Pagina 729 – Calcio News 24

Formazioni ufficiali Fenerbahce Lazio, le scelte dei due allenatori

Formazioni ufficiali Fenerbahce Lazio, le scelte degli allenatori per il terzo appuntamento della stagione dei biancocelesti

Alle 19.30 allo stadio Sukru Saracoglu di Istanbul ci sarà la terza uscita stagionale dei biancocelesti in Fenerbahce Lazio. Ecco le formazioni ufficiali scelte dai due tecnici.

FENERBAHÇE: Egribayat; Muldur, Akcicek, Oosterwolde, Brown, Elmaz, Kahveci, Rodrigues, Szymanski, Aydin, Duran.

A disp.: Livakovic, Cetin, Mimovic, Soyuncu, Djiku, Diego Carlos, Demir, Marcan, Amrabat, Under, El-Nesyri, Tosun.

All.: Josè Mourinho

LAZIO: Provedel; Rovella, Dele-Bashiru, Guendouzi, Zaccagni, Castellanos, Tavares, Cancellieri, Provstgaard, Lazzari, Gila. 

A disp.: Mandas, Furlanetto, Renzetti, Pellegrini, Vecino, Pedro, Romagnoli, Noslin, Dia, Belahyane, Hysaj, Basic, Sana Fernandes, Cataldi, Ruggeri, Pinelli, Marusic.

All.: Maurizio Sarri

Infortunio Sarr, brutto stop per l’attaccante dell’Hellas Verona. Le ultime novità

Infortunio Sarr: stop per l’attaccante svedese dell’Hellas Verona. La situazione attuale dei gialloblu

Brutte notizie per l’Hellas Verona: durante l’ultima amichevole estiva disputata a Folgaria contro la Virtus Verona, Amin Sarr ha riportato un problema fisico che lo costringerà a fermarsi. L’attaccante svedese classe 2001 ha accusato un risentimento muscolare che potrebbe tenerlo lontano dal campo per qualche tempo. Il club scaligero ha ufficializzato la notizia tramite un comunicato sul proprio sito, aggiornando così i tifosi sulle condizioni del giocatore.

L’infortunio di Sarr arriva in un momento delicato della preparazione precampionato. La squadra guidata da Marco Baroni stava completando il ritiro estivo, cercando di costruire ritmo partita e amalgama in vista dell’inizio della nuova stagione di Serie A. Lo stop di Sarr, seppur non ancora quantificato nei tempi di recupero, rappresenta un piccolo campanello d’allarme per lo staff tecnico, che dovrà valutare alternative nel reparto offensivo.

Nel comunicato ufficiale dell’Hellas Verona si legge che i tempi di guarigione saranno valutati in base all’evoluzione del quadro clinico. Lo staff medico monitorerà quotidianamente l’attaccante per capire come reagirà al trattamento e per stabilire una tabella di rientro precisa. Al momento, non si parla di un infortunio grave, ma l’attenzione rimane alta per evitare ricadute o complicazioni.

L’infortunio Sarr complica anche le valutazioni di mercato della dirigenza veronese. Il giovane attaccante svedese era considerato una pedina importante nell’organico e una delle possibili sorprese della stagione. Il suo stop potrebbe costringere il club a rivedere le proprie strategie e valutare l’inserimento di un altro attaccante, soprattutto se i tempi di recupero dovessero allungarsi.

Amin Sarr, arrivato in Italia con grandi aspettative, stava cercando di guadagnarsi spazio e fiducia dopo un primo periodo di adattamento. L’infortunio Sarr, però, rallenta il suo percorso di crescita e mette in pausa i suoi obiettivi stagionali, almeno temporaneamente.

Ora non resta che attendere ulteriori aggiornamenti medici per capire quando Sarr potrà tornare a disposizione di Baroni. L’Hellas Verona spera di riaverlo in gruppo il prima possibile, consapevole dell’importanza del suo contributo nella corsa alla salvezza.

Il Bologna dei miracoli economici: Sartori ha trasformati il club in una macchina da plusvalenze

Il Bologna con la guida di Sartori si è trasformata in una vera e propria miniera d’oro: il dirigente rossoblù continua a registrare plusvalenze

Un’autentica rivoluzione economica. È quella che ha messo in atto Giovanni Sartori, responsabile dell’area tecnica del Bologna, che da maggio 2022 ha cambiato volto – e valore – alla squadra rossoblù. Come riportato dal Corriere dello Sport, negli ultimi tre anni la società emiliana è diventata un vero e proprio modello di sostenibilità e rendimento, capace di trasformare 76,5 milioni di spesa in oltre 200 milioni di ricavi da cessioni, sfiorando 257 milioni di euro generati.

Le cessioni pesanti – oltre dieci – hanno coinvolto nomi come Hickey, Svanberg, Theate, Schouten, Arnautovic, Zirkzee, Calafiori e Ndoye. Solo in questa sessione estiva, nelle casse di Joey Saputo sono arrivati oltre 70 milioni di euro, con Beukema ceduto al Napoli per 31 milioni (più 3 di bonus) e Dan Ndoye al Nottingham Forest per 42 milioni più percentuale sulla futura rivendita. Un bis dopo i ricavi dell’anno scorso, con Zirkzee e Calafiori protagonisti di altre plusvalenze milionarie.

L’equilibrio tra risultati sportivi e gestione finanziaria è la chiave del successo rossoblù. Al secondo anno con Thiago Motta, il Bologna ha conquistato una storica qualificazione in Champions League, mentre con Vincenzo Italiano ha già sollevato la Coppa Italia e ottenuto l’accesso in Europa League. Parallelamente, il club è diventato una fabbrica di ricche cessioni, gestite da Sartori e Di Vaio con lucidità e visione.

Non sono mancati insegnamenti lungo il percorso. L’addio di Dominguez, venduto per “soli” 8 milioni a un anno dalla scadenza, ha fatto capire l’importanza di blindare i contratti chiave, strategia oggi consolidata, come dimostrato dalla recente opzione esercitata su Jhon Lucumí.

Anche le eredità degli ex direttori sono state capitalizzate: Hickey (pagato 3,5 milioni, rivenduto a 15), Schouten (da 3 a 15) e Theate (da 8 a 20) sono esempi emblematici. Anche Barrow, acquistato da Bigon e poi venduto da Sartori, ha lasciato il segno.

Il Bologna, oggi, è una squadra vincente in campo e nei bilanci. E Giovanni Sartori ne è l’architetto.

Calciomercato Juve, Donnarumma e quelle che saranno le intenzioni dei bianconceri

Calciomercato Juve: Donnarumma in bilico, la Juventus osserva con attenzione. La situazione attuale

Il futuro di Gianluigi Donnarumma è ancora tutto da scrivere. Il portiere della Nazionale italiana, classe 1999, è attualmente sotto contratto con il Paris Saint-Germain fino al 2026, ma le trattative per il rinnovo sono tuttora in corso. Secondo quanto riportato da Calciomercato.com, nei prossimi giorni è previsto un incontro tra la dirigenza del club parigino e l’entourage del giocatore per cercare di trovare un’intesa economica, al momento ancora distante.

Nonostante la recente vittoria in Champions League, dove Donnarumma è stato tra i protagonisti, la richiesta economica avanzata dal suo agente è rimasta invariata. Il PSG ne è consapevole, ma non ha ancora dato segnali concreti di voler soddisfare tali condizioni, lasciando aperto uno spiraglio a scenari alternativi. Proprio in questo contesto si inserisce il calciomercato Juve, sempre attento alle opportunità di alto livello.

Il Paris Saint-Germain, infatti, avrebbe già avviato contatti con il Lille per il giovane portiere Lucas Chevalier, valutato circa 40 milioni di euro. Chevalier avrebbe dato la propria disponibilità al trasferimento, ma manca ancora l’accordo tra i due club. Una mossa che conferma come a Parigi si stia valutando seriamente l’ipotesi di una cessione di Donnarumma.

Il calciomercato Juve osserva con grande attenzione l’evoluzione della situazione. Nonostante il portiere abbia ribadito la sua volontà di restare a Parigi, in caso di mancato accordo per il rinnovo, diversi top club europei potrebbero farsi avanti. In Serie A, tutte le big sembrano avere portieri affidabili, ma uno scenario di rientro in Italia non è da escludere.

La Juventus, in particolare, potrebbe cogliere l’occasione nel caso in cui dovesse decidere di rinnovare il proprio reparto portieri. Con il futuro di Wojciech Szczęsny e Mattia Perin ancora incerto, il profilo di Donnarumma rappresenterebbe un innesto di primo livello. Il calciomercato Juve, dunque, rimane vigile: se le trattative tra Donnarumma e il PSG dovessero naufragare, il club bianconero potrebbe farsi avanti e tentare il colpo per riportare il portiere azzurro in Serie A.

Calciomercato Genoa, De Winter vicino all’addio? Quel club vuole fare sul serio

Calciomercato Genoa: occhi puntati su De Winter, possibile affare con l’Inter. La situazione attuale dei rossoblu

Il calciomercato Genoa potrebbe presto vivere una nuova fase calda, con il difensore Koni De Winter al centro di interessi importanti. Il belga classe 2002, uno dei pilastri della retroguardia rossoblù, è infatti finito nel mirino dell’Inter, pronta a intervenire sul mercato in caso di partenza di Yann Aurel Bisseck.

Secondo quanto riportato da calciomercato.com e confermato da La Gazzetta dello Sport, Bisseck è nuovamente al centro di attenzioni provenienti dalla Premier League. Dopo il no dell’Inter ai 20 milioni offerti un anno fa dal West Ham, ora sarebbe il Crystal Palace a spingere forte con un’offerta da 32 milioni di euro per il difensore tedesco. Un’offerta che potrebbe convincere i nerazzurri a cedere l’ex Aarhus, arrivato a Milano per 7,2 milioni e ora valutato più del quadruplo.

Qualora Bisseck lasciasse Milano, l’Inter avrebbe già individuato il possibile sostituto proprio in casa Genoa. Koni De Winter è il nome in cima alla lista. Il difensore belga, sotto contratto con il Grifone fino al 2028, ha collezionato 57 presenze, 3 reti e un assist con la maglia rossoblù. Cresciuto nel settore giovanile della Juventus, il Genoa lo ha acquistato per 8 milioni di euro, ma la Vecchia Signora conserva ancora il 20% sulla futura rivendita, oltre a 2 milioni legati a eventuali bonus.

