Pisa, Matteo Tramoni protagonista anche nella stagione del ritorno in Serie A: Gilardino al lavoro per adattarlo al suo gioco, ecco le opzioni
Non è un enigma da risolvere in fretta, ma di certo è una questione chiave per il Pisa che si prepara al ritorno in Serie A dopo 34 anni: dove giocherà Matteo Tramoni? Il fantasista corso, assoluto protagonista della promozione con le sue giocate partendo da sinistra nel 3-4-2-1 di Pippo Inzaghi, è il punto fermo tecnico della squadra. Ma con l’arrivo di Alberto Gilardino in panchina, tutto potrebbe cambiare, almeno tatticamente.
Durante la conferenza stampa di presentazione, il nuovo allenatore nerazzurro ha spiegato di avere idee chiare sui principi di gioco, ma anche la volontà di adattarle alle caratteristiche della rosa. E parlando proprio di Tramoni, ha rivelato di avere più di un piano. «È un giocatore con spunto e controllo orientato, ideale per giocare fra le linee», ha detto Gilardino, aggiungendo che servirà tempo per conoscerlo a fondo e valutare le migliori soluzioni in campo.
Una prima ipotesi vede Tramoni agire da seconda punta nel 3-5-2, ruolo simile a quello di Gudmundsson nel suo Genoa, alle spalle di un attaccante centrale. In quel sistema, ha spiegato il tecnico, «serviranno due mezzali con corsa e capacità di inserimento», a supporto della fase offensiva.
Ma l’idea più affascinante, e potenzialmente rivoluzionaria, è quella di trasformare Tramoni in una mezzala offensiva. Una soluzione che esalterebbe la sua qualità negli spazi, ma che richiederebbe correttivi a livello di mercato: una seconda punta vera accanto a lui e, soprattutto, un mediano più difensivo per garantire equilibrio.
Insomma, il Pisa che verrà ruoterà attorno a lui, al “Violinista” che incanta con il pallone tra i piedi. Che sia seconda punta, trequartista o mezzala, Gilardino sa di avere in Tramoni un tassello prezioso. Il resto dipenderà dalla costruzione della squadra, ma il centro del progetto è già scritto.
Roma, è iniziato ieri il ritiro: l’era di Gasperini si è aperta tra l’entusiasmo dei tifosi, circa trecento fuori da Trigoria
Un nuovo inizio, un’aria frizzante, una folla affettuosa: è partito così, tra cori e selfie, il primo giorno dell’era Gian Piero Gasperini alla Roma. A Trigoria, l’entusiasmo era palpabile. Come riportato dal Corriere dello Sport, circa trecento tifosi si sono assiepati sin dalle prime ore del mattino per accogliere il tecnico e la squadra con calore e curiosità. L’obiettivo: vedere da vicino la nuova Roma che sta prendendo forma.
Gasperini ha varcato i cancelli del Fulvio Bernardini visibilmente emozionato, accolto da applausi e richieste di autografi. «Mamma mia, ma quanti sono?», ha scherzato, colpito dalla partecipazione dei tifosi. Un’accoglienza così travolgente da spingerlo ad abbracciare idealmente il suo nuovo popolo, concedendosi con disponibilità e sorrisi. Addosso, già la tuta giallorossa. Un tifoso gli ha chiesto persino un autografo sul braccio da tatuare: «No dai, non serve», ha risposto il tecnico, con un mix di imbarazzo e fierezza.
Accanto a lui, anche il nuovo direttore sportivo Massara, altrettanto ben accolto. «Portaci Rios, facci uno squadrone!», l’appello dei romanisti.
A mezzogiorno tutti i convocati erano arrivati: ventinove in tutto, tra titolari, riserve, giovani e giocatori in bilico. I più acclamati? Gianluca Mancini, accompagnato da Cristante e Gollini, Paulo Dybala, ma soprattutto Mile Svilar, fresco di rinnovo e leader designato del nuovo gruppo. Il serbo ha restituito affetto con un sorriso carico di emozione.
L’atmosfera era quella di una grande festa, una sorta di ritorno a scuola dopo la lunga pausa estiva. Da Kumbulla a Hermoso, da Darboe a Cherubini, anche chi potrebbe non restare ha ricevuto applausi. Nessuno escluso, tutti dentro Trigoria con la voglia di ricominciare. E Gasperini, al centro della scena, ha già capito di avere una città intera che non vede l’ora di sognare con lui.
Da Musiala a Lautaro Martínez, passando per Olise e Igor Jesus: classifica marcatori Mondiale per club 2025
L’attaccante del Real MadridGonzalo García, con 4 gol e un assist in 450 minuti giocati, si è aggiudicato il titolo di capocannoniere del primo Mondiale per club. Classifica marcatori Mondiale per club 2025: con lo stesso numero di gol seguono lo spagnolo Angel Di Maria del Benfica (4 gol tutti su calcio di rigore), il capocannoniere della Champions League e bomber del Borussia Dortmund Serhou Guirassy e il brasiliano dell’Al Hilal Marcos Leonardo.
Gonzalo García ha ricevuto il premio “Top Goal Scorer Presented by Bank of America”. Essendosi classifica quattro giocatori con lo stesso numero di gol, è stato decisivo il numero di assist (per decisione dei membri del Gruppo di Studio Tecnico FIFA).
Nella classifica marcatori se due o più giocatori sono risultati ancora in parità dopo aver considerato il numero di assist, è stato considerato come parametro scriminante il totale dei minuti giocati nel torneo, classificando al primo posto il giocatore che ha giocato meno minuti.
Fiorentina, Stefano Pioli ripartirà da Moise Kean: dopo il no all’Arabia Saudita e con la clausola in scadenza, pronta la trattativa per il rinnovo
Stefano Pioli è tornato dove tutto era cominciato, a Firenze, ma con uno scudetto in più sul petto e un’esperienza europea che oggi rappresenta un valore aggiunto per una Fiorentina che sogna in grande. Ieri il nuovo tecnico viola ha vissuto il suo primo giorno al Viola Park, accolto da sorrisi, abbracci e un entusiasmo palpabile che ha contagiato anche i tifosi. Ma soprattutto, ha trovato sul tavolo una notizia che potrebbe cambiare le sorti dell’attacco gigliato: Moise Kean ha detto no all’Arabia Saudita.
Il centravanti ha rifiutato definitivamente l’offerta dell’Al Qadsiah, così come il possibile rilancio dell’Al Hilal. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, la sua scelta è stata tecnica, non economica, condivisa fino in fondo con l’agente Alessandro Lucci: Kean vuole restare in Europa. L’unico vero pericolo potrebbe arrivare dalla Premier League, ma al momento non ci sono proposte concrete. Così, se entro domani nessuno pagherà la clausola da 52 milioni, mercoledì il giocatore potrebbe sedersi al tavolo con la Fiorentina per discutere un possibile rinnovo, con ingaggio e clausola da ridefinire.
Intanto Pioli ha già iniziato la sua full immersion. Dopo il pranzo con la dirigenza per allinearsi sulle strategie di mercato, ha spiegato la sua filosofia: «Vogliamo una Fiorentina competitiva, che giochi un calcio che piaccia a noi e ci rappresenti con determinazione». L’ex tecnico del Milan ha parlato con passione della sua nuova avventura, elogiando l’impatto del Viola Park e sottolineando il legame emotivo con la città: «Firenze è speciale per me, tornare qui è una grande emozione. Vogliamo lavorare ogni giorno con serietà, passione ed entusiasmo».
Per il raduno sono stati convocati 33 giocatori: l’unico a mancare, per ora, è Brekalo, insieme a Christensen e Nzola, attesi nei prossimi giorni. Il conto alla rovescia per la nuova Fiorentina è cominciato.
Tutto sulla nuova competizione creata dalla Fifa: per l’Italia presenti Inter e Juventus. Mondiale per club 2025
Il Mondiale per club 2025 è la prima edizione della nuova competizione per club creata dalla Fifa. Si è disputato fra giugno e luglio negli Stati Uniti e vedrà impegnate 32 squadre, fra cui due italiane, l’Inter, affidata a Cristian Chivu, e la Juventus, guidata da Igor Tudor.
Il torneo riunisce le migliori squadre del globo provenienti dalle sei confederazioni internazionali: AFC, CAF, CONCACAF, CONMEBOL, OFC e UEFA.
La finale ha visto il trionfo del Chelsea di Enzo Maresca, che ha battuto 3-0 il PSG campione d’Europa di Luis Enrique e si è aggiudicato la prima edizione del torneo.
