Pagina 670 – Calcio News 24

Pisa, continua la preparazione in casa nerazzurra. Ecco il programma di Gilardino

Pisa, Gilardino concede due giorni di riposo: martedì la ripresa in vista dell’Udinese. La situazione attuale

Il Pisa ha concluso sabato mattina l’ultima seduta settimanale prima della breve pausa concessa da mister Alberto Gilardino. Complice la sosta per le nazionali, questo è infatti l’unico weekend di settembre senza partite ufficiali, un’occasione preziosa per rifiatare in vista di un calendario che si annuncia particolarmente intenso tra campionato e Coppa Italia. Per questo, il tecnico nerazzurro ha deciso di concedere alla squadra due giorni di riposo, per staccare la spina e recuperare energie mentali e fisiche.

La ripresa degli allenamenti è fissata per martedì pomeriggio, quando il gruppo tornerà a lavorare al Centro Sportivo di San Piero a Grado in preparazione del prossimo impegno di Serie A. Domenica 14 settembre, infatti, il Pisa sarà chiamato ad affrontare un avversario temibile: l’Udinese, che arriverà all’Arena Garibaldi – Stadio “Romeo Anconetani” con il morale alto, forte della prestigiosa vittoria contro l’Inter maturata nell’ultimo turno di campionato.

La sfida contro i friulani si preannuncia particolarmente complicata. La squadra di Kosta Runjaić ha mostrato solidità e compattezza, oltre a una buona organizzazione tattica. Il Pisa, dal canto suo, avrà il compito di sfruttare al massimo il fattore campo e l’entusiasmo del proprio pubblico, per cercare una vittoria che sarebbe fondamentale per il morale e per la classifica.

Mister Gilardino, consapevole dell’importanza della gara, punterà molto sul lavoro settimanale per affinare i meccanismi e migliorare la tenuta fisica. I giorni di ripresa saranno dedicati al recupero dei giocatori reduci da piccoli acciacchi, ma anche all’approfondimento di soluzioni tattiche utili per affrontare un avversario aggressivo e dinamico come l’Udinese.

Il Pisa, in questo inizio di stagione, ha alternato buone prestazioni a momenti di difficoltà, ma l’ambiente resta fiducioso. La società è compatta, lo spogliatoio unito, e Gilardino ha piena fiducia da parte della dirigenza. La partita contro l’Udinese sarà un banco di prova importante, anche per misurare le reali ambizioni del club nerazzurro in questo campionato.

Con la pausa alle spalle e una settimana piena di lavoro davanti, il Pisa si prepara a tornare protagonista. E l’Arena Garibaldi è pronta ad accogliere una sfida da Serie A ad alta intensità.

Calciomercato Genoa, aspettando la nuova stagione tra acquisti, plusvalenze e nuove consapevolezze

Calciomercato Genoa: rivoluzione a costo zero e plusvalenze da 55 milioni

Il calciomercato Genoa è stato uno dei più interessanti e strategici della Serie A, tanto da meritare l’attenzione della Gazzetta dello Sport, che ha recentemente pubblicato le pagelle del mercato dei 20 club del massimo campionato italiano. Al Grifone è stato assegnato un voto di 6, segno di una sessione senza colpi clamorosi ma gestita con intelligenza e concretezza.

Ciò che colpisce maggiormente del calciomercato del Genoa è il saldo tra entrate e uscite. Il club rossoblù ha portato a termine diverse operazioni in entrata a costo zero, puntando su profili funzionali al progetto tecnico e capaci di offrire un immediato contributo. Dall’altra parte, le cessioni hanno fruttato circa 55 milioni di euro, cifra significativa che evidenzia la capacità della dirigenza di generare plusvalenze senza indebolire troppo l’organico.

Una delle aree più rinnovate è stata l’attacco. Il Genoa ha completamente cambiato volto alla sua linea offensiva, inserendo giocatori dal profilo tecnico e tattico variegato. Tra i nuovi arrivati spicca Carboni, trequartista arrivato in prestito dall’Inter, che ha portato freschezza e imprevedibilità nella manovra. Accanto a lui, il danese Gronbaek ha dimostrato di essere un vero e proprio combattente, generoso nel pressing e sempre presente nel cuore del gioco.

Un altro nome interessante è quello di Stanciu, giocatore con esperienza internazionale che ha già lasciato intravedere qualità nel tocco di palla e visione di gioco. Il suo contributo sarà prezioso in un reparto offensivo che ha bisogno di fantasia e lucidità nelle fasi decisive della partita.

Il calciomercato Genoa non ha puntato su nomi altisonanti, ma su una filosofia chiara: contenere i costi, valorizzare il patrimonio tecnico esistente e puntare su giocatori giovani o da rilanciare. Una strategia che potrebbe pagare sul lungo periodo, soprattutto se accompagnata da risultati in campo.

Con una rosa ringiovanita e più equilibrata, il Genoa si prepara ad affrontare la stagione con l’ambizione di consolidare la propria posizione in Serie A. La dirigenza ha operato con equilibrio, evitando spese folli e concentrandosi su innesti mirati. E in un calcio sempre più condizionato dai bilanci, il calciomercato del Genoa rappresenta un esempio di gestione sostenibile e intelligente.

Vlahovic, cambia tutto in casa Juve? La situazione che va dal mercato di gennaio alle intenzioni della squadra

Vlahovic: il futuro del bomber accende il mercato di gennaio. La situazione attuale

Appena archiviata la sessione estiva di calciomercato, il nome di Vlahovic torna prepotentemente al centro delle trattative. L’attaccante serbo della Juventus è destinato a essere uno dei protagonisti assoluti del prossimo mercato invernale, con Milan e Inter pronte a darsi battaglia per assicurarsi il suo cartellino. Secondo quanto riportato da Calciomercato.com, il derby di Milano potrebbe presto trasformarsi in un vero e proprio “derby di mercato”, con Vlahovic come trofeo ambito.

Le due big italiane stanno preparando le rispettive mosse con strategie differenti. Il Milan sembra intenzionato ad agire con decisione già a gennaio, cercando di anticipare la concorrenza e presentare un’offerta concreta. L’obiettivo è quello di evitare un’asta nella prossima estate, che potrebbe far lievitare il prezzo del giocatore e rendere più difficile l’operazione.

Dall’altra parte, l’Inter osserva con pazienza. Il direttore generale Beppe Marotta, da sempre abile nella gestione dei parametri zero, segue la situazione contrattuale di Vlahovic con grande attenzione. Il contratto dell’attaccante scade nel 2026, ma l’idea nerazzurra sarebbe quella di aspettare un’opportunità a costo ridotto o addirittura nulla, se la Juventus non dovesse riuscire a trovare un accordo per il rinnovo.

La posizione della Juve, infatti, è sempre più complicata. Dopo aver resistito alle offerte estive, la dirigenza bianconera, guidata da Damien Comolli, è ora sotto pressione. Lasciare partire Vlahovic senza incassare nulla rappresenterebbe un danno sportivo ed economico enorme, considerando che il club ha investito oltre 70 milioni per acquistarlo dalla Fiorentina. Ecco perché in casa Juventus si lavora in fretta per riaprire il dialogo con l’entourage del giocatore, cercando un rinnovo che possa blindare il suo futuro.

Nei prossimi mesi, il destino di Vlahovic sarà uno dei temi più caldi. Da possibile uomo mercato a pedina fondamentale del progetto Juve, tutto dipenderà dagli sviluppi delle trattative. Milan e Inter, intanto, restano alla finestra, pronte a scatenare un duello infuocato pur di accaparrarsi uno degli attaccanti più forti della Serie A. La caccia a Vlahovic è ufficialmente ripartita.

Infortuni Italia Under 21, prima chiamata per quel giocatore. Baldini ha deciso questo!

Infortuni Italia: cambi tra i convocati dell’Under 21, prima chiamata per Martinelli

Il tema degli infortuni Italia continua a influenzare le scelte dei commissari tecnici anche a livello giovanile. In vista della prossima partita della Nazionale Under 21, allenata da Silvio Baldini, si registra un nuovo cambio tra i convocati. Gli Azzurrini affronteranno i pari età della Macedonia del Nord tra due giorni, ma la preparazione alla sfida è stata modificata da un’improvvisa variazione tra i pali.

Diego Mascardi, portiere di proprietà dello Spezia, ha infatti lasciato il ritiro azzurro a causa di motivazioni personali. Sebbene non si tratti di un infortunio vero e proprio, l’assenza di Mascardi si inserisce in un periodo particolarmente delicato per la Nazionale Under 21, già colpita da diversi problemi fisici in rosa. Gli infortuni nell’Italia giovanile stanno diventando una costante che condiziona sia la preparazione che la stabilità del gruppo.

Per sopperire alla partenza di Mascardi, il CT Baldini ha convocato Tommaso Martinelli, giovane promessa classe 2006 della Fiorentina, che ricopre il ruolo di dodicesimo portiere nella rosa viola. Per Martinelli si tratta della prima chiamata assoluta con l’Under 21, un’occasione importante e al tempo stesso impegnativa, considerata la giovane età e il valore della competizione.

La chiamata di Martinelli conferma anche una tendenza sempre più diffusa nel calcio italiano: quella di dover anticipare i tempi e accelerare la crescita dei talenti più giovani, spesso a causa degli infortuni che decimano le rose delle rappresentative. L’Italia Under 21, come anche la Nazionale maggiore, si trova costretta a rivedere frequentemente i propri piani, facendo affidamento su risorse molto giovani per sopperire alle emergenze.