Il calciomercato Genoa dunque potrebbe essere condizionato dalle mosse dell’Inter, con una possibile offerta in arrivo per De Winter. Il centrale belga guadagna attualmente 400 mila euro netti a stagione (740 mila lordi) e rappresenta una delle migliori intuizioni della dirigenza ligure nelle ultime stagioni.

Il club rossoblù si trova così a un bivio: trattenere un giocatore chiave per costruire continuità oppure monetizzare un’importante plusvalenza. La scelta dipenderà anche dalle alternative che il Genoa riuscirà a trovare sul mercato e dalla cifra finale che l’Inter sarà disposta a mettere sul tavolo.

Il calciomercato Genoa resta dunque in fermento, con possibili incastri che coinvolgono top club e che potrebbero aprire scenari inattesi nelle prossime settimane.

Monaco Torino formazioni ufficiali: così Baroni sfida Hütter in amichevole – FOTO

Monaco Torino formazioni ufficiali, così Marco Baroni sfida Adolf Hütter in amichevole oggi, i titolari e le ultime sulla gara

Dopo aver pareggiato con l’Ingolstadt e battuto la Cremonese il Torino si prepara ad affrontare il Monaco nella terza amichevole del proprio pre campionato. Questa volta però, il palcoscenico non è il campo principale di Prato Allo Stelvio (sede del ritiro estivo dei granata), bensì Centro Sportivo di La Turbie: il centro sportivo scavato tra le montagne della Costa Azzurra – con suggestivo panorama sul Principato – dove è solito allenarsi il club monegasco. Non ci resta quindi che riportare le formazioni ufficiali della gara, così mister Marco Baroni (neo tecnico del club piemontese pescato dalla Lazio) posizionerà il proprio scacchiere contro la formazione allenata da Adolf Hütter. Ricordiamo, che domani mattina – giovedì 31 luglio alle ore 10.30 – i due si sfideranno nuovamente in un secondo incontro. Piccolo dettaglio a piè di pagina, Torino Monaco è anche Maripan contro Singo: i due ex della partita che oggi si ritroveranno in campo a casacca invertite. Ecco le distinte diramate dalle compagini sui rispettivi portali ufficiali: 

Monaco Torino formazioni ufficiali:

TORINO (4-2-3-1): Paleari; Pedersen, Maripan, Ismajli, Masina; Anjorin, Casadei; Lazaro, Vlasic, Gineitis; Adams. A disposizione: Donnarumma, Popa, Israel, Ilkhan, Aboukhlal, Ilic, Sanabria, Dembelè, Coco, Biraghi, Tameze, Biany Balcot, Gabellini, Liema Olinga, Politakis, Cacciamani, Mullen. Allenatore: Baroni.

MONACO: Majecki; Vanderson, Dier, Kehrer, Caio Henrique; Akliouche, Camara, Golovin, Zakaria; Biereth, Brunner. A disposizione: Kohn, Abdul Karim, Cabral, Diatta, Ilenikhena. Allenatore: Hutter.

Calciomercato Fiorentina, Beltran potrebbe essere ceduto. Accordo quasi raggiunto con quella squadra

Calciomercato Fiorentina: trattativa avanzata per Beltrán, ora serve il sì del giocatore. La situazione

Il calciomercato Fiorentina continua a muoversi su fronti internazionali, con un obiettivo di primo piano per l’attacco: Lucas Beltrán. Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, la trattativa tra il club viola e il Flamengo è in fase avanzata, ma resta ancora un ostacolo importante da superare: la volontà del giocatore.

L’attaccante argentino, attualmente in forza alla Fiorentina, è finito nel mirino del Flamengo, che da tempo sta cercando un profilo tecnico e duttile per rafforzare il reparto offensivo. Il club brasiliano ha manifestato un forte interesse e ha avviato i contatti con la dirigenza viola, che sarebbe disposta a trattare la cessione, a condizione però di ricevere un’offerta congrua e di chiudere l’accordo anche con il calciatore.

Per il calciomercato Fiorentina, la possibile partenza di Beltrán rappresenterebbe una svolta significativa. Arrivato con grandi aspettative, l’argentino ha vissuto una stagione con alti e bassi, senza riuscire a imporsi in modo stabile da titolare. Tuttavia, il suo profilo resta molto apprezzato sul mercato, in particolare nei campionati sudamericani.

Il Flamengo è pronto a garantire un ruolo centrale a Beltrán, ma il giocatore deve ancora essere pienamente convinto della destinazione. La sua priorità, al momento, sembrerebbe quella di restare in Europa e rilanciarsi in Serie A o in altri campionati di alto livello. Per questo motivo, la Fiorentina sta lavorando non solo sull’aspetto economico dell’operazione, ma anche sul convincimento del ragazzo, valutando eventuali alternative in caso di rifiuto.

Nel frattempo, il calciomercato Fiorentina non si ferma: la società è attiva nella ricerca di un nuovo centravanti, consapevole che la possibile uscita di Beltrán aprirebbe spazi importanti in rosa. Diversi nomi sono già stati sondati, e nelle prossime settimane la situazione potrebbe sbloccarsi definitivamente.

La trattativa tra Fiorentina e Flamengo, dunque, va avanti. La base dell’accordo tra i due club c’è, ma il semaforo verde definitivo dipenderà da Beltrán. I tifosi viola restano in attesa, con la speranza che il calciomercato Fiorentina possa portare innesti in grado di fare la differenza nella prossima stagione.

Calciomercato Pisa, Nzola obiettivo numero uno della squadra nerazzurra. Ecco la situazione attuale

Calciomercato Pisa: trattativa in corso per M’Bala Nzola, si discute sull’ingaggio

Secondo Sestaportanotizie, il calciomercato Pisa entra nel vivo con una trattativa che potrebbe portare in nerazzurro un nome di grande esperienza e impatto offensivo: M’Bala Nzola. L’attaccante angolano, attualmente alla Fiorentina, è diventato l’obiettivo principale del club toscano per rinforzare il reparto avanzato in vista della nuova stagione di Serie A.

Il dialogo tra le due società è già ben avviato, con una formula condivisa: prestito con diritto o obbligo di riscatto, a seconda di determinate condizioni. Tuttavia, il vero nodo che al momento sta rallentando la chiusura dell’operazione riguarda l’ingaggio del calciatore. La Fiorentina, infatti, pretende che il Pisa si faccia carico per intero dello stipendio di Nzola nella stagione 2024/25. Una richiesta che al momento rappresenta l’ostacolo principale alla fumata bianca.

Dal canto suo, il Pisa ha mostrato apertura sul piano tecnico e contrattuale, ma ha chiesto alla Fiorentina una compartecipazione sulle spese legate all’ingaggio, ritenuto troppo elevato per gli attuali parametri del club nerazzurro. Nonostante questa distanza, il clima tra le parti rimane disteso, e l’ottimismo resta alto. La trattativa è viva, con contatti continui per cercare una soluzione che possa accontentare entrambe le società.

Nel frattempo, il calciomercato Pisa resta attivo anche su altri fronti, ma l’arrivo di Nzola rappresenterebbe un colpo di grande rilievo per la Serie B, sia per il valore del giocatore sia per l’esperienza maturata in Serie A con la maglia dello Spezia prima e della Fiorentina poi.

Nzola, infatti, ha dimostrato in più stagioni di essere un attaccante fisico, capace di lavorare per la squadra e di andare in doppia cifra a livello realizzativo. Inserirlo nell’organico nerazzurro significherebbe alzare l’asticella delle ambizioni per il prossimo campionato.

Il calciomercato Pisa, quindi, si gioca ora su un equilibrio delicato tra volontà tecnica e sostenibilità economica. Se l’intesa sull’ingaggio verrà trovata, l’operazione potrebbe chiudersi a breve, regalando a Filippo Inzaghi un rinforzo di livello per l’assalto alla Serie A.

I prossimi giorni saranno decisivi, ma una cosa è certa: il calciomercato Pisa vuole essere protagonista.

Calciomercato Parma, Leoni nel mirino di due big. Ecco la posizione attuale dei crociati

Calciomercato Parma: Leoni nel mirino di Inter e Juventus, i ducali fanno muro. La situazione

Il calciomercato Parma si infiamma attorno a uno dei suoi gioielli più preziosi: Giovanni Leoni. Il giovane difensore classe 2006, cresciuto calcisticamente nella Sampdoria e oggi elemento di punta del vivaio gialloblù, è finito al centro di un duello tra due big del calcio italiano: Inter e Juventus. Entrambe le società hanno messo gli occhi sul talento difensivo, considerato tra i più promettenti nel panorama nazionale.

Archiviata (o quasi) la lunga trattativa per Lookman, l’Inter ha riacceso i fari su Leoni, che rientra perfettamente nel profilo di giovane di prospettiva che il club nerazzurro ama coltivare. Tuttavia, anche la Juventus si è mossa in modo deciso, dando il via a un vero e proprio braccio di ferro di mercato.

La posizione del club emiliano è però molto chiara. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Parma, il calciomercato Parma non prevede sconti per un talento come Leoni. La valutazione fissata dalla dirigenza si aggira tra i 35 e i 40 milioni di euro. Una cifra importante, che testimonia quanto il Parma creda nel potenziale del ragazzo e non abbia alcuna fretta di privarsene.

L’Inter, dal canto suo, sta cercando di raffreddare l’attenzione sulla trattativa, pur continuando a monitorare da vicino il giocatore. La strategia nerazzurra sembra orientata verso l’attesa e l’inserimento di eventuali contropartite tecniche per abbassare la richiesta economica. Tuttavia, il Parma appare irremovibile: Leoni è considerato un asset strategico, sia in chiave tecnica che economica, per il presente e il futuro della società.

Il calciomercato Parma, in questa fase, si gioca dunque su un doppio binario: da un lato la voglia di costruire una squadra competitiva per il ritorno in Serie A, dall’altro la necessità di gestire le pressioni dei grandi club su elementi chiave della rosa. Leoni rappresenta in questo senso il simbolo della filosofia ducale: valorizzare il talento, ma senza svendere.

Con l’estate che entra nella fase calda, sarà interessante vedere se Inter o Juventus riusciranno a strappare il difensore al Parma. Ma una cosa è certa: in questo calciomercato Parma, la società non intende fare regali.

