella dell’Inter di Inzaghi, con un mix di palleggio, inserimenti e pressing alto. Un Napoli “da Premier”, intenso, tecnico e pronto a imporsi in Italia e in Europa.

Dybala Gasperini: quando l’allenatore vide nascere la “Joya”: i primi gol dell’argentino e le speranze nel Palermo 2012-13. Sorrentino: «La qualità di Paulo non si trova in giro, il mister la valorizzerà»

Roma, quella tra Dybala e Gasperini non è la prima volta in cui i due si incontrano: al suo arrivo in Italia al Palermo l’imprinting alla Serie A fu con il Gasp

L’attualità del calcio regala spesso intrecci suggestivi: Paulo Dybala e Gian Piero Gasperini, dopo la loro breve ma formativa esperienza condivisa a Palermo, sono destinati a ritrovarsi alla Roma, con il tecnico di Grugliasco pronto a guidare la squadra giallorossa. Un tuffo nel passato, alla stagione 2012-13, ci riporta a un Palermo ambizioso che, per circa 12 milioni di euro, porta in Sicilia un giovanissimo Dybala, appena diciannovenne, dall’Instituto de Córdoba, presentandolo come “La Joya”.

Sotto la guida iniziale di Gasperini, in un campionato che si rivelerà travagliato per i rosanero (culminato con la retrocessione), il talento argentino iniziò il suo apprendistato con il calcio italiano. Gasperini cercò di inserirlo nei suoi schemi, spesso come seconda punta o in un tridente con Miccoli e Brienza o Ilicic. Nonostante le enormi aspettative, la prima stagione di Dybala fu di adattamento e segnata dalle difficoltà generali della squadra. Le statistiche finali raccontano di 27 presenze in Serie A e 3 gol. Il primo sigillo arrivò l’11 novembre 2012, una doppietta che illuse contro la Sampdoria (partita poi persa 2-3), mostrando lampi del suo enorme potenziale. Un altro gol lo segnò alla Lazio.

Nonostante il Palermo vivesse una stagione difficile, con Gasperini esonerato e poi richiamato per un breve periodo, quei mesi furono cruciali per Dybala. Pur in un contesto complicato, si intravedevano la classe cristallina, il sinistro magico e la capacità di creare occasioni. Gasperini fu tra i primi a lavorare con lui in Italia, testimone diretto delle sue qualità nascenti. Ora, a Roma, con un Dybala maturo e un Gasperini al culmine della sua carriera, i due avranno l’opportunità di scrivere un capitolo ben diverso. Su La Gazzetta dello Sport collega presente e passato Stefano Sorrentino, oggi opinionista, all’epoca portiere del Palermo.

L’ANNATA IN ROSANERO – «Un’annata strana, che si chiuse con la retrocessione. Lì Paulo era un altro giocatore, anche fisicamente, con molti chili in meno rispetto a oggi. Ma Gasperini ha sempre avuto grande stima di lui. Certo, ora sono passati più di dieci anni, non saprei cosa può succedere, sono entrambi diversi rispetto ad allora. Di certo per un maestro di calcio come Gasperini giocatori del valore di Dybala sono sempre importanti».

COSA FA RENDERE AL MEGLIO DYBALA – «Difficile dirlo, ma se Gasperini ha fatto correre e fatto diventare ancora più forte “la nonna” (Ilicic, ndr), con uno come Paulo può fare ancora meglio. Anche perché la qualità di Dybala difficilmente la si trova in giro. Di certo Gasp lo rispetterà, se ci sarà il bisogno di fare dei lavori diversi in allenamento non lo caricherà come con gli altri».

Milan Modric, vuole chiudere in fretta: il retroscena di Allegri prima di dare l’ok alla trattativa

Il Milan accelera per chiudere la trattativa con Luka Modric, svincolatosi dal Real Madrid: le cifre del contratto del croato

Il Milan è a un passo dal compiere un colpo sensazionale di mercato: secondo La Gazzetta dello Sport, Luka Modric è vicinissimo a vestire la maglia rossonera. Dopo 13 stagioni leggendarie con il Real Madrid, il centrocampista croato è pronto a iniziare una nuova avventura, questa volta in Serie A, da svincolato. A spingere con decisione per la conclusione dell’operazione è il nuovo direttore sportivo Igli Tare, che si è recato personalmente a Rijeka per convincere il giocatore. L’accordo prevede un contratto annuale con opzione per una seconda stagione, con un ingaggio stimato tra i 3 e i 3,5 milioni di euro. Le trattative sono in fase avanzata e il Milan punta a chiudere tutto entro poche ore, al massimo entro domani.