Gli infortuni in Italia, sia a livello giovanile che senior, rappresentano un tema critico che solleva interrogativi sulla gestione dei carichi di lavoro, sui calendari sovraccarichi e sulla preparazione atletica dei calciatori. La speranza è che questi nuovi innesti, seppur imprevisti, possano portare entusiasmo e qualità al gruppo.

Con la sfida contro la Macedonia del Nord ormai alle porte, l’Italia Under 21 si prepara a scendere in campo con un volto nuovo tra i pali. Martinelli, alla sua prima esperienza, avrà l’occasione di dimostrare il proprio valore, mentre la squadra dovrà ancora una volta fare i conti con le conseguenze di un periodo ricco di defezioni.

Adriano malinconico: «Dimenticato dal mondo del calcio. Mi chiama soltanto quel calciatore»

Adriano: l’Imperatore tra malinconia, solitudine e i veri legami del calcio. La situazione

Adriano, indimenticato attaccante brasiliano con un passato glorioso in Serie A, in particolare con la maglia dell’Inter, è tornato a far parlare di sé grazie a una rara e toccante intervista. Ritiratosi ormai da anni, l’ex “Imperatore” ha scelto di vivere una vita più riservata in Brasile, lontano dai riflettori e dal calcio che conta. Tuttavia, il suo nome continua a risuonare forte tra i tifosi, proprio per ciò che ha rappresentato negli anni d’oro.

Nel corso della sua partecipazione al podcast Boteco do Chula, condotto dall’ex calciatore Aloisio Chulapa, Adriano ha mostrato il lato più umano e fragile della sua esistenza post-carriera. «Non c’è prezzo per stare con le persone che ami», ha dichiarato l’ex numero 10 dell’Inter, lasciando emergere una profonda nostalgia non tanto per il calcio giocato, quanto per i legami umani autentici costruiti nel tempo.

Il nome di Adriano torna quindi al centro dell’attenzione, ma non per i gol o le prodezze sul campo. Stavolta a parlare è l’uomo dietro il campione, quello che si sente dimenticato da gran parte dell’ambiente calcistico. «La verità è che a nessuno importa più di me. L’unico giocatore che mi chiama per sapere come sto è Aloisio Chulapa», ha ammesso con amarezza. Parole che raccontano una realtà spesso taciuta: molti ex calciatori, una volta lasciato il palcoscenico, finiscono nel silenzio e nella solitudine.

Ma tra queste righe di tristezza, emerge anche la gratitudine di Adriano verso chi non ha mai smesso di volergli bene. «Sapete chi è stato l’unico giocatore che ha pianto per me, come essere umano? È stato Aloísio. È qualcosa che non si può spiegare. Ma le cose belle restano con noi». Un messaggio sincero, che sottolinea quanto siano rare e preziose le vere amicizie nel mondo del calcio.

Oggi Adriano vive lontano dalle luci della ribalta, ma la sua storia continua a emozionare. Non solo per il talento mostrato in campo, ma per la sua capacità di raccontarsi con sincerità, ricordando a tutti che, dietro ogni leggenda, c’è sempre un uomo che cerca affetto e comprensione.

Adopo entusiasta: «A Cagliari è tutto fantastico. L’assenza di questi giocatori potrebbe…»


Michel Adopo: «La Sardegna è fantastica, anche senza Piccoli e Zortea»

In una recente intervista rilasciata al Corriere dello Sport, Michel Adopo, centrocampista del Cagliari, ha raccontato con grande sincerità la sua esperienza in Sardegna e le prime impressioni da quando è arrivato sull’isola, dopo il trasferimento dall’Atalanta. L’ex giocatore nerazzurro ha ripercorso i suoi primi giorni a Cagliari, segnati anche dalla presenza iniziale di due ex compagni di squadra: Roberto Piccoli e Nadir Zortea.

«Piccoli e Zortea poi mi hanno lasciato da solo! Giusto così, se è quello che volevano. Gli faccio i migliori auguri», ha dichiarato Adopo con un sorriso, dimostrando grande maturità e rispetto verso le scelte dei due amici, che nel frattempo hanno preso strade diverse. L’addio dei due compagni non ha scalfito l’entusiasmo del centrocampista, che ha saputo affrontare con serenità questa nuova avventura professionale e personale.

Il giocatore francese ha anche parlato della sua scoperta della Sardegna, un territorio che non conosceva affatto prima del trasferimento. Le sue parole sono cariche di entusiasmo: «Non conoscevo la Sardegna, è un posto fantastico. La gente sorride. In Francia sembra che nessuno abbia tempo, corrono tutti». Questo paragone tra l’isola italiana e la frenetica vita francese mette in evidenza quanto Adopo stia apprezzando lo stile di vita più tranquillo e accogliente che ha trovato a Cagliari.

L’approccio caloroso e rilassato dei sardi ha avuto un impatto molto positivo sull’integrazione di Adopo, sia dal punto di vista umano che calcistico. Il calciatore ha saputo calarsi subito nella nuova realtà, trovando in Sardegna un contesto ideale per crescere e dare il massimo in campo. Lontano dal caos e dalla pressione delle grandi città, il centrocampista si sta godendo un ambiente sereno che favorisce la concentrazione e il lavoro quotidiano.

Con il suo atteggiamento positivo e la capacità di adattarsi rapidamente, Michel Adopo si sta ritagliando un ruolo importante nel Cagliari. La sua testimonianza evidenzia quanto un clima favorevole, dentro e fuori dal campo, possa influenzare in modo determinante il rendimento di un giocatore. E, anche senza Piccoli e Zortea, per Adopo la Sardegna resta un posto «fantastico».

Infortuni PSG, arrivano delle polemiche con la Francia. Cosa è successo?

Infortuni PSG: il club punta il dito contro la FFF per la gestione dei suoi giocatori

Il tema degli infortuni PSG torna nuovamente al centro delle polemiche, dopo i recenti stop fisici di Ousmane Dembélé e Désiré Doué durante il ritiro con la nazionale francese. A seguito di questi episodi, il Paris Saint-Germain ha formalmente inviato una lettera alla Fédération Française de Football (FFF) chiedendo un miglior coordinamento tra lo staff medico del club e quello della nazionale.

Il club parigino si trova ora a dover rinunciare a Dembélé per un periodo stimato tra le sei e le otto settimane a causa di una lesione al ginocchio della coscia destra, mentre Doué sarà fermo per almeno un mese per un infortunio al polpaccio. Entrambi si sono infortunati durante la partita contro l’Ucraina, valida per le qualificazioni ai Mondiali 2026.

Il PSG, già colpito da numerosi infortuni negli ultimi mesi, ha sottolineato l’urgenza di stabilire “un nuovo protocollo medico più trasparente e collaborativo”, soprattutto in relazione alla gestione del carico di lavoro degli atleti. Il club ha dichiarato di aver fornito alla FFF elementi medici dettagliati, prima ancora dell’inizio del ritiro, mettendo in guardia sui rischi legati alla condizione fisica dei suoi giocatori. Tuttavia, queste indicazioni non sarebbero state prese in considerazione dallo staff medico della nazionale.

La società campione d’Europa ha criticato duramente “la totale assenza di dialogo e collaborazione tra i team medici”, definendo gli incidenti subiti da Dembélé e Doué “gravi e perfettamente evitabili”. In questo contesto, il PSG chiede che tali situazioni servano da lezione per il futuro, promuovendo scambi sistematici e ben documentati tra medici di club e nazionale.

Nonostante la ferma presa di posizione, il PSG ha voluto ribadire il suo attaccamento alla nazionale francese. Tuttavia, ha chiesto con forza il rispetto di un principio di precauzione più rigoroso, soprattutto nei casi di giocatori appena rientrati da precedenti infortuni.

Il problema degli infortuni PSG, dunque, solleva interrogativi non solo sulla tenuta fisica dei giocatori, ma anche sulla qualità del dialogo tra club e federazione: una questione che, se non affrontata con serietà, rischia di compromettere la salute degli atleti e le ambizioni sportive della squadra.

Bologna, Italiano accelera l’inserimento di Rowe: il piano

Bologna, Italiano accelera l’inserimento di Rowe: il piano per introdurre rapidamente l’esterno offensivo nei suoi schemi

Per alcuni club, la sosta per le Nazionali di inizio settembre può rappresentare un fastidioso freno, un’interruzione che rischia di raffreddare un momento di forma positivo. Non è questo il caso del Bologna che, dopo un avvio di campionato da 3 punti in 2 partite, sta sfruttando queste due settimane di lavoro per accelerare l’inserimento dei nuovi acquisti e oliare i meccanismi di gioco di Vincenzo Italiano.

Al centro di questo processo c’è Jonathan Rowe, l’investimento più oneroso dell’estate rossoblù. L’esterno d’attacco inglese, arrivato sul finire del mercato dal Marsiglia, è il profilo su cui il club ha puntato forte per alzare il livello qualitativo della manovra offensiva. Il suo inserimento, però, non è scontato e deve fare i conti con una concorrenza interna già molto agguerrita. Sulla corsia di sinistra, infatti, Nicolò Cambiaghi ha fornito una prestazione eccellente a Como prima della pausa, dimostrando di essere un titolare affidabile e difficile da scalzare.

