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Tudor: «Bicchiere mezzo pieno, una delle più belle partite da quando ci sono io. Vi dico come sta Bremer»

Tudor: «Bicchiere mezzo pieno, una delle più belle partite da quando ci sono io. Vi dico come sta Bremer». Le parole del tecnico della Juventus

Un pareggio che lascia l’amaro in bocca per il risultato, ma non per la prestazione. È questo il pensiero di Igor Tudor, tecnico della Juventus, che nel post-partita ai microfoni di DAZN analizza l’1-1 interno contro l’Atalanta. Il tecnico croato sceglie di guardare agli aspetti positivi, pur non nascondendo il rammarico per non aver conquistato i tre punti e la preoccupazione per l’infortunio di Bremer.

«Il bicchiere è sempre mezzo pieno, per me abbiamo fatto una grande prestazione, una delle migliori da quando ci sono io, una partita difficile, giusta, bella. Bremer? Per me non è niente di grave, ma vediamo. Peccato perché nel finale volevo mettere David e quello che è successo mi ha costretto a fare una scelta diversa».

Tudor ha poi commentato le prove di alcuni singoli, a partire da Khephren Thuram, uscito per un fastidio fisico. «Lui sta bene, ha fatto un ottimo primo tempo poi ha sentito un po’ di fastidio al polpaccio. Non mi è dispiaciuto, sono molto contento di lui, è un giocatore importante per noi».

Spazio anche per Kenan Yildiz e la gestione dell’attacco. «Certezze ne abbiamo: ci sono tre giocatori che preferiscono giocare centrali ma devono adattarsi di volta in volta, io devo essere bravo a inserirli nel sistema che abbiamo adottato nella maniera migliore. Non dimentichiamoci di Conceiçao, che oggi ci è mancato».

Una nota lieta della serata è stato il gol del pareggio, firmato a sorpresa dal difensore Juan Cabal. «Cabal lo apprezzo da quando sono qua, chiaramente non era nei miei pensieri di inserirlo ma sono contento per lui».

Infine, un commento sul giovane Vasilije Adzic, titolare a sorpresa ma ingenuo in occasione del gol subito. «Si è meritato di scendere in campo, nell’occasione del goal subito è stato un po’ ingenuo e l’abbiamo pagata, ma è un percorso che deve fare per crescere. La scelta di farlo giocare è stata orientata alla partita».

Formazioni ufficiali Cagliari-Inter: le scelte di Pisacane e Chivu

Formazioni ufficiali Cagliari Inter: le scelte di Pisacane e Chivu nel match valido per la quinta giornata del campionato di Serie A

La serata di Serie A si chiude con una sfida tanto affascinante quanto inaspettata alla vigilia del campionato. All’Unipol Domus, un Cagliari in stato di grazia ospita l’Inter di Cristian Chivu, in un confronto che mette in palio punti pesantissimi e il sorpasso in classifica. Calcio d’inizio alle 20:45 per un match che promette emozioni.

I padroni di casa, guidati da Fabio Pisacane, stanno vivendo un momento magico. L’entusiasmo è alle stelle dopo la netta vittoria per 4-1 in Coppa Italia contro il Frosinone, un successo che ha fatto seguito a due vittorie consecutive in campionato contro Parma e Lecce, quest’ultima decisa da una doppietta del ritrovato Andrea Belotti. I rossoblù hanno dimostrato carattere e qualità, superando anche lo shock della sconfitta beffarda subita a Napoli nei minuti di recupero, unico neo in un avvio di stagione quasi perfetto.

L’Inter, invece, arriva in Sardegna con l’obbligo di vincere. I nerazzurri inseguono in classifica, trovandosi a un punto di distanza proprio dai sardi, e cercano quella continuità di risultati finora mancata. La vittoria contro il Sassuolo e, soprattutto, l’ottimo esordio in Champions League, con il 2-0 sull’Ajax firmato da Marcus Thuram, hanno ridato fiducia all’ambiente. Chivu sa che un successo questa sera potrebbe rappresentare la svolta, scacciando i dubbi di inizio stagione e lanciando un segnale forte nella corsa allo Scudetto.

Le formazioni ufficiali di Cagliari-Inter:

CAGLIARI (3-4-2-1): Caprile; Luperto, Mina, Ze Pedro; Palestra, Deiola, Adopo, Obert; Folorunsho, Esposito; Belotti. Allenatore: Fabio Pisacane A disposizione: Ciocci, Sarno, Idrissi, Mazzitelli, Kilicsoy, Gaetano, J. Rodriguez, Prati, Felici, Di Pardo, Rog, Cavuoti, Liteta, Borrelli, Pavoletti

INTER (3-5-2): Martinez; Akanji, De Vrij, Bastoni; Luis Henrique, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Carlos Augusto: Thuram, Lautaro Martinez. Allenatore: Christian Chivu A disposizione: Sommer, Di Gennaro, Dumfries, Zielinski, Sucic, Bonny, Acerbi, Frattesi, Diouf, Bisseck, Dimarco, Darmian, Palacios, Pio Esposito

Chiellini perentorio su Vlahovic: «Leggo cose surreali. Resta alla Juve fino al 30 giugno 2026»

Chiellini perentorio su Vlahovic: «Leggo cose surreali. Resta alla Juve fino al 30 giugno 2026». Le dichiarazioni del dirigente bianconero

Nel pre-partita della sentita sfida tra Juventus e Atalanta, finita poi con un pareggio per 1-1 (reti di Sulemana per gli ospiti e di Cabal per i bianconeri), una voce autorevole si è alzata per fare chiarezza su uno dei temi più discussi in casa Juve: il futuro di Dušan Vlahović. Direttamente dagli studi di DAZN, l’ex capitano e leggenda bianconera, Giorgio Chiellini, ha messo a tacere con decisione le speculazioni di mercato che da giorni circondavano l’attaccante serbo.

Con il suo consueto carisma e la credibilità che solo una figura del suo calibro può avere, Chiellini ha voluto inviare un messaggio forte e inequivocabile a tutto l’ambiente, definendo surreali le voci di un possibile addio del numero 9. Le sue parole, nette e perentorie, non hanno lasciato spazio a interpretazioni, blindando di fatto la posizione del centravanti a Torino.

«È molto semplice: sarà un giocatore della Juve fino al 30 giugno 2026. Quello che si legge in questi giorni per noi è surreale. Entriamo subito decisi: Vlahović non si muove, è un giocatore importante della Juve. Speriamo oggi entri bene e faccia gol come nelle ultime: si sta allenando bene, ha un atteggiamento ottimo dal primo giorno».

Una dichiarazione che suona come una vera e propria investitura, volta a proteggere il giocatore e a ribadire la sua centralità nel progetto tecnico della Juventus. Chiellini non si è limitato a smentire le voci, ma ha anche elogiato l’impegno e la professionalità di Vlahović, sottolineando il suo ottimo atteggiamento fin dal suo arrivo. Un intervento da leader, anche lontano dal campo, per ricompattare l’ambiente e allontanare le distrazioni in un momento delicato della stagione, ribadendo con forza che il futuro di Dušan Vlahović è e resterà a tinte bianconere.

Conte: «Rrahmani e Buongiorno out. Chi è il favorito? Giochini dei media»

Conte: «Rrahmani e Buongiorno out. Chi è il favorito? Giochini dei media». Le parole del tecnico del Napoli alla vigilia del Milan

Vigilia di un big match dal sapore speciale per il Napoli e per il suo allenatore, Antonio Conte. Domani sera, nel palcoscenico di San Siro, gli azzurri affronteranno il Milan nella quinta giornata di campionato, un test già probante per misurare le ambizioni di una squadra in piena ricostruzione. Il tecnico, come di consueto, ha presentato la sfida in conferenza stampa, partendo subito dalle note dolenti legate all’infermeria.

EMERGENZA DIFENSIVA: RRAHMANI E BUONGIORNO OUT

La settimana non ha sorriso al Napoli, che si presenterà a Milano con due assenze pesantissime nel reparto arretrato. Conte non cerca alibi e chiede alla squadra di reagire con forza. «Rrahmani e Buongiorno? Non è stata una settimana fortunata, non sono presenti, abbiamo avuto anche qualche altro problema, ma come sapete i problemi in un anno arrivano, spesso arrivano pure insieme, ma dobbiamo essere bravi a trovare la soluzione ed a cercare di fare il meglio».

UN PALCOSCENICO PRESTIGIOSO

Affrontare Milan, Inter o Juventus ha sempre un fascino particolare, e l’allenatore lo sa bene. «Quando giochi con squadre come Milan, Inter o Juventus sono sempre big-match, parliamo di squadre con storia, tradizione, palmares di tutto rispetto e ogni anno partecipano per puntare al massimo. Abbiamo sempre rispetto di tutti, da loro alle neo-promosse, saranno sempre gare difficili, ma anche una bella vetrina San Siro per i ragazzi e ci giocheremo la partita».

L’ASSENZA DEI TIFOSI

Ancora una volta, il Napoli dovrà fare a meno del supporto del suo pubblico in trasferta, una notizia che amareggia Conte. «Noi abbiamo sempre una carica emotiva molto alta, forte, chi gioca nel Napoli e chi vive Napoli sa che c’è un trasferimento continuo, una responsabilità, dispiace, non sapevo di quest’altro divieto di trasferta. Avere i tifosi al seguito è sempre importante per noi».

