Pagina 726 – Calcio News 24

San Siro: cento anni di storia tra gloria, trasformazioni e futuro incerto

San Siro: cento anni di storia tra gloria, trasformazioni e futuro incerto. Tutti gli aggiornamenti sulla scala del calcio

Il 1° agosto 1925 prendevano il via i lavori per la costruzione dello stadio San Siro, destinato a diventare uno dei templi più iconici del calcio mondiale. A cento anni di distanza, la sua storia continua a intrecciarsi con quella di Milano e delle sue due squadre simbolo: Milan e Inter. La Gazzetta dello Sport celebra questo anniversario ripercorrendo le tappe fondamentali di un impianto che ha segnato la cultura sportiva italiana.

Le origini di un monumento sportivo

San Siro nacque da un’idea di Piero Pirelli, allora presidente del Milan e figura chiave dell’industria italiana. L’obiettivo era creare uno stadio interamente dedicato al calcio, senza pista d’atletica, ispirato ai modelli inglesi. Il progetto fu affidato all’architetto Ulisse Stacchini, già noto per la Stazione Centrale di Milano. In soli 13 mesi, con 10.000 quintali di cemento e 3.500 metri cubi di sabbia, lo stadio fu completato. L’inaugurazione avvenne il 19 settembre 1926 con un derby spettacolare: Inter-Milan 6-3. Il primo gol fu firmato da Giuseppe Santagostino, attaccante milanista e milanese di nascita.

Espansioni e trasformazioni

Nel corso dei decenni, San Siro ha subito numerosi interventi. Nel 1935 la capienza fu portata a 55.000 posti, nel 1955 fu costruito il secondo anello e nel 1990, in vista dei Mondiali, venne aggiunto il terzo. Dal 1980 lo stadio è intitolato a Giuseppe Meazza, leggenda del calcio italiano, campione del mondo nel 1934 e 1938, che ha vestito le maglie di entrambe le squadre milanesi.

Un futuro da decidere

Oggi il destino di San Siro è incerto. Milan e Inter hanno manifestato l’intenzione di acquistare l’impianto per demolirlo parzialmente e costruire un nuovo stadio nelle vicinanze. In alternativa, gli ingegneri Aceti e Magistretti hanno proposto una riqualificazione radicale, ma il progetto non ha ancora ricevuto un sostegno concreto.

Un simbolo che resiste

In attesa della decisione del Consiglio comunale, San Siro continua ad attrarre turisti e appassionati. Tra passato glorioso e futuro indefinito, lo stadio milanese resta un’icona del calcio mondiale, protagonista di un secolo di emozioni e storia.

Brasile verso il Mondiale 2026: Ancelotti valuta la convocazione di Neymar per le ultime qualificazioni

Il Brasile viaggia verso il Mondiale 2026: il nuovo ct Carlo Ancelotti valuta la convocazione di Neymar per le qualificazioni

Con la qualificazione al Mondiale 2026 già in tasca, la nazionale brasiliana si prepara ad affrontare gli ultimi due impegni delle Qualificazioni sudamericane. Il commissario tecnico Carlo Ancelotti, allenatore italiano tra i più vincenti della storia del calcio, è al lavoro per definire la rosa che scenderà in campo contro Cile e Bolivia. Il 4 settembre il Brasile ospiterà il Cile allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro, mentre il 9 settembre affronterà la Bolivia a El Alto, città situata a ben 4.150 metri di altitudine, una delle trasferte più impegnative del continente.

Neymar sotto osservazione: possibile ritorno in nazionale

Il grande punto interrogativo riguarda Neymar Jr., attaccante classe 1992 e simbolo della Seleção negli ultimi dieci anni. Dopo un lungo stop per infortunio al ginocchio sinistro, subito nel settembre 2023, il fantasista brasiliano ha ritrovato una certa continuità con il Santos, club in cui è cresciuto calcisticamente. Nonostante la squadra sia attualmente in zona retrocessione nel campionato brasiliano, Ancelotti ha deciso di non escludere a priori il suo ritorno in nazionale.

Secondo fonti vicine alla federazione, alcuni membri dello staff tecnico verdeoro sono stati inviati a monitorare da vicino le prestazioni di Neymar. Il match di lunedì prossimo contro il Juventude potrebbe rivelarsi decisivo per le sue chance di convocazione. Il giocatore ha disputato 90 minuti in quattro partite consecutive, un segnale incoraggiante dopo mesi di difficoltà fisica.

Obiettivo Mondiale: Neymar punta al grande ritorno

Sebbene il livello di gioco di Neymar non sia ancora quello che lo ha reso uno dei talenti più brillanti del calcio mondiale, c’è grande fiducia nel suo recupero completo. Il Mondiale 2026, che si disputerà tra Stati Uniti, Canada e Messico, rappresenta l’ultimo grande obiettivo della sua carriera. Ancelotti, noto per la sua capacità di gestire campioni e rilanciarli nei momenti chiave, potrebbe puntare proprio su di lui per dare esperienza e qualità alla squadra.

Con la qualificazione già ottenuta, il focus della Seleção si sposta sulla costruzione di un gruppo competitivo per il torneo iridato. La possibile convocazione di Neymar aggiunge fascino e attesa alle prossime scelte di Ancelotti, in un Brasile che sogna di tornare sul tetto del mondo.

Calciomercato Atalanta, Arokodare nel mirino dei nerazzurri (ma non è l’unico). La situazione per l’attacco

Calciomercato Atalanta, Arokodare fortemente nel mirino della società nerazzurra. Il primo di 4 attaccanti nella lista orobica


Il calciomercato Atalanta entra in una fase decisiva, soprattutto per quanto riguarda il reparto offensivo. Dopo l’addio di Mateo Retegui, trasferitosi altrove nonostante le speranze iniziali di trattenerlo, la dirigenza bergamasca è ora chiamata a trovare un sostituto all’altezza per non perdere equilibrio e competitività in vista della nuova stagione. E in queste ore emergono novità significative sul fronte attaccanti.

Secondo quanto riportato da CalcioNews24, uno dei nomi più caldi sul taccuino della Dea è quello di Tolu Arokodare, centravanti nigeriano classe 2000 attualmente in forza al Genk. Alto, fisico e abile nel gioco aereo, Arokodare rappresenterebbe un profilo interessante per lo stile di gioco dell’Atalanta, da sempre incline a valorizzare attaccanti potenti e dinamici. Tuttavia, al momento non è stata ancora formulata un’offerta ufficiale: il giocatore è parte di una short list di quattro profili che la società nerazzurra sta monitorando con attenzione.

Il calciomercato Atalanta in questa fase non si limita solo all’individuazione di un singolo obiettivo, ma segue una strategia ponderata, basata su caratteristiche tecniche e prospettive di crescita. Arokodare è stato seguito a lungo dagli osservatori del club, e la sua buona stagione in Belgio ha rafforzato il suo appeal. Nonostante ciò, la dirigenza vuole valutare ogni opzione prima di affondare il colpo, anche per non alterare gli equilibri economici del club.

La rosa di Juric ha bisogno di un attaccante che possa garantire gol e profondità. La scelta, dunque, dovrà essere mirata e coerente con le esigenze tattiche dell’allenatore.

Nel frattempo, non si escludono altri movimenti in entrata o uscita, ma l’attenzione resta alta sulla ricerca della nuova punta. Il calciomercato Atalanta prosegue tra riflessioni e trattative, con la consapevolezza che ogni mossa dovrà essere funzionale a mantenere alto il livello competitivo, anche in vista degli impegni europei.

La prossima settimana potrebbe essere decisiva per capire se Arokodare diventerà un obiettivo concreto o se emergeranno alternative più convincenti. Di certo, il calciomercato Atalanta non è ancora entrato nel vivo, ma la caccia al nuovo centravanti è ufficialmente aperta.

Barcellona, l’ammutinamento dello spogliatoio in difesa di Ter Stegen: «È il nostro capitano, ci guida lui». La dirigenza prova a scaricare il portiere tedesco, ma la squadra si schiera compatta. Le parole di Gavi e De Jong

Barcellona, l’ammutinamento dello spogliatoio dopo le polemiche su Ter Stegen. Ecco cosa è successo

Una vera e propria rivolta, un ammutinamento dello spogliatoio contro le decisioni della dirigenza. In casa Barcellona è scoppiato il caso Marc-André ter Stegen. Come riportato dalla stampa – un pezzo interessante c’è su Footmercato, il club, alle prese con i soliti problemi finanziari, starebbe cercando di usare il recente infortunio del portiere tedesco per non registrarlo in Liga nella prima parte di stagione, liberando così massa salariale. Non solo: la dirigenza starebbe anche valutando di togliergli la fascia di capitano, accusandolo di aver anteposto i suoi interessi personali a quelli della squadra.

Una mossa che ha provocato la reazione durissima e compatta di tutto lo spogliatoio, che non accetta questa impostazione. Mentre il portiere è a Barcellona per iniziare la convalescenza dopo un’operazione alla schiena, i suoi compagni, dalla tournée in Asia, hanno fatto quadrato attorno a lui, sfidando apertamente il club.

A parlare per primo è stato il giovane Gavi: «Marc è una leggenda del club e dobbiamo rispettarlo. Al suo ritorno vedremo, ma quello che è certo è che è il nostro primo capitano». Sulla stessa linea anche il difensore Pau Cubarsí: «È il nostro capitano, colui che ci guida e il nostro principale sostenitore. Speriamo che resti con noi».

Ma il sostegno è arrivato anche dai veterani. Frenkie de Jong, uno dei vice-capitani, è stato categorico: «Per me, Marc è il capitano della squadra, come la scorsa stagione. Io lo sostengo e, da quello che so, anche tutta la squadra lo fa». Gli ha fatto eco Ferran Torres: «Non so se ci sarà un voto, ma per la sua esperienza e per gli anni che ha passato qui, penso che Ter Stegen sarà il capitano». Un messaggio unanime che mette la dirigenza con le spalle al muro, costretta ora a spegnere un incendio che ha acceso da sola rischiando di fare un bell’autogol.