Rowe, inoltre, ha avuto un inizio a singhiozzo, costretto a saltare un allenamento per recarsi all’ambasciata a Parigi e risolvere le ultime pratiche burocratiche necessarie per il tesseramento. Per questo motivo, la sosta attuale calza a pennello per le sue esigenze. Come sottolineato dal Corriere dello Sport, in questi giorni a Casteldebole l’ex Marsiglia sta seguendo un vero e proprio corso accelerato di calcio italiano.

Vincenzo Italiano lo sta sottoponendo a un intenso lavoro tattico, per fargli assimilare al più presto i complessi movimenti richiesti ai suoi esterni. Il tecnico pretende molto dai suoi attaccanti: non solo goal e assist, ma anche un contributo costante alla manovra e al sacrificio difensivo. Richieste esigenti, ma che un giocatore con le qualità tecniche e atletiche di Rowe ha tutte le potenzialità per soddisfare, candidandosi a diventare una delle nuove stelle del Bologna.

Infortunio Gudmundsson, l’islandese è rientrato in Italia: le ultime verso il Napoli

Infortunio Gudmundsson, l’islandese è rientrato in Italia: le ultime verso il Napoli. In casa Fiorentina filtra un cauto ottimismo

Una serata a due facce, quella di venerdì 5 settembre, per Albert Gudmundsson. Il fantasista della Fiorentina ha prima illuminato la scena con la sua Islanda, contribuendo con un goal al netto successo per 5-0 contro l’Azerbaigian, per poi accasciarsi a terra proprio al momento del tiro vincente, costretto a chiedere il cambio per infortunio.

L’episodio, avvenuto intorno al 69° minuto, ha subito generato apprensione in casa viola. L’ex Genoa ha infatti accusato un problema alla caviglia che lo ha costretto non solo a terminare in anticipo la partita, ma anche a saltare la prestigiosa trasferta contro la Francia, lasciando il ritiro della nazionale. Lo staff medico della Fiorentina, in costante contatto con il giocatore e i colleghi islandesi, ha però potuto tirare un sospiro di sollievo: dopo lo spavento iniziale, le prime valutazioni hanno fatto rientrare l’allarme e ora filtra un cauto ottimismo.

Lo stesso Gudmundsson ha voluto tranquillizzare i tifosi attraverso i social media, scrivendo in una storia su Instagram: “La caviglia andrà bene”. Un messaggio chiaro che lascia ben sperare per un recupero in tempi brevi. Il giocatore farà ritorno a Firenze nella giornata di lunedì, dove verrà sottoposto a nuovi e più approfonditi controlli strumentali.

L’obiettivo è quello di capire se potrà essere a disposizione di Stefano Pioli per il big match contro il Napoli, in programma sabato 13 settembre. Qualora non dovesse farcela, il tecnico viola avrebbe comunque diverse opzioni per sopperire alla sua assenza. La prima porterebbe all’inserimento di un centrocampista in più per infoltire la mediana. L’alternativa più offensiva, invece, vedrebbe un cambio di modulo al 3-5-2, con l’affiancamento a Moise Kean di un’altra punta di peso come Edin Dzeko o Roberto Piccoli. Gudmundsson, però, farà di tutto per esserci.

Calciomercato Milan: a gennaio pronto un nuovo assalto per lui

Calciomercato Milan: a gennaio pronto un nuovo assalto per lui. I rossoneri continuano a puntare questo esterno offensivo

Una delle questioni più evidenti e irrisolte lasciate in eredità dal mercato estivo in casa Milan è senza dubbio la mancata acquisizione di un terzino destro di primo livello. L’esigenza di Massimiliano Allegri era chiara: un giocatore affidabile e pronto a fare il titolare per dare continuità alla sua difesa a quattro. Tuttavia, a fronte di un vero e proprio esodo sull’esterno – con le partenze di Calabria, Walker, Florenzi (che ha annunciato il ritiro), Jimenez e persino Theo Hernández a sinistra – il ds Igli Tare ha consegnato al tecnico il solo Zachary Athekame. Un giovane di talento classe 2004, pagato 10 milioni, ma considerato ancora acerbo per un ruolo da protagonista.

Questa carenza ha costretto Allegri a una vera e propria rivoluzione tattica, abbandonando il suo modulo prediletto per un 3-5-2. Una scelta che, più che un’improvvisazione, appare come un chiaro messaggio alla società sulla necessità di operare con ingegno per equilibrare una rosa profondamente cambiata. Il tecnico ha preferito sfruttare la duttilità di Saelemaekers come esterno a tutta fascia, garantendo al contempo maggiore densità a centrocampo per proteggere una linea difensiva non sempre impeccabile, piuttosto che rischiare l’immediato lancio di Athekame o adattare un centrale.Il grande sogno estivo di Allegri era Guela Doué dello Strasburgo, ma la richiesta di 30 milioni di euro è sempre stata ritenuta eccessiva. Negli ultimi giorni di mercato, il Milan ha sondato con insistenza il mercato spagnolo, con nomi come Juanlu Sanchez, Hector Fort e Arnau Martinez che sono finiti sul taccuino, senza però avviare trattative concrete per mancanza di tempo e per la priorità data ad altri ruoli.

Ora, però, con la finestra invernale che si avvicina, il mirino sembra essere puntato con decisione proprio su quest’ultimo. Secondo quanto riportato da Tuttosport, Arnau Martinez del Girona è il principale obiettivo per gennaio 2026. Classe 2003, cresciuto tra le giovanili del Barcellona e del Girona, è un esterno dal DNA offensivo, come dimostrano i suoi 9 goal e 18 assist in 169 presenze. Veloce e con ampi margini di miglioramento, ha già maturato esperienza internazionale con la Spagna Under 21 e in Champions League. Il Girona, dopo aver ceduto Miguel Gutierrez al Napoli, non ha voluto privarsene in estate, respingendo anche gli interessamenti di Conte e della Juventus. Con un contratto in scadenza nel 2027 e una valutazione accessibile tra i 15 e i 20 milioni di euro, rappresenta il profilo ideale per risolvere definitivamente l’emergenza sulla fascia destra rossonera.

Camoranesi: «Mi piacerebbe allenare in Italia. Intanto faccio il tifo per Gattuso»

Camoranesi: «Mi piacerebbe allenare in Italia. Intanto faccio il tifo per Gattuso». Le dichiarazioni dell’ex centrocampista di Juventus e Nazionale

Attualmente in pausa, ma con un’inestinguibile voglia di tornare in panchina. Mauro Germán Camoranesi, indimenticato campione del mondo con l’Italia nel 2006, sta vivendo un periodo di riflessione dopo aver concluso la sua ultima avventura a Cipro lo scorso aprile. Da allora, l’ex centrocampista azzurro non allena, ma la sua passione per il calcio è più viva che mai. È stata intervistato da La Gazzetta dello Sport.

Guardando indietro, alla sua carriera da allenatore finora, come la definirebbe?
«È in divenire. Sto facendo gavetta da un bel po’ di tempo. Ho iniziato dieci anni fa e ho sempre lavorato all’estero nonostante io viva in Italia. A maggio ho finito l’esperienza a Cipro, con l’Anorthosis, e adesso sono in questo periodo di stand-by. Ma vediamo di ripartire, magari a ottobre rientro nel giro».

Quindi in futuro si vede ancora in un campionato straniero? 
«Questo non lo so perché non dipende solo da me. Visto che vivo in Italia mi piacerebbe rientrare nel giro, anche se so che è difficile. Comunque l’importante è lavorare».

Parliamo di Nazionale: ha visto Italia-Estonia?
«Non sono riuscito a vederla perché stavo prendendo il volo per venire qui a Reggio Calabria, però ho visto il risultato e poi gli highlights. Ma soprattutto avevo già fatto caso al fatto che a fine primo tempo avevamo fatto 16/17 tiri eppure eravamo ancora sullo 1-0, già da quello si capiva che la partita si sarebbe sbloccata al primo tiro. Poi è finita 5-0: meritatissimo».

È contento per Gattuso? 
«Sì, molto. Penso che lui possa dare una bella spintarella a questa Nazionale che negli ultimi anni ha cambiato tanti allenatori. Lui è giovane, ha già dimostrato di essere un grande allenatore, ma un suo grande pregio è quello di saper gestire i gruppi e per me questo fa davvero tanto la differenza. Per me farà molto bene».

Cosa serve per tornare al Mondiale? 
«Già con un buon risultato contro Israele il cammino sarebbe meno tormentato. Ma la certezza intanto è che noi siamo tutti uniti a spingere Rino e la Nazionale».

Pioli: «Il mio arrivo alla Fiorentina ha alzato le aspettative. Mi auguro che…»

Pioli: «Il mio arrivo alla Fiorentina ha alzato le aspettative. Mi auguro che…». Le dichiarazioni del neo tecnico viola tra passato, presente e futuro

Il grande ritorno di Stefano Pioli sulla panchina della Fiorentina e nel campionato di Serie A è stato raccontato direttamente dal protagonista. In una lunga e sincera intervista concessa a Dazn, l’allenatore emiliano ha toccato tutti i temi più importanti: dalla scelta di tornare a Firenze agli obiettivi del club viola, passando per l’inevitabile e emozionante parentesi legata al suo passato al Milan, culminato con la vittoria di uno storico Scudetto.

