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Lazio, i convocati di Sarri per il ritiro: l’elenco completo con 4 giovani

Lazio, i convocati di Sarri per il ritiro: l’elenco completo con 4 giovani. Comincia ufficialmente la stagione della squadra biancoceleste

La stagione 2025/2026 della S.S. Lazio entra ufficialmente nel vivo. Dopo le prime 48 ore dedicate ai consueti test atletici e alle visite mediche, il club biancoceleste si prepara per la fase più intensa della preparazione estiva. Il Training Center di Formello sarà il cuore pulsante delle attività, con la squadra che lavorerà agli ordini di Maurizio Sarri per gettare le basi di un’annata che si preannuncia fondamentale.

Al termine delle sessioni di valutazione, lo staff tecnico ha diramato la lista ufficiale dei calciatori che prenderanno parte al ritiro pre-campionato. La preparazione si svolgerà interamente presso il centro sportivo di casa, una scelta che sottolinea la volontà di concentrarsi sul lavoro fin dal primo giorno. Il raduno prenderà il via ufficialmente lunedì 14 luglio.

Saranno 31 i giocatori a disposizione del “comandante” Sarri, un gruppo che unisce il nucleo storico della squadra e alcuni giovani promettenti aggregati dalla Primavera. La lista include tutti i big, da Provedel e Romagnoli in difesa, passando per Guendouzi e Rovella a centrocampo, fino a Zaccagni e Castellanos in attacco. Questa prima selezione rappresenta la base da cui il tecnico partirà per plasmare la sua nuova Lazio.


Prosegue il programma di preparazione della S.S. Lazio in vista dell’avvio della nuova stagione sportiva. Dopo la ripresa delle attività con i primi test atletici e sanitari svolti nella giornata di ieri, si è concluso oggi il secondo giorno di visite presso il Training Center S.S. Lazio di Formello.

Al termine delle sessioni di monitoraggio atletico, lo staff tecnico guidato da Maurizio Sarri ha diramato la lista dei calciatori convocati per il ritiro pre-campionato, che prenderà ufficialmente il via lunedì 14 luglio.

Saranno 31 i giocatori a disposizione per la prima fase della preparazione estiva, che si svolgerà interamente a Formello.

Ecco la lista:

Portieri:

Furlanetto

Mandas

Provedel

Difensori:

Gigot

Gila

Hysaj

Lazzari

Marušić

Patric

Pellegrini

Provstgaard

Romagnoli

Tavares

Centrocampisti:

Bašić

Belahyane

Cataldi

Dele‑Bashiru

Guendouzi

Rovella

Vecino

Attaccanti:

Cancellieri

Castellanos

Dia

Isaksen

Noslin

Pedro

Zaccagni

Ai quali si aggiungono i giovani:

Portiere

Renzetti

Difensore

Ruggeri

Centrocampista

Pinelli

Attaccante

Sana Fernandes

Allegri: «Milan è top club mondiale, ma prima delle partite sono tutti bravi…»

Allegri: «Milan è top club mondiale, ma prima delle partite sono tutti bravi…». Le dichiarazioni del tecnico rossonero da un evento commerciale

Arrivano nuove dichiarazioni di Massimiliano Allegri da nuovo allenatore del Milan. Intervenuto durante un evento con il partner BMW, il tecnico ha fatto un primo bilancio dopo una settimana di lavoro, tracciando la rotta per la stagione con il suo inconfondibile mix di pragmatismo ed entusiasmo.

Allegri ha subito messo in chiaro la sua filosofia: «Abbiamo iniziato da una settimana e stiamo lavorando, per ora, bene. Poi fino a che non iniziano le partite siamo tutti bravi, quando iniziano le partite è quello che conta».

L’allenatore ha poi raccontato i momenti che hanno sancito il suo ritorno in rossonero, sottolineando la sintonia immediata con la nuova dirigenza: «Quando sono stato chiamato da Tare per la prima volta al telefono e quando ho incontrato l’amministratore Giorgio Furlani, lì già si erano creati i presupposti per un lavoro insieme». Un ritorno fortemente voluto e vissuto con grande emozione: «Per me tornare al Milan è una cosa fantastica, sono molto entusiasta».

Il punto cardine del nuovo progetto, secondo Allegri, è la coesione. «In questo momento c’è grande unità di intenti e condivisione di tutte le cose del quotidiano: utile per dare una linea unica a tutti quelli che lavorano nel Milan». La conclusione è un richiamo all’identità e alla responsabilità di indossare la maglia rossonera: «Siamo in uno dei primi club al mondo, di questo dobbiamo avere grande rispetto e il rispetto possiamo conquistarlo solamente lavorando con grande serietà, professionalità ma soprattutto portando i risultati».

Cristiana Ferrini: «Mio padre, il capitano. Il Toro, la sua vita. E ringrazio Cairo, che non lo ha dimenticato»

Cristiana Ferrini: «Mio padre, il capitano. Il Toro, la sua vita. E ringrazio Cairo, che non lo ha dimenticato». Il papà Giorgio simbolo eterno della storia granata

Una bandiera, una leggenda, “il capitano dei capitani”. Giorgio Ferrini è un simbolo eterno nella storia del Torino, il giocatore con il record assoluto di presenze (566) che per 16 stagioni ha incarnato lo spirito e l’amore per la maglia granata. A quasi cinquant’anni dalla sua prematura scomparsa, a raccontare l’uomo dietro l’icona è la figlia, Cristiana, nel suo libro “Mio padre, il capitano dei capitani”. In una toccante intervista a La Gazzetta dello Sport, svela il viaggio emotivo che l’ha portata a scrivere questo ritratto intimo, un percorso tra ricordi e aneddoti inediti.

L’EMOZIONE DI SCRIVERE IL LIBRO – «È stato un percorso, come se andassi dall’analista: è stato un viaggio forte perché ha scatenato ricordi dimenticati. Pensi che sono stata due volte a Trieste…».

IL VIAGGIO TORINO-TRIESTE – «Il libro è un viaggio Torino-Trieste, perché papà ha sempre avuto la sua città natale nel cuore e noi vi tornavamo spesso. Poi c’è Torino, dove c’è il Toro e questo colore granata che è entrato nelle viscere del mio papà. Ha trasmesso questo amore anche a noi in famiglia, al punto che dopo la sua morte siamo rimasti a Torino io, mamma e mio fratello Amos».

COME NASCE IL LIBRO – «Incontrando i tifosi del Toro che mi riempiono sempre di un affetto indescrivibile. Mi sono trovata con un materiale di una portata umana incredibile, oltre che fotografico, che conservavamo in un baule pieno di cose di papà. Mi sono detta: “Perché tenerle per me?”. Volevo condividerle e volevo fare un regalo io a papà. Anche se lui è andato via quando avevo soltanto dodici anni, mi ha la sciato veramente tanto».

CHI ERA GIORGIO FERRINI PER LEI – «Era il mio capitano. A casa era il mio papà, poi era il mio idolo perché sono tifosissima del Toro. Sapeva quanto desiderassi andare al Filadelfia tutti i pomeriggi agli allenamenti. Gli dicevo: “Mi porto i compiti, ma fammi venire con te”. Restavo sulle gradinate osservando quei calciatori, i miei eroi. Papà ha avuto offerte importanti da altri club, ma ha sempre detto: “Questa è la mia maglia, il Toro è la mia squadra».

IL RAPPORTO CON IL TORINO DI CAIRO – «Intanto ringrazio il presidente Urbano Cairo, perché mi ha dato la possibilità di realizzare questo mio sogno che, senza di lui, sarebbe rimasto nel cassetto. Però lo ringrazio anche perché è stato il presidente del Toro che ha intestato al mio papà la tribuna principale dello stadio e una stupenda sala hospitality. Ci sono stati tanti presidenti che non hanno mai ricordato papà. Invece Cairo, fin dal primo momento, ha subito cercato mia mamma per conoscerla. Noi gli siamo molto riconoscenti».

Calciomercato Inter: assalto Galatasaray a Calhanoglu solo rimandato? Cosa filtra

Calciomercato Inter: assalto Galatasaray a Calhanoglu solo rimandato? Cosa filtra sul futuro del centrocampista nerazzurro

A meno di clamorose sorprese, Hakan Calhanoglu sarà presente a Appiano Gentile il 21 e 22 giugno per iniziare la preparazione in vista della stagione 2025/26. Il centrocampista turco, che ha avuto un ruolo importante all’Inter nelle ultime stagioni, è destinato a restare almeno per un altro anno, con il club che ha deciso di valutare un eventuale addio solo tra dodici mesi, a un anno dalla scadenza del suo contratto. Come riportato da Tuttosport, la situazione attuale vede Calhanoglu come una figura di transizione, la cui permanenza o cessione dipenderà dagli sviluppi del mercato e dai possibili interessamenti.

Il Galatasaray non ha offerto abbastanza

Il Galatasaray, club turco che aveva messo nel mirino il giocatore, non è andato oltre i 10 milioni di euro per il cartellino di Calhanoglu, una cifra che non ha soddisfatto le richieste dell’Inter, che ha fissato il prezzo di partenza a 30 milioni di euro. L’Inter, pur non considerandolo incedibile, non è disposta a svendere il turco. Tuttavia, la questione non si risolve solo con l’aspetto economico: il club dovrà anche affrontare una serie di problemi a livello diplomatico, per ricomporre la frattura che si è venuta a creare tra Calhanoglu, la società e parte dello spogliatoio, con Lautaro Martinez che rappresenta uno degli attriti principali.

