Pagina 852 – Calcio News 24

Roma, Gasperini traccia le linee guida per l’attacco: Lucca e non solo, ecco i nomi

Roma, le mosse di Gian Piero Gasperini per l’attacco: Lorenzo Lucca è l’obiettivo numero uno, ma non è l’unico – ecco gli altri nomi

Gian Piero Gasperini è pronto a dare una nuova identità alla Roma, e il reparto offensivo sarà il banco di prova principale per costruire una squadra più competitiva. Dopo aver tracciato le linee guida per la difesa, il tecnico guarda con attenzione all’attacco, dove si attendono cambiamenti significativi. Il nome in cima alla lista è quello di Lorenzo Lucca, attaccante dell’Udinese, già seguito da Gasperini ai tempi dell’Atalanta. Fisico imponente, ottima capacità nel gioco aereo e movimenti da punta moderna: Lucca potrebbe rappresentare l’uomo giusto per dare peso e concretezza all’attacco giallorosso. Il suo arrivo metterebbe in discussione la posizione di Artem Dovbyk, ritenuto meno adatto agli automatismi richiesti dal nuovo allenatore. In bilico anche Eldor Shomurodov, mentre Tammy Abraham potrebbe restare per giocarsi una chance nel nuovo corso tecnico.

Ma Gasperini non si limita a cercare un terminale d’area. Il nuovo attacco della Roma dovrà anche essere mobile, rapido e imprevedibile. Per questo motivo, come riportato dalla Gazzetta dello Sport, il club sta valutando profili diversi, più leggeri e dinamici, in grado di attaccare la profondità e creare superiorità numerica. Tra questi spiccano Igor Paixao del Feyenoord e Giacomo Raspadori del Napoli. Entrambi offrono versatilità, velocità e un buon fiuto del gol: qualità fondamentali per dare respiro e varietà alla manovra offensiva. La Roma di Gasperini, insomma, si prepara a una rivoluzione offensiva, cercando il giusto mix tra potenza fisica e rapidità tecnica per tornare protagonista in Serie A.

Francia, tutti a tifare PSG? L’iniziativa di un bar di Rodez filo-OM

Francia, questa sera tutti tiferanno per il PSG in finale di Champions contro l’Inter? Dalle parti di Marsiglia tira un’altra aria

Mentre tutta la Francia si prepara a vivere la finale di Champions League tra PSG e Inter, in programma a Monaco di Baviera, c’è chi sceglie consapevolmente di guardare altrove. A Rodez, nell’entroterra dell’Aveyron, un bar dichiaratamente filo-OM ha deciso di ignorare il grande evento per celebrare un altro ricordo: quello della storica vittoria dell’Olympique Marsiglia nel 1993. Il bistrot in questione, Le Bourg, non trasmetterà la sfida tra i parigini e i nerazzurri, ma proporrà invece una serata revival con la proiezione della finale vinta contro il Milan a Monaco di Baviera oltre trent’anni fa. Una provocazione, certo, ma anche una dichiarazione d’identità: per alcuni tifosi dell’OM, il successo del PSG non rappresenta un motivo di orgoglio nazionale, ma piuttosto un fastidio da disinnescare con ironia.

Come riportato da Centre Presse Aveyron, il proprietario Anthony Carel ha spiegato di aver già tirato fuori una pila di maglie dell’OM da distribuire ai clienti, con l’auspicio nemmeno troppo velato che sia l’Inter a sollevare la coppa. La sua è una scelta teatrale ma tutt’altro che isolata: anche a Marsiglia diversi locali hanno organizzato serate “anti-PSG”, ribadendo l’eterna rivalità tra le due tifoserie. Intanto, nei negozi della città, i magliette dell’Inter vanno a ruba, mentre gli appelli di ex glorie francesi come Boli, Zidane e Deschamps a sostenere la squadra parigina cadono nel vuoto. Per molti tifosi marsigliesi, l’unico trionfo continentale che conta è e resta quello del 1993. E sabato sera, mentre mezza Europa guarderà Mbappé e compagni, a Rodez si tiferà contro – rigorosamente in bianco e blu.

Calciomercato Bologna, l’ascesa di Dan Ndoye: gol, «ruggiti» e prestazioni top che attirano le big

Bologna, l’ascesa di Dan Ndoye nella stagione: tanti gol pesanti e la conferma dalle pagelle fino al gol vittoria della Coppa Italia

La stagione 2024/2025 del Bologna sarà ricordata a lungo, un’annata di calcio entusiasmante e risultati storici. Tra i protagonisti assoluti di questa cavalcata c’è Dan Ndoye, l’esterno svizzero che, partita dopo partita, ha incarnato lo spirito battagliero e la qualità tecnica predicata da Vincenzo Italiano, trasformandosi in una delle ali più incisive e complete del campionato. Il suo rendimento, costellato di prestazioni maiuscole e giocate decisive, non solo ha trascinato i felsinei, ma ha inevitabilmente acceso i riflettori del calciomercato su di lui.

Ecco una sintesi della sua stagione, con voti e giudizi dei quotidiani sportivi.

Fin dalle prime uscite, come quella «accesa e irriverente» contro lo Shakhtar in Champions League (voto 7), si è capito che Ndoye aveva qualcosa di speciale. La sua crescita è stata esponenziale, diventando ben presto un elemento «imprescindibile» nello scacchiere tattico rossoblù. La trasferta di Monza alla quinta giornata (1-2, voto 7,5) ha iniziato a mostrare la sua capacità di essere determinante, ma è stata la continuità a impressionare: a Cagliari (0-2, voto 7) era «attivo e dappertutto», un motorino instancabile sulla fascia.

La consacrazione è passata anche attraverso i gol, spesso pesanti e di pregevole fattura. Contro il Venezia (3-0, voto 7,5), ha trovato la sua prima doppietta stagionale (il primo su rigore), spezzando un digiuno che durava da un anno e mezzo e dimostrando freddezza dal dischetto. Ma è nelle sfide contro le big che Ndoye ha spiegato al campionato intero di che pasta fosse fatto. Indimenticabile la sua prestazione contro la Juventus (2-2, voto 7,5), dove «per un’ora spiega che è lui l’ala di cui Motta aveva bisogno», trovando anche la via della rete. Un segnale chiaro della sua maturazione e della sua capacità di prendersi responsabilità nei momenti che contano.

Anche in Europa, il suo contributo è stato tangibile. Contro il Borussia Dortmund (2-1, voto 7,5), una sua «volata» ha quasi propiziato il pareggio di Castro, dimostrando come la sua velocità e la sua progressione palla al piede potessero mettere in difficoltà difese di caratura internazionale. La Coppa Italia lo ha visto ugualmente protagonista: contro l’Atalanta (0-1, voto 7,5), partendo da destra, ha offerto un’altra prova di grande sostanza, mentre contro l’Empoli (0-3, voto 7), un suo «assist squassante» per Dallinga ha spianato la strada verso la vittoria.

La sua stagione è stata un crescendo rossiniano. Quando qualcuno ha osato dire che segnasse poco, ha risposto con una doppietta perentoria contro il Torino (3-2, voto 8), zittendo i critici. Nel recupero contro il Milan (2-1, voto 7), ha duellato con un avversario del calibro di Theo Hernandez, «lavorando di fiamme e fiammate» e trovando un gol cruciale. La goleada contro la Lazio (5-0, voto 8) ha visto il suo sigillo sul 4-0, un momento di «emozione fortissima», festeggiato con trasporto sotto la curva Bulgarelli, a suggellare un legame profondo con i tifosi. E quando la fatica stagionale poteva farsi sentire, lui rispondeva presente: a Venezia (0-1, voto 7), «non lo fermano mai», a dimostrazione di una tenuta atletica e mentale invidiabile. Il suo ottavo gol stagionale contro il Napoli (1-1, voto 7,5) e il «duellone con Bastoni» nella storica vittoria contro l’Inter (1-0, voto 7), dove è stato «ovunque», hanno ulteriormente cementato la sua fama di giocatore totale.

Forse l’apice della sua stagione, l’immagine simbolo della sua grinta e della sua voglia di incidere, è stata la performance nella finale contro il Milan (0-1, voto 8). «Sempre on, anche quando punta l’area mostrando ruggiti assortiti», e trovando un gol che ha pesato come un macigno. Anche nell’ultima volata contro la Fiorentina (3-2, voto 7), nonostante la sconfitta, ha lasciato il segno «partendo a razzo» e segnando ancora.