Il possibile arrivo di Modric rappresenterebbe un doppio segnale forte per la rinascita del Milan, che si appresta anche a ufficializzare il ritorno di Massimiliano Allegri sulla panchina. Due figure esperte e carismatiche che potrebbero ridare ordine e identità a uno spogliatoio apparso fragile e confuso nell’ultima stagione. Allegri, prima di dare l’ok definitivo, avrebbe chiesto anche un parere al suo ex collega e amico Carlo Ancelotti, ricevendo rassicurazioni sulla condizione fisica e sulla voglia di competere del regista croato. Modric, nonostante i 38 anni, ha infatti disputato ben 57 partite nella scorsa annata con il Real, dimostrando tenuta atletica e lucidità ai massimi livelli. Per il Milan, sarebbe un colpo non solo tecnico, ma anche simbolico: l’uomo giusto per colmare il vuoto di leadership e offrire un punto di riferimento ai giovani in rosa.

Fabregas Inter, Del Bosque: «In campo pensava già da allenatore, un valore aggiunto per la squadra. Ecco qual è il suo pregio e la differenza con Xabi Alonso e Xavi»

Le parole di Vicente Del Bosque, ex ct della Spagna, sulle caratteristiche di Cesc Fabregas come allenatore. Tutti i dettagli

Vicente Del Bosque, figura iconica del calcio spagnolo e mondiale, è stato l’architetto dei trionfi della Spagna che ha conquistato il Mondiale 2010 e l’Europeo 2012. All’interno di quella squadra leggendaria, Cesc Fabregas rappresentava uno dei talenti più puri e tatticamente duttili. Del Bosque ha sempre dimostrato grande stima per l’intelligenza calcistica di Fabregas, impiegandolo spesso in ruoli chiave, a volte anche come “falso nueve”, sfruttandone la visione di gioco e la capacità di inserirsi. Il loro è stato un rapporto di profonda fiducia reciproca, fondamentale per i successi della Roja. Oggi, con le voci che accostano Fabregas alla panchina dell’Inter come possibile successore di Inzaghi, è interessante ricordare il suo legame con un mentore del calibro di Del Bosque, da cui potrebbe aver assorbito lezioni preziose sulla gestione del gruppo e sulla lettura tattica delle partite. Ecco le parole dell’ex ct della Spagna sull’attuale allenatore del Como affidate a La Gazzetta dello Sport.

FABREGAS É UN ALTRO ALLENATORE DEL SUO GRUPPO – «Già, cominciano ad essere un bel numero, e mi fa piacere perché vuol dire che la passione per il calcio resta viva ed è sempre un bel segnale. Erano ragazzi che amavano il calcio e ora sono uomini che provano a insegnarlo, di cose da dire e da trasmettere ne hanno parecchie».
CESC ERA GIA’ UN ALLENATORE DA GIOCATORE – «Sì, e per vari motivi. Il primo si rifà a quanto detto prima: un bel pezzo di quella squadra ha preso il cammino dell’insegnamento e la cosa da spettatore non può che farmi piacere. Il secondo, pensando a Cesc, e che io guardandolo dalla panchina vedevo che lui in campo giocava pensando già come un allenatore, cosa per me molto importante in chiave futura».
IL PREGIO DI FABREGAS – «Pensava sempre alla squadra come insieme, giocava in una posizione nella quale aveva grande libertà e mi sembrava che la interpretasse come una responsabilità, pensava che dovesse essere messa a disposizione dei compagni, per migliorarli e facilitar loro il compito o la giocata. Era molto disciplinato e gli piaceva far girare gli altri attorno a sé».
DIVERSO DA XABI ALONSO E XAVI – «Perché interpretava il gioco in maniera diversa. Ma ripeto, sempre con in testa la squadra e il bene comune. Se pensiamo a questi tre nomi, hanno scelto lo stesso cammino partendo da basi diverse: in comune hanno la passione per il calcio e per il lavoro, ed è molto bello. Anche io ho fatto lo stesso percorso, forse per questo mi piace che i miei ex giocatori passino dal campo alla panchina».