Lavoro diplomatico e la possibilità del ritorno del Galatasaray

Nonostante le difficoltà, l’Inter sa che la situazione potrebbe evolversi in modo diverso. In Turchia sono convinti che, una volta sistemate alcune priorità di mercato come gli acquisti di Victor Osimhen, un portiere e un difensore, il Galatasaray tornerà alla carica con un’offerta più consistente. I giallorossi sanno di avere il gradimento del giocatore, e se dovessero arrivare a offrire più di 20 milioni di euro, la questione potrebbe diventare più delicata. Lo scrive Tuttosport.

La posizione dell’Inter e il futuro di Calhanoglu

L’Inter ha fatto sapere che, dopo il 26 luglio, la porta per una cessione sarà chiusa. A quel punto, Calhanoglu dovrà prendere una posizione chiara sul suo futuro. Se il centrocampista dovesse far capire di essere scontento e pronto a cercare una nuova avventura, l’Inter sarà costretta a riconsiderare l’offerta del Galatasaray o di altre squadre interessate. Ad oggi, però, la permanenza del turco sembra la soluzione più probabile, con l’Inter che spera di risolvere la questione in maniera positiva, ricomponendo la situazione in squadra e permettendo al centrocampista di concentrarsi sulla prossima stagione.

Calciomercato Roma, la richiesta di Gasperini alla dirigenza: «Secondo voi si può prendere?»

Calciomercato Roma, la richiesta di Gasperini alla dirigenza: «Secondo voi si può prendere?». Lo avrebbe chiesto il tecnico a Massara e Ranieri

«Secondo voi, Hojlund si può prendere?». La domanda, diretta e ambiziosa, è quella posta da Gian Piero Gasperini ai suoi nuovi direttori, Ricky Massara e Claudio Ranieri. Il tecnico della Roma sogna di riavere il suo vecchio pupillo, Rasmus Hojlund, lanciato all’Atalanta e poi ceduto al Manchester United per una cifra record. Un’idea che ha inizialmente lasciato perplessa la dirigenza, ma che a Trigoria non vogliono scartare a priori.

Il sogno di Gasperini nasce dalla difficile situazione del centravanti danese in Inghilterra. La sua ultima stagione è stata deludente, con soli 10 gol totali in un Manchester United che ha chiuso la Premier al quindicesimo posto. Il nuovo tecnico dei Red Devils, Ruben Amorim, non si è ancora espresso su di lui, ma il club ha già investito 73 milioni per un altro attaccante, Matheus Cunha. Queste cifre rendono un acquisto a titolo definitivo impossibile per la Roma.

La speranza giallorossa è un’altra: che Hojlund, in cerca di rilancio nell’anno che porta al Mondiale, possa spingere per un trasferimento in prestito. In questo scenario, l’attaccante classe 2003 arriverebbe a Roma per competere con Dovbyk, o addirittura per sostituirlo in caso di offerte irrinunciabili per l’ucraino.

Il suo arrivo, a certe condizioni, non escluderebbe altri colpi e darebbe a Gasperini la preziosa opzione tattica di giocare con due punte centrali. Resta una suggestione complicata, un sogno di mezza estate, ma la Roma monitora la situazione, sperando che la volontà del giocatore possa aprire uno spiraglio inatteso. Lo scrive il Corriere dello Sport.

Matuidi: «Ho pensato che Cristiano Ronaldo fosse pazzo. Una volta convinse Benatia a…»

Matuidi: «Ho pensato che Cristiano Ronaldo fosse pazzo. Una volta convinse Benatia a…». Le parole dell’ex centrocampista della Juve

Blaise Matuidi è intervenuto ai microfoni di Tuttosport. Di seguito le parole dell’ex centrocampista della Juventus e del PSG.

ARRIVO ALLA JUVE – «Ricordo il giorno del mio arrivo in sede: capii subito di trovarmi in una realtà fuori dal comune. Un’istituzione gigantesca, per storia, blasone, strutture. Insomma, un club forte forte. Le persone che ci lavoravano avevano un ambizione smisurata. Non voglio dire che al Psg non fosse così, ma era la prima volta che mettevo piede al di fuori della Francia…».

ALLEGRI – «Con il mister ho tuttora un rapporto eccezionale. L’ho sentito giusto l’altro ieri per messaggio. Oltre ad essere un grande tecnico è una persona splendida. E questo è un vantaggio non da poco quando ti ritrovi ad allenare dei campioni. Se ha vinto tanto è anche per via delle sue qualità umane. In quegli anni è stato bravissimo a gestire lo spogliatoio. A me ha sempre parlato con un fare paterno, come se fossi suo figlio. Grazie a lui mi sono ambientato subito»

CRISTIANO RONALDO – «Cristiano era un professionista impressionante, ossessionato dal lavoro. Una sera rientrammo alle 2 di notte alla Continassa dopo un match di campionato per recuperare le macchine… Eravamo sfiniti, eppure lui andò da Benatia e lo convinse ad accompagnarlo in palestra per un po’ di lavoro di scarico. Ho pensato fosse pazzo (ride ndr). Ronaldo era così: non si fermava mai. È questo il segreto del suo successo e del perché riesca a fare la differenza ancora oggi»

YILDIZ – «Un giocatore pazzesco. L’ho seguito durante l’anno guardandolo in tv, ma vederlo dal vivo al Mondiale è stata un’altra cosa: mi ha davvero impressionato per come tocca la palla, come domina gli avversari… È il simbolo di una squadra giovane a cui va dato il tempo necessario per tornare ai massimi livelli. Capisco che alla Juve ci sia la necessità di vincere subito. Ma penso che la strada intrapresa sia quella giusta. Molti di questi ragazzi diventeranno dei campioni, ne sono certo»

XHAKA – «Non so come voglia muoversi sul mercato la società. Quello che posso dire è che di certo l’eventuale arrivo di Granit male non farebbe. È un ottimo giocatore: ha fatto grandi cose a livello internazionale. La sua esperienza potrebbe tornare utile»

POGBA – «Sono super contento che riparta dal Monaco. Ha vissuto momenti difficili. Quando l’ho rivisto negli Stati Uniti ho avuto modo di percepire la sua forza mentale. Il calcio gli è mancato parecchio e penso che la cosa sia reciproca. Sono certo che in Ligue 1 farà grandi cose»

Tare rivela: «Così abbiamo convinto Allegri ad accettare il Milan»

Tare rivela: «Così abbiamo convinto Allegri ad accettare il Milan». Le dichiarazioni del direttore sportivo del club rossonero

Il nuovo Milan si presenta ufficialmente. In un evento con i partner commerciali tra cui Bmw, i tre punti cardine del club, l’AD Giorgio Furlani, l’allenatore Massimiliano Allegri e il direttore sportivo Igli Tare, hanno tracciato la rotta per il futuro. È stato soprattutto il nuovo dirigente a prendere la parola, svelando la visione e i retroscena che hanno dato il via al nuovo corso rossonero.

Tare ha espresso la sua ammirazione per la struttura del club, dichiarando: «Sono molto sorpreso dall’organizzazione della società: da subito ho sentito la disponibilità da tutti quanti per mettere me e Max nelle condizioni migliori possibile per far sì che questo progetto cominci come si deve». Ha poi sottolineato la necessità di un cambio di passo, spiegando la scelta del nuovo tecnico: «Abbiamo deciso insieme alla società di fare questo cambiamento. Serviva da subito una risposta importante con un allenatore esperto e con mentalità vincente come Max».

Il dirigente ha poi rivelato i dettagli del primo, decisivo incontro con l’allenatore, un vertice che ha sancito la nuova alleanza. «E non ci sono stati dubbi: dopo una telefonata fatta tra me e lui, con Giorgio siamo andati a Lugano per incontrare Allegri», ha raccontato Tare. «È stato un incontro piacevole perché in quelle 2-3 ore abbiamo capito che c’era la sinergia ma soprattutto la voglia di continuare questo percorso».

La visione è chiara e ambiziosa, pur con la consapevolezza del lavoro da fare: «Abbiamo ancora tanta strada da fare, siamo nei primi passi: dobbiamo essere fiduciosi e bravi a portare quell’esperienza, quella mentalità, quel qualcosa in più che serve per rappresentare una società gloriosa come il Milan».

Italia femminile, così Soncin si giocherà la qualificazione con la Spagna

Italia femminile, così Soncin si giocherà la qualificazione con la Spagna. L’idea tattica del ct verso la partita decisiva dell’Europeo

Di fronte alla potenza della Spagna, il commissario tecnico dell’Italia Femminile, Andrea Soncin, sceglie la via della ragione e dell’equilibrio tattico. Per la delicata sfida, il piano è chiaro: affidarsi alla stessa formula che ha già dato i suoi frutti, portando a un prezioso pareggio lo scorso ottobre. Una scelta dettata dal “buonsenso prima che dal coraggio”, che vedrà le Azzurre disporsi con un solido 5-4-1 in fase di non possesso.