Calciomercato Sassuolo, Rugani molto vicino? La situazione attuale neroverde

Calciomercato Sassuolo: ufficiale Koné, ora si cerca un difensore. La situazione attuale

Il calciomercato Sassuolo continua a muoversi con determinazione, dopo il ritorno in Serie A. Ieri è arrivata l’ufficialità del secondo colpo in entrata: Ismael Koné si unisce ai neroverdi dal Marsiglia. L’operazione è stata conclusa con la formula del prestito oneroso da 2,5 milioni di euro e obbligo di riscatto fissato a circa 10 milioni, attivabile al verificarsi di determinate condizioni. Si tratta di un rinforzo di qualità per il centrocampo, che va ad affiancarsi all’altro recente acquisto Fadera.

L’obiettivo del calciomercato Sassuolo è chiaro: costruire una squadra competitiva per affrontare con ambizione il ritorno nella massima serie. Dopo aver sistemato parte del reparto offensivo e quello centrale, ora il focus si sposta sulla difesa, dove si cerca un profilo affidabile e con esperienza. Il nome più caldo resta quello di Daniele Rugani, difensore centrale della Juventus.

Rugani è appena rientrato dal prestito all’Ajax e si trova a fare i conti con una situazione in evoluzione. L’arrivo di Igor Tudor sulla panchina bianconera ha rimescolato le gerarchie e il futuro del centrale è ancora tutto da scrivere. In questi giorni Rugani si sta giocando le sue chance per convincere il tecnico croato e la dirigenza juventina a dargli fiducia per la stagione alle porte.

Nel frattempo, il calciomercato Sassuolo resta vigile. L’amministratore delegato Giovanni Carnevali ha confermato l’interesse del club nei confronti del difensore, sottolineando come la società stia seguendo con attenzione la sua situazione. Tuttavia, al momento non sembrano esserci aperture da parte della Juventus a una cessione, né spiragli per un’operazione imminente.

Con una rosa che prende lentamente forma, il Sassuolo sta cercando di muoversi con cautela ma anche con ambizione. Il ritorno in Serie A richiede innesti di valore e un equilibrio tra giovani talenti e profili esperti. Il caso Rugani rappresenta un possibile colpo di spessore, ma resta legato a dinamiche complesse.

Nel frattempo, il calciomercato Sassuolo prosegue su più fronti, con l’obiettivo di regalare al tecnico una squadra pronta a lottare per la salvezza senza rinunciare al proprio stile di gioco.

Calciomercato Bologna, chi sarà il dopo Ndoye? Ecco le ultime novità in casa rossoblu

Calciomercato Bologna: dopo Ndoye, caccia a quattro rinforzi. La situazione attuale

Il calciomercato Bologna entra nel vivo dopo la cessione di Dan Ndoye, destinato a lasciare un vuoto significativo nell’organico rossoblù. Con l’uscita dell’esterno svizzero e le possibili partenze di altri tre giocatori – Posch, Aebischer ed El Azzouzi – la società felsinea si trova ora nella necessità di intervenire con decisione in entrata.

Nel dettaglio, il Bologna dovrà coprire almeno quattro ruoli: un mediano, un difensore centrale, un terzino destro e, soprattutto, un nuovo attaccante esterno che possa raccogliere l’eredità lasciata da Ndoye. Ed è proprio in quest’ultimo reparto che si stanno concentrando le maggiori attenzioni della dirigenza, con Sartori impegnato a sondare diversi profili in tutta Europa e non solo.

Tra i nomi seguiti in questo calciomercato Bologna figurano giocatori di prospettiva e talento. Si parte da Kevin del Shakhtar Donetsk e Tzolis del Bruges, due profili giovani ma già abituati al calcio europeo. A questi si aggiungono Eguinaldo e Cepeda, entrambi seguiti anche da altri club di Serie A. Infine, ci sono i nomi di Schjelderup e Moreira, con quest’ultimo particolarmente interessante.

Jésus Manuel Moreira, classe 2004, attualmente in forza allo Strasburgo, ha un passato tra Benfica e Chelsea. Nell’ultima stagione in Ligue 1 ha messo a referto 2 gol e 7 assist, numeri che testimoniano il suo potenziale. Tuttavia, la sua valutazione da parte del club francese si aggira intorno ai 30 milioni di euro, una cifra che al momento appare proibitiva per le casse rossoblù.

Sartori è al lavoro per capire se ci siano margini di manovra, ma la concorrenza dell’Atalanta e le alte richieste dello Strasburgo complicano l’operazione. Nonostante ciò, il calciomercato Bologna resta attivo e attento, con l’obiettivo di consegnare a Vincenzo Italiano una rosa competitiva anche per l’impegno europeo della prossima stagione.

Con diverse pedine da sostituire e un mercato ancora lungo, le prossime settimane saranno decisive per definire il volto del nuovo Bologna. I tifosi restano in attesa, consapevoli che il progetto tecnico può crescere ulteriormente, a patto che il calciomercato venga sfruttato con intelligenza e visione.

Morte Celeste Pin, Malusci: «Che dolore! Mi rimprovero di non aver capito la sua fatica di vivere. L’ho visto arrabbiato solo una volta, disse una frase sulla Juve…»

Morte Celeste Pin, le parole di Malusci dopo quella che è stata la scomparsa dell’ex difensore della Fiorentina

Un dolore che non si placa, un vento della memoria che soffia costante, riportando alla mente il sorriso e la gentilezza di un amico e di un capitano. A pochi giorni dalla tragica e misteriosa scomparsa di Celeste Pin, a parlare è Alberto Malusci, ex compagno di squadra e amico fraterno dell’ex difensore della Fiorentina. Mentre la Procura di Firenze indaga per omicidio colposo e l’ipotesi del suicidio viene messa in discussione dalla famiglia, Malusci, in una toccante e intima intervista a La Gazzetta dello Sport, ripercorre il suo rapporto con Pin, un viaggio tra i ricordi del campo e il rimpianto straziante per non aver colto i segnali di un malessere nascosto dietro l’apparenza.

LA RICERCA DI UNA SPIEGAZIONE – «Soffro anche solo a figurarmelo, un gesto così. La verità è che nessuno di noi può dire con assoluta certezza di conoscere un amico fino in fondo, nessuno può capire le ombre con cui gli altri convivono. Da quando Celeste se ne è andato ho provato a ricostruire ogni momento vissuto con lui, ma non sono riuscito a cogliere nulla, non un segnale, niente. È questa la cosa che mi rimprovero: non aver colto la fatica di vivere che Celeste portava dentro».

IL DOLORE E IL RIMPIANTO – «Celeste mi voleva bene, è stato il mio capitano alla Fiorentina, mi ha insegnato tanto. Ci eravamo visti a giugno in un camp per bambini della scuola calcio, qua a Firenze, avevamo riso e scherzato per tutta la settimana. Abbiamo parlato di un progetto da fare insieme… è difficile darsi una ragione di quello che è successo, mai e poi mai avrei immaginato…».

LA DEPRESSIONE E I FARMACI – «No, non lo sapevo. L’ho letto e mi sono stupito. Se è vero che il comportamento di una persona è lo specchio della sua anima, allora io ricordo solo un Celeste gioviale, allegro, di buon umore».

I DUBBI DELLA FAMIGLIA – «Non so a cosa pensare, davvero. È tutto così triste… L’ex moglie ha tutte le ragioni per cercare una qualche verità».

IL LORO PRIMO INCONTRO – «A fine Anni 80, quando sono stato aggregato alla prima squadra della Fiorentina. Avevo diciassette anni, a ottobre del 1989 ho debuttato in Serie A. Vivevo un sogno. Celeste era un veterano, mi ha preso subito sotto la sua ala. Io libero, lui stopper. Lo guardavo, cercavo di imparare. Aveva un senso dell’anticipo fenomenale, leggeva prima le intenzioni del centravanti avversario. E poi di testa svettava su tutti».

L’UNICA VOLTA CHE LO VIDE ARRABBIATO – «Una sola volta, all’intervallo della finale di andata della Coppa Uefa, a Torino, contro la Juventus. Era furioso, incazzato come mai era successo. Ce l’aveva con l’arbitro, con Casiraghi con cui aveva duellato in campo, si lamentava che l’arbitro non ci tutelava. Sì, quella fu la partita in cui davanti ai cronisti se ne uscì dicendo: “La Juve è una squadra di ladri”. Non era da lui, ecco. Celeste è sempre stato posato, esemplare nel comportamento, mai fuori dalle righe».IL LEADER GENTILE – «Un gentleman, con la sua cantilena veneta, ogni tanto se ne usciva con un’espressione in dialetto che ci faceva ridere. Era serio, posato, autorevole quando parlava. Era stato Lazaroni a promuoverlo capitano».

Calciomercato Juve, tutto fermo prer colpa di cinque giocatori “ribelli”… Rinnovi che non arrivano, richieste di cessione e scontri con la società. Ecco i nomi e le situazioni che stanno impedendo a Tudor di avere i rinforzi che ha chiesto

Calciomercato Juve, una situazione abbastanza particolare per la squadra bianconera in vista della prossima stagione

Un mercato in entrata completamente bloccato da una serie di “spine” interne, difficili da estirpare. Come riportato oggi dal Corriere dello Sport, la Juventus di Igor Tudor si trova in una complessa situazione di stallo, con la campagna acquisti di fatto paralizzata dalle complicate situazioni di almeno cinque giocatori.

La tela che il DG Comolli sta cercando di tessere è lacerata da rinnovi congelati, tensioni e cessioni in bilico, che impediscono di affondare il colpo per i rinforzi richiesti dal tecnico.Le due grane più pesanti riguardano i contratti in scadenza nel 2026 di Dušan Vlahović e Weston McKennie. Per il serbo, il cui ingaggio lordo e ammortamento costeranno 40 milioni in questa stagione, la rottura sul rinnovo è totale. La sua permanenza da “separato in casa” è un problema enorme, ma venderlo a un prezzo ragionevole è altrettanto complicato. Un braccio di ferro che rischia di trascinarsi per tutta l’estate.

Simile, anche se con cifre diverse, la situazione di McKennie: la distanza tra la richiesta di aumento e l’offerta del club è ampia. Senza un accordo, la cessione è l’unica via, ma il tempo gioca a sfavore della Juve, che rischia di doverlo svendere.A questi si aggiungono altri tre nodi intricati. La permanenza di Nico González, per cui non arrivano offerte, sta bloccando di fatto l’arrivo di Jadon Sancho. Il caso Douglas Luiz è esploso con il suo iniziale ammutinamento: ora è tornato, ma il club ha bisogno di cederlo per almeno 40 milioni per poter finanziare l’assalto a Hjulmand.

