Pagina 640 – Calcio News 24

Lazio, confronto serrato a Formello dopo il ko nel derby: 3 giocatori hanno chiesto scusa

Lazio, confronto serrato a Formello dopo il ko nel derby: 3 giocatori hanno chiesto scusa. L’ambiente biancoceleste prova a ricompattarsi

Un confronto lungo, serrato, a tratti duro, ma necessario per guardarsi in faccia e provare a ripartire. La ripresa degli allenamenti a Formello è stata preceduta da un lungo vertice di oltre mezz’ora tra la squadra, il tecnico Maurizio Sarri e il direttore sportivo Angelo Fabiani. Sul tavolo, tutte le criticità di un avvio di stagione da incubo per la Lazio: i risultati deludenti, un’identità di gioco smarrita e, soprattutto, il pesante ko nel derby, una sconfitta maturata tra errori individuali inaccettabili e un nervosismo inspiegabile.

In questo clima da resa dei conti, come riportato da Il Messaggero, è arrivato un passo fondamentale per provare a ricucire lo strappo: le scuse dei protagonisti in negativo della stracittadina. Hanno chiesto perdono ai compagni i due espulsi, Mattéo Guendouzi e Mohamed Belahyane. In particolare, il centrocampista francese si è assunto la responsabilità di una reazione che gli costerà due giornate di squalifica, lasciando il reparto in piena emergenza.

Scuse sentite sono arrivate anche da Nuno Tavares. Il terzino portoghese, finito sul banco degli imputati per l’errore che ha portato al gol decisivo della Roma, ha chiesto perdono non solo per la leggerezza in campo, ma anche per l’atteggiamento successivo alla sostituzione e per la sua rabbiosa uscita di scena dall’Olimpico.

Un pomeriggio teso, dunque, ma che la società giudica utile e necessario. Le scuse sono state il primo passo per provare a ricompattare un gruppo scosso e diviso. Ora, però, servono i fatti: la Lazio è chiamata a trasformare questo confronto in una reazione d’orgoglio già a partire dalla difficilissima trasferta di lunedì a Marassi contro il Genoa.

Moviola Torino Pisa, l’episodio chiave del match

Moviola Torino Pisa, l’episodio arbitrale chiave del match valido per il secondo turno di Coppa Italia 2025/2026

L’episodio chiave della moviola del match Torino Pisa, valido per il secondo turno della Coppa Italia 2025/2026. Dirige la sfida l’arbitro Ivano Pezzuto di Lecce. 1° assistente Marco Trinchieri (Milano), 2° Mattia Politi (Lecce). 4° Ufficiale Gianluca Manganiello (Pinerolo). Al Var Manuel Volpi di Arezzo, mentre avar Valerio Marini (Roma 1).


MOVIOLA TORINO PISA

⚽9’ – GOL DEL TORINO: Casadei porta in vantaggio Baroni 

9’ – Nasce tutto dal calcio d’angolo battuto alla perfezione da Ngonge. Casadei impatta bene di testa 

45+1′ GOL ANNULLATO AL PISA: contropiede ospite che partorisce la conclusione precisa di Lorran a superare delicatamente Paleari. L’arbitro, giustamente, ferma tutto per fuorigioco. 

🟥45+2′ Finisce il primo tempo, Torino Pisa 1-0


🟥Inizia il secondo tempo di Torino Pisa⚽47′ – GOL DEL TORINO: Ismajli raddoppia sugli sviluppi di calcio d’angolo!

49’ – ANNULLATO IL GOL DEL TORINO: decisivo il check del var, rete annullata causa tocco di mano di Ismajli. Dopo aver impattato la testa il pallone scivola vistosamente sulla mano del difensore prima di terminare in rete 

57′ – ANNULLATO IL GOL DEL PISA: l’arbitro strozza in gola l’urlo di gioia di Albiol che aveva imbucato in rete sugli sviluppi di punizione. Tutto fermo per fuorigioco

62’ – Espulso Cuadrado: l’ex Juve (fischiatissimo dai tifosi granata) costretto ad abbandonare il campo. Plateali e reiterate proteste verso l’arbitro. Il colombiano esce dal campo tra gli olè del pubblico di casa

90′ – Assegnati 5minuti di recupero

🟥90′ + 5′ Finisce così Torino Pisa. Decide il gol di Casadei


Torino (3-4-3): Paleari; Dembele, Coco, Ismajli; Pedersen, Tameze, Casadei, Nkounkou; Ngonge, Adams, Njie. A disposizione: Popa, Israel, Ilkhan, Aboukhlal, Vlasic, Anjorin, Simeone, Lazaro, Asllani, Biraghi, Gineitis, Zapata. Allenatore: Baroni.

Pisa (3-5-2): Scuffet; Canestrelli, Albiol, Mbambi; Cuadrado, Vural, Højholt, Piccinini, Angori; Lorran, Meister. A disposizione: Nicolas, Vukovic, Tramoni, Tourè, Buffon, Battistella, Bettazzi, Casarosa, Tosi, Lusuardi, Bonfanti. Allenatore: Gilardino.

Atalanta, finalmente una buona notizia dall’infermeria: lui verso il recupero

Atalanta, finalmente una buona notizia dall’infermeria: lui verso il recupero. Juric sta preparando la gara contro la Juventus con tantissime assenze

Un raggio di luce in mezzo all’emergenza. Dall’allenamento mattutino di Zingonia, arrivano notizie incoraggianti per l’Atalanta e per il tecnico Ivan Juric, che in vista della difficile trasferta di sabato contro la Juventus potrebbe recuperare una pedina fondamentale per il suo scacchiere.

La novità più significativa di giornata riguarda infatti Charles De Ketelaere. Il fantasista belga, fermo dalla partita di Champions League contro il PSG, ha svolto una parte dell’allenamento in gruppo con il resto dei compagni. Le sue condizioni restano sotto stretta osservazione, ma le sensazioni sono positive: crescono sensibilmente le possibilità di vederlo tra i convocati per la sfida dell’Allianz Stadium, con l’obiettivo di averlo poi pienamente a disposizione per il successivo impegno europeo contro il Bruges.

Segnali incoraggianti arrivano anche da Sead Kolašinac. Il difensore bosniaco ha svolto un allenamento integrato con la squadra Primavera, un passo importante nel suo percorso di recupero. L’obiettivo è quello di rientrare a disposizione prima della sosta di ottobre, bruciando le tappe previste inizialmente.

La lista degli indisponibili resta però lunga. Éderson ha proseguito il suo programma individuale sul campo e il suo rientro è più probabile per le gare successive alla Juve. Restano invece ai box per le terapie Scamacca, Bakker, Scalvini, Zalewski e Hien, le cui condizioni verranno rivalutate solo la prossima settimana.

Gasperini dovrà quindi affrontare la Juventus ancora in piena emergenza, ma i progressi di De Ketelaere e Kolašinac rappresentano un’iniezione di fiducia fondamentale in vista del ciclo terribile che attende la Dea.

Juventus, Conceicao a rischio con l’Atalanta: le possibili scelte offensive di Tudor

Juventus, Conceicao a rischio: Tudor può ridisegnare l’attacco in vista dell’importante partita dello Stadium contro l’Atalanta

Nessun allarme, ma massima prudenza. In casa Juventus si gestisce con attenzione la condizione di Francisco Conceiçãoin vista del big match di sabato contro l’Atalanta. Come riporta JuventusNews24.com, il trequartista portoghese sta svolgendo un lavoro personalizzato per smaltire le scorie dello stop accusato in nazionale e ritrovare la brillantezza migliore. Lo staff di Igor Tudor non vuole correre rischi con un giocatore già diventato fondamentale per gli equilibri offensivi della squadra.

Questa gestione conservativa, però, apre un ballottaggio serrato per il ruolo di trequartista, nel caso in cui “Chico” dovesse partire dalla panchina. Le opzioni a disposizione del tecnico croato non mancano, a partire da soluzioni che prevedono l’adattamento di una punta. Sia Loïs Openda che Jonathan David sono stati già provati in quella posizione e potrebbero agire alle spalle di Vlahović, garantendo dinamismo e peso offensivo.

L’alternativa più naturale sarebbe l’impiego di Edon Zhegrova. Il kosovaro è il sostituto designato di Conceição, ma resta da valutare la sua tenuta atletica: se Tudor lo riterrà in grado di reggere almeno 45 minuti ad alta intensità, potrebbe concedergli la sua prima vera chance da titolare. Un’altra suggestione porta a un impiego più avanzato di Teun Koopmeiners, una mossa che potrebbe dare più equilibrio e capacità di inserimento.

Infine, non è da escludere una variazione tattica, con il passaggio a un modulo con due punte supportate da Kenan Yıldız. Le prossime ore saranno decisive: Conceição resta in corsa per una maglia, ma Tudor studia attentamente tutte le alternative per non farsi trovare impreparato.

Materazzi: «Chivu non era la prima scelta dell’Inter. Ma è stato intelligente perché…»

Materazzi: «Chivu non era la prima scelta dell’Inter. Ma è stato intelligente perché…». Le dichiarazioni dell’ex difensore nerazzurro

In un momento delicato per l’Inter, con il tecnico Cristian Chivu al centro di alcune critiche per la gestione della squadra, una voce autorevole del passato nerazzurro si è alzata in sua difesa. È quella di Marco Materazzi, ex compagno di squadra e compagno di trionfi nel Triplete del 2010, che in un’intervista a Cronache di Spogliatoio ha spezzato una lancia a favore dell’allenatore rumeno.

“Matrix” ha rispedito al mittente l’accusa di inesperienza, sottolineando come il percorso di Chivu sia stato, al contrario, metodico e completo. «Cristian ha fatto i passaggi che doveva fare. In tanti dicono che sia inesperto, ma lui è cresciuto nell’Ajax e ha fatto lo stesso percorso all’Inter come tecnico delle giovanili – il punto di vista di Matrix -. Poi è arrivato al punto in cui ha detto in maniera matura e intelligente: ‘mi fermo e aspetto’».

