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Inghilterra, i convocati di Tuchel: c’è Loftus-Cheek! Ecco la lista completa

Inghilterra, le scelte di Tuchel: c’è Loftus-Cheek! Ecco la lista completa in vista delle qualificazioni al Mondiale 2026

La seconda sosta per le Nazionali della stagione regala un nuovo motivo d’orgoglio al Milan. Ruben Loftus-Cheek, centrocampista inglese classe 1996, protagonista di un rilancio importante in Serie A, è stato nuovamente convocato dal commissario tecnico Thomas Tuchel, in vista delle qualificazioni al Mondiale 2026.

La rinascita di Loftus-Cheek al Milan

Arrivato in rossonero nell’estate 2023, Loftus-Cheek ha trovato sotto la guida di Massimiliano Allegri – allenatore livornese noto per il suo calcio pragmatico e vincente – la continuità che gli era mancata in Premier League. La sua fisicità, unita alla capacità di inserirsi senza palla, lo ha reso un punto fermo del centrocampo milanista e ora anche della Nazionale inglese.

Tuchel, che conosce bene il giocatore dai tempi del Chelsea, ha deciso di inserirlo nella lista dei “Tre Leoni” per due sfide decisive.

Gli impegni dell’Inghilterra

Il calendario prevede due appuntamenti cruciali:

  • Giovedì 9 ottobre: derby britannico contro il Galles a Wembley.
  • Martedì 14 ottobre: trasferta in Lettonia.

Due partite che potrebbero consolidare il percorso dell’Inghilterra verso il Mondiale e offrire a Loftus-Cheek l’occasione di confermare il suo stato di forma eccellente.

Il valore aggiunto dei nuovi acquisti

Nel Milan, l’inglese ha beneficiato anche della presenza di campioni esperti come Luka Modrić, regista croato e Pallone d’Oro 2018, e Adrien Rabiot, centrocampista francese di grande esperienza internazionale. Questo mix di qualità ed esperienza ha permesso ad Allegri di costruire un reparto solido e competitivo.

La visione di Igli Tare

La convocazione di Loftus-Cheek rappresenta anche un successo per la strategia del nuovo direttore sportivo Igli Tare, ex dirigente della Lazio e profondo conoscitore del mercato internazionale. La sua scelta di puntare su profili di alto livello, capaci di incidere sia in Serie A che in Nazionale, sta dando i suoi frutti.

Il ritorno di Loftus-Cheek tra i protagonisti della Nazionale inglese è la conferma di un percorso di crescita che valorizza sia il giocatore che il progetto del Milan. Una doppia vittoria: per il club rossonero, che vede riconosciuto il lavoro di Allegri e Tare, e per l’Inghilterra, che ritrova un centrocampista completo e in piena maturità calcistica.

CONVOCATI

PORTIERI: D. Henderson, Pickford, Trafford
DIFENSORI: Burn, Guehi, James, Konsa, Lewis-Skelly, Quansah, Spence, Stones
CENTROCAMPISTI: Anderson, Gibbs-White, J.Henderson, Loftus-Cheek, Rice, Rogers
ATTACCANTI: Bowen, Eze, Gordon, Kane, Rashford, Saka, Watkins

Bastoni Inter, turnover contro la Cremonese: Chivu valuta il sostituto

Bastoni Inter, sarà turnover contro la Cremonese? Il tecnico Chivu valuta il sostituto per la sfida contro la squadra di Nicola

L’Inter si prepara alla sfida di campionato contro la Cremonese con un nuovo turnover ragionato, necessario dopo le fatiche europee. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il tecnico Cristian Chivu, ex difensore rumeno e oggi allenatore dei nerazzurri, starebbe valutando di concedere un turno di riposo ad Alessandro Bastoni, difensore classe 1999 e punto fermo della retroguardia interista.

Bastoni, leader della difesa ma bisognoso di respiro

Bastoni, titolare inamovibile sia in campionato che in Europa, è considerato uno degli elementi chiave dello scacchiere tattico dell’Inter. La sua capacità di impostare dal basso, unita alla solidità nei duelli e alla maturità tattica, lo rendono indispensabile per la costruzione della manovra. Tuttavia, la gestione delle energie diventa fondamentale in vista dei prossimi impegni ravvicinati: dopo la Cremonese, i nerazzurri affronteranno tre trasferte impegnative contro Roma, Napoli e Union Saint-Gilloise in Europa League.

Carlos Augusto pronto a subentrare

Al posto di Bastoni dovrebbe giocare Carlos Augusto, laterale brasiliano arrivato dal Monza nell’estate 2023. Già utilizzato con continuità da Chivu, il difensore verdeoro garantisce corsa, affidabilità e duttilità, caratteristiche preziose per mantenere equilibrio nella fase difensiva e spinta in quella offensiva.

Le altre novità di formazione

Il turnover non riguarderà solo la difesa. In mezzo al campo torneranno titolari Nicolò Barella, centrocampista della Nazionale italiana noto per dinamismo e inserimenti, e Henrikh Mkhitaryan, esperto trequartista armeno che offre qualità ed esperienza internazionale. In attacco, accanto a Lautaro Martínez, capitano e leader offensivo dell’Inter, ci sarà ancora spazio per Ange-Yoan Bonny, giovane attaccante francese che sta trovando minuti importanti complice l’assenza di Marcus Thuram, fermato da un infortunio muscolare.

Un turnover mirato per restare competitivi

La scelta di far rifiatare Bastoni e di ruotare altri titolari dimostra la volontà di Chivu di bilanciare al meglio risorse ed energie. La Cremonese, pur imbattuta in campionato, non rappresenta un ostacolo del livello delle prossime avversarie, e questo consente al tecnico di gestire i suoi uomini senza abbassare la qualità complessiva della squadra.

L’Inter punta così a mantenere alta la competitività su tutti i fronti, preservando i suoi leader per le sfide più delicate e dando spazio a chi può garantire freschezza e affidabilità.

Torino, Baroni in conferenza pre Lazio: «Esonero? Concentrato sul Toro, Ilic convocato. La visita del presidente Cairo…»

Marco Baroni in conferenza stampa alla vigilia di Lazio Torino, ecco le dichiarazioni del tecnico granata in previsione del match di Serie A, il suo intervento 

(Lorenzo Bosca – Inviato allo Stadio Olimpico Grande Torino). Ottobre è iniziato da appena tre giorni, il campionato di Serie A targato 2025-2026 da appena cinque partite, eppure Marco Baroni – allenatore del Torino – si trova già costretto ad affrontare uno dei momenti più complicati della sua carriera. I numeri dei granata d’altronde non lasciano spazio a troppe interpretazioni: una sola vittoria a fronte di tre sconfitte e un pareggio, con annesso quindicesimo posto in classifica. Insomma, senza troppi giri di parole, urge una reazione. Quale occasione migliore per trovarla se non contro il proprio passato? Domani pomeriggio il tecnico dei piemontesi affronterà proprio la sua ex squadra: la Lazio. In previsione del match in programma alle 15 tra le mura dello Stadio Olimpico di Roma il classe 1963 nato a Firenze interverrà oggi in conferenza stampa. Microfoni aperti a partire dalle 12e30. 

La conferenza stampa di mister Marco Baroni in previsione di Lazio Torino:

Buongiorno mister Baroni, come sono stati gli ultimi giorni? C’è stata la visita del presidente Cairo…
«Buongiorno. Abbiamo lavorato duro…siamo dispiaciuti per il risultato arrivato dopo una buona prestazione di squadra. Abbiamo preso due gol su palle inattive, così come il calcio di rigore arrivato da punizione. Dobbiamo fare di più, ci abbiamo lavorato. Poi il Presidente Cairo è il nostro primo punto di riferimento e lo ringrazio per la vicinanza»

Baroni, negli ultimi giorni si è tornato a parlare di una panchina che scotta. Le danno fastidio queste voci?
«Guarda l’anno scorso sono cambiati il novanta% degli allenatori rispetto all’anno prima, quest’anno il sessanta. Un riferimento come Jürgen Klopp in ventiquattro anni ha cambiato solo due squadre. Bene, questo non potrebbe avvenire in Italia perché c’è un sistema diverso. Io sono concentrato solo sul lavoro e sul Toro»

Come si affronta una partita di domani come quella contro la Lazio?
«Guarda…ti posso dare tre ingredienti: lavoro, determinazione e convinzione. Questo si può trovare durante la settimana e poi va rapportato all’interno della partita. Perché serve quello, serve l’impegno»

Cosa vuol dire a livello personale tornare in casa della Lazio?
«Ogni partita si gioca per fare risultato, un risultato importante. Sono consapevole di andare a giocare contro una squadra forte con giocatori dei giocatori molto forti»

Mister Baroni, ci fa chiarezza sulla situazione Ilic? E’ convocato?
«E’ convocato. Non c’era niente da chiarire, io non devo chiarire. E’ chiaro che è un percorso che stiamo facendo insieme, perchè io credo nelle sue qualità e proprio perchè credo abbia delle qualità importanti mi aspetto molto da lui anche in allenamento. Quando non lo vedo è normale che io adotti delle strategie, ma che sono però solo in una direzione: far capire la strada che dobbiamo fare. E anche per il singolo giocatore l’apporto che deve dare»