Infine, la situazione di Timothy Weah è diventata un vero e proprio scontro, con il Marsiglia che non intende pagare i 20 milioni richiesti dalla Juve. Con il campionato che si avvicina, la rosa di Tudor è un cantiere pieno di spine, e il tempo per risolverle stringe sempre di più.

Ahanor si presenta all’Atalanta: «Umiltà e lavoro per crescere. Per me è un grande sogno giocare la Champions League»

Ahanor si presenta all’Atalanta. Ecco le parole riportate in conferenza stampa del nuovo braccetto sinistro nerazzurro

(INVIATO CALCIONEWS24 – ZINGONIA) Oggi al Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia è stato presentato il nuovo braccetto dell’Atalanta Ahanor. Ecco le sue prime dichiarazioni ufficiali in nerazzurro.

ESORDIO ED EMOZIONI -《Giocare la Champions League ad una giovane età è tanto, ma io sono concentrato sul presente. In particolar modo sul campionato dove vogliamo fare bene. Giocare in un club come l’Atalanta è sempre importante, soprattutto per la fiducia dimostrata. Giocare con i più grandi tendi ad imparare molto, soprattutto certe dinamiche dove è stato determinante e che mi ha formato》

STIMOLI -《Non ho paura perché sono in un’ambiente fantastico dove posso crescere e fare bene. Pensare di giocare con dei campioni che hanno vinto l’Europa League più che spaventare mi entusiasta. Per me è una grande opportunità da cogliere. Ruolo? Spesso venivo riadattato anche sulla fascia, con Juric sto imparando molto anche ad essere un grande difensore》

DALLA CAMPANIA A BERGAMO – 《Sono nato vicino a Caserta e subito all’età di un anno sono andato a Genova. La mia storia è iniziata dove c’era un’abazzia dove si giocava a sette. Sentendo le voci di altri bambini per giocare a calcio gli chiesi se potessi giocare con loro e dopo tre anni sono andato al Genoa》

PRIMI GIORNI A BERGAMO –《Questi giorni sono favolosi, ho dei compagni top dove mi trovo veramente bene. Il ruolo è abbastanza relativo, la priorità è dare una grande mano della squadra: aiutarla anche in fase d’attacco》

CARATTERISTICHE -《Mi reputo molto spensierato e tranquillo. Un ragazzo della mia età può essere difficile da gestire, ma sono circondato da persone che mi vogliono bene sotto tutti i punti di vista》.

PAZIENZA –《Andare in una società abbastanza paziente e soprattutto dove per un giovane come me può crescere e soprattutto migliorare. Tra le tante squadre che mi cercavano ho scelto l’Atalanta perché è un progetto che per un giovane è veramente importante. Vedere uno come Giorgio Scalvini avere avuto un grande impatto è importante》

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Percassi su Lookman: «Lui vuole andare via, ma il mercato è imprevedibile. L’offerta dell’Inter è arrivata, ma dall’Atalanta…»

L’amministratore delegato Luca Percassi ha parlato così della situazione tra l’Atalanta e Ademola Lookman

In vista della conferenza stampa di Ahanor, l’amministratore delegato dell’Atalanta Luca Percassi ha voluto rilasciare qualche dichiarazione su Lookman.

«Lookman? Io quello che posso dire è che Ademola da qualche tempo ha manifestato il suo desiderio di andare via dall’Atalanta. Per noi non è un grande segreto. Era il giocatore che doveva partire: una cessione all’anno fa parte della nostra filosofia. Purtroppo il mercato porta cosa inaspettate tipo la cessione di Retegui Retegui, e per Ademola nonostante tanti interessi non c’è mai stato nulla di concreto fino a ieri, quando è arrivata dall’Inter una proposta scritta. L’Inter è una società molto amica dove ho un grande rapporto con Beppe Marotta e in questi giorni valuteremo con grande serenità l’offerta che abbiamo ricevuto. Quello che posso dire è che visto che si leggono tante cose, i valori li decide soltanto la società»

Chiellini: «Come si esce dalla crisi del calcio italiano? Non può farlo da solo; Comolli? Non è l’uomo degli algoritmi; attento ai dati, ma vive il calcio da sempre»

Le parole di Giorgio Chiellini, a Tuttosport in occasione degli 80 anni del giornale torinese, dove parla a 360°

In occasione degli 80 anni di Tuttosport, il direttore del quotidiano torinese Guido Vaciago ha parlato con il dirigente della Juve e leggenda bianconera Giorgio Chiellini. Juve e non solo, ecco le sue parole a 360°.

PERCEZIONE DI TUTTOSPORT ALLA JUVENTUS – «Sì, pesa. Poi pesano un po’ tutti i media e sarebbe meglio pesassero un po’ meno. All’inizio della carriera, soprattutto, può essere pericolosa la narrazione, perché può influenzare in positivo e in negativo. Adesso da dirigente, paradossalmente, leggo di più, perché ho il dovere di capire come veniamo raccontati. Da giocatore facevo attenzione a non farmi influenzare, a non farmi destabilizzare».

IL GRANDE TORINO E IL LEGAME CON LA CITTÀ – «Grande rispetto per una squadra gloriosa, che purtroppo non si è fermata davanti a un avversario più forte, ma davanti a un tragico destino. Vivo a Torino da vent’anni e sono immerso nella città, il 4 maggio è un giorno particolare. Una ricorrenza nella quale si ferma il mondo e ho molti amici che, in quel giorno, non prendono in considerazione nulla tranne l’andare a Superga. Io questo lo trovo bellissimo, perché significa portare avanti un ricordo con orgoglio. Ammiro lo spirito di identità che hanno questi tifosi che, quella squadra, non l’hanno mai vista giocare, ma l’hanno solo vissuta nei racconti».

SPORT NEL CUORE – «Io mi ricordo le ore che passavo davanti alla tv da ragazzo a vedere qualsiasi sport fosse trasmesso nel periodo delle elementari e delle medie: per vedere ogni programma sportivo che passasse in tv facevo una battaglia. Dal vivo vedevo poco sport, Livorno non è esattamente il centro del mondo, però il palazzetto per il basket e lo stadio, che tra l’altro sono vicini, erano i luoghi dove passavo la domenica: mia mamma mi portava lì alle due e mezza e veniva a prendermi dopo il basket alle otto».

EVENTI SPORTIVI CHE HANNO SEGNATO LA VITA – «Mondiali 90 e Mondiali 94 me li ricordo benissimo. Nel 1990 ero piccolo, ma posso dirti con esattezza dove ho visto Italia-Argentina e non dimentico le lacrime per la finale di Usa 94 dopo i rigori contro il Brasile. Quelle sono due pietre miliari nelle mie emozioni. Poi, io e mio fratello facevamo un tifo sfegatato per Tomba in tv e abbiamo vissuto da appassionati l’epoca Schumacher alla Ferrari. E, come ho detto, tanto amore per il basket livornese, purtroppo non quello della squadra storica, che perse la finale contro Milano: io ho vissuto la A2 con la promozione in A1. Ah, e ho vissuto il primo anno di Gallinari a Milano».

TRE PRIME PAGINE DA INCORNICIARE – «No, io non colleziono, ma mia mamma sì. E comunque dico: Europei del 2021, l’apice della mia carriera. Ha un valore superiore a tante cose, perché unisce tutte le tifoserie con qualcosa di più grande. E viverlo a fine carriera, dopo tante peripezie calcistiche e fisiche e dopo il Covid, ha dato una forza maggiore a quelle emozioni. È stato qualcosa di molto importante. Poi direi il primo dei nove scudetti, cito quello perché è stato grandemente inaspettato, con il cuore sulle montagne russe, come il pareggio con il Lecce nelle ultime giornate, che sembrava averci riportarti in un dramma clamoroso. Per la terza scelta manca la Champions con la Juve, abbiamo fatto due finali e una non l’ho giocata e ho il grande rimpianto di non essere stato in campo a Berlino, avremmo perso lo stesso, ma resta il rammarico di non esserci stato».

CALCIO ITALIANO INDIETRO – «Se penso che in quel periodo portavamo tre squadre in semifinale di Champions e avevano una serie di Palloni d’Oro che giocavano da noi… Oggi uno scenario del genere è utopia».

PALLONE D’ORO IN ITALIA – «Possibile sì, realistico no. E, comunque, per un exploit estemporaneo, non certo perché qualcuno ha la potenzialità economica di prendere uno dei migliori al mondo».

COME SI ESCE DALLA CRISI – «Sono sincero, non lo so. Il calcio italiano non ha la forza di farlo da solo, deve ritrovare qualcosa di speciale che o non abbiamo o non ci riconoscono. L’evoluzione del seguito che stiamo avendo negli ultimi anni è in discesa, qualcuno se ne rende conto e qualcuno meno. E va oltre ai risultati, buoni (ma non certo esaltanti) delle squadre in Europa. Quelli non sono un indice della salute».

MANCANZA DI MANAGERIALITÀ – «Sì, ma occhio che manca anche all’estero. Siamo sempre molto severi nel giudicare a casa nostra, ma non è che all’estero stiano molto meglio, sfruttano buone scelte fatte in passato o club che vanno oltre qualsiasi momento di crisi. Penso alla Spagna o all’Inghilterra. I problemi ci sono anche lì e sono palesi. Tutte le dinamiche del Barcellona non sono indice di grande managerialità, ma il Barcellona è un club mondiale, che ha un seguito globale e, anche se ora sta sistemando le cose, errori in passato ne ha commessi, altrimenti non si ritroverebbe in quella situazione. Anche la Premier, che ha una potenza enorme per i diritti tv, sta comunque affrontando problemi economici, forse legati a qualche errore di managerialità. Quindi non per forza siamo messi peggio degli altri da qual punto di vista. È chiaro che il nostro valore internazionale sta andando sempre più giù e il rischio è di non essere più competitivi a livello internazionale e questo provochi un livellamento verso il basso di tutto il calcio italiano. Poi se ti dicessi che ho un piano sarei presuntuoso e bugiardo, ma stiamo cercando di combattere questo».