La stagione di Dan Ndoye è stata un manifesto di crescita, talento e dedizione. La sua capacità di abbinare quantità e qualità, la sua fame agonistica e i suoi «ruggiti» in campo lo hanno reso uno dei migliori esterni della Serie A. Non sorprende, dunque, che il suo nome sia ora cerchiato in rosso sui taccuini di molti direttori sportivi. Il Bologna si gode il suo gioiello, consapevole che trattenerlo sarà difficile, ma con la certezza di aver contribuito a lanciare una stella nel firmamento del calcio europeo.

Calciomercato: Mainz 05, occhi su Hollerbach: sfida al Gladbach per il bomber dell’Union in vista della Conference League

Il Mainz attivo sul mercato: l’obiettivo è migliorare la qualità dell’attacco e il profilo che piace è quello di Hollerbach dell’Union Berlin

Il Mainz 05, fresco di una meritata qualificazione alla prossima UEFA Conference League grazie al sesto posto conquistato nella Bundesliga 2024/25, si muove con decisione sul mercato per rinforzare la rosa in vista della doppia competizione. Uno degli obiettivi primari, secondo insistenti informazioni diffuse da Sky Sport e rapidamente rimbalzate su portali specializzati come Transfermarkt e LigaInsider, è Benedict Hollerbach, dinamico attaccante classe 2001 attualmente sotto contratto con l’Union Berlin. I contatti tra la dirigenza del Mainz e l’entourage del giocatore sarebbero già stati avviati.

Hollerbach, 24 anni compiuti a maggio, è reduce da una stagione di grande spessore con la maglia dei “Köpenicker“, nella quale si è imposto come il capocannoniere della squadra. Il suo bilancio personale nella stagione 2024/25 parla di 9 reti e 3 assist in 34 apparizioni ufficiali, numeri che testimoniano la sua crescita e il suo impatto nella massima serie tedesca. Trasferitosi all’Union Berlin nel luglio 2023 dal Wehen Wiesbaden per una cifra vicina ai 2 milioni di euro, Hollerbach ha visto il suo valore di mercato lievitare, attestandosi ora intorno ai 7,5 milioni di euro secondo Transfermarkt. Un eventuale acquisto a queste cifre rappresenterebbe per il Mainz uno degli investimenti più significativi della sua storia recente.

L’interesse dei “Nullfünfer” per Hollerbach, giocatore apprezzato per la sua versatilità offensiva – capace di agire sia da punta centrale che da esterno – la sua notevole velocità, l’abilità nell’uno contro uno e la grinta (evidenziata anche dalle statistiche Bundesliga che lo pongono tra i migliori per duelli vinti e numero di sprint), nasce dalla necessità di aggiungere qualità e profondità al reparto avanzato. Questa mossa è vista anche in prospettiva di una possibile partenza del bomber Jonathan Burkardt, pezzo pregiato della squadra. Sul talentuoso attaccante, però, non ci sono solo gli occhi del Mainz: da tempo anche il Borussia Mönchengladbach ha manifestato un concreto interesse, confermato in passato anche da dichiarazioni del proprio direttore sportivo Roland Virkus, che lo ha definito un «giocatore interessante» e un «bravo ragazzo». La corsa per assicurarsi le prestazioni di Hollerbach è quindi aperta, ma il Mainz sembra intenzionato a giocarsi seriamente le proprie carte per portare il giovane e promettente attaccante alla MEWA ARENA.

Marco Silva Juve: chi è l’allenatore portoghese. Tra successi, cadute e un calcio propositivo

Juve, chi è Marco Silva, il nome accostato alla panchina bianconera: gli inizi in Portogallo, il percorso tra Grecia e Premier League

Nelle ultime ore, il nome di Marco Alexandre Saraiva da Silva, attuale tecnico del Fulham, è emerso a sorpresa come possibile candidato per la panchina della Juventus. Una voce che ha acceso la curiosità sulla figura di questo allenatore portoghese classe 1977, la cui carriera è stata un alternarsi di trionfi significativi e brusche interruzioni, il tutto condito da una filosofia di gioco apprezzata ma non sempre garanzia di continuità. Ma chi è Marco Silva e quale sarebbe il suo impatto sul mondo bianconero?

L’ascesa in Portogallo: dall’Estoril allo Sporting, tra trofei e controversie

La carriera da allenatore di Silva inizia laddove aveva concluso quella da calciatore, all’Estoril Praia. Dopo un breve periodo da direttore sportivo, nel settembre 2011 assume la guida della squadra, allora in seconda divisione. L’impatto è immediato: vince il campionato, riportando il club nella massima serie portoghese dopo sette anni. Le stagioni successive consolidano la sua fama di tecnico emergente: un sorprendente quinto posto e la prima storica qualificazione dell’Estoril all’Europa League, seguita da un ancor più impressionante quarto posto l’anno dopo.

Questi successi attirano l’attenzione dello Sporting CP, che lo ingaggia nell’estate del 2014. Con i Leões, Silva vince la Coppa di Portogallo, un trofeo che mancava al club da sette anni, e ottiene un buon terzo posto in campionato. Tuttavia, il rapporto con la dirigenza si incrina clamorosamente: a soli quattro giorni dalla vittoria in coppa, viene licenziato per “giusta causa”, con motivazioni che includevano il non aver indossato l’uniforme ufficiale del club durante una partita di coppa. Un epilogo tanto inatteso quanto controverso per un’esperienza comunque positiva sul campo.

L’esperienza greca e l’approdo in Inghilterra: luci e ombre

Rimasto senza panchina, Silva accetta l’offerta dell’Olympiacos nel luglio 2015. In Grecia, la sua avventura è trionfale: vince il campionato con sei giornate d’anticipo, stabilendo un record di 17 vittorie consecutive in campionato e guidando la squadra anche in Champions League, dove ottiene una storica vittoria esterna contro l’Arsenal. Nonostante il successo, le strade si separano a fine stagione, ufficialmente per motivi personali

Nel gennaio 2017, Marco Silva sbarca in Premier League, chiamato al capezzale dell’Hull City, allora ultimo in classifica. Nonostante un impatto iniziale positivo e un gioco apprezzato, non riesce a evitare la retrocessione. La sua reputazione in Inghilterra, però, è in crescita.
Le montagne russe inglesi: Watford, Everton e la rinascita al Fulham.

Nell’estate del 2017 passa al Watford. L’inizio è brillante, tanto da attirare le insistenti avances dell’Everton. Il club rifiuta di liberarlo, ma il rendimento della squadra cala vistosamente e nel gennaio 2018 Silva viene esonerato. Il Watford accusa apertamente l’Everton di aver destabilizzato l’allenatore, un episodio che crea non poche polemiche e che i tifosi degli Hornets non gli perdoneranno, accogliendolo con serpenti di gomma al suo ritorno da avversario.

Dichiarazioni e percezione: tra pragmatismo e ambizione

Marco Silva è noto per essere un allenatore meticoloso, determinato e ambizioso. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, traspare un approccio moderno al calcio, focalizzato sulla motivazione dei giocatori e sulla costruzione di un’identità di squadra chiara. Non è un tecnico da proclami roboanti, preferendo concentrarsi sul lavoro quotidiano.

In Portogallo, dopo l’exploit con l’Estoril e la vittoria della coppa con lo Sporting, era considerato uno dei più promettenti allenatori della sua generazione. Il brusco divorzio con lo Sporting ha lasciato qualche ombra, ma il talento non è mai stato messo in discussione.

In Inghilterra, la sua figura è più complessa. All’Hull City fu accolto con speranza, vista la sua giovane età e il curriculum positivo. Il vice-presidente Ehab Allam lo definì «un allenatore giovane ma che ha impressionato per la sua filosofia e il suo stile di gioco». Al Watford, l’ottimo inizio fu oscurato dalla controversa “telenovela” con l’Everton, che ne macchiò l’immagine presso i tifosi. All’Everton, le aspettative erano alte, ma l’esonero ne ridimensionò temporaneamente le quotazioni. È con il Fulham che ha ritrovato consensi unanimi, venendo elogiato per la capacità di costruire una squadra solida, organizzata e capace di esprimere un buon calcio anche contro avversari più quotati. La stampa inglese ora lo considera un tecnico maturo, capace di adattare il suo approccio e di ottenere risultati importanti. Alcuni commentatori, come Alfredo Pedullà in Italia, si sono mostrati scettici riguardo a un suo eventuale approdo alla Juventus, definendolo una “scommessa” o un nome da “algoritmo“, suggerendo che la Juventus avrebbe bisogno di profili più consolidati, magari italiani.