Un’attesa che, secondo Materazzi, è stata premiata prima con una difficile ma formativa esperienza in Serie A e poi con la grande chiamata dell’Inter. «E ha avuto la fortuna di essere chiamato dal Parma, in Serie A: lì ha fatto poche partite, è vero, ma è riuscito a salvare la squadra. Quindi è arrivata la grande chance: Cristian non era la prima scelta dell’Inter per il dopo-Inzaghi, ma non essendoci stati gli incastri giusti il club ha deciso di dargli la possibilità di allenare».

Infine, un ritratto più intimo, che distingue l’uomo dal calciatore. Materazzi ricorda come Chivu fosse già un leader tattico in campo, pur con un approccio diverso rispetto ad altri “allenatori in campo” come Cambiasso. «In campo, Chivu era già un allenatore, ma fuori dal campo non era mentalizzato come altri tipo giocatori tipo Cambiasso. Dopo l’allenamento, il Cuchu veniva lì e ti dava le spiegazioni».

La difesa di Materazzi è a tutto tondo: Chivu non è un improvvisato, ma un professionista che si è guadagnato la sua opportunità passo dopo passo. Un invito alla pazienza e alla fiducia verso un allenatore che, secondo chi lo conosce bene, ha tutte le carte in regola per guidare l’Inter.

Milan, le regole imposte da Allegri: dress code, tavolata unica e italiano obbligatorio

Milan, le regole imposte da Allegri: dress code, tavolata unica e italiano obbligatorio. Disciplina e stile rossonero

Ottanta giorni per trasformare un gruppo sfilacciato in una squadra compatta e vincente. La rivoluzione di Massimiliano Allegri al Milan ha avuto un impatto immediato e travolgente. Dal suo ritorno a Milanello, avvenuto l’7 luglio a undici anni dall’ultima volta, il tecnico livornese ha ridato un’identità e, soprattutto, risultati ai rossoneri: cinque vittorie in sei partite ufficiali, con quattro successi consecutivi senza subire gol.

Ma il segreto di questa rinascita, come racconta Il Corriere della Sera, non risiede solo nella tattica, ma in un “codice Allegri” fatto di regole ferree e disciplina, pensato per ricreare il senso del gruppo e l’orgoglio di appartenenza. La prima mossa è stata a tavola: via i tavolini separati a Milanello, sostituiti da un’unica grande tavolata per favorire l’integrazione e smantellare i gruppetti. A questo si aggiunge l’obbligo per tutti di parlare italiano, una regola sostenuta anche da Zlatan Ibrahimović per migliorare la comunicazione in campo.

La disciplina si estende anche fuori dal centro sportivo. È stato reintrodotto un dress code elegante per le trasferte, con giacca e cravatta obbligatorie non solo per i giocatori, ma per tutto lo staff, dai magazzinieri ai cuochi. Un ritorno all’immagine del “vecchio Milan”, per ricordare a tutti, come ripete spesso Allegri: “Siamo il Milan, non dimentichiamocelo mai”.

Questa ritrovata compattezza mentale si è riflessa sul campo, dove il passaggio al 3-5-2 ha blindato la difesa e ridato equilibrio. L’inserimento di leader tecnici e carismatici come Luka Modrić e Adrien Rabiot ha fornito punti di riferimento essenziali a una squadra che aveva smarrito la via. Ora, all’orizzonte, c’è l’esame di maturità contro il Napoli a San Siro, il primo vero test per verificare la solidità della rivoluzione di Max.

Torino Pisa, clima spettrale al Grande Torino: stadio semi-vuoto. Mentre fuori…

Torino Pisa chiude i battenti del secondo turno di Coppa Italia in un’atmosfera surreale, lo Stadio Olimpico Grande Torino semi vuoto in contestazione, mentre fuori…

(Lorenzo Bosca – Inviato allo Stadio Olimpico Grande Torino). Un clima al limite del surreale si prepara a fare da cornice a Torino Pisa. Cinque giri d’orologio, o poco di più, ci separano dall’inizio della sfida valida per il secondo turno di Coppa Italia e l’atmosfera che si respira tra le mura (a dire il vero anche fuori) dello Stadio Olimpico Grande Torino è a dir poco spettrale. Sono infatti a malapena cinque o seimila i tifosi presenti sugli spalti per assistere alla sfida. Ma non solo, la Curva Maratona, cuore pulsante del tifo organizzato, si presenta attualmente spoglia dei canonici striscioni che sono soliti donare quell’inconfondibile colpo d’occhio di colore granata al settore. 

I motivi di un tale scenario sono molteplici. Il primo è senz’ombra di dubbio da ricercare nella data e nell’orario dell’evento sportivo (giovedì alle 21, non il massimo per una città notoriamente ‘laboriosa’ come quella piemontese). Un secondo fattore può risiedere invece nello scarno ‘appeal’ della gara, che, insomma, vede i padroni di casa affrontare non il più blasonato degli avversari (il Pisa occupa l’ultimo posto in classifica) e soprattutto nella competizione nazionale, ergo non nella più ambita Serie A. 

La ragione principale della penuria di spettatori sugli spalti dell’impianto di Via Filadelfia 96, però, è di più facile intuizione e si lega col doppio nodo alla contestazione societaria che da mesi vede gli stessi supporters del Torino protagonisti. «L’acufene è tornato… il silenzio è servito», si legge nel volantino diramato da alcuni gruppi organizzati nella tarda serata di ieri sulle rispettive pagine social. Il riferimento è naturalmente al termine ‘acufene’ appunto, utilizzato dal Presidente del Torino Urbano Cairo per etichettare le proteste della tifoseria (o perlomeno buona parte di questa) nei suoi confronti. E ancora: «Invitiamo tutti i tifosi granata a lasciare lo stadio vuoto per i primi 45 minuti». Infine la classica chiosa: «Il Torino siamo noi!». Alcune copie del medesimo manifestino sono state poi stampate e affisse su muri e pali della luce nelle vie antistanti allo Stadio, in particolar modo nei pressi della Maratona.

Insomma, se tutto andrà come previsto solo a partire dal secondo tempo della partita il Grande Torino dovrebbe tornare ad animarsi. Pur senza avvicinarsi ai numeri tipici di un big match (o alla massima capienza dello Stadio). Un nuovo capitolo del già incrinato rapporto tra tifoseria e presidenza sta per andare in scena, nella speranza che anche questo episodio possa svolgersi entro i limiti del rispetto e dell’educazione come sempre accaduto fino al momento. Ora è davvero tutto pronto per questo Torino Pisa, in un’atmosfera che da queste parti non si era mai vista. 

Sergio Ramos prova il cucchiaio su rigore: fa una figuraccia e il Monterrey finisce per prenderne 6

Sergio Ramos prova il cucchiaio su rigore: fa una figuraccia e il Monterrey finisce per prenderne 6. L’errore fatale che cambia la storia del match

Una notte da incubo, di quelle che un campione del suo calibro non dimenticherà facilmente. Sergio Ramos, arrivato in estate in Messico per essere il leader del Monterrey, si è trasformato nel protagonista negativo di una delle sconfitte più umilianti della storia recente del club. Il suo errore dal dischetto ha innescato una rimonta clamorosa del Toluca, che si è imposto con un tennistico 6-2.

La sliding door della partita arriva al 20′ del primo tempo. Con il Monterrey in vantaggio per 1-0, Ramos si presenta sul dischetto per il rigore che potrebbe chiudere i conti. Invece di scegliere la potenza, opta per un “cucchiaio” ambizioso ma eseguito malamente: il pallone termina docilmente tra le braccia del portiere avversario, Hugo González.

È l’errore fatale che cambia la storia del match. Quel rigore fallito è la goccia che fa crollare psicologicamente il Monterrey e dà una carica incredibile al Toluca. Tre minuti dopo, al 23′, arriva il pareggio. Da quel momento, è un monologo degli ospiti, che travolgono la squadra di Ramos e chiudono il primo tempo addirittura sul 4-2. Nella ripresa, il Toluca dilaga, fissando il risultato finale sul 6-2 e agganciando proprio il Monterrey al secondo posto in classifica.

Una doppia beffa per il difensore spagnolo, considerato un cecchino dagli undici metri. Ramos, che in carriera ha segnato 35 rigori, non ne sbagliava uno da oltre cinque anni. L’ultimo errore risaliva al novembre 2020, quando ne fallì addirittura due in una partita con la sua Spagna contro la Svizzera. Prima di allora, aveva messo a segno una striscia di 25 rigori consecutivi. Un tentativo di prodezza si è trasformato, per lui e per la sua squadra, in una notte di pura umiliazione.

Calcio femminile, i portieri non parano? Le straordinarie prodezze di De Jong con la Juve – VIDEO

Calcio femminile, i portieri non parano? Le straordinarie prodezze di De Jong con la Juve fanno cambiare idea a molti scettici

“Nel calcio femminile i portieri non parano”. È uno dei luoghi comuni più stantii e resistenti, una critica superficiale che viene puntualmente smentita da prestazioni di altissimo livello. L’ultima, folgorante, arriva da una giovane esordiente in casa Juventus Women: la parata di prodezze con cui la portiera olandese Danielle De Jong ha blindato la vittoria contro l’Inter è la risposta più potente a ogni pregiudizio.

Arrivata in estate a parametro zero dal Twente, la classe 2002 era stata ingaggiata per crescere alle spalle della titolare, Pauline Peyraud-Magnin. Il suo momento, però, è arrivato prima del previsto, e in una partita tutt’altro che banale: la semifinale di Serie A Women’s Cup contro l’Inter. Con la Juventus in vantaggio per 2-1 e sotto pressione nel finale, De Jong ha fatto il suo esordio ufficiale, diventando l’eroina assoluta del match.

Negli ultimi, concitati minuti di gioco, l’Inter ha provato in ogni modo a trovare il pareggio, ma si è scontrata contro un muro invalicabile. La giovane portiera olandese si è superata con almeno tre interventi prodigiosi, mostrando riflessi felini, coraggio nelle uscite e una sicurezza da veterana. Parate decisive, che non hanno semplicemente salvato il risultato, ma hanno trascinato la Juventus in finale, dimostrando tutto il suo enorme potenziale.

