Pagina 998 – Calcio News 24

Cagliari, Piras: «Lui era un grande giocatore, ma mi ha deluso. La gente critica Barella, eppure…»

L’ex attaccante del Cagliari, Gigi Piras, ha rilasciato delle dichiarazioni sui rossoblù dopo l’importante vittoria dei rossoblù contro il Monza

Gigi Piras, ospite dell’ultima puntata della trasmissione “Rossoblù 100” del giornalista Bruno Corda, il tutto su Youtube. L’ex attaccante del Cagliari tra le varie tematiche si è soffermato su alcuni ex rossoblù.

In particolare le parole di Piras hanno riguardato Nandez e Barella, su quali dice: «Nandez era una grande calciatore, l’unico problema è che mi ha deluso perché se n’è andato via, molta gente continua a criticare Barella – che ci ha portato nelle casse 30/40 milioni ed è un punto fisso della Nazionale – e poi chiunque arriva qua diventa Gesù Cristo».

Il suggerimento di Nani al Manchester United: «Vorrei vederlo in Inghilterra. Abbiamo bisogno di giocatori»

Per la fase offensiva del Manchester United arriva direttamente da Nani il suggerimento in vista della sessione estiva di calciomercato

Al portale frnacese FootMercato ha parlato Nani, ex giocatore del Manchester United e dello Sporting, che in vista del mercato estivo suggerise ai Red Devils il profilo di Viktor Gyokeres.

Già in cima alla lista dei desideri del Manchester United, dato il passato da tecnico dei portoghesi di Ruben Amorim, Nani ha commentato così le voci sul suo possibile arrivo: «È un giocatore che è pronto a evolversi in Premier League, fidatevi di me».

Poi ha proseguito: «Un anno fa avrei detto di no, perché in Premier League i difensori lo avrebbero divorato. Gli piace correre con il pallone. Mi piacerebbe vederlo al Manchester United. Abbiamo bisogno di giocatori. Se si unisce al Manchester United e fa ciò che fa ora sarei molto felice. Segna così tanti gol, ogni settimana, e quando non segna, fa assist. Crea per la squadra. È molto potente e può correre per 90 minuti alla stessa velocità».

La certezza di Giannini sulla Roma: «Contro la Juve partita equilibrata. In Champions senza Dybala? Ecco cosa penso»

Lo storico capitano della Roma Giuseppe Giannini parla dei giallorossi, sulla sfida alla Juve e la possibilità di andare in Champions League

Ha parlato a Tuttosport Giuseppe Giannini, storico capitano della Roma, commentando la situazione attuale dei giallorossi, a qualche giorno dallo scontro diretto con la Juventus e le possibilità di ritorno in Champions della Lupa.

Su Roma-Juventus: «Con Motta sarebbe stata la Juventus a prendere il pallino del gioco, ma con Tudor, credo sia più equilibrata la questione. L’andamento sarà d’attesa da parte di tutte e due perché è talmente importante il risultato che potrebbe condizionare lo svolgimento della gara».

Sull’infortunio di Dybala: «Ci sono Soulé e Baldanzi che sono due giocatori che possono alternarsi. A seconda degli avversari, del momento e della partita possono essere utili entrambi».

Sulla qualificazione in Champions: «Perde tanto con l’assenza di Paulo, quindi secondo me no. Però non sono rimaste tante partite, quindi la Roma deve riuscire a sfruttare i momenti positivi dei due giocatori con più fantasia, appunto Soulé e Baldanzi, sperando che Pellegrini possa tornare fondamentale».

Braghin infuriato dopo Inter Juventus Women: «Cose da Kung Fu Panda, può cambiare la storia di questo campionato»

Braghin è una furia dopo Inter Juventus Women: tutte le dichiarazioni del direttore sportivo bianconero dopo l’ultimo match di campionato

Lunga intervista a Tuttosport di Stefano Braghin. Il direttore sportivo della Juventus Women commenta così l’ultimo match contro l’Inter.

CAMPIONATO – «Domenica al 90’ il campionato era virtualmente chiuso, in tre minuti si è riaperto anche perché adesso le inseguitrici stanno molto meglio di noi dal punto di vista psicologico e perché abbiamo ancora lo scontro diretto con entrambe.

RIGORE – «Un episodio che ha influito tantissimo non solo sulla partita, ma sulla storia di questo campionato: è stato un palese abbaglio dell’arbitro. In trent’anni di calcio non ho mai visto un calciatore che contemporaneamente riesce a colpire di testa e a sgambettare volontariamente un avversario. Forse solo in Kung Fu Panda… Seriamente, credo che per dare un rigore al 93esimo in una sfida scudetto servano evidenze ben diverse, posto che qui di evidente c’era ben poco»

VAR – «Ben venga il VAR a chiamata e speriamo anche che la “crisi vocazionale” all’arbitraggio possa essere risolta: non è facile avere un livello alto, ma so che si sta lavorando per alzare la concorrenza e, di conseguenza, il livello delle prestazioni arbitrali in coerenza con quanto accade sui campi del calcio femminile»

RICADUTE PSICOLOGICHE – «Poter rigiocare dopo sette giorni forse sarebbe stato più semplice, avere due settimane per pensare a quanto è accaduto potrebbe non essere d’aiuto. Ma la nostra è una squadra genuina e appassionata. Si è visto nei due minuti successivi proprio a quel rigore… Le ragazze hanno cercato di reagire all’ingiustizia rimediando anziché ragionando per conservare il pareggio, cosa che sarebbe stata più logica. In quel momento il cuore ha prevalso sulla ragione, questa è una cosa bellissima che non potrò mai rimproverare loro. Poi, è vero, dobbiamo crescere in questo tipo di letture perché certi slanci si pagano cari e proprio l’episodio del rigore ci insegna che in alcuni frangenti dobbiamo imparare anche noi, come fanno gli avversari, a essere più furbi e meno immacolati»

Rinnovo Theo Hernandez, il Milan ha le idee chiare! Lo scenario per giugno e cosa può succedere

Rinnovo Theo Hernandez, il Milan ha le idee chiare sul futuro del terzino francese: senza prolungamento sarà addio certo

Sul proprio profilo X, Nicolò Schira, noto giornalista esperto di mercato, ha fatto chiarezza sulla situazione del terzino francese Theo Hernandez, strettamente legato al calciomercato del Milan.

Le parole di Schira: «Theo Hernandez potrebbe lasciare il Milan nella sessione estiva di calciomercato. Il suo contratto scade nel 2026 e non c’è ancora un accordo per estenderlo. I piani di Milan sono chiari: senza un accordo sull’estensione del contratto lavoreranno per vendere il terzino sinistro».

Calciomercato Udinese, tutti pazzi per Solet. Ecco le squadre pronte a puntare sul difensore dei bianconeri

Svincolato fino a gennaio, eppure adesso è voluto da tutti. Il calciomercato dell’Udinese potrebbe giovare dall’interesse di due club per Solet

Un nuovo nome scalda il calciomercato della Serie A in queste ore ed è strettamente legato all’Udinese. Stiamo parlando di Oumar Solet.

