Pagina 621 – Calcio News 24

Vaciago: «Conte ha fatto sogni tranquilli dopo Juve-Milan. Se non si è addormentato prima…»

Vaciago: «Conte ha fatto sogni tranquilli dopo Juve-Milan. Se non si è addormentato prima…». Il commento del direttore di Tuttosport

Guido Vaciago su Tuttosport commenta così la sfida tra Juventus e Milan.

«Ammesso che non si sia addormentato già prima della fine, Antonio Conte ha serenamente preso sonno dopo Juventus-Milan, perché no, nessuna delle due squadre può insidiare le sue ambizioni di rivincere lo scudetto. Impantanate in una mediocrità tecnica terrificante e pietrificate dalla paura di perdere, le due squadre hanno svelato i loro limiti qualitativi, la ristrettezza delle soluzioni tattiche e un esiguo spessore caratteriale. Il rigore sbagliato da Pulisic e il gol mangiato da Leao da due metri pareggiano moralmente il goffo movimento di David che scivola sgraziato sul pallone del potenziale 1-0 e la paratona di Maignan su Gatti, l’efficacia del cui tiro, tuttavia, non è parsa di quelle mortali. E da quest’ultimo ragionamento si intuisce che si è tenuto conto degli errori più che delle occasioni, per dare l’idea del livello bassino dello spettacolo sportivo in campo. La classifica è ancora poco intellegibile ed è senza dubbio molto presto, ma le ambizioni del Milan (che sono state, più che altro, affibbiate ai rossonero dopo le ultime vittorie) ne escono un po’ ridimensionate.

La Juventus infila il quinto pareggio consecutivo ma ha problemi più gravi rispetto al mero dato statistico intorno al quale si può ricamare, ma che non dimostra niente e spiega ancora meno. La Juventus non ha attaccanti in grado di segnare: David e Openda lasciano basiti, Yildiz non si può sempre caricare tutte la Juve sulle spalle (è giovane, ma soprattutto è evidentemente stanco, come stanco è anche Cambiaso, uno dei pochi pensanti della Juve. Non è tempo di processi, soprattutto a giocatori piombati in Italia da meno di due mesi e che soffrono di indubbi problemi di ambientamento, ma David e Openda se non sono ancora un problema per la squadra, certamente non rappresentano una soluzione. Vlahovic, dopo un inizio incoraggiante, si sta avvitando sugli standard degli ultimi quattro anni. Zhegrova è ancora un oggetto misterioso, Adzic è un ragazzo che merita calma. E così quello he doveva essere il reparto più forte della nuova Juventus, peraltro l’unico che è stato realmente rinforzato in estate con gli investimenti maggiori, è diventato il più debole nel giro di un mese e mezzo. C’è tempo perché almeno uno di tutti questi protagonisti, finora mancati, possa rovesciare questo imbarazzante ragionamento, ma intanto Tudor va avanti un punticino alla volta e la cosa potrebbe pesare nel conteggio finale».

Roma ai piedi di Soulé: le pagelle dei giornali dopo la Fiorentina

Roma ai piedi di Soulé: le pagelle dei giornali dopo la Fiorentina. L’argentino straordinario, fa gol e fornisce l’assist per Cristante

Successo esterno di rilievo per la Roma, che a Firenze agguanta il Napoli in testa alla classifica. La squadra guidata da Gasp si è imposta in rimonta, trascinata da uno straordinario Soulé che ha segnato un gol e fornito l’assist per Cristante. Come sempre positiva la prova di Konè, con Celik di nuovo tra i migliori. Per Dovbyk un assist, ma anche un errore decisivo davanti al portiere.

LA GAZZETTA DELLO SPORT

Roma: Svilar 5,5; Celik 6,5, Mancini 6, Ndicka 5,5; Wesley 6, Cristante 7, Konè 6,5, Tsimikas 6 (Rensch 6); Soulé 7,5, Baldanzi 5 (Pellegrini 6); Dovbyk 5,5 (Dybala 6,5). All. Gasperini 6,5


CORRIERE DELLO SPORT

Roma: Svilar 5,5; Celik 7, Mancini 6, Ndicka 5,5; Wesley 6,5, Cristante 7,5, Konè 7, Tsimikas 6 (Rensch 6); Soulé 7,5, Baldanzi 5,5 (Pellegrini 6); Dovbyk 6 (Dybala 6,5). All. Gasperini 7


IL MESSAGGERO

Roma: Svilar 6; Celik 7, Mancini 7, Ndicka 5,5; Wesley 5,5, Cristante 7, Konè 6, Tsimikas 6 (Rensch 6); Soulé 7,5, Baldanzi 5,5 (Pellegrini 5,5); Dovbyk 5,5 (Dybala 6). All. Gasperini 7


IL TEMPO

Roma: Svilar 6; Celik 7, Mancini 6,5, Ndicka 5,5; Wesley 6,5, Cristante 7, Konè 6,5, Tsimikas 6 (Rensch 6); Soulé 7,5, Baldanzi 6 (Pellegrini 6); Dovbyk 5,5 (Dybala 6,5). All. Gasperini 6,5

Fiorentina in crisi, La Nazione: «C’è un problema nello spogliatoio, la società deve intervenire»

Fiorentina in crisi, La Nazione: «C’è un problema nello spogliatoio, la società deve intervenire». Serve una scossa dall’alto

La Nazione, in un articolo firmato Cosimo Zetti, analizza la difficile situazione di casa Fiorentina. C’è un problema nello spogliatoio di Stefano Pioli? Perché la società non interviene?

Si legge: «La retroguardia è fragile, molto fragile. E si tratta di una fragilità non solo fisica ma anche mentale, una fragilità che si estende anche agli altri reparti perché, davanti alle prime difficoltà, la squadra continua a sciogliersi come neve al sole. Manca la, personalità, manca una leadership, sembra quasi che il gruppo non riesca neppure a rispondere agli input di Pioli. E dato che la colonna vertebrale della squadra è quasi la stessa dello scorso anno e che Stefano Pioli è un allenatore intelligente e di grande esperienza, viene il dubbio che il collegamento tecnico-gruppo abbia qualche problema di connessione. Come un telecomando. Premi il tasto e il canale non cambia. Apri lo sportellino, giri le pile e ci riprovi. Niente. Che fare? Riapri lo sportellino, stavolta cambi le batterie e ci provi ancora una volta. Macché, mossa inutile».

Infine: «Comunque la giri, la sostanza non cambia. Emerge allora, e questa è la cosa che più preoccupa, la sensazione che ci sia qualcosa che non funziona all’interno dello spogliatoio. Qualcuno non gioca, qualcun altro gioca meno, altri non sentono più la fiducia. La palla passa a Pioli, ma è anche la società, arrivati a questo punto, che deve farsi sentire e prendere posizione».

Calciomercato Lazio: Sarri vuole Insigne ma Fabiani ha un altro piano

Calciomercato Lazio: Sarri vuole Insigne ma Fabiani ha un altro piano. Posizioni diverse per il tecnico bianconceleste e il direttore sportivo

Un mercato di gennaio che si gioca su un doppio binario, tra le esigenze immediate del campo e la programmazione a lungo termine della società. In casa Lazio è già iniziato il dibattito sulla strategia da adottare nella finestra invernale, un confronto che, come riporta Il Messaggero, vede su posizioni diverse il tecnico Maurizio Sarri e il direttore sportivo Angelo Fabiani.

Il punto di partenza è la situazione economica: in attesa di capire se la mossa di Lotito per sbloccare totalmente le operazioni andrà a buon fine, la certezza è che la Lazio potrà operare almeno con un mercato a saldo zero. Una condizione che permette di ingaggiare giocatori svincolati. Proprio su questa possibilità si concentra il desiderio di Sarri: il tecnico insiste per avere subito Lorenzo Insigne.

L’ex capitano del Napoli è visto dall’allenatore come la soluzione ideale per sopperire all’assenza dell’infortunato Zaccagni, un innesto di qualità ed esperienza pronta all’uso. Sebbene il suo tesseramento non possa avvenire prima di fine novembre, Sarri lo considera la priorità per alzare il livello tecnico della squadra.

Di parere diverso, però, sarebbe il DS Fabiani. Il dirigente avrebbe in mente un’altra strategia, più orientata alla valorizzazione degli asset interni. La sua idea sarebbe quella di rilanciare definitivamente Tijjani Noslin. L’olandese, su cui la società ha fatto un investimento importante in estate, è stato decisivo con il gol del pareggio nell’ultima partita, e Fabiani vorrebbe dargli piena fiducia piuttosto che chiudergli lo spazio con un nuovo arrivo.

