Pagina 693 – Calcio News 24

Allenamento Atalanta, come sta procedendo il recupero di Kolasinac? Ecco la situazione

Allenamento Atalanta, le novità a 48 ore dal match contro il Pisa in casa. Ecco il report ufficiale

Novità molto importanti in casa Atalanta soprattutto dopo l’allenamento odierno (a due giorni dalla sfida con il Pisa).

Kolasinac continua il recupero in casa Atalanta: oggi sessione individuale per il difensore. Terapie per Bakker, lavoro individuale in campo per Ademola Lookman.

IL COMUNICATO

A due giorni dall’esordio in campionato contro il Pisa, i nerazzurri hanno proseguito la preparazione al match contro i toscani sostenendo una seduta di lavoro pomeridiana al Centro Bortolotti. Per la 1ª della Serie A Enilive 2025/26, i nerazzurri scenderanno in campo allo Stadio di Bergamo domenica 24 agosto alle ore 20.45.

Nella giornata di domani, sabato 23 agosto, mister Jurić e il suo staff dirigeranno a Zingonia un altro allenamento pomeridiano a porte chiuse.

Probabili formazioni Roma Bologna, come si riadatteranno Italiano e Gasperini?

Probabili formazioni Roma-Bologna: ultime news e possibili scelte di Gasperini e Italiano

Sabato 23 agosto, alle ore 20.45, si giocherà una partita di grande interesse per la Serie A 2025/2026: Roma-Bologna. La sfida, valida per la prima giornata di campionato, sarà diretta dall’arbitro Zufferli e trasmessa in diretta su DAZN e Sky. Ecco le ultime notizie dai campi e le probabili formazioni di Roma-Bologna, con tutti i dubbi e le conferme dei due tecnici.


Come arriva la Roma

La nuova Roma guidata da Gian Piero Gasperini si presenterà con il classico modulo 3-4-2-1, schema che ha già mostrato solidità nelle fasi di preparazione. In porta non ci sono dubbi: sarà Svilar a difendere i pali giallorossi.

La difesa a tre sarà composta da due certezze, Mancini e Ndicka, mentre al centrodestra ci sarà la novità di giornata, con Ghilardi che prenderà il posto dello squalificato Celik. Sulle fasce, a fare da esterni di centrocampo, ci saranno Rensch e Angelino.

In mediana la regia sarà affidata a Cristante e Koné, pronti a garantire equilibrio tra fase difensiva e offensiva. Sulla trequarti, vista la condizione non ottimale di Dybala e le assenze di Pellegrini e Bailey, Gasperini sembra orientato a dare spazio dal primo minuto a due giovani promettenti come Soulé ed El Aynaoui.

In attacco, la scelta dovrebbe ricadere su Ferguson, leggermente favorito su Dovbyk per il ruolo di punta centrale. Sarà quindi una Roma giovane e motivata quella che scenderà in campo per la prima gara ufficiale della stagione.


Come arriva il Bologna

Il Bologna di Vincenzo Italiano si presenterà invece con alcune scelte quasi obbligate, ma punterà anche su giocatori di esperienza e sui nuovi acquisti.

In porta ci sarà ancora una volta Skorupski, mentre la difesa a quattro dovrebbe essere formata da De Silvestri (favorito su Zortea), Vitik, Lucumì e Lykogiannis, che prenderà il posto dello squalificato Miranda.

A centrocampo, al fianco dell’inamovibile Freuler, ci sarà Pobega a completare la linea mediana. Sulla trequarti, invece, la novità sarà l’assenza di Emil Holm, fermo per infortunio. Il ballottaggio più acceso è sulla fascia sinistra, con Cambiaghi nettamente favorito su Dominguez.

Con lui, a supporto dell’attacco, agiranno Orsolini e Odgaard, mentre in avanti il terminale offensivo sarà probabilmente Immobile, che dovrebbe avere la meglio su un altro candidato, Santiago Castro.


Probabili formazioni Roma-Bologna

Roma (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ghilardi, Ndicka; Rensch, Cristante, Koné, Angelino; Soulé, El Aynaoui; Ferguson.

Bologna (4-4-2): Skorupski; De Silvestri, Vitik, Lucumì, Lykogiannis; Pobega, Freuler, Orsolini, Cambiaghi; Odgaard, Immobile.

Chivu rassicura: «Vedo una grande Inter che cresce. Sul mercato penso che…»

Chivu: “Precampionato utile, il gruppo cresce. Mercato? Servono uomini, non solo giocatori”

Durante una lunga intervista concessa ai microfoni di DAZN, l’allenatore dell’Inter, Cristian Chivu, ha tracciato un primo bilancio del precampionato nerazzurro. Tra analisi tecniche, valutazioni individuali e riflessioni sul mercato, l’ex difensore ha offerto uno sguardo lucido sul lavoro svolto nelle ultime settimane.

Chivu si è detto soddisfatto dell’approccio mostrato dal gruppo: «Sono state tre settimane intense. Le partite contano quanto gli allenamenti. Tutta la fatica fatta durante il ritiro ha un valore, anche se in questa fase è normale vedere cose buone e altre meno riuscite. All’inizio è difficile trovare brillantezza e lucidità, ma ho apprezzato l’impegno. La cosa positiva è che non ci sono stati problemi seri dal punto di vista fisico».

Il tecnico rumeno ha ribadito come il suo focus non sia sui risultati immediati: «Non ho mai guardato il punteggio. Mi interessa solo dare minutaggio a tutti per mantenerli allo stesso livello e testare i principi su cui stiamo lavorando. È un processo che richiede tempo».

Chivu: “L’età non conta, guardo la voglia di migliorarsi”

Una delle domande rivolte a Chivu ha riguardato l’età media della retroguardia interista. La risposta dell’ex difensore è stata molto netta: «Non mi interessa la carta d’identità. Guardo la motivazione, la passione e la voglia di migliorarsi ogni giorno. Che si tratti di un trentenne o di un ventenne, fa poca differenza. In campo conta l’atteggiamento, la disciplina e l’impegno. Questi sono i veri parametri che mi guidano nelle scelte».

Una presa di posizione chiara, in linea con la filosofia di Chivu, che pone il merito e la mentalità al centro del progetto, al di là delle semplici statistiche anagrafiche.

Chivu sul mercato: “Non quantità, ma qualità”

Parlando di calciomercato, Chivu ha ribadito la necessità di operare con criterio: «Siamo allineati con la società. Sappiamo quali profili servono. Il mercato è ancora aperto e c’è tempo per completare la rosa. Ma non vogliamo fare numeri: cerchiamo qualità. Cerchiamo giocatori che sappiano stare in gruppo, che alzino il livello e che condividano i nostri valori».

Con queste parole, Cristian Chivu conferma il suo ruolo centrale nella costruzione dell’Inter del futuro, un progetto che unisce lavoro, coerenza e ambizione.

Calciomercato Juve, sfuma Zhegrova? Ecco le parole del presidente del Lille

Calciomercato Juve, sfuma Zhegrova: il Lille lo dichiara incedibile. La situazione

Brusca frenata per il calciomercato Juve. Uno degli obiettivi seguiti con maggiore attenzione dalla dirigenza bianconera, Edon Zhegrova, sembra ormai destinato a restare al Lille. A chiudere ogni spiraglio è stato il presidente del club francese, Olivier Letang, intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del match contro il Monaco.

Letang è stato chiaro: «Conosco bene Damien Comolli e ci siamo confrontati più volte da quando è arrivato alla Juventus. Qualche settimana fa c’era stato un contatto, forse allora la porta era più aperta. Ma oggi la mia posizione è chiara: Edon resta con noi questa stagione».

Niente Juve per Zhegrova: il presidente Letang spegne le voci

Nel pieno delle trattative di calciomercato, la Juventus si era inserita nella corsa al talento kosovaro classe 1999. Rapido, tecnico, abile nell’uno contro uno, Zhegrova rappresentava per la Juve un’opzione importante soprattutto dopo i rallentamenti nell’operazione Jadon Sancho. Tuttavia, Letang ha smentito categoricamente qualsiasi trattativa in corso: «Non ho ricevuto alcuna offerta, i media italiani tendono a esagerare. Zhegrova ha ripreso ad allenarsi, ha avuto solo un lieve fastidio, ma è rientrato in gruppo. Se lo reintegriamo, è perché pensiamo che possa restare».

Calciomercato Juve: obiettivo mancato o strategia?

L’inserimento della Juve su Zhegrova non era una semplice voce. I contatti con l’entourage del calciatore erano attivi da tempo, ma il club bianconero – complice la necessità di vendere prima di acquistare – non ha potuto presentare un’offerta concreta. Il blocco attuale del mercato in entrata pesa notevolmente sulle strategie juventine e ora costringe Giuntoli e la dirigenza a virare su altri nomi.

La chiusura del Lille, tuttavia, potrebbe anche rientrare in una tattica di resistenza: il calciomercato Juve è noto per colpi last-minute, e nulla esclude che i bianconeri possano tornare alla carica negli ultimi giorni di agosto, qualora si liberassero spazi e risorse.

Juve, nuova strategia in vista?

Con l’obiettivo Zhegrova momentaneamente sfumato, la Juventus dovrà ora ridisegnare le proprie mosse sul mercato offensivo. Resta da capire se si tenterà un affondo last-minute o se l’interesse per l’esterno kosovaro verrà archiviato in via definitiva. Di certo, il calciomercato Juve si complica ancora, con sempre meno tempo a disposizione per intervenire.