Australia-Giappone: dove vederla, orario e probabili formazioni

All’Allianz Stadium andrà in scena la sfida tra Australia-Giappone: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

All’Allianz Stadium di Sidney si giocherà la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali tra Australia-Giappone. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Australia: Ryan; Rowles, Degenek, Burgess; Miller, O’Neill, Irvine, Behich; Goodwin, Yengi, Boyle.

Giappone: Suzuki; Seko, Itakura, H. Ito, J. Ito, Endo, Tanaka, Mitoma; Kubo, Kamada; Furuhashi.

Orario e dove vederla in tv

Australia-Giappone si gioca alle ore 13:10 di giovedì 5 giugno per la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali. Verrà trasmessa in diretta in streaming e gratis per tutti sulla piattaforma ONEFOOTBALL. Non è prevista alcuna trasmissione televisiva.

Nuovo allenatore Atalanta, nel mirino tre mister per la panchina nerazzurra. A breve la decisione definitiva

Nuovo allenatore Atalanta, tre mister nel mirino: Thiago Motta, Palladino o Juric. A breve la decisione definitiva della squadra nerazzurra

Ormai ci siamo: a breve si capirà chi sarà il nuovo allenatore dell’Atalanta. Tante voci, tante indiscrezioni, ma ecco la situazione attuale dopo quello che è anche stato l’addio di Gian Piero Gasperini settimana scorsa.

Secondo quanto raccolto da oggi da CalcioNews24, lAtalanta ha nel mirino l’ex Juve Thiago Motta, Palladino e Ivan Juric (non ci sono altri mister): verrá deciso uno di questi tre tecnici.

Il concetto nerazzurro è chiaro: si vuole rimanere su una impronta di calcio aggressivo, propositivo, verticale, box to box, spregiudicato. Non resta che aspettare.

Indonesia-Cina: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Gelora Bung Karno andrà in scena la sfida tra Indonesia-Cina: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Gelora Bung Karno di Giacarta si giocherà la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali tra Indonesia-Cina. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Indonesia: Paes; Idzes, Hubner, Ridho; Walsh, Haye, Pelupessy, Arhan; Ferdinan; Struick, Sananta.

Cina: D Wang; Z Yang, S Jiang, Zhunyi, Hetao; Xu, S Wang, Xie; Serginho; Yuning, Liangming.

Orario e dove vederla in tv

Indonesia-Cina si gioca alle ore 15:45 di giovedì 5 giugno per la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali. Verrà trasmessa in diretta in streaming e gratis per tutti sulla piattaforma ONEFOOTBALL. Non è prevista alcuna trasmissione televisiva.

Bahrain-Arabia Saudita: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Bahrain Stadium andrà in scena la sfida tra Bahrain-Arabia Saudita: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Bahrain Stadium di Manama si giocherà la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali tra Bahrain-Arabia Saudita. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Bahrain: Lutfalla; Al-Shamsan, Benaddi, Al Hayam, Al-Khulasi; Saeed, Al-Aswad; Madan, Marhoon, Abdul-Romaihi; Abdullatif.

Arabia Saudita: Al-Aqidi; Abdulhamid, Lajami, Tambakti, Boushal; Yahya, Al-Ghamdi, Al-Dawsari; Al-Dawsari, Al-Buraikan, Al-Sahafi.

Orario e dove vederla in tv

Bahrain-Arabia Saudita si gioca alle ore 18:00 di giovedì 5 giugno per la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali. Verrà trasmessa in diretta in streaming e gratis per tutti sulla piattaforma ONEFOOTBALL. Non è prevista alcuna trasmissione televisiva.

Simone Inzaghi, dalla Lazio all’Al Hilal: la scalata contrattuale dell’allenatore. Chi sono quelli capaci di salto economici come lui?