Due filosofie a confronto: da un lato, la richiesta di un campione affermato per risolvere un’emergenza; dall’altro, la volontà di proteggere un investimento e puntare sulla crescita interna. Le prossime settimane saranno decisive per capire quale linea prevarrà.

Zazzaroni: «Juve-Milan solo un’ipotesi di partita di cartello. Salvo Modric e la telecronaca di Pardo»

Zazzaroni: «Juve-Milan solo un’ipotesi di partita di cartello. Salvo Modric e la telecronaca di Pardo». Il commento del giornalista

Nel consueto editoriale sul Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni commenta così quanto visto nel big match di Serie A tra Juventus e Milan.

«Salvo la paratona di Maignan su Gatti che gli ha sparato da un metro. E salvo gli strappi di Conceição, nell’occasione l’unico valido strumento di accensione della Juve. Salvo anche i posizionamenti e i collegamenti garantiti da Modric e alcune sue giocate non solo di esterno. Luka è l’angolo della tecnica e dell’efficacia, nel momento in cui sbaglia un passaggio mi torna in mente Liedholm, applaudito da tutto San Siro al primo errore della carriera. Lui la raccontava così e a noi faceva piacere credergli. 

Salvo altro? Impossibile: Juve-Milan è stata soltanto un’ipotesi di partita di cartello alla quale non ha peraltro partecipato Jonathan David, un fantasma e pure goffo: è rimasto nell’armadio di Gabbia e Tomori.  

Per non sparlare di Leão che nei pochi minuti concessigli è riuscito a sbagliare due gol fatti. Il rigore fallito da Pulisic l’ha trattato live Allegri che gli aveva raccomandato di non tirarlo di piatto e di piatto Pulisic l’ha tirato: il pallone è finito in un garage all’aperto di Pasadena, a pochi metri da quello fulminato da Baggio trentun anni fa. 

Dopo un mese e mezzo di campionato sarebbe idiota trarre delle conclusioni: posso solo dire che il Milan è al momento più avanti della Juve perché ha un impianto presentabile e delle gerarchie tecniche definite. Leão è considerato un qualcosa in più. Talvolta in meno.  
Tudor, altro pareggio, deve ancora individuare il centravanti e non ha ancora trovato un posto a Koopmeiners, la cui crisi non è più soltanto tecnica: Locatelli garantisce più protezione, ma offre un apporto insufficiente in costruzione. McKennie, che ha sostituito a lungo Thuram, è stato al solito mobile, ma non ha mai rubato l’occhio. 

PS. Dimenticavo: salvo anche la telecronaca di Pardo detto “in purezza” che possiede il vocabolario più ricco della compagnia dei narratori e lo sa. La sua l’ascolto. Come ascolto quelle di Caressa e Zancan. Dice: echissenefrega. Frega a me». 

Serie B, la Sampdoria prova a rialzarsi: 4-1 al Pescara in rimonta. Segna anche Pafundi

Serie B, la Sampdoria prova a rialzarsi: 4-1 al Pescara in rimonta. Segna anche Pafundi nella prima vittoria stagionale dei blucerchiati

Una giornata di Serie B ricca di emozioni, ribaltoni e prime, pesantissime vittorie. La copertina se la prende la Sampdoria, che in un secondo tempo travolgente si sbarazza del Pescara, ottiene il suo primo successo in campionato e regala una boccata d’ossigeno al tecnico Massimo Donati. Sotto nel primo tempo, i blucerchiati hanno reagito con una mentalità da grande squadra, firmando un poker che porta le firme di Coda, De Paoli, Ioannou e del giovane talento Simone Pafundi, al suo primo, splendido gol in maglia sampdoriana.

Vittoria in rimonta e al fotofinish anche per l’Empoli, che espugna il campo del Südtirol con un gol di Nasti al 96′, salvando la panchina di mister Pagliuca. In vetta alla classifica, il Modena di Sottil si riprende il primo posto solitario battendo 2-0 l’Entella e approfittando del pesante ko del Frosinone, travolto 3-0 da un super Venezia.

In coda, il successo della Sampdoria lascia lo Spezia da solo all’ultimo posto. Per i liguri la situazione è critica, con la società che sta riflettendo sull’esonero del tecnico D’Angelo. Da segnalare anche la prima vittoria stagionale del Bari, che ha battuto 2-1 il Padova.

LA 7ª GIORNATA DI SERIE B – I RISULTATI:

  • Avellino-Mantova 0-0
  • Bari-Padova 2-1 (50’ Bortolussi (P), 71’ rig. Moncini (B), 84’ Cerri (B))
  • Monza-Catanzaro 2-1 (5’ Cisse (C), 37’ Alvarez (M), 66’ Birindelli (M))
  • Venezia-Frosinone 3-0 (3’ Compagnon, 16’ Yeboah, 53’ Casas (V))
  • Spezia-Palermo 1-2 (42’ Pohjanpalo (P), 58’ Pierozzi (P), 90’ autogol Giovane (S))
  • Cesena-Reggiana 1-2 (15′ Ciervo (C), 20′ Tavsan (R), 24′ Portanova (R))
  • Carrarese-Juve Stabia 3-0 (Schiavi 10′ (C), Hasa 77′ (C), Zanon 86′ (C))
  • Sudtirol-Empoli 1-2 (Pecorino 42′ (S), Shpendi 56′ (E), Nasti 90+6′ (E))
  • Sampdoria-Pescara 4-1 (Oliveri 44′ (P), Coda 55′ (S), Pafundi 63′ (S), Depaoli 66′ (S), Ioannou 90+1′ (S))
  • Modena-Entella 2-0 (rigore Gliozzi 66′ (M), Mendes 90′ (M))

Inter, senti Di Canio: «Con Inzaghi percorso non eccezionale… Si celebrano le vittorie. Chivu sta portando risultati»

Inter, senti Di Canio: «Con Inzaghi percorso non eccezionale… Si celebrano le vittorie. Chivu sta portando risultati». Le parole dell’ex attaccante

Un’analisi tagliente, un’investitura piena e una critica al passato. Paolo Di Canio, dagli studi di Sky Calcio Club, ha promosso a pieni voti la nuova Inter di Cristian Chivu, elogiando la svolta mentale e tattica impressa dal tecnico rumeno, che a suo dire ha spazzato via la “leziosità” della gestione precedente.

Dopo la vittoria contro la Cremonese, l’ex capitano della Lazio ha offerto una disamina completa del nuovo corso nerazzurro, applaudendo il coraggio e la verticalità, pur riconoscendo i rischi di un approccio così offensivo.

«Prima dell’avvento di Chivu eri troppo lezioso, ormai si erano adagiati anche Barella coi tacchi e suole: invece lui chiede queste caratteristiche, più velocità, meno leziosità e più aggressioni in avanti. Stanno funzionando molto bene e si vedono i risultati. Non potrai essere sempre perfetto, a centrocampo hai giocatori tecnici e non mediani: a volte concederai, ma questa sfrontatezza che è adeguata per i giocatori evoluti che ha l’Inter, il gioco vale la candela per riaccendere anche delle motivazioni e non sedersi su quanto fatto. Che per me è buono ma non eccezionale: io i percorsi difficilmente li celebro, io celebro le vittorie. Non parlo di Champions, sono state fatte cose bellissime: ma di campionati ne doveva vincere di più per le qualità che c’erano. E dico che questo percorso è legittimo: Chivu chiede cose non incredibili, solo di velocizzare. E chi è arrivato cambia molto bene i titolari: hanno le stesse funzioni anche se con qualche caratteristica diversa. Già che vedi le intenzioni, poi vedremo gli scontri diretti e vedremo a dicembre e gennaio. L’Inter ha motivazioni in più, lo sanno anche loro, sono professionisti seri: quando a Como 2-3 piangono perché sentono il risultato del Napoli, si sono detti ‘siamo stati dei coglioni’. Avranno motivazioni in più: sanno che il campionato sarà equilibrato, l’anno scorso l’ha perso 2-3 volte. Quest’anno il Napoli soffrirà molto».

L’analisi di Di Canio è un manifesto programmatico. L’Inter di Chivu, secondo lui, ha ritrovato la “fame” che era mancata in passato, quando, pur giocando bene, non è riuscita a vincere tutti i campionati che avrebbe meritato. La scossa psicologica, come rivela l’aneddoto di Como, è stata fondamentale. Ora la squadra ha motivazioni nuove e una consapevolezza diversa dei propri errori. La strada è quella giusta, ma come avverte lo stesso Di Canio, le vere risposte arriveranno solo con gli scontri diretti.