DOVE SI GIOCA IL MONDIALE PER CLUB 2025?
La prima edizione del Mondiale per club si gioca negli Stati Uniti.
DATE E ORARI MONDIALE PER CLUB 2025
Il Mondiale per club 2025 si gioca da sabato 14 giugno 2025 a domenica 13 luglio 2025.
Le partite della prima edizione del Mondiale per club, dato che si giocano negli Stati Uniti, si disputano fra il pomeriggio e la sera americani.
In Italia le finestre orarie sono sei, con la maggior parte delle partite che saranno visibili alle 21 di sera e alle 3 del mattino orari italiani:
18.00
21.00
00.00
2.00
3.00
4.00
STADI MONDIALE PER CLUB 2025
Sono in tutto 12 gli stadi che ospiteranno le 63 partite della Coppa del Mondo per club 2025 della Fifa negli Stati Uniti. La finale sarà giocata al MetLife Stadium, nel New Jersey, non distante da New York:
Atlanta: Mercedes-Benz Stadium (75 mila spettatori);
Cincinnati: TQL Stadium (26 mila spettatori);
Charlotte: Bank of America Stadium (75 mila spettatori);
Los Angeles: Rose Bowl Stadium (88.500 spettatori);
Miami: Hard Rock Stadium (65 mila spettatori);
Nashville: GEODIS Park (30 mila spettatori);
New Jersey (New York): MetLife Stadium (82.500 spettatori);
Orlando: Camping World Stadium (65 mila spettatori);
Orlando: Inter&Co Stadium (25.500 spettatori);
Filadelfia: Lincoln Financial Field (69 mila spettatori);
Seattle: Lumen Field (69 mila spettatori);
Washington: Audi Field (20 mila spettatori).
FORMAT COPPA DEL MONDO PER CLUB 2025
La prima Coppa del Mondo per club prevede una Fase a gironi con 8 gruppi da 4 squadre ciascuno. Le prime 2 squadre classificatedi ogni girone si qualificano alla Fase ad eliminazione diretta, che parte dagli ottavi di finale e si concluderà con la finalissima il 13 luglio.
In caso di arrivo a pari punti nel girone, si terrà conto dei seguenti criteri:
scontri diretti;
differenza reti nei match tra le squadre interessate;
maggior numero di gol realizzati nei match tra le squadre interessate;
differenza reti generale;
maggior numero di gol realizzati in tutte le partite;
miglior punteggio di condotta (fair-play);
sorteggio da parte della Fifa.
La fase ad eliminazione diretta prevede confronti in gara secca. In caso di pareggio al 90’, sono previsti i supplementari e poi i rigori. Non è prevista la finale per il 3° posto.
Ogni squadra partecipante stila una lista preliminare tra 26 e 50 giocatori, di cui almeno quatrro portieri. La lista definitiva, invece, che andrà presentata entro il 10 giugno 2025, potrà essere composta tra un minimo di 26 e un massimo di 35 giocatori (di cui almeno tre portieri), da scegliere tra i 50 selezionati della prima lista provvisoria.
Per ciascuna partita però ogni allenatore potrà convocare un massimo di 26 giocatori (11 titolari e fino a 15 riserve). Sono confermate le cinque sostituzioni, con un massimo di tre finestre durante la gara (un cambio all’intervallo non rientra nelle tre finestre). Inoltre, sarà possibile una sostituzione aggiuntiva in caso di commozione cerebrale durante la partita. Nel caso si vada ai supplementari, ogni squadra avrà una sostituzione aggiuntiva e una finestra aggiuntiva.
Infine, per quanto riguarda i cartellini, scatterà la squalifica oltre che per le espulsioni anche al secondo cartellino giallo in due gare diverse. Ma i singoli cartellini gialli ricevuti nel corso del torneo saranno annullati dopo i quarti di finale.
DOVE VEDERE IL MONDIALE PER CLUB 2025 IN TV E STREAMING
Il Mondiale per Club2025 sarà trasmesso gratuitamente in Italia da DAZN, partner principale della manifestazione, che offrirà tutte le 63 partite indirettastreaming previa registrazione senza abbonamento, e da Mediaset, che trasmetterà in chiaro una partita al giorno su Canale 5 o Italia 1ein streaming su Mediaset Infinity.
I GIRONI
Il 5 dicembre 2024 a Miami si è svolto il sorteggio degli 8 gironi del Mondiale per club 2025:
GRUPPO A
Palmeiras (BRA) Porto (POR) Al Ahly (EGI) Inter Miami (USA)
GRUPPO B
PSG (FRA) Atletico Madrid (SPA) Botafogo (BRA) Seattle Sounders (USA)
Sabato 28 giugno, ore 22.00, Charlotte, Bank of America Stadium, Benfica-Chelsea1-4 d.t.s. [64′ James (C), 90′ + 5 rig. Di Maria (B), 108′ Nkunku (C), 114′ Pedro Neto (C), 117′ Dewsbury-Hall (C)] [O2]
Un Bologna sempre più “italiano” per Vincenzo Italiano: dopo gli arrivi di Immobile e quello imminente di Bernardeschi, il nuovo obiettivo è Pessina
Mambo Italiano. Così potremmo riassumere il nuovo corso del Bologna, versione Vincenzo Italiano, che punta forte sul talento made in Italy per costruire una squadra competitiva e con ambizioni nazionali. Dopo l’ufficialità di Ciro Immobile – già aggregato al gruppo e pronto per la presentazione odierna – e l’imminente arrivo di Federico Bernardeschi (previsto tra domani e il 19, giorno della partenza per Valles), i rossoblù mettono nel mirino anche Matteo Pessina.
Come riportato da la Gazzetta dello Sport, il centrocampista classe ’97, campione d’Europa con l’Italia nel 2021, è un nome molto apprezzato da Italiano. Giocatore tecnico ma di grande spirito di sacrificio, Pessina rappresenterebbe un rinforzo di valore per la mediana, dove si cerca un supporto per Freuler e un cambio di spessore per alzare il livello. Dopo una stagione positiva al Monza e l’amarezza per la mancata convocazione in azzurro, Bologna potrebbe offrirgli la ribalta giusta per rilanciarsi in chiave Nazionale.
Nel frattempo, il club emiliano lavora anche su altri obiettivi per il centrocampo: piace Fabio Miretti della Juventus, anche se l’idea prestito non entusiasma; resta viva la pista Asllani dall’Inter, mentre per Pobega si registra qualche timido riavvicinamento. Il Milan valuta 8 milioni, ma la distanza rimane.
In uscita, è ormai definito l’addio di Sam Beukema, diretto al Napoli per 33 milioni. Il difensore ieri ha salutato i compagni dopo aver svolto l’ultimo allenamento.
Tra i giovani seguiti, emerge anche il nome di Eric de Silva Moreira, 19enne centrocampista destro, ma al momento non ci sono trattative concrete. La filosofia, però, è chiara: un Bologna sempre più italiano, solido e ambizioso, pronto ad affrontare una stagione impegnativa su quattro fronti, Supercoppa compresa.
Italiano ha già dato il benvenuto ai nuovi, ha parlato chiaro: si parte subito forte. Pallone tra i piedi e testa al campo.
Mondiale per Club, Donald Trump tra i fischi del pubblico per qualche minuto ruba la scena al Chelsea, ma la festa è tutta dei Blues
La scena è stata surreale. Al MetLife Stadium nel New Jersey, in un clima rovente e carico di entusiasmo per la vittoria del Chelsea sul Paris Saint-Germain al Mondiale per Club, la presenza di Donald Trump ha rubato per un attimo la scena al trionfo sportivo. Come riportato dal The Guardian, l’ex presidente degli Stati Uniti è stato accolto da una pioggia di fischi e contestazioni mentre saliva sul palco per la premiazione della prima, storica finale del nuovo Mondiale per Club FIFA. Insieme a lui, il presidente della FIFA Gianni Infantino e il proprietario dei BluesTodd Boehly. Ma l’apparizione di Trump, pur prevista, ha sorpreso molti.
Cole Palmer, grande protagonista della serata con due gol e un assist, ha ammesso di essere rimasto spiazzato: «Sapevo che sarebbe stato allo stadio, ma non mi aspettavo di trovarmelo accanto mentre alzavamo il trofeo. Ero un po’ confuso», ha detto con un sorriso. Intorno al MetLife era stato predisposto un imponente cordone di sicurezza, con agenti dei Servizi Segreti e controlli TSA nei varchi d’accesso, proprio a causa della presenza del presidente.