Si aspettava un inizio così difficile?
«Io sapevo dall’inizio… vi porto un piccolo esempio. Un giocatore come Asllani, un giocatore importante per noi, ha giocato quattro partite consecutive ed erano tre anni che non lo faceva. E’ così posso aggiungere Ngonge, Simeone, Zapata. C’è un percorso che stiamo facendo – oltre le difficoltà della partita – con i giocatori e io vedo delle grandi possibilità di crescita, sia individuale che come squadra. Ed è lì che vedo delle sfide»

Mister Baroni, Zapata come sta vivendo questo rientro?
«Su Duvan…posso solo portare la testimonianza di un giocatore che è pienamente centrato nella squadra. Conosce ancora i margini di miglioramento e solo con questa consapevolezza si può ridurre quel gap. Dal punto di vista umano e professionale c’è solo vicinanza al gruppo e la voglia sua di quello che può dare a questa squadra»

Italia, ecco i convocati del ct Gattuso: la lista completa per le sfide a Estonia e Israele

Qualificazioni Mondiali: l’Italia del commissario tecnico Gattuso pronta a sfidare Estonia e Israele. I convocati

La corsa della Nazionale italiana verso il prossimo Mondiale entra nel vivo. Dopo un avvio convincente a settembre, gli Azzurri si preparano a tornare in campo per affrontare due avversarie già battute nelle prime uscite della gestione Gennaro Gattuso, commissario tecnico subentrato in estate. L’ex centrocampista del Milan e campione del mondo 2006, noto per il suo temperamento grintoso e la capacità di trasmettere carattere alle sue squadre, guiderà ancora una volta l’Italia in due sfide decisive.

  • Sabato 11 ottobre, ore 20.45: Estonia–Italia a Tallinn
  • Martedì 14 ottobre, ore 20.45: Italia–Israele allo Stadio Friuli di Udine

Entrambi i match saranno trasmessi in diretta su Rai 1, garantendo massima visibilità a una Nazionale che vuole riconquistare la fiducia dei tifosi dopo le delusioni degli ultimi anni.

L’ELENCO DEI CONVOCATI

PORTIERI: Marco Carnesecchi (Atalanta), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Alex Meret (Napoli), Guglielmo Vicario (Tottenham);

DIFENSORI: Alessandro Bastoni (Inter), Riccardo Calafiori (Arsenal), Andrea Cambiaso (Juventus), Diego Coppola (Brighton & Hove Albion), Giovanni Di Lorenzo (Napoli), Federico Dimarco (Inter), Matteo Gabbia (Milan), Gianluca Mancini (Roma), Destiny Udogie (Tottenham);

CENTROCAMPISTI: Nicolò Barella (Inter), Bryan Cristante (Roma), Davide Frattesi (Inter), Manuel Locatelli (Juventus), Hans Nicolussi Caviglia (Fiorentina), Sandro Tonali (Newcastle);

ATTACCANTI: Nicolò Cambiaghi (Bologna), Francesco Pio Esposito (Inter), Moise Kean (Fiorentina), Riccardo Orsolini (Bologna), Matteo Politano (Napoli), Giacomo Raspadori (Atletico Madrid), Mateo Retegui (Al-Qadsiah), Mattia Zaccagni (Lazio).

Obiettivo qualificazione: Con due vittorie già in tasca, l’Italia punta a proseguire la striscia positiva e a mettere un altro tassello verso la qualificazione al Mondiale. La doppia sfida con Estonia e Israele rappresenta un banco di prova importante non solo per i punti in classifica, ma anche per consolidare l’identità tattica e mentale che Gattuso sta cercando di costruire.

Spagna, i convocati di Luis de la Fuente: Yamal presente, Morata escluso. Prima chiamata per Jesús Rodríguez

Il ct de la Fuente annuncia i convocati: confermato Lamine Yamal, fuori Álvaro Morata. Esordio per il giovane Jesús Rodríguez

La Federazione Spagnola di Calcio ha ufficializzato la lista dei convocati del commissario tecnico Luis de la Fuente per le prossime sfide di qualificazione ai Mondiali 2026. La Roja affronterà la Georgia l’11 ottobre e la Bulgaria il 14 ottobre, due impegni cruciali per consolidare la leadership nel girone.

Le scelte del CT De la Fuente

Il selezionatore spagnolo, alla guida della nazionale maggiore dal 2022, ha confermato la sua linea di equilibrio tra giovani talenti e giocatori esperti. Spicca la presenza di Lamine Yamal, attaccante classe 2007 del Barcellona, considerato uno dei prospetti più brillanti del calcio europeo. Rientrato da un infortunio, il giovane blaugrana sarà una delle armi offensive più attese. Tra i veterani figurano Marcos Llorente e Dani Olmo.

Le assenze eccellenti

La lista presenta anche esclusioni di rilievo. Non ci sarà Álvaro Morata, attaccante del Como e capitano della Roja, fermato da problemi fisici. Assenti anche Nico Williams e Fabián Ruiz.

La novità Jesús Rodríguez

La sorpresa più grande è la convocazione di Jesús Rodríguez, giovane attaccante del Como in Serie A. Classe 2004, Rodríguez si è messo in mostra per velocità e capacità realizzative e la sua presenza testimonia l’attenzione di De la Fuente verso i talenti emergenti anche fuori dai top club spagnoli.

CONVOCATI

Portieri: Raya, Remiro, Unai Simón

Difensori: Marcos Llorente, Le Normand, Cubarsí, Huijsen, Pedro Porro, Grimaldo, Cucurella, Vivian.

Centrocampisti: Mikel Merino, Aleix García, Rodrigo, Zubimendi, Pedri, Baena, Barrios

Attaccanti: Dani Olmo, Ferran Torres, De Frutos, Yeremy Pino, Lamine Yamal, Oyarzabal, Jesús Rodríguez, Samu

Tottenham, l’ex Juventus Bentancur rinnova con il club: i dettagli nel comunicato degli inglesi

Bentancur arrivato dalla Juventus nel 2022, ha firmato un nuovo contratto a lungo termine con gli Spurs dopo 122 presenze e 9 gol

L’ex centrocampista della Juventus, Rodrigo Bentancur rinnova il suo contratto con il Tottenham: dal Boca Juniors alla Juventus fino al club di Premier League. Il comunicato ufficiale del club:

COMUNICATO – “Siamo lieti di annunciare che Rodrigo Bentancur ha firmato un nuovo contratto a lungo termine con il Club.

Da quando è arrivato a noi dalla Juventus nel gennaio 2022, il 28enne ha collezionato finora 122 presenze con i nostri colori, segnando in nove occasioni.

Rodrigo ha dichiarato: “Mi sento davvero bene e sono molto felice di continuare la mia storia con questo fantastico club.

“La mia famiglia è felice; ho amici e compagni di squadra fantastici che lavorano sodo ogni giorno. Amo questo Club e mi trovo davvero bene qui.

“Vincere l’Europa League è stato un momento fantastico e ora vogliamo continuare su questa strada per vincere altri trofei.

“Abbiamo un nuovo allenatore, un nuovo capitano e voglio godermi ancora molti anni nel Club.”

Il nostro allenatore, Thomas Frank, ha dichiarato: “Sono estremamente felice che Rodrigo abbia deciso di impegnarsi per il futuro del Club.

“Dimostra la sua fiducia in ciò che stiamo costruendo qui e che stiamo iniziando un viaggio che speriamo sarà davvero speciale.

“Rodri è un elemento fondamentale. È un centrocampista fantastico che sa dettare le sorti della partita ed essere il collante che tiene unita la squadra. Ha anche la capacità di arrivare in area di rigore, creare gol e segnare.”

Arrivato da Torino insieme a Dejan Kulusevski, il versatile centrocampista ha avuto un impatto immediato nella seconda metà della stagione 2021/22, partendo titolare in 16 delle ultime 18 partite, che ci hanno permesso di tornare in UEFA Champions League.

Dopo aver vissuto un periodo piuttosto prolifico davanti alla porta all’inizio della stagione successiva, in cui aveva più che raddoppiato il suo bottino di gol in carriera nel giro di pochi mesi, la prima stagione completa di Rodrigo in N17 è stata purtroppo interrotta da un infortunio al legamento crociato anteriore nel gennaio 2023, che lo avrebbe costretto a stare fuori per la maggior parte dell’anno.

Rientrato a ottobre, prima che un infortunio alla caviglia lo costringesse a rimanere fuori fino al nuovo anno, ha capitanato la squadra per la prima volta, inaugurando il 2024 con una vittoria nel terzo turno di FA Cup contro il Burnley. Ha poi segnato il suo primo gol in oltre un anno, la settimana successiva, in trasferta in Premier League contro il Manchester United.

Dopo illustri periodi con il Boca Juniors e la Juventus, Rodrigo è stato parte integrante del successo del Club nella UEFA Europa League dello scorso anno, prendendo parte a 13 delle 15 partite della competizione, tra cui la finale di Bilbao, disputata per tutti i 90 minuti.

Sulla scena internazionale, ha collezionato 72 presenze con l’Uruguay, segnando tre gol, e ha giocato con la sua nazionale in due Coppe del Mondo FIFA.”

Yamal, la madre lancia una cena-evento a Londra: biglietti fino a 800 euro ma lui…

L’iniziativa esclusiva al Nobu Hotel accende i riflettori, ma senza la presenza della giovane stella del Barcellona Yamal

Sheila Ebana, madre di Lamine Yamal, il giovane talento del Barcellona e della nazionale spagnola, ha deciso di trasformare la propria immagine in un vero e proprio brand. La donna, originaria della Guinea Equatoriale, ha annunciato l’organizzazione di una cena esclusiva che si terrà il 7 novembre al Nobu Hotel di Portman Square, uno degli indirizzi più prestigiosi di Londra.

