Pagina 671 – Calcio News 24

Zidane torna in panchina: clamorosa ipotesi per il suo futuro

Zidane torna in panchina: clamorosa ipotesi per il suo futuro. L’ex tecnico del Real Madrid avrebbe già aperto alla possibile nuova avventura

Dopo il clamoroso esonero di José Mourinho, il Fenerbahçe sogna in grande per la panchina e punta al colpo sensazionale: Zinedine Zidane. Il club turco, ancora scosso dall’addio al tecnico portoghese, sta sondando diversi profili di alto livello per avviare un nuovo ciclo tecnico, ma il nome dell’ex allenatore del Real Madrid è quello che sta infiammando la piazza.

Lo scorso 29 agosto, all’indomani della seconda eliminazione consecutiva dalle fasi di qualificazione alla Champions League, il Fenerbahçe ha ufficializzato la separazione da Mourinho. Una decisione tanto rapida quanto dolorosa, che ha lasciato il club senza una guida tecnica in un momento cruciale. La ricerca del successore è inoltre complicata dalla delicata fase politica interna, con le imminenti elezioni presidenziali che peseranno in modo decisivo sulla scelta finale.

Sul taccuino della dirigenza sono finiti nomi importanti come quello di Luciano Spalletti, libero dopo la fine della sua avventura con la Nazionale italiana, e di Sérgio Conceição, reduce dalla difficile esperienza al Milan. Tuttavia, secondo quanto riportato con forza dal portale turco Sabah, il sogno numero uno dei “Canarini Gialli” è proprio Zinedine Zidane.

La notizia, che ha del clamoroso, è che non si tratterebbe solo di un interesse unilaterale. La stessa fonte, infatti, assicura che l’allenatore francese avrebbe già dato il suo via libera al trasferimento in Turchia e che le parti avrebbero addirittura raggiunto un primo accordo di massima. Se l’indiscrezione venisse confermata, si tratterebbe di un colpo di caratura mondiale per il Fenerbahçe, pronto a voltare pagina dopo la delusione Mourinho affidandosi a una leggenda del calcio internazionale.

Marinozzi lascia Sky Sport: «Vi spiego la mia decisione. Le mie esigenze non coincidevano con…»

Marinozzi lascia Sky Sport: «Vi spiego la mia decisione. Le mie esigenze non coincidevano con…». Le dichiarazioni del telecronista

Una delle voci più garbate e apprezzate del giornalismo sportivo italiano saluta Sky. Andrea Marinozzi, telecronista stimato per il suo stile pacato e la sua competenza, ha annunciato il suo addio all’emittente dopo una lunga militanza iniziata nel 2009. Una decisione sofferta, non dettata da nuove offerte lavorative, ma da una profonda esigenza di cambiamento personale e familiare. Ne ha parlato a Repubblica.

La scelta di Marinozzi matura da un desiderio di riequilibrare vita privata e lavoro, che lo ha portato a trasferirsi con la famiglia a Siena. «Ho preso questa decisione perché le mie esigenze personali e professionali non coincidevano con le idee della direzione», ha spiegato. «Quest’estate, insieme alla mia famiglia, ci siamo trasferiti a Siena. Non volevo che i miei figli crescessero a Milano».

Per provare a conciliare le due cose, il telecronista aveva avanzato una proposta all’azienda. «Per conciliare al meglio lavoro e vita familiare avevo chiesto la possibilità di trasformare il mio contratto a tempo indeterminato in una collaborazione. Purtroppo questa possibilità mi è stata negata e l’alternativa proposta non rappresentava per me una soluzione valida. Ho provato a presentare una controproposta, ma non è stata presa in considerazione. Per questo motivo ho scelto di prendere questa decisione».

Marinozzi lascia un bagaglio di ricordi indelebili, come le notti europee. «La finale vinta dall’Atalanta è stata da brividi. Mi peserà moltissimo non poterlo fare ancora». Ora, però, guarda avanti. «Non lascio Sky perché ho ricevuto un’altra proposta. Ma da oggi inizierò a valutare con attenzione la soluzione migliore per il mio futuro».

Una scelta che, alla soglia dei 40 anni, assume anche un valore più profondo, come spiegato in un post di commiato che allude alla volontà di “lasciarsi alcune persone alle spalle”. «Come diceva Jung: la vita inizia a 40 anni, fino ad allora stai facendo solo ricerca… nella mia vita desidero circondarmi solo di persone che mi piacciono».

Infortunio Rrahmani con il Kosovo, Napoli in ansia: le ultime

Infortunio Rrahmani con il Kosovo, Napoli in ansia: le ultime sulle condizioni del centrale difensivo della squadra di Antonio Conte

Arrivano cattive notizie per il Napoli di Antonio Conte dal fronte delle nazionali. Nel corso della sfida di qualificazione ai Mondiali tra Svizzera e Kosovo, il difensore e capitano kosovaro Amir Rrahmani è stato costretto a lasciare il campo per infortunio, mettendo in allarme lo staff medico e i tifosi del club partenopeo.

La serata, già amara per la sua nazionale, sconfitta nettamente per 4-0 a Basilea, si è complicata ulteriormente al 63° minuto. Durante un’azione difensiva, nel tentativo di recuperare sull’attaccante svizzero Breel Embolo, Rrahmani si è fermato bruscamente, toccandosi la parte posteriore della coscia destra. Il difensore ha subito capito la natura muscolare del problema, chiedendo immediatamente il cambio e uscendo dal terreno di gioco visibilmente contrariato.

L’infortunio arriva in un momento delicato, a ridosso della ripresa del campionato di Serie A. Le condizioni del centrale del Napoli sono ora tutte da valutare. Nelle prossime ore, come da prassi, il giocatore si sottoporrà a una risonanza magnetica per avere una diagnosi precisa e fare chiarezza sull’entità del danno muscolare e sui relativi tempi di recupero.

L’apprensione in casa Napoli è palpabile. Antonio Conte e il suo staff attendono con ansia l’esito degli esami, sperando di non dover rinunciare a uno dei pilastri della propria difesa per la difficile trasferta che attende la squadra. Al rientro dalla sosta, infatti, il Napoli sarà impegnato in una sfida di cartello allo Stadio Artemio Franchi contro la Fiorentina di Stefano Pioli, un match per il quale la presenza di Rrahmani è ora in forte dubbio.

Raphinha accusa Disneyland Paris di razzismo: «Perché hanno abbracciato tutti i bambini e mio figlio no?»

Raphinha accusa Disneyland Paris di razzismo: «Perché hanno abbracciato tutti i bambini e mio figlio no?». La denuncia dell’attaccante del Barcellona

Un’accusa pesantissima, che trasforma un luogo da sogno in un palcoscenico di presunta discriminazione. Raphinha, attaccante del Barcellona e della Nazionale brasiliana, ha utilizzato i propri canali social per denunciare un grave episodio di razzismo che avrebbe visto come vittima suo figlio, il piccolo Gael, all’interno del parco Disneyland Paris.

Attualmente in ritiro con la Seleção, il calciatore ha affidato a una storia su Instagram tutta la sua rabbia e delusione per l’accaduto. Secondo il suo racconto, un personaggio in costume del parco si sarebbe fermato a salutare e abbracciare tutti i bambini presenti, ignorando deliberatamente solo suo figlio. Un gesto che il giocatore ha interpretato come un chiaro atto discriminatorio, ponendo una domanda tanto semplice quanto dolorosa: «Perché hanno abbracciato tutti i bambini bianchi e mio figlio no?».

Lo sfogo di Raphinha è proseguito con parole cariche di amarezza, rivolte direttamente al parco a tema e al suo staff, colpevoli di aver rovinato quella che doveva essere una giornata di pura gioia per la sua famiglia. «Vi odio. Voleva solo un saluto e un abbraccio. Per vostra fortuna, lui non capisce», ha scritto il brasiliano, sottolineando come l’innocenza di suo figlio gli abbia, per fortuna, impedito di comprendere la gravità di quel momento di esclusione.

La denuncia pubblica ha immediatamente fatto il giro del mondo, scatenando un’ondata di indignazione e solidarietà nei confronti del calciatore e della sua famiglia. L’episodio solleva ancora una volta interrogativi sul razzismo sistemico, capace di manifestarsi anche nei contesti apparentemente più spensierati e dedicati all’infanzia, trasformando un ricordo felice in una profonda ferita.

Calciomercato Milan: questo club in pressing per Adli

Calciomercato Milan: questo club in pressing per Adli. Il centrocampista francese ha già rifiutato diverse destinazioni

Il futuro di Yacine Adli potrebbe essere lontano da Milano e dalla Serie A. Da settimane la dirigenza del Milan è al lavoro per trovare una sistemazione al centrocampista franco-algerino, finito ai margini del progetto tecnico di Massimiliano Allegri e attualmente aggregato alla formazione del Milan Futuro in attesa di novità.

La cessione appare come l’unica soluzione percorribile per un giocatore che non è riuscito a imporsi in rossonero dopo il suo arrivo dal Bordeaux. Tuttavia, Adli non ha intenzione di accettare una destinazione qualunque. Il giocatore è in cerca di un progetto tecnico che lo convinca pienamente e ha già rifiutato diverse proposte, declinando l’offerta del Sassuolo in Italia e non approfondendo i discorsi con i club francesi di Nantes e Auxerre.