Un profilo per la Juventus?

L’eventuale scelta di Marco Silva da parte della Juventus rappresenterebbe una mossa intrigante. Porterebbe con sé un’esperienza internazionale variegata, una chiara identità di gioco basata sul possesso palla, la costruzione dal basso e una pressione organizzata, e la capacità di valorizzare i giocatori a sua disposizione. Tuttavia, i dubbi sulla sua tenuta nelle piazze di primissima fascia e la mancanza di esperienza pregressa in un club della dimensione della Juventus potrebbero rappresentare incognite significative. La Vecchia Signora, in cerca di un nuovo ciclo, potrebbe vedere in lui l’uomo capace di portare freschezza e idee nuove, ma dovrebbe anche ponderare i rischi legati a un profilo che, pur talentuoso, ha conosciuto anche momenti di difficoltà nella gestione delle pressioni ai massimi livelli. Il suo contratto in scadenza nel 2026 con il Fulham implicherebbe inoltre la necessità di trovare un accordo per liberarlo.

Ajax, ecco il sostituto di Farioli: John Heitinga siederà sulla panchina dei lancieri

Ajax, dopo l’addio di Farioli gli olandesi hanno trovato un nuovo allenatore: si tratta di John Heitinga, le ultime

L’Ajax ha ufficialmente scelto il successore di Francesco Farioli: sarà John Heitinga a guidare i Lancieri nella prossima stagione. Per l’ex difensore si tratta di un ritorno a casa, in un club che ha segnato la sua carriera prima da calciatore e poi da tecnico. Cresciuto nel vivaio ajacide tra il 1990 e il 2001, Heitinga ha collezionato oltre 200 presenze con la maglia della prima squadra prima di iniziare un percorso in panchina che lo ha già visto protagonista nel settore giovanile e alla guida dello Jong Ajax. Dopo una prima esperienza sulla panchina della prima squadra come tecnico ad interim nel 2023 – 22 partite e un terzo posto in Eredivisie – il club olandese ha deciso di puntare nuovamente su di lui con un contratto fino al 2027. Al suo fianco, come vice allenatore, ci sarà Marcel Keizer, anch’egli legato da un accordo triennale. L’annuncio è arrivato attraverso un comunicato ufficiale del club, a pochi giorni dalla separazione con Farioli.

Negli ultimi due anni Heitinga ha maturato ulteriore esperienza in Premier League, ricoprendo il ruolo di vice allenatore prima al West Ham e poi al Liverpool, affiancando due tecnici di spessore come David Moyes e Arne Slot. Un bagaglio prezioso che ora metterà al servizio dell’Ajax in una fase di rilancio. Il suo legame con il club è profondo: oltre al passato da giocatore, ha allenato l’U17, l’U18 e l’U19, seguendo passo dopo passo la crescita dei giovani talenti del vivaio. Ora è chiamato a trasferire questa visione alla prima squadra, in un momento in cui l’Ajax punta a ricostruire identità e ambizioni. «Sono incredibilmente entusiasta – ha dichiarato Heitinga al sito ufficiale del club –. Gli ultimi due anni in Inghilterra mi hanno fatto crescere molto. Tornare qui è un onore: darò tutto per ripagare questa fiducia». Un ritorno all’insegna della continuità e del rinnovamento, con l’obiettivo di riportare l’Ajax ai vertici del calcio olandese ed europeo.

Champions League, scontro generazionale tra Inter e PSG: da una parte l’esperienza dei nerazzurri, dall’altra la freschezza dei francesi

Champions League, scontro generazionale tra Inter e PSG: da una parte l’esperienza dei nerazzurri, dall’altra la freschezza dei francesi, per entrambe sarebbe quasi record

Quella in programma all’Allianz Arena non è solo una finale di Champions League, ma anche e soprattutto una sfida generazionale. Da una parte l’Inter, che arriva all’appuntamento con una delle rose più esperte dell’intera competizione; dall’altra il PSG, giovane e ambizioso, pronto a scrivere il primo capitolo importante della propria storia europea. I nerazzurri vantano un’età media di 29,6 anni nelle formazioni schierate dagli ottavi in poi, con il picco massimo registrato proprio a Monaco contro il Bayern Monaco, quando Inzaghi mandò in campo un undici da 31,1 anni di media. In caso di trionfo, l’Inter entrerebbe nella storia non solo per il titolo, ma anche per l’età avanzata del gruppo: sarebbe la seconda squadra più “anziana” ad aver mai vinto la Champions, dietro solo al Milan del 2006/07 (30,2) e appena sopra il Milan del 1993/94 (29,5). Un successo che avrebbe il sapore del compimento definitivo di un ciclo, e della consacrazione per una generazione di calciatori che ha saputo resistere, maturare e rispondere presente nel momento più alto.

Sul fronte opposto, il PSG si presenta con un volto totalmente diverso. Luis Enrique ha costruito un gruppo giovanissimo, con una media età di 23,6 anni nelle formazioni titolari degli ultimi turni. Una squadra fresca, dinamica, piena di talento e con margini di crescita enormi. Se dovesse conquistare il trofeo, il club francese si avvicinerebbe a un primato assoluto: solo l’Ajax del 1994/95, con una media di 23,35 anni, fu più giovane al momento della vittoria, battendo il Milan in finale con due diciottenni – Kanu e Kluivert – in campo. La finale di Monaco, allora, diventa qualcosa di più di una partita: è lo scontro simbolico tra chi vuole lasciare un’ultima, indelebile impronta nel calcio europeo e chi invece punta a prendersi tutto per la prima volta. Chiunque alzerà la coppa, lo farà sfiorando un record, in una delle edizioni più dense di significato dell’era moderna.

Inter, attenta a Luis Enrique: il tecnico spagnolo in finale non perde (quasi) mai

Champions League, questa sera la finale di: Luis Enrique è uno specialista delle finali, con i club non ha mai perso la gara secca

Luis Enrique è uno dei tecnici più letali quando si tratta di finali. La carriera del tecnico del PSG parla chiaro: 11 vittorie su 13 finali disputate, un ruolino di marcia che lo colloca tra i migliori specialisti delle partite decisive. Ma c’è un dato ancora più impressionante: da allenatore di club, lo spagnolo non ha mai perso una finale in gara secca. Il suo Barcellona ha sollevato trofei prestigiosi – dalla Champions League (contro la Juve) alla Coppa del Re – sempre con lui in panchina nei momenti cruciali. Anche con i parigini, Luis Enrique ha mantenuto viva questa tradizione vincente, portando a casa due Coppe di Francia e due Supercoppe in poco tempo. Non è solo una questione di schemi o tattica: il tecnico asturiano ha dimostrato di saper trasmettere ai suoi giocatori la lucidità, l’intensità e la fame necessarie per affrontare i 90 minuti che decidono una stagione.

È proprio questa sua aura da “mago delle finali” a rappresentare una delle sfide più grandi per l’Inter, che si prepara a contendergli la Champions League. I nerazzurri non dovranno soltanto fronteggiare il talento di Dembelé e compagni, ma anche scardinare un primato personale che sembra incrollabile. In tutta la sua carriera da club, Luis Enrique ha conosciuto la sconfitta solo in contesti diversi: una Supercoppa di Spagna persa in doppio confronto contro l’Athletic Bilbao nel 2015, e una Nations League con la Spagna. Mai, però, in una classica finale “da dentro o fuori”. Questo rende ancora più alta l’asticella per l’Inter, che sogna di rompere l’incantesimo e diventare la prima squadra capace di batterlo in una sfida secca da club. Un’impresa difficile, ma non impossibile. E sarebbe anche simbolica: mettere fine alla perfezione di uno degli allenatori più vincenti dell’era moderna proprio nel momento che più conta.