Lazio, durissimo comunicato da parte della Curva Nord contro Lotito. Ecco le parole

Lazio, la Curva Nord replica al comunicato ufficiale: “Difendiamo la Lazio, non chi la amministra”

Prosegue la tensione tra la tifoseria organizzata e la dirigenza della Lazio. Dopo il comunicato diffuso dal club, che parlava di un “clima complesso” attorno all’ambiente biancoceleste, è arrivata la risposta netta e indignata della Curva Nord, che ha voluto chiarire la propria posizione e ribadire che il suo sostegno è rivolto esclusivamente alla squadra, non a chi la gestisce.

Il messaggio dei tifosi è stato pubblicato tramite i canali ufficiali del gruppo e si rivolge direttamente a tutti i sostenitori della Lazio, richiamando alla coerenza e alla responsabilità, ma anche accusando la società di voler distorcere la realtà.

“Siamo dalla parte della Lazio, non della dirigenza”

«Cari laziali», si legge nel comunicato, «di fronte all’ennesimo atto d’amore da parte nostra verso la S.S. Lazio, leggiamo in risposta un comunicato in cui si parla di un “clima complesso che si è creato”. Ma cosa significa davvero questa espressione?».

La Curva Nord contesta apertamente quella che percepisce come una narrazione comoda, utile a evitare qualsiasi assunzione di colpa da parte dei vertici societari. I tifosi sottolineano come il messaggio del club sembri suggerire che le difficoltà dell’ambiente siano nate spontaneamente, ignorando – a loro dire – la responsabilità diretta del presidente e dei dirigenti.

Il caso degli abbonamenti

Non manca poi un riferimento polemico al dato degli abbonamenti: «Sbagliamo noi o i 29.163 abbonati vengono presentati come “tifo silenzioso”? È forse questo un modo per mettere gli uni contro gli altri, cercando di dividere la tifoseria e zittire il dissenso?».

Secondo la Curva, infatti, la Lazio dovrebbe essere difesa con passione ma anche con spirito critico. E proprio per questo motivo, chi protesta lo fa nell’interesse esclusivo della squadra, non per “remare contro”.

Tifoseria in fermento a ridosso del debutto

A pochi giorni dal debutto in Serie A contro il Como, il clima attorno alla Lazio resta teso. La distanza tra piazza e società non accenna a ridursi, e la Curva Nord ha voluto ancora una volta chiarire che il proprio attaccamento alla maglia non verrà mai meno, anche in momenti di forte contrasto con chi ne gestisce le sorti.

Livorno Ternana, comincia la Serie C. Il grande ritorno tra i pro con Lucarelli testimonial e un Picchi rinnovato. Il tecnico Formisano lancia la sfida: «Squadra con il veleno dentro, ci piace sognare»

Livorno Ternana, comincia ora a giocare la Serie C. Un match tra ritorni e vari pronostici. Le ultime

Un ritorno atteso quattro anni, una festa per celebrare 110 anni di storia e una partita che sa già di spareggio. Come riportato dal Corriere dello Sport, il Livorno si riaffaccia al calcio professionistico e lo fa in grande stile: stasera, in un Armando Picchi rinnovato per l’occasione, gli amaranto ospitano la Ternana per la prima, sentitissima giornata del campionato di Serie C. Un evento che la Lega Pro ha voluto onorare, scegliendo Livorno come “ouverture” del torneo e affidando a un’icona come Cristiano Lucarelli il ruolo di testimonial d’eccezione.

La serata si preannuncia carica di emozioni. Lucarelli, simbolo indiscusso di Livorno, darà il calcio d’inizio e porterà con sé il ricordo e il sostegno per un altro grande ex, Igor Protti, che sta combattendo una battaglia importante. «Quando il presidente Marani mi ha chiamato ho accettato immediatamente», ha dichiarato l’ex bomber, sottolineando come la sfida tra un «Livorno bello carico e una Ternana finalista dei playoff» prometta grande spettacolo.

Ma i riflettori sono puntati soprattutto sul nuovo condottiero amaranto, Alessandro Formisano. Il giovane tecnico, 36 anni, ha già infiammato la piazza con parole cariche di ambizione e di veleno. «Sapete perché credo in questo Livorno? Perché è una squadra che ha il veleno dentro», ha dichiarato, spiegando di aver scelto «giocatori motivati, tutta gente che ha vissuto pagine amare e che in certe situazioni non vuole più trovarsi».

Per lui, ex allenatore delle giovanili del Perugia, la sfida ha il sapore di un derby personale, un’emozione forte che però non oscura l’obiettivo principale: «A chi mi chiede a quale campionato ambisce il Livorno rispondo così: ci piace sognare. Se avessi voluto una “confort zone” non sarei venuto qua». Una dichiarazione d’intenti che carica ulteriormente un ambiente già elettrico, pronto a spingere la squadra verso un’impresa sognata per quattro, lunghissimi anni.

Fabregas su Sarri: «Lui persona sincera! Affronteremo una Lazio competitiva, ma…»

Fabregas, allenatore del Como, ha voluto rilasciare qualche dichiarazione in vista della gara contro la Lazio

A poco più di 48 ore dal fischio d’inizio della sfida tra Como e Lazio, che inaugurerà la stagione 2025/2026 di Serie A per entrambe le squadre, ha parlato in conferenza stampa l’allenatore dei lariani, Cesc Fabregas. Il tecnico spagnolo ha voluto innanzitutto rendere omaggio al collega Maurizio Sarri, con cui ha condiviso un’esperienza significativa.

«Maurizio è una persona splendida – ha detto Fabregas – conservo un ricordo molto positivo di lui, sia dal punto di vista umano che professionale. In quei sei mesi mi ha insegnato davvero tanto. Gli sarò sempre grato: ogni volta che ci siamo incrociati mi ha trattato con grande rispetto. È un uomo limpido, con idee chiare, e alla lunga questo fa la differenza. La sua impronta su questa Lazio si vede. Non hanno stravolto la rosa, ma hanno recuperato giocatori chiave e sono tornati competitivi. Sarà una partita di altissimo livello».

Soffermandosi sull’importanza della gara, Fabregas ha voluto stemperare gli entusiasmi: «Alla prima giornata non parlerei di scontro diretto, e probabilmente nemmeno più avanti. Loro hanno una struttura solida, noi siamo ancora in fase di crescita. Hanno calciatori di grande valore ed esperienza».

Per quanto riguarda gli indisponibili del Como, l’allenatore ha fatto il punto della situazione: «Morata sta bene, si è ambientato e aumenterà progressivamente il minutaggio. Al momento lui e Douvikas si contendono una maglia. Dele Alli lavora ancora a parte, sta seguendo tutto Ludi. Diao ha sentito un fastidio vicino alla zona operata, ma gli esami hanno escluso problemi: dovrebbe tornare presto. Kuhn è rientrato, ma l’utilizzo dipenderà dai medici. Addai si allena individualmente. In generale sono soddisfatto dell’impegno di tutti».

Fabregas si è detto soddisfatto anche del mercato estivo: «Questa volta siamo partiti in anticipo rispetto allo scorso anno. Dopo 21 anni siamo alla seconda stagione consecutiva in Serie A: è un traguardo che dà continuità al progetto. La stabilità è fondamentale».

Infine, un chiarimento sugli obiettivi stagionali: «Spero di non doverlo ripetere ancora, ma nessuno qui ha parlato di Europa. Vogliamo crescere passo dopo passo. Se ci arriveremo, sarà una festa, ma oggi non è il nostro obiettivo. Il Como ha investito 100 milioni su giovani talenti: se ne vendiamo tre, possiamo reinvestire per altri cento. Crescere con calma è la strada giusta. I progressi ci sono, ora dobbiamo proseguire».

Fernanda Lessa: «Vieri era un tenerone, ma non lo sento più. Oggi guardo la Juve. E su Ancelotti…»

Fernanda Lessa, la Supermodella dei primi anni 2000 ha voluto rilasciare qualche dichiarazione

Supermodella, DJ, showgirl e protagonista del jet set a cavallo tra gli anni ’90 e 2000. Fernanda Lessa è stata un’icona di stile e una delle donne più desiderate, al centro del gossip per la sua celebre storia con Christian Vieri. Ma dietro l’immagine da copertina, c’è una donna che ama lo sport da sempre, fin da quando, a 12 anni, scappava di casa per andare al Maracanà a tifare per il suo Flamengo. Brasiliana di nascita ma con l’Italia nel cuore, oggi vive una nuova, serena fase della sua vita in Portogallo, lontano dai riflettori.

In una schietta intervista a La Gazzetta dello Sport, l’ex modella si racconta, un viaggio tra i ricordi che parte da un’infanzia a Rio e arriva alle notti di San Siro, passando per l’amore per Ancelotti, il tifo “acquisito” per la Juventus e un consiglio prezioso per chi, come lei, ha dovuto lottare contro le dipendenze.

IL TIFO PER IL MILAN – «Premesso che tifavo Milan per i suoi colori, visto che sono da sempre tifosissima del Flamengo, devo confessare che oggi vedo soprattutto le partite della Juve: Luca è uno sfegatato bianconero. Il calcio comunque lo seguo ancora, ma se prima guardavo davvero qualsiasi cosa, ora punto sul bel gioco: Real Madrid, Barcellona, Manchester, Inter… I nerazzurri per me offrono il miglior calcio d’Italia».

I DUE ANNI CON VIERI HANNO FATTO CRESCERE LE SUE COMPETENZE CALCISTICHE – «Diciamo che non parlavamo di calcio…».

LA DEFINIZIONE DI VIERI COME “ORSACCHIOTTO” – «Era quello che più mi piaceva di lui».