L’assetto, studiato per contenere il palleggio e la spinta offensiva delle avversarie, prevede una linea difensiva a cinque, un vero e proprio muro per proteggere la porta. La chiave di questo sistema sarà il sacrificio richiesto alle giocatrici offensive, a partire da Barbara Bonansea, vera novità. Nonostante la presenza di un’attaccante in più rispetto alle gare con Belgio e Portogallo, il suo compito sarà fondamentale anche in fase di ripiegamento, andando a comporre la densa linea di quattro a centrocampo per non lasciare spazi tra le linee.

Un’altra mossa tattica cruciale riguarderà la posizione di Arianna Caruso. Il perno del centrocampo azzurro verrà impiegato in una posizione più arretrata da “mediana”, anziché nel suo consueto ruolo di trequartista. Questa scelta mira a irrobustire il reparto centrale, aumentando il filtro e la capacità di rottura del gioco spagnolo. Non si tratta di una rinuncia a giocare, ma di una strategia intelligente e pragmatica. Soncin affida le speranze dell’Italia a un’organizzazione difensiva ferrea e alla capacità della squadra di interpretare una partita di contenimento e ripartenze. Un approccio che ha già dimostrato di poter mettere in difficoltà la Spagna, e che le Azzurre sperano possa rivelarsi ancora una volta vincente. Per il resto saranno calcoli su Portogallo-Belgio e, eventualmente, differenza reti.

Sabatini: «Luis Enrique il migliore, a Roma trattato indecorosamente. Lo chiamavano così»

Sabatini: «Luis Enrique il migliore, a Roma trattato indecorosamente. Lo chiamavano così». Le dichiarazioni dell’ex dirigente giallorosso

Fu lui, insieme a Franco Baldini, a portare a Roma un’utopia, l’idea di un calcio rivoluzionario che per una stagione accarezzò la Capitale. Walter Sabatini è l’uomo che nel 2011 scelse Luis Enrique, l’«hombre vertical», per guidare la prima Roma americana, un progetto tanto affascinante quanto incompreso da un ambiente che, come racconta lo stesso Sabatini, non lo trattò «decorosamente». Oggi, con quel tecnico sul tetto del mondo dopo aver demolito il Real Madrid e conquistato la finale del Mondiale per Club con il suo PSG, nessuno meglio dell’ex direttore sportivo può analizzare la trasformazione del tecnico spagnolo. In una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, Sabatini svela i retroscena di quell’annata romana e spiega perché lo stesso uomo, con la stessa filosofia, oggi è semplicemente il migliore.

SI RICORDA DI LUIS ENRIQUE – «Certo, ho affetto e stima profonda sia per l’uomo sia per l’allenatore. Me lo segnalò Dario Canovi, che era in contatto con il suo agente. Poi mandai Ricky Massara e Pasquale Sensibile a vedere un paio di partite del Barcellona B. E tornarono estasiati dal suo modo di giocare».

LA CRESCITA DELL’UOMO – «È cresciuto e invecchiato. Ma soprattutto è passato da una tragedia immensa come la scomparsa di Xenia, la figlia. Ma Luis ha saputo reagire in modo superbo, con una dignità eccezionale: non vuole essere compianto, consolato. È come se avesse un patto segreto e intimo con la figlia, quasi come se si parlassero. È una questione di fede e credo che ogni sua vittoria o esultanza sia dedicata alla bambina».

IL PSG “INGIOCABILE” – «Oggi è la squadra più forte di tutte, guidata dal miglior allenatore del mondo. Giocano con un’autorità e un ottimismo incredibile. Pensano di riuscire a fare qualsiasi cosa perché poi con la palla fanno qualsiasi cosa. Contro ogni avversario. Hanno dei talenti incredibili, giocatori di uno spessore superiore. E Luis riesce a fargli giocare un calcio sublime e concreto: movimenti incessanti, cambi di posizione e di ruolo. I giocatori hanno una fede incrollabile in ciò che fanno e questo è sicuramente un merito dell’allenatore».

LA DIFFERENZA CON IL PSG DELLE STELLE – «Perché quelli erano giocatori straordinari, ma non disponibili al sacrificio. Guardate invece come gioca oggi Dembélé, con una generosità eccezionale. O Kvaratskhelia, che rincorre l’avversario per 60 metri… E poi Desire Doué, che è il più forte di tutti, ma è sempre pronto al sacrificio. Il Psg è una squadra piena di fede e orgoglio».

VINCERA’ IL MONDIALE – «Penso di sì. Anzi, senza il penso. Sì, lo vince. Luis Enrique lì è riuscito a realizzare il suo progetto calcistico, quello che voleva mettere in piedi anche a Roma. Ma sono contento di quanto sta facendo Maresca al Chelsea. È un allenatore bravo, giovane, uno che fa bene al calcio italiano».

PERCHÉ A ROMA NON FUNZIONÒ – «Semplice, l’ambiente non lo ha trattato decorosamente, c’è chi lo chiamava addirittura Stanlio. E lui di tutto ciò rimase dispiaciuto. Io, Baldini e Pallotta lo abbiamo supplicato di restare, ma non ne ha voluto sapere. Il Psg ha rinunciato alla propria strategia di acquisire giocatori, puntando tutto sui giovani. Ecco, se a Roma avesse trovato la stessa fiducia che ha trovato a Parigi allora sarebbe stato diverso».

LA SUA ROMA AVEVA GIOVANI DI LIVELLO – «Sì, ma ci sarebbe voluto un indirizzo comune e forse qualche errore l’abbiamo commesso anche noi con lui. Ma Luis era l’idolo dei giocatori, tranne due o tre. De Rossi era affascinato, veniva spesso nel mio ufficio per dirmi che gli sembrava la prima volta che giocava al calcio visto che Lucho chiedeva ai giocatori cose a loro sconosciute».

L’UOMO E L’ALLENATORE – «Le due cose coincidono, perché se sei un bravo psicologo ma un somaro sul campo i giocatori poi ti scoprono subito, immediatamente. Lui poi è una persona di spessore notevole, a livello umano ma anche intellettuale».

Insigne aspetta la Lazio, messi in stand by altri tre club. Ma c’è un problema

Insigne aspetta la Lazio, messi in stand by altri tre club. Ma c’è un problema legata alla situazione di mercato della squadra allenata da Sarri

Il calciomercato Lazio è appeso a un filo, con Maurizio Sarri sempre più frustrato e il sogno di riabbracciare Lorenzo Insigne che rischia di svanire. L’allenatore, in un ruolo inedito da direttore sportivo, sta spingendo per l’ingaggio del suo ex pupillo, ora svincolato dopo l’esperienza a Toronto. Insigne, dal canto suo, avrebbe dato piena disponibilità, accettando di ridurre le sue pretese a 2,5 milioni di euro pur di tornare a lavorare con il “maestro” dopo essere stato sondato da Parma, Udinese e Fiorentina.

Tuttavia, il desiderio di Sarri – fomentato dall’ok di Lotito a trattare col giocatore – si scontra con una realtà finanziaria e normativa durissima. Il tecnico sembra illuso sulla possibilità di tesserare un parametro zero a breve, ma le chance secondo il Messaggero sono purtroppo nulle. Il nuovo regolamento, in vigore dal 1° luglio, impone alla Lazio di ripianare il “costo del lavoro allargato” entro il 30 settembre. Solo dopo quella data il nuovo organismo di controllo dei conti (erede della Covisoc) potrà esaminare la situazione e, forse, decretare lo sblocco del mercato, con tempistiche che potrebbero slittare fino a dopo novembre.

Questo immobilismo, che ha già innervosito Sarri sin dall’inizio del ritiro, rischia di avere conseguenze anche future. Se il deficit non verrà completamente azzerato, anche nella sessione invernale la Lazio potrà operare solo con acquisti a saldo zero. In quel caso, per tesserare un giocatore svincolato, sarebbe comunque necessaria una cessione per liberare un posto e un ingaggio a bilancio. Un vero e proprio labirinto burocratico che tiene in scacco i piani biancocelesti e alimenta la tensione a Formello. E Insigne quanto sarà disposto ad aspettare?

Perché Osimhen al Galatasaray non si sblocca: la richiesta del Napoli che i turchi non capiscono

Perché Osimhen al Galatasaray non si sblocca: la richiesta del Napoli che i turchi non capiscono. Fase di stallo nonostante l’accordo su cifra e dilazione pagamento

Il trasferimento di Victor Osimhen al Galatasaray, un’operazione da 75 milioni di euro, è improvvisamente in salita. Nonostante l’accordo totale sulla cifra, corrispondente alla clausola rescissoria, e sulla formula di pagamento (15 milioni subito, il resto in quattro anni), una richiesta del Napoli ha bloccato tutto: una garanzia bancaria a copertura delle rate future.

La trattativa si è arenata sulla posizione di principio del vicepresidente del Galatasaray, Abdullah Kavukcu. Secondo la stampa turca, il dirigente ha spiegato la sua riluttanza a fornire tale assicurazione, temendo di creare un precedente. La sua posizione è netta: «Se fornissimo una garanzia, ci verrebbe richiesta in ogni futuro trasferimento. Esistono già la UEFA e la FIFA. Siamo comunque obbligati a presentare ogni anno un certificato che attesti l’assenza di debiti». Per il club turco, le regole del Fair Play Finanziario sono una tutela più che sufficiente.