L’evento, promosso come un’esperienza di lusso, non vedrà la presenza del figlio calciatore, impegnato in campionato con il Barça contro il Celta Vigo. Nonostante ciò, l’iniziativa ha già attirato l’attenzione dei media e dei tifosi, suscitando curiosità e polemiche.

I costi dell’evento

L’accesso alla serata sarà riservato a chi è disposto a pagare un biglietto dal costo minimo di 150 euro, che include un menù di tre portate e un cocktail di benvenuto. Per chi desidera un trattamento privilegiato, sono previsti pacchetti VIP che possono arrivare fino a 800 euro, comprensivi di open bar, tavolo riservato e la possibilità di scattare un selfie con la stessa Ebana.

Una madre-manager sempre più protagonista

Sheila Ebana non è nuova a iniziative mediatiche. Negli ultimi anni ha assunto un ruolo centrale nella gestione dell’immagine del figlio, considerato uno dei prospetti più promettenti del calcio mondiale. Lamine Yamal, classe 2007, è un attaccante esterno dotato di grande velocità e tecnica, già titolare con il Barcellona e protagonista con la Spagna a soli 18 anni.

La madre ha già organizzato la discussa festa per i diciotto anni del figlio, durante la quale aveva ingaggiato una compagnia di nani per intrattenere gli ospiti. Inoltre, è stata lei a rendere pubblica la relazione tra Yamal e la cantante argentina Nicki Nicole (nome d’arte di Nicole Denise Cucco), artista urban pop molto seguita in America Latina e in Spagna.

Nottingham Forest in crisi, i tifosi vogliono già l’esonero di Postecoglu: «Sacked in the morning»

Nottingham Forest in crisi, i tifosi vogliono già l’esonero di Postecoglu: «Sacked in the morning». Il tecnico è subentrato da meno di un mese

La stagione del Nottingham Forest si sta trasformando in un incubo, con la squadra che appare irriconoscibile rispetto alla buona annata precedente. Su nove partite disputate, il club di proprietà di Evangelos Marinakis ha ottenuto una sola vittoria, peraltro risalente alla gestione di Nuno Espirito Santo, allontanato dopo un conflitto con la società. Le speranze erano tutte riposte nel suo successore, Ange Postecoglu, arrivato con l’aura del tecnico di successo, fresco “campione d’Europa con il Tottenham”. Tuttavia, il suo impatto è stato a dir poco disastroso.

Sotto la guida dell’allenatore australiano, il Forest non ha ancora trovato la via della vittoria, collezionando un misero bottino di quattro sconfitte e due pareggi nelle sue prime sei partite. Il bilancio è desolante su tutti i fronti. In campionato, se si esclude una prevedibile sconfitta contro l’Arsenal, sono arrivate la battuta d’arresto interna per 0-1 contro la neopromossa Sunderland e un deludente 1-1 con il Burnley. A questo si aggiunge la figuraccia in Coppa di Lega, con l’eliminazione per mano dello Swansea, una squadra di categoria inferiore.

Anche il percorso in Europa League, iniziato con un promettente 2-2 casalingo contro il Betis, si è subito complicato con la sconfitta per 2-3 contro il Midtjylland. Proprio quest’ultima partita ha segnato il punto di rottura con i tifosi. Sul risultato di 1-3, dagli spalti si è levato il coro “sacked in the morning”, solitamente riservato agli allenatori avversari, ma questa volta indirizzato senza mezzi termini a Postecoglu. La spaccatura tra la tifoseria e il tecnico è ormai evidente, con lo stesso allenatore che in conferenza stampa ha commentato amaramente: “Non c’è più niente che mi sorprende”. La pazienza sembra esaurita e la sua panchina è già a forte rischio.

Varriale licenziato dalla Rai: ma il vero motivo non sarebbe legato alla condanna. L’indiscrezione

Varriale licenziato dalla Rai: ma il vero motivo non sarebbe legato alla condanna. L’indiscrezione sulla fine del rapporto tra il giornalista e l’emittente

Fine della corsa. La Rai ha licenziato Enrico Varriale, storico volto di Rai Sport di cui è stato anche vicedirettore. L’azienda di Viale Mazzini ha comunicato la decisione con una nota che parla di “giusta causa“, una formula che sancisce la rottura definitiva e immediata del rapporto di lavoro.

Come sottolinea il Corriere della Sera, il provvedimento arriva dopo la recente condanna in primo grado del giornalista per stalking e lesioni, con un secondo procedimento penale ancora in corso. Tuttavia, secondo fonti ufficiose interne alla Rai, la decisione non sarebbe formalmente legata alle vicende giudiziarie. La motivazione ufficiale, infatti, non entra nel merito dei processi – non essendo ancora giunti a una sentenza definitiva – ma si concentra su altri aspetti.

Ufficiosamente, in azienda si parla di un allontanamento tecnicamente collegato a comportamenti tenuti dal giornalista in servizio e giudicati gravemente scorretti, in violazione degli impegni contrattuali sottoscritti. La nota del direttore Petrecca è laconica e si limita a citare la “giusta causa”, una formula che, secondo il codice etico interno, viene utilizzata per inadempienze di massima gravità.

Per fare un esempio, provvedimenti simili vengono presi in casi di violenza fisica tra colleghi, furto di beni aziendali o violazione dell’obbligo di esclusiva. Il licenziamento di Varriale, dunque, sarebbe la conseguenza di presunte gravi mancanze professionali, emerse parallelamente ma distinte dalle sue vicende legali. Si chiude così, nel modo più burrascoso, la lunga carriera di uno dei volti più noti del giornalismo sportivo della televisione pubblica.

Infortunati Atalanta, quando rientrano Bellanova e Kossounou. E Juric spera in un recupero lampo

Infortunati Atalanta, quando rientrano Bellanova e Kossounou. E Juric spera in un recupero lampo a poche ore dalla gara col Como

iove sul bagnato in casa Atalanta. Il bollettino medico del giorno dopo la vittoria in Champions League contro il Bruges è impietoso e conferma la profondità di un’emergenza infortuni che sembra non avere fine. Come riporta La Gazzetta dello Sport, Ivan Juric perde per diverse settimane altre due pedine fondamentali del suo scacchiere.

Gli esami strumentali hanno confermato le sensazioni negative per Raoul Bellanova. L’esterno ha riportato una lesione muscolo-fasciale di primo grado all’adduttore sinistro e dovrà rimanere ai box per circa tre settimane. Meno grave, ma comunque da non sottovalutare, la situazione di Odilon Kossounou: per il difensore si tratta di una lesione parcellare al bicipite femorale destro, mascherata da un edema. Sarà costantemente monitorato, ma la sua assenza per la partita di domani contro il Como è certa.

Queste due assenze si sommano a una lista già lunghissima (Scamacca, Scalvini, Éderson, Kolašinac…), creando un vero e proprio rebus per Juric, soprattutto in difesa. L’unica, flebile speranza è legata al recupero in extremis di Isak Hien. Il tecnico conta di riaverlo a disposizione per non essere costretto a soluzioni d’emergenza, come l’adattamento di un centrocampista come Musah o di un esterno come Zappacosta nella linea a tre.

Tuttavia, la parola d’ordine a Zingonia resta una sola: prudenza. Data la situazione critica e il rischio di ulteriori ricadute, non verranno corsi rischi inutili. La decisione su Hien verrà presa solo all’ultimo minuto. L’Atalanta si prepara ad affrontare il Como con una difesa ancora una volta da inventare, in una corsa contro il tempo e contro la sfortuna.

Roma, Dovbyk di nuovo nel baratro: mazzata psicologica dopo la gioia col Verona

Roma, Dovbyk di nuovo nel baratro: mazzata psicologica dopo la gioia col Verona. Già interrotto il brevissimo momento positivo dell’attaccante

Una maledizione dal dischetto, una serata quasi grottesca che ha fatto il giro del mondo. La Roma spreca l’incredibile occasione di vincere la partita, fallendo per ben tre volte un calcio di rigore, in una sequenza che ha avuto come sfortunato protagonista l’attaccante Artem Dovbyk.

Tutto inizia quando l’arbitro assegna la massima punizione. Sul dischetto si presenta l’ucraino, che però calcia con poca convinzione: il suo tiro, debole e centrale, viene respinto senza troppi problemi dal portiere avversario, Ozer. Sembra finita, ma l’arbitro ordina la ripetizione per l’ingresso in area di un difensore. Seconda chance. Dovbyk si ripresenta dagli undici metri, sceglie lo stesso lato, ma il risultato è identico: un’altra parata.

A quel punto, l’attaccante, visibilmente sconsolato, si defila. Tocca a Matías Soulé prendersi la responsabilità del terzo, e valido, tentativo. Ma la maledizione continua: anche l’argentino si fa ipnotizzare da Ozer, che si trasforma nell’eroe della serata.

Per Dovbyk è una mazzata psicologica terribile. Il doppio errore cancella la gioia del gol liberatorio segnato contro il Verona e interrompe bruscamente il suo momento positivo. L’attaccante, che in carriera è sempre stato un rigorista affidabile, è uscito dal campo devastato mentalmente. La speranza, ora, è che questa notte da incubo non lasci scorie in vista della delicata trasferta di Firenze. La Roma, abituata ai cecchini dal dischetto come Totti e Dybala, ha scoperto un’inaspettata fragilità nel suo momento più surreale. Lo scrive il Corriere dello Sport.