NON SI FREQUENTANO PIU’ – «No, non ci sentiamo più, però è vero che quello è stato un bel periodo. Ho anche conosciuto sua moglie, è molto simpatica e bellissima».

ANCELOTTI UNSCE ITALIA E BRASILE – «Vero! E non vedo l’ora di vedere la Seleçao, ho conosciuto personalmente Ancelotti ed è una persona adorabile. Per me è il miglior allenatore del mondo, ricordo il suo Milan che era la squadra più forte in assoluto».

UNA PARTITA CHE NON DIMENTICA – «Sì, vedere la partita da vicino mi è sempre piaciuto moltissimo. Purtroppo non posso dimenticare la finale del Milan a Istanbul contro il Liverpool. Ero là purtroppo. Non lo dimenticherò mai».

IL CALCIO DI OGGI – «Trovo assurdo ad esempio fischiare un fuorigioco per un pezzo di piede. E vorrei dire un’altra cosa: puntiamo sul calcio femminile, sta migliorando ma non è ancora tanto seguito e le ragazze non sono pagate come i colleghi maschi».

Antognoni: «Rimpiango lo scudetto, non la Juve, rifarei tutto ciò che ho fatto. Bearzot? Un secondo padre. Amavo Rivera, ma non sono nato numero 10»

Antognoni e quella che è stata la sua avventura con la Fiorentina: ricordi e anche qualche rimpianto con la squadra viola

Una bandiera che non si ammaina mai, un numero 10 la cui classe continua a risplendere nel firmamento del calcio italiano. Giancarlo Antognoni è la Fiorentina. Un legame indissolubile, una storia d’amore durata quasi vent’anni, forgiata nel talento puro, ma anche nel dolore di un infortunio terribile che ne ha messo a rischio la vita e nella lealtà di un uomo che ha sempre anteposto i colori viola a qualsiasi altra cosa.

Campione del Mondo nel 1982, capitano e simbolo di un’intera città, “L’Unico 10” è un patrimonio del nostro calcio, un uomo la cui eleganza in campo era pari solo alla sua umiltà fuori. Oggi, a 71 anni, con il suo nuovo ruolo di capo delegazione dell’Under 21, continua a essere un punto di riferimento per le nuove generazioni. Con La Gazzetta dello Sport, Antognoni apre l’album dei suoi ricordi.

RIMPIANTI – «Mi hanno corteggiato tante società, ma non ho rimpianti. Rifarei esattamente quello che ho fatto. Ogni mia decisione è sempre sofferta, ma non mi pento mai. O meglio, un rimpianto ce l’ho, anche se sono campione del mondo, non sono riuscito a far vincere di più la Fiorentina».

LO SCUDETTO DEL 1982… – «L’avremmo meritato, quella era una squadra moderna, giocava un gran calcio. Purtroppo sono rimasto fuori 15 partite per il terribile scontro con Martina del Genoa e, senza nulla togliere a chi mi ha sostituito, credo che con me quei due punti in più che servivano li avremmo fatti».

CHI É OGGI A 71 ANNI – «Un uomo felice. Il calcio mi ha dato tanto. Tutto. La notorietà, i soldi, gli affetti. Ho una bellissima famiglia che sento sempre vicina e mi ha sostenuto nei momenti di difficoltà. Ho fatto quello che ho sempre desiderato: giocare al pallone».

COME NASCE UN NUMERO 10 – «Come si diventa, perché in realtà ho debuttato in serie A a 18 anni nel 1972 in Verona-Fiorentina con la maglia numero otto».

IL 10 É UNO STATO D’ANIMO – «È vero. Da bambino ero innamorato di Gianni Rivera, mi piaceva il suo estro, la fantasia, anche l’anarchia. Dormivo con il pallone sotto il cuscino. A dodici anni abitavo a Perugia, mi sono fatto portare a Bologna per vedere il Milan».

BEARZOT LO LASCIAVA LIBERO DI INVENTARE – «Lui, ma anche Liedholm. Per me sono stati secondi genitori prima che allenatori. Maestri di vita, una grande capacità di capire l’uomo, non solo il calciatore. Bearzot è venuto a trovarmi in ospedale, avevo la testa rotta, mi ha convocato lo stesso per il mondiale con sette mesi di anticipo. Fra i grandi ci metto pure De Sisti. Anche lui come me ha sposato Firenze, ha vinto poco, meritava di più, ma ha sempre l’affetto di un numero dieci».

GUARDA SEMPRE LE STELLE COME QUANDO GIOCAVA – «Sempre, sono un romantico. Ma in campo devono stare attenti, con il pressing di oggi quando riabbassano gli occhi la palla non c’è più».

Stanciu: «Genoa, scelta facile fatta con il cuore, Drăgușin mi ha parlato di una piazza incredibile. Ho scelto di tornare in Europa per questo motivo. E di Vieira vi dico questo».

Stanciu e quella che sarà l’annata con il Genoa. La situazione attuale in casa rossoblu

Un “eroe di Romania” per guidare il nuovo Genoa, un leader tecnico ed emotivo scelto per alzare il livello di una squadra che vuole stupire. Nicolae Stanciu, a 32 anni, ha scelto di tornare nel calcio che conta, accettando la sfida del Grifone dopo le esperienze in Cina e in Arabia Saudita. Il capitano della nazionale rumena, reduce da un Europeo da protagonista, è il colpo da novanta del mercato rossoblù, un giocatore di classe ed esperienza su cui Patrick Vieira vuole costruire le fortune del suo attacco.

In una lunga e schietta intervista a La Gazzetta dello Sport, il nuovo regista del Genoa si racconta, spiegando le ragioni della sua scelta, il suo rapporto con il club e la sua filosofia di calcio, basata sul sacrificio e sulla centralità della squadra.

IL GENOA – «Ne ho parlato con chi aveva già vestito questa maglia. Drăgușin, Drăguș, Pușcaș mi hanno parlato benissimo della piazza e del club. Un giudizio confermato pure da Dennis Man e Razvan Marin, ex Parma e Cagliari, che al Ferraris hanno giocato da avversari con il Grifone parlando mi di quanto fosse incredibile l’atmosfera grazie a una delle tifoserie più calde d’Italia».

UN EROE DI ROMANIA – «È un piacere quando uno come il presidente parla così di me, ma non sono un eroe. Resto il capitano della nazionale, abbiamo passato il primo turno all’ultimo Europeo dopo 24 anni e ne sono orgoglioso, ma cerco solo di mettere sempre a disposizione del gruppo la mia esperienza».

IL SUO AMBIENTAMENTO E LE PAROLE DI VIEIRA – «Qui c’è un bel gruppo, mi sono inserito bene, in campo e fuori. Ringrazio il mister, ma penso che tutti i nostri giocatori offensivi possano fare bene. Un mix di esperienza e gioventù che secondo me ha tutto per diventare fortissimo».
IL RITORNO IN EUROPA A 32 ANNI – «Ma c’è un motivo. In Cina dopo avere vinto il titolo non mi hanno lasciato partire e quando è stato possibile l’unica opzione per me in quel momento era l’Arabia».
PERCHÉ IL SUO MODELLO È OLIĆ – «A quindici anni ho debuttato fra i professionisti, lui a sedici. Sono maturato in fretta, anche lui ha sempre anteposto gli interessi della squadra a quelli personali. Io ho fatto altrettanto. Non gioco per i gol o gli assist, conta solo la squadra».
VIEIRA TI RENDE UN GIOCATORE MIGLIORE – «Puoi sempre crescere nel calcio, non esiste il discorso anagrafico. Sto imparando concetti che mai avevo sviluppato con i precedenti allenatori. Qui devo crescere però sul piano dell’intensità degli allenamenti. In Arabia Saudita, a causa del caldo, il ritmo era più basso».
DOMANI GENOA-LECCE APRIRÀ IL CAMPIONATO. – «Non siamo ancora al top, credo che la sosta dopo due giornate sarà utile in questo senso».
L’ANNO SCORSO IL GENOA È ARRIVATO TREDICESIMO. – «Vogliamo fare meglio, la missione è anche quella di andare avanti il più possibile in Coppa Italia. Sono fiducioso».

Vincenzo Grifo: «Bundesliga, che spettacolo, ma non ho dubbi: vincerà il Bayern. Sogno l’azzurro con Gattuso, per la Nazionale devo fare questo»

Bundesliga, le parole di Vincenzo Grifo sulla situazione attuale dei tedeschi

Una bandiera italiana in terra straniera, un fantasista che da anni incanta la Bundesliga con la sua classe e i suoi gol. Mentre il massimo campionato tedesco si prepara ad alzare il sipario sulla nuova stagione, stasera, una delle voci più attese è quella di Vincenzo Grifo.

Il leader del Friburgo, con 66 reti, è l’italiano più prolifico nella storia di questo torneo, un ambasciatore del nostro calcio che non ha mai smesso di sognare la maglia azzurra. Alla vigilia di un’annata che si preannuncia spettacolare, con il Bayern Monaco ancora grande favorito ma con tanti club pronti a dare battaglia, Grifo si è raccontato a La Gazzetta dello Sport.

Dalla sua analisi del campionato all’amore mai sopito per la Nazionale, passando per un obiettivo personale molto speciale, emerge il ritratto di un giocatore maturo, pronto a vivere un’altra stagione da protagonista.

PERCHÉ VEDERE LA BUNDESLIGA – «Perché è un campionato molto bello: stadi moderni e sempre pieni, grande atmosfera, buona organizzazione. E poi parlando di calcio, tanti giocatori bravi e con molta qualità, anche se adesso non ci sarà più gente come Wirtz o Thomas Müller, ma rimane tanta classe. Un tifoso che va allo stadio sogna sempre di poter giocare in condizioni del genere, erano le sensazioni che avevo anch’io quando ero piccolo».

