Pagina 639 – Calcio News 24

Benatia si racconta: «Allegri? Gli voglio bene. Mi promise che avrei giocato nonostante il ritorno di Bonucci ma…»

Benatia dice tutto: «Allegri? Gli voglio bene. Mi promise che avrei giocato nonostante il ritorno di Bonucci ma…». Le sue dichiarazioni

In una recente intervista rilasciata al Corriere dello Sport, il direttore sportivo dell’Olympique Marsiglia, Mehdi Benatia, ex difensore centrale marocchino con un passato importante in Serie A (Roma, Udinese e Juventus), ha affrontato diversi temi di grande attualità calcistica. Dalla lotta per il titolo in Ligue 1, alle dinamiche di mercato che hanno portato Luis Henrique all’Inter, fino ai ricordi legati a Massimiliano Allegri, suo ex allenatore alla Juventus, e alle riflessioni sul calcio italiano. Ecco un estratto delle sue parole:

DIPLOMAZIA DA DIRIGENTE – «Cercherei di capire i motivi. Ma sono certo che non ci sia un giocatore, oggi e in futuro, disposto ad accusarmi di averlo tradito come sono stato tradito io. Vi faccio un esempio».

LUIS HENRIQUE – «Lo scorso marzo chiamai Luis Henrique e gli dissi che avrei dovuto cederlo. Sapevo che c’era l’Inter e pure una certa cifra da incassare. Andai al campo, lo presi da parte dopo l’allenamento e gli spiegai tutto: “Ti dovrò cedere, ti vogliono, ma tu mi devi portare in Champions. Più giocherai bene, meglio sarà per il Marsiglia e anche per te”. Era impossibile interpretare le mie parole diversamente».

ALLEGRI – «Gli voglio bene, ci rispettiamo, grande allenatore, perfetto per il Milan. Abbiamo discusso in passato, non lo nego. Paratici fu chiaro con me, lui meno. Mi promise che avrei giocato nonostante il ritorno di Bonucci. E sapete come andò? Cinque partite, zero presenze per Benatia».

ITALIA E TALENTO – «Dell’Italia mi preoccupa l’assenza di talento. Penso alla Nazionale: io, da capitano del Marocco, vedevo l’Italia come qualcosa di irraggiungibile. Checco (Totti, ndr), Pirlo, Del Piero, Nesta e Maldini, ma anche gente come Vieri, Cassano, Montella: dove sono ora? La Francia ha almeno quattro squadre nazionali superiori all’Italia».

SCUDETTO IN FRANCIA – «Parliamo di una squadra che ha speso un miliardo di euro, ve ne rendete conto? Noi dobbiamo lavorare tanto, e tanto ancora, per farci trovare pronti qualora facessero un passo falso. Ecco: se dovesse capitare sarà l’OM a vincere, questa la missione».

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Conferenza stampa Tudor pre Juve Atalanta: «Conceicao? Ha avuto un problemino, vediamo domani. Cambiaso? Potenzialmente è un giocatore da miglior club al mondo»

Conferenza stampa Tudor pre Juve Atalanta: le sue dichiarazioni alla vigilia del match della 5ª giornata di Serie A 2025/26

(Andrea Bargione inviato all’Allianz Stadium) – Dopo il pareggio contro il Verona al Bentegodi, la Juve di Igor Tudor scende in campo allo Stadium nel quinto match della Serie A 2025/26. Bianconeri che sfidano l’Atalanta di Juric.

Nel giorno di vigilia, venerdì 26 settembre, Igor Tudor parla in conferenza stampa alle 14.30 per presentare il match davanti ai media. Calcionews24 ha seguito LIVE le sue parole.


COME STA LA SQUADRA – «Abbiamo usato due giorni liberi rinfrescando la squadra, ora ci sono 3 partite di fila. Con la giusta carica»

COSA RISPONDE A ROCCHI – «Io non rispondo niente, già si è parlato tanto. Mi hanno comunicato questa cosa, si va avanti, sono cose di calcio non ho niente da aggiungere».

COSA HA LASCIATO LA PRIMA SETTIMANA CON 3 IMPEGNI – «Solite cose di calcio, le squadre, cose buone e meno buone. Nessuna novità in particolare, è stata fatta una partenza buona. Niente di più o di meno, stiamo lavorando, conoscendo con giocatori nuovi. Si prova a crescere tutti i giorni».

IMPEGNI RAVVICINATI – «Ha lasciato le cose di campo, nessuna novità in particolare. Abbiamo fatto una partenza buona, ci stiamo conoscendo con i ragazzi nuovi. Proviamo a crescere tutti i giorni»

CONCEICAO E ZHEGROVA – «Di giocatori non parlo. Chico ha avuto un problemino, ha avuto qualche acciacco e vediamo ancora domani. Zhegrova sta lavorando, niente di particolare».

VLAHOVIC – «Non ho risposta su questa cosa. Un allenatore si mette a disposizione per la squadra. Ho attaccanti forti, anche i nuovi e ci dobbiamo conoscere. Ci sarà spazio per tutti, la stagione è lunga si possono fare tante modifiche. Sono tutti giocatori forti.»

JURIC – «Non è un migliore amico, è un amico. Un ragazzo con dei valori e con le sue particolarità ed è fantastico nel suo modo di allenare. Un po’ sottovaluto forse nella sua carriera, a parte l’ultimo anno con la Roma e all’estero, erano due squadre difficili. Domani c’è una squadra forte, allena una squadra di Champions e c’è da giocare una partita con due squadre di alto livello e forti»

RECUPERO FISICO SQUADRA – «Non sono preoccupato, anzi sono in fiducia. Se si gioca una partita a settimana, invece che due è un calcio diverso. Ci sono tante differenze, è chiaro. Anche le scelte contano molto di più, cambia tutto. Bisogna sbagliare il meno possibile»

BURGESS – «Non ci siamo ancora confrontati»

ADZIC – «Può giocare in tutti i ruoli, ha ottime qualità»

CAMBIASO – «Può fare la mezzala, ha un cervello diverso in senso buono. Da terzino, da quinto, vede le cose da centrocampista. Gli lascio questa libertà di adattarsi. È di primissimo livello, deve avere più costanza nelle sue prestazioni, dipende sempre da lui. È da migliori club al mondo, io ci credo ma deve decidere lui. Può giocare al Real Madrid, al Liverpool o al Manchester City. Ma deve dire che tutte le domeniche sarà migliore, in poco tempo va a giocare là»

KOOPMEINERS – «Io i centrocampisti li faccio giocare tutti, tutti quelli che stanno giocando lavorando con grande voglia»

MODULO – «Si sta lavorando sulla strada tracciata»

CONTE vs ALLEGRI – «Non ci sentiamo con Conte, ci siamo visti in passato. Conte e Allegri? Basta vedere i trofei che hanno vinto, sono due belle persone e sono grandi allenatori e grandi personaggi che sono un bene per il calcio italiano»

AMICHEVOLE ATALANTA – «Si guardano tutte le ultime partite. Sono amichevoli, non contano niente, le squadre si conoscono, sono squadre da Champions. C’è tutto da guadagnare, ogni metro. È una partita super difficile»

Manchester United: la fascia da capitano un “errore” di Ten Hag? Il verdetto su Fernandes e Maguire

Manchester United: la fascia da capitano un “errore” di Ten Hag? Il verdetto su Fernandes e Maguire. Le parole di Agbonlahor

Il Manchester United continua a navigare in un periodo di transizione difficile, sia dentro che fuori dal campo, toccando i minimi storici da molti anni a questa parte. Con le aspettative crollate a livelli irriconoscibili e una stagione senza calcio europeo dal 2014/15, le accuse piovono da ogni direzione. Molte critiche si concentrano sulla rosa e, in particolare, sulla mancanza di veri leader. Un dibattito acceso riguarda la decisione di Erik ten Hag di togliere la fascia da capitano a Harry Maguire per affidarla a Bruno Fernandes, una mossa che, secondo alcuni, si sta rivelando un clamoroso errore.


La gestione della fascia: Fernandes criticato, Maguire elogiato come leader naturale
Bruno Fernandes, attuale capitano, ha spesso ricevuto il peso delle critiche nonostante sia stato più volte il “salvatore” della squadra. Tuttavia, secondo Gabby Agbonlahor, ex attaccante dell’Aston Villa e opinionista di talkSPORT, la decisione di Ten Hag di privare Harry Maguire della fascia nel 2023 è stata un errore. «Non so perché abbiano tolto la fascia da capitano a Harry Maguire», ha dichiarato Agbonlahor. «Bruno Fernandes non è un leader, è un grande giocatore. Guardo Harry Maguire nella partita contro il Chelsea ed è lì, fisico e aggressivo. Parla con i suoi compagni, è un leader naturale». Una critica diretta che mette in discussione la leadership del portoghese e rilancia la figura dell’inglese.


Il controverso percorso di Maguire: da 80 milioni a “esubero”, ma con leadership riconosciuta
Il periodo di Harry Maguire all’Old Trafford è stato costellato di controversie e speculazioni sul suo futuro. Acquistato per 80 milioni di sterline dal Leicester City nel 2020, i suoi giorni sembravano contati dopo aver perso la fascia e l’interesse del West Ham. Tuttavia, è proprio con Maguire al braccio che i Red Devils hanno ottenuto alcuni dei loro migliori piazzamenti in campionato negli ultimi anni, tra cui un secondo posto nella stagione 2020/21 e un terzo nel 2022/23. Nonostante la delusione per la decisione di Ten Hag, Maguire ha sempre espresso la sua intenzione di dare il massimo per il club, dimostrando una resilienza notevole nel ricostruire la sua carriera all’Old Trafford.


Un futuro incerto: Maguire resta allo United tra rinnovo e nuove sfide
Nonostante le voci di un suo possibile trasferimento al West Ham, che aveva anche trovato un accordo da 30 milioni di sterline, Maguire ha optato per rimanere e lottare per il suo posto. A gennaio, il Manchester United ha esercitato l’opzione per estendere il suo contratto fino a giugno 2026. Il difensore ha espresso il desiderio di restare oltre la prossima estate, e il club sarebbe aperto a discussioni per un nuovo accordo, sebbene non siano ancora iniziate trattative concrete. La sua determinazione e le recenti prestazioni sembrano avergli garantito un’altra chance, sfidando le aspettative di chi lo dava per partente.

