Pagina 783 – Calcio News 24

Torino, l’academy dal Brasile a Superga: «Trasmettiamo i valori del Toro» – VIDEO

Il Torino FC Brasil Academy in visita nella città, l’intervista al fondatore Daniel Minorelli e i video dell’ex exchange. Le emozioni di Superga e il rapporto col Toro

La distanza tra Torino e Florianópolis è di circa 10mila chilometri. Sembrano tanti se calcolati con le unità di misura tradizionali, molti meno se si considera il legame calcistico a tinte granata che unisce le due città. Questo legame è oggi vivo e forte grazie al Torino FC Brasil: il primo centro ufficiale del Torino per la formazione di atleti fuori dall’Europa. Un progetto, racconta Daniel Minorelli – ex giocatore del Toro e fondatore dell’academy – a CalcioNews24: «Nato nel 2013, subito dopo che ho smesso di giocare».

Prosegue il dirigente: «Dopo tanti anni di convivenza con i valori granata, ho sentito il desiderio di restituire al calcio tutto ciò che mi ha dato e trasmettere alle nuove generazioni gli insegnamenti fondamentali: rispetto, sacrificio, lavoro di squadra e appartenenza». Con un unico, cardinale, obiettivo: «Trasmettere ciò che il Torino ci ha insegnato, offrendo ai giovani brasiliani un’opportunità concreta di crescita sportiva e personale».

Gli stessi ragazzi che, come documentato dal Torino FC Brasil sulle proprie piattaforme, in questi giorni si sono recati nel capoluogo piemontese per un exchange, ovviamente, a tema calcio (e Toro). Tra passeggiate per la città, visite ai musei sabaudi e partite di calcio non poteva mancare un passaggio alla lapide del Grande Torino a Superga: «Vedere i ragazzi con rispetto e occhi lucidi, davanti alla lapide del Grande Torino, è stato il segno più forte di quanto il calcio possa educare anche attraverso la memoria. Hanno capito che il Torino è molto più di un club» racconta Minorelli a riguardo. 

Insomma, un’esperienza che i futuri talenti verdeoro non dimenticheranno troppo facilmente. A maggior ragione i tanti in squadra che «Vantano origini italiane». Un’opportunità che per loro proseguirà (prima del rientro in patria) questa settimana a Limone Piemonte durante il “Torino Camp”, guidato direttamente dai responsabili del settore giovanile del Torino. Ancora una volta il pallone si è dimostrato un ponte incredibilmente prezioso tra culture, nazionalità e tradizioni differenti. E così i 10mila chilometri che separano l’Italia dal Brasile sembrano molto meno distanti quando ad unirli ci pensano i colori granata.

Calciomercato Genoa, in quattro dicono addio a parametro zero! Si conclude il ritorno in Serie A di Balotelli

Calciomercato Genoa, in quattro dicono addio a parametro zero! Si conclude il ritorno in Serie A di Balotelli

Il 30 giugno rappresenta una data cruciale nel panorama del calcio italiano ed europeo: è il giorno in cui scadono ufficialmente i contratti dei calciatori con i rispettivi club. In questo scenario, il Genoa è una delle squadre più coinvolte, con ben quattro giocatori in scadenza di contratto. Alcuni di questi addii non hanno ancora ricevuto l’annuncio ufficiale, ma le trattative per i rinnovi sembrano ormai sfumate.

Il nome più mediatico tra i partenti è senza dubbio quello di Mario Balotelli. L’attaccante classe 1990 era arrivato al Genoa su precisa richiesta dell’ex tecnico Alberto Gilardino, poi esonerato. Con l’arrivo del nuovo allenatore, Vieira, Balotelli non è mai riuscito a trovare spazio, finendo ai margini della rosa. L’addio era nell’aria e ora è ufficiale.

Un altro addio pesante è quello di Milan Badelj, centrocampista esperto e leader dello spogliatoio rossoblù. A 36 anni, il regista sta valutando se tornare in patria o chiudere definitivamente la sua carriera da calciatore. La sua partenza lascia un vuoto tecnico e carismatico importante nel cuore del centrocampo genoano.

Anche Junior Messias, centrocampista offensivo, lascerà il club a parametro zero. I numerosi infortuni hanno compromesso la sua stagione, impedendogli di offrire continuità e rendimento.

Infine, in scadenza anche il contratto del portiere Daniele Sommariva, classe 1997, che finora ha ricoperto il ruolo di riserva tra i pali.

Genoa: i giocatori in scadenza al 30 giugno 2025

  • Mario Balotelli (attaccante, 34 anni)
  • Milan Badelj (centrocampista, 36 anni)
  • Junior Messias (centrocampista, 34 anni)
  • Daniele Sommariva (portiere, 27 anni)

Il Genoa si prepara quindi a rinnovare profondamente la rosa, con quattro uscite che aprono nuove opportunità sul mercato. Il calciomercato estivo sarà decisivo per costruire il futuro della squadra rossoblù.

Serie B, Sampdoria: obiettivo rientrare nel Salary cap! Ecco quanto serve per evitare una penalizzazione

Sampdoria: obiettivo rientrare nel Salary cap! Ecco quanto serve per evitare una penalizzazione

La Sampdoria lavora a testa bassa con un obiettivo chiaro: rientrare nel salary cap imposto dalla Serie B, fissato a 9 milioni di euro complessivi per il monte ingaggi dei tesserati federali. Lo rivela Il Secolo XIX, sottolineando come il presidente Matteo Manfredi abbia affidato questo delicato compito al direttore sportivo Andrea Mancini, con una scadenza già definita: il 31 luglio, giorno in cui la Lega B effettuerà i controlli sul rispetto del tetto salariale.

Il limite dei 9 milioni non riguarda solo gli stipendi base, ma include anche incentivi all’esodo e bonus contrattuali, rendendo la gestione ancora più complessa. Superare il tetto implicherebbe l’obbligo per l’investitore Joseph Tey di fornire una fideiussione pari al 40% dell’eccedenza, scenario che Manfredi vuole assolutamente evitare. In questa fase, Tey resta alla finestra, con i contatti gestiti principalmente da Alessandro Messina, figura chiave nel rapporto tra proprietà e dirigenza.

Oltre all’aspetto regolamentare, il 31 luglio sarà cruciale anche dal punto di vista finanziario. Entro quella data, la Sampdoria dovrà versare circa 6 milioni di euro per saldare gli stipendi di giugno e i bonus legati alla stagione 2024/25. A questa cifra si aggiungono circa 9 milioni per la stanza di compensazione, necessari a saldare o garantire i debiti derivanti da operazioni di mercato precedenti. In totale, serviranno 15 milioni in cassa per evitare penalizzazioni sportive o la decadenza di trattative già concluse.

Nessun problema, invece, per quanto riguarda l’iscrizione al campionato di Serie B: la documentazione è stata regolarmente inviata e la fideiussione da 800mila euro è stata garantita anche per questa stagione dalla Banca Sistema, confermando fiducia e solidità progettuale.

La Sampdoria 2025 riparte quindi da un equilibrio economico da ritrovare, con obiettivi chiari e una roadmap precisa per restare competitivi nel rispetto delle regole imposte dalla Lega.

Calciomercato Hellas Verona, quanti addi a parametro zero! Salutano tanti veterani in vista della prossima stagione

Calciomercato Hellas Verona, quanti addi a parametro zero! Salutano tanti veterani in vista della prossima stagione

Il 30 giugno segna una data chiave per il calcio europeo, in particolare per la Serie A: è il giorno in cui, salvo rinnovi già firmati o opzioni esercitate, scadono i contratti dei calciatori in rosa. E tra i club più colpiti da questa scadenza c’è l’Hellas Verona, che potrebbe salutare cinque giocatori a parametro zero.

Secondo quanto riportato, infatti, sono cinque i calciatori gialloblù il cui contratto termina proprio oggi, e per i quali non sono ancora stati ufficializzati accordi di rinnovo. Un dato che pone l’Hellas in cima alla lista delle squadre di Serie A più esposte al rischio di perdere titolari ed elementi d’esperienza senza incassare nulla.

Tra questi, spiccano nomi importanti per la storia recente del club. Il primo è Davide Faraoni, classe 1991, simbolo delle stagioni più brillanti del Verona e figura chiave nello spogliatoio. Pur non essendo stato centrale nelle ultime due annate, il suo contributo nel passato recente lo rende a tutti gli effetti un “senatore”.

Situazione analoga per Ondrej Duda, centrocampista slovacco per cui il club ha tentato un rinnovo fino all’ultimo. Tuttavia, il giocatore sembra deciso a cambiare aria, con un possibile approdo in Arabia Saudita, nonostante gli interessi di Torino e Trabzonspor.