BAYERN IMBATTIBILE – «Quest’anno sono molti forti, hanno dato anche Coman all’Al Nassr ma hanno preso Luis Diaz, hanno giocatori meravigliosi, una qualità individuale che di solito non si raggiunge, però non si sa mai. Con partite ogni tre giorni, il periodo non buono può capitare anche a loro. Ma restano favoriti e si prenderanno il titolo».

LA RIVALE PIÙ AGGUERRITA – «Borussia Dortmund, Leverkusen e Lipsia. Poi c’è sempre una squadra che va oltre i suoi obiettivi, come noi l’anno scorso. Ma noi non giocheremo per il titolo, penso. Ci sono club che hanno una dimensione diversa e soldi per fare acquisti per arrivare dove devono arrivare».

ALL’ITALIA PENSA ANCORA – «Sì, nella famiglia Grifo non esiste mai di abbandonare la nazionale. Scherzi a parte: ci credo, abbiamo anche l’Europa League, il palcoscenico internazionale. Se mi fa una chiamata Gattuso o lo staff della nazionale ci vado volentieri. Non voglio dire che è sempre un sogno perché ho già fatto nove presenze in azzurro, ma è un desiderio quello di ritornare in Nazionale. Farò di tutto per esserci, facendo bene al Friburgo, e spero che mi diano una possibilità di farmi vedere. Alla fine l’importante è svolgere il proprio compito qua, ripetere i numeri degli ultimi anni, poi decidono loro e io devo accettare. Ma mi sento pronto per indossare di nuovo la maglia azzurra».

Andrea Colombo: «L’announcement renderà il Var più chiaro. Gli arbitri non parlano per questo motivo. La linea deve essere: più dialogo, meno fischi»

Andrea Colombo ha voluto rilasciare qualche dichiarazione su quella che sarà la nuova classe arbitrale

Un fischietto e una penna, due vite che si intrecciano sul rettangolo verde. Andrea Colombo non è solo uno dei volti nuovi e più promettenti della classe arbitrale italiana, ma anche un giornalista, un professionista della comunicazione che vive il calcio da una prospettiva unica e privilegiata. La sua è una figura atipica nel panorama nostrano, un arbitro che conosce a fondo le dinamiche del gioco ma che, allo stesso tempo, possiede gli strumenti per analizzarle e raccontarle con una lucidità non comune.

Questa sua doppia anima lo rende un interlocutore prezioso, capace di andare oltre i tecnicismi del regolamento per esplorare il lato umano di una delle professioni più difficili e discusse del mondo dello sport. Con il Corriere della Sera, il 34enne arbitro della sezione di Como – definito da Paolo Casarin come «il migliore della nuova generazione», offre il punto di vista sulla sua professione dal di dentro

UNA GARA É COME UN ARTICOLO – «C’è sempre un punto chiave, uno snodo decisivo, in una partita come in un articolo. Se lo capisci, lo individui, allora lo puoi gestire. Altrimenti…».

GLI ARBITRI PARLERANNO A FINE PARTITA – «Secondo me la domanda è un’altra: oggi il pubblico è pronto a sentirsi dire dall’arbitro la frase “ho sbagliato”? Non lo so».

LA NOVTA’ DELL’ANNOUNCEMENT – «Mi piace: spiegare bene una decisione grigia la rende bianca».

IL SUO MODELLO – «Fra quelli in attività il francese Letexier, che ha pressappoco la mia età ma ha già diretto ogni tipo di partita ad altissimo livello. Un fenomeno. É il profilo perfetto dell’identikit di arbitro che richiede oggi la Uefa: non star ma atleti, giovani e normali, anche nell’atteggiamento. Lo stile deve essere: più dialogo, meno fischi».

LA LEZIONE PIU’ IMPORTANTE – «Una frase di Orsato: devi solo fischiare e correre, non è così difficile»

Bologna, il tifo di Davide Cassani: «Sartori e Italiano stanno facendo un grandissimo tifoso. Non mi sarei mai immaginato di vedere una gara di Champions al Dall’Ara…»

Cassani e quello che è il suo Bologna: soprattutto dopo il campionato scorso. La situazione

Prima un corridore tenace e rispettato, poi la voce che ha raccontato il ciclismo a un’intera generazione di appassionati. Davide Cassani non è solo un ex ciclista, ma un vero e proprio patrimonio del nostro sport. Con le sue analisi tecniche precise e la sua passione contagiosa, ha rivoluzionato il commento televisivo, diventando un punto di riferimento assoluto per tutti. La sua competenza lo ha poi portato sulla panchina più prestigiosa, quella di Commissario Tecnico della Nazionale, un ruolo ricoperto con la stessa dedizione.

Oggi, la sua parola è una garanzia di competenza e di un amore smisurato per la bicicletta. Sul Corriere dello Sport ne ha parlato, aggiungendo il suo entusiasmo nei confronti della squadra di calcio che ama: il Bologna.

IL CICLISMO – «Purtroppo o per fortuna ho 64 anni e da quando ne avevo 15 il ciclismo è entrato nella mia vita e non è più uscito. Da bambino sognavo di fare il corridore e ho capito fin da subito che, se volevo realizzare il mio sogno, dovevo impegnarmi: è una scuola di vita. Ma non è mai stato un sacrificio, io la bicicletta l’ho sempre voluta: per me fare un sacrificio sarebbe stato andare a lavorare in banca».

IL TIFO PER IL BOLOGNA – «Veniamo da due stagioni bellissime, siamo tornati a giocare la Champions e abbiamo conquistato la Coppa Italia. Abbiamo una società sana che sta facendo le cose giuste e siamo riusciti a ritagliarci uno spazio nella parte sinistra della classifica. Italiano è un ottimo allenatore ma anche tutta la società, a cominciare da Sartori, un direttore sportivo tra i migliori in Italia. Il Bologna mi diverte, vince belle partite. Magari non vince remo il campionato ma abbiamo una squadra che ti fa sognare e quindi sono ben contento di essere tifoso del Bologna. Non mi sarei mai immaginato di andare al Dall’Ara a vedere una partita di Champions. Ogni tanto vado anche in trasferta, in Italia: sono andato a Torino e a San Siro la scorsa stagione»

Lookman, lo striscione dei tifosi dell’Atalanta a Zingonia è un chiaro avvertimento

Lookman, lo striscione dei tifosi dell’Atalanta a Zingonia è un chiaro avvertimento all’attaccante nigeriano che si allena ancora a parte

La tifoseria dell’Atalanta ha inviato un messaggio forte e chiaro ad Ademola Lookman. Uno striscione, comparso a Zingonia, recita: “La maglia va onorata. Un’altra c….a non sarà tollerata”. Un avvertimento che, pur senza un destinatario esplicito, è chiaramente rivolto all’attaccante nigeriano, reduce da un periodo di assenza ingiustificata e di manovre di mercato che hanno irritato l’ambiente.

Lookman, infatti, ha tentato in ogni modo di forzare la mano per trasferirsi all’Inter, ma si è trovato di fronte a un muro insormontabile. La dirigenza nerazzurra, capitanata dai presidenti Antonio e Luca Percassi, ha sempre valutato il giocatore ben oltre i 45 milioni di euro (42 fissi più 3 di bonus) offerti dall’Inter, chiedendo una cifra superiore ai 50 milioni. Dopo la cessione di Mateo Retegui in Arabia Saudita, l’Atalanta non aveva alcuna intenzione di privarsi di un altro pezzo pregiato del suo attacco.

La situazione si è risolta negli ultimi giorni, quando l’Inter ha deciso di ritirarsi dalla trattativa. Come confermato dalla mossa nerazzurra di puntare su altri obiettivi, come il centrocampista Andy Diouf dal Lens, Lookman non è più un pensiero per i vice-campioni d’Italia e d’Europa.

Nonostante ciò, il futuro di Lookman rimane incerto. L’Atalanta lo ha multato e lo ha fatto allenare a parte, e ad oggi non ha ricevuto altre offerte concrete. L’Arsenal ha chiuso i suoi movimenti in attacco, mentre l’Atletico Madrid rimane sullo sfondo, ma con alcuni dubbi sull’operazione, come riporta Matteo Moretto.

Capello: «Il Milan deve puntare allo scudetto, ma per farlo deve investire su un giocatore. La squadra ha un grosso limite a centrocampo»

Capello: «Il Milan deve puntare allo scudetto, ma per farlo deve investire su un giocatore. La squadra ha un grosso limite a centrocampo». Le parole del tecnico

Un’investitura che sa di sentenza, un monito che arriva da chi, il Milan, lo ha portato sul tetto del mondo. Alla vigilia di una stagione che per i rossoneri deve essere quella della rinascita, una delle voci più autorevoli e rispettate della storia del club, Fabio Capello, ha analizzato senza filtri il nuovo corso targato Massimiliano Allegri. Nel suo consueto editoriale su La Gazzetta dello Sport, “Don Fabio” ha tracciato la rotta, fissando l’obiettivo e mettendo a nudo i punti di forza e le debolezze di una squadra chiamata a lottare per il vertice. La sua è un’analisi spietata ma costruttiva, che parte da un presupposto non negoziabile.