FAVORITI? CONTE FRENA

Interrogato sul presunto vantaggio del Milan, non impegnato nelle coppe europee, Conte smorza gli entusiasmi e respinge l’etichetta di favorito per la sua squadra. «Non si tratta di essere favoriti o meno, ognuno dice la sua. Io trovavo folle chi ci dava favorito visto che eravamo arrivati decimi, fuori dalle coppe, con problematiche serie, non do del favorito a nessuno, so solo – e ribadisco – che Milan, Inter e Juve per storia, tradizione, ingaggi, valore patrimoniale, hanno sempre scritto pagine importanti nella storia. Sono squadre forti, poi favorito o meno sono giochini che lascio ai media, pensiamo a concentrarci».

SFIDA SCUDETTO? TROPPO PRESTO

Per l’allenatore è ancora troppo presto per parlare di partite decisive per il titolo. «Concentriamoci sulla partita, è la quinta, altra definizione è molto affrettato, c’è una stagione da giocare per tutti. Chi favorito, chi meno, Scudetto o no, il tempo dirà. Noi vogliamo fare il nostro, come il Milan, ogni squadra vorrà fare del suo meglio e ne vince una, le altre si contenderanno la Champions e l’Europa. Vedo comunque grande equilibrio e bisognerà aspettare almeno un girone per capire la situazione».

SU DE BRUYNE

Infine, una battuta sul grande colpo di mercato estivo, Kevin De Bruyne, e sul suo processo di adattamento. «Kevin ha cambiato campionato dopo tanti anni col City, sono cambiate tante cose per lui, città, ambiente, clima, tutto. Parliamo di un ragazzo serio, professionista, ma sta facendo buone prestazioni, ci dà una mano, ma come per tutti cerchiamo sempre di lavorare e migliorare».

Juventus Atalanta 1-1: Cabal risponde a Sulemana

All’Allianz Stadium il match valido per la 5ª giornata di Serie A Juventus Atalanta: sintesi, tabellino, risultato, moviola e cronaca LIVE

La cronaca, sintesi e diretta LIVE della partita Juventus Atalanta, valevole per la 5ª giornata del campionato di Serie A Enilive 2025/2026.

JUENTUS ATALANTA LIVE: CRONACA DEL MATCH DI SERIE A 2025/2026

Lazio, Dele-Bashiru escluso dalla lista Serie A? Scontro tra Sarri e il ds Fabiani

Lazio, Dele-Bashiru escluso dalla lista Serie A? Scontro tra Sarri e il ds Fabiani per il reintegro di Basic… Cosa sta succedendo

La situazione in casa Lazio si fa sempre più tesa. L’inizio di stagione, con tre sconfitte nelle prime quattro giornate di campionato, ha generato un clima di allarme e incertezza, trasformando l’ambiente biancoceleste in una vera e propria polveriera. La squadra di Maurizio Sarri, già alle prese con squalifiche e un’emergenza infortuni che non accenna a placarsi, si trova di fronte a scelte drastiche per raddrizzare la rotta.

In questo scenario complicato, a pagare il prezzo più alto potrebbe essere uno dei volti nuovi, Fisayo Dele-Bashiru. Dopo un avvio di stagione promettente in cui aveva mostrato qualità e ampi margini di miglioramento, il centrocampista nigeriano è ora a rischio di esclusione dalla lista per la Serie A. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, Sarri starebbe seriamente valutando di sacrificare l’ex Hatayspor per far spazio a un altro giocatore.

La causa scatenante è il recente infortunio di Dele-Bashiru, uno stiramento che si preannuncia più serio del previsto e che potrebbe tenerlo lontano dai campi per un periodo significativo. Con il centrocampo decimato in vista della sfida contro il Genoa, data l’assenza contemporanea di Belahyane, Rovella e Guendouzi, l’allenatore sente l’urgenza di reintegrare in rosa Toma Bašić.

La decisione, se confermata, sarebbe clamorosa, considerando che il nigeriano è stato titolare in tutte le prime quattro partite. Una scelta tecnica che, secondo il quotidiano, avrebbe spiazzato la stessa società e il direttore sportivo Angelo Fabiani. Sul futuro di Dele-Bashiru si addensano dunque nubi pesanti, alimentate anche dalla sua imminente partecipazione alla Coppa d’Africa con la Nigeria, che lo renderebbe comunque indisponibile per diverse settimane a inizio 2026.

Pagliuca: «Due finali perse? Il momento peggiore della mia carriera è un altro»

Pagliuca: «Due finali perse? Il momento peggiore della mia carriera è un altro». Le dichiarazioni dell’ex portiere di Sampdoria, Inter e Bologna

Gianluca Pagliuca, considerato con merito uno dei portieri più forti e carismatici nella storia del calcio italiano, ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore dei tifosi. La sua carriera è stata costellata di successi memorabili, primo fra tutti lo storico Scudetto vinto con la Sampdoria nella stagione 1990-1991, un’impresa che ha proiettato i blucerchiati nell’olimpo del calcio. A questo si aggiunge la prestigiosa Coppa UEFA alzata al cielo con la maglia dell’Inter nel 1998, a testimonianza di una leadership e di un talento riconosciuti a livello internazionale.

Eppure, anche in un percorso così luminoso, esistono delle ombre, dei momenti dolorosi che un campione non può cancellare. In una recente intervista concessa a Cronache di spogliatoio, lo stesso Pagliuca ha aperto il libro dei ricordi, confessando i tre più grandi rimpianti della sua straordinaria avventura sportiva. «La finale del Mondiale con l’Italia, quella di Champions con la Sampdoria e la retrocessione del Bologna in Serie B sono le uniche tre cose che vorrei cambiare nella mia carriera. Se si potessero togliere, sarei veramente a posto con tutto. Impossibile sceglierne uno, però posso dire qual è stata la notte peggiore dopo queste tre partite».

BOLOGNA-PARMA 0-2

La ferita più personale, quella che ha unito l’uomo al professionista, è legata alla sua esperienza a Bologna. «La peggiore di tutte è stata quella dopo la retrocessione del Bologna nel 2005, da giocatore e tifoso è stata veramente brutto perdere lo spareggio per la salvezza». Una delusione cocente per chi, come lui, sentiva un legame profondo con la città e i suoi colori.

SAMPDORIA-BARCELLONA 0-1 (dopo i tempi supplementari)

Il secondo grande rammarico riporta al palcoscenico più prestigioso, la finale di Coppa dei Campioni. «Ovviamente anche la notte di Wembley del 1992 è stata orribile. Se avessimo vinto, probabilmente sarebbe cambiata per sempre la storia della Sampdoria». Una punizione di Koeman nei supplementari infranse i sogni di una squadra leggendaria.

BRASILE-ITALIA 3-2 (dopo i calci di rigore)

Infine, la delusione più grande a livello nazionale, la finale mondiale persa contro il Brasile. «Ai Mondiali di USA 1994 siamo andati a un passo da un sogno ed è stato tremendo perdere in finale ai rigori. Perché baciai il palo? Mauro Silva calciò e la palla mi sfuggì di mano, stava per entrare in rete, invece finì sul palo e io la ripresi. Quel palo mi ha salvato la carriera. Guardo il mio amico Walter Zenga: ha fatto una carriera strepitosa, ma gli ricordano ancora il gol di nuca di Caniggia nella semifinale persa ai rigori con l’Argentina al Mondiale di Italia 1990. Non oso immaginare cosa mi sarebbe successo se avessimo perso per colpa di quel mio errore, sarei stato timbrato a vita e per questo baciai il palo».

Milan, Adli sull’addio: «Volevo assolutamente restare, ma purtroppo il club aveva altri piani»

Milan, Adli sull’addio: «Volevo assolutamente restare, ma purtroppo il club aveva altri piani». Le dichiarazioni del centrocampista passato all’Al-Shabab

Un addio non voluto, una nuova avventura accettata con pragmatismo. Yacine Adli, oggi centrocampista dell’Al-Shabab nel campionato saudita, è tornato a parlare con grande onestà dei retroscena che lo hanno portato a lasciare il Milan durante l’ultima sessione estiva di calciomercato. Dalle sue parole emerge il ritratto di un’estate complicata, vissuta ai margini in attesa di una sistemazione che, inizialmente, non avrebbe mai voluto trovare lontano da Milanello.

Il centrocampista franco-algerino non nasconde la sua delusione per come si è conclusa la sua esperienza in rossonero, sottolineando come la sua volontà fosse quella di continuare a lottare per una maglia. «Volevo assolutamente restare al Milan, ma purtroppo la società ha deciso che non facevo più parte dei piani. Ho quindi svolto una preparazione un po’ frammentata, dato che ero fuori squadra e volevano vendermi». Adli racconta di un periodo difficile, in cui ha dovuto allenarsi separatamente mentre il suo futuro veniva deciso altrove. Nonostante la situazione, le offerte non mancavano: «Ho ricevuto molte altre offerte, soprattutto in Italia, ma anche da alcuni club in Inghilterra e Francia. E poi ho avuto questa opportunità, che ho ritenuto la migliore per la mia famiglia».

Una volta approdato in Arabia Saudita, Adli offre una prospettiva lucida sul suo nuovo campionato, spesso etichettato solo per le sue immense disponibilità economiche. «È vero ci sono molti soldi, ma è un campionato in espansione, sta diventando attraente anche per la sua competitività. Non siamo ancora al livello dei campionati europei, ma il divario si sta riducendo».