La svolta, però, potrebbe arrivare dalla penisola arabica. Secondo quanto riportato dall’autorevole testata francese FootMercato, il club saudita dell’Al-Shabab starebbe insistendo con decisione per assicurarsi le prestazioni del centrocampista. La fonte parla di una trattativa in fase già abbastanza avanzata, un segnale che potrebbe preludere a una chiusura imminente dell’operazione. L’Al-Shabab sembra fare sul serio, offrendo una via d’uscita concreta sia al Milan che al giocatore.

Sullo sfondo, la situazione di Adli è monitorata anche da un club turco e uno greco, che restano alla finestra in attesa di sviluppi. Curiosamente, lo stesso Al-Shabab starebbe guardando con interesse anche a un altro centrocampista della Serie A, il franco-senegalese Cheikh Niasse dell’Hellas Verona, a testimonianza di una chiara strategia di mercato volta a pescare dal campionato italiano. Le prossime ore saranno decisive per il futuro di Adli.

Faggiano: «L’incidente, il trapianto, il calvario. Ma ho perso 60 kg e sono rinato»

Faggiano: «L’incidente, il trapianto, il calvario. Ma ho perso 60 kg e sono rinato». Le dichiarazioni del direttore sportivo della Salernitana

Tra i volti tesi e le trattative dell’ultimo giorno di mercato, allo Sheraton di Milano spiccava il sorriso e l’eleganza di Daniele Faggiano. Impeccabile nel suo doppiopetto, il nuovo direttore sportivo della Salernitana ha concluso una sessione di trasferimenti frenetica, salutato con affetto da un mondo che lo conosce da oltre quindici anni. Ma dietro la professionalità di sempre, c’è un uomo nuovo, più leggero di 60 chili e più forte di una battaglia vinta contro la morte, che resta il suo successo più grande. La Gazzetta dello Sport lo ha intervistato.

La sua è la carriera di un giramondo del calcio. Partito come portiere in Puglia, viene scoperto come manager da Giorgio Perinetti, che lo vuole con sé a Bari e Siena, ottenendo due promozioni in Serie A con Antonio Conte in panchina. Da solo, sfiora l’impresa a Trapani, perdendo una finale playoff per la massima serie. Poi le esperienze intense a Palermo, dove si dimette per lealtà verso l’esonerato De Zerbi, e la storica doppia promozione con il Parma, portato dalla C alla A. Dopo le avventure genovesi con Genoa e Sampdoria, terminate bruscamente con l’arresto di Ferrero, arriva uno stop forzato. Un periodo di riposo che, però, nascondeva un nemico invisibile. «Ero stanco e spossato», ricorda Faggiano, «credevo che fosse perché non lavoravo. Ma non era così. Se l’emoglobina deve essere a 13, la mia era a 5».

Il dramma personale inizia a manifestarsi il 10 dicembre 2023, mascherato da un brutto incidente stradale. «In autostrada, a San Benedetto, stavo andando a Modena e mi sono rotto due vertebre. Però sono uscito dall’ospedale firmando, contro la volontà dei medici. E una volta a casa, mio padre e mio suocero mi hanno rimandato a farmi vedere». I controlli successivi svelano la terribile verità: il fegato non funzionava. A quasi 140 chili per 1.90 di altezza, inizia un percorso di diete e cure, con l’ombra del trapianto che si fa sempre più concreta.

Nell’estate del 2024 accetta l’incarico a Catania, ma le sue condizioni peggiorano. «Ma non stavo bene», ricorda, «e dopo la partita a Biella con la Juve Next Gen sono stato male. Grazie al dottor Ciampi dell’ospedale a Catania abbiamo capito la situazione e mi ha mandato all’Ismett a Palermo dal dottor Gruttadauria che ha preso in mano la situazione. Prima mi hanno fatto un piccolo intervento, poi è diventato urgente il trapianto». La chiamata che gli salva la vita arriva poco prima di Natale. «Il 19 dicembre ero a cena con i miei genitori e mister Toscano, è arrivata la telefonata: entro tre ore dovevo essere a Palermo per il trapianto».

L’operazione è solo l’inizio di un calvario durato 100 giorni. «Un calvario, pensavo di non uscirne. Momenti bui, non li auguro a nessuno. Sono stato 100 giorni in ospedale, avevo vicino mia moglie Giorgia e i miei genitori, la mia forza. Come il Catania, da Pelligra e Grella a tutti i tifosi. E gli infermieri, diventati come fratelli: solo per portami in bagno, facevano una fatica enorme». In quei giorni difficili, ha dovuto lottare anche contro i suoi demoni. «Ho provato dolore, rabbia. Una volta non capivo perché negli ospedali le finestre sono chiuse, me ne sono reso conto quando volevo aprirne una e scappare. Ma pensavo alla famiglia, alla bambina, agli amici veri che hanno sofferto con me e mi sono sempre vicini: sono venuti a trovarmi Perinetti, Ausilio e Baccin, poi giocatori come Torregrossa e Inglese».

Da marzo 2025 è iniziata la sua rinascita, con una nuova prospettiva. «Ora vedo la vita diversamente, mi arrabbio sempre ma capisco che i problemi sono altri. Ho capito cosa vuol dire soffrire e se posso aiutare qualcuno lo faccio». L’opportunità offertagli dal presidente della Salernitana, Danilo Iervolino, è stata la spinta finale. «Il presidente mi ha dato la carica definitiva. Lui ne ha tanta! E me l’ha trasmessa. Il lavoro è la medicina migliore». In un solo mercato ha mosso una cinquantina di giocatori, pronto per la sfida della Serie C. «Il girone è tosto… Spero di trasmettere la mia carica alla squadra. Essere qui mi ha dato forza e ora affronto questo impegno con l’entusiasmo di prima. Anzi più di prima, come se fossi resuscitato».

Svezia, 125 milioni di sterline in panchina: Isak non vede il campo con la Slovenia

Svezia, 125 milioni di sterline in panchina: Isak non vede il campo con la Slovenia. L’attaccante del Liverpool lasciato fuori da Tomasson

I Reds hanno posto fine a un’amara telenovela di calciomercato estivo completando l’acquisto di Isak per 125 milioni di sterline nell’ultimo giorno di mercato. È stato l’acquisto di punta di un’estate estremamente impegnativa per il Liverpool, che ha speso 450 milioni di sterline per nuovi giocatori.

La scorsa stagione Isak ha segnato 27 gol in tutte le competizioni per il Newcastle, arrivando secondo dietro a Mohamed Salah nella corsa alla Scarpa d’Oro della Premier League. E sebbene alla fine abbia ottenuto il trasferimento dei sogni al Liverpool, i suoi metodi hanno avuto un costo. Il 25enne ha rotto con il Newcastle, rifiutandosi di giocare per loro fino a quando non avessero esaudito il suo desiderio di andarsene. È stato costretto ad allenarsi da solo e non ha partecipato al tour pre-campionato dei Magpies, rimanendo così molto a corto di condizione fisica.

Isak è stato convocato per le qualificazioni ai Mondiali della Svezia durante la sosta per le nazionali, ma è rimasto in panchina per tutta la partita nel pareggio per 2-2 contro la Slovenia di venerdì sera. Il CT Tomasson ha schierato dall’inizio la stella dell’Arsenal Viktor Gyokeres al fianco del nuovo acquisto del Newcastle da 55 milioni di sterline, Anthony Elanga, e ha spiegato in seguito che Isak non è mai stato un’opzione.

«Avremmo voluto schierarlo, tutti lo avrebbero voluto», ha spiegato il CT della Sezia. «Ma dato che ha fatto solo tre sessioni di allenamento, nessun pre-campionato e ovviamente non ha minuti di gioco nelle gambe, il rischio di utilizzarlo oggi era troppo grande».

Matri: «Conte mi fece svenire, attendo ancora delle spiegazioni da Allegri»

Matri: «Conte mi fece svenire, attendo ancora delle spiegazioni da Allegri». Le dichiarazioni dell’ex attaccante di Juventus e Milan

Alessandro Matri apre il libro dei ricordi in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, svelando aneddoti e retroscena inediti sulla sua carriera, dai metodi estremi di Antonio Conte alla delusione per una finale di Champions League vissuta in tribuna.

L’ex attaccante di Juventus e Milan parte dal racconto della fatica disumana provata sotto la guida di Conte, un’esperienza che lo ha segnato fisicamente ed emotivamente. Il tecnico salentino, noto per la sua intensità, portò il gruppo al limite durante una tournée estiva. «In bianconero con Antonio Conte svenni in allenamento. Mai vissuto un’esperienza così: tournée Usa, 100% di umidità, 40 gradi e noi ancora col jet lag. Conte ci mandò subito in campo, un po’ ho retto ma avevo i battiti sopra i 200 e mi fermai con i brividi. Antonio mi prese in giro: “Mi avevano detto che avevi gli attributi…”. Col tempo mi sono abituato: Vidal e Marchisio reggevano meglio di tutti, io e Toni chiudevamo il gruppo. Come metodi anche Gasperini era tosto, ma prima e dopo Philadelphia non sono mai svenuto».