Toronto-Charlotte: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al BMO Field va in scena la sfida di MLS Toronto-Charlotte: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al BMO Field di Toronto si giocherà la gara valevole per la 17° giornata di MLS tra Toronto-Charlotte. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Toronto (3-5-2): Johnson; Long, Rosted, Stefanovic; Corbeanu, Insigne, Osorio, Deybi Flores, Spicer; Etienne, Brynhildsen. Allenatore: Fraser.

Charlotte: Kahlina; Scardina, Malanda, Privett, Marshall-Rutty; Biel, Westwood, Bronico; Vargas, Agyemang, Zaha.

Orario e dove vederla in tv

Toronto-Charlotte si gioca alle ore 01:30 di domenica 1 giugno per la diciasettesima giornata di campionato americano. Verrà trasmessa in esclusiva su APPLE TV. Per vedere la partita in streaming, APPLE permette la visione anche sul proprio sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Calciomercato Lecce, Krstovic pronto a lasciare la baracca? Ecco la situazione attuale

Calciomercato Lecce, Krstovic pronto a lasciare la corte giallorossa? Ecco la situazione attuale in vista dell’estate

Il calciomercato Lecce ha chiuso la stagione nel migliore dei modi, confermando ancora una volta la solidità del suo progetto tecnico e la crescita del gruppo squadra. A pochi giorni dal termine del campionato, però, in casa giallorossa si pensa già alla prossima stagione e, di conseguenza, al mercato estivo. Tra i protagonisti più chiacchierati c’è senza dubbio Nikola Krstovic, l’attaccante montenegrino che si è affermato come vero e proprio leader offensivo del Lecce.

Con 11 gol e 5 assist all’attivo, Krstovic ha dimostrato di essere un elemento fondamentale per la squadra salentina, capace di incidere con continuità nelle partite più importanti. Il suo rendimento non è passato inosservato: già a gennaio il Lecce aveva dovuto respingere offerte concrete da parte di club importanti come il Betis Siviglia e il Milan, segno che il ragazzo rappresenta un pilastro nel progetto tecnico giallorosso e non è intenzionato a lasciarlo andare facilmente.

Adesso, con l’apertura ufficiale della sessione estiva di calciomercato, il nome di Krstovic torna a essere uno dei più gettonati sul mercato. Diverse società, italiane ed estere, stanno monitorando da vicino la situazione dell’attaccante, pronto a scatenare una vera e propria asta per accaparrarsi le sue prestazioni. Tra le squadre più interessate figura in primo piano la Juventus, che potrebbe presto entrare concretamente nella corsa per il bomber montenegrino. Tuttavia, come sottolinea Alfredo Pedullà, prima di chiudere qualsiasi trattativa il club bianconero dovrà sciogliere il nodo legato all’allenatore, elemento fondamentale per definire il futuro di ogni possibile acquisto.

Non solo Juventus: anche altre società potrebbero muoversi nei prossimi giorni, aumentando la concorrenza per Krstovic e spingendo il Lecce a prendere decisioni importanti. Il club salentino dovrà valutare con attenzione se trattenere il proprio gioiello per tentare una nuova stagione da protagonista, oppure cedere alle offerte economicamente vantaggiose per rifinanziare la rosa.

In parallelo, alcune trattative importanti coinvolgono anche la Roma, che sta valutando il possibile arrivo di Gian Piero Gasperini come nuovo allenatore. Secondo “Il Romanista”, la società giallorossa sta lavorando per rinforzare l’attacco e ha messo nel mirino proprio Krstovic, che potrebbe diventare uno dei primi colpi della nuova gestione tecnica. Nel frattempo, la Roma valuta anche il futuro di Tammy Abraham, attaccante inglese non riscattato dal Milan, e sta cercando nuove soluzioni offensive da affiancare a eventuali nuovi innesti.

Il Lecce, dunque, è al centro di un vero e proprio valzer di nomi e trattative che potrebbero rivoluzionare il reparto offensivo nelle prossime settimane, con Nikola Krstovic al centro di tutte le attenzioni. Un mercato che promette di essere scoppiettante per i giallorossi, chiamati a gestire con saggezza le richieste e a programmare con ambizione il futuro.

Nuovo allenatore Atalanta, che mister vorrebbero i tifosi nerazzurri? Ecco l’opinione sui social

Nuovo allenatore Atalanta, qual è l’opinione dei tifosi su quello che sarà il successore di Gian Piero Gasperini

L’Atalanta è alla ricerca di un nuovo allenatore dopo quello che è stato l’addio di Gian Piero Gasperini. La domanda sorge spontanea: che tecnico sarebbe all’altezza di una grande eredità come questa? Ecco l’opinione dei tifosi orobici sui social.

Tramite un sondaggio fatto su Instagram, raccogliendo un campione di 1500 utenti nerazzurri, i risultati sono abbastanza chiari: il 51% vorrebbe Maurizio Sarri; il 20% Palladino; un buon 19% su Thiago Motta; il restante 10% su Stefano Pioli.

Sarri Fiorentina, quel giornalista fornisce una grande indiscrezione che fa sognare i tifosi viola! Le ultime

Sarri Fiorentina, il giornalista Alfredo Pedullà ha fatto il punto sulla situazione dopo le varie voci

Il futuro di Maurizio Sarri continua a tenere banco in casa Lazio, ma adesso anche la Fiorentina osserva con grande attenzione gli sviluppi della trattativa. Secondo quanto riportato dall’esperto di mercato Alfredo Pedullà sul suo profilo ufficiale di “X” (ex Twitter), l’incontro tra gli agenti dell’allenatore toscano e la dirigenza biancoceleste si è concluso senza un accordo definitivo.

Pedullà scrive: “Lazio-agenti Sarri: incontro terminato, diversi punti da chiarire, aspetti tecnici e non solo economici. Garanzie da dare e distanze da colmare.”

Un aggiornamento che apre nuovi scenari, soprattutto per la Fiorentina, ancora alla ricerca del nuovo allenatore dopo l’addio ufficiale di Vincenzo Italiano. Il club viola, che sta valutando con attenzione diversi profili, avrebbe messo Sarri tra i nomi graditi alla dirigenza. E se l’intesa tra l’ex tecnico di Napoli e Juventus e la Lazio dovesse realmente saltare, la Fiorentina potrebbe approfittarne per inserirsi.

I motivi della distanza tra Sarri e Lotito sembrano essere legati non soltanto all’aspetto economico, ma anche alla visione tecnica per la prossima stagione. Sarri vorrebbe garanzie su investimenti e rinforzi adeguati per una rosa che possa competere su più fronti, ma finora il club capitolino non ha fornito certezze in tal senso.

La Fiorentina, che si appresta ad affrontare una fase di rifondazione tecnica, potrebbe rappresentare una soluzione stimolante per Sarri, soprattutto se gli venisse affidato un progetto ambizioso, incentrato sulla valorizzazione del gioco e dei giovani talenti.

I contatti diretti tra Sarri e la Fiorentina non sono ancora stati confermati ufficialmente, ma l’instabilità del rapporto tra l’allenatore e la Lazio potrebbe spingere il club viola a farsi avanti in maniera più decisa nei prossimi giorni.

La sensazione è che tutto dipenderà dai prossimi colloqui tra Sarri e la Lazio. Se le distanze non dovessero ridursi, la Fiorentina potrebbe trovarsi davanti a un’occasione importante per il futuro della sua panchina.

PSG Inter, Bobo Vieri sicuro: «Mi aspetto questo risultato. Vi spiego il perché di esso»

PSG Inter, l’opinione del centravanti nerazzurro Bobo Vieri su quella che sarà la finale di stasera di Champions League

In vista della finale di Champions League tra PSG e Inter, ai microfoni di Sky Sport ha rilasciato qualche dichiarazione Bobo Vieri.