Infine, il discorso si sposta sulle ambizioni personali, in particolare quelle legate alla maglia della nazionale. Posto di fronte alla scelta tra le sue due patrie, Adli non ha dubbi e ribadisce una decisione presa tempo fa, chiudendo definitivamente la porta a ogni ripensamento. «Uno dei miei obbiettivi è sicuramente andare in Nazionale. Algeria o Francia? Ho dichiarato di voler giocare per la Francia e da quel momento non potrei mai cambiare idea, non c’è alcuna possibilità».

Calciomercato, clamoroso Benzema: può tornare in Europa. Telefonata di quel suo ex allenatore

Calciomercato, clamoroso Benzema: può tornare in Europa. Telefonata di quel suo ex allenatore per convincerlo a lasciare l’Arabia

Un’indiscrezione clamorosa scuote il calciomercato europeo: Karim Benzema potrebbe tornare protagonista nel calcio del Vecchio Continente. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Marca, il Benfica avrebbe messo nel mirino l’attaccante francese, attualmente in forza all’Al-Ittihad in Arabia Saudita.

A orchestrare l’operazione sarebbe una figura di primo piano, legata a doppio filo con la carriera del Pallone d’Oro 2022: José Mourinho. Il neo-allenatore delle Aquile di Lisbona, che ha già guidato Benzema ai tempi del Real Madrid, si sarebbe mosso in prima persona per sondare la disponibilità del centravanti a un trasferimento in Portogallo. La stampa spagnola riferisce di una telefonata diretta tra Mourinho e il suo ex giocatore, un tentativo di far leva sul loro solido rapporto per convincerlo ad accettare la sfida del Benfica.

Tuttavia, l’operazione si presenta complessa. Benzema è legato all’Al-Ittihad da un ricco contratto fino al 2026, e il club saudita avrebbe già manifestato l’intenzione di proporgli un ulteriore prolungamento fino al 2027. D’altra parte, l’idea di un ritorno in un campionato europeo competitivo, alla corte di un allenatore che ha segnato una tappa fondamentale del suo percorso, non lascerebbe indifferente l’attaccante francese.

Al momento, la trattativa non è ancora entrata in una fase concreta, ma l’interesse del Benfica e il pressing personale di Mourinho potrebbero trasformarsi in qualcosa di più concreto nelle prossime settimane, aprendo a uno scenario di mercato tanto affascinante quanto inatteso. Resta da vedere se il richiamo dell’Europa e la stima per il suo ex tecnico prevarranno sulle vantaggiose condizioni del campionato saudita.

Gasperini: «Problema Pellegrini non ancora risolto, Dovbyk mi sembra stia crescendo»

Gasperini: «Problema Pellegrini non ancora risolto, Dovbyk mi sembra stia crescendo». Le dichiarazioni del tecnico della Roma

Alla vigilia dell’impegno di campionato contro l’Hellas Verona, il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini ha incontrato i giornalisti in conferenza stampa, tracciando un quadro chiaro della situazione in casa nerazzurra. Dalle sue parole emerge la volontà di non stravolgere la squadra, puntando sulla continuità per consolidare le certezze tattiche in questa fase cruciale della stagione.

Interrogato sulla possibilità di turnover, Gasperini ha escluso rotazioni massicce, confermando l’assenza dei soli Bailey e Dybala. «A parte Bailey e Dybala non ci sono altri problemi. Non sono mai per un turnover ampio, soprattutto in questo periodo perché c’è bisogno di giocare con continuità. Dobbiamo fissare delle situazioni di gioco, la squadra si sta esprimendo meglio. Abbiamo giocato mercoledì e abbiamo avuto un giorno in più di riposo. Ci sono anche cinque cambi. Poi qualcosa può accadere perché giocheremo giovedì e di nuovo domenica. Magari subentrerà qualche piccolo cambio ma la mia intenzione è quella di non modificare troppo la squadra».

Il discorso si è poi spostato sui singoli, a partire da Lorenzo Pellegrini, reduce da un’ottima prestazione nel derby. Il tecnico, pur lodandolo, lo ha spronato a non accontentarsi. «La società è contenta quando i giocatori fanno bene. La risposta più importante l’ha data Pellegrini. Ha fatto bene nel derby ma non solo per il gol. Ma se pensiamo che il problema sia risolto ci sbagliamo, lui deve ritrovare continuità, forza carattere e personalità. E sono caratteristiche che ha. Deve entrare nel gruppo di quegli 8/9 che dicevo prima».

Spazio anche per i giovani difensori Ghilardi e Ziolkowski, per i quali servirà ancora pazienza. «Stanno facendo bene, arriverà il loro momento. La loro sfortuna è che davanti hanno giocatori che stanno facendo qualcosa di notevole e io guardo sempre la squadra. Mancini, Ndicka, Hermoso e Celik sono molto efficaci e la squadra è sempre la cosa più importante».

Infine, un’analisi sulla fase offensiva e sulla competizione per il ruolo di centravanti, con un focus su Dovbyk. «Non c’è un giocatore davanti all’altro, se la giocano sempre a seconda dei periodi, dei momenti e delle partite che affrontiamo. Dovbyk mi sembra in crescita sul piano atletico, sicuramente molto più rispetto all’inizio della stagione, quando abbiamo iniziato il ritiro. La sua crescita passa da questo: deve essere in grande condizione fisica e atletica per poter mascherare alcune difficoltà tecniche che ha in questo momento. Se raggiunge una condizione ottimale, riesce anche a migliorare sul piano tecnico».

Como-Cremonese 1-1, non basta il solito Nico Paz… Pareggia Baschirotto. Il finale è nervoso

Como Cremonese 1-1, non basta il solito Nico Paz… Pareggia Baschirotto. Il finale è nervoso. Come è andato il match

Un punto a testa al termine di una battaglia vera, decisa da un gol per tempo e infiammata da un finale ad altissima tensione. Tra Como e Cremonese finisce 1-1, un pareggio che lascia l’amaro in bocca a entrambe ma che, per quanto visto in campo, appare il risultato più giusto. Alla rete nel primo tempo del talentuoso Nico Paz ha risposto nella ripresa il solito, roccioso Federico Baschirotto, prima che un episodio di nervosismo costasse il cartellino rosso a Jesus Rodriguez, lasciando i lariani in inferiorità numerica negli ultimi, concitati, minuti di gioco.

La partita si accende dopo un avvio di studio. È la Cremonese a creare la prima palla gol con Jesus Rodriguez che, servito in profondità, spreca una buona occasione. Il Como di Fàbregas perde subito Sergi Roberto per un problema muscolare, ma al 32′ trova il modo di passare in vantaggio: Douvikas innesca sulla sinistra Rodriguez, il cui cross basso viene trasformato in rete dal piattone preciso di Nico Paz, che non lascia scampo a Silvestri. Il portiere grigiorosso diventa però protagonista poco dopo, negando il raddoppio allo stesso Rodriguez con un intervento prodigioso da due passi.

Nella ripresa, il Como cerca di chiudere i conti, ma sbatte ancora su un attento Silvestri, che si oppone due volte alle conclusioni di un ispirato Nico Paz. La Cremonese, scampato il pericolo, prende coraggio e inizia a spingere con maggiore convinzione. La pressione degli ospiti viene premiata al 69′, quando sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Vazquez, è Baschirotto a svettare più in alto di tutti e a firmare di testa la rete del pareggio.

Il finale è incandescente: all’82’ Jesus Rodriguez reagisce a una spinta di Terracciano con un calcio. Il VAR richiama l’arbitro Di Bello, che dopo aver rivisto l’azione espelle il giocatore del Como. La partita si innervosisce, fioccano i cartellini gialli, ma il risultato non cambia più.

Juventus, il motivo per cui Tudor ha risparmiato Conceicao

Juventus, il motivo per cui Tudor ha risparmiato Conceicao. Il portoghese non è stato convocato per il match odierno con l’Atalanta

Una scelta a sorpresa che scuote la vigilia del big match. In vista della delicata trasferta contro l’Atalanta, l’allenatore della Juventus Igor Tudor ha deciso di rinunciare a uno dei suoi talenti più brillanti: Francisco Conceiçao. Il nome dell’esterno portoghese, infatti, non figura nella lista dei convocati per la sfida di Bergamo, una decisione che ha immediatamente sollevato interrogativi tra tifosi e addetti ai lavori.

Alla base dell’esclusione, tuttavia, non vi è alcun nuovo infortunio. Si tratta di una scelta puramente precauzionale, presa in piena condivisione tra il tecnico e lo staff dei preparatori atletici. L’obiettivo è quello di gestire con la massima cautela i carichi di lavoro del giocatore per evitare ricadute e averlo al meglio della condizione per il fitto calendario di impegni che attende i bianconeri nelle prossime settimane. La gestione del talento portoghese è diventata una priorità, specialmente dopo le recenti vicissitudini fisiche.

Conceiçao, infatti, era stato costretto a saltare il sentitissimo derby d’Italia contro l’Inter a causa di un fastidio muscolare accusato durante il ritiro con la nazionale del Portogallo, che lo aveva costretto a un rientro anticipato a Torino. Sebbene gli esami strumentali svolti al J|Medical avessero scongiurato la presenza di lesioni, il club ha deciso di non correre rischi. Dopo averlo schierato da titolare nella successiva partita contro il Verona, lo staff ha optato per una tabella di marcia individuale per monitorare la sua preparazione atletica e garantirne un recupero ottimale.