Il centrale polacco Pawel Dawidowicz dovrebbe invece accasarsi al Pisa, neopromosso in Serie A, segnando così un altro addio pesante per la retroguardia scaligera. Resta incerto il futuro di Darko Lazovic, 34 anni, per il quale non sono ancora emerse destinazioni concrete.

Infine, in scadenza anche il contratto del secondo portiere Alessandro Berardi, classe 1990, che potrebbe salutare Verona dopo anni di presenza silenziosa ma utile.

Con questi cinque contratti in scadenza, l’Hellas Verona si prepara a un profondo rinnovamento della rosa. Il calciomercato estivo 2025 sarà dunque fondamentale per ricostruire e mantenere competitiva la squadra in vista della prossima stagione di Serie A.

Little Steven prima di Bruce Springsteen a San Siro: «Abbatterlo è criminale, quello stadio ha un’anima»

Little Steven prima di Bruce Springsteen a San Siro: «Abbatterlo è criminale, quello stadio ha un’anima»

Oggi e giovedì Bruce Springsteen suonerà a San Siro. Il legame tra la E Street Band e lo stadio milanese è scolpito nella storia della musica, con concerti memorabili a partire dal 1985 che hanno creato un rapporto quasi simbiotico con il pubblico italiano.

Little Steven ha definito l’architettura dello stadio San Siro «unica», capace di creare un’atmosfera intima nonostante le imponenti dimensioni. Steven Van Zandt, 74 anni, ne parla oggi in un’intervista al Corriere della Sera, dove racconta il profondo legame con l’impianto milanese: «Sì, e stanno provando ad abbatterlo, capite? Noi abbiamo suonato ovunque e possiamo dirlo: è il più grande stadio al mondo, ha personalità, cuore e anima. Sembra che i luoghi sacri del rock’n’roll non interessino a nessuno e ne abbiamo già persi tanti. E questo è uno di quelli che dovrebbero rimanere, è una cosa criminale.

Il nostro promoter Claudio Trotta è in missione per salvarlo, spero chegli italiani si oppongano a questa operazione dettata dall’avarizia. Se ci sono di mezzo squadre di calcio, di soldi ce ne sono abbastanza».

Calciomercato Parma, si cercano rinforzi. Oristanio per sostituire Bonny, in difesa occhi su Gallo del Lecce

Calciomercato Parma, si cercano rinforzi. Oristanio per sostituire Bonny, in difesa occhi su Gallo del Lecce

Il nuovo Parma targato Carlos Cuesta sta iniziando a prendere forma in vista della stagione 2025/26. Dopo la salvezza ottenuta con Cristian Chivu, ora passato all’Inter, il club emiliano ha deciso di affidare la panchina al giovane tecnico spagnolo, ex vice di Mikel Arteta all’Arsenal. Un profilo innovativo e ambizioso, scelto dal presidente Kyle Krause per garantire continuità e una visione a lungo termine.

L’obiettivo principale del Parma nella prossima stagione sarà la permanenza in Serie A, e per farlo la società è pronta a intervenire in maniera decisa sul mercato. In attacco, infatti, si registra la partenza di Bonny, trasferitosi all’Inter per una cifra vicina ai 24 milioni di euro, seguendo proprio il tecnico Chivu.

Per sostituirlo, il nome più caldo è quello di Gaetano Oristanio, attaccante di proprietà del Venezia. Classe 2002, Oristanio ha collezionato 62 presenze e 5 gol nelle ultime due stagioni tra Cagliari e Venezia. Giocatore dinamico e tecnico, rappresenterebbe un’ottima soluzione per il reparto offensivo ducale. Parma potrebbe essere la piazza ideale per rilanciare il suo rendimento realizzativo e trovare la continuità finora mancata.

In difesa, invece, il Parma guarda in casa Lecce. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, il nome individuato per rinforzare la fascia sinistra è quello di Antonio Gallo. L’esterno classe ’00 ha disputato una buona stagione in Salento e ha attirato l’interesse anche di club esteri, tra cui il Besiktas. La concorrenza non manca, ma il progetto tecnico del Parma potrebbe rappresentare una proposta interessante anche per il giocatore.

Con Carlos Cuesta in panchina, il club gialloblù si prepara a un mercato strategico, puntando su giovani talenti in cerca di affermazione. La nuova era del Parma è appena iniziata, con idee chiare e ambizioni concrete.

Finisce il Mondiale per Club e Di Maria dice addio! L’argentino lascia il Benfica e torna al Rosario Central per chiudere la carriera

Finisce il Mondiale per Club e Di Maria dice addio! L’argentino lascia il Benfica e torna al Rosario Central per chiudere la carriera

Termina oggi l’avventura Angel Di María che lascia il Benfica e torna in Argentina, dove vestirà nuovamente la maglia del Rosario Central, il club dove tutto è cominciato. L’annuncio segna la fine della seconda esperienza dell’esterno argentino con il club portoghese, dopo l’eliminazione dal Mondiale per Club.

A 37 anni, il campione del mondo 2022 ha voluto concludere il suo ciclo europeo nel club che aveva definito “casa mia”. In un commosso messaggio pubblicato sul sito ufficiale del Benfica, Di María ha salutato i tifosi con parole cariche di affetto: “Il Benfica è puro amore”.

Arrivato per la prima volta a Lisbona nel 2007 dal Rosario Central, Di María si era rapidamente affermato come uno dei migliori esterni d’Europa. Le sue prestazioni lo avevano poi portato al Real Madrid, dando inizio a una carriera straordinaria, ricca di trofei internazionali, con tappe in Spagna, Inghilterra, Francia e Italia, tra cui anche un’esperienza alla Juventus.

Nell’estate 2023 era tornato al Benfica con l’intenzione di chiudere il cerchio e dare il proprio contributo con esperienza, tecnica e leadership. Nonostante l’eliminazione dal Mondiale per Club, il suo impatto è stato importante dentro e fuori dal campo.

Ma ora per Di María è arrivato il momento di scrivere l’ultimo capitolo della sua carriera, quello più emotivo. Il ritorno al Rosario Central è stato confermato ufficialmente anche dal club argentino. Un gesto che va oltre il calcio: tornare nella squadra della propria città, davanti ai tifosi che l’hanno visto nascere, per chiudere in bellezza un percorso straordinario.

Il ritorno di Di María al Rosario Central rappresenta uno dei colpi più emozionanti di questo calciomercato, non solo per il valore tecnico del giocatore, ma anche per il forte simbolismo. I tifosi argentini sono pronti ad accoglierlo come un eroe. Di María torna a casa, dove tutto è cominciato e dove, ora, tutto si compie.

Mondiale per Club, in attesa di Inter Fluminense parla Portaluppi (tecnico dei brasiliani): «Dicono che sono favoriti, ma in campo…»

Mondiale per Club, in attesa di Inter Fluminense parla Portaluppi (tecnico dei brasiliani), in conferenza stampa

In conferenza stampa Renato Portaluppi, tecnico della Fluminense, ha parlato alla vigilia della sfida, dei brasiliani, contro l’Inter degli ottavi di finale del Mondiale per Club: ecco le risposte alla stampa.

SUL MATCH CONTRO L’INTER – «Sappiamo quanto siano forti gli europei, ma questo è solo sulla carta… Molti dicono che sono loro i favoriti, ma in campo poi può succedere qualcosa di diverso… L’atteggiamento è fondamentale in una partita così importante. Ma il fatto che una squadra come l’Inter sia favorita dipende soprattutto da ragioni economiche: se vai al mercato con 1000 reais, puoi comprare quello che vuoi, se vai con 100 hai meno scelta. È un po’ quello che succede nel calcio, l’Europa ha 1000 reais, noi 100… Ma tutto dipenderà dalla testa dei giocatori… Conosciamo la qualità dell’Inter e non possiamo negarle: li abbiamo studiati bene per neutralizzarli tatticamente e siamo pronti. Pensate che per analizzare questa partita sono rimasto in hotel e mia figlia Carolina mi ha rimproverato perché non sono uscito a cena con lei…».

SU THIAGO SILVA – «Thiago è un giocatore chiave nel mio schema. È un leader, il capitano della squadra, praticamente un allenatore in campo. È una guardia di sicurezza per noi là dietro»

I NOSTRI PRINCIPI DI GIOCO – «Ci alleniamo sempre a ripartire con la palla da dietro, parlo molto con la difesa proprio di questo aspetto. Mi piace il possesso palla e mi piace continuare a giocare. Ma voglio essere molto chiaro: se sei sotto pressione, non ha senso giocare troppo ‘bonito’ perché se perdi palla, è finita. La mia filosofia è nessun rischio e massima concentrazione: se segnano, deve essere per merito loro, non per nostri errori. Molti dei miei giocatori sono padri di famiglia. Così chiedo loro: ‘Voi camminate per il centro commerciale con vostro figlio di un anno e mezzo e gli voltate le spalle?’. Nessuno lo fa… È la stessa identica cosa in una partita di calcio. Se non siete concentrati, succederà qualcosa di brutto».