LE PAROLE – «Mi aspetto uno 0-0, una partita equilibrata tra due grandissime squadre. No, a parte gli scherzi. Spero possa essere una bella partita, divertente e con qualche gol. Chi sarà decisivo? Non lo dico, non voglio portare sfortuna a nessuno. Diciamo che gli attacchi di entrambe le squadre sono molto forti, speriamo che possano essere decisivi. Due finali in due anni. L’Inter è forte forte. Inzaghi è stato importantissimo, così come i giocatori e soprattutto come una dirigenza che fa acquisti ragionevoli che le hanno permesso di avere a disposizione una rosa lunghissima, con due giocatori per reparto. Il loro lavoro è stato incredibile: fare due finali in 2 anni non è facile, figuriamoci contro squadre che spendono centinaia e centinaia di milioni ogni anno»

INZAGHI – «Deve stare a Milano con l’Inter Simone. Ma dove deve andare? In Arabia? No, no, stia ancora un po’ con noi e poi tra 10/15 anni va a prendere il malloppo…(ride, ndr)»

St. Louis City-SJ Earthquakes: dove vederla, orario e probabili formazioni

All’Energizer Park va in scena la sfida di MLS St. Louis City-SJ Earthquakes: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

All’Energizer Park di St. Louis si giocherà la gara valevole per la 16° giornata di MLS tra St. Louis City-SJ Earthquakes. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

St. Louis City: Burki; Hiebert, Yaro, Baumgartl, Watts; Ostrak, Wallem, Hartel; Teuchert, Klauss, Pompeu.

SJ Earthquakes: Edwards Jr; Floriani, Romney, Munie; Jones, Harkes, Leroux, Costa; Espinoza, Munoz, Martinez.

Orario e dove vederla in tv

St. Louis City-SJ Earthquakes si gioca alle ore 20:30 di sabato 31 maggio per la sedicesima giornata di campionato americano. Verrà trasmessa in esclusiva su APPLE TV. Per vedere la partita in streaming, APPLE permette la visione anche sul proprio sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Gasperini saluta l’Atalanta: «Grazie Bergamo! Ecco perché ho deciso di lasciare la Dea dopo nove anni»

Gasperini dice addio all’Atalanta. Ecco le parole riportate con una lettera scritta a L’Eco di Bergamo prima di salutare tutta la Città dei Mille

Attraverso una lettera scritta su L’Eco di Bergamo, Gian Piero Gasperini ha voluto salutare così l’Atalanta dopo questi nove anni meravigliosi.

LA LETTERA – «Il mio primo pensiero va ai tifosi. Non era possibile esprimerlo prima perché solo nelle scorse ore ho realmente deciso di mettere la parola fine a questa meravigliosa storia lunga nove anni. Non mi piace parlare di addio. Chiudo la mia esperienza a Bergamo come allenatore dell’Atalanta, tutto il resto, invece verrà. La conclusione del mio rapporto con il Club è stata unicamente decisa da me e non deve essere attribuita responsabilità alcuna alla Società e ai suoi dirigenti. Semplicemente ho capito che era arrivato il momento di fare questo passo. Per tutta la stagione da poco conclusa ho solo pensato a come lasciare la maglia nerazzurra nel punto più alto possibile. E la lascio al terzo posto in classifica e qualificata in Champions League, dove – ancora una volta – potrà giocare nei più prestigiosi stadi d’Europa, potendo contare su un organico forte e ricco di giocatori valorizzati.Con il Club siamo riusciti a raggiungere risultati indiscutibilmente straordinari. Avrei voluto fare di più, non ci sono riuscito, ma abbiamo comunque gioito tanto assieme e sono sicuro che lo farete ancora.Perché, vi chiederete, lascio l’Atalanta? Per bisogno di nuovi stimoli, per la fiducia trasmessami e per il rinnovato entusiasmo che ne deriva. Sfida difficile? Molto. Però parliamo di una grande sfida, esaltante, che mi trasmette tanta adrenalina. Ci vedremo ancora in Piazza Pontida, ve lo prometto! Adòss!!!!Ps: sono cittadino onorario di Bergamo e giuro che porterò ovunque e per sempre altissimi i valori di questa città.Gian Piero Gasperini

PSG, Hakimi: «Inter nel cuore, ma farò di tutto per batterla. Luis Enrique mi ha migliorato, ora l’obiettivo…»

Le parole di Achraf Hakimi, terzino del PSG, in vista della finale di Champions League contro l’Inter. Tutti i dettagli in merito

Achraf Hakimi ha parlato a France 2 in vista della finale di Champions League tra PSG-Inter.

FINALE CONTRO L’INTER – «È un momento molto importante. La mia prima grande finale europea con il PSG e, per giunta, contro l’Inter. È una finale molto speciale. È stata una tappa importante della mia carriera. Ho trascorso un anno meraviglioso a Milano e ho stretto tante amicizie . Non ho ancora sentito i miei ex compagni di squadra. Non vedo l’ora di incontrarli di nuovo. Io e Lautaro condividiamo un’agenzia ma non ci siamo ancora sentiti . Lui dovrà fare il suo lavoro e io il mio».

RICORDI INTER – «Non dimenticherò mai di aver indossato quella maglia e di aver vinto uno Scudetto. L’Inter sarà sempre nel mio cuore, ma ora sono al PSG e farò di tutto per batterli».

FORZA INTER – «L’Inter è una buona squadra. L’ho vista eliminare grandi club, hanno un piano di gioco molto chiaro, con grandi giocatori. Dovremo essere concentrati perché sarà una partita molto difficile. Vogliamo vincere la nostra prima Champions League».

HAI GIA’ VINTO UNA CHAMPIONS AL REAL – «Ero molto giovane, guardavo chi aveva più esperienza di me per capire come gestire quei momenti. Ora sono calmo, Luis Enrique mi ha dato un livello di gioco che prima non avevo in mente e mi ha aiutato in questo. Il mio fisico? È qualcosa che Dio mi ha dato, questa forza cardiovascolare, questa capacità di sopportare sforzi prolungati. Ci sono anche allenatori, preparatori atletici e nutrizionisti che mi aiutano a recuperare così da poter giocare il più possibile. Mi sento fresco, in forma e fiducioso».

Renica: «La presenza di Conte sarà una garanzia per il Napoli, mi aspetto un grande mercato. Su De Laurentiis dico questo»

Le parole di Alessandro Renica, ex calciatore del Napoli, sulla prossima stagione del Napoli dopo lo scudetto. Tutti i dettagli

Alessandro Renica ha parlato a Il Mattino della permanenza di Antonio Conte al Napoli nonostante l’offerta della Juve.

PERMANENZA CONTE – «Sono sicuro che chiederà una rosa ampia e di qualità. Insomma, la sua presenza è una garanzia anche sul mercato. Sa spendere e lo farà anche quest’anno».

DE LAURENTIIS – «Sono sicuro che chiederà una rosa ampia e di qualità. Insomma, la sua presenza è una garanzia anche sul mercato. Sa spendere e lo farà anche quest’anno».

EFFETTO CONTE – «Più che effetto direi la sfida Conte. La sfida è vedere se Conte riuscirà con tante partite ad essere ancora così determinante e fare bene in tutte e tre le competizioni. Perché per me questo Napoli con lui può arrivare in fondo anche alla Coppa Italia».

QUANTO CONTE NELLO SCUDETTO – «Tanto, quanto De Laurentiis. È una accoppiata vincente perché il presidente ha capito i suoi errori del passato e quest’anno è saputo stare al suo posto senza interferire troppo nel lavoro dell’allenatore. Gli ha messo a disposizione una squadra forte affiancandogli uno staff competente capitanato da una figura chiave come Lele Oriali. Per il prossimo campionato mi aspetto investimenti importanti anche perché Conte prima di decidere di continuare a Napoli ha messo i punti sulle i. Il prossimo anno è il più difficile, ma ci sono i presupposti per far bene ancora».

Calciomercato Napoli, scambio di documenti per De Bruyne: già fissate le visite mediche, la situazione!

Le ultime sulle mosse di calciomercato del Napoli, con la trattativa aperta per Kevin De Bruyne a parametro zero. Tutti i dettagli in merito

Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio di Sky Sport, sarebbe ormai completamente definitivo il passaggio di Kevin De Bruyne al Napoli a parametro zero. Domani, 1 giugno, il club azzurro scambierà i documenti con i legali del classe 1991, che a quel punto avrà il via libera per poter svolgere le visite mediche.

Visite che potrebbero essere programmate già per lunedì o, in caso di ritardi, per quando il trequartista rientrerà dalla nazionale.