Milan Napoli, Garlando: «Conte ha una strategia gesuita imparata alla Juve. Il Diavolo è diventato divertente, devo chiedere scusa ad Allegri, lui è cambiato molto in una cosa»

Milan Napoli, Garlando: «Conte ha una strategia imparata alla Juve. Il Diavolo è diventato divertente, devo chiedere scusa ad Allegri…»

Luigi Garlando, giornalista de “La Gazzetta dello Sport”, è intervenuto su Radio CRC, nella trasmissione “A Pranzo con Chiariello”, offrendo un’analisi approfondita sulla Serie A, sul Napoli e sulle dinamiche tattiche degli allenatori più in vista. Dalle parole di Antonio Conte alle prospettive dello Scudetto, passando per una critica a José Mourinho, Garlando ha offerto spunti interessanti e una visione personale, non senza autoironia.


Conte e la “strategia gesuita”: il Napoli sotto pressione Scudetto
Garlando ha ripreso la definizione di “strategia gesuita” coniata da Fabio Capello per descrivere la Juventus, associandola ad Antonio Conte, cresciuto nell’ambiente bianconero. «I gesuiti erano un ordine che vantava nella vita terrena una scaltrezza spirituale che ricordava in parte quella della Juventus», ha spiegato. Le parole di Conte, secondo Garlando, non sono mai rivolte a un solo destinatario, ma a “più destinatari, al mondo e ai suoi giocatori”. L’allenatore del Napoli, consapevole della forte competitività in Serie A, usa questa retorica per evitare che i suoi giocatori si rilassino, soprattutto dopo aver vinto lo Scudetto. «Quando vinci lo Scudetto, senti di più la pressione di difenderlo. L’anno scorso l’Inter è morta su questa convinzione e Conte vuole correre ai ripari», ha detto, suggerendo una preoccupazione che l’entusiasmo iniziale possa trasformarsi in un senso di debolezza.


Milan-Napoli: sfida scudetto, Garlando si scusa con Allegri per la “sottovalutazione”
La prossima sfida tra Milan e Napoli è già definita come un potenziale scontro Scudetto da Garlando, che però avverte: «Attenzione ai rossoneri! Ho sottovalutato il Milan, sono stato il peggior censore di Allegri in passato e, proprio per questo, lui non mi ama molto (ride; ndr), ma quest’anno il Milan è una delle squadre più divertenti del campionato». Il giornalista ha notato un cambiamento radicale nell’approccio di Allegri, che avrebbe “rinnegato la sua ossessione per la difesa” in favore di un gioco più propositivo. Questo rende Milan-Napoli una partita potenzialmente decisiva, anche se Garlando specifica che “fin quando non si affrontano i migliori allenatori, non si può dire che sarà uno scontro tra i migliori”.


Gasperini il “miglior allenatore italiano”, Mourinho “tatticamente indietro”
Interrogato sul miglior allenatore italiano, Garlando non ha dubbi: «Il miglior allenatore italiano per me è Gian Piero Gasperini». Nonostante un inizio non brillantissimo della sua Roma, Garlando elogia la sua capacità di “cambiare e di adattarsi ai giocatori”, sottolineando una differenza rispetto all’approccio di Mourinho. Proprio su Mourinho, Garlando ha espresso una critica pungente, affermando che “il portoghese è stato un grande allenatore in passato, ma è rimasto indietro tatticamente”. Per questo motivo, la sfida di Champions League tra il Napoli e la Roma di Gasperini “sarà una sfida alla pari”, suggerendo che l’era del “Mourinho-scappa” sia ormai superata.

Rabiot: «Allegri mi ha chiamato tutta l’estate. Riecco cavallo pazzo… Col Napoli segno io per l’1-0, corto muso»

Rabiot: «Allegri mi ha chiamato tutta l’estate. Riecco cavallo pazzo… Col Napoli segno io per l’1-0, corto muso». Le parole del rossonero

È ufficialmente iniziata l’avventura di Adrien Rabiot con la maglia del Milan. Dopo l’abbraccio dei tifosi nel nuovo flagship store del club, il centrocampista francese, arrivato in estate dal Marsiglia, si è presentato in un’intervista a SportMediaset, svelando il ruolo cruciale che Massimiliano Allegri ha avuto nella sua scelta.

Il legame speciale con Allegri

Il rapporto tra Rabiot e il tecnico livornese, consolidatosi ai tempi della Juventus, è stato il vero motore della trattativa. Un legame andato oltre il campo, come ha raccontato lo stesso giocatore. «Abbiamo lo stesso rapporto, ci siamo sentiti anche dopo la Juventus. Lui è molto legato alla gente, ai suoi giocatori, ci siamo sentiti anche fuori. Mi ha chiamato tutta l’estate, ci siamo parlati più di una volta e quando è successo quello che è successo al Marsiglia mi ha richiamato, ma già prima voleva farmi venire al Milan».

Milan-Napoli: gara importante, non decisiva

Con lo sguardo già rivolto al big match di domenica contro il Napoli, Rabiot ha subito mostrato di aver assimilato la filosofia del suo allenatore: testa bassa e un passo alla volta. «È sicuramente una gara importante, ma ovviamente non è la più importante. Siamo motivati, non c’è niente da dire. Prepariamo una gara dopo l’altra e ciò che mi piace del mister è che prepara la sfida al Lecce con lo stesso entusiasmo di quella al Napoli. Giocheremo per vincerla, ma non dobbiamo pensare che dopo quella il campionato sarà finito».

“Cavallo Pazzo” e il pronostico “Corto Muso”

Il centrocampista ha poi scherzato sul suo storico soprannome, “Cavallo Pazzo”, rivelandone anche un altro. «Sì, è un soprannome che mi ha accompagnato anche in Francia, dove mi chiamavano pure Duca».

Infine, alla domanda su un possibile gol contro il Napoli, ha risposto con un sorriso e un pronostico che è già un manifesto “Allegriano”. «Speriamo… 1-0, corto muso (ride, ndr)».

Le parole di Rabiot delineano il profilo di un giocatore fortemente voluto dal suo tecnico, già pienamente integrato nel gruppo e perfettamente allineato con la mentalità pragmatica e vincente che Allegri sta infondendo nella sua nuova creatura rossonera.

San Siro, Milan e Inter a un passo dalla vittoria: lunedì giornata decisiva

San Siro, Milan e Inter a un passo dalla vittoria: lunedì giornata decisiva ma i due club sono vicini all’acquisizione

Conto alla rovescia per il futuro di San Siro. La lunga e travagliata saga dello stadio di Milano si avvia verso il suo atto decisivo: lunedì prossimo, il Consiglio comunale terrà il voto finale sulla delibera per la vendita del Meazza ai club, un passaggio che aprirebbe la strada alla sua demolizione e alla costruzione di un nuovo, moderno impianto.

Come riporta La Repubblica, il “sì” al progetto è ora a un passo. Nella seduta di ieri sera è stato superato lo scoglio procedurale del numero legale. Questo significa che il voto di lunedì si terrà in seconda convocazione, una modalità che abbassa notevolmente il quorum necessario: basteranno 15 consiglieri presenti in aula e una maggioranza semplice per l’approvazione definitiva. Nonostante la strada appaia in discesa, l’esito non è ancora scontato: all’interno della maggioranza restano due indecisi, e il fine settimana sarà cruciale per le ultime trattative politiche.

In questo clima di attesa, arriva una notizia importante a livello nazionale che potrebbe accelerare ulteriormente l’iter. Il ministro per lo sport, Andrea Abodi, ha risposto alle sollecitazioni del presidente della Lega Serie A, Simonelli, annunciando la nomina imminente di un commissario per gli stadi. «A giugno ho fatto un decreto, a inizio agosto è stato convertito e domani (oggi, ndr) indicheremo il commissario».

Questa mossa del governo, definita “una buona notizia” da Abodi, è vista come un segnale per snellire le procedure burocratiche per la costruzione di nuovi impianti in tutta Italia. Se il voto di lunedì a Milano sarà positivo, la presenza di un commissario nazionale potrebbe garantire tempi di realizzazione più rapidi del previsto, chiudendo finalmente una vicenda che si trascina da anni.

Fiorentina, Pioli sta studiando il cambio modulo per uscire dalla crisi. Ultime

Fiorentina, Pioli sta studiando il cambio modulo per uscire dalla crisi. Ultime sulle mosse tattiche del tecnico viola

Operazione rilancio. In casa Fiorentina è scattata l’ora della rivoluzione tattica. Dopo un avvio di stagione disastroso e il fallimento dell’esperimento con la difesa a quattro, Stefano Pioli fa un passo indietro per farne due in avanti, tornando al progetto studiato in estate per dare una svolta alla sua squadra.

L’obiettivo primario, come riportato dal Corriere dello Sport, è risolvere il rebus della coesistenza tra i due uomini di maggior talento, Albert Gudmundsson e Jacopo Fazzini. Per farlo, il tecnico ha deciso di accantonare la linea a quattro e riproporre stabilmente la difesa a tre, disegnando una squadra con un 3-5-2 o la sua variante, il 3-5-1-1.

La trasformazione parte da un centrocampo più folto e qualitativo. Hans Nicolussi Caviglia viene confermato come fulcro e regista indiscusso della manovra. Ai suoi fianchi, però, si consuma la vera novità tattica: l’inserimento di Jacopo Fazzini nel ruolo di mezzala d’assalto, una mossa pensata per sfruttarne le capacità di inserimento e la qualità negli ultimi trenta metri. A completare il reparto ci saranno i due esterni a tutta fascia, Dodô e Robin Gosens, chiamati a un lavoro più offensivo.

Questa struttura permetterà di supportare un attacco che avrà in Moise Kean il suo punto di riferimento fisico. Accanto a lui, si attende con ansia il rientro dall’infortunio di Gudmundsson, l’uomo designato a portare fantasia e imprevedibilità. L’obiettivo di Pioli è chiaro: costruire una Fiorentina più solida, equilibrata ma soprattutto in grado di valorizzare i suoi migliori giocatori. Una rivoluzione tattica nata dalla necessità, per ritrovare compattezza, qualità e, soprattutto, risultati.