Il difensore dei bianconeri, dopo essere stato svincolato da settembre e gennaio, si è messo in mostra con la formazione friuliana e adesso richiama le attenzioni delle Big.

Come riportato dal Corriere dello Sport Lazio e Inter sarebbero decisamente interessate al giocatore che potrebbe cambiare le sorti del calciomercato dell’Udinese, pronta a monetizzare con la sua uscita dal valore di 20 milioni di euro.

Calciomercato Manchester United, Bruno Fernandes al Real Madrid. Amorim: «Gli è l’ho già detto»

Sull’avvicinamento del Real Madrid a Bruno Fernandes, ha commentato Ruben Amorim, allenatore dei Red Devils

Il Real Madrid si avvicina a Bruno Fernandes, o almeno queste erano le voci che al Daily Express Ruben Amorim, tecnico del Manchester United ha dovuto scacciare via.

L’allenatore degli inglesi, infatti, ha commentato così la notizia: «No, non succederà. Non se ne andrà perché glielo ho già detto».

«Voglio Bruno qui perché magari nei momenti più difficili della nostra stagione lui… – ha proseguito prima di interrompersi, Amorim, e ricominciando il discorso – Vogliamo vincere di nuovo la Premier League, quindi vogliamo che i migliori giocatori rimangano con noi...».

Verso Empoli-Cagliari, ecco l’arma in più dei toscani è Kouamé. Il dato che fa felice la squadra di D’Aversa

Al Sinigaglia contro l’Empoli torna al gol Christian Kouamé, con il colpo di testa. Ecco qual è l’arma in più dell’attaccante dei toscani

Tornato al gol contro il Como nell’ultimo match di campionato, Opta ha riportato un interessante dato statistico su Christian Kouamé.

L’ex attaccante della Fiorentina, ora in forza all’Empoli, infatti, ha realizzato 4 degli ultimi 6 gol in Serie A con il colpo di testa; ultimo dei quali, proprio nell’1-1 di domenica scorsa. Una vera arma in più per gli uomini di D’Aversa per questo finale di stagione.

Messi, la MLS gli toglie il bodyguard: «Rispetto la decisione, ma il tema delle invasioni non si fermerà»

Yassine Cheuko, guardia del corpo di Lionel Messi, non sarà più a bordo campo nelle partite dell’Inter Miami: la decisione della MLS

Yassine Cheuko, bodyguard personale di Lionel Messi, non avrà più accesso al campo durante le partite della Major League Soccer dell’Inter Miami. Cheuko, che aveva ricoperto il ruolo di responsabile della protezione di Messi dal suo arrivo al PSG, ha raccontato in un’intervista di essere stato escluso dal campo, pur non specificando le motivazioni. Dal suo arrivo in MLS, nel luglio 2023, ci sono stati 16 casi di invasori di campo. La sua presenza in campo era diventata nota per i suoi interventi nel fermare i tifosi troppo invadenti nei confronti di Messi. Il divieto si aggiunge a una sanzione già inflitta dalla Concacaf nel 2024, dopo un incidente che aveva coinvolto Messi e il suo staff durante una partita Concacaf Champions League. Di seguito le sue parole in una intervista rilasciata a House of Highlights.

«Non vogliono che io sia in campo. Sono arrivato qui e ho iniziato a luglio 2023 e fino ad ora ci sono stati 16 invasori di campo… quindi c’è un vero problema e restare fuori dal campo non risolverà il problema. Sono più che disposto ad aiutare. Adoro la MLS, adoro la Concacaf… Non dico di essere migliore di chiunque altro, ma ho esperienza in Europa e sapevo che sarebbe diventato più grande negli Stati Uniti. Rispetto la decisione»

Crisi Milan, le domande da farsi per il futuro: Paratici o Tare? E quale sarà il ruolo di Ibrahimovic?

Crisi Milan, l’analisi di Andrea Masala sul futuro dei rossoneri, in particolare in dirigenza, tra il nuovo ds e il ruolo di Ibrahimovic

La crisi del Milan è continuata anche nell’ultima giornata di campionato, che con la sconfitta di Napoli ha complicato ulteriormente la situazione di classifica e la conseguente rincorsa a un posto in Europa. Il futuro immediato si chiama derby di Coppa Italia, lì non si può più sbagliare. Ma proiettandosi più in là, l’analisi verte sui cambiamenti dirigenziali. Ecco l’analisi de La Gazzetta dello Sport, a firma Andrea Masala:

«Il restyling immediato è l’ammissione implicita di un fallimento: deve abbracciare tutte le componenti, a partire dallo staff dirigenziale. Il dossier del direttore sportivo appare quasi accessorio, al contrario è molto urgente, se al Milan vorranno riattivare una catena di comando tempestiva ed efficiente. Si parla di Paratici in pole position, resta in pista Tare: chiunque sarà, occorre darsi una mossa. Non sarà una domanda così originale, ma vale la pena ripeterla: che competenze avrà il boss Ibrahimovic? Giusto per sapere come regolarsi per il futuro, non tanto a beneficio dei media, ma del gruppo-squadra».

Liverpool, contro l’Everton occasione per Chiesa? Slot: «Mi è piaciuto il suo impatto con il Newcastle, so di poter contare su di lui»

Liverpool, domani il derby del Merseyside contro l’Everton: occasione da titolare per Federico Chiesa? Le parole di Slot

Domani sera si gioca il derby del Merseyside tra Liverpool e Everton. In conferenza stampa il tecnico Arne Slot ha aperto al possibile utilizzo di Federico Chiesa dal primo minuto nella stracittadina. Di seguito le sue parole sull’ex Juve.

«È stato bello vedere che ha avuto un impatto sulla partita con il Newcastle. Sappiamo che possiamo contare su di lui nel momento in cui ne avremo bisogno».

Roma Juve, gli ex bianconeri si preparano alla sfida: da Ranieri alla colonia argentina, tutti gli intrecci di domenica sera

Roma Juve, domenica sera all’Olimpico tanti ex bianconeri tra le fila dei giallorossi, a cominciare dal tecnico Claudio Ranieri

La Roma affronta la Juve all’Olimpico, una partita che acquista un valore particolare, come riportato dal Messaggero, per i numerosi ex bianconeri ora in giallorosso, a partire dall’allenatore Claudio Ranieri. Il tecnico testaccino ha avuto un’esperienza significativa sulla panchina bianconera, allenando la squadra tra il 2007 e il 2009 e sfiorando uno Scudetto. Da tecnico della Juve, ha vinto diverse volte contro i giallorossi, tra cui un famoso 4-1 a Roma. Dopo aver lasciato la Juve, è tornato alla Roma nel 2009, ottenendo una vittoria cruciale contro i bianconeri in lotta per lo scudetto. L’ultima sfida di Ranieri contro la Juve, nel 2019, si è conclusa con una vittoria per 2-0 all’Olimpico. La sfida di domenica sarà l’ultimo incontro tra Roma e Juve con Ranieri alla guida dei giallorossi. Curiosamente, tra i tanti nomi fatti come suoi possibili successori, tra cui Sarri, Allegri, Pioli e Mancini, hanno tutti legami con i bianconeri.