Matri: «Juve senza gerarchie in attacco. Chiunque giochi non è tranquillo, si sentono tutti…»

Matri: «Juve senza gerarchie in attacco. Chiunque giochi non è tranquillo, si sentono tutti…». Le dichiarazioni dell’ex attaccante bianconero

Alessandro Matri, doppio ex dell’imminente super sfida tra Juventus e Milan in Serie A, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport.

SU JUVE MILAN – «Gara equilibrata anche se il Milan viene da cinque vittorie di fila e la Juventus da quattro pareggi. Sono due squadre che in estate si sono rinforzate e che stanno bene anche se i rossoneri hanno trovato certezze più in fretta: mi sembra che abbiano una bella idea di gioco e contro il Napoli, in inferiorità numerica, hanno mostrato solidità difensiva e capacità di soffrire. I bianconeri invece stanno soffrendo un po’ di più perché subiscono qualche gol di troppo e in avanti non c’è ancora una gerarchia stabilita per il ruolo di centravanti

Yildiz ha la capacità di portare sulle spalle enormi responsabilità, come la maglia numero 10, e sta rispondendo alla grande. Si è consacrato a livello internazionale e la sua crescita costante è un bel segnale. Pulisic mi ha impressionato la sua prova contro il Napoli, soprattutto l’accelerazione che ha portato all’assist dell’1-0. Pulisic sta vivendo un inizio di stagione super e sta confermando quello che ha fatto nelle ultime due stagioni».

SUGLI ATTACCANTI – «Alla Juventus questo non sta succedendo e chiunque degli attaccanti va in campo, non è tranquillo. O quanto meno si sente sotto esame in vista della gara successiva. Vlahovic conosce bene la Juventus e i compagni: se stimolato, può dare qualcosa in più. Non discuto David e Openda, ma forse hanno bisogno di tempo. Con Allegri e Tare, il Milan ha una solidità notevole dentro e fuori dal campo. Mi aspettavo che iniziasse forte, ma come risultati è andato al di sopra di ogni previsione grazie alla solidità difensiva già trovata. 

Tudor ha trovato una situazione non semplice, ma ha centrato la qualificazione alla Champions: credo lo abbia aiutato il conoscere la Juventus da giocatore. Tudor è un allenatore di carisma, che ha fatto bene ovunque è stato e, sia al Mondiale per club sia in questo inizio, qualcosa di positivo si è visto.Con Bremer e Thuram al top, tutto sarà più facile. Non dimentichiamo però che è a un punto dalla vetta».

Calciomercato Lazio, Lotito sfrutta un vecchio amico: così è riuscito a cedere l’esubero Fares

Calciomercato Lazio, Lotito sfrutta un vecchio amico: così è riuscito a cedere l’esubero Fares. La mossa del presidente biancoceleste

Un’altra operazione in uscita per sfoltire la rosa e alleggerire il monte ingaggi. La Lazio ha ufficializzato la cessione di Mohamed Fares, che si trasferisce negli Emirati Arabi Uniti. L’esterno algerino, da tempo ai margini del progetto tecnico biancoceleste, ripartirà dal club Forte Virtus.

L’operazione, come comunicato dalla società, è stata conclusa con la formula del prestito temporaneo con diritto di opzione. Un modo per la Lazio, come spiega Il Messaggero, di risparmiare almeno una parte del pesante stipendio del giocatore che gravava sul bilancio.

A facilitare la trattativa è stata una sinergia di mercato. Il presidente Claudio Lotito ha infatti sfruttato i suoi ottimi rapporti con Maurizio Setti, ex presidente del Verona e attuale proprietario delle quote del club emiro. Ma dietro a questa cessione si cela un meccanismo contrattuale complesso e particolare: per rendere possibile l’operazione, la Lazio ha prima dovuto prolungare il contratto di Fares per un altro anno, fino al 2027.

Una mossa apparentemente controintuitiva, ma che ha una sua logica finanziaria: in questo modo, la Forte Virtus, in caso di riscatto, si assicura un giocatore con un contratto più lungo, aumentando le possibilità di poterlo rivendere a sua volta su altri mercati esteri, massimizzando l’investimento.

Un “modello” che la Lazio aveva provato ad applicare anche per la cessione di Dimitrije Kamenović, un’operazione che però non è andata in porto, con il giocatore che è rimasto a Formello. Per Fares, invece, si apre un nuovo capitolo, mentre la Lazio trova una soluzione creativa per uno dei suoi esuberi.

Guidolin: «Il calcio non mi manca, io vicino alla Nazionale prima di Conte. Ma l’unico rimpianto che ho è un altro»

Guidolin: «Il calcio non mi manca, io vicino alla Nazionale prima di Conte. Ma l’unico rimpianto che ho è un altro». Parla l’ex tecnico

L’ex allenatore Francesco Guidolin – alla guida di Parma, Palermo, Udinese e Swansea tra le altre – è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport nel giorno del suo 70esimo compleanno.

70ESIMO COMPLEANNO – «Con la famiglia. Mi spiace non avere con me i nipotini Gabriel e Gia, ma devono andare a scuola. Londra, da quando ci vive mio figlio Giacomo, è un po’ la bussola della nostra vita familiare. Ma ci è sempre piaciuta. Io e mia moglie Michela avevamo preso un piccolo appartamento lì tanti anni fa».

MANCANZA DEL CALCIO – «Ho chiuso al momento giusto, lo stesso è accaduto con il ruolo di opinionista. Con gli amici di Dazn sono stato molto bene, ma a un certo punto ho capito che era il momento di dedicarmi di più ad altre cose. Alla famiglia, appunto, ai miei nipoti. E comunque il calcio lo guardo. I miei due figli fanno gli agenti di calciatori, Riccardo, il maggiore, ha fondato una nuova società a Castelfranco e si occupa dei vivai. E il calcio non mi manca soprattutto perché nel mio andirivieni fra Italia e Inghilterra quando posso vado a vedere gli allenamenti di Gabriel, che ha otto anni e pare molto dotato. È presto per dire che diventerà un calciatore professionista, ma ha qualità, un bel sinistro ad esempio. Spero che in futuro possa scegliere fra Chelsea e Arsenal, i club con i quali si allena adesso. Il mio sogno è di vederlo giocare in Premier, quando sarà grande».

CARRIERA – «Sono andato otto volte in Europa con quattro squadre diverse senza mai allenare una big, sono andato tre volte in B per mia scelta e ho sempre ottenuto la promozione al primo tentativo. Ho vinto la Coppa Italia con il Vicenza. quindi sì, sono orgoglioso della mia carriera. Mi sarebbe piaciuto avere un ruolo di consulente nell’Udinese, ma non è stato possibile. A proposito di Udinese, ho lasciato quando avevo ancora tre anni di contratto. Non so quanti allenatori lo abbiano fatto».

RIMPIANTI – «A parte il fatto di essere andato troppo tardi all’estero, no. Ma non so se lo si possa definire esattamente un rimpianto, perché come le ho detto sono molto contento di quello che ho fatto. Sempre a modo mio, con i miei tempi».

NAZIONALE – «Io e il presidente Tavecchio ci incrociammo un giorno a Coverciano. Era un’idea, poi decisero di virare su Conte, che è bravissimo».

ALLENATORI PREFERITI – «Non mi piace la costruzione dal basso, mi piacciono le squadre che pressano alto, che dimostrano la loro forza nella metà campo avversaria. Quindi dico Italiano, che è uno che gioca così, e logicamente aggiungo Gasperini. All’estero Klopp e il suo successore Slot. Il Liverpool è uno spettacolo».

GIOCATORI CHE AVREBBE VOLUTO ALLENATORE – «Bernardo Silva, Xavi».

Criscitiello rapinato a Milano: pistola in faccia e scippo del Rolex da 70 mila euro

Criscitiello rapinato a Milano: pistola in faccia e scippo del Rolex da 70 mila euro. Il giornalista vittima della “tecnica dello specchietto”

Un copione che si ripete, identico e spietato. Dopo la rapina subita dal conduttore Stefano De Martino, un altro volto noto è caduto vittima della famigerata “tecnica dello specchietto”. Ieri mattina, a Sesto San Giovanni, il giornalista e amministratore delegato di Sportitalia, Michele Criscitiello, è stato derubato del suo Rolex, un orologio dal valore di circa 70.000 euro. Ne scrive Il Fatto Quotidiano.

L’agguato è scattato in pochi, concitati istanti. Il giornalista, 42 anni, era fermo a un semaforo a bordo della sua Porsche quando un primo scooter ha urtato deliberatamente lo specchietto retrovisore, per poi allontanarsi. Un trucco classico, pensato per indurre la vittima ad abbassare il finestrino. Appena Criscitiello lo ha fatto, si è materializzato un secondo scooter. Uno dei malviventi gli ha puntato contro una pistola e, con un gesto fulmineo, gli ha afferrato il polso e gli ha strappato l’orologio, fuggendo nel traffico.

Le modalità della rapina sono una fotocopia quasi perfetta di quanto accaduto pochi giorni prima a Stefano De Martino in zona Bocconi a Milano. Anche in quel caso, la stessa tecnica era stata usata per sottrargli un prezioso Patek Philippe.