Giroud come Cristiano Ronaldo: gol a 2,50 metri per entrare nella storia

Giroud come Cristiano Ronaldo: gol a 2,50 metri per entrare nella storia. L’ex Milan ha trascinato il Lille alla vittoria in Europa League

‘età è solo un numero, ma i gol e i record sono reali e pesantissimi. A quasi 39 anni, che compirà il prossimo 30 settembre, Olivier Giroud continua a sfidare le leggi del tempo, dimostrando di essere un centravanti senza tempo. Che parta titolare o che entri a partita in corso, il risultato non cambia: il francese trova sempre il modo di essere decisivo, come ha dimostrato ieri sera nell’esordio del suo Lille in Europa League.

Entrato dalla panchina, gli sono bastati 23 minuti per risolvere la partita contro i norvegesi del Brann. E lo ha fatto con la specialità della casa: un colpo di testa imperioso, una frustata aerea che ha ricordato le sue prodezze con le maglie di Arsenal, Chelsea e Milan. Un’elevazione prodigiosa, quasi “alla Cristiano Ronaldo”, con cui ha raggiunto i 2,50 metri di altezza per siglare la rete del 2-1. Un gol che non solo è valso la vittoria, ma che lo ha consacrato come il marcatore francese più anziano di sempre in una competizione europea.

Nel post-partita, con la sua consueta umiltà, ha commentato la prodezza ai microfoni di Canal+. «Cristiano è stato esaltato per la sua capacità di andare molto in alto, è vero che con l’età ci sono delle cose che non ci si dimentica di saper fare. È una questione di scelta di tempo, oltre che del bel cross che mi ha messo Tiago Santos».

In un calcio moderno che sperimenta con attaccanti atipici, Giroud si erge a baluardo della “vecchia scuola”. In un curioso incrocio del destino, ha strappato il record a un giocatore che lo stabilì proprio contro il Milan, il suo ex club, nel 1965. Un monito per tutti: mentre il gioco si evolve, la classe e l’istinto del numero 9 puro, per fortuna, non passano mai di moda.

Inter, col Cagliari tocca di nuovo a Martinez in porta? La strategia di Chivu

Inter, col Cagliari tocca di nuovo a Martinez in porta? La strategia di Chivu che vuole tenere entrambi gli estremi difensori sulla corda

Nessun titolare fisso, nessuna gerarchia scolpita nella pietra. La gestione dei portieri nell’Inter di Cristian Chivu segue una nuova via: un’alternanza fluida e strategica, basata non sulle competizioni, ma sulla necessità di tenere entrambi i numeri uno sulla corda e di valutare il futuro.

Come ricorda la Gazzetta dello Sport, il tecnico non ha cambiato i suoi piani nemmeno dopo la serata da incubo di Yann Sommer a Torino. Nonostante le pressioni esterne per un cambio immediato, lo svizzero è stato confermato titolare nella successiva trasferta di Amsterdam. Subito dopo, però, a San Siro contro il Sassuolo, è toccato a Josep Martínez, che potrebbe essere riproposto anche domani a Cagliari.

Questa rotazione non è casuale, ma parte di un progetto chiaro. La stagione in corso è un lungo e approfondito test per Martínez. L’Inter vuole verificare la bontà dell’investimento da 13 milioni fatto nell’estate del 2024 e capire se lo spagnolo ha le carte in regola per diventare il numero uno del futuro. Per questo, Chivu gli concederà un minutaggio importante sia in campionato che in Europa, per valutarne la crescita e la tenuta mentale.

L’esito di questo esame a lungo termine sarà decisivo. A fine stagione, quando scadrà il contratto di Sommer, il club dovrà avere le idee chiare. I prossimi mesi diranno se Martínez sarà pronto a ereditare definitivamente i guantoni da titolare. In caso contrario, la dirigenza tornerà sul mercato per un portiere di primo livello. A proposito di futuro, il destino a volte gioca strani scherzi: tra i nomi già monitorati per quella eventualità c’è proprio Elia Caprile, che i due portieri nerazzurri incroceranno da avversario domani a Cagliari.

Hojlund: «Vicino al Milan? Felice a Napoli. Devo migliorare il mio italiano, Conte preoccupato che non capisca»

Hojlund: «Vicino al Milan? Felice a Napoli. Devo migliorare il mio italiano, Conte preoccupato che non capisca». Parla l’attaccante danese

Un passato da nuotatore da record, un presente da bomber del Napoli campione d’Italia e un futuro da scrivere all’ombra del Vesuvio. Rasmus Højlund, in una lunga intervista a La Repubblica, si racconta a 360 gradi, svelando il ragazzo dietro il calciatore e la sua totale immersione nel progetto azzurro.

Dal suo passato in piscina alla scelta definitiva per il pallone, la sua è una storia di sport e famiglia. «In piscina da bambino nuotavo forte, feci il record di categoria per i 2003 nello stile libero. Quando ho smesso, il mio allenatore mi supplicò di tornare: era convinto che sarei diventato un professionista. La mia è una famiglia di sportivi, mamma correva nella nazionale di atletica, io ho giocato anche a tennis. Ho due fratelli in Germania, Oscar nelle giovanili di Eintracht Francoforte ed Emil in quelle dello Schalke 04, sono gemelli. Il pallone è entrato nella mia vita a tre anni, quando ne ho compiuti quattordici ho capito che sarei diventato un attaccante. Mio padre è stato un insegnante severo, mi ha aiutato molto».

Il ritorno in A e il martello Conte

Tornato in Serie A dopo l’esperienza all’Atalanta, Højlund descrive le differenze con il calcio inglese e il rapporto con il suo nuovo tecnico, Antonio Conte. «È sempre come la ricordavo dalla stagione con l’Atalanta, qui il calcio è molto tattico, ci sono tanti duelli uomo contro uomo. In Premier invece il ritmo è un po’ più alto: tutti sono veloci, forti ed esplosivi fisicamente. Ecco se devo indicare una differenza tra i due campionati è proprio questa. A 22 anni ho già un bel po’ di esperienze alle mie spalle. Ma adesso sono a Napoli e conto di fermarmi». «Lui sa che devo migliorare il mio italiano e me lo chiede in continuazione, preoccupato di farsi capire. “È chiaro? È chiaro?”: sono le parole che usa più spesso con me. Io gli rispondo sempre di sì, ma se ho un dubbio chiedo ai compagni. Sostituire Lukaku? Non tocca solo a me, nel Napoli ci sono anche altri attaccanti bravi come Lucca e Ambrosino. E aspettiamo con ansia il ritorno di Romelu, da lui abbiamo tutti da imparare».

La sfida al Milan e i suoi idoli

Domenica a San Siro c’è il Milan, un club che in passato lo aveva cercato. «So solamente che sono felice dove sono: qui a Napoli. Affronteremo una squadra davvero forte, che sembra stia giocando bene con il suo nuovo allenatore. Ma andremo lì per cercare di ottenere il massimo. Scendere in campo con lo scudetto sulla maglia è una responsabilità, oltre che un privilegio».

Quando si parla di modelli, il danese ha le idee chiare. «A livello mondiale i più forti per me sono Cristiano Ronaldo, Haaland, Lewandowski, Gyökeres. In A invece scelgo Lukaku, Vlahovic, Lautaro Martinez e poi ci sono io, Rasmus. Gli scandinavi? Le doti fisiche le abbiamo sempre avute per natura e oggi i centravanti possenti sono molto richiesti. Poi negli ultimi vent’anni abbiamo creato delle eccellenti accademie, che formano tanti ottimi giocatori, specie in attacco: non solo Haaland e Gyökeres, ma penso a Sørloth, a Isak, a Harder che farà strada».

Napoli, l’ambiente ideale

Infine, una dichiarazione d’amore per la città e i suoi tifosi, con un toccante retroscena personale. «Qui c’è una cultura calcistica speciale, l’ho avvertita subito quando sono venuto a Napoli per la prima volta da avversario, con l’Atalanta. I tifosi erano pazzi e molto appassionati, questo li rende diversi dagli altri. La città è veramente bella, il clima è meraviglioso. Ma ho soprattutto trovato un ambiente familiare, quello di cui avevo bisogno a questo punto della mia carriera. Superstizioni? Prima di entrare in campo guardo le stelle e prego, per chiedere l’aiuto di mia nonna Bodil. Lei è scomparsa sei anni fa. Invoco la sua guida e anche un po’ di fortuna. McTominay? Nella vita è sempre il solito Scott: bravissimo ragazzo, simpatico. Ma in campo è cresciuto moltissimo, giocando in Italia. Il mio obiettivo è ripetere il suo percorso».

È morto il 21enne Billy Vigar, tragedia in Inghilterra durante una partita: mondo del calcio in lutto

È morto il 21enne Billy Vigar, tragedia in Inghilterra: mondo del calcio in lutto per la prematura scomparsa dell’ex giocatore dell’Arsenal

Una tragedia scuote il calcio inglese. Billy Vigar, ex attaccante delle giovanili dell’Arsenal, è morto a soli 21 anni in seguito a un terribile incidente di gioco. Il giovane calciatore, attualmente in forza al Chichester City, ha perso la vita a causa di una “grave lesione cerebrale” riportata sabato scorso durante una partita di Isthmian League contro il Wingate & Finchley.

L’incidente è avvenuto nei primi minuti di gioco: nel tentativo di recuperare un pallone, Vigar ha sbattuto violentemente la testa contro un muro di cemento a bordo campo, perdendo immediatamente conoscenza. La gravità della situazione è apparsa subito chiara a giocatori e staff, tanto che la partita è stata sospesa dopo appena 13 minuti. Trasportato d’urgenza in ospedale e posto in coma farmacologico, Billy è stato sottoposto a un intervento chirurgico martedì, ma le sue condizioni non sono migliorate. Il decesso è avvenuto nella mattinata di giovedì.