Per Capello, infatti, la parola d’ordine è una sola. «Quello che comincerà domani sera a San Siro contro la Cremonese, per il Milan, deve essere il campionato della riscossa. E per riscossa, quando si parla del club rossonero, si può intendere una cosa sola: scudetto». Un obiettivo reso possibile dalla presenza di un “vincente” come Allegri e dal vantaggio di non avere le coppe europee, un fattore che ricorda il Napoli di Conte. Tuttavia, per lottare per il titolo, servono certezze, e la scelta del nuovo centravanti non lo convince. L’aver puntato su Boniface invece che su Højlund per ragioni economiche è, per Capello, un rischio. «Un club come il Milan, che dalle cessioni di questo mercato ha incassato una cifra vicina ai 200 milioni, non dovrebbe investire sul centravanti, ovvero colui che si dovrà occupare di segnare i gol per lo scudetto?», si chiede retoricamente.

L’analisi si sposta poi sugli altri reparti. Se il centrocampo, con gli arrivi di Modrić, Jashari e Ricci, è ricco di qualità, a suo avviso manca equilibrio: «chi si occuperà di fare filtro per proteggere la difesa? Il solo Fofana, a mio avviso, non può bastare». È proprio la difesa, secondo Don Fabio, il vero nodo da sciogliere. «Penso sinceramente che il nuovo Milan dipenderà molto dalle prestazioni, di reparto e individuali, dei centrali difensivi». La conclusione, però, è un’iniezione di fiducia: «Il Milan non è la favorita ma giocando una volta a settimana può benissimo inserirsi nella corsa al titolo insieme a Napoli e Inter».

Lazio, Lotito vuole uno sponsor per sbloccare il mercato. Ma l’accordo slitta

Lazio, Lotito vuole uno sponsor per sbloccare il mercato. Ma l’accordo slitta e il club deve ora cercare con più fretta un partner cruciale

Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, sta lavorando per concludere un accordo con un main sponsor che possa sbloccare la situazione di stallo sul mercato, causata dai vincoli imposti dalla Covisoc. Questo accordo è visto come un passo fondamentale per permettere alla squadra di operare con maggiore libertà durante la prossima finestra di trasferimenti.

All’inizio di agosto, le trattative erano in fase avanzata con due aziende straniere operanti nel settore delle Tech company, per un potenziale introito annuo di circa 6-7 milioni di euro. Tuttavia, secondo recenti indiscrezioni, un terzo marchio, che potrebbe aver avuto già in passato dei rapporti commerciali con il club, sarebbe entrato in lizza. Questo scenario allunga i tempi per una decisione definitiva.

L’obiettivo di Lotito era di definire l’affare prima dell’esordio stagionale contro il Como, ma la firma potrebbe slittare tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. L’intenzione è quella di siglare un contratto pluriennale che garantisca un incasso minimo di 5 milioni di euro a stagione. Un accordo di questo tipo, oltre a fornire liquidità immediata, rappresenterebbe una fonte di reddito stabile e duratura, permettendo alla Lazio di pianificare con maggiore sicurezza i prossimi movimenti di mercato.

La necessità di un main sponsor è diventata cruciale per la società biancoceleste, che a causa dei rigidi parametri finanziari non ha potuto effettuare acquisti significativi durante la sessione estiva. L’incasso derivante da un’operazione del genere permetterebbe di incrementare l’indice di liquidità e sbloccare le risorse necessarie per gli investimenti, rispondendo così alle richieste del tecnico Maurizio Sarri, che attende rinforzi per la sua rosa.

La conclusione di questa trattativa non solo migliorerebbe la situazione economica del club, ma invierebbe anche un segnale positivo ai tifosi, desiderosi di vedere la squadra competitiva e in grado di lottare per posizioni di vertice. L’esito di questo affare definirà in larga misura le strategie della Lazio per i prossimi mesi.

Mauro: «Juve incompleta, mancano due fuoriclasse. Tudor non ha sbagliato un colpo. Si dovrebbe puntare su un giovane, un nome è interessante»

Mauro: «Juve incompleta, mancano due fuoriclasse. Tudor non ha sbagliato un colpo. Si dovrebbe puntare su un giovane, un nome è interessante». Le parole dell’ex bianconero

Un numero 7 atipico, un fantasista di corsa e pensiero che ha illuminato il centrocampo della Juventus di Platini. Massimo Mauro non è stato solo un grande calciatore, ma un intellettuale del pallone, un uomo la cui lucidità di analisi lo ha reso uno degli opinionisti più stimati e competenti del panorama italiano. La sua visione non è mai banale, sempre controcorrente, figlia di un’esperienza vissuta al fianco di campioni leggendari e sotto la guida di maestri come Trapattoni. Oggi, a distanza di anni, il suo legame con il mondo bianconero è ancora fortissimo. Alla vigilia di una stagione che si preannuncia complessa, con un mercato che stenta a decollare e una squadra ancora incompleta, Mauro ha concesso un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Dalla fiducia incondizionata in Igor Tudor alla gestione del caso Vlahović, passando per un’analisi lucida su ciò che manca a questa Juventus per tornare a competere ai massimi livelli, la sua è una disamina senza sconti, che va dritta al cuore dei problemi e delle speranze del popolo bianconero.

JUVE CON SOLO DUE MOSSE SUL MERCATO – «Per lottare contro Inter e Napoli sì, per i primi 4-6 posti è abbastanza. Sulla carta Napoli e Inter mi sembrano più forti di tutti, come è da qualche anno».

DOVE C’È PIÙ BISOGNO DI RINFORZI – «A centrocampo, servono sostituti forti come i titolari. Però mi fido molto della stabilità che il gioco di Tudor può dare a un gruppo con queste caratteristiche. La Juventus può diventare la rompiscatole delle due favorite, una sorpresa come è stata l’Atalanta negli ultimi anni. Se i gol arriveranno da David e dal suo sostituto… A proposito, il suo sostituto può essere Vlahovic e l’atteggiamento di Tudor gli sta consentendo di giocare e anche bene. È ciò che si è sbagliato l’anno scorso: avere dei giocatori contrattualizzati e trattarli come fossero dei problemi».

COME VA GESTITO VLAHOVIC – «Come ha fatto Tudor finora: fino a quando c’è, Vlahovic è il migliore di tutti, si gioca il posto. Qualsiasi giocatore, che sia in scadenza o abbia il contratto lungo, quando scende in campo gioca per dare il meglio: il suo futuro dipende dai gol che farà quest’anno. Se Tudor dovrà mettere un centravanti negli ultimi 20 minuti, schiererà Vlahovic anche se è a fine contratto».

LE SFIDE MAGGIORI PER TUDOR – «La rosa è di ottimo livello, gli manca un fuoriclasse in attacco, uno a centrocampo e vediamo se Bremer e Gatti saranno quelli della difesa – credo di sì -. Mi piacerebbe che Yildiz e Thuram lo diventassero, le caratteristiche le hanno. Kenan deve diventare più riflessivo e giocare con più classe. Il gioco deve dipendere da lui e non soltanto negli ultimi 16 metri. Deve andare un po’ più lento, ragionare di più e diventare un riferimento per i compagni. E Thuram ha la statura del grandissimo centrocampista, anche lui deve essere un riferimento. Fossi in Tudor cercherei in ogni modo di trovare i “sotterfugi” perché sboccino».

KOLO MUANI VALE QUESTO LUNGHISSIMO INSEGUIMENTO – «A me piace l’Atalanta che ha preso Krstovic: ha fame di diventare fortissimo, ha la cattiveria e l’ignoranza calcistica del centravanti, intesa come tirare in porta e far gol senza guardare nessuno. Kolo Muani a me non sembra meglio di Vlahovic, però bisogna vivere certe situazioni per capirle».

KOOPMEINERS IN MEDIANA- «Il giocatore che abbiamo visto a Bergamo era un centrocampista universale, quindi non mi pare un problema di posizione. L’anno scorso è stato quello che ha subito più di tutti il tourbillon tattico e tecnico dell’allenatore e della società. Ha classe, tiro e corsa: lo metterei ovunque a centrocampo. Con Thuram e Locatelli più Yildiz, è un gran bel centrocampo».

IL NOME GIUSTO PER LA JUVE – «Ero a vedere Catanzaro-Spezia e Pio Esposito aveva segnato un gol che per poco non buttava giù la porta. Una volta anche le grandi squadre rischiavano su un giovane: so che è difficile, ma un rischio ogni tanto va preso viste le difficoltà sul mercato. Ecco, alla Juventus manca proprio uno come lui».

Allegri: «Napoli favorita per lo scudetto. Fofana-Loftus Cheek insieme devono fare questo numero di gol»

Allegri: «Napoli favorita per lo scudetto. Fofana-Loftus Cheek insieme devono fare questo numero di gol». Le parole in conferenza del tecnico del Milan

Sarà la Cremonese il primo avversario del Milan in campionato. Di seguito riportata la diretta testuale della conferenza stampa di Massimiliano Allegri.

MILAN FAVORITO PER LO SCUDETTO? – «Ci sono 8 squadre. L’Inter, la Roma, la Fiorentina, la Juventus, il Napoli (la vera favorita perché ha vinto lo scorso anno)»

MERCATO – «La società ha fatto un buon lavoro sia in entrata che in uscita».

MODRIC – «Parlare tecnicamente di Modric è inutile. Durante la partita tocca più la palla d’esterno che d’interno, lo fanno davvero in pochi. Non può avere la fisicità di 10 anni fa, cercheremo di gestire al meglio l’annata. Si è dimostrato anche a livello fisico di stare molto bene: sarà sicuramente utile alla squadra sia in campo che fuori»

BONIFACE – «Non parlo di lui perché non è un giocatore del Milan».