Pioli ha innanzitutto spiegato le ragioni che lo hanno convinto ad accettare la proposta della Fiorentina, descrivendo una decisione quasi naturale, dettata dal tempismo perfetto. «Perché tornare in Italia? Sono state motivazioni semplici, la Fiorentina mi ha chiamato nel momento giusto e io volevo tornare. Quando mi hanno chiamato non potevo che accettare».

L’allenatore è consapevole che il suo arrivo ha generato un’ondata di entusiasmo e grandi attese nella piazza, un’ambizione che lui stesso condivide, pur predicando la necessaria pazienza. «Capisco che il mio arrivo abbia portato aspettative e il pensiero di poter alzare l’asticella. E’ quello che vogliamo fare. Questo però è l’inizio di un percorso e so che nel calcio le cose non si costruiscono così velocemente. C’è bisogno di lavoro, continuità e riempire la squadra. Mi auguro che in questi anni si possa arrivare a risultati migliori».

Inevitabile una domanda sul suo imminente ritorno a San Siro da avversario, fissato per il 19 ottobre, una data che Pioli, da grande professionista, non ha ancora cerchiato in rosso. «Il 19 ottobre ci sarà Milan-Fiorentina? La data non l’ho segnata perché dico sempre alla squadra di pensare partita partita quindi non posso andare oltre. Chiaro che sarà una giornata particolare perché ritorno per la prima volta in uno stadio e in un ambiente che mi hanno dato grandissime emozioni e soddisfazioni. Ci penseremo quando si avvicinerà quella data».

Riflettendo sul trionfo in rossonero, ha sottolineato come la vittoria non abbia cambiato la sua essenza, ma la percezione esterna del suo lavoro, aumentandone le responsabilità. «Vincere quello scudetto non mi ha cambiato, semmai ha cambiato la percezione dall’esterno. […] Io non sono cambiato e non sono più tranquillo perché ho dimostrato di poter vincere lo scudetto. Probabilmente l’aver vinto ti porta più responsabilità e aspettative e allora sono ancora più concentrato per far sì che il mio lavoro sia a quel livello».

Infine, Pioli ha offerto una visione più ampia del successo nel suo mestiere, andando oltre il semplice conteggio dei trofei. «Secondo me è un errore far credere che un allenatore vincente sia solo quello che riesce a vincere lo scudetto. Gli allenatori vengono scelti per raggiungere determinati obiettivi e ogni allenatore che riesce a raggiungere le aspettative del club è un allenatore vincente».

Inter, le mosse di Chivu per imbrigliare la Juventus: cosa sta studiando

Inter, le mosse di Chivu per imbrigliare la Juventus: cosa sta studiando il tecnico rumeno in vista del derby d’Italia dello Stadium

L’attesa per il ritorno in campo dopo la sosta per le nazionali si concentra sulla supersfida tra Inter e Juventus, in programma nel prossimo turno di campionato. I nerazzurri, guidati da Cristian Chivu, vogliono reagire al passo falso contro l’Udinese e si affidano alle novità portate dal mercato estivo. Ne scrive La Gazzetta dello Sport.

Il tecnico romeno, ex bandiera difensiva dell’Inter e reduce dall’esperienza positiva sulla panchina del Parma, conosce già la ricetta per sorprendere Igor Tudor. Proprio contro l’attuale allenatore bianconero, nella passata stagione, riuscì a imporsi con i ducali grazie a un piano di gioco coraggioso e diretto, basato su pressing alto e ripartenze immediate.

Inter, Akanji subito titolare: il difensore svizzero scelto per limitare Yildiz

L’innesto di Manuel Akanji, centrale svizzero classe 1995 arrivato dal Manchester City, rappresenta una risorsa fondamentale per l’assetto difensivo interista. Preciso in marcatura e abile nella costruzione dal basso, il nuovo arrivato è stato uno dei difensori più affidabili della Premier League per qualità di passaggio, con una percentuale vicina al 94%. Chivu potrebbe schierarlo sul centrodestra della retroguardia per affrontare Kenan Yildiz, giovane talento turco della Juventus, considerato tra le armi più imprevedibili dei bianconeri.

La sua esperienza sotto la guida di Pep Guardiola ha affinato la capacità di impostare l’azione con verticalizzazioni efficaci, rendendolo un profilo ideale per il calcio pratico e veloce che Chivu intende proporre. In questo senso, Akanji è visto come il rinforzo che garantisce solidità e allo stesso tempo soluzioni offensive con il pallone tra i piedi.

Inter, strategia offensiva: Lautaro e Thuram pronti a colpire

Sul fronte avanzato, i nerazzurri punteranno molto sulla coppia Lautaro Martinez, capitano argentino e leader tecnico, e Marcus Thuram, attaccante francese dalle doti fisiche e di movimento. L’obiettivo sarà quello di isolare Gleison Bremer, colonna difensiva bianconera, costringendolo a giocare in inferiorità numerica.

In mezzo al campo, un ruolo importante lo avrà Petar Sucic, centrocampista croato di recente arrivo, pronto a inserirsi tra le linee e mettere in difficoltà Manuel Locatelli, regista juventino. Fondamentali anche le accelerazioni di Hakan Calhanoglu, chiamato a dettare i tempi e a cambiare ritmo in maniera repentina.

Cristiano Ronaldo, doppietta all’Armenia: quanti gol mancano per arrivare a 1000

Cristiano Ronaldo, doppietta all’Armenia: quanti gol mancano per arrivare a 1000. Il centravanti dell’Al-Nassr non vuole fermarsi

L’età avanza, ma il suo istinto del goal resta immutato. Cristiano Ronaldo, che a febbraio spegnerà 41 candeline, ha iniziato il cammino di qualificazione del Portogallo verso il Mondiale 2026 nello stesso modo in cui ha costruito la sua intera carriera: segnando. La sua leggendaria ambizione è ora focalizzata su un traguardo che fino a pochi anni fa sembrava pura utopia: raggiungere le 1000 reti da professionista.

Nella prima gara del girone, disputata ieri 6 settembre contro l’Armenia, CR7 ha messo la sua firma indelebile sul match con una doppietta, continuando a macinare record e ad avvicinarsi alla fatidica cifra. Dopo il vantaggio iniziale siglato dal suo nuovo compagno di squadra all’Al-Nassr, João Félix, Ronaldo ha prima trasformato in oro un cross di Pedro Neto con una zampata da predatore d’area per il momentaneo 2-0. Poi, a inizio ripresa, ha siglato la sua doppietta personale con un potente destro dal limite, prima di lasciare il campo al 58′ per Gonçalo Ramos.

Queste due reti non sono state banali. Hanno aggiornato le sue statistiche, portando il suo bottino totale tra club e nazionale a 942 goal. La scalata verso quota 1000 prosegue: ora mancano “solo” 58 reti. Un’impresa che, analizzando i suoi recenti standard, appare tutt’altro che impossibile. La scorsa stagione ha chiuso con 35 goal con l’Al-Nassr, e nel 2025 è già a quota quattro con il Portogallo.

Mantenendo questa media, e considerando il suo contratto con il club saudita in scadenza nel 2027 e la ferma volontà di essere protagonista al Mondiale, il traguardo potrebbe essere raggiunto nel corso del 2026.

Ogni partita di Ronaldo è ormai un appuntamento con la storia. La doppietta di ieri ha consolidato ulteriormente il suo status di miglior marcatore di tutti i tempi delle nazionali, con 140 reti in 222 presenze, altro record assoluto. Mentre il suo eterno rivale Messi sembra avvicinarsi alla fine della sua carriera con l’Argentina, Cristiano continua a spingere sull’acceleratore, instancabile e immortale, con un obiettivo chiaro in mente. La caccia è aperta.

Lazio, Mandas chiede spazio: per questa offerta può partire a gennaio

Lazio, Mandas chiede spazio: per questa offerta può partire a gennaio. Il portiere greco non vuole restare a guardare Provedel

Un dualismo destinato a infiammare l’autunno della Lazio. La competizione per la maglia da titolare tra i pali, che ha tenuto banco per tutta l’estate, ha visto le prime, chiare indicazioni da parte di Maurizio Sarri: al momento, il prescelto è Ivan Provedel. Per Christos Mandas, talentuoso portiere greco, si ripropone dunque un ruolo da secondo che inizia a stargli stretto. La situazione attuale, con la conferma della gerarchia preesistente e il blocco del mercato che ha limitato le operazioni in uscita, ha complicato i piani del giovane estremo difensore.

Come sottolineato dall’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, Mandas non ha alcuna intenzione di trascorrere un’intera stagione in panchina. Il portiere classe 2001 chiede spazio e attende con impazienza una chance per dimostrare il suo valore. Attualmente impegnato con la nazionale greca nelle qualificazioni ai prossimi Mondiali, spera che le sue prestazioni possano convincere Sarri a concedergli un’opportunità al rientro dalla sosta, riaprendo di fatto una competizione che al momento sembra chiusa. L’alternativa, altrimenti, sarebbe una cessione nella finestra di mercato di gennaio.

Le pretendenti di certo non mancano. In estate, il Wolverhampton si era fatto sotto con decisione, presentando un’offerta da circa 20 milioni di euro. Questa è la valutazione che la Lazio stessa fa del suo gioiello, legato al club da un contratto fino al 2029 con un ingaggio da un milione di euro a stagione. Una sua eventuale cessione a queste cifre garantirebbe una plusvalenza eccezionale per le casse biancocelesti, offrendo un tesoretto fondamentale per operare con maggiore libertà a gennaio.