Non solo fatica, ma anche momenti divertenti con compagni di squadra unici come Vidal e Pirlo, capaci di unire un talento straordinario a personalità fuori dal comune. «Vidal è un bel personaggio, si era integrato alla grande e in campo aveva le Duracell: a Miami dopo una serata “allegra” Conte voleva farci del male, ma con lui non ci riuscì: andava a mille anche senza aver chiuso occhio. Pirlo invece, con cui ho diviso la stanza a Torino, era il re degli scherzi: mi prendeva in giro perché ero ipocondriaco, appena mi lamentavo chiamava il dottore. Ora non lo sono più: mi ha aiutato andare dallo psicologo».

Infine, il rapporto complesso con Massimiliano Allegri, tra incomprensioni e una grande delusione, quella legata alla finale di Champions League del 2015. «Allegri mi ha fatto ridere tanto, ma anche altro… A Cagliari il primo anno giocavo sempre 20 minuti. A Lecce mi fece entrare con Lazzari nel finale quando eravamo già sotto per 2-0 e nel post partita se la prese con noi due per la sconfitta. Chiesi lumi a Landucci, il suo vice, che mi rispose “Fa così perché vi vuole bene”. Alla Juventus ci rimasi male quando mi mandò in tribuna in finale di Champions League: avevo appena segnato in finale di Coppa Italia, pensavo di andare almeno in panchina. Invece io e Pepe restammo fuori e ci consolammo bevendo e mangiando. Un giorno forse Max mi spiegherà».

Suarez, che stangata! 6 giornate di squalifica in League Cup. La ricostruzione

Suarez, che stangata! 6 giornate di squalifica in League Cup. La ricostruzione di quanto fatto dall’attaccante dell’Inter Miami

Mano pesante della giustizia sportiva dopo la rissa scoppiata al termine della finale di Leagues Cup, vinta per 3-0 dai Seattle Sounders contro l’Inter Miami. Le attese per delle sanzioni esemplari sono state confermate, con una maxi squalifica inflitta all’attaccante uruguaiano Luis Suárez, protagonista in negativo di un finale di partita incandescente.

Il nervosismo e la frustrazione per la sconfitta sono sfociati in un parapiglia al fischio finale che ha coinvolto diverse stelle dell’Inter Miami. La sanzione più severa è andata a Luis Suárez, fermato per ben sei giornate per aver sputato a un membro dello staff dei Seattle Sounders. Un gesto grave che non è sfuggito agli organi disciplinari. Sanzionato anche il suo ex compagno al Barcellona, Sergio Busquets, a cui sono state inflitte due giornate di stop per aver sferrato un pugno al centrocampista avversario Obed Vargas.

Come specificato dal comunicato ufficiale della competizione, le squalifiche non avranno impatto sulla MLS, ma dovranno essere scontate nella prossima edizione del torneo. Il comunicato della Leagues Cup: “In conformità con il Regolamento della Leagues Cup, tutti e quattro i soggetti sanzionati riceveranno anche multe per la loro condotta. Tutte le sospensioni dovranno essere scontate nella successiva edizione o nelle successive edizioni della Leagues Cup fino al loro completamento”.

Consapevole della gravità del suo gesto, Luis Suárez ha affidato a Instagram le sue scuse pubbliche, mostrando pentimento per l’accaduto.

“Innanzitutto, voglio congratularmi con i Seattle Sounders per il loro trionfo in Coppa di Lega. Ma soprattutto, voglio scusarmi per il mio comportamento al termine della partita. È stato un momento di grande tensione e frustrazione, in cui subito dopo la fine della partita sono successe cose che non sarebbero dovute accadere, ma questo non giustifica la mia reazione. Ho commesso un errore e mi scuso sinceramente. Non è l’immagine che voglio dare di fronte alla mia famiglia, che soffre a causa dei miei errori, e di fronte al mio club, che non merita di essere colpito da una cosa del genere”. Parole che tentano di chiudere una pagina decisamente negativa per l’attaccante e per l’immagine del suo club.

Italia-Estonia: entusiasmo in TV per la prima di Gattuso. Share impressionante

Italia Estonia: entusiasmo in TV per la prima di Gattuso. Share impressionante in occasione dell’esordio in panchina del neo ct

Un debutto che lascia il segno, non solo sul campo ma anche nei palinsesti televisivi. La prima Italia di Gennaro Gattuso stravince la serata degli ascolti: il match di giovedì sera contro l’Estonia, trasmesso in diretta su Rai 1, ha incollato davanti allo schermo quasi sei milioni di telespettatori, confermando l’enorme attesa e curiosità che circondano il nuovo corso azzurro.

I dati parlano chiaro: sono stati esattamente 5.843.000 i tifosi che hanno seguito la convincente vittoria della Nazionale, per uno share impressionante del 33.9%. Questi numeri hanno permesso alla partita di diventare il programma più seguito in assoluto nella prima serata di ieri, un segnale inequivocabile del rinnovato entusiasmo del pubblico italiano. L’ “effetto Gattuso”, caratterizzato da grinta e passione, sembra aver immediatamente riacceso l’amore per la maglia azzurra.

A questo straordinario successo televisivo si aggiunge la splendida cornice di pubblico dello Stadio di Bergamo, dove oltre 22.000 spettatori hanno sostenuto dal vivo gli Azzurri, creando un’atmosfera vibrante per la prima del nuovo commissario tecnico.

L’attenzione è ora già proiettata al prossimo impegno. L’Italia tornerà in campo per la seconda sfida del suo nuovo ciclo lunedì 8 settembre. Gli Azzurri affronteranno Israele al Nagyerdei Stadion di Debrecen, in Ungheria. L’appuntamento per tutti i tifosi è fissato per le ore 20.45, sempre in diretta e in esclusiva su Rai 1, per continuare a sostenere una Nazionale che ha iniziato il suo nuovo cammino con il piede giusto, conquistando da subito il cuore di milioni di italiani.

Dembélé, infortunio con la Francia: PSG furibondo. Cosa è successo

Dembélé, infortunio con la Francia: PSG furibondo. Cosa è successo e perché il club parigino non ha preso bene lo stop del suo attaccante

La vittoria della Francia per 2-0 contro l’Ucraina, in un match valido per le qualificazioni ai Mondiali 2026, è stata macchiata dall’infortunio di Ousmane Dembélé, che ha scatenato l’ira del Paris Saint-Germain. L’attaccante, già reduce da un affaticamento alla coscia sinistra, è stato costretto a lasciare il campo dopo appena mezz’ora dal suo ingresso a causa di un nuovo problema, questa volta alla coscia destra. Una ricaduta che il club parigino voleva assolutamente evitare.

La gestione del giocatore da parte del ct Didier Deschamps è finita sotto accusa, ma il tecnico ha difeso fermamente la sua scelta nel post-partita, sottolineando lo stato di forma apparentemente buono del giocatore. «Dal punto di vista medico, non c’è stato alcun problema. Era in forma? Sì, altrimenti non lo avrei fatto entrare. Era in buona forma».

Tuttavia, secondo quanto riportato da RMC Sport, queste parole non hanno placato la rabbia del PSG. Il club della capitale si sente ignorato, poiché aveva esplicitamente chiesto allo staff medico francese di non rischiare Dembélé. A Parigi si ritiene che la nazionale abbia trascurato queste raccomandazioni, convocandolo e schierandolo subito senza attendere il match di martedì contro l’Islanda.

Nonostante la frustrazione del club, le norme internazionali sono dalla parte della federazione francese. Il regolamento FIFA, infatti, parla chiaro e stabilisce la priorità della convocazione in nazionale rispetto agli accordi con i club.

La FIFA stabilisce nel suo regolamento: «Un club che ha tesserato un giocatore deve metterlo a disposizione della federazione del paese per il quale il giocatore è qualificato, in base alla sua nazionalità, se viene convocato dalla federazione in questione. Qualsiasi accordo contrario tra un giocatore e un club è vietato… Un giocatore che non può ottemperare a una convocazione… a causa di infortunio o malattia, deve, su richiesta di tale federazione, sottoporsi a una visita medica da parte di un medico da essa scelto». Si apre così un nuovo capitolo del classico scontro tra club e nazionali.

Borghi: «L’attacco della Juventus è il più forte in Italia. Openda grande chiamata»

Borghi: «L’attacco della Juventus è il più forte in Italia. Openda grande chiamata». Le parole del noto giornalista

Il mercato estivo ha trasformato il volto della Juventus, costruendo un reparto offensivo che, secondo gli addetti ai lavori, non ha eguali in Serie A. L’analisi di un noto commentatore sportivo descrive con precisione la nuova potenza di fuoco a disposizione di Igor Tudor, sottolineando come la strategia del club abbia portato a un potenziamento qualitativo e quantitativo eccezionale, anche senza arrivare a Kolo Muani.

Così Stefano Borghi nell’ultima puntata di L’ascia raddoppia su Cronache di Spogliatoio: «Non hanno preso Kolo Muani, ne hanno presi due. Openda, volendo, ti fa il 9 se ne ha bisogno o la mezza punta a sinistra. È un giocatore veloce, prolifico, che ti incendia la profondità. È un giocatore associativo, una grande chiamata. Zhegrova è un miglioramento, gioca dall’altra parte ed è un sublimatole creativo. Lui entra e ha la palla vellutata o il tiro da lontano. È un giocatore di forte personalità. Per me la Juve ha completato un reparto offensivo che è il più forte di tutto il panorama italiano. Se fai il rapporto quantità/qualità… David o Vlahovic, Openda o Yildiz, Conceicao o Zhegrova. È un attivo davvero di livello internazionale».