SERVE UN CENTRALE? – «Sono sereno perché ho 4 centrali di cui due possono giocare a destra. Sono molto sereno, lo ripeto: sarà importante stare bene fisicamente».

VOGLIA DI RISCATTO – «Non è stato un addio difficile alla Juventus: abbiamo vinto una Coppa Italia quindi per me è stato bello. Sono legato a tante persone dentro la Juventus»

CENTROCAMPO – «Per quanto riguarda Modric oggi deciderò se farlo giocare dall’inizio o meno. Ho la convinzione che tra Loftus e Fofana possano raggiungere 15 gol».

QUI LA CONFERENZA STAMPA INTEGRALE

Calciomercato Parma, emergenza in attacco. Contattati tre bomber a sorpresa

Calciomercato Parma, emergenza in attacco. Contattati tre bomber a sorpresa per rinforzare il reparto offensivo del club ducale

Un mercato che entra nel vivo, una girandola di nomi ed ufficialità che infiamma le ultime settimane prima dell’inizio del campionato. Come riportato oggi dal Corriere dello Sport, diverse squadre di Serie A stanno accelerando per completare le rose, con il Parma costretto a tornare con urgenza sul mercato per un’emergenza in attacco e il Sassuolo che blinda la sua bandiera.

La tegola dell’infortunio di Matija Frigan ha costretto il DS ducale a una corsa contro il tempo per trovare un nuovo centravanti. La strategia è chiara: puntare su profili d’esperienza, giocatori che conoscono bene la Serie A e che possono dare un contributo immediato. I nomi sul taccuino sono di primo piano: sono stati avviati i contatti per Andrea Belotti, Patrick Cutrone e Alberto Cerri. Tre profili diversi, ma accomunati dalla voglia di rimettersi in gioco e dalla capacità di garantire gol e peso in area di rigore.

Se a Parma si corre ai ripari, in casa Sassuolo si festeggia una conferma che vale più di un acquisto. Il club neroverde ha ufficializzato il rinnovo del suo simbolo, Domenico Berardi, che ha firmato un contratto fino al 2029, legando di fatto la sua intera carriera alla maglia che lo ha lanciato. Ma il mercato del Sassuolo non si ferma qui: è stato accolto il centrocampista Aster Vranckx e si continua a seguire con interesse Pasquale Mazzocchi e Hans Nicolussi Caviglia.
Nel resto della Serie A, il mercato è in pieno fermento. Il Lecce ha piazzato un colpo in difesa, acquistando il giovane tedesco Jamil Siebert, e ora punta a un attaccante. La Cremonese è scatenata, con un tris di acquisti che porta in grigiorosso Bondo, Silvestri e Terracciano. Anche il Verona si rinforza, ufficializzando il ritorno in Italia di Victor Nelsson. A chiudere il quadro, la notizia del ritiro di Jakub Jankto, che a 29 anni dice addio al calcio per dedicarsi alla famiglia.

Voti Polissya Fiorentina: Gudmundsson sopra ogni altro. Ma Kean rovina tutto: rosso e 5 in pagella (ma c’è chi lo salva)

Voti Polissya Fiorentina: Gudmundsson sopra ogni altro. Ma Kean rovina tutto: rosso e 5 in pagella (ma c’è chi lo salva). De Gea e Ndour tra i migliori

Un esordio europeo che sa di sentenza. La Fiorentina di Stefano Pioli ipoteca la qualificazione alla fase a gironi della Conference League, battendo per 3-0 gli ucraini del Polissya. I voti sono ovviamente tutti positivi con una sola significativa eccezione: Moise Kean. Che su due quotidiani su tre tra quelli sportivi riceve un 5 che avrebbe potuto essere ben diverso se non ci fosse stato un episodio che lo esclude dal ritorno. Ecco giudizi sull’attaccante.
LA GAZZETTA DELLO SPORT voto 5: «Sarebbe il migliore, ottimo impatto. Mezzo primo gol dopo 8’ è il suo destro potente, sul secondo vola e mette bene al centro. Ma la gomitata a Sarapii, pur su un fallo, è davvero imperdonabile».
TUTTOSPORT voto 5: «Bravo a provocare l’autogol del portiere dopo 8′ e a mettere lo zampino sul raddoppio quanto ingenuo nella gomitata a Sanapii che gli costa il rosso».
CORRIERE DELLO SPORT voto 6: «Sul gol c’è la sua firma, tecnicamente è autogol del portiere e vabbè, pace. Allora, si traveste da assist-man con il cross per Gosens solo sfiorato da Gudmundosson, poi macchia la serata ideale con lo scatto di nervi sulla tirata di capelli di Sarapii. Rosso e niente ritorno, almeno».
Chi è stato invece il migliore? I pareri sono molto diversi.
GUDMUNDSSON voto 7,5 – É il Corriere dello Sport ad eleggerlo con questa motivazione: «Parte alto, molto alto, di fatto accanto a Kean e punta effettiva, e forse non a caso i primi venti minuti sono i migliori della Fiorentina. Corre tanto, poi centravanti per necessità nella ripresa e segna un gol d’autore».
DE GEA voto 7 – Tuttosport riconosce il contributo del portiere nel successo: «Al 22′ grande parata su Filippov che vale quanto un gol, poi fa il bis su Haiduchyk».
NDOUR voto 7 – La Gazzetta dello Sport lo considera degno di menzione particolare: «Il migliore perché cresce a vista d’occhio. Gioca più alto degli altri in mezzo, lavora tanto e il lancio per Gud è stupendo».

De Laurentiis propone: «Serie A a 16 squadre tutta in chiaro su Rai e Mediaset»

De Laurentiis: «Serie A a 16 squadre tutta in chiaro su Rai e Mediaset». La proposta del presidente del Napoli per rilanciare il calcio italiano

Aurelio De Laurentiis immagina una Serie A differente. Nella lunga intervista rilasciata a Paolo Condò sulle pagine di 7, inserto del Corriere della Sera, il presidente del Napoli  ha parlato del suo club ma non solo.

SCELTA CONTE – «Per vedere il quadro completo occorre partire da più lontano, dalla scelta di prendere un allenatore tosto come Conte. Molti anni fa lo incontrai alle Maldive. Era in vacanza assieme a Elisabetta, sua moglie, e a Vittoria, la loro figlia. Passammo alcune giornate a nuotare e a discutere di calcio. Mi spiegò il suo modo di lavorare e io rimasi affascinato dal rigore che lo animava. Uno stakanovista sul lavoro, come me. È evidente che siamo entrambi innamorati di ciò che facciamo, e questo per me è un aspetto fondamentale. Come la cura dei dettagli. Quando la piazza l’anno scorso mi chiese giustamente l’esonero di Garcia, era novembre, io invitai Antonio a colazione a casa mia e gli offrii di subentrare. Ma lui, con onestà intellettuale e il rigore di cui le dicevo, rispose che era suo desiderio venire a Napoli, ma a giugno, quando assieme avremmo ricostruito la squadra. E così è stato».

FRIZIONI DOPO CESSIONE KVARA – «Nessuna frizione. Dovevo farlo. Nessuno poteva sostituire Kvara alla pari, ma ci abbiamo provato: il Psv per esempio non ci ha dato Noa Lang, per fortuna in estate si è convinto. Del resto se quello di gennaio viene chiamato mercato di riparazione, uno del livello di Kvara a metà stagione non te lo vendono. Detto questo, ero consapevole che Conte, concentrato sulla lotta per arrivare più in alto possibile, avrebbe faticato ad accettare l’operazione. Diciamo che ho scommesso sulla sua capacità di vincere ugualmente, ed è stata una buona puntata».

ACQUISIZIONE DEL NAPOLI – «Un giorno dovrò scrivere il libro di come avvenne quell’acquisizione. Ma per sommi capi gliela riassumo perché fu davvero un’avventura. Avevo già provato a prendere il Napoli, nel 1999, convocando i media e mostrando loro un assegno circolare da 120 miliardi di lire spezzato in due parti: la prima era a disposizione di Ferlaino, per la seconda volevo effettuare una due diligence. La sua risposta fu una causa per aver creato, secondo lui, una distrazione della campagna abbonamenti, causa che peraltro vinsi facilmente. Ricordo che Gazzoni mi offrì il Bologna per 50 miliardi, ma risposi che io tifavo per il Napoli e quindi mi interessava solo il Napoli».

FUTURO SERIE A – «Battaglia contro l’ingresso dei fondi? Ci siamo trovati a combattere fianco a fianco con Andrea Agnelli e abbiamo vinto. Spero che dimagrisca. Come nel 1986, eviterebbe che i calciatori si usurino bruciando il loro valore. Un torneo a 16 quadre eviterebbe anche quelle partite con poche migliaia di spettatori in Tv che indeboliscono la credibilità commerciale del calcio. È maturo il tempo perché Giorgia Meloni tolga il tetto pubblicitario alla Rai, per finanziare tutta la Serie A in chiaro, tra la rete di stato e Mediaset. Le soluzioni sono due, andare in chiaro dando i ricavi delle pubblicità ai club, o puntare sui tifosi attraverso la Pay per View».

Manna, periodo nero per il ds del Napoli: patente ritirata dopo il compleanno di Conte

Manna, periodo nero per il ds del Napoli: patente ritirata dopo il compleanno di Conte. Il dirigente è risultato positivo a un test alcolico

Pioggia di sfortuna per Giovanni Manna, direttore sportivo del Napoli. Oltre al grave infortunio al tendine d’Achille che lo ha costretto a gestire le complesse trattative di mercato dall’ospedale, il dirigente azzurro ha dovuto affrontare un’altra disavventura. Come rivela Il Messaggero, Manna si è visto ritirare la patente dopo essere risultato positivo a un test alcolico.