L’analisi ed i precedenti dopo l’accordo faraonico siglato da Simone Inzaghi, ormai ex allenatore dell’Inter, con l’Al Hilal. I dettagli

La carriera da allenatore di Simone Inzaghi è stata caratterizzata da una crescita costante, culminata in una proposta faraonica dall’Arabia Saudita. Partendo dalle giovanili della Lazio, Inzaghi ha rapidamente scalato le gerarchie, assumendo la guida della prima squadra nel 2016. I suoi primi contratti con i biancocelesti erano commisurati al suo status di tecnico emergente, con stipendi che si aggiravano inizialmente intorno a 1 milione di euro, per poi salire gradualmente grazie ai risultati ottenuti, tra cui una Coppa Italia e due Supercoppe Italiane. Il passaggio all’Inter nel 2021 ha segnato un importante salto di qualità anche a livello economico: il suo ingaggio iniziale si attestava sui 4 milioni di euro netti a stagione, successivamente ritoccato verso l’alto fino a circa 6.5 milioni (più bonus) con il rinnovo fino al 2026, a coronamento di successi come lo Scudetto della seconda stella, due Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane, oltre a una finale di Champions League.

Le recentissime notizie riportano un accordo ormai definito tra Simone Inzaghi e l’Al Hilal, club dell’Arabia Saudita. Le cifre circolate parlano di un contratto biennale da capogiro: circa 25 milioni di euro netti a stagione. Questo ingaggio non solo rappresenta un balzo economico stratosferico per il tecnico piacentino, ma lo proietterebbe ai vertici della classifica degli allenatori più pagati al mondo, superando anche figure come Pep Guardiola. Un’offerta che testimonia la volontà del calcio arabo di attrarre i migliori talenti, non solo sul campo ma anche in panchina.
Sebbene l’entità dell’ingaggio arabo di Inzaghi sia eccezionale, la storia del calcio ha visto altri allenatori protagonisti di rapide ascese economiche, seppur con dinamiche e cifre diverse. José Mourinho, ad esempio, dopo i trionfi con il Porto, vide il suo stipendio impennarsi con il passaggio al Chelsea. Anche Pep Guardiola, dopo i successi con il Barcellona, ha continuato a garantirsi contratti multimilionari con Bayern Monaco e Manchester City. Più recentemente, allenatori come Mikel Arteta all’Arsenal hanno visto una crescita significativa dei loro emolumenti in linea con i risultati e la costruzione di progetti vincenti. Tuttavia, il salto da circa 6.5 milioni a 25 milioni in un colpo solo, come nel caso di Inzaghi, rimane un evento di portata notevole, spinto dalla nuova potenza economica del calcio saudita.

Iraq-Corea del Sud: dove vederla, orario e probabili formazioni

All’Al-Shaab andrà in scena la sfida tra Iraq-Corea del Sud: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

All’Al-Shaab di Baghdad si giocherà la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali tra Iraq-Corea del Sud. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Iraq (5-4-1): A. Hassan, Saadoon, Tahseen, Ojaimi, Maknzi, Ali; M.Mohammed, Bayesh, Amyn, K.Mohammed; A. Hussein.

Corea Del Sud (4-3-3): Seung-Gyu Kim; Moon-Hwan Kim, Min-Jae Kim, Kyung-Won Kwon, Jin-Su Kim; Woo-Young Jung, In-Beom Hwang; Hee-Chan Hwang, Jae-Sung Lee, Heung-Min Son; Ui-Jo Hwang.

Orario e dove vederla in tv

Iraq-Corea del Sud si gioca alle ore 20:15 di giovedì 5 giugno per la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali. Verrà trasmessa in diretta in streaming e gratis per tutti sulla piattaforma ONEFOOTBALL. Non è prevista alcuna trasmissione televisiva.