Terremoto Fifa, la sentenza rivoluzionaria. Una decisione storica della Corte di Giustizia Europea riscrive le regole. Cosa cambia per la giustizia sportiva

Terremoto Fifa, ecco una sentenza rivoluzionaria considerando ovviamente il cambiamento che ci sarà all’interno del contesto calcistico

Un terremoto giuridico con conseguenze potenzialmente rivoluzionarie per il governo del calcio mondiale. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha stabilito con una sentenza storica che le decisioni della FIFA e del Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) possono essere giudicate anche al di fuori del sistema giudiziario della Svizzera. Una decisione che di fatto rompe la “bolla” legale che da sempre legava club, agenti e calciatori alla giurisdizione elvetica, dove entrambi gli organi hanno la propria sede, e che subordina le regole dello sport alle leggi dell’Unione Europea.

Per decenni, il principio della “specificità dello sport” ha permesso alle federazioni internazionali di creare un sistema legale quasi autonomo. La nuova sentenza della Corte UE scardina questo paradigma. L’organo di giustizia ha affermato in un comunicato che i tribunali dei 27 stati membri «devono essere in grado di effettuare una revisione profonda dei verdetti, al fine di verificarne l’adeguatezza al quadro giuridico europeo». Questo significa che, d’ora in poi, le delibere della FIFA e le sentenze del TAS potranno essere riesaminate dai tribunali nazionali dei paesi UE, aprendo uno scenario legale completamente nuovo.

Questa storica decisione nasce da una lunga battaglia legale durata un decennio, che ha visto protagonisti il club belga dell’RFC Seraing e il fondo di investimento maltese Doyen Sports, i quali avevano contestato le regole della FIFA sulla proprietà dei diritti economici dei giocatori da parte di terzi (TPO). Pur senza pronunciarsi nel merito della questione, la Corte di Giustizia ha stabilito un principio fondamentale: qualsiasi entità legale all’interno dell’UE ha il diritto di veder le proprie cause giudicate secondo il diritto europeo. Un precedente che potrebbe aprire la strada a innumerevoli nuovi contenziosi su trasferimenti, commissioni e fair play finanziario. Vedremo se ci saranno conseguenze da qui a breve, oppure se la nuova situazione non avrà effetti pratici.

Parma, rifiutati 35 milioni dalla Premier per Leoni, che aspetta solo l’Inter

Il Parma rifiuta una grossa offerta dalla Premier League di 35 milioni per Leoni: il difensore intanto aspetta solo l’Inter

Giovanni Leoni si è esposto e ha dato il proprio benestare al trasferimento all’Inter. Tuttavia, per mettere le mani sul giovanissimo centrale del Parma, il club di Viale della Liberazione dovrà prima racimolare il giusto tesoretto dalle cessioni. Secondo quanto risulta al Corriere dello Sport, sul difensore italiano classe 2006 è infatti arrivata un’offerta da 35 milioni di euro dalla Premier League, subito rifiutata dal Parma non per la cifra, ritenuta congrua, ma per la ferma volontà del ragazzo di continuare a giocare in Italia, anche in vista del Mondiale 2026.

A spingere Leoni verso l’Inter c’è anche la presenza di Cristian Chivu, ex allenatore del ragazzo, che lo aspetta con un progetto chiaro e ambizioso in nerazzurro. Ora la dirigenza interista deve rispondere all’offerta estera con una proposta economica altrettanto convincente: l’idea è di mettere sul piatto gli stessi 35 milioni di euro.

Per il Parma sarebbe complicato rifiutare questa cifra, ma al momento l’Inter non può ancora compiere un investimento così importante senza prima sistemare alcune uscite. Ad oggi, infatti, il club milanese ha incassato circa 22 milioni con le cessioni di Aleksandar Stankovic, Buchanan e Agoumé. A questa cifra si aggiungono i 1,5 milioni incassati dal Venezia per Filip Stankovic e i 2,5 milioni dal Panathinaikos per Vagiannidis, utili anche a eliminare il 40% di rivendita sul difensore ceduto allo Sporting, portando il totale a quota 26 milioni.

Manca dunque ancora una quindicina di milioni per completare l’operazione Leoni, ma l’Inter punta a chiudere rapidamente. Tra i giocatori che potrebbero partire per sbloccare la trattativa ci sono Taremi, Sebastiano Esposito e Palacios.

Leoni, dal canto suo, è disposto ad aspettare i nerazzurri, anche se la pazienza non sarà eterna. Il futuro del giovane difensore italiano è dunque appeso a un filo che l’Inter cerca di stringere con decisione.

Genoa, divieto di abbonamento a Zangrillo: cresce la tensione con l’ex presidente

Genoa, tensione crescente tra la proprietà rossoblù e l’ex presidente Alberto Zangrillo: negatogli l’abbonamento

Il rapporto tra il Genoa e l’ex presidente Alberto Zangrillo si fa sempre più teso, dopo il rifiuto di far sottoscrivere due abbonamenti allo stesso Zangrillo e a suo figlio. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, Zangrillo, primario dell’unità operativa di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano, si è recato al Porto Antico, dove ha sede lo store rossoblù e l’ufficio abbonamenti, con l’intenzione di acquistare due tessere per la nuova stagione. Tuttavia, gli è stato comunicato che non poteva procedere, su ordine dei vertici del club, una decisione che ha scatenato grande sorpresa e amarezza.

Il nodo della questione risiede nella complessa situazione societaria, che vede un deterioramento del rapporto tra Zangrillo e la dirigenza del Genoa, soprattutto dopo l’intervento dell’imprenditore Dan Sucu, che ha evitato il default del club e ora è presidente. Proprio la vertenza giudiziaria aperta dagli americani di A-CAP, che contestano quell’operazione, ha acuito le tensioni, tanto da spingere Zangrillo a preannunciare un esposto presso il nucleo di polizia Economica e Finanziaria di Genova.

Nonostante questo episodio che fa discutere, il momento del Genoa sul campo è positivo. Gli abbonamenti continuano a crescere, avvicinandosi al record di 28.093 tessere dello scorso anno. La squadra di mister Vieira ha ottenuto un risultato incoraggiante nel triangolare “100 Anos de Garra” a Oviedo, pareggiando 0-0 contro la squadra locale e battendo nettamente 3-1 il Villarreal, quinto in Liga e qualificato per la Champions League.

Il tecnico Vieira conferma il suo 4-2-3-1, con pressing intenso e spunti offensivi di rilievo. Da segnalare la crescita di Vitinha come prima punta, supportato da una linea di trequartisti composta da Messias, Stanciu e Gronbaek. Nella sfida contro gli asturiani ha fatto il suo esordio Carboni a destra, con Venturino, giovane promettente del 2006, in grande evidenza. Il Genoa guarda avanti con ambizione, in attesa di recuperare Ostigard e Vasquez, ancora in ritardo di condizione.

Pisa, colpo Cuadrado: esperienza e leadership per la corsia destra

Pisa, colpo dei toscani: sulla fascia destra arriva Juan Cuadrado: esperienza e duttilità al servizio di Alberto Gilardino

Il Pisa piazza un colpo importante per rafforzare la corsia esterna: è praticamente fatta per Juan Cuadrado, classe 1988, svincolato dopo l’ultima stagione all’Atalanta. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, l’operazione è stata definita sotto traccia dall’agente Alessandro Lucci, con un contratto di un anno a parametro zero. Nei prossimi giorni Cuadrado sbarcherà in Toscana per le visite mediche e sarà a disposizione di Gilardino, che si ritrova così un elemento di grande esperienza e potenziale leader in un gruppo chiamato alla salvezza.

Cuadrado è un esterno completo, abile sia in fase di copertura che di spinta offensiva. La sua carriera parla chiaro: cinque scudetti conquistati in otto stagioni con la Juventus, spesso con un ruolo da protagonista. Prima aveva giocato sei mesi al Chelsea, vincendo anche la Premier League con José Mourinho. Due anni fa, nella stagione 2023-2024, ha collezionato dieci presenze e due assist in campionato con l’Inter, contribuendo al titolo nerazzurro, il suo sesto tricolore in Italia, che lo rende il giocatore con più scudetti in attività nel nostro paese. Lo scorso anno ha totalizzato 23 presenze in Serie A, otto in Champions League e una in Coppa Italia con l’Atalanta, spesso subentrando dalla panchina.

Ora Cuadrado si appresta ad abbracciare il suo terzo club nerazzurro e rappresenta un elemento chiave per il Pisa, che punta a mantenere la categoria. Sul fronte attacco, il mercato del club toscano continua a muoversi. La pista che porta a Simeone, in forza al Napoli, appare complicata, così il Pisa sta virando con decisione su André-Frank Nzola, punta angolana di 28 anni in esubero alla Fiorentina. Nzola non ha partecipato alla tournée viola in Inghilterra, e il Pisa è in pressing per definire un prestito oneroso con diritto di riscatto fissato a 6,5 milioni. L’attaccante arriva da una stagione al Lens, dove ha segnato sette gol.

Con Cuadrado e Nzola, il Pisa si prepara a un mercato ambizioso per affrontare la Serie A.

Baturina Como: «Fàbregas mi ha convinto, il suo calcio è il migliore. L’Europa? Vedremo. Su Modric vi dico questo. E quel gol al Milan…»

Le parole di Martin Baturina, nuovo rinforzo del Como su cosa lo ha convinto a sposare il progetto dei lariani

Un talento purissimo, già nel giro della nazionale croata e con gol pesanti in Champions League nel suo curriculum. Martin Baturina è il grande colpo estivo del Como, l’investimento da 25 milioni di euro che certifica le ambizioni europee del club lariano. Dopo aver rifiutato le offerte di club come la Fiorentina, l’Inter e il PSG, il 22enne centrocampista ha scelto il progetto di Cesc Fàbregas, convinto da una telefonata che gli ha cambiato la prospettiva. Il suo impatto è stato immediato, con un gol nella prestigiosa amichevole vinta contro l’Ajax. In questa intervista esclusiva a La Gazzetta dello Sport, Baturina si racconta, spiegando la sua scelta e la sua visione di un calcio moderno e offensivo.