La dirigenza riflette attentamente sul da farsi, consapevole di avere in casa un potenziale titolare scontento e un asset economico di grande valore. Le strategie future dipenderanno in gran parte dalle scelte di Sarri, ma nel breve termine il tecnico toscano sembra avere le idee chiare: contro Sassuolo e Roma, tra i pali dovrebbe esserci ancora la conferma di Provedel. Il duello, però, è solo all’inizio.

Roma, il piano di Gasperini per il rilancio di Dovbyk

Roma, il piano di Gasperini per il rilancio di Dovbyk. Il tecnico non vuole lasciare indietro l’attaccante che non ha trovato collocazione in estate

Nonostante un’estate intera trascorsa con l’etichetta di “cedibile” cucita sulla maglia, Artem Dovbyk è ancora un giocatore della Roma. L’attaccante ucraino, archiviate le voci di mercato, è rimasto a Trigoria e in questi giorni è impegnato con la sua nazionale, con cui sta vivendo una situazione di perenne rincorsa, simile a quella che sembra attenderlo nel club da quando è arrivato Gian Piero Gasperini.

Il messaggio del nuovo tecnico, infatti, è stato finora glaciale. Appena trentacinque minuti in campo, divisi equamente tra le sfide con Bologna e Pisa, hanno chiarito la gerarchia attuale: il titolare designato è Evan Ferguson. Questa scelta ha alimentato una narrazione, diffusa tra media e tifosi, che descrive una differenza di valore abissale tra i due, quasi paragonabile a quella tra un fuoriclasse affermato e un giovane della Primavera.

Eppure, i numeri raccontano una storia diversa e decisamente più lusinghiera per Dovbyk. Ferguson, pur essendo un talento, è un attaccante spesso frenato dagli infortuni che in tutta la sua carriera ha segnato 17 gol. Esattamente gli stessi 17 gol che Dovbyk, tanto vituperato, ha messo a segno nella sua sola, prima e travagliatissima stagione in giallorosso, un’annata segnata dal caos e dall’avvicendarsi di ben tre allenatori.

Il primo a essere consapevole di questa realtà è proprio Gasperini. Nonostante in estate abbia cercato profili diversi per l’attacco (da Fabio Silva a Gimenez), una volta chiuso il mercato si è affrettato a dichiarare uno dei suoi obiettivi principali: «recuperare Dovbyk». Non si tratta di una mossa di facciata, ma di puro pragmatismo. Volenti o nolenti, l’ucraino non è partito, è a disposizione e rappresenta un costo non indifferente per le casse del club.

Per questo, sprecarlo sarebbe un lusso che la Roma non può permettersi. La stagione che si profila, lunga e insidiosa, con gli impegni infrasettimanali dell’Europa League, diventa dunque l’occasione perfetta per il suo reinserimento. Il fitto calendario richiederà rotazioni e offrirà a Dovbyk la possibilità di dimostrare sul campo il suo reale valore, trasformando la necessità di sfruttarlo in una preziosa risorsa tecnica per la squadra.

Thuram, il retroscena: rifiutate queste due offerte per restare alla Juventus

Thuram, il retroscena: rifiutate queste due offerte per restare alla Juventus. Il centrocampista francese finito nel mirino dei club arabi

Nonostante le sirene estere e gli importanti sondaggi ricevuti negli ultimi mesi, Khephren Thuram ha deciso di rimanere alla Juve. Stando a quanto riportato da Tuttosport, il centrocampista francese è stato al centro di un forte interesse internazionale, sia a giugno che nelle settimane successive al Mondiale per Club.

Thuram Juve, offerte dall’Arabia e dal PSG

A giugno, club arabi erano pronti a investire tra i 40 e i 50 milioni per assicurarsi il classe 2001, offrendo al giocatore un quadriennale con ingaggio a doppia cifra. L’offerta avrebbe rappresentato un’occasione difficile da rifiutare per molti, ma Thuram ha scelto di restare fedele al progetto bianconero, confermando la sua volontà di crescere con la squadra di Igor Tudor.

Dopo la fine del Mondiale per Club, anche il PSG ha mostrato interesse per Thuram, parallelamente alla trattativa per Kolo Muani, cercando di sondare eventuali margini per un trasferimento. Tuttavia, il francese ha espresso chiaramente la sua intenzione di non muoversi da Torino, respingendo qualsiasi proposta. La scelta di Thuram dimostra attaccamento al club e convinzione nel progetto tecnico della Juventus, consolidando il ruolo del centrocampista nella rotazione di Tudor.

Thuram, pedina chiave per Tudor

La conferma di Thuram è un segnale importante anche a livello tattico. Il francese garantisce qualità, fisicità e dinamicità a centrocampo, elementi fondamentali per il 3-4-2-1 scelto da Tudor. La sua capacità di inserirsi tra le linee, spezzare il gioco avversario e contribuire alla costruzione delle azioni offensive lo rende una pedina imprescindibile.

Con la sua permanenza, la Juve non solo mantiene un elemento di prospettiva e talento internazionale, ma rafforza anche la stabilità del reparto centrale, cruciale in vista della stagione 2025-2026 e delle partite chiave come il derby d’Italia di settimana prossima contro l’Inter. La scelta di Thuram conferma che, nonostante le offerte milionarie, il progetto bianconero resta attrattivo e convincente per i giovani talenti in rosa.

Nazionale, squadra che vince si cambia… Le mosse di Gattuso con Israele

Nazionale, squadra che vince si cambia… Le mosse di Gattuso con Israele. Il ct sta preparando un’altra sfida decisiva

Squadra che vince… si cambia. O, quantomeno, si corregge. Il vecchio adagio del calcio potrebbe non applicarsi pienamente alla Nazionale di Gennaro Gattuso che, pur reduce dalla netta e meritata vittoria contro l’Estonia, si prepara ad affrontare Israele con una veste tattica probabilmente diversa. Il successo di Bergamo, infatti, è stato figlio di un approccio coraggioso ma anche estremamente rischioso: un pressing ultra-offensivo e una linea difensiva altissima che accettava costantemente l’uno contro uno, lasciando ampi spazi alle proprie spalle.

Contro un avversario modesto come l’Estonia, il divario tecnico ha permesso all’Italia di dominare, ma Gattuso è consapevole che riproporre un simile azzardo contro una squadra più organizzata come Israele potrebbe avere conseguenze ben diverse. L’idea di schierare contemporaneamente due prime punte come Moise Kean e Mateo Retegui, supportati da due esterni puramente offensivi come Politano e Zaccagni, espone la squadra a ripartenze veloci e a lanci lunghi in profondità.

Il dilemma per il commissario tecnico è ora quello di trovare un equilibrio che non sacrifichi la brillante intesa vista tra i due centravanti. A Bergamo, Kean e Retegui si sono cercati, hanno dialogato e hanno segnato (una rete per l’attaccante della Juventus, due per il centravanti del Genoa), dimostrando di poter coesistere splendidamente. Sarebbe un peccato, dunque, rinunciare a questa partnership.

Le soluzioni sul tavolo sono diverse. La più probabile appare il passaggio a un più equilibrato 4-3-3, che permetterebbe di inserire un mediano di protezione come Locatelli davanti alla difesa. In questo scenario, Kean potrebbe agire da esterno sinistro, con maggiore libertà di accentrarsi. Un’altra opzione consiste nel mantenere il 4-4-2, sostituendo però un esterno offensivo con uno più disciplinato tatticamente, come potrebbe essere Cambiaso sulla corsia di sinistra.

Difficilmente vedremo a Debrecen l’assalto quasi sconsiderato, a tratti simile a un 3-2-5, ammirato contro l’Estonia. Gattuso cambierà il meno possibile a livello di uomini, ma apporterà gli accorgimenti tattici necessari per evitare di subire imbucate. Le soluzioni più spregiudicate, come l’inserimento di Raspadori per un quartetto offensivo, rimangono opzioni preziose da sfruttare a partita in corso. Le risposte definitive arriveranno solo dopo l’ultima seduta di allenamento.

Nkunku: «Sto ritrovando la condizione. Ecco perché il Milan è stato la scelta giusta»

Nkunku: «Sto ritrovando la condizione. Ecco perché il Milan è stato la scelta giusta». Le dichiarazioni del neo trequartista rossonero

Intervistato da DAZN, Nkunku, uno degli ultimi acquisti del calciomercato Milan, ha dichiarato:

MILAN – «Penso che sia stato facile scegliere il Milan perché è un grande club, un club storico. Il progetto per me era quello giusto e non vedo l’ora di iniziare. Credo sia stato il momento giusto per trasferirmi qui dal Chelsea. Sono molto contento della mia scelta».

ADATTO ALLA SERIE A – «Per me è tutto nuovo, ho bisogno di scoprirlo da me. Sono entusiasta di poter giocare, di sentire questa atmosfera perché penso che sia differente rispetto agli altri paesi. Sono felice. Ho parlato un po’ con Maresca (l’allenatore del Chelsea, ndr), mi ha parlato solo bene dell’Italia e della Serie A».

COSA SI ASPETTA DALLA SQUADRA – «Voglio scoprirlo passo dopo passo. Ora la maggior parte dei miei compagni sono in nazionale, ci stiamo allenando e quando torneranno inizierò a conoscerli ed allenarmi con loro. Abbiamo una partita tra due settimane (una settimana, ndr) e penso che ogni partita sia importante. Ma ora la cosa più importante è essere pronti ed essere in forma e farmi trovare pronto».