Mentre Peyraud-Magnin resta il punto di riferimento tra i pali, l’esordio di Danielle De Jong ha fatto capire a tutti che la Juventus ha in casa un futuro fuoriclasse. Le sue parate non valgono solo una vittoria, ma sono anche un manifesto della crescente qualità del calcio femminile in ogni ruolo, una risposta sul campo a chi ancora si rifugia in vecchi e superati luoghi comuni.

Formazioni ufficiali Aston Villa-Bologna: le scelte di Emery e Italiano

Formazioni ufficiali Aston Villa Bologna: le scelte di Emery e Italiano per il match di Europa League in programma stasera a Villa Park

Dopo l’esordio vincente della Roma di Gasperini, l’avventura europea continua stasera con il Bologna di Vincenzo Italiano, che debutta in Europa League in una notte di gala contro gli inglesi dell’Aston Villa. Un battesimo di fuoco per i rossoblù, qualificatisi grazie alla storica vittoria della Coppa Italia, che si trovano di fronte una delle principali favorite per la vittoria finale del torneo.

Sulla carta, il pronostico pende tutto dalla parte dei Villans. La squadra di Unai Emery, specialista della competizione, vanta una rosa di livello internazionale con stelle del calibro di Watkins, Sancho e il campione del mondo “Dibu” Martínez. La realtà del campo, però, racconta una storia molto diversa. L’Aston Villa si presenta a Bologna in una crisi di risultati nerissima: gli inglesi non hanno ancora vinto una partita in stagione tra Premier League e coppe, e in campionato si trovano in piena zona retrocessione con soli 3 pareggi in 5 gare. A pesare è un attacco anemico, il peggiore dei top 5 campionati europei con una sola rete segnata.

Il Bologna, dal canto suo, dopo un avvio altalenante in Serie A con 2 vittorie e 2 sconfitte, vuole essere la sorpresa del girone. Italiano, forte delle due finali di Conference League raggiunte con la Fiorentina, sa come si affrontano queste serate e schiera una formazione offensiva per provare a colpire un gigante ferito.

Le formazioni della partita

ASTON VILLA (4-4-2): Bizot; Cash, Konsa, Pau Torres, Maatsen; Guessand, McGinn, Kamara, Rogers; Buendia, Malen. Allenatore: Unai Emery.

BOLOGNA (4-2-3-1): Skorupski; Zortea, Vitik, Lucumì, Lykogiannis; Freuler, Ferguson; Bernardeschi, Odgaard, Cambiaghi, Castro. Allenatore: Vincenzo Italiano.

Formazioni ufficiali Torino Pisa: le scelte di Baroni e Gilardino per la Coppa Italia

Formazioni ufficiali Torino Pisa, così Marco Baroni e Alberto Gilardino questa sera in campo, ecco i titolari scelti dai due tecnici per la Coppa Italia

(Lorenzo Bosca – Inviato allo Stadio Olimpico Grande Torino). Neanche il tempo di metabolizzare l’ultima giornata di campionato che Marco Baroni e Alberto Gilardino tornano subito in campo. L’occasione è quella offerta da Torino Pisa, match valido per il secondo turno di Coppa Italia in programma questa sera alle ore 21 tra le mura dello Stadio Olimpico Grande Torino. Una sfida di inconfutabile importanza, sia per la formazione piemontese che per la compagine toscana. Non solo per quanto concerne il mero risultato sportivo, ma per l’occasione che la gara offre a entrambe le squadre quantomai desiderose di trovare un riscatto in questo periodo. 

Il Torino è infatti reduce dal deludente 0-3 casalingo incassato contro l’Atalanta, mentre il Pisa è uscito sconfitto per 3 reti a 2 dall’ultima trasferta in quel di Napoli. Cosa di meglio, dunque, che ritrovare subito il sorriso grazie al passaggio del turno? Quel che è certo è che solo uno dei due allenatori trionferà come vincitore dalla sfida odierna. Gara, ricordiamo, a eliminazione diretta e che – in caso di parità – si concluderà direttamente ai rigori senza passare dal purgatorio dei tempi supplementari. Insomma, non ci resta che aspettare il calcio d’inizio, nel frattempo diamo un’occhiata alle formazioni ufficiali della sfida, ecco l’undici scelto dai due mister attingendo dagli arsenali rispettivamente a propria disposizione. 

Le formazioni ufficiali Torino Pisa, ecco le scelte di Baroni e Gilardino per la Coppa Italia: 

Torino (3-4-3): Paleari; Dembele, Coco, Ismajli; Pedersen, Tameze, Casadei, Nkounkou; Ngonge, Adams, Njie. A disposizione: Popa, Israel, Ilkhan, Aboukhlal, Vlasic, Anjorin, Simeone, Lazaro, Asllani, Biraghi, Gineitis, Zapata. Allenatore: Baroni.

Pisa (3-5-2): Scuffet; Canestrelli, Albiol, Mbambi; Cuadrado, Vural, Højholt, Piccinini, Angori; Lorran, Meister. A disposizione: Nicolas, Vukovic, Tramoni, Tourè, Buffon, Battistella, Bettazzi, Casarosa, Tosi, Lusuardi, Bonfanti. Allenatore: Gilardino.

Fiorentina sotto processo: Trevisani durissimo coi tifosi. Pedullà attacca lui e Pioli

Fiorentina sotto processo: Trevisani durissimo coi i tifosi. Pedullà attacca lui e Pioli… Si scatena il dibattito intorno alla squadra viola

Un avvio di stagione da incubo, con soli due punti in quattro partite, ha gettato la Fiorentina di Stefano Pioli in una crisi profonda. La delusione dei tifosi si è trasformata in una dura contestazione, innescando un acceso dibattito mediatico con due tesi contrapposte: da un lato chi attacca l’eccessiva criticità della piazza, dall’altro chi punta il dito contro l’allenatore, difendendo l’operato della società.

Trevisani contro i tifosi viola

Il giornalista Riccardo Trevisani, intervenendo a Cronache di Spogliatoio, ha usato toni sarcastici e durissimi per criticare l’atteggiamento dei sostenitori viola, accusandoli di avere una percezione irrealistica della grandezza del club.«Gli unici che capiscano di calcio sono i tifosi della Fiorentina. Bisogna creare uno staff composto da tifosi viola, solo così può vincere qualcosa. Sono più bravi di Italiano, Palladino e Stefano Pioli (ironico ndr). Io non riesco a ragionare con i tifosi della Fiorentina, mi dispiace. Io capisco il discorso sulla lingua italiana, “il calcio è nato a Firenze”, Dante e il sentirsi fortissimi, ma adesso basta. Io ho i dati di ascolto delle televisioni: Inter, Milan e Juve le più seguite. Poi Napoli e Roma. Dopodiché Catania, Cagliari, Palermo, poi c’è la Lazio. Dopo 10 squadre la Fiorentina ancora non c’è. Loro vivono l’idea di essere la squadra più interessante del mondo, ma interessa solo a Firenze. Pensano di essere bravissimi, fortissimi, ma non è vero. La Fiorentina è una squadra che negli ultimi anni fa molto di più rispetto agli incassi che ha a disposizione».

La difesa di Pedullà: «Il responsabile è Pioli»

Di parere diametralmente opposto è Alfredo Pedullà. Sul suo canale YouTube, l’esperto di mercato ha difeso le scelte della dirigenza, attribuendo la totale responsabilità della crisi a Stefano Pioli. Ha inoltre lanciato una frecciata a chi, come Trevisani, attacca la tifoseria per difendere l’allenatore. «Non facciamo che prendi il mercato e lo scaraventi dalla finestra dicendo cose che non hanno motivo di esistere, parlare dopo è troppo facile. Il vero responsabile della confusione in casa Fiorentina è Pioli, alcuni criticano il mercato, Piccoli e Dzeko sono stati presi per giocare, De Gea è rimasto, Pioli ha scelto questa squadra, voleva un attaccante pesante e ne hanno presi due, sono stati spesi tanti soldi, è troppo facile fare i professori e maestri, attribuendo responsabilità ad altri. Possiamo dire che Pioli non ha trovato una quadratura su una squadra che ha voluto completamente lui o è colpa di altri? E’ stato blindato Kean, è rimasto Dodò, è stato riscattato Gudmundsson, cosa bisognava fare di più? Un allenatore come Pioli deve riprendere il giusto cammino, senza infamare Firenze e i fiorentini, se vuoi difendere l’allenatore non devi infamare una piazza, che sarà particolare, sarà troppo critica ma va rispettata e non infamata, così è troppo facile».

Due visioni agli antipodi che fotografano un ambiente diviso, alla ricerca di un colpevole per un inizio di stagione che ha tradito tutte le aspettative.

Spalletti: «La Nazionale come un martello in testa. Esclusione Acerbi condivisa con Buffon. Gattuso tatticamente bravo…»

Spalletti: «La Nazionale come un martello in testa. Esclusione Acerbi condivisa con Buffon. Gattuso tatticamente bravo…». Le parole dell’ex ct

L’ex CT dell’Italia Luciano Spalletti è intervenuto a margine del festival Letteratura sportiva, cultura sportiva, giornalismo sportivo.

Le sue parole: «L’esperienza con l’Italia mi martella ancora nella testa. Accetto il dolore che ha lasciato perché non è andata come volevo, ma mi riconosco un impegno totale. Poi naturalmente si riparte anche se ora c’è la fase del dolore acuto.

Acerbi? C’erano anche altre persone della Federazione, potete chiedere a loro se ho detto la verità oppure no. In maniera corretta ho fatto le convocazioni e una telefonata dove quasi gli ho chiesto scusa, riconoscendogli quella che è stata la sua bravura. Non vedo dove possa essere l’inghippo da parte mia. E su convocazioni e gestione dei calciatori condividevo tutto anche con Buffon e gli altri. Invece complimenti a Gattuso perché è stato bravo, specialmente nella seconda partita dove tatticamente ha fatto bene. Vedi le due punte vicine. 