La notizia ha generato un’ondata di cordoglio. “Billy era stimato e amato da tutti. La sua famiglia è devastata dal fatto che la sua morte sia avvenuta mentre praticava lo sport che amava”, ha scritto il Chichester in una nota, annunciando il rinvio della prossima partita.

Profondo dolore è stato espresso anche dall’Arsenal, il club in cui Vigar era cresciuto. Entrato nell’academy a 14 anni, aveva firmato il suo primo contratto da professionista nel 2022. “Tutti all’Arsenal sono devastati dalla scioccante notizia. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia e ai suoi cari. Riposa in pace, Billy”, si legge nel comunicato dei Gunners. Una giovane vita spezzata troppo presto, una promessa del calcio la cui carriera si è interrotta nel modo più tragico.

Benatia: «In De Zerbi qualcosa di Guardiola. Allegri non ha mantenuto la sua promessa»

Benatia: «In De Zerbi qualcosa di Guardiola. Allegri non ha mantenuto la sua promessa». Le dichiarazioni del ds del Marsiglia

Mehdi Benatia, direttore sportivo del Marsiglia ed ex difensore di Juventus e Roma, è stato intervistato dal Corriere dello Sport.

DICE SEMPRE QUELLO CHE PENSA – «Sì, ero così da calciatore e lo sono da dirigente. Anzi: a maggior ragione adesso. Da direttore devo essere onesto per risultare credibile. Quindi faccio il dirigente a modo mio: entro al centro sportivo la mattina alle nove, me ne vado alle sette di sera. Controllo tutto (mostra i fogli che ha sulla scrivania, ndr): i giocatori che mangiano di più o di meno, il loro peso, i chilometri percorsi, il tipo di allenamento. E per i ragazzi del settore giovanile è uguale: voglio sapere ogni cosa, da quale famiglia provengono, come vanno a scuola, come lavorano in campo, che tipo di educazione hanno. Una cosa so fare nella vita: occuparmi di calcio». 

RAPPORTO CON DE ZERBI – «Ecco (stavolta mostra il telefono, ndr): parliamo fino alle due di notte, spesso in videochiamata perché il mister vuole vedere le persone in faccia. A qualsiasi ora. È bello e stimolante, vive di calcio come me. Ha una passione debordante, dovreste vedere come prepara le partite. C’è qualcosa di Guardiola ma, credetemi, è un allenatore unico. Lui respira calcio e respira vita. In questo ordine».

SCELTA ALLENATORE – «Io ero a Dubai, in videochiamata gli proposi un incontro per il giorno seguente a Milano a colazione. Disse che non c’era bisogno, parlammo per ore al telefono e lui chiese di poter estendere la conversazione a Longoria. A quel punto ci spiegò che era interessato, il nostro progetto l’aveva coinvolto e avremmo dovuto parlare con il suo agente. Ma ci aveva già detto di sì».

RETROSCENA CESSIONE LUIS HENRIQUE – «Lo scorso marzo chiamai Luis Henrique e gli dissi che avrei dovuto cederlo. Sapevo che c’era l’Inter e pure una certa cifra da incassare. Andai al campo, lo presi da parte dopo l’allenamento e gli spiegai tutto: “Ti dovrò cedere, ti vogliono, ma tu mi devi portare in Champions. Più giocherai bene, meglio sarà per il Marsiglia e anche per te”. Era impossibile interpretare le mie parole diversamente».

ALLEGRI – «Gli voglio bene, ci rispettiamo, grande allenatore, perfetto per il Milan. Abbiamo discusso in passato, non lo nego. Paratici fu chiaro con me, lui meno. Mi promise che avrei giocato nonostante il ritorno di Bonucci. E sapete come andò? Cinque partite, zero presenze per Benatia».

RISSA RABIOT-ROWE – «Una rissa che non si dovrebbe vedere mai in uno spogliatoio: all’inizio abbiamo provato a tenere coperta la vicenda, aspettando le scuse che non sono mai state fatte. A costo di arrivare quinti o sesti, noi qui pretendiamo serietà. E all’inizio dell’estate non c’è stata da parte di alcuni giocatori. Ritardi, atteggiamenti sbagliati, situazioni sgradevoli: ma stiamo scherzando? Che cosa stiamo qui a fare? Siamo in Champions: e allora? Con Longoria e con Roberto abbiamo subito preso in mano la situazione e visto che il nostro è un gruppo sano le cose si sono messe in ordine. Con loro non è andata così, ma grazie comunque per quanto dato alla squadra. In particolare a Rabiot che ha contribuito alla qualificazione».

SABATINI – «Walter mi chiamava il venerdì o il sabato. In base a quello che gli dicevo capiva come sarebbe andata la partita. Ci rimasi male quando non mantenne le promesse sul rinnovo, ma conservo la stima. Anche nei confronti di Massara: sono felicissimo che sia alla Roma, l’ho chiamato per complimentarmi anche se all’inizio mi diceva che non era ancora fatta. Mi sono messo a ridere. Dài, non dire cazzate. So che vai lì ed è giusto così».

KONE’ – «Se lo volevo? Sì. Quando stava al Borussia. I parametri economici erano alti per noi la scorsa estate ed è stata brava la Roma. Manu è veramente un gran bel giocatore».

Milan, Leao pronto per il Napoli: ma il minutaggio? Colloquio strategico con Allegri

Milan, Leao pronto per il Napoli: ma il minutaggio? Colloquio strategico con Allegri, il summit strategico verso il big match di San Siro

La notizia che tutti i tifosi del Milan aspettavano è finalmente arrivata: Rafael Leão è tornato. A poco meno di quaranta giorni dall’infortunio al polpaccio rimediato il 17 agosto in Coppa Italia contro il Bari, il fuoriclasse portoghese ha ripreso ad allenarsi in gruppo. Una novità importantissima per Massimiliano Allegri, che potrà contare su di lui per il big match di domenica sera contro il Napoli.

Il numero 10 rossonero sarà regolarmente a disposizione e figurerà nella lista dei convocati. Tuttavia, il suo rientro in campo sarà graduale. Dopo un’assenza così lunga, Leão non ha ancora i 90 minuti nelle gambe e, per una questione di prudenza e di tenuta fisica, partirà dalla panchina. Sarà lui l’arma in più da giocare a partita in corso, il jolly in grado di spaccare la partita nel secondo tempo.

Come sottolinea Il Corriere dello Sport, il suo è un “Rientro in corsa”, non solo fisico ma anche tattico. A testimoniarlo c’è un’immagine significativa diffusa dal club dall’allenamento di ieri: un lungo e fitto colloquio a bordocampo tra Allegri e Leão. Un faccia a faccia che va oltre i saluti di bentornato, un vero e proprio summit strategico in cui i due avranno sicuramente discusso le modalità del suo impiego contro il Napoli.

Allegri sta studiando il momento giusto per reinserirlo, per scatenare la sua velocità contro una difesa che potrebbe essere già affaticata. Il Milan ritrova così il suo giocatore più talentuoso e imprevedibile. Anche se solo per uno spezzone di partita, la sua presenza è un fattore psicologico e tecnico che può cambiare il volto della sfida più attesa e spostare gli equilibri.

Roma, possibile stangata Uefa dopo i disordini di Nizza: divieto di trasferta ai tifosi? E alcuni rischiano il carcere

Roma, possibile stangata Uefa dopo i disordini di Nizza: divieto di trasferta ai tifosi? E alcuni rischiano fino a 5 anni di carcere

Le violenze di Nizza presentano il conto, e si preannuncia salatissimo. La notte di guerriglia che ha preceduto la sfida di Europa League avrà pesanti ripercussioni per la Roma e i suoi tifosi, con un’inchiesta che ora corre su due binari paralleli: quello della giustizia sportiva dell’UEFA e quello, ben più severo, della giustizia ordinaria francese.

Come riporta il Corriere dello Sport, l’organo disciplinare di Nyon ha aperto un fascicolo sui disordini. Il club giallorosso non è nuovo a problematiche di questo tipo: la società era già sotto osservazione per i precedenti episodi di violenza avvenuti a Budapest nel 2023 e a Bilbao nella scorsa stagione. La pazienza dell’UEFA sembra ormai esaurita, e la linea dura è l’opzione più probabile. Sul tavolo c’è la possibilità concreta di imporre divieti di trasferta per i tifosi romanisti nelle prossime partite europee, una misura drastica per punire il club e prevenire il ripetersi di simili incidenti.

Se le conseguenze sportive preoccupano, quelle legali sono ancora più gravi. Dei più di cento tifosi fermati dalle forze dell’ordine francesi, 89 sono stati rilasciati dopo oltre 24 ore in commissariato. Per 13 di loro, invece, la situazione è molto più seria. Rimasti in custodia cautelare, dovranno comparire davanti al tribunale di Nizza il prossimo 26 novembre per rispondere di accuse pesantissime, tra cui associazione finalizzata alla violenza e porto d’armi improprie.

La procura francese, convinta della natura premeditata degli scontri, chiederà pene severe. Per alcuni degli ultras coinvolti, il rischio concreto è quello di una condanna fino a cinque anni di carcere. Una prospettiva drammatica che trasforma una trasferta di calcio in un incubo legale, gettando un’ombra indelebile sulla reputazione del club e della sua tifoseria.

Busquets, la fine di un’era. Annunciato il ritiro: «Ultimi mesi in campo, sento che è giunto il momento»

Busquets, la fine di un’era. Annunciato il ritiro: «Ultimi mesi in campo, sento che è giunto il momento». L’ex Barcellona appenderà gli scarpini al chiodo

È la fine di un’era. Uno dei centrocampisti più intelligenti, vincenti e iconici della sua generazione ha deciso di dire basta. Sergio Busquets, a 37 anni, ha annunciato il suo ritiro dal calcio professionistico al termine della stagione in corso, che lo vedrà disputare le sue ultime partite con la maglia dell’Inter Miami, al fianco dell’amico e compagno di mille battaglie, Lionel Messi.

L’annuncio è arrivato attraverso i suoi profili social, con un messaggio carico di emozione, gratitudine e serenità, che riassume una carriera leggendaria vissuta sempre ai massimi livelli. «Ogni fine è un nuovo inizio, mi ritiro molto felice, orgoglioso, realizzato e soprattutto grato. Grazie a tutti e grazie al calcio per tutto quello che mi ha offerto, farete sempre parte di questa bellissima storia. Questi sono i miei ultimi mesi in campo».