Sull’episodio indagano ora i Carabinieri, che hanno raccolto la testimonianza di Criscitiello. L’ipotesi più accreditata è che dietro a questi colpi ci sia una “batteria” di rapinatori trasfertisti, una banda specializzata in furti di orologi di lusso che si muove con scooter rubati. I militari stanno setacciando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona per dare un volto ai responsabili di una serie di colpi che sta creando un vero e proprio allarme a Milano e nel suo hinterland.

Napoli, McTominay non segna più da quando c’è De Bruyne: la spiegazione tattica

Napoli, McTominay non segna più da quando c’è De Bruyne: la spiegazione tattica. Zero gol da 574 minuti per la mezzala scozzese

Da eroe scudetto a grande incognita. L’avvio di stagione di Scott McTominay è il riflesso delle difficoltà tattiche del nuovo Napoli di Antonio Conte. Lo scozzese, uomo simbolo della cavalcata tricolore dello scorso anno, si ritrova ora ai margini di un disegno tattico pensato per esaltare altre stelle, in primis Kevin De Bruyne.

I numeri, come riporta Tuttosport, sono impietosi: zero gol da 574 minuti e, dato ancora più significativo, due sostituzioni consecutive subite con la squadra in svantaggio, segnale di un’influenza sul match drasticamente ridotta. Ma qual è la causa di questa involuzione? L’analisi del quotidiano va dritta al cuore del problema. «La difficoltà è lampante ed è probabilmente da ricercare nel cambio di assetto promosso da Antonio Conte in questo avvio di stagione. L’allenatore, nel ragionevole tentativo di garantire la contemporanea coesistenza di tutti i migliori centrocampisti, ha snaturato la struttura originaria del 4-3-3 che aveva portato in dote lo scudetto dello scorso campionato. Scott accetta di buon grado questa posizione defilata in campo, tanto da aver quasi azzerata la sua capacità realizzativa: decisive le 13 reti e i 6 assist per la vittoria dello scudetto».

L’analisi è chiara: per far coesistere i suoi talenti, Conte ha sacrificato McTominay. Il centrocampista scozzese, che l’anno scorso era un incursore letale, è stato trasformato in un giocatore di equilibrio, un uomo di fatica costretto a giocare in una posizione più arretrata e defilata. Un ruolo che lui accetta con professionalità, ma che ha azzerato la sua pericolosità in zona gol.

Il paradosso è evidente: il Napoli ha guadagnato un uomo in più nella costruzione, ma ha perso uno dei suoi principali finalizzatori. Un dilemma tattico che Conte dovrà risolvere al più presto per non sprecare il potenziale di un giocatore che, solo pochi mesi fa, si era dimostrato assolutamente decisivo.

Calciomercato Milan, la provocazione: «Scudetto se a gennaio vendi Leao e compri loro due»

Calciomercato Milan, la provocazione: «Scudetto se a gennaio vendi Leao e compri loro due». Il giornalista dice la sua sui rossoneri

Un Milan primo in classifica, vincente e convincente, ma con un grande equivoco da risolvere. È questa la tesi, forte e provocatoria, del giornalista Paolo Ziliani, che dal suo profilo “X” (ex Twitter) ha lanciato una vera e propria bomba: per vincere lo scudetto, il Milan dovrebbe vendere Rafael Leão a gennaio.

Secondo Ziliani, il nuovo corso di Massimiliano Allegri, impreziosito dalla classe di Modrić, Rabiot e Pulisic, ha dimostrato che la squadra non solo può fare a meno del portoghese, ma che la sua presenza può essere addirittura dannosa. Una convinzione che il giornalista ribadisce da tempo e che oggi, alla luce dell’ottimo avvio di stagione dei rossoneri, rilancia con ancora più forza.

«Se il Milan a gennaio vendesse Leao e comprasse (poniamo) Kim e Vlahovic vincerebbe lo scudetto. Già oggi di lui in campo non si avverte alcun bisogno: e la mezzora finale giocata contro il Napoli ha anzi dimostrato quanto Rafa possa essere non solo inutile ma dannoso. Con Pulisic, Gimenez, Nkunku e un eventuale nuovo innesto il Milan ha oggi l’irripetibile occasione per separarsi dal portoghese e uscire da un gigantesco equivoco in cui club e squadra si trascinano da anni senza vantaggi per nessuno.

So che dire quello che sto per dire farà indignare una buona metà, o forse tre quarti del popolo rossonero e scandalizzerà una buona metà, o forse tre quarti, dell’intellighenzia giornalistico-sportiva italiana; ma poichè non è la prima volta che ne scrivo (il 13 aprile di un anno fa, dopo Milan-Roma 0-1 di Europa League, avevo postato un pezzo intitolato: “C’era una volta il Milan di Shevchenko, oggi c’è il Milan di Leao: trova le differenze” e qualche mese dopo, il 25 agosto, ne avevo pubblicato un secondo dal titolo: “Sono passati cinque anni e il Milan è ancora prigioniero dell’equivoco Leao: dovrebbe essere la stella, è (quasi sempre) la palla al piede”, non ho alcuna remora a ribadire oggi come la penso su Rafa Leao dopo aver seguito il felice avvio di stagione del nuovo Milan di Massimiliano Allegri, Luka Modric, Adrien Rabiot e Christian Pulisic, che è stato superiore a ogni più rosea aspettativa. Per dirla in parole povere, penso che se il Milan a gennaio si decidesse a disfarsi di Leao e coi soldi della cessione comprasse, poniamo, Kim e Vlahovic vincerebbe lo scudetto, o comunque ci andrebbe molto, molto vicino».

L’affondo di Ziliani è totale. L’idea di cedere Leão per finanziare l’acquisto di un difensore top come Kim e di un centravanti come Vlahović è la sua ricetta per la vittoria finale. Una provocazione che farà discutere, ma che apre un dibattito profondo: Leão è ancora il fulcro insostituibile del progetto Milan o la squadra ha ormai trovato un nuovo equilibrio, più solido e collettivo, in cui il suo talento anarchico è diventato un lusso non più necessario?

Italiano: «I ragazzi devono stare sereni, un anno fa il Bologna era messo peggio»

Italiano: «I ragazzi devono stare sereni, un anno fa il Bologna era messo peggio». Le dichiarazioni del tecnico dopo l’Europa League

Un punto per muovere la classifica, ma con un pizzico di rammarico. Il Bologna esordisce in casa in Europa League con un pareggio contro il Friburgo: al vantaggio iniziale di Orsolini ha risposto Adamu su un calcio di rigore concesso dal VAR. Un risultato che lascia entrambe le squadre “contente a metà”. A fine partita, il tecnico Vincenzo Italiano ha analizzato con lucidità la prestazione dei suoi ai microfoni di Sky.

L’allenatore ha ammesso le difficoltà incontrate nella ripresa, ma ha ribadito con forza l’obiettivo del club. «Nel secondo tempo loro dal punto di vista fisico pensavo stessero peggio, hanno gente qualitativa. Li abbiamo sofferti. Non abbiamo avuto l’occasione di crearci qualche break, a parte quando è entrato Rowe, Bernardeschi e Dallinga. Sappiamo qual è il nostro obiettivo, ci crediamo di passare questo primo turno».

Italiano ha poi lanciato un messaggio chiaro all’ambiente, un invito alla calma e alla fiducia nel percorso di crescita della squadra. «I ragazzi devono stare sereni, l’anno scorso eravamo messi peggio a questo punto della stagione. Cresceremo tutti e troveremo soluzioni per fare prestazioni complete. Siamo al 2 di ottobre, dobbiamo stare sereni. Abbiamo margini e metteremo a posto tante cose».

Il calo nella ripresa, secondo il tecnico, è figlio sia della qualità degli avversari che della stanchezza di un periodo fitto di impegni. «Se sei in vantaggio e l’avversario deve rimontare alza la qualità, loro mi hanno fatto una bella impressione. Non è facile giocare più partite ravvicinate. Quella di oggi può essere mancanza di brillantezza e tante altre cose».

Infine, una riflessione sulla gestione della pressione, cresciuta dopo i successi della scorsa stagione. «Se sono cresciute le aspettative è grazie a quello che siamo stati in grado di fare. Ci sono aspettative ma non devono essere pressioni negative. Per me l’allenamento migliore sarà la partita. Qualche dettaglio devi trovare gli spazi per curarlo ma la partita è fondamentale. Cercheremo di trovare la chiave giusta».

Inter, almeno 3 settimane senza Thuram: il piano di Chivu per sostituirlo

Inter, almeno 3 settimane senza Thuram: il piano di Chivu per sostituirlo nelle partite di ottobre. L’assenza del francese diventa un banco di prova

L’infortunio di Marcus Thuram è una tegola pesante, ma non ferma i piani dell’Inter. Cristian Chivu, costretto a rinunciare al suo attaccante per circa un mese, ha già pronta la strategia per sopperire alla sua assenza, trasformando un problema in un’opportunità per i giovani talenti della sua rosa. L’obiettivo è arrivare alla supersfida contro il Napoli del 25 ottobre, data del probabile rientro del francese, avendo trovato nuove certezze.

Come scrive La Gazzetta dello Sport, il tecnico non si affiderà a un solo sostituto, ma a una rotazione studiata tra i suoi giovani attaccanti, chiedendo a tutti un esame di maturità.