Napoli, le ultime dall’infermeria: le prime indiscrezioni sulle condizioni di Lobotka e Politano

Napoli, le ultime dall’infermeria: le prime indiscrezioni sulle condizioni di Lobotka e Politano usciti malconci dalla gara col Genoa

Una sosta dal sapore agrodolce. Il Napoli ci arriva da capolista, dopo una vittoria di carattere contro il Genoa, ma con l’infermeria che torna a riempirsi in modo preoccupante. La rimonta di ieri al Maradona ha lasciato in eredità due infortuni pesanti, che costringeranno Matteo Politano e Stanislav Lobotka a saltare gli impegni con le rispettive nazionali.

Come riporta l’edizione odierna de Il Mattino, i due giocatori resteranno a Napoli per iniziare subito il percorso di recupero, in stretto contatto con lo staff medico del club e quello delle loro federazioni. Sono loro, come scrive il quotidiano, “l’unico neo della sosta”.

«Restano a Napoli Politano e Lobotka, ieri fuori per un doppio infortunio e ora alle prese con lo staff medico del Napoli e delle rispettive nazionali. Per l’esterno un problema muscolare da analizzare in queste ore, per il play guaio all’inguine a causa di un movimento errato in campo. In attesa dei responsi, sono l’unico neo della sosta».

Per Politano, uscito all’inizio del secondo tempo, si tratta di un problema muscolare la cui entità verrà chiarita dagli esami strumentali previsti nelle prossime ore. Una tegola che lo costringerà a rinunciare alla chiamata del CT Gattuso.

Ancora più complessa la situazione di Lobotka, fermatosi già nel primo tempo. Per il regista slovacco si parla di un “guaio all’inguine”, conseguenza di un movimento innaturale. Anche per lui saranno necessari gli accertamenti per definire con precisione i tempi di recupero.

Due infortuni che rovinano la festa di Antonio Conte. Il tecnico si gode il primo posto, ma dovrà sfruttare la sosta sperando di ricevere buone notizie dall’infermeria. Perdere due titolari del calibro di Politano e Lobotka per un periodo prolungato sarebbe un colpo durissimo per le ambizioni degli azzurri.

Pulisic sbaglia il rigore, la frase di Allegri a Landucci: «Glielo avevo detto!». Retroscena

Pulisic sbaglia il rigore, la frase di Allegri a Landucci: «Glielo avevo detto!». Retroscena sulla reazione di Max all’errore dello statunitense

Girato di schiena, verso la panchina, per non guardare. Il solito rito scaramantico di Massimiliano Allegri in occasione dei calci di rigore si è trasformato, al 54′ di Juventus-Milan, in un piccolo dramma sportivo. Sul dischetto c’era Christian Pulisic, con il pallone che poteva proiettare i rossoneri in vetta solitaria. Invece, il boato dell’Allianz Stadium ha gelato il tecnico.

La scena a bordo campo è emblematica. Allegri si volta di scatto e chiede al suo vice, Marco Landucci: “L’ha parato?”. “No, alto”, è la replica. Ma la delusione del tecnico non è solo per l’errore, ma per la modalità. Chiede se l’americano abbia calciato di piatto, e lascia intendere la sua frustrazione per un consiglio non ascoltato: «Gli avevo detto di calciare di collo». Un disappunto che, pochi minuti dopo, farà notare anche allo stesso Pulisic.

Eppure, a fine partita, il dramma si trasforma in una lezione di gestione. Davanti ai microfoni, Allegri non fa una piega, non accusa, ma protegge il suo giocatore, blindandolo nel suo ruolo di rigorista designato. Una “carezza” pubblica per allontanare le critiche e confermare la fiducia. «Pulisic è il rigorista, non è che un rigore sbagliato cambia le cose. Devo capire chi tira se non c’è lui».

Una frase che chiude il caso, ma che allo stesso tempo ribadisce la leadership del tecnico. Il messaggio è duplice: l’errore non incrina la fiducia, ma le indicazioni dell’allenatore vanno seguite. Una gestione perfetta, che unisce il rimprovero tecnico alla protezione pubblica del giocatore. E, come chiosa Allegri con un sorriso, ora il vero problema è solo trovare un vice-rigorista.

Italia, la decisione di Gattuso: ecco il sostituto dell’infortunato Politano

Italia, la decisione di Gattuso: ecco il sostituto dell’infortunato Politano. Dopo aver perso Zaccagni il ct deve rinunciare a un altro convocato

Un ritorno atteso, meritato, che sa di riscatto. Leonardo Spinazzola torna a vestire la maglia della Nazionale. L’esterno del Napoli, protagonista di un avvio di stagione scintillante, è stato convocato dal CT Gennaro Gattuso per le prossime sfide di qualificazione al Mondiale 2026 contro Estonia e Israele. Un premio alla sua forma smagliante, che arriva però in una circostanza agrodolce: Spinazzola prende infatti il posto del suo compagno di squadra e amico, Matteo Politano, uscito per infortunio nel match di ieri contro il Genoa.

La Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) ha comunicato la notizia con una nota ufficiale in serata.

«A causa dell’indisponibilità per infortunio di Matteo Politano, uscito nel corso della partita di campionato di oggi pomeriggio tra Napoli e Genoa, il ct della Nazionale Gennaro Gattuso ha convocato il calciatore del Napoli Leonardo Spinazzola».

Si chiude così un’attesa lunga due anni. Come sottolinea il Corriere dello Sport, l’ultima apparizione di Spinazzola in azzurro risaliva al 18 giugno 2023. Da allora, l’eroe di Euro 2021 ha lavorato per tornare ai suoi massimi livelli, e in questa stagione ci sta riuscendo alla grande. Sotto la guida di Antonio Conte al Napoli, ha offerto prestazioni di altissimo livello, collezionando sette presenze impreziosite da un gol e un assist.

Una continuità di rendimento che ha convinto prima il suo allenatore di club e ora anche il CT della Nazionale. La fiducia di Conte è stata la base per la sua rinascita, la chiamata di Gattuso è la consacrazione di un ritorno ad altissimi livelli. Un rientro in azzurro che, per qualità e tempismo, appare la scelta più giusta.

Florenzi: «Il Milan mi ricorda quello dello scudetto. Leao non ha ancora capito una cosa»

Florenzi: «Il Milan mi ricorda quello dello scudetto. Leao non ha ancora capito una cosa». Le dichiarazioni dell’ex giocatore rossonero

Un addio al calcio sereno, senza rimpianti, e un futuro da osservatore lucido e schietto. Alessandro Florenzi, dopo il ritiro annunciato a fine agosto, è tornato a parlare dagli studi di Sky Sport, toccando tutti i temi della sua carriera e analizzando il presente del Milan e della Serie A.

La decisione di smettere

Florenzi ha prima di tutto svelato il momento esatto in cui ha capito che la sua carriera da calciatore era giunta al termine, una scelta sofferta ma consapevole. «Ho deciso di smettere a luglio, quando sono salito sopra un tapis roulant. Mi sono preso 3-4 settimane di vacanza, quando entro in palestra e faccio le mie ripetute non mi andava più. Non ero più disposto a sentire tutti quei dolori, ho giocato in condizioni al limite. Non ho la malinconia del campo, perchè l’ho fatto per me stesso. Le mie ginocchia mi ringraziano tutti i giorni».

Il nuovo Milan e il ricordo dello scudetto

Da ex rossonero, ha elogiato il nuovo corso del Milan di Allegri, vedendo delle somiglianze con la cavalcata scudetto del 2022. «Oggi è tutta un’altra squadra rispetto all’anno scorso, ci sono basi molto importanti. La prima è l’allenatore: conosce l’ambiente, è italiano, sa come vincere la Serie A. Poi aiuta anche il fatto di avere una partita a settimana. Io penso che lo Scudetto nel 2022 lo abbiamo vinto perché usciamo dalla Champions, eravamo più freschi fisicamente rispetto agli altri. Vincere aiuta a vincere». «In quel campionato pensavamo davvero una partita per volta, una cosa che mi è capitata poche volte. Per vincere sapevamo che l’Inter doveva fare un passo falso. Dopo Bologna-Inter non ho mai pensato di perderlo, era arrivata la convinzione dopo un percorso di quattro anni. Andavamo a prendere alti gli avversari con intensità».