Con il suo addio, il calcio perde il metronomo silenzioso di due delle squadre più forti di tutti i tempi: il Barcellona di Pep Guardiola e la Spagna dei record. Con la maglia blaugrana, il club della sua vita, Busquets ha ridefinito il ruolo di mediano, vincendo tutto ciò che si poteva vincere: nove titoli della Liga e tre Champions League, tra i tanti trofei di una bacheca sterminata. Con la nazionale spagnola, è stato il perno insostituibile della squadra che ha dominato il mondo, conquistando la Coppa del Mondo nel 2010 e l’Europeo nel 2012.

In un video toccante, ha voluto dedicare un pensiero speciale proprio al club che lo ha cresciuto e lo ha reso una leggenda. «Sento che è giunto il momento di dire addio alla mia carriera da calciatore professionista. Sono quasi 20 anni che vivo questa incredibile storia che ho sempre sognato. Grazie al Barcellona, la squadra della mia vita, dove ho realizzato i sogni che avevo da bambino. Ho indossato la maglia che amavo in centinaia di partite. Ho festeggiato tanti titoli e vissuto momenti unici al Camp Nou che non dimenticherò mai».

Dopo l’ultimo capitolo americano, il calcio saluterà un maestro silenzioso, un campione la cui grandezza non è mai stata misurata in gol, ma nell’intelligenza e nell’equilibrio che ha regalato a ogni sua squadra.

Pisa, esordio in Prima Squadra per Louis Buffon nella Torino di Gigi. Alena Seredova emozionata

Pisa, esordio in Prima Squadra per Louis Buffon nella Torino di Gigi. Alena Seredova, emozionata, condivide la propria gioia sui social

Il destino, a volte, scrive sceneggiature perfette. E così, nella serata di Coppa Italia, il cognome Buffon è tornato a risuonare a Torino, la città che per vent’anni è stata il regno di papà Gigi. Questa volta, però, il protagonista è stato suo figlio, Louis Buffon, che ha fatto il suo esordio con la maglia del Pisa proprio contro il Torino, in una serata carica di emozione e significato.

Un debutto tutt’altro che banale per il giovane portiere classe 2007. Il tecnico del Pisa, Alberto Gilardino, lo ha gettato nella mischia al 68′ minuto in un momento di massima difficoltà: la squadra era sotto per 1-0 e in dieci uomini a causa dell’espulsione di Cuadrado. Un battesimo di fuoco, in uno stadio che evoca ricordi leggendari, a cui Louis ha risposto con personalità.

A celebrare con orgoglio questo momento speciale è stata subito la mamma, Alena Šeredová. Con una tenera storia su Instagram, ha pubblicato una foto del figlio in azione accompagnata dalla semplice ma potentissima didascalia “il mio Lollo”, con tanto di cuoricino. Un gesto che testimonia l’emozione di una famiglia che vede un’altra generazione calcare i palcoscenici più importanti.

Per Louis non si tratta della prima esperienza tra i professionisti, avendo già esordito in Serie B nella scorsa stagione. Già nel giro della nazionale Under 18 della Repubblica Ceca, paese d’origine della madre, il giovane Buffon sta costruendo la sua carriera passo dopo passo. L’esordio a Torino, però, ha un sapore diverso: è il primo, vero capitolo di una storia tutta da scrivere, iniziata simbolicamente nella città che ha consacrato la leggenda di suo padre.

Galliani: «Monza? Non mi vedo in un club che non sia di Berlusconi. Promozione in A meglio della Champions col Milan. E sul futuro…»

Galliani: «Monza? Non mi vedo in un club che non sia di Berlusconi. Promozione in A meglio della Champions col Milan. E sul futuro…». Parla il dirigente

In una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport Adriano Galliani racconta il suo distacco dal Monza: Fininvest ha ceduto l’80% del club brianzolo al fondo americano Beckett Layne Ventures. Le dimissioni del cda diventeranno operative lunedì 29.

ADDIO AL MONZA – «Un’emozione forte. Lascio il club che amo da quando avevo 5 anni e mia madre mi portava allo stadio, la squadra della mia città. Ho ringraziato la nuova proprietà che mi aveva offerto la carica di presidente. Ma non mi vedo in una società che non sia di Silvio Berlusconi/Fininvest».

LA PROMOZIONE IN A – «Se vale una Champions col Milan? Di più. Il Milan ne aveva già vinte due prima di Berlusconi. Il Monza in A non c’era mai stato. Quando il presidente lo aveva promesso, qualcuno aveva sorriso. Come quando aveva promesso un Milan campione del mondo».

ORGOGLIO O TRISTEZZA – «Orgoglio. Un club mai stato in A ha sconfitto Inter, Milan, Juve e Napoli, quattro grandi. Ma è un orgoglio anche aver lasciato uno stadio con licenza Uefa. Nel 2018 lo avevamo raccolto inagibile. E poi un centro di allenamento che è tra i migliori d’Italia. Berlusconi ha speso 40 milioni per le due strutture».

PALLADINO – «La regola della casa era: io sceglievo il candidato, poi pranzo o cena ad Arcore per la benedizione del presidente. Quella ad Allegri nel 2010 e a Palladino, tecnico della Primavera, nel 2022 sono state le benedizioni più convinte».

ALLEGRI – «Max è un grande allenatore. Ci ho visto bene… Quando era al Cagliari, gli ripetevo: ‘Lei ha il phisique du role’ per il Milan. Perché, per guidare una grande, conta anche la presenza. Max giocava e vestiva bene. Un bel fioeu, direbbe Gullit. Il mio sogno è lo scudetto al primo colpo, come nel 2010. Può farcela, sono ottimista. I dirigenti rossoneri hanno fatto una scelta azzeccatissima».

TIFOSO DEL MILAN – «Mai smesso di esserlo. Non mi sono mai trattenuto neppure da dirigente del Monza. Io non so cosa faccio allo stadio. Me ne rendo conto quando mi rivedo in tv… Ho dentro 31 anni di Milan».

STADIO MILANO – «Una città come Milano non può non avere un grande stadio, in linea con i tempi. E il luogo non può che essere San Siro, ben servito da metro, strade e autostrade, dove i tifosi del Milan sono abituati ad andare da 100 anni e quelli dell’Inter da 80. San Siro è impossibile da ristrutturare. L’alternativa è costringere le squadre a giocare nella cintura milanese. Ogni consigliere comunale, al di là delle logiche politiche, deve valutare se per la città di Milano, sia conveniente avere uno stadio meraviglioso o non averlo. Una città all’avanguardia, bella come Milano, non può non avere uno stadio all’altezza del suo standard. L’eresia non è abbattere San Siro, ma Inter e Milan fuori dalla loro città».

FUTURO – «Solo Dio lo sa…».

Lazio, Zazzaroni: «Alcuni tifosi preferirebbero fallire che andare avanti con Lotito. Lui resterà, a meno che…»

Lazio, Zazzaroni: «Alcuni tifosi preferirebbero fallire che andare avanti con Lotito. Lui resterà, a meno che…». Il commento del direttore del Corriere dello Sport

Nel suo consueto editoriale sul Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni scrive così del rapporto mai così tormentato tra i tifosi della Lazio e Claudio Lotito

«I tifosi della Lazio ci chiedono spesso di “invitare” Lotito a vendere la società. Le sollecitazioni in tal senso sono aumentate a dismisura l’estate scorsa con il blocco del mercato e non vi dico dopo la sconfitta nel derby che ha anticipato di qualche giorno la festa per i 40 anni di Lazialità, la pubblicazione tanto cara a Dino Zoff che riassume in sé i valori più autentici della passione biancoceleste. 
Il Corriere dello Sport non spingerà mai un presidente ad andarsene: il nostro compito non è quello di “imporre” a qualcuno la cessione di una sua proprietà. Noi possiamo e dobbiamo criticare una gestione, anche duramente, analizzare i numeri, elencare le criticità, i problemi e eventualmente indicare le soluzioni praticabili.
Ci sono laziali – mi dicono – che sarebbero disposti a veder fallire la Lazio piuttosto che proseguire con Lotito. A questo credo poco: registro la voce che giunge più dal fegato che dal cuore. Ricordo peraltro che quasi 30mila tifosi hanno sottoscritto l’abbonamento nonostante l’inesistente campagna acquisti: se questa è una forma di protesta… 
L’ultima estate, il punto più basso della gestione dell’occupatissimo Senatore che in più di un’occasione – va detto – è riuscito a ripartire. Stavolta l’impresa sembra sensibilmente più complicata. 
Tre sono le condizioni per le quali Lotito potrebbe mollare: 1) la volontà di farsi da parte. 2) La presenza di un acquirente credibile. 3) Un soddisfacente rapporto tra l’offerta e la domanda.
Il resto è rabbia: e visto che Lotito non ha mai manifestato il desiderio di vendere, tutt’altro, le voci due e tre si annullano. 
Nonno Marino, sempre lui, mi raccomandava di non dare mai un consiglio a un autocrate “perché – sosteneva – quello non ascolta nessuno e anzi si diverte a fare il contrario“. Perciò consiglio a Lotito di restare a lungo alla Lazio».

Italiano: «Faticato solo nei primi 20′. Il Bologna farà di tutto per arrivare in fondo all’Europa League»

Italiano: «Faticato solo nei primi 20′. Il Bologna farà di tutto per arrivare in fondo all’Europa League». Le dichiarazioni del tecnico dei felsinei

Un esordio amaro, ma non una bocciatura. Il Bologna esce da Villa Park con una sconfitta per 1-0 contro l’Aston Villa, ma il tecnico Vincenzo Italiano, pur deluso per il risultato, ha visto segnali incoraggianti. Intervenuto ai microfoni di Sky nel post-partita, l’allenatore ha analizzato con lucidità una gara dai due volti, decisa da un avvio incerto ma caratterizzata da una reazione d’orgoglio.