Per la sfida contro l’Atalanta, dunque, Tudor ridisegna il suo attacco: saranno Vasilije Adzic e Kenan Yildiz ad agire alle spalle dell’unica punta, Loïs Openda. Una soluzione che dimostra la profondità della rosa juventina, che potrà contare su alternative di lusso a gara in corso, come Dušan Vlahovic e Jonathan David, pronti a subentrare dalla panchina.

Formazioni ufficiali Juventus-Atalanta: le scelte di Tudor e Juric

Formazioni ufficiali Juventus Atalanta: le scelte di Tudor e Juric in occasione del match valido per la 5ª giornata di Serie A dell’Allianz Stadium

Un sabato pomeriggio di grande calcio attende gli appassionati di Serie A, con l’Allianz Stadium che farà da cornice a un big match di alta classifica. In questo quinto turno di campionato, la Juventus di Igor Tudor ospita l’Atalanta di Ivan Juric in una sfida che promette spettacolo e pesa tantissimo per le zone nobili della classifica. Entrambe le squadre scendono in campo con l’obiettivo di conquistare punti fondamentali per il proprio cammino.

I bianconeri sono chiamati a un pronto riscatto. La squadra di Tudor vuole ritrovare il sapore della vittoria dopo due pareggi consecutivi che ne hanno rallentato la marcia. Prima la rimonta in Champions League contro il Borussia Dortmund, poi il deludente 1-1 in casa del Verona, dove al gol di Conceicao ha risposto Gift Orban, un risultato che ha permesso al Napoli di tentare la prima fuga in solitaria in vetta. È un momento cruciale per la Juventus, che deve invertire la rotta per non perdere ulteriore terreno.

Dall’altra parte, l’Atalanta arriva a Torino con il morale alto e una crescente consapevolezza dei propri mezzi. Dopo un avvio incerto, segnato dai pareggi con Pisa e Parma, la squadra di Juric ha ingranato le marce alte, travolgendo Lecce e Torino con prestazioni convincenti. La pesante sconfitta in Champions contro il Paris Saint-Germain non ha scalfito le certezze del gruppo, che ora cerca la consacrazione in uno degli stadi più difficili d’Italia.

Le formazioni ufficiali di Juventus-Atalanta:

JUVENTUS (3-4-2-1): Di Gregorio; Gatti, Bremer, Kelly; Kalulu, Koopmeiners, Thuram, Cambiaso; Adzic, Yildiz; Openda. Allenatore: Igor Tudor. 

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Kossonou, Djimsiti, Ahanor; Bellanova, De Roon, Pasalic, Zappacosta; Samardzic, Sulemana; Krstovic. Allenatore: Ivan Juric.

Inter, strategie per il futuro: stipendi pesanti in uscita e un tesoretto da reinvestire

Inter, ecco l’idea per il prossimo futuro: stipendi pesanti in uscita e un tesoretto da reinvestire sul prossimo mercato

L’Inter guarda già alla prossima stagione con una strategia precisa: ridurre il peso degli ingaggi più alti in scadenza e liberare risorse da reinvestire sul mercato. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, la dirigenza nerazzurra avrebbe individuato un percorso che potrebbe portare a un risparmio complessivo tra i 25 e i 30 milioni di euro, senza dover ricorrere a cessioni eccellenti.

I contratti in scadenza e i possibili addii

Il punto di partenza riguarda i giocatori con contratti in scadenza a giugno 2026. Tra i nomi più rilevanti figura Yann Sommer, portiere svizzero classe 1988, protagonista di ottime prestazioni ma con un ingaggio da 2,5 milioni netti a stagione. L’Inter valuta di puntare su Josep Martinez, estremo difensore spagnolo arrivato in estate dal Genoa, e su un eventuale profilo giovane da affiancargli.

In difesa, attenzione a Stefan de Vrij, centrale olandese classe 1992, da anni colonna della retroguardia ma con un ingaggio da 3,8 milioni. Stessa cifra percepisce Henrikh Mkhitaryan, centrocampista armeno del 1989, fondamentale per equilibrio ed esperienza ma ormai vicino alla fase finale della carriera. A completare la lista ci sono Matteo Darmian, jolly difensivo italiano (2,5 milioni), e Francesco Acerbi, difensore classe 1988 (1,5 milioni).

Tutti contratti pesanti che, se non rinnovati, permetterebbero un risparmio considerevole e un alleggerimento del monte ingaggi.

La strategia societaria

La linea della dirigenza, guidata da Giuseppe Marotta e Piero Ausilio, è chiara: ridurre i costi, valorizzare i giovani già presenti in rosa e reinvestire in colpi mirati. Il risparmio stimato, tra i 25 e i 30 milioni di euro, sarà destinato a rinforzare i reparti chiave.

Le priorità riguardano l’arrivo di un nuovo portiere da affiancare a Martinez, un difensore di prospettiva e, se le condizioni economiche lo consentiranno, un centrocampista in grado di raccogliere l’eredità dei veterani.

Il futuro dell’Inter passa da un mix di sostenibilità economica e visione tecnica. L’uscita programmata di alcuni contratti pesanti non rappresenta un indebolimento, ma un’opportunità per costruire un tesoretto da reinvestire. L’obiettivo è mantenere competitiva la rosa guidata da Cristian Chivu, tecnico rumeno subentrato in panchina, senza compromettere la stabilità finanziaria del club.

Con questa strategia, i nerazzurri puntano a consolidare il proprio progetto tecnico ed economico, guardando al futuro con maggiore serenità.

Cagliari, Festa: «Per me Cagliari è tutto! Ranieri è stato un mentore. Avremmo scalato una montagna per lui. Cellino…»

Cagliari, Festa svela: «Per me Cagliari è tutto! Ranieri è stato un mentore. Avremmo scalato una montagna per lui. Cellino…». Le parole

Gianluca Festa, ex difensore e oggi allenatore, ha concesso una lunga intervista all’edizione online de La Gazzetta dello Sport. Doppio ex della sfida tra Cagliari e Inter, il tecnico ha ripercorso alcuni momenti significativi della sua carriera, soffermandosi sulla decisione di lasciare i rossoblù e sul rapporto con figure centrali del calcio italiano. Le sue parole:

COSA RAPPRESENTA CAGLIARI PER FESTA – «Tutto. Sarò scontato, ma è così. Giocavo in una squadretta del paese, mi presentai al provino coi rossoblù come punta perché segnavo parecchi di gol. ‘Vai in difesa’, mi dissero. Da lì ho fatto tutta la trafila nelle giovanili. Ho debuttato in B a 17 anni contro il Modena: era il 1987. Una vita fa. Ho collezionato quasi 200 presenze e vissuto tre promozioni: una dalla C1 alla B, due dalla B alla Serie A».

CHE CALCIATORE ERA – «Non un talento, ma ho tirato fuori la grinta, il coraggio, l’attenzione ai dettagli. Anche se vedendo i centrali difensivi di oggi ho rivalutato molto ciò che sono stato. Non era facile puntare l’area con uno come me in mezzo alle scatole, forse neanche per Van Basten. Scherzi a parte: mi sono conquistato ogni centimetro, come la promozione in Serie A col Cagliari. Pensi che nel 1987-88 ho giocato a Fucecchio, in D. Lì c’erano ragazzi che si mantenevano facendo il doppio lavoro. Mi ha insegnato molto».

RANIERI – «Claudio Ranieri è stato un mentore. Avremmo scalato una montagna per lui. Uscivamo a cena insieme a lui e al suo staff, poi ci lasciava liberi di divertirci e di coinvolgere anche i magazzinieri. Facevamo un po’ di casino, ma in partita eravamo pronti a tutto. A lui bastava dirci ‘Dilly-ding dilly-dong».

SCARAMANZIA DI CELLINO – «Ai tempi del Cagliari avevo una macchina rossa, mi presentavo sempre con quella, ma un giorno arrivai allo stadio con un’altra auto. Lui impazzì. Disse che portava fortuna e che non potevo cambiare. Mi impose di tornare a casa poco prima della partita, riprendere la macchina e parcheggiarla nello stesso posto. Lo feci fare a mio padre. Cellino lo scortò in tribuna d’onore. Inoltre, odiava il viola: con lui era impossibile presentarsi con quel colore».

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA DI FESTA SU CAGLIARINEWS24

Moratti dimesso dall’ospedale: l’ex presidente dell’Inter torna a casa dopo la polmonite

Moratti dimesso oggi dall’ospedale a Milano: l’ex presidente nerazzurro torna a casa dopo la polmonite. I dettagli

Buone notizie per il mondo nerazzurro: Massimo Moratti, storico ex presidente dell’Inter, è stato dimesso dall’Istituto Humanitas di Rozzano dopo un mese di ricovero dovuto a una grave polmonite. L’imprenditore milanese, 80 anni, figura centrale nella storia recente del club, aveva vissuto momenti delicati che avevano richiesto il trasferimento in terapia intensiva.

Il ricovero e la fase di recupero

Moratti era stato ricoverato lo scorso 26 agosto e, a causa della gravità del quadro clinico, sottoposto a ventilazione assistita. Dopo alcuni giorni critici, le sue condizioni sono progressivamente migliorate, consentendo l’estubazione e il ritorno alla respirazione autonoma. Successivamente è stato trasferito in reparto ordinario, dove ha intrapreso un percorso di riabilitazione fisica e respiratoria, fondamentale per recuperare le normali funzioni motorie e polmonari. Lo staff medico ha seguito costantemente l’evoluzione del paziente, garantendo un’assistenza completa fino alle dimissioni.

