Pagina 629 – Calcio News 24

Rosella Sensi: «Vi racconto tutto della mia Roma, i momenti più belli e quelli più brutti. Pallotta, Friedkin e Gasperini: ecco cosa penso»

Rosella Sensi, ex presidente della Roma, ha voluto raccontare la squadra giallorossa tra passato e presente

Rosella Sensi, ex presidente giallorossa e oggi sindaco di Visso, era all’Olimpico a godersi la vittoria sul Verona, segno di un amore profondo che la lega indissolubilmente ai colori giallorossi. Oggi La Gazzetta dello Sport ospita una sua intervista.

L’ESEMPIO DI PAPÀ FRANCO E MAMMA MARIA «Mio padre mi ha insegnato tutto. O meglio, mio padre e mia madre mi hanno insegnato tutto e lo hanno fatto soprattutto con l’esempio, anche se in modo diverso: papà trasmetteva determinazione, entusiasmo, voglia di fare, costanza nel raggiungere un obiettivo, mia madre sapeva riportarci con i piedi per terra. Spero siano contenti di me».

PREFERISCE FARE ALL’APPARIRE – «È vero, ma non è sempre un pregio, soprattutto in un mondo che vive di apparenza. Se mi devo rimproverare qualcosa degli anni da presidente è non aver saputo comunicare le cose nel modo giusto».

LA FINE DELLA GESTIONE SENSI – «Era un momento difficile, lasciare era doveroso, ma mi dispiace che l’epilogo sia stato fatto in quel modo, probabilmente avrei dovuto spiegare meglio la situazione: sono state scritte tante cose sbagliate, che io non volevo quello, che non volevo quell’altro… Quello che posso dire è che a volte, quando si vivono dall’interno certe situazioni, le decisioni che prendi o che ti fanno prender sono dettate da tanti fattori, spiegarle avrebbe forse creato meno astio. Per fortuna con i tifosi, dopo un primo periodo molto difficile perché come famiglia, e io in particolare, sembravamo essere il male della Roma, ho di nuovo un rapporto eccezionale, molto nel ricordo di papà, ma posso dire che anche verso di me c’è un affetto che mi commuove».

LE GRANDI EMOZIONI – «La più grande, scontato dirlo, l’ho provata al fischio finale della partita che il 17 giugno 2001 ci ha consegnato lo scudetto: all’invasione di campo ho visto la faccia di papà e ho corso per stargli vicino, da una parte ero fuori di me dalla gioia, dall’altra terrorizzata dal caos… Ma vi racconto un altro momento emozionante, brutto per la Roma, ma bellissimo per me a livello umano: era la stagione dei 5 allenatori, 2004-05, dopo la vittoria a Bergamo che valeva la salvezza c’è stato un abbraccio con Bruno Conti, che ci aveva aiutato tanto prendendo la squadra in corsa, e gli altri dirigenti che ha creato dei legami che durano ancora».

I MOMENTI DI RABBIA – «Soprattutto vedendo il dolore di papà per le contestazioni, perché per lui fino all’ultimo giorno, nonostante fosse in terapia intensiva, la Roma era la prima preoccupazione. Quanto a me, 25 giorni dopo aver avuto mia figlia ho cominciato a ricevere minacce di morte importanti: avevo paura, per mio marito e soprattutto per mia figlia».

PALLOTTA – «Non infierirò perché non mi piace farlo su chi non c’è più. Purtroppo ha fatto parte della storia della Roma per un certo periodo, la rabbia non è tanto per la famiglia Sensi, perché la storia non la cancella nessuno, quanto per quello che è stato fatto all’interno della società. Che cosa? Scelte secondo me improprie, dettate probabilmente anche dalla lontananza di un presidente che magari aveva lasciato dei manager che non erano del tutto capaci di fare quello che dovevano. E poi c’è la storia della Cappella di Trigoria trasformata in un magazzino: mia madre ha pianto, non lo faceva mai».
TOTTI – «Ci sentiamo molto poco rispetto a prima, ma l’affetto è sempre grande. Io continuo a chiamarlo fratellone, perché lui resta il leader, anche se è più piccolo di me…».
LA ROMA DI GASPERINI – «Guardi, io sono molto scaramantica e non mi piace fare proclami, però quando si vince bene, quando si vince un derby e si dà entusiasmo alla squadra e ai tifosi, è giusto render merito agli artefici di questi successi, compresa la società di cui, lo sottolineo, fa parte anche Ranieri, una scelta importante in una struttura che è fatta di manager importanti».
I FRIEDKIN NON PARLANO – «È stata una scelta chiara, fatta dal presidente già dall’inizio. E poi il calcio è cambiato, spero non imploda, come ho sentito dire da qualcuno, e che questi investitori stranieri possano far crescere il nostro campionato, lo merita. Certo, il tifoso romanista aspetta sempre una parola del presidente, ma non gli possiamo rimproverare nulla».
IL NUOVO STADIO – «È importante per il calcio italiano, quindi anche per la Roma. Da Viola in poi tutti i presidenti erano consapevoli di quale rilievo potesse avere un impianto di proprietà, noi ci siamo anche andati vicini, ma oggi è diventato fondamentale».

Passeri: «L’Ascoli ha la miglior difesa d’Europa. Pensiamo alla Serie B ma non solo… Vi racconto tutte le mie scaramanzie e come ho deciso di rilevare il club»

Passeri si esprime così sul suo Ascoli in vista della nuova stagione con l’obiettivo di fare bene

Bernardino Passeri, proprietario e presidente dell’Ascoli, si è raccontato al Corriere dello Sport, orgoglioso per l’ottimo momento che stanno attraversando i bianconeri marchigiani nel campionato di Serie C.

ASCOLI, LA MIGLIOR DIFESA D’EUROPA: ZERO GOL IN 7 GIORNATE – «Passatemi la battuta, visto il dato: siamo i più forti d’Europa, quantomeno a difendere…».

PROMOZIONE DIRETTA – «Piedi per terra, ma siamo ambiziosi. Non mi piace partecipare e basta, voglio vincere. Si vive per sognare, anche puntando “cose” lontane. Non solo la B».

IL SOGNO DELLA SERIE A – «Si inizia dal basso. Anzi, dal piano terra, io nasco costruttore. Abbiamo gettato le fondamenta, ora siamo al solaio, proveremo ad arrivare al 2º e 3º piano, infine all’attico. Sognare è imprescindibile».

ENTUSIASMO RITROVATO – «L’ho detto all’inizio: ogni componente è fondamentale. Non erano parole di circostanza. Vedo una simbiosi totale. Voglio applicare la mia filosofia di vita all’Ascoli. Non mi arrendo davanti alle difficoltà, lo devo soprattutto agli oltre 7 mila abbonati. Un numero incredibile».

LA DECISIONE DI RILEVARE IL CLUB – «Era notte. Avevo partecipato a diverse riunioni con Pulcinelli (ex presidente, ndc) e con altri imprenditori che volevano comprare l’Ascoli, a cui avevo promesso il mio sostegno economico. Sono uscito dagli incontri insoddisfatto, non li vedevo all’altezza del progetto. A quel punto, di notte, ho chiamato Pulcinelli e gli ho detto: “La prendo io!”».

PATTI DS E TOMEI ALLENATORE – «Si parte dalla filosofia di mio figlio Andrea. Volevamo puntare su un ds giovane, onesto e competente. Uno che non lavora perché “amico di”. C’è piena collaborazione col mister».

LA SQUALIFICA DI TOMEI – «I torti li accetto, non mi piacciono le incongruenze. Gli errori vanno perdonati, l’ha sottolineato Orsato in un meeting. “Giusto”, ho pensato. Poi ecco i 7 turni a Tomei. Quindi vale in una sola direzione? Serve comprensione reciproca, contro la Juve Next Gen ci sono stati 10’ in cui l’arbitro ha sbagliato tutto. Tomei ha lanciato una bottiglietta, punizione esagerata».

SCARAMANZIA E OROLOGI – «La settimana scorsa, prima di Sassari, non trovavo il mio orologio bianco di plastica. Lo metto per le partite, sempre. Brutte sensazioni, il pullman si era rotto alla vigilia. Allora ho messo l’orologio nero, sempre di plastica. Conta il campo, abbiamo vinto lo stesso 0-1. Non si sa mai, magari metto un colore in casa e l’altro in trasferta…».

Skoro: «Contesto Cairo, il presidente in 20 anni cosa ha fatto? Mai una gioia. Meglio lottare per la salvezza che questa tristezza. La Juve ha problemi, Tudor è come Juric, un allenatore normale»

Skoro sulla situazione in casa Toro e sulla contestazione nei confronti di Urbano Cairo

Sono passati 37 anni da quando i tifosi del Toro gli dedicavano dagli spalti del vecchio Comunale un coro d’incitamento: «Haris Škoro, facci un gol, tiraci una bomba, facci un gol!». E lui spesso esaudiva i desideri del popolo granata. Haris Škoro, leggenda granata degli anni ’80 e ’90, continua a seguire con passione le vicende del “suo” Torino. Tuttosport lo ha intervistato

NOSTALGIA DELL’ITALIA E DI TORINO – «Tantissima. Ma vivo da anni con la famiglia a Zurigo, che non è così distante dalla frontiera italiana di Como: meno di 240 chilometri in auto… Ogni anno partecipo a un torneo di veterani a Sanremo, ci divertiamo un sacco». E a Torino va ancora? «Come no! Anche lì almeno una volta all’anno. Forse posso saltarne uno, ma è un’eccezione. Molti ricordi mi legano alla città piemontese e al Toro. E anche a Tuttosport: i giornalisti con cui ho legato di più, Gianni Visnadi e Fabio Ravezzani, sono poi andati a lavorare in tv. Ho ancora diversi contatti, conoscenze. Che sfide a tennis al Master Club Fioccardo dell’amico Giorgio Boselli, ora passato a gestire il Royal Club sempre in riva al Po. E che cene d’autore nei ristoranti “chic” sulla collina torinese».