Di fronte all’impasse, il Galatasaray ha rilanciato con una controproposta innovativa per sbloccare l’affare. Invece della garanzia bancaria, il club turco si è offerto di pagare degli interessi di mora su qualsiasi eventuale ritardo nei pagamenti futuri. Una formula riassumibile nel concetto: «Se il pagamento non avverrà nel giorno stabilito, verranno applicati gli interessi».

La palla passa ora al Napoli. La volontà di chiudere l’operazione c’è da entrambe le parti, ma il presidente De Laurentiis deve decidere se accettare questa nuova forma di tutela o insistere sulla via tradizionale, mettendo a rischio uno dei trasferimenti più importanti del calciomercato estivo. Il futuro di Osimhen è appeso a questa cruciale decisione finanziaria.

Capello sul mercato Juve: «David perfetto sulla carta. La cosa peggiore per Vlahovic sarebbe…»

Capello sul mercato Juve: «David perfetto… sulla carta. Vlahovic resta? Sarebbe la cosa peggiore». Le parole dell’ex tecnico

Una voce che pesa, un giudizio che non è mai banale. Quando Fabio Capello parla della Juventus, lo fa con la doppia autorità di chi quella maglia l’ha vestita con successo da giocatore e l’ha portata a vincere da allenatore. “Don Fabio”, oggi acuto opinionista per La Gazzetta dello Sport, analizza con la sua consueta lucidità la nuova Juventus che sta nascendo sotto la guida di Igor Tudor. In questa lunga intervista, Capello seziona le prime mosse di mercato, dall’arrivo di Jonathan David al nodo Vlahović, e individua in Kenan Yildiz la certezza da cui ripartire.

IL NUOVO CORSO DI TUDOR – «Da quel che vedo, tutte le squadre sono ancora un cantiere aperto ma se parliamo di Juve ora è Tudor che dovrà incidere. È subentrato nella parte finale dello scorso campionato ma ha guidato la Juve alla Champions League nelle ultime nove partite di Serie A, ha giocato il Mondiale per club e inevitabilmente ha capito tante cose: lui sa esattamente cosa vuole e cosa gli serve. A partire dall’attacco».

JONATHAN DAVID – «Sulla carta David è il rinforzo perfetto e con lui la società ha dimostrato che la voglia di migliorarsi c’è ed è forte, e questo è il più importante presupposto quando si inizia a puntellare una squadra in estate. Ora però aspettiamo i risultati. E non dimentichiamoci che Tudor dovrà trovare a David la posizione migliore per farlo rendere al massimo. Ci sono tanti giocatori importanti e con grande potenziale che sono venuti in Italia dopo ottime esperienze dall’estero, ma giocare qui è sempre diverso. Soprattutto per gli attaccanti».

LE INSIDIE – «Lui è stato acquistato perché alla Juve hanno pensato che potesse fare la differenza ma l’incognita Italia per me c’è sempre finché non li vediamo in campo. E poi, certo, c’è il fattore Juve: non dimentichiamoci che la maglia pesa non solo per chi viene dall’estero. Anche per Vlahovic abbiamo visto che non è andato tutto liscio, e lui veniva dalla Fiorentina».

IL NODO VLAHOVIC – «Avere un giocatore così importante a livello economico che fino ad ora è stato un po’ dentro e un po’ fuori, con questo tira e molla da ‘vado’ o ‘resto’, non è una bella situazione e non è semplice da gestire anche perché qualora dovesse rimanere sarebbe la cosa peggiore».

KOLO MUANI – «È arrivato a metà stagione, io lo aspetterei. Ha dimostrato grandi qualità, ma non si sa se riuscirà a giocare ancora nella Juventus o meno, né se il Paris Saint-Germain sarà d’accordo a farlo tornare a Torino. Continuiamo a parlare di un attacco che ad oggi non sappiamo come sarà composto e ci sono ancora troppi condizionali e troppi “se”».

L’UNICA VERA CERTEZZA É YILDIZ – «Ed è un fattore estremamente positivo. Lui è confermato, è apprezzato dalla squadra, dalla società, dai tifosi. È un punto di riferimento. Ha finito molto bene questa stagione e la prossima dovrà essere quella della definitiva consacrazione e ri-affermazione».

Kean da Inzaghi? Al-Hilal pronto a pagare la clausola che scade il 15. La Fiorentina…

Kean da Inzaghi? Al-Hilal pronto a pagare la clausola. Esodo arabo dei bomber azzurri dopo la cessione di Retegui all’Al-Qadsiah

L’esodo dei bomber dalla Serie A verso l’Arabia Saudita rischia di avere un nuovo, clamoroso protagonista. Dopo l’addio di Mateo Retegui, ora è Moise Kean a essere nel mirino della Saudi Pro League. L’Al-Hilal di Simone Inzaghi è pronto a scatenare un’offensiva per il centravanti della Fiorentina, mettendo sul piatto la cifra della sua clausola rescissoria da 52 milioni di euro, la cui validità scade improrogabilmente martedì 15 luglio.

La squadra saudita, che ha appena ufficializzato Theo Hernandez, è alla disperata ricerca di un attaccante e ha individuato in Kean l’alternativa principale a Victor Osimhen. Se la trattativa per il nigeriano dovesse bloccarsi, l’Al-Hilal verserebbe senza esitazioni la clausola della Fiorentina. Per convincere il giocatore, che ha già rifiutato 15 milioni annui dall’Al-Qadsiah, è pronto un contratto quadriennale da 20 milioni di euro a stagione, per un totale di 80 milioni. I contatti con l’entourage dell’attaccante sono già stati avviati.

La Fiorentina, dal canto suo, non si arrende e spera di trattenere il suo miglior marcatore della passata stagione. La strategia viola è chiara: resistere fino a martedì, quando la clausola decadrà, per poi blindarlo. Sfruttando i vantaggi del Decreto Crescita, il club ha proposto a Kean un rinnovo contrattuale senza clausola, con un ingaggio aumentato a 4 milioni di euro netti all’anno.

La decisione finale spetta a Kean. Mentre si allena con un preparatore personale per farsi trovare pronto per la nuova stagione, il bomber si trova davanti a un bivio: cedere alla tentazione dei milioni arabi o sposare il progetto tecnico della Fiorentina. Le prossime ore saranno decisive per il suo futuro e per la Serie A.

Calciomercato Inter: pronto investimento maxi per Leoni. Nerazzurri convinti

Calciomercato Inter: pronto investimento maxi per Leoni. Nerazzurri convinti di volerci accaparrare il giovane centrale del Parma

L’Inter non molla la pista che porta a Giovanni Leoni, giovane difensore del Parma che sembra destinato a diventare una delle stelle del calcio italiano e della Nazionale. Nonostante le recenti voci che sembrano confermare la permanenza di Yann Bisseck, la dirigenza nerazzurra continua a trattare con insistenza il club emiliano per portare a Milano il classe 2006, che viene valutato circa 40 milioni di euro dal Parma. La cifra alta non è casuale: i gialloblù sono ben consapevoli della concorrenza che si sta scatenando attorno al giovane centrale, con l’Inter e il Milan pronte a darsi battaglia. La società parmigiana, infatti, ha messo sul tavolo un prezzo importante proprio per evitare una guerra di offerte che potrebbe far lievitare ulteriormente il valore del giocatore.

Il futuro di Leoni: l’Inter si prepara alla sua mossa

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, l’Inter è determinata a fare il suo ingresso decisivo nella trattativa per Giovanni Leoni, tanto da essere disposta ad alzare l’offerta per arrivare alla cifra giusta. Nonostante l’idea iniziale fosse quella di non spendere più di 30 milioni di euro, l’Inter potrebbe riuscire a mettere sul piatto una proposta soddisfacente per il Parma. A rinforzare le possibilità dei nerazzurri ci sarà l’incasso previsto dalle cessioni di tre giocatori: Esposito, Stankovic e Buchanan, per un totale di circa 25 milioni di euro.

La soluzione di prestito: un’idea ancora da considerare

L’obiettivo dell’Inter è quello di portare Giovanni Leoni immediatamente in prima squadra, dove potrebbe lavorare alle spalle di Francesco Acerbi e Stefan de Vrij, con l’idea di inserirlo gradualmente. Tuttavia, non è da escludere che nelle prossime settimane emerga una soluzione alternativa: l’acquisto immediato del giocatore, con la possibilità di prestarlo per una stagione al Parma, permettendo così al difensore di accumulare esperienza in Serie A prima di entrare definitivamente a far parte della rosa dell’Inter.

Seppur al momento non contemplato come scenario primario, un possibile prestito potrebbe rivelarsi un’opzione utile per convincere il Parma a cedere Leoni. La trattativa si preannuncia lunga e serrata, ma l’Inter sembra determinata a chiudere questa operazione, consapevole del potenziale del giovane difensore, destinato a essere uno dei pilastri del calcio italiano nei prossimi anni.