Leao, Gimenez e la Juventus

Florenzi ha poi analizzato alcuni singoli, a partire da Rafael Leão, di cui riconosce l’enorme potenziale ancora inespresso.«Mi sento di essere in mezzo tra la vecchia generazione e la nuova. In mezzo ci sono nuove dinamiche, come i social. Quando dentro al campo dai tutto, a me non interessa. Rafa questo lo ha migliorato molto soprattutto con Pioli, però aveva una squadra che giocava per lui. Ogni anno si dice di aspettarlo perchè giovane, ma ha 26 anni. Secondo me non è un giocatore normale, è tanto forte. Non ha ancora capito quanto è forte».

Parole di fiducia, invece, per il giovane centravanti Santiago Giménez. «Lo vedo molto meglio fisicamente, ha sempre due occasioni a partita. Arriverà il momento in cui segnerà di più».

Infine, una stoccata alla Juventus, che a suo dire ha perso la sua aura di imbattibilità. «Deve puntare allo Scudetto, io quando andavo allo Stadium sentivo il peso di giocarci. Oggi non c’è più quel senso di imbattibilità, non so quante squadre lo sentano».

Roma, un amore mai finito

Non poteva mancare un pensiero sulla Roma, elogiando il lavoro di Gasperini e ricordando il suo doloroso addio. «Per quello che Gasperini ha portato, non mi aspettavo questa velocità: si vede già la sua mano». «Sono stato male perché prima di essere un giocatore ero un tifoso, quando vai via è come tagliare il cordone ombelicale. Ognuno ha il suo percorso, sono felice della carriera che ho fatto».

La carriera: dal gol al Barça agli inizi da terzino

Tra i ricordi più belli, l’iconico gol da centrocampo contro il Barcellona e gli inizi a Crotone, dove nacque il Florenzi terzino. «Volevo tirare in porta, Edin fa un taglio seguito da due difensori. Ho visto il portiere fuori, e ho pensato di provarci. Balisticamente è sicuramente il più bello». «In Coppa Italia contro il Lecce. Quell’esperienza mi ha cambiato la vita, era la mia prima volta fuori casa, a 19 anni. Non c’erano i due terzini destri, venne Menichini e mi chiese se me la sentissi di giocare lì. Vinciamo 2-0, con gol di Djuric su mio assist. A Roma feci la mezzala con Zeman, poi ho fatto di tutto».

Juventus, Del Piero critica Tudor: «Problema a centrocampo. E chi gioca titolare in attacco fa sempre male»

Juventus, Del Piero critica Tudor: «Problema a centrocampo. E chi gioca titolare in attacco fa sempre male». Le parole dell’ex capitano bianconero

Un pareggio a reti bianche che non muove la classifica e lascia tanti, troppi dubbi. Lo 0-0 tra Juventus e Milan è lo specchio di una squadra, quella bianconera, che fatica a trovare una sua identità, soprattutto in attacco. Un’analisi lucida e a tratti spietata è arrivata nel post-partita da una bandiera del club, Alessandro Del Piero, che dagli studi di Sky Sport ha messo a nudo i problemi della squadra di Igor Tudor.

Un attacco senza certezze

Il punto più critico, secondo l’ex capitano, è il reparto offensivo, dove regna la confusione. «Chi è più adatto a giocare in attacco nella Juventus? Non c’è un giocatore adatto in questo momento. La Juve ha dato dimostrazione di essere forte in altre cose, certamente non davanti. Chi ha giocato titolare ha quasi sempre fatto male. Vlahovic ha fatto bene da sostituto».

Una situazione che, secondo Del Piero, nasce da una continua rotazione che impedisce di trovare certezze. «È un momento in cui, se analizziamo i cinque pareggi, si può dire di tutto. Tre di questi sono arrivati in maniera rocambolesca, così come la vittoria contro l’Inter. È complicato, la coperta è corta. Se alterni tanto, tieni tutti sulla corda dai fiducia a tutti. Ma dall’altra parte perdi identità». «La squadra si riconosce in un 11 titolare, che ad oggi non c’è, soprattutto lì davanti. Da altre parti, a difesa e centrocampo per esempio, le idee sono chiare. Davanti ancora Tudor non ha le idee chiare».

Il problema è a centrocampo

La sterilità offensiva, però, non è solo colpa degli attaccanti. Del Piero individua la radice del problema nella manovra.«Dove può crescere la Juve? Se riesce a giocare ad intensità altissima è molto più verticale. Perché ha giocatori che vanno sfruttati così, come Yildiz e Conceicao che se hanno campo e spazio fanno malissimo». «In manovra la Juve fa fatica. L’unico che ha dei tempi di gioco è Locatelli e di palle goal per gli attaccanti ne arrivano poche. Se ricevi palla con 8-9 giocatori davanti è difficile».

La filosofia di Tudor e il confronto col Milan

L’ex numero 10 ha poi analizzato il gioco di Tudor e ha elogiato il mercato dei rivali rossoneri. «Se gioca con grandissima intensità e aggressività, che è il gioco di Tudor, anche sull’uno contro uno, allora la Juve può giocarsi le sue carte. Appena manca questa cosa, che sia per problemi fisici o per il numero di partite… Vedi il Milan che ha le gambe più riposate». «Il Milan ha preso giocatori, Modric e Rabiot, che sono di una personalità e di una presenza all’interno della squadra che la senti, la sentono tutti, ti danno certezze. Il Milan ha comprato molto bene. Dopo la sosta ci saranno altre partite complicate, è difficile per la Juventus».

L’analisi di Del Piero è un monito: la Juve ha un’identità di gioco precisa, basata sull’intensità, ma fatica a mantenerla e a creare gioco. Il confronto con la solidità e la personalità del Milan, al momento, è impietoso.

Le prime pagine sportive nazionali – 6 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Calciomercato Barcellona, nuovi contatti per provare ad acquistare quel giocatore

Calciomercato Barcellona, pronti nuovi contatti con quel fuoriclasse. Le ultime


Nel panorama del Calciomercato Barcellona, spunta con forza il nome di Gonçalo Oliveira, difensore centrale mancino classe 2006 del Benfica, come uno dei prospetti più intriganti seguiti dai blaugrana. In occasione di una partita di Champions League giocata a Barcellona, il club catalano ha colto l’occasione per portare avanti un incontro informale con gli agenti portoghesi Carlos Gonçalves e Antonio Casanova, legati all’agenzia Pro Eleven, per sondare le possibilità legate al ragazzo.

Il tema centrale dell’incontro è stato proprio la candidatura del giovane Oliveira all’interno del progetto tecnico blaugrana: un nome che rientra nei radar del Calciomercato Barcellona come possibile investimento futuro. Non si tratta, almeno per ora, di una trattativa concreta, bensì di un’azione esplorativa che il Barcellona sembra voler gestire con cautela e strategia.

Oliveira è considerato uno dei gioielli emergenti del Benfica, capace di combinare notevoli doti tecniche con una visione di gioco moderna: buon uso del piede mancino, capacità di impostazione dal basso e discreta maturità tattica per la sua giovane età. Questi elementi lo rendono particolarmente interessante nel contesto di un Calciomercato Barcellona che negli ultimi anni ha puntato con decisione sui talenti emergenti, anche in ottica futura.

Anche personalità influenti come José Mourinho hanno evidenziato l’importanza rivestita dal ragazzo nel progetto a lungo termine del Benfica, sottolineando come l’attenzione nei suoi confronti non sia dettata dalla moda del momento, ma da un vero e proprio piano di crescita strutturato.

Nel contesto del Calciomercato Barcellona, il club catalano non sembra avere una priorità assoluta per rinforzare la difesa al momento — la rosa è ancora sufficientemente coperta — ma mantiene un atteggiamento lungimirante. L’idea è chiara: seguire da vicino giovani promettenti, monitorarne l’evoluzione, e intervenire solo al momento giusto, senza farsi prendere dalla fretta di una trattativa affrettata.

In definitiva, il nome di Gonçalo Oliveira entra a buon diritto nei possibili dossier del Calciomercato Barcellona da tenere sotto osservazione: non una trattativa già avviata, ma una mossa tattica che riflette la filosofia del club catalano di puntare su prospetti con potenziale, pronti ad inserirsi con gradualità nella grande squadra. Time will tell se questa idea si concretizzerà.