L’Italia deve andare al Mondiale, l’ho pensato anche se fossi rimasto in nazionale. Sono contento che si sono tutti liberati di me. Se sono dispiaciuto di questo? No, e anche se sono stato esonerato dall’Italia non cambia il mio pensiero. 

Milan-Napoli? Il Milan è in grande condizione, il Napoli ha tante certezze e Conte e la società hanno lavorato benissimo. L’Inter può fare molto bene, Chivu diventerà un grande allenatore. Inter e Napoli hanno più chance rispetto a Juventus e Milan. Pio Esposito e Leoni sono giovani forti, fisicamente e tecnicamente. Poi ci penserà anche Silvio Baldini a lanciare altri ragazzi.

Futuro? Non lo so, io sono uno che è sempre stato molto fortunato sia per il calcio che per le squadre che ho avuto la possibilità di allenare. Sono convinto che qualcosa potrà succedere ma non vado a scavare e a forzare niente, deve essere tutto in maniera naturale».

Rooney tenta di ricucire con Cristiano Ronaldo: «La gente pensa che lo odi, ma io lo amo! É un genio assoluto»

Rooney prova a ricucire con CR7: «La gente pensa che lo odi, ma io lo amo! É un genio assoluto, ho detto che preferivo Messi solo per questo motivo»

Wayne Rooney ha cercato di gettare un ponte con il suo vecchio amico e compagno di squadra, Cristiano Ronaldo, affrontando direttamente le speculazioni sul loro rapporto. Intervenendo al podcast “Rio Ferdinand Presents”, Rooney ha insistito sul fatto di amare e ammirare il fenomeno portoghese, tentando di chiarire una volta per tutte i malintesi che lo hanno dipinto come un “nemico” di CR7, soprattutto a causa della sua preferenza per Lionel Messi nel dibattito sul migliore di tutti i tempi.


Rooney: “La gente pensa che lo odi, ma io lo amo!”
Le parole di Wayne Rooney sono state chiare e appassionate: «La gente pensa che io lo odi! Io lo amo! Penso che sia un genio assoluto; quello che sta facendo è incredibile. Non credo che la gente si renda conto di quanto eravamo vicini io e lui». Questa dichiarazione mira a dissipare l’immagine di un’acrimonia tra i due ex Red Devils, un’immagine alimentata principalmente dal fatto che Rooney abbia più volte espresso la sua preferenza per Lionel Messi. Il suo messaggio è un tentativo sincero di ristabilire la verità sul loro legame, sottolineando una profonda ammirazione e un affetto che trascende le semplici opinioni calcistiche.


Il dibattito Messi vs. Ronaldo: una preferenza tattica, non un’antipatia personale
Il cuore del fraintendimento, secondo Rooney, risiede nel suo giudizio tecnico sulla rivalità tra Messi e Ronaldo. «Solo perché ho detto che Messi è migliore di Ronaldo, la gente pensa che non mi piaccia Cristiano», ha spiegato. «Io preferisco il modo in cui gioca Messi, è tutto – potresti preferire Cristiano, questa persona potrebbe preferire Messi o Ronaldo, ma non credo che si possa discutere con nessuno dei due». Rooney ha specificato che la sua è una semplice preferenza per lo “stile, quel piccolo tocco di classe” di Messi, senza che questo implichi una mancanza di rispetto o ammirazione per l’ex Juve e Real Madrid Ronaldo. Un chiarimento che cerca di separare il giudizio sportivo dal rapporto personale.


L’ammirazione per la longevità di Ronaldo: “Un genio che non smette”
Nonostante le preferenze stilistiche, Rooney ha espresso un’enorme ammirazione per la longevità e la straordinaria carriera di Cristiano Ronaldo. «A essere onesto, negli ultimi due anni, penso: ‘Sai una cosa?’, probabilmente sarà lui quello che ricorderai, Cristiano, perché continua ad andare avanti», ha ammesso Rooney. Ha lodato la capacità di Ronaldo di continuare a giocare ad alti livelli, specialmente considerando la sua età: «Cristiano è un genio assoluto in quello che sta facendo; ha appena compiuto 40 anni, e quello che sta facendo è incredibile». Un tributo alla sua dedizione, alla sua forma fisica e alla sua continua fame di successi

Kings League Italia, adesso è ufficiale! Sbarca nella competizione Diletta Leotta, i dettagli – FOTO

Kings League Italia, è ufficiale! Sbarca nella competizione Diletta Leotta, i dettagli e il suo ruolo nella competizione

La Kings League Lottomatica.sport Italy compie un passo decisivo verso la nuova stagione. Dopo settimane di attesa e indiscrezioni, sono stati svelati i due nomi che completano il quadro dei dodici presidenti delle squadre: Diletta Leotta e Moonryde. Due figure molto diverse tra loro, ma accomunate dalla capacità di attrarre pubblico e catalizzare l’attenzione mediatica.

La separazione con i PirlasV e l’attesa dei fan

La notizia arriva dopo la conferma ufficiale della separazione tra la lega e i PirlasV, oltre che dal duo formato da Sergio Cruz e Off Samuel, ex presidenti che avevano guidato una delle squadre nella scorsa edizione. Da allora, i tifosi hanno atteso con trepidazione di conoscere i nuovi volti pronti a entrare in scena.

Diletta Leotta: il volto della TV sportiva

La prima novità riguarda Diletta Leotta, conduttrice sportiva e radiofonica tra le più note in Italia. Volto di DAZN e protagonista di numerosi programmi calcistici, la giornalista siciliana ha costruito negli anni una carriera solida, diventando un punto di riferimento per gli appassionati di calcio. La sua nomina a presidente, attesa ufficialmente per il 25 settembre, rappresenta un ponte tra il mondo del calcio tradizionale e quello dell’intrattenimento sportivo.

Moonryde: dal gaming al calcio a 7

Il secondo nome è già ufficiale: Moonryde, pseudonimo di Dario Ferracci, streamer e content creator tra i più seguiti in Italia. Professionista di Call of Duty: Warzone, con una community di centinaia di migliaia di follower, Moonryde porta nella Kings League l’energia e il linguaggio del gaming. La sua nomina, avvenuta il 24 settembre, ha scatenato entusiasmo sui social, con i fan pronti a sostenere la sua futura squadra.

Attesa per loghi e nomi delle squadre

Nonostante l’annuncio dei due nuovi presidenti, restano ancora da svelare i loghi e i nomi ufficiali delle squadre. La lega ha fatto sapere che i dettagli saranno resi noti nei prossimi giorni, alimentando la curiosità del pubblico.

Con l’ingresso di Diletta Leotta e Moonryde, la Kings League Italy completa così il roster dei dodici presidenti e si prepara a una stagione che promette spettacolo, innovazione e un mix unico tra sport, media e intrattenimento digitale.

Marsiglia, De Zerbi estasiato dai nuovi acquisti dopo il successo sul PSG. Angel Gomes, O’Riley e Weah…

Marsiglia, Roberto De Zerbi estasiato dai nuovi acquisti dopo il successo sul PSG. Tutti gli aggiornamenti sul club

Dopo aver inizialmente richiesto tempo per integrare i suoi nuovi acquisti nei suoi principi di gioco, Roberto De Zerbi ha finalmente espresso tutto il suo entusiasmo per i giocatori arrivati quest’estate. Il successo convincente contro il Paris Saint-Germain è stato il catalizzatore, permettendo all’allenatore italiano di lodare pubblicamente le prestazioni di Nayef Aguerd, Emerson, O’Riley e l’ex Juve Weah, veri protagonisti della vittoria. Un cambio di tono significativo rispetto alla delusione espressa dopo la sconfitta contro il Real Madrid, che testimonia una crescente fiducia nell’amalgama della sua nuova squadra.


La rinascita dell’OM: De Zerbi elogia le nuove stelle
«Questa squadra mi piace molto, non lo dico solo a voi, lo dico anche ai miei amici. Mi piace molto allenare Aguerd, Pavard, O’Riley, Gomes, Medina, parlo dei nuovi acquisti, Aubameyang ecc… Aguerd, sembra che giochi con me da 10 anni. Ha 29 anni e ha giocato in Premier League. Riesce ad avere la motivazione e la curiosità di imparare, di ascoltare, di vedere nuove cose. Si sono messi a disposizione di tutti», ha dichiarato De Zerbi, visibilmente soddisfatto. L’entusiasmo dell’allenatore si è concentrato in particolare sulla capacità di questi nuovi innesti di adattarsi rapidamente al suo sistema di gioco complesso, portando freschezza e qualità alla rosa.


Weah: il “miglior trasferimento sottovalutato” per De Zerbi
Un caso esemplare è quello di Timothy Weah, definito dall’allenatore come “uno dei migliori trasferimenti”. «Può giocare ovunque, è un giocatore eccezionale, sono davvero molto felice che giochi con noi. Un giocatore come Weah è come avere 2-3 giocatori, grazie alla sua versatilità e intelligenza. Dà sempre il massimo in allenamento e durante le partite. Un trasferimento forse sottovalutato, e penso che sia un giocatore sottostimato. Ha più valore di quanto possa sembrare. È un giocatore molto, molto forte», ha detto De Zerbi. La sua polivalenza e dedizione lo rendono un elemento cruciale, capace di coprire più ruoli e di garantire prestazioni di alto livello.


Le scelte dolorose e il futuro di Angel Gomes e O’Riley
De Zerbi ha anche affrontato le “scelte dolorose” che l’ampiezza della rosa gli impone, come il caso di Angel Gomes, titolare nelle prime giornate ma poi escluso per i big match. «Pensavo che non fosse la partita perfetta per lui dal punto di vista fisico e tattico. Ho scelto altri giocatori», ha spiegato, assicurando però che Angel Gomes e Vermeeren, anch’esso giovane, saranno molto importanti per il futuro. Diverso il percorso di Matt O’Riley, che ha saputo conquistarsi un posto da titolare. «È un giocatore che seguivamo da tempo. È forte, serio, capisce il calcio e sa giocare in diversi ruoli. Fisicamente è il giocatore che corre di più in squadra», ha concluso De Zerbi, evidenziando l’importanza della sua intelligenza e della sua capacità di adattamento tattico.