Questa valutazione mette in luce la polivalenza e la completezza del nuovo tridente bianconero e delle sue alternative. Con l’arrivo di giocatori del calibro di Loïs Openda ed Edon Zhegrova, la Juventus non solo ha aumentato il proprio potenziale realizzativo, ma ha anche aggiunto imprevedibilità e talento puro. L’abilità di Openda di attaccare la profondità si sposa perfettamente con la creatività di Zhegrova, capace di inventare la giocata decisiva o di concludere dalla distanza.

La profondità della rosa è impressionante: la coppia di centravanti formata da Jonathan David e Dušan Vlahović garantisce gol e fisicità, mentre le alternative come Kenan Yildiz e Francisco Conceição offrono gioventù ed esuberanza. Con queste premesse, la Juventus lancia un chiaro segnale al campionato: l’obiettivo non è solo tornare a vincere in Italia, ma competere ai massimi livelli anche in Europa, forti di un attacco che ora può essere legittimamente considerato di livello internazionale.

Allenamento Lecce, come sta Camarda? Ecco la situazione attuale

Allenamento Lecce: test con la Primavera e primo allenamento nel nuovo centro sportivo

Questa mattina il Lecce ha svolto una sessione di allenamento Lecce molto importante presso lo stadio Via del Mare, con un allenamento congiunto contro la formazione Primavera 1 guidata da mister Schipa. La partita è stata strutturata in tre tempi da 25 minuti ciascuno, permettendo alla prima squadra di mettere minuti nelle gambe e testare schemi e condizioni atletiche.

Durante questa sessione di allenamento Lecce sono risultati assenti diversi giocatori chiave: Jean, Marchwiński, oltre agli otto calciatori impegnati con le rispettive Nazionali, tra cui Banda, Berisha, Coulibaly, Gaspar, Helgason, Pérez, Štulić e Tiago Gabriel. L’assenza di questi elementi si è fatta sentire, ma ha rappresentato anche un’opportunità per altri componenti della rosa di mettersi in mostra e guadagnare fiducia in vista delle prossime sfide.

Camarda, Kaba e Ramadani hanno continuato il loro percorso di lavoro personalizzato per recuperare da infortuni o migliorare la condizione fisica, evidenziando l’attenzione dello staff tecnico verso il benessere e la salute di tutti i giocatori.

Il prossimo appuntamento di allenamento Lecce è fissato per martedì pomeriggio e sarà un evento storico per la società giallorossa. Infatti, proprio quel giorno si terrà il primo allenamento a porte chiuse nel nuovissimo Centro Sportivo di Martignano, un’infrastruttura all’avanguardia che rappresenta un importante passo in avanti per il club salentino. Questo nuovo centro sarà fondamentale per la crescita tecnica e atletica dei calciatori e per migliorare l’organizzazione e la gestione quotidiana della squadra.

L’attenzione al dettaglio e il miglioramento delle strutture sono elementi chiave del progetto tecnico del Lecce, che punta a consolidarsi nel massimo campionato e a raggiungere risultati ambiziosi. Il ritorno agli allenamenti dopo la sosta e il lavoro nel nuovo centro sportivo rappresentano un momento di rilancio per tutto l’ambiente giallorosso.

La squadra si prepara così al prossimo impegno di Serie A, che vedrà il Lecce affrontare l’Atalanta domenica 14 settembre, un test importante per valutare la crescita e la competitività della formazione di mister Baroni. L’obiettivo è arrivare a questa sfida nella migliore condizione possibile, sfruttando ogni sessione di allenamento Lecce per affinare schemi e tattiche.

Como, vittoria in amichevole per gli uomini di Fabregas. Quella squadra è stata battuta 2-1


Como in forma: vittoria per 2-1 nell’amichevole contro il Mantova durante la sosta

Nel fine settimana di sosta per gli impegni delle Nazionali, il Como ha approfittato della pausa in Serie A per mantenere alta l’intensità e la concentrazione. La squadra allenata da Cesc Fàbregas ha disputato un’amichevole interna contro il Mantova allo stadio Sinigaglia, imponendosi per 2-1 al termine di una gara ben giocata e utile per testare schemi e condizione atletica.

Il Como ha mostrato buone trame di gioco e una condizione in crescita, nonostante l’assenza di alcuni titolari impegnati con le rispettive selezioni. A segno per i lariani Khun al 22° minuto e Caqueret al 47°, mentre per il Mantova la rete della bandiera è arrivata al 77° con Mancuso, subentrato nel secondo tempo.

Una prova convincente per il Como

Il test contro il Mantova, squadra attualmente in Serie C e allenata da Davide Possanzini, ha dato risposte importanti allo staff tecnico del Como, in particolare su quei giocatori che finora hanno trovato meno spazio in campionato. In evidenza Khun, autore del primo gol e sempre attivo sulla fascia, così come Caqueret, centrocampista dalle geometrie interessanti che ha chiuso una bella azione collettiva siglando il 2-0.

Anche il giovane portiere Cavlina ha offerto sicurezza, mentre tra i subentrati si sono distinti Le Borgne e Bonsignori, mostrando di poter rappresentare valide alternative. Il tecnico Fàbregas ha così potuto ruotare l’intera rosa, dando minutaggio prezioso a chi aveva bisogno di ritmo partita.

Il tabellino della partita

Como – Mantova 2-1
Reti: Khun 22’, Caqueret 47’, Mancuso 77’

Como (primo tempo): Cavlina; Sala, Kempf, D. Carlos, Goldaniga; S. Roberto, Da Cunha, Khun, Caqueret, Addai; Cerri
Subentrati: Bulgheroni, Le Borgne, Mazzara, Bonsignori
Allenatore: Fàbregas

Mantova: Andrenacci; Mullen, Castellini, Pittino, Maggioni; Paoletti, Majer, Fiori; Marras, Falletti, Mensah
Subentrati: Fedel, Wieser, Ruocco, Mancuso, Bragantini, Bonfanti
Allenatore: Possanzini

Arbitro: Turrini (assistenti Biffi e Luciani)

Prossimo appuntamento

Dopo questa buona prova, il Como tornerà al lavoro per preparare il prossimo impegno ufficiale di Serie A. La squadra lombarda vuole proseguire il suo percorso di crescita e consolidare una posizione di rilievo nel massimo campionato.

Calciomercato Milan, Adli verso l’addio. Arriva l’offerta di quella squadra estera


Calciomercato Milan: Adli verso l’addio, l’Al-Shabab accelera. La situazione attuale

Il calciomercato Milan entra nel vivo anche sul fronte delle uscite, e uno dei nomi destinati a lasciare il club è quello di Yacine Adli. Il centrocampista francese, tornato alla base dopo il prestito alla Fiorentina, sembra ormai prossimo all’addio definitivo ai colori rossoneri.

Secondo quanto riportato da Foot Mercato, il futuro di Adli potrebbe essere in Arabia Saudita, dove l’Al-Shabab è fortemente interessato al suo profilo. Il club saudita avrebbe avviato una trattativa concreta con il Milan e sarebbe pronto a formulare un’offerta importante per assicurarsi le prestazioni del classe 2000.

Il calciomercato Milan, quindi, potrebbe registrare una nuova uscita, utile anche per fare cassa. Tuttavia, la trattativa non è ancora chiusa, e resta da sciogliere un nodo fondamentale: la volontà del giocatore. Adli, infatti, non ha ancora dato il proprio via libera al trasferimento in Medio Oriente, e sta valutando attentamente tutte le opzioni sul tavolo.

Oltre all’Al-Shabab, infatti, ci sono anche altri club interessati. In particolare, alcune società in Turchia e Grecia hanno manifestato il proprio interesse, pronte a inserirsi nella corsa qualora la trattativa con l’Arabia dovesse complicarsi. Almeno un club per ciascun campionato ha avviato contatti preliminari con l’entourage del calciatore.

Il contratto di Adli con il Milan è in scadenza a giugno 2026, ma la dirigenza rossonera è comunque intenzionata a concretizzare la cessione già in questa sessione di mercato. L’obiettivo è chiaro: evitare di arrivare a una situazione in cui il giocatore possa partire a parametro zero o svalutarsi ulteriormente, considerando che nelle ultime stagioni non ha mai trovato una collocazione stabile nel progetto tecnico rossonero.

In un calciomercato Milan che punta a rinnovare il centrocampo con profili più funzionali al gioco di Paulo Fonseca, l’uscita di Adli potrebbe aprire nuovi spazi, sia tecnici che economici, per ulteriori operazioni in entrata. La situazione è in evoluzione, ma l’addio sembra ormai soltanto questione di tempo.

Pioli sulla Fiorentina: «A Firenze voglio costruire qualcosa di veramente grande. Ecco come»


Pioli riparte dalla Fiorentina: «A Firenze per costruire, non vivo di passato»

Dopo l’esperienza al Milan, Stefano Pioli ha scelto di ripartire dalla Fiorentina, una squadra ambiziosa e una piazza che ha sempre fame di calcio. In un’intervista rilasciata a DAZN durante la pausa per le Nazionali, il tecnico emiliano ha raccontato le sue motivazioni e la voglia di scrivere un nuovo capitolo importante della sua carriera.

«Tornare in Italia era nei miei piani, e quando è arrivata la chiamata della Fiorentina non ci ho pensato due volte. Il club mi ha cercato nel momento giusto, e ho sentito subito che era il posto adatto per ricominciare».