MONDIALE PER CLUB – «Per me è la prima di una lunga serie di edizioni. Sicuramente, un torneo che in Italia si è apprezzato un po’ meno per il fuso orario non è stato vissuto così intensamente. Io ero negli Usa e mi sono visto tante partite belle, che non avevo mai visto e la possibilità di confrontarsi con il calcio sudamericano e con le loro tifoserie mi ha emozionato. Ne ho parlato con Wenger e Infantino, l’idea di vedere un torneo del genere, chessò, a Londra e sobborghi, nei mesi di giugno e luglio, con temperature più fresche e distanze ridotte, credo sia un sogno per qualsiasi tifoso che può vedere calcio dal mattino alla sera. È un torneo bello per chi ama il calcio, poi gli Usa avevano logistiche difficili, quindi è da capire bene dove rifarlo. La finale è stato uno spettacolo a 360 gradi bellissimo, ero in presenza e me lo ricorderò tra tanti anni».

EVOLUZIONE DELLA CHAMPIONS – «Io sono partito alla Coppa dei Campioni in cui ci andava uno solo, il campione, appunto, con l’eliminazione diretta. E poi ho visto l’evolversi a due, tre, quattro… Io non sono un nostalgico e mi piace molto questo nuovo torneo, anche se mi rendo conto che vada aggiustato perché i calendari si stanno affollando e complicando, ma trovo che sia un torneo bello, che ha dato adrenalina e quell’ultima giornata del girone è piaciuta a tutti e ha appassionato tutti. Poi, cambieranno ancora le cose, ma è normale che sia così, è naturale».

IL NUOVO RUOLO IN SOCIETÀ – «Io sono entrato in società l’anno scorso e ho seguito la parte istituzionale e ho scoperto un nuovo mondo che va oltre il campo, come Lega, Federazione e istituzioni internazionali come Eca e Uefa, scenari che credo sia giusto conoscere per avere una preparazione più completa. Poi ci sono dinamiche interne, tante persone che conosco da anni, ma un conto è conoscerle e un conto è lavorare con loro tutti i giorni. Quella l’ho iniziato a fare l’anno scorso e continuerò a fare quest’anno, entrando in una parte della Juventus poco conosciuta, ma è che è il motore di quell’altra Juventus. Prima bisogna conoscere come funziona una macchina, poi si possono avere opinioni e dare idee, altrimenti sarebbe presuntuoso e controproducente. Poi c’è il campo e sono sempre stato a supporto delle persone che c’erano l’anno scorso e lo sono quest’anno. È un processo che non mi piace affrettare o saltare, ma resto sempre a disposizione di tutti. Come ha specificato Damien, non partecipo alle scelte di mercato, ma non c’è una persona sola al comando della Juventus, siamo un gruppo che lavora e collabora insieme per cercare di ottenere il massimo. Neanche ai tempi di Andrea Agnelli c’era un uomo solo al comando, perché anche lui delegava molto alle persone sotto di lui. Sarà sempre così».

CONDIVISIONE SCELTE DI MERCATO – «Dipende dall’importanza della scelta. Anche la proprietà viene coinvolta nelle più importanti. Il mercato da solo non lo fa nessuno, neanche Moggi negli Anni 90, se parli con Giraudo… Poi logico il direttore sportivo si prende la responsabilità della scelta tecnica, come l’allenatore della formazione che manda in campo. Ma alla Juventus non c’è mai stato il presidente che faceva le scelte da solo».

DIFFICOLTÀ NEL VENDERE GIOCATORI – «Moggi diceva: a comprare sono tutti buoni e a vendere che è difficile e riesce a pochi. Sono la persona sbagliata a cui chiedere, in questo momento, ma posso dire che se vuoi vendere uno che ha fatto bene, fai tu il nome, non è difficile. Vendere chi ha fatto male… beh, è più complesso. Poi girano pochi soldi, a tutti i livelli, A, B e C, ci sono problemi a vendere, perché nessuno può spendere. Ce li ha la Juve come qualsiasi altro club, così alla fine si fa tutti gli ultimi 15 giorni di agosto. Chi ha i soldi compra in anticipo, gli altri all’ultimo giro, quello dei saldi».

COMOLLI UOMO DEGLI ALGORITMI – «Ma no, è un po’ una descrizione distorta. È molto attento ai dati, perché crede ai numeri, ma questo non vuole dire che è un uomo solo di dati e niente presenza umana. Non è ancora conosciuto, per tanti di noi, me compreso. Io l’avevo conosciuto a marzo a una riunione dell’Uefa, eravamo vicini a tavola e avevamo chiacchierato a lungo, senza sapere che ci saremmo trovati a lavorare insieme, ci abbiamo riso parecchio quando è arrivato a Torino. È una persona con cui si lavora bene, si sta creando una struttura di lavoro che si completerà in autunno: lavorare si lavora, il tempo ci dirà se bene o male, ma c’è molta voglia di sacrificarsi per creare quel ciclo vincente di cui parlavamo prima».

COMOLLI UOMO CHE RESPIRA CALCIO – «Lo fa da bambino e ha girato tutto il mondo, mi ha raccontato il Giappone, per esempio. Tutta questa esperienza internazionale gli ha dato una visione d’insieme più completa».

Pisacane, il nuovo Cagliari prende forma: identità, intensità e fiducia nei giovani

Prende forma il Cagliari di Pisacane: identità chiara, tanta intensità in campo e linea verde in rosa e sul mercato; ecco le sue linee guida

«Non sono il nuovo Guardiola, ma voglio che il mio Cagliari abbia una propria identità». Fabio Pisacane si è presentato così a tifosi e dirigenza dei sardi, senza proclami ma con idee chiare. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, l’ex difensore ha ereditato la panchina dei sardi con l’obiettivo di costruire un gruppo compatto e riconoscibile, pur tra le difficoltà fisiologiche di un inizio nuovo e impegnativo. Dopo l’ottimo lavoro svolto con la Primavera – vincitrice della Coppa Italia – ora tocca ai “grandi”.

Il Cagliari del futuro parte da tre concetti: aggressività, attacco alla profondità e compattezza tra i reparti. Il modulo di riferimento dovrebbe essere il 4-3-1-2, anche se in ritiro a Ponte di Legno si è testato anche il 3-5-2. Pisacane, come molti tecnici della nuova generazione, non ama soffermarsi sui numeri, preferendo parlare di “principi di gioco”. La sua comunicazione è diretta, essenziale. In campo poche parole, ma chiare, e fuori dialogo continuo, soprattutto con i giovani e gli ex compagni presenti nello spogliatoio.

Il progetto richiederà tempo, come lui stesso ha chiesto a staff, squadra e ambiente. Il percorso è ambizioso, ma sostenuto da una struttura tecnica solida. Al suo fianco ci sono profili di esperienza internazionale come Giacomo Murelli, storico vice in piazze importanti (Milan, Inter, Lazio, Fiorentina), e Alberto Gallego Lancuentra, ex Ibiza e Recreativo Huelva, dove ha centrato due promozioni.

Il rapporto umano è centrale: Pisacane si confronta quotidianamente con i suoi giocatori, spesso intrattenendosi a lungo dopo gli allenamenti. Tra i dialoghi più significativi, quello con Roberto Piccoli, punta classe 2001 riscattata dall’Atalanta. L’attaccante ha mercato e il Cagliari valuta il suo cartellino 30 milioni, cifra elevata per la Serie A ma possibile in Premier League, con il West Ham molto interessato.

Intanto il club continua a rinforzarsi: ieri è sbarcato in città Luca Mazzitelli, centrocampista in arrivo dal Como, nuovo tassello nel puzzle rossoblù di Pisacane.

Carlos Cuesta, il baby tecnico che plasma il nuovo Parma con idee chiare e lavoro incessante

Parma, ieri compleanno del tecnico Carlos Cuesta: 30 candeline per il più giovane allenatore del campionato italiano, pronto a trascinare i ducali

Trent’anni appena compiuti, ma già pienamente immerso nel mondo e nei ritmi da allenatore di Serie A. Carlos Cuesta, il più giovane tecnico del campionato, ha festeggiato il compleanno con una doppia seduta nel ritiro di Neustift, in Austria, dove sta prendendo forma la nuova identità del Parma. Nessuna distrazione, nessuna pausa: Cuesta vive ogni giornata tra campo e lavagna, sempre alla ricerca del dettaglio da perfezionare.

Nel quartier generale ducale, ha fatto allestire un piccolo ufficio accanto alla propria stanza, dove passa ore a studiare tattiche, schemi e soluzioni da proporre alla squadra. Il suo approccio è totalizzante, ma non autoritario: Cuesta vuole coinvolgere ogni giocatore, mettersi al loro servizio, non imporsi come leader assoluto ma fungere da guida silenziosa e metodica. Al termine di ogni allenamento, convoca i giocatori per analizzare insieme quanto fatto, con l’obiettivo di far comprendere e interiorizzare i concetti proposti.

Come riportato da la Gazzetta dello Sport, Cuesta ha puntato su un’idea chiara di gioco, senza fronzoli o invenzioni: ritmo, verticalità e pressing alto. È questa la base su cui costruire il Parma che verrà. Il pallone deve viaggiare veloce, la manovra deve svilupparsi con verticalizzazioni rapide e incisive. Poco possesso sterile, molte “imbucate”, con l’intera squadra chiamata a un pressing offensivo coordinato, che inizia dalla punta e coinvolge ogni reparto.

L’organizzazione è centrale nel suo progetto. Vuole una squadra corta, compatta, attenta, dove ogni giocatore sa esattamente cosa fare e quando farlo. In fase di possesso gli esterni stringono, in fase di non possesso si allargano per chiudere le linee. La difesa alta è supportata da coperture preventive, e tutti – anche gli attaccanti – sono chiamati al sacrificio.

Il sistema base è un 3-4-2-1, con due mediani pronti ad arretrare se necessario e una lunghezza massima del blocco squadra di 30 metri. Recuperata palla, l’ordine è uno solo: andare subito in verticale. Cuesta chiede tanto, ma lo fa con competenza e visione. E il Parma lo segue.

La Liga, Mbappé e Lamine Yamal accendono la sfida per il titolo: sulle spalle il numero 10 delle leggende

La Liga, Lamine Yamal e Kylian Mbappé si mettono la numero dieci sulle spalle e accendono le fantasie per la prossima stagione

Il Real Madrid ha ufficializzato: Kylian Mbappé vestirà la maglia numero 10. La notizia, anticipata dal francese sui social, è ora realtà: l’ex attaccante del PSG eredita il numero lasciato libero da Luka Modric, congedatosi dopo oltre un decennio di successi. Non è un numero qualsiasi, ma quello dei fuoriclasse. Mbappé lo ha già indossato con la Francia – con cui ha vinto un Mondiale nel 2018 e ha sfiorato il bis nel 2022 da capocannoniere – e ora sarà il suo anche nella squadra più titolata al mondo.