Tra i giallorossi ci sono anche due ex bianconeri argentini, Leandro Paredes e Matias Soule. Paredes, che domenica sarà titolare dopo aver vissuto un anno difficile a Torino con Allegri, spera di fare una buona partita contro il suo passato. Soule, invece, affronta la Juventus con l’intento di sbloccarsi definitivamente, dopo aver mosso i primi passi nel grande calcio con la maglia bianconera, prima di passare alla Roma. Entrambi non nutrono rancore verso la loro ex squadra, ma si preparano ad affrontare la squadra con il desiderio di dare il massimo. Assente l’ex bianconero che fra tutti ha il legame più forte con i torinesi Paulo Dybala. La Joya, ex numero 10 juventino, ha finito la stagione per un infortunio.

Silvano Villa: «Mi paragonavano a Gigi Riva, ho segnato nei derby con il Milan e ho fatto gol a Lippi: ecco la mia carriera. I miei genitori si sono conosciuti in un lager…»

Le parole di Silvano Villa, idolo dei tifosi del Milan degli anni ’70: «Mi paragonavo a Riva, magari! Lui era un vero fenomeno»

Storie degli anni ’70: Silvano Villa è stato un idolo dei tifosi del Milan per alcuni motivi che oggi spiega in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

IL LAGER – «Mia mamma si chiamava Sonia Samocha, era ucraina di Konotop, ai confini con la Russia. Era bionda, dolce. I nazisti la deportarono a Lipsia, in Germania. Lì ha conosciuto papà, anche lui rinchiuso nel lager. Mio papà Paolo era un soldato del 94° Battaglione fanteria, lo presero a Senigallia e lo mandarono nel campo di concentramento. Mamma nel lager distribuiva chiodi. Si sono innamorati lavorando. Quando sono arrivati gli americani e li hanno liberati, hanno cercato una chiesetta e si sono subito sposati, sono tornati in Italia, nella nostra Villasanta».

MAI STATO IN UCRAINA – «Mai, purtroppo. Una volta sono andato in tournée con il Milan in Unione Sovietica, ma avevo sedici anni. Mi sarebbe piaciuto, ma come potevo muovermi? I miei parenti vivevano in un paesino di confine. Mamma era stata deportata con mio nonno e uno zio. Mia nonna e una mia zia erano rimaste a casa. Mamma non le ha più riviste. Suo padre e suo fratello, liberati dagli americani, sono emigrati negli Stati Uniti. Si sono incontrati cinquant’anni dopo».

SOMIGLIAVA A GERD MULLER – «Sì. Ma erano paragoni dei giornali. Dopo un mio gol in mezza rovesciata alla Juve, hanno scritto che ricordavo Riva. Riva… magari. Riva era un fenomeno, oggi segnerebbe 40 gol a campionato».

IL GOL NEL DERBY – «Avevo 19 anni. San Siro non si dimentica. Se poi fai gol a portieri come Bordon… all’Inter ne ho fatto un altro, cinque anni dopo, nel 1975, sempre a Bordon. Due a uno, il primo l’aveva segnato Calloni. Il nostro allenatore era Trapattoni».

L’ESORDIO A SAN SIRO – «Stupendo. Ho fatto una doppietta alla Samp. Mi marcava Lippi. Nella Samp c’erano Lodetti e Luisito Suarez. La settimana prima avevo esordito a Foggia, ottobre 1970. Uno a uno, gol di Rivera e di Bigon, allora centravanti del Foggia. Sa come ho saputo che avrei giocato? Ero in ritiro, dopo il pranzo facciamo una passeggiata in centro. Lungo un viale da una radio sento il vocione di Sandro Ciotti: “Domani debutta Silvano Villa”…».

DOPO IL MILAN – «Sono andato un po’ in giro per l’Italia. Ho giocato in A e in B, con Samp, Foggia, Cagliari, Ascoli. Sono stato con Bearzot nell’Under 23: in attacco c’erano Bettega e Anastasi. Ho smesso a 34 anni. Oggi la carriera è più lunga e articolata».

Brambati: «Dovevo andare alla Samp ma Mancini non mi ha voluto. Al Toro con Junior e Radice, mi chiamavano come un giocatore del Verona. Io playboy? Vi dico questo»

Massimo Brambati si racconta a La Gazzetta dello Sport: gli anni al Torino, il mancato passaggio alla Samp dello Scudetto e la fama da playboy

Massimo Brambati è molto conosciuto oggi per le sue apparizioni televisive. In passato è stato un calciatore, noto soprattutto per l’esperienza al Torino. Ecco cosa ha raccontato a La Gazzetta dello Sport.

NEL 1991 DOVEVA ANDARE ALLA SAMP – «Mi voleva Gianluca Vialli, ci conoscevamo dai tempi della Nazionale Militare. Anni fa, Luca Pellegrini, che della Samp scudetto era il capitano, mi raccontò che Roberto Mancini chiese a Vialli: “Scusa Luca, tu, con Brambati, vuoi prendere un calciatore o un comico?”. L’affare saltò».

RIMPIANGE DI ESSERE ANDATO DA COSTANZO IN TV – «Assolutamente no. Forse mi pento di non aver seguito un consiglio di Maurizio: mi disse che in tv funzionavo e che avrei dovuto lasciare il calcio per lo schermo, ma avevo 25-26 anni e volevo giocare. A Costanzo sarò grato per sempre, mi ha insegnato a stare in tv, cosa che mi è servita per le varie trasmissioni a cui ho partecipato, tra reti nazionali e private. Quando è morto, ho mandato un messaggio a sua moglie, Maria De Filippi, e la risposta di Maria ancora mi commuove».

IL TORO – «Di recente a Torino sono andato a rivedere il pensionato in cui vivevo. Il debutto in Serie A nel 1986, Torino-Milan 2-0, Gigi Radice che mi fa entrare al posto del grande Junior. Una volta, in allenamento, provavamo i cambi di gioco da una fascia all’altra e venni abbinato a Junior. Lui da 40-50 metri mi serviva la palla sui piedi. Io no, gliela lanciavo sbilenca, a metri di distanza. Così prese un fazzoletto e lo sventolò: “Ehi, Briegel, io sto aqui!”. Radice – di cui facevo l’imitazione in spogliatoio, e lui si divertiva – mi chiamava Briegel perché diceva che gli ricordavo il tedesco del Verona. Il Toro mi è rimasto dentro e ai tifosi dico che il presidente Cairo ha salvato la società e la tiene in Serie A a buoni livelli. Il calcio è complicato e Cairo è un imprenditore di successo. Non so in quale serie giocherebbe il Toro, senza Cairo».