L’ITALIANO – «È la mia seconda lingua dopo il serbo-croato-bosniaco. Da quando ho lasciato il Toro nel 1991 mi sono trasferito a Zurigo, prima come giocatore, poi per restare a viverci, però confesso che non parlo molto bene il tedesco. A casa guardo sempre i canali tv italiani, ho “costretto” pure mia moglie Antonella, serba, conosciuta in Svizzera, a imparare il vostro magnifico idioma. Io lo appresi velocemente grazie anche agli insegnamenti di Ezio Rossi, eravamo in camera insieme durante i ritiri»

IL SUO TORO – «Non saremmo retrocessi se Gerbi e De Finis avessero chiamato subito il “mago” delle giovanili, Sergio Vatta. Poi ricordo le litigate con Fascetti durante il cammino trionfale in B, nel 1989-’90. Non ce le siamo mai mandate a dire. Mi aveva preso di punta perché qualche bugiardo gli aveva raccontato che ero un nottambulo: falso! Un giorno mi escluse a sorpresa da una partita. Lo lessi sulla lavagna dello spogliatoio. Ci rimasi malissimo. Mi chiamò nel suo stanzino e dopo una breve discussione lo mandai a quel paese. Uscii sbattendo la porta. Mi rincorse negli spogliatoi per rincarare la dose. Non gli detti tempo di finire e lo insultai di fronte a tutti. Multa ed esclusione per un mese. Il presidente Borsano fece da mediatore e venni reintegrato. Ma con Fascetti non ci parlavamo più. Finché un giorno al campo s’avvicinò e mi disse che lui aveva messo una pietra sopra quella storia e che avrei giocato sempre titolare. Ne presi atto. E quando il Toro stava cedendomi allo Zurigo, il mister toscano chiamò in sede perché voleva che lo raggiungessi al Verona, dove nel frattempo s’era trasferito. Personaggio strano, ma uomo d’onore».

IL TORO DI OGGI – «Una pena. Cairo è presidente da vent’anni, nessuno è stato in carica così tanto nella storia del Toro. E quali risultati ha ottenuto? Zero. Vent’anni, una generazione, di nulla. Appoggio in pieno la contestazione dei tifosi. Come fa a continuare così? Quali sarebbero le sue ambizioni? Lui è un imprenditore di successo. Brillante editore. Ma nel Toro è il contrario. Un presidente che non vince mai, che non regala mai una gioia. Il solito triste tran tran. Bravo a vendere i pezzi migliori, anziché la società: Bellanova, Buongiorno, Bremer, Ricci… Ho saputo che i tifosi lo chiamano ironicamente “braccino corto”… Ha privato dell’emozione e della passione i meravigliosi sostenitori granata. Faccio una battuta estrema: allora meglio lottare per la retrocessione, se non altro battagli per qualcosa piuttosto che rimanere nel limbo, massimo il nono posto come nelle ultime stagioni».

LA JUVE – «Anche i “gobbi” hanno i loro bei problemi. Spesso cambiano tutto lo staff dirigenziale, dal presidente all’allenatore, perché ogni tanto leggi che la squadra è finita in B con la penalizzazione, che le hanno tolto un paio di scudetti, che l’hanno penalizzata di 10 punti ed esclusa dall’Europa, che l’hanno multata pesantemente, che hanno patteggiato altre sanzioni specificando però che loro sono assolutamente innocenti… Quanto al tecnico croato Tudor, non mi sembra così differente dal connazionale Juric. Allenatori normali».

D’Agostino (Avellino): «Vogliamo fare un campionato tranquillo, proveremo fino alla fine ad entrare nei playoff. Ero certo che Biancolino avrebbe fatto bene con noi»

D’Agostino, presidente dell’Avellino, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione

Angelo Antonio D’Agostino, presidente dell’Avellino, ha raccontato al Corriere dello Sport la situazione del club irpino, protagonista di una buona partenza nel campionato di Serie B.

IL PAREGGIO IN RIMONTA ALL’EUGANEO

«È chiaro che vorremmo sempre vincere, però è stato un pareggio anche meritato, perché siamo partiti con due reti sotto ma abbiamo recuperato bene e in pochissimo tempo. Potevamo addirittura fare il colpaccio alla fine con la traversa che abbiamo colpito ma comunque non ci lamentiamo: c’è un po’ di amaro in bocca ma stiamo attraversando un momento molto buono e non dobbiamo lamentarci. Ho fatto anche i complimenti ai ragazzi perché se la sono giocata con una squadra di tutto rispetto».

GLI OBIETTIVI DELL’AVELLINO

«Gli obiettivi sono in linea con quelli che erano all’inizio del programma sportivo che abbiamo fatto, anzi ancora meglio visti i risultati che stiamo ottenendo. Vogliamo fare un campionato tranquillo e magari diamo occhiata lassù (sorride, ndc)».

I PLAYOFF

«Sicuramente sarebbe un traguardo importante di cui stiamo parlando e sognavamo anche a inizio stagione. Ci speriamo, abbiamo le qualità ma adesso è ancora presto perché il cammino è lunghissimo: comunque ci proveremo fino alla fine».

BIANCOLINO
«Sta facendo benissimo, è una piacevolissima sorpresa ma ero convinto che avesse tutte le caratteristiche e le qualità per fare bene. E’ un uomo di squadra, della società, un’aziendalista che pensa sempre al bene dell’Avellino. E’ con noi da sempre, lui ha qualcosa di speciale che tanti altri allenatori magari non hanno e anche la sua esperienza da calciatore è un valore aggiunto: è un mix di elementi con una straordinaria capacità di sapere fare gruppo ed è fondamentale».
L’AVELLINO DI QUEST’ANNO
«Sta stupendo tutti, io faccio i complimenti in continuazione ai ragazzi, perché veramente sto vedendo un calcio che mi piace e mi diverto».
NOVITÀ SULLO STADIO PARTENIO
«Ci stiamo lavorando per cercare una soluzione, perché è uno dei temi che ci assilla un po’ e ci siamo già impegnando anche in vista del prossimo anno».

Villarreal Juventus, Koopmeiners e David disastrosi: la Gazzetta li affossa

Villarreal Juventus, Koopmeiners e David disastrosi: la Gazzetta li affossa. Prestazione pesantemente insufficiente per entrambi

Un pareggio che sa di beffa e due bocciature pesantissime. Il giorno dopo il 2-2 in casa del Villarreal, le pagelle de La Gazzetta dello Sport emettono un verdetto impietoso sulla prestazione di due degli uomini più attesi di Igor Tudor: Jonathan David e Teun Koopmeiners. Entrambi, per motivi diversi, sono finiti sul banco degli imputati per una notte di Champions che per la Juventus ha lasciato più rimpianti che certezze.

Disastro Koopmeiners: “Spento e sbadato”

La bocciatura più severa è per il centrocampista olandese. Schierato a sorpresa sulla trequarti, Koopmeiners ha fallito l’ennesima chance, offrendo una prova disastrosa. Il voto, un 4,5 che non ammette repliche, è accompagnato da un giudizio feroce. «Spento, scarico, sbadato: metà gara vissuta pensando a chissà cosa. Koop è da rosso per gli errori, anche banali: riemergere, ora, è dura». L’analisi del quotidiano descrive un giocatore apatico, quasi assente dal gioco, colpevole di errori banali e mai in partita. Una prestazione da incubo che aggrava la sua crisi personale.

David, generoso ma impreciso: quell’errore a porta vuota

Non va molto meglio a Jonathan David. L’attaccante canadese, scelto da Tudor per guidare l’attacco, si è distinto per la grande generosità, ma ha sulla coscienza un errore che grida vendetta. Per lui il voto è 5. «Difficile capire come abbia accompagnato il pallone fuori a porta vuota: la generosità non gli manca, la lucidità si. Solo squillo la traversa».Nonostante una traversa colpita, è l’incredibile gol sbagliato a porta vuota a condannare la sua partita. Un errore imperdonabile che, di fatto, è costato la vittoria alla Juventus. Due bocciature pesanti che lasciano a Tudor più di un grattacapo: un bomber a cui manca il cinismo e un fantasista in profonda crisi di fiducia.

Milan, le mosse anti-Juve di Allegri per il suo ritorno allo Stadium

Milan, le mosse anti-Juve di Allegri per il suo ritorno allo Stadium. Ecco cosa sta preparando Max per il big match di domenica

Un incrocio che sa di passato e di futuro. Massimiliano Allegri torna a Torino da avversario, alla guida di un Milan capolista e in piena fiducia. La sfida contro la “sua” Juventus è il primo, vero esame di maturità per i rossoneri, chiamati a confermare le proprie ambizioni scudetto dopo un avvio di stagione scintillante, con quattro vittorie consecutive e un attacco prolifico.

Per espugnare lo Stadium, Allegri ha un piano tattico ben preciso, basato sulla profonda conoscenza dei punti di forza e di debolezza della sua ex squadra. Le armi principali del Diavolo saranno la velocità sulle fasce e la tecnica nello stretto per scardinare la fisicità della difesa bianconera.

L’uomo chiave di questa strategia è Alexis Saelemaekers. Rilanciato da Allegri nel ruolo di esterno a tutta fascia nel 3-5-2, il belga ha trovato la sua dimensione ideale, unendo corsa, sacrificio e qualità offensiva, come dimostra il gol al Napoli. Una vera e propria rinascita per un giocatore che in estate la stessa Juventus avrebbe voluto portare a Torino, e che ora si presenta da avversario nel momento migliore della sua carriera.