«L’alternanza tra i giovani rampanti paga, perciò Chivu progetta di proseguire su questa strada da qui fino alla sfida col Napoli del 25 ottobre, quando Thuram dovrebbe verosimilmente tornare a disposizione. Bonny-Lautaro domani, con Pio pronto a entrare in corsa e incidere come in Sardegna, Esposito col capitano più avanti, magari alla ripresa dalla sosta nel delicatissimo faccia a faccia con la Roma all’Olimpico: tutti gli incastri sono possibili, anche se l’ex Parma ha caratteristiche simili a quelle di Marcus e Pio ha struttura e attitudine da centravanti. Perché una cosa è sicura nell’Inter di Chivu: saper cambiare registro tattico è il primo esame da superare per potere stare tra i grandi».

La linea è tracciata. Nell’immediato, a partire dalla gara di domani contro la Cremonese, il partner di Lautaro sarà Ange-Yoan Bonny, considerato l’alter-ego di Thuram per caratteristiche fisiche e tecniche. Alle sue spalle, però, scalpita Pio Esposito, che si è già dimostrato un’arma letale a partita in corso e che potrebbe trovare una maglia da titolare in sfide delicate come quella contro la Roma.

Chivu chiede versatilità e prontezza a tutti. L’assenza di Thuram diventa così un banco di prova per i giovani e per la capacità della squadra di adattarsi, di “cambiare registro tattico”, come vuole il suo allenatore. Una necessità che si trasforma in un esame per dimostrare di essere, veramente, una grande squadra.

Zaniolo: «Ho sbagliato tanto. Ma ero un 18enne a Roma sulla bocca di tutti, chiunque avrebbe alzato la cresta»

Zaniolo: «Ho sbagliato tanto. Ma ero un 18enne a Roma sulla bocca di tutti, chiunque avrebbe alzato la cresta». Parla il trequartista dell’Udinese

Un nuovo inizio, forse l’ultima, grande occasione. Nicolò Zaniolo si racconta in una lunga e matura intervista a La Repubblica, parlando della sua nuova vita nell’Udinese come di una vera e propria rinascita, personale e professionale. A 26 anni, il talento azzurro ha trovato un nuovo equilibrio, fondato sulla serenità familiare che per lui, oggi, è la priorità assoluta. «Mi sento bene. So di avere fatto tanti errori in passato, ma indietro non si torna. Penso all’oggi. – ha detto in una intervista a La Repubblica – A Udine, e all’Udinese, sto benissimo. Ho 26 anni, vivo finalmente con la mia fidanzata e con mio figlio. Lo sentivo vicino anche quando eravamo fisicamente distanti, perché fra un papà e il suo bambino l’amore azzera i chilometri. Però adesso che sono tornato a vivere con lui, e con Sara, è tutto più semplice».

Una stabilità che gli ha permesso di guardare al passato con lucidità, riconoscendo gli sbagli commessi. «Tutti hanno rimorsi. Da un lato penso che, se sono arrivato a questo punto, è perché doveva andare così. Dall’altro, so che nella mia carriera ho fatto tanti sbagli, dovuti anche alla troppa esposizione mediatica che mi è stata data fin dall’inizio e alle pressioni che ho dovuto sopportare. Essere sulla bocca di tutti a 18 anni, in una città come Roma, non è facile. Sfiderei chiunque a non alzare un po’ la cresta. Ho sbagliato a sentirmi un po’ troppo. Tanti errori sono dovuti a quello. Adesso li riconosco, se tornassi indietro non li rifarei».

Un percorso di crescita che ha ridefinito le sue priorità, pur mantenendo saldi i suoi punti di riferimento. «Il mio idolo nel calcio, Kakà. Il numero 22 a inizio carriera l’ho preso per lui, oltre che per la data di nascita di mia madre. Come uomo, mio padre. È il mio mentore, non faccio scelte senza prima averlo consultato. Mi sta vicino, anche se non più fisicamente. Esistono le età della vita, ora che ho una mia famiglia, la mia priorità è mio figlio».

Zaniolo ha poi svelato la sofferenza, a lungo nascosta, per l’addio alla Roma. «Forse all’esterno non si è percepito quanto io abbia sofferto nel dovere lasciare la Roma. Era e resta un club che amo. Ci sono stato benissimo ed è stata dura lasciarmi con la piazza, con la società, con le persone. Forse non l’ho fatto percepire, perché preferisco tenermi le cose dentro».

Infine, uno sguardo al sogno che non è mai svanito: la maglia della Nazionale. «È sempre stato un mio obiettivo, e ancor prima il mio sogno, da bambino. Rappresentare l’Italia è stupendo. Con quella maglia addosso, metti d’accordo i tifosi di Inter, Milan, Juve, Roma, Lazio. Tutti uniti nella stessa fede».

Juventus, fantasma David: perderà il posto. Cosa c’è dietro il suo periodo no

Juventus, fantasma David: perderà il posto. Cosa c’è dietro il suo periodo no e perché non riesce a performare come ai tempi del Lille

Da colpo di punta del mercato a fantasma dell’attacco. La parabola di Jonathan David alla Juventus ha preso una piega inaspettata e preoccupante. L’attaccante canadese, arrivato in estate per guidare l’assalto bianconero, sta attraversando una profonda crisi di fiducia e di gol, tanto da rischiare ora di perdere il posto da titolare nel big match di domenica sera contro il Milan.

Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, il suo rendimento è un caso da analizzare. Fermo all’unico gol segnato alla prima giornata contro il Parma, il 24 agosto, David è sprofondato in un lungo digiuno, condito da prestazioni incolori. Sulla sua stagione pesa come un macigno l’errore clamoroso a porta vuota in Champions League contro il Villarreal, un gol sbagliato che è diventato il simbolo delle sue attuali difficoltà e che ha incrinato la fiducia iniziale concessagli da Igor Tudor. La sensazione è che il canadese patisca la concorrenza.

Partito titolare nelle prime due giornate, il classe 2000 è stato progressivamente messo ai margini, schiacciato dalla concorrenza interna. Il suo stile di gioco fatica a imporsi, stretto tra la fisicità di Dušan Vlahović e la velocità di Loïs Openda. Tudor ha provato anche ad adattarlo come trequartista, un esperimento fallito che ha confermato le difficoltà di collocazione del giocatore.

Per questo, in vista della supersfida contro il Milan, le gerarchie sembrano destinate a cambiare di nuovo. Secondo la Rosea, tutto lascia pensare che Jonathan David partirà dalla panchina. Per il ruolo di centravanti, è Dušan Vlahović a essere in leggero vantaggio su Openda. Per il canadese, un’altra probabile esclusione che conferma un momento nerissimo. A lui il compito di smentire i critici, magari a partita in corso.

Zazzaroni: «Roma-Lille una barzelletta che non fa ridere, Gasperini ha un problema enorme»

Zazzaroni: «Roma-Lille una barzelletta che non fa ridere, Gasperini ha un problema enorme». Il commento del direttore del Corriere dello Sport

Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport scrive della tragicomica sconfitta della Roma in Europa League contro il Lille: i giallorossi hanno fallito per tre volte consecutive un calcio di rigore.

«Ci sono un ucraino e un argentino che nel giro di pochi minuti si fanno parare tre volte lo stesso calcio di rigore da un turco. Potrebbe essere l’inizio di una barzelletta mai sentita in precedenza, ma che tuttavia non fa ridere.  

Non fa ridere la barzelletta finita dentro Roma-Lilla e preoccupa la prestazione della squadra di Gasperini che stavolta non ne ha infilata una: male nel primo tempo e male nel secondo, un filo meglio – ma niente di rilevante – quando sono entrati Mancini e Koné, mentre El Shaarawy ha fatto lo stesso poco di Pellegrini. 

Riesco facilmente a salvare Svilar, non è una novità, e in parte Soulé che ha prodotto qualche accensioncina. Il resto è stato un pianto, specialmente sul piano della precisione: la Roma ha perso un sacco di palloni per errori di battuta, anche nei passaggi più elementari, e consentito a un Lilla resistibile di prendere fiducia, campo e creare sei, sette opportunità. 

La sconfitta ci sta tutta, ma al momento è l’ultimo dei problemi. 

Il principale resta l’attacco ed è un problema gigantesco: Ferguson non è praticamente esistito per oltre un’ora, mentre Dovbyk è entrato meglio del collega – sai che sforzo – ma ha sulla coscienza due penose esecuzioni dal dischetto. 

Naturalmente la crescita dei due centravanti giustamente – e disperatamente – invocata da Gasperini non c’è stata: direi piuttosto che si sono notate altre involuzioni nelle prestazioni dei singoli. N’Dicka, ad esempio, non ha funzionato nel ruolo di centrale dei tre e Hermoso è andato più volte in difficoltà nella copertura. Per non parlare di Tsimikas.  

Gasp deve lavorare ancora parecchio per stabilizzare la squadra e inoltre pregare nel rientro di Dybala a tempo pieno e nell’ingresso di Bailey: gli strappi, gli slanci di fantasia non possono essere richiesti esclusivamente a Soulé. Che non è Paulo. 

Della barzelletta che non fa ridere qualcuno conserverà la memoria. La speranza è che la squadra la dimentichi in fretta».  