IL PLAYBOY – «Fermi. Le donne non sono trofei da esibire, ma compagne di vita. Ora sono fidanzatissimo con Corinna Dentoni, tennista professionista, è stata numero 130 al mondo. Ogni tanto accetta di giocare con me e mi batte quasi sempre 6-0, 6-0. A volte vinco un game, perché anch’io, fino a 16 anni, ho fatto tennis agonistico e qualcosa mi è rimasto».

HA UN FIGLIO DA PAOLA CARDINALE – «Sì, però amo Corinna e spero, anzi prego che sia l’ultima donna della mia vita. La amo proprio».

L’involuzione (inaspettata) di Charles De Ketelaere: trascinatore all’andata, inconcludente al ritorno

L’involuzione di Charles De Ketelaere nel girone di ritorno: aspetto che ha condizionato l’attacco dell’Atalanta (e una stagione iniziata molto bene)

Dalla consacrazione all’involuzione nel girone di ritorno. Il calo di Charles De Ketelaere è troppo evidente per essere ignorato dall’Atalanta: come se i “Monsters” si fossero intrufolati nell’armadietto del belga rubandogli il talento in puro stile Space Jam.

Premessa. Etichettare “Carletto” come un giocatore mediocre non è oggettivo: decisivo l’anno scorso nella cavalcata fino a Dublino, doppia cifra dopo una stagione disastrosa al Milan (soprattutto mentalmente) e in questa annata l’inizio è stato assai positivo. Il 2024 2025 doveva essere appunto la consacrazione nerazzurra: il nuovo trascinatore della Dea vista la situazione di Ademola Lookman.

L’annata era cominciata alla grande: autore non solo di colpi eccezionali all’insegna della qualità, ma anche di una maturità tale da aiutare la squadra sotto tutti i punti di vista. De Ketelaere si prendeva i palloni in difesa per cominciare le azioni, e per un periodo l’Atalanta dipendeva praticamente solo da lui: una sorta di Scottie Pippen dove ogni azione dipendeva da lui. In campionato 5 goal, 6 assist e in Champions League assoluto dominatore: partecipe nove volte su 10 alle reti nerazzurre segnando addirittura contro il Real Madrid. Ovviamente anche un bottino di 30 punti conquistati fino a quel momento.

Uno scenario perfetto con la doppietta contro l’Empoli a chiudere un grande 2024: con molte aspettative per il 2025, e invece fu l’inizio del tracollo. Dalla gara contro il Brugge in avanti è stata un’involuzione continua: lento, macchinoso, inconcludente e senza quella capacità di osare che aveva qualche mese fa, neanche in contesti contro squadre piccole dove se prima era lui a comandare, ora invece è spettatore del calo vertiginoso dell’Atalanta.

Motivazioni? Stanchezza, meno spensieratezza rispetto a prima e dall’altra il contesto che non aiuta: dove la maggior parte pensa più al futuro rispetto al presente. Servirà rimboccarsi le maniche fino alla fine della stagione, dimostrare che tutto ciò è un momento passeggero. Prendersi in mano l’Atalanta e risollevarla soprattutto in casa, a Bergamo, dove i suoi ultimi goal risalgono all’ultima vittoria interna.

Champions League, Bologna e le sue sorelle europee: in tante sognano l’approdo alla prossima coppa

Champions League, Bologna, Mainz, Real Betis e le altre che sognano per la prossima stagione: nuove squadre si affacciano all’Europa maggiore

C’è un’aria fresca in giro per l’Europa: con molte big in difficoltà nei principali top 5 campionati europei tante squadre in questo finale di stagione si stanno affacciando alle parti alte di classifica, con l’obiettivo di essere presenti alla prossima Champions League. In questa specie di Erasmus calcistico non manca di sicuro il Bologna, quarto in Serie A e con l’intenzione di bissare l’esperienza di questa stagione.

In Germania il Mainz è quarto davanti a Borussia Dortmund, Lipsia e Stoccarda e con il giovane Bo Henriksen in panchina sogna la prima partecipazione alla principale competizione continentale. In Inghilterra chi sogna è il Nottingham Forest, rivelazione di stagione, ma non solo: con cinque squadre a partecipare grazie al ranking anche Brighton, Bournemouth e Fulham stanno combattendo alla pari delle big. In Spagna il Real Betis, battendo il Siviglia nel derby cittadino e allungando a 6 la striscia di vittorie consecutive (Real Madrid compreso), si è portato al quinto posto a pari punti con il Villarreal (anche la Spagna avrà probabilmente cinque squadre grazie al ranking. Anche in Ligue 1 Nizza e Strasburgo sgomitano: i provenzali sono solo a due punti dal Marsiglia di De Zerbi, gli alsaziani a 3.

Anche fuori dai top 5 campionati europei: in Austria, l’Austria Vienna guida la classifica a nove turni dalla fine, sorpassando il Salisburgo, che ha avuto una stagione difficile. Nella Eredivisie, l’Utrecht si trova al terzo posto, due punti sopra il Feyenoord, grazie anche al ritorno di Sébastien Haller. Infine, il Servette in Svizzera sta lottando per il titolo, con sei punti di vantaggio sullo Zurigo, mentre il Genk in Belgio è in testa alla classifica, a quattro punti di vantaggio sul Club Brugge, e punta a un posto in Champions.

Luca Toni: «Moise Kean mi ha stupito, Firenze lo sta coccolando. Per crescere ulteriormente deve imparare a fare questo. Ecco dove può arrivare»

Le parole di Luca Toni, ex attaccante della Fiorentina, su Moise Kean, capocannoniere dei viola e autore del gol vittoria contro l’Atalanta di Retegui

Difficile che Moise Kean possa diventare il capocannoniere della Serie A. Retegui è lontano, ma intanto domenica il viola lo ha battuto 1-0, proseguendo la scia azzurra che lo ha visto realizzare una doppietta alla Germania. Luca Toni, ex bomber autore di 31 centri proprio a Firenze nel 2005-06, analizza così la situazione dell’attaccante.

STUPORE – «Sinceramente, Kean ha stupito anche me. E sono convinto che possa migliorare ancora. Non abbiamo visto il suo massimo».

L’ARIA DI FIRENZE – «Sicuramente quella aiuta. Firenze è una città meravigliosa che trasmette grande amore ai propri idoli, lo dico per esperienza personale. I fiorentini pretendono tanto allo stadio, ma quando ti incrociano per strada ti fanno sentire coccolato. Kean aveva bisogno di questo affetto e di quello della Fiorentina. A volte bastano l’allenatoree il contesto giusto per svoltare e compiere il salto».