L’altra mossa studiata dal tecnico è l’attacco alla difesa juventina con la rapidità dei suoi “piccoletti”. Sarà Christian Pulisic, autore di un avvio di stagione da 6 gol, a cercare di mandare fuori giri i possenti centrali bianconeri con dribbling e scatti brucianti. Un duello tra talento e forza fisica, che potrà essere alimentato a partita in corso da armi come il rientrante Rafael Leão e Christopher Nkunku. In mezzo al campo, l’equilibrio sarà garantito dai muscoli di Youssouf Fofana, chiamato a proteggere le spalle del maestro Luka Modrić, a cui saranno affidate le chiavi della creatività. Un Milan dalle idee chiare, pronto a giocarsi la sua prima, vera fetta di scudetto. A scriverlo è La Gazzetta dello Sport.

Mondiale U20, l’Italia si butta via: Azzurrini rimontati da Cuba e dal Football Video Support

Mondiale U20, l’Italia si butta via: Azzurrini rimontati da Cuba e dal Football Video Support. I ragazzi di Nunziata pagano l’espulsione di Iddrissou

Un’incredibile beffa. L’Italia Under 20 si butta via e, dopo aver dominato per un tempo, si fa rimontare da Cuba, chiudendo sul 2-2 la sua seconda partita del Mondiale. Un pareggio che per i cubani ha il sapore della storia, essendo il loro primo punto di sempre nella competizione, ma che per gli Azzurrini sa di sconfitta bruciante.

La partita sembrava essersi messa sui binari giusti. Dopo un quarto d’ora, Andrea Natali, difensore figlio d’arte, aveva sbloccato il risultato sugli sviluppi di un corner. Alla mezz’ora, era arrivato il raddoppio con una splendida girata al volo di Amadou Iddrissou, che aveva finalizzato un cross perfetto di Cama. Sul 2-0, l’Italia sembrava in totale controllo, ma è qui che la partita è cambiata. Poco prima dell’intervallo, lo stesso Iddrissou, già ammonito, ha commesso un’ingenuità rimediando il secondo giallo e lasciando i suoi in dieci uomini per tutto il secondo tempo.

Con l’uomo in più, Cuba ha preso coraggio e ha messo sotto assedio la porta di Nunziante. La rimonta è arrivata grazie a due calci di rigore, entrambi assegnati dopo la revisione al Football Video Support, il VAR a chiamata utilizzato nel torneo. L’arbitro Aragon, che in entrambi i casi non aveva fischiato il fallo, è stato richiamato a rivedere prima una sbracciata di Natali e poi un’ingenua spinta di Corradi. Dal dischetto, Y.A. Camejo è stato glaciale, trasformando entrambi i penalty (al 68′ e all’87’) e regalando un pareggio storico alla sua nazionale.

Per l’Italia di Nunziata la qualificazione non è compromessa, ma resta l’enorme rammarico per una vittoria gettata al vento. Una lezione severa sulla gestione e sulla disciplina, da cui ripartire in vista della decisiva sfida con l’Argentina.

Arbitri Serie A, le designazioni della 6ª giornata: ecco chi dirige il big match Juventus-Milan

Arbitri Serie A, le designazioni della 6ª giornata: ecco chi dirige il big match Juventus Milan. Le scelte dell’AIA per il weekend

L’AIA ha ufficializzato le designazioni arbitrali per la 6ª giornata di Serie A, un turno che si preannuncia ricco di sfide cruciali per l’alta classifica. I riflettori saranno puntati soprattutto sui due big match del weekend. La delicata partita tra Fiorentina e Roma è stata affidata a Colombo, mentre per il posticipo di lusso di domenica sera tra Juventus e Milan all’Allianz Stadium è stato designato l’esperto Marco Guida. Tra le altre designazioni di rilievo, Piccinini dirigerà la Lazio contro il Torino, mentre si rivede in Serie A, nel ruolo di quarto uomo, Rapuano per Inter-Cremonese.


H. VERONA – SASSUOLO (Venerdì 03/10, h. 20.45)

  • Arbitro: FOURNEAU
  • Assistenti: IMPERIALE – REGATTIERI
  • IV Uomo: MARCHETTI
  • VAR: MAGGIONI
  • AVAR: MARESCA

LAZIO – TORINO (Sabato 04/10, h. 15.00)

  • Arbitro: PICCININI
  • Assistenti: CAPALDO – LAUDATO
  • IV Uomo: MARINELLI
  • VAR: GHERSINI
  • AVAR: CHIFFI

PARMA – LECCE (Sabato 04/10, h. 15.00)

  • Arbitro: DOVERI
  • Assistenti: BERTI – BIANCHINI
  • IV Uomo: CALZAVARA
  • VAR: MARESCA
  • AVAR: DI PAOLO

INTER – CREMONESE (Sabato 04/10, h. 18.00)

  • Arbitro: FELICIANI
  • Assistenti: LO CICERO – POLITI
  • IV Uomo: RAPUANO
  • VAR: GARIGLIO
  • AVAR: DI BELLO

ATALANTA – COMO (Sabato 04/10, h. 20.45)

  • Arbitro: ZUFFERLI
  • Assistenti: PRETI – LUCIANI
  • IV Uomo: ZANOTTI
  • VAR: MARINI
  • AVAR: MAGGIONI

UDINESE – CAGLIARI (Domenica 05/10, h. 12.30)

  • Arbitro: ARENA
  • Assistenti: BACCINI – CECCON
  • IV Uomo: MUCERA
  • VAR: DI PAOLO
  • AVAR: PRONTERA

BOLOGNA – PISA (Domenica 05/10, h. 15.00)

  • Arbitro: ABISSO
  • Assistenti: VECCHI – DI GIOIA
  • IV Uomo: COLLU
  • VAR: MERAVIGLIA
  • AVAR: VOLPI

FIORENTINA – ROMA (Domenica 05/10, h. 15.00)

  • Arbitro: COLOMBO
  • Assistenti: PERROTTI – MORO
  • IV Uomo: MASSIMI
  • VAR: CHIFFI
  • AVAR: GARIGLIO

NAPOLI – GENOA (Domenica 05/10, h. 18.00)

  • Arbitro: LA PENNA
  • Assistenti: PASSERI – TRINCHIERI
  • IV Uomo: GALIPO’
  • VAR: PEZZUTO
  • AVAR: SOZZA

JUVENTUS – MILAN (Domenica 05/10, h. 20.45)

  • Arbitro: GUIDA
  • Assistenti: COLAROSSI – ROSSI C.
  • IV Uomo: AYROLDI
  • VAR: DI BELLO
  • AVAR: GHERSINI

Bologna Friburgo, Grifo: «Esperti, non vecchi. Ce la godiamo senza pressione, mica dobbiamo vincere l’Europa League»

Bologna Friburgo, Grifo: «Esperti, non vecchi. Ce la godiamo senza pressione, mica dobbiamo vincere l’Europa League». Le parole del fantasista italo-tedesco

Vincenzo Grifo, fantasista italo-tedesco del Friburgo, si prepara ad affrontare il Bologna in una sfida europea che lo vede protagonista contro una squadra del suo Paese. Con un pezzo di cuore in Italia e l’altro in Germania, Grifo analizza la partita e il momento del suo Friburgo, tra ambizioni europee e un sogno azzurro mai sopito, rilasciando queste dichiarazioni a La Gazzetta dello Sport.

FRIBURGO ETA’ MEDIA ALTA – «Ma c’è l’esperienza. E inoltre abbiamo fatto 4-5 acquisti, per ringiovanire la rosa, di qualità, come il bomber 22enne Matanovic e il 23enne Suzuki».

IL PORTIERE ATUBOLU – «Grande talento, 23 anni, proprio di Friburgo: è atletico, 190 cm. È dura superarlo».

GLI OBIETTIVI – «Intanto stare sempre bene fisicamente. Obiettivo? Dopo il 2-1 al Basilea, passare il girone. E ci godiamo la Coppa, questa avventura, e ci divertiamo. Liberi da pensieri, senza pressione, noi non dobbiamo mica vincerla».

HA VISTO IL BOLOGNA – «Sì con il Villa e il Lecce. Ha molta qualità, gente come Orsolini e Bernardeschi, e poi dico Freuler e Immobile, anche se non c’è ora, molta qualità».

RICORDA ITALIA-ESTONIA 4-0 – «E certo: doppietta mia, gol di Orsolini e Bernardeschi. Bravi ragazzi, con i piedi di qualità, meravigliosi. L’Italia? Non ho sentito il ct Gattuso, non ci vado da 2 anni, ma ci spero sempre. Voglio fare gol e dimostrare di avere ancora la qualità per l’azzurro».

Inter, con la Cremonese lui finalmente titolare? Chivu ci sta pensando

Inter, con la Cremonese lui finalmente titolare? Chivu ci sta pensando: il tecnico nerazzurro valuta se lanciare dal 1′ il nuovo acquisto che per ora non ha avuto spazio

L’Inter si prepara a un appuntamento che, all’apparenza, potrebbe sembrare di ordinaria amministrazione, ma che nasconde diverse insidie e, forse, un’occasione d’oro. Dopodomani a San Siro arriva la Cremonese, in un match che segue quattro successi consecutivi per i nerazzurri, culminati con la preziosa vittoria in Champions League contro lo Slavia Praga. Ma gli occhi degli addetti ai lavori, e forse anche di una parte della tifoseria, saranno puntati su un nome in particolare: Andy Diouf, di cui oggi scrive diffusamente La Gazzetta dello Sport in un articolo.

Il centrocampista francese, l’acquisto più costoso dell’estate interista con i suoi 25 milioni di euro (bonus inclusi), ha vissuto finora un’esperienza in nerazzurro quasi “in bianco e nero”. Solo undici minuti in campo contro il Torino ad agosto, poi un lungo purgatorio di panchine, mentre i vari Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Sucic, Frattesi e persino Zielinski si alternavano nel cuore del centrocampo di Chivu. Questa situazione ha generato non poche domande, considerando l’investimento fatto dalla società.