Moratti e la storia dell’Inter

Presidente dell’Inter dal 1995 al 2013, Moratti è ricordato per aver riportato il club ai vertici del calcio italiano ed europeo. Sotto la sua gestione, i nerazzurri hanno conquistato cinque scudetti consecutivi e, soprattutto, la storica Champions League del 2010 con José Mourinho in panchina. L’allenatore portoghese, soprannominato “The Special One”, guidò una squadra leggendaria con campioni come Javier Zanetti, capitano e simbolo di fedeltà, Diego Milito, autore della doppietta decisiva nella finale di Madrid, e Samuel Eto’o, attaccante camerunese di caratura mondiale.

La notizia del ritorno a casa di Moratti è stata accolta con grande sollievo non solo dalla famiglia, ma anche dai tifosi interisti e dalla società, che ha sempre mantenuto un legame profondo con l’ex presidente.

Il sostegno del mondo del calcio

Il rientro in ambiente domestico rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di recupero. Moratti potrà ora proseguire le terapie con il supporto dei familiari e degli specialisti. Numerosi i messaggi di vicinanza arrivati dal mondo del calcio: dirigenti, ex giocatori e colleghi hanno espresso affetto e riconoscenza verso una figura che ha segnato un’epoca.

Il decorso positivo lascia ben sperare in un recupero completo, permettendo a Moratti di tornare presto alle sue attività quotidiane e di continuare a seguire con passione le vicende dell’Inter, oggi protagonista in Serie A e nelle competizioni europee.

Busquets si ritira: Mascherano racconta il progetto da allenatore dell’ex Barca

Sergio Busquets annuncia il ritiro: Mascherano rivela “Vuole diventare allenatore”. Ecco cosa ha detto il tecnico dell’Inter Miami

Alla vigilia della sfida di Major League Soccer tra Inter Miami e Toronto FC, l’allenatore del club della Florida, Javier Mascherano, ha voluto soffermarsi sulla notizia che ha scosso il mondo del calcio: il ritiro di Sergio Busquets, storico centrocampista spagnolo ed ex bandiera del Barcellona.

Mascherano, ex difensore e centrocampista argentino con un passato glorioso al Liverpool e al Barcellona, oggi guida tecnica dell’Inter Miami. Interpellato dai media, ha raccontato un retroscena legato al futuro del compagno di tante battaglie in blaugrana: “Abbiamo parlato in passato e Busquets mi ha detto che proverà a fare l’allenatore. Non so quanto tempo ci vorrà, ma ha tutte le qualità. Me lo ha confermato ieri: ci pensava già da qualche settimana. È un peccato perché è ancora un giocatore di altissimo livello e possiamo continuare a goderci il suo talento”.

L’eredità di Sergio Busquets

Busquets, 37 anni, ha annunciato il ritiro al termine della stagione con l’Inter Miami. Cresciuto nella cantera del Barcellona, ha debuttato in prima squadra nel 2008 diventando presto un pilastro del centrocampo catalano. Con i blaugrana ha conquistato 9 titoli di Liga, 3 Champions League e 7 Coppe del Re, oltre a Mondiale 2010 ed Europeo 2012 con la nazionale spagnola. Considerato uno dei migliori interpreti del ruolo di mediano, è stato soprannominato “il metronomo” per la sua capacità di dettare i tempi di gioco.

Mascherano: “Ha cambiato il modo di pensare il ruolo”

Il tecnico argentino ha sottolineato l’impatto che Busquets ha avuto sul calcio moderno: “È un giocatore che ha cambiato il modo di pensare dei centrocampisti centrali. Penso che non ci sarebbe Rodri senza Busi. È uno dei migliori centrocampisti che abbia mai visto”.

Un futuro in panchina?

L’idea di intraprendere la carriera da allenatore apre un nuovo capitolo per Busquets, che potrebbe seguire le orme di altri ex compagni come Xavi Hernández e Andrés Iniesta, anch’essi diventati punti di riferimento fuori dal campo.

Con il ritiro di Busquets, il calcio mondiale perde uno degli ultimi rappresentanti del centrocampo che ha segnato un’epoca. Ma, come ha ricordato lo stesso Mascherano, il suo contributo potrebbe presto continuare da bordocampo, con la stessa intelligenza tattica che lo ha reso unico in campo.

Sampdoria, Malanca parla dopo l’operazione al ginocchio: «Tornerò più forte di prima»

Sampdoria, Malanca lancia il messaggio ai tifosi: «Sacrifici e lavoro, tornerò più forte». Le sue dichiarazioni

Mentre la Sampdoria si prepara alla delicata trasferta di Bari, in programma questa sera alle 19:30, una notizia incoraggiante arriva dall’infermeria blucerchiata. Il giovane difensore Lorenzo Malanca, classe 2004, ha infatti compiuto il primo passo nel lungo percorso di recupero dopo il grave infortunio al ginocchio che lo ha costretto a fermarsi nelle scorse settimane.

L’intervento chirurgico a Genova

Come comunicato ufficialmente dalla società, Malanca è stato sottoposto a un intervento chirurgico presso la clinica Villa Serena di Genova. L’operazione si è resa necessaria per la ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, un infortunio che spesso comporta tempi di recupero lunghi e complessi. A eseguire l’intervento è stato il professor Claudio Mazzola, stimato ortopedico e consulente medico della Sampdoria, che ha confermato la piena riuscita dell’operazione. Un primo passo fondamentale, che segna l’inizio di un percorso di riabilitazione impegnativo ma ricco di speranza.

Il messaggio social del difensore

Poche ore dopo l’operazione, Malanca ha voluto rassicurare i tifosi attraverso un post sul proprio profilo Instagram. Con parole semplici ma cariche di determinazione, il difensore ha scritto: «DOLORE. LAVORO. SACRIFICI… Tornerò più forte di prima per coronare il sogno di quel bambino». Un messaggio che testimonia la forza di volontà del ragazzo e che ha subito raccolto l’affetto della tifoseria doriana.

I prossimi mesi: riabilitazione e lavoro duro

Per il giovane calciatore, cresciuto nel settore giovanile e già considerato una promessa per il futuro della Sampdoria, si prospettano ora diversi mesi di fisioterapia e allenamenti personalizzati. Lo staff medico blucerchiato seguirà passo dopo passo il suo recupero, con l’obiettivo di riportarlo in campo nella prossima stagione.

Una luce in un momento delicato

In una giornata carica di tensione per la squadra allenata da Donati ex Milan e oggi tecnico dei doriani, la notizia della riuscita dell’intervento di Malanca rappresenta un raggio di sole. Un segnale positivo che unisce squadra e tifosi, con la speranza di rivedere presto il giovane difensore protagonista sul terreno di gioco.

Torino, Baroni in conferenza: «Tutte le tappe sono fondamentali, in A non esistono gare facili. Sul modulo…»

Torino, parla Baroni: «Tutte le tappe sono fondamentali, in A non esistono gare facili. Sul modulo…». Le sue dichiarazioni

Marco Baroni, allenatore del Torino, introdurrà la sfida contro il Parma, valida per la quinta giornata di Serie A e in programma lunedì alle ore 18.30. Ecco come è andato l’incontro con la stampa nella sala conferenze dello stadio Olimpico Grande Torino:

TAPPA FONDAMENTALE? – «Tutte le tappe sono fondamentali, in A non esistono gare facili. Il Parma merita più punti di quelli che ha, è un campo difficile e ci stiamo preparando bene»

AMICHEVOLE – «E’ servita a dare minutaggio a chi ne aveva avuto poco, in Coppa è stata una partita importante per crescere. Erano delle verifiche, ma io guardo i giocatori ogni giorno e ribadisco la fiducia in ognuno di loro. Ogni allenamento è un’opportunità di crescita»

POST PISA – «Fa parte dei momenti e della crescita sotto tutti gli aspetti. In alcune situazioni, specialmente vicino all’area avversaria, c’è stata troppa frenesia e qualche personalismo, che dobbiamo levare: il Toro deve lavorare di squadra. E’ l’aspetto principale»

MODULI – «Non sono uno che ama cambiare o variare. Ci sono momenti, durante le costruzioni di una squadra, in cui è fondamentale trovare equilibrio e compattezza. Non è che abbiamo cambiato, non torno indietro parlando del ritiro e di chi c’era e di chi è andato via, anche perché non voglio ripetermi. Abbiamo cambiato per affrontare alcune squadre, cerchiamo un’identità forte di squadra e che faccia pressione, che vada forte sull’uomo. Non è un sistema di gioco, ma dobbiamo trovare l’energia»

ENTUSIASMO – «Mi nutro di energia e di entusiasmo, ogni giorno. Se dovessi arrivare in spogliatoio e non li sentissi, dovrei fare un’altra cosa. Ogni squadra deve avere entusiasmo, è la parte più importante, specialmente quando vuoi crescere. Dobbiamo avere una linea che salga, a volte ci sono delle cadute ma non deve intervenire nel processo. A volte alcune situazioni ti rafforzano: la vita ci mette di fronte difficoltà, che devono tramutarsi in opportunità. Credo che sia fondamentale prendere la vittoria, così come con lo stesso equilibrio che dobbiamo avere durante la settimana»

Milan, Allegri in conferenza: «Abbiamo recuperato Leao che sarà tra i convocati. Tifosi? Non si devono fidare di me, ma…»

Milan, Allegri: «Abbiamo recuperato Leao che sarà tra i convocati. Tifosi? Non si devono fidare di me, ma…». Le sue parole

Massimiliano Allegri, allenatore del Milan, ha presentato in conferenza stampa la sfida di domani a San Siro, dove i rossoneri affronteranno il Napoli guidato da Antonio Conte.