LA TEMPESTA? – «La natura è natura, non posso combatterla. E queste sono le regole. In Brasile giochiamo sotto la pioggia, sotto i fulmini, sotto tutto. Qui, se un fulmine cade a 10 km di distanza, ci si ferma… Ma, se la partita si interrompe, la cosa più importante è restare sul pezzo».

Calciomercato Milan, Javi Guerra resta un obiettivo per il centrocampo! Tare prepara il rilancio per il giocatore del Valencia

Calciomercato Milan, Javi Guerra resta un obiettivo per il centrocampo! Tare prepara il rilancio per il giocatore del Valencia

Il calciomercato del Milan entra nel vivo e uno dei nomi in cima alla lista della dirigenza rossonera è quello di Javi Guerra, giovane centrocampista del Valencia. Come riportato da Bianchin sulla Gazzetta dello Sport, il club di Via Aldo Rossi è in contatto costante con gli spagnoli e ha già presentato una prima offerta da 20 milioni di euro, bonus inclusi. Tuttavia, il Valencia ha rifiutato, ritenendo la proposta insufficiente per privarsi di uno dei suoi talenti più promettenti.

La trattativa tra Milan e Valencia per Javi Guerra si è fatta complessa. Il giocatore è considerato centrale nel progetto tecnico del club spagnolo, e il suo valore è in costante crescita. Il Milan, però, non molla e sta valutando una nuova offerta, che potrebbe salire fino a 25 milioni di euro. Una cifra importante per un calciatore classe 2003, ma in linea con la strategia dei rossoneri di investire su profili giovani e di qualità.

Javi Guerra ha impressionato nella scorsa stagione di Liga grazie a una combinazione di tecnica, intelligenza tattica e grande capacità di inserimento. Qualità che hanno convinto il Milan a puntare forte su di lui per rinforzare il centrocampo in vista della stagione 2025/26. L’arrivo di un profilo come il suo sarebbe un colpo significativo per il nuovo progetto tecnico targato Allegri.

Il nodo resta la posizione del Valencia, che, pur affrontando qualche difficoltà economica, non sembra disposto a cedere a cuor leggero. Tuttavia, una nuova proposta più alta potrebbe far vacillare il club spagnolo, specialmente se supportata dalla volontà del giocatore di trasferirsi in Serie A.

I prossimi giorni saranno determinanti. Il Milan è pronto a rilanciare, nella speranza di superare la resistenza del Valencia e portare Javi Guerra a San Siro. I tifosi rossoneri restano in attesa, con la speranza che il giovane spagnolo possa diventare il nuovo faro del centrocampo milanista.

Calciomercato Sampdoria, che asse con Cagliari: oltre Scuffet e Riccio, c’è Veroli nuovo obiettivo dei blucerchiati!

Calciomercato Sampdoria, che asse con Cagliari: oltre Scuffet e Riccio, c’è Veroli nuovo obiettivo dei blucerchiati!

Manca meno di un giorno all’apertura ufficiale del calciomercato estivo, che darà il via alla nuova stagione sportiva 2025/26. La Sampdoria, reduce da una stagione chiusa in ritardo rispetto alle altre formazioni di Serie B, vuole partire con il piede giusto e sta già lavorando su diverse operazioni in entrata e uscita. In prima linea c’è il direttore sportivo Andrea Mancini, molto attivo nelle ultime ore.

Tra i dossier più caldi figura quello con il Cagliari. I blucerchiati sono vicini a chiudere uno scambio tra Riccio e Scuffet, che porterebbe a Genova un portiere affidabile per la prossima stagione. L’operazione prevede anche un conguaglio economico a favore della Samp, utile per finanziare ulteriori acquisti.

Ma non finisce qui: il club doriano monitora anche il possibile ritorno di Davide Veroli, difensore classe 2003, rientrato in Sardegna dopo che la Sampdoria ha scelto di non riscattarlo per 3 milioni di euro. Veroli, che ha ben figurato nella scorsa stagione a Genova, resta un profilo gradito, ma secondo Il Secolo XIX la pista è complicata. Il Cagliari preferisce attendere offerte dalla Serie B prima di prendere una decisione definitiva.

Nel caso in cui non arrivassero proposte convincenti, il nuovo tecnico sardo Fabio Pisacane, che conosce bene Veroli dai tempi della Primavera, lo valuterà durante il ritiro estivo.

Attenzione anche alla concorrenza: il Pescara, neopromosso in Serie B, ha mostrato interesse per il difensore. Cresciuto proprio nel vivaio abruzzese, Veroli potrebbe essere attratto dall’idea di tornare “a casa”, fattore che potrebbe incidere sulla sua decisione finale.

La Sampdoria resta comunque vigile, in attesa di sviluppi concreti. Il calciomercato 2025 è solo all’inizio, ma i blucerchiati vogliono farsi trovare pronti.

Ricci-Milan, da dove nasce l’interesse del Diavolo: la notte da “professore” che convinse i rossoneri

Samuele Ricci al Milan, ecco come il centrocampista ha convinto nei confronti con i rossoneri la dirigenza a piazzare il colpo

L’ufficialità del trasferimento di Samuele Ricci al Milan è la logica conclusione di un lungo corteggiamento, ma soprattutto di una serie di “esami” superati a pieni voti sul campo. Per capire perché il club rossonero abbia deciso di puntare forte su di lui, è necessario abbandonare le analisi generiche e rivivere episodi precisi, duelli rusticani e dichiarazioni eloquenti che hanno caratterizzato le sue sfide da avversario contro il Diavolo. La sua candidatura non è nata sui tavoli dei procuratori, ma sull’erba di San Siro e dello Stadio Olimpico Grande Torino.

Tutto iniziò ai tempi dell’Empoli. Il 12 marzo 2022, in un Milan-Empoli 1-0, i rossoneri in piena corsa Scudetto faticarono a trovare spazi. In quella partita, un Ricci appena ventenne impressionò per la personalità. Un episodio su tutti: al 65′, con il Milan in pressione, ricevette palla spalle alla porta marcato da Franck Kessié; con un controllo orientato e un dribbling secco, saltò di netto il centrocampista ivoriano, guadagnando applausi e l’attenzione degli osservatori. Chiuse quella gara con il 92% di passaggi riusciti e 8 palloni recuperati, numeri da veterano.

Ma è con la maglia del Torino che Ricci diventa un rebus tattico per Stefano Pioli. La notte del 30 ottobre 2022, nel 2-1 del Toro al Milan, Ricci fu il dominatore del centrocampo, la bussola della squadra piazzata davanti alla difesa. Il suo duello con Sandro Tonali fu il cuore pulsante della partita. Al 25′, un suo tackle pulito ma feroce al limite della propria area fermò un’incursione di Tonali, trasformando un’azione difensiva in un contropiede. Ivan Jurić, a fine partita, fu esplicito: «Samuele oggi ha fatto una partita da leader. Contro campioni come quelli del Milan, ha preso in mano la squadra e dettato i nostri tempi. Non mi sorprende che i grandi club lo seguano».

La consacrazione definitiva, però, avvenne l’11 gennaio 2023, nella memorabile vittoria del Torino in 10 uomini a San Siro in Coppa Italia. In quella notte, Ricci fu un gigante. Al 75′, con il risultato bloccato sullo 0-0, intercettò una linea di passaggio di Bennacer destinata a Giroud e, eludendo il pressing di Pobega, lanciò in verticale per Sanabria, creando la più grande occasione dei 90 minuti. Nei supplementari, dopo l’espulsione di Djidji, la sua intelligenza tattica fu cruciale. Invece di schiacciarsi, continuò a giocare, gestendo il possesso con una calma glaciale e guidando la squadra fino al gol-vittoria di Adopo. La Gazzetta dello Sport il giorno dopo titolò: «Ricci, professore in cattedra: il Milan si inchina al regista del Toro».

Dalle prime battaglie con l’Empoli alla maturità da leader nel Torino, ogni sfida contro il Milan è stata una tessera aggiunta al mosaico che ha convinto la dirigenza rossonera. L’acquisto di Ricci non è una scommessa, ma la logica conseguenza di aver subito per anni la sua intelligenza, la sua grinta e la sua qualità. Il Milan non ha comprato un giocatore qualunque, ha comprato il problema che non riusciva a risolvere.