STATO DI FORMA – «Al momento sicuramente non sono nella mia forma migliore ma lavoro per questo e presto sarò pronto per giocare».

RICORDI DEL MILAN – «Parlando di giocatori dico Kaká, Ronaldinho, anche Ibrahimovic. Ho giocato con lui nel PSG, così come ho giocato al PSG e al Chelsea con Thiago Silva. Ho parlato con Thiago ed era contento che venissi al Milan».

COSA GLI HA INSEGNATO IBRAHIMOVIC – «Che si tratta di avere più energia e voglia di vincere per battere l’avversario. Non per vincere, ma per batterlo. La sua carriera si è basata sulla sua personalità, è chiaro. Mi ha insegnato ad essere esigente in ogni allenamento e in ogni partita: è la mentalità per avere successo».

INTESA COI COMPAGNI DI REPARTO – «Sono un giocatore che può adattarsi agli altri, non ho un solo stile di gioco. Sono molto entusiasta di conoscere i miei nuovi compagni e di creare una connessione in campo con loro».

CALCIATORI FRANCESI AL MILAN – «Sì, parlavamo anche prima che venissi qua. Ok che ci sono molti giocatori francesi ma la cosa importante è la squadra, non solo i calciatori francesi. Devo adattarmi a tutti loro e questo è più facile quando un giocatore francese in squadra. Ma come ho detto, la cosa più importante è essere connesso con tutti i miei compagni di squadra».

CALCIATORE CON CUI HA CURIOSITA’ DI GIOCARE – «Non ce n’è uno in particolare. Come ho detto, la cosa più importante è la squadra. Ogni giocatore ha un ruolo importante. Ma se proprio mi chiedi di un giocatore allora ti dico Luka Modric. Non ho mai giocato con lui e tutti sappiamo quante qualità abbia».

LEAO – «Ci siamo incontrati nello spogliatoio. Sa molto bene il francese, quindi possiamo parlare insieme».

CONVOCAZIONE IN NAZIONALE GRAZIE AL MILAN – «Sì, di sicuro. Penso che per essere in nazionale è importante fare bene con il club e fare buone prestazioni di settimana in settimana. Anche questo è l’obiettivo. Ma prima di tutto devo fare bene con la mia nuova squadra, con i miei compagni ed il nuovo ambiente».

ESULTANZA COI PALLONICINI – «L’ho fatta per mio figlio. Ricordo che stavo guardando le mie foto e lui giocava con la palla… Voleva sempre giocare con la palla ma ai tempi era davvero piccolo, non poteva giocare con una palla normale. Allora giocavamo con un palloncino e ho pensato che se avessi segnato avrei fatto questa esultanza per lui. E l’ho fatto. Farla anche al Milan? Speriamo, prima devo segnare».

Calciomercato Napoli: la maxi clausola rescissoria nel contratto di Hojlund

Calciomercato Napoli: la maxi clausola rescissoria nel contratto di Hojlund. Sarà valida soltanto a partire dal 2027

Di fronte all’emergenza, il Napoli ha risposto con un colpo da novanta per il proprio attacco. Il grave infortunio occorso a Romelu Lukaku, che terrà il centravanti belga lontano dai campi fino al 2026, ha costretto il club a rivedere le proprie strategie e a intervenire con decisione sul mercato. La scelta di Antonio Conte e della dirigenza è ricaduta su Rasmus Hojlund, attaccante danese di ritorno in Serie A dopo la parentesi al Manchester United, dove era ormai ai margini del progetto tecnico.

L’operazione che riporta Hojlund in Italia è stata strutturata in maniera complessa e articolata, con un’architettura contrattuale che merita un’analisi approfondita. Come svelato dall’esperto di mercato Fabrizio Romano, l’accordo con il Manchester United si basa su un prestito oneroso da 6 milioni di euro, una cifra superiore ai 5 milioni inizialmente pattuiti. A questa somma si aggiunge un diritto di riscatto fissato a 44 milioni di euro, anch’esso aumentato rispetto ai 40 milioni della prima intesa.

La clausola più significativa, però, riguarda la trasformazione del diritto in obbligo di riscatto. Questa condizione scatterà automaticamente al verificarsi di tre specifici fattori: il raggiungimento di un determinato numero di presenze e di reti da parte del giocatore, e la qualificazione del Napoli alla Champions League per la stagione 2026/27.

Ma l’ingegneria finanziaria dell’accordo non si ferma qui. In caso di riscatto, per Hojlund è pronto un contratto fino al 2031 con uno stipendio da 5 milioni netti a stagione. Per blindare il proprio investimento, il Napoli ha inoltre insistito per l’inserimento di una clausola rescissoria dal valore di 85 milioni di euro. Questa clausola, tuttavia, non sarà immediatamente valida, ma potrà essere attivata soltanto a partire dall’estate del 2027 e sarà pagabile in tre esercizi finanziari. Si tratta di una mossa strategica per proteggere il club da futuri assalti, garantendo al contempo una potenziale, enorme plusvalenza. Per Hojlund, è l’occasione del grande rilancio nel campionato che lo aveva lanciato con la maglia dell’Atalanta.

Lippi: «Gattuso mi somiglia. Quando è diventato ct gli ho detto ‘C… tuoi’»

Lippi: «Gattuso mi somiglia. Quando è diventato ct gli ho detto ‘C… tuoi’». Le dichiarazioni dell’ex commissario tecnico della Nazionale

Un legame forgiato nel trionfo di Berlino e mai più sciolto. Il rapporto tra Marcello Lippi e Gennaro Gattuso va oltre quello tra un maestro e il suo allievo; è un filo diretto che unisce due modi di intendere il calcio e la vita, oggi più vivo che mai con Rino sulla panchina che fu del suo mentore. La scena iconica della finale del 2006 vinta dall’Italia, con Gattuso che corre, strattona e tira i capelli a un Lippi festante, è l’emblema di questo legame viscerale.

Lo stesso Lippi non ha mai nascosto di vedere in Gattuso il suo erede più autentico, confermandolo anche di recente: «Rino è l’allenatore in cui mi rivedo maggiormente. […] Sì, Rino mi somiglia: e speriamo che abbia la mia stessa fortuna…». Un’investitura che si è completata con la telefonata di benvenuto dopo la nomina a CT: «Adesso sei ct, ma lo sai che cosa significa, no? C… Tuoi».

Le somiglianze tra i due sono emerse fin dal primo giorno di Gattuso a Coverciano, in un’atmosfera che sembrava un’eco di quella del 16 agosto 2004, la “prima” di Lippi. Se allora il tecnico di Viareggio esordì con parole che oggi mettono i brividi – «Dal primo minuto di questo primo allenamento dovete pensare che noi siamo qui per vincere il Mondiale del 2006» – Gattuso, pur non potendo fissare un orizzonte così lontano, ne ha ricalcato i modi e l’atteggiamento. Dalle esercitazioni, con il torello e le partitelle intense, al contatto quasi fisico con i giocatori, quella “svegliata” di cui ha parlato Bastoni.

Anche il destino sembra voler sottolineare questo parallelismo, mettendo la Norvegia sul cammino di entrambi come primo avversario casalingo. Ma è nella filosofia di gioco che la somiglianza diventa più profonda. A Lippi piaceva attaccare, arrivando a schierare un devastante e improvvisato 4-2-4 nella semifinale mondiale di Dortmund contro la Germania. Non è un caso che anche Gattuso abbia esordito con un modulo simile contro l’Estonia. Certo, l’avversario era diverso, ma la mentalità è la stessa. Per il nuovo CT, da qui alla sfida decisiva proprio contro la Norvegia, ogni partita sarà come quella di Dortmund: una semifinale da vincere a tutti i costi. Ogni match vale un pezzo di Mondiale.

Thiago Motta al Bayer Leverkusen? Quanto risparmierebbe la Juventus

Thiago Motta al Bayer Leverkusen? Quanto risparmierebbe la Juventus qualora il suo ex tecnico trovasse una nuova panchina

n attesa dell’occasione giusta per rimettersi in gioco, Thiago Motta resta uno degli allenatori più seguiti sul mercato degli svincolati di lusso. L’ultima, e prestigiosa, panchina a liberarsi è quella del Bayer Leverkusen, che dopo un inizio di stagione deludente ha deciso di esonerare il tecnico Erik ten Hag. Una situazione che la Juventus osserva con enorme e diretto interesse, non solo per le dinamiche del calcio europeo, ma per un vincolo contrattuale ancora in essere.

Come riportato da Tuttosport, il club tedesco, tramite un intermediario, avrebbe infatti avviato i primi contatti esplorativi con l’entourage dell’allenatore italo-brasiliano. Motta, è bene ricordarlo, è ufficialmente ancora sotto contratto con la Juventus fino al 30 giugno 2027, un accordo che prosegue nonostante l’esonero subito nel corso della passata stagione, quando Igor Tudor prese il suo posto alla guida della squadra.

Alla Continassa, l’ipotesi di un trasferimento di Motta in Germania è vista come una vera e propria boccata d’ossigeno per le casse del club. Se l’allenatore dovesse accettare l’offerta del Leverkusen, portando con sé il suo staff, la Juventus realizzerebbe un risparmio di quasi 15 milioni di euro lordi sugli stipendi ancora da versare.