LE PRIME IMPRESSIONI SU COMO – «Sono molto carico. La prima impressione di Como e dell’Italia è molto positiva. Adoro questo posto, il lago è molto bello ed è vicino a Milano. Mi piace molto anche il cibo».

PERCHÉ HA SCELTO IL COMO – «Sì, c’erano alcune offerte, ma Cesc mi ha chiamato e mi ha mostrato il progetto, la squadra e tutto il resto, e mi è piaciuto moltissimo. Penso che questo club sia una grande opportunità per crescere. I giocatori qui sono tutti molto forti e di talento. Il Como è un club ambizioso in cui tutti vogliono migliorare. Mentre la squadra migliora, migliorerò anch’io».

IL GOL ALL’ESORDIO DA TITOLARE CONTRO L’AJAX – «Contento di aver segnato, ma non ci si può fermare a un solo gol. È stata una bella partita contro un avversario molto forte. Abbiamo mantenuto un buon livello di gioco per tutto il match».

LA CONVIVENZA CON NICO PAZ – «Giusto. Nico è un calciatore di altissimo livello, ovviamente non lo scopro io. Possiamo giocare insieme: ognuno di noi ha i propri compiti in campo e dobbiamo solo seguire la tattica indicata dal mister».

L’EQUILIBRIO IN UNA SQUADRA OFFENSIVA – «Bisogna correre molto, e per questo ci alleniamo duramente. Vogliamo vincere le partite e segnare gol, ecco perché giochiamo così. Quando ho parlato la prima volta con Fabregas, mi ha illustrato la sua filosofia e mi è piaciuta molto. Penso che sia uno stile di calcio molto moderno, il migliore».

L’OBIETTIVO EUROPA – «Quello che otterremo sarà solo la conseguenza del lavoro. Dobbiamo prendere una partita alla volta e cercare di vincerle il più possibile. Poi vedremo dove saremo».

IL GOL AL MILAN IN CHAMPIONS – «Semplice, rubo palla a un difensore e segno. Momento davvero speciale per me, soprattutto perché era la Champions».

GRATO ALLA DINAMO ZAGABRIA – «Tanto. La Dinamo mi ha insegnato tutto, quindi sono molto, molto grato per il tempo trascorso lì. Auguro loro il meglio».

SU MODRIĆ AL MILAN – «Sì, Luka è un grande giocatore e il Milan è un grande club adatto a lui. Non vedo l’ora di ammirarlo in campo».

LA SERIE A – «Guardavo le partite, è un campionato che conosco. Poi ho parlato con molti compagni della nazionale che giocano qui e mi hanno detto che la Serie A è molto tattica e fisica, ma che lascia anche molti spazi aperti se sai crearli».

IL SUO IDOLO – «Non ho un vero e proprio idolo, ma se mi chiede chi è il migliore le dico Messi».

Gerry Scotti, cuore rossonero: «Milan, piuttosto che dare via Reijnders mi sarei indebitato. Leão? O la va o la spacca, è l’anno decisivo»

Milan, Gerry Scotti racconta il suo tifo per i rossoneri e come vede il nuovo corso rossonero con Allegri in panchina e Tare in dirigenza

Un amore per il Milan trasmesso per via “genetica”, una passione viscerale che lo accompagna da una vita, dagli spalti del vecchio parterre di San Siro fino al suo divano, da cui oggi si gode lo spettacolo come il più classico degli opinionisti da bar. Gerry Scotti, icona della televisione italiana e re Mida del piccolo schermo, si racconta in un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Con la sua consueta ironia e schiettezza, “Zio Gerry” analizza il nuovo corso del suo Milan, tra la fiducia in Allegri e Tare e la perplessità per alcune mosse di mercato. Un dialogo a 360 gradi, che spazia dal calcio alla Formula 1, passando per ricordi indelebili e giudizi senza filtri.

I PRIMI RICORDI A SAN SIRO – «Ricordo la mia prima partita, con papà a San Siro in un freddo novembre, ero un bimbetto con le braghe corte. Ricordo che i tifosi ce l’avevano con Altafini che quel giorno aveva poca voglia di giocare. A un certo punto, mentre sono sulle spalle del mio papà, Altafini arriva davanti a noi, mi vede e mi fa l’occhiolino… Cinque minuti dopo segna e io ho capito che il tifoso ha la critica facile. Ho visto anche il Milan di Pierino Prati e quello degli olandesi… Pensavo che dopo non ci sarebbe stato altro e arrivato a oggi forse non avevo torto».

IL NUOVO MILAN DI ALLEGRI E LA CESSIONE DI REIJNDERS – «Siamo tutti alla finestra. Io penso che Tare d.s. e Allegri in panchina siano le persone giuste al posto giusto per cominciare una ricostruzione. Però sono anche un po’ perplesso. Dico una cosa da bar: piuttosto che dare via Reijnders mi sarei indebitato. Non vedevo un giocatore così da anni e non mi sembra che quei soldi lì li stiano investendo con altri grandi acquisti. Forse voleva andare via lui, perché magari non vedeva un progetto».

SULL’ARRIVO DI MODRIĆ – «Bene i giovani italiani, bene Ricci, bene pure Modric… Sappiamo che le squadre oggi devono pensare anche al marketing e a vendere un po’ di magliette, quella di Modric la prenderò anche io, per rispetto verso un grande giocatore. Che possa risolvere la situazione Milan per più di un anno sarebbe da Guinness dei primati, ma anche a mezzo servizio può tornare utile».

L’ULTIMATUM A LEÃO – «Gli diamo ancora quest’anno per dimostrare di essere uno dei tre più grandi talenti di questo secolo nel calcio, se non ce la fa non piangeremo, dovrà trovare altri stimoli e altre collocazioni, perché è un po’ che aspettiamo».

IL SUO GIUDIZIO SU GATTUSO C.T. – «Non ho cambiato idea su Rino, all’Italia serviva qualcuno da doccia fredda e secondo me lui è adatto. Poi è uno che se lo fai inc… viene anche sotto la doccia e ti strofina lui! Lo faceva da calciatore, figurati ora. Fa bene ad andare a vedere i ragazzi, perché alla fine credo che da noi manchi un po’ di coraggio: altrove fanno esordire giovani di 16-17 anni, noi abbiamo creato un caso Camarda e alla fine non l’abbiamo fatto giocare bene da nessuna parte».

L’INTERVISTA A MARADONA – «Sì, siamo andati a Napoli con Claudio Cecchetto. In cambio ha voluto una compilation di musica da discoteca da sentire mentre si allenava. Gli abbiamo portato la cassetta e lui invece di fare l’intervista si è messo con le cuffie a sentire le canzoni. Vabbè, ma lui era Maradona, secondo me il più grande di tutti i tempi. Pensate se fosse stato anche un atleta… probabilmente giocherebbe ancora in America come Messi e farebbe due gol a partita».

Corvino, l’intervista a Tuttosport: “Vlahovic? Critiche esagerate. Vi svelo il mio metodo e come scoprii Hjulmand: il talento va toccato con mano»

Le parole di Pantaleo Corvino, decano dei direttori sportivi italiani, a Tuttosport: «A dati e algoritmi io preferisco il vecchio caro fiuto»

In un mondo di algoritmi e big data, lui si affida ancora al “machete del fiuto“. Pantaleo Corvino è un romantico del calcio, un “narratore di destini” che da cinquant’anni scova talenti nei campi di periferia, armato solo del suo istinto e del suo colpo d’occhio. A 75 anni, non ha perso la fame e continua a costruire miracoli sportivi, come le quattro salvezze consecutive del suo Lecce, un club che ha reso sostenibile e orgoglioso del proprio territorio. In occasione dell’80° compleanno di Tuttosport, il decano dei direttori sportivi italiani si racconta in una lunga intervista, un viaggio tra i segreti del suo metodo, i ricordi dolorosi e le intuizioni che hanno cambiato la carriera di campioni come Hjulmand e Vlahović.

IL RAPPORTO CON TUTTOSPORT – «Penso subito alla professionalità che vi ha sempre contraddistinto in questi 80 anni di storia. Dai miei inizi, quando c’era Dardanello, ad oggi con il direttore Vaciago. Non sono mai stato d’accordo con chi diceva che il vostro giornale si concentrasse esclusivamente sulle due squadre di Torino. Ci avete accompagnato sempre con passione, raccontando il calcio nella sua interezza».

LA SUA GIORNATA TIPO – «È la stessa di sempre: sveglia presto e poi subito al centro sportivo, per occuparmi del coordinamento di tutta l’area sportiva. Da quando sono tornato a Lecce sono cinque anni che non riesco a prendere un caffè la mattina con mia moglie. A fine giornata, sulla via del ritorno, mi piace fermarmi in campagna per restare da solo. È lì che riesco a concentrarmi maggiormente. Stare nella natura mi dà la giusta energia».

LE FERITE CHE LO HANNO SEGNATO – «Da dirigente mi è capitato di affrontare diversi momenti complessi. Due in particolare mi hanno cambiato la vita: parlo delle morti di Davide Astori e Graziano Fiorita. Quando accadono queste tragedie è davvero difficile riuscire a voltare pagina. Ti rendi conto del valore delle cose. E il calcio non può che passare in secondo piano. Due ferite che resteranno per sempre aperte…».