Ma al netto della tensione politica, la serata è stata una festa per il Chelsea. La squadra di Maresca ha dominato il PSG con un primo tempo perfetto, chiuso sul 3-0 grazie alle giocate di un ispiratissimo Palmer e alla rete di João Pedro. «Maresca sta costruendo qualcosa di speciale – ha spiegato Palmer –. Tutti parlano di noi, ma sentiamo di essere sulla strada giusta».
Chelsea trying to celebrate winning the World Cup with Trump in the way is FRYING ME
Lo stesso tecnico italiano ha elogiato l’intensità e la disciplina dei suoi giocatori: «Abbiamo vinto nei primi dieci minuti, imponendo subito il nostro ritmo. È un trofeo che ha un valore enorme, pari a quello della Champions».
Il Chelsea ha così chiuso la stagione con un double inedito – Conference League e Mondiale per Club – e con la sensazione che il progetto giovane stia finalmente maturando. Nonostante i fischi per Trump.
Milan, altri segni di rottura tra Jashari e il Bruges, con il centrocampista che aspetta i rossoneri; intanto oggi Modric sbarca a Milano
Un altro segnale che conferma la rottura tra Ardon Jashari e il Bruges è arrivato sabato, quando il centrocampista svizzero ha deciso di non partecipare alla festa del club belga con i tifosi. Davanti a oltre 14.000 presenti, l’assenza del giocatore ha fatto rumore, alimentando la convinzione che il suo capitolo con il Bruges sia ormai chiuso e che attenda solo il Milan. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, la decisione potrebbe essere stata condivisa con la società, ma è evidente che Jashari si consideri già fuori dal progetto.
Il Milan osserva con attenzione. I rossoneri hanno già presentato la propria offerta: 32,5 milioni di euro più 2 di bonus. Se la frattura tra il giocatore e il Bruges dovesse acuirsi, i dirigenti sono pronti a tornare alla carica per chiudere l’affare alle condizioni proposte. Intanto resta da capire se Jashari si presenterà domani alla ripresa degli allenamenti: potrebbe tornare in gruppo, continuare a lavorare a parte o addirittura disertare ancora una volta.
In uscita, invece, il Milan ha visto sfumare l’obiettivo Brown, ora ufficialmente un nuovo giocatore del Fenerbahce. Il centrocampista inglese ha firmato un contratto triennale (con opzione per un altro anno) a 3,5 milioni netti a stagione, con una clausola rescissoria fissata a 20 milioni. I rossoneri avevano proposto un quinquennale da 1,4 milioni a salire e una clausola da 50 milioni, ma per l’entourage del giocatore Istanbul rappresenta solo una tappa intermedia in attesa di nuovi scenari futuri.
Oggi, però, i riflettori a Milano sono tutti per Luka Modric. Il centrocampista croato sbarcherà in tarda mattinata a Malpensa, proveniente da Madrid con un volo privato. Dopo le visite mediche alla clinica Madonnina e l’idoneità al Centro Ambrosiano, si recherà a Casa Milan per la firma sul contratto fino al 2026 (con opzione per il 2027). Prima di ripartire in serata per Zagabria, Modric farà tappa a Milanello per conoscere Allegri e i nuovi compagni. L’appuntamento in campo è fissato per il 4 agosto: allora inizierà davvero la sua nuova avventura in rossonero.
Juve, la coppia Comolli Tedesco al lavoro per definire la rosa bianconera prima del ritiro: ecco i principali nodi da sciogliere
L’era di Igor Tudor alla Juve riparte da una richiesta chiara: chiarezza assoluta. Nessuna ambiguità, nessuna incertezza, né sul piano tecnico né su quello gestionale. Come riportato da Tuttosport, il tecnico croato, dopo aver ottenuto il rinnovo e l’eliminazione della clausola di uscita, ha chiesto che la nuova stagione cominci con una rosa definita, uno staff confermato e una linea dirigenziale che eviti il caos del recente passato.
Negli ultimi anni, troppi giocatori bianconeri sono rimasti incastrati tra voci di mercato, contratti mai rinnovati e partenze gestite come fossero scambi NBA. Una logica di trading che ha creato tensioni interne e bruciato relazioni, costringendo persino John Elkann a intervenire direttamente per dare un colpo di spugna e avviare una nuova fase. Proprio in questa direzione si sta muovendo Damien Comolli, insieme al nuovo dt Modesto, il nuovo direttore generale, già operativo sul fronte contratti: i rinnovi di Federico Gatti e la fiducia a Kenan Yildiz sono andati lisci, mentre con Weston McKennie – nodo commissioni – tutto si è fermato.
La vera incognita resta però Dusan Vlahovic: il suo futuro è ancora sospeso, mentre i rientri di Conceiçao e Kolo Muani restano non definiti. E il tempo stringe. Tra dieci giorni cominceranno gli allenamenti e, fra meno di tre settimane, il gruppo partirà per Herzogenaurach, quartier generale Adidas e sede del primo ritiro. Lì Tudor riceverà indicazioni chiare sulla rosa bianconera: chi resta, chi parte, chi va ricollocato. Per ogni nuovo innesto servirà prima liberare spazio, sia in campo che nel monte ingaggi.
Comolli è chiamato a una gestione chirurgica, che coinvolge diversi nomi in bilico: Perin, Tiago Djalò, Arthur, Milik, Douglas Luiz, Kostic, Nico Gonzalez, e i giovani Mbangula e Kelly. Una missione delicata, diversa da quella di un anno fa ma non meno impegnativa. Stavolta l’esperienza non sarà esclusa a priori: ma prima delle rifiniture, serve completare la struttura portante. Il tempo è poco, le scelte pesano.
Napoli, domanini inizia il ritiro dei campioni d’Italia: Conte ha a disposizione quasi tutta la rosa, dal mercato mancano solo pochi tasselli
Il Napoli non si ferma. Dopo l’ultima stagione chiusa con il tricolore sul petto, il club partenopeo ha messo in moto la seconda fase della sua rivoluzione tecnica, puntando su una campagna acquisti ambiziosa e mirata. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, l’intento condiviso da Antonio Conte, il presidente De Laurentiis e il direttore sportivo Manna era chiaro fin da subito: presentarsi al raduno di luglio con la rosa quasi al completo per consentire al tecnico di plasmare fin dai primi giorni la nuova creatura azzurra.
Stavolta, a differenza dell’estate scorsa condizionata dalla telenovela Osimhen, i piani sono partiti con largo anticipo. Dopo il colpo Kevin De Bruyne, sbarcato ieri a Capodichino, il Napoli ha chiuso anche per due innesti di grande prospettiva: Noa Lang, esterno offensivo in arrivo dal PSV, e Sam Beukema, centrale difensivo prelevato dal Bologna per 30 milioni più bonus. Entrambi dovrebbero unirsi al gruppo in tempo per la partenza verso Dimaro, sede del ritiro.
Non è tutto. In attacco si attende a ore la chiusura per Lorenzo Lucca, individuato come vice Lukaku. L’Udinese ha abbassato le richieste iniziali e l’intesa con il Napoli sembra a un passo: 35 milioni, bonus inclusi, per il centravanti che ha già scelto l’azzurro nonostante le sirene di Milan e Atalanta.
Con un reparto offensivo così profondo e la possibilità di ruotare oltre 22 titolari, Conte potrà adottare varianti tattiche tra 4-3-3 e 4-2-3-1, sfruttando al meglio anche il jolly Raspadori, utile da sotto-punta o mezzala. Restano da completare pochi tasselli: un vice Meret, un’alternativa a Di Lorenzo e – con calma – un sesto centrocampista, con Miretti della Juve nel mirino. Occhio anche a Ndoye, obiettivo concreto per gli esterni offensivi. Il Napoli non vuole solo confermarsi in Italia: mira a una Champions da protagonista.
Inter, Christian Chivu chiamato a rivoluzionare la parte atletica dei nerazzurri: basta cali fisici e mentali nel finale, serve una nuova preparazione
Cristian Chivu si prepara a un’estate intensa, con un doppio compito assegnatogli dall’Inter: lavorare sulla testa e sulle gambe della squadra, due aspetti ormai indissolubili per riportare l’equilibrio perduto. Dopo una seconda parte di stagione conclusa in affanno – fisico e mentale – culminata nel disastroso epilogo americano con l’eliminazione al Mondiale per Club, la dirigenza ha affidato al tecnico romeno e al suo staff un mandato preciso: ripartire da una preparazione nuova, più profonda, più efficace.