Pioli: «Fiorentina in crisi? L’unità del gruppo non è mai stata in discussione»

Pioli: «Fiorentina in crisi? L’unità del gruppo non è mai stata in discussione». Le dichiarazioni del tecnico viola dopo il match di Europa League

La vittoria per 2-0 in Conference League contro il Sigma Olomouc ha portato una boccata d’ossigeno in casa rossonera. Al termine della gara, l’allenatore della Fiorentina Stefano Pioli ha commentato la prestazione e il momento della squadra ai microfoni di Sky Sport, con un occhio già rivolto all’imminente impegno di campionato.

Pioli ha subito sottolineato l’importanza del risultato ai fini del morale e della gestione della gara, pur riconoscendo margini di miglioramento: «Vincere fa bene, questo sicuramente. Abbiamo giocato una buona partita, gestendola al meglio. Potevamo chiuderla: c’è stato qualche errore, ma siamo stati sempre dentro. Ora testa al campionato, in attesa di una sfida complicata contro la Roma».

Una menzione speciale è stata riservata a Piccoli, autore di una rete e di una prestazione convincente, vista come un elemento cruciale per la crescita del giovane attaccante. L’importanza del gol per un giocatore d’attacco è stata evidenziata dal tecnico come fattore chiave per la fiducia e la convinzione: «Un attaccante cresce con fiducia e convinzione attraverso i gol. Importante abbia segnato, sempre penetrante e profondo. Ha lavorato molto bene e ha meritato il goal: ci regala delle soluzioni sicuramente importante».

Pioli ha poi espresso soddisfazione anche per i contributi di altri giovani, come Ndour e Fazzini, la cui disponibilità e prontezza sono state messe in risalto, specialmente in un periodo non semplice. La capacità di non farsi abbattere da un avvio difficile è stata vista come un segnale positivo da parte del gruppo: «Le prestazioni nelle partite mi danno spunti, però bisogna sempre vedere anche con chi giochiamo. Ci dobbiamo adattare all’avversario. L’importante che i ragazzi si siano fatti trovare pronti. L’inizio complicato poteva abbatterci ma siamo stati bravi».

Riguardo al modulo e all’assetto tattico della squadra, Pioli ha ribadito l’intenzione di mantenere una certa flessibilità in campo, considerando la qualità e il numero di giocatori offensivi a disposizione. L’obiettivo principale, al di là di schemi rigidi, rimane quello di imporre le proprie idee e creare difficoltà a ogni avversario, adattando l’approccio di gara in gara. Le scelte, ha ammesso, sono anche influenzate dalla forma e dalle prestazioni individuali: «Stiamo insistendo tanto su alcuni fattori. Abbiamo tanti giocatori offensivi, possiamo giocare con due o tre di loro. La cosa più importante è che la squadra abbia idee e che metta in difficoltà ogni avversario: può piacere o non può poi piacere, ma credo che ogni partita debba essere studiata. Poi le prestazioni dei giocatori incidono».

Infine, l’allenatore ha affrontato il tema della presunta crisi o del momento negativo: «I risultati negativi, in Italia, si portano dietro tanti discorsi. I risultati e le prestazioni non sono stati sempre all’altezza ma non dobbiamo mettere da parte ciò che siamo. L’unione del gruppo non è mai stato in discussione, l’ho trovato sempre disponibile. Stiamo cercando di trovare la massima condizione. In campionato siamo in ritardo, ma stiamo comunque lavorando al meglio».

Le prime pagine sportive nazionali – 3 ottobre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Cagliari, le condizioni di Gaetano: il fantasista resta in dubbio per Udine, le ultime

Gaetano, trequartista del Cagliari ha svolto lavoro personalizzato: lo staff monitora la situazione in vista della trasferta contro l’Udinese

Il Cagliari di Fabio Pisacane, ex difensore rossoblù oggi alla guida tecnica della squadra, sta intensificando il lavoro in vista della delicata trasferta contro l’Udinese, in programma domenica 5 ottobre alle ore 12:30 e valida per la 6ª giornata di Serie A. Una partita che si preannuncia fondamentale per i sardi, desiderosi di confermare il buon avvio di stagione e conquistare punti preziosi lontano dalla Sardegna Arena.

Allenamento al CRAI Sport Center

La squadra si è ritrovata quest’oggi al CRAI Sport Center, quartier generale degli allenamenti del club, per una seduta ad alta intensità. Pisacane, affiancato dal suo staff, ha impostato un programma mirato a unire lavoro tecnico e tattico.

La sessione è iniziata con esercizi di attivazione muscolare e tecnica individuale, utili a preparare i giocatori sul piano fisico. Successivamente, spazio a giochi di posizione e a una partitella a campo ridotto, pensata per migliorare la rapidità di circolazione del pallone e la gestione degli spazi stretti. L’obiettivo è chiaro: aumentare la velocità di gioco e la capacità di reagire alle situazioni dinamiche che si presenteranno contro un avversario organizzato come l’Udinese.

Focus su Gianluca Gaetano

Tra i protagonisti della giornata c’è stato Gianluca Gaetano, trequartista classe 2000 arrivato in estate per dare qualità alla manovra offensiva. Il fantasista ha seguito un programma personalizzato, con esercizi specifici per favorire il recupero fisico. La sua presenza per la trasferta in Friuli resta in dubbio: lo staff medico monitorerà le sue condizioni nelle prossime ore, ma la sua disponibilità potrebbe rivelarsi decisiva per le scelte di Pisacane.

Verso Udinese-Cagliari

Con la sfida ormai alle porte, il Cagliari continua a lavorare per affinare condizione atletica e meccanismi tattici. L’Udinese, squadra solida e fisica, rappresenta un ostacolo impegnativo, ma i rossoblù vogliono confermare la crescita mostrata nelle prime giornate.

Pisacane ha ribadito l’importanza di arrivare preparati mentalmente e fisicamente, con l’obiettivo di dare continuità ai risultati e consolidare la posizione in classifica. La trasferta di Udine sarà dunque un banco di prova significativo per testare le ambizioni del Cagliari in questa stagione di Serie A.

Al Ittihad, scelto il dopo Blanc: sfuma Spalletti, Conceicao vicino alla panchina

Sergio Conceicao ex tecnico del Milan è vicino all’Al Ittihad: il tecnico portoghese pronto a una nuova avventura

Il panorama calcistico internazionale continua a muoversi con grande intensità e uno dei nomi più discussi in queste ore è quello di Sérgio Conceição, allenatore portoghese ed ex tecnico del Milan. Dopo la sua breve ma significativa esperienza in Serie A, il 50enne lusitano potrebbe ripartire dall’Al Ittihad, club saudita tra i più ambiziosi della Saudi Pro League.

Secondo quanto riportato dall’esperto di mercato Fabrizio Romano, Conceição sarebbe “disponibile ad assumere l’incarico immediatamente”, mentre i colloqui con la dirigenza araba sono già in corso. Una disponibilità che lascia presagire un ritorno rapido in panchina per l’ex esterno offensivo della Lazio e del Parma, oggi affermato allenatore.

L’esperienza al Milan: tra trionfi e delusioni

Conceição ha guidato il Milan da gennaio a giugno 2025, subentrando in un momento di incertezza tecnica. Il suo impatto iniziale è stato positivo: i rossoneri hanno conquistato la Supercoppa Italiana battendo in finale l’Inter, un successo che aveva riacceso l’entusiasmo della tifoseria.

Tuttavia, il prosieguo della stagione non ha rispettato le aspettative. Nonostante il lavoro del tecnico portoghese, il Milan non è riuscito a risalire la classifica e ha chiuso con l’amara sconfitta nella finale di Coppa Italia contro il Bologna (1-0, rete decisiva di Ndoye). Terminata l’avventura, la società ha scelto di affidare la panchina a Massimiliano Allegri, allenatore esperto e già vincitore di cinque Scudetti con la Juventus.

Il nuovo corso rossonero con Allegri e Tare

Il Milan ha voltato pagina. Allegri ha subito imposto la sua impronta tattica, puntando su solidità difensiva e gestione dei campioni come Luka Modrić, centrocampista croato ex Real Madrid, e Christian Pulisic, attaccante statunitense arrivato dal Chelsea.

Parallelamente, il direttore sportivo Igli Tare, ex dirigente della Lazio, sta lavorando al mercato: tra gli obiettivi ci sono una punta di peso per gennaio e i rinnovi di giocatori chiave come Alexis Saelemaekers e Fikayo Tomori.

Conceição e l’Al Ittihad: un futuro imminente?

L’apertura di Conceição verso l’Al Ittihad, club con grandi risorse economiche e ambizioni internazionali, sembra ormai concreta. Per il Milan, questa scelta chiude definitivamente un capitolo, permettendo alla squadra di concentrarsi sulla corsa allo Scudetto in Serie A e sugli obiettivi stagionali.

Milan, Santiago Giménez convince Allegri? Il retroscena dopo la sfida col Napoli

Santiago Giménez al centro del nuovo Milan: perché Max Allegri è rimasto soddisfatto dopo la gara contro il Napoli

Il Milan di Massimiliano Allegri, tecnico livornese tornato sulla panchina rossonera per dare solidità e continuità al progetto, si prepara alla delicata trasferta contro la Juventus all’Allianz Stadium. Il grande dubbio riguarda l’attacco: chi affiancherà Christian Pulisic, esterno statunitense e attuale capocannoniere della squadra? Con Rafael Leao, ala portoghese, ancora non al meglio dopo l’infortunio al polpaccio, la scelta sembra orientarsi verso Santiago Giménez, centravanti messicano classe 2001.