Allegri post Juve-Milan: «Partita emozionante qui allo Stadium. Siamo peccati su quell’aspetto»

Allegri dopo Juve-Milan: «Partita emozionante, ma il Milan doveva essere più cattivo»

Il ritorno di Massimiliano Allegri all’Allianz Stadium non è passato inosservato. Accolto calorosamente dai tifosi della Juventus, l’attuale tecnico del Milan ha vissuto una serata intensa dal punto di vista emotivo, ma con un pizzico di rammarico per quanto visto in campo. Il pareggio a reti bianche tra Juventus e Milan ha lasciato qualche rimpianto ai rossoneri, e Allegri non ha nascosto il suo disappunto nel post-partita ai microfoni di DAZN.

Allegri e l’accoglienza dell’Allianz

«È stato emozionante tornare a Torino», ha dichiarato Allegri. «Ho rivisto tante persone con cui ho condiviso otto anni straordinari. Ringrazio il pubblico per l’accoglienza, mi ha fatto davvero piacere». Nonostante l’attuale veste rossonera, il legame tra Allegri e la Juventus resta forte, testimoniato dal calore ricevuto dai tifosi.

L’analisi della gara: buona Juve, ma Milan sprecone

Dal punto di vista tecnico, Allegri è stato molto lucido: «Nel primo tempo la partita è stata equilibrata, nella ripresa siamo cresciuti fisicamente. Avevamo la Juventus in mano, ma nel momento decisivo dovevamo essere più concreti. In certe situazioni bisogna essere cattivi». Il tecnico ha sottolineato come la mancanza di cinismo sotto porta sia costata cara, soprattutto dopo le occasioni clamorose sprecate da Leao e Pulisic.

Il rigore di Pulisic e il ritorno di Leao

Sulla chance dal dischetto, Allegri ha minimizzato: «Non ho neanche visto come ha calciato. I rigori si sbagliano». Su Leao, invece, ha spiegato: «È appena tornato dopo 45 giorni fuori, ha bisogno di ritrovare condizione. Deve fare un salto di qualità, quando arriva in certe zone del campo deve capire che può decidere le partite».

Su Gimenez e la gestione della rosa

Allegri ha speso parole positive anche per Gimenez: «Ha fatto la sua miglior partita, lavora tanto per la squadra. Quando l’ho sostituito, ho preferito inserire forze fresche per provare a vincerla».

Conclusione: Allegri tra emozione e ambizione

Il ritorno di Allegri a Torino è stato emozionante, ma la sua mente è già proiettata al futuro con il Milan. «Sono contento di essere tornato, ma ora penso solo a far crescere questa squadra. Serve pazienza, ma anche cattiveria nei momenti decisivi». Le sue parole confermano la determinazione di un allenatore che non ha perso la fame di vittorie.

Rabiot: «Tornare a Torino è stato particolare. Juve Milan? Penso che ci sia un misto di queste emozioni»

Rabiot dopo Juve-Milan: «Emozione e rabbia, ma possiamo crescere». Le parole

Al termine del match tra Juventus e Milan, terminato con un pareggio a reti inviolate, Adrien Rabiot ha parlato ai microfoni di DAZN esprimendo emozioni contrastanti. Il centrocampista rossonero, ex bianconero, ha vissuto una serata particolare, tra ricordi e rimpianti per un risultato che avrebbe potuto essere diverso.

Rabiot e il ritorno all’Allianz Stadium

«È stata una partita emozionante», ha dichiarato Rabiot. «Conosco tanti compagni alla Juventus, lo staff, lo stadio… anche mister Tudor. Sono contento di essere tornato qui, anche se avrei voluto vincere». Il francese ha sottolineato il legame ancora vivo con l’ambiente juventino, ma non ha nascosto la delusione per non aver conquistato i tre punti.

Tra emozione e frustrazione

Rabiot ha raccontato di aver provato forti emozioni nel pre-partita, ma a fine gara il sentimento predominante era un altro: «Naturalmente sono arrabbiato, perché dovevamo vincerla. Abbiamo creato occasioni da gol, ma ci è mancato qualcosa». Secondo il centrocampista del Milan, la squadra ha mostrato solidità difensiva, ma è mancata precisione e concretezza negli ultimi metri: «Sono due punti persi. Vincere qui sarebbe stato importante. Stiamo facendo bene, ma dobbiamo continuare a lavorare».

Le aree da migliorare secondo Rabiot

Analizzando la prestazione in chiave tattica, Rabiot ha individuato alcuni aspetti su cui il Milan deve crescere: «Avremmo dovuto sfruttare meglio la profondità, e non l’abbiamo fatto. Nell’ultimo passaggio, nei tiri in porta… potevamo fare meglio». Ha poi aggiunto: «Serve più aggressività sulle seconde palle. Anche se il punto è comunque positivo, visto che eravamo in trasferta contro una squadra forte, resta il rammarico per non aver vinto».

Un Rabiot leader nel nuovo Milan

Nonostante il pareggio, le parole di Rabiot confermano la sua centralità nel progetto tecnico rossonero. L’ex Juventus si è assunto la responsabilità della prestazione collettiva e ha trasmesso un messaggio chiaro: il Milan può e deve crescere. Con il campionato ancora lungo, la prestazione solida resta una base su cui costruire.

In definitiva, Rabiot ha dimostrato lucidità nell’analisi e attaccamento alla maglia, confermandosi uno dei leader del Milan in questa stagione.

Cambiaso post Juve Milan: «Dovevamo fare di più. Spirito? In campo penso che noi abbiamo…»

Cambiaso dopo Juve-Milan: «Più entusiasmo, ma potevamo fare di più»

Andrea Cambiaso ha analizzato il pareggio tra Juventus e Milan, match valido per la sesta giornata di Serie A, ai microfoni di DAZN. Il giovane esterno bianconero ha condiviso le sue impressioni sulla gara, sulla prestazione della squadra e sullo stato d’animo dello spogliatoio, sottolineando alcuni aspetti cruciali del momento che sta vivendo la Juventus.

Un altro pareggio, ma lo spirito è positivo

Cambiaso ha esordito commentando il momento della squadra, reduce da cinque pareggi consecutivi in campionato: «Nello spogliatoio c’è entusiasmo. Sono state tutte partite diverse ma bisogna andare avanti con fiducia ed entusiasmo». Nonostante la mancanza di vittorie, Cambiaso sottolinea come l’atteggiamento del gruppo rimanga positivo, segnale che l’ambiente juventino è coeso e consapevole dei propri margini di crescita.

Partita bloccata, ma si poteva fare di più

Riguardo al match contro il Milan, Cambiaso ha spiegato: «Non mi aspettavo nulla di diverso. Conosco il mister e sapevo che sarebbe stata una partita molto bloccata ed equilibrata». Il terzino ha riconosciuto che, sul piano offensivo, la Juventus avrebbe potuto fare qualcosa in più, soprattutto sugli esterni: «Offensivamente potevamo fare meglio, ci abbiamo provato. Il Milan ha una grande fase difensiva». Cambiaso ha comunque evidenziato la solidità difensiva mostrata dalla sua squadra: «Abbiamo fatto una buona fase difensiva, ma nel calcio gli episodi fanno la differenza».

Un gruppo che cresce: più unito rispetto al passato

Cambiaso ha poi fatto un paragone con la scorsa stagione, evidenziando i cambiamenti interni allo spogliatoio: «C’è più entusiasmo rispetto all’anno scorso. Il gruppo è cambiato, ma non tantissimo: siamo più affiatati, c’è più voglia di giocare insieme». Parole che lasciano trasparire una ritrovata coesione tra i giocatori, elemento chiave per affrontare una stagione lunga e complessa come quella bianconera.

In conclusione, le parole di Andrea Cambiaso mostrano la maturità di un giocatore sempre più centrale nel progetto della Juventus. Il suo contributo, sia in campo che fuori, rappresenta una risorsa importante per la squadra di Massimiliano Allegri. La sua crescita è sotto gli occhi di tutti, e l’entusiasmo che trasmette è un segnale positivo per il futuro.

Tudor rammaricato: «Partita difficile, ma penso che alla Juve sia mancata una cosa importante»

Tudor dopo Juve-Milan: «Ci manca qualcosa, ma sono fiducioso». Le parole del tecnico

Dopo il pareggio tra Juventus e Milan, valido per la sesta giornata di Serie A, Igor Tudor ha parlato ai microfoni di DAZN analizzando la prestazione della sua squadra e il momento complessivo della Juventus. L’allenatore bianconero ha toccato diversi temi, tra tattica, condizione fisica dei suoi giocatori e prospettive future.

Una partita intensa contro un grande avversario

Tudor ha aperto l’intervista sottolineando la difficoltà dell’impegno contro i rossoneri: «Una partita come ce la aspettavamo, contro una squadra forte. Volevamo vincere ma ci prendiamo questo punto». Il tecnico bianconero ha comunque evidenziato aspetti positivi nella prestazione dei suoi, pur riconoscendo che serve qualcosa in più per fare il salto di qualità.