Alla domanda se il primo ricordo della serata sarà la sfortunata traversa colpita da Castro, Italiano ha allargato la sua analisi, individuando nell’approccio iniziale il vero problema. «Analizzando la partita, sono i primi 20 minuti dove loro hanno fatto questi break in mezzo al campo e conquistato vari corner tra cui quello del gol. La squadra poi ha lavorato bene e creato tante situazioni. Potevamo fare qualche scelta diversa negli ultimi 20 metri, trovando la giocata per fare gol. Sono contento di quello che abbiamo fatto, ho visto lo spirito che volevo vedere. Dispiace non portare a casa punti».

L’allenatore ha poi tracciato la strada per il futuro, mostrando fiducia nel potenziale di crescita della sua squadra.«Possiamo crescere dal punto di vista del palleggio, avendone di più nella metà campo avversaria. Dobbiamo mettere bene dentro i nuovi e sono convinto che cresceremo. Qualcosa in più rispetto al Genoa, piano piano troveremo il salto di qualità».

L’obiettivo in Europa League, dopo la delusione dello scorso anno in Champions, è chiaro e ambizioso. «Di superare il girone, cosa che non è accaduta lo scorso anno in Champions. Se siamo bravi a rimanere in queste competizioni, a marzo/aprile faremo di tutto per andare in fondo».

Infine, un’autocritica sulla gestione tattica della partita, in particolare sui troppi fuorigioco in cui è caduta la sua squadra, pur consapevole della strategia difensiva dell’Aston Villa. «Si poteva attaccare meglio la linea, l’avevamo visto lo scorso anno che la tenevano altissima. Sapendo anche il loro modo di difendere, siamo andati troppe volte. Sono stati bravi, ma potevamo fare meglio sicuramente».

Il Bologna torna da Birmingham con zero punti, ma con la consapevolezza di potersela giocare e la chiara indicazione del suo tecnico su dove lavorare per trasformare lo spirito e le occasioni create in risultati concreti.

Torino, Cairo sicuro: «Ecco cos’ho detto alla squadra in settimana. Baroni sul pezzo, ora pronti per le prossime»

Urbano Cairo non ha dubbi, così il patron sul suo Torino e mister Marco Baroni dopo l’incontro in settimana, spazio anche alla contestazione, il Pisa e i prossimi impegni

(Lorenzo Bosca – Inviato allo Stadio Olimpico Grande Torino). ‘Accendere’ il campo per ‘accendere’ i tifosi: sembra questa la ricetta pensata da Urbano Cairo per risolvere il momento altalenante che il suo Torino sta attraversando tra il rettangolo verde e gli spalti. Seppur senza convincere a pieno ieri Marco Baroni e i suoi hanno superato il secondo turno di Coppa Italia contro il Pisa, ritrovando – almeno parzialmente – motivazione e morale dopo l’ultimo ko maturato in Serie A contro l’Atalanta. Al margine della partita (giocata in un clima di fervente contestazione) il patron del club Urbano Cairo è tornato a parlare con i giornalisti. Apparso particolarmente quieto e controllato il numero uno del club piemontese si è soffermato su numerosi temi. Dalla vittoria naturalmente, alla stessa polemica che intercorre tra i fan. Ma anche l’incontro in settimana al Filadelfia con gli stessi calciatori e i prossimi impegni in arrivo contro Parma e Lazio. Le parole raccolte da CalcioNews24 presente sul posto. 

Buonasera presidente Cairo, oggi era importante vincere

«Sì, esatto. Era importante vincere con anche un primo tempo direi, eccellente, buono, dove la squadra che ha fatto bene. Poi…nel secondo tempo abbiamo creato due o tre palle gol importanti, ma era una partita che devi chiudere molto prima. Perché sennò rischi di arrivare all’ultimo secondo che poi rischi di prendere gol. Paleari ha fatto una bella parata anche se non era angolatissima… Però direi che oggi era importante vincere e sono contento di aver passato il turno». 

A questa squadra sembra necessario un ‘click’, uno scatto di fiducia, di energia, per svoltare, perché anche stasera è stata un po’ titubante alla fine

«No, ma direi che il primo tempo sicuramente no, è stato molto buono. Il secondo tempo nell’ultima parte…ma perché lì quando tu vuoi controllare la partita, vuoi portarla a casa senza fare il secondo gol o addirittura il terzo poi rischi di prenderlo. Però la squadra a Roma ha fatto una partita quadrata, solida, buona. Anche con la Fiorentina si era fatta una buona partita. Poi ha avuto degli sbandamenti con l’Inter, con l’Atalanta…questo va assolutamente cancellato». 

L’altro giorno è voluto andare al Filadelfia per incontrare anche la squadra, baroni, cosa vi siete detti e cosa ha visto?

«Rimane tra noi(ride, ndr.). L’ho visto bene, benissimo. Tutti quanti in pista, non c’è dubbio, lavorano con grande determinazione, il mister è molto sul pezzo e la squadra lo segue…assolutamente bene. Ho parlato con la squadra, anche perché non li avevo ancora visti ed era importante farlo in un momento come questo» 

Vuole dare una risposta alla contestazione che c’è stata anche domenica, visto che c’è stato anche il corteo di tifosi? 

«No, abbiamo detto di tutto e di più. Adesso quello che conta è fare bene, fare bene sul campo e poi andare avanti». 

Ci ha ripensato un po’ a questo termine “acufene” che è diventato il simbolo della contestazione? 

«No, ma guarda… io non entro più in queste cose. La contestazione l’abbiamo vista oggi, settimana scorsa, domenica… Il tifoso può contestare se vuole farlo. Secondo me magari aiutare la squadra è meglio, però la libertà c’è. Siamo in un paese libero e ognuno coglie le sue libertà»

Ma crede che influisca anche la contestazione sulle prestazioni della squadra?

«No no…non credo che influisca, non credo perché ci sono ragazzi che hanno una bella scorza. Però sicuramente essere aiutati… Io ho fatto un esempio a loro quando li ho visti l’altro giorno e ho detto ‘Abbiamo un popolo straordinario’. Io mi ricordo quando presi il Torino e arrivammo alla finale playoff con il Mantova, facemmo un allenamento prima della partita il sabato a Borgaro e c’erano 2500 persone che hanno fatto di tutto e di più. Dando una spinta pazzesca…e poi allo stadio 60.000. Per cui dico ‘Avete dei tifosi straordinari’… e lo dice uno che è contestato, per cui… dovete cercare di accenderli. Se lo fate, vi portano loro, perché sono troppo forti’. È chiaro che nel momento in cui c’è una negatività, lo sono anche negativamente. Per cui devi riuscire ad accenderli… e ce la faremo!». 

Quindi secondo lei tramite i risultati si può ricucire il rapporto?

«Ma non lo so, vediamo, l’ho detto già…io non voglio più parlare di questa cosa. Adesso l’importante è il campo, che si preparino bene, che giochino bene, che non abbiano più le amnesie tipo domenica e poi secondo me…se le cose vanno meglio tutto è più positivo poi. Poi non ho la palla di vetro (ride, ndr)». 

Ora c’è il Parma, una partita delicata e importante da affrontare. Perché poi ci saranno Lazio e Napoli con la pausa…

«Sì, tra l’altro abbiamo avuto le prime quattro partite che erano impegnative. L’anno scorso con queste squadre abbiamo fatto tre punti, qui siamo a 4, quindi uno in più, abbiamo migliorato. Certamente sono partite… Magari uno dice ‘Non hai fatto gol’, ma sono giocavi contro squadre di un certo tipo. Certo, fare gol è fondamentale. Adesso abbiamo il Parma che però è una partita anche più difficile! Perché comunque sia il Parma non ha tanti punti, due credo, e quindi evidentemente hanno voglia di fare una grande partita davanti al loro pubblico. Quindi dobbiamo essere assolutamente consci che sarà una partita anche più difficile di queste partite certamente impegnative».

GUARDA QUI LA VIDEO INTERVISTA A URBANO CAIRO, IL COMMENTO DEL PATRON GRANATA DOPO TORINO PISA 1-0. IL FILMATO AI MARGINI DELLA SFIDA DI COPPA ITALIA

Calciomercato Juventus, Vlahovic di nuovo in vendita a gennaio: i due club interessati

Calciomercato Juventus, Vlahovic di nuovo in vendita a gennaio: i due club interessati all’attaccante serbo in scadenza nel 2026

Un passo avanti e due indietro, come nel Gioco dell’Oca. In casa Juventus, la gestione degli attaccanti si è trasformata in un rebus complesso, costringendo il club e il tecnico Igor Tudor a un clamoroso ritorno al punto di partenza. Le gerarchie estive, che vedevano Jonathan David come nuovo titolare e Dušan Vlahović come partente designato, sono state ribaltate dai gol a raffica del serbo, ma solo dalla panchina. Ora, dopo il deludente pareggio di Verona, la società ha deciso di resettare tutto: Vlahović torna a essere il “super-sub”, l’alternativa di lusso.

La decisione non è solo tecnica, ma strategica e finanziaria. Sebbene Vlahović si sia dimostrato un’arma letale a partita in corso, il club non ha cambiato idea sul suo futuro: a gennaio, sarà di nuovo sul mercato. La Juventus deve proteggere i cospicui investimenti fatti in estate per David e Loïs Openda (un affare che sfiora i 50 milioni) e, allo stesso tempo, liberarsi dell’enorme ingaggio del serbo, che quest’anno tocca i 12 milioni di euro. L’obiettivo è riuscire a gennaio dove si è fallito in estate: trovare un acquirente, con la Premier League (Chelsea e Manchester United su tutti) sempre in prima fila.

La scelta di Tudor è una conseguenza diretta di questa linea. Il tecnico si è convinto che Vlahović renda al massimo quando è spinto dall’orgoglio e dalla voglia di smentire le scelte iniziali. Le uniche due volte in cui è partito titolare ha deluso, mentre ha lasciato il segno quasi ogni volta che è subentrato. Per questo, la maglia da titolare tornerà sulle spalle di David, con Openda a insidiarlo.