Come riportato da La Gazzetta dello Sport, l’Inter ha voltato pagina anche sul piano atletico. Con l’addio di Fabio Ripert, fedelissimo di Inzaghi, ora la guida della preparazione è passata a Stefano Rapetti, già nell’Inter del Triplete e reduce dall’esperienza con Mourinho. L’obiettivo è ambizioso: evitare il crollo fisico e mentale che ha caratterizzato i minuti finali delle gare nella scorsa stagione. Basti pensare che ben 10 delle 35 reti subite in Serie A sono arrivate tra il 76’ e il 90’, a cui si aggiungono altri 7 gol tra il 61’ e il 75’, più un paio nei recuperi: oltre la metà dei gol incassati sono arrivati nell’ultimo terzo di partita, quando le energie venivano a mancare e la lucidità svaniva.
Per questo il piano di lavoro cambierà drasticamente: a partire dal raduno fissato per il 26 luglio, le sedute ad Appiano dureranno oltre 90 minuti, con maggiore intensità e attenzione alle alte frequenze. La palestra prima dell’allenamento sarà una prassi fissa, parte di un programma orientato alla prevenzione degli infortuni. La tecnologia, tra dati e intelligenza artificiale, contribuirà a rendere più efficace ogni sessione.
Chivu ha un’estate per riplasmare l’Inter: sarà fondamentale distribuire al meglio i carichi e – quando necessario – togliere minuti ai big. Perché la nuova stagione nerazzurra dovrà correre fino al 90’, e oltre.
Il difensore del Torino Perr Schuurs verso il forfait dal ritiro estivo del club, cosa filtra sulle condizioni dell’olandese a quasi due anni dall’infortunio
Per fugare ogni sorta di dubbio basterà guardare quali giocatori del Torino – questo pomeriggio poco dopo l’ora di pranzo – prenderanno posto sul pullman del club diretto a Prato allo Stelvio. Eppure, una considerazione possiamo già tracciarla: con ogni probabilità tra questi non sarà presente Perr Schuurs. Il difensore va verso il forfait della spedizione che farà tappa presso il ritiro estivo dei piemontesi in Alto Adige. Per l’olandese invece, si profilano altre settimane di sudore, lavoro e fatica nella palestra del Filadelfia.
Ma andiamo con ordine. Sono trascorsi quasi due (interminabili) anni da quando Schuurs è alle prese con l’infortunio del legamento crociato anteriore sinistro. Era il 21 ottobre del 2023, data in cui – nel secondo tempo del match Torino Inter – il numero 3 fu costretto a uscire anticipatamente dal campo inseguito a un fortuito scontro di gioco. Da quel momento per il classe 1999 di Limburgo si sono succedute in serie due operazioni al ginocchio (la seconda di ‘mera’ artroscopia), innumerevoli visite presso specialisti di tutta Europa e un calvario ancora lontano dal termine.
Rientrato dalle vacanze a Forte dei Marmi trascorse in compagnia della fidanzata (che presto diventerà moglie) Roos, l’ex Ajax è recentemente tornato ad allenarsi nella palestra del centro sportivo del Torino. Le condizioni del ginocchio migliorano, il dolore legato ai movimenti dell’articolazione pure, ma – come raccolto dalla redazione di Calcionews24 – per il momento sarebbe alquanto proibitivo ipotizzare un completo ritorno in campo del giocatore in tempi celeri. ‘Prudenza’ il vademecum da tenere stretto nel periodo che seguirà, la cautela e l’impegno i più grandi alleati su cui fare affidamento onde evitare possibili ricadute.
Chi invece sarà presente in quel di Prato è l’altro lungodegente del club di Via Viotti: Duvan Zapata. Il colombiano aveva già sorpreso tutti lo scorso sabato, quando si era unito al gruppo di Marco Baroni per uno spezzone della seduta organizzata a porte aperte. Dagli applausi dei tifosi al Fila a quelli dei fan che seguiranno la squadra in Val Venosta, il colombiano è (forse) l’ultima bandiera di una rosa progressivamente rimasta orfana dei propri leader. I tifosi del Torino attendono il loro capitano.
Per la prima volta con Jannik Sinner un italiano vince a Wimbledon, un nuovo capitolo dello sport italiano e i precedenti illustri, calcio compreso
Il tricolore sventola sul centrale di Wimbledon: Jannik Sinner ha scritto la storia. Mai prima d’ora un italiano aveva vinto il torneo più antico, più prestigioso, più iconico del tennis mondiale. Da ieri, il suo nome è inciso nell’albo d’oro accanto ai più grandi. Un’impresa che come scrive la Gazzetta dello Sport lo consacra come autentico pioniere dello sport italiano, un moderno Marco Polo capace di conquistare territori mai esplorati da altri azzurri.
Quella del tennis tricolore, fino a oggi, aveva pochi punti fermi: la Coppa Davis del 1976, i trionfi Slam di Pietrangeli e Schiavone, la vetta del ranking mondiale conquistata proprio da Sinner un anno fa. Da oggi ne ha uno in più, forse il più luminoso.
Il successo sull’erba londinese entra nella ristretta cerchia delle prime volte memorabili dello sport italiano. Come il primo oro olimpico conquistato da Giovanni Giorgio Trissino nel salto in alto a cavallo a Parigi 1900. Come il titolo mondiale dei pesi massimi di Primo Carnera nel 1933, o il Tour de France vinto nel 1924 da Ottavio Bottecchia, muratore veneto in maglia gialla dall’inizio alla fine. Come la Nazionale di Vittorio Pozzo, campione del mondo nel 1934. Come la doppietta olimpica nel nuoto di Fioravanti a Sydney 2000, la medaglia d’oro di Federica Pellegrini nel 2008, il trionfo di Jacobs nei 100 metri a Tokyo.
Non solo: il trionfo di Sinner si aggiunge ai rombi di motori del 1950, quando Farina e Masetti portarono all’Italia i primi titoli mondiali in Formula 1 e Motomondiale. Ai successi di Kristian Ghedina sulla Streif, a quello di Francesco Molinari al British Open, fino all’anello NBA vinto da Marco Belinelli con gli Spurs.
Con Wimbledon, Sinner non ha soltanto vinto un trofeo: ha abbattuto un altro tabù. Ha varcato una nuova frontiera. E ha regalato all’Italia dello sport un’altra, splendida prima volta.
Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli
Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.
De Ketelaere e quella che sarà la sua terza stagione all’Atalanta: obiettivo continuità e compiere definitivamente il grande salto
Quante cose sono cambiate dal 2023: le etichette “flop” si sono trasformate in elogi, la polvere rossonera tolta dalla lampada per far uscire il genio e soprattutto una pedina sempre protagonista dove in vista della prossima stagione servirà il grande salto.
Seppur poco citato rispetto agli altri big considerando il mercato, Charles De Ketelaere rimane un punto fermo offensivo su cui l’Atalanta dovrà fare affidamento viste le due stagioni ad alto livello: una crescita importante sotto tutti i punti di vista.
Parlando di numeri, in due anni di Atalanta Charles De Ketelaere ha collezionato 51 partecipazioni nelle reti a fronte di 212 goal totali (24%), 3° per rapporto goal/assist e 6° atalantino per reti segnate nelle competizioni UEFA.
Un grande rendimento sotto le Mura. Tuttavia il caro “Carletto” l’ultima annata, seppur positiva, non è stato esente da qualche difficoltà soprattutto nella continuità in termini di leadership: una trasformazione oggettivamente riuscita a metà.
De Ketelaere nel pieno della sua forma è uno Scottie Pippen che non si limita a giocate personali, bensì si materializza in un vero uomo squadra: costruttore, assist-man e il primo a correre nella propria meta-campo pur di prendersi i palloni. In poche parole, un leader tecnico su cui affidarsi e sotto l’aspetto del collettivo riusciva ad essere più decisivo di Lookman.
Andata perfetta, ritorno alterno dopo Brugge (e per certi versi assente) per poi nel finale dare lo sprint giusto. La stagione, quella 2025/2026, che apre le porte a quello che dovrebbe essere il suo obiettivo: diventare definitivamente un grande leader tecnico all’Atalanta.