NAPOLI, TANTE INSIDIE – «Domani sappiamo che affrontiamo il Napoli che l’anno scorso ha vinto meritatamente lo Scudetto e ha fatto un mercato importante. Dobbiamo essere bravi a sovvertire i numeri, nelle ultime 26 partite hanno fatto 18 vittorie e 8 pareggi. Vanno rovesciati questi numeri».

TORNA LEAO – «Primo big match quindi un test importante, siamo in una buona condizione fisica e mentale. Abbiamo recuperato Leao che sarà tra i convocati. Anche i nuovi sono in crescita. Dobbiamo essere pronti a fare 100 minuti al massimo».

MESSAGGIO AI TIFOSI – «Sono contento che i tifosi domani riempiranno lo Stadio e sosterranno la squadra. I tifosi non si devono fidare di me, ma della società. Non bisogna pensare che i risultati positivi hanno risolto tutto, c’è ancora tanto da lavorare. Questo va fatto con grande voglia ed entusiasmo».

LE DUE ROSE E L’OBIETTIVO – «Non so chi ha la rosa superiore. La nostra è un’ottima rosa, un buon mix tra esperti e meno esperti, pensiamo a noi stessi e lavorare, per far sì che a marzo possiamo giocarci le nostre chance. Come obiettivo c’è quello di arrivare tra le prime quattro, quello che pensano gli altri non mi interessa più di tanto».

MINUTAGGIO LEAO – «Quanta autonomia ha non lo so, non è che ne abbia tanto ha fatto due mezzi allenamenti con noi. Ha fatto 45 giorni fuori».

3-5-2 ANCHE CON LEAO? – «Questo lo vedremo cammin facendo, innanzitutto Leao deve ritrovare la condizione ottimale. Nkunku sta crescendo di condizione, Gimenez si è sbloccato e speriamo continui. Poi ci sono i cambi e sono determinanti, gli obiettivi li raggiungi se chi entra dalla panchina determina la partita. Scegliere la formazione domani sarà molto difficile, infatti speriamo di indovinarla».

DUBBI DI FORMAZIONE – «Per domani dubbi ne ho abbastanza, speriamo di risolverli prima di domani sera, se no è un casino. Anche la partita di martedì ha confermato che De Winter, Athekame, che c’è un gruppo che sta diventando squadra».

LEGGI LA CONFERENZA COMPLETA DI ALLEGRI SU MILANNEWS24

Napoli, De Laurentiis non ha dubbi: «Anche la Juve tra le anti-Napoli, insieme a queste squadre»

Napoli, De Laurentiis sicuro: “Anche la Juve tra le anti-Napoli, insieme a queste squadre». Ecco le parole del presidente azzurro

Un messaggio diretto, lanciato dal palco del Capalbio Film Festival e subito rimbalzato nel mondo del calcio. Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli e produttore cinematografico, ha tracciato la mappa delle pretendenti allo Scudetto nella nuova stagione di Serie A 2025/26. E, come da tradizione, non ha avuto dubbi nell’indicare le rivali principali dei campioni d’Italia: Juventus, Inter e Milan.

De Laurentiis: “Le anti-Napoli sono sempre le solite tre”

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il patron azzurro ha ribadito con chiarezza: «Chi è l’anti-Napoli? Le anti-Napoli sono sempre le solite tre del Nord». Un’affermazione che suona come un guanto di sfida alle storiche rivali, in una corsa al titolo che si preannuncia più equilibrata che mai.

La Juventus di Igor Tudor, allenatore croato classe 1978 ed ex difensore bianconero, è reduce da un mercato ambizioso e da un avvio di stagione convincente. L’Inter di Chivu, tecnico noto per il suo calcio offensivo, resta una delle squadre più solide del campionato. Il Milan di Allegri, allenatore con esperienza internazionale, punta invece su un progetto giovane e dinamico.

Roma e Atalanta, outsider di lusso

De Laurentiis non ha dimenticato le possibili sorprese. «A loro possiamo aggiungere un’Atalanta e una Roma che si è molto rinforzata con Gasperini», ha dichiarato. Un lapsus che ha fatto sorridere.

Un campionato equilibrato e spettacolare

Secondo il presidente del Napoli, la Serie A vivrà una stagione «estremamente combattiva e molto divertente». Dopo anni di dominio quasi incontrastato di una sola squadra, il campionato italiano sembra aver ritrovato un equilibrio che rende la lotta Scudetto più incerta e appassionante.

Il Napoli, campione in carica, è pronto a difendere il titolo, ma la concorrenza è agguerrita. La Vecchia Signora, rinforzata e determinata, è tornata a fare paura. L’Inter e il Milan non mollano, mentre Roma e Atalanta sognano il colpaccio.

La sfida è lanciata: la Serie A 2025/26 promette spettacolo, equilibrio e battaglie fino all’ultima giornata.

Premier League: Nuno Espírito Santo vicino alla panchina del West Ham dopo l’esonero di Potter

Premier League: Nuno Espírito Santo vicino alla panchina del West Ham dopo l’esonero di Potter. Le ultimissime news

Un nuovo cambio in panchina scuote la Premier League: il West Ham ha deciso di esonerare Graham Potter, tecnico inglese classe 1975, dopo un avvio di stagione disastroso. Con soli 3 punti raccolti nelle prime 5 giornate, gli “Hammers” si trovano in piena zona retrocessione, costringendo la dirigenza a intervenire con decisione.

Graham Potter, noto per il suo approccio tattico innovativo e per l’esperienza maturata con Brighton e Chelsea, non è riuscito a imprimere una svolta al progetto del club londinese. La sua gestione si è conclusa prematuramente, lasciando spazio a un nome ben noto nel panorama calcistico inglese: Nuno Espírito Santo.

Nuno Espírito Santo, allenatore portoghese nato nel 1974, è pronto a tornare in Premier League per la quarta volta. Dopo aver guidato il Wolverhampton in una storica cavalcata dalla Championship fino all’Europa League, ha vissuto esperienze meno fortunate con Tottenham e Nottingham Forest. Proprio con il Forest ha chiuso il suo ultimo capitolo, lasciando il club poche settimane fa, dove aveva allenato anche gli ex Juventus Nicolò Savona (centrocampista italiano classe 1999) e Douglas Luiz (centrocampista brasiliano classe 1998).

Secondo quanto riportato dalla BBC, le trattative tra Nuno e il West Ham sono in fase avanzata e l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già nel weekend. Se tutto procederà come previsto, il debutto del tecnico lusitano potrebbe avvenire nel “Monday Night” contro l’Everton, in una sfida già cruciale per il destino della stagione.

Il ritorno di Nuno Espírito Santo rappresenta una nuova opportunità di riscatto per un allenatore che ha lasciato un segno profondo nel calcio inglese. La sua conoscenza del campionato, unita alla capacità di motivare e organizzare squadre in difficoltà, lo rendono una scelta strategica per il West Ham, chiamato ora a invertire la rotta e uscire da una crisi che rischia di compromettere l’intera annata.

Serie A, Milan Napoli fa il pieno: San Siro supera i 72.000 presenti, boom di pubblico internazionale

Milan Napoli da tutto esaurito: record di spettatori stranieri a San Siro con oltre 72.000 tifosi. Il dato clamoroso

Il big match di Serie A tra Milan e Napoli, in programma a San Siro, non sarà soltanto una sfida cruciale per la corsa allo Scudetto, ma anche un evento di portata globale. L’affluenza prevista supera i 72.000 spettatori, un dato che conferma l’appeal crescente del calcio italiano e in particolare del club rossonero.

Nonostante la mancata vendita totale dei biglietti nel settore ospiti, l’impianto di Milano si prepara a registrare numeri da record. Secondo quanto riportato da Gazzetta.it, la partita segnerà il primato stagionale di spettatori stranieri in uno stadio italiano.

L’effetto internazionale: 14.000 tifosi dall’estero

Il dato più sorprendente riguarda la presenza di circa 14.000 tifosi provenienti dall’estero, pari al 40% dei biglietti disponibili. Un fenomeno che testimonia la crescita del brand Milan e la capacità della Serie A di attrarre pubblico internazionale. A contribuire a questo afflusso anche la Milano Fashion Week, che ha trasformato la città in un polo mondiale di sport e moda nello stesso weekend.

Allegri e Tare, la nuova era rossonera

Il Milan, guidato in panchina da Massimiliano Allegri, tecnico esperto e vincitore di cinque Scudetti con la Juventus, sta vivendo una fase di rilancio. Al suo fianco, il direttore sportivo Igli Tare, ex dirigente della Lazio, ha portato esperienza e visione strategica sul mercato.

I nuovi acquisti hanno acceso l’entusiasmo dei tifosi: Luka Modric, centrocampista croato e Pallone d’Oro 2018, e Adrien Rabiot, mediano francese reduce da stagioni di alto livello con la Juventus, rappresentano innesti di qualità e personalità.