Milan Napoli, è Modric vs De Bruyne: una nuova versione di Real Madrid Manchester City. I dettagli

Milan Napoli: Modric vs De Bruyne, una nuova versione di Real Madrid-Manchester City. Ecco il punto

Domenica prossima, Milan Napoli non sarà solo una sfida Scudetto, ma anche un palcoscenico per l’ennesimo capitolo di una rivalità che ha segnato il calcio europeo dell’ultimo decennio: quella tra Luka Modric e Kevin De Bruyne. Questi due giganti del centrocampo si sono affrontati ben 13 volte tra club e nazionali, con un bilancio di 5 vittorie per il belga, 4 per il croato e 4 pareggi, a testimonianza di un equilibrio che spesso ha sfidato le aspettative.


I loro incroci più memorabili si sono consumati in Champions League, dove la posta in gioco è sempre stata altissima. Il Real Madrid di Modric ha avuto la meglio sul Manchester City di De Bruyne per ben tre volte: nelle semifinali del 2016 e del 2022, e nei quarti di finale del 2024. Il City ha risposto eliminando il Real negli ottavi del 2020 e nelle semifinali del 2023, dimostrando un’alternanza di successi che ha tenuto incollati milioni di tifosi.


MODRIC: LA CLASSE ETERNA NELLA SEMIFINALE CHAMPIONS 2022
Tra le prestazioni più iconiche di Modric contro De Bruyne, spicca la semifinale di ritorno di Champions League del 2022. Con il Real sotto di un gol e il City a un passo dalla finale, fu il croato a orchestrare la rimonta epica. La sua serenità regale e l’intelligenza tattica gli permisero di gestire il pallone con calma glaciale sotto la pressione avversaria. Fu lui ad accendere la scintilla che accese il Bernabéu, portando il Real a ribaltare il risultato (3-1 dopo i tempi supplementari) e a vincere poi la coppa nell’ultimo atto contro il Liverpool. La sua visione di gioco e la capacità di dettare i tempi, anche a ritmi forsennati, rimasero impresse.


DE BRUYNE: IL MOTORE INFATICABILE NELLA SEMIFINALE CHAMPIONS 2023
Dall’altra parte, Kevin De Bruyne ha avuto la sua rivincita più dolce nella semifinale di ritorno di Champions League del 2023. Dopo il pareggio dell’andata, determinato peraltro proprio da un suo gran tiro su sponda all’indietro di Gundogan, il belga è stato il faro del Manchester City in una partita dominata (4-0) che vide il suo City schiacciare il Real Madrid. L’assist per il primo gol firmato da Bernardo Silva è stato il capolavoro più bello di una partita piena di magie . Per tutti i 90 minuti, De Bruyne ha funzionato da un motore inesauribile, recuperando palloni, impostando l’azione e creando occasioni, dimostrando una maturità e una leadership che lo hanno consacrato tra i migliori centrocampisti al mondo. Conducendo così il City verso la sua prima, storica Champions League guadagnata poi nella finale contro l’Inter di Simone Inzaghi.


Ora, in un contesto completamente diverso, i due si ritroveranno a San Siro. Sebbene con maglie diverse, la loro rivalità porterà un tocco di gloria europea a Milan-Napoli, promettendo ancora una volta spettacolo e giocate da fuoriclasse.

Barcellona, Hansi Flick svela: «Ho chiesto a Deco Rashford, è il pezzo che ci mancava». Le parole

Hansi Flick svela: «Ho chiesto a Deco Rashford, è il pezzo che ci mancava». Il tecnico del Barcellona ha voluto fortemente l’attaccante

Marcus Rashford sta vivendo un inizio di stagione da favola al Barcellona, trasformandosi da “reietto” del Manchester United a “pezzo che mancava” per i blaugrana. L’attaccante inglese di 27 anni, arrivato in prestito lo scorso luglio fino a metà 2026, ha impiegato solo due mesi per conquistare tutti e dimostrare il suo valore. La sua ascesa è stata rapida e convincente, culminata in prestazioni decisive che hanno già lasciato un segno profondo.


Rashford: la rinascita catalana dopo l’oblio di Manchester
Il giornale spagnolo Sport ha elogiato Rashford, evidenziando come il tecnico Hansi Flick lo abbia definito “il pezzo che mancava” dopo la doppietta decisiva nella vittoria per 2-1 contro il Newcastle in Champions League. Il tecnico tedesco non ha nascosto il suo desiderio di averlo in squadra: «Ho detto a Deco (il direttore sportivo) quest’estate: portami Rashford, abbiamo bisogno di un giocatore così. È qualcosa di cui abbiamo parlato molto perché pensavamo che mancasse un giocatore che potesse fare la differenza quando non ci sono Lamine Yamal e Raphinha». Flick ha rivelato di aver parlato direttamente con Rashford a luglio, esprimendo la sua ferma volontà di averlo nel suo team, e non si è detto sorpreso dai gol, riconoscendo il suo incredibile talento e la sua grande capacità di finalizzare.


Il desiderio di Flick e la fiducia nel talento inglese
Prima di approdare in Spagna, Rashford non rientrava più nei piani del Manchester United e del suo tecnico Ruben Amorim. Il giocatore stesso aveva descritto il club inglese come una “terra di nessuno”, evidenziando il suo malcontento e la sua posizione di emarginato. Al Barcellona, invece, ha trovato un ambiente completamente diverso e, in soli sei partite, ha già messo a segno due gol e fornito due assist, dimostrando un impatto immediato e tangibile. Hansi Flick si è detto “molto felice per lui”, riconoscendo che gli ultimi anni non sono stati facili per l’inglese, e ha sottolineato come questi gol gli daranno la fiducia necessaria per “fare il prossimo passo”.


L’impatto immediato e le prospettive future al Camp Nou
La sua integrazione è stata talmente rapida e positiva che, nonostante la giovane età, Rashford ha già dimostrato di essere in grado di gestire la pressione e le aspettative di un club come il Barcellona. La sua polivalenza e la sua capacità di giocare sia come ala che come attaccante centrale lo rendono una risorsa preziosa per Flick, che può contare su di lui per dare imprevedibilità e concretezza all’attacco. Con un contratto di prestito che scadrà a metà 2026, Rashford ha tutto il tempo per consolidare la sua posizione e trasformare l’opportunità in un trasferimento definitivo, realizzando il sogno di brillare su uno dei palcoscenici più prestigiosi del calcio mondiale.

Saliba Arsenal: accordo raggiunto, il difensore blinda il futuro e respinge il Real Madrid! Svelate le cifre

Saliba Arsenal: c’è l’accordo, il difensore blinda il futuro e respinge il Real Madrid. Un contratto da record per il francese dei Gunners, svelate le cifre

L’Arsenal ha finalmente concluso un nuovo accordo con William Saliba, e l’annuncio ufficiale è atteso nei prossimi giorni. Questa estensione contrattuale mette fine alle speculazioni su un possibile trasferimento del difensore francese al Real Madrid, blindando uno dei pilastri della squadra di Mikel Arteta fino al 2030, quando il giocatore avrà 29 anni. Saliba, che ha atteso pazientemente la sua chance dopo una serie di prestiti, è ora un elemento insostituibile e tra i migliori difensori al mondo.


Saliba: dal limbo dei prestiti a pilastro insostituibile dell’Arsenal
Il percorso di William Saliba all’Arsenal è stato tutt’altro che lineare. Dopo essere stato acquistato, ha trascorso diverse stagioni in prestito, un periodo di attesa che ha testato la sua pazienza. Tuttavia, da quando ha avuto la sua opportunità a nord di Londra, il difensore 24enne si è affermato come uno dei più brillanti talenti globali nel suo ruolo. Con ben 139 presenze all’attivo, Saliba è diventato una delle prime scelte di Mikel Arteta, un vero e proprio “cornerstone” per il futuro dei Gunners, come confermato dalle fonti interne al club. La sua stabilità difensiva è stata cruciale nel garantire all’Arsenal uno dei migliori rendimenti difensivi in Premier League nelle ultime due stagioni.


Real Madrid sconfitto: la determinazione di Saliba e l’offerta “storica” dell’Arsenal
L’interesse del Real Madrid per Saliba non è mai stato un segreto, con continue voci di mercato alimentate anche dai media spagnoli. Tuttavia, la lealtà del giocatore francese nei confronti dell’Arsenal non è mai stata in discussione. Nonostante le lusinghe dei Blancos, la sua priorità è sempre stata quella di estendere il contratto con i Gunners. L’Arsenal, dal canto suo, ha dimostrato una determinazione ferrea nel voler trattenere il suo gioiello, tanto da essere disposto a “spingere i limiti della propria struttura salariale” per accontentarlo. Secondo il transfer insider Dean Jones, il nuovo accordo rende Saliba il calciatore più pagato nella storia del club, con uno stipendio che potrebbe raggiungere i 300.000 sterline a settimana.
Un contratto faraonico: Saliba si posiziona al top degli stipendi dell’Arsenal


L’entità del nuovo contratto testimonia l’importanza di Saliba per il progetto di Arteta. Attualmente con un ingaggio di 190.000 sterline a settimana, si prevede per lui un aumento minimo del 50%. Alcune fonti suggeriscono una cifra di 250.000 sterline, ma quelle più vicine alle trattative credono che lo stipendio finale sarà ancora più elevato, giustificato dal suo ruolo vitale per la squadra. Questa mossa non solo garantisce la permanenza di un difensore di livello mondiale, ma invia anche un messaggio chiaro al mercato: Saliba non è in vendita e l’Arsenal è pronto a fare sacrifici economici per mantenere i suoi talenti chiave.