Vlahović avrà tre mesi per mettersi in mostra, per segnare gol pesanti e attirare le offerte che la Juventus attende con ansia. Un paradosso continuo: il giocatore più decisivo è anche quello che il club vuole vendere di più. La Vecchia Signora si affida al suo bomber a tempo determinato, sperando che le sue prodezze possano servire a tutta la squadra e, soprattutto, a garantirgli un addio dorato.

Bologna, Skorupski para tutto il possibile: ma è l’Aston Villa a passare 1-0

Bologna, Skorupski para tutto il possibile: ma è l’Aston Villa a passare 1-0. Il portiere rossoblù prende anche un rigore, ma la prima della squadra di Italiano in Europa League è amara

Un eroe solitario, un “Batman” tra i pali che però non basta a salvare il Bologna. L’esordio in Europa League dei rossoblù si chiude con una sconfitta di misura (1-0) a Villa Park, ma il risultato lascia un amaro in bocca profondo per un’occasione sprecata. L’unico a mostrarsi veramente all’altezza della serata è stato un monumentale Łukasz Skorupski, l’unico a giocare con quella “sfacciataggine” necessaria per le notti europee, parando tutto il possibile, incluso un rigore a Watkins.

La partita del Bologna ha avuto due facce, ma è stata condannata da un primo tempo passivo e timoroso. Le scelte iniziali di Vincenzo Italiano, che ha lasciato in panchina uomini chiave come Orsolini, non hanno pagato. La squadra è apparsa macchinosa e in ritardo, costantemente sorpresa dalla velocità di un Aston Villa che, pur senza strafare, ha dominato i primi 45 minuti. Il gol di McGinn è stata la logica conseguenza di una difesa in affanno e di una copertura insufficiente. Per quasi un tempo, Skorupski è stato l’orso del luna park, un bersaglio costante sotto i colpi degli inglesi.

Nella ripresa, lo scenario è parzialmente cambiato. L’Aston Villa ha abbassato i ritmi e il Bologna ha provato a rialzare la testa, ma è stato ancora Skorupski a tenere in vita i suoi: al 65′, ha ipnotizzato Watkins dal dischetto, restando fermo e respingendo un rigore che avrebbe potuto chiudere la partita. Un intervento prodigioso che ha dato la scossa.

Pochi minuti dopo, con l’ingresso tardivo di Orsolini, il Bologna ha creato la sua più grande occasione: cross perfetto dell’esterno e colpo di testa di Castro che si è stampato sulla traversa. Un urlo rimasto in gola, simbolo di una serata in cui i rossoblù hanno dato l’impressione di aver perso troppo tempo. Resta il rammarico per un primo tempo regalato e la consolazione di aver trovato un portiere in stato di grazia, un supereroe solitario in una notte europea piena di rimpianti.

Le prime pagine sportive nazionali – 26 settembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Prime Pagine

Torino, Cairo: «Contestazione? Abbiamo tifosi straordinari, servono risultati. Con Baroni…» – VIDEO

Urbano Cairo è intervenuto ai margini di Torino Pisa 1-0, dalla vittoria in Coppa Italia, alla contestazione, l’incontro con Baroni e altro. Ecco la video intervista

(Lorenzo Bosca – Inviato allo Stadio Olimpico Grande Torino). Urbano Cairo torna a parlare. Dopo l’assenza in occasione dell’ultima sfida di Serie A contro l’Atalanta, il patron granata è riapparso questa sera al Grande Torino in occasione del match di Coppa Italia che ha visto i padroni di casa vincere per 1-0 contro il Pisa. Dalla partita alla contestazione, passando per la squadra di Marco Baroni (che ha incontrato in settimana al Filadelfia) e i prossimi impegni in programma. Ecco qui il video esclusivo di CalcioNews24 presente sul posto. 

Carraro risponde a Moggi: «Tutti i tribunali mi hanno dato ragione. Mentre a lui…»

Carraro risponde a Moggi: «Tutti i tribunali mi hanno dato ragione. Mentre a lui…». La replica dell’ex presidente della FIGC sul calcio Calciopoli

Franco Carraro, ex presidente della Figc, è intervenuto attraverso una lettera pubblicata sulla Gazzetta dello Sport per rispondere alle dichiarazioni odierne di Luciano Moggi, storico dirigente della Juventus, sul caso Calciopoli. Moggi aveva sostenuto che, durante la contesa per lo scudetto con il Milan, Carraro avrebbe favorito i rossoneri, squadra di cui era stato presidente in passato. L’ex direttore generale bianconero aveva anche replicato a un’intervista precedente di Carraro, in cui l’ex numero uno della Federazione aveva definito Calciopoli come un grande errore politico, collegando la vicenda alle scelte dei designatori arbitrali dell’epoca.

Carraro, nella sua lettera, ha voluto ribadire la propria posizione, sottolineando come le decisioni della giustizia sportiva e ordinaria abbiano confermato la sua correttezza istituzionale. L’ex presidente ha ricordato che il Gup di Napoli, la Corte di Cassazione, la Corte dei Conti e il Tar del Lazio hanno riconosciuto la sua innocenza, definendo il suo operato “istituzionalmente corretto”. Diverso il percorso giudiziario di Moggi, condannato inizialmente per associazione a delinquere e frode sportiva, con pene ridotte in appello e successivamente annullate dalla Corte di Cassazione fino alla prescrizione.

Il confronto tra i due protagonisti del calcio italiano, iniziato quasi vent’anni fa, continua dunque a distanza di 19 anni, alimentando un botta e risposta mediatico acceso. Carraro ha ribadito che le sentenze definitive hanno differenziato nettamente i percorsi giudiziari dei due ex dirigenti, chiarendo ai lettori l’esito delle vicende giudiziarie e sottolineando la propria estraneità ai comportamenti contestati a Moggi.

Con questa missiva, Carraro mira a rimettere ordine nella memoria collettiva sulla gestione di Calciopoli, evidenziando come la sua condotta sia stata sempre in linea con i principi istituzionali e legali, smentendo così qualsiasi accusa di favoritismi nei confronti di squadre di Serie A, compresa l’Inter. La vicenda, nonostante il tempo passato, resta dunque viva nel dibattito sportivo italiano.

LA LETTERA DI CARRARO – «Sono passati 19 anni da Calciopoli, i lettori sono in parte cambiati e non tutti ricordano tutto. Ritengo perciò necessario – prosegue – ricordare che il Gup di Napoli, la Corte di Cassazione, la Corte dei Conti, il Tar del Lazio, ultimo grado della Giustizia sportiva, hanno riconosciuto la mia innocenza, definendo il mio comportamento ‘istituzionalmente corretto’. Le sentenze definitive su Luciano Moggi sono state differenti. Con i più cari saluti».

Monaco, perché Pogba non ha ancora esordito

Monaco, perché Pogba non ha ancora esordito. L’ex Juventus, reduce dalla squalifica, non è mai stato convocato

Un fantasma in panchina, o meglio, neanche lì. L’acquisto più atteso dell’estate del Monaco, Paul Pogba, non ha ancora fatto il suo esordio con la nuova maglia. Anzi, non è mai stato nemmeno convocato. Nonostante le lacrime di commozione alla firma a fine giugno, il francese è un oggetto misterioso nel Principato, un campione di cui si attende il ritorno con un misto di speranza e impazienza. Ma perché Pogba non gioca?

Contrariamente alla sua seconda, sfortunata parentesi alla Juventus, questa volta non si tratta di un infortunio. Il motivo è più complesso e delicato: Paul va completamente ricostruito. La sua ultima partita ufficiale risale a due anni fa, 3 settembre 2023. Da allora, la squalifica per doping lo ha tenuto lontano dai campi e, soprattutto, dagli allenamenti con una squadra. Per questo, al Monaco la parola d’ordine è una sola: pazienza.

Già a metà agosto, il tecnico Adi Hütter provava a frenare gli entusiasmi. «Paul si sta avvicinando sempre di più al lavoro in squadra. Adesso lo vediamo indossare gli scarpini, ma dobbiamo stare attenti e proteggerlo. Forse tra un paio di settimane potrà partecipare all’allenamento e giocare una partita. Non vediamo l’ora di vederlo in campo».

Da allora è passato più di un mese, e il rientro in gruppo non è ancora avvenuto. Nella conferenza stampa di ieri, Hütter ha fatto nuovamente il punto, stabilendo una nuova, più realistica, tabella di marcia. «Non possiamo paragonare la situazione di Pogba con quella di Ansu Fati. Ansu è molto più giovane di Paul e si allena da molto tempo. Con Paul siamo in una fase di miglioramento. Ci siamo dati tre mesi. Si sta avvicinando al rientro in gruppo. Sta bene fisicamente e mentalmente».

Il tecnico ha ribadito con forza la necessità di non affrettare i tempi, per evitare il rischio di ricadute che sarebbero devastanti. «È una considerazione da fare. Non ha senso utilizzare qualcuno solo per dire che ce l’abbiamo in squadra».

Il progetto del Monaco è chiaro: il club non ha ingaggiato Pogba per una scommessa a breve termine, ma per un recupero totale. L’attesa continua, con la speranza di rivedere il vero “Polpo” quando sarà davvero pronto a riprendersi la scena.

Zazzaroni: «Ho rivisto il vero Chiesa, mi chiedo perché non sia titolare in Azzurro»

Zazzaroni: «Ho rivisto il vero Chiesa, mi chiedo perché non sia titolare in Azzurro». Il commento del giornalista sull’attaccante del Liverpool

Una prestazione da urlo che riaccende i riflettori sul suo immenso talento. La partita di Federico Chiesa con il Liverpool contro il Southampton ha incantato tifosi e addetti ai lavori, e tra questi c’è il giornalista Ivan Zazzaroni, che ha affidato a Instagram una riflessione tanto appassionata quanto polemica.

Zazzaroni, dopo aver assistito alla dominante performance dell’esterno italiano in Coppa di Lega, ha voluto condividere il suo entusiasmo ma anche la sua perplessità sulla gestione di un talento che, a suo dire, dovrebbe avere un ruolo molto più centrale sia nel suo club che in Nazionale. Nel suo messaggio, ha trovato anche un momento per un augurio al giovane difensore Giovanni Leoni, uscito dal campo per il gravissimo infortunio al ginocchio.