Pioli è consapevole delle aspettative che il suo nome porta con sé, ma non si lascia influenzare. Con equilibrio e realismo, ha spiegato che la costruzione di una squadra richiede tempo, pazienza e un lavoro quotidiano profondo.

«Capisco che il mio arrivo possa far pensare a un salto di qualità immediato, ma nel calcio le cose non si costruiscono in poche settimane. Serve lavoro, continuità e una base solida da cui partire. Mi auguro che in questi anni si possano raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi».

Il mercato della Fiorentina ha portato conferme e volti nuovi. Il tecnico si è detto soddisfatto della rosa a sua disposizione.

«Sono contento che sia rimasto Kean e che sia arrivato Dzeko. La società ha fatto uno sforzo per trattenere giocatori come Gudmundsson, Fagioli e Gosens: questo vuol dire che si vuole davvero costruire qualcosa di serio».

Sul piano tattico, Pioli ha anticipato alcune idee per la nuova Fiorentina:

«Con questa rosa sarà più naturale impostare una difesa a tre. Ma ciò che conta sono i principi di gioco, non solo i moduli».

Il 19 ottobre sarà una data particolare: Milan-Fiorentina, il ritorno di Pioli a San Siro.

«Non ho segnato quella data sul calendario, ma sarà sicuramente emozionante. A Milano ho vissuto emozioni enormi, sarà speciale tornare lì da avversario».

Infine, un pensiero sullo scudetto vinto con il Milan:

«Non credo che vincere lo scudetto mi abbia cambiato. Semmai ha cambiato la percezione degli altri. Io continuo a lavorare con la stessa passione: voglio dimostrare anche alla Fiorentina di essere all’altezza delle aspettative».

Calciomercato Juve, Borghi sicuro: «I bianconeri sono il più forte attacco d’Europa. Ecco perché»


Calciomercato Juve, Borghi: «Con Openda e Zhegrova attacco tra i migliori d’Europa»

Il Calciomercato Juve per la stagione 2025/2026 sta attirando grande attenzione, soprattutto dopo gli acquisti di Loïs Openda e Edon Zhegrova, due profili che promettono di elevare il livello del reparto offensivo bianconero. A parlarne è stato il giornalista sportivo Stefano Borghi, intervenuto ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, dove ha analizzato le scelte della dirigenza juventina e il lavoro del direttore generale Damien Comolli.

«La Juventus non ha preso Kolo Muani, ma ha puntato su due giocatori simili. Openda è estremamente duttile, può giocare da centravanti o esterno sinistro, è veloce, segna tanto e ha ottime qualità nel gioco senza palla. Un colpo importante. Zhegrova, invece, completa perfettamente il reparto: è creativo, pericoloso da fuori area e ha una grande personalità. Due innesti ideali per alzare il livello offensivo».

Secondo Borghi, il Calciomercato Juve ha portato in rosa giovani talenti pronti a dare un impatto immediato, migliorando anche il potenziale internazionale del club. Con opzioni come Vlahovic o David, Yildiz o Openda, Conceiçao o Zhegrova, l’attacco bianconero appare uno dei più completi non solo in Serie A, ma anche in ambito europeo.

«A livello offensivo – ha aggiunto – credo che questa Juventus sia oggi la squadra più attrezzata in Italia. Il lavoro di Comolli è stato strategico, ha combinato qualità tecnica, prospettiva e sostenibilità».

Tuttavia, Borghi ha anche sottolineato una criticità rimasta irrisolta: la gestione del caso Vlahovic. Nonostante i due gol realizzati di recente, il nodo del suo ingaggio elevato e del contratto in scadenza rappresenta ancora un ostacolo per il club.

«Non sono critico, ma obiettivo: sarebbe stato più coerente cedere Vlahovic per alleggerire il monte ingaggi. La sua permanenza è ancora un’incognita, salvo sorprese».

Nel complesso, il Calciomercato Juve si conferma dinamico e mirato. Il club ha puntato su un mix tra esperienza e giovani di qualità, mantenendo alta la competitività senza compromettere la solidità economica. La strategia di Comolli e la visione del tecnico Igor Tudor sembrano allineate: creare un attacco moderno, esplosivo e pronto per ogni competizione.

Calciomercato Napoli, ancora da scrivere il futuro di Politano. Ecco le parole dell’agente


Calciomercato Napoli, Giuffredi: “Rinnovo Politano vicino, vuole chiudere la carriera in azzurro”

Il Calciomercato Napoli si muove anche sul fronte delle conferme, con particolare attenzione ai giocatori che hanno rappresentato una colonna portante negli ultimi anni. Mario Giuffredi, procuratore di Matteo Politano e Giovanni Di Lorenzo, è intervenuto a Radio Kiss Kiss Napoli per fare il punto sulla situazione contrattuale dei suoi assistiti, svelando importanti novità in vista del futuro.

Giuffredi ha commentato positivamente l’esordio della Nazionale italiana sotto la guida di Gattuso, sottolineando l’importanza della prestazione e la presenza in campo di ben tre suoi assistiti tra gli undici titolari: “Politano, Di Lorenzo e Zaccagni hanno fatto un’ottima gara. Per me è stata una serata speciale, impreziosita anche dall’esordio di Pio Esposito”.

Tornando al tema caldo del Calciomercato Napoli, Giuffredi ha parlato a lungo di Politano, esterno destro d’attacco sempre più centrale nel progetto di Antonio Conte: “Matteo è diventato una pedina fondamentale per il Napoli. Con Conte ha trovato piena fiducia, e il suo spirito di sacrificio è stato premiato. All’Inter non aveva lo spazio che meritava, ma qui a Napoli ha dimostrato il suo valore”.

Il procuratore ha poi annunciato che è in corso una trattativa per il rinnovo del contratto di Politano, con l’obiettivo di prolungare l’accordo fino al 2028. “Stiamo lavorando da tempo al rinnovo. Matteo vorrebbe chiudere la carriera qui, perché ama questa maglia. A 32 anni è nel pieno della sua carriera, e con una vita privata equilibrata può tranquillamente giocare ad alti livelli fino a 37 o 38 anni, come dimostrano esempi come Acerbi, Darmian e Ronaldo”.

Sul fronte Di Lorenzo, altro nome spesso accostato a voci di mercato, Giuffredi ha chiarito che non ci sono piani di addio: “Anche Giovanni vuole restare a lungo al Napoli. Entrambi sono legati alla società, si sentono parte integrante di questo progetto e vogliono continuare a vincere in azzurro”.

In un Calciomercato Napoli spesso dominato da rumors su nuovi arrivi o possibili cessioni, le parole di Giuffredi riportano l’attenzione sul valore della continuità. La permanenza di giocatori simbolo come Politano e Di Lorenzo rappresenta una base solida su cui Conte può costruire un Napoli competitivo anche per le prossime stagioni.

Addio Inzaghi, spunta un clamoroso retroscena sui suoi ultimi giorni all’Inter. Il punto


Addio Inzaghi, Lautaro Martínez racconta la fine di un ciclo all’Inter. La situazione

L’addio di Inzaghi ha segnato la fine di un capitolo importante nella recente storia dell’Inter. Dopo anni di successi, finali europee e trofei, il tecnico piacentino ha salutato il club nerazzurro per accettare la sfida dell’Al-Hilal. Una separazione che, secondo il capitano Lautaro Martínez, è stata gestita con equilibrio e grande senso di responsabilità, senza compromettere l’unità del gruppo.

In un’intervista a France Football, Lautaro ha parlato apertamente dell’addio di Inzaghi, sottolineando come lo spogliatoio non sia mai stato influenzato dalle voci di mercato. «Il mister non ci aveva mai comunicato nulla – ha dichiarato – noi eravamo concentrati sui nostri obiettivi. Ha sempre dimostrato professionalità. Ci sentivamo molto a nostro agio con lui. Era la nostra testa pensante».

Il numero 10 nerazzurro ha voluto precisare che l’addio del tecnico non ha avuto impatto sulle prestazioni della squadra, neanche nella fase cruciale della stagione, come la finale di Champions League persa contro il PSG. Lautaro ha ribadito che Inzaghi ha saputo mantenere un atteggiamento limpido fino all’ultimo, proteggendo il gruppo da pressioni esterne e rumors destabilizzanti.

Il rapporto tra Inzaghi e l’Inter, almeno a livello umano e professionale, si è chiuso nel migliore dei modi. Il passaggio all’Al-Hilal è stato ufficializzato prima del Mondiale per Club, ma questo non ha impedito al tecnico di portare avanti il suo lavoro con impegno e serietà fino all’ultima partita. Lautaro ha ricordato quanto fosse forte la coesione all’interno dello spogliatoio, anche in un momento così delicato.

Con l’addio di Inzaghi, l’Inter apre ora una nuova fase, affidandosi alla leadership tecnica di un nuovo allenatore e alla guida carismatica di Lautaro Martínez, simbolo della continuità. Il centravanti argentino si è assunto la responsabilità di traghettare la squadra in una stagione piena di impegni, tra Serie A, Coppe nazionali e Champions League.

L’eredità lasciata da Inzaghi resta importante: un gruppo maturo, abituato a lottare per grandi traguardi, e una mentalità vincente. Il suo addio segna la fine di un’epoca, ma anche l’inizio di una nuova sfida per un’Inter sempre più ambiziosa.