LAFC-Club America: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al BMO Stadium va in scena la sfida del Mondiale per Club MLS LAFC-Club America: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al BMO Stadium di Los Angles si giocherà la gara valevole per il play-in del Mondiale per Club tra LAFC-Club America. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

LAFC (4-3-3): Hugo Lloris;Sergi Palencia, Aaron Long, Eddie Segura, Ryan Hollingshead; Tim Tillman, Igor, Mark Delgado; Cengiz Under, Nathan Ordaz, Denis Bouanga.

CLUB AMERICA: Malagón, Cáceres, Borja, Juárez, Rodríguez, Fidalgo, Zendejas, Sánchez, Espinoza, Dávila, Martín.

Orario e dove vederla in tv

LAFC-Club America si gioca alle ore 04:30 di domenica 1 giugno per il play-in del Mondiale per Club. Verrà trasmessa in esclusiva su DAZN sul canale 214 del satellite di Sky. Per vedere la partita in streaming, DAZN permette la visione anche sul proprio sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Buffon: «PSG-Inter? Spero che vinca Donnarumma, si merita la Champions. Tifare contro? Rispondo così»

Le parole di Gianluigi Buffon, ex portiere ed attuale capo delegazione dell’Italia, sulla finale di Champions League tra PSG-Inter

Gianluigi Buffon ha parlato ad AS in vista della finale di Champions League tra PSG-Inter.

PSG O INTER – «Sono domande che mi tormentano. Tifo per chi merita di vincere. Se vince una squadra italiana, per me va bene. Anche quando giocavo, raramente tifavo contro una squadra. Le considero chiacchiere da quattro soldi. Quello che immagino stasera è una grande partita tra due squadre con caratteristiche molto diverse, ma capaci di fare grandi prestazioni. Non vedo l’ora di vederla».

SEMIFINALE – «Beh, quando gioca il Barcellona, ​​spesso si verificano partite divertenti come questa. Tuttavia, la capacità dell’Inter di non arrendersi mai e di resistere come squadra, unita e con senso di comunità, è stato un messaggio prezioso che le è valso un posto in finale. Lamine Yamal? È semplicemente uno di quei talenti che non vedevo da molti anni».

ITALIA – «Inevitabilmente, la finale porterà via energie fisiche e mentali. Ma per essere un campione è necessario avere la mente abbastanza acuta da riuscire a gestire anche impegni multipli. Sfida alla Norvegia? C’è molta attesa e curiosità, ma una cosa è certa: nei prossimi mesi penseremo solo alla qualificazione. Vogliamo e abbiamo bisogno di qualifiche, senza se e senza ma. Non ce n’è più».

DONNARUMMA – «Spero che possa vincere questa Coppa. Ha avuto una stagione eccezionale. Era di gran lunga il miglior portiere del mondo. Se il PSG è arrivato in finale, gran parte del merito va a loro. Gigio merita di realizzare questo sogno, e così anche i tifosi del PSG, ma attenzione: l’Inter ha almeno il 50% di possibilità di portare a casa la Coppa. E hanno un altro portiere, Sommer, che ha disputato una stagione eccezionale ed è stato un giocatore chiave nella corsa europea».

Argentina, i convocati di Scaloni: quattro “italiani”, la scelta sul ritorno di Messi

Lionel Scaloni, commissario tecnico dell’Argentina, ha diramato la lista dei giocatori convocati per gli impegni nazionali. I dettagli

Lionel Scaloni, commissario tecnico dell’Argentina, ha diramato la lista dei giocatori convocati per gli impegni nazionali. Torna Lionel Messi dopo l’infortunio. Presenti invece quattro “italiani” come Lautaro Martinez, Nico Gonzalez, Nico Paz e Leandro Paredes.

Portieri: Emiliano Martínez (Aston Villa), Geronimo Rulli (Marsiglia), Walter Benitez (PSV Eindhoven)
Difensori: Nahuel Molina (Atlético Madrid), Mariano Troilo (Belgrano), Juan Foyth (Villarreal), Cristian Romero (Tottenham), Nicolás Otamendi (Benfica), Leonardo Balerdi (Marsiglia), Facundo Medina (Lens), Nicolás Tagliafico (Lione), Valentín Barco (Racing Strasburgo), Kevin Lomónaco (Independiente)
Centrocampisti: Leandro Paredes (Roma), Enzo Barrenechea (Valencia), Exequiel Palacios (Bayer Leverkusen), Rodrigo De Paul (Atlético Madrid), Thiago Almada (Lione), Giovani Lo Celso (Betis), Franco Mastantuono (River Plate), Enzo Fernández (Chelsea), Nicolás Paz (Como).
Attaccanti: Julián Álvarez (Atlético Madrid), Lautaro Martínez (Inter), Nicolas Gonzalez (Juventus), Giuliano Simeone (Atlético Madrid), Ángel Correa (Atlético Madrid) Lionel Messi (Inter Miami).

Montreal Impact-New England: dove vederla, orario e probabili formazioni

Allo Stade Saputo va in scena la sfida di MLS Montreal Impact-New England: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Allo Stade Saputo di Montreal si giocherà la gara valevole per la 17° giornata di MLS tra Montreal Impact-New England. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Montreal Impact: J. Sirois; J. Waterman, F. Alvarez, E. Sosa Romanuk; Ruan, N. Saliba, S. Piette, M. Choiniere, A. Lassiter; M. Toye, M. Coccaro Ferreira.

New England: Ivacic; Ceballos, Fofana, Beason; Feingold, Polster, Yusuf, Miller; Gil; Ganago, Chancalay.

Orario e dove vederla in tv

Montreal Impact-New England si gioca alle ore 01:30 di domenica 1 giugno per la diciassettesima giornata di campionato americano. Verrà trasmessa in esclusiva su APPLE TV. Per vedere la partita in streaming, APPLE permette la visione anche sul proprio sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Italiano: «Restare al Bologna era la mia priorità, il progetto è ambizioso. Ecco cosa ho chiesto alla dirigenza»

Le parole di Vincenzo Italiano, allenatore del Bologna, sulla sua scelta di rinnovare con i rossoblù. Tutti i dettagli in merito

Vincenzo Italiano ha parlato al Resto del Carlino della sua scelta di rinnovare con il Bologna.

RESTARE AL BOLOGNA – «La mia priorità è sempre stata il Bologna, la priorità era parlare con i dirigenti ed ero convinto che sarebbe andato tutto bene. E’ una questione di valori umani e tecnici. Qui c’è grande voglia di restare su livelli alti, la squadra è forte, sennò non vinci una Coppa Italia. Qui ho conosciuto persone che mi hanno fatto stare bene, da Saputo ai dirigenti, passando per ognuno che lavora a Casteldebole. E poi il rapporto che ho costruito con i ragazzi: questo per me vale tanto».

MOMENTO IN CUI HA DECISO DI RESTARE – «Sì, quando mi sono ritrovato su quel pullman scoperto, alla parata: quella marea rossoblù, un’emozione indescrivibile. Ecco, io avevo già deciso, ma la mia decisione lì si è suggellata. L’affetto della gente, di Bologna, mi ha colpito. Quando c’è da decidere, per me queste cose pesano tanto».

RIPORTARE LA GENTE IN PIAZZA – «Dissi quella frase perché volevo mandare un messaggio al gruppo: avevano fatto qualcosa di storico con la Champions e volevo scuoterli, temevo la pancia piena. Poi la piazza l’abbiamo riempita davvero: quindi diciamo che son stato ‘di parola’. A me è piaciuto tantissimo l’atteggiamento che ha avuto lo stadio. A Roma ci siamo arrivati tutti insieme: i tifosi convinti della spinta che potevano darci e noi con la voglia di ripagarli».

MOMENTO DECISIVO PER LA COPPA ITALIA – «Dopo la gara persa col Milan il venerdì prima. La sfida di San Siro ci ha permesso di fare delle valutazioni: abbiamo tenuto a riposo qualcuno, siamo andati all-in sulla finale».

MESSAGGIO DOPO LA VITTORIA – «Ne ho ricevuti una marea. Uno che mi ha fatto immenso piacere è stato quello di Pirlo. Con Andrea ci conosciamo dal corso per allenatori, ma non siamo amici storici. Però mi ha fatto emozionare. Lui è una persona straordinaria, ha vinto tutto. Ma forse un po’ si è immedesimato in me».