L’episodio è avvenuto lo scorso 31 luglio in Abruzzo, durante il ritiro del Napoli a Castel di Sangro. Manna, al volante della sua auto, è stato fermato dai carabinieri mentre rientrava dalla festa di compleanno del tecnico Antonio Conte. Nonostante il limite consentito fosse superato di poco, l’esito del test non ha lasciato scampo.

La sentenza è stata il ritiro della patente per sei mesi, accompagnato da una multa e dalla decurtazione dei punti, come previsto dall’articolo 186 del Codice della Strada. Questo episodio si aggiunge a un periodo già molto complicato per il dirigente partenopeo, costellato da imprevisti professionali e personali.

Calciomercato Sassuolo: è fatta per il ritorno in Serie A di Matic. Logiche e dettagli

Calciomercato Sassuolo: è fatta per il ritorno in Serie A di Matic. Logiche e dettagli del colpo che porta il serbo in neroverde

Nemanja Matić torna a sorpresa in Italia, raggiungendo un accordo per unirsi al Sassuolo. Il centrocampista serbo, 37 anni, firmerà da svincolato un contratto annuale con opzione per una seconda stagione. L’operazione, come riportato da Sky Sport, si è concretizzata in tempi rapidi, a seguito di un incontro decisivo a Milano tra Matić, i suoi agenti, l’allenatore Fabio Grosso e l’amministratore delegato Giovanni Carnevali.

L’ufficialità dell’accordo è attesa a breve, dopo il superamento delle visite mediche. Matić ha già risolto il suo contratto con l’Olympique Lyonnais, chiudendo così la sua avventura in Francia. Il suo ritorno in Serie A arriva dopo una breve parentesi alla Roma, lasciata nel 2023, e le successive esperienze con Rennes e Lione.

L’operazione è stata sviluppata in tempi brevi, permettendo al Sassuolo di anticipare la concorrenza di altri club che avevano mostrato interesse per il giocatore, approfittando del suo status di svincolato. Nonostante l’interesse esterno e i dettagli economici ancora da definire, Matić ha espresso la sua volontà di sposare un progetto incentrato sui giovani, perfettamente in linea con le ambizioni del club emiliano.

L’arrivo di un giocatore del suo calibro rappresenta un colpo notevole per il Sassuolo, che si assicura un rinforzo d’esperienza per il centrocampo. Le sue qualità di regista, la sua fisicità e la sua leadership saranno fondamentali per la crescita dei talenti neroverdi e per dare stabilità a un reparto cruciale. La decisione di Matić di tornare in Italia è un segnale forte e conferma l’attrazione del nostro campionato anche per giocatori che, nonostante l’età avanzata, possono ancora fare la differenza ad alti livelli.

Ancelotti: «Il Milan aveva bisogno di Allegri, l’Inter ne avrà di Marotta. David non è un crack»

Ancelotti: «Il Milan aveva bisogno di Allegri, l’Inter ne avrà di Marotta. David non è un crack». Le dichiarazioni del ct del Brasile

In un’intervista esclusiva rilasciata a Il Giornale, Carlo Ancelotti, attuale commissario tecnico del Brasile ed ex figura di spicco al timone di squadre come Real Madrid e Milan, nonché ex centrocampista della Nazionale italiana, ha condiviso le sue riflessioni sul mondo del calcio. Di seguito, i punti salienti di questa conversazione

Che effetto fa essere CT del Brasile?
«Un effetto strano ma dopo tutto quel tempo trascorso in Europa era arrivato il momento giusto per una pausa e ritengo di avere fatto la scelta più giusta perché allenare il Brasile è molto, molto motivante».

Ancelotti al Brasile e Gattuso cittì dell’Italia.
«Mai immaginato che Rino potesse diventare l’allenatore della nazionale ma ha tutti i meriti per onorare l’impegno, ha carattere, ha personalità, spero di incontrarlo al mondiale. Piuttosto non mi aspettavo le difficoltà incontrate da Spalletti».

Due mondiali senza l’Italia, un europeo fallito.
«È una crisi generazionale, non abbiamo grandi attaccanti come Vieri, Totti, Del Piero, Inzaghi. Siamo messi bene in difesa e a centrocampo per il resto facciamo fatica a produrre veri talenti».

Forse si gioca troppo.
«Sì, si gioca troppo e male, il calcio è più analitico, intenso, veloce ma Fifa e Uefa devono rivedere i calendari, troppe partite, non tutte di qualità, troppi infortuni».

Le leghe dovrebbero ridurre da 20 a 18 le squadre partecipanti.
«Mi sembra una buona soluzione, si eviterebbero confronti di bassa qualità che invece aumenterebbe e così anche i costi sarebbero più logici. Ma ci deve essere intesa tra le componenti e finora questo non è accaduto».

Dovreste avere voi allenatori e i calciatori maggiore peso nelle decisioni.
«Siamo i più pagati, forse per questo non ci vogliono al tavolo».

Renzo Ulivieri, presidente degli allenatori italiani, ha proposto di tenere fuori dal calcio Israele.
«Non sono d’accordo, la politica si occupi di questo tema importante ma lo sport sa benissimo affrontare e superare certe situazioni critiche, la storia lo dimostra, basta consultare gli almanacchi. Italia-Israele va giocata».

Avremo il Var illustrato al pubblico.
«Ripeto quello che dissi all’introduzione del Var, uno strumento importante ma l’utilizzo eccessivo ha aumentato i dubbi e le polemiche. Credo che quest’ultima novità non sia necessaria, non so se sia utile per il gioco».

Anche l’arbitro con telecamera.
«Lasciamo perdere».

La serie A segna i ritorni al Milan e alla Lazio di Allegri e Sarri.
«Sono contento che il Milan s’affidi di nuovo ad Allegri: è una figura importante di cui squadra e club avevano bisogno. La A ha allenatori importanti, Sarri, Conte, Gasperini».

Alla Roma una soluzione inedita, la coppia Ranieri-Gasperini.
«L’esperienza di Ranieri è decisiva, l’entusiasmo di Gasperini anche in un città bollente, ho saputo che anche il Papa è romanista».

L’Inter avrà le scorie dello 0 a 5?
«Difficile dimenticare quel risultato però intanto va ricordato che l’Inter è arrivata in finale e non a tutti riesce. Chi gioca la Champions ha come obiettivo di vincerla ma per farlo si deve andare in finale e l’Inter lo ha saputo fare, due volte. E poi Beppe Marotta saprà gestire eventuali appannamenti».

Modric al Milan.
«Gli ho parlato, farà divertire i tifosi, lascerà il segno nel campionato, è felice della scelta, sa di poter andare al mondiale, è un professionista assoluto, l’anno scorso non ha mai saltato un allenamento».

Napoli senza Lukaku.
«Sarà importante per Conte riaverlo nella seconda parte della stagione, quando si decide molto, se non tutto».

David alla Juventus.
«Buon attaccante, veloce, intelligente, ci fece gol in Champions (contro il Real), non è un crak ma è il calciatore canadese più importante, lo dico per questioni mie di famiglia».

Donnarumma. «Una scelta forte del club e dell’allenatore. Il calcio non prevede la schiettezza ma Luis Enrique è stato schietto, lui ha una idea diversa del ruolo che è cambiato anche per i nuovi regolamenti, dunque serve uno che sappia sbrigarsela con i piedi. Io ho un’idea diversa».

Mai ricevuta un’offerta dalla Figc?
«No, mai. Un contatto con Malagò ai tempi del commissariamento. Poi andai al Napoli».

Dopo il Brasile?
«Ho tre soluzioni: resto qui, trovo qualcosa di interessante o smetto».

Calciomercato Atalanta, Musah interessa (e molto) ai nerazzurri. Gli ostacoli rossoneri per la fumata bianca

Calciomercato Atalanta, i nerazzurri sono fortemente interessati a Musah del Milan. La situazione in termini di trattativa

Il calciomercato Atalanta non è ancora finito nonostante gli arrivi di Zalewski e Krstovic. Dagli esterni all’attacco fino al potenziamento del centrocampo: reparto dove serve un nuovo innesto per fare ancora un salto importante.

Secondo quanto raccolto da CalcioNews24, l’Atalanta è fortemente interessata a Musah del Milan per completare il centrocampo. Tuttavia se da una parte i 25 milioni non sarebbero un problema, dall’altra Allegri continua a fare muro.

Pioli: «Ringrazio De Gea. Rosso a Kean? Ha sbagliato, ma l’arbitro avrebbe dovuto…»

Pioli: «Ringrazio De Gea. Rosso a Kean? Ha sbagliato, ma l’arbitro avrebbe dovuto…». Le dichiarazioni del tecnico della Fiorentina

Stefano Pioli, tecnico della Fiorentina, ha parlato a Sky Sport al termine della partita valida per l’andata dei playoff di Conference League, vinta dalla Viola per 3-0 in trasferta sugli ucraini del Polissya.

PRESTAZIONE – «C’è soddisfazione. Affrontare la prima partita ufficiale molto importante, visto che per noi passare o non passare significa tanto, è bello. Giusto così, visto che i ragazzi hanno lavorato tanto. Ci dà un bel vantaggio, ma c’è ancora un’altra partita da giocare. Io sono arrivato con entusiasmo ed energia, ma ho trovato un gruppo di persone attaccate alla causa, alla Fiorentina e di ottimi giocatori. Ero un po’ preoccupato, di solito di questo periodo si giocano le amichevoli. Abbiamo affrontato una squadra forte e dobbiamo ringraziare De Gea per le belle parate. Noi siamo stati bravi a limitarli e a lavorare bene anche quando eravamo in 10».