Calciomercato Juve: il piano anti Barça e Bayern per blindare Yildiz

Calciomercato Juve: il piano anti Barça e Bayern per blindare Yildiz. Così il club bianconero conta di trattenere la stellina turca

La Juventus è pronta a blindare Kenan Yildiz, talentuoso attaccante turco classe 2005, con un rinnovo che lo legherà al club bianconero fino al 2030. Il giovane calciatore, che ha già dimostrato qualità e potenziale nelle sue prime esperienze con la squadra, è pronto a firmare un nuovo contratto che prevede un ingaggio più che raddoppiato che potrebbe sfiorare i 3 milioni di euro a stagione, compresi i bonus. Questo accordo serve a consolidare la posizione di Yildiz nella squadra e a tenere lontane le tentazioni dei top club europei, come il Barcellona e il Bayern Monaco, che avevano mostrato interesse per il suo talento al netto di una valutazione da 100 milioni. Lo scrive La Gazzetta dello Sport.

Il rinnovo con la Juventus rappresenta un passo importante per il futuro del giocatore, che si sta facendo strada nel calcio professionistico. Con il suo talento, la sua velocità e la sua capacità di finalizzare, Yildiz ha attirato l’attenzione dei più grandi club, ma la Juventus ha sempre avuto un piano ben preciso: valorizzare il giovane attaccante all’interno del proprio progetto, dandogli tempo e spazio per crescere.

Il club ha deciso di accelerare la trattativa per il rinnovo, cercando di blindare il giocatore e offrire un contratto che non solo lo motivi a restare, ma che lo renda una parte centrale del futuro bianconero. L’appuntamento per firmare il nuovo contratto è fissato per la prossima settimana, con le due parti che lavorano per trovare l’accordo definitivo.

Il rinnovo di Yildiz è una dimostrazione della volontà della Juventus di continuare a puntare sui propri giovani talenti e di rafforzare il legame con quelli più promettenti, come il turco. Con il rinnovo, Yildiz diventa una risorsa ancora più importante per la Juve e il suo progetto di crescita e consolidamento a livello nazionale e internazionale.

Milan delusissimo da Theo Hernandez. Gazzetta: una cosa ha ferito il club. Retroscena

Milan delusissimo da Theo Hernandez. Gazzetta: «Protetto su questioni extra campo. Ora parla di valori». Retroscena sull’addio del francese

Come scrive La Gazzetta dello Sport è il passaggio in cui si parla di «valori» che ha urtato la sensibilità del Milan. Protagonista – e professionista – per lunghi tratti della sua esperienza rossonera, Theo Hernandez era poi finito al centro della critica per le sue partite involute. Vuote tecnicamente e, considerato che il tema sono i “valori”, senza spessore agonistico. Il club lo aveva comunque protetto, anche quando certe prestazioni distratte parevano la conseguenza di quello che succedeva nella vita di Theo fuori dal campo. Il calo di rendimento era diventato drastico nel finale: tra la versione del turbo Theo e l’ultima in cui viaggiava con il freno a mano tirato qualcosa era evidentemente successo. La catena di disobbedienze ed errori della ultima stagione aveva compromesso anche l’andamento della squadra: dal cooling break ribelle alla simulazione – con rosso – in Champions con il Feyenoord.

Ieri, al momento dei saluti il Milan lo aveva ringraziato per le stagioni insieme augurandogli nuove fortune personali e sportive. Su X anche un video emozionale di oltre cinquanta secondi che ne ripercorreva le gesta, limitandosi a quelle eroiche: le sue discese, i suoi gol, lo scudetto, la Supercoppa italiana, i sorrisi e le stravaganze. Vero, per i rossoneri Hernandez era da tempo fuori dal gruppo. Per la società poteva essere ceduto al Como in inverno per quasi cinquanta milioni, e la stessa trattativa con l’Al Hilal avrebbe potuto concludersi a inizio giugno. Allo stesso tempo per rimanere rossonero (oltre la scadenza del 2026) Theo chiedeva un contratto più ricco di quello attuale, non proprio in linea con il rendimento. Per il Milan, la direzione presa dal giocatore non era più sostenibile ma avrebbe preferito concludere questa storia in maniera più rispettosa.

Le prime pagine sportive nazionali – 11 luglio

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Cremonese, doppio rinforzo dall’Empoli: obiettivo Henderson e Grassi

Cremonese, doppio obiettivo dall’Empoli per rinforzare la squadra di Davide Nicola per la prossima stagione: piacciono Henderson e Grassi

La Cremonese è al lavoro per rinforzare il centrocampo in vista della prossima stagione e ha messo nel mirino due profili che potrebbero garantire esperienza e duttilità alla mediana grigiorossa. Secondo quanto riportato da Sky Sport, il club lombardo ha effettuato un sondaggio per Liam Henderson, centrocampista scozzese attualmente svincolato, desideroso di tornare in Serie A. Parallelamente, salgono le quotazioni di Alberto Grassi, in uscita dall’Empoli dopo la retrocessione dei toscani in Serie B. Entrambi i giocatori ritroverebbero Davide Nicola, con cui hanno già condiviso tappe significative della loro carriera.

Liam Henderson, classe ’96, vanta un curriculum ricco di esperienze in Italia e all’estero. Dopo gli esordi al Celtic, con 37 presenze e 3 gol, ha vestito le maglie del Rosenborg (13 presenze e 4 reti), del Bari (19 partite e 2 gol) e del Lecce (42 apparizioni e 4 gol). In Serie A ha giocato con il Verona (35 presenze e 3 reti), il Palermo (31 partite e una rete) e l’Empoli, dove ha totalizzato 125 presenze e 3 gol. Nell’ultima stagione non ha trovato continuità, ma resta un profilo interessante, grazie alla sua capacità di adattarsi a più ruoli del centrocampo.

Per quanto riguarda Alberto Grassi, classe ’95, la sua situazione contrattuale è più complicata: è legato all’Empoli fino al 2026, ma la retrocessione potrebbe agevolare la trattativa per una sua partenza. Cresciuto nell’Atalanta, ha militato anche nella SPAL (28 presenze e 3 gol), nel Cagliari (31 partite), nel Parma (47 presenze e un gol) e appunto nell’Empoli, con cui ha collezionato 84 presenze e una rete. Grassi è un centrocampista centrale di sostanza e buon dinamismo, con numerose presenze anche nelle selezioni giovanili azzurre.

Entrambi i profili rappresentano opzioni concrete e di spessore per la Cremonese, che con Nicola alla guida cerca uomini affidabili per inseguire l’obiettivo promozione. Le prossime settimane potrebbero essere decisive per capire quale dei due (o se entrambi) vestiranno la maglia grigiorossa nella stagione 2025/26.

Roma, ecco Evan Ferguson: chi è il nuovo numero nove alla corte di Gasperini

Roma, sempre più vicino l’arrivo di Evan Ferguson: accordo raggiunto tra i giallorossi e il Brighton per l’attaccante irlandese

La Roma si prepara a piazzare un colpo a sorpresa sul mercato, regalando a Gian Piero Gasperini un attaccante giovane e di prospettiva: Evan Ferguson. L’accordo tra il club giallorosso e il Brighton è ormai definito sulla base di un prestito con diritto di riscatto, e il giocatore ha già dato il proprio ok al trasferimento nella Capitale. Un’operazione in pieno stile Roma: investimento a basso rischio su un talento che, se rilanciato, potrebbe rappresentare una risorsa di enorme valore tecnico ed economico.

Classe 2004, Evan Ferguson è nato in Irlanda il 19 ottobre e ha già accumulato una discreta esperienza internazionale: con la Nazionale maggiore conta 22 presenze e 5 gol. Si tratta di una prima punta pura, fisicamente strutturata (1,88 m), con ottima capacità di attaccare l’area e dialogare con i compagni. Un profilo che nel sistema di gioco giallorosso andrebbe a ricoprire il ruolo di vice Dovbyk, con caratteristiche perfettamente complementari.

Ferguson si è formato tra St. Kevin’s Boys e Bohemians, prima di dire no a Chelsea e Liverpool e accasarsi al Brighton nel 2021. Con i Seagulls ha collezionato 73 presenze e 17 gol, vivendo una prima fase di grande crescita, frenata però nel 2023 da un grave infortunio al legamento crociato. In seguito è stato girato in prestito al West Ham, dove però non è riuscito a lasciare il segno in sei mesi.

Il suo nome è salito alla ribalta soprattutto grazie a Roberto De Zerbi, che lo ha lanciato in Premier League e gli ha concesso fiducia in momenti chiave, come nella memorabile tripletta rifilata al Newcastle nel settembre 2023. Una prestazione che gli è valsa paragoni importanti, da Van Basten a Robbie Keane.

Alla Roma Ferguson arriverà con un ingaggio da 1,8 milioni netti, interamente coperto dal club giallorosso per la prossima stagione. Il Brighton lo ha blindato fino al 2029, ma il diritto di riscatto lascia aperta la porta a una permanenza definitiva. Gasp, intanto, sorride: il nuovo 9 è in arrivo.