Norvegia-Italia, Spalletti alla prova del Nord: rimotivare gli interisti delusi e arginare la furia Haaland per una partita cruciale per la qualificazione Mondiale

Norvegia-Italia, le ultime sul primo impegno degli azzurri di Luciano Spalletti nelle qualificazioni al prossimo Mondiale. I dettagli

Un’Italia in cerca di certezze sbarca a Oslo per una sfida cruciale contro la Norvegia di Erling Haaland. Luciano Spalletti deve fare i conti con una rosa falcidiata dagli infortuni e con il morale basso di alcuni senatori, reduci da una stagione logorante e da recenti delusioni. La posta in palio è altissima: un passo falso potrebbe compromettere seriamente il cammino verso le prossime competizioni internazionali.
La trasferta norvegese si presenta irta di difficoltà per la Nazionale italiana. Il primo, e forse più impattante, fattore di preoccupazione è la lista degli infortuni. Giocatori chiave, che costituiscono la spina dorsale del gioco di Spalletti, rischiano di dare forfait o di non essere al meglio della condizione. Le assenze, soprattutto a centrocampo e in difesa, costringeranno il Commissario Tecnico a ridisegnare l’assetto tattico e ad affidarsi a elementi con minor esperienza internazionale o reduci da stagioni altalenanti. Questa emergenza potrebbe aprire le porte a soluzioni inedite, ma al contempo espone la squadra a maggiori incertezze in una gara dove la solidità sarà fondamentale.
Al centro dei pensieri, e inevitabilmente dei timori della retroguardia azzurra, c’è lui: Erling Haaland. Il bomber del Manchester City rappresenta un autentico spauracchio per qualsiasi difesa e la sua sola presenza è in grado di condizionare l’intera partita. La sua potenza fisica, la velocità in progressione e un istinto del gol quasi sovrannaturale richiedono una marcatura speciale e un’attenzione costante per tutti i novanta minuti. La stampa sportiva italiana, in questi giorni, non fa che sottolineare come arginare il ciclone Haaland sia la chiave di volta della partita. Si ipotizzano raddoppi di marcatura, una linea difensiva più bassa e una maggiore aggressività nei duelli individuali.
In questo contesto di emergenza difensiva, prende quota l’idea di vedere Federico Gatti titolare al centro della difesa. Il centrale della Juventus, noto per la sua fisicità e la sua abilità nel gioco aereo, potrebbe essere l’uomo giusto per contrastare la strapotenza di Haaland. Gatti ha dimostrato, nel corso della stagione con il suo club, di non tirarsi indietro di fronte a sfide impegnative e di possedere quella “garra” che in partite del genere può fare la differenza. La sua eventuale presenza dal primo minuto rappresenterebbe una scommessa per Spalletti, ma anche il segnale di voler affrontare a viso aperto il pericolo numero uno della Norvegia. La sua capacità di anticipo e la sua aggressività potrebbero rivelarsi armi preziose per limitare il raggio d’azione del centravanti norvegese.

Un’altra sfida, forse meno appariscente ma altrettanto complessa per Luciano Spalletti, è quella di rimotivare il blocco interista. I giocatori nerazzurri, reduci da una stagione estenuante e, per alcuni, culminata con delusioni cocenti (si pensi ad un’eventuale finale di Champions League persa e a un campionato sfumato sul filo di lana), potrebbero accusare un calo di tensione fisica e mentale. Il Commissario Tecnico dovrà trovare le parole giuste, fare leva sull’orgoglio e sul senso di appartenenza alla maglia azzurra per rigenerare energie e motivazioni. Far dimenticare le scorie di una lunga stagione di club e ricalibrare gli obiettivi sull’importanza della Nazionale è un compito delicato, che richiederà tutta l’esperienza e la capacità gestionale di Spalletti. Il rischio è quello di avere in campo giocatori appagati o scarichi, un lusso che l’Italia non può permettersi contro un avversario ostico come la Norvegia.
Infine, non si può sottovalutare l’importanza cruciale della posta in palio. Una vittoria a Oslo significherebbe mettere un’ipoteca importante sulla qualificazione, allontanare una diretta concorrente e infondere fiducia a tutto l’ambiente. Un pareggio lascerebbe la situazione aperta, ma con la consapevolezza di aver superato indenni una trasferta complicata. Una sconfitta, al contrario, accenderebbe un campanello d’allarme, complicando i piani e aumentando la pressione in vista dei successivi impegni. Ogni punto perso in questa fase potrebbe pesare come un macigno sul bilancio finale. La squadra dovrà scendere in campo con la consapevolezza che non si tratta di una partita come le altre, ma di uno snodo fondamentale per il proprio futuro. La capacità di gestire la pressione e di trasformarla in energia positiva sarà determinante per uscire indenni dal catino di Oslo.