Tuttavia, nonostante i contatti siano avvenuti, il via libera di Thiago Motta è tutt’altro che scontato. La sensazione è che il tecnico preferisca attendere, optando per un classico anno sabbatico piuttosto che subentrare a stagione in corso in un progetto nato sotto una cattiva stella. L’allenatore vuole evitare accuratamente un salto nel buio: il Leverkusen estivo ha smantellato gran parte della rosa che, sotto la guida di Xabi Alonso, era stata capace di vincere Bundesliga e Coppa di Germania solo due stagioni fa, raggiungendo anche una finale di Europa League.

Motta non ha fretta e intende ponderare con estrema attenzione il prossimo passo, consapevole che una scelta sbagliata potrebbe comprometterne il percorso, come già accaduto in passato ad altri colleghi. Per il momento, quindi, la Juventus dovrà continuare a onorare il suo contratto, nella speranza che il valzer delle panchine possa offrire una soluzione vantaggiosa nel corso dei prossimi mesi.

Dumfries spaventa di nuovo l’Inter: «Sarei interessato a…»

Dumfries spaventa di nuovo l’Inter: «Sarei interessato a…». Le dichiarazioni dell’esterno nerazzurro dal ritiro della sua Nazionale

Nonostante un’estate in cui il suo nome figurava costantemente nella lista dei possibili partenti, Denzel Dumfries è rimasto saldamente all’Inter, riprendendo il suo percorso di crescita da dove lo aveva interrotto. L’esterno olandese si è rapidamente riaffermato come una pedina fondamentale per la squadra, un giocatore ormai imprescindibile e di caratura internazionale. La sua rete siglata contro l’Udinese, sebbene ininfluente ai fini del risultato, è l’ennesima prova del suo impatto e del suo status di leader tecnico e carismatico del gruppo. Sorprendentemente, nessun club si è fatto avanti con la convinzione necessaria per pagare la clausola rescissoria di 25 milioni di euro presente sul suo contratto, una cifra che avrebbe potuto porre fine alla sua avventura a Milano.

Archiviata la finestra di mercato, Dumfries ha risposto alla chiamata della sua nazionale, lasciando subito il segno con un goal nel pareggio contro la Polonia. Sia con la maglia dell’Olanda che con quella nerazzurra, è ormai un titolare inamovibile e un punto di forza indiscutibile. Proprio dal ritiro degli Oranje, alla vigilia dell’importante sfida di qualificazione mondiale contro la Lituania, l’esterno ha parlato in conferenza stampa, mostrando grande lucidità e ambizione.

Sulla sua condizione fisica e gli obiettivi collettivi, ha dichiarato: «Non sono ancora al top della forma all’inizio della stagione, ma quando arriva una partita, devi cambiare marcia ed essere lì. Non importa tanto quanti gol segno, ma che otteniamo i tre punti e ci qualifichiamo per la Coppa del Mondo del prossimo anno».

Ha poi parlato del suo percorso di crescita personale, evidenziando una notevole umiltà: «Spero che la mia crescita non si fermi mai. No, non mi sto sorprendendo; sto solo vivendo il momento e cercando di migliorare ogni giorno. Cosa posso ancora migliorare? Un po’ il posizionamento, giocare nella mia posizione, ci sto lavorando».

Infine, ha aperto a scenari futuri, non nascondendo il suo interesse per un’esperienza in Inghilterra, pur ribadendo la sua felicità all’Inter. «La Premier League è una competizione fantastica, ma ora gioco in Serie A. Mi trovo a mio agio all’Inter, ma penso che potrei fare bene anche in Premier League. Sarei sicuramente interessato. La Premier League è nota per la sua intensità, mentre la Serie A è uno dei campionati più forti in termini di abilità tattica. Sono approcci diversi al calcio, ma la Champions League offre sempre scontri emozionanti».

De Bruyne: «In Serie A tutto più lento. È un peccato che…»

De Bruyne: «In Serie A tutto più lento. È un peccato che…». Le dichiarazioni sul fuoriclasse del Napoli sulla sua nuova avventura

Il super colpo del mercato estivo del Napoli, Kevin De Bruyne, ha parlato per la prima volta in maniera approfondita del suo trasferimento, confermando il legame indissolubile che lo legherà per sempre al Manchester City. Direttamente dal ritiro della nazionale belga, dove si prepara per la sfida contro il Kazakistan, il fuoriclasse ha analizzato il suo impatto iniziale con la Serie A e le inevitabili differenze tattiche riscontrate lavorando con Antonio Conte dopo una vita sportiva passata sotto la guida di Pep Guardiola.

De Bruyne, che del City è stato bandiera e capitano, ha sottolineato come il passaggio al club Campione d’Italia in carica rappresenti una sfida stimolante e diversa. Interrogato sulle metodologie dei suoi allenatori, ha offerto un’interessante analisi comparativa. «È diverso con Conte come allenatore rispetto agli anni con Pep Guardiola. La mia prima impressione è che in Italia sia più tattico e le cose si muovano un po’ più lentamente. Ma è pur sempre calcio. Prima del Manchester City giocavo con altri moduli».

Il centrocampista ha poi rivolto un pensiero al suo passato e al suo imminente futuro europeo, che per uno scherzo del destino lo metterà subito di fronte ai suoi ex compagni. «Ho giocato solo due partite in Serie A. Presto giocheremo contro il City a Manchester con il Napoli. Sarà strano. Il City è il mio club e questo non cambierà».

Durante la conferenza stampa, non sono mancate domande sui suoi connazionali, in particolare su due giocatori legati all’Italia e a Napoli. «È un peccato per Lukaku che non ci sia. Ci sentiamo ogni tanto. Ultimamente non ho avuto molti contatti con Dries Mertens, nemmeno per quanto riguarda il Napoli. Mertens è impegnato con molte cose in questo momento. L’ho visto anche al Marktrock».

Infine, ha commentato con grande maturità la decisione del commissario tecnico del Belgio di cambiare le gerarchie per la fascia di capitano, mostrando piena comprensione per una scelta proiettata al futuro della nazionale. «Ad inizio di questa settimana l’allenatore ha spiegato la sua decisione a Romelu e a me di affidare la fascia a Tielemans. Posso capirlo. Non sono più il più giovane. Ha optato per un ragazzo che può giocare ancora per otto-dieci anni».

Vlahovic, gol anche con la Serbia: ora Tudor riflette. Non è esclusa questa possibilità

Vlahovic, gol anche con la Serbia: ora Tudor riflette. In casa Juventus non è esclusa questa possibilità… Dusan risponde a David

Dušan Vlahović non ha alcuna intenzione di fermarsi, confermando un periodo di forma assolutamente straordinario. L’attaccante serbo sta vivendo un autentico momento d’oro, regalandosi un avvio di stagione con il botto dopo mesi estivi turbolenti, segnati da continue voci di mercato. La sua fame di goal, già ampiamente dimostrata con la maglia della Juventus, prosegue inarrestabile anche con la sua nazionale: la striscia positiva si è allungata con la rete decisiva messa a segno con la Serbia nel match di Qualificazione ai prossimi Mondiali.

Contro la Lettonia è arrivata un’altra firma pesante, che ha consolidato il suo status di bomber implacabile. Si tratta del quinto goal consecutivo per l’ex centravanti della Fiorentina, considerando le partite disputate tra club e nazionale. A Vlahović sono bastati appena 11 minuti per sbloccare il risultato: dopo uno scambio efficace con Katai, autore dell’assist, ha messo in mostra tutta la qualità che contraddistingue un classe 2000 dal futuro luminoso.

Il suo controllo di palla, in equilibrio quasi precario, è stato il preludio a una conclusione micidiale. Con il suo mancino ha scoccato un rasoterra chirurgico sul palo più lontano, che non ha lasciato alcuna possibilità di intervento al portiere lettone, facendo esplodere la gioia della Serbia. Questa rete si aggiunge a quelle, pesantissime, segnate con la Juventus negli impegni ufficiali. Prima il goal del 2-0 contro il Parma, arrivato in un momento delicato subito dopo l’espulsione di Cambiaso; poi la rete della vittoria in casa del Genoa, un colpo di testa imperioso su calcio d’angolo di Kostić. In totale, tre goal che sono valsi nove punti tra il suo club e la sua nazionale: un bottino da vero trascinatore.

Se a questo si aggiunge che le due reti siglate in Serie A lo mantengono in vetta alla classifica marcatori, è evidente che un avvio di stagione migliore fosse difficilmente immaginabile. Eppure, tutto questo avviene in un contesto di massima incertezza riguardo al suo futuro. Il suo contratto con la Juventus resta in scadenza e, al momento, non sembrano esserci le volontà comuni per un rinnovo.

Nel frattempo, gli estimatori non mancano di certo. Il Milan continua a considerarlo una priorità assoluta e non esclude un nuovo assalto nella finestra di mercato di gennaio. Recentemente, sono emersi anche rumors su un forte interessamento da parte dell’Inter, che potrebbe tentare un colpo a parametro zero per la prossima stagione.

Ma il futuro può attendere. Vlahović è concentrato su un presente in cui vuole essere protagonista, con l’obiettivo di ritagliarsi uno spazio ancora più ampio di quello concessogli finora da Igor Tudor. La sfida è quella di soffiare il posto da titolare a Jonathan David, ma non è esclusa la possibilità di vederli giocare in coppia. La palla passa ora a Tudor, che si trova di fronte a una scelta sempre più difficile: lasciare fuori un Vlahović in questo stato di grazia sembra quasi impossibile. A suon di goal, il serbo continua a reclamare il suo spazio da leader.