Flamengo Bayern, Jorginho: «Abbiamo commesso qualche ingenuità, ma siamo orgogliosi di avere giocato alla pari contro di loro»

Le parole di Jorginho, centrocampista del Flamengo, dopo l’eliminazione contro il Bayern Monaco in una partita molto combattuta

Finisce il sogno Mondiale del Flamengo, eliminato ai quarti di finale dal Bayern Monaco al termine di una partita combattuta e intensa. Nonostante la sconfitta, dalle parole dei giocatori brasiliani nel post-partita emerge un mix di amarezza per il risultato e grande orgoglio per la prestazione offerta contro i campioni tedeschi.

L’analisi a caldo è stata affidata al numero 21 del club Rubro-Negro, autore del gol della bandiera su rigore. Ecco cosa ha detto Jorginho: «Siamo ancora nel calore del momento, forse è un’analisi a fior di pelle», ha esordito il giocatore. «Sento che è stata una partita equilibrata, competitiva. Abbiamo avuto le nostre occasioni, ma una squadra del livello del Bayern, quando ha mezza chance, fa gol. Credo che abbiamo commesso qualche ingenuità».

Il giocatore ha poi sottolineato l’importante lezione appresa da un confronto di così alto livello. «Dobbiamo essere noi stessi, ma non al punto di commettere errori che possono portare al gol avversario. È un insegnamento che ci portiamo a casa», ha spiegato, evidenziando però la forza del gruppo. «Abbiamo giocato alla pari contro di loro. Usciamo da qui molto fiduciosi e orgogliosi, a testa alta».

Per il numero 21, la serata ha avuto anche un sapore agrodolce a livello personale: la sua rete, la prima con la maglia del Flamengo, è arrivata spiazzando un portiere del calibro di Manuel Neuer su calcio di rigore. Una piccola, magra consolazione.

Mentre il Flamengo fa ritorno in Brasile per preparare il resto della stagione, il Mondiale per Club prosegue. Sarà proprio il Bayern Monaco ad affrontare il PSG nel prossimo turno, in un quarto di finale stellare che si disputerà sabato prossimo ad Atlanta.

Svolta storica in Francia, Michele Kang prima donna presidente del Lione. Ma il club è nel caos

Lione, Michele Kang è la prima presidente donna con poteri di un club francese: il suo primo compito evitare una seconda retrocessione

Un momento destinato a rimanere nella storia del calcio francese, che arriva però in una delle fasi più buie e complesse per uno dei suoi club più prestigiosi. Da oggi, lunedì 30 giugno 2025, l’Olympique Lione ha ufficialmente un nuovo presidente, o meglio, una nuova presidente. Per la prima volta, una donna guiderà un club di calcio professionistico in Francia: si tratta di Michele Kang, imprenditrice americana di 66 anni, già figura chiave nella gestione della pluripremiata squadra femminile del club e membro del Consiglio d’amministrazione dal 2023.

Questa nomina storica, tuttavia, non avviene sotto i riflettori di una celebrazione, ma nell’ombra di una crisi profondissima. Kang succede a John Textor, dimissionario in seguito alla disastrosa retrocessione sportiva del Lione in Ligue 2. La sua presidenza inizia con una missione quasi impossibile: non solo risollevare una squadra a pezzi, ma salvarla dal baratro di un’ulteriore retrocessione, quella amministrativa, sotto la stretta sorveglianza della DNCG, il temibile organo di controllo finanziario del calcio francese. Per questa impresa, la Kang potrà contare sul neonominato Direttore Generale, Michael Gerlinger.

Le prime parole della neopresidente, affidate a un comunicato ufficiale, confermano la piena consapevolezza della situazione: «Entriamo in un periodo critico per l’OL e tengo a ringraziare John per il suo impegno e la sua visione. Non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con Michael, la dirigenza e il CdA per sostenere il club durante la procedura davanti alla DNCG e oltre». Nessun volo pindarico, ma un approccio pragmatico focalizzato sulla sopravvivenza finanziaria. Anche John Textor ha commentato il passaggio di consegne, con un tono d’addio: «Sono estremamente fiero dei nostri successi sportivi, con il ritorno nelle competizioni europee. Michele è la scelta ideale per guidare l’OL nella fase successiva e ho piena fiducia che il club uscirà più forte sotto la sua direzione».

Secondo Le Figaro, l’ascesa di Michele Kang segna una pietra miliare, superando precedenti figure femminili di spicco nel calcio esagonale. Sebbene storica, la sua presidenza si distingue nettamente da altri casi. Nathalie Boy de la Tour, ad esempio, fu la prima donna a presiedere la Lega Calcio Professionistica (LFP) dal 2016 al 2020, un ruolo istituzionale e non legato alla gestione di un singolo club. Indimenticabile è poi il ricordo di Margarita Louis-Dreyfus all’Olympique Marsiglia, la quale però agiva in qualità di proprietaria e azionista di maggioranza, lasciando la carica di presidente operativo prima a Jean-Claude Dassier e poi a Vincent Labrune. Altre donne, come Hélène Schrub a Metz o Pauline Gamerre al Red Star, hanno ricoperto l’importante ruolo di direttrice generale, ma mai quello di presidente.

Nata a Seul, in Corea del Sud, e affermatasi come donna d’affari di successo negli Stati Uniti, Michele Kang si trova ora di fronte alla sfida più grande. La sua prima battaglia non si giocherà sul campo, ma nelle aule della DNCG, dove dovrà presentare un piano di risanamento credibile per evitare al Lione l’umiliazione di un’ulteriore retrocessione d’ufficio. Dovrà rassicurare gli organi di controllo, ristrutturare le finanze e, al contempo, gettare le basi per una rinascita sportiva. Un momento storico di emancipazione femminile si intreccia così con il dramma sportivo e finanziario di un gigante ferito. La presidenza di Michele Kang non inizia con un taglio del nastro, ma con una corsa contro il tempo per la sopravvivenza.

Vieri a tutto campo: «Allegri sa gestire, ma servono grandi giocatori. Modric in Italia gioca 40 partite con la sigaretta in bocca. Chivu, Tudor, Gasperini: penso questo»

Le parole di Christian Vieri in vista della prossima Serie A: a che punto sono Inter, Milan, Juventus e Roma

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Christian Vieri analizza senza filtri i temi caldi del calcio italiano e internazionale.

PIO ESPOSITO – «Un gran gol con il River Plate. Roba non banale».

FA BENE L’INTER A TENERLO – «Sì, ci può già stare in rosa. Là davanti garantisce soluzioni tecniche e tattiche che finora l’Inter non ha avuto. E allenarsi con i migliori non può che fare bene al ragazzo».

TARE – «Tare è fra i top nel suo campo, capisce di calcio come pochi e sono certo che saprà costruire una squadra all’altezza, bisogna però vedere quanti soldi avrà a disposizione».

IL RITORNO DI ALLEGRI – «È stata scelta la strada dell’esperienza, Max sa gestire gli spogliatoi più pesanti, servono però grandi giocatori per esaltare le qualità di un tecnico molto bravo nel tirare fuori il meglio anche nelle situazioni più complicate».

MODRIC – «È un’occasione unica. Per un anno io lo prendo, eccome. Indicherà ai giovani la strada migliore per diventare calciatori veri. E in Italia uno della sua classe può giocare 40 gare con la sigaretta in bocca».

TUDOR – «A me Tudor convince. Ha cultura del lavoro, carattere e non cerca mai scuse. È stato quasi 10 anni in una Juve fortissima, sa come si fa…».

CHIVU – «È molto giovane, ma la personalità non gli manca. Quando parla mi piace. E poi all’Inter ci sono dirigenti di un livello altissimo, Marotta è oggi il numero uno al mondo, e non ha scelto Chivu a caso. Di certo le alternative non mancavano sul suo tavolo e su quello di Ausilio».

GASPERINI ALLA ROMA – «Per me sarà il matrimonio più interessante. Non vedo l’ora che inizi il campionato per vedere il grande Gasp sulla panchina giallorossa. Sono davvero molto curioso. Non ha un carattere facile, è vero, ma Ranieri non ha avuto dubbi. E Claudio è un uomo dai valori unici, in campo e fuori».

Corradi, l’accusa alla Serie A: «In Premier fanno giocare i 18enni, in Italia non è possibile. Ai Mondiali ci andremo, ma vi spiego i veri problemi»

Le parole di Bernardo Corradi, ex tecnico delle nazionali giovanili, ora nello staff del Milan, sul problema dei giovani in Serie A

L’ex attaccante di Lazio e Chievo, Bernardo Corradi, fresco di nomina nello staff tecnico di Massimiliano Allegri al Milan, spiega in una lunga intervista a Il Messaggero i motivi del suo addio alle Nazionali giovanili della FIGC. Un’analisi lucida sul suo futuro, sul valore della maglia azzurra e sui problemi del calcio italiano, a partire dalla mancanza di fiducia verso i talenti di casa nostra.