San Siro come dodicesimo uomo

La spinta dei 72.000 tifosi di San Siro sarà determinante per affrontare il Napoli, campione d’Italia in carica. Il sostegno del pubblico rossonero, unito alla solidità tattica impressa da Allegri, potrà rivelarsi decisivo per mantenere la striscia di vittorie consecutive e consolidare le ambizioni Scudetto.

Una vetrina per il calcio italiano

Milan-Napoli non è solo una partita: è una vetrina internazionale che dimostra come il calcio italiano stia tornando competitivo e attrattivo. Per il Milan, l’afflusso record di tifosi stranieri rappresenta un successo non solo sportivo, ma anche commerciale e d’immagine, confermando la centralità del club nel panorama calcistico mondiale.

Juve Atalanta, Tudor punta su Adzic: il talento montenegrino giocherà dal primo minuto?

Juve Atalanta, il tecnico bianconero Igor Tudor punta su Adzic: il talento montenegrino giocherà dal primo minuto? Le ultime

La Juventus di Igor Tudor, tecnico croato classe 1978 ed ex difensore bianconero, si prepara al big match di oggi pomeriggio contro l’Atalanta (calcio d’inizio alle ore 18:00) con una scelta che sa di coraggio e fiducia. L’allenatore sembra infatti intenzionato a lanciare dal primo minuto Vasilije Adzic, fantasista montenegrino classe 2006, considerato uno dei talenti più promettenti della rosa.

Adzic al posto di Conceição

Il giovane trequartista è il principale candidato a sostituire Francisco Conceição, esterno offensivo portoghese che in settimana ha svolto lavoro differenziato per un affaticamento muscolare. Tudor non vuole correre rischi e sarebbe pronto a dare spazio ad Adzic, schierandolo alle spalle della punta insieme a Kenan Yildiz, talento turco-tedesco ormai punto fermo dell’attacco juventino. Per Adzic si tratterebbe della prima vera consacrazione dopo alcuni spezzoni di gara in cui ha già mostrato personalità e qualità tecniche sopra la media.

Le altre scelte di formazione

La Juventus dovrebbe presentarsi con diversi titolari di ritorno. In porta ci sarà Michele Di Gregorio, estremo difensore arrivato dal Monza in estate. Davanti a lui il terzetto difensivo sarà composto da Gleison Bremer, colonna brasiliana della retroguardia, Federico Gatti, difensore italiano in crescita, e Lloyd Kelly, centrale inglese ex Bournemouth.

Una novità tattica riguarda Pierre Kalulu, francese ex Milan, che verrà avanzato sulla linea dei centrocampisti per agire da esterno destro a tutta fascia. Sull’altro lato spazio ad Andrea Cambiaso, mentre in mezzo al campo la regia sarà affidata a Manuel Locatelli, campione d’Europa con l’Italia nel 2021, affiancato dal dinamismo di Khephren Thuram, centrocampista francese classe 2001.

Il dubbio in attacco

Resta da sciogliere il nodo della prima punta. Con Adzic e Yildiz a supporto, il ballottaggio è tra Lois Openda, attaccante belga ex Lipsia, e Jonathan David, bomber canadese reduce dall’esperienza al Lille. Al momento Openda sembra favorito grazie alla sua velocità, arma che potrebbe mettere in difficoltà la difesa dell’Atalanta. Dusan Vlahovic, centravanti serbo, dovrebbe invece partire dalla panchina, pronto a subentrare come carta decisiva a gara in corso.

Fiorentina, Pioli carica la squadra in vista del derby con il Pisa: le parole del tecnico

Fiorentina, il tecnico Pioli carica la squadra in vista del derby con il Pisa: le dichiarazioni del tecnico dei viola

La Fiorentina di Stefano Pioli, allenatore emiliano classe 1965 con una lunga carriera sulle panchine di Serie A, è chiamata a una prova di carattere. I viola, ancora a caccia della prima vittoria in campionato, si preparano ad affrontare il Pisa nel derby toscano, una sfida che vale molto più dei tre punti.

Il Corriere Fiorentino ha titolato in prima pagina: “Scossa Pioli verso il derby: la qualità non basta, bisogna saper lottare”. Parole che sintetizzano bene lo stato d’animo del tecnico, consapevole delle difficoltà di questo avvio di stagione ma deciso a trasmettere fiducia e determinazione al gruppo.

Le parole di Pioli

“Sto bene – ha dichiarato Pioli – ma non posso essere contento dei risultati e del fatto che non abbiamo ancora vinto una partita. Sono concentrato per dare le migliori indicazioni alla squadra. Conosciamo l’importanza della prossima partita e che il nostro inizio non è quello che volevamo. Settant’anni fa eravamo qui con sogni e ambizioni, e questi devono esserci ancora. Serve tanto lavoro e sacrificio, e onestamente è ciò che sto vedendo nella squadra”.

Un messaggio chiaro, rivolto sia ai giocatori che ai tifosi: la Fiorentina non deve perdere fiducia, ma trasformare la delusione in energia positiva.

Un derby che vale doppio

Il derby contro il Pisa non è una partita come le altre. I nerazzurri, guidati da un tecnico esperto come Gilardino, ex che ha giocato proprio nella viola, arrivano alla sfida con entusiasmo e la voglia di sorprendere. Per la Fiorentina, invece, sarà un banco di prova fondamentale: vincere significherebbe non solo muovere la classifica, ma anche ritrovare morale e convinzione.

La chiave della partita

Pioli sa che la qualità tecnica della sua rosa non basta. Servirà compattezza, spirito di sacrificio e la capacità di soffrire nei momenti difficili. Solo così la Fiorentina potrà invertire la rotta e dare il via a una stagione che, nelle intenzioni della società e dei tifosi, doveva essere di rilancio.

Il derby di Toscana, dunque, si annuncia come una sfida ad alta tensione, capace di segnare una svolta per entrambe le squadre.

Bari Sampdoria, sfida salvezza al San Nicola: Donati e Caserta si giocano molto

Bari Sampdoria, tutto pronto per la sfida salvezza al San Nicola: i due allenatori, Donati e Caserta si giocano molto. Le ultime

L’attesa è terminata: oggi, sabato 27 settembre, alle ore 19:30, lo stadio San Nicola di Bari sarà teatro di una sfida che vale già tantissimo in chiave salvezza. La Sampdoria di Massimo Donati, ex centrocampista con esperienze in Serie A e Premier League, affronterà il Bari di Fabio Caserta, allenatore calabrese che in carriera ha già guidato squadre come Perugia e Benevento. È la quinta giornata del campionato di Serie BKT 2025/26, ma la posta in palio ha il peso di un vero e proprio scontro diretto.

Due piazze storiche in difficoltà

Non si tratta di una semplice partita: Bari e Sampdoria, due club con una lunga tradizione nel calcio italiano, si ritrovano sorprendentemente nei bassifondi della classifica dopo appena un mese di campionato. Entrambe erano partite con ambizioni superiori, ma i risultati deludenti hanno trasformato questa sfida in un bivio cruciale.

La Sampdoria arriva in Puglia con un bilancio pesantissimo: zero punti in quattro giornate, un attacco sterile e una difesa falcidiata dagli infortuni. Per Donati e i suoi giocatori l’obiettivo è chiaro: muovere la classifica e conquistare quella vittoria che potrebbe restituire fiducia a un ambiente già sotto pressione.

Bari, obbligo di riscatto davanti al pubblico di casa

Il Bari non se la passa meglio. I “galletti” di Caserta, sostenuti dal calore del San Nicola, vivono un momento di difficoltà simile. La squadra pugliese ha mostrato limiti di continuità e sa di non poter fallire un appuntamento che potrebbe segnare la svolta della stagione.

Una gara ad alta tensione

Si prevede una partita tesa e combattuta, dove la paura di perdere potrebbe condizionare il gioco più della voglia di vincere. Per la Sampdoria sarà soprattutto un test di maturità e carattere: espugnare il San Nicola significherebbe non solo conquistare i primi punti stagionali, ma anche dare il via a una rincorsa salvezza che appare già complicata.

Il verdetto arriverà questa sera, in una sfida che promette emozioni e che potrebbe cambiare il destino di due piazze storiche del calcio italiano.

Calciomercato Inter, occhi su Caprile: il portiere del Cagliari nel mirino per il futuro

Calciomercato Inter, occhi su Elia Caprile: è proprio il portiere del Cagliari nel mirino per il futuro per i pali dei nerazzurri

Questa sera alla Domus Arena il Cagliari affronterà l’Inter, ma tra i protagonisti più osservati ci sarà senza dubbio Elia Caprile, portiere classe 2001. L’estremo difensore, acquistato dal Napoli per 7 milioni di euro dopo il prestito semestrale in Sardegna, è infatti uno dei profili che la dirigenza nerazzurra segue con maggiore attenzione in ottica futura.

Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, la sfida odierna rappresenterà per Giuseppe Marotta (amministratore delegato dell’Inter) e Piero Ausilio (direttore sportivo) l’occasione ideale per rivedere Caprile da vicino, in un contesto competitivo e contro un avversario di livello come l’Inter guidata da Cristian Chivu, ex difensore rumeno e oggi allenatore della prima squadra.

Il dilemma in porta per l’Inter

Il presente nerazzurro è caratterizzato da un’alternanza tra Yann Sommer, portiere svizzero di grande esperienza e affidabilità, e Josep Martinez, estremo difensore spagnolo arrivato dal Genoa. Una rotazione che ha garantito solidità, ma che non ha ancora sciolto i dubbi sulla scelta definitiva per il futuro. Per questo motivo la società valuta con attenzione un profilo giovane, italiano e con margini di crescita, che possa diventare un punto fermo per gli anni a venire.