Lione, il peggio è alle spalle: ecco come Michele Kang ha riportato la squadra in Ligue 1

Il Lione è di nuovo in Ligue 1 dopo aver vinto il ricorso contro la retrocessione d’ufficio: ecco la strategia della nuova dirigenza

La tempesta è finalmente alle spalle e il Lione può tornare a respirare: la squadra, inizialmente retrocessa in Ligue 2 il 24 giugno scorso dalla DNCG (l’organo di controllo finanziario del calcio francese), è stata riammessa in Ligue 1 dopo aver vinto il ricorso in appello. Un colpo di scena che ha ribaltato le sorti del club e riportato entusiasmo tra i tifosi. Ma come è stato possibile evitare il baratro, nonostante il mancato versamento dei 200 milioni di euro inizialmente richiesti?

La risposta, secondo quanto riportato da L’Équipe, è nella solidità della nuova proposta economica e nella credibilità dei nuovi interlocutori. Michele Kang, da pochi giorni nuova presidente del Lione, ha presentato un piano di rientro da 124 milioni di euro: 87 milioni cash, immediatamente disponibili, e altri 37 milioni sotto forma di garanzie finanziarie. Una cifra comunque inferiore a quella originariamente richiesta, ma con una differenza cruciale: stavolta il denaro era davvero a disposizione, mentre in precedenza John Textor aveva presentato solo lettere d’intenti e promesse non supportate da fondi reali.

A fare la differenza è stato anche il contesto. Alla riunione decisiva si è presentata una delegazione autorevole al fianco di Kang, con figure di rilievo come Mark Affolter (in rappresentanza di ARES e membro del consiglio di Eagle Football BidCo) e l’investitore Jean-Pierre Conte. Il segnale è stato chiaro: il club ha nuovi riferimenti solidi e credibili.

Il colpo di grazia, però, è arrivato con una promessa formale che ha pesato enormemente nella decisione della DNCG: John Textor, rimosso ufficialmente dalla governance del Lione lo scorso 30 giugno, non tornerà più a esercitare alcun ruolo operativo all’interno del club, pur restando l’azionista di maggioranza. Un impegno che ha dissipato ogni dubbio sulla gestione futura e ricostruito la fiducia con l’organo di controllo.

Così, grazie a Michele Kang e alla nuova leadership, l’OL evita una clamorosa caduta e si prepara a ripartire nella massima serie francese.

Sassuolo, Pinamonti parte con la squadra in ritiro, ma il suo futuro potrebbe essere in Premier: le ultime

Andrea Pinamonti partirà con il resto del Sassuolo per il ritiro, ma nel suo futuro può esserci la Premier: intanto la società valuta le alternative

Il futuro di Andrea Pinamonti resta un rebus ancora da decifrare. Dopo una stagione positiva con il Genoa – chiusa con 11 gol in 37 presenze – l’attaccante classe ’99 è tornato al Sassuolo, proprietario del suo cartellino, a causa del mancato riscatto da parte del Grifone. Nonostante l’impatto in campo e l’affetto conquistato dai tifosi rossoblù, i liguri hanno deciso di non versare i 14 milioni previsti per l’acquisto definitivo, chiudendo così una parentesi intensa ma breve.

«Non era scontato tutto l’affetto che mi avete dato», ha scritto Pinamonti nel suo messaggio di saluto, sottolineando il legame creatosi con l’ambiente genoano. Ora però si volta pagina: l’attaccante è stato regolarmente convocato per il ritiro estivo del Sassuolo, al via a Ronzone sotto la guida di Fabio Grosso, e il suo nome figura tra gli attaccanti presenti in Trentino.

Tuttavia, la sua permanenza in neroverde resta tutt’altro che certa. Il Sassuolo, reduce dalla retrocessione in Serie B, sta valutando attentamente ogni voce di bilancio, e l’ingaggio da circa 2 milioni percepito da Pinamonti rappresenta un ostacolo significativo. Inoltre, la dirigenza sta sondando il mercato per nuovi innesti offensivi: piacciono Lorenzo Colombo (Milan) e Patrick Cutrone (Como), indizi che sembrano spingere verso una possibile cessione del numero 9.

E intanto, dalla Premier League arrivano segnali concreti: Brentford e West Ham avrebbero manifestato interesse per Pinamonti come riportato da Sky, dopo che il Bologna ha virato su Ciro Immobile. Il Sassuolo valuta il giocatore non meno di 15 milioni di euro, cifra che potrebbe rivelarsi accessibile per i club inglesi, sempre attenti ai profili giovani e già esperti.

Con un contratto in scadenza nel 2027 e 72 presenze condite da 17 gol in neroverde, Pinamonti ha ora davanti a sé settimane decisive. Ritiro, Premier o permanenza: tutto dipenderà dalle strategie del club, dal mercato e dalle valutazioni di Grosso. Una nuova sfida è all’orizzonte.

La Serie A perde i suoi bomber per l’Arabia Saudita: dopo Retegui ora ci provano per Kean

Dopo Retegui il campionato Saudita ha messo nel mirino anche Moise Kean: il rischio che i capocannonieri della scorsa Serie A se ne vadano è concreto

La Serie A rischia un doppio colpo al cuore. Dopo il passaggio ormai imminente di Mateo Retegui all’Al Qadsiah, anche Moise Kean potrebbe presto salutare il campionato italiano. L’attaccante della Fiorentina è finito nel mirino dell’Al Hilal, club saudita allenato da Simone Inzaghi, che ha appena ufficializzato l’arrivo di Theo Hernandez dal Milan. Si tratterebbe di un altro pezzo pregiato in partenza verso l’Arabia Saudita, a conferma di un trend che sta svuotando la Serie A dei suoi protagonisti più incisivi.

Secondo quanto riferito da Matteo Moretto, l’Al Hilal ha avviato un sondaggio esplorativo per valutare la situazione di Kean, il cui futuro alla Fiorentina resta in bilico. I contatti tra le parti sono già in corso per capire la reale fattibilità dell’operazione, che potrebbe concretizzarsi in tempi brevi. Nel contratto che lega Kean alla Fiorentina è infatti presente una clausola rescissoria da 52 milioni di euro, valida fino al 15 luglio. Una cifra che il club saudita potrebbe decidere di versare per poi trattare direttamente l’ingaggio con l’attaccante classe 2000.

La Fiorentina resta in attesa. Se entro il 16 luglio Kean non dovesse partire, i viola sarebbero pronti a proporgli un rinnovo contrattuale importante. Anche grazie ai benefici fiscali previsti dal Decreto Crescita, la società potrebbe quasi raddoppiare l’attuale stipendio da 2,2 milioni, portandolo a cifre record per la gestione Commisso: paragonabili solo a quelle che furono destinate a Franck Ribery.

Il potenziale addio di Kean, però, avrebbe conseguenze significative anche in ottica Nazionale. L’ex Juventus e il partente Retegui hanno infatti chiuso ai primi due posti l’ultima classifica marcatori della Serie A, con 25 gol per l’italo-argentino e 19 per il numero 9 viola. La loro eventuale partenza verso l’Arabia Saudita rappresenterebbe una doppia perdita pesantissima per il calcio italiano: non solo in termini di gol, ma anche per il valore simbolico di un campionato che fatica sempre più a trattenere i propri talenti di punta.

Xabi Alonso: «Dopo 10 minuti situazione già compromessa, ma andiamo via più forti dopo questa sconfitta»

Le parole di Xabi Alonso, tecnico del Real Madrid, dopo la pesante sconfitta degli spagnoli nella semifinale del Mondiale per Club contro il PSG

Dopo la pesante sconfitta subita dal Real Madrid nella semifinale del Mondiale per Club contro il Paris Saint-Germain, Xabi Alonso si è presentato in conferenza stampa con toni lucidi ma amareggiati. Il 4-0 inflitto dai francesi ha evidenziato il divario attuale tra una squadra già rodata e costruita nel tempo come quella di Luis Enrique e una formazione, quella madridista, ancora in fase embrionale sotto la nuova guida tecnica. L’allenatore basco ha riconosciuto senza giri di parole i limiti espressi dalla squadra, parlando apertamente di lacune da colmare e di un percorso ancora lungo da affrontare per tornare ai vertici del calcio europeo. Ma, nel suo intervento, Alonso ha voluto anche sottolineare che questa disfatta può e deve diventare un punto di partenza, un’occasione per apprendere dai propri errori e costruire una nuova identità collettiva, più competitiva e solida, in vista della prossima stagione.

SUL MATCH CONTRO IL PSG – «Dopo i primi dieci minuti la situazione si è complicata. Il PSG ha un progetto che ha richiesto tempo per svilupparsi e noi siamo appena agli inizi. Solo perché vuoi essere più coraggioso non significa che sei migliore».

GLI ERRORI DECISIVI – «Ci hanno influito due colpi duri mentre noi non eravamo in campo. Abbiamo dovuto calmarci un po’ e la vergogna è stata subire il terzo gol prima dell’intervallo. Oggi abbiamo sofferto contro una squadra che sta giocando a un buon livello e stiamo appena iniziando questa nuova fase. C’è molto spazio. Oggi fa male e il nostro livello non è stato abbastanza buono».

COSA LASCIA QUESTA SCONFITTA – «Questa partita ci dirà qualcosa per il futuro, così potremo competere a un livello migliore di quello attuale. Fin qui non andiamo. Ci siamo fermati alla penultima stazione. Fa male».