La Liga si prepara così a una sfida tra divinità del pallone. Il 10 del Real contro il 10 del Barcellona, Lamine Yamal, che ha ricevuto la prestigiosa maglia all’inizio di luglio, al compimento dei 18 anni. Due dei talenti più luminosi del calcio moderno, pronti a fronteggiarsi nello stesso campionato con sulle spalle il numero più iconico della storia del gioco.

Mbappé non ha mai avuto un numero fisso nei club. Al Monaco ha oscillato tra 33, 39 e 11, fino al 29 nella sua prima stagione al PSG. Solo dal 2018 ha stabilito il 7 come il suo numero simbolo, ma con la nazionale è sempre stato il 10. A Madrid, inizialmente ha scelto il 9 – lasciato libero da Benzema – chiudendo la sua prima stagione da capocannoniere della Liga con 31 reti. Ora, con il 10 finalmente disponibile, ha completato il suo percorso di ascesa.

Un numero non troppo leggendario al Real, dove il 7 ha avuto protagonisti assoluti come Cristiano Ronaldo, Raúl e Butragueño, ma che comunque è stato indossato da figure di spessore come Puskas, Figo, Seedorf e Modric. La maglia “Mbappé 10” è in vendita da oggi e si prevede un’ondata di tifosi nello store del club.

Al Barça, intanto, la maglia “Yamal 10” ha già battuto ogni record di vendite. Il giovane talento catalano ha raccolto un’eredità che va da Messi a Ronaldinho, Rivaldo e Maradona, entrando in un club esclusivo. E mentre Guardiola invita alla prudenza, il presente parla già chiaro: la sfida tra semidei è appena cominciata.

Il Flamengo non si ferma più sul mercato: dopo Saul Niguez dall’Atletico Madrid arriva anche Lino

Flamengo attivissimo sul mercato e con grandi ambizioni: dopo Saul Niguez dall’Atletico Madrid arriva anche Samuel Lino

Nella notte tra il 20 e il 21 luglio, l’Atlético Madrid ha ufficializzato il trasferimento di Samu Lino al Flamengo. L’operazione, anticipata da un video pubblicato dal club brasiliano – in cui l’ex colchonero Saúl Ñíguez contatta Lino alludendo all’imminente annuncio – porta nelle casse dell’Atlético 24 milioni di euro: 22 milioni fissi più 2 di bonus.

Arrivato in Spagna nel 2022, il brasiliano ha collezionato 93 presenze con la maglia rojiblanca, segnando 12 gol e servendo 16 assist. Un rendimento che gli ha permesso di ritagliarsi un ruolo importante nella rosa di Simeone, contribuendo alla qualificazione in Champions e a una stagione solida sul piano offensivo. «Da parte nostra, auguriamo a Lino il meglio per i suoi prossimi progetti sia professionali che personali», ha scritto il club nel comunicato ufficiale.

Il ritorno in patria dopo sei anni in Europa (Valencia e Atlético le tappe principali) rappresenta per Lino una nuova sfida e, al tempo stesso, una consacrazione. A Madrid guadagnava circa 1,25 milioni a stagione; a Rio, secondo le stime, percepirà uno stipendio vicino ai 4 milioni l’anno, con un contratto fino al 2029. Il pagamento dell’operazione avverrà in parte subito, in parte in due rate previste a gennaio e luglio 2026.

L’arrivo di Lino si inserisce in un mercato ambizioso del Flamengo, che punta alla vittoria della Copa Libertadores. Dopo aver già messo sotto contratto Jorginho e Emerson Royal, il club rubro-negro aggiunge un esterno offensivo nel pieno della maturità calcistica, soffiandolo alla concorrenza europea: Napoli e Sporting Lisbona avevano mostrato interesse concreto, ma la proposta brasiliana – economica e progettuale – è risultata decisiva.

Il Flamengo, già tre volte campione continentale, sogna in grande. E Samu Lino, tornato a casa con lo status di star, è pronto a diventare uno dei protagonisti assoluti della corsa al quarto titolo.

Calciomercato Torino, i granata hanno il sì di Simeone, ma una nuova rivale rischia di far saltare tutto

Calciomercato Torino, i granata hanno il sì di Simeone, ma una nuova rivale rischia di far saltare tutto. La trattativa per l’attaccante del Napoli entra nel vivo. Ma prima va risolto il nodo Sanabria

Un grande incastro di mercato per definire l’attacco. Come riportato oggi da Tuttosport, il Torino del DS Vagnati lavora su più tavoli per completare il reparto offensivo di Marco Baroni, in una complessa partita a scacchi che lega uscite e entrate. L’obiettivo principale ha un nome e un cognome: Giovanni Simeone. Il Cholito, in uscita dal Napoli, è un pallino del club granata da ben tre anni e ha già dato la sua piena disponibilità al trasferimento. Ma l’operazione è vincolata a una condizione precisa: la cessione di Antonio Sanabria.

È questo il domino che Vagnati deve innescare. Sanabria è sul mercato, con la Cremonese di Davide Nicola che ha mostrato un interesse concreto. Tuttavia, la richiesta del Torino, tra i 5 e i 6 milioni di euro, è ritenuta troppo alta dal club grigiorosso. Finché Sanabria non partirà, l’assalto a Simeone resterà bloccato. A complicare ulteriormente i piani, come svelato dall’ex dirigente Pierpaolo Marino, si è inserita una nuova, temibile concorrente: l’Udinese, che dopo aver ceduto Lucca proprio al Napoli, vede in Simeone il sostituto ideale. Una corsa a due che rischia di alzare il prezzo e di mettere fretta al Torino.

Ma non c’è solo la punta. Il club granata, dopo aver preso Ngonge e Aboukhlal, cerca ancora un esterno con attitudini da trequartista. In questo momento, riferisce Tuttosport, è in corso un ballottaggio di mercato tra due profili. Il primo è Gaetano Oristanio del Venezia, per cui si tratta sulla formula (il Toro vuole un prestito con obbligo condizionato, i lagunari una cessione più sicura). L’alternativa è il ritorno di Eljif Elmas, che spinge per lasciare il Lipsia. In questo caso, si attende che il club tedesco apra alla formula del prestito. Tra un attaccante che dipende da una cessione e un trequartista bloccato dalle formule, l’estate di Vagnati è un puzzle ancora tutto da comporre.

Orsolini: «Resto a Bologna, non ho mal di pancia. Con Italiano ho un feeling speciale. E sulla Coppa Italia vi racconto questo»

Le parole di Riccardo Orsolini, ala e leader del Bologna, sulla sua decisione di rimanere in rossoblù anche la prossima stagione

Il ragazzo dei sorrisi e dei gol pesanti, il simbolo di un Bologna che ha imparato a sognare in grande. Riccardo Orsolini, dopo una stagione che lo ha consacrato come leader tecnico ed emotivo della squadra, è al centro delle attenzioni del mercato, ma anche e soprattutto dell’affetto dei suoi tifosi. A dieci giorni dall’inizio del ritiro, l’esterno ascolano ha parlato con La Gazzetta dello Sport, un dialogo a cuore aperto in cui chiarisce la sua posizione sul futuro, racconta il suo rapporto speciale con Vincenzo Italiano e svela i segreti di un gruppo che, con la vittoria della Coppa Italia, è entrato di diritto nella storia del club.

SULLE VOCI DI MERCATO – «Sono tanti anni che sto qui, vuoi o non vuoi ti affezioni alla piazza, ai tifosi, come con una fidanzata con cui stai da molti anni e se ti ci lasci ti dispiace. Confermo: sarebbe un peccato».

LA SUA POSIZIONE SULL’ADDIO – «Quando mi avete visto serio in conferenza è che non volevo parlare della mia situazione, volevo evitare certi argomenti: quando parlo dico sempre la verità con schiettezza, bella o brutta che sia, e così oggi le dico che non ho mai espresso la volontà di andare via, alla società e tantomeno al mio entourage. Ho detto solo che se eventualmente dovessero verificarsi offerte concrete prima bisogna passare dalla società e poi se dirà sì allora la palla passerà a me. Non fasciamoci la testa. Telefonate ce ne sono state ma…».

LA VOLONTÀ DI RIMANERE – «Io non voglio mettere punti interrogativi, creare situazioni ambigue: ho il piacere di rimanere, non ho mal di pancia, non ci sono frizioni, sto bene qui. Di Vaio ha detto che sul mercato può accadere di tutto tranne che per me? L’ha detto un esponente del club, quindi è un attestato di stima notevole. Ma lo sappiamo: il calciomercato è folle, gli ultimi giorni sono una centrifuga. Però ripeto: Orsolini non sta a fare le guerre per andare via».

COSA POTREBBE FARGLI CAMBIARE IDEA – «Queste cose sono scelte personali, come per Beukema: ci può essere ambizione a palcoscenici top, voler cambiare aria, il fascino dell’estero, la questione economica, oppure famigliare. Tanti fattori possono entrare nelle valutazioni. Quando ci si troverà davanti alla situazione, e se, si rifletterà. Faccio il professionista sì, ma sono legato indissolubilmente a Bologna».

PERCHÉ È COSÌ AMATO DAI TIFOSI – «Mi fa enormemente piacere l’affetto che vedo. E non sono solo i tifosi del Bologna: quando vado in giro anche altrove accade, avrò la faccia da schiaffi, simpatica… La spiegazione? Forse è l’elogio della normalità: penso di essere una persona normale in un mondo che da fuori sembra poco normale. Cerco di essere me stesso sempre: ed è questo forse che piace alla gente, che ci avvicina».

ITALIANO É IL MIGLIORE – «Per me sicuro, visto il livello realizzativo raggiunto lo scorso anno che mi ha anche ridato la Nazionale. La prima volta che l’ho visto ho pensato subito bene di lui: mi sembrava di conoscerlo da tutta la vita, caratterialmente siamo molto simili, ci piace ridere, ci facciamo le battute, ci prendiamo in giro. Ci punzecchiamo anche: capitava pure con Sinisa, sono due tipi diversi certo ma penso che la battuta sia alla base di un buon rapporto».