Inter, il futuro post-Inzaghi, Paolo Condò: «Bravo Simone ma l’uscita non convince. Fabregas o De Zerbi, le rivoluzioni possono anche riuscire»

Le parole di Paolo Condò, noto giornalista, sull’addio di Simone Inzaghi all’Inter ed il possibile sostituto in nerazzurro. I dettagli

La decisione di Simone Inzaghi di considerare un’offerta dall’Arabia Saudita, precisamente dall’Al Hilal, sta facendo discutere. Come analizza Paolo Condò sul Corriere della Sera, si tratterebbe di una scelta di vita e professionale importante, con significative implicazioni economiche. Ecco un estratto del suo articolo, intitolato «Bravo Simone ma l’uscita non convince»:

«Come Acerbi ha perso la testa negandosi in extremis alla Nazionale, e non vorremmo essere nei suoi panni se Haaland venerdì farà i suoi comodi, così la depressione ha indirizzato lo sguardo di Simone verso la montagna di denaro e non la voragine tecnica di un impiego in Arabia a 49 anni. C’è una grammatica, nel calcio e nella vita, che detta i tempi delle cose da fare, e a vedere l’appeal degli allenatori che sono tornati in Europa il reinserimento dopo aver fatto il pieno di petrodollari non è scontato. Sparisco due anni, incasso 50 milioni, torno e gioco in Champions: beh, è meno semplice di così, e comunque ci fermiamo qui per il solito discorso del moralismo vietato col portafogli degli altri». Il finale dell’articolo riflette sulla prossima scelta del club, diviso tra l’idea Fabregas e quella De Zerbi: «L’Inter viene da anni di certezze, tocca a lei provare il salto nel futuro. Mica è scritto che tutte le rivoluzioni debbano fallire».

Georgia-Isole Far Oer: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Boris Paichadze andrà in scena la sfida tra Georgia-Isole Far Oer: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Boris Paichadze di Tbilisi si giocherà la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali tra Georgia-Isole Far Oer. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Georgia (4-1-4-1): Mamardashvili; Kakabadze, Kashia, Dvali, Lochoshvili; Kiteishvili; Davitashvili, Mikautadze, Chakvetadze, Kvaratskhelia; Zivzivadze. Ct: Sagnol.

Isole Far Oer (3-4-3): Reynatrod; Faero, Vatnhamar, Edmundsson; Benjaminsen, Hansson, Hendriksson, Davidsen; Frederiksberg, Knudsen, Sorensen. Ct: Klakstein.

Orario e dove vederla in tv

Georgia-Isole Far Oer si gioca alle ore 18:00 di giovedì 5 giugno per la sfida di qualificazione ai prossimi Mondiali. Verrà trasmessa in diretta in esclusiva su SKY SPORT e in streaming su NOW TV e SKY GO.

Spagna-Francia: dove vederla, orario e probabili formazioni

All’Allianz Arena andrà in scena la sfida tra Spagna-Francia: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

All’Allianz Arena di Monaco di Baviera si giocherà la sfida di Nations League tra Spagna-Francia. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Spagna (4-2-3-1): Unai Simon; Pedro Porro, Le Normand, Huijsen, Cucurella; Pedri, Zubimendi, Fabian; Lamine Yamal, Morata, N. Williams. Ct: De la Fuente.

Francia (4-3-3): Maignan; Kounde, Upamecano, Saliba, Theo Hernandez; Guendouzi, Tchouameni, Rabiot; Dembele, Mbappé, Barcola. Ct: Deschamps.

Orario e dove vederla in tv

Spagna-Francia si gioca alle ore 21:00 di giovedì 5 giugno per la semifinale di Nations League. Verrà trasmessa in diretta in streaming e gratis per tutti sulla piattaforma UEFA Tv. Non è prevista alcuna trasmissione televisiva.