UEFA, si va verso la sospensione di Israele: decisione attesa nei prossimi giorni! I dettagli

UEFA, arriva la sospensione di Israele? La decisione ci sarà nei prossimi giorni! Tutti gli aggiornamenti e i dettagli

Secondo un’esclusiva del The Times, la UEFA si riunirà la prossima settimana per discutere un provvedimento senza precedenti: la possibile sospensione di Israele da tutte le competizioni calcistiche europee. Una scelta che, se confermata, avrebbe conseguenze dirette sia per la Nazionale israeliana sia per i club impegnati nelle coppe continentali.

Le pressioni internazionali e il precedente della Russia

La decisione arriva in un contesto di forte pressione internazionale. Nei giorni scorsi, la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha accusato Israele di genocidio a Gaza, invitando UEFA e FIFA a intervenire. Molti membri del comitato esecutivo dell’organizzazione calcistica europea sarebbero favorevoli all’esclusione, seguendo il precedente della Russia, sospesa nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina.

Le implicazioni politiche e il ruolo della FIFA

Un’eventuale sospensione da parte della UEFA avrebbe inevitabili ripercussioni anche sulla FIFA. Il presidente Gianni Infantino, noto per i suoi rapporti con Donald Trump, si troverebbe in una posizione delicata: gli Stati Uniti, che ospiteranno i Mondiali 2026 insieme a Messico e Canada, hanno già espresso contrarietà a un’esclusione di Israele. Tuttavia, se la UEFA procedesse, la Nazionale israeliana non potrebbe comunque qualificarsi al torneo, riducendo così la pressione sulla FIFA.

Le conseguenze sportive: Nazionale e club a rischio

La Nazionale israeliana, guidata dal commissario tecnico Ran Ben Shimon, ex difensore con una lunga carriera nei club locali, è attualmente inserita nel girone di qualificazione ai Mondiali insieme all’Italia di Gennaro Gattuso, ex centrocampista del Milan e campione del mondo 2006. Israele occupa il terzo posto, dietro alla Norvegia e agli azzurri, e la sua esclusione cambierebbe radicalmente gli equilibri del gruppo.

Sul fronte dei club, il Maccabi Tel Aviv, una delle squadre più titolate del Paese, rischierebbe l’estromissione dall’Europa League, dove è ancora in corsa nella fase a gironi.

Uno scenario in evoluzione

La decisione della UEFA è attesa nei prossimi giorni e potrebbe segnare una svolta storica per il calcio europeo e mondiale. L’eventuale esclusione di Israele non solo avrebbe un impatto sportivo immediato, ma aprirebbe anche un nuovo fronte di tensione politica tra Europa, Stati Uniti e Medio Oriente.

Corinthians a rischio penalizzazione FIFA: debiti enormi e la spada di Damocle sul campionato

Corinthians a rischio penalizzazione FIFA: debiti enormi e la spada di Damocle sul campionato. Tutti i dettagli

Il Corinthians si trova in una situazione finanziaria estremamente delicata, con una serie di condanne definitive da parte della FIFA e del Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS) che potrebbero avere pesanti ripercussioni sul club. Le preoccupazioni tra i tifosi sono palpabili, mentre la squadra si trova ad affrontare una pressione crescente non solo sul campo, ma anche a livello amministrativo. Le cifre in gioco sono enormi, quasi 100 milioni di reais, e il tempo stringe.


LA DOPPIA CONDANNA E IL RISCHIO DI NUOVI TRANSFER BAN
Attualmente, il “Timão” è già sotto un “transfer ban” imposto dalla FIFA a causa di un debito con il Santos Laguna (Messico) per l’acquisto del difensore Félix Torres, una somma che supera i 40 milioni di reais. A questa si è aggiunta la recente condanna del CAS, che obbliga il Corinthians a versare circa 45 milioni di reais al centrocampista Matías Rojas. Se questo pagamento non avverrà entro 45 giorni, il club subirà un ulteriore blocco del mercato. Queste condanne multiple hanno sollevato interrogativi sulla possibilità di una penalizzazione in termini di punti nel Campeonato Brasileiro.


LA GERARCHIA DELLE SANZIONI FIFA: DAL MERCATO AI PUNTI
Gli esperti di diritto sportivo chiariscono la situazione. Cristiano Caús, socio di CCLA advogados, spiega che esiste una gerarchia nelle punizioni: «Prima arriva il transfer ban, con la proibizione di registrare nuovi atleti. Se il club rimane inadempiente, allora la misura successiva sarà la perdita di punti. Non è l’accumulo di condanne a determinarla, ma il mantenimento dell’inadempienza». Higor Maffei Bellini, avvocato specializzato, aggiunge che un creditore potrebbe sollecitare la FIFA ad applicare la perdita di punti se il club non onora i pagamenti, anche con un transfer ban in corso.


LA PERDITA DI PUNTI E LA RETROCESSIONE: SCENARI ESTREMI MA POSSIBILI
In casi più gravi di reiterata inadempienza, la FIFA può arrivare ad applicare sanzioni ancora più severe, come la retrocessione. Bellini sottolinea che questa è la punizione più grave e si applica solo dopo il transfer ban e la perdita di punti, e sempre su richiesta del creditore. Il Cruzeiro, nel 2020, fu penalizzato di sei punti nella Série B per una situazione simile. Sebbene Bellini non creda che il Corinthians arrivi a questo punto, è fondamentale che il club agisca per sanare le proprie posizioni.


ALTRI CONTENZIOSI APERTI: UN FUTURO INCERTO PER IL CORINTHIANS
Oltre alle condanne già definitive, il Corinthians attende le decisioni del CAS su altri tre importanti processi. Questi includono debiti per l’acquisizione del centrocampista Rodrigo Garro (circa 22,7 milioni di reais al Talleres), il prestito del centrocampista Maycon (circa 6,7 milioni di reais allo Shakthar Donetsk) e l’acquisto del centrocampista José Martínez (circa 10 milioni di reais al Philadelphia Union). La gestione di questi contenziosi sarà cruciale per evitare ulteriori sanzioni e garantire la stabilità futura del club.

Monza, l’addio di Paolo Berlusconi: «Saluto dopo anni meravigliosi». L’ex presidente onorario conclude la sua esperienza nel club

Monza, il saluto di Paolo Berlusconi: «Saluto dopo anni meravigliosi». L’ex presidente onorario, figura di garanzia e supporto dal 2018, conclude la sua esperienza nel club

Il Monza saluta un altro pezzo della sua storia recente, quella indissolubilmente legata alla famiglia Berlusconi. Dopo la dolorosa scomparsa di Silvio, anche il fratello Paolo Berlusconi ha ufficializzato la sua uscita dal CdA del club brianzolo. Un addio che chiude un capitolo straordinario durato cinque anni, un periodo in cui il Monza ha vissuto una trasformazione radicale, passando dalla Serie C alla Serie A e realizzando il sogno di una vita per la città e per la famiglia stessa.


L’EREDITÀ DI SILVIO E IL PERCORSO COMMOVENTE
«Saluto il Monza dopo anni meravigliosi. Grazie al dottor Galliani che ha onorato al massimo grado la memoria di mio fratello, compiendo un capolavoro». Con queste parole Paolo Berlusconi ha suggellato il suo distacco, esprimendo profonda gratitudine ad Adriano Galliani, l’amministratore delegato che ha saputo tradurre in realtà la visione di Silvio. Il percorso, iniziato con la promessa di portare il Monza in Serie A, è stato un “capolavoro” di gestione e passione, trasformando una squadra di Serie C in una solida realtà del massimo campionato italiano. L’addio di Paolo non è un fulmine a ciel sereno, ma la naturale conclusione di un’era, seppur con la consapevolezza che l’eredità lasciata è immensa.


IL RUOLO DI PAOLO: DALLA PRESIDENZA ONORARIA AL SUPPORTO FONDAMENTALE
Paolo Berlusconi, pur non essendo stato il volto pubblico più esposto, ha giocato un ruolo chiave. Dal 2018, infatti, aveva ricoperto il ruolo di presidente onorario, una figura di garanzia e supporto alla gestione quotidiana. La sua presenza, discreta ma costante, ha rappresentato un pilastro per il club, specialmente nei momenti di maggiore incertezza o nelle decisioni strategiche. Il suo passo indietro coincide con la riorganizzazione societaria post-Silvio, un processo inevitabile che vede il Monza proiettato verso un futuro in cui dovrà camminare con le proprie gambe, pur mantenendo saldi i valori e i principi instillati dalla famiglia Berlusconi.


IL FUTURO DEL MONZA: OLTRE L’ERA BERLUSCONI
Ora il Monza si trova di fronte a una nuova sfida: mantenere la stabilità e la competitività in Serie A senza il supporto diretto della famiglia Berlusconi. La gestione di Adriano Galliani rimane il punto fermo, un’ancora di esperienza e competenza fondamentale per garantire la continuità del progetto. Il club brianzolo dovrà dimostrare di aver assorbito appieno la mentalità vincente e la capacità di sognare in grande che gli sono state trasmesse, proiettandosi verso un futuro che, pur privo di una figura così iconica, dovrà continuare a onorare la memoria di chi ha reso possibile il “miracolo Monza”.

Infortunio Pedrola, la Sampdoria non potrà contare sul giovane spagnolo: le ultime novità

Infortunio Pedrola, la Sampdoria non avrà a disposizione il giovane spagnolo: le ultimissime novità sui blucerchiati

La Sampdoria si prepara a un appuntamento cruciale in Serie BKT. Sabato 27 settembre, alle ore 19:30, i blucerchiati scenderanno in campo allo stadio San Nicola di Bari per la quinta giornata di campionato. Una sfida dal peso specifico importante, che arriva in un momento delicato per la squadra ligure, chiamata a invertire un avvio di stagione caratterizzato da risultati altalenanti.