LEZIONI DA IMPARARE – «Partire da 0-2 è un fattore determinante. Volevamo giocare una partita combattuta, e poi bisogna affrontarla in modo diverso. Più che il divario tra le due squadre, è il margine di miglioramento che abbiamo».

UNO SGUARDO ALLA PROSSIMA STAGIONE – «È la fine di questa stagione, non l’inizio della prossima. Prenderemo spunto da questo periodo di Coppa del Mondo. Ce ne andiamo più forti. È un punto di partenza per iniziare meglio la prossima stagione. Parlo della squadra, non dei giocatori».

MESSAGGIO ALLA SQUADRA – «Oggi abbiamo avuto qualche lacuna, e a volte è bene vedere gli errori perché ci possano aiutare in futuro. Se ripetiamo gli stessi errori più e più volte, non sarà una scelta intelligente».

Torino, Coco allo Spartak Mosca? A che punto è la trattativa e cosa serve per chiudere

Lo Spartak Mosca carambola su Saul Coco del Torino, vediamo cosa filtra e a che punto è la trattativa di calciomercato 

Tutte le strade portano a…Saul Coco. Il difensore del Torino è (ancora una volta) carambolato al centro delle dinamiche del calciomercato estivo del club piemontese. Tanto è vero che buona parte delle prossime mosse – in entrata come in uscita – della scuderia di Via Viotti, potrebbero dipendere dal futuro del classe 1999. 

Arrivato all’ombra della Mole per 7,5 milioni di euro la passata estate dal Las Palmas, Coco è reduce da un campionato fatto di tanti alti e altrettanti bassi. Ottimo il rendimento inanellato nelle prime apparizioni dal talento spagnolo naturalizzato equatoguineano, tutt’altro che esemplare quanto palesato invece nella seconda metà di stagione. Non c’è da stupirsi dunque se il profilo del centrale sia scivolato sotto la voce delle ‘possibili partenze’ sul taccuino del direttore tecnico dei granata Davide Vagnati. 

Già la scorsa settimana, i qatarioti dell’Al-Duhail avevano sondato il territorio facendo capitolare una ricca offerta a Torino e giocatore. 16 milioni di euro alla società, con 3 milioni netti a stagione all’atleta, il biglietto da visita presentato dell’erede al trono dello Stato arabico (nonchè proprietario della squadra). Cifre, senz’ombra di dubbio allettanti per la scuderia di Urbano Cairo, ma non sufficienti per convincere lo stesso Coco: più che restio a trasferirsi in un campionato di minore valore. 

Ora, rifiutata la prima proposta, Coco si trova dinanzi ad un’altra – potenziale – occasione di trasferimento. Come riporta il portale Toro Zone in queste ore infatti, stamane lo Spartak Mosca avrebbe offerto un contratto triennale al nativo di Lanzarote. Mentre la compagine russa avrebbe pressoché raggiunto le richieste del Torino, resta da capire – esattamente come in occasione del prima citato interessa qatariota – quale sarà la scelta del numero 23.  Tutte le strade portano a Coco certo, ma alla fine l’ultima parola spetta proprio a lui.

Beukema Bologna, il difensore scrive alla dirigenza: vuole solo il Napoli, le ultime

Beukema Bologna, prosegue serrata la trattativa con il Napoli che vuole il difensore e ha l’ok del calciatore: le ultime

Prosegue il braccio di ferro tra Napoli e Bologna per Sam Beukema, il centrale olandese che resta una delle priorità del club partenopeo per rinforzare la difesa in vista della prossima stagione. La trattativa è ormai entrata in una fase calda, con i contatti serrati ma una distanza ancora da colmare tra domanda e offerta. E intanto emergono dettagli gustosi sul dietro le quinte, che testimoniano il nervosismo crescente attorno alla vicenda.

Secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, Beukema avrebbe fatto sapere alla dirigenza felsinea, anche per iscritto, di non voler partire per il ritiro pre-stagionale a Valles, che inizierà il 12 luglio. Il difensore vorrebbe evitare situazioni imbarazzanti con i tifosi, consapevole di essere ormai al centro di una trattativa pubblica e avanzata. La risposta del Bologna, tuttavia, è stata netta: nessuna cessione sarà autorizzata se non alle condizioni fissate dal club. Il messaggio ai rappresentanti del giocatore è stato chiaro: se davvero vuole partire prima del ritiro, faccia pressione sul Napoli affinché alzi l’offerta e colmi la differenza.

Ad oggi, la richiesta del Bologna è di 31 milioni di euro fissi più bonus. La proposta del Napoli si ferma a 30 milioni più una parte variabile. Una forbice minima, ma sufficiente a rallentare la chiusura. La sensazione è che il margine per trovare un accordo ci sia, ma il Bologna non ha intenzione di fare sconti per un titolare, protagonista nella cavalcata Champions dello scorso anno.

Resta solo da superare l’ultimo ostacolo economico. Ma il tempo stringe, e tutti gli occhi sono puntati sul 12 luglio.

Sul fronte del giocatore, invece, l’intesa è già stata raggiunta da tempo. Il Napoli ha messo sul piatto un contratto quinquennale con ingaggio progressivo: 2,5 milioni netti il primo anno, fino ad arrivare a 3 milioni nell’ultima stagione. Beukema, convinto dal progetto tecnico di Antonio Conte, ha già fatto sapere di voler vestire l’azzurro.

Milan, la stoccata di Theo Hernandez all’addio: «La direzione presa dal club negli ultimi tempi…»

Theo Hernandez si congeda dal Milan per andare all’Al-Hilal: saluto sui social dove non mancano ne emozioni che stoccate

Theo Hernandez ha ufficialmente detto addio al Milan, chiudendo un ciclo lungo sei anni e segnato da successi, emozioni e momenti indimenticabili. Il terzino francese, passato all’Al-Hilal, ha salutato il club rossonero con un messaggio sui social che, accanto alla gratitudine, contiene anche un chiaro messaggio critico verso la direzione intrapresa dalla società negli ultimi mesi. Un addio sentito, ma tutt’altro che privo di stoccate.

Arrivato nel 2019 dal Real Madrid, Hernandez ha totalizzato 262 presenze, 34 gol e 45 assist, risultando spesso determinante anche in zona offensiva. Tra i momenti più alti della sua avventura a Milano, spiccano la vittoria dello Scudetto nel 2022 e quella della Supercoppa Italiana, trofei che hanno segnato il ritorno del Milan ai vertici del calcio italiano.

Nel suo post d’addio, il terzino ha ringraziato compagni, staff e tifosi, ma ha rivolto un pensiero particolare a Paolo Maldini, figura centrale nel suo percorso in rossonero:

RINGRAZIAMENTI – «Dopo sei anni in questo club, è arrivato il momento di dire addio. Sono arrivato al Milan nel 2019 con sogni, voglia e l’entusiasmo di indossare una maglia ricca di storia. Grazie di cuore ai miei compagni, a ogni allenatore che ha creduto in me, e in particolare a Paolo Maldini, per la sua vicinanza, visione e leadership. E grazie alla tifoseria rossonera, che è sempre stata presente, nei momenti belli e in quelli difficili. Sentire il vostro sostegno è stato un privilegio che non dimenticherò mai».

CRITICA ALLA SOCIETÀ – «La mia decisione di andarmene non è stata facile. Il Milan è sempre stata la mia priorità. Ma purtroppo non tutto dipende da una sola persona. La direzione che ha preso il club e alcune decisioni recenti non rispecchiano i valori né l’ambizione che mi hanno portato qui».

CHIUSURA EMOTIVA – «Me ne vado a testa alta, perché ho sempre dato tutto. Me ne vado con il cuore pieno e con la speranza che molto presto il Milan torni al posto che merita. Milano sarà sempre parte di me».

Osimhen Galatasaray, trattativa in standby; il presidente del club: «Non faremmo niente che ci mette in difficoltà finanziaria»

La trattativa per il possibile trasferimento di Victor Osimhen al Galatasaray ha subito una brusca frenata, se non addirittura un momentaneo stop. Dopo settimane di contatti, voci e ottimismo crescente, il Napoli ha sospeso i colloqui in attesa di garanzie economiche precise sui termini di pagamento. I turchi avrebbero offerto una cifra vicina ai 75 milioni di euro, ma le modalità dilazionate e non del tutto chiarite hanno sollevato dubbi a Castel Volturno, rallentando un’operazione che sembrava sul punto di decollare.

Per Osimhen si tratterebbe di un ritorno a Istanbul, dopo la parentesi della passata stagione in prestito, durante la quale il centravanti nigeriano ha fatto innamorare i tifosi del Gala. Il Napoli, però, non intende svendere uno dei suoi asset più preziosi e, dopo la stagione tormentata segnata da infortuni, vuole comunque chiudere la cessione con condizioni economiche solide e immediatamente esigibili.

A gettare acqua sul fuoco è intervenuto direttamente il presidente del Galatasaray, Dursun Özbek, che ha voluto chiarire la posizione del club in merito alla gestione finanziaria e ai rumors legati al possibile colpo di mercato.