Cambiaso e Yildiz: soluzioni in movimento

Uno dei punti tattici toccati da Tudor riguarda la posizione di alcuni suoi uomini chiave: «Volevamo anche un po’ scambiare Yildiz con Cambiaso. Nel nostro calcio, i giocatori devono trovare le soluzioni da soli. Andrea si inserisce bene, abbiamo fatto cose interessanti in quella parte di campo». Tudor ha dunque mostrato fiducia nelle capacità di adattamento dei suoi esterni e nella loro intelligenza tattica.

La gestione della stanchezza e il modulo

Parlando di Kenan Yildiz e degli altri giovani, Tudor ha aggiunto: «L’ho visto stanco, come anche David e Conceição. Hanno dato tutto e sono contento. Togliendo Yildiz non volevo dare il segnale che volevo difendermi, per questo ho inserito due attaccanti e coperto con tre centrali». Una scelta che riflette la voglia dell’allenatore di mantenere equilibrio ma anche di restare offensivo.

Il dilemma dei due attaccanti

Sul modulo, Tudor ha lasciato aperta una porta al cambiamento: «Ci penso. Devo trovare una soluzione che vada bene a loro e a me. Il 3-5-2 mi piace, magari si può provare in corsa per una ventina di minuti».

Su Bremer e sul suo stato d’animo

In merito alle condizioni di Bremer, Tudor ha rassicurato: «Sta meglio, dopo la sosta tornerà. Aveva fastidi ma la risonanza è ok». Infine, un commento personale: «Sto bene. Con due gol in più avremmo avuto due vittorie in più. Ma penso solo a lavorare e migliorare i ragazzi».

Le parole di Tudor confermano la sua visione chiara: costruire una Juventus solida, ambiziosa e capace di crescere partita dopo partita.

Freuler sicuro: «Il Bologna ha potenziale, ma serve puntare su una cosa»

Freuler: «Il Bologna ha potenziale, ma restiamo con i piedi per terra»

Il successo netto per 4-0 contro il Pisa consente al Bologna di chiudere nel migliore dei modi il ciclo prima della sosta. A fine gara, il capitano Remo Freuler ha fatto il punto in conferenza stampa, analizzando prestazione, percorso e prospettive della squadra rossoblù.


Una vittoria utile alla testa

«Vincere prima della sosta è sempre fondamentale», ha spiegato Freuler. «Ci permette di staccare un attimo con la consapevolezza di essere sulla strada giusta. Il gruppo è sereno, e andare in Nazionale dopo una prestazione così solida aiuta anche a ritrovare fiducia».

Il centrocampista ha poi sottolineato come il Bologna stia crescendo in termini di maturità e compattezza, anche se la strada resta lunga.


Lavori in corso

Nonostante il punteggio ampio, Freuler non si lascia andare a facili entusiasmi: «Siamo soddisfatti, ma dobbiamo continuare a lavorare. Non siamo ancora al livello che vogliamo raggiungere. Il Bologna ha margini importanti di crescita e dobbiamo sfruttarli gara dopo gara».


Nessuna corsa ai giudizi

Parlando del momento della stagione, Freuler ha invitato alla calma: «Dire che novembre sia decisivo è prematuro. Il vero momento chiave è a maggio, quando si decide tutto. Sognavamo un inizio perfetto? Forse, ma ci sono anche le altre squadre in campo. Ora arriva un mese importante, ma non determinante».


Un avvio solido, in casa e fuori

Nel tracciare un primo bilancio, il capitano del Bologna ha messo in luce i progressi fatti: «Al Dall’Ara le abbiamo vinte tutte. In trasferta abbiamo perso contro due grandi squadre, Roma e Milan, attualmente in cima alla classifica. Inoltre, il caldo iniziale ha condizionato tante squadre: ora possiamo finalmente giocare con ritmi più normali».


Crescita individuale e spirito di squadra

Non è mancata una nota personale rivolta al giovane attaccante Rowe: «Gli ho detto di pensare a segnare, non ai gol spettacolari. Ha bisogno di sbloccarsi, poi arriveranno anche le giocate di classe. L’importante è che si metta al servizio del Bologna e continui a lavorare».


Con questa prestazione, il Bologna conferma la sua solidità e rilancia le proprie ambizioni con equilibrio. La stagione è lunga, ma lo spirito è quello giusto.

Fonte: bolognafc.it

Spinazzola entusiasta: «Vogliamo sempre fare bene. Ruolo? Penso una cosa»

Spinazzola, esterno del Napoli, ha voluto rilasciare queste dichiarazioni nel post gara


Leonardo Spinazzola, terzino di Napoli, ha preso la parola in conferenza stampa al termine della vittoria ottenuta dal Napoli contro il Genoa. Il difensore, partito titolare in maglia azzurra, non ha esitato a ribadire quanto sia cambiata la sua situazione rispetto al passato, specialmente dopo l’Europeo.

Nel match il Napoli ha vissuto una prima frazione complicata: «Nel primo tempo abbiamo creato difficoltà a noi stessi — abbiamo voluto fraseggiare troppo contro l’aggressività del Genoa» ha spiegato Spinazzola. Ma nella ripresa il Napoli è riuscito a spingere di più in profondità e a far girare meglio il gioco, trovando il successo con maggiore lucidità.

Domandato sulla sua esclusione dalla Nazionale, Spinazzola ha ammesso: «Per un calciatore è sempre un obiettivo, ma ci sono altri grandi interpreti nel mio ruolo. È una scelta che spetta al tecnico.» Tuttavia, ha sottolineato che mentalmente sta attraversando un buon momento: «Siamo già a un punto solido. Serve però forza anche dalla panchina: chi entra deve svoltare la partita. È la mentalità che serve a Napoli.»

Il condizionamento dell’Europeo, spesso evocato nei dibattiti, ha stancato Spinazzola: «Basta con questo Europeo! A livello di numeri sto meglio adesso — prima ero un cavallo pazzo, ora sono migliorato. Da dopo l’Europeo ho cambiato passo.» Sfogliando la sua carriera, Spinazzola ha ricordato che i primi sei mesi al Napoli non sono stati semplici: «Ho dovuto entrare nei meccanismi, nella testa del mister. Ora sto meglio e copro più campo.»

Riguardo al suo ruolo nella squadra, Spinazzola ha spiegato come si rapporta con le indicazioni tattiche: «Il mister mi chiede di dare ampiezza, ma non subito: solo quando la palla è libera. Questa è una delle mie caratteristiche preferite e mi trovo bene a interpretarla per il Napoli.»

In sintesi, Spinazzola vive un momento di consapevolezza e maturità in Napoli: non insegue più il ricordo dell’Europeo, ma punta a dimostrare sul campo che la sua versione attuale regge il confronto con chiunque. E per il Napoli, un interprete così vicino ai suoi limiti migliori è una risorsa preziosa.

Pisa, esordio in Serie A per il Louis Buffon

Pisa, esordio in Serie per il Louis Buffon. Dopo il debutto in Coppa Italia il figlio d’arte è subentrato nella sfida con il Bologna

Da Buffon a Buffon, un cerchio che si chiude, una favola che si ripete. Oggi, 5 ottobre 2025, è una data che entra nella storia del calcio italiano: Louis Thomas Buffon, figlio della leggenda della Juventus e della Nazionale, Gianluigi Buffon, ha fatto il suo esordio in Serie A. E lo ha fatto a 17 anni, proprio come papà Gigi ai tempi del Parma.

Un incrocio del destino, un passaggio di consegne che ha emozionato tutti. Louis Thomas, esterno offensivo classe 2007 in forza al Pisa, ha collezionato i suoi primi minuti nel massimo campionato, lanciato nella mischia dal suo tecnico, Alberto Gilardino. Per lui, dopo il debutto in Serie B dello scorso anno e quello in Coppa Italia di poche settimane fa, si tratta della consacrazione definitiva nel calcio dei “grandi”.

Cresciuto nella Primavera del Pisa, con cui lo scorso anno ha messo a segno 8 gol in 27 presenze, il figlio d’arte sta bruciando le tappe. Il suo talento non è passato inosservato, e ora è pronto a scrivere la sua, di storia, con un cognome pesantissimo sulle spalle. La notizia del suo esordio ha subito fatto il giro del web, emozionando in particolare i tifosi della Juve, che in suo padre hanno visto per vent’anni un capitano, un simbolo e una leggenda.