IL MIRACOLO LECCE – «Sono tornato qui perché il presidente Sticchi Damiani aveva bisogno di me. Mi chiese anzitutto di riportare stabilità economica, di rendere il club sostenibile. Poi i risultati hanno superato qualsiasi tipo di aspettativa. La consideravo una sfida con me stesso. Volevo che il territorio fosse orgoglioso della sua squadra. E così mi sono imposto di riportarla dove l’avevo lasciata».

IL SEGRETO DEL SUO METODO – «Sto per entrare nel mio cinquantesimo anno da direttore sportivo, eppure il mio metodo è rimasto sostanzialmente lo stesso. Certo, mi sono aggiornato: nel 2025 il mercato ormai si fa anche con l’ausilio delle tecnologie. Li ritengo degli strumenti utili, ma resto sempre dell’idea che nulla potrà mai sostituire l’occhio umano. Il talento va toccato con mano. Mi fido molto delle mie conoscenze…».

LA PRIMA COSA CHE GUARDA IN UN GIOCATORE – «Direi la destrezza, la facilità con cui compie i gesti tecnici. Poi dopo vengono il resto degli aspetti, a cominciare dalla fisicità, dalla componente muscolare…».

COME SCOPRÌ HJULMAND – «Me lo ricordo bene: il suo Admira era impegnato con il Rapid Vienna. All’epoca non giocava nel ruolo che avevo in mente per lui. Avevamo bisogno di un regista da piazzare davanti alla difesa, e sapevo che non mi avrebbe deluso. Lo capii dal modo in cui toccava la palla. Sapevo che aveva bisogno di tempo per adattarsi al nuovo ruolo. Da piccolo ho giocato anch’io davanti alla difesa, così cercavo di dargli qualche consiglio basico».

IL LEADER HJULMAND – «È un ragazzo straordinario sotto tutti i punti di vista. Un leader nato. Capitava spesso che mi vedesse preoccupato o incazzato, e allora veniva da me a tranquillizzarmi. Mi diceva di stare tranquillo e che insieme ai compagni avrebbe risolto ogni guaio. Aveva personalità e determinazione».

LA DIFESA DI VLAHOVIC – «Mi sembra davvero esagerata la mole di rimproveri che gli sono stati rivolti. La Juve sta cercando di ricreare i presupposti per tornare a vincere, e credo che Vlahovic abbia contribuito. Dal suo arrivo ha segnato sempre un gol ogni 2/3 partite. Come si fa a chiedergli di più?! È difficile trovare un attaccante più prolifico in una fase di ricostruzione simile».

SULLE CRITICHE A VLAHOVIC – «Certo! Ma sarebbe stato così per chiunque. Lui ha sempre dimostrato una voglia smodata di imparare e migliorarsi. Quando lavoravo alla Fiorentina il mio ufficio dava sul campo di allenamento e mi capitava di vederlo a fine seduta allenarsi da solo contro il muro. Una roba che non ho mai visto fare a nessuno. Dovevo cacciarlo dal campo altrimenti sarebbe rimasto lì fino a notte».

Maripan: «Ecco il nuovo Toro di Baroni, gli obiettivi del club e la nuova identità della squadra. Ai giovani che abbiamo dico questo…»

Le parole di Guillermo Maripan, leader della difesa del Torino sul rapporto con Baroni e le richieste del tecnico

È il perno della difesa, il leader silenzioso su cui Marco Baroni vuole costruire il suo nuovo Torino. A 31 anni, Guillermo Maripán è la certezza da cui ripartire per una stagione ambiziosa. Con la sua esperienza internazionale e il suo carisma, rappresenta un punto di riferimento per l’intero spogliatoio. Al Corriere della Sera, il difensore cileno ha tracciato la rotta, parlando degli obiettivi e della nuova identità granata.

LA GARA COL MONACO – «Io ho giocato cinque anni a Montecarlo e sono stato molto felice di essere venuto qui. In questa squadra sono cresciuto tanto, come calciatore e anche come uomo. E ho ancora tanti amici».

BILANCIO DEL PRECAMPIONATO – «Finora abbiamo fatto un lavoro molto fisico e con le amichevoli, stiamo prendendo il ritmo partita. Siamo all’inizio, dobbiamo capire bene le idee del mister e imparare a conoscere i nuovi arrivati. Ma le sensazioni sono positive, perché vedo che la squadra sta bene. Anche con il nuovo allenatore c’è un ottimo rapporto e ha un’idea di gioco chiara, che dobbiamo assimilare. Stiamo facendo queste amichevoli senza Zapata, senza Ngonge, con il “Cobra” che ci ha raggiunto adesso, Vlasic e Adams che devono salire di condizione. Diciamo che al momento giochiamo con un potenziale offensivo ridotto».

LE RICHESTE DI BARONI – «Il mister mi chiede di fare il difensore, il leader e comandare la squadra. Ha concetti molto chiari e facili da comprendere. Un calciatore deve adattarsi all’idea dell’allenatore, per me è indifferente giocare a 3 o a 4».

COME É CAMBIATO DOPO IL ROSSO DI SAN SIRO – «Arrivavo da un’altra lega, quella francese e non avevo ancora compreso i meccanismi della Serie A. Dopo quella partita ho capito molte cose, è stata una svolta. Penso che ci sia un Maripamn prima di San Siro e un altro dopo San Siro. Mi sono adattato e ho conquistato un posto in squadra. Vado sempre al combattimento, come prima, ma con la testa più “fredda”. E i cartellini infatti sono diminuiti».

COSA HA DETTO AI GIOVANI – «Loro sanno di avere un’opportunità e la devono sfruttare al massimo delle loro possibilità. Il calcio è così, devi dimostrare quello che vali e per farlo devi restare calmo, studiare i movimenti dei compagni e quando entri essere aggressivo e deciso».

Ezio Simonelli: «Chi usa il pezzotto è un ladro”: la battaglia per la Serie A del presidente della Lega. «Basta liti, ora uniti. Stadi, fisco e pirateria: ecco le mie battaglie»

Le parole di Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A sulle sfide del suo mandato: «Stadi, fisco e pirateria: ecco le mie battaglie»

Un diplomatico alla guida del “consesso più litigioso d’Italia“. A 200 giorni dalla sua elezione a presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli traccia un primo bilancio del suo mandato in un’intervista esclusiva al Corriere della Sera. Dallo studio milanese, il numero uno del calcio italiano affronta con lucidità e pragmatismo le sfide che attendono il nostro campionato: dall’emergenza stadi alla lotta alla pirateria, passando per la sostenibilità finanziaria dei club e i rapporti con la FIGC. Emerge il ritratto di un uomo che, forte della sua esperienza e del suo “buon senso”, sta cercando di unire e rilanciare un sistema complesso e spesso diviso.

IL SEGRETO PER CONQUISTARE I CLUB – «Quando sono stato eletto non ho detto di voler essere il presidente di tutti, come spesso accade in simili casi, frase di circostanza che poi spesso non corrisponde ai fatti. Ho detto invece che sarei stato il presidente che ascolta tutti. Diciamo che mi riconosco doti di buon senso e appunto di ascolto, seguo la via del dialogo e della diplomazia: del resto dopo dieci anni da console del Canada…».

LE URGENZE DEL CALCIO ITALIANO – «La prima è legata al discorso stadi, una vera emergenza per il Paese. Faccio una battuta: per fortuna non siamo degli appassionati bevitori di birra, altrimenti sarebbe un problema andare in bagno negli impianti. Il problema va affrontato non solo in vista di Euro 2032».

LE ALTRE PRIORITÀ – «I temi fiscali: se vogliamo rinverdire i fasti della Nazionale occorre investire sui vivai e in tal caso servono degli sgravi. Infine la pirateria, la madre di tutte le battaglie. Il danno economico per lo sport è di 350 milioni l’anno: sono partite le prime sanzioni per colpire l’utilizzatore del cosiddetto “pezzotto”, bisogna far capire che chi si affida alla pirateria sta rubando, quindi è un ladro. È un fatto anche culturale».

LA SITUAZIONE FINANZIARIA DEI CLUB – «I conti economici destano allarme in tutta Europa, ma a breve licenzieremo un provvedimento sulla sostenibilità. Stiamo lavorando in collaborazione con la Figc».

IL RAPPORTO CON LA FIGC – «Alla mia elezione dissi ai club che la conflittualità con la Figc era un controsenso. Sarebbe come per una quotata litigare con la Consob».

MILAN-COMO IN AUSTRALIA – «La Figc ci ha dato semaforo verde ed essendo Gravina vicepresidente Uefa confido che ce lo fornisca anche Ceferin. Quanto alla Fifa, Infantino mi ha ascoltato con attenzione. Del resto, San Siro non sarà disponibile a causa delle Olimpiadi invernali».

IL NUMERO DI STRANIERI – «Non conta il numero, ma se sono di qualità. Sono arrivati Modric, De Bruyne, David, Noa Lang, Baturina. Servono i campioni per vendere le partite all’estero: anche io vorrei i nuovi Totti e Del Piero, ma non ci sono».

LA NAZIONALE – «Con apprensione, ma anche ottimismo e fiducia su Gattuso, sarebbe una catastrofe non partecipare alla terza edizione consecutiva del Mondiale».

COSA VORREBBE CAMBIARE – «Vorrei far appassionare i giovani che sono distratti dai social. Le partite non possono di sera iniziare alle 20.45, devono cominciare prima al fine di attrarre i clienti del futuro: dipendesse da me fisserei il fischio di inizio alle 20».