I GIOCATORI NON SONO PIU’ ATTACCATI ALLA NAZIONALE – «Non ho mai creduto a questa storia, lo dico da ex giocatore dell’Italia e da ex tecnico azzurro. É un onore rappresentare il tuo Paese e se volete vi racconto un aneddoto. Italia-Olanda, suona l’inno e io, i miei collaboratori, lo staff e la squadra cantiamo a squarciagola, esprimendo passione e sentimento. Poi tocca a loro e assistiamo quasi a una scena muta. Mi avvicina il ct olandese, alla fine, e mi chiede: ma voi italiani fate un corso per cantare l’inno? Non vi siete fermati un istante e avevate un orgoglio incredibile».

IL MONDIALE 2026 – «Io dico che l’Italia alla fine riuscirà a conquistare il pass, detto questo ci sono tante circostanze che hanno portato a questa crisi ma non certo la mancanza di passione. Per un giocatore la maglia della Nazionale è il massimo».

LA CRISI – «Esistono molto fattori che hanno inciso su questa situazione e si sono incrociati tutti quanti insieme. Ci sono tanti stranieri in serie A, è vero, e i giovani giocano poco. Ma mancano anche elementi di spicco, bisogna anche aspettare che passi qualche altro talento. Ma vedrete che ai mondiali ci andremo»

I GIOVANI GIOCANO POCO – «Io sono stato in Premier, vi garantisco che in Inghilterra tra uno straniero di 30 anni e un ragazzino inglese di 18 privilegiano quest’ultimo. E lo fanno giocare, crescere, sbagliare. In Italia non è possibile».

CORAGGIO – «Ci vuole coraggio per far giocare i giovani, perché sei costretto ad aspettare la loro crescita. I club, invece, vogliono subito i risultati, la vittoria e quindi le filosofie non si sposano. Ci sono le prove di quello che dico».

Lamine Yamal, pronto a prendersi la numero 10 del Barcellona? Il messaggio criptico sui social

Lamine Yamal pronto all’investitura ufficiale e indossare la maglia numero 10? Un messaggio criptico sui social scatena la suggestione

Lamine Yamal vestirà il numero più iconico della storia blaugrana: il 10. Quello dei miti, di Leo Messi, Ronaldinho, Rivaldo, Maradona. Un numero che porta con sé un’eredità pesante, ma che sembra già scolpito nel destino del baby fenomeno del Barcellona. Non a caso, è stato proprio Messi a “benedirlo” simbolicamente da neonato, tenendolo in braccio durante una visita alla cantera.

Il passaggio ufficiale di consegne avverrà domani come riportato da la Gazzetta dello Sport, in concomitanza con la partenza definitiva di Ansu Fati, destinato al Monaco. Fati, che aveva ereditato il 10 dopo l’addio di Messi nel 2022, non è riuscito a mantenere le promesse degli esordi. Lamine, invece, ha già fatto più dell’otto volte Pallone d’Oro alla sua età, e la scelta del numero è tutto fuorché simbolica: secondo fonti interne, avrebbe già chiesto a Hansi Flick la responsabilità di calciare rigori e punizioni, sempre che Lewandowski sia d’accordo.

Il talento classe 2007 si è congedato via social dal suo “vecchio” 19 con un messaggio ripritco («Il mio numero, la mia storia») e una foto di Maradona, chiaro riferimento al peso e al fascino di quella maglia. Il Barça avrebbe voluto ufficializzare il cambio il 13 luglio, giorno del 18° compleanno del giocatore e dell’entrata in vigore del nuovo contratto fino al 2031. Ma i tempi si sono accorciati per motivi di marketing: mercoledì sarà presentata la nuova divisa, e vederla già con il nome “Lamine Yamal 10” rappresenta una spinta commerciale importante.

Il palcoscenico è pronto. Lamine Yamal, con la classe che lo contraddistingue e un contratto blindato, è pronto a prendersi tutto: il numero, il Camp Nou e il futuro del Barcellona.

Roma, oggi data cruciale per la chiusura di bilancio e rispettare il settlement agreement con la UEFA: ecco di cosa si tratta

Roma, oggi il giorno della chiusura di bilancio, data decisiva per rispettare il settlement agreement con la UEFA: ecco di cosa si tratta

Oggi, 30 giugno, è una data cruciale per la Roma: con la chiusura del bilancio annuale, il club giallorosso punta a completare operazioni determinanti per rispettare i target finanziari fissati dall’accordo transattivo sottoscritto con l’Uefa nell’agosto 2022. Si tratta del cosiddetto settlement agreement, firmato dopo che il Cfcb (l’organo di controllo Uefa) aveva rilevato il mancato rispetto della regola del pareggio di bilancio nel triennio 2019-2022.

Come riporta La Gazzetta dello Sport, l’accordo impone alla Roma il rispetto di obiettivi economici progressivi fino al 2026, pena sanzioni economiche (fino a 30 milioni) e, in casi gravi, sportive (restrizioni alla rosa Uefa, blocchi del mercato o esclusioni dalle coppe). Finora il club ha incassato solo multe: 2 milioni per la stagione 2022-23 e altri 3 per il 2023-24. In bilancio sono già stati accantonati 3,5 milioni in previsione di una nuova penalità.

Per evitare ulteriori sanzioni e centrare l’obiettivo 2024-25, servono plusvalenze immediate: la cessione di Tammy Abraham al Besiktas, se finalizzata entro oggi, darebbe una spinta decisiva. A questa si aggiungono trattative minori in uscita, tutte utili per migliorare il saldo entro i termini. Parallelamente, la proprietà Friedkin continuerà a coprire le perdite, come richiesto dall’Uefa, ma ciò non basta: il nuovo fair play finanziario, basato sulla “football earning rule”, impone una gestione sostenibile e vincola le spese ai ricavi effettivi del club.

I conti migliorano: dopo i pesanti -219 milioni del 2021-22, la Roma ha ridotto le perdite a -81 nel 2023-24. L’obiettivo è chiudere il settlement agreement entro il 2026, attraverso cessioni mirate, taglio degli stipendi e risultati sportivi all’altezza.

Euro 2025 femminile, Martina Piemonte parla alle compagne a casa: «La mia esclusione dal Mondiale mi ha cambiato. Nessuna si senta esclusa, siamo forti grazie al lavoro di tutte»

Le parole di Martina Piemonte, attaccante della nazionale italiana in vista dell’inizio degli Europei femminili

L’attaccante della Nazionale Martina Piemonte si proietta verso l’Europeo femminile, al via in Svizzera dal 2 luglio. L’Italia esordirà il 3 contro il Belgio, inserita in un girone di ferro con Spagna e Portogallo. In una recente intervista al Corriere dello Sport, l’attaccante della Lazio ha suonato la carica, sottolineando la forza del gruppo azzurro e la determinazione a superare le difficoltà del passato. Piemonte, reduce da una stagione importante, si candida a essere una delle protagoniste per guidare l’Italia in questa affascinante sfida continentale.

ESSERE ALL’EUROPEO – «Sicuramente è emozionante essere qui. La struttura è stupenda, l’albergo ci ha accolti alla grande e si trova davanti al lago. Abbiamo tutto quello di cui abbiamo bisogno e ci sentiamo in famiglia. Devo dire che è tutto davvero bello».

LA MIGLIORE STAGIONE DI SEMPRE – «Non è stato facile all’inizio, visto il mio arrivo dall’Inghilterra all’ultimo minuto e l’approdo in una nuova squadra come la Lazio, neopromossa in Serie A. I primi mesi sono stati problematici a causa de gli infortuni, ma devo ringraziare la squadra, il mister e il direttore per l’anno importante che ho vissuto. Un anno che mi ha permesso di restare nel giro dell’Italia e strappare questa convocazione. Sono orgogliosa e contenta di far parte delle 23 per l’Europeo».

SENTIRSI TITOLARE DELL’ITALIA – «Spetta al ct fare le scelte. Sono a disposizione per dare il meglio per l’Italia. Siamo tutte titolari per raggiungere l’obiettivo più alto possibile».

IL NUMERO 9 – «Il 9 non è il mio numero. Anzi, l’ho sempre evitato (ride, ndr). È il numero di Giacinti in Nazionale. Per me qualsiasi numero sarebbe andato bene, l’importante è lo stemma che c’è davanti».