Il percorso di Caprile

Caprile, 24 anni compiuti da poco, è considerato uno dei portieri italiani più promettenti. La sua carriera racconta un percorso di crescita graduale: dagli inizi in Serie C con la Pro Patria, al campionato di Serie B da protagonista con il Bari – con cui ha sfiorato la promozione in A perdendo la finale playoff proprio contro il Cagliari – fino all’esperienza in Serie A con l’Empoli.

Il trasferimento in Sardegna ha rappresentato un ulteriore passo avanti. Accettando la sfida di difendere i pali di una squadra in lotta per la salvezza, Caprile ha dimostrato maturità e continuità di rendimento, conquistando la fiducia del Cagliari e attirando l’interesse di diversi club, tra cui proprio l’Inter.

Uno sguardo al futuro

La dirigenza nerazzurra considera Caprile un investimento sostenibile e di prospettiva. Il match di questa sera sarà dunque anche un banco di prova per valutare se il portiere rossoblù sia già pronto al grande salto in una big di Serie A.

Roma di Gasperini: solidità difensiva, ma gli attaccanti restano a secco! Il dato

Roma di Gasperini: c’è la solidità difensiva, ma gli attaccanti giallorossi restano a secco! Il dato non mente, i dettagli

La nuova Roma guidata da Gian Piero Gasperini, tecnico piemontese classe 1958 noto per aver trasformato l’Atalanta in una delle squadre più spettacolari e prolifiche d’Europa, ha iniziato la stagione con un percorso sorprendente. Nonostante quattro vittorie nelle prime cinque partite ufficiali tra Serie A ed Europa League, i giallorossi mostrano un dato insolito: gli attaccanti non hanno ancora trovato la via del gol.

Dopo quattro giornate di campionato e l’esordio europeo, né Lewis Ferguson, centrocampista scozzese adattato a ruolo offensivo, né Artem Dovbyk, centravanti ucraino arrivato in estate per garantire peso e reti in area di rigore, sono riusciti a sbloccarsi. Un’anomalia che sorprende, considerando la fama di Gasperini come maestro del calcio offensivo, capace negli anni di portare l’Atalanta a livelli di produzione realizzativa tra i più alti del panorama internazionale.

Una Roma diversa: pressing alto e difesa solida

Il paradosso è che, pur senza i gol delle punte, l’impronta tattica dell’allenatore si nota già chiaramente. La Roma ha assimilato principi cardine del “calcio gasperiniano”: pressing alto, intensità costante e sviluppo della manovra sulle corsie laterali. La vera novità, però, è l’equilibrio difensivo. Con appena un gol subito nelle prime quattro giornate, Gasperini ha stabilito un primato personale: all’Atalanta, infatti, aveva spesso sacrificato la fase difensiva per privilegiare l’attacco.

In Europa, sono stati i difensori a caricarsi la squadra sulle spalle. All’Allianz Riviera contro il Nizza, hanno segnato Evan Ndicka, centrale ivoriano ex Eintracht Francoforte, e Gianluca Mancini, difensore italiano che con la rete è diventato il terzo marcatore più prolifico della storia romanista nel suo ruolo.

La sfida per gli attaccanti

Il messaggio è chiaro: la Roma è già solida e riconoscibile nello stile del suo nuovo tecnico, ma per diventare davvero una squadra “alla Gasperini” serve il contributo degli attaccanti. Senza i loro gol, il progetto rischia di rimanere incompleto.

Il prossimo banco di prova sarà la sfida contro l’Hellas Verona: un’occasione per Ferguson e Dovbyk di scrollarsi di dosso la polvere e iniziare a trascinare la Roma anche sul piano realizzativo.

Baiano: «Fiorentina, serve calma! Mercato non da buttare. Pioli fa bene in una cosa e Kean deve giocare solo. Occhio al Pisa…»

Francesco Baiano, ex attaccante della Fiorentina e profondo conoscitore del calcio, predica calma e analizza le difficoltà della Viola, commentando le scelte tattiche di Pioli, il mercato e le individualità, con un occhio alla prossima sfida contro il Pisa. Ecco le sue parole sul Corriere dello Sport.

SITUAZIONE COMPLICATA – «La situazione è complicata perché quando non si vince è così. Ma siamo solo all’inizio, le difficoltà ci possono stare. Non c’è un unico responsabile, perché quando si vince sono tutti bravi e quando si perde non c’è solo un colpevole».

IL MERCATO – «A inizio stagione ho sentito tanti opinionisti che dicevano che il mercato della Fiorentina era stato importante. Si parlava di Champions League. Dopo appena quattro gare di campionato sembra sia tutto da buttare: è sbagliato»

PIOLI E LE SOLUZIONI TATTICHE – «Ha provato i cinque di centrocampo perché probabilmente si è accorto che giocando a quattro rischiava troppo. I centrocampisti viola sono buoni ma non di interdizione. C’è poco equilibrio. Credo sia per questo che l’allenatore preferisce restare a cinque».

CHI É IL BAIANO DI KEAN – «Non saprei, ma dico una cosa. Piccoli, Kean, Dzeko… sono tutte prime punte. Questo non significa che possano giocare insieme. Dipende dalle caratteristiche. C’è chi preferisce attaccare la profondità, e chi no. Noto che ci sono degli attaccanti che amano stare da soli. Kean è uno di quelli. Perché così viene cercato di più»

PICCOLI – «Ha grandi margini di miglioramento, in prospettiva può diventare un giocatore importante. ‘Prospettiva’ è la classica parolina che a volte rimane tale… Però lui ha dei numeri, e la Fiorentina ci crede».

DZEKO – «Ha bisogno di continuità, non lo puoi far entrare dieci minuti o comunque giudicarlo per una partita. Va visto nel lungo. Le difficoltà c’erano anche in Turchia… Ha segnato tanti gol, ma in 30 gare».

PISA-FIORENTINA – «Complicata, perché il Pisa è tosto. A Napoli ha fatto una prestazione importante. Tutti pensavano che per gli azzurri sarebbe stata una passeggiata, invece le partite vanno giocate attentamente».

Cabrini: «Juve, basta 4-4! Con l’Atalanta mi aspetto una partita aperta ma bisogna puntare sulla solidità. Ecco chi deve schierare Tudor in attacco»

Cabrini in vista di quella che sarà la partita di oggi contro l’Atalanta allo Stadium

Antonio Cabrini, leggenda della Juventus con tredici stagioni e tutto il palmares possibile, ha un legame speciale anche con l’Atalanta, squadra in cui ha militato nella stagione 1975-76. In vista dello scontro odierno all’Allianz Stadium, Cabrini si concede a “La Gazzetta dello Sport” per analizzare la sfida, la Juventus di Tudor e l’Atalanta di Gasperini, fornendo un punto di vista privilegiato.

BASTA GOLEADE «Spero di vedere una sfida tirata, non un altro 4-4: quello non sembra calcio…. Quando una squadra come la Juventus subisce tre, quattro gol significa che manca qualcosa e c’è del lavoro da fare per registrare la fase difensiva. A me piacevano i 2-0 e gli 1-0».

IL PRONOSTICO – «Pronostico difficile, con Juventus e Atalanta può succedere di tutto. Mi aspetto una partita aperta, ma non con tanti gol come nel 4-4 contro il Borussia Dortmund».

LA JUVENTUS DI TUDOR – «La mentalità e il carattere ci sono, altrimenti non recuperi in pochi minuti da 4-2 a 4-4 in Champions. Tudor deve ritrovare la solidità di inizio campionato per restare attaccato al Napoli con la speranza di poter approfittare di qualche rallentamento degli azzurri. La squadra di Conte è campione d’Italia in carica e resta quella da battere».

SU CHI PUNTARE – «Io punto sugli italiani, soprattutto su Cambiaso. L’azzurro è un funambolo e con il suo modo di giocare può essere pericoloso contro l’Atalanta. Mi aspetto molto anche da Locatelli. Manuel è un capitano da Juventus, un leader nel suo ruolo».

L’ATTACCANTE PREFERITO – «Il mio preferito è Vlahovic. L’alternanza dei nove può essere un valore aggiunto, dovrà essere bravo Tudor».

CHI TEMERE DELL’ATALANTA – «Pasalic. Il croato è una garanzia da diverse stagioni e sa fare un po’ tutto. A volte sembra sottovalutato. Anche se in realtà gioca nell’Atalanta, che adesso è una big. Il club ha avuto una crescita pazzesca: merito di Gasperini e dei Percassi. Io ho giocato con Antonio: in campo era come da presidente, sempre focalizzato al cento per cento».

JURIC DOPO GASPERINI – «Il rischio sono i paragoni, inevitabili nei momenti più difficili. Però è sempre meglio arrivare in una casa con delle belle fondamenta: l’Atalanta in questi anni si è costruita una mentalità da grande. A Juric auguro il meglio, è stato anche un mio giocatore ai tempi del Crotone: era un bel cavallo».

YILDIZ E IL MITO PLATINI – «Michel già da giocatore conosceva un sacco di cose, non soltanto di pallone. A Yildiz racconterei di quando Platini, scherzando, si definiva un “finto” francese perché si metteva al servizio della squadra… Fuoriclasse assoluto».

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