Stramaccioni, il racconto che commuove: «Potevano essere mie figlie!». La verità sul salvataggio eroico. L’ex allenatore a cuore aperto: «Ero esausto, avevo diversi tagli. É stato il mio gol più bello»

Andrea Stramaccioni ha raccontato al Corriere della Sera la sua avventura vissuta negli scorsi giorni, quando ha salvato due bagnanti

Un eroe per caso, un allenatore che per un giorno ha tolto la lavagnetta tattica per indossare i panni del soccorritore. Andrea Stramaccioni, ex tecnico dell’Inter e oggi apprezzato opinionista, è il protagonista di una storia a lieto fine che arriva da Vieste, sul Gargano. Lunedì, senza esitazione, si è tuffato in un mare agitato per salvare due ragazze di 17 e 19 anni che rischiavano di annegare tra gli scogli. Un gesto di coraggio che gli è valso l’omaggio della Guardia Costiera e l’ammirazione di tutta Italia. In questa intervista al Corriere della Sera, Stramaccioni ripercorre quei momenti drammatici, tra la paura, la forza della disperazione e un messaggio importante da lanciare a tutti i giovani.

COME STA DOPO IL SALVATAGGIO – «Solo graffi. L’importante è che tutti siano tornati a casa sani e salvi, dalle ragazze al bagnino».

COME HA CAPITO IL PERICOLO – «Ero sotto l’ombrellone con mia moglie e alcuni amici. A un certo punto ho visto che un numero inusuale di persone si stava accalcando presso gli scogli e che il bagnino stava continuando a fischiare animatamente».

LA DECISIONE DI TUFFARSI – «Lui da solo non ce l’avrebbe mai fatta a salvarle. Erano finite nell’acqua alta e in balia delle correnti. Mi sono precipitato dalla più giovane, dicendole di restare sul dorso e che in pochi minuti l’avrei tirata fuori. Così è stato».

IL SALVATAGGIO DELLA SECONDA RAGAZZA – «Ho notato che la ragazza più grande e il bagnino erano in enorme difficoltà. Lei spariva e ricompariva dall’acqua, presa dal panico mi tirava giù. La barca di salvataggio, che nel frattempo aveva soccorso il bagnino, non riusciva a venirci a prendere. Eravamo troppo vicini agli scogli. Poi ho capito che la ragazza aveva solo un modo per salvarsi, cioè infilarsi in una piccola insenatura. L’ho afferrata e l’ho spinta lì con tutte le mie energie».

LA FORZA DELLA DISPERAZIONE – «Quelle ragazze potevano essere mie figlie, ho pensato solo a questo».

LA VITTORIA PIÙ BELLA – «Quando sono uscito dall’acqua ero esausto, avevo bevuto molto, avevo diversi tagli, non sapevo se la seconda ragazza ce l’avesse fatta. Quando ho sentito le grida di gioia dei soccorritori è stata un’emozione fortissima. Sicuramente il mio gol più bello».

IL MESSAGGIO DA LANCIARE – «La vita è il bene più prezioso che abbiamo, non sprechiamolo. Quelle ragazze potevano non tornare più a casa per un bagno avventato. Non entriamo in acqua se c’è la bandiera rossa. L’ho detto ai miei figli sulla spiaggia, scossi per quanto avevano visto: niente vale più della vita, non c’è bravata che tenga».

Ivan Zazzaroni, attacco frontale: «Ecco perché i nostri giovani sono bruciati! Stadi da terzo mondo, l’80% club in perdita. Gravina, è ora di fare riforme impopolari»

L’attacco di Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, alle istituzioni calcistiche: al centro della critiche infrastrutture e giovani

Un milione e mezzo di tesserati, di cui 900mila giovani. Un sistema che produce 600mila partite all’anno. Eppure, da questo oceano di numeri, il calcio italiano non riesce a pescare quaranta talenti per la Nazionale. Parte da questo paradosso amaro e feroce l’editoriale di Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport, intitolato “Gioventù bruciata“. Un’analisi spietata che mette a nudo le falle di un sistema che, nonostante una base enorme, disperde i suoi talenti e vive in uno stato di crisi perenne, tra infrastrutture da terzo mondo e una cronica mancanza di competenza.

Zazzaroni pone una domanda tanto semplice quanto drammatica, che è il cuore del suo atto d’accusa: «Possibile che da 900mila giovani che giocano a calcio non riusciamo a ricavarne una quarantina da Nazionale?». La risposta, secondo il direttore, risiede in una serie di “note dolenti” che affliggono il nostro movimento. Prima fra tutte, la condizione delle infrastrutture, che definisce da «terzo mondo», con «l’età media degli impianti è 56 anni in Serie A e 74 in B». A questo si aggiunge una crisi finanziaria strutturale che ha visto i club professionistici «bruciare 9,3 miliardi» negli ultimi 17 anni, con «l’80% dei bilanci delle squadre professionistiche che si presenta in perdita».

In questo contesto desolante, i giovani che pure si fanno onore con le Nazionali Under, semplicemente spariscono. «Dove finiscono i ragazzi?», si chiede Zazzaroni. «Tre, quattro anni dopo non giocano in A, ma – attenzione – nemmeno all’estero. Non li considerano neanche loro». Il risultato è un sistema che preferisce crescere i talenti stranieri, mentre lo Stato «assorbe risorse dal calcio ma se ne disinteressa». La colpa, secondo l’editoriale, è una «chiara assenza di competenza» ai vertici, un problema che Zazzaroni definisce non solo di prestigio, ma anche di onestà. L’unica speranza, conclude, risiede nella volontà del presidente FIGC, Gabriele Gravina, di introdurre «riforme sostanziali, efficaci, ancorché impopolari», l’unica via per salvare il futuro di una “gioventù bruciata“.

Il Bologna in tartan: i rossoblù spingono per Lennon Miller, lo consiglia Ferguson

Bologna sempre più scozzese: a Ferguson, leader dei rossoblù, potrebbe aggiungersi anche Lennon Miller del Motherwell

Il Bologna vuole accelerare per Lennon Miller, 18 anni, regista del Motherwell e talento tra i più promettenti del calcio scozzese. I rossoblù hanno avanzato una prima offerta da 5 milioni di euro, a fronte della richiesta del club scozzese di 6 milioni. Una distanza contenuta che lascia presagire un possibile affondo a breve. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, il Bologna non sarebbe però l’unico club interessato: su Miller ci sono anche Celtic, Rangers, Hibernian e Udinese.

Il tecnico del Motherwell, Jens Berthel Askou, ha ammesso: «L’interesse cresce ogni giorno, ci sono state offerte concrete». Segnali che fanno pensare a un addio imminente, con il Bologna pronto a chiudere, anche forte della sponsorizzazione di Lewis Ferguson, connazionale e compagno di Miller in nazionale.

Ma i rossoblù restano vigili su più fronti. In mediana non è da escludere un ritorno di fiamma per Matteo Pessina, che nell’ultima amichevole ha segnato e salutato il pubblico come se fosse l’ultima in maglia Monza. Intanto, per fare spazio, il Bologna potrebbe cedere Aebischer, nel mirino di Sassuolo, Cagliari e Pisa.

Nelle ultime ore è spuntato anche l’interesse per Filip Ugrinic dello Young Boys. Più indietro ma sempre viva la pista che porta a Eguinaldo dello Shakhtar, protagonista un anno fa al Dall’Ara in Champions League e ieri rimasto in panchina nell’amichevole contro il Besiktas, mentre segnava il compagno Kevin, per il quale è stata rifiutata una proposta da 15 milioni.

Il direttore Claudio Fenucci ha blindato Lucumí e Orsolini: «Non ci saranno altre cessioni importanti. Orsolini ha rinnovato ad honorem, è diventato il simbolo del club».

Più complicata invece la situazione per il terzino destro. Il Bologna aveva offerto 500mila euro più obbligo a 4,5 milioni per Zanoli, ma il Napoli chiede tra i 7 e gli 8 milioni. Restano monitorati Barbieri, Siquet e Athekame, anche lui seguito dall’Udinese.

Regista cercasi: la Fiorentina stringe per un playmaker, Nicolussi Caviglia il preferito per i Viola

Fiorentina alla ricerca di un centrocampista: si stringe per un regista, con Nicolussi Caviglia il preferito dei viola

La Fiorentina è alla ricerca del tassello mancante per completare il suo centrocampo: un regista vero, un metronomo capace di dettare i tempi e impostare il gioco. Dopo l’addio dei precedenti interpreti e le nuove idee tattiche di Stefano Pioli, il cartello è chiaro da giorni: centrocampista cercasi.

Finora l’allenatore viola ha lavorato con ciò che ha a disposizione, adattando Fagioli davanti alla difesa, affiancato da Mandragora. Il modulo è passato al 3-4-1-2 o 3-4-2-1, esaltando gli uomini offensivi come Gudmundsson, Dzeko e l’intoccabile Kean, ma lasciando scoperto proprio il ruolo chiave davanti alla retroguardia. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, la manovra parte più dal basso, sfrutta le corsie con la spinta di Dodò e Gosens, ma manca ancora chi possa orchestrarla al centro.

Nel recente passato, Palladino aveva reintrodotto la difesa a tre con centrocampo a cinque e un regista vero, individuato in Cataldi o Adli. Nessuno dei due, però, è stato confermato dalla dirigenza: Pradè e Goretti hanno preferito valutare profili diversi, più adatti al calcio di Pioli.

I nomi sondati non mancano. Il primo della lista è Adrià Bernabé, ma il prezzo elevato e la richiesta di titolarità fissa hanno raffreddato l’interesse. Più accessibile è Simon Sohm, sempre del Parma, mentre prende quota la candidatura di Hans Nicolussi Caviglia, venduto dalla Juve al Venezia. Il costo è alto (15 milioni), ma i buoni rapporti con l’agenzia che cura anche Kean (con cui i rapporti sono ottimi propri dai tempi nel settore giovanile bianconero) e Dzeko potrebbero facilitare l’affare.

Il sogno resta Franck Kessié, oggi all’Al Ahli con un ingaggio da 14 milioni netti l’anno: inarrivabile. Più lontano anche il tedesco Eric Martel del Colonia, ma la finestra di mercato è ancora lunga.

Intanto, in porta si chiude il cerchio: Christensen va a Graz e torna a Firenze Lezzerini, svincolato dopo il crac del Brescia.