La spiegazione, secondo lo stesso Chivu, risiede in parte nei tempi di inserimento del giocatore. Diouf è stato l’ultimo centrocampista ad aggregarsi al gruppo, un fattore che in un reparto già rodato e con meccanismi precisi può pesare: «Diouf è stato l’ultimo centrocampista ad essersi aggregato alla truppa e in questi primi tempi sta probabilmente pagando il ritardo». Un ritardo che in un inizio di stagione così intenso, tra campionato e Champions, non ha permesso a Chivu di sperimentare appieno le sue qualità.

Eppure, il tecnico romeno non ha dubbi sulle sue potenzialità e sulla sua duttilità. Diouf, mezzala di professione con un’ottima predisposizione a giocare anche da mediano in un centrocampo a due, è un profilo perfettamente compatibile con il 3-5-2 interista: «Andy è più una mezzala, anche se ha una predisposizione a giocare come mediano in un centrocampo a due». Per il ruolo di “play” davanti alla difesa, Chivu non ha ancora avuto modo di testarlo in partita, ma ha assicurato: «Le partite che abbiamo giocato finora non ci hanno permesso di fare un certo tipo di cambio, ma arriverà anche il suo momento».

L’imminente gara contro la Cremonese, l’ultimo impegno prima della sosta per le nazionali, si presenta come l’opportunità ideale. L’Inter, in un momento di fiducia, potrebbe permettersi di far girare qualche elemento, e il coraggio di Chivu con i giovani non è certo in discussione. Che sia la volta buona per vedere Andy Diouf mostrare finalmente il suo valore sul palcoscenico di San Siro e iniziare a ripagare l’importante investimento fatto dall’Inter? La risposta è attesa, con impazienza, dopodomani.

Torino in crisi, effetto Lazio per Baroni: ci è cascato di nuovo? Cosa succede

Torino in crisi, effetto Lazio per Baroni: ci è cascato di nuovo?Le analogie con il suo recente passato sono evidenti: cosa sta succedendo

Il passato e il presente si incrociano per definire il futuro. Marco Baroni, oggi sulla panchina del Torino, si prepara ad affrontare un incrocio cruciale per la sua stagione, che rievoca con inquietante familiarità le difficoltà vissute lo scorso anno. Se allora l’Olimpico di Roma fu teatro di un lento declino alla guida della Lazio, oggi la sua avventura granata sembra percorrere sentieri analoghi, tra buone premesse e una realtà che sta diventando sempre più complessa. Tuttosport analizza il momento presente e gli echi che provengono dalla scorsa stagione.

La stagione di Baroni al Torino era iniziata con un piglio scoppiettante, alimentando sogni e valorizzando una rosa che aveva trasformato i dubbi estivi in concrete speranze. Per qualche mese, il Toro ha avuto un ritmo sorprendente in campionato, mostrando un calcio dinamico e un’organizzazione solida, chiudendo la prima fase con risultati incoraggianti. Era il Baroni che in molti vedevano come l’ennesima intuizione vincente, capace di far volare una squadra giovane e con ambizioni chiare.

Tuttavia, proprio come lo scorso anno con la Lazio, dove «la stagione di Baroni alla Lazio non è precipitata al traguardo, è stato un lento declino iniziato da dicembre, con lo 0-6 subito in casa dell’Inter, il primo dei due clamorosi tonfi oltre al 5-0 subito al Dall’Ara dal Bologna», anche l’attuale Torino sembra aver perso smalto. I risultati altalenanti, alcune prestazioni sottotono e una classifica che non sorride più come a inizio stagione stanno mettendo Baroni sotto pressione. Le attese generate da una partenza a razzo rischiano di scontrarsi con un tasso tecnico che, rispetto alle dirette concorrenti, potrebbe non essere sufficiente a sostenere le ambizioni iniziali.

Le analogie con il suo recente passato sono evidenti: anche allora, “qualche sporadico lampo (come la vittoria a Bergamo o quella sul Milan a San Siro) non è bastato a riconsegnare alla Serie A quella Lazio divertente e rivoluzionaria”. Oggi il Torino si trova a un bivio, con la necessità di ritrovare la verve perduta. La sfida imminente contro la Lazio (ex squadra di Baroni, come indicato nel testo originale) all’Olimpico, assume un significato particolare. Sarà il momento per Baroni di dimostrare di aver imparato dagli errori del passato, invertendo la rotta e impedendo che anche questa stagione diventi un “lento declino” come quello che gli costò la panchina biancoceleste 132 giorni fa. Il Toro attende risposte, sperando che il suo futuro sia diverso da un deja-vu già visto.

Rudi Garcia: «Roma, con il Lille io vincerò a prescindere. Gasperini ottimo allenatore ma non so se…»

Rudi Garcia: «Roma, con il Lille io vincerò a prescindere. Gasperini ottimo allenatore ma non so se…». Le parole dell’ex tecnico giallorosso

Rudi Garcia, attuale CT del Belgio, porta nel cuore due città e due club che hanno segnato profondamente la sua carriera: Lille e Roma. Per lui, la sfida odierna tra queste due squadre non è una semplice partita, ma un vero e proprio incontro con il suo passato, il suo presente e i suoi sentimenti più profondi. Un pezzo di cuore a Lilla e l’altro a Roma: quasi una questione di sangue.

ROMA-LILLE, LA GARA DEL CUORE – «È vero. Il Lilla è il club che mi ha fatto nascere, dove sono diventato giocatore e poi ho allenato per 5 anni, un periodo lungo, vincendo Ligue 1 e Coppa di Francia. Ogni volta che torno è come stare a casa. E poi la Roma, il mio club del cuore in Italia e all’estero. La cosa che mi stupisce è l’affetto della gente ogni volta che torno. Io sono innamorato di Roma. Comunque vada oggi io vincerò, anche in caso di pareggio…».

LA SUA ROMA – «A volte ci sono grandi squadre che hanno la sfortuna di trovarsi davanti una squadra ancora più forte. Nessun rimpianto, abbiamo fatto anche un po’ di storia con le dieci vittorie consecutive e gli 85 punti. Il primo anno la squadra aveva talento e carattere, con leader come il capitano (Totti, ndr), De Rossi, De Sanctis, Benatia e Castan… Squadra fortissima, difficile da affrontare, che ha lottato fino alla fine per lo scudetto. L’anno dopo è stato un secondo posto speciale, raggiunto nel derby vinto alla penultima. Il terzo eravamo partiti bene, ad ottobre eravamo primi. Poi gli infortuni, tra cui Salah e Dzeko. Una bella storia, da Roma sono uscito come un allenatore più esperto e un uomo migliore».

LA ROMA DI GASPERINI – «Squadra solida, che deve ancora esprimere il suo potenziale. Davanti Dybala è speciale ma è spesso fuori e mi sembra che Ferguson e Dovbyk non abbiano ancora raggiunto la forma migliore. Ma sono contento per il mio Pellegrini (che esordì in A proprio con Rudi, ndr), il gol alla Lazio mi ha reso felicissimo. In Italia ci sono squadre più forti, ma è un bel momento e Gasperini è un ottimo allenatore. La Roma difende bene e non prende gol, così si può andare lontano. Ma non so se la squadra sia pronta per lottare su tutti i fronti. Può fare un buon campionato e centrare l’obiettivo di finire tra le prime quattro».

DZEKO E GIROUD – «Giocatore molto intelligente, sa dove posizionarsi per essere ancora efficace alla sua età. Sono contento di vedere ancora giocatori come lui o Giroud, che è una forza della natura. Avete visto il gol con il Brann? Ha saltato talmente tanto che sembrava Michael Jordan… Noi in Francia diciamo: “Salti e poi quando cadi hai la neve sui capelli”, per rendere l’idea di quanto è andato in alto. È un bomber, ha il gol nel sangue, ma soprattutto è ancora felice di giocare a questi livelli».

IL LILLE OGGI – «L’ho vista contro il Lione, non meritava affatto di perdere, anzi… È una squadra meno forte dello scorso anno, davanti le partenze di David e Zhegrova pesano. Ma sa stare in campo».

FELICE DI DE BRUYNE AL NAPOLI – «Sì. Si parlava di Stati Uniti o di Arabia Saudita. Scelte che hanno degli aspetti positivi, ma anche negativi come fuso orario, distanza, livello del campionato. A Napoli invece sei in Europa, sei campione d’Italia e disputi la Champions. Ovvio che a 34 anni non possa giocare 90 minuti tutte le partite, ma Kevin è un fuoriclasse, uno dei giocatori più forti che ho allenato. E ce ne sono stati tanti: penso ad esempio a Totti, Ronaldo o Hazard…».

QUANTO CONTA LA MANCANZA DI LUKAKU NEL BELGIO – «Molto. Io di solito non sono dipendente dal centravanti, invece di una punta da 25 gol preferisco averne 3-4 da 12, perché quando ti manca quell’ora da 25 reti dopo rischi di non segnare più. Ma se hai gente come Dzeko e Lukaku sei più forte. Senza di lui abbiamo vinto due volte 6-0, ma ora arrivano le gare importanti e mi dispiace non averlo. A settembre Openda ha giocato lì la prima partita e De Kaeteleare la seconda. Charles non è un vero 9, ma ha fatto bene, sente il gioco. Però Lukaku è unico. Sa fare tutto, andare in profondità e mangiarsi tutti con la sua potenza. Vorrà dire che dovremo qualificarci senza di lui».

LO SCUDETTO – «Una delle solite. Il Napoli lo può rivincere, ha una rosa di qualità, ma ripetersi è sempre complicato. L’Inter è forte e al Milan mi sembra si stia creando un’atmosfera molto positiva, oltre al fatto che non hanno le coppe. E poi la Juve resta sempre la Juve…».