La dinastia dei Buffon continua, questa volta non tra i pali, ma sulla fascia, a caccia di gol e di assist. La Vecchia Signora e tutto il calcio italiano osservano con affetto e curiosità i primi passi di un ragazzo che porta con sé un’eredità enorme, ma che ha tutto il talento per costruirsi la sua strada.

Juventus, l’accoglienza riservata dallo Stadium ad Allegri

Juventus, l’accoglienza riservata dallo Stadium ad Allegri. Così i tifosi bianconero hanno reagito al ritorno del loro ex tecnico

Il grande ex è tornato a casa, e la sua gente non lo ha dimenticato. L’accoglienza dell’Allianz Stadium per Massimiliano Allegri, avversario sulla panchina del Milan, è stata da brividi. Un tributo carico di affetto e gratitudine, in netto contrasto con i fischi assordanti riservati all’altro ex di lusso, Adrien Rabiot. JUVE MILAN LIVE

Il primo, grande segnale è arrivato al momento della lettura delle formazioni. Appena lo speaker ha pronunciato il nome di Massimiliano Allegri, dagli spalti si è levato un boato, un applauso scrosciante che ha attraversato tutto lo stadio. Al contrario, l’annuncio del nome di Rabiot è stato sommerso da una pioggia di fischi. Pochi istanti prima dell’ingresso in campo, le telecamere hanno poi catturato un altro momento emozionante. Nel tunnel che porta al terreno di gioco, Allegri ha salutato e abbracciato calorosamente molti dei suoi ex giocatori, scambiando sorrisi e parole con i campioni che ha allenato fino a poche stagioni fa.

La curva della Juventus ha esposto uno striscione che non lascia spazio a interpretazioni, un messaggio d’amore per il suo ex condottiero. “Noi di te sempre fieri, grazie di tutto Max Allegri”, recitava lo striscione, un tributo che va oltre le vittorie e che testimonia un legame che non si è mai spezzato. È il riconoscimento a un allenatore che ha scritto pagine indelebili della storia bianconera. Anche durante il riscaldamento, i tifosi presenti allo stadio hanno a più riprese intonato cori per il tecnico livornese. Per 90 minuti sarà il rivale numero uno da battere, ma il popolo juventino ha messo in chiaro una cosa: l’affetto e la gratitudine per “Max” non passeranno mai.

Vieira: «Prestazione di personalità del Genoa. Ecco cosa ho detto a De Bruyne»

Vieira: «Prestazione di personalità del Genoa. Ecco cosa ho detto a De Bruyne». Le dichiarazioni del tecnico dei rossoblu

Patrick Vieira ha parlato a Dazn al termine sella sconfitta subita dal suo Genoa in rimonta col Napoli.

Una delle prestazioni migliori nonostante la sconfitta? «Nel primo tempo abbiamo fatto molto bene, sia tatticamente che a livello di aggressività. Purtroppo abbiamo pagato questa intensità nel secondo tempo, ma la differenza l’ha fatta la qualità del Napoli».

Lanci lunghi del Napoli per eludere il pressing, forse bisognava compattarsi di più? «No, credo che siamo andati troppo indietro. Se loro hanno uno come De Bruyne poi tutto diventa più complicato per noi. Il piano era mettere pressione al Napoli, l’abbiamo fatto bene nel primo tempo. La differenza l’ha fatta la qualità del Napoli, hanno tanti campioni. Questa partita, però, farà crescere la squadra ed i giovani perché abbiamo disputato un match di intensità e personalità contro un grande avversario».

Ellertsson terzino e Vasquez su Anguissa? «Sapevamo che il Napoli sulle fasce è pericoloso, credo che Ellertson ha fatto una grandissima partita. Se vogliamo pressare dobbiamo mandare un uomo in più, noi non vogliamo subire passivamente e per questo Vasquez si alzava su Anguissa. Lo abbiamo fatto bene nel primo tempo, meno nel secondo».

Che ho detto a De Bruyne? «Niente in particolare, abbiamo parlato del Manchester City (ride, ndr)».

Conte: «Chiunque contro di noi vuole dare tutto. Neres ingrippato, McTominay sta faticando»

Conte: «Chiunque contro di noi vuole dare tutto. Neres ingrippato, McTominay sta faticando». Le parole del tecnico del Napoli

Una vittoria di sofferenza, che vale il primo posto in classifica ma che, per Antonio Conte, è soprattutto un’altra, fondamentale tappa di un lungo percorso di crescita. Al termine del 2-1 in rimonta sul Genoa, il tecnico del Napoli è intervenuto a Sky Sport, offrendo un’analisi profonda e a tutto tondo del momento della sua squadra, un vero e proprio manifesto che unisce la gioia per il carattere del gruppo alla consapevolezza delle difficoltà di una stagione “complessa”. Dalle fatiche europee alla gestione dei singoli, fino ai nuovi infortuni, Conte ha toccato tutti i temi più caldi.

«Le fatiche europee hanno condizionato? Stiamo facendo un percorso sconosciuto, come continuo a dire questo sarà un anno complesso per noi, col fatto di giocare la Champions e lo scorso anno non abbiamo giocato nulla. Non avevamo una rosa strutturata per fare tutti questi impegni, rispetto ad altre già rodate e strutturate che fanno l’Europa e hanno meccanismi ben oliati, e sono andati sempre a migliorare, noi abbiamo una situazione nuova e ribadisco che abbiamo vinto uno scudetto con una rosa molto limitata, e quando prendi nove giocatori ci vuole tempo e pazienza. Forse ancora non sono tutti pronti, devono carburare ed entrare in determinate dinamiche. I tre che hanno giocato nel tridente? Neres era alla prima da titolare, si è impegnato ma ci ha abituato a fare prove importanti: oggi aveva il motore un po’ ingrippato ma ci sta. Politano era reduce da un tour de force ed era forse stanco. Come sta Politano? Matteo ha avuto un affaticamento, non entro in dinamiche che non sono mie. Ho grande rispetto per la Nazionale quindi vedranno i medici e si capirà cosa ha. Lobotka è scivolato sul terreno di gioco e si è aperto, ha avvertito una fitta in zona pube-adduttori. Dev’essere valutato. Inevitabile che oggi chiunque giochi contro il Napoli lo faccia centuplicando le energie, abbiamo uno scudetto sulla maglia ottenuto con grande fatica. Inevitabile, ma il Genoa ha giocato uomo su uomo come facevamo noi, loro nel primo tempo nell’unica occasione hanno segnato poi abbiamo iniziato ad attaccare bene la loro linea. Ho detto ai ragazzi che in partite come queste, dove sembra che tutto stia nella condizione giusta puoi non vincere, ma se c’è squadra compatta e c’è spirito al di là del risultato a me piace la voglia di non mollare, di continuare a stare sul pezzo fino alla fine. Anguissa trascina il ritmo della squadra? Noi abbiamo calciatori che nel ritmo ci danno impulsi, Frank come McTominay che sta faticando un po’ hanno fatto una buona prestazione. Così come Di Lorenzo, Politano…ci sono giocatori che ci danno forza ed intensità, anche Lobotka nelle pressioni ci dà forza e qualità. Il primo tempo magari siamo rimasti frastornati, venivamo da una ottima prestazione contro lo Sporting ed era l’ultima partita prima della sosta. Volevamo chiudere bene il ciclo di partite, sapevamo che per noi c’era tanto da lavorare e sarà una stagione complessa, ma dobbiamo avere la forza di affrontare una stagione che sarà una base per il futuro. Le stiamo mettendo giocando».

Haaland sentenza, il Manchester City regola il Brentford. Ma Rodri si ferma di nuovo

Haaland sentenza, il Manchester City regola il Brentford. Ma Rodri si ferma di nuovo… Preoccupazione per le condizioni dello spagnolo

Ancora lui, sempre lui, inevitabilmente lui. Il Manchester City espugna il campo del Brentford con una vittoria di misura, e a deciderla è, ancora una volta, il suo implacabile bomber: Erling Haaland. Ma la gioia per i tre punti è offuscata da una pesantissima tegola, un infortunio che fa tremare Pep Guardiola e tutti i tifosi dei Citizen.

La partita, ostica e combattuta come da tradizione in casa del Brentford, è stata risolta da una zampata del centravanti norvegese, la sua sedicesima rete nelle ultime nove partite disputate tra club e nazionale. Numeri mostruosi, che confermano uno stato di forma soprannaturale e la sua importanza capitale per le sorti della squadra. Quando la partita si blocca, quando il gioco corale non basta, ci pensa lui a trovare il colpo del KO.