Proprietà americane nel calcio, visione o invasione? Dai sogni americani alla realtà Europea: il nuovo volto del calcio del vecchio continente e italiano

Proprietà americane nel calcio, visione o invasione? Dai sogni americani alla realtà Europea: il nuovo volto del calcio del vecchio continente e italiano

“Lezioni americane” di Italo Calvino definiva i tratti di una letteratura capace di affrontare il futuro. Oggi, molto più prosaicamente, vogliamo capire quali sfide deve affrontare il calcio europeo, e soprattutto quello italiano, per non restare indietro.

Gestione e visione da una parte, cultura e identità dall’altra: è su questa sottile linea semantica che si gioca l’impatto delle proprietà statunitensi nel calcio del Vecchio Continente. Una scalata iniziata oltre un decennio fa, oggi diventata valanga: travolge tutto, nel bene e nel male. Come riportato da Tuttosport, non si tratta più solo di sport, ma di un’operazione imprenditoriale in piena regola, spesso scollegata dalla passione dei tifosi, ridotti al rango di consumatori.

La Premier League è stata il primo laboratorio: governance solida, diritti tv distribuiti in modo equo, narrazione globale del prodotto. Poi è toccato alla Serie A, più fragile e permeabile: infrastrutture vecchie, burocrazia asfissiante, visione limitata. Qui il sistema si lascia penetrare con più facilità.

All’inizio erano imprenditori dello sport, oggi sono fondi di investimento e private equity: cercano rendimento, non emozione. Questo approccio porta con sé anche benefici concreti: managerialità, digitalizzazione, marketing evoluto. Il Milan ha razionalizzato la gestione con RedBird, la Roma ha trovato stabilità con i Friedkin. Ma c’è il rovescio della medaglia: orizzonte finanziario corto, rischio di rivendita rapida, tifoseria trattata come voce CRM in un report aziendale.

Alcune acquisizioni avvengono col modello leveraged buyout: il club viene comprato a debito, con il rischio che il debito stesso ricada sulla società sportiva. Altri puntano sull’interesse immobiliare: stadi, cittadelle dello sport, hotel e centri commerciali. Il club è solo la chiave d’accesso.

Possedere una squadra oggi può essere il pass per la Champions del futuro, sempre più simile a NBA e NFL. Ma non tutti i fondi sono uguali: alcuni hanno una visione, altri solo una strategia di exit. E la passione, quella vera, rischia di restare fuori dallo stadio.

Turchia, ora è davvero Super Lig: la sfida agli altri campionati europei

Turchia, la sfida della Super Lig agli altri campionati europei: Osimhen la stella, ma in tanti si stanno trasferendo sul Bosforo

Victor Osimhen, mercoledì sera, è atterrato in Turchia a Istanbul davanti a migliaia di tifosi in delirio. Avevano seguito in oltre tre milioni il tracciamento del suo volo. Una follia moderna, che ormai fa parte della cassetta degli attrezzi del tifoso 2.0. L’attaccante nigeriano ha scelto il Galatasaray, rifiutando i 40 milioni l’anno offerti dall’Al Hilal. Per la sua presentazione ufficiale al Rams Park, domani contro la Lazio, è previsto il tutto esaurito.

Come riportato dal Corriere dello Sport, l’entusiasmo a Istanbul è palpabile: bandiere giallorosse ovunque e bambini con la maglia numero 45 sulle spalle. Alcuni indossano già quella di Leroy Sané, arrivato a parametro zero dal Bayern Monaco. Ma non è finita: il Gala vuole anche Ederson del Manchester City per il dopo-Muslera. E intanto si è già assicurato Jakobs dal Monaco.

La risposta dall’altra parte del Bosforo è arrivata puntuale: il Fenerbahçe di José Mourinho ha ufficializzato gli arrivi di Skriniar dal PSG e Semedo dal Wolverhampton. Si parla anche di Joao Cancelo e Marco Asensio, in uscita dal Paris e reduce da un prestito all’Aston Villa.

Il dato più clamoroso? I 75 milioni spesi per Osimhen: record assoluto per il calcio turco. Sané ha solo 29 anni, è titolare della Germania. E il Gala non è solo: anche il Besiktas prova a restare in scia, portando a casa Kökçü dal Benfica: prestito con obbligo a 26 milioni, secondo acquisto più caro nella storia del paese.

A rendere possibile tutto questo è una combinazione di fattori. Accordi commerciali multimilionari, come quello siglato dal Fenerbahçe con Chobani (10 milioni l’anno per lo stadio, 4 per la maglia europea), e un forte supporto statale, che ha investito oltre un miliardo in nuovi impianti negli ultimi 15 anni. La Süper Lig ora non guarda più solo al Medio Oriente: sfida apertamente l’Europa.

Liga al via tra rivoluzioni, addii e lotte economiche: prosegue la sfida tra Madrid e Barcellona, Paesi Baschi pronti ad approfittarne

La Liga si prepara a partire tra rivoluzioni, addii, ma all’insegna del grande classico spagnolo: la capitale contro la Catalogna, e i Paesi Baschi gli outsider

A Madrid si investe, in Catalogna e nei Paesi Baschi si resiste. La nuova Liga si aprirà il 15 agosto tra ambizioni rinnovate, difficoltà finanziarie e una grande assenza: Carlo Ancelotti, dopo quattro anni, lascia il Real Madrid per dedicarsi al Brasile in vista del Mondiale 2026. Al suo posto, sulla panchina blanca, arriva il pupillo Xabi Alonso, reduce dall’ottimo lavoro a Leverkusen. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, il basco avrà il compito di vincere tutto, ed è stato accontentato sul mercato: sono arrivati Huijsen, Alexander-Arnold, Carreras e il baby talento argentino Mastantuono.

Il Real ha però problemi di calendario e organico: la squadra si raduna solo il 4 agosto, con l’esordio fissato per il 19 contro l’Osasuna di Alessio Lisci, unico allenatore italiano in Liga. Senza Bellingham (out fino a ottobre) e con Mbappé che eredita la 10, il Madrid punta a rinnovare anche Vinicius, ma il tema economico è delicato, come dimostra lo scontro con la Liga per la data del debutto.

L’Atletico Madrid riparte dal Cholo Simeone, alla quattordicesima stagione, con sei nuovi innesti e dieci cessioni, tra cui De Paul passato all’Inter Miami. In entrata anche Ruggeri, ex Atalanta e unico italiano rimasto in Spagna. Simeone ha ringiovanito la rosa: cinque acquisti nati tra il 2001 e il 2003, e sei uscite over 30. Dopo il crollo della scorsa stagione, quando l’Atletico perse 18 punti nel girone di ritorno, c’è voglia di riscatto. Record di abbonati al Metropolitano: 60.905.

A Barcellona, invece, il problema è economico: dopo aver preso solo Rashford in prestito e Joan García come portiere, il club non è riuscito a iscrivere il nuovo acquisto per via dell’elevato ingaggio di Ter Stegen, che potrebbe restare fuori fino a dicembre. Il sogno Nico Williams è sfumato: temeva di non poter essere registrato. L’Athletic Bilbao, con quattro nazionali e pochi innesti, si gode il ritorno in Champions.

Comolli detta la linea e avvisa gli scontenti: «Nessuno è più grande della Juve, via alle nostre condizioni»

Juve, le parole di Damien Comolli rivolte ai calciatori fuori dal progetto: «Nessuno è più grande della Juve, via alle nostre condizioni»

Damien Comolli ha rotto gli indugi e si è esposto pubblicamente per chiarire la linea della Juve sul mercato. Lo ha fatto con fermezza e lucidità, conquistando buona parte della tifoseria. Il messaggio è semplice: chi vuole andarsene, può farlo, ma alle condizioni del club.

Come riportato da Tuttosport, l’intervento del direttore generale bianconero ha trovato pieno consenso nell’ambiente juventino, proprio per la sua chiarezza. «Nessuno è più grande della Juve» ha dichiarato Comolli, che ha definito il club «incredibilmente attrattivo, come solo il Liverpool ai suoi tempi». Il paragone con i Reds ritorna anche nel modo di pensare al futuro: «Non prometto vittorie immediate, ma abbiamo una base solida e stiamo lavorando per costruire qualcosa di duraturo».

Parole nette anche sui casi caldi di mercato. Su Dusan Vlahovic, la posizione è chiara: «Può partire alla giusta offerta, ma finora non è arrivata». Nessuna svendita, dunque. Capitolo Kolo Muani: «Vuole tornare a giocare con noi, ci stiamo lavorando ma manca l’accordo». L’obiettivo è sfruttare la volontà del giocatore per ottenere le condizioni migliori, Tottenham permettendo.

Comolli è tornato anche sul caso Douglas Luiz, spiegando: «Ha mancato di rispetto ai compagni, ma ha chiesto scusa. Alla Juventus si rispetta la maglia». Stesso principio vale per Timothy Weah: «Vuole andare al Marsiglia, ma se non arriva l’offerta giusta, resta ai margini. E non ci è arrivata».

Infine, Jadon Sancho resta un’opzione: «Potrà diventare un obiettivo solo se parte un esterno. Al momento abbiamo due tra i migliori al mondo – Yildiz e Conceição – più Nico Gonzalez».

Sul fronte dirigenziale, Comolli ha chiuso spiegando: «Stiamo costruendo una struttura forte. Il nuovo ds arriverà tra settembre e ottobre, non prima».

Ghilardi-Roma, è fatta. Ora si accelera per l’attacco e il centrocampo

Roma, Ghilardi è il nuovo rinforzo per la difesa di Gasperini, ma il mercato non è ancora finito: si cercano rinforzi a centrocampo e in attacco

Non è servito aspettare un’altra telenovela di mercato: la Roma ha chiuso per Daniele Ghilardi, difensore dell’Under 21, trovando l’intesa definitiva con il Verona. Una lieve differenza di 300 mila euro sui bonus è stata colmata ieri sera, sbloccando un’operazione da 11 milioni di parte fissa. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, il giocatore è atteso oggi a Trigoria per le visite mediche, pronto a firmare un quinquennale e partire già domani per l’amichevole di Lens, ultima tappa prima del ritiro in Inghilterra.