Infortunio Cabal: pessime sensazioni in casa Juventus. Le ultime

Infortunio Cabal: pessime sensazioni in casa Juventus. Le ultime sulle condizioni del difensore colombiano fattosi male col Villarreal

La favola più bella si è trasformata in un incubo nel giro di quindici minuti. La notte che doveva consacrare il ritorno di Juan Cabal sul palcoscenico della Champions League si è conclusa nel modo più crudele: un infortunio, le lacrime e la paura di un nuovo, lungo stop. Il difensore colombiano della Juventus, schierato titolare da Igor Tudor contro il Villarreal, è stato costretto a chiedere il cambio dopo appena un quarto d’ora di gioco.

Come riportato da Tuttosport, l’incidente è avvenuto al 15′. Dopo un normale rilancio, Cabal si è accasciato a terra, portandosi le mani alla coscia destra in preda a un dolore lancinante. La sua reazione immediata, con la richiesta di soccorso e l’uscita dal campo in lacrime, ha fatto subito temere il peggio. Le prime impressioni dello staff medico non sono positive: l’ipotesi più probabile è quella di uno stiramento, un infortunio muscolare che lo costringerebbe a fermarsi per diverse settimane.

Una beffa atroce per un giocatore che sembrava essersi finalmente messo alle spalle il calvario seguito alla rottura del legamento crociato. Il suo ritorno era stato graduale ma trionfale: appena sabato scorso era stato l’eroe del pareggio contro l’Atalanta, una prestazione che gli era valsa la fiducia di Tudor e la maglia da titolare in una notte europea così importante.

Ora, la Juventus e i suoi tifosi sono con il fiato sospeso. Nelle prossime ore, il difensore si sottoporrà agli esami strumentali che chiariranno la reale entità del problema. La speranza è che si tratti di un infortunio meno grave di quanto apparso, ma la paura di un altro, lungo stop per un ragazzo così sfortunato è concreta.

Napoli Sporting Lisbona Voti: Hojlund e De Bruyne al top. Ma c’è una delusione

Napoli Sporting Lisbona Voti: Hojlund e De Bruyne al top. Ma c’è una delusione nella squadra di Conte. I giudizi dei quotidiani in edicola

Il Napoli di Antonio Conte ottiene una vittoria fondamentale in Champions League contro lo Sporting Lisbona, un risultato che vale doppio dopo le recenti sconfitte. Hojlund e De Bruyne sono i mattatori di una serata combattuta, mentre qualche ombra si allunga su altri protagonisti.

TOP
Hojlund 8 (Gazzetta, Corriere, Tuttosport): Il migliore in campo, senza discussioni. Doppietta di puro centravanti, letale di piede e di testa. Sblocca la partita con uno scatto bruciante e si ripete con un tocco astuto. Si conferma una sentenza in Europa, un vero dominatore dell’area.

FLOP
McTominay 5 (Gazzetta), 5.5 (Corriere, Tuttosport): L’anglo-scozzese è la delusione della serata. Scompare nel suo territorio, l’area di rigore, non riuscendo a incidere. Perde troppi palloni e fatica a trovare la giusta posizione, venendo giustamente sostituito.

ANOMALIE
De Bruyne 7.5 (Gazzetta, Tuttosport) vs 8 (Corriere): La sua prestazione è stata comunque eccezionale. Il Corriere lo premia con un voto pieno, l’8, definendolo «la stella del Maradona» per i due assist e il recupero di palloni. Gazzetta e Tuttosport si fermano a 7.5, riconoscendo l’immensa classe e i due assist ma forse valutando un impatto meno costante sulla totalità della gara rispetto a Hojlund. La sua “redenzione” dopo la sostituzione contro il Milan è comunque un dato di fatto.

Politano 5.5 (Gazzetta, Tuttosport) vs 6 (Corriere): Le pagelle evidenziano una prestazione a due facce per Politano. La Gazzetta e Tuttosport lo penalizzano per l’ingenuità del fallo da rigore su Araujo, che mette in pericolo il risultato nonostante un buon inizio («fare un bel quadro e poi lanciargli contro una sedia»). Il Corriere, invece, gli concede una sufficienza, sottolineando i «soliti affondi a destra» e la capacità di dettare i ritmi delle ripartenze, minimizzando l’errore sul rigore.

Milinkovic-Savic 7 (Corriere, Tuttosport) vs 6.5 (Gazzetta): Il portiere serbo è stato decisivo con una parata nel finale su Hjulmand che vale i tre punti. Corriere e Tuttosport riconoscono pienamente l’importanza di questo intervento con un 7. La Gazzetta, pur elogiando la parata «speciale», si ferma a un 6.5, valutando anche altri momenti della partita meno impegnativi.

Fiorentina, Franchi semi deserto per la Conference: quanti tifosi ci saranno con il Sigma Olomouc

Fiorentina, Franchi semi deserto per la Conference: quanti tifosi ci saranno con il Sigma Olomouc e perché saranno così pochi

Una serata europea dal fascino ridotto, quasi un’atmosfera surreale per l’esordio della Fiorentina in Conference League. Contro il Sigma Olomouc, allo stadio Artemio Franchi, sono attesi appena 7.500 spettatori: una cornice di pubblico desolante, figlia delle limitazioni logistiche (la Curva Fiesole è chiusa per restauro) e della squalifica Uefa che tiene inagibile anche la Curva Ferrovia.

Ma i numeri bassi, come sottolinea il Corriere dello Sport, non sono solo colpa delle curve chiuse. Riflettono un sentimento di diffidenza e disillusione da parte della tifoseria viola. La Conference League, infatti, è diventata un’ossessione per il club, ma per i tifosi è soprattutto una fonte di dolore. Le due finali consecutive perse contro West Ham e Olympiacos hanno lasciato ferite profonde, raffreddando l’entusiasmo e trasformando la passione in un cauto scetticismo, specialmente per le partite meno blasonate della fase a gironi.

Si crea così un paradosso: da un lato, un presidente come Rocco Commisso che ha dichiarato la coppa obiettivo primario della stagione, investendo come mai prima; dall’altro, una piazza che fa fatica a innamorarsi di nuovo di una competizione che ha regalato solo amarezza.

Nonostante il momento difficile della squadra e il clima di disaffezione, la partita di stasera non può essere sottovalutata. Come insegna l’esperienza, le gare considerate abbordabili nascondono spesso le insidie più pericolose. Per questo, la squadra di Pioli è chiamata a una prestazione di massima concentrazione. Iniziare il cammino europeo con il piede giusto è fondamentale, non solo per la classifica, ma per iniziare a ricostruire quel legame di fiducia con i tifosi, indispensabile per inseguire un sogno che, nonostante tutto, resta vivo.

Il PSG batte il Barcellona e zittisce Yamal: «Invece di parlare dimostrino in campo»

Il PSG batte il Barcellona e zittisce Yamal: «Invece di parlare dimostrino in campo». Schermaglie tra le due corazzate, ieri avversarie in Champions

Una vittoria all’ultimo secondo che vale doppio: tre punti in Champions League e una risposta sul campo alle provocazioni della vigilia. Il Paris Saint-Germain espugna l’Estadi Olímpic di Barcellona battendo 2-1 i blaugrana, e a fine partita i suoi protagonisti non mancano di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

Nei giorni precedenti, l’atmosfera era stata scaldata dalle dichiarazioni di Pedri (“noi ci consideriamo i migliori”) e dai post motivazionali di Lamine Yamal. Parole che non sono piaciute ai giocatori del PSG, che hanno preferito rispondere dopo il fischio finale. Il primo a commentare è stato il centrocampista Vitinha, la cui presenza in campo era stata in dubbio fino all’ultimo. «A volte succede, sappiamo che ci sono questo tipo di dichiarazioni prima delle partite, può succedere. Non abbiamo niente da fare, non ce ne frega niente. Volevamo giocare la partita, l’abbiamo vinta e siamo contenti per questo».

Ancora più tagliente è stato il bomber, Gonçalo Ramos, autore di uno dei gol decisivi della serata. Con un sorriso, ha prima ricordato lo status della sua squadra. «Siamo i campioni d’Europa, non posso dire di più».

Poi, ha lanciato la frecciata finale, un messaggio diretto agli avversari. «Se sei il migliore, devi dimostrarlo in campo, non parlare».

Una lezione servita a freddo. Mentre il Barcellona aveva scelto di caricare la partita con le parole, il PSG ha lasciato che a parlare fosse il risultato. La vittoria, ottenuta in un finale thrilling, ha dato ai giocatori di Luis Enrique l’argomento più forte di tutti per zittire le critiche e ribadire chi, al momento, comanda in Europa.

Napoli, De Laurentiis in udienza a Roma per le presunte plusvalenze fittizie su Osimhen e Manolas

Napoli, De Laurentiis questa mattina in udienza davanti al GUP di Roma per le presunte plusvalenze fittizie su Osimhen e Manolas

Una giornata importante per il futuro del Napoli e del suo presidente. È fissata per questa mattina, davanti al GUP di Roma, l’udienza preliminare del procedimento che vede Aurelio De Laurentiis indagato per il reato di falso in bilancio. Un’accusa pesante, che si riferisce alla gestione contabile degli anni 2019, 2020 e 2021, e che ora rischia di portare il patron azzurro a processo.

Come riporta La Gazzetta dello Sport, i pubblici ministeri hanno formalizzato la loro richiesta di rinvio a giudizio non solo per il presidente, ma anche per la società SSC Napoli come entità giuridica e per l’amministratore delegato Andrea Chiavelli. Al centro dell’indagine ci sono le ormai note “plusvalenze fittizie”, ovvero la presunta sopravvalutazione di alcuni calciatori in operazioni di mercato per abbellire i conti del club. Due, in particolare, sono le operazioni finite sotto la lente d’ingrandimento della Procura. La prima riguarda la complessa compravendita che ha portato Kostas Manolas dalla Roma al Napoli nell’estate del 2019.