Per Carletto la continuità sarà fondamentale per caricarsi la squadra sulla spalle nei momenti dove dovrà incidere. Il principe è già diventato re (con la coppa conquistata figuriamoci), ma sarà fondamentale prendersi più responsabilità dove l’esperienza degli ultimi due anni a Bergamo risulterà determinante in questo nuovo ciclo atalantino.
Citando Scottie Pippen, l’immagine di cosa sia la Dea è la squadra, non il singolo: il salto di qualità di un Charles De Ketelaere che può prendersi in mano l’Atalanta.
Chelsea PSG, tre cose che non ha notato della sfida valida per la finale del Mondiale per Club 2025. I dettagli
Una lezione di calcio, una notte magica, un trionfo che sovverte ogni pronostico. Il 3-0 con cui il Chelsea di Enzo Maresca ha demolito l'”ingiocabile” Paris Saint-Germain è molto più di un risultato: è il manifesto di una squadra giovane, coraggiosa e tatticamente perfetta. Ma al di là della doppietta di un sontuoso Cole Palmer e del sigillo di João Pedro, la storia di questa finale del Mondiale per Club è stata scritta da episodi curiosi e momenti simbolici che hanno definito l’inerzia psicologica di una partita a senso unico. Tre istantanee che raccontano la superiorità dei Blues e il crollo verticale dei parigini.
1. L’illusione del gol di Palmer: un presagio di dominio. Dopo appena sette minuti, il Chelsea ha già il pieno controllo della partita. Un’azione corale meravigliosa si conclude con un tacco geniale di João Pedro che libera Cole Palmer al limite dell’area. L’inglese calcia a giro, il telecronista urla al gol, il pubblico esulta, ma la palla colpisce solo il palo di sostegno e l’esterno della rete. Quella che sembra una beffa è in realtà un presagio. In quel singolo istante c’è tutta la narrazione del primo tempo: la superiorità dei meccanismi del Chelsea, la facilità con cui arriva al tiro e l’incapacità del PSG di contenere la sua qualità. Un “quasi gol” che ha fatto capire al mondo che la paura, quella sera, non abitava a Londra.
2. Lo show all’americana e l’intervallo infinito. Sul 3-0, le squadre rientrano negli spogliatoi. Ma invece di un intervallo di 15 minuti, il pubblico del MetLife assiste a uno spettacolo in stile Super Bowl, con popstar e rapper sul palco. Il risultato è un’attesa surreale, un intervallo che, come notano le cronache, si protrae per ben 23 minuti. Questo episodio, apparentemente di colore, è invece significativo: ha spezzato ulteriormente il ritmo di un PSG già annichilito, costringendolo a una lunga e snervante attesa prima di poter tentare un’improbabile reazione. Un’americanata che ha contribuito, a suo modo, a congelare il risultato e a rendere la ripresa una lenta agonia per i francesi.
3. La follia di João Neves: il “placcaggio” per i capelli che chiude la partita. Con la partita ormai chiusa, la frustrazione del PSG esplode nel modo più plateale. João Neves, uno dei talenti più celebrati, perde completamente la testa: a palla lontana, in un gesto di pura impotenza, tira giù Marc Cucurella afferrandolo per i capelli. Un “momento di follia”. L’arbitro inizialmente lo ammonisce, ma il VAR non perdona: il richiamo al monitor trasforma il giallo in un rosso diretto. Non è un semplice fallo di gioco, ma la resa psicologica di una squadra che, di fronte alla superiorità avversaria, ha perso il controllo e l’onore. Quel che non si può sapere è: ma quanti capelli ha perso Cucurella?
Pagelle Chelsea PSG: i Top e i Flop del match valido per la finale del Mondiale per Club 2025
Pagelle Chelsea PSG: i Top e i Flop del match, valido per la finale del Mondiale per Club.
Una lezione di calcio, una notte di perfezione che vale il tetto del mondo. Il Chelsea di Enzo Maresca compie l’impresa e umilia il Paris Saint-Germain con un netto e indiscutibile 3-0, laureandosi Campione del Mondo per Club. Al MetLife Stadium va in scena una partita a senso unico, dominata dai Blues fin dai primi minuti e decisa da un primo tempo sensazionale, chiuso con tre gol di vantaggio. Il PSG, strafavorito della vigilia e reduce dalla demolizione del Real Madrid, si è sciolto come neve al sole, mostrando frustrazione e un’inaspettata fragilità. A decidere la finale è stata la serata di grazia assoluta di Cole Palmer, unita alla classe di João Pedro e a una solidità collettiva che ha annichilito le stelle parigine.
I TOP
COLE PALMER (Chelsea) Semplicemente di un altro pianeta. Si prende la finale con una prestazione da Pallone d’Oro, mettendo la firma su tutti e tre i gol. Apre le marcature al 21′ con un destro a giro di precisione chirurgica. Raddoppia al 29′ con un gol fotocopia, dopo un’azione personale in cui manda al bar la difesa parigina. Infine, al 42′, serve a João Pedro un assist che Riccardo Trevisani definisce “alla Messi”. Una notte in cui ha ritrovato il suo “mojo”, la sua spavalderia, dominando la partita con una classe e una superiorità imbarazzanti. Monarca.
JOÃO PEDRO (Chelsea) Se Palmer è stato il genio, lui è stato il killer. Lavora per la squadra, dialoga con i compagni e, quando serve, punisce con freddezza glaciale. Il suo gol del 3-0 è un capolavoro di intelligenza e tecnica: lanciato in profondità da Palmer, si presenta a tu per tu con Donnarumma e lo supera con un sontuoso scavetto. Una rete che chiude la partita prima dell’intervallo e corona un Mondiale da assoluto protagonista, in cui ha dimostrato di essere un attaccante di livello eccezionale: 2 gare, 3 gol, non si può volere di più. Letale.
I FLOP
JOÃO NEVES (PSG) È il simbolo della frustrazione e del crollo nervoso del Paris Saint-Germain. Con la squadra sotto di tre gol e incapace di reagire, perde completamente la testa all’85’. In un gesto di pura follia a palla lontana, tira giù Marc Cucurella afferrandolo per i capelli. Un’immagine che fa il giro del mondo e che, dopo la revisione al VAR, gli costa un’espulsione diretta. Un finale umiliante per un giocatore che ha lasciato i suoi in nove nel momento più difficile. Sciagurato.
KHVICHA KVARATSKHELIA (PSG) Doveva essere uno degli uomini in grado di spaccare la partita, ma è stato una delle più grandi delusioni. Impreciso e testardo, quasi “fastidioso” nel suo continuo tentativo di cercare la conclusione dalla distanza senza mai trovare la porta. Incapace di saltare l’uomo e di creare superiorità numerica, viene sostituito a inizio ripresa dopo una prestazione anonima. In una notte in cui servivano i campioni, lui è mancato completamente, anche se è tutta la squadra di Luis Enrique a essere stata la pallda copia di se stessa, totalmente irriconoscibile. Invisibile.
Al MetLife Stadium, East Rutherford il match valido per la finale del Mondiale per Club, PSG Bayern Monaco: sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE
La cronaca, sintesi e diretta LIVE della partita Chelsea PSG, valevole per la finale del Mondiale per Club2025.
PRIMO TEMPO
Contro ogni pronostico il Chelsea domina il campo, specie grazie a Cole Palmer: la stella dei Blues prima spaventa Donnarumma con un rigore in movimento che esce di un soffio a lato del parlo e poi si scatena con una doppietta su due ottime ripartenze: Nuno Mendes calcola male un’uscita, lasciando campo a Malo Gusto, bravo a generare superiorità e a servire Palmer, che con freddezza aveva piazzato il destro all’angolino dove Donnarumma non poteva arrivare. Pochi minuti dopo ricevuta palla al limite dell’area, Palmer si prende il tempo per puntare l’uomo, piazza una finta e poi una controfinta per liberarsi lo spazio. Ancora una volta, il suo destro rasoterra trova l’angolo basso, ancora una volta Donnarumma è battuto. Il PSG aveva avuto una chance sullo 0-0, ma Cucurella salva su un tentativo di assist di Doué. Nel finale di tempo Palmer ispira Joao Pedro, che con uno scavetta chiude il primo tempo sul 3-0.