LE ESCLUSE – «Devo dire che mi dispiace. Tutte meritavamo un posto in Svizzera. Siamo arrivate a questo torneo grazie a un gruppo allargato, ma poi il ct ha dovuto prendere delle decisioni. In questi momenti si capisce quanto siamo forti. È successo anche a me all’ultimo Mondiale di restare fuori. Dicono che tutto accade per un motivo. Io ci credo perché quella mancata convocazione mi ha dato una forte spinta a fare meglio. Spero che possano fare lo stesso le ragazze che non sono qui in Svizzera. Ripeto: siamo quello che siamo oggi grazie al lavoro di tutte. La lista è corta. Ci sono 23 fortunate, ma nessuna si deve sentire esclusa».

UN GIRONE TOSTO – «Bisogna ragionare partita per partita. Prima si pensa al Belgio, poi al Portogallo e infine alla Spagna. In questo ordine. Sì, la Spagna è campione del mondo, ma è lontana e la cosa non ci interessa più di tanto. Se facciamo il nostro e restiamo unite, se giochiamo come sappiamo, arriveranno i risultati. Questo è quello che penso. Ora abbiamo un unico obiettivo: mettere sotto il Belgio».

FARE INNAMORARE GLI ITALIANI – «È quello per cui lottiamo da anni. L’hanno già fatto le ragazze al Mondiale in Francia. Lì tante persone hanno conosciuto il nostro mondo, che non ha niente di diverso rispetto al maschile. A parte il fatto che siamo donne. Faremo di tutto per far innamorare gli italiani attraverso l’unione e la passione, caratteristiche che contraddistinguono questa Italia. Ci metteremo il cuore dall’inizio alla fine».

Fiorentina, si cerca un regista e si guarda in casa Parma: Bernabé costa troppo, Sohm…

La Fiorentina cerca un regista per Stefano Pioli: tanti i nomi nel taccuino della dirigenza, in particolare al Parma, dove piacciono due nomi

La Fiorentina ha fissato una priorità chiara per l’estate: consegnare a Stefano Pioli un regista entro l’inizio del ritiro di metà luglio. L’obiettivo è aggiungere qualità e visione di gioco in mezzo al campo, affiancando poi un centrocampista dinamico e fisico capace di dare intensità al reparto. Il primo colpo potrebbe arrivare dal Parma, club con cui i viola hanno già aperto più di un canale.

Secondo il Corriere dello Sport il nome più caldo è Simon Sohm, classe 2001, nazionale svizzero e perno del centrocampo crociato. Potente, moderno e in crescita anche sul piano tecnico, viene valutato 10-12 milioni e ha un contratto fino al 2027. A Parma è impiegato soprattutto in fase di contenimento, ma ha dimostrato anche buone doti offensive (4 gol in stagione). Economicamente, è una trattativa più accessibile rispetto a quella per Adrian Bernabé, altra mezzala tecnica che la Fiorentina segue con interesse. Tuttavia, lo spagnolo non ha chiesto la cessione e il Parma continua a valutarlo oltre i 20 milioni: una cifra che per ora Pradè e Goretti non sembrano intenzionati a mettere sul piatto.

Piace anche Hamed Traoré, reduce da un’ottima stagione all’Auxerre (10 gol e 2 assist) ma di proprietà del Bournemouth, che lo valuta 16 milioni più bonus. L’ivoriano è seguito anche da Marsiglia, Sunderland, Sassuolo e Parma: si profila un’asta.

Tra i sogni, più complessi da realizzare, ci sono Morten Frendrup del Genoa (valutazione 25-30 milioni) e Richard Rios del Palmeiras, impegnato nel Mondiale per Club e seguito da mezza Europa. Più vicino, invece, l’arrivo di Viti, che martedì dovrebbe sostenere le visite mediche e firmare con la Fiorentina.

Zoff, lezione al calcio italiano: «La Juve deve cambiare una cosa. Tudor bene, merita di stare dov’è. Alla Nazionale servono campioni, non solo spirito. Gattuso darà questo»

Le parole di Dino Zoff sul momento di difficoltà del calcio italiano: «Lo spirito non basta, serve il talento, e da noi fatica perchè…»

Un’analisi lucida e senza sconti quella di Dino Zoff, intervistato dal Corriere dello Sport. Dall’amata Juventus, che deve ritrovare il suo DNA vincente, alla Nazionale in cerca di veri campioni, la leggenda azzurra fotografa le difficoltà del calcio italiano attuale.

UN MONDIALE CHE NON ENTUSIASMA – «Mah, che dire. Vedo che ci tengono soprattutto le brasiliane. Le europee sono cotte dopo una stagione massacrante. La passerella americana sarà sicuramente remunerativa, però io sono figlio di un altro calcio».

LA JUVE – Avevo rivisto una certa solidità, una scorza dura da Juve. Tudor mi piace, è entrato in corsa e ha aggiustato quello che doveva aggiustare. Ho sentito dire che cercavano altri allenatori, non ne comprendevo il motivo. Gli avevano chiesto di arrivare quarto e lui ci è arrivato, la squadra rema dalla sua parte, i tifosi gli vogliono bene. Fanno bene a tenerlo».

IL PASSATO CON MOTTA – «Regnava un po’ di confusione. Quando l’allenatore cambia così tanto la formazione c’è qualcosa che non va».

DI GREGORIO, UN SUCCESSO MERITATO – «Di Gregorio hanno fatto di tutto per prenderlo. Ora sta uscendo fuori in modo importante, se lo merita».

IL MIGLIOR PORTIERE AL MONDO – «Ve lo dico dopo i Mondiali, il migliore lo vedi lì».

DONNARUMMA E LA CONSACRAZIONE – «Ha vinto l’Europeo, ha vinto la Champions e i numeri dicono che uno più bravo di lui non c’è. Però ripeto: la consacrazione nel nostro ruolo passa da lì».

LO SPIRITO DI SPAGNA ’82 – «Magari bastasse solo quello, il calcio non sarebbe uno sport, ma una preghiera. La verità è che ci vogliono i calciatori forti».

PERCHÉ NON NASCONO PIÙ TALENTI – «Per una serie di fattori. I giovani possono scegliere tra molti più sport, i genitori sono opprimenti, le scuole calcio deprimono la tecnica a favore della tattica e non si gioca più per strada. E poi facciamo meno figli. Nel ‘60-’70 il mio Friuli dava 12 calciatori alla Serie A, ora credo 2-3».

GATTUSO CT, SERVE EQUILIBRIO – «Equilibrio. In Norvegia siamo andati a fare il Barcellona… e loro hanno fatto l’Italia: tre contropiedi, tre gol. L’importante è che si ritrovi un po’ d’ambizione».

COME SI COSTRUISCE UN GRUPPO VINCENTE ALLA JUVE – «Dalla società. La dirigenza deve essere più forte rispetto al recente passato».

Troppo PSG per Inter Miami, americani Messi al loro posto

Il PSG passa come un rullo compressore sopra l’Inter Miami di Messi e compagni: adesso la sfida al Bayern Monaco

Il PSG vola ai quarti di finale del Mondiale per club travolgendo l’Inter Miami con un netto 4-0. Più che una partita, una dimostrazione di forza. Non c’è mai stata partita, né possibilità di replica. Il Psg di Luis Enrique ha imposto sin dal primo minuto il suo calcio ipnotico, fatto di palleggio continuo, rotazioni incessanti, pressione alta e movimenti offensivi che confondono ogni assetto difensivo. Alla squadra americana, schiacciata fin da subito, non è bastata nemmeno la presenza di un Lionel Messi orgoglioso e combattivo: il suo talento solitario non ha potuto nulla contro una macchina collettiva ben oliata.

La chiave del dominio parigino è stata, ancora una volta, il centrocampo. Neves è stato protagonista assoluto con una doppietta e una prestazione da leader, Vitinha ha diretto con classe e creatività, Fabian Ruiz ha offerto sostanza e inserimenti continui. Luis Enrique ha creato un sistema fluido, un calcio totale che prende ispirazione dal Guardiola del City ma con uno stile più arioso e leggero. L’organizzazione è tale che il concetto di modulo fisso (il 4-3-3 sulla carta) si dissolve in campo, con sei giocatori costantemente in zona offensiva e rotazioni che rendono imprevedibile ogni azione.

I gol arrivano da una punizione geniale trasformata di testa da Neves, da un pressing feroce che costringe Aviles all’autorete, e infine da Hakimi, che chiude una delle tante azioni corali con il suo solito cinismo. Il Psg segna, diverte, domina. Per Miami, priva di idee e tiri per oltre un’ora, uscire senza subire una “manita” è quasi un successo. Ma la vera domanda adesso è un’altra: chi potrà fermare questo PSG? Sabato c’è Bayern: sarà il primo, vero banco di prova.