Adani elogia la Cremonese: «Storia meravigliosa. Ecco perché è tutto nel segno di Vialli»


Cremonese, Adani elogia la squadra: “Vialli avrebbe sorriso per quella rovesciata”

Daniele Adani ha voluto celebrare il momento straordinario della Cremonese, tornata protagonista in Serie A con prestazioni convincenti e un’identità chiara. Intervenuto a “Viva El Futbol”, l’ex difensore e attuale opinionista ha lodato la squadra grigiorossa, ricordando anche uno dei suoi simboli più amati: Gianluca Vialli.

«C’è stata un po’ di letteratura attorno al gol in rovesciata di Bonazzoli – ha dichiarato Adani – Un gesto tecnico magnifico, che ha fatto emozionare tutti, specialmente pensando a un grande cremonese come Vialli. Era un maestro di queste sforbiciate, con quel corpo bilanciato, potente e armonioso. Gli venivano naturali». Un riferimento non solo tecnico, ma anche emotivo, che lega il passato glorioso della Cremonese al suo presente ricco di ambizione.

Adani non si è limitato a commentare il singolo gesto tecnico, ma ha voluto sottolineare anche la solidità del progetto. «Ho visto una grande Cremonese contro un Milan disastroso. Una squadra compatta, aggressiva, determinata. Non è stata solo una prestazione isolata: si è ripetuta anche contro il Sassuolo, dove è riuscita a reagire dopo essere stata rimontata».

Il momento dei grigiorossi è infatti sotto gli occhi di tutti: una squadra in fiducia, che non solo sta conquistando punti pesanti, ma che ha anche trovato un equilibrio tattico capace di mettere in difficoltà avversari blasonati. Secondo Adani, il merito è anche di una società che ha saputo costruire un progetto solido, valorizzando giovani, talenti e inserendo con intelligenza profili esperti.

A rendere il tutto ancora più entusiasmante è l’annuncio imminente dell’arrivo di Jamie Vardy, storico attaccante del Leicester e protagonista della favola in Premier League. «Adesso arriva Vardy – ha aggiunto Adani – questo è un bentornato in Serie A con il primato in classifica meritato». Un colpo a sorpresa che potrebbe alzare ulteriormente l’asticella della Cremonese, sia in termini di ambizione che di visibilità internazionale.

Il ritorno in Serie A della Cremonese non è dunque un semplice passaggio: è un progetto che prende forma, che entusiasma i tifosi e che conquista anche osservatori attenti come Lele Adani. E con Vardy in arrivo, il meglio potrebbe ancora dover venire.

Zaniolo e quella rinascita che l’Udinese può garantirgli (se sarà all’altezza della situazione)


Udinese e Zaniolo, una sfida per rinascere: l’occasione giusta al momento giusto

Il nuovo numero 10 dell’Udinese, Nicolò Zaniolo, è pronto a giocarsi una delle ultime grandi occasioni della sua carriera. Considerato fino a pochi anni fa uno dei talenti più puri del calcio italiano, insieme a Federico Chiesa, il fantasista ha vissuto una parabola complessa, segnata da due gravi infortuni al ginocchio e da alcune scelte discutibili fuori dal campo. Ora, però, a 26 anni, è arrivato a Udine, forse la piazza ideale per rilanciarsi senza pressioni e con la giusta attenzione.

Zaniolo sa bene che questa avventura all’Udinese potrebbe rappresentare la svolta. Lo ha detto chiaramente nelle sue prime dichiarazioni da giocatore bianconero: «Tutto passa dal rendimento in campo». Senza alibi, con la testa solo sul pallone, Zaniolo ha la possibilità di ripartire da una società che, nel tempo, ha saputo valorizzare tanti giocatori caduti nel dimenticatoio. I casi di Causio, Amoroso e soprattutto De Paul insegnano.

I problemi fisici hanno segnato pesantemente la carriera di Zaniolo. Il primo infortunio al ginocchio è arrivato nel gennaio 2020 durante un Roma-Juventus. Tornato dopo sei mesi, un nuovo crac con la Nazionale ha interrotto di nuovo il suo cammino. Nonostante tutto, è riuscito a vivere momenti importanti, come la vittoria della Conference League con la Roma e l’esperienza europea, culminata con la rete decisiva a Tirana.

Dopo Roma, il passaggio al Galatasaray, le esperienze altalenanti in Premier con l’Aston Villa e in Serie A con Atalanta e Fiorentina non hanno lasciato il segno. Ora, la Udinese gli offre una nuova opportunità. Gattuso, che lo ha voluto fortemente, crede nel suo potenziale e spera di riportarlo ai livelli che avevano impressionato il calcio italiano e non solo.

Anche la Nazionale è un obiettivo concreto. Con 19 presenze e 2 reti in azzurro, Zaniolo non ha mai nascosto il desiderio di tornare protagonista. Ma la concorrenza è alta: Politano, Zaccagni, Maldini. Per spuntarla, dovrà dimostrare di meritare spazio con prestazioni convincenti. Il gol segnato alla Udinese nel 2019 da avversario ora è un lontano ricordo: servono nuove reti, nuove certezze e una nuova versione di sé.

E forse, proprio Udine può essere il luogo giusto per ritrovare sé stesso e rilanciare una carriera che merita un capitolo diverso.

Genoa, chiavi dell’attacco a Ruslan Malinovskyi. Spunta fuori un grande piano rossoblu


Genoa, esperimenti in amichevole: Malinovskyi al centro del gioco offensivo

Il Genoa continua a lavorare sul campo, anche durante la sosta per le nazionali, alla ricerca di nuove soluzioni tattiche in vista della ripresa del campionato. Nell’amichevole disputata ieri contro il Nizza, il tecnico Patrick Vieira ha colto l’occasione per sperimentare una diversa disposizione offensiva, cercando di ottenere maggior equilibrio tra solidità e creatività.

Una delle principali novità ha riguardato la posizione di Malinovskyi, protagonista dell’incontro con una prestazione brillante culminata nel gol del momentaneo pareggio. L’ucraino è stato schierato sulla trequarti in un ruolo centrale e determinante per lo sviluppo della manovra del Genoa. Con la sua visione di gioco e i suoi inserimenti, Malinovskyi ha saputo dare ritmo e qualità alla fase offensiva, confermandosi un elemento chiave nello scacchiere rossoblù.

Vieira ha scelto di avanzare la posizione degli esterni Messias e Vitinha, posizionandoli accanto a Ekuban in una sorta di 4-2-1-3, che si mimetizza nel classico 4-2-3-1. Questa configurazione potrebbe essere riproposta già nella prossima sfida di campionato contro il Como, con l’obiettivo di supportare al meglio Colombo, centravanti che ha bisogno di ricevere palloni giocabili per incidere.

Nell’ottica delle future scelte, Malinovskyi potrebbe essere confermato nel suo ruolo naturale di trequartista, con Ellertsson sulla destra e uno tra Stanciu e Venturino sulla sinistra. Le decisioni definitive verranno prese a metà della prossima settimana, quando i nazionali rientreranno a disposizione e il gruppo sarà nuovamente al completo.

Il test contro il Nizza, conclusosi con il punteggio di 3-2 per i francesi, ha comunque fornito indicazioni interessanti a Vieira, sia dal punto di vista tattico che individuale. Dopo il match, il tecnico ha concesso tre giorni di riposo alla squadra, che tornerà ad allenarsi martedì per iniziare la preparazione in vista della trasferta lombarda.

Per il Genoa, Malinovskyi si conferma un punto di riferimento tecnico e tattico: la sua capacità di legare i reparti e di essere decisivo negli ultimi 30 metri potrebbe rivelarsi fondamentale nella seconda parte della stagione, dove i dettagli faranno la differenza.


Infortuni Bologna, brutto ko per Sulemana. Ecco i tempi di recupero del centrocampista


Infortuni Bologna: tegola Sulemana, lesione al ginocchio dopo l’arrivo in extremis

Il tema degli infortuni in casa Bologna torna purtroppo protagonista, e stavolta riguarda uno degli ultimi arrivi del calciomercato estivo: Ibrahim Sulemana. Il centrocampista ghanese, classe 2002 ed ex Atalanta, è stato acquistato sul filo di lana nell’ultimo giorno di mercato per dare ulteriore profondità al centrocampo rossoblù. Tuttavia, il suo debutto dovrà attendere: Sulemana ha riportato un infortunio che lo terrà lontano dal campo per almeno un mese.

Il giovane centrocampista si è fermato durante il ritiro con la Nazionale del Ghana, poco prima della gara di qualificazione ai Mondiali contro il Ciad. I primi esami indicano una probabile lesione del legamento collaterale del ginocchio, un infortunio che potrebbe comportare uno stop tra i 30 e i 40 giorni. Un colpo duro sia per il giocatore che per il Bologna, che contava su di lui per allungare le rotazioni a centrocampo.

Sulemana farà rientro nei prossimi giorni a Bologna, dove sarà sottoposto a ulteriori controlli specialistici presso l’Isokinetic, il centro di riferimento per gli infortuni del Bologna. Saranno proprio questi nuovi accertamenti a confermare o meno la diagnosi iniziale e a definire il percorso di riabilitazione.

Se la lesione verrà confermata, i tifosi rossoblù dovranno aspettare almeno fino a metà ottobre per vedere in campo il giovane ghanese con la nuova maglia. Una notizia che non fa piacere a Thiago Motta, sempre molto attento alla condizione fisica dei suoi giocatori, soprattutto in un periodo fitto di impegni tra campionato e Coppa Italia.