SECONDO TEMPO
Ripresa con ritmi molto più blandi e complice l’ampio vantaggio degli inglesi la partita corre su un binario più che prevedibile. Una occasione a testa per le squadre con Sanchez e Donnarumma che salvano su Dembelè e Delap con due begli interventi nei primi minuti e poi poche altre occasioni fino al triplice fischio. Nel finale ancora un’occasione per i Blues sempre con Delap, ma anche questa volta trova l’opposizione di Delap. Il PSG gioca inoltre gli ultimi minuti in dieci uomini per l’espulsione di Neves, dopo il check del VAR sulla tirata di capelli a Cucurella
Samuele Mulattieri, attaccante del Sassuolo, racconta la sua crescita: dalle giovanili con l’Inter, l’Olanda e il rapporto con Grosso
Samuele Mulattieri continua il suo percorso di crescita al Sassuolo, e lo fa con entusiasmo e consapevolezza. L’attaccante classe 2000, intervistato da Destination Calcio, ha raccontato il suo momento in neroverde, la sintonia con i compagni d’attacco, il rapporto con Fabio Grosso – già allenatore ai tempi della promozione col Frosinone – e le tappe fondamentali della sua carriera. Dal settore giovanile dell’Inter alle esperienze all’estero, passando per il primo vero salto tra i professionisti al Volendam. Un bagaglio costruito a piccoli passi, fatto di esperienze eterogenee che hanno contribuito a renderlo un attaccante più completo e maturo. A colpire è soprattutto la lucidità con cui Mulattieri analizza i momenti-chiave del suo percorso e le differenze tra calcio italiano e olandese, mettendo a confronto due filosofie molto diverse ma entrambe formative. Di seguito, le sue parole più significative.
SUI COMPAGNI DI SQUADRA – «Giocare con giocatori come Berardi, come Laurienté è tanta roba, nel senso che sono giocatori forti. Posso solo che imparare con Mimmo, ad esempio. Possiamo solo che imparare da lui e da tutti i giocatori come lui».
SUL RAPPORTO CON FABIO GROSSO – «Il mister lo conosco bene, abbiamo già raggiunto una Serie A insieme a Frosinone, anche insieme a Boloca. A gennaio è arrivato anche Mazzitelli, quindi con lui mi trovo bene, dà i consigli giusti. Mi sono trovato bene a Frosinone come mi sto trovando bene adesso».
SULL’ESPERIENZA ALL’INTER – «È stata una bella esperienza anche fare la Youth League con l’Inter il primo anno. Il secondo anno da fuoriquota non ho potuto farla, ma è stato bello: abbiamo giocato il girone con Barcellona e PSV».
SULL’ANNO IN OLANDA – «È stata una bellissima esperienza, il mio primo anno da professionista completo. Mi aveva scritto Wim Jonk spiegandomi dove mi vedeva, sono rimasto impressionato. Con i direttori Jasper e Ruben mi sento ancora, sono rimasto legato».
SUL CALCIO OLANDESE – «Può essere il giusto step per chi esce dalla Primavera. Ci sono più spazi, meno attenzione alla difesa, gli attaccanti fanno più gol e prendono fiducia».
SUL LIVELLO DELL’EREDIVISIE – «Ogni partita ha la sua storia. I due campionati potrebbero imparare qualcosa l’uno dall’altro, hanno mentalità diverse ma sono entrambi di alto livello».
Roma, accordo raggiunto con il Brighton per Evan Ferguson: sarà il giovane irlandese il rinforzo per Gian Piero Gasperini
La Roma è pronta a piazzare un colpo a sorpresa per il proprio reparto offensivo: tutto fatto per l’arrivo di Evan Ferguson, attaccante irlandese del Brighton, destinato a vestire la maglia giallorossa nella prossima stagione. L’accordo con il club inglese è stato definito sulla base di un prestito con diritto di riscatto, mentre la Roma si farà carico dell’ingaggio del giocatore, pari a 1,8 milioni netti. Come riportato da Fabrizio Romano a meno di intoppi dell’ultimo momento, sarà lui il nuovo numero 9 a disposizione di Gian Piero Gasperini.
Ferguson, classe 2004, è considerato da tempo uno dei prospetti più interessanti del calcio britannico. Nato il 19 ottobre a Bettystown, in Irlanda, ha già collezionato 22 presenze e 5 reti con la maglia della Nazionale maggiore. Centravanti fisico (1,88 metri), destro naturale, è stato spesso paragonato – con le dovute proporzioni – a mostri sacri del ruolo come Van Basten e Robbie Keane, per la sua capacità di abbinare forza, tecnica e senso del gol.
Cresciuto tra le fila del St. Kevin’s Boys e poi del Bohemians, Ferguson ha attirato presto l’attenzione dei grandi club. Dopo aver rifiutato le offerte di Chelsea e Liverpool, nel 2021 ha scelto il Brighton per continuare la sua crescita. Con i Seagulls ha messo insieme 73 presenze e 17 gol complessivi in tre stagioni, vivendo anche un momento d’oro sotto la guida di Roberto De Zerbi. Celebre, in particolare, la tripletta rifilata al Newcastle a settembre 2023, uno dei punti più alti della sua carriera.
Purtroppo, poco dopo, una rottura del legamento crociato ne ha frenato l’ascesa. Tornato in campo nel gennaio scorso, è stato girato in prestito al West Ham, dove ha però faticato a ritrovare ritmo e incisività: 8 presenze e nessun gol.
Ora la Roma gli offre una nuova chance, con Gasperini pronto a scommettere sul suo rilancio. Ferguson avrà l’opportunità di inserirsi come alternativa – o complemento – ad Artem Dovbyk nel cuore dell’attacco. Giovane, affamato e desideroso di riscatto, può rappresentare un innesto prezioso nel progetto giallorosso.
Moise Kean dice di no alle offerte dall’Arabia Saudita: l’attaccante vuole rimanere in Europa e la Fiorentina è pronto a blindarlo
Moise Kean ha detto no all’Arabia Saudita. In un’estate di mercato sempre più segnata dai petrodollari e dalle offerte fuori scala provenienti dal Golfo, l’attaccante della Fiorentina ha scelto con fermezza di restare in Europa. Secondo quanto riportato da Sky Sport, l’ex Juventus ha respinto i tentativi dell’Al-Hilal e dell’Al-Qadsiah, due tra i club più attivi sul mercato saudita, che nelle ultime settimane avevano bussato con forza alla sua porta.
Nonostante la possibilità concreta che venisse pagata la clausola rescissoria da 52 milioni di euro, Kean ha fatto sapere di non essere interessato al trasferimento, convinto com’è di voler continuare la sua crescita in Serie A e, più in generale, nel calcio europeo. Dopo stagioni complicate e un lungo percorso tra alti e bassi, l’attaccante classe 2000 sembra finalmente aver trovato la propria dimensione a Firenze: ha chiuso l’ultima stagione da protagonista, ritrovando continuità, gol e una maglia stabile in Nazionale.
La clausola in questione, però, è destinata a decadere a breve: dal 15 luglio non sarà più valida, permettendo così alla Fiorentina di allontanare definitivamente il rischio di una partenza non concordata. Ed è proprio in quel momento che il club toscano intende muoversi con decisione per blindare Kean. È già pronta una proposta di rinnovo con adeguamento di stipendio: dai 2,2 milioni attuali si passerebbe a circa 4 milioni di euro annui.
Il Napoli è per ora l’unica squadra europea ad aver mostrato un certo interesse per Kean, ma le richieste economiche della Viola (che considera l’attaccante incedibile) hanno finora frenato ogni tentativo. I partenopei stanno infatti valutando altri profili, con Lorenzo Lucca dell’Udinese nel mirino.
Per il momento, dunque, tutto lascia pensare che Kean resterà a Firenze. Niente Arabia, niente rivoluzioni: solo la volontà, chiara e forte, di continuare a essere protagonista nel calcio che conta.
Con due gol e un assist Cole Palmer ha contribuito a tre gol nella finale del mondiale per Club Chelsea PSG: il precedente
Cole Palmer entra nella storia recente del Chelsea con una prestazione da incorniciare nella finale del Mondiale per Club. Secondo quanto riportato da Opta, il talento inglese è diventato soltanto il secondo giocatore dei Blues a partecipare attivamente a tre gol in una finale di qualsiasi competizione dal 2013/14 a oggi. L’unico altro a riuscirci prima di lui? Eden Hazard, nella finale di Europa League del maggio 2019 contro l’Arsenal. In entrambi i casi, lo score è identico: 2 gol segnati e 1 assist servito.