DICHIARAZIONI DI OZBEK – «Non abbiamo mai fatto nulla che mettesse in difficoltà finanziaria il Galatasaray. Al Galatasaray tutto procede secondo le regole. Non abbiamo mai fatto, e non faremo mai, mosse che possano mettere il club in difficoltà finanziaria. E questo vale anche per Osimhen e il suo possibile trasferimento da noi».

Le parole del numero uno giallorosso mirano a rassicurare l’ambiente e, allo stesso tempo, a lanciare un segnale distensivo verso il Napoli. Il messaggio è chiaro: il Gala è interessato a Osimhen, ma non forzerà i conti per assicurarselo.

Nei prossimi giorni sono attesi nuovi contatti tra le parti, ma al momento la trattativa resta in stand-by. E il futuro dell’attaccante nigeriano torna ad essere un enigma di mercato.

Italia Femminile, Soncin: «L’obiettivo è passare il turno, abbiamo le caratteristiche per far male alla Spagna»

Le parole di Andrea Soncin, commissario tecnico dell’Italia Femminile, in vista della sfida decisiva dell’Europeo delle Azzurre contro la Spagna

Alla vigilia della sfida decisiva contro la Spagna, valida per l’accesso ai quarti di finale dell’Europeo, il commissario tecnico dell’Italia Femminile Andrea Soncin ha parlato in conferenza stampa, analizzando il momento della squadra, le scelte tattiche possibili e la strategia per affrontare un’avversaria tra le più temibili del panorama europeo. L’allenatore ha sottolineato la duttilità del gruppo azzurro e la consapevolezza acquisita nel percorso fin qui, ribadendo l’obiettivo chiaro: superare il turno. Dopo il pareggio con il Portogallo, Soncin ha analizzato pregi e difetti emersi nella gara, evidenziando quanto la fase offensiva sia stata produttiva ma poco cinica. Contro la Spagna servirà invece massima efficacia nei momenti di possesso. Tanta fiducia nel gruppo, nel lavoro svolto e nella possibilità di scrivere un’altra pagina di storia, pur nel massimo rispetto per la forza dell’avversario. Di seguito le sue parole.

CAMBI TATTICI – «Come squadra abbiamo dimostrato di poter cambiare in funzione della partita, dell’idea strategica che c’è e dell’avversaria che andiamo ad affrontare. In passato abbiamo cambiato già diversi sistemi e per domani vediamo, non ho ancora riflettuto e c’è ancora del tempo e abbiamo provato delle situazioni nuove e diverse. C’è grande consapevolezza perché questa squadra ha tante caratteristiche al suo interno che mi permettono di cambiare. Per ogni partita c’è la ricerca della struttura ottimale per fare la miglior partita possibile».

COME FERMARE LA SPAGNA – «Era un momento differente, una condizione differente. Ma le conosciamo bene e noi siamo cresciute bene e siamo sempre orientate a occuparci della fase di riconquista contro una squadra che gestisce molto il possesso. Dovremo essere molto efficaci quando abbiamo il pallone fra i piedi perché è lì che possiamo determinare la partita, abbiamo caratteristiche, qualità e personalità importanti e ci saranno tante situazioni in cui possiamo fare male alla struttura difensiva delle iberiche. Poi certo c’è massimo rispetto per loro, le abbiamo affrontate diverse volte, ma c’è la convinzione di poter conquistare il passaggio del turno che è il nostro obiettivo».

L’OBIETTIVO DELLE AZZURRE – «Abbiamo un obiettivo che è quello di passare il turno. Cercheremo di fare la nostra partita al massimo consapevoli di avere le caratteristiche per fare male alla Spagna. Poi c’è il massimo rispetto per loro perché hanno tante soluzioni offensive e diventa difficile bloccarle tutte, ma c’è la grande voglia delle ragazze di scrivere la storia».

IL BILANCIO DOPO IL PORTOGALLO – «I numeri rispecchiano l’andamento della partita, ci sono state fasi in cui siamo state in pieno controllo del possesso e abbiamo anche trovato diverse occasioni in attacco e tirato molto in porta. Dal punto di vista offensivo abbiamo raccolto molto meno di quanto abbiamo prodotto e dobbiamo sicuramente migliorare sotto questo aspetto. Poi ci sono stati anche momenti diversi soprattutto con il Portogallo che nel finale ha avuto una reazione importante e noi potevamo essere un pochino più aggressive per prevenire tutti i palloni lanciati in area di rigore, ma fa parte dell’andamento della gara».

Chi fermerà questo PSG? Anche il Real Madrid di Xabi Alonso deve lavorare per colmare il gap

Anche il Real Madrid è stato travolto dal PSG: la squadra di Xabi Alonso dovrà lavorare a lungo per colmare il gap con i parigini

Il 4-0 inflitto dal PSG al Real Madrid nella semifinale del Mondiale per club è stato qualcosa di più di una semplice sconfitta: è stata una lezione di calcio, un’umiliazione netta e senza appello che ha evidenziato la distanza siderale tra i Blancos e i parigini, al momento la migliore squadra del mondo – e con solo il Chelsea sulla strada del riconoscimento ufficiale. A testimoniarlo è anche il centrocampista spagnolo Fabian Ruiz, autore di una doppietta, che ha parlato di «completezza» per descrivere la prestazione dominante dei parigini.

Il progetto madridista guidato da Xabi Alonso – subentrato ad Ancelotti – è ancora in fase embrionale, ma la disfatta al MetLife Stadium nel New Jersey è il segnale più chiaro che il cammino è lungo. Non sono bastati gli acquisti di Alexander-Arnold e Huijsen (l’ex Juve assente per squalifica), né il sacrificio di Bellingham, che ha rimandato l’intervento alla spalla per esserci. Il Real è sembrato spaesato, confuso e fisicamente inferiore. I numeri lo confermano: il PSG ha completato tre volte i passaggi dei rivali, ha dominato a centrocampo e colpito con precisione chirurgica.

La decisione di Alonso di schierare Mbappé, Vinicius e Garcia insieme si è rivelata fallimentare: Vinicius, fuori ruolo sulla destra, ha sofferto, mentre il centrocampo – con Tchouameni, Bellingham e Güler – è stato travolto. Con Alexander-Arnold out per infortunio, il piano tattico è crollato dopo 30 minuti. Nemmeno i cambi e il passaggio al 4-4-2 hanno evitato l’imbarcata.

Per il PSG, invece, è stata una prova di forza, un messaggio al mondo: possono vincere anche senza Mbappé e anche contro Mbappé. Per Madrid, è tempo di scelte: Garcia titolare? Quale ruolo per Vinicius, Mbappé e Mastantuono? Come trovare equilibrio in mezzo? Servono rinforzi in difesa?

Xabi Alonso promette che il progetto crescerà, ma questo ko ha mostrato che il Real è ancora molto lontano dal vertice del calcio mondiale, posizione che le Merengues considerano di loro competenza.

Barcellona, il trofeo Gamper contro il Como si giocherà al Camp Nou: i blaugrana tornano a casa

Il Barcellona torna al Camp Nou: dopo un ‘esilio’ di una stagione allo Stadio Olimpico Montjuïc il trofeo Gamper contro il Como si giocherà nel loro stadio

Dopo mesi di attesa, ansia e speranze, è arrivata la notizia che i tifosi del Barcellona aspettavano con il fiato sospeso: il Camp Nou è pronto a riaccogliere il proprio pubblico. Il Comune di Barcellona ha finalmente approvato la modifica alla licenza necessaria per consentire lo svolgimento delle attività all’interno dell’impianto, dando così il via libera al ritorno ufficiale del Barça nella sua storica casa.

Un sospiro di sollievo per la società blaugrana, che aveva presentato con largo anticipo tutta la documentazione tecnica necessaria, ma che attendeva da settimane il via definitivo dagli uffici comunali. Il rischio di dover posticipare l’inaugurazione della nuova stagione al 17 agosto, con la prima giornata di Liga, era reale. Ma ora il pericolo è scongiurato: il Camp Nou tornerà a essere il cuore pulsante del barcelonismo già a inizio mese.

Il rientro coinciderà con un appuntamento carico di significato: il Trofeo Joan Gamper. Quest’anno l’avversario sarà il Como, squadra rivelazione della scorsa edizione di Serie A e guidata dall’ex blaugrana Cesc Fabregas. La gara, tradizionalmente pensata come presentazione ufficiale della squadra ai tifosi, assume ora un valore simbolico ancora più forte: sarà il primo abbraccio tra la squadra di Flick e i suoi sostenitori nel rinnovato impianto, ancora in fase di restyling ma pronto a ospitare nuovamente la propria gente.

Non sarà solo un’amichevole, ma una festa. Il ritorno a casa dopo l’esilio forzato al Montjuïc segna l’inizio di una nuova era per il club catalano, reduce dalla vittoria della Liga e una semifinale di Champions League contro l’Inter nella scorsa edizione e desideroso di ripartire con entusiasmo. Il Camp Nou, pur tra ponteggi e lavori in corso, tornerà a essere teatro di emozioni, passione e appartenenza. Il conto alla rovescia è finito: il Barça torna nel suo tempio. E con lui, tutta la sua gente.

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