Torino, Cairo saluta Vanoli e trova l’ex Lazio Baroni: la data e cosa manca per chiudere 

Torino, Urbano Cairo saluta Paolo Vanoli e in panchina trova l’ex tecnico della Lazio Marco Baroni, ecco la data e cosa manca per chiudere adesso

Salvo clamorosi colpi di scena le prossime 24 ore saranno quelle decisive per l’approdo di Marco Baroni sulla panchina del Torino. E così, anche uno degli ultimi tasselli – in questo domino di allenatori che negli scorsi giorni ha investito la Serie A – troverà finalmente il proprio posto nel puzzle. La fumata bianca è ormai ad un passo e le strette di mano con le conseguenti foto di rito sono in dirittura d’arrivo. Restano da limare solamente alcuni aspetti economici, così come le tempistiche del contratto, poi l’ex allenatore della Lazio potrà a tutti gli effetti dare il via alla sua avventura all’ombra della Mole. 

La distanza tra le parti è come accennato minima. Con ogni probabilità sarà necessario un ultimo incontro (da capire se in presenza o per via telefonica) proprio tra il presidente del Torino Urbano Cairo e Baroni, prima del trasferimento di quest’ultimo direttamente tra le mura del Filadelfia. Come anticipato dal portale Toro Zone l’offerta piemontese dovrebbe assumere le sembianze di un biennale – con opzione per l’anno successivo – vicino agli 1,5 milioni di euro a stagione. Per una cifra in sostanza molto vicina a quella che il successore designato di Paolo Vanoli percepiva nella Capitale. 

Già, Paolo Vanoli, colui che a Baroni lascerà nelle medesime ore il testimone. L’esonero del mister varesino a dirla tutta era già arrivato in forma verbale nelle dichiarazioni espresse dallo stesso Cairo nell’ultimo post partita con la Roma. Dopo la silurata, durissima, rifilata dall’editore alessandrino ai margini della gara contro i giallorossi, tecnico e patron si erano poi seduti intorno al tavolo in settimana. Un incontro per chiarirsi, per esporre le rispettive posizioni, in attesa di una chiamata (quella che avrebbe definitivamente confermato o allontanato l’ex Venezia dal Torino) che però non è mai arrivata. 

Una volta ufficializzato il nuovo mister a Vanoli sarà dunque comunicato l’esonero, a meno che egli non trovi una nuova sistemazione nel frattempo, per così ‘pressare’ il club di Via Viotti verso una risoluzione contrattuale consensuale. A quel punto però non ci sarà più nulla da aggiungere: Marco Baroni sarà a tutti gli effetti il nuovo allenatore del Torino. Si tratterà del 22°, pensare, nell’arco dei 20 anni di presidenza Cairo. 

Cagliari Nicola, cosa filtra sul futuro dopo l’incontro: sensazione netta

Le ultime sul futuro di Davide Nicola, allenatore del Cagliari, per la prossima stagione dopo la salvezza raggiunta in Serie A

Nonostante la salvezza appena conquistata in Serie A, il futuro di Davide Nicola sulla panchina del Cagliari appare sempre più incerto. Secondo quanto riportato nell’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, le sensazioni intorno alla sua permanenza sono negative, se non addirittura definitive.

L’incontro tenutosi nella sede milanese della Fluorsid, alla presenza del presidente Tommaso Giulini, del tecnico e del direttore sportivo Nereo Bonato, non ha portato segnali di apertura o ripensamento. La separazione tra le parti sembra ormai prossima, a conferma di una volontà dirigenziale di cambiare rotta nonostante l’obiettivo salvezza sia stato raggiunto.

Germania-Portogallo: dove vederla, orario e probabili formazioni

All’Allianz Arena andrà in scena la sfida tra Germania-Portogallo: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

All’Allianz Arena di Monaco si giocherà la sfida di Nations League tra Germania-Portogallo. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Germania (4-2-3-1): Baumann; Kimmich, Koch, Schlotterbeck, Mittelstädt; Andrich, Goretzka; Sané, Musiala, Adeyemi; Kleindienst. Ct: Nagelsmann.