3 – Cole Palmer has become only the second Chelsea player since the 2013/14 season to be involved in 3 goals in a final in any competition alongside Eden Hazard in May 2019 in the UEFA Europa League, both with 2 goals and 1 assist. Cold. pic.twitter.com/ZI0uvEwJJ3
Una compagnia ristrettissima e prestigiosa, che sottolinea ulteriormente l’impatto devastante avuto da Palmer nella sfida contro il Paris Saint-Germain. Con due reti praticamente fotocopia e un assist chirurgico, l’ex Manchester City ha indirizzato in modo netto la finale, dimostrandosi il vero uomo in più del Chelsea.
Il primo gol è arrivato al 22′, con un destro preciso all’angolino dopo un errore di valutazione di Nuno Mendes e la giocata intelligente di Malo Gusto. Otto minuti dopo, Palmer ha raddoppiato con una finta e controfinta da manuale, prima di calciare ancora una volta nell’angolo basso, lasciando di nuovo Donnarumma senza scampo. A inizio ripresa, il capolavoro: assist al bacio per la terza rete dei Blues, che ha chiuso virtualmente la partita.
La statistica firmata Opta non fa che confermare ciò che il campo ha già raccontato: Cole Palmer è ormai un trascinatore. Il suo rendimento nelle partite decisive è quello dei grandi campioni, eguagliando un’icona come Hazard in un contesto internazionale di massimo prestigio. A 22 anni, nella sua prima stagione da protagonista a Stamford Bridge, Palmer si sta rivelando uno dei colpi più azzeccati della Premier League, con numeri, talento e personalità da fuoriclasse. E ora, con il titolo mondiale ormai cucito addosso, può davvero iniziare a scrivere la sua leggenda in maglia Blues.
Osimhen al Galatasary, si continua a trattare con il NapolI: intanto sui social l’ex giallorosso Felipe Melo lancia un appello sui social a ADL
Il futuro di Victor Osimhen è di nuovo al centro del mercato. Il Galatasaray ha intensificato il pressing sull’attaccante nigeriano, già protagonista in Turchia nella scorsa stagione in prestito, con l’obiettivo di riportarlo a Istanbul stavolta a titolo definitivo. Una delegazione del club giallorosso è arrivata in Italia nei giorni scorsi con l’intenzione chiara di chiudere la trattativa. Fino a tre giorni fa, Osimhen era vincolato al Napoli da una clausola rescissoria da 75 milioni di euro per l’estero, clausola che il Gala era disposto a rispettare pur chiedendo una dilazione nei pagamenti. Tuttavia, tale clausola è decaduta, e la trattativa ora si gioca su un tavolo tutto nuovo.
Il Galatasaray ha comunque rilanciato, confermando un’offerta da 75 milioni: 40 milioni subito, più due rate da 17,5 milioni da versare nei prossimi due anni. Una proposta che il Napoli sta valutando, pur insistendo su formule di pagamento diverse e – soprattutto – su garanzie bancarie più solide. È questo il nodo principale da sciogliere nelle prossime ore. La sensazione è che la giornata di domani possa diventare decisiva per capire se l’operazione si farà davvero.
A spingere per la buona riuscita dell’affare non è solo Osimhen – che ha già rifiutato l’Al Hilal, pronto a soddisfare tutte le richieste economiche del Napoli – ma anche un ex volto noto del club turco. Felipe Melo, ex centrocampista di Fiorentina, Juventus e Inter, ha deciso di esporsi pubblicamente con un messaggio chiaro affidato ai social: «De Laurentiis, perché non lo lasci andare? Victor vuole giocare al Galatasaray, lascialo andare e vendilo, per favore». Parole che risuonano come un appello e che testimoniano l’attesa crescente attorno all’affare.
Il Napoli, dal canto suo, è disposto ad ascoltare ma non a svendere. Il club partenopeo vuole garanzie certe prima di lasciar partire uno dei suoi gioielli. Il finale della telenovela è ancora tutto da scrivere, ma stavolta, più che mai, si è arrivati a un bivio.
Cole Palmer grande protagonista della finale del Mondiale per Club: doppietta nel primo tempo contro il PSG per la stella del Chelsea
Il Chelsea prende il largo nella finale del Mondiale per Club e lo fa ancora con il suo numero 20: Cole Palmer. Dopo il gol del vantaggio al 22’, l’ex Manchester City si ripete otto minuti più tardi con un’altra perla che conferma la sua serata di grazia.
La prima rete era arrivata sfruttando un errore difensivo del PSG: Nuno Mendes calcola male un’uscita, lasciando campo a Malo Gusto, bravo a generare superiorità e a servire Palmer, che con freddezza aveva piazzato il destro all’angolino dove Donnarumma non poteva arrivare.
Al 30’ il bis, ancora più spettacolare. Ricevuta palla al limite dell’area, Palmer si prende il tempo per puntare l’uomo, piazza una finta e poi una controfinta per liberarsi lo spazio. Ancora una volta, il suo destro rasoterra trova l’angolo basso, ancora una volta Donnarumma è battuto. Un gol praticamente identico al primo, ma stavolta costruito tutto dal talento puro dell’inglese.
Il Chelsea domina nel punteggio e nel gioco. Il Paris Saint-Germain accusa il colpo, tradito dalla propria fase difensiva e dall’impossibilità di contenere uno scatenato Palmer, che ha già messo la firma due volte nella notte più importante. Per i Blues, avanti 2-0 dopo appena mezz’ora, il sogno Mondiale è sempre più vicino.
La Fiorentina pronta ad un colpo di grande prospettiva: arriva dalla Cantera del Barcellona Kospo, difensore classe 2007
La Fiorentina mette a segno un colpo di prospettiva per il futuro: è ormai in dirittura d’arrivo l’operazione che porterà a Firenze Eman Kospo, difensore centrale classe 2007 in arrivo dal settore giovanile del Barcellona. Il giocatore, 18 anni compiuti a maggio, ha doppio passaporto svizzero e bosniaco, e nelle ultime stagioni è stato uno dei profili più promettenti della cantera blaugrana.
Kospo saluterà la Catalogna dopo due anni e lo farà a sorpresa, almeno per una parte della tifoseria del Barça che ne aveva apprezzato l’esplosione nella stagione appena conclusa. Centrale strutturato fisicamente (è alto 191 cm), ha avuto un ruolo da protagonista nella cavalcata della squadra giovanile del Barcellona nella UEFA Youth League, vinta proprio dai ragazzi della cantera nel 2023/24.
Secondo quanto riportato da TMW, la Fiorentina ha investito 400 mila euro per assicurarsi il talento elvetico, battendo la concorrenza di diversi club europei. Kospo è atteso nelle prossime ore nel capoluogo toscano per firmare un contratto quinquennale. Il Barcellona, pur lasciandolo partire, ha scelto di tutelarsi mantenendo il 15% sulla sua eventuale futura rivendita, segnale della fiducia nelle potenzialità del difensore.
Kospo era approdato a Barcellona nel 2023, dopo essere cresciuto nel settore giovanile dello Zurigo. Il suo percorso in nazionale ha seguito quello nei club, con presenze in tutte le selezioni giovanili svizzere dall’Under 15 all’Under 18, a testimonianza di una crescita costante e monitorata anche dalla federazione elvetica.
Il suo impatto in Italia comincerà dalla Primavera della Fiorentina, ma il club gigliato ha grandi aspettative nei suoi confronti anche in chiave prima squadra. Il profilo è considerato ideale per il calcio moderno: difensore forte fisicamente, ma anche dotato di buona tecnica e personalità nella gestione della palla. Un investimento importante su un talento internazionale, nella speranza che possa presto affermarsi anche sotto il cielo del Franchi.
Douglas Luiz sempre più vicino all’addio alla Juve dopo appena un anno e in Premier League non mancano le pretendenti: ce n’è una nuova
Douglas Luiz è destinato a lasciare la Juve dopo una sola stagione e il suo futuro potrebbe riportarlo in Inghilterra, dove il centrocampista brasiliano ha lasciato ottimi ricordi durante la lunga militanza all’Aston Villa. Non c’è solo il West Ham a seguirlo con attenzione: anche l’Everton si è inserito nella corsa per assicurarsi le prestazioni del classe 1998.
Come riportato da TeamTalk, il club di Liverpool avrebbe intensificato i contatti con la Juventus negli ultimi giorni, dopo aver sondato il terreno già alla fine della scorsa settimana. Per il momento si tratta di una fase ancora embrionale della trattativa, ma l’interesse dei Toffees è concreto e destinato ad aumentare nei prossimi giorni.