LA FIDUCIA DI PALLADINO – «E Kean sta ripagando al meglio la fiducia di un tecnico che ha dimostrato con i fatti di volerlo fortemente. Moise era reduce da stagioni alla Juventus in cui era uno dei tanti attaccanti, non il punto di riferimento del reparto. A Firenze, invece, ha trovato un club e un allenatore che gli hanno costruito una squadra attorno. La fiducia ha fatto crescere l’autostima di Kean e il risultato sono i 21 gol tra campionato, Conference e Coppa Italia. Moise era forte anche prima, però la continuità fa la differenza per un bomber e adesso ha dimostrato di avere anche quella. Di sicuro, a conti fatti, i 13 milioni più bonus investiti dalla Fiorentina la scorsa estate si stanno rivelando un affare azzeccatissimo».

NEDVED DISSE CHE ERA DA 20 GOL A STAGIONE – «Moise ha già superato i venti gol e di questo passo può superare i 25 complessivi come aveva profetizzato Nedved. Però… Kean per compiere l’ultimo gradino dei bomber deve cominciare a segnare anche dei gol sporchi e brutti, di quelli sulla linea di porta o con qualsiasi parte del corpo. È difficile arrivare a trenta soltanto con reti belle».

DOVE PUO’ ARRIVARE – «Questi numeri possono essere un nuovo inizio, non un punto di arrivo. Le qualità non gli mancano: dipenderà tutto da lui. Kean può ancora diventare uno dei migliori attaccanti d’Europa. A ruota dei super bomber alla Lewandowski, Kane, Haaland, Mbappé e Salah, non vedo così tanti attaccanti da 20 gol come Moise».

Serie A, 9 squadre nelle prossime coppe europee: non è detta l’ultima, ecco i possibili incroci

Serie A, nonostante il ranking UEFA l’obiettivo di avere nove squadre nelle prossime competizioni europee è ancora possibile: ecco tutti gli incastri

La lotta per le coppe europee in Serie A si fa sempre più intensa. Se il campionato finisse oggi i posti per la Champions League sarebbero così assegnati assegnati: Inter, Napoli, Atalanta e Bologna in Champions League, con Juve e Roma in Europa League e Lazio in Conference. Tuttavia, la classifica è ancora in bilico, e molto dipenderà dagli ultimi otto turni, che includono ben tredici scontri diretti che potrebbero ribaltare la situazione.

Le prospettive per la qualificazione alle coppe sono quindi affascinanti e, come riportato da la Gazzetta dello Sport, l’Italia potrebbe presentarsi alle prossime competizioni di nuovo con 9 squadre: se la Lazio o la Fiorentina vincessero rispettivamente la Europa League e la Conference League, la prima potrebbe ottenere l’accesso alla Champions, portando il numero di squadre italiane a 5 in Champions, mentre una vittoria dei viola permetterebbe di avere 3 in Europa League (la quinta classificata, un eventuale Milan tramite la Coppa Italia e i viola) e 1 in Conference League (la sesta qualificata). Se le condizioni fossero favorevoli, con una possibile risalita del ranking UEFA e una vittoria nelle coppe, l’Italia potrebbe ottenere una rappresentanza ancora maggiore.

Udinese, Parolo: «Runjaic mi piace, spero venga confermato; contro l’Inter non ha funzionato questo nel primo tempo; nella ripresa…»

Le parole di Marco Parolo sulla sconfitta dell’Udinese contro l’Inter: l’analisi della sfida, tra il pessimo primo tempo e la quasi impresa della ripresa

Marco Parolo in una intervista al Messaggero Veneto ha parlato della sconfitta dell’Udinese contro l’Inter, analizzando la sfida dei friulani, dal pessimo primo tempo alla ripresa in cui ha sfiorato il pari. Di seguito le sue parole.

L’UDINESE È STATA DA FILM HORROR NEL PRIMO TEMPO – «Non proprio, perché così passerebbe in secondo piano l’impatto da grande squadra con cui l’Inter ha messo in difficoltà i bianconeri. Questa partita era una prova importante per i tanti giocatori attenzionati dai grandi club, e su questi l’Inter ha avuto un effetto anestetizzante».

QUALI SONO STATI I PIÙ IN DIFFICOLTÀ – «Atta ed Ekkelenkamp su tutti. Il francese ha faticato da mezzala, sempre preso in mezzo e incapace di seguire Frattesi. Atta, invece, è sacrificato in un ruolo che gli impone compiti difensivi, difficili da reggere. Lo vedo più libero di andarsi a cercare la palla. Anche Ekkelenkamp è stato inibito e non è riuscito a trovarsi la posizione come invece sa fare bene Thauvin».

LOVRIC È STATO SOSTITUITO ALL’INTERVALLO: CHE NE PENSA – «A volte si è allargato troppo, mentre avrebbe potuto lavorare più stretto con Karlstrom in una mediana a due, formando un 3-4-2-1 in cui lo sloveno può giocare».

IL 4-4-2 SAREBBE STATA UNA SOLUZIONE MIGLIORE – «No, perché Kristensen avrebbe sofferto ancora di più Dimarco, e l’Inter sa giocare bene dentro il campo. I gol l’Udinese li ha presi sulle ripartenze, con un rientro difensivo fuori assetto. Runjaic aveva lavorato bene per limitare le transizioni, ma la squadra è stata troppo imprecisa e passiva nel primo tempo».

LUCCA È STATO SERVITO POCO: UNA SCELTA SBAGLIATA – «Sì, mi ha sorpreso che non sia stato cercato con giocate dirette dalla difesa per sfruttare le seconde palle».

NEL SECONDO TEMPO L’UDINESE È ANDATA MEGLIO – «L’Inter ha rallentato, l’Udinese ha alzato la linea e ha verticalizzato di più. Ma fino al gol di Solet ha faticato. Dopo la rete, l’Inter è andata un po’ in confusione e Payero è entrato con quella tigna che era mancata agli altri».

SOLET È STATO IL MIGLIORE – «Era la prima volta che lo vedevo dal vivo e atleticamente è da squadra top. Ha retto Thuram ed è stato di livello. Lo vedo più adatto a una squadra che gioca a tre, uomo contro uomo, come l’Atalanta».

RUNJAIC SARÀ ANCORA L’ALLENATORE DELL’UDINESE LA PROSSIMA STAGIONE – «A me piace. Ha costruito una squadra capace di giocare sia a tre che a quattro in difesa, e si vede che vuole far crescere i giocatori. È autorevole e premuroso nel dialogo con loro».

Khephrem Thuram: «Razzismo? Bisogna alzare il livello della vergogna; con Marcus è fiero di me e io felice per lui, e sugli schiaffi di Tudor…»

Le parole di Khephren Thuram, centrocampista della Juve, sul razzismo, il rapporto con il fratello Marcus e l’arrivo di Tudor in panchina

Khephren Thuram è stato ospite nella giornata di lunedì nella scuola francese di Torino, frequentato negli anni in cui il padre Lilian giocava per la Juve dal fratello, il nerazzurro Marcus. Di seguito le parole del centrocampista bianconero, a margine della visita, a La Stampa.