Bayern Monaco scatenato, Kane con una doppietta elimina il Flamengo e ora troverà il PSG

Il Bayern Monaco batte il Flamengo con una prova autorevole a passa ai quarti di finale del Mondiale per Club, ritrovando Kane, autore di una doppietta

Il Bayern Monaco si qualifica ai quarti del Mondiale per Club e ora sfiderà il PSG ad Atlanta, in una riedizione della finale di Champions League 2020, vinta dai bavaresi. Come allora, i tedeschi appaiono solidi e letali, guidati da un Harry Kane implacabile: doppietta per lui contro il Flamengo e quota 42 gol stagionali raggiunta. La vittoria per 4-2 è figlia della qualità, dell’intensità e della pressione alta, marchio di fabbrica del Bayern, che colpisce due volte nei primi dieci minuti. Il primo gol è un’autorete di Pulgar, il secondo arriva da una palla rubata da Upamecano, trasformata in rete da Kane con un sinistro deviato.

Il Flamengo prova a reagire con Gerson, che riapre i giochi con un bolide. Ma Goretzka e ancora Kane chiudono i conti, vanificando anche il rigore di Jorginho per il 3-2 momentaneo. I brasiliani pagano caro i troppi errori in uscita e la poca compattezza difensiva, nonostante il talento a disposizione. L’ex romanista Gerson è il migliore dei suoi, mentre Pulgar e De Arrascaeta steccano nei momenti decisivi. Tra i tedeschi brillano Upamecano, Kimmich e Laimer, oltre naturalmente a Kane. Kompany, tecnico del Bayern, incassa un risultato pesante e promettente, anche se ammette: «Dobbiamo imparare a non rilassarci troppo presto».

Ora l’attesa è tutta per il big match contro il PSG. Sarà un duello tra due corazzate europee, già finaliste in passato e ora di nuovo faccia a faccia per una semifinale mondiale. Il Bayern ha mostrato solidità, cinismo e profondità di rosa. Ma la sfida con Mbappé e compagni sarà una vera prova del nove.

Botafogo, esonerato il tecnico Renato Paiva: decisiva l’eliminazione contro il Palmeiras

Il Botafogo ha deciso di esonerare Renato Paiva: decisiva l’eliminazione agli ottavi del Mondiale per Club contro il Palmeiras

Il Botafogo ha annunciato ufficialmente, nella notte tra domenica e lunedì, l’esonero dell’allenatore portoghese Renato Paiva. La decisione arriva poche ore dopo la dolorosa eliminazione dalla Coppa del Mondo per Club: sabato, la squadra carioca è stata battuta per 1-0 ai supplementari dal Palmeiras, negli ottavi di finale.

Con una nota diffusa nella tarda serata, il club ha comunicato l’interruzione del rapporto e l’inizio della ricerca per un nuovo allenatore. La breve avventura di Paiva sulla panchina del Fogão si chiude così tra rimpianti e delusione, dopo un percorso altalenante e un’eliminazione che ha lasciato il segno.

Ora il Botafogo è alla ricerca di un nuovo tecnico per guidare la squadra nella seconda parte della stagione.

Bologna, obiettivo Tarrega: cuore Valencia, ma la sfida rossoblù lo tenta

Bologna, nuovo obiettivo in difesa in caso di partenza di Beukema: piace Cesar Tarrega, titolare nel Valencia e Spagna Under 21

Dieci giorni fa aveva giurato amore eterno al Valencia – «Il Valencia è la mia vita» – ma il calciomercato, si sa, ribalta tutto. E così César Tarrega, difensore centrale classe 2002 e titolare dell’Under 21 spagnola, oggi sta riflettendo seriamente sull’ipotesi Bologna. L’interesse dei rossoblù è concreto, come riporta La Gazzetta dello Sport, e il progetto di Vincenzo Italiano – ambizioso, solido, ben strutturato – non lascia indifferente il giovane centrale.

Il Bologna lo ha individuato come obiettivo principale nel caso in cui Sam Beukema – da settimane al centro di un serrato corteggiamento del Napoli – decida di fare le valigie. Il club emiliano ha già presentato un’offerta da 10 milioni per Tarrega, rispedita però al mittente: il Valencia ne chiede 15. Una cifra elevata, ma non fuori portata, considerando il profilo del giocatore e la necessità di garantire continuità al reparto difensivo.

Anche Lucumí potrebbe partire, mentre Erlic, pure lui in bilico, aprirebbe lo spazio per un altro obiettivo: Daniele Ghilardi dell’Hellas Verona. Su di lui pende una valutazione di 10 milioni, ma la Fiorentina ha diritto al 50% della futura rivendita. Intanto, il Bologna tiene d’occhio anche due alternative: Martin Vitik, centrale dello Sparta Praga con clausola da 13 milioni, e Diogo Leite dell’Union Berlino, difensore mancino valutato più degli 8 milioni messi finora sul piatto.

Tarrega, due metri di grinta e anticipo, è cresciuto tra Don Bosco, Patagona, Levante e Valencia, club che considera una seconda pelle. Ma anche i sogni, a volte, passano da nuove sfide. E il Bologna, oggi, rappresenta una delle più intriganti.

Napoli, Lucca ad un passo: contatti De Laurentiis e Pozzo in corso, le ultime

Il Napoli pronto a fare il passo decisivo con l’Udinese per Lucca: contatti in corso tra De Laurentiis e Pozzo

Quando il gioco si fa duro, i duri – e i vecchi amici – tornano a trattare. Aurelio De Laurentiis e Giampaolo Pozzo, protagonisti di vent’anni di intrecci di mercato tra Napoli e Udinese, sono di nuovo pronti a stringersi la mano. Lo scenario stavolta si chiama Lorenzo Lucca: attaccante classe 2000, 201 centimetri di altezza e una fame di sacrificio che ha convinto la triade De Laurentiis–Manna–Conte a puntare forte su di lui.

Il dialogo è stato avviato già da settimane. Come riporta La Gazzetta dello Sport, è stato Manna a rompere il ghiaccio e a ottenere il gradimento del giocatore, ancor prima che altri nomi – come Darwin Núñez – tornassero a imporsi sulla scena. Il Liverpool chiede cifre astronomiche per l’uruguaiano, e Lucca rappresenta quindi un obiettivo più sostenibile ma non meno ambizioso. L’Udinese parte da una valutazione di 35 milioni, il Napoli è più vicino ai 25: dieci milioni di distanza che, viste le relazioni storiche tra le due società, non sembrano insormontabili.

Lucca non è solo un’alternativa: è un profilo che Conte vede bene in una rosa che avrà bisogno di rotazioni. I due attaccanti, diversi ma potenzialmente complementari, potrebbero alternarsi o persino coesistere. Il Napoli cerca potenza, profondità e margini di crescita, e l’ex Pisa e Ajax ha tutto per offrire questo pacchetto.

Il passato dice che quando De Laurentiis e Pozzo si parlano direttamente, spesso si chiude. Non fu così per Alexis Sanchez o per Di Natale (che rifiutò personalmente il trasferimento), ma tanti altri affari sono andati in porto. E se anche il tempo è denaro, i due lo sanno bene.

Milan, rivoluzione a centrocampo: Modric e Ricci per cambiare il cuore della squadra

Il Milan pronto a rivoluzionare il centrocampo: Modric e Ricci cambiano il gioco dei rossoneri, meno corsa e più palleggio

Per ripartire con ambizioni rinnovate, il Milan ha scelto di rifondare il cuore pulsante della squadra: il centrocampo. Il primo nome è di quelli che fanno rumore – Luka Modric. Il Pallone d’Oro croato, a 39 anni, è pronto ad arrivare a Milano dopo aver chiuso l’ennesima stagione da protagonista al Real Madrid, compreso il Mondiale per Club. Proprio come Ibrahimovic anni fa, anche Modric approderà in rossonero con l’obiettivo di portare qualità, esperienza e leadership a una mediana in fase di trasformazione.

Con l’uscita di Reijnders, il Milan ha virato su un’idea diversa: meno corsa e inserimenti, più palleggio, gestione e ordine. In quest’ottica, come riportato da la Gazzetta dello Sport, è vicinissimo anche Samuele Ricci del Torino: 23 milioni più bonus per un centrocampista ancora giovane, ma già con più di 200 presenze in Serie A. Mezzala o regista, Ricci è uno dei profili scelti per rendere il Milan più “azzurro” e più adatto al gioco di possesso che Allegri – nuovo tecnico – vuole sviluppare.

E proprio Allegri avrebbe indicato un terzo nome per il nuovo centrocampo: Ardon Jashari, 22 anni, svizzero del Bruges. Miglior giocatore della Jupiler Pro League all’esordio, Jashari ha impressionato in Champions anche contro squadre italiane. Il Milan è pronto a investire 30 milioni, anche per anticipare la concorrenza del Borussia Dortmund. Il giocatore ha già dato il suo assenso.