Douglas Luiz rappresenterebbe per l’Everton un colpo di spessore, in grado di alzare il livello qualitativo ed esperienziale della mediana. Il tecnico David Moyes, tornato a guidare i blues dopo la separazione dal West Ham, avrebbe già dato il suo via libera all’operazione: conosce bene le caratteristiche del brasiliano e lo ritiene il profilo ideale per portare equilibrio, visione e personalità al centrocampo.
Dopo essere cresciuto nel Vasco da Gama ed essersi affermato in Premier League con le maglie di Manchester City (senza mai esordire) e Aston Villa, Luiz era approdato a Torino la scorsa estate tra grandi aspettative. Il bilancio della sua prima – e forse unica – stagione in bianconero, però, non è stato all’altezza delle premesse: appena 27 presenze complessive, spesso senza riuscire a imporsi come titolare fisso.
La Juventus, dal canto suo, è aperta a valutare offerte concrete: l’idea è quella di recuperare parte dell’investimento fatto e liberare spazio salariale per poter operare con più libertà in entrata. La Premier League resta la destinazione più probabile per Douglas Luiz, che conosce bene il campionato e sarebbe felice di tornare in un ambiente familiare.
Everton e West Ham sono pronte a sfidarsi: molto dipenderà dalle proposte economiche che arriveranno nei prossimi giorni sul tavolo della dirigenza juventina.
Moviola Chelsea PSG, l’episodio arbitrale chiave del match valido per la finale del Mondiale per Club
L’episodio chiave della moviola del match Chelsea PSG, valevole per la finale del Mondiale per Club. Dirige la sfida l’arbitro Alireza Faghani.
L’EPISODIO CHIAVE
PRIMO TEMPO
Arbitro molto deciso dalle prime battute, almeno mella gestualità, invita chiaramente Cucurella a non protestare. Lo stesso esterno spagnolo rischia il giallo per un intervento in ritardo su Doué. Molta tensione dopo il gol dell’1-0 del Chelsea, Faghani smorza la tensione sull’esultanza senza estrarre cartellini. Sul 2-0 fallo di frustrazione di Hakimi su Pedro Neto: abbastanza incredibilmente è il giocatore del Chelsea a prendere un giallo per proteste nonostante l’arbitro abbia fischiato a suo favore. Ammonito anche Caicedo che lancia il pallone via, non lo risparmia l’avere chiesto scusa immediatamente. Terzo cartellino ancora per il Chelsea, assolutamemnte giusto in questo caso: Kvaratskheila va via con uno stop orientato, Malo Gusto lo sgambetta senza pensarci troppo. Si va al riposo con 7 falli del Chelsea (con 3 ammoniti) e solo 2 del Psg, che non li commette perché sta facendo troppa fatica a stare dietro agli scatenati avversari, avanti di 3 reti.
SECONDO TEMPO
La direzione arbitrale si conferma molto “liberale”, i fischi sono davvero pochi anche su contatti al limite. Faghani vicino all’azione dice che non c’è nulla quando Joao Pedro cade in area su trattenuta di Beraldo e ha ragione, l’attaccante si lascia cadere anche se l’allacciamento tra i due c’è. Scintille tra Palmer e Fabian Ruiz a gioco fermo attorno all’ora di gioco. Fallo di Hakimi su Cucurella, meritevole di un giallo che gli viene perdonato. Rischia Neto il secondo giallo su Doué, Luis Enrique si lamenta molto e non ha torto, era più da ammonizione qui che la protesta del primo tempo. Molto polemico Joao Neves che va ad alzare di peso Cucurella accusandolo di simulazione perché si contorce per un contrasto. Colwill ammonito per trattenuta iterata su accelerazione di Zaire-Emery, che ha anche un accenno di reazione. Giallo per Joao Neves che va a tirare i capelli a Cucurella a palla lontana, è il proseguimento del film del litigio precedente: lo spagnolo lo spinge prima, la risposta del portoghese c’è e il Var determina l’espulsione per condotta violenta. Anche Caicedo rischia il secondo giallo per fallo su Mayulu. Nel finale, davvero molto nervoso, ammonito anche Dembelé. All’ultimo minuto cartellino anche per Nuno Mendes per il classico fallo di frustrazione. Si chiude con tanti falli (27), 6 cartellini gialli e un rosso. Anche al fischio fnale c’è una rissa, mentre Donnarumma e Maresca si abbracciano. Le scintille durano abbastanza, non proprio una bella immagine per il Mondiale.
Jannik Sinner nella storia: a Wimbledon batte in quattro set Carlos Alcaraz ed è il primo italiano a trionfare nel trofeo più importante del mondo
Jannik Sinner è nella storia: il tennista altoatesino ha conquistato il torneo di Wimbledon, il più prestigioso al mondo, completando la sua straordinaria ascesa con un trionfo che certifica – se mai ce ne fosse stato bisogno – la sua grandezza. In finale ha battuto Carlos Alcaraz, numero due del ranking, con il punteggio di 4-6, 6-4, 6-4, 6-4, in un match che ha ribaltato le attese e i parziali.
Era cominciata male per l’azzurro, avanti 4-2 nel primo set ma poi rimontato da uno scatenato Alcaraz, capace di infilare quattro game consecutivi e aggiudicarsi il parziale per 6-4. Lo spagnolo sembrava in controllo, ma a inizio secondo set ha avuto uno dei suoi passaggi a vuoto che in carriera gli sono costati caro più di una volta: break immediato subìto e palla del contro-break non sfruttata. Da quel momento, la partita è cambiata.
Sinner ha preso in mano il match con la lucidità di un veterano, salendo di livello con il servizio e dominando gli scambi da fondo. Alcaraz, al contrario, ha iniziato a perdere sicurezza, soffrendo soprattutto sul lato del rovescio e faticando a trovare il ritmo nei momenti chiave. Sinner ha vinto secondo e terzo set con lo stesso punteggio, 6-4, con grande solidità mentale e tecnica.
Il quarto set è stato quello della tensione: Alcaraz ha provato il tutto per tutto, ma Sinner non ha tremato. L’ultimo vero brivido è arrivato sul 4-3 e servizio per l’azzurro, quando si è trovato sotto 15-40: due palle break annullate con coraggio e qualità, prima di chiudere con autorità l’incontro.
Wimbledon finisce così in mani italiane per la prima volta nella storia del tennis maschile. Per Jannik è il secondo Slam dell’anno dopo l’Australian Open. Un’impresa leggendaria, che consacra definitivamente il ragazzo di San Candido nell’Olimpo dello sport mondiale.
Inter, Javier Zanetti è tornato sulla clamorosa eliminazione dei nerazzurri agli ottavi di finale del Mondiale per Club contro la Fluminense
Dopo la brusca eliminazione dell’Inter dal Mondiale per Club per mano del Fluminense, Javier Zanetti rompe il silenzio e racconta il momento vissuto dal club nerazzurro. Il vicepresidente dell’Inter ha parlato con grande franchezza ai microfoni di Radio La Red in Argentina, analizzando quanto accaduto nell’ultima gara della squadra di Cristian Chivu.
L’uscita di scena ai gironi del torneo mondiale ha rappresentato una doccia fredda dopo una stagione logorante ma ricca di soddisfazioni in campionato e nelle coppe, e il mancato approdo ai quarti ha lasciato dietro di sé una certa delusione. Zanetti, simbolo di equilibrio e leadership, ha sottolineato come le aspettative all’interno del club fossero ben diverse, anche se adesso è già tempo di guardare avanti e ricaricare le energie per una nuova annata altrettanto intensa.
Parlando dal suo Paese natale, l’ex capitano nerazzurro ha poi riflettuto anche sulle dinamiche di una squadra ambiziosa come l’Inter, costantemente chiamata a competere su tutti i fronti. Una realtà che, secondo Zanetti, fa parte del DNA del club e della mentalità richiesta a ogni suo tesserato.
ELIMINAZIONE MONDIALE PER CLUB – «Provo sentimenti contrastanti. Dopo una grande stagione, l’eliminazione contro il Fluminense ci ha fatto male perché pensavamo di poter giocare una partita diversa e raggiungere i quarti di finale».
FUTURO E STAGIONE IN ARRIVO – «Non è stato così, ma vabbè. Ora i giocatori si riposano per affrontare quella che sarà una nuova stagione, anch’essa molto ricca di partite».
PRESSIONE E OBIETTIVI – «Quando giochi per una grande squadra, è normale avere tutti questi tipi di partite. Soprattutto quando hai ambizioni come le nostre».