La seconda, ancora più discussa, è l’operazione che ha portato Victor Osimhen dal Lille al Napoli nel 2020. Un affare da oltre 70 milioni di euro, finito nel mirino degli inquirenti per l’inserimento di alcune contropartite tecniche (quattro giocatori del vivaio azzurro) valutate complessivamente circa 20 milioni, una cifra ritenuta sproporzionata rispetto al loro reale valore. Ora la palla passa al giudice per l’udienza preliminare, che dovrà decidere se accogliere la richiesta dei pm e mandare a processo De Laurentiis, Chiavelli e il club, oppure prosciogliere gli indagati.

Lazio, Lotito ha trovato lo sponsor. Ma la cifra è più bassa di quanto sperasse

Lazio, Lotito ha trovato lo sponsor. Ma l’accordo è a ribasso: il patron biancoceleste dovrebbe chiudere entro il 14 ottobre con Aeritaly

Caccia allo sponsor, il tempo stringe. In casa Lazio, la ricerca del partner principale da apporre sulla maglia è entrata nella sua fase più calda, con il presidente Claudio Lotito impegnato in una corsa contro il tempo per chiudere un accordo fondamentale per le casse del club. Dopo la recente partnership siglata con il sito di scommesse filippino ABCVIP, ora l’attenzione è tutta sulla sponsorizzazione di maglia.

Archiviate le trattative non andate a buon fine con una “tech company” e con Air China, la pista più concreta, come riporta Il Messaggero, è quella che porta ad Aeroitalia. La compagnia aerea, con cui la Lazio ha già una partnership da due anni e che presto cambierà nome in “Aeritaly“, ha messo sul piatto un’offerta che, tuttavia, non soddisfa pienamente le attese del patron.

Si tratterebbe di un accordo pluriennale (quattro o cinque anni) da circa 5 milioni di euro a stagione. Una cifra considerata “a ribasso” da Lotito che, pur tentato di accettare per porre fine a una lunga attesa, si starebbe ancora guardando intorno nella speranza di trovare un’offerta migliorativa all’ultimo minuto.

La vera partita, però, si gioca contro il tempo. Il presidente si è posto una scadenza precisa: chiudere e annunciare il nuovo main sponsor entro il 14 ottobre. Una data non casuale, ma strategica: il giorno successivo, il 15 ottobre, è in programma il Consiglio di Gestione per definire il quadro del bilancio. Arrivare a quella riunione con un nuovo, ricco contratto di sponsorizzazione da presentare sarebbe una mossa fondamentale per dare ossigeno ai conti e programmare con più serenità il mercato di gennaio.

Roma, accordo per la rescissione di De Rossi: a quanti soldi rinuncerà

Roma, accordo per la rescissione di De Rossi: a quanti soldi rinuncerà l’ex tecnico giallorosso. Il contratto lo legava fino al 2027

Dopo la traumatica separazione, sta per arrivare il divorzio ufficiale. Daniele De Rossi e la Roma sono a un passo dalla rescissione consensuale del contratto che legava l’ex capitano al club giallorosso fino al 2027. Un atto formale che chiuderà definitivamente una parentesi da allenatore tanto intensa quanto breve e controversa.

Assunto a tempo pieno nel giugno 2024 dopo l’ottimo lavoro svolto come successore di Mourinho, De Rossi era stato sorprendentemente esonerato dai Friedkin dopo appena tre giornate del campionato successivo. Una decisione che aveva scatenato la furia della piazza, con forti proteste contro la proprietà, e causato un terremoto societario culminato nelle dimissioni dell’ex CEO, Lina Souloukou.

Ora, per tornare in panchina, De Rossi è pronto a una rinuncia economica importante: circa 4 milioni di euro restanti sul suo contratto. Una mossa che da un lato alleggerirà il monte ingaggi della Roma, e dall’altro renderà l’ex centrocampista libero di accettare una nuova sfida, dopo aver già rifiutato in estate la corte della Sampdoria.

Nel frattempo, “DDR” non è rimasto con le mani in mano. Nel suo nuovo ruolo di presidente dell’Ostiamare, il club dove ha iniziato a giocare da bambino, sta ottenendo risultati straordinari. Dopo aver salvato la società, l’ha portata in testa al girone F di Serie D con un percorso netto di 5 vittorie in 5 partite. Un successo dirigenziale che, però, non ha spento la sua vera vocazione. La voglia di allenare è rimasta intatta, e con l’imminente rescissione, De Rossi è pronto a rimettersi in gioco per tornare dove si sente più a suo agio: in panchina.

Costacurta seccato dalle parole di De Bruyne: «Deve ricordarsi che il Napoli ha vinto anche senza di lui»

Costacurta seccato dalle parole di De Bruyne: «Deve ricordarsi che il Napoli ha vinto anche senza di lui». Così l’opinionista sul fuoriclasse belga

Una prestazione da campione per spazzare via le polemiche. Kevin De Bruyne si è preso la scena nella notte di Champions del Napoli, trascinando la squadra alla vittoria per 2-1 contro lo Sporting con due assist magistrali per la doppietta di Højlund. Una risposta sul campo, netta e sontuosa, dopo la discussa sostituzione di San Siro che aveva incrinato i rapporti con Antonio Conte. Ma proprio nel post-partita, una sua dichiarazione ha innescato una reazione inaspettata e durissima da parte di Alessandro Costacurta in studio a Sky.

Intervistato a caldo, il belga aveva provato a chiudere il caso, sottolineando però con orgoglio il suo status. «Sul rapporto con il mister devo dire che non c’è stato mai nessun problema. Io sono un vincente e voglio fare la differenza in campo».

È stata proprio l’ultima frase, “Io sono un vincente”, a non piacere all’ex difensore del Milan, che ha replicato con un’analisi tagliente, quasi una lezione di umiltà. «Arriva in una squadra che ha vinto l’ultimo Scudetto, e dunque in una squadra che ha vinto anche senza di lui».

Costacurta, visibilmente infastidito, ha poi rincarato la dose, esplodendo in un commento che ha gelato lo studio. «Arriva in una squadra che ha vinto l’ultimo Scudetto, in una squadra che ha vinto anche senza di lui – aggiunge Costacurta che poi esplode -. Quindi non è che deve ribadire il fatto che è un vincente, i vincenti ci sono in quella squadra».

L’affondo finale è un monito severo, che sposa in pieno la filosofia di Conte sulla sacralità del gruppo. «Che a lui possano girare o meno i co***oni per via della sostituzione, deve sapere che quella è una squadra che ha vinto due Scudetti in tre anni e quindi non deve arrivare e dire che il vincente è solo lui».

Un intervento durissimo, che smorza l’entusiasmo della serata. Per Costacurta, il messaggio è chiaro: il talento di De Bruyne non è in discussione, ma deve essere messo al servizio di un gruppo che ha già dimostrato di saper vincere. Un concetto puramente “contiano”, ribadito con forza in diretta tv.

Capello punge Tudor sui cambi dopo Villarreal-Juventus: «Ma te ne sei accorto o no!?»

Capello punge Tudor sui cambi dopo Villarreal Juventus: «Ma te ne sei accorto o no!?». Il tecnico bianconero incalzato da Don Fabio dopo la Champions

Un pareggio che sa di beffa, due punti persi che rischiano di pesare tantissimo sul cammino della Juventus in Champions League. Il 2-2 subito al 90′ in casa del Villarreal lascia l’amaro in bocca, ma apre anche un fronte di dibattito sulla gestione della partita da parte di Igor Tudor. A incalzare il tecnico bianconero, in un teso confronto post-partita, è stato Fabio Capello dagli studi di Sky Sport.

“Don Fabio” non ha usato mezzi termini per criticare la condotta della squadra nel finale, puntando il dito contro i cambi tardivi e una fragilità difensiva allarmante. «Negli ultimi 20 minuti la squadra è vistosamente calata e forse lì qualche rammarico c’è perché probabilmente qualche sostituzione andava fatta e anche prima. Non ho capito come mai»,ha sottolineato Capello, «ad esempio David è rimasto in campo fino all’86’, sinceramente è una scelta poco azzeccata perché quando la Juve stava dominando si doveva cambiare qualcosa».

Ma è stato durante il collegamento in diretta con Tudor che la critica si è fatta ancora più tagliente, con una domanda diretta e senza sconti sulla passività della squadra sulle palle inattive. «Tudor, forse una sostituzione anticipata avrebbe aiutato la squadra… Ma ti sei accorto o no che su tutte le punizioni e calci d’angolo la prendevano sempre loro di testa?».

La risposta del tecnico bianconero è apparsa difensiva, quasi a minimizzare il problema. «Su certe cose stiamo lavorando, abbiamo le nostre problematiche. I cambi si fanno quando uno li sente… sinceramente non ho visto questa sofferenza nella ripresa».

Una replica che non ha affatto convinto Capello, il quale, una volta chiuso il collegamento, ha rincarato la dose, affermando di aver previsto l’epilogo. «C’è un problema grave da risolvere ed è quello dei calci d’angolo. Su tutti i corner battuti dagli spagnoli la difesa bianconera si è sempre fatta sorprendere. Alla fine, purtroppo, avevo previsto il loro gol del pareggio che è arrivato proprio da un calcio d’angolo».

Un’analisi spietata, che mette Tudor di fronte a due nodi cruciali da sciogliere: la gestione delle energie nel finale di gara e, soprattutto, una vulnerabilità sui calci piazzati che, in una notte europea, è costata una vittoria.