Portogallo (4-3-3): Diogo Costa; Dalot, Antonio Silva, Ruben Dias, Nuno Mendes; Vitinha, Joao Neves, Bruno Fernandes; Neto, Cristiano Ronaldo, Rafa Leao. Ct: Martinez.

Orario e dove vederla in tv

Germania-Portogallo si gioca alle ore 21:00 di mercoledì 4 giugno per la semifinale di Nations League. Verrà trasmessa in diretta in streaming e gratis per tutti sulla piattaforma UEFA Tv. Non è prevista alcuna trasmissione televisiva.

Le prime pagine sportive nazionali – 4 giugno

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia. Punto di riferimento ogni giorno tanto per gli addetti ai lavori quanto per gli appassionati.

PSG-Inter, meglio dormire che vederla! La siesta di Berterame: polemiche a Monterrey dopo la finale Champions e prima del Mondiale per Club

Il commento di Germán Berterame, attaccante di punta del Monterrey, sulla finale di Champions League tra PSG-Inter. I dettagli

La finale di Champions League 2025, vinta 5-0 dal PSG sull’Inter, è stata un evento globale, seguito da centinaia di milioni di persone. Un monologo calcistico che ha comunque tenuto incollati gli spettatori, curiosi di assistere all’epilogo e alla gioia di Luis Enrique. In Messico, e in particolare a Monterrey, la partita era attesa con speciale interesse: l’Inter sarà infatti il primo avversario dei Rayados nel prossimo Mondiale per Club. Eppure, proprio da un protagonista della squadra messicana è arrivata una dichiarazione che ha scatenato la bufera.
Germán Berterame, attaccante di punta del Monterrey, ha candidamente confessato una scelta sorprendente. Fermato dai microfoni dopo l’allenamento, ha ammesso: «La verità, ho visto il risultato. Ho preferito dormire he guardare la finale». Una frase che ha subito generato scalpore. Con grande sincerità, il capocannoniere ha aggiunto di aver poi «visto il riassunto» della gara, commentando che «è una partita che dovremo goderci e ovviamente con la mentalità di volerla vincere».

La dichiarazione di Berterame ha infiammato i tifosi dei Rayados sui social network. A sole due settimane dall’incontro più importante della fase a gironi del nuovo format FIFA, la sua decisione di non aver visionato l’intera finale di Champions per analizzare il prossimo avversario è stata interpretata come una mancanza di rispetto e un’eccessiva leggerezza. Molti hanno letto nelle sue parole una minimizzazione dell’importanza della sfida contro gli italiani, alimentando il disappunto e le critiche. Un episodio che ha trasformato una semplice preferenza personale in un caso mediatico, alzando la tensione in vista del cruciale appuntamento al Mondiale per Club.

Vieira Genoa, tante offerte sul piatto dell’allenatore. Ecco il piano della società viste le voci sull’addio

Vieira Genoa, tante voci e una grande intenzione da parte della società rossoblu: rinnovare ulteriormente il contratto all’allenatore

Il Genoa lavora intensamente per costruire le basi della prossima stagione e uno dei primi nodi da sciogliere riguarda il futuro di Patrick Vieira. Il centrocampista francese, protagonista di un’ottima annata sotto la guida di Alberto Gilardino, è finito nel mirino di diversi club italiani di primo piano, ma la priorità della società rossoblù è quella di trattenerlo e renderlo un pilastro del progetto tecnico.

Secondo quanto riportato dal Il Secolo XIX, Inter e Fiorentina avrebbero mostrato interesse concreto per Vieira, valutando la possibilità di inserirlo nei rispettivi organici in vista della stagione 2025/26. Si tratta di tre club ambiziosi, con obiettivi europei, che vedono nel centrocampista del Genoa un profilo di qualità, esperienza e affidabilità tattica. Nonostante queste attenzioni, la dirigenza del Genoa non intende farsi trovare impreparata. I rossoblù stanno infatti portando avanti contatti costanti con l’entourage del giocatore, con l’obiettivo di prolungare il contratto in scadenza nel 2026 di un ulteriore anno, estendendolo fino al 2027. Si tratterebbe di un segnale forte da parte del club, che intende consolidare il nucleo che ha garantito stabilità e rendimento durante tutta l’ultima stagione.

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