COSA HA CHIESTO ALLA DIRIGENZA – «Non lo devo chiedere io, un Bologna forte. Un Bologna forte lo deve costruire la società, perché questa gente merita di avere una squadra di qualità, che possa arrivare lontano in tutte le competizioni. Perché arrivare in fondo ad aprile e maggio, vuol dire aver lavorato bene. Poi puoi vincere o perdere, ma credo che arrivare in finale sia già un merito. Saremo impegnati su quattro fronti, non si può stabilire prima l’obiettivo. Semmai strada facendo decideremo, come con la Coppa Italia quest’anno. Poi certo, in Europa League dovremo cercare di passare la prima fase. L’Atalanta quante coppe ha vinto? Una. Però poi fa terzo, quarto posto, semifinali, finali. E il livello si alza. Non a caso è una società modello in Italia. Per me, il Bologna non è lontano da quella dimensione».

TRATTENERE I BIG – «Io sono d’accordo con la società quando dice che nessuno è incedibile. In che senso? Nel senso che se dovessero arrivare offerte incredibili, è giusto valutarle. Non sono quell’allenatore che si mette di traverso. Però, è chiaro che se si potesse avere continuità anche con certi elementi, io sarei molto contento. Non penso che si smantelli la squadra: non sarà così, anzi cercheremo di migliorarci».

Inter Miami-Columbus Crew: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Lockhart Stadium va in scena la sfida di MLS Inter Miami-Columbus Crew: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Lockhart Stadium di Miami si giocherà la gara valevole per la 16° giornata di MLS tra Inter Miami-Columbus Crew. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Inter Miami (4-2-3-1): Ustari; Weigandt, Falcon, Allen, Jordi Alba; Bright, Busquets; Cremaschi, Messi, Segovia; Allende. Allenatore: Mascherano.

Montreal Impact (3-4-3): Patrick Schulte; Steven Moreira, Yevhen Cheberko, Malte Amundsen; Mohamed Farsi, Dylan Chambost, Darlington Nagbe, Max Arfsten; Diego Rossi, Jacen Russell-Rowe, Aziel Jackson.

Orario e dove vederla in tv

Inter Miami-Columbus Crew si gioca alle ore 01:30 di domenica 1 giugno per la sedicesima giornata di campionato americano. Verrà trasmessa in esclusiva su APPLE TV. Per vedere la partita in streaming, APPLE permette la visione anche sul proprio sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

Psg-Inter, Paolo Condò: «Nerazzurri maturi, non temono i francesi. A Monaco conterà il “senso delle finali”. Ed entrambe le squadre sanno che cosa significa…»

Le parole di Paolo Condò, noto giornalista, sulla finale di Champions League in programma tra PSG-Inter. Tutti i dettagli in merito

Riflettori puntati sulla supersfida di oggi: PSG e Inter si affrontano in un match che promette scintille. Grande attesa per l’incontro tra due colossi del calcio europeo, pronti a darsi battaglia per la vittoria in una serata da non perdere. Paolo Condò, firma del Corriere della Sera, presenta così la finale di Champions League che andrà in scena a Monaco con fischio d’inizio alle ore 21. Ecco l’incipit del suo articolo:

«Rispetto a due anni fa, quando l’Inter planò a Istanbul dallo scivolo di un bel tabellone e nell’approccio alla finale palesò timore reverenziale per il City, siamo proprio in un’altra dimensione. L’Inter si è meritata Monaco attraversando il purgatorio del Bayern e l’inferno del Barcellona, e l’ovvio rispetto per il Paris Saint-Germain non contiene in alcun modo elementi di paura. Del resto sono le esperienze vissute a definirci, agli occhi di chi ci guarda ma anche ai nostri. Nell’amarezza di una sconfitta che il campo dimostrò essere assai meno scontata del previsto, Istanbul ha avuto il pregio di dotare l’Inter di un’autostima che ha prodotto uno scudetto dominato e, adesso, una Champions senza limiti». Il finale dell’articolo fa riferimento a un match alla pari, nel quale conteranno molto certi aspetti: «La scacchiera di Monaco presenta intrecci tattici in quantità. Ma c’è qualcosa che sorvola i singoli duelli, ed è il senso della finali, la reattività nel momento di massima crisi. Il Psg è stato grande a fine girone col City, quando si trovò sotto 2-0 e vinse 4-2. L’Inter, beh… chiedete quanto si è pentito a chi lasciò San Siro dopo il gol di Raphinha»

Nashville-New York City: dove vederla, orario e probabili formazioni

Al Geodis Park va in scena la sfida di MLS Nashville-New York City: le ultime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Al Geodis Park di Nashville si giocherà la gara valevole per la 17° giornata di MLS tra Nashville-New York City. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

Nashville: Willis; Najer, Palacios, Maher, Lovitz; Muyl, Yazbek, Tagseth, Shaffelburg; Mukhtar, Surridge.

New York City: Freese; Ilenic, Martins, Haak, Risa; Parks, O’Neill; Ojeda, Moralez, Wolf; Martinez.

Orario e dove vederla in tv

Nashville-New York City si gioca alle ore 22:30 di sabato 31 maggio per la diciassettesima giornata di campionato americano. Verrà trasmessa in esclusiva su APPLE TV. Per vedere la partita in streaming, APPLE permette la visione anche sul proprio sito ufficiale o sull’app scaricabile su Pc, tablet e smartphone.

De Rossi si confessa: «Roma, non escludo il ritorno. Il mio progetto era lo Scudetto 2027. Totti? Le bandiere sono ingombranti»

Le parole di Daniele De Rossi, ex centrocampista della Roma, sul suo progetto fallito da allenatore giallorosso. Tutti i dettagli

L’approdo di Daniele De Rossi sulla panchina della Roma ha rappresentato, per molti tifosi, il coronamento di un sogno e l’incarnazione di una speranza. L’ex “Capitan Futuro”, simbolo di romanità e grinta per quasi due decenni sul campo, si è presentato con l’entusiasmo contagioso di chi è tornato a casa con l’ambizione di trasmettere la sua immensa esperienza e il suo amore per i colori giallorossi. La sua avventura da tecnico della Roma, iniziata tra grandi aspettative e un affetto popolare palpabile, ha avuto inizialmente un impatto positivo: la squadra è sembrata ritrovare compattezza e quello spirito battagliero che tanto era mancato. Alcuni risultati di prestigio e una ritrovata connessione con l’ambiente hanno fatto preludere a una rinascita. Tuttavia, con il passare del tempo, la squadra ha iniziato a mostrare delle difficoltà, faticando a trovare continuità nelle prestazioni e nei risultati, specialmente contro avversari di alta classifica. Le pressioni tipiche di una piazza esigente come Roma, unite forse a una rosa non completamente allineata alle sue idee di gioco o al mancato raggiungimento di obiettivi stagionali cruciali, hanno iniziato a farsi sentire. Nonostante la dedizione e la passione profuse, il calo nel rendimento ha portato la dirigenza a una dolorosa, ma per loro inevitabile, decisione: l’interruzione del rapporto, un esonero che ha lasciato l’amaro in bocca a molti, ma che fa parte delle dure leggi del calcio professionistico. Di questo e molto altro ancora oggi De Rossi parla in una lunga intervista al Corriere della Sera.