RAZZISMO E COME CONTRASTARLO – «Da prima ancora di toccare il pallone? Non saprei, da quando sono uscito dalla pancia di mamma… Le prime frasi ascoltate saranno state su quello. È il motivo per cui sono così felice di essere qui tra i giovanissimi, a portare la mia voce per sensibilizzarli su questo soggetto. Ogni ragazzo deve sapere in che mondo vive per poterlo cambiare».

LA DIFFERENZA DI CONSIDERAZIONE TRA ITALIA E FRANCIA – «Sono rimasto in Italia fino ai 4 anni, non ricordo bene. In Francia il razzismo l’ho incrociato. Temo non ci sia un posto specifico dove incontrarlo, purtroppo è un atteggiamento che ci troviamo davanti. Ho avuto anch’io le mie brutte esperienze».

LE SUE ESPERIENZE CON IL RAZZISMO – «Posso pescare a caso nella memoria. Avevo, mi pare, 13 anni: mio padre mi ha lasciato davanti casa, ero senza chiavi, aspettavo mia madre lì sotto e facevo su e giù davanti al portone. Una donna è rimasta a fissarmi e, vedendo che non me ne andavo, mi ha gridato: “Torna da dove vieni”. E io sul serio non ho capito. Ci ho proprio pensato. “Dove devo tornare? In Italia? Come lo sa?”. Poi quella sensazione, la fitta, quando vedi il razzismo per quello che è: assurdo. Mio padre mi aveva spiegato come mi sarei sentito ed è andata proprio così. Non dovrebbe succedere, capiterà ancora. Papà mi ha aiutato ad affrontare il problema, magari oggi io ho dato una mano a qualcun altro».

ESISTE ANCORA IL PENSIERO BIANCO – «Stori leggendo quel libro giusto in questi giorni. Certo che il pensiero bianco esista ancora, pure certi afrodiscendenti lo seguono, lo hanno adottato, magari assorbito, ed è ancora più triste perché è un retaggio colonialista che buca il tempo. La nostra società è intrisa dal pensiero bianco, la prospettiva della superiorità a prescindere, che è un pregiudizio durissimo a morire».

QUANTI ANNI DEVONO PASSARE PRIMA CHE IL PENSIERO BIANCO MUOIA – «Non lo so, ma non siamo tanto distanti da quando una persona come me non poteva usare gli stessi bagni di una come lei o sedersi in un bus. Abbiamo altre leggi, evolviamo e questo conta. Il fatto che il liceo francese organizzi giornate così è la prova di una comunità che si ribella alla discriminazione».

LO SPORT E IL RAZZISMO – «Bisogna opporsi, denunciare. Tacere per tentare di togliere importanza a chi si comporta così è inutile. Qualsiasi episodio va portato alla luce, solo così si stabilisce una soglia di vergogna collettiva, si stimola il rifiuto. Sono bestialità inaccettabili».

IL CALCIO FA ABBASTANZA? – «C’è la volontà. Alla Juve si parla spesso di come è meglio combattere il razzismo, bisogna trovare una comunicazione efficace e reazioni forti».

COSA PIACE NELLA SERIE A – «È un campionato di alto livello ed è quello che cerchiamo. Qui ci inseriamo bene, mio fratello parla l’italiano perfettamente, io miglioro e posso non partire diverse, uniche: molto più tattiche che altrove, un gioco che esalta l’intelligenza. I Thuram ci stanno bene. In più Torino mi ha riempito di amore, in Francia l’agente è concentrato su se stessa».

C’È COMPETIZIONE CON SUO FRATELLO? – «Sono il fratello piccolo, non è il caso di lanciare le provocazioni. Marcus è fiero di me, io sono felice per lui, mio padre è davvero contento di vederci esprimere al meglio. Prima di fare il competitivo devo vincere qualcosa, se ci provo ora mi superano».

SUA PADRE E TUDOR: LO SCHIAFFO – «Io non c’ero quando hanno avuto questa conversazione. Posso solo rassicurare Tudor: mai avuto bisogno di uno schiaffo».

Milan, il retroscena del Maradona: la ramanzina di Walker a Joao Felix! Ecco cosa gli ha detto – VIDEO

Milan, in attesa del derby spunta un retroscena dal tunnel del Maradona di domenica sera: Walker riprende Joao Felix, ecco cosa gli ha detto

Mentre il Milan prepara la sfida di Coppa Italia contro l’Inter, spunta un clamoroso retroscena dal tunnel degli spogliatoi del Maradona nella sfida di domenica sera contro il  Napoli. Kyle Walker, terzino inglese, ha strigliato Joao Felix con un messaggio chiarissimo al classe ’99 ex Chelsea:

PAROLE – «Passa la palla, non siamo Messi, passa il pallone».

Inter, Inzaghi studia la formazione per la Coppa Italia: uno sguardo al derby, ma con un occhio alla Champions

Inter, le scelte di Inzaghi per la sfida di Coppa Italia di domani sera: il tecnico ragiona sulla formazione per il derby, ma con un occhio alla Champions

Simone Inzaghi sta ancora valutando la formazione per il match di Coppa Italia Milan Inter, in programma domani. Dopo l’allenamento pomeridiano, la squadra resterà in ritiro a Appiano Gentile, dove il tecnico rifletterà sulle scelte da fare. Lautaro Martinez non verrà convocato per non rischiarlo, con l’obiettivo di averlo pronto per la sfida di Champions League contro il Bayern Monaco. In attacco, Marcus Thuram sarà il punto di riferimento, mentre la presenza di Marko Arnautovic dipenderà dall’esito dell’allenamento odierno, dopo un infortunio subito nell’ultima partita contro l’Udinese.

A centrocampo, come riportato da la Gazzetta dello Sport, Barella e Calhanoglu sono confermati, mentre Mkhitaryan dovrebbe completare il reparto, vista l’indisponibilità di Asllani per squalifica. In difesa, Dimarco sarà titolare, supportato da Bastoni. L’allenatore sembra intenzionato a schierare una formazione abbastanza stabile, con l’idea di utilizzare Mkhitaryan con regolarità fino alla sfida contro il Bayern.

Napoli, Stramaccioni: «Può giocarsela con l’Inter fino alla fine, battere il Milan era decisivo; futuro Conte? Sarei sorpreso di questo…»

Napoli, le parole di Andrea Stramaccioni sulla vittoria dei partnopei contro il Milan e le chance della squadra di Conte per la lotta Scudetto

Andrea Stramaccioni ha rilasciato una lunga intervista a il Mattino sulla corsa Scudetto del Napoli contro l’Inter dopo la vittoria contro il Milan. Di seguito le sue parole.