Sul fronte uscite, Yunus Musah è vicino alla Premier: Wolverhampton e Nottingham sono interessate e pronti a offrire 25 milioni. Restano Loftus-Cheek e Fofana, ma l’inglese dovrà dimostrare maggiore continuità fisica. Intanto, anche il giovane Bondo è sotto osservazione. Un centrocampo in profonda evoluzione, con Modric come guida e nuovi equilibri tutti da costruire.

Juve, trappola Real Madrid: le mosse di Tudor per provare l’impresa

Juve, agli ottavi di finale c’è la corazzata Real Madrid: le mosse di Tudor per provare l’impresa ed evitare un altro tonfo

La Juve si gioca tutto contro il Real Madrid, e a complicare i piani bianconeri c’è anche il ritorno di Kylian Mbappé. Il fuoriclasse francese, fermato da una gastroenterite nelle prime tre partite del Mondiale per Club, si è rivisto in gruppo e secondo la Gazzetta dello Sport dovrebbe essere almeno in panchina. Una minaccia in più per la Signora, che dopo la pesante sconfitta con il Manchester City ha un solo obiettivo: vincere per approdare ai quarti di finale del Mondiale per Club.

Il Real Madrid di Xabi Alonso, già promosso da Florentino Perez per l’impatto immediato, ha cambiato pelle rispetto all’era Ancelotti. Nuovo modulo con difesa a tre, Tchouameni reinventato centrale, Guler e Bellingham a fare le mezzali e un attacco devastante in grado di alternare Vinicius, Gonzalo Garcia e Mbappé. Per la Juventus, dunque, sarà fondamentale non concedere spazi e puntare sulla compattezza.

Igor Tudor questa volta schiererà la formazione migliore, con Yildiz, Thuram, Kolo Muani e Cambiaso dal 1’. In difesa, l’assenza dell’infortunato Savona sarà coperta – salvo sorprese – da Gatti, in vantaggio su Rugani e più adatto al duello fisico con gli attaccanti madridisti. La chiave sarà evitare l’uno contro uno, chiudere gli spazi e difendere di reparto. Sulle fasce, dove il Real costruisce molto del suo gioco, serviranno raddoppi costanti: Thuram aiuterà Cambiaso a sinistra, mentre Locatelli darà supporto a Costa a destra.

La Juventus cercherà di recuperare palla bassa e colpire in ripartenza, sfruttando la velocità e la fantasia dei suoi attaccanti. Il Real è più forte, ma Tudor punta sull’organizzazione e sullo spirito di sacrificio per sovvertire il pronostico e tenere vivo il sogno mondiale.

Fulmini e saette sul Mondiale per Club: così la Coppa del Mondo è a rischio! Maresca guida gli scontenti

Mondiale per Club, la questione meteorologica finisce in primo piano: con le sospensioni così frequenti anche la Coppa del Mondo è a rischio

Fulmini, sospensioni e proteste: il calcio internazionale si interroga sulla sostenibilità del Mondiale 2026 negli Stati Uniti. Dopo sei partite interrotte per allerta meteo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata Benfica–Chelsea, gara degli ottavi del Mondiale per Club. Non entrerà nella leggenda come Italia–Germania 4-3, ma sarà ricordata come la partita più lunga della storia moderna: 4 ore e 38 minuti, di cui due passate negli spogliatoi, con il match sospeso al minuto 87 per rischio fulmini… sotto un arcobaleno e con il sole in cielo.

Il protocollo USA, come riporta la Gazzetta dello Sport, è rigidissimo e impone lo stop se un fulmine viene rilevato entro 6 miglia (quasi 10 chilometri) dallo stadio, e il cronometro riparte ogni volta che ne compare uno nuovo. Il problema, ha spiegato Ben Schott del National Weather Service, è che «questo è molto comune qui, e succederà anche nel 2026». Orlando, Cincinnati, Nashville e Charlotte – dove si sono verificati i casi più eclatanti – non ospiteranno partite mondiali, ma East Rutherford sì, e lì è già accaduto.

Tra i più duri, l’allenatore del Chelsea Enzo Maresca: «Non è calcio. Due ore chiusi negli spogliatoi cambiano tutto. Capisco la sicurezza, ma se succede sei o sette volte, forse non è il posto giusto per questa competizione». Gli fa eco Arsène Wenger, oggi capo del dipartimento tecnico FIFA: «Non è ideale, ma la sicurezza viene prima di tutto».

Il punto è che trenta anni fa, a USA ’94, nessuno parlava di questo problema. Oggi, tra cambiamenti climatici e nuove regole, anche il calcio deve fare i conti con un clima imprevedibile. E forse, con l’idea che “mondiale in America” non sia più garanzia di spettacolo senza intoppi.

Lautaro, prosegue il suo mondiale sudamericano: ora la sfida generazionale con Fabio e i precedenti non sorridono al Toro

Dopo il River Plate, Lautaro Martinez è pronto ad affrontare un altro gigante sudamericano: la Fluminense e Fabio, il portiere che sogna un grande record

Per Lautaro Martinez questo Mondiale per Club ha assunto un sapore speciale, quasi personale. In campo con la grinta da Superclasico, ha affrontato prima il River Plate con la stessa tensione con cui indossava la camiseta del Racing, il suo club del cuore, e ora si prepara a sfidare un’altra leggenda del calcio sudamericano: il Fluminense. A renderla ancora più unica è il duello generazionale tra il Toro e il portiere brasiliano Fábio, un monumento vivente che a settembre compirà 45 anni – ben 17 in più di Lautaro – e sogna di diventare il calciatore con più presenze ufficiali nella storia del gioco. Attualmente ne ha 1374, a sole tredici da Peter Shilton, e non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi.

Come riportato da la Gazzetta dello Spot c’è un precedente tra i due: Libertadores 2018, fase a gironi. All’andata, tripletta di Lautaro al Cilindro del Racing, ma in porta non c’era Fábio. Al ritorno sì, e finì 2-1 per il Cruzeiro, con Martinez all’asciutto. Il destino li rimette uno di fronte all’altro in una sfida ad altissima temperatura, in tutti i sensi: a Charlotte fa molto più caldo che a Seattle, e l’allerta fulmini resta una minaccia reale per la regolarità del match.

Intanto, Chivu valuta le alternative in attacco: Esposito Jr. è affaticato e fuori dai convocati, e il francese Thuram ha solo due allenamenti nelle gambe. Se non dovesse farcela, potrebbe toccare all’altro Esposito, Sebastiano, iniziare al fianco del capitano nerazzurro. Lautaro, che ha già segnato nelle prime due gare del torneo, guida una squadra che sembra aver ritrovato smalto e ambizione. La voglia di riscatto dopo la finale di Champions è tanta, e la fame di gol del Toro non è mai stata così forte.

Inter, questa sera contro la Flu: l’obiettivo sono i quarti contro il City o… Inzaghi!

Questa sera l’Inter scende in campo negli ottavi di finale: contro i nerazzurri i brasiliani del Fluminense e il meteo: e ai quarti…

Vincere aiuta a vincere, e soprattutto aiuta a dimenticare le sconfitte più dolorose. È anche per questo che il Mondiale per Club, inizialmente vissuto dall’Inter come un peso aggiuntivo a una stagione già estenuante come riporta il Corriere dello Sport, si sta trasformando in un’occasione di riscatto. La batosta contro il PSG nella finale di Champions brucia ancora, ma Lautaro e compagni sembrano intenzionati a voltare pagina. Dopo i faticosi successi su Monterrey e Urawa Reds, i nerazzurri si sono sciolti contro il River Plate, ritrovando entusiasmo e fiducia.

Stasera, contro il Fluminense, c’è la possibilità di proseguire il cammino e strappare il pass per i quarti di finale, dove l’Inter troverà una tra Manchester City e Al-Hilal. In palio, altri 12 milioni di euro (che porterebbero il montepremi complessivo a quota 45) e la chance di lasciare ancora più lontano il ricordo amaro di Monaco.

Ma attenzione: nulla è scontato. Le squadre brasiliane storicamente si esaltano in questa competizione, mentre le europee arrivano più affaticate. A complicare tutto, il caldo di Charlotte e l’incognita maltempo: l’allerta fulmini è reale, come dimostrano le due ore di sospensione durante Chelsea-Benfica, disputata sullo stesso campo.

Cristian Chivu, intanto, punta a confermare il 3-5-2, già collaudato nei primi tre incontri. Il suo obiettivo è rendere la manovra più rapida e verticale, meno prevedibile rispetto a quella ereditata. È un’evoluzione più che una rivoluzione, che i giocatori sembrano accogliere con entusiasmo. Certo, servirebbe più tempo per assimilare tutto, ma il calendario non lo permette: la partita con il Fluminense è stata preparata in appena due sessioni. Basterà? Chivu è il primo a crederci.

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