ROMA – «Da quando ho smesso di giocare ho viaggiato molto in giro per il mondo e tanti posto voglio visitare per lavoro, curiosità e cultura personale. Ma una vista come questa dove la ritrovi? D’altra parte, se la chiamano la Città Eterna ci sarà un motivo no? A volte è più difficile trovare un parcheggio che una squadra da allenare…».
COSA É SUCCESSO – «Non deve chiederlo a me. Avevamo impostato un progetto di lungo periodo. Nella mia testa c’era l’idea di crescere insieme a una squadra giovane e alcuni giocatori più esperti con l’obiettivo di lottare per lo scudetto nel 2027, l’anno del centenario. E invece…».
ALLENARLA E LASCIARLA – «Due sensazioni fortissime. Ma voglio tenermi l’onore e la felicità di averla allenata ed esserne stato all’altezza. Averla lasciata così presto, mi lascia la possibilità di riprovarci un giorno. Non lo vivo come un assillo, ma tanti allenatori, ultimo Ranieri, sono tornati nello stesso club più di una volta. Come diceva Califano: non escludo il ritorno».
NON L’HA PIU’ GUARDATA IN TV – «In quel momento per me era fonte di sofferenza. Se una donna che ami alla follia ti lascia, non riesci a guardarla camminare felice, mano nella mano, con un altro uomo. Ma ormai è passato: sono tornato a vedere la Roma e ad essere contento delle sue vittorie».
LA CITTA’ É MIGLIORATA – «Per alcuni anni tanti cantieri in giro per la città ci hanno reso la vita difficile, ma oggi rispondo: sì. Mia moglie Sarah mi rimproverava perché imprecavo e discutevo ad ogni blocco o divieto. Una volta un vigile davanti a Piazza Pia, vicino San Pietro, mi ha detto: «Stiamo lavorando per farla diventare una delle più belle al mondo”. E io: “Ma lo è già, non rompeteci le palle!”. Beh, quel vigile aveva ragione: adesso è qualcosa di incredibile. Le cose belle richiedono sacrifici, ma poi ne vale la pena».
LA FIGLIA VIVE A LONDRA – «Il primo anno lì è stato più difficile, ora è organizzatissima. É un grande orgoglio vedere la donna che sta diventando».
TOTTI NON É NELLA ROMA – «Mi spiace, ma capisco la ritrosia dei presidenti quando si avvicinano alle bandiere dei club. Non è facile gestire figure così ingombranti: ti danno lustro ma se vanno via lo stadio ti si rivolta contro».

È morto Ernesto Pellegrini, il Presidente dell’Inter dei Record

La notizia della morte di Ernesto Pellegrini, Presidente dell’Inter dei Record dal 1984 al 1995. Tutti i dettagli in merito al triste avvenimento

Milano e il mondo del calcio piangono la scomparsa di Ernesto Pellegrini, l’indimenticabile presidente dell’Inter che ha segnato un’epoca, portando i colori nerazzurri a trionfi storici come lo “Scudetto dei Record” e due Coppe UEFA. Imprenditore di successo nel settore della ristorazione collettiva, Pellegrini ha guidato il club dal 1984 al 1995 con una passione travolgente e una generosità che lo hanno reso una figura amatissima dai tifosi e rispettata nell’intero panorama sportivo. Si è spento oggi all’età di 84 anni, lasciando un vuoto incolmabile e il ricordo di un calcio fatto di sogni, grandi campioni e un legame viscerale con la propria squadra.
Ernesto Pellegrini non è stato solo un presidente, ma un vero e proprio tifoso prestato alla massima carica dirigenziale, un uomo che ha investito risorse ingenti e un entusiasmo contagioso per riportare l’Inter ai vertici del calcio italiano ed europeo. La sua avventura alla guida del club di Viale della Liberazione iniziò nel 1984, ereditando una squadra con un grande blasone ma bisognosa di nuova linfa. Con la sua azienda, la Pellegrini S.p.A., già leader nel settore dei servizi e della ristorazione, alle spalle, il “Presidentissimo” mise subito in chiaro le sue ambizioni, non lesinando sforzi sul mercato per costruire una squadra competitiva.
Il suo nome è indissolubilmente legato all’arrivo di campioni straordinari che hanno infiammato San Siro: dal Pallone d’Oro Karl-Heinz Rummenigge ai tedeschi che avrebbero fatto la storia, Lothar Matthäus, Andreas Brehme e Jürgen Klinsmann. Ma la sua Inter era anche italianissima, con colonne portanti come Walter Zenga, Giuseppe Bergomi, Riccardo Ferri e Nicola Berti. La sua gestione fu caratterizzata da un rapporto quasi paterno con i giocatori, condito da una generosità che divenne leggendaria, come i famosi regali e premi partita. Era solito dire, con il suo fare schietto e diretto:
«I giocatori vanno trattati bene, devono sentire la fiducia della società. Un campione felice rende di più».

Il culmine della sua presidenza arrivò nella stagione 1988-1989, con la conquista dello Scudetto dei Record. Sotto la guida di Giovanni Trapattoni, l’Inter dominò il campionato, totalizzando 58 punti in 34 partite (nell’era dei due punti a vittoria), un primato che resistette per anni e che consacrò quella squadra nella leggenda. Pellegrini, raggiante, non nascose la sua gioia:
«Questo scudetto è la vittoria di un gruppo fantastico, di un allenatore eccezionale e di un pubblico meraviglioso. Abbiamo dimostrato di essere i più forti».
Ma i successi non si fermarono al tricolore. Nel 1989 arrivò anche la Supercoppa Italiana. A livello europeo, l’Inter di Pellegrini alzò al cielo per ben due volte la Coppa UEFA: la prima nel 1991, in una storica finale tutta italiana contro la Roma, e la seconda nel 1994, battendo il Salisburgo. Questi trionfi europei riportarono l’Inter nell’élite del calcio continentale dopo anni di attesa. Ricordando quelle cavalcate, Pellegrini sottolineava spesso l’importanza del carattere:
«In Europa non basta la tecnica, serve cuore, grinta, la capacità di non mollare mai. La mia Inter aveva queste qualità».
Nonostante i successi, la sua presidenza non fu esente da momenti difficili e da qualche critica, soprattutto per una gestione economica a volte considerata troppo dispendiosa. Tuttavia, la sua passione e il suo impegno non vennero mai meno. Anche dopo aver lasciato la presidenza nel 1995 a Massimo Moratti, Ernesto Pellegrini è sempre rimasto un grande tifoso interista, seguendo con affetto le sorti della squadra. La sua filosofia si potrebbe riassumere in una sua affermazione che ben descrive il suo approccio:
«Nel calcio, come nella vita, per ottenere grandi risultati bisogna sognare in grande e lavorare sodo, senza mai tirarsi indietro».
Con la scomparsa di Ernesto Pellegrini, se ne va un pezzo di storia dell’Inter e del calcio italiano. Un uomo che ha saputo coniugare la concretezza dell’imprenditore con la passione del tifoso, regalando ai colori nerazzurri pagine indelebili e il sogno, realizzato, di tornare a dominare. Il suo ricordo vivrà per sempre nel cuore dei tifosi interisti e di tutti gli appassionati che hanno ammirato la sua Inter dei record.

Turchia, Galatasaray: Mertens dice addio al calcio? Gol, saluti e lacrime tra gli abbracci per l’ex Napoli – VIDEO

Turchia, Galatasaray: Mertens dice addio al calcio? Gol, saluti e lacrime per l’ex Napoli – VIDEO

Sicuramente è addio al Galatasaray, non è ancora certo, invece, l’addio al calcio. Ma nella giornata di ieri, Dries Mertens ha salutato ufficialmente i suoi tifosi in Turchia, con un gol su rigore e una standing ovation ricevuta al minuto 79′, nel momento della sua sostituzione contro l’Istanbul Basaksehir, nell’ultima giornata di Super Lig.

Il calciatore belga, ex Napoli, è uscito visibilmente commosso e abbracciato dall’affetto dei tifosi e dei suoi compagni, e a fine partita ha lasciato il campo tra le lacrime accompagnato dalla moglie.

Qualche giorno fa aveva parlato del suo possibile addio definitivo al calcio e con quella di ieri potrebbe dunque concludersi, dopo 3 anni, la sua avventura in Turchia, in cui Mertens è diventato leader e simbolo di campo e spogliatoio per il Galatasaray.

https://twitter.com/ParcalaAslanim/status/1928524387554050460

PSG-Inter: dove vederla, orario e probabili formazioni

A Monaco di Baviera la sfida di Champions League PSG-Inter: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

All’Allianz Arena di Monaco di Baviera si giocherà la gara valevole per la finale di Champions League tra PSG-Inter. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

PSG (4-3-3) – Donnarumma; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Nuno Mendes; Vitinha, Joao Neves, Fabian Ruiz; Doué, Dembelé, Barcola.

INTER (3-5-2) – Sommer; Pavard, Acerbi, Bastoni; Dumfries, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Dimarco; Lautaro, Thuram.

Orario e dove vederla in tv

PSG-Inter si gioca alle ore 21:00 di sabato 31 maggio per la finale di Champions League. Verrà trasmessa in diretta in esclusiva su Sky Sport. Il canale di riferimento sarà Sky Sport (253). In streaming sarà disponibile anche su Sky Go e Now Tv.

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