L’analisi del giornalista è un elogio incondizionato, che si trasforma presto in una critica diretta. «Ho visto Liverpool-Southampton (in bocca al lupo a Leoni) e rivisto il miglior Chiesa, due assist, la corsa fluida a testa bassa dei giorni più belli e molto altro, e mi chiedo come non possa giocare con più frequenza in Premier e come non possa essere titolare in azzurro. Se non volete guardare tutta la partita fatevi bastare gli highlights».

Le parole di Zazzaroni sono un macigno. Da un lato, c’è la celebrazione del ritorno di un campione ai suoi massimi livelli, capace di dominare la partita con due assist e con la sua tipica corsa inarrestabile. Dall’altro, c’è una doppia, pesante domanda che suona come un’accusa. La prima è rivolta al Liverpool e al tecnico Arne Slot: come è possibile che un giocatore così decisivo non sia preso più in considerazione in Premier League?

La seconda è un messaggio diretto al commissario tecnico della Nazionale Gattuso: come può l’Italia fare a meno dal primo minuto di un talento di questa caratura? L’invito finale a guardare gli highlights è una provocazione, un modo per dire che la classe di Chiesa è così evidente da non richiedere nemmeno un’analisi approfondita. Il messaggio è chiaro: il vero Federico Chiesa è tornato, e non farlo giocare è un delitto.

Scontri Nizza-Roma: rilasciati 88 ultras giallorossi. Gli altri a processo

Scontri Nizza Roma: rilasciati 88 ultras giallorossi. Gli altri a processo dopo gli scontri alla vigilia del match di Europa League

Arrivano i primi, pesanti verdetti dopo la notte di follia che ha preceduto la sfida di Europa League tra Nizza e Roma. A due giorni dagli scontri che hanno messo a ferro e fuoco il centro della città francese, la giustizia ha iniziato il suo corso per i tifosi giallorossi coinvolti. Su un totale di 102 sostenitori fermati, 13 sono stati formalmente processati davanti al tribunale di Nizza.

Le accuse a loro carico sono gravissime e delineate con precisione: “raggruppamento finalizzato alla preparazione di violenze volontarie contro persone o alla distruzione o danneggiamento di beni, nonché al trasporto di armi proibite“. Un capo d’imputazione che suggerisce la natura premeditata degli scontri, una tesi sostenuta con forza dalla procura.

Per la stragrande maggioranza degli altri tifosi fermati, 88 persone, la custodia è terminata con il rilascio. La loro liberazione, tuttavia, non è priva di conseguenze. Le autorità francesi hanno emesso nei loro confronti un provvedimento di divieto di accesso per sei mesi a tutta la regione delle Alpi Marittime, una misura preventiva volta a scongiurare futuri episodi di violenza.

Secondo quanto riportato dal quotidiano francese Le Parisien, la procura è convinta che gli ultras romanisti avessero organizzato il viaggio con il chiaro intento di creare disordini. Non si sarebbe trattato di una rissa estemporanea, ma di un’azione pianificata per cercare lo scontro con la tifoseria avversaria e mettere a soqquadro la città. Questa convinzione giustifica non solo l’imponente dispiegamento di forze dell’ordine durante la partita, ma anche la severità delle misure legali e amministrative adottate nelle ore successive.

Pagelle Torino Pisa, TOP e FLOP del match di Coppa Italia

I voti, i top e i flop del match valido per il secondo turno della Coppa Itakia 2025/26: pagelle Torino Pisa

I voti, i top e i flop del match valido per il secondo turno della Coppa Itakia 2025/26: pagelle Torino Pisa.

TOP: Casadei
FLOP: Cuadrado

Torino (3-4-3): Paleari 6.5; Dembele 6 (dal 72′ Asllani 6), Coco 6, Ismajli 6; Pedersen 6.5 (dall’82’ Lazaro SV), Tameze 6, Casadei 7, Nkounkou 6.5; Ngonge 6.5 (dal 64′ Vlasic 6), Adams 6 (dal 64′ Simeone 5.5), Njie 5.5 (dal 64′ Aboukhlal 5).
Allenatore: Baroni 6.5.

Pisa (3-5-2): Scuffet 5.5; Canestrelli 5.5, Albiol 5 (dal 70′ Bonfanti 6), Mbambi 5; Cuadrado 4, Vural 6, Højholt 5.5, Piccinini 5 (dall’81’ Bettazzi SV), Angori 5; Lorran 6 (dal 46′ Tourè 6.5), Meister 5 (dal 70′ Tramoni 6,5).
Allenatore: Gilardino 5.

Torino Pisa 1-0: Baroni supera il turno, il gol di Casadei e l’espulsione di Cuadrado condannano Gilardino

Torino Pisa, allo Stadio Olimpico Grande Torino il match valido per la Coppa Italia: ecco sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE

(Lorenzo Bosca – Inviato allo Stadio Olimpico Grande Torino). Per chi perderà sarà debacle, per vincerà, il passaggio del turno sarà utile ad allontanare qualche nuvola nera dopo i rispettivamente complicati avvii di stagione. Torino Pisa, match valido per il secondo turno di Coppa Italia vede due squadre in grande difficoltà affrontarsi tra le mura dello Stadio Olimpico Grande Torino alle 21 in punto. Una sfida che sia la squadra allenata da Marco Baroni che quella gestita da Alberto Gilardino non possono ‘permettersi’ di sbagliare, alla ricerca di un riscatto che – in caso di parità – si consumerà direttamente ai calci di rigore senza passare dai tempi supplementari. Vediamo cronaca, sintesi e diretta LIVE di Torino Pisa. 


TORINO PISA LIVE 

🟥1′ – Inizia Torino Pisa

5′ – Primo squillo Torino: Nkounkou sulla fascia serve Njie che ci prova, la sfera termina fuori. L’arbitro ferma tutto fuorigioco 

7′ – Traverso Casadei a imbucare per Pedersen, ma quest’ultimo non ci arriva 

⚽9’ – GOL DEL TORINO: Casadei porta in vantaggio Baroni 

9’ – Nasce tutto dal calcio d’angolo battuto alla perfezione da Ngonge. Casadei impatta bene di testa 

13′ – Calcio di punizione che si conclude con un nulla di fatto per il Torino, mura la difesa avversaria 

20’ – Si abbassano i ritmi del gioco quando arriviamo al minuto numero venti, dopo lo squillo di Casadei il Torino sembra aspettare il Pisa nella propria metà campo

25′ – Ci prova il Torino: fa tutto Njie e fa tutto bene. Dopo aver raggiunto la trequarti avversaria palla al piede lascia partire una conclusione che per poco non centra la porta  

30’ – Possesso prevalentemente di matrice piemontese. Eppure la squadra di Baroni fatica maledettamente a valicare la linea difensiva ben organizzata da Gilardino

45’ – Concesso un minuto di recupero

45+1′ GOL ANNULLATO AL PISA: contropiede ospite che partorisce la conclusione precisa di Lorran a superare delicatamente Paleari. L’arbitro, giustamente, ferma tutto per fuorigioco. 

🟥45+2′ Finisce il primo tempo, Torino Pisa 1-0


🟥Inizia il secondo tempo di Torino Pisa

45′ – Subito cambio Pisa: esce Lorran, al suo posto Touré 45′ 

47’ – Si mobilitano i gruppi organizzati: ecco che dalla Curva Primavera e in quella Maratona si tornano a far sentire i tifosi!

48’ – A proposito di contestazione, ricominciano in un men che non si dica le proteste dei sostenitori verso il patron Urbano Cairo

⚽47′ – GOL DEL TORINO: Ismajli raddoppia sugli sviluppi di calcio d’angolo!

49’ – ANNULLATO IL GOL DEL TORINO: decisivo il check del var, rete annullata causa tocco di mano di Ismajli. Dopo aver impattato la testa il pallone scivola vistosamente sulla mano del difensore prima di terminare in rete 

57′ – ANNULLATO IL GOL DEL PISA: l’arbitro strozza in gola l’urlo di gioia di Albiol che aveva imbucato in rete sugli sviluppi di punizione. Tutto fermo per fuorigioco

55’ – Ora è il Pisa a crescere! La squadra di Gilardino prende piede e guadagna centimetri

62’ – Espulso Cuadrado: l’ex Juve (fischiatissimo dai tifosi granata) costretto ad abbandonare il campo. Plateali e reiterate proteste verso l’arbitro. Il colombiano esce dal campo tra gli olè del pubblico di casa

65’ – Triplo cambio per il Torino: entrano Aboukhlal, Vlasic e Simeone, lasciano il campo Ngonge, Njie e Adams

68′ – Triplo cambio anche per Gilardino: il Pisa cambia volto con Buffon, Bonfanti e Tramoni, mentre salutano Vural, Albiol e Meister

70′ – Ci prova persino Pedersen: para facile Scuffet

71′ – Cambio Torino: esce Dembélé, entra Asllani

80′ – Partita incredibilmente aperta quando mancano dieci giri di orologio. Torino padrone del campo, Pisa che ci prova in contropiede e cerca l’episodio per pareggiare

81′ – Cambio Torino: esce Pedersen, al suo posto Lazaro

81′ – Cambio Pisa: esce Piccinini, entra Bettazzi

85′ – Ultimissimi minuti di Torino Pisa

90′ – Assegnati 5minuti di recupero

🟥90′ + 5′ Finisce così Torino Pisa. Decide il gol di Casadei


TORINO PISA LIVE

Torino (3-4-3): Paleari; Dembele, Coco, Ismajli; Pedersen, Tameze, Casadei, Nkounkou; Ngonge, Adams, Njie. A disposizione: Popa, Israel, Ilkhan, Aboukhlal, Vlasic, Anjorin, Simeone, Lazaro, Asllani, Biraghi, Gineitis, Zapata. Allenatore: Baroni.

Pisa (3-5-2): Scuffet; Canestrelli, Albiol, Mbambi; Cuadrado, Vural, Højholt, Piccinini, Angori; Lorran, Meister. A disposizione: Nicolas, Vukovic, Tramoni, Tourè, Buffon, Battistella, Bettazzi, Casarosa, Tosi, Lusuardi, Bonfanti. Allenatore: Gilardino.

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