Obiettivo: ritrovare solidità e carattere

Il tecnico Andrea Donati, allenatore giovane e ambizioso alla guida del Doria, sta lavorando intensamente per restituire compattezza e identità al gruppo. La priorità è ritrovare quella solidità difensiva e quella coesione che sono mancate nelle ultime uscite. In un torneo complesso come la Serie B, dove ogni punto pesa, la Sampdoria dovrà dimostrare carattere e capacità di adattamento.

Il Bari, guidato da un progetto tecnico ambizioso e sostenuto da un pubblico caloroso, rappresenta un avversario ostico. L’atmosfera del San Nicola sarà elettrica e i giocatori doriani dovranno essere pronti a gestire la pressione sin dal fischio d’inizio.

Infortunio Pedrola: un mese di stop

Le notizie dall’infermeria non sono incoraggianti. Estanis Pedrola, esterno offensivo spagnolo classe 2003, autore di spunti di qualità nelle prime giornate, dovrà fermarsi per circa un mese. L’attaccante ha riportato una lesione muscolare nella gara contro il Cesena, un infortunio più serio del previsto che priva Donati di una pedina fondamentale per la fase offensiva.

La sua velocità e il dribbling nello stretto erano stati finora un’arma preziosa per scardinare le difese avversarie. La sua assenza obbligherà lo staff tecnico a rivedere le gerarchie in attacco e a cercare nuove soluzioni tattiche.

Sampdoria, serve una svolta

La perdita di Pedrola rappresenta una tegola pesante, ma anche un banco di prova per la profondità della rosa. La Sampdoria dovrà fare quadrato e dimostrare di avere alternative valide per superare questo momento complicato, segnato da infortuni e risultati non brillanti.

La trasferta di Bari apre un ciclo di partite decisive: conquistare tre punti al San Nicola significherebbe non solo rilanciare la classifica, ma anche restituire fiducia e serenità a tutto l’ambiente blucerchiato.

Cagliari, l’attacco rossoblù sorprende: i numeri premiano i rossoblù e i tifosi sognano

Cagliari, i numeri dell’attacco fanno ben sperare: la squadra sogna in grande. Tutti gli aggiornamenti e i dettagli

Il Cagliari si prepara a vivere una serata di grande calcio nella quinta giornata della Serie A 2025/26. All’Unipol Domus, che sarà gremita in ogni ordine di posto, i rossoblù ospiteranno l’Inter di Cristian Chivu, ex difensore rumeno con un passato glorioso tra Roma e nerazzurri, oggi tecnico emergente capace di dare nuova identità alla squadra milanese. Il fischio d’inizio è fissato per le 20:45, in un match che promette spettacolo e tensione agonistica.

Il paradosso degli xG: Cagliari davanti alla Juventus

Secondo un’analisi pubblicata da La Gazzetta dello Sport, i numeri raccontano una realtà sorprendente. Nonostante una classifica che non rispecchia ancora le ambizioni del club sardo, il Cagliari Calcio si distingue per la qualità del proprio gioco offensivo. La statistica degli Expected Goals (xG) – l’indice che misura la pericolosità e la frequenza delle occasioni create – colloca i rossoblù al nono posto in Serie A, davanti alla Juventus di Igor Tudor, ex difensore croato e oggi allenatore dei bianconeri, ferma in decima posizione.

Un attacco fertile ma poco cinico

Il dato evidenzia un paradosso: la Juventus segna con maggiore continuità, ma il Cagliari costruisce più occasioni e con un livello di pericolosità superiore. In altre parole, la squadra di Claudio Ranieri – tecnico esperto e maestro di pragmatismo – riesce a portare molti uomini in zona offensiva e a generare tiri di qualità, ma fatica a concretizzare con la stessa efficacia delle big del campionato.

Questo aspetto sottolinea la crescita del reparto avanzato rossoblù, che può contare su giovani talenti e su giocatori esperti capaci di dare profondità alla manovra. Tuttavia, la mancanza di cinismo sotto porta resta il principale limite da superare per trasformare le buone prestazioni in punti pesanti.

La prova del nove contro l’Inter

La sfida contro l’Inter rappresenta un banco di prova ideale. I nerazzurri, guidati da Chivu, vantano una delle difese più solide della Serie A e concedono pochissimo agli avversari. Per il Cagliari sarà l’occasione perfetta per dimostrare che i numeri sugli xG non sono un’eccezione statistica, ma il segnale di una squadra capace di sorprendere anche contro le corazzate del campionato.

Con lo stadio pronto a spingere i rossoblù, la partita di domenica sera promette di essere non solo un big match, ma anche un test cruciale per misurare le reali ambizioni del Cagliari nella stagione 2025/26.

Michel Platini e la Juventus: resta vivo il sogno di un ritorno in veste presidenziale

Platini e la Juventus: il ritorno che infiamma i tifosi in vista della nuova presidenza. Tutti gli aggiornamenti

Un nome che evoca magie calcistiche, trofei indimenticabili e un’epoca che ha segnato la storia del calcio mondiale: Michel Platini. Nel dibattito sul futuro presidente della Juventus, accanto a figure manageriali e ad altre leggende bianconere, emerge una suggestione tanto affascinante quanto romantica: il possibile ritorno di “Le Roi”. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il suo nome continua ad accendere la fantasia dei tifosi, soprattutto in vista del riassetto societario previsto per novembre.

Platini alla Juve: un’idea che va oltre il campo

La candidatura di Michel Platini, ex fuoriclasse francese e tre volte Pallone d’Oro (1983, 1984, 1985), non nasce da una trattativa concreta, ma dal desiderio diffuso di rivedere una figura iconica alla guida del club. Platini, che con la Juventus vinse la Coppa dei Campioni del 1985 e numerosi titoli nazionali, rappresenta un simbolo di eleganza, intelligenza calcistica e carisma. La sua ironia e la sua classe lo hanno reso un personaggio amato a livello globale, ben oltre i confini del campo.

Accanto a lui, anche il nome di Alessandro Del Piero, storico capitano bianconero e campione del mondo 2006, viene evocato dai tifosi come possibile figura di riferimento. Entrambi incarnano la grandezza della Juventus e il legame profondo con la sua storia.

La prospettiva manageriale

Nonostante il fascino di un ritorno di Platini, la strada più probabile sembra portare verso un presidente dal profilo manageriale. In questo senso, si parla di dirigenti con esperienza internazionale, come il francese Damien Comolli, ex direttore sportivo del Tolosa e con un passato in club prestigiosi come Liverpool e Tottenham. Una scelta di questo tipo garantirebbe continuità con la linea “aziendalista” degli ultimi anni, puntando su competenze gestionali e strategiche.

Suggestione o realtà?

Il ritorno di Michel Platini in un ruolo istituzionale alla Juventus appare oggi complesso, se non quasi impossibile. Tuttavia, in una fase di profonda riorganizzazione societaria, la proprietà potrebbe sorprendere con una decisione di forte impatto emotivo. Un’eventuale nomina di Platini avrebbe un effetto mediatico enorme, rafforzando il brand Juventus a livello internazionale e ricreando un ponte diretto con il glorioso passato bianconero.

Nel calcio, come nella vita, i sogni a volte diventano realtà. E quello di rivedere “Le Roi” Platini alla guida della Juventus resta uno dei più affascinanti.

Calciomercato Inter: Joel Ordonez in lista per la difesa, occasione giovane e sostenibile

Calciomercato Inter, occhi su Ordonez: il difensore del Brugge tra le opzioni per ringiovanire la retroguardia. Tutti i dettagli

Il futuro della retroguardia dell’Inter passa anche dalle valutazioni su Joel Ordonez, difensore centrale classe 2004 del Club Brugge. L’ecuadoregno, già nel giro della nazionale e protagonista in Belgio con prestazioni solide nella Jupiler Pro League, è finito sotto la lente della dirigenza nerazzurra. Alto, forte nel gioco aereo e aggressivo nei duelli, Ordonez rappresenta un profilo giovane ma già affidabile, capace di garantire equilibrio tecnico ed economico.

Upamecano il sogno, ma i costi frenano

Il primo obiettivo di mercato resta Dayot Upamecano, centrale francese del Bayern Monaco noto per la sua fisicità e velocità. Tuttavia, l’operazione appare complicata: l’ingaggio da oltre 5 milioni netti a stagione e la concorrenza del Real Madrid rendono la trattativa in salita. Per questo motivo l’Inter valuta piste più percorribili, tra cui proprio Ordonez.

Ordonez, una scelta di equilibrio

Con l’uscita prevista di Francesco Acerbi a giugno – il veterano ex Lazio che ha garantito esperienza e leadership – servirà un rinforzo immediatamente pronto. Accanto a giocatori già collaudati come Manuel Akanji (difensore svizzero di grande affidabilità), Alessandro Bastoni (pilastro mancino della nazionale italiana) e Federico Dimarco (esterno sinistro cresciuto nel vivaio nerazzurro), Ordonez potrebbe inserirsi senza stravolgere i conti.

Il suo profilo convince perché unisce prospettiva e sostenibilità: non è un top player affermato, ma ha margini di crescita importanti e già un bagaglio internazionale che lo rende pronto al salto in Serie A e nelle coppe europee.

Alternative e strategie

Oltre a Ordonez, l’Inter segue anche Konstantinos Koulierakis, difensore greco del Wolfsburg, altro nome che garantirebbe solidità a costi contenuti. La strategia della società è chiara: evitare di puntare tutto su un grande nome e costruire una difesa che unisca esperienza e giovani in crescita.

Tra sogni e pragmatismo

Il presente dice Akanji leader, ma il futuro potrebbe parlare spagnolo… o meglio, ecuadoriano. Ordonez rappresenta una pista concreta e sostenibile, un investimento che guarda al domani senza rinunciare alla competitività immediata. San Siro potrebbe presto accogliere un nuovo protagonista per la difesa nerazzurra.