IL NAPOLI PUÒ SUPERARE L’INTER – «Il Napoli ha vinto una partita chiave, giocando 25 minuti ad altissimo livello e un primo tempo molto positivo e ad alta intensità. Ha sofferto nella ripresa, è vero, ma anche per le tante assenze. Ho sempre pensato che se avesse fatto due vittorie fra Milan e Bologna, sarebbe stato nettamente in corsa per giocarsela fino alla fine con l’Inter. Oggi posso dire che è a metà dell’opera».

COSA LA COLPISCE DI PIÙ DEL NAPOLI – «La capacità di reagire sempre agli imprevisti di formazione. Ripercorro velocemente: 3-4-2-1 a inizio stagione, poi virata sul 4-3-3, poi partenza di Kvara e infortunio di Neres con ritorno al 3-5-2… Quindi il periodo di Raspa dietro Lukaku, poi l’infortunio di Anguissa, quello di McTominay last minute che ha cambiato per l’ennesima volta il piano tattico».

IL RITORNO IN CHAMPIONS POTREBBE DISTRARLI – «Chi era al Maradona ha percepito e respirato che tutto il Napoli e il suo condottiero sono mentalmente concentrati e determinati a dare battaglia su ogni pallone fino all’ultima giornata».

MEGLIO NERES O RASPADORI – «Jack dà il meglio di sé sotto la punta, mentre Neres, se sta bene, ti spacca le partite sulle fasce con le sue accelerazioni. Uno ha il gol nel sangue, il brasiliano vive per gli assist. Il vero dilemma è che nel 4-3-3 storicamente il Napoli ha sempre fatto fatica a far giocare Raspa con continuità».

TUTTI VOGLIONO CONTE: CHE NE PENSA – «Antonio connota qualsiasi squadra che allena. Chi lo vuole cerca una svolta, un’identità forte, ed è normale che sia un candidato per queste grandi piazze. È vero che nel calcio tutto può succedere, ma sarei davvero sorpreso di vederlo quest’estate in un ritiro senza i colori del Napoli addosso. Anche perché a Napoli ci sono già passati con Spalletti: diventa dura sostituire allenatori così impattanti e amati dai tifosi».

CONTE AVREBBE POTUTO SOSTITUIRE SOLO MCTOMINAY, INVECE HA STRAVOLTO OGNI COSA – «Beh, stravolto no. Il 4-3-3 è nel DNA di questa squadra e, nelle ultime cinque gare con la difesa a tre, il Napoli aveva vinto solo con la Fiorentina. Diciamo che il vero stravolgimento è stato in relazione a ciò che Antonio aveva provato in settimana con lo scozzese: facendolo partire da sinistra per supportare la coppia di play Lobotka-Gilmour, che ultimamente ha ‘rapito’ il suo cuore in mezzo al campo, e lasciare Raspa dietro Romelu».

IL NAPOLI È ANCORA FORTE ANCHE SENZA KVARA: SE LO ASPETTAVA – «Onestamente no, perché alla fine Kvara non è stato sostituito, Okafor non ha ancora dato il suo contributo e, per chi avesse avuto dubbi su un ipotetico valore oggettivo lontano dalla penisola… Kvara sta facendo la differenza anche a Parigi».

PERCHÉ IL 4-3-3 FUNZIONA COSÌ BENE – «Perché è il sistema che questa squadra conosce meglio sia a livello individuale che collettivo. I reduci dallo scudetto lo conoscono bene, ma anche i nuovi hanno esperienza con questo modulo, da Neres a Gilmour e McTominay. Nel primo tempo si è vista la sincronia, gli automatismi, l’occupazione degli spazi sempre armonica e propositiva. Cambi di gioco e situazioni interpretate quasi ‘alla cieca’».

QUALI SONO LE INSIDIE DEL MATCH CONTRO IL BOLOGNA – «Difendono in 10 e attaccano in 10, non ti fanno giocare come vorresti e cercano di toglierti le sicurezze. E hanno una città intera dietro di loro. Sarà una finale».

Empoli Bologna: dove vederla, orario e probabili formazioni

Allo Stadio Castellani andrà in scena la sfida di Coppa Italia Empoli Bologna: le ultimissime di formazioni con orario e dove vedere il match in tv

Allo Stadio Castellani di Empoli si giocherà la gara valevole per la semifinale d’andata di Coppa Italia tra Empoli Bologna. Andiamo a scoprire le ultimissime di formazione, l’orario e dove vedere la sfida.

Le probabili formazioni

EMPOLI (3-4-2-1): Silvestri; De Sciglio, Marianucci, Goglichidze; Gyasi, Grassi, Henderson, Pezzella; Colombo, Cacace; Esposito. All. D’Aversa.

BOLOGNA (4-2-3-1): Skorupski; Calabria, Beukema, Lucumi, Miranda; Ferguson, Freuler; Orsolini, Odgaard, Ndoye; Dallinga. All. Italiano.

Orario e dove vederla in tv

Empoli Bologna si gioca alle ore 21:00 di martedì 1 aprile per la semifinale d’andata della Coppa Italia. Verrà trasmessa in chiaro per tutti su Canale 5, canale numero 5 del digitale terreste. La partita sarà visibile in streaming sul sito di Sportmediaset e su Infinity: per accedere basterà inserire le proprie credenziali o registrarsi.

Notte storica per l’Empoli, D’Aversa: «Nessuno lo avrebbe immaginato a inizio stagione, un orgoglio per tutti»

Coppa Italia, notte storica per l’Empoli che si gioca la sua prima semifinale: la carica di D’Aversa per la sfida al Bologna

Empoli si prepara a vivere una notte storica, con il Castellani che ospiterà l’andata della semifinale di Coppa Italia contro il Bologna. Un evento raro per il club azzurro, che si ritrova a questo punto della competizione contro ogni pronostico, trasformando la sfida in una grande vetrina per la città. Tuttavia, la squadra arriva all’appuntamento in un momento delicato: sebbene l’infermeria si sia svuotata rispetto ai mesi scorsi, gli azzurri devono ancora fare i conti con alcune assenze e con un attacco che fatica a concretizzare le occasioni. Come riportato da La Nazione, il tecnico Roberto D’Aversa manterrà la linea adottata nei turni precedenti, dando fiducia ai giovani che hanno trascinato l’Empoli fino a questo punto.

«A inizio stagione nessuno avrebbe immaginato di arrivare fin qui, ed è un motivo di orgoglio per il club, i ragazzi e tutta la città», ha sottolineato D’Aversa, che ha chiesto ai suoi di affrontare la gara con serenità e determinazione per provare a ribaltare un pronostico che vede il Bologna favorito. Anche il presidente Fabrizio Corsi ha ribadito l’importanza di cogliere l’occasione, nonostante le difficoltà del campionato: «Ci sono limiti, ma abbiamo avuto tante occasioni: speriamo che tutto giri a nostro favore». La consapevolezza di sfidare una delle squadre più in forma del campionato è chiara, ma l’Empoli vuole sfruttare al meglio la sua chance, forte delle indicazioni raccolte nei precedenti confronti stagionali con i rossoblù.