IL GOL PIÙ BELLO – «Non so ancora dove mettere tutte le mozzarelle, i casatielli, i babà che mi hanno mandato da Napoli dopo quel gol e lo scudetto. Pazzesco. Quanto al gol, beh, il più bello è stato quello realizzato al Genoa in casa».

IL RICORDO DELLA FINALE DI COPPA ITALIA – «Ci siamo divertiti tanto, anche i giorni precedenti, c’era il giusto grado di tensione che veniva stemperato dal gruppo: è lì che l’abbiamo vinta, perché sulla carta eravamo spacciati, l’idea era che il Milan quando vuole spingere, beh, gioca e ti asfalta. Quella sera si sono allineati i pianeti: entrati sul campo ho detto “C’è un’atmosfera tale che io non posso non vincere”. Ce lo siamo detti tutti…».

Marco Verratti: «Il mio Pescara, che sogno, sogno un minuto in A… E e Luis Enrique vi dico questo»

Le parole di Marco Verratti, ex di Pescara e PSG, sulla sua nuova vita in Qatar e il sogno di rivedere il Pescara in Serie A

Una favola iniziata a Pescara e proseguita per un decennio sotto le luci di Parigi, prima di scegliere la tranquillità del Qatar. Marco Verratti è uno dei talenti più puri del calcio italiano, un campione d’Europa che, paradossalmente, non ha mai giocato un minuto in Serie A. Oggi, a 32 anni, vive una nuova fase della sua vita all’Al Duhail, ma il suo legame con l’Italia e con il Pescara, il club del suo cuore di cui è diventato co-presidente, è più forte che mai. In una intervista a La Gazzetta dello Sport, il “Gufetto di Manoppello” si racconta, un viaggio tra aneddoti, sogni e riflessioni che parte da Doha e arriva, inevitabilmente, a quel desiderio mai sopito.

LA NUOVA VITA IN QATAR – «Diciamo che avevo bisogno di una nuova sfida, nuovi stimoli. Doha la conoscevo già e mi è sempre piaciuta. Com’è il campionato? Competitivo. A Parigi la vittoria era diventata una cosa ormai scontata: qui ho rivisto qualcosa di “infantile”, la gioia di vincere, come quando si era bambini. La felicità. A Parigi ormai vincere era monotono, ripetitivo».

IL SOGNO DI GIOCARE IN A COL PESCARA – «È un sogno, sì. Dobbiamo sempre darci l’idea di un obiettivo: magari lo realizzerò ora che sono co-presidente al 50%. Ecco, solo per il mio Pescara avrei fatto quel che ho effettivamente voluto fare: mi hanno dato tutto, volevo sdebitarmi col cuore».

IL RAPPORTO CON NEYMAR E MBAPPÉ – «Neymar? Un ragazzo d’oro, generoso, umile, ci sentiamo ancora. Come con Mbappé: ha fame, è competitivo e sono convinto che prima o poi vincerà il Pallone d’Oro».

IL SUO ADDIO AL PSG E LUIS ENRIQUE – «Scrissero che me ne andai dal Psg perché lo volle Luis Enrique. Falso: vi assicuro che risale a molto prima la mia chiacchierata con Nasser (El Khelaifi, ndr) in cui gli dissi che me ne sarei andato perché avevo voglia di nuovi stimoli. Siamo rimasti in grandi rapporti io e lui, persona super».

LA NUOVA SERIE A VISTA DA LONTANO – «Mi intriga molto Gasperini con la Roma. Allegri? Spero faccia bene col Milan che qui è seguitissimo. Come allenatore ho un debole per Sarri: ha il suo stile e certi princìpi mi ricordano Zeman. L’idea di comandare il gioco e soprattutto un merito: quello di far crescere i giocatori. Il Napoli ancora da scudetto? Per me, comunque, l’Inter resta favorita, per i giocatori che ha, e se prende Lookman è ancora la più forte».

IL FUTURO DA PRESIDENTE – «Il presidente. Nella mia carriera ho visto un po’ di tutto, con Sebastiani credo si formi una coppia complementare: so, avendolo vissuto da dentro, di cosa ha bisogno un calciatore. Voglio che i nostri calciatori pensino solo a giocare. Poi, se andrà, come vorremmo, in A, magari coronerò quel sogno…».

L’Atalanta cerca l’erede di Lookman, e il nome nuovo è un campione d’Europa… Ecco chi è, quanto costa e perché la sua storia personale ha convinto il club

Atalanta, Jonathan Rowe è il prescelto per prendere il posto di Lookman in caso di partenza: la stellina dell’Inghilterra U21 campione d’Europa

Un eroe U21 per il dopo-Lookman in caso di una sua partenza con destinazione Inter. Come riportato oggi da La Gazzetta dello Sport, l’Atalanta sta monitorando con grande attenzione il profilo di Jonathan Rowe, ala sinistra inglese di proprietà del Marsiglia e fresco campione d’Europa con la sua nazionale Under 21. In un mercato che vedrà la Dea rivoluzionare il proprio attacco dopo l’addio di Retegui e la probabile partenza di Lookman, il nome del 22enne originario di Wembley è in cima alla lista dei desideri per portare fantasia e imprevedibilità sulla trequarti.

La sua traiettoria è in continua ascesa. L’ultimo, decisivo gradino è stato proprio l’Europeo U21, dove è stato un protagonista assoluto. Suo il pesantissimo gol che, al 92′ della finale contro la Germania, ha regalato il titolo all’Inghilterra, un colpo di testa in tuffo che ne ha consacrato il talento a livello internazionale. La sua ultima stagione al Marsiglia, sotto la guida di Roberto De Zerbi, lo ha visto impiegato più che altro come “arma segreta” a gara in corso, collezionando 3 gol e 4 assist. Nonostante non fosse un titolare fisso, la sua capacità di spaccare le partite partendo dalla panchina ha impressionato gli osservatori.

Ma a convincere l’Atalanta non sono solo le qualità tecniche. Rowe è un giocatore dalla grande forza mentale, forgiata da un passato di sacrifici. A 11 anni, per stare vicino alla madre malata, affrontava ogni giorno tre ore di viaggio per allenarsi con il Norwich. Ha superato la dolorosa sindrome di Osgood-Schlatter, un problema al ginocchio che affligge molti giovani atleti, senza mai perdere di vista il suo obiettivo. È un’ala sinistra che ama rientrare sul destro, e il suo valore, lievitato a oltre 20 milioni di euro dopo l’Europeo, rappresenta un investimento importante. L’Atalanta, pur avendo altre priorità al momento, lo segue da vicino: il suo profilo è perfetto per la filosofia del club.

Allegri ha un’ossessione per il Milan e un giocatore lo conferma. Ma in attacco… Tomori svela i segreti del suo lavoro. E per la prossima amichevole, una novità tattica che riguarda Rafael Leão

Allegri ha un’ossessione per il Milan e un giocatore lo conferma. Ma in attacco… Tomori svela i segreti del suo lavoro. E per la prossima amichevole, una novità tattica che riguarda Rafael Leão

Un laboratorio tattico sotto il sole australiano, con un’unica, grande ossessione: blindare la difesa. Come riportato oggi dal Corriere dello Sport, il Milan di Massimiliano Allegri prosegue il suo intenso lavoro a Perth con una missione chiara e definita. Il tecnico livornese, fin dal suo primo giorno a Milanello, ha messo al centro del suo progetto la necessità di ricostruire la solidità di un reparto che nelle ultime due stagioni ha incassato troppi gol, frutto di un assetto poco equilibrato e di scarsa attenzione dei singoli. La tournée, che vedrà i rossoneri impegnati domani contro la formazione locale del Perth, è il palcoscenico ideale per testare i progressi di questa rivoluzione difensiva, considerata da Allegri la base imprescindibile per tornare a essere competitivi.

Le parole di Fikayo Tomori, raccolte dai canali ufficiali del club, confermano il martellamento del tecnico e i primi, incoraggianti risultati. «Il tecnico è sempre chiaro con le istruzioni e le cose che lui vuole da me e da tutta la squadra. Adesso siamo più solidi in fase difensiva», ha dichiarato il difensore inglese. Questo lavoro non coinvolge solo la linea arretrata, ma l’intero collettivo, che sta acquisendo una nuova consapevolezza. «Abbiamo la fiducia di difendere bene perché sappiamo che abbiamo attaccanti forti. La condizione fisica è migliore rispetto a quella di due settimane fa. Ci sentiamo bene in campo».

Questo focus sulla difesa si intreccia con le sperimentazioni tattiche. L’attuale assetto a tre, come visto contro Arsenal e Liverpool, è solo una soluzione temporanea, in attesa che il mercato porti il terzino destro necessario per passare al 4-3-3 definitivo. Contro il Perth, Allegri continuerà con i suoi test: il centrocampo titolare con Ricci, Fofana e Loftus-Cheek verrà confermato come motore della squadra, mentre sulla sinistra avrà più minuti il nuovo acquisto Pervis Estupiñán. L’esperimento più intrigante, però, riguarda l’attacco: in mancanza di alternative, Rafael Leão sarà provato di nuovo come punta centrale, supportato da Pulisic e Saelemaekers. Una soluzione d’emergenza che potrebbe rivelare scenari inaspettati per il futuro del portoghese e dell’intero Milan.

Zazzaroni, attacco frontale alla Juve: «Non si capisce una mazza! Manca una direzione, troppe difficoltà sul mercato»

Le parole molto critiche di Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, sul mercato della Juve: manca una direzione chiara e i problemi sono tanti

Una critica feroce, un’analisi spietata che mette a nudo le incertezze di una Juve che sembra aver smarrito la rotta e che ha notevoli difficoltà in questa sessione di mercato. Nell’editoriale intitolato “La direzione della Juve” per il Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni descrive un club irriconoscibile rispetto a un anno fa, passato dall’euforia per una rivoluzione all’insegna del “bel calcio” a uno stato di confusione che rasenta la paralisi.

Zazzaroni parte da un confronto impietoso con l’estate precedente. «Dodici mesi fa la Juve s’era appena liberata del tristissimo Allegri […] per consegnarsi anema e core a Thiago Motta l’elevato». Quell’entusiasmo, quel sogno di un nuovo corso, sembra svanito nel nulla. Oggi, scrive il direttore, la situazione è diametralmente opposta, tanto da fargli affermare senza mezzi termini: «Non si capisce una mazza». La dirigenza è cambiata di nuovo con gli arrivi di Comolli e Modesto e l’addio di Giuntoli, e la Juventus appare come un «convitato di pietra» nel suo stesso mercato, incapace di incidere.