Questo nuovo episodio alimenta le preoccupazioni legate agli infortuni del Bologna, che nelle ultime stagioni ha dovuto spesso fare i conti con stop muscolari o articolari in momenti chiave della stagione. L’arrivo di Sulemana doveva rappresentare una boccata d’ossigeno per il reparto di mezzo, ma l’impatto del giocatore con la realtà felsinea è stato subito frenato dalla sfortuna.

L’augurio è che si tratti solo di un problema temporaneo e che Sulemana possa tornare presto a disposizione. Intanto, il Bologna dovrà fare affidamento sulle alternative già presenti in rosa, sperando che la lista degli infortuni a Bologna non si allunghi ulteriormente nelle prossime settimane.

Infortunio Gudmundsson, come sta l’attaccante della Fiorentina? Le novità


Infortunio Gudmundsson: ansia Fiorentina, ma arrivano segnali positivi

L’infortunio di Gudmundsson durante il match tra Islanda e Azerbaigian ha immediatamente acceso l’allarme tra i tifosi della Fiorentina. L’attaccante islandese, uscito anticipatamente dal campo, ha fatto temere il peggio, soprattutto in vista dei prossimi impegni della squadra viola. A fare chiarezza, almeno in parte, è intervenuto nel post-partita il commissario tecnico dell’Islanda, Arnar Gunnlaugsson: «Speriamo in una diagnosi migliore domani. Si è storto leggermente la caviglia e nei prossimi giorni valuteremo se potrà essere disponibile per la partita contro la Francia».

L’infortunio di Gudmundsson arriva in un momento delicato per la Fiorentina, che punta molto sull’ex Genoa per la nuova stagione. Tuttavia, le prime notizie provenienti da Firenze sembrano rassicuranti. Secondo quanto riportato da Firenzeviola.it, lo staff medico del club si è prontamente messo in contatto con il giocatore, ricevendo risposte incoraggianti sul suo stato fisico. L’entità del problema, almeno al momento, non sembrerebbe grave, anche se sarà necessaria la massima cautela.

L’attaccante resta ancora tra i convocati della Nazionale islandese e, salvo peggioramenti, potrebbe essere regolarmente a disposizione per la gara in programma il 9 settembre contro la Francia a Parigi. Tuttavia, come sottolineato anche dallo stesso Gunnlaugsson, la situazione sarà monitorata quotidianamente. La prudenza resta d’obbligo, soprattutto per evitare ricadute che potrebbero compromettere l’inizio della stagione con la Fiorentina.

L’infortunio di Gudmundsson, dunque, per ora non preoccupa eccessivamente, ma resta sotto osservazione. In casa viola si spera di poter riabbracciare presto il numero 10 al 100% della forma. Il giocatore, che ha già dimostrato grande adattabilità e spirito di sacrificio, è considerato un tassello fondamentale nello scacchiere di Vincenzo Italiano, e un suo eventuale stop prolungato rappresenterebbe un problema non di poco conto.

In attesa di comunicazioni ufficiali da parte della federazione islandese o del club, i tifosi possono tirare un piccolo sospiro di sollievo: l’infortunio di Gudmundsson, almeno per ora, non sembra essere grave. Ma sarà fondamentale attendere i prossimi aggiornamenti medici per capire se potrà essere subito disponibile sia in Nazionale che in Serie A.

Lautaro Martinez: «Contro il PSG il mio dolore più profondo. Simone Inzaghi ci rivelò questa cosa prima di andare»


Lautaro Martinez: cuore, grinta e cicatrici da campione. La situazione attuale e il racconto del capitano dell’Inter

Lautaro Martinez, capitano dell’Inter e simbolo di una generazione combattiva, si è raccontato in una lunga intervista a France Football. Al centro del suo racconto c’è la delusione per la pesante sconfitta nella finale di Champions League contro il PSG (0-5), un ricordo ancora doloroso per l’attaccante argentino.

Lautaro Martinez ha spiegato quanto sia stato difficile digerire quella sconfitta: «Eravamo pronti, motivati, ma in campo non è andata come speravamo. Il PSG ha meritato, ma resta un dolore profondo. Quelle finali sono cicatrici che richiedono tempo per guarire». Nonostante ciò, il numero 10 nerazzurro non perde lo spirito da leader: «Sbagliare è umano. Ma se si sbaglia cercando di dare tutto, bisogna perdonarsi».

Non sono mancati i riferimenti agli aspetti più intimi della sua personalità. Lautaro Martinez ha rivelato di avere rituali pre-partita ben precisi, dalla sveglia alle 8:01 fino al mate mattutino. Anche in campo non rinuncia a qualche superstizione, come entrare col piede destro.

El Toro — soprannome nato ai tempi del Racing Club — è un lottatore nato. Il contatto fisico lo esalta, e le sfide, anche verbali come quella con Conte nel 2021, fanno parte del suo percorso di crescita. A proposito di crescita, Lautaro Martinez non nasconde l’ambizione di vincere il Pallone d’Oro: «Essere tra i primi 30 è già una grande soddisfazione, ma sogno di arrivare fino in fondo».

Nel 2024 è arrivato settimo nella classifica del Pallone d’Oro, non senza rammarico: «Mi aspettavo di più. Ho vinto la Coppa America, sono stato capocannoniere della Serie A, ho dato tutto. Ma rispetto ogni decisione». Persino Lionel Messi ha detto che avrebbe meritato di più. Lautaro, però, resta con i piedi per terra: «Il riconoscimento individuale è bello, ma quello collettivo viene prima».

Con 27 gol in 59 partite e un record assoluto di reti in Champions con l’Inter (21), Lautaro Martinez si conferma tra i cinque migliori attaccanti al mondo, secondo la sua stessa valutazione. E guarda avanti: con Cristian Chivu in panchina e nuove sfide all’orizzonte, El Toro è pronto a caricare ancora una volta l’Inter sulle spalle.

Juventus, parla David: «Possiamo competere in qualsiasi competizione. Giocare con Vlahovic? Spetta all’allenatore decidere ma…»

Juventus, David: «Possiamo competere in qualsiasi competizione. Giocare con Vlahovic? Spetta all’allenatore decidere ma…». Le parole

Jonathan David, attaccante classe 2000 della Juventus e punto di riferimento della nazionale canadese, è uno dei volti nuovi della stagione bianconera. Arrivato a parametro zero nell’estate 2025, dopo aver chiuso un ciclo vincente in Francia con il Lille – club con cui ha conquistato un campionato e si è affermato come uno dei bomber più prolifici della Ligue 1 – il centravanti ha già conquistato la fiducia di tifosi e staff tecnico.

Intervenuto ai microfoni di Sport Mediaset, David ha parlato delle ambizioni della Juventus per questa stagione e dell’attesissimo derby d’Italia contro l’Inter, in programma la prossima settimana.

PROSPETTIVE – «Penso che possiamo competere in qualsiasi competizione a cui partecipiamo, tentando di arrivare il più lontano possibile»

ITALIANO – «Sto imparando piano piano l’italiano, non ho ancora un insegnante, ma l’avrò presto. A ora so dire “Buongiorno” e “A domani»

GOL ALL’ESORDIO IN CAMPIONATO – «Sempre importante per un attaccante iniziare facendo gol, l’obiettivo è di vincere più partite possibili. Proverò a segnarne il più possibile, qualora dovessi arrivare a 25 ne sarei felice, se non dovessi farcela pazienza: darò il massimo»

COESISTENZA CON VLAHOVIC – «Sì, penso che sia possibile. Spetta all’allenatore decidere, ma non ci sarebbero problemi per me a giocare con lui»

INTER ALLA RIPRESA – «La sfida contro l’Inter? Partita molto importante per la stagione e per i tifosi, cercheremo di preparare la partita al meglio, poi vedremo come andrà».

Obiettivi stagionali

Oltre alla Serie A, la Juventus punta a un percorso importante in Champions League, competizione in cui Jonathan David potrà mettere in mostra le sue qualità anche a livello internazionale.

Con il derby d’Italia alle porte, l’attesa cresce e i tifosi bianconeri sperano che il nuovo numero 9 possa essere decisivo fin da subito.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE SU JUVENTUSNEWS24

Galliani verso il ritorno al Milan: accordo vicino, ma prima serve questo passo

Galliani verso il ritorno al Milan dopo anni: l’accordo adesso è vicino, ma prima serve questo passo. Le ultimissime

Come recitava Antonello Venditti, “certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Nel calcio, questo adagio sembra pronto a concretizzarsi con un clamoroso ritorno: Adriano Galliani, storico dirigente del Milan dal 1986 al 2017, sarebbe vicino a rientrare a Milanello dopo oltre sette anni di assenza.

Secondo Il Corriere dello Sport, l’accordo di massima con il proprietario rossonero Gerry Cardinale e l’attuale amministratore delegato Giorgio Furlani sarebbe già stato raggiunto. L’ostacolo principale resta la cessione del Monza, club che Galliani ha guidato in un’ascesa straordinaria dalla Serie C alla Serie A. Solo dopo il closing della trattativa per la vendita della società brianzola, il “Condor” potrà ufficialmente riabbracciare il Milan.