Calciomercato Milan: Lewandowski possibilità concreta? Fabrizio Romano ne parla così

Calciomercato Milan: Lewandowski possibilità concreta? Fabrizio Romano parla così della possibilità di vedere il polacco in rossonero

Il sogno di vedere Robert Lewandowski in Serie A, con la maglia del Milan, infiamma i tifosi rossoneri, ma a fare il punto sulla situazione e a predicare calma ci pensano gli esperti di mercato Fabrizio Romano e Matteo Moretto. L’attaccante polacco è in scadenza di contratto con il Barcellona nel giugno 2026 e, sebbene l’ipotesi di un suo addio a parametro zero sia concreta, i tempi per qualsiasi decisione sono ancora molto lunghi.

Romano: «Testa al Barça, ma a zero può partire»

Fabrizio Romano, nel consueto appuntamento sul suo canale YouTube, ha spiegato come la priorità assoluta di Lewandowski sia chiudere in trionfo la sua avventura in Catalogna. «Al di là del Milan ci tengo a parlare della questione di Robert Lewandowski. Robert Lewandowski e chi gli sta vicino oggi, giustamente e comprensibilmente, hanno una concentrazione totale sulla stagione del Barcellona. Lewandowski ha iniziato benissimo quest’anno in Liga ed in Champions con il Barça, e Lewandowski punta a vincere tutto. Quest’anno la concentrazione di tutti al Barça, soprattutto di chi arriva a fine corsa come Lewandowski, a fine contratto in questo caso, è quella di provare a vincere la Champions League in questa stagione. Lewandowski non prenderà decisioni né oggi, né domani, né a fine ottobre, né a fine novembre, né a fine dicembre e credo neanche a fine gennaio. Lewandowski ha intenzione di finire la sua stagione al Barcellona, quindi di fare tutto il meglio possibile. Poi se mi chiedete che c’è la possibilità di un Lewandowski che vada via a zero credo che sia una possibilità concreta, anche oltre il 50%. E lì si aprono degli scenari, che si possono chiamare Milan, che si possono chiamare Arabia o in qualsiasi modo. Ma oggi non è un discorso che Lewandowski vuole affrontare. Se poi Milan-Lewandowski diventa un discorso concreto, e sarebbe fantastico vedere un giocatore del genere in Italia, noi lo racconteremo ma non siamo al momento in cui si deve parlare di una trattativa vera e propria. Poi le richieste d’informazioni fanno parte del calcio e sicuramente ci possono far raccontare di più nei prossimi mesi. Ma oggi, facendo cronaca, la testa di Lewandowski è comprensibilmente al presente col Barça».

Moretto: “L’ostacolo è l’ingaggio”

Matteo Moretto ha poi aggiunto un dettaglio fondamentale, l’ostacolo più grande per qualsiasi club italiano. «Aggiungo un dettaglio su Lewandowski. Ricordiamoci sempre lo stipendio dei calciatori che potrebbero eventualmente venire in Italia, perché Lewandowski guadagna tanto. Il Milan è vero che ha un tetto ingaggi che molto probabilmente verrà alzato. Però Lewandowski guadagna tanto ed è un dettaglio da considerare».

In sintesi, la situazione è chiara: la possibilità di ingaggiare Lewandowski a parametro zero nel 2026 è reale, ma la trattativa è tutta da costruire. Prima c’è da attendere la decisione del giocatore, che non arriverà prima della prossima primavera, e poi da superare l’enorme scoglio del suo ingaggio. Il sogno resta vivo, ma la strada è ancora lunga e complessa.

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Hojlund, doppietta grazie a De Bruyne: «Leggenda. Quando ha la palla io devo soltanto…»

Hojlund, doppietta grazie a De Bruyne: «Leggenda. Quando ha la palla io devo soltanto…». Le parole dell’attaccante del Napoli

Una notte per scacciare le paure e per innamorarsi di una nuova, letale connessione. Il Napoli conquista la sua prima, fondamentale vittoria in Champions League, battendo lo Sporting in un Maradona in festa. I protagonisti assoluti della serata sono Rasmus Højlund, autore di una doppietta decisiva, e Kevin De Bruyne, che ha servito entrambi gli assist, mettendo a tacere con una prestazione da fuoriclasse le polemiche della settimana.

È stata la notte in cui il centravanti danese si è preso il Napoli, con i suoi primi, pesantissimi squilli in maglia azzurra. Ma è stata anche la notte del ritorno di “King Kev”, quel giocatore capace di dominare il palcoscenico europeo con la sua visione di gioco. La loro intesa è apparsa subito magica, una connessione perfetta che ha ricordato quella tra il belga e Haaland ai tempi del City.

Nel post-partita, è stato lo stesso Højlund, ai microfoni di Sky Sport, a descrivere la gioia di giocare al fianco di un tale campione. «Kevin è una leggenda di questo sport, quando ha la palla io devo solo trovare lo spazio e so che me la metterà lì. Sono felice di giocare con un giocatore di questa qualità».

Dopo le recenti sconfitte contro Manchester City e Milan, per la squadra di Conte era fondamentale reagire. La vittoria contro i campioni di Portogallo è stata una prova di forza e di carattere. «L’inizio in Champions è stato difficile per noi e anche la sconfitta contro il Milan, ci serviva una vittoria. Oggi abbiamo fatto una grande partita contro i campioni del Portogallo. Complimenti alla squadra».

Il Napoli riparte da qui: da una vittoria che dà morale, da un De Bruyne ritrovato nel suo ruolo di leader tecnico e, soprattutto, da un centravanti, Rasmus Højlund, che ha dimostrato di poter essere l’uomo giusto per trasformare in oro i palloni telecomandati del suo nuovo, straordinario partner.

Gatti senza giri di parole: «Sono incaz…o nero, buttata via la partita»

Gatti senza giri di parole: «Sono incaz…o nero, buttata via la partita». Il difensore della Juventus parla dopo la sconfitta col Villarreal

Una prodezza da cineteca, un gol che aveva illuso la Juventus, ma che alla fine serve solo ad aumentare i rimpianti. Federico Gatti è l’eroe amaro della notte di Champions League deludente dei bianconeri, fermati sul 2-2 dal Villarreal al 90′. È stato proprio il difensore a riacciuffare il pareggio con una spettacolare rovesciata, prima che Conceição completasse la rimonta. Ma non è bastato.

A fine partita, Gatti si è presentato ai microfoni di Prime Video senza nascondere una rabbia feroce per due punti gettati al vento, dimostrando un carattere da vero leader.

«Sono inca****o nero. Buttiamo via una partita, sono due punti che peseranno tantissimo. Dispiace tanto, per come si era messo dovevamo portare a casa i tre punti. Domani la analizzeremo. Dobbiamo archiviare subito perché domenica c’è un’altra partita fondamentale col Milan, sarà fondamentale recuperare le energie».

Le parole di Gatti sono un macigno e fotografano perfettamente la frustrazione dello spogliatoio. Il difensore non cerca alibi e parla di una partita “buttata via”, la sensazione peggiore per una squadra che era riuscita a ribaltare il risultato con fatica e qualità. Il suo capolavoro balistico, una rovesciata che aveva piegato le mani del portiere avversario, e il successivo gol di Conceição avevano messo la vittoria in pugno, ma una disattenzione nel finale è costata carissima.

Nonostante la rabbia, però, emerge subito la mentalità del leader. Nessun pianto, ma un’analisi lucida e lo sguardo già proiettato al futuro. “Dobbiamo archiviare subito”, dice Gatti, indicando la via ai compagni. All’orizzonte c’è un’altra sfida cruciale, il big match di campionato contro il Milan. La delusione è enorme, ma non c’è tempo per le recriminazioni: la testa della Juve è già a domenica.

Infortunio Thuram, tegola Inter: rischia uno stop lungo. L’obiettivo può essere…

Infortunio Thuram, tegola Inter: rischia uno stop lungo da circa un mese. L’obiettivo può essere quello scontro diretto

Una vittoria netta, ma dal sapore amaro. Il 3-0 dell‘Inter contro lo Slavia Praga lascia in eredità una pessima notizia per Cristian Chivu: l’infortunio di Marcus Thuram. Quella che nel post-partita il giocatore sperava fosse solo un crampo si è rivelata, dopo gli esami strumentali di oggi, una lesione muscolare. Un risentimento al bicipite femorale della gamba sinistra che costringerà l’attaccante francese a uno stop di circa tre-quattro settimane.

Una vera e propria mazzata per i nerazzurri, che perdono il loro trascinatore nel momento migliore della stagione. L’infortunio è avvenuto proprio al culmine della sua grande prestazione, subito dopo lo sprint che ha propiziato il gol del 3-0. Thuram salterà un ciclo di partite cruciali: in campionato sarà assente contro Cremonese e, soprattutto, nella delicata trasferta dell’Olimpico contro la Roma del 18 ottobre. A queste si aggiunge la gara di Champions League a Bruxelles contro l’Union Saint-Gilloise.

L’attaccante non potrà rispondere neanche alla convocazione della nazionale francese e rimarrà ad Appiano Gentile per iniziare subito le terapie. Se un recupero per la Roma appare quasi un “miracolo”, l’obiettivo più realistico dello staff medico, per evitare ogni rischio di ricaduta, è quello di riaverlo a disposizione per il big match del 25 ottobre in casa del Napoli. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Nell’immediato, Chivu dovrà trovare delle alternative. Già a partire da sabato contro la Cremonese, il candidato numero uno per prendere il suo posto al fianco di Lautaro è il connazionale Ange-Yoan Bonny, chiamato a non far rimpiangere un Thuram fin qui assolutamente indispensabile.

Le prime pagine sportive nazionali – 2 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

De Bruyne su Conte: «Problemi? Ho questo rapporto con Antonio. Contento per la vittoria»


De Bruyne decisivo e lucido dopo Napoli-Sporting: «Vittoria meritata, stiamo crescendo»

Kevin De Bruyne, protagonista nella vittoria del Napoli per 2-1 sullo Sporting Lisbona in Champions League, ha commentato la prestazione ai microfoni di Sky Sport. Il centrocampista belga, arrivato in estate dal Manchester City, ha confermato il suo valore con un’altra prova di qualità e intelligenza tattica.