Le difficoltà, secondo Zazzaroni, sono evidenti soprattutto nelle trattative. Il ritorno di Kolo Muani non è ancora sicuro, mentre giocatori chiave come «Vlahovic, Weah, McKennie e Douglas Luiz fanno i capricci». Il risultato è un immobilismo che genera interrogativi e spegne gli entusiasmi. Il cuore del problema, secondo l’analisi, è uno solo, ed è gravissimo: «Se c’è una cosa che sembra mancare alla Juve è proprio una direzione». Un’assenza di visione chiara che lascia perplessi e preoccupati i tifosi.

Eppure, in fondo al suo editoriale, Zazzaroni lascia uno spiraglio di luce, una nota di cauto ottimismo che suona quasi come una speranza. Nonostante il caos e la confusione attuale, scrive, non tutto è perduto, perché «dall’ombra potrebbe sempre nascere un fiore». Un monito e un augurio per un club che ha un disperato bisogno di ritrovare la propria strada.

Fiorentina Beltran, Ndour e Sabiri: i tre pronti a rilanciarsi con Stefano Pioli

Fiorentina, con il nuovo corso di Stefano Pioli tre calciatori che erano finiti ai margini vogliono rilanciarsi: si tratta di Beltran, Ndour e Sabiri

Stefano Pioli è chiamato a un doppio compito nella nuova avventura sulla panchina della Fiorentina: costruire una squadra competitiva e, al tempo stesso, rimettere in carreggiata diversi giocatori in cerca di rilancio. In ritiro in Inghilterra – una sorta di “Coverciano” britannico – i viola stanno preparando l’esordio ufficiale del 21 agosto nei playoff di Conference League, ma nel frattempo si delineano anche le scelte tecniche in vista della stagione.

Uno dei nomi più sorprendenti è quello di Abdelhamid Sabiri. Il trequartista marocchino, arrivato a Firenze nel gennaio 2023, non aveva mai indossato la maglia viola in gara ufficiale, disperso tra prestiti all’estero. Eppure oggi, complici alcuni infortuni (in particolare quello di Gudmundsson) e una buona predisposizione in allenamento, è tornato in gruppo. Pioli gli ha concesso minuti contro Grosseto e Carrarese, poi lo ha portato con sé in Inghilterra. Ora tocca a lui: ha mostrato lampi di qualità, e a 28 anni ha ancora margine per dire la sua.

Un altro elemento sotto osservazione è Lucas Beltrán. L’attaccante argentino, acquistato lo scorso anno per oltre 12 milioni, rischia di scivolare ai margini dopo l’arrivo di Dzeko e Fazzini. La scorsa stagione ha segnato 5 reti in campionato, ma il suo contributo era molto apprezzato anche nella fase di pressing e nel gioco senza palla. Ora si trova in bilico: c’è un timido interesse del Flamengo, ma il giocatore non sembra entusiasta di una partenza verso il Brasile. Pioli vuole valutarlo attentamente durante il tour.

Capitolo a parte per Cher Ndour, classe 2004 e nazionale Under 21. Il centrocampista ha impressionato positivamente nelle amichevoli, trovando anche una tripletta contro la Primavera. L’ex Benfica è stato testato come alternativa a Fagioli e Mandragora, mostrando grande capacità di recupero palla e maturità mentale. Rimasto fuori dalla lista Conference nella scorsa stagione, ora si candida seriamente a un ruolo importante.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, il ritiro inglese sarà decisivo per tracciare i destini di chi vuole rilanciarsi in viola.

Roma a passo di tango: trattativa con il Manchester City per Echeverri, si lavora al prestito

La Roma prova il colpo Claudio Echeverri: offerta al Manchester City per un prestito con diritto di riscatto, le ultime

La Roma accelera sul mercato e guarda al futuro. L’obiettivo principale resta quello di trovare un esterno offensivo di qualità e prospettiva, e il nome che prende sempre più quota è quello di Claudio Echeverri, talento argentino di proprietà del Manchester City.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, i giallorossi stanno lavorando con decisione per portarlo nella Capitale. Il club inglese è disposto a cederlo in prestito con diritto di riscatto, formula già sperimentata dalla Roma con altre operazioni simili. L’idea è quella di far crescere il giocatore in un ambiente competitivo, senza però perdere il controllo sul suo cartellino.

Il profilo di Echeverri, classe 2006, è considerato ideale: qualità tecniche, visione di gioco e grande personalità, già mostrata sia al River Plate che nelle selezioni giovanili argentine. Dopo essere stato acquistato dal City per circa 18 milioni di euro, il fantasista ha chiuso un’ultima stagione in patria e ora è pronto al salto europeo. La Roma rappresenta una possibilità concreta: il giocatore ha già mostrato interesse e nelle prossime ore potrebbe arrivare il via libera di Guardiola.

La concorrenza per il ruolo si è via via assottigliata: Paixao è andato all’OM, mentre per Antonio Nusa il Lipsia continua a chiedere cifre superiori ai 50 milioni, giudicate eccessive dalla società capitolina.

In caso di arrivo di Echeverri, Gasperini si ritroverebbe un jolly offensivo capace di agire da trequartista o partire da sinistra per rientrare sul destro, sfruttando ottime qualità balistiche.

Intanto la dirigenza lavora anche sul centrocampo: i nomi seguiti sono Joao Palhinha del Bayern Monaco e Nardoni del Racing, con passaporto comunitario. Sullo sfondo restano anche un esterno mancino e un centrale difensivo, in caso di addio a Kumbulla, cercato in Liga.

Il piano è chiaro: pochi innesti, ma funzionali, per una Roma sempre più internazionale.

Napoli, esterno offensivo cercasi: tra big inglesi e baby fenomeni, il club riflette sul profilo giusto: Garnacho torna di moda, Grealish…

Napoli, l’esterno offensivo è il rinforzo che serve per completare la rosa: tra big inglesi e giovani di talento, ecco tutti i nomi

Tutte le strade sono aperte, ma una certezza c’è: la priorità del Napoli resta l’esterno alto offensivo. Dal summit di Ischia, come riportato da la Gazzetta dello Sport, il club azzurro è uscito con un ordine chiaro: prima il rinforzo sulle fasce, poi eventualmente gli altri ruoli. Con Dan Ndoye sfumato, la caccia riparte e guarda soprattutto verso l’Inghilterra, ma con una riflessione profonda in corso.

La vera domanda che si pone il club è: meglio un giocatore già affermato, magari in prestito con ingaggio elevato, oppure un talento giovane ma pronto a incidere subito? L’indirizzo di Aurelio De Laurentiis, storicamente, va verso la seconda ipotesi: investire su un giovane significa potenzialmente assicurarsi un asset di valore anche economico, oltre che tecnico.

I nomi caldi, nel frattempo, continuano ad accendere la fantasia della piazza. Jack Grealish è fuori dal progetto Guardiola e guadagna 15 milioni netti. Il Napoli lo affascina, ma serve un contributo da parte del Manchester City per rendere l’operazione sostenibile. Raheem Sterling, invece, ha appena chiuso una stagione deludente all’Arsenal, con pochi minuti e tanti interrogativi, anche fisici. Talento indiscusso, ma da rigenerare.

E allora, se scommessa deve essere, perché non farla su un giovane? Il Napoli potrebbe dirottare i 40 milioni (bonus inclusi) inizialmente previsti per Ndoye su altri obiettivi europei. Uno su tutti: Alejandro Garnacho. A gennaio era inarrivabile, oggi il Manchester United sembra averlo scaricato. Il Napoli, fresco di uno Scudetto e con maggiore appeal, potrebbe provarci.

Restano poi sul taccuino Antonio Nusa, se il Lipsia abbassa le pretese da 50 milioni, e Kevin dello Shakhtar, nome nuovo ma in forte ascesa. Tutti profili under che aiuterebbero anche nella compilazione delle liste UEFA e Serie A.

Scelta da ponderare bene, ma il colpo per spiccare il volo è lì, a portata di visione.

Inter-Lookman, trattativa calda: offerta salita a 45 milioni, ma l’Atalanta non cede

Inter Lookman, prosegue la trattativa: i nerazzurri alzano l’offerta a 45 milioni, ma l’Atalanta non cede: ecco quanti ne vuole

Il pressing dell’Inter su Ademola Lookman si fa più concreto. La dirigenza nerazzurra, spinta dalla volontà di chiudere l’affare rapidamente, ha alzato la propria offerta: 45 milioni complessivi, con una nuova struttura rispetto alle proposte iniziali. La prima mossa di giornata era stata una proposta da 40 milioni più 5 di bonus, seguita da un rilancio pomeridiano: 42 milioni fissi più 3 di bonus, il tutto per un acquisto a titolo definitivo, abbandonando la formula del prestito con obbligo di riscatto.

Un’accelerazione significativa da parte del presidente Beppe Marotta, che conferma quanto dichiarato ad Appiano Gentile nei giorni scorsi: «Questa è la settimana decisiva». E i fatti lo stanno dimostrando. Forte dell’accordo quinquennale con il giocatore – da 4,5 milioni a stagione – l’Inter vuole chiudere al più presto, magari entro il weekend.

Come riportato da la Gazzetta dello Sport, l’Atalanta resta ferma sulla sua posizione: 50 milioni cash oppure niente. La proposta nerazzurra non ha ancora ricevuto una risposta formale, ma le sensazioni a Zingonia non lasciano spazio a ottimismo. Il club bergamasco considera ancora insufficiente l’offerta nerazzurra e, anzi, si aspettava un rilancio più deciso, tale da avvicinarsi di più alla cifra richiesta.

Ieri a Zingonia sono stati avvistati anche gli agenti di Lookman, informati sull’evoluzione della trattativa. Ma l’ultimo aggiornamento – il rilancio a 42+3 – è arrivato quando il loro incontro era già terminato. Il segnale dell’insoddisfazione dell’Atalanta è comunque chiaro: Lookman non parte per meno di 50 milioni.

Nel frattempo, l’attaccante nigeriano ha ripreso ad allenarsi individualmente dopo una lesione al polpaccio. Il ritorno in gruppo è previsto a breve, con il club che si aspetta da lui professionalità e continuità nei comportamenti, evitando tensioni in vista di un’eventuale cessione.

La trattativa prosegue, ma la sensazione è che serva ancora un rilancio – concreto e sostanziale – per arrivare alla fumata bianca.

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