Il centrale ha fortemente voluto la Roma, e la società ha accelerato senza esitazioni. Ma l’arrivo di Ghilardi non chiude il mercato giallorosso: si continua a lavorare sul reparto offensivo, dove restano aperti più fronti. In cima alla lista c’è Fabio Silva del Wolverhampton, valutato 15 milioni, con un ingaggio da 2 milioni a stagione. In alternativa, attenzione a Nene Dorgeles del Salisburgo, esterno offensivo della nazionale maliana, considerato più adatto di Echeverri (sempre più vicino al Girona).

In uscita, invece, c’è da monitorare la posizione di Artem Dovbyk, che ieri ha segnato ma convinto poco. «Non è apparso cinico sotto porta e non ha dialogato bene con i compagni». L’ucraino resta sotto osservazione, con Leeds, Villarreal, Milan e Atalanta interessate. Se dovesse partire, i sostituti sarebbero già individuati: Rasmus Hojlund, vecchio pallino di Gasperini, e Nikola Krstovic del Lecce, apprezzato per velocità e fiuto del gol.

Sul fronte centrocampo si cerca un mediano da affiancare a Cristante, El Aynaoui e Koné. In pole c’è l’argentino Juan Ignacio Nardoni del Racing, con passaporto italiano, che avrebbe superato Palhinha (vicino al Tottenham). Restano in lista anche Martinelli del Fluminense e Matt O’Riley del Brighton.

Napoli, porte girevoli sul mercato: Raspadori, il jolly di Conte che fa gola all’Atletico, contatti con la Juve per quel giocatore

Napoli, sirene estere per Giacomo Raspadori, che piace in Liga: al suo posto i partenopei hanno individuato un giocatore della Juve

Giacomo Raspadori è ancora una pedina indecisa sulla scacchiera del Napoli. Tra il desiderio di ritagliarsi un ruolo più definito e la tentazione di cambiare aria, Jack continua a lavorare in silenzio e con determinazione. È il suo stile: non creare problemi, ma offrire soluzioni. Perché Raspadori è sempre stato questo per ogni allenatore che lo ha avuto, anche se a Napoli il suo essere un ibrido – tra falso nove e seconda punta – non ha mai davvero aiutato a farlo sbocciare completamente.

Ora Antonio Conte lo sta sperimentando in un nuovo ruolo: mezzala offensiva, da inserimento continuo. Ma proprio mentre si profila all’orizzonte questa nuova opportunità tattica, il mercato comincia a bussare con forza. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, è l’Atletico Madrid a muoversi con decisione: il club spagnolo avrebbe inserito Raspadori in una shortlist ristretta di attaccanti su cui investire già in questa finestra estiva.

L’idea piace anche per la versatilità del giocatore, che potrebbe trovare in Spagna un calcio più adatto alle sue caratteristiche tecniche. E chissà che Diego Simeone, tecnico dei Colchoneros, non si sia già confrontato con il figlio Giovanni, compagno di squadra e amico di Raspadori a Napoli.

Jack ha faticato a trovare spazio nella prima parte dell’ultima stagione, ma si è ritagliato un ruolo chiave nei mesi finali, complice l’infortunio di Kvaratskhelia e qualche assenza di troppo. Ha messo in mostra il meglio del suo repertorio: controllo nello stretto, rapidità di pensiero e tiro preciso.

I ricordi della Champions 2022–23 sono ancora vivi: 4 gol in 5 partite da centravanti d’emergenza. Lì, si era sentito importante. Ora potrebbe risentirsi tale con una nuova maglia.

L’offerta dell’Atletico si aggira sui 30 milioni di euro, una cifra che il Napoli considera con attenzione. Raspadori non è incedibile, soprattutto alle giuste condizioni.

In caso di partenza, potrebbe accelerare la trattativa per Fabio Miretti: Conte lo vede da mezzala e Manna lo stima. I contatti con la Juve continuano, ma serve un’intesa. Miretti aspetta.

Un’estate da figli d’arte: tra ambizioni personali e quando il talento non basta

Figli d’arte nel calcio italiano: una nuova nidiata di seconde generazioni si affaccia al professionismo, tra speranze e dubbi

Un rigore può cambiare una carriera. Lo sapeva bene Francesco Totti, che dagli undici metri ha fatto poesia. E lo ha scoperto anche Christian Comotto, autore di un cucchiaio irriverente durante la tournée asiatica del Milan contro il Perth. Un gesto tecnico che ha subito fatto il giro dei social, suscitando entusiasmo ma anche qualche critica: «Si è già montato la testa», dicono gli odiatori di professione.

Eppure, come riportato da il Messaggero, quello di Comotto è un segnale incoraggiante per un calcio italiano che da anni sembra aver perso la magia. Il ragazzo è figlio dell’ex difensore Gianluca Comotto e sarà girato in prestito allo Spezia dopo la preparazione con Allegri. Un cognome importante, ma nessuna garanzia: non sempre nascere “figli di” spalanca le porte del grande calcio.

Lo dimostra Cristian Totti, figlio del Capitano, che ha recentemente lasciato il calcio giocato per intraprendere una carriera da dirigente nella società del padre e dello zio. La verità è semplice: avere un cognome pesante può aiutare, ma senza talento non si va lontano.

Qualcuno però ce l’ha fatta. Daniel Maldini ha portato avanti la tradizione di famiglia dopo il nonno Cesare e il papà Paolo, trovando spazio prima al Monza e poi all’Atalanta. All’Inter brilla Marcus Thuram, figlio del leggendario Lilian. La Juventus ha il fratello minore di Marcus Khephren e anche Timothy Weah e Conceição, il Napoli (ancora per poco) Giovanni Simeone, e in Serie A si sono visti anche Terracciano e Justin Kluivert, quest’ultimo però mai davvero esploso.

Il problema, spesso, è proprio l’eredità: pesante, ingombrante, difficile da gestire. Nella storia del calcio pochi figli sono riusciti a eguagliare o superare i padri. Perché il fuoriclasse non si fabbrica: nasce con un talento puro che nemmeno i migliori consigli possono insegnare.

A provarci oggi ci sono Louis Thomas Buffon, figlio di Gigi, e Tobias Del Piero, centrocampista 2007 della Sanremese. Ma l’attesa più romantica è per Luca Celico Leite, figlio di Kakà, classe 2007: nei suoi dribbling e nel modo di toccare il pallone si rivede qualcosa di magico. E chissà che non riesca a scrivere una nuova pagina.

Lautaro, il Toro punta a West: Scudetto e Mondiale nel mirino

Lautaro Martinez è pronto per la nuova stagione: nel 2026 vuole tutto: a cominciare dallo Scudetto, chiudendo con la Coppa del Mondo

Lautaro Martínez ha già acceso il motore. È tornato ad Appiano tirato a lucido, affamato e con lo sguardo fisso sul traguardo: la finale del Mondiale 2026, che si giocherà al MetLife Stadium di East Rutherford, nel cuore del New Jersey. Il capitano dell’Inter ha già orientato la sua bussola verso l’Ovest, là dove sventolano stelle, strisce, foglie d’acero e aquile reali.

Come riportato da la Gazzetta dello Sport, il centravanti argentino – campione del mondo nel 2022 – ha già lasciato il primo segnale: un gol di tacco in allenamento, rilanciato dai canali ufficiali nerazzurri come avvertimento ai rivali. Il suo messaggio è chiaro: «Rieccomi, sono qui e punto al trono dei bomber».

Il 2025 si è chiuso senza trofei, ma il 2024 si era chiuso con una Coppa America conquistata da protagonista. Gol in finale, cinque reti totali, e un’altra medaglia d’oro messa al collo all’Hard Rock Stadium di Miami. Lautaro ha spesso iniziato dalla panchina, ma ha inciso come pochi, diventando l’arma letale di Scaloni.

Ora, il sogno americano entra nella fase due. L’obiettivo è triplo: vincere il terzo scudetto con i nerazzurri, tornare sopra quota 20 gol in Serie A, difendere il titolo mondiale con l’Argentina. Un’impresa che nella storia è riuscita solo a due nazionali leggendarie: l’Italia di Meazza (1934 e 1938) e il Brasile di Pelé (1958 e 1962).

Il Toro ha le carte in regola. Dopo 12 gol in campionato – il dato più basso dal suo primo anno in Italia – ha brillato in Europa: nove reti in Champions, suo record personale. E nel Mondiale per Club ha trascinato l’Inter fino ai quarti, prima di sbattere contro il Fluminense e lanciare un messaggio allo spogliatoio: «Chi vuole restare resti, gli altri possono andare via».

Con 153 gol in maglia nerazzurra, Lautaro è già sesto nella classifica all-time. Davanti a lui, a pochi passi, Cevenini e Mazzola. Con la Selección è a 32: alle spalle ha solo giganti. L’Aconcagua dei bomber lo aspetta. E lui non ha alcuna intenzione di restare a valle.

Allegri e il nuovo Milan: «La squadra ha cambiato chip, ora serve equilibrio»

Le parole di Massimiliano Allegri, tecnico del Milan, alla fine della tournée tra Asia ed Australia ed in vista dell’inizio della stagione

La tournée in Asia e Australia ha lasciato buone sensazioni a Massimiliano Allegri e al suo Milan. Nonostante una rosa ancora incompleta e avversari di livello come Arsenal e Liverpool, il tecnico si è detto soddisfatto per il lavoro svolto dai rossoneri. Gli assenti, da Modric a Gimenez, e gli acquisti ancora in arrivo non hanno impedito al gruppo di mostrare segnali positivi sia sul piano fisico che mentale. Dopo un 2024-25 da dimenticare, chiuso con un deludente ottavo posto, l’effetto Allegri si è fatto sentire. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, l’atteggiamento in campo è mutato e i principi di gioco sono già visibili. Lo scudetto resta un tabù da non pronunciare, ma l’obiettivo Champions è concreto. Di seguito le sue parole, riportate dalla Rosea.