Un ritorno strategico per il futuro rossonero

L’eventuale rientro di Galliani si inserirebbe in un contesto di profondo rinnovamento societario. Il Milan ha già annunciato due innesti di peso: Igli Tare, ex direttore sportivo della Lazio noto per la sua abilità nello scouting internazionale, e Massimiliano Allegri, allenatore vincente con cinque scudetti alla Juventus e già tecnico rossonero dal 2010 al 2014, con cui vinse il campionato 2010/11.

La presenza di Galliani, con la sua esperienza trentennale, il fiuto per le trattative e la rete di contatti a livello globale, rappresenterebbe un valore aggiunto inestimabile. L’ipotesi più accreditata lo vedrebbe come consigliere speciale o dirigente di alto profilo, un ruolo di “tutor” per supportare i nuovi vertici nella gestione sportiva e commerciale.

Tradizione e know-how per tornare ai vertici

Il ritorno di Galliani non sarebbe solo un’operazione di mercato, ma un segnale forte: il Milan vuole puntare su competenza, tradizione e identità. L’obiettivo è chiaro: riportare il club a competere stabilmente per lo scudetto e per traguardi europei di prestigio.

L’attesa tra i tifosi è palpabile. Per molti, rivedere Galliani a Casa Milan significherebbe rivivere un’epoca di successi, quella dei grandi colpi di mercato e delle notti di Champions League. Se la cessione del Monza andrà in porto, il ritorno del “Condor” potrebbe diventare realtà già nelle prossime settimane.

Atalanta, ansia per Scamacca: Krstovic pronto a guidare l’attacco contro il Lecce

Atalanta, nerazzurri in ansia per Scamacca: Krstovic è già pronto a guidare l’attacco della Dea contro il Lecce

Tiene banco in casa Atalanta la situazione legata a Gianluca Scamacca, 25 anni, attaccante centrale dal fisico imponente e dal fiuto del gol, arrivato a Bergamo nell’estate 2023. Il bomber nerazzurro ha lasciato il ritiro della Nazionale italiana alla vigilia della sfida contro l’Estonia, disputata ieri sera e vinta 5-0 dagli uomini di Gennaro Gattuso, commissario tecnico azzurro.

Le condizioni fisiche di Scamacca restano un’incognita: le prime indicazioni non sono né allarmanti né del tutto rassicuranti. Lo staff medico della Dea lo monitorerà quotidianamente, con l’obiettivo di rimetterlo a disposizione di Ivan Juric, tecnico croato noto per il suo calcio intenso e aggressivo, nel minor tempo possibile.

Verso Atalanta-Lecce: Juric prepara il ritorno in campo

Archiviata la pausa per le nazionali, Juric dovrà concentrare gli sforzi sulla prossima sfida di campionato. Domenica alle ore 15, al Gewiss Stadium di Bergamo, arriverà il Lecce di Eusebio Di Francesco, allenatore che predilige un gioco offensivo e rapido. L’Atalanta è ancora alla ricerca della prima vittoria stagionale, dopo i pareggi contro Pisa e Parma che hanno chiuso il mese di agosto.

Krstovic, l’ex pronto a colpire

L’assenza di Scamacca potrebbe aprire le porte a Nikola Krstovic, 24 anni, attaccante montenegrino dotato di potenza fisica e senso della posizione. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, Krstovic scalpita per affrontare la sua ex squadra. In due stagioni in Salento, con la maglia giallorossa, ha realizzato 18 gol, diventando uno dei beniamini del pubblico leccese.

Questa volta, però, sarà lui a guidare l’attacco nerazzurro contro il Lecce, in un match che potrebbe rivelarsi già decisivo per dare slancio alla stagione della Dea. Juric conta sulla sua voglia di riscatto e sulla conoscenza delle dinamiche difensive avversarie per scardinare la retroguardia salentina.

Obiettivo: tre punti per svoltare

La sfida di domenica rappresenta un crocevia importante: conquistare i tre punti significherebbe non solo muovere la classifica, ma anche ritrovare fiducia e serenità in vista dei prossimi impegni. In attesa di conoscere i tempi di recupero di Scamacca, l’Atalanta si affida alla determinazione di Krstovic per centrare la prima vittoria stagionale.

Calciomercato Chelsea: nel mirino un nome per rinforzare l’attacco! Di chi si tratta

Calciomercato Chelsea: nel mirino un grande nome per rinforzare il reparto avanzato! Ecco di chi si tratta

Nonostante la sessione estiva di calciomercato si sia chiusa da poche settimane, il Chelsea guarda già al futuro. La dirigenza dei Blues, fedele alla strategia aggressiva adottata nelle ultime stagioni, sta pianificando nuovi colpi in vista della prossima finestra di trasferimenti.

Durante l’estate, il club londinese ha già investito pesantemente sul reparto offensivo, assicurandosi talenti di prospettiva e giocatori già affermati: Jamie Gittens, ala inglese classe 2004 proveniente dal Borussia Dortmund; Alejandro Garnacho, esterno argentino del 2004 in arrivo dal Manchester United; Estevão Willian, prodigio brasiliano del Palmeiras; e Joao Pedro, attaccante brasiliano classe 2001 prelevato dal Brighton durante il Mondiale per Club.

Eppure, secondo quanto riportato da Mundo Deportivo, il Chelsea non ha alcuna intenzione di fermarsi. In cima alla lista dei desideri c’è Morgan Rogers, trequartista e ala sinistra dell’Aston Villa, nato nel 2002. Giocatore duttile e dotato di grande tecnica, Rogers si è imposto come pedina fondamentale nello scacchiere di Unai Emery, allenatore spagnolo noto per la sua capacità di valorizzare giovani talenti e costruire squadre competitive.

L’Aston Villa, consapevole dell’importanza del proprio gioiello, avrebbe fissato una valutazione di circa 100 milioni di sterline per lasciarlo partire. Una cifra che testimonia il valore del calciatore e la volontà del club di non privarsene facilmente.

Rogers è approdato a Birmingham nel gennaio 2024 dal Middlesbrough e, nonostante fosse alla sua prima esperienza in Premier League, si è ambientato rapidamente. La scorsa stagione è stata per lui quella della consacrazione: 54 presenze complessive, arricchite da 14 gol e 16 assist tra campionato e coppe. Numeri che lo collocano tra i giovani più interessanti del panorama inglese e che hanno inevitabilmente attirato l’attenzione di top club come il Chelsea.

Con un reparto offensivo già ricco di talento, l’eventuale arrivo di Rogers rappresenterebbe un ulteriore salto di qualità per la squadra di Stamford Bridge, che punta a tornare stabilmente ai vertici della Premier League e a competere per la Champions League.

Gravenberch non ha dubbi: «Dumfries Pallone d’Oro? Ha fatto una grande stagione! Ecco cosa penso»

Gravenberch sicuro «Dumfries Pallone d’Oro? Ha fatto una grande stagione! Ecco cosa penso». Le sue dichiarazioni

Dopo il pareggio tra Olanda e Polonia nelle qualificazioni internazionali, Ryan Gravenberch – centrocampista classe 2002 del Liverpool e pilastro della Nazionale olandese – ha espresso parole di grande stima nei confronti del compagno Denzel Dumfries, esterno destro dell’Inter e autore del gol che aveva momentaneamente portato in vantaggio gli Oranje.

Intervistato al termine della gara, Gravenberch ha sottolineato la costanza e l’efficacia del laterale nerazzurro, soffermandosi anche sulle sue possibilità di conquistare il prestigioso Pallone d’Oro 2025: “È una nostra qualità: quando Cody Gakpo entra in area, sappiamo che Denzel è sempre sul secondo palo. Il Pallone d’Oro? Ha disputato una grande stagione, per me ha buone possibilità. Certo, ci sono altri candidati, ma io gli do ottime chance”.

Dumfries, leader silenzioso e arma tattica

Secondo Gravenberch, Dumfries non è soltanto un riferimento in fase offensiva, ma anche un elemento fondamentale per equilibrio e solidità. La sua capacità di garantire presenza costante in entrambe le fasi lo rende un punto di riferimento sia per i compagni di club che per quelli della Nazionale.

La stagione 2024/25 con l’Inter ha confermato la crescita del 28enne olandese, oggi considerato uno dei migliori interpreti del ruolo in Europa. La sua spinta sulla fascia destra, unita alla capacità di inserirsi con tempismo in area avversaria, è diventata una delle armi più pericolose della squadra di Chivu, tecnico nerazzurro.

L’intesa con Gakpo, un’arma per l’Olanda

Gravenberch ha anche evidenziato il valore della collaborazione con Cody Gakpo, attaccante del Liverpool e compagno di Nazionale: “Quando Cody entra in area, sappiamo che Denzel è sempre pronto a finalizzare. È un aspetto del nostro gioco che funziona molto bene”.

Questa intesa, basata su movimenti codificati e letture rapide, rappresenta uno dei punti di forza dell’Olanda nelle recenti sfide internazionali.

Un candidato credibile al Pallone d’Oro

Le dichiarazioni di Gravenberch confermano come Dumfries sia oggi non solo un elemento chiave per l’Olanda, ma anche un candidato concreto per premi individuali di prestigio. Le sue prestazioni con l’Inter e la Nazionale, unite alla continuità di rendimento, lo pongono tra i nomi da tenere d’occhio nella corsa al Pallone d’Oro 2025, riconoscimento che celebra ogni anno le eccellenze del calcio mondiale.

×