«Abbiamo giocato una bella partita – ha detto De Bruyne – contro una squadra molto forte, sia fisicamente che tecnicamente. Abbiamo commesso un errore sul rigore, forse un po’ ingenuo, ma siamo rimasti lucidi e abbiamo reagito bene. Il gol del vantaggio è stato costruito con pazienza, e credo che la vittoria sia assolutamente meritata».

Grande attenzione è stata posta sul secondo assist del belga, una delle sue giocate tipiche: «Ho visto lo spazio e stavo aspettando il momento giusto per servire Hojlund. Lui ha fatto un ottimo movimento e ha finalizzato come si deve. È stato un bellissimo gol». Ancora una volta, De Bruyne ha dimostrato quanto possa essere letale tra le linee.

Parlando proprio di Hojlund, De Bruyne ha elogiato il compagno di reparto: «Rasmus ha grande potenziale. Lo vedo simile a Haaland: entrambi sono mancini, potenti e amano attaccare lo spazio. È stata una serata importante per lui, ma sono sicuro che ci darà ancora tanto».

Sull’eventuale possibilità di giocare con McTominay più arretrato, De Bruyne ha risposto con maturità tattica: «È una scelta che spetta a Conte. Io sto giocando in modo un po’ diverso rispetto agli ultimi anni al City, ma va bene così. Ci stiamo adattando. A volte manca un’ala sinistra vera e propria, quindi trovare profondità non è semplice, ma stiamo migliorando. Ci sarà spazio per tutti nel trovare la posizione ideale».

Infine, inevitabile una battuta sul rapporto con Antonio Conte: «Non c’è mai stato alcun problema. Io sono un vincente, e voglio sempre fare la differenza in campo. Con Conte c’è rispetto, so cosa chiede e cerco di dare il massimo per la squadra».

Con prestazioni del genere, De Bruyne si sta confermando come uno dei leader tecnici del Napoli. La sua visione, la precisione nei passaggi e la capacità di leggere i momenti della partita sono armi fondamentali per la squadra di Conte.

Conte soddisfatto: «Il Napoli ha vinto da squadra vero. Sul modulo…»


Conte soddisfatto dopo Napoli-Sporting: «Vittoria da squadra vera, stiamo crescendo»

Dopo la vittoria per 2-1 contro lo Sporting Lisbona in Champions League, il tecnico del Napoli Antonio Conte ha analizzato con lucidità la prestazione dei suoi ragazzi ai microfoni di Sky Sport. Una gara sofferta ma di grande solidità, che conferma i segnali di crescita della squadra azzurra sotto la guida dell’allenatore salentino.

«Abbiamo affrontato un avversario molto forte, con qualità e struttura – ha dichiarato Conte –. La nostra è stata una vittoria da squadra, nonostante le difficoltà e l’emergenza in difesa. Rispetto all’anno scorso, la linea arretrata è completamente cambiata, ma tutti hanno risposto alla grande, anche chi è entrato a gara in corso».

Conte, noto per la sua attenzione ai dettagli e alla mentalità, ha evidenziato l’importanza dell’atteggiamento: «Lo spirito di gruppo è fondamentale. La sconfitta di Milano ci è servita: ci ha dato una spinta emotiva, una carica che oggi si è vista in campo. Se non avessimo giocato da squadra vera, oggi sarebbe stata durissima, vista la qualità dello Sporting».

Riguardo al contributo di De Bruyne, uno degli acquisti più discussi del mercato, Conte ha spiegato: «Kevin ha un bagaglio d’esperienza enorme dopo 10 anni al City. Chiedo grinta e determinazione, oltre alla qualità. Le sostituzioni non sono punizioni: le faccio per vincere. Voglio sempre vedere intensità e attenzione, in ogni zona del campo».

Parlando dei progressi rispetto alla sfida col Milan, Conte ha sottolineato: «La prestazione a San Siro non era stata negativa. I due gol subiti potevano essere evitati, ma anche in 10 contro 11 abbiamo comandato il gioco. Questo dimostra una crescita nella gestione e nella maturità. Non dobbiamo però perdere la giusta “paura” di subire gol. L’immagine di Leao inseguito da sette nostri giocatori è quella che voglio vedere: aggressività e fame, sempre».

Infine, sull’assetto tattico, Conte ha aperto a più soluzioni: «Possiamo giocare sia con quattro centrocampisti sia con il 4-3-3. Con McTominay arretrato, abbiamo più equilibrio. La strada è tracciata, dobbiamo solo perfezionare alcuni meccanismi. C’è un anno di lavoro alle spalle e questo ci consente di essere più flessibili».

Ancora una volta, Conte mostra perché è considerato uno dei tecnici più esigenti e vincenti d’Europa: idee chiare, attenzione ai dettagli e una mentalità da vero leader.

Tudor post Villarreal Juve: «Minuti finali fatali, ma sono contento di una cosa»


Tudor analizza il pareggio con il Villarreal: «Peccato per quei secondi finali, ma la Juve è viva»

Il tecnico della Juventus Igor Tudor ha commentato con lucidità e un pizzico di rammarico il pareggio per 2-2 contro il Villarreal in Champions League, intervenendo ai microfoni di Amazon Prime Video subito dopo il fischio finale. Un match combattuto, deciso nei minuti finali, che lascia alla Juventus un punto prezioso ma anche tanti interrogativi da risolvere.

«Dispiace molto – ha detto Tudor – perché perdere due punti così, su un calcio d’angolo all’ultimo secondo, brucia. Ma fa parte del calcio. Bisogna accettare anche questo e guardare avanti. Ci prendiamo il punto, che comunque muove la classifica». Una dichiarazione che riflette la mentalità dell’allenatore croato, sempre concentrato sul lavoro e sulla crescita del gruppo.

Nel corso dell’intervista, Tudor ha parlato anche dell’approccio della squadra durante i momenti chiave del match: «All’intervallo ho chiesto ai ragazzi di restare positivi. È entrato Chico e ha dato un buon contributo. Abbiamo commesso qualche errore, è vero, ma fa parte del gioco. Peccato perché eravamo a pochi istanti da una vittoria importantissima».

La Juventus ha mostrato buoni segnali, ma ha anche evidenziato limiti soprattutto nella gestione degli ultimi metri. «Siamo stati troppo frenetici e nervosi – ha aggiunto Tudor –. In quelle zone di campo servono lucidità e calma, invece abbiamo sbagliato anche passaggi semplici». Un’analisi onesta, in linea con lo stile diretto e concreto del tecnico bianconero.

Sul piano difensivo, nonostante i due gol subiti, Tudor ha voluto elogiare il reparto arretrato: «I tre difensori stanno facendo bene, probabilmente meglio di tutti. Ci manca un po’ di aggressività sulle seconde palle, ma dietro reggiamo». E non poteva mancare un cenno alla prestazione di Gatti, autore di uno splendido gol in rovesciata: «Una grande giocata, e una gara solida la sua».

Infine, Tudor ha parlato dello stato d’animo del gruppo: «Prendere gol all’ultimo minuto fa male. Ma la squadra c’è. È viva. Stiamo lavorando tanto, sappiamo di avere dei limiti, ma continuiamo a migliorare. Sarebbe bello giocare 90 minuti di altissimo livello, ma non è facile: anche noi abbiamo le nostre fragilità».

Con il suo stile schietto e combattivo, Tudor continua a plasmare la sua Juventus, cercando equilibrio tra determinazione e crescita.

Monaco Manchester City 2‑2: partita aperta fino alla fine. Haaland non basta!


Monaco Manchester City 2‑2: spettacolo e tensione fino all’ultimo secondo

Il match tra Monaco e Manchester City si è concluso con un emozionante pareggio per 2-2, al termine di una gara combattuta, ricca di colpi di scena e continui capovolgimenti di fronte. Allo Stade Louis-II, gli uomini di Guardiola non riescono a portare a casa i tre punti, complici una serata di grandi occasioni sprecate e un finale rocambolesco che ha premiato la determinazione del Monaco.

Il primo tempo del match Monaco Manchester City inizia con una rete spettacolare di Erling Haaland: il bomber norvegese riceve un filtrante preciso di Gvardiol e con un sinistro potente insacca sotto la traversa. Ma la reazione del Monaco non si fa attendere: al 18′, Jordan Teze pareggia i conti con un missile da fuori area che si insacca sotto la traversa, imprendibile per Donnarumma.

Il City torna in vantaggio al 44′ ancora con Haaland, che questa volta segna di testa su assist di O’Reilly. È il gol del 2-1 che chiude un primo tempo vivace e con tante occasioni da entrambe le parti. Gli inglesi colpiscono due traverse, con Foden e Reijnders, e mostrano superiorità tecnica, ma il Monaco resta aggrappato alla partita con grinta e determinazione.

Nel secondo tempo, la gara si mantiene su ritmi altissimi. Il Manchester City spreca varie opportunità per chiudere la partita, e viene punito nel finale. All’85’, un fallo ingenuo in area di Nico González su Eric Dier regala ai padroni di casa un rigore. Lo stesso Dier si presenta sul dischetto e realizza con freddezza il definitivo 2-2, gelando la difesa inglese.

Gli ultimi minuti del confronto Monaco Manchester City sono infuocati: fioccano ammonizioni, interventi duri e tentativi disperati da entrambe le squadre. Gvardiol prova il colpo grosso al 97′ con un sinistro pericoloso, ma la difesa del Monaco tiene.

Il pareggio lascia l’amaro in bocca al City, che vede sfuggire una vittoria fondamentale in Champions League, mentre il Monaco guadagna un punto d’oro contro una delle squadre più forti d’Europa. Il match Monaco Manchester City ha offerto spettacolo, tensione e due squadre che non hanno mai smesso di lottare: un pareggio giusto che riflette l’equilibrio visto in campo.


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