Le prime pagine sportive nazionali – 7 settembre 2025

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia.

Addio Inzaghi, arriva la rettifica sulle parole di Lautaro: «Non sapevamo nulla, nemmeno delle offerte»

Addio Inzaghi, arriva la rettifica sulle parole di Lautaro: «Non sapevamo nulla, nemmeno delle offerte». La spiegazione

L’addio di Simone Inzaghi, tecnico dell’Inter negli ultimi anni, ha rappresentato un momento delicato per i nerazzurri, ma secondo il capitano argentino Lautaro Martínez, la transizione è stata gestita con grande professionalità. Il centravanti classe 1997 ha voluto precisare, in un’intervista al quotidiano francese France Football, che i giocatori non erano coinvolti nei rumor sul futuro del tecnico, sottolineando come il gruppo sia rimasto concentrato sugli obiettivi stagionali fino all’ultima giornata.

Professionalità di Inzaghi e gestione del gruppo

Lautaro ha elogiato l’operato di Inzaghi, definendolo sempre professionale e un punto di riferimento per la squadra. Secondo l’attaccante dei nerazzurri, il tecnico piacentino ha mantenuto un atteggiamento chiaro e trasparente con i calciatori, evitando che le voci esterne influissero sul rendimento in campo. Il rapporto tra il capitano argentino e l’allenatore è rimasto solido fino all’ufficializzazione del trasferimento di Inzaghi all’Al-Hilal, avvenuto prima del Mondiale per Club, e non ha avuto impatto sul rendimento della squadra nella fase finale della Champions League.

La gestione emotiva della squadra

Nonostante l’addio imminente del mister, il gruppo nerazzurro ha continuato a lavorare concentrato e compatto. Lautaro Martínez, punto fermo dell’Inter e autentico leader in campo, ha spiegato che la squadra non ha subito destabilizzazioni e che la comunicazione interna con Inzaghi è stata chiara fino all’ultimo momento. La sconfitta nella finale di Champions League, quindi, non è stata influenzata dalla decisione del tecnico di lasciare Milano, ma legata esclusivamente alle dinamiche della partita.

L’eredità lasciata da Inzaghi

L’addio di Inzaghi chiude un ciclo importante per l’Inter, ma lascia una squadra esperta e coesa, pronta a ripartire sotto la guida del nuovo tecnico. Lautaro Martínez rappresenta il simbolo della continuità dei nerazzurri, con la responsabilità di guidare il gruppo in una stagione che si annuncia impegnativa, tra campionato, Coppe nazionali e competizioni europee. L’esperienza condivisa con Inzaghi rimane un punto di riferimento per il futuro, soprattutto per i nuovi arrivati e per i giovani in rampa di lancio.

ADDIO INZAGHI – «In quel momento, il mister non ci aveva mai comunicato di avere un’offerta e che sarebbe andato via. Quindi noi eravamo estranei a quelle voci, concentrati su tutti gli obiettivi che avevamo. Ha sempre dato prova di professionalità. Ci sentivamo molto a nostro agio con lui. Era la nostra testa pensante».

Calciomercato Juventus: ecco perché è saltato l’affare Tonali

Calciomercato Juventus: ecco perché è saltato l’affare Tonali. Il centrocampista del Newcastle era il grande obiettivo dell’estate

Un sogno di mercato coltivato per mesi, un’idea concreta poi svanita prima ancora di decollare. Dalle rivelazioni del giornalista ed esperto di mercato Matteo Moretto, emerge un retroscena che infiamma il mondo Juventus: il direttore sportivo Cristiano Giuntoli ha lavorato intensamente per riportare Sandro Tonali in Italia.

Secondo quanto svelato da Moretto, l’interesse della Juventus per il centrocampista del Newcastle non è stato un semplice sondaggio, ma un’operazione su cui Giuntoli ha puntato con decisione per un lungo periodo. Da febbraio a maggio 2025, ben prima dell’apertura ufficiale della sessione estiva, il ds bianconero ha mosso passi concreti per provare a convincere il giocatore, gettando le basi per quella che sarebbe dovuta essere un’offerta importante da presentare al club inglese.

Il piano, tuttavia, non è mai arrivato alla sua fase cruciale. Moretto spiega che le mutate priorità societarie ed economiche della Juventus hanno costretto la dirigenza a un cambio di strategia. Il club ha scelto di dirottare le proprie risorse su altri obiettivi per far quadrare i conti, bloccando di fatto sul nascere la potenziale trattativa per l’ex milanista. Di conseguenza, un’offerta scritta e ufficiale non è mai stata recapitata al Newcastle.

D’altra parte, anche la posizione del club inglese e del giocatore è sempre stata molto chiara. Il Newcastle ha sempre considerato Tonali un pilastro fondamentale del proprio progetto, senza mai fissarne un prezzo di vendita. Lo stesso centrocampista, inoltre, ha costantemente dato priorità alla sua avventura in Premier League, non manifestando mai una reale volontà di tornare in Serie A. Quella per Tonali resta dunque una grande idea di Giuntoli, un affare mai realmente “surriscaldatosi” ma che testimonia le ambizioni iniziali del mercato bianconero.

Koné stupisce contro l’Ucraina. Dalla Francia: «Perché è ancora alla Roma?!»

Koné stupisce contro l’Ucraina. Dalla Francia: «Perché è ancora alla Roma?!». Grande prova in Nazionale del centrocampista giallorosso

Un inizio di stagione da leader per blindare il centrocampo e prendersi la Roma. Manu Koné si sta confermando come uno dei pilastri della squadra di Gian Piero Gasperini, dando continuità all’eccellente rendimento mostrato già nella seconda parte dello scorso campionato. Le sirene di mercato estive, con l’Inter in prima fila, non lo hanno distratto: il classe 2001 è rimasto nella Capitale, pronto a diventare il faro della mediana giallorossa.

La sua crescita esponenziale non è passata inosservata nemmeno in patria. Durante l’ultima amichevole della Nazionale francese contro l’Ucraina, Koné ha offerto una prestazione di altissimo livello, raccogliendo elogi unanimi. Il noto portale transalpino SoFoot.com gli ha tributato un 8 in pagella, un voto superato solo da quello di Aurélien Tchouaméni. Anche i lettori del sito lo hanno premiato, posizionandolo al secondo posto nelle preferenze dietro a Michael Olise.

Proprio l’exploit in maglia “Bleus” ha spinto la critica francese a porsi una domanda tanto diretta quanto provocatoria, quasi un atto d’accusa verso i top club europei. SoFoot ha definito la sua permanenza a Roma “un segno di cattiva condotta professionale da parte dei direttori sportivi delle migliori squadre”, rincarando poi la dose sui propri canali social con un post diventato virale: “Perché è ancora un giocatore della Roma?”.

Una polemica che, tuttavia, fa sorridere l’ambiente giallorosso. Mentre in Francia si interrogano sul perché non sia già in una big europea, a Trigoria si godono il loro gioiello. Gasperini lo considera una pedina fondamentale e insostituibile, un talento in piena ascesa su cui costruire una stagione da protagonisti. La Roma ha in casa un top player, e ora se n’è accorta tutta Europa.

Zidane torna in panchina: clamorosa ipotesi per il suo futuro

Zidane torna in panchina: clamorosa ipotesi per il suo futuro. L’ex tecnico del Real Madrid avrebbe già aperto alla possibile nuova avventura

Dopo il clamoroso esonero di José Mourinho, il Fenerbahçe sogna in grande per la panchina e punta al colpo sensazionale: Zinedine Zidane. Il club turco, ancora scosso dall’addio al tecnico portoghese, sta sondando diversi profili di alto livello per avviare un nuovo ciclo tecnico, ma il nome dell’ex allenatore del Real Madrid è quello che sta infiammando la piazza.

Lo scorso 29 agosto, all’indomani della seconda eliminazione consecutiva dalle fasi di qualificazione alla Champions League, il Fenerbahçe ha ufficializzato la separazione da Mourinho. Una decisione tanto rapida quanto dolorosa, che ha lasciato il club senza una guida tecnica in un momento cruciale. La ricerca del successore è inoltre complicata dalla delicata fase politica interna, con le imminenti elezioni presidenziali che peseranno in modo decisivo sulla scelta finale.

Sul taccuino della dirigenza sono finiti nomi importanti come quello di Luciano Spalletti, libero dopo la fine della sua avventura con la Nazionale italiana, e di Sérgio Conceição, reduce dalla difficile esperienza al Milan. Tuttavia, secondo quanto riportato con forza dal portale turco Sabah, il sogno numero uno dei “Canarini Gialli” è proprio Zinedine Zidane.

La notizia, che ha del clamoroso, è che non si tratterebbe solo di un interesse unilaterale. La stessa fonte, infatti, assicura che l’allenatore francese avrebbe già dato il suo via libera al trasferimento in Turchia e che le parti avrebbero addirittura raggiunto un primo accordo di massima. Se l’indiscrezione venisse confermata, si tratterebbe di un colpo di caratura mondiale per il Fenerbahçe, pronto a voltare pagina dopo la delusione Mourinho affidandosi a una leggenda del calcio internazionale.

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