Giménez in vantaggio su Leao e Nkunku

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, Allegri ha particolarmente apprezzato la prestazione di Giménez contro il Napoli. Pur senza segnare, l’attaccante ha mostrato grande spirito di sacrificio, proteggendo palla, facendo salire la squadra e creando spazi per gli inserimenti dei compagni. Un lavoro prezioso che esalta le qualità tecniche di Pulisic e del centrocampo guidato da Luka Modrić, regista croato e leader d’esperienza.

La condizione fisica e la continuità di rendimento fanno di Giménez il candidato principale per guidare l’attacco. In settimana, a Milanello, il messicano ha iniziato gli allenamenti in netto vantaggio rispetto alla concorrenza, che comprende il francese Christopher Nkunku, ancora alla ricerca della miglior forma, e il rientrante Leao.

La fiducia di Allegri e la visione societaria

I numeri confermano la fiducia di Allegri: dopo l’infortunio di Leao lo scorso 17 agosto, Giménez è sempre partito titolare nelle sei gare successive. Una scelta che testimonia come il tecnico lo consideri l’attaccante ideale per il suo sistema di gioco, basato su equilibrio e compattezza.

La sfida contro la Juventus rappresenterà la “prima volta” di Giménez in un big match di Serie A di questa portata. Per il direttore sportivo Igli Tare, che ha spinto per l’investimento sul giovane centravanti, sarà anche la prova della bontà di una scelta strategica: puntare su un giocatore giovane, generoso e con margini di crescita.

Un’occasione da non perdere

Il match di Torino sarà dunque un banco di prova fondamentale. Giménez avrà l’opportunità di ripagare la fiducia del suo allenatore e della dirigenza, dimostrando di essere l’attaccante di movimento e sacrificio che serve al Milan per inseguire con decisione l’obiettivo Scudetto.

Fiorentina, esordio vincente in Conference League: battuto il Sigma Olomouc con Piccoli e Ndour

Conference League, la Fiorentina torna a vincere: Piccoli e Ndour decisivi contro il Sigma Olomouc. Il racconto del match

La Fiorentina apre la sua avventura nella fase a gironi di Conference League con un successo importante: al “Franchi” i viola superano per 2-0 i cechi del Sigma Olomouc, grazie alle reti di Roberto Piccoli e Cher Ndour. Una vittoria che rilancia la squadra di Pioli, tecnico noto per il suo calcio offensivo e dinamico, e che conferma le ambizioni europee del club gigliato.

Primo tempo: Piccoli sblocca il match

L’avvio è prudente, con la Fiorentina che fatica a trovare spazi. Dopo un paio di tentativi, al 27’ arriva il gol del vantaggio: Roberto Piccoli, attaccante classe 2001 arrivato in estate per rinforzare il reparto offensivo, sfrutta un perfetto assist di Cher Ndour, centrocampista italiano di origini senegalesi cresciuto nel vivaio del Benfica, e batte il portiere avversario Koutny con freddezza.

Il gol scuote i viola, che sfiorano il raddoppio con Edin Dzeko, esperto bomber bosniaco, e con il terzino brasiliano Dodô, sempre propositivo sulla fascia destra. Nonostante le occasioni, il primo tempo si chiude sull’1-0.

Secondo tempo: Ndour chiude i conti

Nella ripresa il Sigma Olomouc prova a reagire, ma trova sulla sua strada David De Gea, portiere spagnolo ex Manchester United, pronto a respingere le conclusioni di Kostadinov e Beran. La Fiorentina abbassa i ritmi, affidandosi alle accelerazioni di Fabiano Parisi, giovane terzino sinistro ex Empoli, e del centrocampista Tommaso Fazzini, classe 2003, che mette in mostra qualità e personalità.

Il raddoppio arriva in pieno recupero: Cher Ndour, già autore dell’assist del primo gol, si inventa una conclusione potente dal limite che non lascia scampo al portiere ceco. Una rete che suggella la sua prestazione e fa esplodere il pubblico del “Franchi”.

Analisi e prospettive

Con questo 2-0 la Fiorentina conquista tre punti fondamentali nella Conference League, dimostrando solidità difensiva e capacità di colpire nei momenti chiave. La crescita di giovani come Ndour e Fazzini, unita all’esperienza di campioni come Dzeko e De Gea, rappresenta un mix prezioso per affrontare al meglio la stagione europea.

La squadra di Pioli guarda ora con fiducia ai prossimi impegni, consapevole che la strada verso la fase a eliminazione diretta passa anche da prestazioni convincenti come quella contro il Sigma Olomouc.

Rui Pedro Braz all’Al Ahli: sfuma l’ipotesi Juventus per il dirigente portoghese

Rui Pedro Braz approda nella Saudi Pro League: accordo ufficiale con l’Al Ahli e addio ai rumors che lo volevano nel nuovo organigramma bianconero

Un altro nome accostato alla Juventus per il futuro prende una strada diversa. Rui Pedro Braz, dirigente portoghese con un passato di grande successo al Benfica, è stato ufficialmente nominato nuovo direttore sportivo dell’Al Ahli, club di punta della Saudi Pro League. L’accordo, riportato dal giornalista Fabrizio Romano, è stato definito con effetto immediato.

Un dirigente stimato in Europa

La scelta dell’Al Ahli rappresenta un colpo importante: Braz è considerato uno dei manager più apprezzati del calcio europeo, noto per la sua capacità di scoprire giovani talenti e trasformarli in plusvalenze milionarie. Non a caso, il suo nome era circolato anche in orbita Juventus negli scorsi mesi, durante la fase di ristrutturazione societaria del club bianconero. La sua esperienza al Benfica lo aveva reso un profilo ideale per il nuovo corso della Vecchia Signora.

L’esperienza al Benfica

Durante la sua gestione a Lisbona, Rui Pedro Braz ha contribuito a lanciare giocatori di livello internazionale. Grazie a queste operazioni, il Benfica ha mantenuto una posizione di vertice sia in Portogallo che in Europa, consolidando un modello di gestione sostenibile e vincente.

La scelta saudita

Nonostante l’interesse di top club europei, Rui Pedro Braz ha deciso di accettare la proposta dell’Al Ahli, entrando a far parte del progetto di crescita del calcio saudita, che negli ultimi anni ha attirato campioni come Cristiano Ronaldo (Al Nassr) e Karim Benzema (Al Ittihad).

Juventus: pista chiusa

Per la Juventus, che ha recentemente definito la propria struttura dirigenziale con figure come Damien Comolli, Florian Modesto e Giorgio Chiellini, la firma di Braz con l’Al Ahli rappresenta la chiusura di un’opzione concreta. Resta, però, la testimonianza di un forte apprezzamento per un dirigente di altissimo livello, che ora porterà la sua visione e le sue competenze in un campionato in piena espansione.

San Siro, la vendita non chiude i conti: il futuro dello stadio tra ricorsi e inchieste

Dopo il via libera del Comune, il progetto del nuovo impianto deve affrontare diversi ostacoli che potrebbero rallentare la demolizione di San Siro

Il Comune di Milano ha approvato la vendita dello stadio San Siro a Inter e Milan, segnando l’inizio di un percorso che si preannuncia lungo e complesso. La decisione rappresenta un passaggio cruciale verso la costruzione di un nuovo impianto moderno, ma il cammino è tutt’altro che privo di insidie.

Secondo quanto riportato da Tuttosport, il via libera delle autorità locali ha dato una spinta significativa al progetto, ma restano numerosi ostacoli di natura legale, politica e burocratica che potrebbero rallentare o addirittura mettere in discussione l’intera operazione.

La battaglia dei comitati contrari

Tra i principali oppositori alla demolizione del Meazza c’è il comitato Sì Meazza, che ha già annunciato battaglia. I membri del gruppo hanno dichiarato di voler presentare un ricorso al Tar Lombardia e, se necessario, di rivolgersi alla Commissione Europea per fermare la demolizione dello storico impianto. La loro posizione è chiara: San Siro non è solo uno stadio, ma un simbolo della città e del calcio italiano, teatro di partite leggendarie e di campioni come Paolo Maldini, ex capitano del Milan e icona di eleganza difensiva, o Javier Zanetti, storico capitano dell’Inter noto per la sua leadership e longevità sportiva.

Le inchieste giudiziarie

Oltre alla protesta popolare, il progetto deve fare i conti con indagini già avviate dalla Procura di Milano e dalla Corte dei Conti. Al centro delle verifiche ci sono la vendita dell’impianto e il prezzo stabilito per la cessione, oggetto di diversi esposti. Questi sviluppi potrebbero rallentare ulteriormente l’iter, aggiungendo nuove incertezze a un quadro già complesso.

Un percorso ancora lungo

Il via libera del Comune rappresenta solo il primo passo. Come sottolinea Tuttosport, la partita è appena iniziata e si è già entrati nei “tempi supplementari”. L’esito finale dipenderà dalla capacità delle parti coinvolte di superare le sfide legali e burocratiche, oltre che dalla volontà politica di portare avanti il progetto.

La costruzione del nuovo stadio di Milano, destinato a ospitare le partite di Inter e Milan, sarà dunque un processo lungo e delicato. Solo la collaborazione tra club, istituzioni e cittadini potrà determinare se il futuro del calcio milanese passerà davvero attraverso la demolizione del leggendario San Siro.

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