BILANCIO DEL RITIRO ESTIVO – «Da quando abbiamo iniziato, abbiamo fatto tre settimane – anzi venticinque giorni – di buon lavoro. È stato un tour positivo, con discrete prestazioni nelle tre amichevoli disputate. I ragazzi hanno lavorato bene, sono contento. Ora però serve alzare la tensione mentale perché arrivano le partite vere. La prima sarà quella di Coppa Italia contro il Bari, poi ci sarà subito l’esordio in campionato. Dobbiamo farci trovare pronti».

ENTUSIASMO DEI TIFOSI – «Se è lecito per i tifosi essere ottimisti? Lo vedremo alla fine. Dobbiamo pensare di giorno in giorno, senza esaltarsi quando le cose vanno bene. È un lavoro di equilibrio. Ci saranno momenti difficili e sarà lì che dovremo dimostrare il nostro valore».

VALORE DEI SINGOLI – «I giocatori forti lo sono sempre, a dicembre come a giugno. Quelli scarsi restano scarsi in qualsiasi momento. Per questo dico che a livello mentale bisogna mantenere lucidità per affrontare un campionato che è una lunga crociera di trentotto tappe».

SPIRITO DEL GRUPPO – «Sono contento dell’entusiasmo che ho ritrovato nel gruppo. L’ultima gara contro il Perth Glory è stata affrontata con serietà, nonostante fosse una partita di fine tournée. E vedere tanti tifosi qui in Australia è stato emozionante».

PROSSIMI IMPEGNI – «Siamo stati accolti molto bene e ringraziamo tutti per il calore. Ora archiviamo questo primo mese e pensiamo alle prossime due amichevoli, a Dublino e Londra. Dopo, si farà sul serio e sarà vietato sbagliare».

Le prime pagine sportive nazionali – 1 agosto

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Verona, Nunez sicuro: «Qui per fare bene! Possiamo raggiungere quell’obiettivo»

Il difensore del Verona Nunez ha voluto rilasciare queste dichiarazioni in vista della nuova stagione

Unai Nunez, nuovo difensore dell’Hellas Verona, si è presentato ufficialmente ai media in conferenza stampa, raccontando le sue impressioni sulla Serie A e sul suo possibile inserimento nel club scaligero. L’ex giocatore ha subito mostrato una buona conoscenza del campionato italiano, sottolineando l’aspetto tattico e difensivo che caratterizza la Serie A: «Ho visto molto la Serie A, si lavora tanto tatticamente e soprattutto in fase difensiva, con meno possesso palla rispetto ad altri campionati. Credo di potermi adattare bene, ho le qualità che il mister chiede e ho tanta voglia di iniziare questa nuova esperienza».

L’arrivo di Nunez all’Hellas Verona rappresenta una scommessa importante sia per il giocatore che per la società. Interrogato sulla capacità della squadra di raggiungere l’obiettivo principale della stagione, ossia la salvezza, il difensore ha mostrato fiducia: «Sono arrivato consapevole che il Verona sia una squadra valida, con tanti giovani promettenti, giocatori fisicamente forti e un buon controllo palla. Sono convinto che la stagione possa essere positiva e che gli obiettivi prefissati dal club siano assolutamente raggiungibili».

Il difensore è arrivato al Verona con la formula del prestito con diritto di riscatto. Proprio su questa clausola ha espresso la sua determinazione: «Sono molto grato che l’Hellas abbia puntato su di me. Penso che questa scommessa possa aiutarmi a crescere tanto, ma sono anche convinto di poter portare un contributo importante alla squadra».

A proposito del suo ruolo nello spogliatoio, Nunez ha spiegato di non essere arrivato con la volontà di imporre la sua leadership a parole, ma che è pronto a guadagnarsela sul campo: «Un leader si dimostra con i fatti, in ogni allenamento e partita, non solo a parole. Devo lavorare al massimo per poter essere un punto di riferimento e aiutare i miei compagni al meglio. Se la squadra mi chiederà di essere un leader, sarò pronto».

Con queste parole, Unai Nunez ha chiarito la sua mentalità e il suo approccio, mostrando da subito la volontà di integrarsi nel progetto dell’Hellas Verona e di contribuire a raggiungere gli ambiziosi traguardi della stagione. Il calciomercato di Verona ha così messo a segno un acquisto che può rivelarsi decisivo per la difesa e la crescita della squadra.

Calciomercato Lecce, si punta ad un grande colpo dall’Arsenal! Corvino sogna questo giocatore

Calciomercato Lecce, si punta ad un grande colpo proveniente dall’Arsenal. Le novità

Il Calciomercato Lecce si concentra attivamente sulle dinamiche del centrocampo, dove la società salentina sta monitorando non solo le possibili cessioni, ma anche interessanti opportunità per rinforzare la rosa. Tra i giocatori sotto la lente d’ingrandimento ci sono soprattutto Ramadani e Rafia, due elementi che hanno attirato l’attenzione di club sia dall’Arabia Saudita sia dalla Serie A italiana. Tuttavia, il Lecce guarda anche avanti, puntando a profili giovani e promettenti da inserire nel proprio progetto.

Una delle novità più intriganti del Calciomercato Lecce riguarda l’interesse per Michal Rosiak, giovane centrocampista classe 2005, che si è svincolato dall’Arsenal appena un mese fa. La notizia è stata riportata dal giornalista di Sport Mediaset Orazio Accomando, che ha sottolineato come il Lecce, attraverso l’esperienza di Pantaleo Corvino, stia valutando attentamente questo profilo emergente.

Rosiak è un mediano con ottime qualità di regia e un forte istinto difensivo, capace di proteggere efficacemente la linea difensiva. Nonostante non abbia ancora esordito con la prima squadra dell’Arsenal, il suo curriculum con le giovanili è davvero impressionante. Il ragazzo, infatti, ha collezionato numerose convocazioni in Champions League nelle categorie giovanili e ha dimostrato una spiccata capacità realizzativa e di assistenza: nella stagione con l’Under 18 dei Gunners ha segnato 12 gol e fornito 13 assist in 33 partite, numeri che testimoniano il suo valore e la sua versatilità in mezzo al campo.

L’interesse del Lecce per Rosiak si inserisce in una strategia di mercato che punta a scovare talenti emergenti con potenzialità di crescita, capaci di integrarsi rapidamente nel sistema di gioco e di dare un contributo significativo in termini di dinamismo e qualità. Corvino, noto per la sua abilità nel trovare giovani promesse, sembra aver individuato in Rosiak una possibile “corvinata”, un colpo di mercato che potrebbe rivelarsi prezioso per il futuro della squadra.

In un mercato che vede il Lecce attento sia alle uscite sia alle nuove occasioni, la pista Michal Rosiak rappresenta un esempio concreto di come il club salentino stia lavorando con lungimiranza per costruire una rosa competitiva, equilibrata e in grado di competere ai massimi livelli. Il calciomercato Lecce continua così a stupire con scelte mirate e ambiziose.

Calciomercato Sassuolo, occhi puntati su Daniele Rugani per rinforzare la difesa. Le ultime


Calciomercato Sassuolo: occhi puntati su Daniele Rugani in attesa della decisione di Tudor

Il calciomercato Sassuolo entra nel vivo, e tra le priorità del club neroverde spicca il rafforzamento del reparto difensivo. Secondo quanto riportato da Calciomercato.com, l’obiettivo principale è Daniele Rugani, difensore centrale in uscita dalla Juventus. Il classe ’94, con un passato anche all’Ajax, è considerato il profilo ideale per guidare la retroguardia del nuovo Sassuolo, che punta a ricostruire dopo la promozione.

Rugani, reduce da un’ottima prestazione nel Mondiale per Club, ha mostrato segnali importanti e spera ancora di poter rientrare nei piani tecnici della Juventus. Il nuovo allenatore bianconero, Igor Tudor, lo sta valutando attentamente durante il ritiro estivo. Sarà infatti il tecnico croato a decidere se confermarlo in rosa oppure inserirlo nella lista dei partenti.

Nonostante l’incertezza legata alla decisione della Juve, il Calciomercato Sassuolo si muove con cautela ma determinazione. Il club emiliano è pronto ad affondare il colpo nel caso in cui Rugani venga ufficialmente messo sul mercato. I neroverdi si trovano in pole position rispetto ad altri club interessati, grazie ai buoni rapporti con l’entourage del giocatore e alla possibilità di garantirgli un ruolo da protagonista.

Per Rugani, il Sassuolo rappresenterebbe un’occasione di rilancio, con la prospettiva di tornare ad essere leader in un contesto dove può trovare continuità e responsabilità. Il difensore conosce bene il campionato italiano e la sua esperienza sarebbe fondamentale in un progetto tecnico che punta a salvarsi in Serie A.

Il calciomercato Sassuolo sta seguendo una linea strategica chiara: puntare su profili italiani, motivati e con conoscenza del campionato, capaci di fare la differenza in un torneo complesso come la Serie A. Rugani rispecchia esattamente queste caratteristiche.

Le prossime settimane saranno decisive: molto dipenderà dalla scelta di Tudor e dalla posizione ufficiale della Juventus. In caso di via libera, il Sassuolo è pronto a muoversi con rapidità per assicurarsi un rinforzo di grande valore.

Il Calciomercato Sassuolo, dunque, potrebbe presto registrare un colpo di spessore in difesa. L’arrivo di Rugani sarebbe un segnale forte, di ambizione e voglia di risalire subito nella massima serie.


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