Bologna, 5000 tifosi lungo la A1 per la semifinale di Coppa Italia, ma Empoli è piena di trappole: i precedenti

Bologna, entusiasmo alle stelle in vista della semifinale d’andata di Coppa Italia: 5000 tifosi attesi al Castellani questa sera

Un popolo in marcia, come ventisei anni fa. Nel 1999, i tifosi del Bologna avevano imboccato l’A1 inseguendo un sogno, direzione Firenze. Quella notte, però, la semifinale di Coppa Italia sfumò ai supplementari sotto i colpi di Cois e Rui Costa, in un match segnato anche da un controverso episodio arbitrale. Oggi l’entusiasmo è lo stesso, ma la meta è diversa: Empoli, dove il Bologna si gioca l’andata della semifinale di Coppa Italia. Come riportato dal Resto del Carlino, saranno almeno 4.000 i tifosi rossoblù nel settore ospiti, ma il numero potrebbe arrivare a 5000, considerando chi ha trovato posto in altri settori del Castellani.

Uno stadio che, storicamente, non ha mai sorriso al Bologna. Nei 14 precedenti tra Serie A, Serie B e Coppa Italia, i rossoblù hanno vinto solo due volte. L’ultimo successo è del 15 marzo 2024, con un gol di Fabbian nei minuti di recupero, mentre l’unica vittoria in Coppa Italia risale al 2001, con un netto 1-4 firmato da Cruz, Gamberini e Pecchia. Il Castellani è stato anche teatro di momenti turbolenti, come l’addio di Walter Sabatini nel 2021, dopo un pesante 2-4 contro l’Empoli. Ma oggi la storia è diversa: il Bologna è in semifinale, il traguardo è vicino e non potrebbe esserci momento migliore per prendersi la rivincita e riscrivere il proprio destino.

Torino, Gineitis l’uomo della provvidenza per Vanoli: tris dalla panchina per lui – le pagelle

Torino, le pagelle dei granata nel pareggio in trasferta contro la Lazio: Gineitis sempre decisivo quando parte dalla panchina, Lazaro non convince

Gineitis sempre più l’uomo della provvidenza per il Torino: dopo i gol da subentrato contro Firenze e Milan, il centrocampista lituano si conferma anche contro la Lazio, mettendo a segno la rete del pari all’Olimpico. Di seguito la sua pagella con quella di Vanoli e Lazaro, il peggiore in campo per la Gazzetta dello Sport.

ALLENATORE – Vanoli 6.5: «Toro giusto per un’ora, anche se tradito dai tenori offensivi sottotono. Ricorre al 4-4-2, dentro Gineitis: la mossa vale il punto».

IL MIGLIORE – Gineitis 7: «È ormai l’uomo della provvidenza. Terzo gol in A, fa centro per la terza volta subentrando dalla panchina (come a Firenze e col Milan)».

IL PEGGIORE – Lazaro 5: «Il motore gira poco, sarà colpa di un infortunio che ha lasciato qualche scoria. Finisce col fare una gara anonima».

La Lazio non sa più vincere: la squadra di Baroni esce tra i fischi dell’Olimpico – le pagelle

Lazio, le pagelle dei migliori, dei peggiori e di Marco Baroni dopo il pareggio contro il Torino: contestazione all’Olimpico, fischi a fine partita

La Lazio non sa più vincere: nel posticipo della 30ª giornata i biancocelesti vengono fermati sull’1-1 dal Torino. Un pareggi che non solo complica la corsa per la Champions League, ma che non fa bene al morale: la squadra di Baroni è uscita tra i fischi dei propri tifosi e il tecnico ha commentato il pari così a DAZN: «La squadra voleva vincere, quando non la chiudi non devi prendere questo gol. Era un gol evitabile, ci vuole maggiore attenzione e più corsa, era una situazione leggibile. Siamo mortificati, la squadra ha fatto una buona gara, ora ripartiamo da questo». Di seguito le pagelle dei migliori e peggiori su la Gazzetta dello Sport.

ALLENATORE – Baroni 6: «Momento delicato che cerca di gestire. Giuste le scelte iniziali, i cambi potevano essere gestiti meglio e sfruttati tutti».

IL MIGLIORE – Pedro 6.5: «Sua l’occasione più importante del primo tempo: la crea, ma poi si fa rimontare da Milinkovic. Bello l’assist per l’1-0 di Marusic. C’è sempre».

IL PEGGIORE – Dele-Bashiru 5: «Ingresso deleterio. Sul gol dell’1-1 si fa colpevolmente anticipare da Gineitis. Per il resto vaga alla ricerca della posizione senza trovarla mai».

Le prime pagine sportive nazionali – 1 aprile

Le prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi in edicola: Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport. I dettagli

Sono decine di migliaia le copie vendute tutte le mattine in edicola, ma un’anteprima dei principali contenuti può essere consultata già dalla sera precedente. Ecco, allora, le prime pagine dei Quotidiani Sportivi di oggi in edicola. Tuttosport, Corriere dello Sport e La Gazzetta dello Sport rappresentano i principali quotidiani sportivi in Italia. Punto di riferimento ogni giorno tanto per gli addetti ai lavori quanto per gli appassionati.

Lazio, Baroni: «Sono mortificato, non potevamo prendere gol. Non cerco alibi, ma certe cose sono evitabili! Sulla corsa Champions…»

Le parole di Marco Baroni, allenatore della Lazio, nel post partita della sfida di Serie A contro il Torino. Tutti i dettagli in merito

Marco Baroni ha parlato a Dazn nel post partita di Lazio-Torino di Serie A, terminata 1-1.

PAREGGIO – «La squadra voleva vincere, quando non la chiudi non devi prendere questo gol. Era un gol evitabile, ci vuole maggiore attenzione e più corsa, era una situazione leggibile. Siamo mortificati, la squadra ha fatto una buona gara, ora ripartiamo da questo».

MANCAVA UN ATTACCANTE – «È chiaro, non mi piace parlare degli assenti, non voglio trovare alibi e non voglio darli alla squadra. Abbiamo trovato il gol e abbiamo avuto le occasioni per segnare il 2-0, non vedevo i presupposti per prendere gol, è una disattenzione da togliere. Certe situazioni sono evitabili».

RISPOSTE – «Le rotazioni le abbiamo fatte e le continueremo a fare, è chiaro che ci sono giocatori che stanno ancora rientrando e che devono mettere minutaggio nelle gambe. È chiaro che ora abbiamo partite ravvicinate e in cui occorreranno tutti, ci sarà spazio per tutti».

CORSA CHAMPIONS – «Dobbiamo riprendere il nostro ritmo, ci mancano dei punti, alcuni li buttiamo via, ma la squadra deve rimanere centrata, dobbiamo tenere la testa alta, con la voglia giusta. Oggi la squadra ha fatto bene».

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