La festa, però, è rovinata dalla preoccupazione per le condizioni di Rodri. Il centrocampista spagnolo, vero cervello e metronomo della squadra, è stato costretto a chiedere il cambio dopo appena 22 minuti di gioco a causa di un problema al bicipite femorale. Un infortunio muscolare che, se confermato come serio, sarebbe un colpo durissimo per le ambizioni del City.

Guardiola perde infatti il suo uomo più insostituibile, il giocatore che garantisce equilibrio e detta i tempi di tutta la manovra. Mentre si celebra l’ennesima prodezza del suo bomber, il club è con il fiato sospeso in attesa degli esami strumentali che chiariranno l’entità del problema di Rodri. Una vittoria che vale tre punti, ma che potrebbe avere un costo altissimo. Il City vince, ma ora trema.

Tudor: «Rugani affidabile, nessuna gabbia per Modric. Oggi dobbiamo pedalare»

Tudor: «Rugani affidabile, nessuna gabbia per Modric. Oggi dobbiamo pedalare». Le dichiarazioni del tecnico della Juventus prima del Milan

Igor Tudor ha parlato prima di Juve Milan, match valido per la sesta giornata di Serie A, ai microfoni di DAZN.

DAVID – «Scelgo il giocatore adatto alla partita. Poi giocheranno tutti, anche quelli in panchina che non entrano».

CONTINUITÀ – «Nessuna squadra al mondo può fare 90′ allo stesso livello. Per me bisogna fare un grande tempo e poi nell’altro tempo non abbiamo mai fatto un disastro. Anche contro il Villarreal nel primo tempo c’eravamo. La squadra deve esserci, noi proviamo ad andare sempre forti. Abbiamo anche noi i nostri, oggi dobbiamo pedalare».

SU RUGANI – «Rugani è un giocatore affidabile, che ha esperienza importante. È giusto farlo giocare oggi. Loro sono pericolosi con Rabiot e Pulisic, è un giocatore della Juve e oggi gioca».

MODRIC – «Nessuna gabbia per Modric, si gioca di squadra e che vinca il migliore».

Tare: «Leao fondamentale, Allegri lo stimolerà. Sorpreso da Gimenez perché…»

Tare: «Leao fondamentale, Allegri lo stimolerà. Sorpreso da Gimenez perché…». Parla il direttore sportivo del Milan prima del match con la Juventus

Un Milan che arriva alla supersfida contro la Juventus con fiducia e idee chiare. Nel pre-partita, il Direttore Sportivo Igli Tare ha parlato ai microfoni di DAZN, facendo il punto su alcuni dei temi più caldi in casa rossonera, dal recupero di Leão alla crescita di Giménez, fino al vantaggio di non avere impegni infrasettimanali.

Leão, Allegri e i Social

Tare ha prima di tutto commentato la gestione di Rafael Leão, tra il suo mondo social e il rapporto con il nuovo tecnico, Massimiliano Allegri. «Rispetto ai tempi nostri il mondo della comunicazione è cambiato totalmente, i giocatori interagiscono con i tifosi attraverso i social, ma finché riescono a rispettare le regole che ci sono con le rispettive squadre adesso tutto è possibile. A Leao piace fare queste cose. Per quanto riguarda il rapporto tra Leao e Allegri è nato subito un buon feeling tra di loro. Max è un allenatore che sa stimolare, sa tirare fuori il meglio da ogni giocatore. Per noi è un giocatore fondamentale che deve dare il massimo, in questo periodo stiamo cercando di recuperarlo da questo lungo infortunio che ha avuto».

La Fiducia in Santiago Giménez

Il DS ha poi speso parole di grande stima per il giovane centravanti Santiago Giménez, confermato titolare anche in una notte così importante. «È cresciuto tantissimo fisicamente, soprattutto in questa settimana è stato una bella sorpresa negli allenamenti perché sta bene, si sente e si vede. Abbiamo tanta fiducia in lui, lui la sente non solo da noi ma anche dai compagni, perciò sono convinto che stasera farà una grande partita e perché no, anche il suo primo gol in campionato».

Il Vantaggio del Calendario

Infine, Tare ha sottolineato come l’assenza dalle coppe europee sia un fattore che sta aiutando il Milan in questo ottimo avvio di stagione. «Ci aiuta tanto, riusciamo a preparare le partite nel miglior modo possibile, lavoriamo anche singolarmente con i giocatori. Fondamentale partire bene come abbiamo fatto ma la strada è ancora molto lunga. La fotografia del momento è bella e ti fa lavorare bene, ma sappiamo che dobbiamo dare continuità, il campionato è molto difficile e ci sono tante squadre che hanno obiettivi molto importanti».

Infortunio Politano: brutte notizie per il Napoli e per la Nazionale. Ultime

Infortunio Politano: brutte notizie per il Napoli e per la Nazionale. Ultime sulle condizioni dell’esterno della squadra di Conte

Una vittoria dal sapore amarissimo. Il Napoli batte il Genoa in rimonta, si prende la vetta della classifica, ma esce dal Maradona con l’infermeria piena e due titolari in meno. Dopo aver perso Stanislav Lobotka nel primo tempo, nella ripresa è toccato a Matteo Politano alzare bandiera bianca, anche lui per un problema muscolare.

La seconda tegola della giornata per Antonio Conte è arrivata al 50′ minuto, nel momento di massimo sforzo degli azzurri, a caccia del pareggio. L’esterno offensivo, nel tentativo di recuperare palla sul centrocampista del Genoa Frendrup, ha interrotto bruscamente la sua corsa, facendo subito capire alla panchina di essersi fatto male. Il cambio è stato immediato, con Spinazzola che ha preso il suo posto.

L’infortunio, l’ennesimo di natura muscolare in questo avvio di stagione per il Napoli, arriva in un momento cruciale. Nelle prossime ore, il giocatore si sottoporrà agli esami strumentali per stabilire l’entità del danno, ma la sua assenza per le prossime partite appare scontata.

Una conseguenza immediata del suo stop sarà la quasi certa rinuncia alla convocazione in Nazionale. Il CT Gennaro Gattuso, che a breve diramerà la lista per i prossimi impegni, dovrà fare a meno di lui. Ma a tremare è soprattutto Conte, che dopo aver perso il suo regista titolare, perde anche uno degli uomini chiave del suo tridente. Una vittoria che vale il primo posto, ma che lascia in eredità due infortuni pesanti e un’emergenza da gestire in vista delle prossime, delicate sfide. Il Napoli vince, ma esce dal campo con il fiato sospeso.

Napoli Genoa 2-1: brividi prima del ribaltone. Ma Conte torna primo

Napoli Genoa 2-1: brividi prima del ribaltone. Ma Conte torna primo e aspetta Juventus-Milan… Anguissa e Hojlund dopo il grande tacco di Ekhator

Una vittoria sofferta, di carattere, ma che costa carissima. Il Napoli di Antonio Conte batte in rimonta il Genoa per 2-1, si prende momentaneamente la vetta della classifica in coabitazione con la Roma, ma perde per infortunio due pezzi da novanta come Lobotka e Politano.

Al Maradona, la partita per gli azzurri si era messa subito in salita. Dopo un avvio difficoltoso, il Genoa ha trovato il vantaggio poco dopo la mezz’ora con una vera e propria perla di Ekhator, che ha sorpreso la difesa partenopea con un geniale colpo di tacco. Un gol che ha gelato lo stadio e ha mandato le squadre all’intervallo con i rossoblù meritatamente in vantaggio.

Nella ripresa, però, è emersa la forza dei campioni d’Italia. A suonare la carica è stato André-Frank Zambo Anguissa: il centrocampista camerunense ha prima trovato il gol del pareggio con un’incornata perentoria sugli sviluppi di un’azione confusa, poi si è reso protagonista dell’azione del sorpasso. Una sua botta a colpo sicuro è stata respinta dal portiere Leali, ma sulla ribattuta si è fiondato il solito Rasmus Højlund, che con opportunismo ha siglato la rete del definitivo 2-1.

Una gioia strozzata, però, dai problemi fisici. Nel corso della gara, sia Stanislav Lobotka che Matteo Politano sono stati costretti a uscire per infortunio muscolare. Per l’esterno azzurro, l’infortunio significa anche dover rinunciare alla convocazione in Nazionale. Il Napoli si gode una vittoria fondamentale che vale il primo posto, ma Conte dovrà fare i conti con un’infermeria che torna a riempirsi in un momento cruciale della stagione.

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