KEAN – «L’espulsione di Kean? Moise ha sbagliato, ma dovevano punire la tirata di capelli del difensore. Non importa, imparerà anche da queste situazioni. L’atteggiamento? A volte siamo più aggressivi, ma oggi volevamo anche aspettarli. Siamo stati compatti e abbiamo trovato buone soluzioni con la palla. Una buona base su cui partire. Gudmundsson? Bisogna pretendere tanto da Albert, ha tanto da dare. Preferisce lavorare tra le linee. Sta dando disponibilità, cambieremo in campo e cercheremo equilibrio, ma Gud per noi sarà sempre centrale».

Calciomercato Juventus: l’incredibile incastro che può sbloccare l’uscita di Vlahovic

Calciomercato Juventus: l’incredibile incastro che può sbloccare l’uscita di Vlahovic. Il Milan potrebbe tornare a sorpresa sul serbo

Un colpo che sembra chiudere una porta, ma che in realtà ne lascia socchiusa un’altra. Come riportato oggi da Tuttosport, l’acquisto di Victor Boniface da parte del Milan sembra aver messo la parola fine alla lunga telenovela estiva per Dušan Vlahović. Eppure, a dieci giorni dalla chiusura del mercato, lo scenario non è così scontato. La chiave di tutto ha un nome e un cognome: Santiago Gimenez. L’attaccante messicano, arrivato a gennaio per una cifra importante, non ha convinto del tutto Allegri e il suo entourage è stato informato: di fronte a un’offerta da 30 milioni, può partire. Un’eventualità che riaprirebbe clamorosamente la pista che porta al centravanti serbo.

Il corteggiamento del Milan a Vlahović è stato lungo e costante, ma si è sempre scontrato con un ostacolo insormontabile: i costi. Tra l’ingaggio fuori dai parametri rossoneri e le alte richieste della Juventus per il cartellino, l’affare non è mai decollato. Di fronte allo stallo, il DS Tare ha virato su Boniface. Ma se l’uscita di Gimenez dovesse concretizzarsi, il Diavolo si ritroverebbe con la liquidità necessaria per un ultimo, disperato assalto a Vlahović.

Nel frattempo, la Juventus lavora per costruire il suo futuro, un futuro in cui per il serbo sembra esserci sempre meno spazio. Il titolare designato è Jonathan David, e la dirigenza sta stringendo i tempi per chiudere il grande ritorno di Randal Kolo Muani. L’accordo di massima con il PSG è stato raggiunto sulla base di un’operazione da 55 milioni totali (10 di prestito oneroso più 45 di riscatto). L’ultimo nodo da sciogliere è la condizione per far scattare l’obbligo: la Juve lo vuole legare alla qualificazione in Champions, il PSG chiede garanzie più certe. La sensazione è che l’intesa si troverà a breve, lasciando Vlahović in una posizione sempre più marginale. Un “triangolo” di mercato che tiene tutti con il fiato sospeso: il futuro di tre grandi attaccanti si decide negli ultimi, incandescenti giorni di mercato.

Calciomercato Roma, ultimatum a Sancho: 48 ore per decidere. Ecco le alternative

Calciomercato Roma, ultimatum a Sancho: 48 ore per decidere. Ecco le alternative all’esterno inglese che non ha ancora chiarito il suo futuro

L’intricata vicenda di Jadon Sancho sta per giungere a una conclusione. La Roma, come riportato da La Gazzetta dello Sport, ha fissato un ultimatum di 48 ore all’esterno inglese per dare una risposta definitiva. Se non arriverà il via libera, il direttore sportivo Massara virerà su altri obiettivi, ponendo fine a un tormentone di mercato che rischia di protrarsi troppo a lungo.

L’accordo con il Manchester United è già stato raggiunto, ma il nodo cruciale rimane la volontà del giocatore e le richieste del suo entourage. I Red Devils, interessati a finalizzare la cessione, stanno esercitando pressione su Sancho affinché abbassi le sue pretese economiche. Nonostante una precedente telefonata con Gasperini avesse fatto pensare a un sì imminente, l’interesse del Besiktas ha riportato l’incertezza sulla trattativa.

Parallelamente, si complica anche la pista che porta a Fabio Silva, a causa dell’inserimento del Borussia Dortmund che ha fatto lievitare i costi e la concorrenza. Per non restare spiazzata, la Roma si sta cautelando con un’alternativa concreta: Breel Embolo, attaccante del Monaco. Lo svizzero, in scadenza di contratto, è un profilo molto apprezzato per la sua duttilità, esperienza e fiuto del gol. Può agire sia da prima che da seconda punta e si muove su tutto il fronte offensivo. Il suo prezzo, fissato intorno ai 15 milioni di euro, è ritenuto accessibile dal club giallorosso

Massara continua a monitorare anche altri esterni per il reparto offensivo. Oltre a Sancho, che resta la prima scelta di Gasperini, la Roma tiene d’occhio nomi come Dominguez del Bologna, un giocatore agile e tecnico che piace anche ad altre big della Serie A. Con l’esordio in campionato alle porte, la Roma ha fretta e vuole dare a Gasperini le armi offensive necessarie per la nuova stagione.

Calciomercato Inter: Diouf quello che serviva. Chi è e i retroscena dell’affare lampo. Beffato un altro club di A

Calciomercato Inter: Diouf quello che serviva. Chi è e i retroscena dell’affare lampo da 25 milioni. Beffato un altro club di A

Un colpo a sorpresa, un’operazione lampo tenuta “sotto traccia” che regala a Cristian Chivu il centrocampista che mancava. Come riportato oggi dal Corriere dello Sport, l’Inter ha definito l’acquisto di Andy Diouf dal Lens. Un’operazione da 20 milioni di euro più 5 di bonus che beffa la concorrenza del Napoli e completa il reparto mediano nerazzurro. Il giocatore, che firmerà un quinquennale, è atteso già oggi a Milano per le visite mediche, con la speranza di essere a disposizione per l’esordio in campionato di lunedì contro il Torino.

Il profilo di Diouf, 22 anni, è quello di una “mezzala su misura” per le esigenze di Chivu. È un giocatore prestante fisicamente, con un cambio di passo devastante (il migliore della scorsa Ligue 1 per numero di accelerazioni), ma anche dotato di ottima tecnica. Un talento ancora da sgrezzare dal punto di vista tattico, ma con un potenziale enorme, che il tecnico romeno saprà sicuramente valorizzare. Il suo arrivo, dopo le partenze di Asllani e con un punto interrogativo su Zielinski, definisce un centrocampo ricco di alternative e qualità.

L’acquisto di Diouf è l’emblema della nuova strategia di mercato dell’Inter, una “nuova gioventù” che sta ridisegnando il volto della squadra. Da Pio Esposito (20 anni) a Luis Henrique (23), passando per Sučić e Bonny (entrambi 21), l’età media dei nuovi acquisti è di appena 21,4 anni. Una svolta netta rispetto al passato, una scommessa sul futuro che sarebbe stata derogata solo per un campione affermato come Lookman. Ora, con il centrocampo al completo, l’attenzione si sposta sulla difesa, dove si cercherà un altro profilo giovane da inserire in un reparto che, nella prossima estate, vedrà l’addio di diversi veterani.

Calciomercato Milan, dubbi su Boniface: visite mediche decisive

Calciomercato Milan, dubbi su Boniface: visite mediche decisive. I tifosi sono scettici e lo storico recente degli infortuni non incoraggia

Il mercato degli attaccanti di alto livello ha visto un’estate dominata dai club inglesi, con l’Arsenal che si è assicurato Viktor Gyokeres per oltre 70 milioni e il Manchester United che ha puntato su Benjamin Sesko per una cifra superiore agli 80 milioni. In questo scenario, il Milan, che pure era interessato a questi profili, ha optato per una strategia diversa, virando su un’alternativa più economica: Victor Boniface del Bayer Leverkusen. L’operazione si concretizza con un prestito oneroso di 5 milioni, con la possibilità di riscatto per 24 milioni la prossima estate. Se l’affare andrà in porto, Boniface firmerebbe un contratto fino al 2030, una mossa che il Milan valuta come un investimento a basso rischio, ma dalle potenzialità interessanti.

Tuttavia, prima di qualsiasi annuncio, il club rossonero dovrà superare una fase cruciale: le visite mediche. Per Boniface, infatti, non si tratta di una semplice formalità. La storia clinica dell’attaccante nigeriano è ricca di infortuni significativi, tra cui una doppia rottura del legamento crociato e diversi problemi muscolari. Questi acciacchi hanno limitato notevolmente il suo rendimento nelle scorse stagioni, come dimostrano le 34 partite saltate nel 2018-19 e le 56 nel 2020-21. Anche la sua esperienza al Leverkusen è stata segnata da uno stop di 14 partite per guai agli adduttori e da altri acciacchi che ne hanno compromesso la continuità. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Le sue condizioni fisiche sono quindi il nodo centrale della trattativa. Lo staff sanitario del Milan valuterà con estrema cura il suo quadro clinico. Le incertezze sono tali che persino i tifosi sui social manifestano un certo scetticismo. La necessità del Milan di trovare un attaccante pronto all’uso si scontra con la realtà di un giocatore che potrebbe aver bisogno di tempo per ritrovare la forma migliore. Un rischio calcolato, considerando il recente fallimento della sua trattativa con l’Al Nassr, presumibilmente per motivi legati proprio alle sue condizioni fisiche.

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