Milan Napoli: Allegri contro Conte, il ritorno di una sfida dopo 4.400 giorni

Milan Napoli: Allegri contro Conte, il ritorno di una sfida dopo 4.400 giorni: i numeri e i precedenti della sfida

Domenica sera lo stadio di San Siro sarà teatro non solo di un classico del calcio italiano, Milan–Napoli, ma soprattutto del confronto tra due dei tecnici più rappresentativi della Serie A: Massimiliano Allegri e Antonio Conte. Due allenatori vincenti, con carriere ricche di trofei, che tornano a sfidarsi dopo oltre undici anni. L’ultimo incrocio risale infatti al 6 ottobre 2013, quando Allegri guidava già il Milan e Conte sedeva sulla panchina della Juventus.

Un duello che il quotidiano QS – Il Giorno ha definito con un titolo eloquente: “Allegri e Conte, maestri contro. Duello atteso da 4.400 giorni”. Un numero che fotografa perfettamente la lunga attesa per rivedere due tra i migliori strateghi del calcio italiano fronteggiarsi nuovamente.

Allegri e la rinascita del Milan

Massimiliano Allegri, tecnico toscano classe 1967, è noto per il suo approccio pragmatico e per la capacità di valorizzare le risorse a disposizione. Tornato al Milan con l’obiettivo di riportare i rossoneri ai vertici, ha ricostruito una squadra solida, disciplinata e con un forte spirito di gruppo. Merito anche del direttore sportivo Igli Tare, che ha messo a disposizione una rosa versatile e profonda. Lo stile di Allegri, meno appariscente ma estremamente concreto, si contrappone alla filosofia aggressiva del suo rivale.

Conte e il Napoli a tutta intensità

Dall’altra parte ci sarà Antonio Conte, allenatore salentino classe 1969, celebre per la sua grinta e per la capacità di trasmettere mentalità vincente. Dopo aver conquistato titoli in Italia e in Inghilterra, Conte ha accettato la sfida di rilanciare il Napoli. La sua squadra si distingue per pressing alto, intensità e aggressività, caratteristiche che rendono ogni partita una battaglia tattica.

Una scacchiera tattica a San Siro

Il confronto tra Allegri e Conte sarà una vera e propria partita a scacchi. Da un lato, il Milan dovrà contenere la forza offensiva del Napoli; dall’altro, gli azzurri cercheranno di scardinare la difesa rossonera con ritmo e verticalità.

La posta in palio va oltre i tre punti: una vittoria significherebbe fiducia, slancio e un segnale forte nella corsa scudetto. Dopo 4.400 giorni, il calcio italiano ritrova un duello tra due “maestri” della panchina, destinato a catturare l’attenzione di tifosi e appassionati.

Borussia Dortmund, scoppia il caso Nmecha: il club impone il controllo dei messaggi social dopo il post su Kirk

Caos Borussia Dortmund, c’è il caso Nmecha: il club tedesco impone il controllo dei messaggi social dopo il post su Kirk: i dettagli

Il Borussia Dortmund ha deciso di intervenire direttamente sulla comunicazione social di Felix Nmecha, centrocampista tedesco di 24 anni, arrivato dal Wolfsburg nell’estate 2023 e legato al club giallonero da un contratto fino al 2028. La società ha convocato il giocatore nei giorni scorsi, con un incontro guidato dal direttore generale Lars Ricken, ex bandiera del club, e dal direttore sportivo Sebastian Kehl, anch’egli ex capitano del BVB, per discutere delle recenti polemiche nate da un suo messaggio pubblicato su Instagram.

Il post della discordia

Nmecha aveva condiviso una “story” di condoglianze indirizzata alla famiglia di Charlie Kirk, politico statunitense di estrema destra ucciso il 10 settembre. Nel messaggio, rivolto ai suoi oltre 250.000 follower, il centrocampista scriveva: “Che il Signore conforti la famiglia Kirk in questo momento difficile. Gesù è la vera via verso la pace e l’amore”.

Il contenuto ha immediatamente diviso la tifoseria del Dortmund, generando critiche e discussioni sui social. Per questo, il giorno successivo, Nmecha ha diffuso una precisazione: “La mia intenzione era solo quella di esprimere cordoglio a una famiglia colpita da un crimine orribile. Non condivido molte delle idee di Kirk, ma resta il fatto che un uomo è stato assassinato davanti alla moglie e ai figli. Credo che la compassione non debba mai essere condannata”.

La decisione del club

Nonostante le spiegazioni, la dirigenza del Borussia Dortmund ha stabilito che, d’ora in avanti, ogni comunicazione pubblica di Nmecha su temi extra-sportivi dovrà essere preventivamente approvata dal dipartimento media del club. Una misura che, secondo la società, non limita la libertà di espressione dei propri calciatori, ma serve a evitare nuove controversie che possano danneggiare l’immagine del BVB.

Libertà di espressione e immagine del club

Il Borussia ha ribadito di sostenere al 100% il diritto dei giocatori a esprimere le proprie opinioni, ma ha sottolineato la necessità di tutelare la reputazione della squadra, soprattutto in un contesto mediatico in cui ogni dichiarazione può avere un impatto immediato e globale.

Con questa decisione, il club tedesco intende trovare un equilibrio tra la libertà individuale dei propri tesserati e la responsabilità collettiva di rappresentare un marchio sportivo di rilevanza internazionale.

Gosens post Fiorentina: «Dopo il ritiro voglio intraprendere quella grande carriera»

Fiorentina, Gosens pensa già al futuro: «Dopo il ritiro sogno uno studio di psicologia sportiva»

Robin Gosens, esterno della Fiorentina, ha ancora molto da dare in campo, ma intanto inizia già a delineare i contorni del suo futuro lontano dal calcio giocato. L’ex Atalanta, ora punto fermo della rosa viola, ha parlato dei suoi progetti post-carriera nel corso del podcast Copa Ts, rivelando una visione molto chiara e sorprendente.

Il giocatore della Fiorentina, apprezzato per la sua professionalità dentro e fuori dal campo, ha ammesso di avere un piano preciso per quando appenderà gli scarpini al chiodo: «Ho le idee abbastanza chiare su quello che farò dopo il ritiro. Partirò dai miei studi, poi magari ci aggiungerò un master in psicologia dello sport. A quel punto, mi piacerebbe aprire un piccolo studio e poter offrire consulenze individuali ai calciatori».

Una dichiarazione che conferma ancora una volta quanto Gosens sia un atleta fuori dal comune. Già durante le sue esperienze precedenti, il nuovo esterno sinistro della Fiorentina aveva attirato l’attenzione per la sua intelligenza e per la capacità di affrontare il calcio in modo riflessivo. Oltre a essere un giocatore tecnico e generoso in campo, ha sempre dimostrato di essere molto attento anche alla sfera mentale e psicologica dello sport professionistico.

La sua volontà di dedicarsi alla psicologia sportiva nasce probabilmente dalla consapevolezza di quanto l’equilibrio mentale sia oggi determinante nella carriera di un calciatore. Gosens conosce bene le pressioni, le aspettative e le difficoltà che si vivono nel calcio d’élite, e vuole offrire il suo contributo per aiutare altri atleti a gestire al meglio questi aspetti.

Intanto, in maglia Fiorentina, continua a dare il massimo. Dopo il suo arrivo, si è subito messo a disposizione di mister Palladino, diventando uno dei leader tecnici e caratteriali del gruppo. La sua esperienza internazionale e la sua versatilità tattica rappresentano una risorsa fondamentale per la stagione della Viola, impegnata su più fronti.

Se da un lato Robin Gosens si conferma una figura importante per il presente della Fiorentina, dall’altro getta già le basi per un futuro dove continuerà a essere vicino al mondo del calcio, ma in una veste diversa. Un futuro da mental coach, con lo stesso spirito combattivo e generoso che oggi mostra ogni domenica sul campo.

Adani chiaro: «Adoro parlare di calcio. Io allenatore? Vi svelo questa cosa»

Adani: «Io in panchina? Mai. Preferisco parlare di calcio e continuare a rompere le scatole»

L’ex difensore e attuale opinionista Daniele Adani torna al centro della scena con una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, in cui racconta con la consueta schiettezza alcuni aneddoti del suo percorso, tra campo, microfoni e… “pranzi al sacco”. La frase cult, diventata virale dopo un’esclamazione durante il commento di Italia-Israele — riferita al gol vittoria di Tonali — è ormai un marchio di fabbrica.

«È una delle cose più spontanee che abbia mai detto», spiega Adani, «ma non chiedetemi come mi sia venuta in mente. È un’espressione che usiamo tra amici nel mio paese per sottolineare un errore grossolano. In quel caso, quello della difesa israeliana. Era una partita assurda». Una spiegazione semplice che conferma la cifra stilistica di Adani: un modo diretto, acceso e viscerale di raccontare il calcio, che ha diviso e continua a far discutere.

Nel corso dell’intervista, Adani affronta anche un tema ricorrente: perché ha scelto la carriera televisiva e comunicativa, rifiutando la possibilità di diventare allenatore. «Non mi sono mai pentito», dice l’ex difensore di Inter e Brescia. «Un mio amico allenatore mi ha perfino detto che si ridurrebbe lo stipendio pur di avermi nel suo staff. Ma non è mancanza di coraggio. Con tutti gli insulti che ricevo come opinionista, direi che il coraggio non mi manca (ride, ndr). La verità è che ho una passione fortissima per la comunicazione, e non smetterò di parlare di calcio».

A volerlo in panchina, come rivela Adani stesso, è Roberto De Zerbi, oggi tecnico dell’Olympique Marsiglia. Ma anche questa porta sembra destinata a restare chiusa. «Non allenerò. Continuerò a rompere le scatole davanti a un microfono», chiosa.

Infine, un passaggio su un altro tema caldo: la rottura con l’amico Christian Vieri e le voci su un possibile “ritorno di coppia” sui social. Se qualcuno sperava in una reunion alla Oasis, Adani è categorico: «Vieri e Adani si riuniranno come gli Oasis? Assolutamente no».

Una cosa è certa: Daniele Adani continuerà a far parlare di sé. Nel bene o nel male, con passione e senza filtri. E il calcio, da questo punto di vista, ha ancora bisogno di voci come la sua.

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